Martedì 9 Giugno 2026
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La joint venture tra Repsol ed Eni punta ad aumentare la produzione del giacimento di gas Cardón IV fino a 645 milioni di piedi cubi al giorno, come riferito dal responsabile del progetto, Gonzalo Antonio Carrillo, durante la conferenza "Venezuela Energética" a Caracas. Attualmente, il giacimento produce circa 580 milioni di piedi cubi al giorno.
Carrillo ha sottolineato che l'incremento sarà graduale. Il primo passo sarà raggiungere il nuovo obiettivo di 645 milioni di piedi cubi al giorno, per poi procedere con nuove perforazioni e miglioramenti delle infrastrutture nel campo. Non è stato specificato il termine temporale per il raggiungimento di tale traguardo.
Nel suo intervento, la viceministra del Gas, Cindy Rondón, ha affermato che il Paese deve accelerare il recupero delle infrastrutture per il gas ed eseguire progetti che ottimizzino la gestione del gas associato. Ha inoltre indicato che le soluzioni devono essere implementate nel breve e medio termine.
Pdvsa prevede un aumento delle esportazioni di greggio
Il vicepresidente esecutivo di Pdvsa, Jovanny Martínez, ha annunciato che il Venezuela aumenterà le proprie esportazioni di greggio a 1,06 milioni di barili al giorno, mentre le spedizioni di carburante raggiungeranno i 134.000 barili al giorno entro la fine dell'anno. L'azienda statale mira, nel tempo, a raggiungere i 3 milioni di barili al giorno.
Martínez ha ricordato che a marzo le esportazioni mensili hanno superato il milione di barili al giorno per la prima volta da settembre, spinte dalle vendite alle raffinerie in India e dalle spedizioni ai centri di stoccaggio nei Caraibi, secondo quanto riportato precedentemente da Reuters.
Il funzionario ha aggiunto che i regolamenti relativi alla nuova legge di riforma petrolifera sono ancora in fase di elaborazione.
(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Venezolano-Italiana)
La Yonsei University ha ampliato la propria collaborazione strategica con le principali istituzioni europee nel corso di una recente visita ufficiale in quattro paesi, tra cui l'Italia, svoltasi dal 20 al 24 aprile. Momento centrale del tour è stata la firma di un nuovo accordo di scambio accademico e studentesco con l'Università di Padova il 25 aprile, volto a promuovere una solida mobilità accademica e delle risorse umane. Il Presidente Yoon Dong-sup ha sottolineato che questa visita rappresenta un catalizzatore per una cooperazione multiforme, incluse iniziative di ricerca congiunta, e ha annunciato l'intenzione di elaborare una roadmap a lungo termine per partnership sostenibili in tutta Europa.
Jeonju ha ufficialmente proposto di elevare il proprio rapporto con Firenze da "città amica" a "città gemella", con l'obiettivo di rafforzare i legami in occasione del 20° anniversario della loro partnership nel 2027. Durante una recente visita in Italia, il Vicesindaco di Jeonju Yoon Dong-uk ha incontrato la Vicesindaca di Firenze Paola Galgani per discutere dell'ampliamento della cooperazione culturale in settori quali la gastronomia, il cinema e la musica. Le due città hanno mantenuto con successo un solido scambio dal 2007, e questo proposto avanzamento riflette il loro comune impegno nell'approfondire la fiducia reciproca e la collaborazione strategica a lungo termine.
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Korea)
La CEPAL (Commissione Economica per l'America Latina e i Caraibi) prevede che l'economia della Guyana crescerà del 16,3% e il PIL del Venezuela del 6,5% alla fine del 2026, mentre la media dell'espansione regionale si attesterebbe al 2,2%.
Guyana e Venezuela guidano la crescita economica dell'America Latina e dei Caraibi con incrementi del Prodotto Interno Lordo (PIL) rispettivamente del 16,3% e del 6,5% entro la fine del 2026, secondo l'ultimo rapporto della Commissione Economica per l'America Latina (CEPAL), pubblicato lunedì 27 aprile.
Nel caso della Guyana, la CEPAL stima una crescita superiore a quella riportata nel 2025 (15,2%), mentre la previsione per il Venezuela implica un rallentamento su base annua, poiché l'incremento del PIL nazionale era stato dell'8,9% alla chiusura dello scorso anno, secondo i dati dell'organismo.
La proiezione della CEPAL sul comportamento economico del Venezuela appare prudente se confrontata con la maggior parte delle previsioni degli analisti locali, che collocano la crescita del PIL a cifre vicine o superiori al 10% per la fine del 2026.
È evidente che la buona performance attesa per queste due economie è direttamente collegata ai forti aumenti dei prezzi del petrolio derivanti dalla crisi bellica in Medio Oriente, che non presenta ancora una chiara prospettiva di risoluzione.
La CEPAL prevede una bassa crescita nella regione
In media, le economie dell'America Latina e dei Caraibi crescerebbero del 2,2% nel 2026, secondo l'aggiornamento delle proiezioni della CEPAL, il che rappresenta una lieve revisione al ribasso rispetto al 2,3% stimato a dicembre 2025.
«Questo risultato riflette un contesto esterno più complesso di quanto anticipato alla fine dello scorso anno, caratterizzato da maggiori tensioni geopolitiche, condizioni finanziarie restrittive e la rinascita di pressioni inflazionistiche su scala globale», si legge nella nota ufficiale dell'organizzazione regionale.
Secondo la commissione economica regionale delle Nazioni Unite, il minore dinamismo proiettato si osserva in modo generalizzato. In 24 dei 33 paesi della regione la crescita rallenterebbe nel 2026, mentre solo sette mostrerebbero un'accelerazione. Complessivamente, se questa proiezione si concretizzasse, la regione completerebbe quattro anni consecutivi con tassi di crescita vicini al 2,3%, evidenziando un modello di bassa capacità di crescita.
Haiti e Cuba all'estremo negativo
A livello regionale, la crescita sarebbe limitata principalmente da un minore dinamismo dei consumi privati. Sebbene gli investimenti mostrino segnali di ripresa, questa continua a essere moderata nella maggior parte dei paesi.
In concreto, quasi tutti i paesi dell'America Latina e dei Caraibi registreranno performance positive durante il 2026, fatta eccezione per Cuba e Haiti, unici casi di contrazione economica nella regione.
La CEPAL prevede che Haiti modererà la sua recessione cronica nel 2026, passando da una contrazione del PIL del -2,7% nel 2025 a un calo del -1,4%. Il caso di Cuba è opposto: secondo l'organizzazione, l'isola passerà da una caduta del -3,8% del PIL nel 2025 a una forte contrazione del -6,5% alla fine del 2026, il che implica un inasprimento di una crisi sistemica che sembra non avere fine.
Occupazione, inflazione e rischi
In linea con il minore dinamismo dell'attività, anche l'occupazione nelle economie dell'America Latina e dei Caraibi mostrerebbe un'espansione moderata, con una crescita stimata intorno all'1,1% nel 2026, dopo l'1,5% osservato nel 2025.
Da parte sua, l'effetto delle pressioni inflazionistiche globali indurrebbe un aumento dell'inflazione nella regione, portando la mediana a livelli superiori al 3% durante il 2026, in contrasto con il 2,4% del 2025.
Il bilancio dei rischi contempla fattori che potrebbero incidere su ulteriori revisioni al ribasso: la persistenza di condizioni finanziarie restrittive, la volatilità dei mercati internazionali, la vulnerabilità agli shock esterni e la debolezza della domanda interna in diverse economie della regione.
(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Venezolano-Italiana)
Seoul un tempo era definita la “mecca delle supercar”, dove il rombo di Ferrari e Lamborghini si sentiva più spesso che a Roma. Nel 2024, le vendite Lamborghini in Corea (487 unità) hanno persino superato quelle dell’Italia, paese d’origine del marchio (479 unità). Il mercato era talmente vivace che negli ultimi tre anni gli amministratori delegati globali di Lamborghini, Rolls-Royce, Bentley, Ferrari e Maserati hanno visitato ripetutamente la Corea per seguire da vicino il mercato locale.
Tuttavia, la corsa apparentemente inarrestabile dei marchi di supercar ha iniziato a rallentare quest’anno. Secondo gli analisti, il mercato starebbe entrando in una fase di stagnazione a causa del protrarsi degli alti tassi di interesse, che hanno aumentato i costi di leasing e finanziamento, e del raffreddamento della “revenge spending” esplosa dopo il Covid-19. Anche la transizione dell’industria automobilistica dai motori endotermici all’elettrificazione ha contribuito a rendere i consumatori più cauti.
Secondo la Korea Imported Automobile Association, tra gennaio e aprile di quest’anno le vendite Lamborghini sono scese a 80 unità, contro le 127 dello stesso periodo dell’anno precedente (-37%). Anche Ferrari è passata da 130 a 75 unità (-42,3%), praticamente dimezzandosi. Rolls-Royce è calata da 65 a 56 unità (-13,8%).
Solo Bentley ha registrato un aumento, passando da 60 a 139 unità grazie al lancio di due nuovi modelli, ma si tratta comunque di circa due terzi rispetto al 2023 (213 unità). Per questi marchi, il cui prezzo per vettura varia tra 400 e 800 milioni di won, anche poche decine di auto in meno significano centinaia di milioni di won di fatturato persi. Anche Porsche, regina delle sportive di lusso, è scesa del 20,7%, passando da 3.515 a 2.786 unità.
La Corea era stata finora uno dei mercati strategici per le supercar di lusso. Nel 2024 Lamborghini ha venduto più auto in Corea che in Italia, mentre nel 2022-2023 la Corea è stata il primo mercato Asia-Pacifico per Bentley. Maserati e Ferrari hanno persino aperto filiali locali per rafforzare la loro presenza. Nel 2018 Lamborghini ha scelto proprio la Corea per la prima mondiale del SUV Urus, dimostrando l’importanza del mercato coreano. Nel 2022 Bentley ha inoltre inaugurato a Dongdaemun, Seoul, la prima “Bentley Tower” al mondo, un edificio showroom di 11 piani inesistente persino nel Regno Unito.
Crescono invece le berline ultra-lusso
Secondo il settore, il principale motivo della crisi delle supercar è l’impatto combinato di alti tassi d’interesse e cambio sfavorevole. La maggior parte delle supercar da centinaia di milioni di won viene acquistata tramite leasing o finanziamenti aziendali. Con il protrarsi degli alti tassi, i costi di leasing sono aumentati sensibilmente. A ciò si è aggiunta la pressione del cambio valutario, che ha reso più prudenti persino i grandi patrimoni.
Anche la fine della domanda legata alla revenge spending post-pandemica ha avuto il suo peso. Un operatore del settore ha dichiarato: “Durante la pandemia, non potendo viaggiare all’estero, molti hanno riversato la domanda repressa sulle auto di lusso. Ora quella bolla si sta sgonfiando”.
Anche la transizione verso l’elettrificazione dell’industria automobilistica viene considerata una delle cause del rallentamento. Molti clienti di fascia alta preferiscono attendere, temendo la svalutazione delle auto endotermiche. Il fatto che i marchi di supercar stiano attraversando difficoltà non solo in Corea ma anche a livello globale rafforza questa interpretazione. Lo scorso anno le vendite Ferrari sono diminuite dello 0,8%, Rolls-Royce dello 0,8% e Bentley del 5%, mentre Maserati ha subito un crollo del 30%.
Mentre le supercar rallentano, il mercato delle berline ultra-lusso continua invece a crescere. Tra gennaio e aprile la BMW Serie 7 ha registrato un aumento del 9,4%, con 2.148 unità vendute. Anche la Mercedes-Benz Classe S è salita del 4%, passando da 1.256 a 1.306 unità. Le vendite Maybach, con prezzi intorno ai 300 milioni di won, sono aumentate del 10,6%.
Secondo un rappresentante del settore, “il mercato coreano dell’auto di lusso si sta spostando dalle supercar alle berline premium orientate a un utilizzo quotidiano”.
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Korea)
Parte di un più vasto progetto europeo per la connettività marina, il corridoio baltico-adriatico mira alla costruzione di una rete ferroviaria, in grado di collegare i due mari, con una rete attiva in regioni di Italia, Polonia, Repubblica ceca, Slovenia, Slovacchia e Austria. L’iniziativa è volta alla creazione di un sistema di collegamenti intermodali che siano in grado di superare gli svantaggi dei territori con deficit infrastrutturali e al contempo potenziare il trasporto ferroviario delle merci. In un’ottica macroeconomica italiana, il potenziamento delle infrastrutture in polonia, si traduce in opportunità significative per le industrie italiane del settore ingegneristico, rinomate nella regione baltica per la loro competitività.
L’Italia si conferma protagonista attivo dell’iniziativa. Il suo coinvolgimento evidenzia l’importanza strategia degli snodi principali del corridoio, in particolare i porti dell’adriatico di Venezia e Trieste, che ricoprono un ruolo principale nei collegamenti europei.
Asse portante del corridoio – Rail Baltica, il più vasto progetto strategico europeo che consolida la presenza italiana grazie alla partecipazione del gruppo FS e di Italferr. Rail baltica, è volta a creare una rete di collegamenti infrastrutturali per L’Unione Europea. Con un’estensione di 900km, e un valore complessivo di circa 2 miliardi di euro, Rail baltica si snoda attraverso 5 paesi: Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Finlandia, collegando i Baltici direttamente con il sistema di ferrovie europeo. Tra gli obiettivi chiave del progetto : incremento della sostenibilità, riduzione significativa dei tempi di percorrenza e armonizzazione degli standard ferroviari europei. La transizione dei vecchi sistemi locali ai parametri comunitari consentirà ai treni di viaggiare senza interruzioni oltre i confini, evitando pause e cambiamenti di equipaggiamento.
Punto cardine della “rail baltica” Italferr, è il più grande progetto di elettrificazione ferroviaria realizzata in Europa. L’accordo per l’elettrificazione di rail baltica e stato formalizzato a Vilnius nel settembre 2025 tra il consorzio COBELEC (gruppo Cobra & Elecnor) e il gruppo italiano Italferr. Il contratto rappresenta un grande successo per L’Italia, in quanto ha sancito la centralità dell’ ingegneria italiana nella realizzazione dell’opera. La linea ha origine nella capitale polacca e si estende fino a Tallinn, raggiungendo Helsinki mediante un corridoio sottomarino.
Il contratto rappresenta uno snodo fondamentale per lo sviluppo infrastrutturale nei baltici e il suo più ampio coinvolgimento nel sistema ferroviario europeo. Inoltre, l’iniziativa genererà grandi benefici in termini economici e commerciali. Oltre a stimolare significativamente lo sviluppo urbano, il progetto avrà un grande impatto in termini di sostenibilità e interoperabilità, senza contare l’ impatto sull’occupazione. Secondo le stime, l’opera genererà più di 10.000 nuovi impieghi.
Protagonista dell’iniziativa, la società ingegneristica del gruppo Fs è l’organo deputato alla supervisione e coordinamento dei sistemi di segnalazione e dei sistemi energetici secondari. Inoltre, il gruppo avrà il compito di monitorare la realizzazione di una nuova linea ad alta velocità in Lettonia. Il progetto di elettrificazione dà il via ad una fase operativa senza precedenti, che trasformerà la mobilitò nella regione baltica, creando un efficiente asse ferroviario al centro dell’Europa.
Guardando la questione da una prospettiva più ampia di integrazione nord-sud europea, tutto ciò si inserisce su un livello superiore nella “three seas initiaive” (3SI) una strategia di carattere politico ed economico, volta ad una migliore integrazione dell’Europa orientale con l’UE occidentale.
In merito a ciò, il recente vertice dell’iniziativa, avvenuto a Dubrovnik gli scorsi 28 e 29 aprile, ha consolidato il ruolo dell’Italia come hub economico nel Mediterraneo e formalizzato la sua adesione come partner strategico. Per comprendere l’ampiezza del progetto, basti sapere che l’iniziativa coinvolge 13 paesi e lavora per la promozione di progetti volti alla connessione infrastrutturale, energetica ed economica.
Tra gli obiettivi strategici dell’iniziativa:
Inoltre, alla luce dei recenti avvenimenti geopolitici e l’invasione russa dell’Ucraina, l’iniziativa assume un ruolo ancora rilevante anche in termini di difesa e sicurezza. Il nuovo sistema ferroviario, infatti, consentirà un rapido spostamento delle truppe e agevolerà la mobilità lungo i corridoi marittimi del Nord-baltico e baltico- Nero -Egeo.
Punti di forza delle industrie italiane:
La crescente rilevanza della regione Baltica come area strategica europea ė il risultato di una combinazione di fattori geopolitici ed economici che stanno ridefinendo gli equilibri del continente. In particolare, si possono individuare tre fattori principali:
All’interno di questo scenario, la Polonia si afferma come snodo strategico del Corridoio Baltico-Adriatico. La sua posizione geografica la rende un punto di connessione naturale tra Europa occidentale, Europa centrale e Paesi baltici, oltre che un ponte verso l’Ucraina.
Oltre alle iniziative promosse nell’ambito della Three Seas Initiative, il Paese è al centro di un ampio programma di sviluppo infrastrutturale. In particolare, l’espansione del porto di Danzica rappresenta uno degli interventi più rilevanti: lo scalo ha registrato una crescita significativa dei volumi di traffico, superando gli 80 milioni di tonnellate annue di merci movimentate, consolidando il proprio ruolo come porta d’accesso per i flussi commerciali verso l’Europa centrale e orientale.
Inoltre, gli investimenti in ampliamento delle infrastrutture portuali stanno rafforzando in modo significativo la competitività dello scalo. In particolare, la realizzazione del terminal container di ultima generazione T3 – parte del Baltic Hub – e il potenziamento dei collegamenti intermodali attraverso il programma europeo Connecting Europe Facility 2, con finanziamenti pari a circa 100 milioni di euro, stanno migliorando l’integrazione del porto con le reti di trasporto europee. Questi interventi consentono a Danzica di attrarre traffici globali, accogliere navi di grandi dimensioni e rafforzare la propria posizione nelle principali rotte marittime internazionali.
Parallelamente, la Polonia sta investendo nello sviluppo del progetto Port Polska (ex Centralny Port Komunikacyjny), un ambizioso hub multimodale situato tra Varsavia e Łódź, destinato a integrare trasporto aereo, ferroviario e rete stradale. Il progetto prevede l’apertura dell’aeroporto entro il 2032, con una capacità iniziale stimata tra 34 e 44 milioni di passeggeri annui, e la realizzazione di una rete ferroviaria ad alta velocità. Inserito nella rete TEN-T e sostenuto anche da finanziamenti europei, Port Polska contribuirà a rafforzare l’integrazione della Polonia nei flussi logistici continentali, consolidando ulteriormente il suo ruolo di piattaforma strategica per la mobilità e gli scambi tra Nord e Sud Europa.
In conclusione, lo sviluppo del Corridoio Baltico-Adriatico e delle infrastrutture ad esso collegate non rappresenta soltanto un avanzamento nella connettività europea, ma si configura come un vero e proprio fattore di trasformazione economica e strategica per l’intero continente. In questo scenario, la crescente centralità della regione baltica e il ruolo della Polonia come hub logistico ed energetico rafforzano l’integrazione tra Nord e Sud Europa, contribuendo a rendere le catene del valore più resilienti ed efficienti.
Per l’Italia, tale evoluzione si traduce in un insieme concreto di opportunità: dalla partecipazione a grandi progetti infrastrutturali, al rafforzamento della presenza industriale nei mercati dell’Europa centro-orientale, fino allo sviluppo di nuove partnership nei settori dell’ingegneria, dell’energia e delle tecnologie per la mobilità. In questo contesto, il sistema produttivo italiano è chiamato a cogliere le potenzialità offerte da un’Europa sempre più interconnessa, consolidando il proprio ruolo all’interno delle dinamiche di crescita e innovazione del continente.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italiana in Polonia)
L’Agenzia per lo Sviluppo della Serbia (RAS) ha pubblicato un bando per la partecipazione al “Programma di fornitura del servizio standardizzato di mentoring ai settori dell’industria manifatturiera nel 2026”, un’iniziativa dedicata al sostegno delle piccole e medie imprese mature attive nel comparto manifatturiero.
Il programma prevede l’erogazione gratuita di un servizio di mentoring standardizzato rivolto alle aziende operanti nei seguenti settori: industria delle macchine e delle attrezzature, produzione di apparecchiature elettriche, industria alimentare, industria del legno e dell’arredamento, nonché industria della gomma e della plastica.
L’attività di mentoring si basa su una metodologia sviluppata dalla RAS dal 2006 in collaborazione con la Japan International Cooperation Agency (JICA). Il percorso prevede il coinvolgimento diretto di un mentor esperto che affiancherà l’impresa beneficiaria per un periodo compreso tra 25 e 75 ore, svolte prevalentemente presso la sede aziendale.
Durante il processo, il mentor e il rappresentante dell’impresa analizzeranno insieme l’andamento dell’attività, individueranno le principali criticità e gli ostacoli allo sviluppo, ma anche le opportunità di crescita e miglioramento. Sulla base dell’analisi effettuata, verrà elaborato un piano di sviluppo personalizzato volto a rafforzare la competitività e la sostenibilità dell’azienda.
La metodologia adottata definisce in modo dettagliato tutte le fasi del mentoring, incluse le attività sul campo, il numero di visite, la preparazione dei piani operativi e la rendicontazione finale, secondo quanto previsto dalla “Guida generale al mentoring”, terza edizione 2026.
Il bando resterà aperto fino all’11 giugno 2026, mentre il termine ultimo per la conclusione delle attività di mentoring è fissato al 20 novembre 2026.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Serba)
Le terre rare e i minerali critici e strategici rappresentano oggi un insieme di risorse centrali nelle dinamiche dell’economia globale e della transizione tecnologica ed energetica. Pur essendo spesso utilizzati in modo intercambiabile, si tratta di categorie distinte che assumono rilevanza diversa a seconda dei contesti nazionali e delle esigenze industriali.
Gli elementi delle terre rare costituiscono un gruppo di 17 elementi chimici della tavola periodica, che comprende 15 lantanidi oltre a scandio e ittrio. Nonostante la denominazione, non si tratta di elementi necessariamente rari in natura, ma di risorse diffuse la cui estrazione risulta complessa per via della dispersione nei giacimenti. Sono utilizzati in applicazioni tecnologiche avanzate, tra cui turbine eoliche, veicoli elettrici, batterie, elettronica e sistemi di difesa.
Accanto a questi, i minerali strategici sono generalmente definiti come risorse considerate essenziali per lo sviluppo economico e industriale dei Paesi, con applicazioni in settori ad alta tecnologia, nella difesa e nei processi legati alla transizione energetica. I minerali critici, invece, sono individuati in base ai rischi legati alla sicurezza dell’approvvigionamento, che possono derivare dalla concentrazione geografica della produzione, dalla dipendenza da forniture esterne, da instabilità geopolitiche o da difficoltà di sostituzione.
La distinzione tra minerali strategici e critici non è univoca a livello globale: ogni Paese definisce le proprie liste in funzione delle priorità industriali e della propria esposizione alle catene di approvvigionamento. Inoltre, tali classificazioni possono evolvere nel tempo in relazione ai cambiamenti tecnologici, alle nuove scoperte geologiche e alle dinamiche della domanda internazionale. In questo quadro, alcuni minerali come litio, cobalto, grafite, nichel e niobio sono frequentemente ricompresi nelle principali liste di riferimento.
Le terre rare possono rientrare, a seconda del contesto, sia tra i minerali critici sia tra quelli strategici, evidenziando una sovrapposizione parziale tra le categorie: tutti gli elementi delle terre rare possono essere considerati strategici, mentre non tutti i minerali strategici rientrano nella categoria delle terre rare.
In questo scenario, il Brasile assume un ruolo significativo nel panorama globale delle risorse minerarie. Secondo i dati del Servizio Geologico Brasiliano (SGB), il Paese dispone della seconda riserva mondiale di elementi delle terre rare, pari a circa 21 milioni di tonnellate, equivalenti a circa il 23% delle riserve globali secondo lo United States Geological Survey (USGS). I principali giacimenti sono localizzati negli stati di Minas Gerais, Goiás, Amazonas, Bahia e Sergipe.
Il Brasile si distingue inoltre per la forte dotazione di altri minerali considerati strategici o critici a livello internazionale. In particolare, detiene le maggiori riserve mondiali di niobio, pari al 94% del totale globale con circa 16 milioni di tonnellate. Il Paese occupa anche la seconda posizione mondiale per le riserve di grafite e la terza per quelle di nichel, confermando un posizionamento rilevante nelle catene globali di approvvigionamento di materie prime critiche.
A livello nazionale, il Brasile ha definito un elenco di minerali strategici per lo sviluppo interno attraverso la Risoluzione n. 2 del 18 giugno 2021 del Ministero delle Miniere e dell’Energia. La classificazione distingue tra minerali da importare, minerali utilizzati in prodotti e processi ad alta tecnologia e minerali con vantaggio comparato e potenziale di generare surplus commerciale.
Nel contesto internazionale, queste risorse assumono crescente rilevanza geopolitica, anche per effetto della concentrazione delle capacità di raffinazione e produzione. In particolare, la Cina risulta tra i principali attori nel settore delle terre rare, mentre altri grandi economie, tra cui Stati Uniti e Unione Europea, stanno orientando le proprie strategie verso la diversificazione delle forniture.
Per il Brasile, questo scenario evidenzia un potenziale rilevante all’interno delle catene globali, ma anche una sfida legata allo sviluppo delle fasi industriali successive all’estrazione, come lavorazione e raffinazione, ancora non pienamente consolidate. Tale aspetto incide sulla capacità del Paese di trattenere maggiore valore lungo la filiera e di ridurre la dipendenza da prodotti a più alto contenuto tecnologico.
Nel complesso, il tema dei minerali critici e strategici si conferma un fattore strutturale nelle trasformazioni dell’economia globale, con impatti diretti sulle dinamiche industriali, energetiche e commerciali.
E-mart ha lanciato la versione retail esclusiva della pizza Margherita de "L'Antica Pizzeria da Michele", una delle pizzerie iconiche di Napoli, ora disponibile nei negozi di tutto il paese al prezzo di 11.980 KRW. Sviluppato in collaborazione con il produttore italiano di pizze surgelate Roncadin, il prodotto replica il gusto autentico di questa istituzione centocinquantennale per il consumo domestico. Questo lancio si inserisce nell'iniziativa strategica di E-mart di espandere i propri progetti globali di "approvvigionamento diretto", con l'obiettivo di portare ai consumatori nazionali i più famosi marchi culinari internazionali attraverso partnership commerciali vantaggiose in termini di costi.
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Korea)
Le società energetiche europee Eni (Italia) e Repsol (Spagna) prevedono di iniziare l'esportazione di gas naturale dal Venezuela entro la fine del 2031. Questo piano fa seguito a un accordo con le autorità venezuelane per riattivare ed espandere la produzione in un importante giacimento offshore.
Secondo quanto riportato da Bloomberg, l'accordo raggiunto con la presidenza incaricata consentirà alle due compagnie di raddoppiare la produzione nel giacimento situato nel Golfo del Venezuela. Il gas naturale liquefatto (GNL) verrebbe esportato attraverso un terminale galleggiante.
Risarcimento e riserve
Un punto cruciale dell'accordo riguarda le garanzie ricevute da Eni e Repsol sulla compensazione di miliardi di dollari per il gas estratto negli anni passati a beneficio del mercato interno venezuelano, ma per il quale le aziende non avevano mai ricevuto pagamenti.
Colloqui in corso
Un portavoce di Eni ha confermato che l'azienda è in trattative costanti con Repsol e PDVSA per definire le condizioni potenziali e il quadro operativo necessario per l'esportazione. Sebbene le discussioni siano avanzate, si attende la finalizzazione dei dettagli tecnici e commerciali per concretizzare il passaggio del Venezuela da produttore interno a esportatore globale di gas.
Questa iniziativa segna un passo storico per il settore energetico del Paese, puntando a sfruttare il suo vasto potenziale gasifero per il mercato internazionale.
Il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (PNUD) ha stimato che l'economia del Venezuela registrerà una crescita del 7,4% del Prodotto Interno Lordo (PIL) entro la fine del 2026. Secondo il rapporto, questa espansione è determinata dai cambiamenti strutturali nel contesto economico, istituzionale e regolatorio avvenuti a partire dal 3 gennaio scorso.
Il rapporto dettagliato dell'agenzia ONU evidenzia diversi punti focali per l'anno in corso:
Nonostante la crescita positiva, il PNUD avverte che l'inflazione rimane uno dei principali ostacoli strutturali per l'economia venezuelana. Si stima che l'indice dei prezzi chiuderà l'anno intorno al 271,6%, il che limita la capacità di tradurre la crescita macroeconomica in un miglioramento immediato e sostenuto dei consumi e del reddito per la popolazione.
Il documento conclude che la stabilità del nuovo scenario dipenderà dalla capacità di mantenere le riforme istituzionali e di favorire un ambiente favorevole agli investimenti nei settori dell'energia e della produzione nazionale.
Dopo il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, anche il Banco Interamericano di Sviluppo (BID) si è dichiarato pronto a riprendere le proprie attività in Venezuela. Secondo quanto riportato da LatinFinance, questo rappresenta un passo fondamentale per ripristinare l'accesso del Paese al finanziamento multilaterale e sostenere la ripresa della sua economia.
Un portavoce del BID, con sede a Washington, ha confermato che l'istituzione dispone di un protocollo specifico per il riavvio delle attività e agirà non appena tale processo sarà concluso. «Riteniamo che questo sia un passo importante per reinserire il Paese nella comunità internazionale», ha dichiarato il portavoce.
Piani e settori strategici
Già lo scorso mese, il presidente del BID, Ilan Goldfajn, aveva anticipato che il gruppo ha elaborato studi e piani dettagliati su come distribuire le risorse nel Paese. Tali piani includono:
Secondo Goldfajn, l'istituzione attendeva solo il momento opportuno affinché i flussi finanziari potessero ricominciare a scorrere.
Normalizzazione internazionale
Il vicepresidente del settore Economia e Finanze del Venezuela, Calixto Ortega, ha sottolineato sabato scorso che la ripresa delle relazioni con il FMI e altri organismi risponde a una normalizzazione della rappresentanza del Paese dinanzi agli enti multilaterali. Si prevede che questo processo di riapertura prosegua gradualmente con altre istituzioni finanziarie globali.
Questo annuncio consolida la tendenza del Venezuela verso la riabilitazione nel sistema creditizio globale, aprendo nuove opportunità per il finanziamento di infrastrutture e progetti di sviluppo sociale e produttivo.
Le esportazioni venezuelane verso gli Stati Uniti (USA) hanno raggiunto, al 17 aprile, la metà dell'intero volume commercializzato lo scorso anno. Secondo i dati preliminari dell'Energy Information Administration (EIA), le spedizioni accumulate ammontano a 26,3 milioni di barili, il che rappresenta il 52% dei 50,9 milioni di barili esportati in tutto il 2025.
Questo balzo nelle vendite di greggio è il risultato della flessibilizzazione delle sanzioni, delle modifiche legali e degli accordi commerciali supervisionati da Washington a partire dall'inizio dell'anno.
Dati e posizionamento
Sebbene i dati dell'EIA siano settimanali e preliminari (i dati consolidati vengono pubblicati con due mesi di ritardo), essi costituiscono l'unica fonte pubblica per tracciare i flussi di greggio venezuelano verso il mercato statunitense.
Questo incremento non solo riflette una ripresa operativa, ma consolida il Venezuela come un attore chiave per la sicurezza energetica degli Stati Uniti in un contesto di cambiamenti geopolitici e riforme interne.
(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Venezolano-Italiana)
Secondo i dati del Ministero dell'Agricoltura e delle Terre, nei primi tre mesi del 2026 il Venezuela ha esportato un totale di quattromila tonnellate di caffè di produzione nazionale verso i mercati internazionali.
L'informazione è stata resa nota dal titolare del dicastero, Julio León Heredia, durante la recente spedizione di 140 tonnellate di caffè verde dal "Puerto Seco" dello stato Lara verso gli Stati Uniti. Il ministro ha indicato che l'Esecutivo Nazionale punta a continuare a dare impulso alla produzione e all'esportazione di questo prodotto.
Al riguardo, León Heredia ha inoltre specificato che, parallelamente alle esportazioni da Lara, sono state inviate circa cento tonnellate di caffè verde prodotto nello stato Portuguesa verso la Cina, distribuite in cinque container.
Tomás Elías Reyes, segretario per lo Sviluppo Economico di Lara, ha sottolineato che durante quest'anno dallo stato Lara sono stati venduti complessivamente 90 container di caffè verde a paesi come gli Stati Uniti, gli Emirati Arabi Uniti e l'Italia, secondo quanto riportato da una nota di VTV.
L'incremento delle esportazioni riflette lo sforzo del settore agricolo venezuelano per posizionare il caffè nazionale in mercati strategici e ad alta domanda.
(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Venezolano-Italiana)