Martedì 1 Settembre 2026
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Mercoledì mattina il Ministero della Difesa Ellenico ha annunciato ufficialmente l'accordo per l'acquisto di due moderne fregate Bergamini dall'Italia.
L'accordo di attuazione (Implementing Arrangement) tra la Repubblica Ellenica e la Repubblica Italiana, che avvia il programma di acquisizione di due fregate italiane di tipo FREMM (classe Bergamini), sarà firmato martedì 8 settembre 2026 a Roma, alla presenza del ministro della Difesa nazionale greco Nikos Dendias, del suo omologo italiano Guido Crosetto e dei capi di Stato Maggiore della Marina dei due Paesi.
L'accordo di attuazione sarà firmato dalla Direzione Generale per le Attrezzature e gli Investimenti della Difesa (DGAD) del Ministero della Difesa Nazionale e dalla corrispondente Direzione italiana per le Attrezzature, in attuazione del Protocollo d’intesa (MoU) e della Dichiarazione di intenti per l’acquisizione delle fregate italiane ex FREMM, firmati il 29 settembre 2025 a La Spezia, in Italia, in occasione dell’incontro tra il sig. Dendias e il sig. Crosetto.
In particolare, si stabilisce quanto segue:
• Il valore delle due navi allo stato attuale e il calendario per la cessione e l’integrazione delle navi nella Marina Militare (Carlo BERGAMINI (F-590): Vendita/cessione entro il primo semestre del 2028 – Virginio FASAN (F-591): vendita/trasferimento entro il primo semestre del 2029).
• Il supporto iniziale e successivo per garantire la disponibilità operativa delle unità.
• Il coinvolgimento dell’industria nazionale ellenica, con la partecipazione dei cantieri navali greci ai lavori di manutenzione e di adattamento dei nuovi sistemi sulle navi.
L'acquisizione delle due fregate della classe FREMM, con la possibilità di acquisire ulteriori navi in futuro, insieme alle quattro fregate della classe FDI e all'ammodernamento delle fregate della classe MEKO, dà vita a una Marina Militare dotata di unità d’assalto dalle elevate capacità, in grado di salvaguardare la sovranità e i diritti sovrani del Paese, sia nel Mar Egeo che nel Mediterraneo orientale.
La collaborazione naturalmente crea ulteriori possibilita’ di sinergie future nel settore della difesa e di possibili ulteriori acquisizioni da parte ellenica.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Ellenica di Salonicco)
La riclassificazione da mercato emergente a mercato sviluppato entrerà in vigore con il ribilanciamento degli indici di settembre 2027. La decisione conferma la crescente maturità del mercato finanziario polacco e rafforza il ruolo della Polonia come piattaforma strategica per investimenti, industria, commercio e supply chain nell’Europa centro-orientale.
S&P Dow Jones Indices ha annunciato la riclassificazione della Polonia da “emerging market” a “developed market”, con efficacia a partire dal ribilanciamento degli indici previsto per settembre 2027. Si tratta di un passaggio rilevante per il posizionamento internazionale del Paese, perché inserisce la Polonia in una categoria normalmente associata a mercati caratterizzati da maggiore stabilità istituzionale, migliore accessibilità per gli investitori internazionali, maggiore liquidità, infrastrutture finanziarie più mature e un livello più elevato di sviluppo economico.
La decisione arriva dopo una consultazione avviata da S&P Dow Jones Indices nel 2026, nella quale era stata proposta la riclassificazione della Polonia a mercato sviluppato. Il processo di valutazione ha preso in considerazione criteri economici, finanziari e di accessibilità del mercato, tra cui reddito nazionale lordo pro capite, capitalizzazione del mercato domestico, liquidità, accessibilità per gli investitori esteri, assenza di restrizioni significative alla proprietà straniera, possibilità di rimpatrio dei capitali, stabilità istituzionale e qualità del quadro regolatorio.
Secondo la metodologia di S&P Dow Jones Indices, un mercato sviluppato deve rispettare una serie di requisiti più stringenti rispetto ai mercati emergenti. Tra questi rientrano, in particolare, un reddito nazionale lordo pro capite superiore a 15.000 dollari, una capitalizzazione domestica significativa, adeguati livelli di liquidità, un sistema di settlement efficiente, una valuta liberamente negoziabile, rating sovrano adeguato, assenza di iperinflazione e un quadro regolatorio sufficientemente solido. La promozione della Polonia indica quindi che il Paese viene considerato non solo economicamente avanzato, ma anche finanziariamente accessibile e sufficientemente integrato nei circuiti del capitale internazionale.
La riclassificazione non avrà effetto immediato, ma entrerà in vigore nel settembre 2027. Questo periodo di transizione è importante perché consente agli investitori istituzionali, ai gestori di fondi, agli ETF e agli operatori di mercato di adeguare progressivamente le proprie strategie di allocazione. Nei mercati finanziari globali, infatti, la classificazione di un Paese all’interno degli indici internazionali non è un elemento puramente formale: può incidere sulla composizione dei portafogli, sui flussi di capitale, sul profilo degli investitori attivi sul mercato e sulla percezione complessiva del rischio-Paese.
Per la Polonia, il passaggio rappresenta un ulteriore riconoscimento del percorso di crescita compiuto negli ultimi decenni. Il Paese si è affermato come una delle economie più dinamiche dell’Unione Europea, con una base industriale solida, un mercato interno ampio, una posizione geografica strategica, una forza lavoro qualificata e una crescente capacità di attrarre investimenti esteri. Anche nel 2026 l’economia polacca continua a mostrare segnali positivi: secondo la stima flash di Statistics Poland, il PIL è cresciuto del 3,8% su base annua nel secondo trimestre dell’anno, confermando una performance superiore alla media europea.
La decisione di S&P Dow Jones Indices rafforza inoltre la credibilità della Borsa di Varsavia, già considerata il principale mercato dei capitali dell’Europa centro-orientale. Negli ultimi anni la Warsaw Stock Exchange ha consolidato il proprio ruolo come piattaforma regionale per società polacche e internazionali, con una crescente attività sul mercato azionario e obbligazionario. Nel luglio 2026, ad esempio, il valore complessivo degli scambi azionari sul mercato principale della Borsa di Varsavia ha raggiunto 58,1 miliardi di zloty, in crescita del 41,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il mercato ha inoltre registrato una forte attività anche sul segmento obbligazionario, con volumi significativi su Treasury BondSpot Poland.
La promozione da parte di S&P Dow Jones Indices si inserisce in un quadro più ampio. La Polonia era già stata promossa a mercato sviluppato da FTSE Russell nel 2018, mentre MSCI continua ancora a classificarla tra i mercati emergenti. Questo significa che, almeno per il momento, la Polonia si trova in una posizione intermedia tra diverse classificazioni internazionali. Tuttavia, la decisione di S&P Dow Jones Indices rafforza la tendenza verso un riconoscimento più ampio della maturità del mercato polacco e potrebbe aumentare la pressione affinché anche altri grandi provider globali rivalutino il posizionamento del Paese nei prossimi anni.
Dal punto di vista degli investitori internazionali, il passaggio da mercato emergente a mercato sviluppato può avere effetti complessi. Da un lato, la Polonia potrebbe perdere una parte dei flussi provenienti da fondi dedicati esclusivamente agli emerging markets. Dall’altro, l’ingresso nell’universo developed markets può aprire l’accesso a una base di capitale più ampia, più stabile e spesso caratterizzata da orizzonti di investimento più lunghi. Per un’economia come quella polacca, già fortemente integrata con l’Unione Europea, il secondo effetto potrebbe risultare particolarmente rilevante nel medio periodo.
La riclassificazione contribuisce anche a modificare la narrativa internazionale sulla Polonia. Il Paese non viene più percepito soltanto come una destinazione ad alto potenziale dell’Europa centro-orientale, ma come un mercato maturo, con caratteristiche sempre più vicine a quelle delle principali economie sviluppate europee. Questo cambiamento può avere conseguenze non solo finanziarie, ma anche industriali e commerciali, incidendo sulle decisioni di investimento diretto, sulle strategie di localizzazione produttiva, sulle acquisizioni, sulle joint venture e sulle operazioni di sviluppo commerciale.
Per le imprese estere, la promozione della Polonia a mercato sviluppato può tradursi in una maggiore percezione di stabilità e affidabilità. Le aziende che stanno valutando l’ingresso o l’espansione nel Paese possono leggere questa decisione come un segnale positivo sulla qualità del contesto economico e istituzionale. Naturalmente, la riclassificazione non elimina le complessità operative del mercato polacco: permangono sfide legate al costo del lavoro, alla disponibilità di personale qualificato, alla concorrenza locale e internazionale, alla regolamentazione fiscale, alla transizione energetica e alla capacità infrastrutturale. Tuttavia, il quadro complessivo appare sempre più compatibile con strategie di investimento strutturate e di lungo periodo.
La Polonia continua inoltre a beneficiare di importanti fattori di crescita. Tra questi rientrano la modernizzazione industriale, gli investimenti in infrastrutture, la transizione energetica, la digitalizzazione, la difesa, la logistica e l’utilizzo dei fondi europei. La posizione geografica del Paese, al centro dei collegamenti tra Europa occidentale, Baltico, Ucraina e resto dell’Europa centro-orientale, rafforza ulteriormente il suo ruolo di hub regionale. In questo senso, la riclassificazione finanziaria riflette anche una trasformazione economica più ampia: la Polonia non è più soltanto un mercato di sbocco, ma una piattaforma produttiva, logistica, industriale e finanziaria per l’intera regione.
Il riconoscimento arriva in un momento in cui i rapporti economici tra Italia e Polonia sono già particolarmente solidi. Nel 2025 l’interscambio commerciale bilaterale ha superato i 36 miliardi di euro, con un saldo positivo per l’Italia di circa 4 miliardi. Secondo quanto evidenziato dal Ministero degli Affari Esteri italiano, gli scambi si stanno avvicinando alla soglia dei 37 miliardi di euro, con esportazioni italiane in crescita. Si tratta di numeri che confermano la Polonia come uno dei mercati più importanti per il Made in Italy in Europa e come un partner economico sempre più strategico per le imprese italiane.
Le implicazioni per l’Italia sono rilevanti. La riclassificazione della Polonia a mercato sviluppato rafforza l’attrattività del Paese per le aziende italiane che intendono esportare, investire o costruire partnership industriali. Per i produttori italiani di macchinari, automazione, packaging, componentistica, tecnologie per l’industria, edilizia, arredamento, design, energia, difesa, agroalimentare e servizi professionali, la Polonia offre un mercato in crescita ma ormai maturo, nel quale non è più sufficiente un approccio occasionale o puramente commerciale. Sarà sempre più importante presidiare il mercato con strategie strutturate: distributori qualificati, assistenza post-vendita, presenza locale, partnership tecniche, partecipazione a fiere settoriali, conoscenza della normativa e capacità di adattare l’offerta alle esigenze specifiche delle imprese polacche.
Per la filiera industriale italiana, le opportunità più interessanti riguardano i settori in cui la Polonia sta accelerando gli investimenti: manifattura avanzata, automazione, efficienza energetica, rinnovabili, reti elettriche, sistemi di accumulo, infrastrutture, costruzioni, difesa e dual-use. In questi ambiti, l’Italia dispone di competenze riconosciute, PMI specializzate, distretti produttivi ad alta qualità e grandi gruppi industriali in grado di inserirsi in catene del valore europee. La maggiore maturità finanziaria della Polonia può inoltre facilitare operazioni più complesse, come joint venture, acquisizioni, investimenti produttivi, accordi di fornitura pluriennali e collaborazioni tecnologiche.
Anche per il sistema finanziario e istituzionale italiano la notizia è significativa. Banche, fondi, società di consulenza, studi legali, società di ingegneria, camere di commercio, associazioni imprenditoriali e organismi di promozione possono trovare in Polonia un mercato sempre più adatto ad attività di accompagnamento strutturato delle imprese italiane. La promozione a mercato sviluppato non riguarda quindi solo gli investitori finanziari, ma può diventare un elemento utile per rafforzare il dialogo economico bilaterale, promuovere nuove missioni imprenditoriali e costruire iniziative mirate nei settori in cui domanda polacca e offerta italiana risultano più complementari.
In conclusione, la riclassificazione della Polonia da parte di S&P Dow Jones Indices rappresenta un passaggio simbolico ma anche concreto. Simbolico, perché certifica il percorso di maturazione economica e finanziaria del Paese. Concreto, perché può incidere sulla percezione degli investitori, sui flussi di capitale, sulla credibilità del mercato e sulle strategie di ingresso delle imprese estere. Per l’Italia, il messaggio è chiaro: la Polonia deve essere considerata sempre più come un mercato europeo maturo, strategico e competitivo, da presidiare con continuità e con progetti industriali di medio-lungo periodo.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana in Polonia)
La dinamica di crescita del commercio a dettaglio viene confermata in Repubblica Ceca anche nel primo semestre del 2026. Lo indicano i dati dell’Ufficio di Statistica Ceco.
Il commercio retail senza il settore auto ha registrato nei primi sei mesi un aumento del quattro percento rispetto al primo semestre del 2025. Il settore alimentare ha registrato una crescita vicina al due percento, mentre quello non alimentare è aumentato del 6,8%. Spiccano i dati delle vendite dei cosmetici, in aumento dell’otto percento, dell’abbigliamento e delle calzature e dei beni da farmacia. Continua la forte dinamica dell’e-commerce con una crescita del 14%.
I consumi interni registrano dal 2024 un aumento senza interruzioni grazie a una buona crescita dei redditi e una significativa riduzione dell’inflazione.
Fonte: https://csu.gov.cz/rychle-informace/maloobchod-cerven-2026
Il tasso di disoccupazione è rimasto alla fine del secondo trimestre in Repubblica Ceca lievemente sopra la soglia del tre percento. Lo indicano i dati dell’Ufficio di Statistica Ceco.
Il tasso di disoccupazione, calcolato secondo la metodologia riconosciuta a livello internazionale, era in giugno al 3,3%. Il tasso è rimasto invariato rispetto a marzo e ha registrato un aumento di tre decimi di punto percentuale rispetto alla fine del primo semestre del 2025. In aumento a oltre il 78% della popolazione in età da 16 a 64 anni il tasso di attività economica, vale a dire la quota di persone che lavora o cerca un impiego.
Secondo i dati dell’Eurostat il tasso di disoccupazione ceco rimane il terzo più basso nell’Unione Europea. Il dato ceco è circa la metà della media comunitaria, che a fine giugno era al sei percento.
Le attività dell’agenzia a sostegno delle esportazioni CzechTrade e dell’agenzia a sostegno degli investimenti CzechInvest saranno accorpate in un nuovo ente – CzechBusiness. Lo ha annunciato il ministro dell’industria e del commercio Karel Havlíček.
La nuova agenzia gestirà tre macroaree, sostegno alle esportazioni, alle start-up e agli investimenti. “Il senso (dell’operazione) è creare una nuova modalità di sostegno, che sarà più chiaro e integrato” ha indicato il vicepremier Havlicek. La nuova agenzia viene creata sulla pianta organizzativa di CzechTrade, che di fatto assorbisce CzechInvest, ha sottolineato il vicepremier. Il ministero garantisce che verrà mantenuta “la continuità dei servizi erogati, dei progetti e delle collaborazioni con i partner”.
CzechBusiness diventerà operativa dal primo agosto con un progressivo assorbimento dei compiti delle due agenzie esistenti. Dal dal primo gennaio 2027 dovrebbe sostituire completamente i due enti esistenti. Già dal primo settembre avverrà la fusione degli uffici esteri delle due agenzie, ha detto l’attuale direttore di CzechTrade Rudolf Klepáček, che sarà alla guida del nuovo ente, In futuro CzechBusiness potrebbe assorbire anche altre attività, ad esempio il sostegno alla ricerca e sviluppo o la promozione turistica, ha sottolineato il ministro Havlicek in conferenza stampa.
Fonte e fonte fotografia: mpo.gov.cz
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)
I luoghi dello Sbarco del 1944 rappresentano un importante motore del turismo in Normandia. La regione spera di poter trarre vantaggio da questo prestigioso riconoscimento internazionale.
Il 26 luglio 2026, le spiagge dello Sbarco in Normandia del 6 giugno 1944 sono entrate ufficialmente nella lista del Patrimonio mondiale dell’UNESCO. L’annuncio è stato fatto a Busan, in Corea del Sud, durante la sessione annuale del Comitato del Patrimonio mondiale dell’UNESCO. Il presidente della regione Normandia, Hervé Morin, ha definito il riconoscimento una grande conferma del valore universale, patrimoniale, commemorativo e simbolico di questi luoghi. Il perimetro riconosciuto dall’UNESCO è molto ampio e comprende 121 comuni, non soltanto le cinque principali spiagge dello Sbarco: Utah, Omaha, Gold, Juno e Sword. Queste si estendono per circa 80 chilometri lungo la costa normanna, da Sainte Marie du Mont, nel dipartimento della Manche, fino a Ouistreham, nel Calvados, passando per la Pointe du Hoc. Questi luoghi sono legati allo Sbarco del 6 giugno 1944, quando oltre 150.000 soldati provenienti da circa 15 nazioni sbarcarono in Normandia. L'operazione segnò l'inizio di tre mesi di combattimenti decisivi per la liberazione della Normandia, poi di Parigi e dell'Europa dall'occupazione nazista. Con questa iscrizione, la Normandia aggiunge un nuovo sito alla lista UNESCO, dopo il Mont Saint Michel e la sua baia, il centro storico di Le Havre e la tapisserie di Bayeux. La candidatura delle spiagge dello Sbarco è stata sostenuta dalla Regione Normandia per conto dello Stato francese. Il progetto è stato avviato già nel 2006, rilanciato nel 2014, mentre la richiesta ufficiale di iscrizione è stata depositata nel 2018.
Importanza per il turismo
Il riconoscimento UNESCO ha anche una forte dimensione economica e turistica. La Regione Normandia intende iniziare ad applicare già da settembre 2026 le conseguenze dell'iscrizione e spera di sfruttare il nuovo status internazionale per aumentare l'attrattività del territorio. L'obiettivo è ottenere un aumento delle presenze turistiche di circa 20%. I luoghi della memoria dello Sbarco rappresentano infatti già un importante motore del turismo regionale: negli anni delle grandi commemorazioni attirano quasi 2 milioni di visitatori, di cui oltre il 40% stranieri.
Un luogo di memoria universale
Per Hervé Morin, le spiagge non devono essere considerate semplicemente siti storici o militari. Sono luoghi di memoria universali, capaci di trasmettere un messaggio di libertà, pace e riunione tra i popoli. Il loro valore risiede anche nell'eredità degli uomini e delle donne che combatterono per la libertà e la democrazia. Morin sottolinea quindi l'importanza di trasmettere questa memoria alle generazioni future, soprattutto in un mondo in cui questi valori continuano a essere messi alla prova.
Lo Sbarco come evento che ha cambiato il mondo
Anche Laurent Ronis Le Moal, nuovo direttore del Mémorial de Caen, considera l'iscrizione UNESCO un riconoscimento di portata mondiale. Il Mémorial de Caen, dedicato alla storia del XX secolo e alle grandi questioni del mondo contemporaneo, riceve oltre 400.000 visitatori all'anno ed è stato inaugurato nel 1988. Il museo sta già preparando per il 2027 una grande esposizione dedicata alle spiagge del D Day. L'esposizione non si limiterà alla descrizione delle operazioni militari, ma mostrerà come lo Sbarco sia diventato un «événement monde», cioè un evento di portata mondiale, contribuendo alla costruzione dell'ordine internazionale successivo al 1945, delle Nazioni Unite, dei diritti umani, della riconciliazione europea, delle aspirazioni alla libertà e del nuovo ordine internazionale nato dopo la Seconda guerra mondiale.
Storicamente associato ai prodotti esotici, il commercio equo di prodotti di origine francese rappresenta ormai la quota più importante in Francia. Questa dinamica è sostenuta principalmente dalle vendite nei supermercati.
Nel 2025, le vendite dei prodotti del commercio equo e solidale in Francia hanno superato i 3,2 miliardi di euro, registrando una crescita del 23% rispetto al 2024. Si tratta di una crescita molto superiore a quella del mercato alimentare complessivo, aumentato soltanto dell’1,8% secondo NielsenIQ. Il commercio equo rimane comunque un settore di nicchia, rappresentando il 2,3% del mercato alimentare francese.
La crescita dei prodotti francesi
Tradizionalmente associato a prodotti tropicali come caffè, cioccolato e banane, il commercio equo si è sviluppato sempre di più anche in Francia. Nel 2025, i prodotti provenienti dall’agricoltura francese hanno raggiunto 1,64 miliardi di euro, con una crescita del 26%, superando per la prima volta i prodotti delle filiere tropicali, che hanno raggiunto 1,63 miliardi di euro. Il principale marchio francese, Agri-Ethique France, ha registrato 1,17 miliardi di euro di vendite, in aumento del 28% in un anno.
I prodotti più venduti
Per quanto riguarda i prodotti francesi, le categorie principali sono la panetteria e viennoiserie, che rappresentano il 37,4% delle vendite, seguite dall’alimentari salati con il 26,5%, e da carne e uova con il 12,4%. Per i prodotti tropicali, invece, il caffè rappresenta il 34,4% delle vendite, seguito dal cioccolato con il 22% e dalle banane con il 14,6%.
Il ruolo crescente dei supermercati
Il commercio equo sta diventando sempre più diffuso nella grande distribuzione. Nel 2025, il 51% delle vendite è stato realizzato nella grande e media distribuzione, cinque punti percentuali in più rispetto al 2024. Questo significa una crescita di circa un terzo in un anno. Anche la ristorazione fuori casa sta aumentando il proprio peso e rappresenta oggi il 13% delle vendite, con una crescita del 12%. Questo sviluppo è favorito anche dalla legge Egalim, che stabilisce per la ristorazione collettiva un obiettivo del 50% di prodotti sostenibili e di qualità, tra cui rientrano anche quelli del commercio equo.
Come funziona il commercio equo
In Francia esistono oggi otto marchi di commercio equo. Il sistema non prevede soltanto una remunerazione più equa degli agricoltori, ma anche rapporti commerciali pluriennali tra produttori e acquirenti, trasparenza e tracciabilità delle filiere e sostegno agli investimenti nello sviluppo sostenibile. Secondo Julie Stoll, delegata generale di Commerce équitable France, è ormai urgente e indispensabile dare agli agricoltori i mezzi necessari per investire nella transizione ecologica.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Marsiglia)
Hong Kong si conferma ancora una volta una piattaforma internazionale capace di creare connessioni tra mercati, culture e comunità diverse. L’Hong Kong Football Festival 2026, evento che ha portato nella città alcune delle più importanti realtà calcistiche mondiali, rappresenta un ulteriore esempio di come lo sport possa diventare uno strumento di dialogo e collaborazione internazionale, rafforzando anche il legame tra Italia e Hong Kong.
Organizzato presso il Kai Tak Sports Park, il festival ha visto la partecipazione di club di prestigio internazionale come FC Internazionale Milano e Juventus Club attirando l’attenzione di tifosi, media e operatori provenienti da diversi Paesi. La presenza di due delle principali eccellenze calcistiche italiane ha contribuito a valorizzare il ruolo dell’Italia sulla scena internazionale, non solo dal punto di vista sportivo, ma anche come espressione di cultura, identità e capacità di creare relazioni globali.
Per Hong Kong, ospitare un evento di questa portata rappresenta un’importante occasione per consolidare il proprio ruolo di hub internazionale nel settore degli eventi, dell’intrattenimento e delle collaborazioni globali. Il Kai Tak Sports Park, nuovo polo dedicato allo sport e ai grandi eventi, si inserisce in questo percorso di apertura internazionale, offrendo una piattaforma in grado di attrarre organizzazioni, aziende e pubblico da tutto il mondo.
La partecipazione italiana all’Hong Kong Football Festival assume un significato particolare anche alla luce degli storici rapporti economici e culturali tra Italia e Hong Kong. La presenza di club italiani di fama mondiale permette infatti di avvicinare ulteriormente due realtà unite da un interesse comune verso innovazione, qualità, creatività e cooperazione internazionale.
L’Inter ha affrontato il Manchester City il 1° agosto 2026 per l’Asahi Super Dry Trophy, in un incontro che ha visto la formazione nerazzurra imporsi dopo una sfida conclusasi in parità nei tempi regolamentari e decisa ai calci di rigore.
La Juventus, invece, ha partecipato al festival affrontando il Chelsea FC il 5 agosto 2026 per l’Herbalgy Trophy, in un appuntamento che ha ulteriormente evidenziato la presenza italiana all’interno di una manifestazione dal forte carattere internazionale.
Al di là del risultato sportivo, l’Hong Kong Football Festival 2026 dimostra come il calcio possa favorire il dialogo e creare nuove occasioni di incontro e collaborazione tra Paesi e comunità, confermando anche il valore strategico di Hong Kong come luogo di connessione internazionale. Allo stesso modo, la presenza di club italiani a Hong Kong rafforza la visibilità dell’Italia in Asia, valorizzandone tradizione, eccellenza e apertura internazionale.
“Hong Kong Football Federation (FKFF) 2026”
https://www.kaitaksportspark.com.hk/events-tickets/hong-kong-football-festival-2026
“Hong Kong Football Festival 2026 to welcome FC internazionale Milano and Juventus form Italy”
“All’Hong Kong Football Festival, la presenza di Chelsea, Juventus, Inter e MAnchester City e un segnale chiaro: siamo di fronte a un evento di risonanza globale”
https://www.rivistaundici.com/2026/08/01/amichevoli-hong-kong-juventus-inter/
"L'Inter batte il MAnchester city 3-1 ai calci di rigore dopo l’1 a 1 nei tempi di regolamento”
“La Juve all'Hong Kong Football Festival 2026: il 5 agosto sfida al Chelsea per l'Herbalgy Trophy”
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Hong Kong and Macao)
Il Prodotto Interno Lordo (PIL) spagnolo è cresciuto del 2,7% su base annua nel secondo trimestre del 2026, un ritmo identico a quello registrato nel trimestre precedente. Lo ha reso noto l'Istituto Nazionale di Statistica (INE) nella stima anticipata della Contabilità Nazionale Trimestrale, pubblicata lo scorso 30 luglio. Su base congiunturale, il PIL è aumentato dello 0,7%, un decimo di punto in più rispetto al primo trimestre dell'anno.
Il principale motore della crescita è stata la domanda nazionale, che ha contribuito con 3,3 punti alla variazione interanuale del PIL, mentre la domanda estera ha sottratto 0,6 punti. Tra le componenti della domanda interna, i consumi delle famiglie sono cresciuti del 3,2% su base annua e la spesa delle Amministrazioni Pubbliche del 2,7%. Gli investimenti (formazione lorda di capitale) hanno registrato un incremento del 4,7% interanuale, sebbene inferiore di un punto rispetto al trimestre precedente.
Sul fronte estero, le esportazioni di beni e servizi sono aumentate dello 0,3% su base annua — cinque decimi in meno rispetto al primo trimestre — mentre le importazioni sono cresciute del 2,1%.
Dal lato dell'offerta, tutti i grandi settori produttivi hanno mostrato variazioni interanuali positive nel valore aggiunto: l'industria è cresciuta dell'1,8% (con la manifattura all'1,4%), le costruzioni del 4,1%, i servizi del 3,4% e i settori primari del 3,2%.
Per quanto riguarda l'occupazione, le ore effettivamente lavorate sono aumentate del 2,8% su base annua e i posti di lavoro equivalenti a tempo pieno del 2,3%. La retribuzione dei lavoratori dipendenti è cresciuta del 7,3% interanuale.
La lettura della Cámara de España
Nella sua analisi pubblicata lo stesso giorno, la Cámara de Comercio de España ha valutato positivamente il "notevole dinamismo" dell'economia spagnola, sottolineando la capacità del Paese di sostenere un ritmo di espansione elevato in un contesto internazionale segnato da "una forte incertezza" — in particolare le tensioni in Medio Oriente e i rischi legati alla sicurezza di alcune rotte marittime strategiche.
Secondo l'istituzione, la domanda nazionale si conferma come il principale pilastro della crescita economica spagnola. Alla luce dei dati del secondo trimestre, la Cámara de España ha mantenuto invariate le proprie previsioni di crescita per il 2026 (2,3%) e per il 2027 (2,0%), indicando l'andamento dell'inflazione come uno degli elementi chiave da monitorare nei prossimi mesi.
Fonte: Instituto Nacional de Estadística (INE), Contabilidad Nacional Trimestral de España — Avance II trimestre 2026 (30 luglio 2026); Cámara de Comercio de España.
(Contributo editorisle a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna)
Una presenza italiana ancora contenuta, ma concentrata in settori ad alto valore aggiunto. È questo il quadro che emerge dall’analisi elaborata dalla Cámara de Industria y Comercio Ítalo-Costarricense, che fotografa la presenza delle imprese italiane nel Paese e individua alcuni degli ambiti con maggiore potenziale di sviluppo.
Secondo le stime della Camera, in Costa Rica operano circa 40-60 imprese italiane o a capitale italiano, per un’occupazione diretta stimata tra 800 e 1.200 addetti e un fatturato complessivo compreso tra 250 e 350 milioni di dollari annui. La presenza è concentrata soprattutto nella Grande Area Metropolitana, tra San José, Heredia e Alajuela.
Più che per dimensioni, la presenza italiana si distingue per la specializzazione delle attività, con imprese attive soprattutto nella fornitura di tecnologie e soluzioni per comparti produttivi locali e orientati all’export.
Tra i settori individuati dalla Camera figurano industria e macchinari, con particolare riferimento alle tecnologie per l’agroindustria, alla componentistica meccanica ed elettromeccanica e alle linee produttive.
Un secondo ambito è quello dell’agroindustria e del food processing, dove la domanda riguarda tecnologie di trasformazione, packaging e soluzioni per migliorare l’efficienza e la qualità dei processi.
Anche costruzioni, design e arredo presentano opportunità legate allo sviluppo del turismo, dell’hospitality e del real estate, mentre energia, efficienza energetica e tecnologie ambientali si inseriscono nel percorso di sviluppo sostenibile del Paese.
Tra le aree da osservare con particolare attenzione figura inoltre il comparto dei medical devices, che può offrire opportunità lungo le catene di fornitura per imprese italiane attive nella componentistica, nell’automazione, nel packaging e nelle tecnologie di processo.
Per le imprese italiane, il Costa Rica rappresenta un mercato di dimensioni contenute, ma caratterizzato da una significativa apertura commerciale e da una crescente specializzazione produttiva.
L’ingresso avviene prevalentemente attraverso partner e distributori locali, rappresentanze commerciali, joint venture e accordi di cooperazione. In questo contesto, la conoscenza del mercato e la costruzione di relazioni affidabili sul territorio possono rappresentare elementi determinanti per consolidare la presenza.
La combinazione tra specializzazione produttiva, domanda di tecnologie e apertura agli investimenti può quindi creare ulteriori spazi per il Made in Italy, soprattutto nei comparti in cui qualità, innovazione e know-how costituiscono fattori distintivi.
Per conoscere nel dettaglio la presenza delle imprese italiane in Costa Rica, i principali settori di attività, le modalità di ingresso nel mercato, i casi di successo e gli aspetti da considerare per un eventuale insediamento, è possibile consultare l’analisi completa della Camera di Commercio Italiana in Costa Rica.
Fonti: PROCOMER, Banco Central de Costa Rica, Camere di Commercio, OCSE, Commissione Europea.
La doppia operazione annunciata dal gruppo francese evidenzia una fase di consolidamento del mercato europeo delle energie rinnovabili. Per le imprese italiane, la Polonia si conferma un mercato da monitorare con attenzione per investimenti, forniture industriali, sistemi di accumulo, componentistica e servizi tecnici.
Il mercato europeo delle energie rinnovabili sta entrando in una fase sempre più matura, caratterizzata da operazioni finanziarie di grandi dimensioni, rotazione del capitale, ingresso di investitori infrastrutturali e maggiore selezione dei mercati considerati strategici. In questo scenario si inserisce la recente doppia operazione annunciata da TotalEnergies, che riguarda direttamente anche Italia e Polonia e offre una chiave di lettura interessante per comprendere l’evoluzione della filiera energetica europea.
Il gruppo francese ha infatti firmato due accordi distinti ma complementari. Da un lato, acquisirà l’intero business europeo onshore renewables di Shell, rafforzando la propria presenza in mercati considerati chiave per la strategia integrata sull’elettricità. Dall’altro, venderà a KKR una partecipazione del 50% in un portafoglio già ampiamente sviluppato di asset solari ed eolici onshore in Europa, mantenendo comunque il restante 50% e la gestione operativa degli impianti.
L’acquisizione da Shell riguarda un portafoglio complessivo di circa 4 GW. Al suo interno vi sono circa 500 MW di impianti solari ed eolici già operativi o in costruzione, localizzati principalmente in Italia e nei Paesi Bassi, oltre a una pipeline di circa 3,5 GW di progetti solari, eolici e di sistemi di accumulo in Italia, Regno Unito e Spagna. Il completamento dell’operazione è previsto entro la fine del 2026, subordinatamente alle necessarie approvazioni regolatorie.
Parallelamente, TotalEnergies ha siglato un accordo con un veicolo assicurativo gestito da KKR per la cessione del 50% di un portafoglio europeo di asset rinnovabili onshore da 1,2 GW, distribuito tra Germania, Spagna, Francia e Polonia. Il valore d’impresa dell’operazione è pari a 1,8 miliardi di euro. L’energia prodotta da questi asset è già venduta a terzi oppure sarà commercializzata da TotalEnergies, che resterà operatore industriale del portafoglio anche dopo il closing.
Questa struttura è particolarmente significativa perché mostra un modello ormai sempre più diffuso nel settore delle rinnovabili: i grandi operatori energetici sviluppano, costruiscono o consolidano asset, per poi cederne quote di minoranza o paritetiche a investitori finanziari di lungo periodo. In questo modo liberano capitale da reinvestire in nuovi progetti, mantenendo però controllo operativo, competenze industriali e accesso ai flussi generati dalla vendita di energia.
Per TotalEnergies, l’obiettivo è rafforzare la propria strategia “Integrated Power”, costruendo un portafoglio composto da rinnovabili, generazione flessibile, sistemi di accumulo e capacità commerciale. Il gruppo ha indicato di possedere, a fine giugno 2026, oltre 37 GW di capacità rinnovabile lorda installata a livello globale e punta a superare i 100 TWh di produzione elettrica netta entro il 2030. La combinazione tra acquisizione di pipeline, gestione operativa degli asset e partnership finanziarie consente quindi di accelerare la crescita senza immobilizzare integralmente il capitale su ogni progetto.
Per l’Italia, l’operazione conferma l’interesse dei grandi player internazionali verso il mercato nazionale delle rinnovabili, in particolare per impianti solari, eolici e sistemi di accumulo. Il fatto che una parte rilevante della pipeline acquisita da Shell sia localizzata in Italia evidenzia il potenziale del Paese come piattaforma di sviluppo per nuova capacità rinnovabile, soprattutto in un contesto europeo in cui sicurezza energetica, decarbonizzazione e competitività industriale sono sempre più collegate.
Per la Polonia, invece, il dato più rilevante è l’inclusione nel portafoglio ceduto a KKR. La Polonia compare infatti tra i mercati europei in cui TotalEnergies dispone di asset già sviluppati o in fase avanzata, sufficientemente maturi da attirare capitali infrastrutturali internazionali. Questo elemento rafforza la percezione del mercato polacco come destinazione credibile per investimenti energetici di medio-lungo periodo.
Il contesto polacco rende l’operazione particolarmente interessante. La Polonia è impegnata in una trasformazione strutturale del proprio sistema energetico, storicamente dipendente dal carbone, e sta accelerando gli investimenti in fonti rinnovabili, reti elettriche, accumulo, generazione flessibile e offshore wind. Il progetto Baltic Power, sviluppato da ORLEN e Northland Power, rappresenta uno dei simboli di questa transizione: il parco eolico offshore avrà una capacità fino a 1,2 GW, con 76 turbine da 15 MW, e dovrebbe fornire energia pulita a oltre 1,5 milioni di famiglie polacche. Più in generale, la politica energetica polacca prevede circa 5,9 GW di capacità offshore entro il 2030 e fino a 11 GW entro il 2040.
La combinazione tra rinnovabili onshore, offshore wind e sistemi di accumulo rende il mercato polacco particolarmente rilevante per la filiera industriale italiana. Le opportunità non riguardano solo lo sviluppo diretto di impianti, ma anche l’intera catena del valore: componentistica elettrica, trasformatori, inverter, cavi, quadri elettrici, strutture metalliche, sistemi di controllo, batterie, software di gestione, servizi EPC, ingegneria, manutenzione, monitoraggio e soluzioni per l’integrazione in rete.
Un ulteriore elemento da considerare riguarda la crescente necessità di stabilizzare la rete elettrica. L’aumento della produzione da fonti non programmabili, come fotovoltaico ed eolico, richiede infatti investimenti paralleli in sistemi di accumulo, flessibilità, digitalizzazione delle reti e infrastrutture di trasmissione e distribuzione. Questo apre spazi interessanti per le imprese italiane attive non solo nella generazione rinnovabile, ma anche nelle tecnologie di supporto alla rete e nell’efficienza energetica industriale.
L’ingresso di KKR nel portafoglio di TotalEnergies conferma inoltre l’interesse degli investitori istituzionali verso asset energetici capaci di generare flussi di ricavi relativamente prevedibili. Per le imprese italiane, questo è un segnale importante: la presenza di capitali infrastrutturali internazionali può rendere i progetti più bancabili, accelerare le decisioni di investimento e innalzare gli standard tecnici richiesti ai fornitori. Allo stesso tempo, può favorire l’apertura delle supply chain a operatori europei qualificati, soprattutto in segmenti in cui qualità, affidabilità e certificazioni rappresentano un vantaggio competitivo.
Dal punto di vista delle relazioni economiche tra Italia e Polonia, la notizia va letta come parte di una dinamica più ampia. Italia e Polonia sono due mercati energetici con esigenze diverse ma complementari: l’Italia dispone di una filiera industriale consolidata nelle tecnologie elettriche, nell’ingegneria, nell’automazione, nella componentistica e nei servizi tecnici; la Polonia, invece, presenta una domanda crescente legata alla modernizzazione del sistema energetico, alla riduzione della dipendenza dal carbone e all’integrazione di nuova capacità rinnovabile.
Questa complementarità può tradursi in nuove collaborazioni commerciali e industriali. Le aziende italiane interessate al mercato polacco dovrebbero valutare partnership con sviluppatori locali, utility, EPC contractor, fondi infrastrutturali, società di ingegneria e operatori già attivi nei progetti energetici. In molti casi, l’accesso al mercato può essere più efficace attraverso accordi con partner polacchi in grado di presidiare aspetti autorizzativi, normativi, linguistici e di relazione con gli stakeholder locali.
Non mancano, tuttavia, alcune criticità da considerare. Il mercato polacco delle rinnovabili presenta ancora complessità autorizzative, vincoli legati alla capacità di connessione alla rete, tempi amministrativi lunghi e necessità di adeguamento infrastrutturale. Per questo motivo, le imprese italiane dovrebbero approcciare il mercato con una strategia realistica, evitando una lettura esclusivamente commerciale e tenendo conto anche di permitting, connessione, struttura finanziaria dei progetti e affidabilità dei partner locali.
In conclusione, la doppia operazione di TotalEnergies rappresenta molto più di un semplice riassetto societario. È un segnale della nuova fase del mercato europeo delle rinnovabili: più capital intensive, più selettiva, più integrata e più legata alla capacità di costruire partnership tra operatori industriali, investitori finanziari e fornitori specializzati. Per le imprese italiane, la Polonia si conferma un mercato di particolare interesse, non solo per la dimensione della transizione energetica in corso, ma anche per il potenziale di collaborazione lungo tutta la filiera: dalla produzione di energia alla rete, dall’accumulo alla manutenzione, dall’ingegneria alla componentistica avanzata.
In questa prospettiva, la transizione energetica polacca può diventare una delle aree più promettenti per lo sviluppo di nuove relazioni industriali tra Italia e Polonia nei prossimi anni.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana in Polonia)
Il colosso farmaceutico americano Bristol Myers Squibb (BMS) ha annunciato la realizzazione di un nuovo campus produttivo all'avanguardia a Houston, Texas, con un investimento di circa 2,3 miliardi di dollari. Il progetto rientra nel piano da 40 miliardi di dollari destinato a rafforzare ricerca, innovazione e capacità manifatturiera negli Stati Uniti.
Il nuovo stabilimento sorgerà all'interno di Generation Park e sarà progettato con una struttura modulare e multimodale, in grado di produrre diverse tipologie di farmaci, dalle piccole molecole ai biologici e agli anticorpi farmaco-coniugati. L'obiettivo è aumentare la flessibilità produttiva e accelerare l'immissione sul mercato di terapie innovative.
Il campus creerà inizialmente circa 500 posti di lavoro altamente qualificati, ai quali si aggiungeranno oltre 2.000 occupati tra costruzione e attività indirette durante la fase di realizzazione prevista tra il 2027 e il 2030.
La scelta di Houston è stata motivata dalla crescita dell'ecosistema locale delle life sciences, dalla disponibilità di personale qualificato, dalle infrastrutture e dal contesto favorevole agli investimenti. Per il Texas, il progetto rappresenta un ulteriore passo nel consolidamento del proprio ruolo come uno dei principali hub statunitensi per il settore biomedicale e farmaceutico.
(Contenuto editoriale a cura della Italy-America Chamber of Commerce of Texas)
A sei anni dall'entrata in vigore dell'United States-Mexico-Canada Agreement (USMCA), il principale accordo commerciale tra Stati Uniti, Canada e Messico è entrato in una fase di profonda revisione. Il 1° luglio 2026 l'Amministrazione Trump ha deciso di non confermare automaticamente il rinnovo dell'accordo per ulteriori 16 anni, aprendo invece una nuova fase negoziale con i due partner nordamericani.
La decisione ha suscitato numerose interpretazioni, ma è importante chiarire che l'USMCA non è stato cancellato né sospeso. L'accordo continua infatti a rimanere pienamente in vigore e le imprese possono continuare a beneficiare delle agevolazioni tariffarie e delle regole commerciali previste dal trattato. Ciò che cambia è il meccanismo previsto dall'articolo 34.7 dell'accordo, che disciplina la cosiddetta "joint review".
Secondo il testo dell'USMCA, i tre Paesi avrebbero potuto confermare congiuntamente il rinnovo dell'accordo fino al 2042. Gli Stati Uniti hanno invece scelto di non procedere con un rinnovo automatico, ritenendo necessario negoziare modifiche sostanziali. Questa scelta non determina la cessazione dell'accordo, ma comporta l'avvio di revisioni annuali tra i tre governi, che potranno proseguire fino al 2036, termine naturale dell'attuale trattato. Qualora nel frattempo venga raggiunta un'intesa condivisa, l'accordo potrà essere esteso per ulteriori sedici anni.
L'Amministrazione Trump considera l'attuale USMCA uno strumento da rafforzare piuttosto che da abbandonare. Tra i principali temi che Washington intende rinegoziare figurano:
Per quanto riguarda il comparto automotive, tra le ipotesi allo studio figura un ulteriore irrigidimento delle regole di origine, con requisiti più elevati di contenuto regionale e statunitense per beneficiare dell'esenzione dai dazi.
Sia Ottawa sia Città del Messico hanno ribadito la volontà di preservare l'accordo, evidenziando come l'integrazione produttiva nordamericana rappresenti uno dei principali fattori di competitività dell'area.
La principale criticità evidenziata da imprese e analisti riguarda l'incertezza che deriva dall'apertura di revisioni annuali. Pur continuando a operare normalmente, molte aziende potrebbero rinviare investimenti di lungo periodo in attesa di comprendere quale sarà il nuovo assetto dell'accordo.
Secondo numerosi osservatori, è improbabile che l'USMCA venga abbandonato. Più verosimilmente, i prossimi mesi saranno caratterizzati da un'intensa fase negoziale volta a ottenere una versione aggiornata dell'accordo, maggiormente orientata agli obiettivi di politica industriale e di sicurezza economica perseguiti dagli Stati Uniti.
Anche l'Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti (USTR) ha confermato che l'obiettivo non è uscire dall'accordo, bensì correggerne gli aspetti ritenuti meno efficaci, mantenendo nel frattempo pienamente operative le disposizioni vigenti. Alcuni esponenti dell'Amministrazione hanno inoltre indicato che i negoziati potrebbero proseguire anche nel corso del 2027.
Per le imprese italiane presenti o interessate al mercato nordamericano, la situazione richiede attenzione ma non giustifica, allo stato attuale, modifiche immediate alle strategie commerciali. L'USMCA continua infatti a garantire il quadro giuridico di riferimento per gli scambi tra Stati Uniti, Canada e Messico.
Le aziende dovranno tuttavia monitorare con attenzione l'evoluzione dei negoziati, in particolare nei settori automotive, manifatturiero, componentistica, energia e logistica, dove eventuali modifiche alle regole di origine o ai requisiti di contenuto locale potrebbero incidere sulle future catene di fornitura e sulle strategie di investimento.
(Contenuto editoriale a cura della Italy-America Chamber of Commerce of Texas)