Mercoledì 16 Settembre 2026
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Il settore energetico sta attraversando una trasformazione che impone di conciliare esigenze solo apparentemente contraddittorie: rispondere a una domanda crescente, garantire sicurezza energetica, ridurre le emissioni, incorporare nuove tecnologie e preservare competitività e capacità di investimento. In questo scenario, il Brasile dispone di condizioni particolarmente favorevoli per assumere un ruolo di primo piano, mentre il rapporto con l’Italia offre complementarità industriali ancora in larga parte da sviluppare.
La dimensione del mercato brasiliano è significativa. Secondo l’Agenzia Nazionale del Petrolio, Gas Naturale e Biocombustibili (ANP), gli investimenti previsti nell’esplorazione e produzione di petrolio e gas raggiungono circa 120 miliardi di dollari nella fase produttiva tra il 2026 e il 2030. Nel maggio 2026 il Paese ha prodotto 4,301 milioni di barili di petrolio al giorno e 206,06 milioni di metri cubi giornalieri di gas naturale. Numeri che mobilitano una filiera molto più ampia dell’upstream: ingegneria, infrastrutture, cantieristica offshore, logistica, automazione, digitalizzazione, servizi specializzati e ricerca.
Allo stesso tempo, il Brasile possiede una delle matrici energetiche più rinnovabili tra le grandi economie mondiali. Nel 2025 le fonti rinnovabili hanno rappresentato quasi il 50% della matrice energetica e l’86,8% di quella elettrica. Petrolio, gas e transizione energetica non costituiscono quindi necessariamente percorsi contrapposti. Competenze, infrastrutture e capacità tecnologiche sviluppate dall’industria tradizionale possono diventare parte della costruzione del nuovo sistema energetico.
È qui che l’Italia può trovare uno spazio particolarmente interessante. La forza del sistema industriale italiano risiede nella capacità di trasformare conoscenza tecnica e specializzazione in soluzioni ad alto valore aggiunto: macchinari, automazione, componentistica, meccanica di precisione, sistemi di controllo, efficienza energetica e tecnologie ambientali. A questa competenza contribuisce una rete di piccole e medie imprese altamente specializzate, capaci di operare in nicchie industriali complesse.
Nel settore energetico, infatti, la competitività non può essere misurata soltanto sul prezzo iniziale. Affidabilità, durata, efficienza, manutenzione, disponibilità dei ricambi, assistenza tecnica, personalizzazione e tempi di fermo incidono sul costo complessivo di un investimento. È proprio in questa prospettiva di lungo periodo che qualità costruttiva, ingegneria e specializzazione possono diventare un vantaggio competitivo per la tecnologia italiana.
Dall’altra parte c’è un Brasile che combina scala continentale, risorse naturali, una sofisticata industria offshore, capacità scientifica e tecnologica e una forte domanda di infrastrutture e innovazione. La complementarità è evidente. La vera sfida consiste nel trasformarla in progetti.
Per farlo, occorre superare la tradizionale relazione tra esportatore e importatore. Entrare nel mercato brasiliano significa comprenderne la struttura industriale, i processi di acquisto, la regolamentazione, la fiscalità, la logistica e soprattutto individuare partner locali. Il potenziale maggiore risiede quindi in rapporti economici di lungo periodo: investimenti, integrazione delle catene di fornitura, trasferimento e sviluppo tecnologico, presenza produttiva e innovazione congiunta.
Esiste già una base importante: oltre 1.100 imprese italiane sono attive in Brasile e il Programma Esecutivo di Cooperazione Scientifica e Tecnologica Italia-Brasile 2026-2028 comprende settori come energie rinnovabili e materiali avanzati. In questo contesto, le istituzioni bilaterali possono svolgere un ruolo economico concreto, riducendo le asimmetrie informative e accompagnando le imprese dall’individuazione delle opportunità fino alla costruzione delle partnership.
Per il settore energetico, Rio de Janeiro rappresenta un punto privilegiato di questa connessione. Lo Stato concentra una parte fondamentale della produzione brasiliana di petrolio e gas e ospita operatori, fornitori, centri di ricerca, associazioni e decisori della filiera. È quindi un punto naturale d’incontro tra imprese italiane interessate al mercato brasiliano e aziende locali alla ricerca di tecnologia e partner internazionali.
Questa strategia sarà al centro anche della presenza della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria di Rio de Janeiro alla ROG.e 2026, dal 21 al 24 settembre al Riocentro. Lo spazio della Camera ospiterà due associate che rappresentano aspetti diversi della stessa filiera: HOMY, impresa italiana specializzata in strutture temporanee, sistemi di ponteggio e costruzioni modulari, ed Enterprise Logistics, società brasiliana a partecipazione italo-brasiliana attiva nella logistica internazionale per Offshore, Oil & Gas, Energia e Industria Pesante.
Ma l’orizzonte è già più ampio del petrolio. Biocombustibili, eolico, solare, efficienza energetica, idrogeno a basse emissioni, cattura e stoccaggio del carbonio, elettrificazione, digitalizzazione e nuove tecnologie offshore stanno creando ulteriori spazi di cooperazione. La transizione energetica è, prima di tutto, una trasformazione industriale: richiede infrastrutture, macchinari, ingegneria, ricerca, capitale e capacità di esecuzione.
Il Brasile offre scala, risorse, mercato e una delle frontiere offshore più sofisticate al mondo. L’Italia porta tecnologia, ingegneria, specializzazione produttiva e una consolidata cultura industriale. Trasformare questi elementi complementari in sviluppo richiede però presenza, conoscenza dei mercati e continuità.
Il futuro del rapporto economico tra i due Paesi si misurerà sempre meno nelle dichiarazioni d’intenti e sempre più nei progetti realizzati: una tecnologia che trova applicazione, un’impresa che incontra il partner giusto, un fornitore che entra in una nuova filiera, un investimento che si concretizza. In un settore in cui le decisioni di oggi definiranno infrastrutture e competitività per decenni, Brasile e Italia hanno un’opportunità concreta: costruire insieme una parte dell’energia del futuro.
(Contributo editoriale a cura della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria di Rio de Janeiro)
La Spagna ha registrato a luglio il miglior risultato turistico di sempre in un singolo mese, con 11,5 milioni di turisti internazionali, il 4,6% in più rispetto a luglio 2025. Il record riguarda anche la spesa: i visitatori stranieri hanno lasciato nel Paese 18,2 miliardi di euro, con una crescita del 10,9% su base annua.
Il dato conferma il forte dinamismo del settore e rafforza le prospettive per il 2026, che potrebbe diventare il primo anno nella storia a superare la soglia dei 100 milioni di turisti internazionali. Nei primi sette mesi dell'anno sono già arrivati in Spagna 58,1 milioni di visitatori (+4,6%), generando una spesa complessiva di 82,1 miliardi di euro (+7,8%). Particolarmente significativo è il fatto che la spesa stia crescendo più rapidamente degli arrivi. A luglio, la spesa media per turista ha raggiunto 1.579 euro (+5,9%), mentre quella giornaliera si è attestata a 218 euro (+3,7%). La durata media del soggiorno è stata di 7,23 giorni, in aumento del 2,2%.
Il Regno Unito si conferma il principale mercato di provenienza, con 2,2 milioni di visitatori a luglio, seguito da Francia (1,58 milioni) e Germania (1,2 milioni).
La Catalogna si distingue come la principale destinazione spagnola per numero di turisti internazionali nei primi sette mesi del 2026, con 11,94 milioni di visitatori, il 2,9% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Seguono le Isole Baleari, con 9,16 milioni, e le Canarie, con 9,02 milioni. Anche a luglio la Catalogna si è confermata tra le destinazioni più attrattive: ha accolto 2,37 milioni di turisti stranieri, pari al 20,6% del totale nazionale, registrando una crescita dello 0,8% rispetto a luglio 2025
Ancora più rilevante è il dato relativo alla spesa turistica. A luglio i visitatori internazionali hanno speso in Catalogna 3,71 miliardi di euro, il 13% in più rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. La regione ha così concentrato il 20,4% della spesa turistica internazionale complessiva della Spagna. Nei primi sette mesi dell'anno, inoltre, la Catalogna ha rappresentato il 18,9% della spesa turistica internazionale totale, la quota più elevata tra tutte le comunità autonome.
Nel complesso, i dati mostrano come la Spagna non stia semplicemente attirando un numero crescente di visitatori, ma stia aumentando anche il valore economico generato dal turismo. Per le imprese straniere questo rappresenta un elemento particolarmente interessante, con opportunità che spaziano dall'hospitality e dalla ristorazione fino a trasporti, retail, eventi, cultura, servizi turistici, tecnologia ed esperienze ad alto valore aggiunto.
Per consultare i dati ufficiali: https://www.ine.es/dyngs/Prensa/EGATUR0726.htm?utm_source
(Contributo editorisle a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna)
Il 28 agosto 2026, l’Insee ha rivisto al ribasso i dati sulla crescita francese. Il PIL è rimasto stagnante nel secondo trimestre 2026, correggendo la precedente stima di +0,2%. Anche il primo trimestre è stato rivisto al ribasso: il PIL è diminuito dello 0,2%, invece del precedente -0,1%.
La debolezza dell’economia è dovuta soprattutto alla riduzione della produzione agricola, causata dalle numerose ondate di calore dell’estate 2026, e all’aumento più forte del previsto dei prezzi dei servizi, in particolare nei trasporti. Secondo il ministro dell’Economia Roland Lescure, questi dati rappresentano il primo effetto concreto della difficile estate vissuta dalla Francia. Le conseguenze sulle raccolte agricole potrebbero essere molto pesanti in diverse regioni e potrebbero continuare a farsi sentire anche nel terzo trimestre.
A fine giugno, la crescita acquisita per il 2026 era soltanto dello 0,3%. L’obiettivo del governo di raggiungere una crescita dello 0,7% nel 2026 appare quindi ormai molto difficile da raggiungere. Secondo Hadrien Camatte, economista di Natixis CIB, l’obiettivo sembra «fuori portata»: per conseguirlo sarebbe necessaria una crescita dello 0,5% sia nel terzo sia nel quarto trimestre. Camatte sottolinea inoltre che la Francia ha evitato per poco una recessione tecnica nel primo semestre.
Anche la situazione delle famiglie è peggiorata. Nel secondo trimestre, il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito dello 0,6%, dopo il -0,2% del trimestre precedente. Il tasso di risparmio è sceso dal 17,9% al 17,2% del reddito disponibile lordo, segno che le famiglie hanno utilizzato una parte consistente dei propri risparmi per compensare la perdita di potere d’acquisto.
Un altro problema è l’inflazione. Nell’agosto 2026, i prezzi al consumo sono aumentati del 2,4% su base annua, dopo il 2,1% di luglio e l’1,8% di giugno. Secondo l’Insee, l’accelerazione è dovuta soprattutto all’aumento dei prezzi dell’energia, in particolare dei prodotti petroliferi. Nonostante questo, i consumi delle famiglie in beni sono rimasti relativamente solidi: a luglio sono aumentati dello 0,5% in volume, dopo il +0,6% di giugno.
Questi risultati complicano anche il raggiungimento dell’obiettivo di deficit pubblico del 5% del PIL nel 2026. La crescita più debole riduce le entrate pubbliche, mentre l’aumento dei tassi d’interesse, le spese militari e gli interventi di sostegno alle famiglie legati al conflitto in Medio Oriente pesano ulteriormente sui conti pubblici. Roland Lescure ha dichiarato di sperare di avvicinarsi il più possibile al 5%, ma ha ammesso che «non è affatto garantito».
Il primo ministro Sébastien Lecornu ha inoltre evidenziato le difficoltà legate alla situazione internazionale. La crisi di Ormuz non è ancora risolta e sta contribuendo a una crisi energetica destinata a durare, con conseguenze sulla crescita e sui mercati finanziari. Lecornu ha indicato anche una seconda fonte di incertezza: il disordine politico interno, in vista delle elezioni presidenziali francesi del 2027.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Marsiglia)
Gli acquisti su internet in Serbia sono cresciuti nel secondo trimestre del 2026, con un significativo aumento del numero di pagamenti con carta ed elettroniche, ha annunciato la Banca Nazionale di Serbia. Nel secondo trimestre del 2026 sono stati effettuati 34,2 milioni di acquisti online, pari al 28,5% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Di questo numero, 24,45 milioni sono stati effettuati pagamenti in dinari, confermando la continua crescita degli acquisti online sia nella valuta nazionale che sul mercato interno, mentre 9,75 milioni di transazioni sono state effettuate su siti esteri.
I pagamenti in dinari, euro e dollari USA hanno rappresentato il 98,1% di tutti gli acquisti online nel secondo trimestre del 2026. Gli acquisti effettuati in dinari sono aumentati del 30,8%, cioè da 18,7 milioni a 24,5 milioni, mentre il loro valore totale è aumentato del 34,9%, da 56,5 miliardi a 76,3 miliardi di dinari.
Per quanto riguarda gli acquisti su siti esteri, rispetto al secondo trimestre del 2025, il numero di pagamenti in euro è aumentato del 34,7%, da 5,7 milioni a 7,7 milioni, con un valore che è aumentato del 23,8%, da 261,8 milioni di euro a 324,2 milioni di euro. D'altra parte, il numero di acquisti online in dollari USA è diminuito del 16,0%, da 1,7 milioni a 1,4 milioni, mentre il loro valore totale è aumentato dell'11,2%, da 60,9 milioni a 67,7 milioni di dollari rispetto al secondo trimestre del 2025.
Di tutti gli acquisti online effettuati nel secondo trimestre del 2026, più di due terzi (71,5%) sono stati realizzati nella valuta nazionale. Tali tendenze sono accompagnate dalla crescita del numero di negozi online nazionali, il cui numero a fine giugno di quest'anno ha raggiunto 6.278, il 21,4% in più rispetto alla fine del secondo trimestre del 2025, quando erano 5.171.
Questi dati non includono gli acquisti in contanti alla consegna, dato che la Banca Nazionale di Serbia non dispone di tali dati.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Serba)
L'Agenzia delle Entrate italiana ha valutato che l'esenzione decennale dall'imposta sugli utili, approvata dalla Serbia per alcuni grandi progetti di investimento, costituisca un regime fiscale privilegiato secondo le norme italiane sull'esenzione delle plusvalenze derivanti dalla vendita di azioni. Tale trattamento potrebbe avere conseguenze per gli investitori italiani in Serbia che decidono di cedere la propria partecipazione in una società nazionale.
L'Agenzia delle Entrate ha emesso la Circolare n. 135/2026 e KPMG, una delle più grandi società di revisione e consulenza al mondo, ha pubblicato un'analisi di tale decisione. Secondo l'analisi, l'esenzione decennale serba per i progetti di investimento qualificati rientra nelle norme italiane sui regimi fiscali privilegiati, rilevanti per l'applicazione dell'esenzione sulle partecipazioni, ovvero il regime PEX.
Come funziona l'incentivo fiscale serbo
La Serbia ha reso possibile per i grandi investitori l'esenzione dall'imposta sul reddito per un periodo massimo di dieci anni, a determinate condizioni. L'incentivo previsto dall'articolo 50a della legge sull'imposta sugli utili delle società è legato a investimenti superiori a un miliardo di dinari in immobilizzazioni e all'assunzione di almeno 100 nuovi dipendenti a tempo indeterminato.
Si tratta di uno degli incentivi fiscali più noti utilizzati dalla Serbia per attrarre grandi progetti di investimento.
Cosa significa la decisione dell'Italia?
Il sistema italiano di esenzione per partecipazioni, o PEX, consente, a determinate condizioni, di esentare dalla tassazione il 95% delle plusvalenze realizzate dalla vendita di partecipazioni qualificate.
Tuttavia, una delle condizioni per l'applicazione di questo regime riguarda lo status fiscale della società in cui è detenuta la partecipazione.
L'Agenzia delle Entrate ha concluso che l'esenzione decennale serba rappresenta un regime fiscale privilegiato, per cui l'esenzione PEX non può essere applicata alle plusvalenze realizzate dalla vendita di azioni. Anche KPMG afferma che alcune disposizioni transitorie introdotte dalla legge di bilancio italiana del 2018 non si applicano a tali plusvalenze.
La Serbia si sta già preparando ad abolire l'esenzione decennale.
Questo caso si inserisce in un momento in cui la Serbia sta già preparando modifiche al sistema di incentivi fiscali.
La proposta di modifica della legge sull'imposta sul reddito delle società prevede l'abrogazione dell'articolo 50a, ovvero l'abolizione della possibilità di usufruire dell'esenzione fiscale decennale per i nuovi investimenti, con l'entrata in vigore delle modifiche a partire dal 1° gennaio 2027.
La proposta contiene al contempo norme transitorie per i contribuenti che acquisiscono il diritto agli incentivi alle condizioni previste dalla legge, consentendo la continuazione dell'utilizzo dei diritti già acquisiti in conformità a tali norme.
Queste modifiche si inseriscono nel più ampio contesto dell'armonizzazione del sistema serbo con le norme internazionali in materia di tassazione minima e trattamento degli incentivi fiscali.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Serba)
Hong Kong si conferma la seconda città più visitata al mondo per arrivi internazionali, seconda solo a Bangkok.
I dati ufficiali dell'Hong Kong Tourism Board relativi al primo semestre 2026 mostrano un quadro molto positivo: nei primi sette mesi del 2026 gli arrivi complessivi hanno superato quota 31,2 milioni, con una crescita a doppia cifra sull'anno precedente del +11%. Di questi, 25,4 milioni provenivano dalla Cina continentale (+13%), mentre i visitatori internazionali sono stati 7 milioni (+5%). Solamente a luglio 2026 la destinazione ha accolto 4,5 milioni di visitatori, un aumento del 3% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente.
Un incentivo importante per il turismo internazionale della città è arrivato dal comparto MICE (meeting, incentive, convention ed exhibition): nel solo primo semestre 2026 la città ha ospitato oltre 130 grandi eventi, e tra gli eventi che hanno contribuito a sostenere i flussi di viaggiatori d'affari a luglio figurano la 108ª Convention internazionale dei Lions e la fiera tecnologica LEAP East, che hanno favorito soprattutto gli arrivi dai principali mercati di provenienza.
Tra i mercati a lungo raggio si sono distinti in particolare Francia, Canada e Australia, tutti con incrementi pari o superiori al 20% rispetto all'anno precedente. Uno dei punti di forza citati dalle autorità di Hong Kong per spiegare l'attrattività della città come sede di grandi eventi ed esposizioni internazionali è la sua connettività: circa 140 compagnie aeree collegano oggi la regione amministrativa speciale con oltre 225 destinazioni nel mondo, offrendo un'ampia scelta di voli diretti e in coincidenza. A rafforzare ulteriormente questo vantaggio competitivo è arrivata a maggio 2026 l'apertura del secondo terminal passeggeri dell'aeroporto internazionale di Hong Kong( il quale ospita 15 compagnie aeree), parte di un piano di espansione da 14,5 miliardi di dollari statunitensi pensato per consolidare la posizione dello scalo rispetto ad altri grandi hub aeroportuali asiatici, come Singapore Changi e Dubai International.
Oltre agli eventi e alla connettività, Hong Kong continua a puntare sulla propria offerta gastronomica come leva di attrazione turistica: secondo la Guida Michelin 2026, pubblicata lo scorso marzo, la città conta 77 ristoranti stellati, di cui 7 con tre stelle, 13 con due stelle e 57 con una stella. A confermare come l'attrattività di Hong Kong vada oltre la sola rete di collegamenti è anche l'Asian Cities Internationality Index 2026 della Hong Kong General Chamber of Commerce, realizzato con Ipsos su 11 grandi metropoli asiatiche. Hong Kong si è confermata la città più internazionale dell'Asia con un punteggio complessivo di 74,6 su 100, davanti a Singapore, ferma a 72,6. La città si è inoltre classificata seconda per qualità della vita e per infrastrutture e connettività, due fattori che contribuiscono a rafforzarne il posizionamento non solo come destinazione turistica, ma anche come hub per eventi, viaggi d'affari e soggiorni internazionali.
Guardando ai prossimi mesi, l'Hong Kong Tourism Board punta a consolidare la crescita puntando su un calendario ancora più ricco di conferenze ed esposizioni internazionali, con l'obiettivo di attrarre visitatori a più alta capacità di spesa e di prolungarne la permanenza in città. A supporto di questa strategia è stata lanciata la nuova campagna promozionale globale "Only in Hong Kong", pensata per rilanciare l'immagine della destinazione sui mercati internazionali e dare nuovo impulso all'economia legata al turismo.
Fonti:
Hong Kong Tourism Board Announces Provisional Visitor Arrivals for July 2026
HK Tourism Board most recent data (June 2026)
South China Morning Post (August 27)
Hong Kong General Chamber of Commerce
https://www.chamber.org.hk/en/media/press-releases_detail.aspx
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Hong Kong and Macao)
Solo un anno fa, molte famiglie cinesi benestanti avevano voltato le spalle a Singapore. Le regole sembravano troppo rigide, la vita notturna poco vivace, e città come Dubai, Hong Kong o Tokyo apparivano più allettanti. Oggi, però, il vento è cambiato: la città‑stato asiatica torna a essere il rifugio preferito dei grandi patrimoni della Cina continentale. Secondo consulenti e gestori di family office, l’interesse verso Singapore è in forte ripresa. La ragione? L’incertezza geopolitica e la stretta di Pechino sui capitali all’estero. Le famiglie che avevano spostato i propri asset verso altri centri finanziari ora vedono nella rigidità di Singapore una garanzia di sicurezza.
Il cambiamento è rapido e significativo. Dopo lo scandalo da 3 miliardi di dollari sul riciclaggio del 2023, Singapore aveva irrigidito i controlli su clienti e investitori, scoraggiando molti cinesi. Ma oggi, quelle stesse misure di compliance sono percepite come un vantaggio. La stretta di Pechino sulle ricchezze offshore ha accelerato il ritorno: nuove regole sui trust e sulle assicurazioni estere impongono trasparenza e potenziali obblighi fiscali, spingendo i più prudenti verso giurisdizioni affidabili. Anche Dubai perde terreno: le tensioni in Medio Oriente hanno spinto diverse famiglie a riconsiderare la sicurezza della regione.
Tokyo, pur attraente per il basso costo del yen, resta difficile per barriere linguistiche e culturali. Singapore, invece, ha saputo adattarsi. La Monetary Authority of Singapore (MAS) ha appena semplificato le regole fiscali per i family office, offrendo maggiore flessibilità su assunzioni e investimenti. Nel primo semestre, le richieste di acquisto di immobili di lusso da parte di cinesi sono aumentate del 35%.
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Singapore)
Con un fatturato di 43 miliardi di euro e una quota di quasi il 27% del mercato europeo, la Germania si conferma di gran lunga il primo mercato medtech del continente, davanti a Francia, Regno Unito, Italia e Spagna. Circa 38,6 miliardi di euro sono generati nel segmento dei dispositivi medici e circa 4,3 miliardi nel segmento IVD (diagnostica in vitro), pari rispettivamente al 26,5% e al 30,3% dei relativi mercati europei. Sul fronte produttivo, i 13.500 produttori medtech tedeschi e i loro oltre 265.000 addetti hanno generato ricavi per 55 miliardi di euro; di questi, le 1.480 imprese con più di 20 dipendenti hanno realizzato oltre 40 miliardi.
Il 2025 si è chiuso con una crescita moderata ma reale. Secondo SPECTARIS, il fatturato di settore è cresciuto di circa il 3% raggiungendo i 42,6 miliardi di euro, con esportazioni in aumento del 7,5% nel primo semestre, in particolare verso Europa e Medio Oriente; gli Stati Uniti sono rimasti stabili, la Cina in calo, mentre il mercato interno è rimasto pressoché sui livelli dell'anno precedente. La quota export si attesta stabilmente al 68% — due euro su tre sono generati all'estero — e l'occupazione nelle imprese strutturate è salita del 2,8% a circa 166.000 addetti.
Il dato che le imprese italiane devono leggere con attenzione è però un altro: la debolezza è concentrata sul mercato domestico. La Herbstumfrage 2025 del BVMed, condotta su 116 imprese associate, indica attese di crescita del fatturato intorno al 3,1%, ma oltre la metà delle aziende prevede un peggioramento della situazione degli utili, a causa dell'aumento dei costi per burocrazia, certificazioni, personale, logistica ed energia. Le PMI sono particolarmente colpite. I principali fattori di costo indicati sono l'onere burocratico (80%), i costi di certificazione legati all'implementazione MDR (65%) e i costi del personale (64%). Un settore composto per il 93% da PMI vive quindi una compressione strutturale dei margini che apre spazi concreti a fornitori esteri competitivi su costo, qualità e capacità di alleggerire i processi di conformità.
Il primo driver di domanda per il 2026 è il Transformationsfonds della riforma ospedaliera. Il fondo mette a disposizione fino a 50 miliardi di euro per il periodo 2026–2035, con 29 miliardi a carico della Federazione tramite il fondo speciale infrastrutture; la partecipazione dei Länder ad almeno il 50% del finanziamento è condizione per l'accesso alle risorse. Il punto decisivo per i fornitori è che la KHTFV cita esplicitamente tra i costi finanziabili l'allestimento e la tecnologia medicale: la medtech è quindi parte integrante dei progetti ammissibili, purché impiegata nel contesto diretto di uno degli otto ambiti di finanziamento. Il quadro è stato aggiornato dal Krankenhausreformanpassungsgesetz (KHAG), entrato in vigore il 15 aprile 2026. Le imprese italiane devono presidiare la fase di progettazione presso i Länder e i gestori ospedalieri, poiché le domande di finanziamento vengono presentate dai gestori ospedalieri tramite i Bundesländer: entrare quando il capitolato è già chiuso significa arrivare tardi.
Il secondo elemento è la revisione del quadro regolatorio europeo, che cambia il calcolo costi-benefici dell'ingresso sul mercato tedesco. Nel dicembre 2025 la Commissione europea ha presentato una proposta di revisione mirata di MDR e IVDR, che MedTech Europe considera un passaggio chiave per correggere carenze strutturali che hanno prodotto colli di bottiglia nella certificazione, ridotta disponibilità di prodotti e pressione insostenibile sulle PMI. Il 5 maggio 2026 MedTech Europe ha pubblicato la propria posizione dettagliata, sostenendo l'impianto della riforma ma chiedendo modifiche mirate; l'associazione accoglie favorevolmente le misure su certificati a durata illimitata, semplificazione del change control e digitalizzazione delle procedure. Sono inoltre previsti percorsi dedicati per i dispositivi breakthrough e orphan, con rafforzamento della cooperazione internazionale attraverso strumenti come l'MDSAP. Per le PMI italiane questo significa che i costi di accesso, oggi la barriera principale, sono destinati a scendere — ma la finestra competitiva si aprirà per chi avrà già predisposto la documentazione tecnica.
L'Italia è il terzo Paese europeo del settore con un mercato di circa 19 miliardi di euro, alle spalle di Germania e Francia, e la Germania figura sia tra i principali mercati di sbocco dell'export italiano sia tra i primi Paesi di origine dell'import, a conferma di una filiera fortemente integrata più che semplicemente concorrenziale. Le direttrici più promettenti sono tre: ausili e assistenza (Hilfsmittel), diagnostica in vitro e subfornitura di precisione e componentistica.
La spesa per ausili medici ha raggiunto 23,2 miliardi di euro nel 2023, con un incremento del 7,4% su base annua. Il numero di persone assistite in Germania è passato da 3,9 milioni nel 2018 a 5,6 milioni nel 2023 e potrebbe superare i 6 milioni entro il 2030. È il segmento con la dinamica demografica più prevedibile e con requisiti di ingresso più accessibili per le PMI.
Per quanto riguarda la diagnostica in vitro, il mercato IVD tedesco è il quarto al mondo dopo USA, Cina e Giappone e vale quasi un terzo di quello europeo, con una crescita attesa di circa il 3,2% tra il 2024 e il 2029, trainata dall'invecchiamento, dalle patologie croniche e dalla crescente automazione dei test diagnostici.
Ma è nel settore della subfornitura di precisione e componentistica che la meccanica italiana ha il vantaggio competitivo più diretto: un tessuto tedesco di PMI sotto pressione sui margini è strutturalmente incentivato a esternalizzare lavorazioni e componenti verso fornitori europei affidabili e certificati.
Restano comunque alcuni fattori di rischio da monitorare. Secondo SPECTARIS, la MDR continua a rappresentare il principale onere burocratico per il settore, e alla stessa si aggiunge la prevista restrizione dei PFAS, le cui proprietà sono ritenute indispensabili per molti dispositivi medici, con potenziali conseguenze rilevanti per imprese e assistenza ai pazienti. Il tema PFAS va presidiato a monte, sulla catena di fornitura dei materiali. Sul fronte dell´ innovazione, invece, compare un segnale d'allarme: dal 2019 le domande di brevetto medtech tedesche all'EPO ristagnano e nel 2024 il settore è sceso dal secondo al quarto posto tra tutti i comparti. Infine, la MedTech-Branche è oggetto di un processo strategico coordinato dalla Cancelleria federale, avviato il 12 novembre 2025, che punta a definire entro fine 2026 misure concrete per migliorare le condizioni quadro dell'industria sanitaria: gli esiti di questo dialogo definiranno il contesto operativo del 2027.
Per posizionarsi sul mercato tedesco nel 2026 servono quindi: certificazione MDR già acquisita o in fase avanzata (è il primo filtro di qualsiasi gara); documentazione tecnica in lingua tedesca; dichiarazione di conformità e tracciabilità della catena di fornitura, incluso il tema PFAS; presidio anticipato dei progetti finanziati dal Transformationsfonds a livello di singolo Land; e, per gli ausili, l'inserimento nell'Hilfsmittelverzeichnis gestito dal GKV-Spitzenverband, prerequisito per la rimborsabilità.
FONTI
Germany Trade & Invest (GTAI) (2025/2026). The Medical Technology Industry in Germany – Industry Overview and Key Facts. Berlin. https://www.gtai.de/en/invest/industries/healthcare-market-germany/medic...
BVMed – Bundesverband Medizintechnologie e.V. (2025). BVMed-Herbstumfrage 2025: Die Lage der MedTech-Branche. Berlin. https://www.bvmed.de/branche/lage
BVMed – Bundesverband Medizintechnologie e.V. (2025–2026). Transformationsfonds nutzen und in Medizintechnik investieren. Berlin. https://www.bvmed.de/themen/krankenhaus/transformationsfonds-nutzen-und-...
SPECTARIS – Deutscher Industrieverband für Optik, Photonik, Analysen- und Medizintechnik e.V. (2025). Jahrbuch Die deutsche Medizintechnik-Industrie 2026, 18. Auflage. Berlin. https://www.spectaris.de
SPECTARIS (2025). Medizintechnik: Leichtes Wachstum dank Ausland – Bedeutung der Zukunftsbranche endlich auch von Politik erkannt. Berlin. https://www.spectaris.de/medizintechnik/aktuelles
Statistisches Bundesamt (Destatis) (2025–2026). Umsatz, Beschäftigung und Erzeugerpreise im Bereich Medizintechnik. Wiesbaden. https://www.destatis.de
Bundesministerium für Gesundheit (BMG) (2025). Transformationsfonds beschlossen – Krankenhausreform nimmt wichtige Hürde, Pressemitteilung. Berlin. https://www.bundesgesundheitsministerium.de
Bundesamt für Soziale Sicherung (BAS) (2026). Transformationsfonds – Überblick (§ 12b KHG, KHTFV, KHAG vom 15. April 2026). Bonn. https://www.bundesamtsozialesicherung.de
Bundesinstitut für Arzneimittel und Medizinprodukte (BfArM) (2026). Medizinprodukte und Digitale Gesundheitsanwendungen (DiGA). Bonn. https://www.bfarm.de
MedTech Europe (2025). Revision proposal is first step towards fixing Europe's complex Medical Devices & Diagnostics rules, 16 December 2025. Brussels. https://www.medtecheurope.org
MedTech Europe (2026). MDR/IVDR revision: Building a simpler, more predictable framework for patient access and innovation, 5 May 2026. Brussels. https://www.medtecheurope.org
Confindustria Dispositivi Medici – Centro Studi (2025). Il settore dei dispositivi medici. Il settore in numeri; MedTech: mercato Italia da 19 mld, terzo Paese in Europa. Roma. https://www.confindustriadm.it
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio Italo Tedesca - ITALCAM)
Nel Nordest del Brasile sta prendendo forma una trasformazione economica che va ben oltre la tradizionale politica di attrazione industriale. Il Ceará, già protagonista negli ultimi anni nei settori delle energie rinnovabili, della logistica e delle infrastrutture portuali, sta costruendo una strategia di sviluppo fondata su due direttrici complementari: da una parte, incentivi fiscali capaci di sostenere nuovi investimenti e occupazione; dall’altra, il posizionamento dello Stato come piattaforma competitiva per la nuova economia digitale, con particolare attenzione ai data center e alle infrastrutture necessarie alla crescita dell’intelligenza artificiale.
Un segnale significativo arriva dalle più recenti decisioni del Conselho de Desenvolvimento Econômico do Estado do Ceará (Condec), che ha approvato incentivi fiscali destinati a 139 imprese interessate a investire nello Stato. Secondo i dati pubblicati da O Estado, i progetti dovrebbero mobilitare circa 600 milioni di reais e generare oltre 6.400 posti di lavoro. Solo i nuovi progetti rappresentano investimenti per circa 340 milioni di reais, con una previsione di 3.111 nuovi posti di lavoro diretti, mentre almeno 19 imprese si trovano già in fase di insediamento. Altri 22 progetti hanno accordi sottoscritti con il governo statale e potrebbero aggiungere circa 250 milioni di reais di investimenti e più di 3.000 posti di lavoro diretti.
La dimensione dei numeri è importante, ma ancora più interessante è la logica che emerge dietro questa politica. Il Ceará sembra utilizzare gli incentivi non soltanto come strumento fiscale, ma come leva di politica economica per ampliare la propria base produttiva e consolidare un ambiente favorevole agli investimenti. È una strategia particolarmente rilevante in una fase in cui territori e governi competono sempre più sulla capacità di offrire infrastrutture, energia, certezza normativa, capitale umano e condizioni finanziarie adeguate alle esigenze delle imprese.
È proprio in questo contesto che assume un peso crescente la Zona de Processamento de Exportação do Ceará, situata nel Complexo Industrial e Portuário do Pecém. La ZPE, nata come strumento per favorire attività produttive orientate al commercio internazionale, sta acquisendo una nuova funzione: diventare una delle piattaforme brasiliane per gli investimenti legati all'economia dei dati.
La corsa globale all’intelligenza artificiale sta infatti trasformando i data center in infrastrutture strategiche, paragonabili, per rilevanza economica, alle grandi reti energetiche, logistiche e di telecomunicazione. L'aumento della capacità computazionale richiesta dall'AI, dal cloud e dalla digitalizzazione dei servizi sta generando una nuova geografia degli investimenti, nella quale disponibilità di energia, connettività internazionale e condizioni fiscali diventano fattori decisivi nella scelta delle localizzazioni.
Secondo Portal IN, la ZPE Ceará si sta affermando come uno dei poli brasiliani più promettenti per questi progetti. Nell'area del Pecém sono già in corso iniziative di grande scala, tra cui il DC Pecém, costruito da Omnia e appartenente a ByteDance, controllante di TikTok. La stessa fonte segnala inoltre altri progetti di data center previsti nell'area, a conferma dell'interesse crescente verso il territorio.
Il vantaggio competitivo del Ceará nasce dalla convergenza di diversi fattori. Il primo è energetico. Uno dei maggiori problemi della crescita globale dei data center riguarda infatti l'enorme quantità di elettricità necessaria al loro funzionamento. Il Ceará dispone di una forte vocazione per le fonti rinnovabili, soprattutto eolica e solare, elemento particolarmente interessante per operatori internazionali che devono conciliare l'aumento della capacità computazionale con obiettivi sempre più stringenti di sostenibilità e decarbonizzazione.
Il secondo fattore è geografico e infrastrutturale. Fortaleza occupa già una posizione privilegiata nelle telecomunicazioni internazionali grazie alla concentrazione di cavi sottomarini che collegano il Brasile ad altri continenti. La combinazione tra questa connettività, la presenza del porto e delle infrastrutture del Pecém e la disponibilità di aree dedicate agli investimenti crea condizioni difficilmente replicabili in altre regioni del Paese.
C'è poi la variabile fiscale. La ZPE offre un quadro specifico di incentivi e, a livello statale, il Ceará dispone di strumenti collegati al Fundo de Desenvolvimento Industrial (FDI), che possono includere riduzioni dell'ICMS per investitori che sviluppano attività industriali nel Complexo do Pecém. In un settore caratterizzato da investimenti iniziali estremamente elevati e da orizzonti temporali di lungo periodo, la prevedibilità fiscale può trasformarsi in un vantaggio competitivo altrettanto importante del costo dell'energia o della disponibilità di infrastrutture.
La sfida, tuttavia, sarà trasformare questa concentrazione di capitale in sviluppo economico diffuso. I data center sono infrastrutture ad altissima intensità di capitale, ma non necessariamente ad alta intensità occupazionale una volta entrati nella fase operativa. Per il Ceará, il vero salto di qualità dipenderà quindi dalla capacità di costruire intorno ai grandi investimenti un ecosistema più ampio: fornitori tecnologici, servizi specializzati, formazione professionale, ricerca, cybersecurity, software, ingegneria, infrastrutture energetiche e nuove imprese digitali.
È su questo terreno che la politica degli incentivi alle imprese e la strategia dei data center finiscono per convergere. L'obiettivo non è semplicemente attirare singoli stabilimenti o grandi progetti, ma costruire condizioni affinché gli investimenti producano catene del valore locali e generino nuove competenze. La crescita dell'economia digitale può così diventare un acceleratore della diversificazione produttiva dello Stato.
Per gli investitori internazionali, e in particolare per le imprese europee interessate al Brasile, il Ceará rappresenta quindi un territorio da osservare con attenzione. La sua proposta competitiva combina elementi tradizionali — incentivi, infrastrutture industriali, porto e posizione geografica — con asset sempre più determinanti nell'economia contemporanea: energia rinnovabile, connettività digitale e capacità di ospitare infrastrutture tecnologiche di grande scala.
Il Ceará sta cercando, in altre parole, di trasformare vantaggi geografici e naturali in vantaggi tecnologici. Se questa strategia riuscirà a produrre competenze locali, innovazione e una rete stabile di fornitori e servizi ad alto valore aggiunto, il Pecém potrà evolvere da grande piattaforma industriale e logistica a vero hub della nuova economia brasiliana.
In una fase in cui dati, energia e intelligenza artificiale stanno ridisegnando le mappe globali degli investimenti, il Nordest brasiliano non vuole più essere considerato soltanto una frontiera emergente. Il Ceará sta provando a posizionarsi direttamente al centro di questa trasformazione.
Fonti:
O Estado e Portal IN
(Contenuto editoriale a cura della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria di Rio de Janeiro)
Mercoledì mattina il Ministero della Difesa Ellenico ha annunciato ufficialmente l'accordo per l'acquisto di due moderne fregate Bergamini dall'Italia.
L'accordo di attuazione (Implementing Arrangement) tra la Repubblica Ellenica e la Repubblica Italiana, che avvia il programma di acquisizione di due fregate italiane di tipo FREMM (classe Bergamini), sarà firmato martedì 8 settembre 2026 a Roma, alla presenza del ministro della Difesa nazionale greco Nikos Dendias, del suo omologo italiano Guido Crosetto e dei capi di Stato Maggiore della Marina dei due Paesi.
L'accordo di attuazione sarà firmato dalla Direzione Generale per le Attrezzature e gli Investimenti della Difesa (DGAD) del Ministero della Difesa Nazionale e dalla corrispondente Direzione italiana per le Attrezzature, in attuazione del Protocollo d’intesa (MoU) e della Dichiarazione di intenti per l’acquisizione delle fregate italiane ex FREMM, firmati il 29 settembre 2025 a La Spezia, in Italia, in occasione dell’incontro tra il sig. Dendias e il sig. Crosetto.
In particolare, si stabilisce quanto segue:
• Il valore delle due navi allo stato attuale e il calendario per la cessione e l’integrazione delle navi nella Marina Militare (Carlo BERGAMINI (F-590): Vendita/cessione entro il primo semestre del 2028 – Virginio FASAN (F-591): vendita/trasferimento entro il primo semestre del 2029).
• Il supporto iniziale e successivo per garantire la disponibilità operativa delle unità.
• Il coinvolgimento dell’industria nazionale ellenica, con la partecipazione dei cantieri navali greci ai lavori di manutenzione e di adattamento dei nuovi sistemi sulle navi.
L'acquisizione delle due fregate della classe FREMM, con la possibilità di acquisire ulteriori navi in futuro, insieme alle quattro fregate della classe FDI e all'ammodernamento delle fregate della classe MEKO, dà vita a una Marina Militare dotata di unità d’assalto dalle elevate capacità, in grado di salvaguardare la sovranità e i diritti sovrani del Paese, sia nel Mar Egeo che nel Mediterraneo orientale.
La collaborazione naturalmente crea ulteriori possibilita’ di sinergie future nel settore della difesa e di possibili ulteriori acquisizioni da parte ellenica.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Ellenica di Salonicco)