Martedì 21 Luglio 2026
Vai al Contenuto Raggiungi il piè di pagina
Il settore delle piastrelle spagnolo ha chiuso il 2025 con una moderata ripresa dell’attività, trainata da un miglioramento della produzione, dell’occupazione e, in particolare, della redditività aziendale. Tuttavia, le prospettive per il 2026 continuano a essere influenzate dall’aumento dei costi energetici, dalle tensioni geopolitiche e dal previsto incremento dei fallimenti aziendali.
È quanto emerge dal rapporto Flash Settoriale – Giugno 2026 redatto da Solunion, che analizza la recente evoluzione di uno dei settori più internazionalizzati dell’economia spagnola.
Secondo lo studio, il fatturato del settore ha raggiunto i 4.834 milioni di euro nel 2025, il che rappresenta un aumento dell’1% rispetto all’esercizio precedente, sebbene rimanga ancora lontano dagli oltre 5.500 milioni registrati nel 2022. Le esportazioni, principale motore dell’industria ceramica spagnola, sono cresciute appena dello 0,2%, riflettendo la debolezza di alcuni dei suoi mercati tradizionali.
I nuovi mercati compensano il rallentamento negli Stati Uniti e in Europa
Il rapporto evidenzia un cambiamento significativo nella geografia delle esportazioni del settore. Mentre mercati chiave come gli Stati Uniti, la Francia e l’Italia hanno registrato un calo degli acquisti di piastrelle spagnole, altre destinazioni come Israele, il Marocco e il Portogallo hanno registrato crescite rispettivamente del 17,1%, del 13,2% e del 6,4%, contribuendo a sostenere il volume delle esportazioni.
Questa diversificazione dei mercati sta consentendo al settore di compensare parzialmente la minore domanda proveniente da alcuni dei suoi principali clienti internazionali.
Miglioramento della produzione e dell’occupazione
La produzione è aumentata del 2,7% nel 2025, raggiungendo i 427 milioni di metri quadrati, proseguendo la ripresa iniziata nel 2024, sebbene sia ancora lontana dagli oltre 500 milioni di metri quadrati prodotti prima della pandemia.
Anche l’occupazione ha registrato un andamento positivo, con una crescita dell’1,4%, attestandosi a 15.939 lavoratori. Tuttavia, il rapporto mette in guardia sul progressivo invecchiamento della forza lavoro, la cui età media raggiunge ormai i 46 anni, il che potrebbe rendere difficile il ricambio generazionale nei prossimi anni.
La redditività torna a livelli storici
Uno dei dati più positivi dello studio è la ripresa della redditività aziendale. Solunion stima che l’EBITDA medio delle principali aziende del settore supererà nel 2025 la media degli ultimi quattro anni, trainato principalmente dalla riduzione dei costi energetici rispetto ai massimi registrati dopo la crisi del 2022.
Inoltre, il miglioramento dell’efficienza energetica, gli aiuti pubblici alla cogenerazione e i fondi europei destinati alla transizione energetica hanno contribuito a rafforzare la competitività delle aziende produttrici di piastrelle.
Energia, geopolitica e concorrenza indiana: le grandi sfide del 2026
Nonostante il miglioramento di alcuni indicatori, il settore affronta il 2026 con importanti sfide.
Il conflitto in Medio Oriente ha provocato un aumento fino al 70% del prezzo del gas, nonché un incremento superiore all’11% dei costi di trasporto marittimo e difficoltà derivanti dal blocco di determinate rotte commerciali.
A ciò si aggiungono le restrizioni commerciali in alcuni mercati strategici e la crescente concorrenza dell’industria ceramica indiana, i cui costi di produzione e prezzi di vendita continuano a essere significativamente inferiori a quelli europei.
Il settore delle piastrelle dovrà inoltre affrontare ingenti investimenti legati alla progressiva riduzione delle quote gratuite di emissione di CO₂, procedendo verso l’elettrificazione dei forni e il miglioramento dell’efficienza energetica dei processi produttivi.
Aumentano i casi di insolvenza e i rischi di mancato pagamento
Un altro aspetto che preoccupa le aziende è il deterioramento di alcuni indicatori finanziari.
Sebbene il numero di insolvenze sia sceso del 16,2% nel 2025, Solunion rileva un significativo rialzo nei primi mesi del 2026. L’assicuratore stima che le procedure concorsuali potrebbero aumentare tra il 15% e il 20% quest’anno, fino a tornare a livelli simili a quelli registrati nel 2024.
Allo stesso modo, l’indice di sinistralità mostra una nuova tendenza al rialzo dei casi di mancato pagamento nei primi mesi dell’esercizio. Secondo il rapporto, la probabilità che una vendita effettuata da un’azienda del settore si traduca in un mancato pagamento è attualmente superiore del 58% alla media nazionale.
Nonostante questo scenario, Solunion ritiene che il settore delle piastrelle spagnolo stia affrontando una fase di stabilizzazione, sostenuta dalla graduale ripresa di mercati come la Francia e il Regno Unito e dalla crescente diversificazione delle sue destinazioni internazionali.
(Contributo editorisle a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna)
Un chiarimento atteso da tempo da numerosi lavoratori transfrontalieri. Con la risposta all'interpello n. 126/E del 22 giugno 2026, l'Agenzia delle Entrate ha stabilito che la sede del datore di lavoro situata fuori dall'area di frontiera italiana non compromette l'accesso al regime fiscale agevolato previsto dall'Accordo italo-svizzero sui frontalieri, a condizione che la prestazione lavorativa venga effettivamente svolta nelle regioni di confine e che il datore sia fiscalmente residente in Italia.
Il caso che ha portato al chiarimento riguarda una lavoratrice fiscalmente residente in un comune di confine del Canton Ticino, impiegata come informatrice farmaceutica per un'azienda con sede legale in Veneto — una regione che non rientra tra quelle definite "di frontiera" dall'Accordo del 2020 — ma che svolge la propria attività interamente in territorio lombardo. Una figura di "frontaliera al contrario", rientrante nel campo di applicazione del nuovo Accordo Italia-Svizzera del 23 dicembre 2020, in vigore dal 2023 e applicabile dal 1° gennaio 2024, che ha esteso la normativa anche ai residenti svizzeri che lavorano in Italia, e non più soltanto ai residenti italiani occupati oltre confine.
Il dubbio nasceva dal fatto che l'area di frontiera italiana, secondo la definizione dell'Accordo, comprende solo Lombardia, Piemonte, Valle d'Aosta e la Provincia Autonoma di Bolzano — il Veneto ne è quindi escluso. L'Agenzia delle Entrate ha però chiarito che la norma richiede il rispetto del vincolo geografico esclusivamente per il luogo in cui viene svolta la prestazione lavorativa, e non per l'ubicazione della sede del datore: per quest'ultimo è infatti sufficiente la residenza fiscale in Italia, indipendentemente da dove si trovi la sua sede operativa.
La distinzione non è di poco conto sul piano economico. Il regime previsto dall'Accordo del 2020 prevede infatti un'imposizione alla fonte con un'aliquota che non può superare l'80% di quella ordinariamente dovuta da un residente italiano a parità di reddito, con eliminazione della doppia imposizione tramite credito d'imposta nel Paese di residenza. Se la sede del datore fosse risultata determinante per l'applicazione del regime, i lavoratori in situazioni analoghe si sarebbero visti negare questo trattamento di favore, con un aggravio fiscale potenzialmente rilevante.
Il principio chiarito dall'Agenzia ha una portata che va oltre il singolo caso esaminato: le imprese italiane con sede fuori dalle regioni di confine possono quindi impiegare lavoratori residenti in Svizzera che operano fisicamente in Lombardia, Piemonte, Valle d'Aosta o nella Provincia di Bolzano, senza che questo faccia perdere ai dipendenti il diritto al regime fiscale frontaliero, a condizione che l'attività lavorativa sia svolta integralmente nell'area di confine prevista dall'Accordo.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera)
Un nome meno noto al grande pubblico rispetto a colossi come Roche o Novartis, ma che nel 2025 è diventato il principale contribuente fiscale del Paese: si tratta di MSD, la filiale svizzera della multinazionale farmaceutica statunitense Merck Sharp & Dohme, con sede a Lucerna. Lo scorso anno l'azienda ha versato 1,8 miliardi di franchi di imposte, una cifra che ha contribuito in modo determinante a migliorare le prospettive finanziarie della Confederazione, al punto che le stime sulle entrate federali sono state recentemente corrette al rialzo di un miliardo rispetto a pochi mesi prima.
Gran parte degli utili di MSD deriva da Keytruda, un anticorpo monoclonale impiegato nel trattamento di diversi tipi di tumore. Sebbene il farmaco sia stato sviluppato nei Paesi Bassi, la struttura internazionale del gruppo e la registrazione dei relativi brevetti in Svizzera fanno confluire nel Paese una parte rilevante dei profitti generati a livello globale. Secondo quanto ricostruito da alcuni media svizzeri, il meccanismo si spiegherebbe anche grazie a dispositivi fiscali introdotti durante la prima amministrazione Trump e a condizioni fiscali di favore concesse dal Canton Lucerna, dettagli che però restano coperti dal segreto fiscale e non hanno conferme ufficiali.
Il presidente del consiglio d'amministrazione di MSD, Franz Eschrich, ha tenuto a precisare che la scelta della Svizzera non si fonda solo su ragioni fiscali, ma anche sulla disponibilità di spazi adeguati, personale qualificato e un dialogo costruttivo con le autorità locali. L'azienda, presente in Svizzera da oltre settant'anni, conta oggi circa mille dipendenti nel Paese, una piccola parte dei 75.000 a livello mondiale.
Le entrate generate da MSD hanno avuto ripercussioni significative anche sui conti del Canton Lucerna, che in pochi anni è passato da una situazione di deficit a una di surplus, riuscendo al contempo ad abbassare l'aliquota fiscale sugli utili societari fino a renderla la più bassa di tutta la Svizzera.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera)
Barcellona e Madrid figurano tra le cinque destinazioni internazionali con la maggiore crescita della capacità aerea per l’estate del 2026, secondo le conclusioni del rapporto Travel Report 2026 redatto dal Mastercard Economics Institute (MEI). Lo studio colloca entrambe le città tra le principali beneficiarie dell’aumento globale della connettività aerea internazionale, in un contesto in cui l’Europa continua a consolidarsi come uno dei grandi motori del turismo mondiale.
L’analisi, elaborata sulla base di dati aggregati e anonimi relativi alle transazioni e provenienti da diverse fonti del settore, evidenzia che la domanda turistica mantiene un’elevata capacità di adattamento nonostante fattori quali l’incertezza geopolitica, la volatilità delle valute o l’aumento dei costi di trasporto.
Nella classifica delle città con la maggiore crescita su base annua dei posti a sedere programmati per i voli internazionali durante il periodo estivo, Parigi è in testa, seguita da Amsterdam, Bruxelles, Barcellona e Madrid.
Il treno acquista importanza nei viaggi europei
Il rapporto individua inoltre una crescente preferenza per il treno come alternativa sostenibile al trasporto aereo sulle tratte a breve e media distanza. La Spagna è in testa a questa tendenza in Europa.
I viaggiatori spagnoli destinano il 2,7% del loro budget totale di viaggio al treno, la percentuale più alta del continente, davanti a Paesi Bassi, Regno Unito e Belgio.
La tendenza si estende anche al segmento dei treni turistici e di lusso, dove la Spagna figura tra i principali mercati di provenienza dei viaggiatori interessati a questo tipo di esperienze.
L’intelligenza artificiale trasforma la scelta delle destinazioni
Un’altra delle tendenze evidenziate dallo studio è la crescente influenza degli strumenti di intelligenza artificiale nella pianificazione dei viaggi.
Secondo Mastercard, gli utenti che utilizzano assistenti basati sull’IA per cercare destinazioni mostrano una maggiore propensione verso luoghi meno affollati e con un’offerta più autentica. In questo contesto, Conil de la Frontera (Cadice) emerge come la destinazione balneare più raccomandata a livello mondiale da questo tipo di strumenti.
Il rapporto indica inoltre altre destinazioni spagnole che stanno guadagnando visibilità tra questi viaggiatori digitali, come Cadice, i quartieri granadini dell’Albaicín e del Sacromonte, Ciutadella di Minorca, Palamós, Castellón de la Plana o Sant Antoni de Portmany, a Ibiza.
Nuovi poli del turismo d’affari
In ambito aziendale, lo studio rileva una riconfigurazione dei flussi internazionali dei viaggi d’affari.
Abu Dhabi si posiziona come il principale hub mondiale per gli spostamenti aziendali, trainato dalla strategia degli Emirati Arabi Uniti volta a consolidarsi come centro internazionale d’affari. Parallelamente, l’India rafforza il proprio ruolo globale collocando quattro delle sue città tra le prime venti destinazioni aziendali del mondo.
Secondo Natalia Lechmanova, capo economista per l’Europa del Mastercard Economics Institute, la caratteristica principale dell’attuale mercato turistico è la capacità di adattamento sia dei viaggiatori che delle aziende.
«La chiave di quest’anno è l’adattabilità: i viaggiatori utilizzano sempre più la tecnologia per ottimizzare i costi e personalizzare le proprie esperienze, mentre le aziende adeguano le loro strategie di mobilità a un contesto economico più complesso», sottolinea l’esperta.
Le conclusioni del rapporto indicano un settore turistico sempre più influenzato dalla tecnologia, dalla sostenibilità e dalla ricerca di esperienze distintive, fattori che segneranno l’evoluzione dei viaggi internazionali nei prossimi anni.
(Contributo editorisle a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna)
Secondo i dati pubblicati dall’Insee il 23 giugno 2026, il clima economico in Francia rimane debole nel mese di giugno e il mercato del lavoro continua a deteriorarsi, raggiungendo livelli che non si vedevano da oltre un decennio. L’istituto statistico evidenzia come l’economia francese stia subendo gli effetti dell’aumento dei prezzi dell’energia provocato dal conflitto in Medio Oriente. Sebbene i negoziati tra Stati Uniti e Iran abbiano registrato alcuni progressi, l’impatto di questo shock energetico continua a pesare sulle prospettive economiche del Paese.
L’indicatore sintetico del clima degli affari è aumentato di 1 punto, passando a 94, ma questo lieve recupero non modifica il quadro generale. L’indice è infatti in calo quasi continuo dal massimo raggiunto nel febbraio 2022, quando si attestava a 114,2 punti. Inoltre, il miglioramento non è uniforme tra i settori: il commercio al dettaglio e il settore della riparazione automobilistica mostrano segnali positivi, mentre nei servizi il clima resta debole e sia l’industria sia l’edilizia registrano un ulteriore peggioramento.
L’aspetto più critico riguarda però l’occupazione. A giugno 2026, l’indicatore sintetico del clima dell’occupazione è diminuito per il terzo mese consecutivo, scendendo a 89 punti. Secondo l’Insee, si tratta del livello più basso dal giugno 2013, escludendo il periodo eccezionale della pandemia. Il deterioramento del mercato del lavoro si inserisce in un contesto già fragile: il tasso di disoccupazione è tornato sopra l’8% e le intenzioni di assunzione delle imprese risultano deboli, come confermato dall’ultimo barometro trimestrale di Manpower.
Nel dettaglio, il peggioramento dell’indicatore occupazionale è dovuto soprattutto alla forte diminuzione dei saldi relativi agli organici passati e previsti nel settore dei servizi, compreso il lavoro interinale. Anche nel commercio al dettaglio questi indicatori mostrano un marcato deterioramento. Nell’edilizia, invece, la situazione appare sostanzialmente stabile: la riduzione degli occupati registrata in passato è compensata da previsioni di occupazione stabili per i prossimi mesi. L’industria rappresenta l’unica eccezione relativamente positiva, poiché le opinioni degli imprenditori sulle future evoluzioni dell’occupazione mostrano un rimbalzo.
Questi dati rafforzano le preoccupazioni sulle prospettive dell’economia francese. La Banque de France prevede infatti una crescita limitata allo 0,5% nel 2026, ben al di sotto dello 0,9% atteso in primavera prima dell’esplosione del conflitto in Medio Oriente. In sintesi, nonostante il lieve miglioramento dell’indicatore generale del clima degli affari, l’economia francese continua a mostrare segnali di debolezza e il deterioramento del mercato del lavoro rappresenta il principale elemento di preoccupazione.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Marsiglia)
Nonostante le incertezze economiche e geopolitiche che interessano il settore turistico, Selectour prosegue la propria trasformazione digitale facendo dell’intelligenza artificiale uno strumento per migliorare la relazione con il cliente, senza mettere in discussione il ruolo centrale del consulente umano.
Fondata nel 1971, la cooperativa riunisce oggi circa 1.000 agenzie di viaggio indipendenti, con 4.000 collaboratori distribuiti in oltre 600 città della Francia metropolitana e d’oltremare. La strategia del gruppo si basa sulla convinzione che, anche quando il percorso di acquisto inizia online, il cliente debba poter beneficiare dell’accompagnamento di un consulente specializzato.
Questo approccio riguarda anche l’attività B2B dedicata ai viaggi d’affari, che rappresenta circa il 60% del volume d’affari della cooperativa, pari a 1,6 miliardi di euro nel 2025. Per sostenere questa evoluzione, Selectour investe da diversi anni nella raccolta, strutturazione e valorizzazione dei dati dei clienti attraverso un database unificato, che consente di personalizzare maggiormente le interazioni commerciali e le campagne di marketing.
L’utilizzo dell’intelligenza artificiale è già concreto in diversi ambiti operativi: ottimizzazione delle campagne di e-mail marketing, miglioramento del targeting pubblicitario e automazione di alcune raccomandazioni. Anche le campagne sulle piattaforme digitali sono sempre più gestite dagli algoritmi dei grandi operatori tecnologici, capaci di identificare autonomamente i pubblici di riferimento e di allocare gli investimenti pubblicitari in modo più efficace.
Nel dicembre 2025 il gruppo ha compiuto un ulteriore passo avanti con il lancio di un assistente conversazionale su tutte le sue piattaforme digitali: Selectour.com, Selectour-affaires.com e oltre 300 siti web delle agenzie affiliate. Lo strumento permette agli utenti di preparare e prenotare un viaggio esprimendo esigenze, desideri e vincoli attraverso una conversazione naturale, senza dover necessariamente utilizzare menu o filtri tradizionali.
L’assistente è in grado di rispondere a domande relative al periodo migliore per partire, alle destinazioni più adatte per una vacanza in famiglia o a suggerimenti personalizzati basati sul budget e sulle preferenze del cliente. Le risposte si fondano sia sul catalogo prodotti sia sull’esperienza maturata dalla rete di agenzie. Una volta qualificata la richiesta, il sistema indirizza automaticamente il cliente verso l’agenzia o il consulente più adatto.
Parallelamente, Selectour si prepara allo sviluppo di nuovi utilizzi transazionali degli agenti IA e all’evoluzione dei motori di ricerca conversazionali. In quest’ottica sta lavorando sul GEO (Generative Engine Optimization), ovvero l’ottimizzazione della presenza sui motori basati sull’intelligenza artificiale generativa. L’obiettivo è sfruttare dati e IA per offrire un’esperienza più fluida, personalizzata ed efficiente, mantenendo il controllo sugli utilizzi della tecnologia e garantendo la protezione dei dati, mentre il consulente umano continua a rappresentare il punto di riferimento della relazione con il cliente.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Marsiglia)
L’ondata di caldo eccezionale che colpisce la Francia sta modificando rapidamente le abitudini di consumo. Il 26 giugno 2026, circa 51,1 milioni di persone vivono nei 72 dipartimenti posti in allerta rossa per canicola, pari a oltre tre quarti della popolazione francese. Per affrontare le temperature estreme, i consumatori si stanno orientando verso prodotti alimentari più leggeri, bevande rinfrescanti, sistemi di raffrescamento e soluzioni per proteggere abitazioni e spazi esterni.
Secondo i dati settimanali di Circana, tra la settimana dall’8 al 14 giugno e quella dal 15 al 21 giugno, le vendite di verdure confezionate per insalate sono aumentate del 51%, mentre quelle delle zuppe fresche sono cresciute del 42%. L’idratazione rappresenta una priorità: le vendite di acque aromatizzate sono salite del 41%, quelle di acque gassate del 39%, mentre le bevande miste e le birre analcoliche hanno registrato un incremento del 39%.
Anche il mercato dei gelati sta beneficiando fortemente della situazione. Circana rileva un aumento del 52% delle vendite di sorbetti e gelati e del 59% per le specialità gelate monoporzione. Alexandre Bompard, amministratore delegato di Carrefour, ha dichiarato che nella sola settimana dal 15 al 21 giugno sono stati venduti quasi 2,5 milioni di gelati.
L’interesse per i prodotti legati al fresco ha generato anche fenomeni inattesi. Una borsa termica a forma di banana lanciata da Picard, con capacità di due litri e venduta a 7,50 euro, è andata rapidamente esaurita sul sito dell’azienda. Alcuni esemplari vengono rivenduti su Vinted a prezzi compresi tra 15 e 30 euro.
La canicola ha inoltre provocato una forte crescita della domanda di sistemi di raffrescamento domestico. Le installazioni di climatizzatori presso i privati sono aumentate del 110% rispetto allo stesso periodo del 2025. I prezzi variano da circa 150 euro per i modelli mobili fino a oltre 12.000 euro per quelli di fascia più alta. Parallelamente, la domanda di ventilatori è esplosa: secondo Alexandre Bompard, in una sola giornata Carrefour ha venduto 30.000 ventilatori e climatizzatori, un volume mille volte superiore rispetto a una normale giornata senza canicola.
Tra le soluzioni alternative per ridurre il calore all’interno delle abitazioni, il blanc de Meudon sta registrando un successo inatteso. Questa polvere bianca, venduta tra 5 e 8 euro al chilogrammo e normalmente utilizzata in edilizia, viene applicata sulle finestre per riflettere i raggi solari e può ridurre la temperatura interna da 3 a 7 gradi nelle condizioni più favorevoli. La domanda è aumentata al punto da provocare carenze nei negozi di bricolage di Parigi e tempi di consegna molto lunghi su Amazon, con alcune spedizioni previste soltanto dal 6 agosto. Anche le coperte di emergenza utilizzate all’esterno delle finestre per riflettere il sole stanno guadagnando popolarità, soprattutto in scuole e ospedali non climatizzati.
Le alte temperature stanno influenzando anche gli spazi esterni. Secondo i dati di Bricomarché e Bricorama, le vendite di ombrelloni e pergolati sono aumentate del 22% rispetto allo stesso periodo del 2025. Nonostante il caldo, continuano a crescere anche le attività all’aperto: le vendite di combustibili per barbecue sono salite del 9,5%, mentre quelle delle piscine del 9,8%.
L’esposizione prolungata al sole ha infine determinato un forte incremento della domanda di prodotti per la protezione personale. Le vendite di prodotti solari sono aumentate del 76% tra la settimana dall’8 al 14 giugno e quella dal 15 al 21 giugno. Nello stesso periodo, le vendite di repellenti contro le zanzare sono cresciute del 40%, riflettendo il maggior tempo trascorso all’aperto dalla popolazione.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Marsiglia)
La soia, la carne e la diversificazione dei mercati sono i fattori che hanno permesso al settore di conquistare una quota superiore al 50% delle esportazioni brasiliane
Nel maggio 2026, il settore agroalimentare brasiliano ha esportato prodotti per un valore di 16 miliardi di dollari, un dato record per il mese e superiore dell'8,2% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Questa performance ha rafforzato il ruolo del settore come principale motore del commercio estero del Paese, rappresentando il 50,2% di tutte le esportazioni brasiliane nel periodo in questione.
Nei primi cinque mesi dell'anno, le esportazioni agricole hanno raggiunto i 70,5 miliardi di dollari, con un incremento del 4,6% rispetto allo stesso periodo del 2025 e un record per il periodo.
La crescita è stata sostenuta sia dall'aumento dei volumi spediti sia dall'apprezzamento dei prodotti esportati. A maggio, i volumi venduti all'estero sono cresciuti del 3,6%, mentre i prezzi medi sono aumentati del 4,4%. Con importazioni pari a soli 1,6 miliardi di dollari, il settore ha registrato un surplus commerciale di 14,4 miliardi di dollari, con un incremento del 9,7% rispetto all'anno precedente.
La Cina si è confermata la principale destinazione delle esportazioni agroalimentari brasiliane. Gli acquisti cinesi hanno raggiunto i 6,3 miliardi di dollari a maggio, con un incremento del 12,8% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, rappresentando circa il 40% del totale delle esportazioni del settore. Seguono l'Unione Europea, con importazioni pari a 2,4 miliardi di dollari, e gli Stati Uniti, che hanno acquistato prodotti agricoli brasiliani per un valore di 837 milioni di dollari.
Oltre ai mercati tradizionali, paesi come Bangladesh, Thailandia, Vietnam, Pakistan, Turchia e Giordania hanno aumentato significativamente i loro acquisti, rafforzando la strategia di diversificazione delle destinazioni delle esportazioni brasiliane.
La soia ha continuato a essere protagonista delle esportazioni. Le vendite all'estero di questo cereale hanno raggiunto i 6,3 miliardi di dollari a maggio, con un incremento del 14,6% su base annua e spedizioni pari a 14,8 milioni di tonnellate. Questa performance ha permesso al settore della soia, che comprende crusca e olio, di generare 7,5 miliardi di dollari nel mese, con un aumento del 16,3%.
Un altro dato significativo è stato quello delle proteine animali, che hanno registrato valori e volumi di esportazione record. Le esportazioni di carne bovina fresca hanno raggiunto 1,7 miliardi di dollari, con una crescita del 50,2%, mentre le spedizioni totali sono ammontate a 262.000 tonnellate. La Cina ha rappresentato oltre il 60% degli acquisti di carne bovina brasiliana. Anche la carne di pollo ha registrato una forte crescita, con esportazioni pari a 883 milioni di dollari e un aumento del 40%, mentre la carne di maiale ha raggiunto i 278 milioni di dollari, stabilendo un nuovo record per il mese di maggio.
Nel segmento delle fibre e dei prodotti tessili, le esportazioni hanno totalizzato 483 milioni di dollari, con un incremento del 39,6%, trainato principalmente dal cotone, che ha generato 450 milioni di dollari e ha registrato una crescita del 45,3%.
Tra i prodotti che hanno guadagnato terreno sul mercato internazionale c'è il DDG (granella di distillazione essiccata), un sottoprodotto dell'industria dell'etanolo da mais utilizzato nell'alimentazione animale. Tra gennaio e maggio, le esportazioni del prodotto hanno raggiunto i 130 milioni di dollari, con una crescita del 37,7% e un volume record di 555.000 tonnellate spedite. La crescita del DDG riflette l'espansione dell'industria dei biocarburanti a base di mais e l'apertura di nuovi mercati internazionali. Dal 2023, il Brasile ha ottenuto l'accesso a 21 nuovi mercati per il prodotto. Attualmente, i principali acquirenti sono Cina, Turchia, Vietnam e Nuova Zelanda.
I risultati di maggio evidenziano anche il rafforzamento di un portafoglio di esportazioni sempre più diversificato. Prodotti come semi di sesamo, arachidi, olio di mais, riso, alimenti per animali domestici, pane, biscotti e yerba mate hanno registrato valori o volumi di esportazione record.
Secondo il Ministero dell'Agricoltura e dell'Allevamento, questi dati riflettono la crescente fiducia internazionale nell'agroindustria brasiliana e gli sforzi per aprire i mercati. Dal 2023, il Paese ha registrato 639 aperture di mercato e oltre 250 ampliamenti di accesso per i prodotti agricoli, aumentando la presenza del Brasile nel commercio globale e riducendo la dipendenza da destinazioni specifiche.
Fonte: CNN Brasil (Money)
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana a San Paolo)
Con il raggiungimento degli obiettivi climatici europei del 2030 ormai alle porte, in Svezia si intensifica il confronto sulle strategie da adottare nel prossimo mandato di governo. Tra i contributi più recenti al dibattito figura il rapporto Miljöhandbok för högern – 120 reformer för nästa mandatperiod ("Manuale ambientale per la destra – 120 riforme per il prossimo mandato"), pubblicato dal Timbro Environmental Institute, think tank svedese di orientamento liberale, che propone una revisione dell'attuale approccio alle politiche climatiche e ambientali attraverso un maggiore ricorso a strumenti economici e meccanismi di mercato.
Secondo gli autori, la Svezia dispone già di solide basi per perseguire gli obiettivi di decarbonizzazione, grazie a una lunga tradizione di politiche ambientali. Il Paese è stato infatti tra i primi al mondo a introdurre, nel 1991, una tassa sulle emissioni di anidride carbonica, misura che ha contribuito a una riduzione delle emissioni nazionali di oltre il 30% rispetto ai livelli degli anni Novanta, mentre la quasi totalità degli inquinanti atmosferici monitorati ha registrato un costante calo. A questo si è aggiunta, nel 2005, l'adesione al sistema europeo di scambio delle quote di emissione (EU ETS), che ha ulteriormente rafforzato gli strumenti di mercato a disposizione della politica climatica.
Il rapporto sostiene tuttavia che, negli ultimi anni, il dibattito si sia progressivamente spostato verso un maggiore utilizzo di sussidi pubblici e regolamentazioni, a discapito di strumenti considerati più efficienti nel favorire la riduzione delle emissioni e l'innovazione. Tra le criticità evidenziate figurano procedure autorizzative particolarmente lunghe, ostacoli burocratici agli investimenti, norme che limiterebbero l'introduzione di nuove tecnologie, una pianificazione energetica ritenuta poco prevedibile e la permanenza di alcuni sussidi ai combustibili fossili.
Per affrontare queste sfide, il documento raccoglie 120 proposte di riforma che spaziano dalla semplificazione delle autorizzazioni per gli investimenti nella transizione energetica allo sviluppo delle infrastrutture per la cattura e lo stoccaggio della CO₂ (Carbon Capture and Storage - CCS), dall'introduzione di crediti negoziabili per la tutela della biodiversità alla revisione della fiscalità ambientale, con nuovi sistemi di tariffazione per attività a elevato impatto ambientale. Tra le misure figurano inoltre la liberalizzazione delle norme sugli organismi geneticamente modificati (OGM), la riforma del mercato elettrico attraverso l'introduzione della tariffazione nodale, la semplificazione del commercio dei rifiuti e una revisione di alcune restrizioni territoriali considerate non più efficaci, oltre alla progressiva eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili ancora esistenti.
Gli autori riconoscono inoltre alcune iniziative adottate dall'attuale governo, tra cui la riorganizzazione amministrativa che ha portato all'unificazione delle competenze in materia di clima e imprese all'interno dello stesso ministero e la revisione di alcune misure giudicate poco efficaci. Secondo il rapporto, tuttavia, queste azioni dovrebbero essere accompagnate da una più ampia introduzione di strumenti di mercato capaci di sostituire gli interventi pubblici meno efficienti e di accelerare il percorso verso gli obiettivi climatici.
Il dibattito assume particolare rilievo in vista del prossimo mandato parlamentare, che rappresenterà l'ultimo prima della scadenza fissata dall'Unione europea per il raggiungimento degli obiettivi climatici del 2030. Pur trattandosi della posizione di un think tank e non di un documento governativo, il rapporto offre un'interessante fotografia delle proposte che stanno alimentando il confronto sulle future politiche economiche e ambientali della Svezia. Per le imprese italiane presenti sul mercato svedese, così come per quelle interessate a sviluppare nuove opportunità nel Paese, l'evoluzione di questo dibattito merita particolare attenzione, poiché potrebbe tradursi nei prossimi anni in un quadro normativo più orientato alla semplificazione amministrativa, all'innovazione tecnologica e all'utilizzo di strumenti di mercato per favorire la competitività e la transizione ecologica.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svezia)
L'inflazione potrebbe aumentare alla fine di quest'anno e diminuire entro il 2028
La Banca Centrale del Brasile (BC) ha rivisto al rialzo le sue previsioni di crescita economica per il 2026, portandole dall'1,6% al 2%. Nel suo Rapporto di Politica Monetaria, pubblicato il 25 giugno, l'istituto evidenzia la sorpresa positiva nel risultato del Prodotto Interno Lordo per il primo trimestre e il miglioramento delle prospettive per l'agricoltura e l'industria estrattiva.
Nel primo trimestre del 2026, l'economia del Paese è cresciuta dell'1,1% rispetto all'ultimo trimestre del 2025, con un'espansione in tutti e tre i principali settori economici: agricoltura, industria e servizi. Alla luce di questo risultato, secondo la Banca Centrale, sono state riviste al rialzo le stime per tutti e tre i settori, così come quelle relative alla domanda interna, ai consumi delle famiglie e agli investimenti delle imprese.
"La revisione riflette anche l'aspettativa di un maggiore dinamismo della domanda interna e dei settori più sensibili al ciclo economico, in gran parte associato agli stimoli fiscali e creditizi", afferma la Banca Centrale nel rapporto.
"Al contrario, l'aspettativa di una traiettoria di crescita più elevata dei tassi di interesse tende ad attenuare questo impulso", ha aggiunto.
Il rapporto della Banca Centrale presenta le linee guida per le politiche adottate dal Comitato di Politica Monetaria (Copom) per la definizione del tasso di interesse di riferimento, il Selic, e valuta gli sviluppi recenti e le prospettive per l'economia, in particolare le proiezioni sull'inflazione. Il Selic è il principale strumento della Banca Centrale per tenere sotto controllo l'inflazione.
Da giugno 2025 a marzo di quest'anno, il tasso Selic è rimasto al 15% annuo, il livello più alto degli ultimi quasi 20 anni. Il Copom ha iniziato a tagliare i tassi di interesse a marzo, in uno scenario di inflazione in calo. Tuttavia, la guerra in Medio Oriente, che si è riflessa nell'aumento dei prezzi dei carburanti e dei generi alimentari, ha reso difficile una riduzione più rapida del tasso.
Nell'ultima riunione, tenutasi la scorsa settimana, il consiglio direttivo ha ridotto all'unanimità il tasso Selic di 0,25 punti percentuali, portandolo al 14,25% annuo, per la terza volta consecutiva, nonostante le tensioni legate alla fine della guerra. L'autorità monetaria ritiene che permangano incertezze circa gli effetti dei conflitti sul contesto interno.
"Sebbene i suoi effetti più evidenti sull'economia brasiliana si siano finora concentrati sui prezzi [soprattutto di carburante e alimentari], il conflitto in Medio Oriente aumenta anche l'incertezza relativa alle proiezioni di crescita", ha spiegato.
Nel 2025, l'economia brasiliana è cresciuta del 2,3%, con un'espansione in tutti i settori e un particolare rilievo per l'agricoltura. Questo risultato rappresenta il quinto anno consecutivo di crescita.
Inflazione
A maggio, i prezzi dei prodotti alimentari hanno esercitato pressione sul tasso di inflazione ufficiale, misurato dall'Indice Generale dei Prezzi al Consumo (IPCA), che ha chiuso allo 0,58%. L'IPCA cumulato su 12 mesi ha raggiunto il 4,72%, secondo l'Istituto Brasiliano di Geografia e Statistica (IBGE), già al di sopra del tetto massimo previsto per l'inflazione.
L'obiettivo fissato dal Consiglio Monetario Nazionale (CMN) è del 3%, con un margine di tolleranza di 1,5 punti percentuali al di sopra o al di sotto, ovvero tra l'1,5% e il 4,5%.
Nel suo Rapporto di Politica Monetaria, la Banca Centrale sottolinea che l'inflazione dovrebbe aumentare fino alla fine del 2026, rimanendo al di sopra del limite superiore del margine di tolleranza intorno all'obiettivo di inflazione per più di due trimestri consecutivi, per poi diminuire nuovamente nel 2027.
La probabilità che l'inflazione superi il tetto obiettivo (4,5%) nel 2026 è aumentata dal 30% al 79% rispetto al precedente rapporto di marzo. Nell'orizzonte temporale di politica monetaria di riferimento, attualmente fissato al quarto trimestre del 2027, l'inflazione prevista è del 3,7%. Secondo la Banca Centrale, le proiezioni sull'inflazione fino all'orizzonte temporale di riferimento sono aumentate considerevolmente da marzo, di 0,5 punti percentuali.
"Tra i fattori che hanno contribuito all'aumento delle proiezioni per questo orizzonte temporale, spiccano: la sorpresa positiva derivante dalla realizzazione dell'IPCA; la stima più elevata dell'output gap (capacità produttiva inutilizzata dell'economia); l'aumento dei prezzi del petrolio, dei suoi derivati e delle materie prime in generale; e l'aumento delle aspettative di inflazione", afferma la Banca Centrale.
"D'altro canto, la traiettoria più elevata prevista per il tasso Selic e l'apprezzamento del tasso di cambio hanno contribuito a mitigare tale aumento", ha aggiunto l'istituto.
Credito
La proiezione di crescita del credito in essere offerto sia a privati che a imprese nel 2026 è stata mantenuta al 9%. Si è registrata una revisione al ribasso della crescita prevista del credito gratuito, compensata da una maggiore crescita prevista per il credito agevolato.
Nel mercato del credito libero, le banche godono di autonomia nel prestare denaro raccolto sul mercato e nel fissare i tassi di interesse applicati ai clienti. Il credito vincolato, invece, con regole definite dal governo, è destinato principalmente ai settori immobiliare, rurale, infrastrutturale e del microcredito.
La crescita prevista per il credito con risorse libere è diminuita di 0,3 punti percentuali, attestandosi al 7,8%, con revisioni al ribasso nel segmento delle imprese e al rialzo in quello dei privati.
Per le famiglie, la performance tiene conto dei nuovi programmi governativi che hanno un effetto positivo sul saldo, come Move Brasil, rivolto agli autisti di app e ai tassisti, e di quelli che tendono a ridurre lo stock di debito, come Novo Desenrola Brasil. Per le imprese, la proiezione è diminuita in considerazione della traiettoria prevista per i principali fattori determinanti del credito, come i tassi di interesse e di cambio.
A sua volta, la proiezione per il credito mirato è aumentata di 0,5 punti percentuali, raggiungendo il 10,7%, con l'adeguamento concentrato sul finanziamento delle imprese, in particolare il programma Desenrola per le micro e piccole imprese, che ha reso più flessibili le condizioni contrattuali e ampliato i limiti di indebitamento per le imprese nell'ambito del Programma nazionale di sostegno alle micro e piccole imprese (Pronampe).
Nonostante l'aumento, le proiezioni aggiornate continuano a indicare un rallentamento del credito per il secondo anno consecutivo. Il saldo creditizio del Sistema Finanziario Nazionale (SFN) è cresciuto del 10,3% nel 2025, un dato inferiore alla variazione dell'11,5% registrata nel 2024.
"Il rallentamento previsto è coerente con lo scenario prospettico dell'attività economica interna e con gli effetti, sia attuali che ritardati, della politica monetaria, in un contesto di elevato indebitamento e impegni di reddito", ha spiegato la Banca Centrale.
Conti esterni
Il disavanzo delle partite correnti previsto, che include acquisti e vendite di beni e servizi e trasferimenti di reddito con altri paesi, è stato ridotto rispetto al rapporto precedente, passando da 58 miliardi di R$ a 56 miliardi di dollari USA (2,1% del PIL) nel 2026.
L'aumento della bilancia commerciale, dovuto principalmente all'incremento dei prezzi del petrolio, spiega gran parte di questa revisione.
L'aumento del valore previsto delle esportazioni deriva da una combinazione di maggiori volumi attesi e, soprattutto, dalla prospettiva di prezzi più elevati.
"In termini di quantità, si prevede una crescita maggiore per i prodotti di base, in linea con le aspettative per la produzione agricola. Quanto ai prezzi, gli aumenti si registrano per la soia, la carne bovina e soprattutto per il petrolio, seguendo l'andamento dei prezzi internazionali", afferma la Banca Centrale.
Anche il valore delle importazioni è stato rivisto al rialzo, principalmente a causa dell'aumento dei prezzi, soprattutto dei carburanti.
Questo disavanzo esterno sarà finanziato da capitali a lungo termine, principalmente da investimenti diretti esteri (IDE), che dovrebbero registrare un afflusso netto di 75 miliardi di dollari (2,8% del PIL), rispetto ai 70 miliardi di dollari del rapporto precedente.
"Lo scenario previsto per i conti esteri, tuttavia, rimane soggetto a rischi superiori al livello usuale, a causa delle ripercussioni del conflitto in Medio Oriente", aggiunge il rapporto.
Fonte: Agência do Brasil
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana a San Paolo)