
Negli ultimi anni la Thailandia si sta imponendo come uno dei centri più dinamici al mondo nel settore della bellezza e del wellness — tanto da essere considerata la possibile prossima capital globale del beauty. Secondo Vogue, il settore estetico thailandese è in piena espansione. Con oltre 6.600 cliniche estetiche registrate, il Paese rappresenta oggi il secondo polo più importante in Asia per medicina estetica, subito dopo la Corea del Sud, e si prevede che il mercato raggiungerà un valore di 7,51 miliardi di dollari entro il 2027.
La Thailandia attrae sempre più pazienti internazionali grazie a un connubio di qualità medica elevata, prezzi competitivi e un approccio legato a salute olistica e benessere. Questo mix rende il Paese un hub per chi cerca trattamenti estetici non solo tecnici, ma integrati in un’esperienza complessiva di benessere. Ma la Thailandia non punta solo sulle cliniche: sta emergendo anche come trendsetter culturale. Celebrità e talenti thailandesi, dalla moda ai social media, stanno conquistando sempre più visibilità internazionale, contribuendo a diffondere quello che Vogue chiama il “T-beauty” — un estetica thailandese che predilige pelle luminosa, make-up soft glam e un approccio al beauty più naturale e luminoso. I consumatori più giovani (in particolare la Generazione Z) stanno inoltre sostenendo marchi locali che combinano ingredienti botanici tradizionali con tecnologie moderne, creando prodotti distintivi e riconoscibili.
Un elemento chiave che distingue la Thailandia è il suo heritage culturale legato al benessere. Le tradizioni wellness buddhiste, le erbe locali e i rituali di cura personale informano l’approccio thailandese alla bellezza, basato su equilibrio, prevenzione e cura interna oltre che esterna. Questa filosofia si riflette non solo nei prodotti, ma anche nell’esperienza dei trattamenti: molte cliniche di fascia alta offrono servizi che somigliano più a percorsi di benessere personalizzati che a semplici procedure mediche.
Nonostante la crescita, la T-beauty deve ancora affrontare alcune sfide importanti prima di raggiungere una diffusione globale paragonabile a quella della K-beauty coreana. In particolare, la presenza dei marchi thailandesi nei mercati occidentali è ancora limitata e spesso frenata da difficoltà di distribuzione e normative diverse. Tuttavia, l’interesse globale verso prodotti più leggeri, naturali e orientati al benessere — insieme alla creatività dei brand thailandesi e alla crescente influenza culturale del Paese — suggerisce che la Thailandia potrebbe davvero consolidarsi come uno dei protagonisti principali nel panorama mondiale della bellezza.
In Thailandia, più di 7.000 negozi che vendevano prodotti a base di cannabis hanno cessato l’attività a causa dell’introduzione di normative più rigide che hanno reso difficile e costoso rispettare i requisiti di legge. Questa drastica riduzione dei punti vendita segna una forte inversione di tendenza rispetto alla liberalizzazione della cannabis del 2022, evidenziando le nuove priorità del governo in materia di salute pubblica e controllo del mercato.
Secondo i dati del Ministero della Salute Pubblica, a fine dicembre 2025 erano attivi in tutto il paese 18.433 cannabis shop. Tuttavia, tra questi 8.636 avevano la licenza in scadenza durante lo scorso anno: soltanto 1.339 esercenti (15,5%) hanno rinnovato l’autorizzazione, mentre 7.297 hanno preferito chiudere definitivamente. Ciò significa che oggi rimangono operative poco più di 11.100 attività nel settore.
Il cambio di politica è avvenuto con il nuovo governo guidato dal Pheu Thai, che ha vietato l’uso ricreativo della cannabis e limitato la vendita e il consumo alla sola finalità medico-scientifica. Le nuove direttive ministeriali impongono condizioni molto più stringenti per il rilascio o il rinnovo delle licenze, tra cui l’obbligo per i dispensari di avere un operatore medico o un praticante tradizionale autorizzato in loco.
Questi requisiti, insieme al clima normativo più severo, hanno aumentato i costi di gestione e reso la prosecuzione dell’attività non più sostenibile per molti imprenditori. Alcuni esercenti hanno dichiarato di aver investito centinaia di migliaia di baht per avviare e mantenere il proprio negozio, ma ora non vedono possibilità di recuperare gli investimenti a causa delle nuove regole troppo onerose. Con il passaggio a un modello basato esclusivamente sull’uso medico della cannabis, le modifiche normative includono:
Questi cambiamenti riflettono la volontà delle autorità di arginare l’uso ricreativo e potenziali rischi sociali, dopo un periodo in cui la liberalizzazione aveva portato a una rapida proliferazione di attività legate alla cannabis.
Non si tratta solo di un impatto economico per i piccoli imprenditori. Secondo alcuni esperti di salute pubblica, la liberalizzazione precedente è stata accompagnata da un aumento dei casi di intossicazione, dipendenza e psicosi legate alla cannabis, così come di accessi al pronto soccorso in località turistiche, con oltre 90 casi al mese e una prevalenza di pazienti stranieri. Questo fenomeno ha sollevato preoccupazioni anche nel settore turistico, con effetti negativi sulla reputazione del paese come destinazione sicura.
Le autorità sanitarie sostengono che la nuova normativa aiuterà a contenere i danni alla salute pubblica e a inquadrare la cannabis in un contesto medico più rigoroso, anche se resta da vedere come si evolverà il mercato nei prossimi anni.
(Contributo editoriale a cura della Thai-Italian Chamber of Commerce [2])
Collegamenti
[1] https://www.assocamerestero.it/notizie/%3Ffield_notizia_categoria_tid%3D1122
[2] https://www.assocamerestero.it/ccie/thai-italian-chamber-of-commerce