Martedì 16 Giugno 2026
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Nel panorama del turismo brasiliano, sempre più orientato verso esperienze autentiche e identitarie, lo Stato dell’Espírito Santo sta consolidando un posizionamento strategico in un segmento tanto tradizionale quanto economicamente rilevante: il turismo religioso. In un momento in cui il viaggiatore contemporaneo cerca connessioni emotive, spiritualità e patrimonio culturale, la regione capixaba riesce a trasformare fede, storia e tradizione in un importante motore di sviluppo economico e valorizzazione territoriale.
Secondo i dati riportati da PANROTAS, il turismo religioso in Brasile muove circa 15 miliardi di reais all’anno e genera quasi 200 mila posti di lavoro diretti e indiretti. In questo scenario, l’Espírito Santo emerge come uno dei principali poli nazionali grazie alla capacità di integrare celebrazioni religiose, patrimonio architettonico, cultura locale e paesaggi naturali in una proposta turistica coerente e diversificata.
Dalle città costiere alle regioni montane, passando per i piccoli centri storici dell’interno, il calendario religioso dello Stato distribuisce flussi turistici durante tutto l’anno, contribuendo alla destagionalizzazione dell’economia locale. Eventi come la Festa da Penha, una delle più grandi manifestazioni religiose del Brasile, attirano migliaia di pellegrini e visitatori, con impatti diretti su hotel, ristorazione, trasporti, commercio e servizi. Una recente ricerca della Secretaria de Turismo do Espírito Santo ha evidenziato livelli altissimi di soddisfazione tra i visitatori dell’edizione 2026 della festa, rafforzando il ruolo del segmento come asset strategico per il turismo regionale.
Ma il fenomeno va oltre i grandi eventi. L’Espírito Santo ha saputo trasformare il proprio patrimonio religioso in un ecosistema di esperienze permanenti. Il Convento da Penha, a Vila Velha, considerato uno dei monumenti storici e spirituali più importanti del Paese, continua a rappresentare un simbolo identitario dello Stato. Allo stesso tempo, il Mosteiro Zen Morro da Vargem, primo monastero zen dell’America Latina, amplia il concetto di spiritualità turistica, intercettando un pubblico interessato al benessere, alla meditazione e al turismo contemplativo.
Anche le storiche chiese gesuitiche, come la Igreja dos Reis Magos, testimoniano il valore culturale e architettonico del territorio, inserendo l’Espírito Santo in una narrativa che unisce colonizzazione, immigrazione europea e tradizioni religiose brasiliane. In particolare, le regioni montane di origine italiana e tedesca stanno riscoprendo il turismo di fede come leva di sviluppo sostenibile, combinando gastronomia, patrimonio immateriale e turismo esperienziale.
Il successo del modello capixaba si inserisce inoltre in una più ampia strategia di riposizionamento turistico dello Stato. Negli ultimi mesi, il governo locale ha intensificato la promozione del territorio attraverso nuovi piani di marketing, fiere specializzate e iniziative di valorizzazione dell’identità culturale. Il turismo religioso, in questo contesto, si presenta come uno dei segmenti più resilienti e meno vulnerabili alle oscillazioni economiche, grazie a una domanda stabile, intergenerazionale e fortemente legata ai valori dell’esperienza autentica.
Per il mercato internazionale, e in particolare per il pubblico europeo, l’Espírito Santo rappresenta oggi una destinazione ancora poco esplorata ma ricca di potenziale. La combinazione tra spiritualità, natura, accoglienza e patrimonio storico offre infatti un’alternativa sofisticata ai tradizionali circuiti del turismo religioso latinoamericano. Un’opportunità che potrebbe interessare sempre di più operatori turistici, investitori e viaggiatori alla ricerca di nuove rotte culturali in Brasile.
(Contenuto editoriale a cura della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria di Rio de Janeiro)
Fonte: PANROTAS
Nel marzo 2026, il salario medio lordo per dipendente si è attestato a 167.263 dinari, mentre quello netto, esclusi imposte e contributi, è stato di 121.650 dinari.
Nel primo trimestre del 2026, i salari lordi hanno registrato una crescita dell’11,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente in termini nominali, pari a un aumento reale dell’8,7%. Anche il salario medio netto ha mostrato un andamento positivo, con un incremento dell’11,7% nominale e dell’8,9% reale.
Rispetto a marzo 2025 il salario medio lordo di marzo 2026 è cresciuto del 12,5% nominalmente e del 9,4% in termini reali. Parallelamente, il salario medio netto è aumentato del 12,6% nominale e del 9,5% reale.
La retribuzione netta mediana nel marzo 2026 è stata pari a 92.753 dinari, indicando che la metà dei lavoratori ha percepito uno stipendio uguale o inferiore a questa cifra.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Serba)
l Paese possiede le seconde riserve più grandi al mondo, ma deve affrontare sfide tecnologiche e industriali nello sfruttamento di questi minerali strategici
Nascoste sotto il suolo brasiliano, milioni di tonnellate di elementi delle terre rare stanno suscitando interesse a livello globale, con gli Stati Uniti in prima linea. Tuttavia, sebbene per alcuni rappresentino il nuovo oro del Brasile, un boom economico sembra ancora lontano.
Essenziali per la produzione di qualsiasi cosa, dalle auto elettriche ai missili, questi 17 elementi sono abbondanti sul suolo, ma la Cina detiene le maggiori riserve e la tecnologia per lavorarli.
Oggi la produzione brasiliana è insignificante, mentre il governo di Luiz Inácio Lula da Silva (PT) cerca di incoraggiarne lo sviluppo e di mantenere il controllo su questa inattesa fonte di reddito.
Secondo le stime dello United States Geological Survey (USGS), il Brasile possiede oltre 20 milioni di tonnellate di elementi delle terre rare. Si tratta della seconda riserva più grande al mondo, dopo la Cina e ben al di sopra della terza, l'India, con 6,9 milioni di tonnellate.
Ma le esportazioni sono marginali. Il paese ha esportato 20 tonnellate nel 2024, una minuscola frazione della produzione globale stimata in 390.000 tonnellate per quell'anno dall'USGS. La Cina rappresenta circa due terzi del totale.
Gli elementi delle terre rare, come il neodimio e il praseodimio, si trovano in sabbie, argille e rocce, insieme a decine di altri composti, e devono essere separati attraverso un processo costoso.
"Nella transizione tra ciò che estraiamo dalla terra e l'ossido (di terre rare), ad esempio, che sarebbe puro al 99,9999%, ci sono almeno 400 processi industriali", ha spiegato Pablo Cesario, presidente dell'Istituto Brasiliano delle Miniere (Ibram), che rappresenta le principali aziende del settore.
"Possiamo farlo su scala di laboratorio. Ciò che non abbiamo, e che quasi nessuno al mondo possiede, è questa tecnologia di elaborazione su scala industriale", ha spiegato Cesario in una conferenza stampa virtuale.
Pertanto, secondo Julio Nery, direttore degli affari minerari di Ibram, sono necessarie "infrastrutture", "ricerca tecnologica" e una fornitura di energia più economica e abbondante.
Gli Stati Uniti hanno individuato nel Brasile un'opportunità per sfidare la posizione dominante della Cina nel mercato delle terre rare.
"Consideriamo il Brasile un Paese con il potenziale per attrarre miliardi di investimenti dagli Stati Uniti. Siamo già su questa strada, con oltre 600 milioni di dollari investiti (circa 3 miliardi di real brasiliani)", ha dichiarato alla stampa, durante un evento per investitori a marzo, un portavoce dell'ambasciata statunitense, che ha chiesto di rimanere anonimo.
Durante l'incontro, Washington ha firmato un memorandum d'intesa con lo stato di Goiás per incentivare l'estrazione di terre rare.
Ad aprile, la società americana USA Rare Earth ha acquisito Serra Verde, la società che gestisce l'unica miniera attiva in Brasile, situata nello stato di Goiás, per circa 2,8 miliardi di dollari (circa 14 miliardi di real brasiliani).
L'Australia è presente anche in Brasile tramite la società Foxfire Metals, mentre la Cina detiene una partecipazione in un progetto in Amazzonia, secondo Ibram.
Il presidente Lula ha espresso la sua disponibilità a "stipulare accordi con tutti i Paesi", ma ha sottolineato che "nessuno, eccetto il Brasile, possiederà la nostra ricchezza".
In questi giorni, Lula ha teso la mano al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, invitandolo a "collaborare" con il Brasile nell'esplorazione di elementi delle terre rare, pochi giorni dopo l'incontro con l'americano alla Casa Bianca. Il rapporto tra i due è stato caratterizzato da alti e bassi.
Fonte: G1
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana a San Paolo)
L'industria alimentare e delle bevande spagnola ha mantenuto la propria solidità economica nel corso del 2024, nonostante le sfide poste da un contesto internazionale turbolento e dagli effetti ancora presenti dell'inflazione. È quanto emerge dal Rapporto economico annuale redatto dalla Federazione spagnola delle industrie alimentari e delle bevande (FIAB), che offre un'analisi dei principali indicatori del settore nell'esercizio 2024.
Questo documento, che conta sul sostegno del Ministero dell'Agricoltura, della Pesca e dell'Alimentazione (MAPA), mette in evidenza come, nel 2024, il fatturato reale dell’industria alimentare e delle bevande è stata di 162.378 milioni di euro, con un aumento dello 0,7%. La FIAB segnala che questo miglioramento segna un’inversione di tendenza verso la stabilità rispetto alla contrazione registrata nell’esercizio precedente.
Alla base di questo progresso vi sono l’aumento della domanda e l’internazionalizzazione, insieme alla moderazione nella crescita dei prezzi industriali e a un minore impatto degli eventi geopolitici sulle forniture. Questa stabilizzazione ha permesso nel 2024 di aumentare i livelli di attività, consentendo all’industria alimentare e delle bevande di continuare a contribuire alla crescita economica dell’industria nel suo complesso.
Nel 2024, il valore aggiunto lordo ha registrato una crescita del 4,5% raggiungendo i 35.074 milioni di euro e mantiene la sua posizione di settore stabile e solido per l'economia spagnola nel suo complesso. Il peso dell'industria alimentare e delle bevande sul totale dell'economia si è attestato al 2,4%, mentre per l'industria nel suo complesso e per il settore manifatturiero è stato rispettivamente del 15,5% e del 20,6%.
Tuttavia, il settore mette in guardia dal fatto che lo sviluppo dell'industria continua a essere condizionato dal persistere dei conflitti in Ucraina e in Medio Oriente e dal loro impatto sulle catene di approvvigionamento, nonché sui costi energetici, a cui si aggiungono la guerra dei dazi e l'ascesa del protezionismo.
Infatti, nonostante la moderazione a livello nazionale nella crescita dei prezzi, che chiude l'esercizio al 2,8%, i consumi delle famiglie nel periodo gennaio-novembre (ultimi dati disponibili) sono rimasti stabili, con una spesa cumulativa di 75.531 milioni di euro. La spesa pro capite nel 2024 ha superato i 1.609 euro, +1,4%, ma in termini di volume si è registrato un calo di 7,7 kg pro capite. Ancora una volta gli indici di consumo rivelano come gli effetti dell’inflazione, che persiste, continuino a incidere sulle famiglie.
Secondo i dati del Rapporto, l’industria alimentare e delle bevande chiude l’esercizio con una crescita dei costi di produzione dell’1,4%, superiore ai dati registrati dall’industria nel suo complesso e dal settore manifatturiero.
Il settore continua a creare occupazione
Una delle caratteristiche dell’industria alimentare e delle bevande è la sua notevole capacità di generare occupazione e di contribuire alla stabilità e alla sostenibilità sociale della Spagna. Così, nel 2024 il settore ha registrato 10.200 nuovi addetti, raggiungendo le 474.600 unità, il che rappresenta una crescita del 2,3% rispetto all’anno precedente.
Questo ritmo di crescita, superiore a quello dell’industria nel suo complesso e del settore manifatturiero, rende il settore responsabile di un contributo significativo ai dati dell’economia spagnola, confermando la sua identità di industria solida e fonte di occupazione. Inoltre, l’occupazione femminile ha rappresentato il 37% dell’occupazione totale, una percentuale superiore a quella riscontrata nell’insieme del settore manifatturiero.
Radiografia aziendale: il settore prosegue il suo processo di consolidamento
Nel 2024, il settore contava un totale di 27.896 imprese, registrando una riduzione del numero di dipendenti, sebbene tale calo dell’1,2% sia drasticamente inferiore a quello registrato negli esercizi precedenti. In particolare, le strutture più piccole con meno di 10 dipendenti hanno subito in misura maggiore questa riduzione, il che dimostra che, nonostante il miglioramento della produzione e l’internazionalizzazione, le piccole imprese sono molto vulnerabili a contesti instabili di aumento dei costi, insieme a difficoltà di accesso ai finanziamenti in linea con l’economia nel suo complesso.
Tuttavia, questi cali hanno facilitato il loro trasferimento verso fasce di occupazione superiori, in particolare quella immediatamente superiore (da 10 a 49 dipendenti), favorendo il processo di consolidamento aziendale che il settore aveva già avviato. Allo stesso tempo, il settore ha registrato un aumento delle imprese di maggiori dimensioni; infatti, il 60% della crescita registrata nelle aziende manifatturiere di grandi dimensioni si concentra nell’industria alimentare e delle bevande.
Il mercato internazionale cresce sotto la minaccia di una guerra dei dazi
Le esportazioni dell'industria alimentare e delle bevande nel 2024 ammontano a 51.092 milioni di euro e hanno nuovamente raggiunto il dato migliore della loro serie storica. Il settore spagnolo mantiene così la sua tendenza alla crescita, arrivando a raddoppiare il valore delle vendite all'estero negli ultimi 10 anni. L'attività internazionale nel settore alimentare e delle bevande ha registrato una crescita del valore del 7,2% rispetto all'esercizio 2023, una cifra che riporta il settore ai ritmi di crescita precedenti alla pandemia di COVID-19. Inoltre, la FIAB ha sottolineato come, nonostante l'incertezza dei mercati, l'industria abbia ripreso valori positivi in termini di volume con un aumento dell'1,5%, raggiungendo una stabilizzazione dopo alcuni ultimi esercizi caratterizzati da una forte pressione inflazionistica.
Nel 2024, la spinta delle esportazioni ha riportato la bilancia commerciale ai livelli precedenti al 2022, registrando un aumento del 16,9% fino a 16.090 milioni di euro, accumulando così diciassette anni di surplus nella bilancia commerciale.
I prodotti più esportati sono stati carne e prodotti a base di carne; frutta e ortaggi preparati e in conserva; olio d'oliva; pesce, crostacei e molluschi, preparati e in conserva; vino; cacao, cioccolato e prodotti di pasticceria; prodotti lattiero-caseari; prodotti da forno e pasta alimentare.
Tra i principali partner commerciali, la Francia rimane il principale paese di destinazione, con vendite pari a 7.457 milioni di euro e una crescita del 3,5% nel 2024. Segue l'Italia, che ha registrato un forte aumento del 13,9% con vendite pari a 6.290 milioni di euro, mentre il Portogallo si mantiene al terzo posto tra i paesi di destinazione, con un aumento del 3,6%. Gli Stati Uniti salgono al quarto posto con esportazioni pari a 3.365 milioni di euro, superando la Germania. La contrazione dell'economia del paese europeo potrebbe aver influito negativamente sulle vendite di alimenti e bevande spagnole in questo mercato, che hanno registrato un calo del -3,1% attestandosi a 2.896 milioni di euro.
Il Regno Unito rimane al sesto posto con un aumento delle esportazioni del 6,2% (2.281 milioni di euro esportati), anche se è vero che, a cinque anni dalla Brexit, i nuovi requisiti amministrativi e commerciali hanno influito sulle vendite spagnole, facendo retrocedere questo mercato al sesto posto quando tradizionalmente si collocava tra i primi quattro. La Cina, primo paese asiatico nella classifica, rallenta il suo calo e registra una diminuzione del -2,6%. Questo mercato registra cali dal 2020, tra l'altro a causa della diminuzione delle importazioni di suini dopo il superamento nel Paese della situazione congiunturale derivante dalla peste suina, o delle misure protezionistiche con ostacoli all'importazione di alimenti e bevande degli ultimi esercizi.
L'andamento del settore in alcuni mercati extra-comunitari è particolarmente soddisfacente. Oltre a Italia e Stati Uniti, altri paesi hanno registrato una crescita superiore al 10%: Giappone (14,8%), Messico (26%) e Filippine (18,4%).
Il caso degli Stati Uniti
Gli Stati Uniti sono un paese strategico e si posizionano come il primo mercato di destinazione extra-comunitario. Nel 2024, le vendite verso il paese nordamericano sono aumentate in modo straordinario fino al 22,6%, forse come conseguenza diretta dell’effetto di accumulo di scorte di fronte alla minaccia dell’escalation tariffaria da parte del governo degli Stati Uniti. La FIAB ricorda l'importanza di promuovere un contesto di stabilità per poter avere relazioni commerciali libere e prospere e sottolinea che le decisioni adottate dagli Stati Uniti danneggiano le imprese e i consumatori su entrambe le sponde dell'Atlantico.
In questo scenario, la Federazione sottolinea l'opportunità strategica rappresentata dalla diversificazione dei mercati per rispondere all'attuale situazione geopolitica, come la ratifica di accordi con paesi terzi, come quello con il Mercosur, e la promozione di altri attualmente in fase di negoziazione, come Australia, India, Thailandia, Filippine, Singapore o Indonesia.
La FIAB ha sottolineato l'importanza di proteggere le imprese in un contesto così turbolento e di rafforzare quei sistemi che sono fondamentali per evitare di aggiungere ulteriori difficoltà alle industrie. Tra le altre questioni, occorre avanzare verso un sistema strategico autonomo, evitando l'iperregolamentazione e l'eccessiva burocrazia che limitano la capacità di manovra delle imprese e frenano gli investimenti. La Federazione ha sottolineato l’importanza della collaborazione pubblico-privata per ridurre gli squilibri nella competitività delle imprese causati da un clima internazionale teso, evitare nuovi oneri fiscali, garantire l’unità del mercato e salvaguardare il settore dai concorrenti esterni.
(Contributo editorisle a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna)
Nel 2026, a Nizza, la cooperazione con l’Italia prende una forma molto concreta anche sul terreno della sicurezza urbana. Il progetto DIGIPOL, sostenuto dal programma ALCOTRA, riunisce infatti il Comune di Nizza, la Città di Torino e la Fondazione LINKS con un obiettivo preciso: sviluppare strumenti comuni di formazione e addestramento per le polizie locali dei due territori. La pagina ufficiale della città di Nizza, aggiornata il 6 marzo 2026, presenta il progetto in questi termini.
Il lancio ufficiale si è tenuto a Nizza il 10 dicembre 2025, al “Centre Universitaire Méditerranéen”. Alla giornata hanno partecipato rappresentanti delle polizie locali di Nizza, Torino, Xàbia e Sanremo, insieme agli esperti della fondazione torinese. Fin dall’inizio, il progetto è stato impostato in modo molto operativo, con un lavoro centrato su scenari comuni di addestramento, caschi di realtà virtuale e simulatori di intervento.
Il Comune di Nizza indica tra i risultati attesi 10 scenari di addestramento compatibili, più di 130 agenti formati, 15 raccomandazioni e una metodologia destinata anche alla rete europea EFUS. Il progetto prevede quindi strumenti concreti e non soltanto uno scambio tra città vicine.
Anche sul piano finanziario, DIGIPOL ha già un peso reale. Il “Rapport sur les orientations budgétaires 2026” precisa che il Comune di Nizza ha ottenuto nel 2025 un finanziamento pubblico di 645.000 euro su tre anni per questo progetto, con 200.000 euro di prime entrate previste già nel 2026. Il “Rapport de présentation du budget primitif 2026” aggiunge che DIGIPOL prevede formazioni, nuovi equipaggiamenti e scenari immersivi per l’addestramento dei poliziotti di Nizza e Torino.
Vista dalla Costa Azzurra, la cosa più interessante è proprio questa: il rapporto con l’Italia non passa solo da turismo, commercio o mobilità quotidiana. Nel caso di DIGIPOL, prende la forma di un lavoro concreto tra Nizza e Torino, con strumenti condivisi, investimenti già programmati e attività già avviate. Nel 2026, la cooperazione tra le due città si vede quindi anche su un terreno molto pratico come quello della sicurezza urbana.
(Contributo editoriale a cura della Chambre de Commerce Italienne Nice, Sophia-Antipolis, Cote d'Azur)
Il Nordest del Brasile, per decenni associato a fragilità economiche, siccità cicliche e flussi migratori verso il Sud industrializzato del Paese, sta vivendo una trasformazione che potrebbe ridefinire non soltanto il proprio destino, ma anche il ruolo del Brasile nella nuova geopolitica energetica globale. Al centro di questa rivoluzione c’è il Ceará e, più precisamente, il porto di Pecém, destinato a diventare uno dei più importanti hub mondiali per la produzione e l’esportazione di idrogeno verde.
In un momento storico in cui Europa, Asia e Stati Uniti cercano alternative concrete ai combustibili fossili e accelerano la decarbonizzazione delle proprie industrie, il Nordest brasiliano si presenta con un vantaggio competitivo quasi irripetibile: oltre 3.000 ore di sole all’anno, una delle più elevate irradiazioni solari del pianeta, vaste aree disponibili per impianti fotovoltaici ed eolici e una posizione geografica strategica che riduce i tempi di navigazione verso l’Europa e il Nord America.
La combinazione di energia solare ed eolica consente infatti di produrre elettricità rinnovabile a costi tra i più bassi al mondo, elemento decisivo per abbattere il prezzo dell’idrogeno verde, ancora oggi considerato il principale ostacolo alla sua diffusione su larga scala. È proprio su questo fronte che il Brasile intravede l’opportunità di assumere un ruolo di leadership internazionale. Il progetto sviluppato nell’area industriale e portuale di Pecém prevede investimenti miliardari e una capacità produttiva che potrebbe raggiungere i 5 GW, trasformando il Ceará in una piattaforma energetica globale.
Non si tratta soltanto di una questione energetica. La posta in gioco riguarda l’intera struttura industriale del futuro. L’idrogeno verde viene considerato essenziale per decarbonizzare settori difficili da elettrificare, come siderurgia, chimica pesante, fertilizzanti, trasporto marittimo e aviazione. In Europa, la crescente pressione normativa sul carbon footprint sta accelerando la domanda di combustibili puliti e di materie prime prodotte con energia rinnovabile. In questo scenario, il Brasile potrebbe non limitarsi a esportare commodity tradizionali, ma diventare fornitore strategico di energia verde e derivati come ammoniaca verde e acciaio a basse emissioni.
L’aspetto più interessante è forse il cambio di paradigma economico che questa transizione può generare. Per decenni il Nordest è stato visto come periferia produttiva del Brasile. Oggi, invece, è proprio questa regione ad avere le condizioni naturali più favorevoli per guidare la nuova economia energetica. La disponibilità di sole e vento non è più soltanto una caratteristica climatica: diventa un asset industriale, geopolitico e finanziario. La transizione energetica globale sta ridefinendo il valore dei territori e, in questo nuovo scenario, il Ceará si ritrova improvvisamente al centro delle rotte strategiche del XXI secolo.
Il porto di Pecém rappresenta il simbolo concreto di questa ambizione. Nato come polo logistico e industriale, oggi evolve verso una dimensione molto più sofisticata, integrando infrastrutture energetiche, capacità di esportazione e progetti di industrializzazione verde. La vicinanza ai terminali marittimi riduce i costi logistici dell’export di idrogeno e derivati, aumentando la competitività internazionale del progetto brasiliano.
Naturalmente restano sfide significative. La filiera dell’idrogeno verde richiede investimenti elevati, stabilità regolatoria, capacità tecnologica e infrastrutture di trasporto ancora in fase di consolidamento. Inoltre, la competizione internazionale è sempre più intensa: Arabia Saudita, Australia, Marocco e Cile stanno investendo aggressivamente nello stesso mercato. Tuttavia, pochi Paesi possono combinare la disponibilità di risorse rinnovabili, abbondanza territoriale, accesso all’acqua e posizione geografica come il Brasile.
È proprio questa convergenza di fattori che sta attirando multinazionali, fondi infrastrutturali e governi stranieri verso il Nordest brasiliano. In una fase in cui il mondo cerca sicurezza energetica, diversificazione delle fonti e riduzione delle emissioni, il Ceará non appare più come una promessa futura, ma come uno dei laboratori più avanzati della transizione energetica globale.
Per il Brasile, la grande opportunità sarà evitare di ripetere modelli storici basati esclusivamente sull’esportazione di materie prime. Se il Paese riuscirà a costruire una filiera industriale integrata attorno all’idrogeno verde — dalla produzione energetica alla trasformazione industriale — il Nordest potrebbe vivere una delle più profonde rivoluzioni economiche della sua storia contemporanea.
Fonti: Click Petroleo e Gas
C’è un’immagine che negli ultimi anni è tornata a definire Rio de Janeiro agli occhi del mondo: quella delle grandi navi da crociera che entrano lentamente nella Baia di Guanabara, attraversando uno degli scenari urbani più iconici del pianeta. Non si tratta soltanto di cartoline turistiche. Dietro quella coreografia di arrivi e partenze si muove un’economia sempre più strategica per la città e per l’intero Stato di Rio de Janeiro.
La stagione crocieristica 2025/2026 si è chiusa con numeri che confermano il peso crescente del turismo marittimo nell’economia fluminense. Secondo i dati diffusi dal Pier Mauá, il terminal ha ricevuto 28 navi e registrato 84 attracchi nell’arco della stagione, generando un impatto economico stimato attorno ai 200 milioni di reais. Circa 240 mila persone, tra passeggeri ed equipaggi, hanno transitato dal porto carioca in pochi mesi, consolidando Rio come una delle principali porte d’ingresso del turismo internazionale in Brasile.
Il dato assume un significato ancora più rilevante se inserito nel contesto della nuova trasformazione economica della città. Rio de Janeiro, storicamente associata al petrolio, all’industria e ai grandi eventi, sta rafforzando progressivamente il proprio posizionamento come hub globale del turismo esperienziale e dei servizi ad alto valore aggiunto. In questo scenario, il traffico crocieristico rappresenta molto più di una semplice attività stagionale: è un acceleratore di consumi, occupazione e visibilità internazionale.
L’effetto economico delle crociere si distribuisce infatti ben oltre il perimetro portuale. Alberghi, ristoranti, trasporti, commercio, musei, servizi turistici e attività culturali beneficiano direttamente della presenza dei visitatori. Ogni attracco genera una catena di consumo immediata che si irradia dai quartieri storici del centro fino alla Zona Sul, alimentando una rete di piccole e medie imprese che trova nel turismo internazionale una leva essenziale di crescita.
Anche se i numeri della stagione appena conclusa risultano leggermente inferiori rispetto al ciclo precedente — quando erano previste 37 navi, 108 attracchi e oltre 327 mila turisti — il settore mantiene una traiettoria di consolidamento. La diminuzione quantitativa non ha infatti compromesso la capacità del porto di Rio di rimanere centrale nelle rotte marittime dell’Atlantico meridionale.
A rafforzare questa dinamica contribuisce anche la crescita generale del turismo internazionale nello Stato di Rio de Janeiro. Nel primo trimestre del 2026 il territorio fluminense ha ricevuto oltre 884 mila visitatori stranieri, registrando il miglior risultato del Paese e un incremento vicino al 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Quasi un turista internazionale su quattro arrivato in Brasile nei primi mesi dell’anno ha avuto Rio come destinazione o porta d’accesso.
Per le autorità locali e gli operatori del settore, il messaggio è chiaro: il turismo non è più soltanto un elemento identitario della città, ma una componente strutturale della sua economia contemporanea. In un contesto globale in cui le metropoli competono per attrarre investimenti, eventi e flussi internazionali, Rio punta sempre più sulla combinazione tra bellezza naturale, infrastrutture turistiche e capacità di generare esperienze urbane ad alto impatto emotivo.
Non è un caso che il Pier Mauá stia diventando progressivamente una piattaforma multifunzionale capace di integrare turismo, cultura, gastronomia e intrattenimento. Le crociere rappresentano oggi una forma sofisticata di diplomazia economica: ogni nave che attracca trasporta non soltanto passeggeri, ma opportunità di business, relazioni commerciali e promozione internazionale del territorio.
Rio de Janeiro sembra aver compreso che il proprio futuro economico passa anche dal mare. E mentre le grandi navi lasciano lentamente il porto al termine della stagione, resta l’impressione che la città abbia appena iniziato a riscoprire una delle sue vocazioni più antiche e, allo stesso tempo, più moderne.
Fonte: Diário do Rio
(Contenuto editoriale a cura della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria di Rio de Janeiro)
L’Accordo con la Repubblica di Moldova è in vigore dal 1° settembre 2025 e si applica alle persone, a prescindere dalla cittadinanza, che sono o sono state soggette alla legislazione di uno o di entrambi gli Stati contraenti, nonché ai loro familiari e superstiti. L’Accordo tra l'Italia e la Repubblica di Moldova (pdf 664KB) in materia di sicurezza sociale, firmato a Roma il 31 ottobre 2024, ratificato con la legge 23 giugno 2025, n. 98, è entrato in vigore il 1° settembre 2025, contemporaneamente alla relativa intesa amministrativa, firmata a Roma il 21 luglio 2025.
Campo di applicazione e requisiti per la totalizzazione
Per quanto riguarda l’Italia, l’Accordo si applica ai regimi di sicurezza sociale dell’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO) per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti (FPLD, Gestioni speciali dei lavoratori autonomi e Gestione Separata) nonché ai regimi sostitutivi (Fondi speciali) ed esclusivi dell’Assicurazione Generale Obbligatoria: si applica, pertanto, anche agli iscritti alla Gestione pubblica. Inoltre, l’Accordo si applica alle rendite e alle prestazioni in denaro dovute per infortunio sul lavoro o malattia professionali, di competenza dell’Istituto Nazionale contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali (INAIL). In base al nuovo accordo bilaterale i lavoratori assunti presso imprese di uno dei due paesi potrà continuare a versare i propri contributi nel paese di origine per almeno 24 mesi (due anni), un periodo molto più lungo rispetto allo standard dei 3 mesi consentiti pre accordo. Per maggiori info scrivere a servizi@ccimd.md.
Per informazioni sulle prestazioni pensionistiche erogate dalla Repubblica di Moldova in regime di convenzione bilaterale, si consiglia la consultazione del sito della CNAS, Istituzione di Sicurezza Sociale della Repubblica di Moldova. Ai fini della pensione sia italiana che moldava, per la totalizzazione internazionale si richiedono almeno 52 settimane di contribuzione. I periodi assicurativi inferiori alle 52 settimane, maturati in uno dei due Stati (che non danno luogo, quindi, ad alcuna prestazione pensionistica), sono comunque presi in considerazione dall'altro Stato, sia ai fini dell'accertamento del diritto che per la determinazione dell'importo della prestazione richiesta. Ciascuno Stato contraente procede alla totalizzazione internazionale dei periodi assicurativi solo nel caso in cui il diritto alla prestazione non sia perfezionato con i periodi maturati esclusivamente in base alla propria legislazione. Non è prevista la totalizzazione multipla, cioè la possibilità di sommare ai periodi assicurativi italiani e moldavi anche i periodi assicurativi maturati in Stati terzi che risultino legati, a loro volta, agli Stati contraenti da Accordi o Convenzioni di sicurezza sociale.
La domanda
L’interessato deve presentare domanda all’Istituzione competente dello Stato in cui risiede. Qualora il richiedente risieda in uno Stato terzo, la domanda di pensione può essere presentata all’Istituzione competente dell’uno o dell’altro degli Stati contraenti. I residenti in Italia devono presentare la domanda in regime di convenzione italo-moldavo e in regime nazionale/autonomo moldavo unicamente attraverso il canale telematico dedicato, presente sul sito INPS.
In alternativa, la domanda può essere presentata tramite:
La domanda è gestita dalla Struttura territoriale dell’INPS competente in base al criterio della residenza del richiedente o, per gli iscritti alla Gestione pubblica, dalla Struttura territoriale cui fa capo l’ultimo ente datore di lavoro. Per maggiori informazioni o eventuali altre necessità, gli interessati possono rivolgersi agli enti di patronato, riconosciuti dalla legge e abilitati ad assistere gratuitamente i lavoratori nello svolgimento delle pratiche previdenziali e assistenziali.
I residenti nella Repubblica di Moldova devono presentare la domanda di pensione in regime di convenzione italo-moldavo e in regime nazionale/autonomo italiano per il tramite dell’Istituzione competente moldava CNAS, che provvederà a trasmetterla, con i formulari previsti dall'Accordo, al seguente Polo specializzato:
Direzione provinciale INPS Bari Lungomare Nazario Sauro 41, 70121 Bari (BA) Tel: 0755037318
PEC: direzione.provinciale.bari@postacert.inps.gov.it
I residenti nella Repubblica di Moldova possono avvalersi, inoltre, dell'assistenza gratuita degli uffici consolari e/o degli enti di patronato locali.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana in Moldova)
Hong Kong consolida il proprio ruolo di snodo strategico per il sistema universitario italiano in Asia, grazie a relazioni accademiche mature e a una vocazione all'innovazione che la rendono interlocutore ideale per la cooperazione internazionale. Dodici università italiane hanno preso parte all'edizione 2026 di APAIE, una delle principali conferenze ed esposizioni internazionali dedicate all'istruzione superiore nell'area Asia-Pacifico che riunisce oltre 3000 professionisti del settore da più di settanta paesi per promuovere la collaborazione globale, svoltasi a Hong Kong dal 23 al 26 febbraio.
Nel contesto della fiera, le università presenti hanno inoltre partecipato a un evento di presentazione e orientamento rivolto a studenti e famiglie di Hong Kong, che ha raccolto più di trecento iscrizioni. In questa occasione, il Console Generale Carmelo Ficarra e la Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura Alice Fratarcangeli hanno ribadito quanto sia strategica una collaborazione coordinata per promuovere e rafforzare la presenza dell’Italia in un ambiente accademico internazionale di grande prestigio.
Poche settimane dopo, nel mese di aprile, la collaborazione italo-hongkonghese ha fatto un ulteriore passo avanti sul terreno della ricerca applicata. In occasione della Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo, si è tenuto il seminario “Smart Solutions for Sustainable Cities and Societies”, promosso nell’ambito della collaborazione accademica tra Università degli Studi di Bari Aldo Moro e Hong Kong Polytechnic University. L’iniziativa, realizzata con il coinvolgimento della University of Hong Kong e del Technological and Higher Education Institute of Hong Kong, si è svolta con il patrocinio del Consolato Generale d’Italia a Hong Kong.
Nel corso del seminario, gli esperti hanno approfondito temi legati alla sostenibilità cittadina e ai sistemi integrati per la gestione del verde urbano e delle risorse idriche, all’impiego di Intelligenza Artificiale e tecnologie “Internet of Things” (rete di oggetti fisici dotati di sensori, software e connettività che interagiscono senza l'intervento umano), e alle sfide connesse alla sicurezza alimentare.
La scelta del tema deriva dal fatto che Hong Kong è una delle aree urbane più densamente popolate e tecnologicamente avanzate al mondo, e il dialogo con una realtà già impegnata in processi di trasformazione "smart" rende il confronto particolarmente significativo per i ricercatori italiani. Ad aggiungere ulteriore valore al programma di visita della delegazione barese vi e’ stata anche la partecipazione a InnoEx, evento di punta della “Business of Innovation and Technology Week” promosso dal Governo HKSAR e dalla HKTDC, con particolare attenzione dedicata all’impiego dell'Intelligenza Artificiale in ambito sanitario, infrastrutturale e della mobilità.
Il filo che unisce APAIE e il seminario di aprile racconta una storia coerente, quella di un sistema universitario italiano sempre più proiettato verso l'Asia, capace di proporsi non solo come attore nella mobilità formativa internazionale, ma come partner di ricerca su temi di rilevanza globale. L'iniziativa ha rafforzato i contatti tra gli atenei italiani e le eccellenze di Hong Kong, aprendo una prospettiva che punta ad avvicinare ricerca accademica, settore privato e istituzioni in un percorso con promettenti prospettive di sviluppo.
Bibliografia:
HONG KONG, SMART SOLUTION FOR SUSTAINABLE CITIES AND SOCIETIES AL CENTRO DELLA COLLABORAZIONE UNIVERSITARIA BILATERALE
Hong Kong: l’Università di Bari collabora ad un seminario su città sostenibili e intelligenza artificiale
Hong Kong: il Sistema Universitario Italiano alla fiera APAIE 2026
L’Italia ad APAIE 2026: scopri l’eccellenza dell’istruzione superiore italiana a Hong Kong
https://uni-italia.it/eventi/apaie-2026/
HONG KONG: IL SISTEMA UNIVERSITARIO ITALIANO ALLA FIERA APAIE 2026
https://www.ilgiornale.ch/index.php/cultura/23323-hong-kong-il-sistema-u...
https://www.hktdc.com/event/innoex/en
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Hong Kong and Macao)
Per molto tempo, considerata semplicemente il paese della pasta e delle festività, l'Italia sta andando bene in termini di esportazioni. Il surplus commerciale dell'Italia raggiungerà i 56 miliardi di euro nel 2024 e nel 2025 il Paese è salito al 6° posto tra gli esportatori mondiali, davanti in particolare alla Francia.
Quali sono i segreti di questo "miracolo"?
Per cominciare, l'Italia ha una forte cultura aziendale: "Il cliente è il re". Con questa mentalità, i produttori innovano costantemente per soddisfare meglio le esigenze dei clienti.
E poi c'è un posizionamento strategico intelligente. L'Italia si è concentrata sulla produzione di prodotti di nicchia di alta qualità, in particolare macchine utensili, di cui è il quinto esportatore mondiale e rappresenta il 19% delle sue esportazioni. Un settore meno soggetto alla concorrenza da parte delle grandi potenze manifatturiere come Cina, Stati Uniti o Germania.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Lione)
L'industria aerospaziale svizzera comprende oltre 500 aziende, genera circa 160.000 posti di lavoro e contribuisce per circa il 6% al PIL nazionale — numeri straordinari considerando le dimensioni del Paese. I principali player del settore (Pilatus Aircraft, RUAG Space, AMAC Aerospace, SR Technics) operano su standard qualitativi e tecnologici elevatissimi e cercano partner di fornitura capaci di rispondere con la stessa esigenza. Per la maggior parte degli interlocutori svizzeri, la qualità e i criteri tecnici hanno più peso del prezzo, anche negli appalti pubblici. Una caratteristica che premia esattamente il modello produttivo italiano: specializzato, flessibile, ad alto contenuto di know-how.
Le importazioni aerospaziali svizzere sono proiettate a raggiungere i 4 miliardi di dollari entro il 2028, partendo da circa 3,6 miliardi nel 2023, con una crescita media annua dell'1,6%. Un mercato stabile e profondo, che cerca fornitori affidabili in grado di integrarsi nelle sue catene di fornitura altamente specializzate. L'Italia è oggi tra i candidati naturali a rispondere a questa domanda. Con un fatturato annuo superiore a 16 miliardi di euro e una quota export che supera il 70% della produzione complessiva, l'Italia si posiziona stabilmente tra i primi dieci Paesi al mondo nel comparto aerospaziale e al quarto posto in Europa. A trainare le performance internazionali del settore è soprattutto la componentistica per aeromobili ed elicotteri — sistemi di propulsione, strutture in materiali compositi, parti meccaniche di precisione in leghe di titanio — ovvero esattamente i segmenti in cui la domanda svizzera è più intensa.
È in questo spazio di opportunità che la CCIS interviene con un ruolo preciso e strutturato. Attraverso la sua Unit dedicata ai Beni Industriali, la Camera di Commercio Italiana per la Svizzera non si limita a fornire informazioni generali sul mercato elvetico: conosce il fabbisogno reale delle imprese svizzere attive nel settore aerospaziale, ha mappato i principali player locali, ne comprende le dinamiche di acquisto, i requisiti tecnici e le catene di fornitura. Questo patrimonio di conoscenza qualificata consente alla CCIS di fare matching autentico tra la domanda elvetica e la risposta produttiva italiana, non un incontro generico tra imprese, ma una connessione mirata tra chi cerca e chi sa rispondere.
Per questo la CCIS mette a disposizione di regioni e associazioni di categoria italiane uno sportello specializzato sull'aerospazio, pensato per accompagnare le imprese italiane del settore in ogni fase dell'approccio al mercato svizzero: dall'analisi della domanda locale all'identificazione dei potenziali partner elvetici, dal supporto alla partecipazione a eventi di settore fino alla costruzione di relazioni commerciali strutturate. Uno strumento concreto, costruito su una conoscenza diretta del mercato che nessuna fonte secondaria può sostituire.
La collaborazione Veneto-Lombardia sull'aerospazio dimostra che l'industria italiana ha la massa critica e la visione per competere a livello internazionale. La Svizzera offre un mercato di alto profilo, esigente e in crescita.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera)