Martedì 8 Settembre 2026
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Hong Kong si conferma la seconda città più visitata al mondo per arrivi internazionali, seconda solo a Bangkok.
I dati ufficiali dell'Hong Kong Tourism Board relativi al primo semestre 2026 mostrano un quadro molto positivo: nei primi sette mesi del 2026 gli arrivi complessivi hanno superato quota 31,2 milioni, con una crescita a doppia cifra sull'anno precedente del +11%. Di questi, 25,4 milioni provenivano dalla Cina continentale (+13%), mentre i visitatori internazionali sono stati 7 milioni (+5%). Solamente a luglio 2026 la destinazione ha accolto 4,5 milioni di visitatori, un aumento del 3% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente.
Un incentivo importante per il turismo internazionale della città è arrivato dal comparto MICE (meeting, incentive, convention ed exhibition): nel solo primo semestre 2026 la città ha ospitato oltre 130 grandi eventi, e tra gli eventi che hanno contribuito a sostenere i flussi di viaggiatori d'affari a luglio figurano la 108ª Convention internazionale dei Lions e la fiera tecnologica LEAP East, che hanno favorito soprattutto gli arrivi dai principali mercati di provenienza.
Tra i mercati a lungo raggio si sono distinti in particolare Francia, Canada e Australia, tutti con incrementi pari o superiori al 20% rispetto all'anno precedente. Uno dei punti di forza citati dalle autorità di Hong Kong per spiegare l'attrattività della città come sede di grandi eventi ed esposizioni internazionali è la sua connettività: circa 140 compagnie aeree collegano oggi la regione amministrativa speciale con oltre 225 destinazioni nel mondo, offrendo un'ampia scelta di voli diretti e in coincidenza. A rafforzare ulteriormente questo vantaggio competitivo è arrivata a maggio 2026 l'apertura del secondo terminal passeggeri dell'aeroporto internazionale di Hong Kong( il quale ospita 15 compagnie aeree), parte di un piano di espansione da 14,5 miliardi di dollari statunitensi pensato per consolidare la posizione dello scalo rispetto ad altri grandi hub aeroportuali asiatici, come Singapore Changi e Dubai International.
Oltre agli eventi e alla connettività, Hong Kong continua a puntare sulla propria offerta gastronomica come leva di attrazione turistica: secondo la Guida Michelin 2026, pubblicata lo scorso marzo, la città conta 77 ristoranti stellati, di cui 7 con tre stelle, 13 con due stelle e 57 con una stella. A confermare come l'attrattività di Hong Kong vada oltre la sola rete di collegamenti è anche l'Asian Cities Internationality Index 2026 della Hong Kong General Chamber of Commerce, realizzato con Ipsos su 11 grandi metropoli asiatiche. Hong Kong si è confermata la città più internazionale dell'Asia con un punteggio complessivo di 74,6 su 100, davanti a Singapore, ferma a 72,6. La città si è inoltre classificata seconda per qualità della vita e per infrastrutture e connettività, due fattori che contribuiscono a rafforzarne il posizionamento non solo come destinazione turistica, ma anche come hub per eventi, viaggi d'affari e soggiorni internazionali.
Guardando ai prossimi mesi, l'Hong Kong Tourism Board punta a consolidare la crescita puntando su un calendario ancora più ricco di conferenze ed esposizioni internazionali, con l'obiettivo di attrarre visitatori a più alta capacità di spesa e di prolungarne la permanenza in città. A supporto di questa strategia è stata lanciata la nuova campagna promozionale globale "Only in Hong Kong", pensata per rilanciare l'immagine della destinazione sui mercati internazionali e dare nuovo impulso all'economia legata al turismo.
Fonti:
Hong Kong Tourism Board Announces Provisional Visitor Arrivals for July 2026
HK Tourism Board most recent data (June 2026)
South China Morning Post (August 27)
Hong Kong General Chamber of Commerce
https://www.chamber.org.hk/en/media/press-releases_detail.aspx
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Hong Kong and Macao)
Solo un anno fa, molte famiglie cinesi benestanti avevano voltato le spalle a Singapore. Le regole sembravano troppo rigide, la vita notturna poco vivace, e città come Dubai, Hong Kong o Tokyo apparivano più allettanti. Oggi, però, il vento è cambiato: la città‑stato asiatica torna a essere il rifugio preferito dei grandi patrimoni della Cina continentale. Secondo consulenti e gestori di family office, l’interesse verso Singapore è in forte ripresa. La ragione? L’incertezza geopolitica e la stretta di Pechino sui capitali all’estero. Le famiglie che avevano spostato i propri asset verso altri centri finanziari ora vedono nella rigidità di Singapore una garanzia di sicurezza.
Il cambiamento è rapido e significativo. Dopo lo scandalo da 3 miliardi di dollari sul riciclaggio del 2023, Singapore aveva irrigidito i controlli su clienti e investitori, scoraggiando molti cinesi. Ma oggi, quelle stesse misure di compliance sono percepite come un vantaggio. La stretta di Pechino sulle ricchezze offshore ha accelerato il ritorno: nuove regole sui trust e sulle assicurazioni estere impongono trasparenza e potenziali obblighi fiscali, spingendo i più prudenti verso giurisdizioni affidabili. Anche Dubai perde terreno: le tensioni in Medio Oriente hanno spinto diverse famiglie a riconsiderare la sicurezza della regione.
Tokyo, pur attraente per il basso costo del yen, resta difficile per barriere linguistiche e culturali. Singapore, invece, ha saputo adattarsi. La Monetary Authority of Singapore (MAS) ha appena semplificato le regole fiscali per i family office, offrendo maggiore flessibilità su assunzioni e investimenti. Nel primo semestre, le richieste di acquisto di immobili di lusso da parte di cinesi sono aumentate del 35%.
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Singapore)
Con un fatturato di 43 miliardi di euro e una quota di quasi il 27% del mercato europeo, la Germania si conferma di gran lunga il primo mercato medtech del continente, davanti a Francia, Regno Unito, Italia e Spagna. Circa 38,6 miliardi di euro sono generati nel segmento dei dispositivi medici e circa 4,3 miliardi nel segmento IVD (diagnostica in vitro), pari rispettivamente al 26,5% e al 30,3% dei relativi mercati europei. Sul fronte produttivo, i 13.500 produttori medtech tedeschi e i loro oltre 265.000 addetti hanno generato ricavi per 55 miliardi di euro; di questi, le 1.480 imprese con più di 20 dipendenti hanno realizzato oltre 40 miliardi.
Il 2025 si è chiuso con una crescita moderata ma reale. Secondo SPECTARIS, il fatturato di settore è cresciuto di circa il 3% raggiungendo i 42,6 miliardi di euro, con esportazioni in aumento del 7,5% nel primo semestre, in particolare verso Europa e Medio Oriente; gli Stati Uniti sono rimasti stabili, la Cina in calo, mentre il mercato interno è rimasto pressoché sui livelli dell'anno precedente. La quota export si attesta stabilmente al 68% — due euro su tre sono generati all'estero — e l'occupazione nelle imprese strutturate è salita del 2,8% a circa 166.000 addetti.
Il dato che le imprese italiane devono leggere con attenzione è però un altro: la debolezza è concentrata sul mercato domestico. La Herbstumfrage 2025 del BVMed, condotta su 116 imprese associate, indica attese di crescita del fatturato intorno al 3,1%, ma oltre la metà delle aziende prevede un peggioramento della situazione degli utili, a causa dell'aumento dei costi per burocrazia, certificazioni, personale, logistica ed energia. Le PMI sono particolarmente colpite. I principali fattori di costo indicati sono l'onere burocratico (80%), i costi di certificazione legati all'implementazione MDR (65%) e i costi del personale (64%). Un settore composto per il 93% da PMI vive quindi una compressione strutturale dei margini che apre spazi concreti a fornitori esteri competitivi su costo, qualità e capacità di alleggerire i processi di conformità.
Il primo driver di domanda per il 2026 è il Transformationsfonds della riforma ospedaliera. Il fondo mette a disposizione fino a 50 miliardi di euro per il periodo 2026–2035, con 29 miliardi a carico della Federazione tramite il fondo speciale infrastrutture; la partecipazione dei Länder ad almeno il 50% del finanziamento è condizione per l'accesso alle risorse. Il punto decisivo per i fornitori è che la KHTFV cita esplicitamente tra i costi finanziabili l'allestimento e la tecnologia medicale: la medtech è quindi parte integrante dei progetti ammissibili, purché impiegata nel contesto diretto di uno degli otto ambiti di finanziamento. Il quadro è stato aggiornato dal Krankenhausreformanpassungsgesetz (KHAG), entrato in vigore il 15 aprile 2026. Le imprese italiane devono presidiare la fase di progettazione presso i Länder e i gestori ospedalieri, poiché le domande di finanziamento vengono presentate dai gestori ospedalieri tramite i Bundesländer: entrare quando il capitolato è già chiuso significa arrivare tardi.
Il secondo elemento è la revisione del quadro regolatorio europeo, che cambia il calcolo costi-benefici dell'ingresso sul mercato tedesco. Nel dicembre 2025 la Commissione europea ha presentato una proposta di revisione mirata di MDR e IVDR, che MedTech Europe considera un passaggio chiave per correggere carenze strutturali che hanno prodotto colli di bottiglia nella certificazione, ridotta disponibilità di prodotti e pressione insostenibile sulle PMI. Il 5 maggio 2026 MedTech Europe ha pubblicato la propria posizione dettagliata, sostenendo l'impianto della riforma ma chiedendo modifiche mirate; l'associazione accoglie favorevolmente le misure su certificati a durata illimitata, semplificazione del change control e digitalizzazione delle procedure. Sono inoltre previsti percorsi dedicati per i dispositivi breakthrough e orphan, con rafforzamento della cooperazione internazionale attraverso strumenti come l'MDSAP. Per le PMI italiane questo significa che i costi di accesso, oggi la barriera principale, sono destinati a scendere — ma la finestra competitiva si aprirà per chi avrà già predisposto la documentazione tecnica.
L'Italia è il terzo Paese europeo del settore con un mercato di circa 19 miliardi di euro, alle spalle di Germania e Francia, e la Germania figura sia tra i principali mercati di sbocco dell'export italiano sia tra i primi Paesi di origine dell'import, a conferma di una filiera fortemente integrata più che semplicemente concorrenziale. Le direttrici più promettenti sono tre: ausili e assistenza (Hilfsmittel), diagnostica in vitro e subfornitura di precisione e componentistica.
La spesa per ausili medici ha raggiunto 23,2 miliardi di euro nel 2023, con un incremento del 7,4% su base annua. Il numero di persone assistite in Germania è passato da 3,9 milioni nel 2018 a 5,6 milioni nel 2023 e potrebbe superare i 6 milioni entro il 2030. È il segmento con la dinamica demografica più prevedibile e con requisiti di ingresso più accessibili per le PMI.
Per quanto riguarda la diagnostica in vitro, il mercato IVD tedesco è il quarto al mondo dopo USA, Cina e Giappone e vale quasi un terzo di quello europeo, con una crescita attesa di circa il 3,2% tra il 2024 e il 2029, trainata dall'invecchiamento, dalle patologie croniche e dalla crescente automazione dei test diagnostici.
Ma è nel settore della subfornitura di precisione e componentistica che la meccanica italiana ha il vantaggio competitivo più diretto: un tessuto tedesco di PMI sotto pressione sui margini è strutturalmente incentivato a esternalizzare lavorazioni e componenti verso fornitori europei affidabili e certificati.
Restano comunque alcuni fattori di rischio da monitorare. Secondo SPECTARIS, la MDR continua a rappresentare il principale onere burocratico per il settore, e alla stessa si aggiunge la prevista restrizione dei PFAS, le cui proprietà sono ritenute indispensabili per molti dispositivi medici, con potenziali conseguenze rilevanti per imprese e assistenza ai pazienti. Il tema PFAS va presidiato a monte, sulla catena di fornitura dei materiali. Sul fronte dell´ innovazione, invece, compare un segnale d'allarme: dal 2019 le domande di brevetto medtech tedesche all'EPO ristagnano e nel 2024 il settore è sceso dal secondo al quarto posto tra tutti i comparti. Infine, la MedTech-Branche è oggetto di un processo strategico coordinato dalla Cancelleria federale, avviato il 12 novembre 2025, che punta a definire entro fine 2026 misure concrete per migliorare le condizioni quadro dell'industria sanitaria: gli esiti di questo dialogo definiranno il contesto operativo del 2027.
Per posizionarsi sul mercato tedesco nel 2026 servono quindi: certificazione MDR già acquisita o in fase avanzata (è il primo filtro di qualsiasi gara); documentazione tecnica in lingua tedesca; dichiarazione di conformità e tracciabilità della catena di fornitura, incluso il tema PFAS; presidio anticipato dei progetti finanziati dal Transformationsfonds a livello di singolo Land; e, per gli ausili, l'inserimento nell'Hilfsmittelverzeichnis gestito dal GKV-Spitzenverband, prerequisito per la rimborsabilità.
FONTI
Germany Trade & Invest (GTAI) (2025/2026). The Medical Technology Industry in Germany – Industry Overview and Key Facts. Berlin. https://www.gtai.de/en/invest/industries/healthcare-market-germany/medic...
BVMed – Bundesverband Medizintechnologie e.V. (2025). BVMed-Herbstumfrage 2025: Die Lage der MedTech-Branche. Berlin. https://www.bvmed.de/branche/lage
BVMed – Bundesverband Medizintechnologie e.V. (2025–2026). Transformationsfonds nutzen und in Medizintechnik investieren. Berlin. https://www.bvmed.de/themen/krankenhaus/transformationsfonds-nutzen-und-...
SPECTARIS – Deutscher Industrieverband für Optik, Photonik, Analysen- und Medizintechnik e.V. (2025). Jahrbuch Die deutsche Medizintechnik-Industrie 2026, 18. Auflage. Berlin. https://www.spectaris.de
SPECTARIS (2025). Medizintechnik: Leichtes Wachstum dank Ausland – Bedeutung der Zukunftsbranche endlich auch von Politik erkannt. Berlin. https://www.spectaris.de/medizintechnik/aktuelles
Statistisches Bundesamt (Destatis) (2025–2026). Umsatz, Beschäftigung und Erzeugerpreise im Bereich Medizintechnik. Wiesbaden. https://www.destatis.de
Bundesministerium für Gesundheit (BMG) (2025). Transformationsfonds beschlossen – Krankenhausreform nimmt wichtige Hürde, Pressemitteilung. Berlin. https://www.bundesgesundheitsministerium.de
Bundesamt für Soziale Sicherung (BAS) (2026). Transformationsfonds – Überblick (§ 12b KHG, KHTFV, KHAG vom 15. April 2026). Bonn. https://www.bundesamtsozialesicherung.de
Bundesinstitut für Arzneimittel und Medizinprodukte (BfArM) (2026). Medizinprodukte und Digitale Gesundheitsanwendungen (DiGA). Bonn. https://www.bfarm.de
MedTech Europe (2025). Revision proposal is first step towards fixing Europe's complex Medical Devices & Diagnostics rules, 16 December 2025. Brussels. https://www.medtecheurope.org
MedTech Europe (2026). MDR/IVDR revision: Building a simpler, more predictable framework for patient access and innovation, 5 May 2026. Brussels. https://www.medtecheurope.org
Confindustria Dispositivi Medici – Centro Studi (2025). Il settore dei dispositivi medici. Il settore in numeri; MedTech: mercato Italia da 19 mld, terzo Paese in Europa. Roma. https://www.confindustriadm.it
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio Italo Tedesca - ITALCAM)
Nel Nordest del Brasile sta prendendo forma una trasformazione economica che va ben oltre la tradizionale politica di attrazione industriale. Il Ceará, già protagonista negli ultimi anni nei settori delle energie rinnovabili, della logistica e delle infrastrutture portuali, sta costruendo una strategia di sviluppo fondata su due direttrici complementari: da una parte, incentivi fiscali capaci di sostenere nuovi investimenti e occupazione; dall’altra, il posizionamento dello Stato come piattaforma competitiva per la nuova economia digitale, con particolare attenzione ai data center e alle infrastrutture necessarie alla crescita dell’intelligenza artificiale.
Un segnale significativo arriva dalle più recenti decisioni del Conselho de Desenvolvimento Econômico do Estado do Ceará (Condec), che ha approvato incentivi fiscali destinati a 139 imprese interessate a investire nello Stato. Secondo i dati pubblicati da O Estado, i progetti dovrebbero mobilitare circa 600 milioni di reais e generare oltre 6.400 posti di lavoro. Solo i nuovi progetti rappresentano investimenti per circa 340 milioni di reais, con una previsione di 3.111 nuovi posti di lavoro diretti, mentre almeno 19 imprese si trovano già in fase di insediamento. Altri 22 progetti hanno accordi sottoscritti con il governo statale e potrebbero aggiungere circa 250 milioni di reais di investimenti e più di 3.000 posti di lavoro diretti.
La dimensione dei numeri è importante, ma ancora più interessante è la logica che emerge dietro questa politica. Il Ceará sembra utilizzare gli incentivi non soltanto come strumento fiscale, ma come leva di politica economica per ampliare la propria base produttiva e consolidare un ambiente favorevole agli investimenti. È una strategia particolarmente rilevante in una fase in cui territori e governi competono sempre più sulla capacità di offrire infrastrutture, energia, certezza normativa, capitale umano e condizioni finanziarie adeguate alle esigenze delle imprese.
È proprio in questo contesto che assume un peso crescente la Zona de Processamento de Exportação do Ceará, situata nel Complexo Industrial e Portuário do Pecém. La ZPE, nata come strumento per favorire attività produttive orientate al commercio internazionale, sta acquisendo una nuova funzione: diventare una delle piattaforme brasiliane per gli investimenti legati all'economia dei dati.
La corsa globale all’intelligenza artificiale sta infatti trasformando i data center in infrastrutture strategiche, paragonabili, per rilevanza economica, alle grandi reti energetiche, logistiche e di telecomunicazione. L'aumento della capacità computazionale richiesta dall'AI, dal cloud e dalla digitalizzazione dei servizi sta generando una nuova geografia degli investimenti, nella quale disponibilità di energia, connettività internazionale e condizioni fiscali diventano fattori decisivi nella scelta delle localizzazioni.
Secondo Portal IN, la ZPE Ceará si sta affermando come uno dei poli brasiliani più promettenti per questi progetti. Nell'area del Pecém sono già in corso iniziative di grande scala, tra cui il DC Pecém, costruito da Omnia e appartenente a ByteDance, controllante di TikTok. La stessa fonte segnala inoltre altri progetti di data center previsti nell'area, a conferma dell'interesse crescente verso il territorio.
Il vantaggio competitivo del Ceará nasce dalla convergenza di diversi fattori. Il primo è energetico. Uno dei maggiori problemi della crescita globale dei data center riguarda infatti l'enorme quantità di elettricità necessaria al loro funzionamento. Il Ceará dispone di una forte vocazione per le fonti rinnovabili, soprattutto eolica e solare, elemento particolarmente interessante per operatori internazionali che devono conciliare l'aumento della capacità computazionale con obiettivi sempre più stringenti di sostenibilità e decarbonizzazione.
Il secondo fattore è geografico e infrastrutturale. Fortaleza occupa già una posizione privilegiata nelle telecomunicazioni internazionali grazie alla concentrazione di cavi sottomarini che collegano il Brasile ad altri continenti. La combinazione tra questa connettività, la presenza del porto e delle infrastrutture del Pecém e la disponibilità di aree dedicate agli investimenti crea condizioni difficilmente replicabili in altre regioni del Paese.
C'è poi la variabile fiscale. La ZPE offre un quadro specifico di incentivi e, a livello statale, il Ceará dispone di strumenti collegati al Fundo de Desenvolvimento Industrial (FDI), che possono includere riduzioni dell'ICMS per investitori che sviluppano attività industriali nel Complexo do Pecém. In un settore caratterizzato da investimenti iniziali estremamente elevati e da orizzonti temporali di lungo periodo, la prevedibilità fiscale può trasformarsi in un vantaggio competitivo altrettanto importante del costo dell'energia o della disponibilità di infrastrutture.
La sfida, tuttavia, sarà trasformare questa concentrazione di capitale in sviluppo economico diffuso. I data center sono infrastrutture ad altissima intensità di capitale, ma non necessariamente ad alta intensità occupazionale una volta entrati nella fase operativa. Per il Ceará, il vero salto di qualità dipenderà quindi dalla capacità di costruire intorno ai grandi investimenti un ecosistema più ampio: fornitori tecnologici, servizi specializzati, formazione professionale, ricerca, cybersecurity, software, ingegneria, infrastrutture energetiche e nuove imprese digitali.
È su questo terreno che la politica degli incentivi alle imprese e la strategia dei data center finiscono per convergere. L'obiettivo non è semplicemente attirare singoli stabilimenti o grandi progetti, ma costruire condizioni affinché gli investimenti producano catene del valore locali e generino nuove competenze. La crescita dell'economia digitale può così diventare un acceleratore della diversificazione produttiva dello Stato.
Per gli investitori internazionali, e in particolare per le imprese europee interessate al Brasile, il Ceará rappresenta quindi un territorio da osservare con attenzione. La sua proposta competitiva combina elementi tradizionali — incentivi, infrastrutture industriali, porto e posizione geografica — con asset sempre più determinanti nell'economia contemporanea: energia rinnovabile, connettività digitale e capacità di ospitare infrastrutture tecnologiche di grande scala.
Il Ceará sta cercando, in altre parole, di trasformare vantaggi geografici e naturali in vantaggi tecnologici. Se questa strategia riuscirà a produrre competenze locali, innovazione e una rete stabile di fornitori e servizi ad alto valore aggiunto, il Pecém potrà evolvere da grande piattaforma industriale e logistica a vero hub della nuova economia brasiliana.
In una fase in cui dati, energia e intelligenza artificiale stanno ridisegnando le mappe globali degli investimenti, il Nordest brasiliano non vuole più essere considerato soltanto una frontiera emergente. Il Ceará sta provando a posizionarsi direttamente al centro di questa trasformazione.
Fonti:
O Estado e Portal IN
(Contenuto editoriale a cura della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria di Rio de Janeiro)
Mercoledì mattina il Ministero della Difesa Ellenico ha annunciato ufficialmente l'accordo per l'acquisto di due moderne fregate Bergamini dall'Italia.
L'accordo di attuazione (Implementing Arrangement) tra la Repubblica Ellenica e la Repubblica Italiana, che avvia il programma di acquisizione di due fregate italiane di tipo FREMM (classe Bergamini), sarà firmato martedì 8 settembre 2026 a Roma, alla presenza del ministro della Difesa nazionale greco Nikos Dendias, del suo omologo italiano Guido Crosetto e dei capi di Stato Maggiore della Marina dei due Paesi.
L'accordo di attuazione sarà firmato dalla Direzione Generale per le Attrezzature e gli Investimenti della Difesa (DGAD) del Ministero della Difesa Nazionale e dalla corrispondente Direzione italiana per le Attrezzature, in attuazione del Protocollo d’intesa (MoU) e della Dichiarazione di intenti per l’acquisizione delle fregate italiane ex FREMM, firmati il 29 settembre 2025 a La Spezia, in Italia, in occasione dell’incontro tra il sig. Dendias e il sig. Crosetto.
In particolare, si stabilisce quanto segue:
• Il valore delle due navi allo stato attuale e il calendario per la cessione e l’integrazione delle navi nella Marina Militare (Carlo BERGAMINI (F-590): Vendita/cessione entro il primo semestre del 2028 – Virginio FASAN (F-591): vendita/trasferimento entro il primo semestre del 2029).
• Il supporto iniziale e successivo per garantire la disponibilità operativa delle unità.
• Il coinvolgimento dell’industria nazionale ellenica, con la partecipazione dei cantieri navali greci ai lavori di manutenzione e di adattamento dei nuovi sistemi sulle navi.
L'acquisizione delle due fregate della classe FREMM, con la possibilità di acquisire ulteriori navi in futuro, insieme alle quattro fregate della classe FDI e all'ammodernamento delle fregate della classe MEKO, dà vita a una Marina Militare dotata di unità d’assalto dalle elevate capacità, in grado di salvaguardare la sovranità e i diritti sovrani del Paese, sia nel Mar Egeo che nel Mediterraneo orientale.
La collaborazione naturalmente crea ulteriori possibilita’ di sinergie future nel settore della difesa e di possibili ulteriori acquisizioni da parte ellenica.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Ellenica di Salonicco)
La riclassificazione da mercato emergente a mercato sviluppato entrerà in vigore con il ribilanciamento degli indici di settembre 2027. La decisione conferma la crescente maturità del mercato finanziario polacco e rafforza il ruolo della Polonia come piattaforma strategica per investimenti, industria, commercio e supply chain nell’Europa centro-orientale.
S&P Dow Jones Indices ha annunciato la riclassificazione della Polonia da “emerging market” a “developed market”, con efficacia a partire dal ribilanciamento degli indici previsto per settembre 2027. Si tratta di un passaggio rilevante per il posizionamento internazionale del Paese, perché inserisce la Polonia in una categoria normalmente associata a mercati caratterizzati da maggiore stabilità istituzionale, migliore accessibilità per gli investitori internazionali, maggiore liquidità, infrastrutture finanziarie più mature e un livello più elevato di sviluppo economico.
La decisione arriva dopo una consultazione avviata da S&P Dow Jones Indices nel 2026, nella quale era stata proposta la riclassificazione della Polonia a mercato sviluppato. Il processo di valutazione ha preso in considerazione criteri economici, finanziari e di accessibilità del mercato, tra cui reddito nazionale lordo pro capite, capitalizzazione del mercato domestico, liquidità, accessibilità per gli investitori esteri, assenza di restrizioni significative alla proprietà straniera, possibilità di rimpatrio dei capitali, stabilità istituzionale e qualità del quadro regolatorio.
Secondo la metodologia di S&P Dow Jones Indices, un mercato sviluppato deve rispettare una serie di requisiti più stringenti rispetto ai mercati emergenti. Tra questi rientrano, in particolare, un reddito nazionale lordo pro capite superiore a 15.000 dollari, una capitalizzazione domestica significativa, adeguati livelli di liquidità, un sistema di settlement efficiente, una valuta liberamente negoziabile, rating sovrano adeguato, assenza di iperinflazione e un quadro regolatorio sufficientemente solido. La promozione della Polonia indica quindi che il Paese viene considerato non solo economicamente avanzato, ma anche finanziariamente accessibile e sufficientemente integrato nei circuiti del capitale internazionale.
La riclassificazione non avrà effetto immediato, ma entrerà in vigore nel settembre 2027. Questo periodo di transizione è importante perché consente agli investitori istituzionali, ai gestori di fondi, agli ETF e agli operatori di mercato di adeguare progressivamente le proprie strategie di allocazione. Nei mercati finanziari globali, infatti, la classificazione di un Paese all’interno degli indici internazionali non è un elemento puramente formale: può incidere sulla composizione dei portafogli, sui flussi di capitale, sul profilo degli investitori attivi sul mercato e sulla percezione complessiva del rischio-Paese.
Per la Polonia, il passaggio rappresenta un ulteriore riconoscimento del percorso di crescita compiuto negli ultimi decenni. Il Paese si è affermato come una delle economie più dinamiche dell’Unione Europea, con una base industriale solida, un mercato interno ampio, una posizione geografica strategica, una forza lavoro qualificata e una crescente capacità di attrarre investimenti esteri. Anche nel 2026 l’economia polacca continua a mostrare segnali positivi: secondo la stima flash di Statistics Poland, il PIL è cresciuto del 3,8% su base annua nel secondo trimestre dell’anno, confermando una performance superiore alla media europea.
La decisione di S&P Dow Jones Indices rafforza inoltre la credibilità della Borsa di Varsavia, già considerata il principale mercato dei capitali dell’Europa centro-orientale. Negli ultimi anni la Warsaw Stock Exchange ha consolidato il proprio ruolo come piattaforma regionale per società polacche e internazionali, con una crescente attività sul mercato azionario e obbligazionario. Nel luglio 2026, ad esempio, il valore complessivo degli scambi azionari sul mercato principale della Borsa di Varsavia ha raggiunto 58,1 miliardi di zloty, in crescita del 41,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il mercato ha inoltre registrato una forte attività anche sul segmento obbligazionario, con volumi significativi su Treasury BondSpot Poland.
La promozione da parte di S&P Dow Jones Indices si inserisce in un quadro più ampio. La Polonia era già stata promossa a mercato sviluppato da FTSE Russell nel 2018, mentre MSCI continua ancora a classificarla tra i mercati emergenti. Questo significa che, almeno per il momento, la Polonia si trova in una posizione intermedia tra diverse classificazioni internazionali. Tuttavia, la decisione di S&P Dow Jones Indices rafforza la tendenza verso un riconoscimento più ampio della maturità del mercato polacco e potrebbe aumentare la pressione affinché anche altri grandi provider globali rivalutino il posizionamento del Paese nei prossimi anni.
Dal punto di vista degli investitori internazionali, il passaggio da mercato emergente a mercato sviluppato può avere effetti complessi. Da un lato, la Polonia potrebbe perdere una parte dei flussi provenienti da fondi dedicati esclusivamente agli emerging markets. Dall’altro, l’ingresso nell’universo developed markets può aprire l’accesso a una base di capitale più ampia, più stabile e spesso caratterizzata da orizzonti di investimento più lunghi. Per un’economia come quella polacca, già fortemente integrata con l’Unione Europea, il secondo effetto potrebbe risultare particolarmente rilevante nel medio periodo.
La riclassificazione contribuisce anche a modificare la narrativa internazionale sulla Polonia. Il Paese non viene più percepito soltanto come una destinazione ad alto potenziale dell’Europa centro-orientale, ma come un mercato maturo, con caratteristiche sempre più vicine a quelle delle principali economie sviluppate europee. Questo cambiamento può avere conseguenze non solo finanziarie, ma anche industriali e commerciali, incidendo sulle decisioni di investimento diretto, sulle strategie di localizzazione produttiva, sulle acquisizioni, sulle joint venture e sulle operazioni di sviluppo commerciale.
Per le imprese estere, la promozione della Polonia a mercato sviluppato può tradursi in una maggiore percezione di stabilità e affidabilità. Le aziende che stanno valutando l’ingresso o l’espansione nel Paese possono leggere questa decisione come un segnale positivo sulla qualità del contesto economico e istituzionale. Naturalmente, la riclassificazione non elimina le complessità operative del mercato polacco: permangono sfide legate al costo del lavoro, alla disponibilità di personale qualificato, alla concorrenza locale e internazionale, alla regolamentazione fiscale, alla transizione energetica e alla capacità infrastrutturale. Tuttavia, il quadro complessivo appare sempre più compatibile con strategie di investimento strutturate e di lungo periodo.
La Polonia continua inoltre a beneficiare di importanti fattori di crescita. Tra questi rientrano la modernizzazione industriale, gli investimenti in infrastrutture, la transizione energetica, la digitalizzazione, la difesa, la logistica e l’utilizzo dei fondi europei. La posizione geografica del Paese, al centro dei collegamenti tra Europa occidentale, Baltico, Ucraina e resto dell’Europa centro-orientale, rafforza ulteriormente il suo ruolo di hub regionale. In questo senso, la riclassificazione finanziaria riflette anche una trasformazione economica più ampia: la Polonia non è più soltanto un mercato di sbocco, ma una piattaforma produttiva, logistica, industriale e finanziaria per l’intera regione.
Il riconoscimento arriva in un momento in cui i rapporti economici tra Italia e Polonia sono già particolarmente solidi. Nel 2025 l’interscambio commerciale bilaterale ha superato i 36 miliardi di euro, con un saldo positivo per l’Italia di circa 4 miliardi. Secondo quanto evidenziato dal Ministero degli Affari Esteri italiano, gli scambi si stanno avvicinando alla soglia dei 37 miliardi di euro, con esportazioni italiane in crescita. Si tratta di numeri che confermano la Polonia come uno dei mercati più importanti per il Made in Italy in Europa e come un partner economico sempre più strategico per le imprese italiane.
Le implicazioni per l’Italia sono rilevanti. La riclassificazione della Polonia a mercato sviluppato rafforza l’attrattività del Paese per le aziende italiane che intendono esportare, investire o costruire partnership industriali. Per i produttori italiani di macchinari, automazione, packaging, componentistica, tecnologie per l’industria, edilizia, arredamento, design, energia, difesa, agroalimentare e servizi professionali, la Polonia offre un mercato in crescita ma ormai maturo, nel quale non è più sufficiente un approccio occasionale o puramente commerciale. Sarà sempre più importante presidiare il mercato con strategie strutturate: distributori qualificati, assistenza post-vendita, presenza locale, partnership tecniche, partecipazione a fiere settoriali, conoscenza della normativa e capacità di adattare l’offerta alle esigenze specifiche delle imprese polacche.
Per la filiera industriale italiana, le opportunità più interessanti riguardano i settori in cui la Polonia sta accelerando gli investimenti: manifattura avanzata, automazione, efficienza energetica, rinnovabili, reti elettriche, sistemi di accumulo, infrastrutture, costruzioni, difesa e dual-use. In questi ambiti, l’Italia dispone di competenze riconosciute, PMI specializzate, distretti produttivi ad alta qualità e grandi gruppi industriali in grado di inserirsi in catene del valore europee. La maggiore maturità finanziaria della Polonia può inoltre facilitare operazioni più complesse, come joint venture, acquisizioni, investimenti produttivi, accordi di fornitura pluriennali e collaborazioni tecnologiche.
Anche per il sistema finanziario e istituzionale italiano la notizia è significativa. Banche, fondi, società di consulenza, studi legali, società di ingegneria, camere di commercio, associazioni imprenditoriali e organismi di promozione possono trovare in Polonia un mercato sempre più adatto ad attività di accompagnamento strutturato delle imprese italiane. La promozione a mercato sviluppato non riguarda quindi solo gli investitori finanziari, ma può diventare un elemento utile per rafforzare il dialogo economico bilaterale, promuovere nuove missioni imprenditoriali e costruire iniziative mirate nei settori in cui domanda polacca e offerta italiana risultano più complementari.
In conclusione, la riclassificazione della Polonia da parte di S&P Dow Jones Indices rappresenta un passaggio simbolico ma anche concreto. Simbolico, perché certifica il percorso di maturazione economica e finanziaria del Paese. Concreto, perché può incidere sulla percezione degli investitori, sui flussi di capitale, sulla credibilità del mercato e sulle strategie di ingresso delle imprese estere. Per l’Italia, il messaggio è chiaro: la Polonia deve essere considerata sempre più come un mercato europeo maturo, strategico e competitivo, da presidiare con continuità e con progetti industriali di medio-lungo periodo.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana in Polonia)
La dinamica di crescita del commercio a dettaglio viene confermata in Repubblica Ceca anche nel primo semestre del 2026. Lo indicano i dati dell’Ufficio di Statistica Ceco.
Il commercio retail senza il settore auto ha registrato nei primi sei mesi un aumento del quattro percento rispetto al primo semestre del 2025. Il settore alimentare ha registrato una crescita vicina al due percento, mentre quello non alimentare è aumentato del 6,8%. Spiccano i dati delle vendite dei cosmetici, in aumento dell’otto percento, dell’abbigliamento e delle calzature e dei beni da farmacia. Continua la forte dinamica dell’e-commerce con una crescita del 14%.
I consumi interni registrano dal 2024 un aumento senza interruzioni grazie a una buona crescita dei redditi e una significativa riduzione dell’inflazione.
Fonte: https://csu.gov.cz/rychle-informace/maloobchod-cerven-2026
Il tasso di disoccupazione è rimasto alla fine del secondo trimestre in Repubblica Ceca lievemente sopra la soglia del tre percento. Lo indicano i dati dell’Ufficio di Statistica Ceco.
Il tasso di disoccupazione, calcolato secondo la metodologia riconosciuta a livello internazionale, era in giugno al 3,3%. Il tasso è rimasto invariato rispetto a marzo e ha registrato un aumento di tre decimi di punto percentuale rispetto alla fine del primo semestre del 2025. In aumento a oltre il 78% della popolazione in età da 16 a 64 anni il tasso di attività economica, vale a dire la quota di persone che lavora o cerca un impiego.
Secondo i dati dell’Eurostat il tasso di disoccupazione ceco rimane il terzo più basso nell’Unione Europea. Il dato ceco è circa la metà della media comunitaria, che a fine giugno era al sei percento.
Le attività dell’agenzia a sostegno delle esportazioni CzechTrade e dell’agenzia a sostegno degli investimenti CzechInvest saranno accorpate in un nuovo ente – CzechBusiness. Lo ha annunciato il ministro dell’industria e del commercio Karel Havlíček.
La nuova agenzia gestirà tre macroaree, sostegno alle esportazioni, alle start-up e agli investimenti. “Il senso (dell’operazione) è creare una nuova modalità di sostegno, che sarà più chiaro e integrato” ha indicato il vicepremier Havlicek. La nuova agenzia viene creata sulla pianta organizzativa di CzechTrade, che di fatto assorbisce CzechInvest, ha sottolineato il vicepremier. Il ministero garantisce che verrà mantenuta “la continuità dei servizi erogati, dei progetti e delle collaborazioni con i partner”.
CzechBusiness diventerà operativa dal primo agosto con un progressivo assorbimento dei compiti delle due agenzie esistenti. Dal dal primo gennaio 2027 dovrebbe sostituire completamente i due enti esistenti. Già dal primo settembre avverrà la fusione degli uffici esteri delle due agenzie, ha detto l’attuale direttore di CzechTrade Rudolf Klepáček, che sarà alla guida del nuovo ente, In futuro CzechBusiness potrebbe assorbire anche altre attività, ad esempio il sostegno alla ricerca e sviluppo o la promozione turistica, ha sottolineato il ministro Havlicek in conferenza stampa.
Fonte e fonte fotografia: mpo.gov.cz
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)
I luoghi dello Sbarco del 1944 rappresentano un importante motore del turismo in Normandia. La regione spera di poter trarre vantaggio da questo prestigioso riconoscimento internazionale.
Il 26 luglio 2026, le spiagge dello Sbarco in Normandia del 6 giugno 1944 sono entrate ufficialmente nella lista del Patrimonio mondiale dell’UNESCO. L’annuncio è stato fatto a Busan, in Corea del Sud, durante la sessione annuale del Comitato del Patrimonio mondiale dell’UNESCO. Il presidente della regione Normandia, Hervé Morin, ha definito il riconoscimento una grande conferma del valore universale, patrimoniale, commemorativo e simbolico di questi luoghi. Il perimetro riconosciuto dall’UNESCO è molto ampio e comprende 121 comuni, non soltanto le cinque principali spiagge dello Sbarco: Utah, Omaha, Gold, Juno e Sword. Queste si estendono per circa 80 chilometri lungo la costa normanna, da Sainte Marie du Mont, nel dipartimento della Manche, fino a Ouistreham, nel Calvados, passando per la Pointe du Hoc. Questi luoghi sono legati allo Sbarco del 6 giugno 1944, quando oltre 150.000 soldati provenienti da circa 15 nazioni sbarcarono in Normandia. L'operazione segnò l'inizio di tre mesi di combattimenti decisivi per la liberazione della Normandia, poi di Parigi e dell'Europa dall'occupazione nazista. Con questa iscrizione, la Normandia aggiunge un nuovo sito alla lista UNESCO, dopo il Mont Saint Michel e la sua baia, il centro storico di Le Havre e la tapisserie di Bayeux. La candidatura delle spiagge dello Sbarco è stata sostenuta dalla Regione Normandia per conto dello Stato francese. Il progetto è stato avviato già nel 2006, rilanciato nel 2014, mentre la richiesta ufficiale di iscrizione è stata depositata nel 2018.
Importanza per il turismo
Il riconoscimento UNESCO ha anche una forte dimensione economica e turistica. La Regione Normandia intende iniziare ad applicare già da settembre 2026 le conseguenze dell'iscrizione e spera di sfruttare il nuovo status internazionale per aumentare l'attrattività del territorio. L'obiettivo è ottenere un aumento delle presenze turistiche di circa 20%. I luoghi della memoria dello Sbarco rappresentano infatti già un importante motore del turismo regionale: negli anni delle grandi commemorazioni attirano quasi 2 milioni di visitatori, di cui oltre il 40% stranieri.
Un luogo di memoria universale
Per Hervé Morin, le spiagge non devono essere considerate semplicemente siti storici o militari. Sono luoghi di memoria universali, capaci di trasmettere un messaggio di libertà, pace e riunione tra i popoli. Il loro valore risiede anche nell'eredità degli uomini e delle donne che combatterono per la libertà e la democrazia. Morin sottolinea quindi l'importanza di trasmettere questa memoria alle generazioni future, soprattutto in un mondo in cui questi valori continuano a essere messi alla prova.
Lo Sbarco come evento che ha cambiato il mondo
Anche Laurent Ronis Le Moal, nuovo direttore del Mémorial de Caen, considera l'iscrizione UNESCO un riconoscimento di portata mondiale. Il Mémorial de Caen, dedicato alla storia del XX secolo e alle grandi questioni del mondo contemporaneo, riceve oltre 400.000 visitatori all'anno ed è stato inaugurato nel 1988. Il museo sta già preparando per il 2027 una grande esposizione dedicata alle spiagge del D Day. L'esposizione non si limiterà alla descrizione delle operazioni militari, ma mostrerà come lo Sbarco sia diventato un «événement monde», cioè un evento di portata mondiale, contribuendo alla costruzione dell'ordine internazionale successivo al 1945, delle Nazioni Unite, dei diritti umani, della riconciliazione europea, delle aspirazioni alla libertà e del nuovo ordine internazionale nato dopo la Seconda guerra mondiale.
Storicamente associato ai prodotti esotici, il commercio equo di prodotti di origine francese rappresenta ormai la quota più importante in Francia. Questa dinamica è sostenuta principalmente dalle vendite nei supermercati.
Nel 2025, le vendite dei prodotti del commercio equo e solidale in Francia hanno superato i 3,2 miliardi di euro, registrando una crescita del 23% rispetto al 2024. Si tratta di una crescita molto superiore a quella del mercato alimentare complessivo, aumentato soltanto dell’1,8% secondo NielsenIQ. Il commercio equo rimane comunque un settore di nicchia, rappresentando il 2,3% del mercato alimentare francese.
La crescita dei prodotti francesi
Tradizionalmente associato a prodotti tropicali come caffè, cioccolato e banane, il commercio equo si è sviluppato sempre di più anche in Francia. Nel 2025, i prodotti provenienti dall’agricoltura francese hanno raggiunto 1,64 miliardi di euro, con una crescita del 26%, superando per la prima volta i prodotti delle filiere tropicali, che hanno raggiunto 1,63 miliardi di euro. Il principale marchio francese, Agri-Ethique France, ha registrato 1,17 miliardi di euro di vendite, in aumento del 28% in un anno.
I prodotti più venduti
Per quanto riguarda i prodotti francesi, le categorie principali sono la panetteria e viennoiserie, che rappresentano il 37,4% delle vendite, seguite dall’alimentari salati con il 26,5%, e da carne e uova con il 12,4%. Per i prodotti tropicali, invece, il caffè rappresenta il 34,4% delle vendite, seguito dal cioccolato con il 22% e dalle banane con il 14,6%.
Il ruolo crescente dei supermercati
Il commercio equo sta diventando sempre più diffuso nella grande distribuzione. Nel 2025, il 51% delle vendite è stato realizzato nella grande e media distribuzione, cinque punti percentuali in più rispetto al 2024. Questo significa una crescita di circa un terzo in un anno. Anche la ristorazione fuori casa sta aumentando il proprio peso e rappresenta oggi il 13% delle vendite, con una crescita del 12%. Questo sviluppo è favorito anche dalla legge Egalim, che stabilisce per la ristorazione collettiva un obiettivo del 50% di prodotti sostenibili e di qualità, tra cui rientrano anche quelli del commercio equo.
Come funziona il commercio equo
In Francia esistono oggi otto marchi di commercio equo. Il sistema non prevede soltanto una remunerazione più equa degli agricoltori, ma anche rapporti commerciali pluriennali tra produttori e acquirenti, trasparenza e tracciabilità delle filiere e sostegno agli investimenti nello sviluppo sostenibile. Secondo Julie Stoll, delegata generale di Commerce équitable France, è ormai urgente e indispensabile dare agli agricoltori i mezzi necessari per investire nella transizione ecologica.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Marsiglia)
Hong Kong si conferma ancora una volta una piattaforma internazionale capace di creare connessioni tra mercati, culture e comunità diverse. L’Hong Kong Football Festival 2026, evento che ha portato nella città alcune delle più importanti realtà calcistiche mondiali, rappresenta un ulteriore esempio di come lo sport possa diventare uno strumento di dialogo e collaborazione internazionale, rafforzando anche il legame tra Italia e Hong Kong.
Organizzato presso il Kai Tak Sports Park, il festival ha visto la partecipazione di club di prestigio internazionale come FC Internazionale Milano e Juventus Club attirando l’attenzione di tifosi, media e operatori provenienti da diversi Paesi. La presenza di due delle principali eccellenze calcistiche italiane ha contribuito a valorizzare il ruolo dell’Italia sulla scena internazionale, non solo dal punto di vista sportivo, ma anche come espressione di cultura, identità e capacità di creare relazioni globali.
Per Hong Kong, ospitare un evento di questa portata rappresenta un’importante occasione per consolidare il proprio ruolo di hub internazionale nel settore degli eventi, dell’intrattenimento e delle collaborazioni globali. Il Kai Tak Sports Park, nuovo polo dedicato allo sport e ai grandi eventi, si inserisce in questo percorso di apertura internazionale, offrendo una piattaforma in grado di attrarre organizzazioni, aziende e pubblico da tutto il mondo.
La partecipazione italiana all’Hong Kong Football Festival assume un significato particolare anche alla luce degli storici rapporti economici e culturali tra Italia e Hong Kong. La presenza di club italiani di fama mondiale permette infatti di avvicinare ulteriormente due realtà unite da un interesse comune verso innovazione, qualità, creatività e cooperazione internazionale.
L’Inter ha affrontato il Manchester City il 1° agosto 2026 per l’Asahi Super Dry Trophy, in un incontro che ha visto la formazione nerazzurra imporsi dopo una sfida conclusasi in parità nei tempi regolamentari e decisa ai calci di rigore.
La Juventus, invece, ha partecipato al festival affrontando il Chelsea FC il 5 agosto 2026 per l’Herbalgy Trophy, in un appuntamento che ha ulteriormente evidenziato la presenza italiana all’interno di una manifestazione dal forte carattere internazionale.
Al di là del risultato sportivo, l’Hong Kong Football Festival 2026 dimostra come il calcio possa favorire il dialogo e creare nuove occasioni di incontro e collaborazione tra Paesi e comunità, confermando anche il valore strategico di Hong Kong come luogo di connessione internazionale. Allo stesso modo, la presenza di club italiani a Hong Kong rafforza la visibilità dell’Italia in Asia, valorizzandone tradizione, eccellenza e apertura internazionale.
“Hong Kong Football Federation (FKFF) 2026”
https://www.kaitaksportspark.com.hk/events-tickets/hong-kong-football-festival-2026
“Hong Kong Football Festival 2026 to welcome FC internazionale Milano and Juventus form Italy”
“All’Hong Kong Football Festival, la presenza di Chelsea, Juventus, Inter e MAnchester City e un segnale chiaro: siamo di fronte a un evento di risonanza globale”
https://www.rivistaundici.com/2026/08/01/amichevoli-hong-kong-juventus-inter/
"L'Inter batte il MAnchester city 3-1 ai calci di rigore dopo l’1 a 1 nei tempi di regolamento”
“La Juve all'Hong Kong Football Festival 2026: il 5 agosto sfida al Chelsea per l'Herbalgy Trophy”
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Hong Kong and Macao)
Il Prodotto Interno Lordo (PIL) spagnolo è cresciuto del 2,7% su base annua nel secondo trimestre del 2026, un ritmo identico a quello registrato nel trimestre precedente. Lo ha reso noto l'Istituto Nazionale di Statistica (INE) nella stima anticipata della Contabilità Nazionale Trimestrale, pubblicata lo scorso 30 luglio. Su base congiunturale, il PIL è aumentato dello 0,7%, un decimo di punto in più rispetto al primo trimestre dell'anno.
Il principale motore della crescita è stata la domanda nazionale, che ha contribuito con 3,3 punti alla variazione interanuale del PIL, mentre la domanda estera ha sottratto 0,6 punti. Tra le componenti della domanda interna, i consumi delle famiglie sono cresciuti del 3,2% su base annua e la spesa delle Amministrazioni Pubbliche del 2,7%. Gli investimenti (formazione lorda di capitale) hanno registrato un incremento del 4,7% interanuale, sebbene inferiore di un punto rispetto al trimestre precedente.
Sul fronte estero, le esportazioni di beni e servizi sono aumentate dello 0,3% su base annua — cinque decimi in meno rispetto al primo trimestre — mentre le importazioni sono cresciute del 2,1%.
Dal lato dell'offerta, tutti i grandi settori produttivi hanno mostrato variazioni interanuali positive nel valore aggiunto: l'industria è cresciuta dell'1,8% (con la manifattura all'1,4%), le costruzioni del 4,1%, i servizi del 3,4% e i settori primari del 3,2%.
Per quanto riguarda l'occupazione, le ore effettivamente lavorate sono aumentate del 2,8% su base annua e i posti di lavoro equivalenti a tempo pieno del 2,3%. La retribuzione dei lavoratori dipendenti è cresciuta del 7,3% interanuale.
La lettura della Cámara de España
Nella sua analisi pubblicata lo stesso giorno, la Cámara de Comercio de España ha valutato positivamente il "notevole dinamismo" dell'economia spagnola, sottolineando la capacità del Paese di sostenere un ritmo di espansione elevato in un contesto internazionale segnato da "una forte incertezza" — in particolare le tensioni in Medio Oriente e i rischi legati alla sicurezza di alcune rotte marittime strategiche.
Secondo l'istituzione, la domanda nazionale si conferma come il principale pilastro della crescita economica spagnola. Alla luce dei dati del secondo trimestre, la Cámara de España ha mantenuto invariate le proprie previsioni di crescita per il 2026 (2,3%) e per il 2027 (2,0%), indicando l'andamento dell'inflazione come uno degli elementi chiave da monitorare nei prossimi mesi.
Fonte: Instituto Nacional de Estadística (INE), Contabilidad Nacional Trimestral de España — Avance II trimestre 2026 (30 luglio 2026); Cámara de Comercio de España.
(Contributo editorisle a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna)