
Il tasso di disoccupazione in Francia continua a salire, raggiungendo il 7,9% nel quarto trimestre del 2025, con 56.000 disoccupati in più in tre mesi, per un totale di 2,5 milioni. Su base annua, il tasso è cresciuto di 0,6 punti, toccando il livello più alto dal terzo trimestre 2021, pur restando sotto il picco di metà 2015. Secondo le previsioni dell’istituto statistico nazionale, il tasso rimarrà alto anche nella prima metà del 2026, attestandosi attorno al 7,8%.
Il tasso di disoccupazione giovanile in Francia è aumentato bruscamente, raggiungendo il 21,5% tra i 15-24 anni, con un incremento di 2,8 punti su base annua. Nel frattempo, la disoccupazione tra i 25-49 anni è diminuita e quella degli over 50 è rimasta stabile. Secondo l’Insee, si tratta di un aumento a sorpresa, che va contestualizzato: i giovani sono i più colpiti dai rallentamenti del mercato del lavoro, come accade attualmente.
Tuttavia, l’Insee spiega che gran parte dell’aumento della disoccupazione giovanile non riflette una difficoltà generale a trovare lavoro. Su 126.000 giovani disoccupati in più in un anno, circa 67.000 sono studenti ancora in formazione che cercano lavoro contemporaneamente agli studi. La crescita della disoccupazione giovanile sarebbe quindi dovuta soprattutto alla maggiore presenza di giovani in attesa di un contratto, rientrando nella definizione ufficiale di disoccupato.
La quota di giovani NEET (15-29 anni che non studiano e non lavorano) è salita al 12,9% nel quarto trimestre 2025, aumentando di 0,2 punti in un anno. Il dibattito sulla loro integrazione nel mondo del lavoro si riaccende dopo il fallimento delle proposte del Medef. Secondo il Ministero del Lavoro e l’Insee, l’aumento è legato principalmente a fattori temporanei: il ritorno a livelli più “normali” dopo un minimo storico nel 2024 e l’allargamento del mercato del lavoro, più che a un problema strutturale.
Anche se i dati dell’Insee fanno testo, quelli di France Travail rappresentano una parte più concreta del fenomeno della disoccupazione: un brusco e massiccio calo dell’occupazione porta a un afflusso di iscritti, mentre un miglioramento dovrebbe comportare una riduzione delle registrazioni presso l’ente. France Travail punta a ridurre i “pagamenti in eccesso” delle indennità di disoccupazione migliorando le dichiarazioni di attività dei disoccupati. Questo permetterebbe di risparmiare centinaia di milioni di euro all’anno, aiutando lo Stato e i partner sociali a raggiungere l’obiettivo di 400 milioni richiesto, soprattutto sull’indennizzo delle cessazioni consensuali.
La fertilità in Francia è crollata da 2 a 1,56 figli per donna in dieci anni. Secondo gli esperti, fino al 51% di questo calo è legato alle difficoltà abitative. Mentre milioni di case sono sottoutilizzate da anziani, molte giovani coppie rinunciano ad avere figli per mancanza di spazi adeguati a prezzi accessibili.
La crisi abitativa spiega una parte importante del calo della natalità, un fenomeno osservato anche in altri Paesi come gli Stati Uniti, e che riguarda sempre più anche la Francia.
Il problema legato all’alloggio prende il nome di ‘città spugna’. Cioé, le grandi città assorbono sempre più popolazione, soprattutto giovani, mentre le famiglie se ne vanno a causa di alloggi piccoli e costosi. In Francia il problema non è la quantità di case, ma la loro cattiva distribuzione: milioni di abitazioni sono sottoutilizzate, soprattutto da anziani, mentre nelle metropoli manca spazio accessibile per le famiglie.
Il mercato immobiliare bloccato crea una sorta di “trappola” per i giovani nelle grandi città. Molti si trasferiscono nelle metropoli per motivi di lavoro, ma trovano soprattutto piccoli appartamenti, come monolocali e bilocali. Quando nasce il primo figlio, la necessità di uno spazio più grande diventa evidente, ma l’offerta è scarsa e i costi aumentano rapidamente. La quota di reddito destinata alla casa cresce in modo significativo, passando dal 14% a oltre il 21%, proprio in una fase in cui aumentano anche le spese per il mantenimento dei figli. Di conseguenza, molte coppie si trovano davanti a una scelta difficile: restare nell’area dove lavorano o rinviare, o addirittura rinunciare, al progetto di avere un bambino.
Non bisogna inoltre dimenticare l’accumulo di norme e regolamenti, come quelli energetici e il controllo degli affitti, che finiscono per irrigidire ulteriormente il mercato.
La politica delle case dovrebbe pensare alle famiglie. Servono scelte coraggiose, come ad esempio riformare le tasse sui trasferimenti che permettano agli anziani di potersi trasferire senza sostenere eccessivi oneri, dare incentivi fiscali a chi affitta appartamenti grandi nelle città dove lo spazio scarseggia e semplificare le regole per costruire case adatte ai giovani.
La Francia non può più fare finta di niente: senza una casa non si possono avere figli. Se vogliamo che il Paese resti giovane e vitale, bisogna sbloccare il mercato immobiliare. Non è solo una questione di soldi, ma di futuro per tutti.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Marsiglia [1])
Collegamenti
[1] https://www.assocamerestero.it/ccie/camera-commercio-italiana-francia-marsiglia