Notizie mercati esteri

Martedì 24 Febbraio 2026

Turismo Italia–Polonia 2026: crescita strutturale e nuove opportunità di collaborazione

Il mercato polacco si conferma tra i più dinamici per il turismo verso l’Italia e rappresenta oggi uno dei principali driver di crescita per il settore turistico italiano in Europa. Nel 2024 la Polonia ha raggiunto l’8° posto a livello mondiale per arrivi turistici in Italia, con 2,57 milioni di visitatori (+21,5% rispetto al 2023) e 9,4 milioni di pernottamenti (+20,3%), evidenziando un trend superiore alla media europea e un consolidamento strutturale della domanda.

L’Italia si posiziona stabilmente come prima destinazione estera per i turisti polacchi, con circa il 28,8% delle prenotazioni internazionali, davanti a Spagna e Grecia. Il valore medio delle prenotazioni turistiche outbound ha superato i 9.000,00 PLN per viaggio (ca. 2.140,00 EUR), in crescita costante, segnale di un mercato più maturo e con maggiore capacità di spesa. Inoltre, oltre il 21% dei viaggiatori polacchi dichiara di aumentare il budget dedicato alle vacanze nel 2026, indicando prospettive di crescita sostenuta nel medio periodo.

Il profilo del turista polacco è in evoluzione: cresce la fascia 30–55 anni con reddito medio-alto, aumenta il segmento famiglia e si rafforza la domanda di esperienze premium. Il 77% dei viaggiatori sceglie strutture 4–5 stelle e si registra un aumento della richiesta di servizi personalizzati, esperienze enogastronomiche, turismo slow e soggiorni tematici. Il turista polacco non si limita più alle destinazioni iconiche ma torna in Italia più volte, esplorando nuove regioni e prodotti turistici.

Dal punto di vista territoriale, il Nord Italia continua a registrare i maggiori flussi:

  • Veneto: oltre 1,8 milioni di pernottamenti (+13%),
  • Lombardia: +38% di crescita grazie a city break e turismo business,
  • Trentino-Alto Adige: oltre 1,1 milioni di pernottamenti (+16,9%).

Parallelamente, crescono destinazioni del Centro-Sud come Toscana, Sicilia e Puglia, apprezzate per enogastronomia, autenticità e turismo esperienziale. Si rafforza inoltre la domanda per viaggi tematici: wine tourism, wellness retreat, itinerari culturali, outdoor e luxury travel.

La connettività aerea tra Polonia e Italia continua ad ampliarsi, con nuovi collegamenti diretti e frequenze aumentate da Varsavia, Cracovia, Katowice, Breslavia e Poznań verso le principali destinazioni italiane. Questo rafforza ulteriormente l’accessibilità e favorisce lo sviluppo di pacchetti multi-destinazione e soggiorni più frequenti durante l’anno.

Le opportunità si sviluppano su due direttrici principali.

  1. Per i tour operator e buyer polacchi, l’espansione della domanda permette di creare prodotti ad alto valore aggiunto e margini superiori rispetto ai pacchetti standard: enoturismo, turismo esperienziale, luxury travel, MICE e slow tourism.
  2. Per le imprese italiane – hotel, DMO, tour operator, F&B e hospitality – la Polonia rappresenta un mercato in crescita stabile, con consumatori sempre più orientati verso esperienze autentiche e premium legate al lifestyle italiano.

Allo stesso tempo, la Polonia si sta affermando come mercato di investimento attrattivo: il segmento hospitality 4–5 stelle registra tassi di crescita annuali tra il 12% e il 15%, mentre aumenta la domanda locale per ristorazione italiana di qualità, wine bar ed esperienze gastronomiche autentiche. Le principali città – Varsavia, Cracovia, Breslavia, Danzica e Poznań – stanno consolidando un’offerta sempre più sofisticata, aprendo nuove prospettive per brand e operatori italiani.

In questo scenario, la Camera di Commercio e dell’Industria Italiana in Polonia svolge un ruolo chiave nel facilitare il dialogo tra i due mercati, promuovendo incontri B2B, scambio di know-how e sviluppo di partnership commerciali.

Tra le principali iniziative del 2026, il Roadshow BUY ITALY – April Edition rappresenta un momento strategico di incontro tra operatori italiani e buyer polacchi selezionati, con l’obiettivo di trasformare il crescente interesse turistico in collaborazioni concrete e durature.

Il 2026 si preannuncia quindi come un anno decisivo per il rafforzamento del turismo bilaterale Italia–Polonia: un contesto favorevole, sostenuto da dati solidi e da una domanda in costante evoluzione, che offre opportunità significative per tutti gli operatori della filiera turistica.

Fonte: rapporto redatto dalla Camera di Commercio e Industria Italiana in Polonia (CCIIP)

Ultima modifica: Martedì 24 Febbraio 2026
Martedì 24 Febbraio 2026

Il capitale privato in Spagna cresce nel 2025: +1,8% e forte spinta internazionale

Nel 2025 il capitale privato ha continuato a consolidare la sua presenza nel tessuto economico spagnolo, con un volume complessivo di investimenti pari a 6,403 miliardi di euro, in aumento dell’1,8% rispetto al 2024, secondo le stime preliminari elaborate da SpainCap sulla base dei dati della piattaforma europea EDC.

L’attività degli investitori ha registrato 828 operazioni, segnando un incremento del 5,5% nel numero di transazioni e riflettendo una maggiore vivacità nel comparto. All’interno di questo quadro, il segmento del private equity ha rappresentato la parte più significativa dell’ecosistema: oltre 4,67 miliardi di euro investiti in 174 operazioni in società non quotate.

Parallelamente, il venture capital ha vissuto un anno di forte crescita, chiudendo il 2025 con 1,731 miliardi di euro investiti in 654 operazioni, un balzo del 57% rispetto al 2024, rendendolo il terzo miglior anno storico per questo segmento, trainato da numerose late stage round di finanziamento.

Uno degli aspetti più rilevanti è stato il ruolo dei fondi internazionali, che hanno apportato 4,082 miliardi di euro, ossia circa il 63,8% dell’investimento totale, cifra record nella serie storica. Le gestioni nazionali hanno contribuito con circa 1,888 miliardi di euro in 155 operazioni.

Tra le grandi operazioni, si contano 10 investimenti superiori ai 100 milioni di euro, che da soli rappresentano oltre 2,17 miliardi degli investimenti totali, mentre le operazioni di middle market, tra 10 e 100 milioni, hanno totalizzato circa 3,01 miliardi in 114 transazioni, segnando un aumento del 36% rispetto all’anno precedente.

Per tipologia, le strategie di buyout hanno raccolto 3,65 miliardi in 71 operazioni, mentre il capital expansion (growth) ha registrato ulteriori 862 milioni in 94 transazioni. I settori con maggiore attrattività in termini di volume sono stati prodotti e servizi industriali (22%), TIC/internet (20%) e altri servizi (15,6%), con una leadership per numero di operazioni nei comparti TIC/internet, medicina/salute e biotecnologie.

Infine, dal lato del fundraising, gli investitori privati nazionali hanno raccolto 4,183 miliardi di euro, il secondo miglior risultato storico, sostenuto anche da iniziative pubbliche a favore delle PMI. Le disinversioni, ossia le uscite degli investitori da posizioni nelle società, hanno sfiorato i 3,739 miliardi in 390 operazioni, segnando un lieve aumento rispetto al 2024.

Il quadro che emerge dai dati di SpainCap evidenzia diversi aspetti interessanti:

  • Un mercato in crescita e in maturazione: La Spagna mantiene una crescita degli investimenti privati, con dinamismo soprattutto nei segmenti di venture capital e middle market, settori in cui molte PMI e startup italiane potrebbero trovare opportunità di finanziamento o partnership.
  • Fortissima presenza di capitali internazionali: Il fatto che quasi due terzi degli investimenti provengano dall’estero indica un ecosistema aperto e attrattivo per investitori non spagnoli. Questo facilita l’ingresso di operatori italiani grazie alla costruzione di alleanze strategiche con fondi o co‑investitori internazionali già attivi.
  • Settori trainanti e complementarietà industriale: I focus degli investimenti (tecnologia, servizi, industria, salute e biotecnologie) sono aree in cui l’Italia ha eccellenze consolidate o potenziali sinergie. Le aziende italiane orientate all’innovazione o alla crescita internazionale possono dunque beneficiare dell’attenzione dei fondi spagnoli e internazionali.
  • Supporto istituzionale e clima favorevole per le PMI: Il buon livello di raccolta di capitali da parte degli investitori nazionali indica che anche strumenti di supporto pubblico‑privato possono favorire l’accesso al capitale, abbattendo alcune barriere all’ingresso delle PMI estere.

L’evoluzione del capitale privato in Spagna non solo riflette la solidità dell’ecosistema finanziario iberico, ma rappresenta anche una finestra di opportunità per le imprese italiane intenzionate a espandersi o rafforzare la loro presenza nel mercato spagnolo attraverso investimenti, partnership o operazioni di crescita aziendale.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana - Barcellona)

Ultima modifica: Martedì 24 Febbraio 2026
Martedì 24 Febbraio 2026

Spagna: entra in vigore la nuova Legge sui servizi di assistenza alla clientela

A partire dal 2026, le aziende che gestiscono servizi di assistenza clienti in Spagna dovranno adeguarsi a un nuovo quadro normativo. La Legge sui servizi di assistenza clienti, approvata dal Consiglio dei Ministri e pubblicata nel BOE lo scorso 27 dicembre, entra in vigore con l'obiettivo di rafforzare i diritti dei consumatori, migliorare la qualità del servizio e stabilire obblighi chiari per le aziende, in particolare quelle che gestiscono grandi centri di contatto.

Questo nuovo scenario legislativo ha implicazioni rilevanti per settori quali telecomunicazioni, energia, banche, trasporti e assicurazioni, tra gli altri. Rappresenta inoltre un cambiamento significativo per i grandi call center, che dovranno rivedere i propri protocolli, la tecnologia e i tempi di risposta per conformarsi ai nuovi requisiti.

Sintesi dei punti chiave della nuova legge

La nuova normativa si concentra su aspetti fondamentali del servizio clienti che, fino ad ora, erano poco regolamentati.

1. Tempo massimo di attesa:

Le aziende saranno obbligate a garantire che il cliente sia assistito da un agente in meno di tre minuti, almeno nel 95% delle chiamate. Questo punto esercita una pressione diretta sull'efficienza operativa dei call center e richiede sistemi di instradamento intelligente e analisi in tempo reale per evitare colli di bottiglia.

2. Accessibilità e disponibilità:

Il servizio di assistenza deve essere disponibile almeno negli stessi orari di apertura in cui vengono offerti prodotti o servizi. Inoltre, le aziende devono garantire un'assistenza personalizzata e senza costi aggiuntivi, compresi i canali per le persone con disabilità.

3. Monitoraggio degli incidenti:

La legge impone alle aziende di fornire informazioni chiare sullo stato dei reclami, nonché di fornire un numero di tracciamento o un codice di riferimento. Ciò richiede una migliore integrazione tra i sistemi CRM, gli strumenti di assistenza e i database interni.

4. Divieto di risposte automatizzate ai reclami:

nel caso in cui il cliente presenti un reclamo, l'assistenza non potrà essere risolta esclusivamente tramite sistemi automatici. Sarà obbligatorio l'intervento di un agente umano qualificato.

5. Termine per la risoluzione delle problematiche:

la norma fissa un termine massimo di 15 giorni lavorativi per risolvere le problematiche, il che implica la revisione degli SLA interni e dei processi di escalation.

Questi requisiti comportano una trasformazione operativa per molte aziende. I grandi call center dovranno riprogettare il loro modello di assistenza clienti per soddisfare i nuovi standard di qualità, tracciabilità e accessibilità.

Implicazioni operative per i grandi call center

Il rispetto di questa legge non è solo una questione legale, ma anche operativa. La pressione per ridurre i tempi di attesa, mantenere una tracciabilità accurata dei reclami e garantire un'assistenza umana quando necessario richiede una revisione approfondita dell'infrastruttura tecnologica e dei processi interni.

Tra le misure più rilevanti che i call center dovranno prendere in considerazione vi sono:

  • Ottimizzazione del dimensionamento del personale, basata su modelli predittivi che consentono di mantenere lo standard di assistenza in meno di tre minuti.
  • Automazione intelligente, che consenta di filtrare le chiamate di scarso valore, senza violare la normativa, lasciando spazio agli agenti per occuparsi dei casi più complessi.
  • Analisi delle chiamate in tempo reale, per individuare modelli, prevedere congestioni e adeguare la distribuzione delle risorse in modo dinamico.
  • Integrazione di canali e sistemi CRM, per offrire un'esperienza omnicanale coerente e con un monitoraggio unificato.

In questo contesto, strumenti come Recordia possono svolgere un ruolo chiave. Offrendo soluzioni di registrazione delle chiamate conformi alle normative, analisi vocale, biometria vocale, agenti intelligenti e archiviazione sicura nel cloud, Recordia consente ai call center di adattare le loro operazioni alla nuova legge senza compromettere l'efficienza e la sicurezza.

Come prepararsi dal punto di vista tecnologico

La conformità a questa legge richiede più della semplice formazione e dei protocolli. È necessaria un'infrastruttura in grado di registrare, misurare, controllare e agire in base alle interazioni con i clienti.

Alcuni consigli tecnologici per affrontare con successo questa transizione:

  • Implementare soluzioni di speech analytics: l'analisi automatica del contenuto delle chiamate aiuta a identificare i problemi ricorrenti, garantire la qualità dell'assistenza e generare report di conformità.
  • Adottare sistemi di tracciabilità degli incidenti: la connessione tra interazioni telefoniche, chat, e-mail e CRM deve essere totale, con registrazioni complete e accessibili.
  • Integrare la biometria vocale per autenticare rapidamente il cliente: questo riduce i tempi di attesa e migliora l'esperienza senza compromettere la sicurezza.
  • Utilizzare agenti intelligenti come prima linea di assistenza: gli agenti virtuali basati sull'IA conversazionale possono gestire domande frequenti, richieste a basso rischio o attività ripetitive. Ciò consente agli agenti umani di concentrarsi su reclami o situazioni più complesse, come richiesto dalla legge. È fondamentale che questi sistemi siano configurati correttamente per non bloccare l'accesso all'assistenza umana quando necessario.
  • Utilizzare dashboard di conformità normativa: consentono di avere visibilità in tempo reale sul livello di servizio, rilevando rapidamente eventuali deviazioni dallo standard legale.

Grazie a questo tipo di strumenti, i responsabili dei grandi call center potranno allineare le loro operazioni alla legge, ridurre al minimo i rischi legali e offrire un servizio più agile e trasparente.

Opportunità derivanti dalla conformità normativa

Sebbene l'entrata in vigore di questa legge comporti delle sfide, offre anche opportunità per quelle organizzazioni che sanno adattarsi rapidamente. Le aziende che investono nel miglioramento del loro servizio clienti non solo eviteranno sanzioni, ma guadagneranno anche in termini di reputazione, fedeltà ed efficienza operativa.

Centralizzando la tracciabilità dell'assistenza e facilitando un'esperienza più chiara e umana, il rapporto cliente-azienda si rafforza, con un impatto diretto sulla fidelizzazione e sul valore del ciclo di vita del cliente.

Inoltre, adottando soluzioni che consentono di rispettare la legge, le aziende potranno riutilizzare tale infrastruttura per estrarre informazioni preziose che stimolino decisioni strategiche di business. Ad esempio, sapere quali argomenti generano più reclami, quali agenti gestiscono meglio i conflitti o come si comportano i clienti in base alla fascia oraria.

 

Fonte: Recordia 

(Contributo editorisle a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna)

Ultima modifica: Martedì 24 Febbraio 2026
Martedì 24 Febbraio 2026

Moody's conferma il rating AAA del Lussemburgo

Moody's Ratings ha confermato il rating AAA del governo lussemburghese, con outlook stabile. Questa decisione si basa sulle aspettative di un debito pubblico sostenibile e basso, indicatori di sostenibilità del debito significativamente migliori rispetto a quelli di altri paesi, nonché sulla solidità istituzionale e sull'eccezionale livello di ricchezza del Paese.

Secondo l'agenzia, il debito pubblico si attestava al 25,9% del PIL alla fine del 2024, in leggero aumento rispetto al 2023, e dovrebbe rimanere sostanzialmente stabile nel 2025 e nel 2026. Moody's stima che le finanze pubbliche abbiano registrato un leggero avanzo nel 2024 e prevede che questa situazione persisterà nei prossimi due esercizi finanziari, sostenuta da una dinamica delle entrate più forte del previsto e dalla graduale eliminazione delle misure di sostegno legate alla crisi energetica e al costo della vita.

Sul fronte macroeconomico, i livelli di ricchezza rimangono un pilastro centrale della qualità del credito del Paese. Il PIL pro capite a parità di potere d'acquisto ha superato i 150.000 dollari nel 2024, uno dei livelli più alti tra i titoli sovrani valutati da Moody's. Il settore dei servizi finanziari, che rappresenta poco più di un quinto del PIL, rimane un motore chiave della crescita, affiancato da attività come ICT, logistica e satelliti.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Lussemburghese a.s.b.l)

Ultima modifica: Martedì 24 Febbraio 2026
Martedì 24 Febbraio 2026

Il governo argentino lancia il "Mini" RIGI - Regime promozione per investimenti produttivi

Introduzione del "Mini RIGI" (RIMI) Il Governo ha incluso nella riforma del lavoro il Regime di Incentivazione per i Medi Investimenti (RIMI), noto come "mini RIGI". Questo schema integra il RIGI tradizionale (per i grandi investimenti) e mira a promuovere la crescita delle imprese, in particolare le PMI, nonché a potenziare le esportazioni e l'occupazione formale.

Obiettivo e Portata

  • Destinatari: Imprese locali o estere (micro, piccole, medie e grandi).
  • Importo dell'investimento: Progetti che oscillano tra 150.000 US$ (per le microimprese) e 9 milioni di US$.

Principali Benefici Fiscali Il regime offre due incentivi centrali per migliorare la redditività finanziaria nei primi anni:

  1. Ammortamento Accelerato sugli Utili (Ganancias):
    • Consente di ridurre la vita utile dei beni ai fini fiscali (ad es. un 40% in meno).
    • Ciò incrementa il valore attuale computabile della spesa, riducendo la base imponibile dell'imposta nei primi anni e migliorando il flusso di cassa iniziale.
    • Impatto stimato: Secondo lo Iaraf, il valore attuale netto dell'investimento potrebbe aumentare tra il 41% e il 58,5% a seconda del tipo di bene (opere civili, attrezzature, beni mobili).
  2. Rimborso Anticipato dell'IVA:
    • Riduce i tempi per richiedere il rimborso dei crediti d'imposta IVA generati dagli investimenti.
    • Passa dagli attuali 6 mesi a soli 3 mesi.
    • Ciò diminuisce l'immobilizzazione di capitale e migliora la redditività finanziaria.

Contesto L'iniziativa, anticipata dalla fine del 2024 dal Ministero dell'Economia, deve ora essere discussa e approvata dalla Camera dei Deputati come parte del pacchetto di riforma del lavoro.

(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana nella Repubblica Argentina)

Ultima modifica: Martedì 24 Febbraio 2026
Martedì 24 Febbraio 2026

Carnevale di Rio é un motore miliardario dell’economia

Il Carnevale di Rio de Janeiro non è soltanto un simbolo culturale globale, ma sempre più un caso di studio economico capace di ridefinire il peso strategico dell’industria creativa nelle politiche di sviluppo urbano. Nel 2026, la manifestazione si conferma un potente motore di crescita: secondo le stime ufficiali, l’evento dovrebbe movimentare circa 5,9 miliardi di reais nell’economia carioca, rafforzando la percezione del grande festival come una vera infrastruttura economica oltre che turistica. 

Il dato, di per sé significativo, assume un valore ancora maggiore se inserito in un contesto di competizione globale tra città che investono sempre più in grandi eventi per attrarre capitali, visitatori e visibilità internazionale. Il Carnevale genera infatti un effetto moltiplicatore che si estende ben oltre i giorni della festa, coinvolgendo settori come ospitalità, trasporti, commercio e servizi, e attivando una filiera che produce occupazione e reddito in modo diffuso. 

Ma il punto più interessante per analisti e decisori pubblici riguarda il ritorno sugli investimenti. Studi citati da economisti indicano che ogni real destinato alla cultura può generare fino a 7,59 reais per la società in termini di lavoro e reddito, un impatto superiore a quello di comparti industriali tradizionali come l’automotive, dove il moltiplicatore si ferma a circa 3,76.  In altre parole, la cultura non rappresenta più un capitolo accessorio della spesa pubblica, ma un asset competitivo.

A sottolinearlo è anche l’economista italo-americana Mariana Mazzucato, tra le più influenti studiose dell’economia dell’innovazione, secondo cui l’investimento pubblico in arti e cultura “contribuisce molto più alla economia rispetto a gran parte della manifattura tradizionale”. La sua analisi invita a riconsiderare una convinzione ancora diffusa nelle politiche industriali: che la crescita passi necessariamente dai settori produttivi classici.

Il Carnevale, invece, dimostra come il capitale creativo possa diventare una piattaforma di sviluppo sostenibile. Oltre ai numeri macroeconomici, l’evento produce benefici sociali difficilmente quantificabili ma altrettanto rilevanti: rafforza la coesione comunitaria, alimenta il senso di identità culturale e contribuisce al benessere delle popolazioni coinvolte, incluse molte realtà vulnerabili.  È una forma di valore che non si misura soltanto nel PIL, ma nella qualità del tessuto urbano.

Non mancano tuttavia le sfide. La crescente commercializzazione della festa solleva interrogativi sulla distribuzione della ricchezza generata e sul rischio di concentrazione dei profitti, mentre il dibattito sulle politiche pubbliche si orienta verso la necessità di garantire che sponsorizzazioni e investimenti ritornino all’ecosistema creativo che rende possibile uno spettacolo di tale portata. 

In prospettiva, il modello brasiliano suggerisce una lezione che molte economie mature stanno iniziando ad assimilare: la dicotomia tra cultura e produttività è ormai superata. Le città che sapranno integrare creatività, turismo ed economia della conoscenza potranno costruire vantaggi competitivi difficilmente replicabili. Rio de Janeiro, con il suo Carnevale, sembra averlo compreso da tempo — trasformando una tradizione popolare in una leva sofisticata di sviluppo economico.

Fonti: Prefeitura do Rio – Secretaria Municipal de Desenvolvimento Econômico; Agência Brasil. 

(Contenuto editoriale a cura della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria di Rio de Janeiro)

Ultima modifica: Martedì 24 Febbraio 2026
Martedì 24 Febbraio 2026

Notizie dai mercati esteri - Repubblica Ceca

L’Associazione Bancaria Ceca rivede al rialzo le stime di crescita

Secondo l'Associazione Bancaria Ceca il prodotto interno lordo crescerà quest'anno e nel 2027 del 2,6%. La crescita quindi registrerà una lieve accelerazione rispetto al 2025, quando l'economia è aumentata secondo le prime rilevazioni del 2,5%. A trainare la crescita sarà una maggiore spesa statale, minori tensioni sul commercio estero e il buon andamento della spesa delle famiglie. “Quest'anno inciderà anche la ripresa delle attività di investimento” ha indicato l'associazione, che prevede un aumento degli investimenti di oltre il tre percento.

Il commercio Italia – Repubblica Ceca ha superato i 18 miliardi di euro

Il volume degli scambi è cresciuto in un anno di circa il tre percento a 18,3 miliardi di euro con un aumento simile per le esportazioni italiane in Repubblica Ceca e quelle ceche in Italia. La Repubblica Ceca ha acquistato dall'Italia beni per 8,7 miliardi di euro, mentre le esportazioni ceche in Italia hanno raggiunto il valore di 9,6 miliardi di euro.

L’industria ceca ha continuato a crescere anche nel 2025

Lo scorso anno la produzione industriale nel paese ha registrato un aumento dell'1,5%. Praticamente lo stesso dato, un  +1,4%, è stato registrato nel solo comparto manifatturiero. A rimanere senza variazioni rispetto al 2024 è stato il settore automotive, che ha un peso chiave nell'economia ceca. Dinamica poi la crescita per il settore dei trasporti fuori dal perimetro automotive con un +6,3% o l'agroalimentare con un aumento di quasi il tre percento.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)

Ultima modifica: Martedì 24 Febbraio 2026
Martedì 24 Febbraio 2026

Giappone 2026: la rivoluzione dei salari dopo 30 anni di stagnazione

Per la prima volta in oltre tre decenni, i salari in Giappone stanno crescendo in modo significativo. Le negoziazioni salariali di primavera del 2025, lo Shunto, hanno registrato aumenti medi del 5,25%, il risultato più alto degli ultimi 34 anni e il secondo anno consecutivo oltre il 5%. Parallelamente, il salario minimo nazionale è aumentato raggiungendo una media di 1.121 yen all'ora, con Tokyo che ha toccato quota 1.226 yen, segnando l'incremento più consistente nella storia recente del paese. Dopo decenni di stagnazione che hanno caratterizzato l'economia giapponese dal crollo della bolla speculativa degli anni '90, sembra finalmente arrivato il momento della svolta. Ma è davvero così?

La realtà dei numeri racconta una storia più complessa. Mentre i salari nominali sono cresciuti del 2,6% a ottobre 2025, l'inflazione ha viaggiato intorno al 3,4% nello stesso periodo. Il risultato? I salari reali, quelli che misurano effettivamente il potere d'acquisto dei lavoratori giapponesi, sono diminuiti dello 0,7% a ottobre e del 2,8% a novembre. A novembre si è registrato il calo più marcato dall'inizio dell'anno, segnando l'undicesimo mese consecutivo di salari reali negativi. In altre parole, nonostante gli aumenti più generosi in tre decenni, i lavoratori giapponesi possono comprare meno di prima.

Per il 2026, le aspettative rimangono prudentemente ottimiste. La confederazione sindacale Rengo ha annunciato che chiederà aumenti di almeno il 5% per il terzo anno consecutivo nelle negoziazioni di primavera, con un obiettivo di crescita salariale di base del 3% o più. Goldman Sachs prevede invece aumenti salariali "low-3%" per i salari base, riconoscendo che la pressione per gli aumenti continuerà ma probabilmente con un'intensità leggermente ridotta. La Bank of Japan, che ha alzato i tassi di interesse allo 0,75% a dicembre portandoli al livello più alto degli ultimi 30 anni, continuerà a monitorare attentamente le negoziazioni salariali di primavera come indicatore chiave per decidere il ritmo dei futuri rialzi dei tassi.

Il contesto economico globale aggiunge ulteriori complicazioni. I profitti delle aziende manifatturiere giapponesi sono in calo, pressati dalle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina e dall'incertezza sulle tariffe che potrebbero essere imposte dalla nuova amministrazione americana. Le grandi aziende esportatrici, tradizionalmente le locomotive degli aumenti salariali durante lo Shunto, potrebbero trovarsi in una posizione più debole rispetto agli anni precedenti. Questo potrebbe limitare la capacità di estendere gli aumenti a tutti i livelli dell'economia, creando una crescita salariale a due velocità tra grandi corporation e PMI.

La "rivoluzione" salariale giapponese è quindi reale ma incompiuta. Dopo trent'anni di stagnazione, il Giappone ha finalmente rotto il tabù degli aumenti salariali significativi, ma la corsa contro l'inflazione non è ancora vinta. Il 2026 sarà l'anno della verità: riusciranno i salari reali a tornare in territorio positivo, trasformando questi aumenti nominali in un effettivo miglioramento del tenore di vita? O assisteremo a un'ulteriore anno di crescita salariale che non riesce a tenere il passo con il costo della vita? Per chi fa business in Giappone, monitorare questa dinamica sarà fondamentale per comprendere l'evoluzione del mercato e del comportamento dei consumatori giapponesi nei prossimi mesi.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana in Giappone)

Ultima modifica: Martedì 24 Febbraio 2026
Martedì 24 Febbraio 2026

San Valentino in Giappone: un'opportunità d'oro per il cioccolato italiano

In Giappone, il 14 febbraio le protagoniste sono le donne. A differenza della tradizione occidentale, sono loro a prendere l'iniziativa regalando cioccolato agli uomini, in una festa che da semplice operazione commerciale degli anni Cinquanta si è trasformata in un fenomeno sociale complesso e stratificato. Non esiste un solo tipo di cioccolato: c'è l'honmei-choco, il "cioccolato del vero sentimento" destinato alla persona amata, spesso preparato in casa con cura e dedizione; il giri-choco, il "cioccolato d'obbligo" per colleghi e conoscenti; il tomo-choco per le amiche; e persino il jibun-choco, quello che le donne comprano per se stesse. Un mese dopo, il 14 marzo, arriva il White Day: gli uomini ricambiano con regali che tradizionalmente dovrebbero valere il doppio o il triplo di quanto ricevuto. Questa peculiare tradizione genera ogni anno miliardi di yen in vendite e rappresenta un terreno fertile per i produttori di cioccolato premium, soprattutto quelli italiani.

Il mercato giapponese del cioccolato vale oggi 5,73 miliardi di dollari e si prevede raggiungerà i 6,5 miliardi entro il 2030. Il Giappone si conferma tra i primi dieci importatori mondiali di cioccolato, con acquisti concentrati principalmente da Belgio, Svizzera e Stati Uniti, ma con una crescente attenzione verso i prodotti artigianali di alta gamma. Proprio in questo segmento premium, il cioccolato italiano sta guadagnando terreno: nel 2024 l'export italiano del settore ha registrato una crescita straordinaria del 17,2%, raggiungendo un valore totale di 2,88 miliardi di euro. Questo risultato colloca il cioccolato tra i comparti con la crescita più significativa dell'intero settore agroalimentare italiano. La produzione nazionale ha toccato quota 372.665 tonnellate per un valore di 6,607 miliardi di euro, con un incremento del 6% rispetto all'anno precedente.

I brand italiani stanno conquistando quote di mercato nei segmenti premium grazie alla qualità superiore e all'artigianalità riconosciuta a livello globale. Ferrero, con i suoi iconici Kinder e Ferrero Rocher, ma anche realtà artigianali come Venchi e Amedei, rappresentano l'eccellenza del Made in Italy in un mercato che valorizza particolarmente i prodotti con packaging elegante, sapori innovativi e ingredienti naturali. I dati dell'Agenzia ICE confermano che nel 2024 le importazioni agroalimentari giapponesi dall'Italia sono aumentate del 14%, con il cioccolato che figura tra le categorie premium in forte crescita insieme a olio d'oliva, vini e formaggi. 

L'evoluzione della tradizione di San Valentino sta creando nuove opportunità per i produttori italiani. Nel 2026, il giri-choco è ormai quasi scomparso: sondaggi recenti mostrano che solo l'11,7% delle donne pianifica di regalare cioccolato individualmente ai colleghi di lavoro, e l'82,2% delle lavoratrici preferisce non partecipare alle usanze di San Valentino in ufficio. Al contrario, crescono in modo esponenziale gli acquisti di cioccolato premium per se stesse: il 21,7% delle donne pianifica di comprare jibun-choco nel 2026, con un aumento del 164% rispetto all'anno precedente. Anche il tomo-choco per le amiche rimane stabile e in crescita, con il 13,9% delle donne che sceglie questa categoria. Questa tendenza favorisce i brand che offrono prodotti artigianali e edizioni limitate, esattamente il posizionamento ideale per l'eccellenza italiana.

Il periodo di San Valentino in Giappone si traduce in un picco di vendite che i grandi magazzini preparano con settimane di anticipo, allestendo intere sezioni dedicate al cioccolato già da metà gennaio. La Chocolate & Cocoa Association of Japan stimava nel 2005 spese per circa 400 milioni di dollari solo per San Valentino, cifra che è cresciuta significativamente negli anni successivi nonostante il calo del giri-choco, grazie all'aumento della spesa media per honmei-choco premium e jibun-choco di lusso. Tuttavia, il mercato deve affrontare nuove sfide: i prezzi del cioccolato a Tokyo sono aumentati del 24,4% su base annua nel gennaio 2026, più del triplo rispetto all'aumento medio del 7,2% per i dolciumi in generale, a causa dell'instabilità dell'offerta di cacao e della debolezza dello yen.

Nonostante ciò, la domanda di cioccolato fondente ad alto contenuto di cacao è in espansione, trainata da studi sui benefici per la salute, mentre emergono nuove nicchie come i prodotti vegani, senza glutine e con certificazioni etiche, tutti settori dove l'innovazione italiana può distinguersi. Per i brand italiani, la chiave del successo risiede nel posizionamento su segmenti di alta gamma, sfruttando ingredienti regionali come pistacchio siciliano o nocciola piemontese, e packaging raffinato che rispecchia l'estetica giapponese dell'eleganza discreta. 

Con un mercato in crescita verso i 6,5 miliardi di dollari entro il 2030 e consumatori sempre più sofisticati, il Giappone rappresenta oggi una delle destinazioni più promettenti per l'export dolciario italiano.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana in Giappone)

Ultima modifica: Martedì 24 Febbraio 2026
Venerdì 20 Febbraio 2026

Opportunità commerciali nel settore della green economy in Cina

La Cina accelera la transizione energetica del suo settore industriale attraverso linee guida congiunte emanate dal MIIT a gennaio 2026. Tali norme impongono lo sviluppo di microreti verdi all'interno dei parchi industriali, stabilendo che i nuovi impianti fotovoltaici ed eolici  debbano coprire almeno il 60% del fabbisogno energetico in loco. L'infrastruttura integra  sistemi di accumulo (storage), idrogeno verde, celle a combustibile e una gestione energetica  intelligente (EMS).

Il dominio cinese nella transizione green: numeri e investimenti

La Cina consolida la sua leadership globale negli investimenti in green manufacturing (batterie  solari, veicoli elettrici, idrogeno verde), con oltre 227 miliardi di dollari di investimenti  all'estero. Questa spinta crea catene del valore aperte a fornitori internazionali come Schneider Electric e Panasonic, coinvolti in attività di retrofit e di installazione di sistemi integrati. Il contesto di riferimento è quello dei 15.000 parchi industriali cinesi, che assorbono circa un terzo dell'energia nazionale e rappresentano il fulcro della transizione verso le emissioni zero.Circular economy e gestione dei rifiuti urbani.


La transizione energetica si intreccia con modelli avanzati di economia circolare e gestione dei rifiuti. Città come Hangzhou (12,6 milioni di abitanti, PIL >2 trilioni di yuan) trasformano i rifiuti in risorse: nel 2024 hanno generato 2,3 miliardi di kWh di energia elettrica (pari a 1/50 del consumo domestico), gas per le reti municipali e materiali per l'industria. Grazie a piattaforme digitali (10.806 punti raccolta, 1.785 veicoli, app con 21 milioni di ritiri e 600.000 tonnellate gestite), Hangzhou è stata selezionata tra le 20 "Zero-Waste Cities" dell'ONU nel  2026. Modelli simili sono attivi a Shanghai, Shenzhen e Guangzhou, supportati dal piano nazionale di gennaio 2026, e promuovono la simbiosi industriale in parchi ecologici come quelli di Fuyang e Suzhou, alimentando direttamente le microreti locali.

Il quadro strategico: il 15° Piano Quinquennale (2026-2030)


Il 15° Piano Quinquennale che sarà varato a marzo 2026 rafforzerà il concetto di "Beautiful China", trasformandolo da slogan a quadro integrato che unisce trasformazione produttiva, cambiamento degli stili di vita e tutela ambientale. Il Piano conferma gli impegni di picco delle emissioni entro il 2030 e neutralità carbonica entro il 2060, integrando gli obiettivi climatici nella pianificazione economica come leva per competitività, innovazione e sicurezza energetica.

Obiettivi quantitativi chiave del Piano:

Aumento della quota di combustibili non fossili nel consumo energetico primario:

  • ~25% entro il 2030, con traguardo del ~30% entro il 2035. Incremento di circa sei volte della capacità installata di eolico e solare rispetto al 2020, superando i 3.600 GW complessivi.
  • Riduzione annua delle emissioni nette del 7-10% nei settori ad alta intensità carbonica, gestita tramite il sistema di "dual control" (controllo simultaneo dell'intensità di CO2 e del livello assoluto di emissioni).
  • Anticipazione del picco del consumo di carbone alla metà degli anni '20.

In questo quadro, i parchi industriali (responsabili di circa il 31% delle emissioni totali di CO2 del paese) diventano target prioritari. Il Piano prevede la creazione di 100 parchi industriali "zero-carbon" entro il 2030, come progetti dimostrativi basati su efficienza energetica, elettrificazione, recupero di calore e fonti rinnovabili in loco.

Opportunità e Sfide per le PMI Italiane

La presenza italiana nella transizione energetica cinese è in crescita ma rimane selettiva, concentrata su nicchie ad alto valore aggiunto dove la tecnologia, la qualità e il know-how italiano sono riconosciuti:

  • Componentistica avanzata per il fotovoltaico, l'eolico e le reti intelligenti (smart grid).
  • Sistemi e tecnologie per l'efficienza energetica negli edifici e nei processi industriali (pompe di calore, cogenerazione, gestione del calore).
  • Tecnologie per la manifattura sostenibile e l'economia circolare (riciclo, trattamento rifiuti, recupero di materia).
  • Sistemi di monitoraggio, controllo e automazione per la gestione ottimizzata dell'energia (EMS) e delle risorse.

Attori istituzionali come Fondazione Ecosistemi facilitano il capacity building e il networking (asse Roma-Shanghai), aiutando le PMI ad allinearsi agli standard green europei mentre operano nel mercato cinese. Piattaforme bilaterali come il Forum sulla "energia verde" sinoitaliano, Ecomondo China 2025 e il Tianjin Italian SME Industrial Park rafforzano la visibilità e i contatti commerciali.

Aree Critiche e Sfide Regolatorie

Nonostante le opportunità, l'accesso al mercato cinese presenta ostacoli significativi, che richiedono una preparazione attenta:

  • Concorrenza e Sovraccapacità Locale: Le aziende cinesi sono spesso competitor agguerriti, supportate da una catena del valore integrata e sussidi statali, specialmente nel settore delle rinnovabili e dello storage. L'Italia compete su qualità e specializzazione, non sul prezzo.
  • Barriere Non Tariffarie e "Standard Locali": La regolamentazione tecnica è complessa. Spesso sono richiesti standard cinesi obbligatori (es. certificazioni GB, CCC per alcuni prodotti) che possono richiedere costosi processi di testing e adattamento del prodotto. Il concetto di "innovazione indigena" può favorire soluzioni domestiche negli appalti pubblici.
  • Protezione della Proprietà Intellettuale (IP): Il rischio di violazione della IP rimane una preoccupazione primaria per le aziende high-tech. È fondamentale registrare brevetti e marchi in Cina e strutturare accordi di partnership (Joint Venture, licenze) con grande attenzione alla tutela legale.
  • Complessità Doganale e Logistica:
  • Classificazione Tariffaria (Codice HS): Determinare il codice doganale corretto è essenziale per definire dazi, IVA (attualmente al 13% per molti beni tecnologici) e eventuali restrizioni. Un errore può causare ritiri, multe o ritardi.
  • Documentazione e Conformità: Oltre alla fattura commerciale e alla lista di imballaggio, sono spesso richiesti certificati di origine (per richiedere dazi preferenziali), certificati di conformità agli standard cinesi, e documenti specifici per settori regolamentati (es. elettrico).
  • Regime degli Investimenti e Importazione di Campioni/Attrezzature: Le regole per l'importazione temporanea o definitiva di campioni per fiere o attrezzature per progetti pilota possono essere rigide, richiedendo garanzie finanziarie (cash deposit) o procedure bonded.
  • Differenze nei Modelli di Business e Negoziazione: I tempi di negoziazione possono essere lunghi, con una forte enfasi sulle relazioni personali (guanxi). È essenziale comprendere le aspettative del partner cinese in termini di trasferimento tecnologico e supporto post-vendita.
  • Strategia Consigliata: Il posizionamento italiano rimane quello di fornitore specializzato di tecnologia e competenze, un approccio di nicchia ma coerente con il 15° Piano cinese. Per navigare le complessità, è cruciale: Affidarsi a consulenti locali specializzati in regolamentazione e dogana.
  • Sfruttare il supporto della Camera di Commercio italiane in Cina, dell’ICE, del EU SME Centre, e dei cluster industriali.
  • Valutare forme di ingresso progressive, iniziando con la vendita indiretta tramite distributori affidabili, per poi eventualmente stabilire una presenza legale locale (WFOE - Wholly Foreign-Owned Enterprise) una volta maturata la conoscenza del mercato.

Casi di Successo di Aziende Italiane in progetti green in Cina

1. FuturaSun – Fotovoltaico e investimenti produttivi
Settore: Energie rinnovabili – moduli fotovoltaici ad alta efficienza.

FuturaSun ha sviluppato una presenza industriale diretta in Cina, aprendo uno stabilimento produttivo a Taizhou (provincia di Jiangsu) per la produzione locale di pannelli fotovoltaici ad  alta efficienza e acquisendo un’area di 55.000 m² a Suzhou per una nuova Gigafactory e un centro di R&S industriale. L’azienda è stata riconosciuta ufficialmente con il premio China Awards nella categoria “Top Investors in China”, un riconoscimento prestigioso per le imprese italiane che investono e operano con successo nel mercato cinese. (fonte media e istituzionale su investimenti e premio China Awards)

2. Sediver – Componentistica critica per le reti elettriche
Settore: Isolatori in vetro temprato per linee ad alta e altissima tensione.

Sediver, gruppo italo-francese specializzato in isolatori in vetro per reti di trasmissione elettrica, è presente in Cina da oltre vent’anni con una produzione locale a Shanghai che serve il mercato interno e oltre 77 paesi esteri. Lo stabilimento situato nel distretto di Fengxian ha iniziato la produzione nel 2004 ed è stato ampliato nel corso degli anni, compresa la recente apertura di una terza linea di produzione in occasione del 20° anniversario delle attività in Cina. Grazie alla qualità del prodotto e alla conformità normativa locale, Sediver ha mantenuto quote importanti nel settore degli isolatori ad alta affidabilità, nonostante la forte concorrenza locale, 
e ha visto il governo locale approvare l’aumento di capacità produttiva, segno dell’apprezzamento per la sua tecnologia.

3. Danieli – Tecnologie siderurgiche e impianti
Settore: Tecnologie e impianti per la produzione di acciaio verde.

Danieli ha fornito in Cina impianti siderurgici avanzati, compresi forni elettrici di nuova generazione, consolidando la sua posizione nel mercato cinese dell’acciaio grazie all’efficienza e alla riduzione delle emissioni offerte dalle sue tecnologie. (fonte: attività e presenza confermate di Danieli nella siderurgia cinese)

4. Brand del Lusso Italiano – Crescita commerciale in Cina
Settore: Moda e beni di lusso.

Marchi italiani del lusso come Prada, Salvatore Ferragamo e Luxottica hanno rafforzato la loro presenza in Cina attraverso boutique flagship, e-commerce dedicato e strategie di marketing mirate, beneficiando della crescita costante della domanda di prodotti di fascia alta da parte dei consumatori cinesi. (fonte: analisi mercato lusso in Cina)

Fattori Comuni di Successo:

  • Leadership Tecnologica di Nicchia: le imprese italiane che si distinguono in Cina offrono soluzioni altamente specializzate, evitando la competizione sul prezzo nei prodotti commodity.
  • Adattamento Locale Intelligente: molte aziende investono in presenza diretta, produzione locale o partnership industriali per ridurre barriere logistiche e normative.
  • Allineamento con Priorità Cinesi: tecnologie che supportano obiettivi di decarbonizzazione, efficienza energetica e modernizzazione delle infrastrutture trovano terreno fertile nel mercato cinese.
  • Partnership e Relazioni Strategiche: collaborazioni con gruppi cinesi, istituzioni locali e agenzie commerciali facilitano l’ingresso e la scalabilità delle operazioni.

Conclusione
Questi casi confermano che il successo delle imprese italiane in Cina deriva dalla combinazione di tecnologia avanzata, investimento diretto e visione strategica, piuttosto che da competizione di volume. Aziende come FuturaSun e Sediver dimostrano come una presenza ben strutturata nel mercato cinese possa generare risultati duraturi e riconoscimenti sia commerciali sia istituzionali.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana in Cina)

Ultima modifica: Venerdì 20 Febbraio 2026