Sabato 29 Novembre 2025
Vai al Contenuto Raggiungi il piè di pagina
Sulla Costa Azzurra i numeri sfidano le previsioni.
Mentre la Francia registra 14.438 fallimenti aziendali tra luglio e settembre 2025 (+5 % su base annua), il dipartimento delle Alpi Marittime si distingue con una diminuzione del 3 % nel terzo trimestre.
Ancora meglio: nei primi nove mesi dell’anno, i fallimenti diminuiscono del 16 %, secondo l’ultimo barometro Allianz Trade. A Nizza, Antibes e Grasse gli imprenditori tornano a respirare dopo due anni segnati dall’aumento dei costi e dalle incertezze energetiche.
L’intera regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra mostra un calo dell’8 % un record nazionale mentre le Bocche del Rodano arretrano del 12 % e il Vaucluse, più fragile, vede i fallimenti aumentare del 20 %.
Questo miglioramento si spiega con diversi fattori: un’estate eccezionale dal punto di vista turistico, un’attività nei servizi digitali molto dinamica e un tessuto di PMI innovative capaci di adattare rapidamente i propri modelli economici.
Il settore edilizio, sostenuto da grandi cantieri pubblici e privati, ha contribuito anch’esso a stabilizzare la congiuntura.
Segnali positivi, ma ancora fragili
Dietro questa tregua, la prudenza resta necessaria.
I servizi rappresentano ancora il 35 % dei fallimenti regionali, seguiti da edilizia (22 %) e commercio (21 %). Il comparto alberghiero e della ristorazione, pilastro
dell’economia azzurra, conta il 14 % dei casi un livello che riflette la forte dipendenza del territorio dai flussi turistici e dalle variazioni stagionali.
Gli esperti di Allianz Trade sottolineano che i fondamentali restano fragili: costi operativi elevati, accesso limitato al credito e maggiore esposizione agli shock internazionali. Se oggi la Costa Azzurra appare come un’isola di resistenza, l’evoluzione dei mercati mondiali potrebbe rapidamente invertire la tendenza.
Italia 2025: resilienza, innovazione e nuovi segnali di fiducia
Al di là delle Alpi, la dinamica non è soltanto negativa.
Se nel primo semestre 2025 l’Italia registra un aumento delle liquidazioni giudiziali (2 341 nel primo trimestre, 2 712 nel secondo secondo CRIBIS/CRIF), diversi indicatori mostrano una ripresa strutturale in corso.
Secondo ISTAT e Unioncamere, la crescita dell’export manifatturiero ha superato il +3,2 % nel primo semestre 2025, trainata dai settori agroalimentare, meccanico e moda-lusso. In parallelo, il Piano Transizione 4.0 e gli incentivi europei PNRR hanno favorito oltre 80 000 nuove imprese tra aprile e giugno, con un incremento delle startup innovative del +12 % rispetto al 2024.
Il turismo italiano vive anch’esso un anno record: oltre 67 milioni di arrivi internazionali nei primi otto mesi, con una crescita superiore al 10 % sul 2024 (ENIT, settembre 2025). Città come Roma, Firenze, Napoli e la Liguria occidentale hanno recuperato i livelli pre-pandemia, rafforzando i legami economici e culturali con la Francia.
L’Italia mostra dunque un volto duplice: se alcune imprese faticano sotto il peso dei costi, il tessuto produttivo complessivo evolve verso modelli più digitali e sostenibili, puntando su export, turismo e innovazione industriale.
Un contrasto netto tra Nizza e Genova, ma ponti sempre più forti
A pochi chilometri di distanza, la frontiera economica resta visibile, ma sempre più permeabile.
Sul versante francese, la diversificazione del modello azzurro tra turismo di fascia alta, servizi digitali e innovazione ha permesso di assorbire meglio gli shock.
Sul versante italiano, soprattutto in Liguria e Piemonte, le imprese stanno accelerando nella transizione verde e tecnologica, grazie ai poli di Genova, Torino e Savona, centri di eccellenza nella robotica, nella logistica portuale e nell’energia rinnovabile.
Le piccole imprese familiari italiane, pur confrontandosi con costi elevati, beneficiano oggi di nuovi strumenti di credito agevolato e del sostegno delle Camere di Commercio Italo-Francesi, che favoriscono progetti comuni su turismo, formazione e innovazione.
Due modelli economici, una stessa volontà di trasformazione
La Costa Azzurra rappresenta un modello economico terziario, agile e internazionale, fondato su turismo, servizi e innovazione digitale.
L’Italia, invece, sta ristrutturando il proprio apparato produttivo: meno industria tradizionale, più filiera green, tech e design.
Le imprese francesi beneficiano di un ecosistema finanziario stabile, ma l’Italia sta colmando il divario grazie a una forte cultura dell’artigianato di qualità, alla capacità di esportare eccellenze e a un patrimonio culturale e gastronomico che continua a rappresentare un motore economico strategico.
Conclusione: due sponde, una prospettiva comune
Nel 2025, la Costa Azzurra si distingue come un territorio di resilienza, capace di gestire le crisi grazie alla diversità economica e al turismo internazionale.
Ma l’Italia non è in ritirata: sta reinventando la propria economia attraverso innovazione, export e sostenibilità, consolidando al tempo stesso un rapporto privilegiato con la Francia.
Le due traiettorie non sono opposte, bensì complementari: la Francia dimostra una solidità immediata, l’Italia costruisce una rinascita strutturale.
Entrambe, insieme, delineano il profilo di un Mediterraneo economico più integrato, moderno e competitivo.
(Contributo editoriale a cura della Chambre de Commerce Italienne Nice, Sophia-Antipolis, Cote d'Azur)
Minas Gerais, uno degli stati più industrializzati del Brasile, e la regione del Veneto, una delle economie più innovative e produttive d’Europa, hanno siglato una partnership strategica che promette di aprire nuove opportunità per lo sviluppo sostenibile, l’innovazione e lo scambio istituzionale. Questa collaborazione senza precedenti è stata ufficializzata il 20 ottobre 2025, a Venezia, con la firma di un Memorandum di Intesa (MoU) da parte del governatore di Minas Gerais, Romeu Zema, e del presidente della regione del Veneto, Luca Zaia. Questo accordo assume particolare rilevanza poiché unisce due regioni che condividono affinità economiche, culturali e sociali, oltre a una vocazione comune per l’imprenditorialità e l’industrializzazione.
Come il Veneto, Minas Gerais si distingue per un’economia diversificata e industrialmente avanzata. Mentre il Veneto è leader in settori come la meccanica, l’agroindustria, il tessile, la produzione di vetro e mobili, Minas Gerais si posiziona come un polo strategico in Brasile per l’estrazione mineraria, l’agroalimentare, la siderurgia, la tecnologia e le energie rinnovabili. Entrambe le regioni vantano una forte tradizione innovativa, un’elevata capacità di esportazione e un patrimonio culturale che integra le eredità brasiliane e italiane. Queste somiglianze costituiscono la base per costruire un rapporto solido che supera gli aspetti puramente economici ed espande l'azione a settori come la scienza, la tecnologia, l’istruzione, la cultura e la sostenibilità.
Durante la cerimonia della firma, i leader hanno sottolineato l’impatto che questa partnership potrebbe generare. Il governatore Romeu Zema ha evidenziato il potenziale trasformativo della collaborazione, affermando che Minas Gerais e il Veneto hanno molto in comune, in particolare nella struttura industriale, e ha sottolineato il ruolo delle università e delle federazioni imprenditoriali nella generazione di risultati positivi per entrambe le parti. Luca Zaia, invece, ha enfatizzato che il Veneto non firma frequentemente accordi di collaborazione, ma la sintonia percepita con Minas Gerais ha reso questa cooperazione speciale e strategica.
Il Memorandum di Intesa (MoU) apre prospettive per azioni congiunte in settori di grande rilevanza globale, come scienza e tecnologia, digitalizzazione, industria agroalimentare, energie rinnovabili, turismo, cultura, sport, infrastrutture e trasporti. Si prevede che piccoli e medi imprenditori di entrambe le regioni possano accedere a nuove opportunità nel mercato globale, creando un ecosistema di innovazione e crescita reciproca. L’integrazione di università, centri di ricerca, associazioni imprenditoriali e squadre tecniche del settore pubblico sarà essenziale in questo processo, che prevede iniziative come politiche pubbliche congiunte, partecipazione a eventi internazionali e scambio di esperienze in ambiti strategici.
La firma dell’accordo rappresenta un momento cruciale nel rafforzamento delle relazioni bilaterali tra Minas Gerais e il Veneto, consolidando una cooperazione strutturata e a lungo termine. Si tratta di un’iniziativa che ha avuto inizio nel 2024 attraverso le trattative portate avanti dalla Segreteria per le Infrastrutture, la Mobilità e le Partnership di Minas Gerais (Seinfra) e che ha visto il supporto della Camera di Commercio Italo-Brasiliana di Minas Gerais e di rappresentanti delle imprese delle due regioni.
In un contesto globale in cui l’innovazione, lo sviluppo sostenibile e il progresso tecnologico sono fondamentali, la partnership tra Minas Gerais e il Veneto si presenta come un esempio di come regioni con simili caratteristiche economiche e culturali possano potenziare le loro capacità. Inoltre, l’accordo riflette un impegno comune nella ricerca di soluzioni per le sfide contemporanee, garantendo al contempo il rafforzamento dei legami storici tra Brasile e Italia. Il Veneto, riferimento europeo per il turismo, la sostenibilità e la viticoltura, con il 19% della produzione vinicola italiana, si allinea perfettamente con la visione strategica di Minas Gerais, che mira a espandere i propri orizzonti internazionali e a consolidarsi come protagonista globale.
Questo accordo non rappresenta solo un passo in avanti nelle relazioni tra Minas Gerais e il Veneto, ma serve anche come ispirazione per future collaborazioni internazionali orientate all’innovazione, alla crescita sostenibile e all’integrazione dei mercati.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana di Minas Gerais)
Il 24 novembre è stata ufficialmente lanciata LuxDefence, l’Associazione che riunisce oltre 80 aziende per rafforzare le capacità di difesa industriale del Lussemburgo a vantaggio della sicurezza dell'UE e della NATO, oltre a promuovere e stimolare l'innovazione e lo sviluppo di progetti strategici, facendo leva su 1,2 miliardi di euro di investimenti pubblici (bilancio 2026) e risorse strategiche (spazio, cyber) e impegnandosi al contempo a favore della sovranità europea. André Wilmes, Presidente di LuxDefence, in occasione del lancio ufficiale dell'associazione il 24 novembre presso la Chambre de Commerce du Grand-Duché de Luxembourg, ha sottolineato che il lancio di LuxDefence segna una pietra miliare geopolitica negli sforzi del Lussemburgo di assumere il proprio ruolo nella difesa al fianco dei suoi alleati, sia a livello nazionale che internazionale, sfruttando la propria base industriale.
LuxDefence, che già assume "ruoli di coordinamento di settore leader" presso l'Associazione Europea per la Difesa (EDA), è stata concepita come un'iniziativa a lungo termine per rafforzare l'innovazione e le capacità per la sicurezza del Lussemburgo, dei suoi partner europei e degli alleati NATO in tutto il mondo ed è stata identificata come un'esigenza strategica chiave per strutturare l'ecosistema oltre ad essere stata un impegno assunto dagli stakeholder industriali nell'estate del 2024.
L'esistenza di LuxDefence è importante perché si allinea con l'impegno di lunga data del progetto europeo per la sicurezza collettiva e collaborativa
Luxdefence nasce dalla consapevolezza che sia necessaria una mobilitazione a tutti i livelli, inclusi quello industriale, tecnologico, finanziario, digitale, diplomatico e umano, pubblico e privato per arrivare a rafforzare le capacità nazionali, generare innovazione, sostenere la sovranità europea e creare valore economico.
Il Lussemburgo vanta un ecosistema spaziale e satellitare leader (che include aziende come SES), produttori di alto valore, una solida infrastruttura di sicurezza informatica, una posizione strategica centrale con capacità logistiche, un rinomato centro finanziario e piattaforme di ricerca di importanza europea. In tal senso, LuxDefense mira a costruire una base industriale della difesa sostenibile e competitiva "in cui il Lussemburgo possa apportare valore e scalabilità".
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Lussemburghese a.s.b.l)
Nonostante campagne di sensibilizzazione, leggi e iniziative europee per la parità di genere, il divario salariale tra uomini e donne continua a rappresentare un nodo irrisolto, sia in Germania che in Italia. I dati più recenti mostrano che, pur con alcune differenze, in entrambi i Paesi le donne guadagnano significativamente meno dei colleghi uomini, sia in termini orari sia su base annua.
In Germania, secondo l’Ufficio federale di statistica (Destatis), nel 2024 le donne hanno percepito in media il 16% in meno rispetto agli uomini per ogni ora di lavoro. Il divario è più ampio nella Germania occidentale e a Berlino (17%) e si riduce all’Est (5%). Se si considera l’intero reddito annuale, il cosiddetto gender overall earnings gap raggiunge il 39%, segnalando come le donne lavorino mediamente meno ore e con carriere più discontinue. Le differenze sono accentuate nei settori finanziario e assicurativo (26%), tecnico-scientifico (25%) e manifatturiero (19%), mentre risultano più contenute nei comparti dell’istruzione e dei servizi alla persona. Il settore pubblico tedesco mostra un divario inferiore (7%) rispetto al privato (18%).
In Italia, secondo un’analisi de Il Sole 24 Ore (aprile 2025), il divario salariale complessivo oscilla tra il 10% e il 15%, senza progressi significativi negli ultimi anni. Inoltre, il divario cresce con il livello di istruzione e la posizione professionale: tra i laureati raggiunge il 16%, e tra i dirigenti arriva al 30,8%. Le differenze sono marcate nel settore privato (15,9%), mentre nel pubblico il gap si riduce al 5,2%, grazie anche a una maggiore presenza femminile e a retribuzioni più uniformi.
Alla base delle disuguaglianze in entrambi i Paesi vi sono cause comuni: la maggiore diffusione del lavoro part-time tra le donne, le interruzioni di carriera legate alla maternità e alla cura familiare, e la persistente segregazione professionale, che concentra le lavoratrici in settori a minore remunerazione.
A livello europeo, secondo Eurostat 2025, il divario medio di genere nelle retribuzioni orarie è del 12%, con picchi superiori al 20% in alcuni Stati membri. L’Unione Europea, consapevole dell’impatto economico e sociale di questa disparità, ha introdotto la Direttiva 2023/970/UE sulla trasparenza salariale, che dal 2026 obbligherà le imprese a rendere pubblici i livelli retributivi e le differenze di genere.
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio Italo Tedesca - ITALCAM)
Una delegazione del Ministero dell'Agricoltura e dell'Allevamento (MAPA) ha partecipato a tre eventi della FAO e alla Giornata Internazionale del Caffè, rafforzando il dialogo tecnico e istituzionale tra Brasile e Italia
Il Ministero dell'Agricoltura e dell'Allevamento (Mapa) ha partecipato, tra il 29 settembre e il 1° ottobre, a una serie di eventi presso la sede dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO) a Roma. La delegazione brasiliana era guidata dal Segretario al Commercio e alle Relazioni Internazionali, Luís Rua, e comprendeva l'addetto agricolo brasiliano presso la FAO, Fernanda Magalhães; il Direttore della Salute Animale, Marcelo Mota; il Coordinatore Generale dell'SDR, Bruno Leite; e il ricercatore Alexandre Morais do Amaral.
Durante la missione, il Brasile ha rafforzato il suo impegno per la sostenibilità, la sicurezza alimentare e il commercio internazionale di prodotti agricoli. L'agenda includeva la partecipazione a tre eventi chiave della FAO: il lancio delle nuove linee guida per la Livestock Environmental Performance Assessment Partnership (LEAP); il seminario "Celebrating Coffee: Sustainability, Culture and Development"; e la conferenza ministeriale di alto livello "FAO Global Conference on Sustainable Livestock Transformation".
In apertura della conferenza della FAO sull'allevamento sostenibile, il Segretario Luís Rua ha evidenziato le politiche brasiliane volte a ridurre la deforestazione e a ripristinare i pascoli degradati, con particolare attenzione ai sistemi di produzione integrati (coltivazione, allevamento e silvicoltura), che già coprono circa 17 milioni di ettari nel Paese. "Il modello brasiliano combina produttività e conservazione. È un sistema che produce, preserva e contribuisce alla sicurezza alimentare globale", ha affermato.
Rua ha inoltre difeso l'importanza delle metodologie scientifiche per misurare e migliorare la sostenibilità nella filiera zootecnica, sottolineando il ruolo di istituzioni come Embrapa (Impresa Brasiliana per la Ricerca Agricola) nella diffusione delle tecnologie agricole in diversi continenti. Il Brasile è uno dei Paesi con la maggiore partecipazione tecnica alle pubblicazioni di LEAP, un gruppo che riunisce esperti per definire parametri e buone pratiche per una produzione sostenibile.
IL CAFFÈ COME SIMBOLO CULTURALE E DI COOPERAZIONE TRA BRASILE E ITALIA
Si è parlato di caffè in due occasioni: in occasione della "Giornata Internazionale del Caffè", promossa dall'Ambasciata del Brasile a Roma e dal Consiglio Brasiliano degli Esportatori di Caffè (Cecafé), e all'evento della FAO dedicato alla sostenibilità e alla cultura del caffè. Il Brasile ha presentato i progressi nella coltivazione nazionale del caffè e ha rafforzato i legami storici con l'Italia. Attualmente, il Paese è tra i quattro maggiori acquirenti di caffè brasiliano e considera l'espresso un simbolo nazionale.
I dibattiti hanno evidenziato l'importanza del caffè come prodotto che coniuga tradizione, sostenibilità e innovazione. Il Segretario Luís Rua ha ricordato ai partecipanti che "quattro tazze di caffè su dieci consumate in Italia provengono dal Brasile" e che il rafforzamento di questa partnership è strategico per ampliare il riconoscimento dei caffè brasiliani di alta qualità e di origine controllata.
DIALOGO E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Durante le pause degli eventi, la delegazione brasiliana ha tenuto incontri bilaterali con rappresentanti di paesi dell'Africa e dell'America Centrale, come Kenya, Guatemala e Burkina Faso, affrontando questioni relative al ripristino delle aree degradate, alle politiche sanitarie e alla cooperazione tecnica.
La missione ha rafforzato il ruolo del Brasile come attore globale nella promozione dell'agricoltura sostenibile e del dialogo multilaterale. "Abbiamo seguito le linee guida del Ministro Carlos Fávaro nella ricerca di opportunità che migliorino la vita dei nostri produttori e amplino l'accesso al cibo brasiliano in tutto il mondo", ha concluso Rua.
INFORMAZIONI SULLA FAO
Fondata nel 1945, l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO) si propone di sradicare la fame e promuovere sistemi alimentari sostenibili. L'istituzione riunisce 194 paesi membri e si occupa dello sviluppo di politiche, progetti e linee guida tecniche incentrate sulla sicurezza alimentare, la nutrizione e la sostenibilità del settore agricolo.
Fonte: Governo Federal | Ministério da Agricultura e Pecuária
(Contenuto editoriale a cura della Câmara de Comércio Italiana de São Paulo - ITALCAM)
Il Brasile ha registrato, nel 2024, i migliori risultati per reddito, disuguaglianza e povertà nell'intera serie storica iniziata nel 1995, secondo una nota tecnica dell'Istituto per la Ricerca Economica Applicata (Ipea). Lo studio è stato pubblicato il 25 novembre sulla base dei dati raccolti dall'Istituto Brasiliano di Geografia e Statistica (IBGE).
Nel corso di 30 anni, il reddito pro capite delle famiglie è cresciuto di circa il 70%, il coefficiente di Gini (un indice che misura la concentrazione del reddito) è diminuito di quasi il 18% e il tasso di povertà estrema è sceso dal 25% a meno del 5%.
I progressi sono stati irregolari, concentrati tra il 2003 e il 2014, e hanno ripreso con forza tra il 2021 e il 2024. Dopo un prolungato ciclo di crisi tra il 2014 e il 2021, caratterizzato da recessione, lenta ripresa e un forte impatto della pandemia, il reddito pro capite ha raggiunto il livello più basso in un decennio. Dal 2021 in poi la traiettoria è cambiata: per tre anni consecutivi il reddito medio è cresciuto di oltre il 25% in termini reali, il più grande incremento dai tempi del Piano Real, accompagnato da un calo significativo delle disuguaglianze.
“I risultati dimostrano che è possibile ridurre drasticamente la povertà e la disuguaglianza, ma che questi movimenti possono anche essere interrotti o addirittura invertiti da vari fattori. Ed è importante combinare diversi mezzi per raggiungere questi obiettivi nazionali fondamentali”, ha sottolineato Marcos Dantas Hecksher, autore dello studio insieme a Pedro Herculano Souza.
I ricercatori attribuiscono il recente miglioramento al rafforzamento del mercato del lavoro e all'espansione dei trasferimenti di reddito, entrambi responsabili di quasi la metà della riduzione della disuguaglianza e della diminuzione della povertà estrema tra il 2021 e il 2024. Programmi come Bolsa Família, Benefício de Prestação Continuada, Auxílio Brasil e Auxílio Emergencial si sono dimostrati più efficaci dopo il 2020.
Tuttavia, l'effetto dei trasferimenti ha perso slancio nel 2023 e nel 2024 con la fine del ciclo espansivo, mentre il mercato del lavoro ha mantenuto una forte influenza sugli indicatori sociali.
“Le disuguaglianze devono essere combattute attraverso tutte le politiche pubbliche. Ciò include non solo una migliore destinazione della spesa sociale ai più poveri, ma anche una più equa distribuzione delle imposte. È importante promuovere la produttività del lavoro dei più poveri e, allo stesso tempo, ridurre la quota di risorse pubbliche che deve essere destinata al pagamento degli interessi sul debito pubblico ai più ricchi”, afferma Hecksher.
Nel 2024, il Paese ha registrato i livelli di povertà più bassi della serie. Ciononostante, il 4,8% della popolazione viveva al di sotto della soglia di povertà estrema (3 dollari al giorno) e il 26,8% al di sotto della soglia di povertà (8,30 dollari al giorno). Secondo la ripartizione presentata nello studio, oltre il 60% della riduzione della povertà estrema tra il 2021 e il 2024 è derivato da una migliore distribuzione.
La nota tecnica evidenzia che i progressi osservati nel periodo post-pandemico tendono a perdere slancio con la fine dell'espansione delle politiche di assistenza sociale, rendendo il mercato del lavoro ancora più decisivo nei prossimi anni. Gli autori avvertono che le indagini sulle famiglie tendono a sottostimare redditi molto elevati e alcuni trasferimenti sociali, il che richiede cautela nell'interpretazione dei risultati.
Il documento conclude che il periodo recente segna un importante cambiamento strutturale: dopo anni di stagnazione o regressione, gli indicatori di reddito, disuguaglianza e povertà sono nuovamente migliorati simultaneamente e a un ritmo accelerato.
Fonte: Agência Brasil
(Contenuto editoriale a cura della Câmara de Comércio Italiana de São Paulo - ITALCAM)
Nel 2024, lo Stato di Santa Catarina si è consolidato come uno dei principali poli logistici del Brasile, trainato dall’importanza crescente del settore portuale. In questo periodo, l’attività portuale ha movimentato 63 milioni di tonnellate di merci, registrando una crescita del 6,6%.
Attualmente, Santa Catarina dispone di sei porti situati nelle città di Navegantes, Itajaí, Laguna, Imbituba, São Francisco do Sul e Itapoá, e sono previste altre due nuove strutture che amplieranno ulteriormente la capacità operativa dello Stato.
Di seguito, evidenziamo tre porti in fase di espansione e modernizzazione, che hanno ricevuto significativi investimenti pubblici e privati.
Il Porto di Navegantes è considerato un punto di riferimento in termini di efficienza logistica in Brasile. In 18 anni di attività ha accolto 10 mila scali e movimentato oltre 14 milioni di container. Il terminal impiega 1.300 professionisti diretti e ha già ricevuto investimenti superiori a 1 miliardo di real. Parte di tali risorse è stata destinata all’adeguamento del molo e all’implementazione della tecnologia sostenibile Shore Power, che fornirà energia elettrica alle navi attraccate, riducendo emissioni e costi ambientali.
Nel Porto di Imbituba sono stati investiti oltre 95 milioni di real per l'ampliamento, oltre a 15 milioni di real destinati al miglioramento delle condizioni di navigazione, e sono stati effettuati investimenti pubblici relativi a lavori di accesso e miglioramenti al terminal container.
Il Porto di Itapoá, uno dei più moderni del Brasile, continua a crescere in maniera esponenziale. Nel 2024 ha registrato un aumento del 12,6% nelle esportazioni e movimentato 1,2 milioni di container. Sono inoltre previsti ulteriori investimenti per 500 milioni di real e l’apertura di una nuova area di stoccaggio.
La crescita del commercio estero in Santa Catarina, unita ai continui investimenti nelle aree portuali, rafforza l’economia regionale, creando un ecosistema dinamico di micro e piccole imprese, offrendo diverse opportunità di business per gli imprenditori italiani. Oltre alla possibilità di investire in attività di esportazione e importazione, con maggiore sicurezza e costi più bassi, esiste un ampio potenziale in settori correlati, quali servizi logistici specializzati, trasporto merci, stoccaggio, manutenzione, ristorazione, ho.re.ca. e tecnologia.
Vi è inoltre una crescente domanda per lo sviluppo di nuovi servizi e iniziative imprenditoriali locali, sostenuta da un mercato in continua espansione e da una regione che investe in tecnologia, efficienza e innovazione nei settori portuale e logistico.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana di Santa Catarina)
Il prossimo capitolo della cooperazione economica globale è in procinto di prendere forma: secondo quanto dichiarato dal presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, il trattato di libero scambio tra Mercosul e Unione Europea è destinato ad essere firmato il 20 dicembre. L’annuncio, dato al termine di un intervento durante il vertice del G20 in Sudafrica, rappresenta una svolta significativa nei rapporti Nord-Sud e nella strategia commerciale globale del Brasile.
La portata dell’accordo è notevole: l’Unione Europea e il Mercosul insieme rappresentano circa 722 milioni di abitanti e un Pil congiunto dell’ordine dei 22 mila miliardi di dollari, secondo il presidente Lula. Un volume di questa dimensione suggerisce che non si tratterà semplicemente di un’intesa commerciale ordinaria, ma potenzialmente «il più grande accordo commerciale del mondo», così come lo ha definito lo stesso capo dello Stato brasiliano.
Le negoziazioni, che hanno richiesto circa 25 anni, sono ormai arrivate alla fase finale. Il testo definitivo sarà composto da due parti: un accordo economico-commerciale a entrata in vigore provvisoria e un accordo completo che presuppone una ratifica più ampia dai Parlamenti dei Paesi coinvolti. Da parte europea, il documento è stato presentato formalmente alla Commissione Europea, al Parlamento e agli Stati membri, anche se restano resistenze, in particolare da paesi come la Francia, che hanno sollevato dubbi sulle condizioni agricole e ambientali.
Dal punto di vista del Mercosul, l’approvazione parlamentare nazionale dovrà essere affrontata individualmente dai quattro Stati membri — Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay — nonostante l’entrata in vigore possa avvenire anche in via separata. È dunque evidente che, sebbene la firma sia imminente, la piena attuazione operativa dell’accordo sarà verosimilmente un percorso graduale.
Sul versante europeo, i sostenitori dell’intesa sottolineano come essa possa rappresentare una strategia per compensare perdite commerciali derivanti dalle tariffe imposte durante gli anni Trump e ridurre la dipendenza cinese, soprattutto nel settore dei minerali strategici, come il litio per batterie. Contemporaneamente, l’accesso ai mercati sud-americani viene visto come un’opportunità concreta per il settore europeo dell’automotive, delle macchine industriali e dei prodotti chimici. Al contempo, però, la Francia e altri Stati hanno evidenziato che l’accordo potrebbe favorire importazioni di commodity a basso costo da parte del Mercosul, in particolare carne bovina, mettendo in discussione gli standard europei di sicurezza alimentare e ambientale. Dal canto suo, il Brasile insiste nel sostenere che eventuali misure interne dell’UE di salvaguardia debbano rispettare lo spirito e le clausole dell’accordo.
Il calendario definito dal presidente Lula prevede la firma del patto durante la sede della Cumbre dei lídere del Mercosul, che dovrebbe tenersi a Foz do Iguaçu il 20 dicembre. Tuttavia, in ragione dell’assenza del presidente paraguaiano alla data proposta, la riunione ad alto livello è stata rimandata all’inizio di gennaio, lasciando aperti alcuni dettagli organizzativi.
In termini strategici, questo accordo ha il potenziale di ribaltare gli equilibri commerciali nel panorama internazionale. Per il Brasile e il Mercosul, l’intesa rappresenta una chiave per consolidare una visione economica più autonoma rispetto agli assi tradizionali, in particolare rispetto alla Cina, e per affermare la regione come polo di attrazione per investimenti esteri e tecnologia. Per l’Unione Europea, la partnership con il Mercosul costituisce un’anomalia virtuosa rispetto alle tradizionali alleanze commerciali: si tratta di un blocco in forte crescita demografica e dotato di risorse naturali strategiche, sia agricole sia minerarie, che possono alimentare la transizione verde europea.
Naturalmente, all’orizzonte si profilano sfide non irrilevanti. L’armonizzazione degli standard regolatori agroindustriali, ambientali e del lavoro tra le due sponde dell’Atlantico richiede meccanismi di governance sofisticati e un’attenta gestione delle resistenze interne. Il fatto che alcuni Paesi europei abbiano espresso riserve evidenzia come non basti la firma formale: sarà necessario un impegno politico e istituzionale robusto per trasformare l’intesa in benefici reali, misurabili e sostenibili.
In sintesi, la data del 20 dicembre potrebbe segnare l’avvio di una nuova epoca nelle relazioni economiche globali, sebbene solo il tempo ci dirà quando e come i vantaggi promessi si tradurranno in risultati concreti. L’accordo tra Mercosul e Unione Europea è un’occasione, forse senza precedenti, per ridisegnare le linee della cooperazione Sud-Sud e Sud-Nord; ma la sua efficacia dipenderà in gran parte dalla capacità di superare ostacoli reali e dall’impegno sul campo dei protagonisti.
Fonte: Agência Brasil
(Contenuto editoriale a cura della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria di Rio de Janeiro)
La COP 30 si è chiusa a Belém con un messaggio di ambizione concretizzata, seppur in un quadro geopolitico complesso e contraddittorio. Dopo 13 giorni di negoziati intensi, 195 paesi hanno approvato il così chiamato Pacote de Belém, un insieme di 29 decisioni che riflettono non solo gli obiettivi climatici tradizionali ma anche una nuova visione di multilateralismo come motore di implementazione concreta.
Sul piano politico, la COP30 ha rappresentato una vittoria simbolica per il Brasile, che ha guidato il dibattito su due fronti cruciali: una transizione giusta dai combustibili fossili e la protezione delle foreste tropicali. Nonostante non sia emerso un accordo stringente per abbandonare il petrolio e il carbone, il Brasile ha assunto l’iniziativa di elaborare due roadmap: una per una transizione energetica equa, l’altra per fermare e invertire il disboscamento.
Sul versante tecnico e istituzionale, il testo finale della COP rafforza l’Accordo di Parigi attraverso provvedimenti su emissioni, adattamento, tecnologia e finanziamenti. Tra le misure più significative: la triplicazione dei fondi per l’adattamento climatico, la creazione di un meccanismo di transizione giusta – il “Mecanismo de Belém” – e l’introduzione di indicatori volontari per valutare il progresso della resilienza globale. È stato lanciato anche il Programma di Implementazione della Tecnologia (TIP), destinato a sostenere le priorità tecnologiche dei paesi in via di sviluppo, e un nuovo Piano d’Azione per il genere e il clima, che riconosce il ruolo essenziale delle donne nelle politiche climatiche.
Uno dei momenti più memorabili della COP è arrivato con l’appello per un “mutirão globale” — una mobilitazione collettiva che invita tutti i paesi a cooperare su scala senza precedenti, con un’attenzione speciale alle soluzioni basate sulla natura, all’innovazione digitale, alle energie rinnovabili.
Dal punto di vista finanziario, la COP ha segnato un cambio di paradigma: si è cercato di riallineare il sistema multilaterale al bisogno di azione rapida e su larga scala, mobilitando nuovi strumenti finanzieri come il Fondo “Florestas Tropicais para Sempre”, pensato per premiare la conservazione comprovata delle foreste.
Il fatto che Belém, nel cuore dell’Amazzonia, abbia visto un afflusso di oltre mezzo milione di persone nei suoi spazi ufficiali (Blue Zone) e civili (Green Zone) è emblema del significato reale di questa COP: non solo diplomazia, ma partecipazione sociale ampia e diversificata. Questa partecipazione ha sancito la centralità della regione amazzonica nella nuova fase della politica climatica globale.
Tuttavia, non tutto è andato liscio. Le tensioni geopolitiche, in particolare tra paesi del Nord e del Sud globale, hanno segnato i momenti finali della conferenza. La mancanza di un consenso forte su un percorso obbligatorio per eliminare i combustibili fossili è stata motivo di critiche da parte di alcuni osservatori. Ma, nonostante questo, la COP30 è riuscita a mandare un segnale importante: il multilateralismo non è morto, ma deve evolvere in uno strumento di attuazione.
In chiusura, la COP 30 lascia dietro di sé un’eredità ambiziosa: un pacchetto di misure fortemente orientate all’azione, una mobilitazione globale che include governi, società civile, comunità amazzoniche. Il successo di Belém non sarà misurato solo dal testo solidificato, ma dalla capacità di trasformare queste decisioni in progetti reali nei prossimi anni.
Fonte: COP30
(Contenuto editoriale a cura della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria di Rio de Janeiro)
Il settore delle costruzioni e delle infrastrutture in Australia sta attraversando una fase di crescita senza precedenti, sostenuta da investimenti governativi record e dalla necessità di modernizzare le reti di trasporto e le infrastrutture urbane. Con un pipeline di progetti stimato in oltre 200 miliardi di dollari australiani nei prossimi anni, il paese offre opportunità significative per le imprese italiane specializzate in materiali, tecnologie e servizi di ingegneria.
Progetti infrastrutturali chiave
New South Wales
Lo stato del NSW ha lanciato il più ambizioso programma infrastrutturale della sua storia, con progetti emblematici quali:
Victoria
Melbourne e lo stato del Victoria stanno investendo massicciamente in:
Queensland
Il Queensland si concentra su progetti legati alle infrastrutture olimpiche e di trasporto:
Altri stati
Anche Western Australia, South Australia e ACT hanno lanciato significativi progetti di sviluppo di porti, collegamenti ferroviari minerari e infrastrutture urbane.
La presenza italiana: un'eccellenza riconosciuta
L'Italia vanta una presenza consolidata nel settore infrastrutturale australiano, con Webuild (ex Salini Impregilo) che si è affermata come uno dei principali contractor del paese. L'azienda italiana è coinvolta in diversi mega-progetti tra cui la Sydney Metro e altre opere strategiche, dimostrando l'eccellenza dell'ingegneria italiana a livello globale.
Questa presenza apre la strada a un ecosistema più ampio di fornitori e subfornitori italiani, creando un effetto moltiplicatore per l'intero sistema produttivo nazionale.
Opportunità per le imprese italiane
Materiali innovativi
Il mercato australiano è particolarmente ricettivo verso:
Tecnologie smart e digitalizzazione
Crescente domanda per:
Servizi di ingegneria specializzata
Opportunità nei settori di:
Energie rinnovabili nelle infrastrutture
L'Australia sta integrando sempre più fonti rinnovabili nei progetti infrastrutturali:
Come accedere al mercato: bandi e procedure
Sistema di procurement pubblico
L'Australia adotta un sistema di appalti pubblici trasparente e competitivo:
Requisiti per partecipare
Le imprese estere devono considerare:
Partnership strategiche
Particolarmente efficaci risultano:
Incentivi e supporto per partner esteri
Programmi governativi australiani
Export Market Development Grants (EMDG)
Programma gestito da Austrade che fornisce rimborsi fino al 50% delle spese di promozione export per PMI australiane e imprese estere con presenza locale.
Research & Development Tax Incentive (R&DTI)
Incentivo fiscale che offre crediti d'imposta per investimenti in ricerca e sviluppo.
Export Finance Australia (EFA)
Agenzia governativa per il credito all'export che fornisce finanziamenti, garanzie e assicurazioni.
Australian Infrastructure Financing Facility for the Pacific (AIFFP)
Fondo per il finanziamento di infrastrutture nel Pacifico e Timor-Leste.
Sfide
Aspetti da considerare
Fattori competitivi dell'offerta italiana
Tendenze future
Il settore infrastrutturale australiano si sta orientando verso:
L'Australia rappresenta un mercato strategico per le imprese italiane del settore costruzioni e infrastrutture. La combinazione di investimenti massicci, apertura internazionale, presenza consolidata di player italiani e apprezzamento per la qualità del Made in Italy crea un contesto favorevole per l'espansione.
Le PMI italiane, in particolare quelle specializzate in nicchie tecnologiche avanzate o in materiali innovativi, possono trovare spazi significativi come fornitori di eccellenza all'interno della supply chain dei grandi progetti.
La chiave del successo risiede in un approccio strutturato: partnership locali solide, adattamento agli standard australiani, investimento in presenza locale e capacità di offrire soluzioni innovative che rispondano alle priorità del paese in termini di sostenibilità, digitalizzazione e resilienza.
Link utili
Portali governativi australiani
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce and Industry in Australia inc.)