
L'editoriale del Presidente di Assocamerestero, Mario Pozza.
Sebbene stiamo affrontando una fase storica complessa, segnata da dazi, politiche protezionistiche, tensioni geopolitiche, difficoltà negli approvvigionamenti e costi crescenti dell'energia e delle materie prime, le indicazioni che giungono dalla rete delle Camere di Commercio Italiane all'Estero (CCIE) restituiscono un quadro che merita di essere condiviso con fiducia: le imprese italiane presenti sui mercati esteri confermano nella grande maggioranza dei casi le proprie intenzioni di investimento, pur muovendosi con maggiore attenzione e selettività rispetto al passato.
Ciò che più mi preme sottolineare è un cambio di prospettiva: a incidere sulle scelte delle nostre imprese non sono, in primo luogo, i dazi, quanto piuttosto i costi energetici, le materie prime e l'instabilità finanziaria. È la conferma che la competitività di un'impresa si gioca oggi su un terreno ben più ampio di quello dei soli negoziati commerciali.
È qui che si misura la maturità del nostro sistema produttivo. Il made in Italy resta un riferimento di qualità, stile e reputazione: un patrimonio straordinario ma, come ripeto spesso, questo non è più sufficiente. Nei mercati internazionali contano sempre di più la continuità della presenza, la conoscenza delle regole locali, la capacità di scegliere partner affidabili e di costruire strategie di medio-lungo periodo. La qualità resta il punto di partenza, non il punto di arrivo.
In questo contesto, diventa ancora più significativo il rafforzamento della collaborazione istituzionale a sostegno dell'internazionalizzazione delle imprese, come ci dimostra il recente accordo tra il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e Unioncamere. L'intesa valorizza il ruolo del sistema camerale dando risalto anche all’azione strategica svolta dalle Camere di Commercio Italiane all'Estero raccordate da Assocamerestero, chiamate a contribuire, attraverso la propria presenza sui mercati internazionali, al rafforzamento delle iniziative a sostegno dell'export.
Per la nostra rete si tratta di un riconoscimento importante, che trova riscontro nei numeri: nel 2025 le 86 CCIE presenti in 64 Paesi con 160 punti di assistenza, hanno generato circa 300 mila contatti d'affari e offerto 67 mila servizi alle imprese italiane, il 12% in più rispetto al 2024. Sono numeri che testimoniano il forte attivismo di questa rete che attraverso il radicamento nelle comunità d’affari locali riesce ad offrire alle imprese italiane il vantaggio di essere parte di una grande community, con l’obiettivo di arrivare tutti insieme ai 700 miliardi di euro di export.