Notizie mercati esteri

Giovedì 23 Luglio 2026

Notizie dai mercati esteri - Argentina

L'italiana Arneg investe 3,5 milioni di dollari a Rosario e prepara una nuova fase di espansione

Il gruppo italiano Arneg, leader internazionale nelle soluzioni per la refrigerazione commerciale e industriale, realizzerà nel 2026 un investimento di 3,5 milioni di dollari nelle proprie attività produttive di Rosario. L’obiettivo è aumentare la capacità di produzione dei pannelli isotermici e migliorare l’efficienza logistica, mentre l’azienda valuta anche la costruzione di un nuovo capannone industriale a Rosario.

L’investimento segue la forte crescita registrata da questa linea di prodotti: nel 2025 le vendite dei pannelli isotermici di Arneg Argentina sono aumentate del 48% rispetto all’anno precedente

Il progetto consolida Rosario come polo industriale e tecnologico di riferimento nei settori della refrigerazione, dei materiali isolanti e delle soluzioni per l’edilizia. I pannelli prodotti localmente sono già utilizzati in opere strategiche del territorio, tra cui il nuovo stadio Arena, il carcere di Piñero e l’Aeroporto Internazionale di Rosario, contribuendo alla modernizzazione delle infrastrutture cittadine e provinciali.

La decisione di Arneg, gruppo originario del Veneto, di continuare a investire nel territorio rappresenta un segnale particolarmente positivo per Rosario e per l’Argentina. L’operazione favorisce infatti l’integrazione tra tecnologia italiana, capacità industriale locale e manodopera qualificata, consolidando Rosario come destinazione attrattiva per gli investimenti produttivi italiani ed europei e come piattaforma per servire il mercato argentino e regionale.

Sinteplast investe 12 milioni di dollari in un nuovo stabilimento in Argentina

Sinteplast, uno dei principali gruppi argentini nel settore delle vernici e dei materiali per l’edilizia, investirà 12 milioni di dollari nella costruzione di un nuovo stabilimento all’interno del proprio polo industriale di Ezeiza, nella Provincia di Buenos Aires.

La nuova unità produttiva, che dovrebbe entrare in funzione nel 2027, sarà dedicata alla produzione di materiali cementizi, miscele e soluzioni tecniche per l’edilizia. L’investimento permetterà all’azienda di quasi raddoppiare la capacità produttiva di una divisione che negli ultimi anni ha registrato una crescita significativa.

Il progetto rappresenta un segnale positivo per l’economia argentina, poiché contribuirà a rafforzare la produzione nazionale, modernizzare i processi industriali e sostenere la filiera delle costruzioni. La nuova capacità potrà inoltre favorire l’attività di fornitori locali, operatori logistici, imprese di manutenzione e professionisti specializzati.

La decisione di concentrare l’investimento in Argentina conferma anche il ruolo del Paese come piattaforma produttiva e commerciale per il mercato sudamericano. Sinteplast dispone infatti di attività industriali in diversi Paesi della regione e utilizza la propria struttura argentina come base per l’espansione sui mercati del Mercosur.

L’operazione può generare opportunità anche per le imprese italiane ed europee specializzate in macchinari industriali, sistemi di automazione, tecnologie per il confezionamento, controllo qualità, efficienza energetica e materiali innovativi per l’edilizia. In questi comparti l’Italia dispone di un’offerta tecnologica altamente competitiva e di competenze che possono integrarsi con i nuovi programmi di investimento dell’industria argentina.

L’investimento di Sinteplast conferma quindi la presenza in Argentina di imprese capaci di sviluppare progetti industriali di lungo periodo, ampliare la produzione locale e creare nuove possibilità di collaborazione tecnologica e commerciale con l’Italia e con l’Unione europea.

(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Italiana de Rosario)

Ultima modifica: Giovedì 23 Luglio 2026
Giovedì 23 Luglio 2026

Opportunità per professionisti: aperto il bando per la rete di mentor ed esperti NTP Niš

Il Parco Scientifico e Tecnologico di Niš (NTP Niš) ha aperto un bando pubblico per la costituzione di una banca dati di mentor ed esperti che, con le loro competenze ed esperienze, contribuiranno allo sviluppo di startup, aziende tecnologiche, team di ricerca e sviluppo e progetti innovativi.

Il bando è rivolto a professionisti con esperienza, consulenti, imprenditori, rappresentanti del mondo accademico ed esperti tecnologici provenienti dalla Serbia e dall'estero.

Sono particolarmente benvenuti esperti nei seguenti ambiti:

  • sviluppo di startup e innovazione;
  • modelli di business, strategia di prodotto, marketing, vendite, investimenti e internazionalizzazione;
  • intelligenza artificiale (AI), apprendimento automatico (machine learning) e analisi dei dati;
  • cybersicurezza;
  • tecnologie cloud;
  • robotica e soluzioni Industry 4.0;
  • salute digitale, biotecnologie e altri settori tecnologici avanzati.

I membri della banca dati saranno coinvolti in attività di mentoring, consulenza, valutazione di progetti, workshop e altre iniziative, in base alle esigenze del NTP Niš e alle rispettive aree di competenza.

Il bando rimane aperto in modo permanente e l'iscrizione alla banca dati non comporta alcun obbligo di incarico, ma rappresenta un'opportunità per entrare a far parte di una rete di esperti che mette in connessione conoscenza, innovazione e nuove opportunità di collaborazione.

Maggiori informazioni sul bando pubblico e il modulo di candidatura sono disponibili sul sito: https://ntp.rs/en/mentors/

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Serba)

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Giovedì 23 Luglio 2026

La Catalogna stabilisce un nuovo record: oltre 2,16 milioni di turisti internazionali a maggio

La Catalogna continua a confermarsi una delle destinazioni turistiche più attrattive d'Europa, registrando un nuovo record storico di arrivi internazionali nel mese di maggio. Secondo i dati diffusi dall'Istituto Nazionale di Statistica spagnolo (INE), nel mese sono arrivati 2.162.418 turisti stranieri, con un incremento del 13,1% rispetto allo stesso periodo del 2024. Si tratta del dato più alto mai registrato in un mese di maggio negli ultimi dieci anni.

Oltre a essere la prima destinazione per numero di visitatori internazionali in Spagna, la Catalogna ha anche guidato la classifica per spesa turistica, con 2,587 miliardi di euro, pari anch'essa a un aumento del 13,1% rispetto all'anno precedente. La regione ha così concentrato il 19,1% della spesa complessiva dei turisti internazionali nel Paese, superando le Isole Baleari (2,561 miliardi di euro) e la Comunità di Madrid (2,174 miliardi di euro).

Ogni visitatore ha speso in media 1.196 euro durante il soggiorno, una cifra stabile rispetto al 2024. Tuttavia, la spesa media giornaliera è diminuita del 12%, attestandosi a 239 euro, a fronte di una permanenza media di cinque giorni. Nel periodo gennaio-maggio 2025, la Catalogna ha rappresentato il 18,1% della spesa turistica internazionale in Spagna, posizionandosi al secondo posto dopo le Isole Canarie.

A livello nazionale, la Spagna ha registrato una spesa complessiva dei turisti internazionali pari a 13,553 miliardi di euro nel solo mese di maggio, in crescita del 10,9% su base annua. La spesa media per turista è stata di 1.321 euro, con una permanenza media di 6,2 giorni. Per quanto riguarda i mercati di provenienza, il Regno Unito si conferma il principale Paese per volume di spesa, con 2,503 miliardi di euro, seguito da Germania (1,510 miliardi) e Francia (1,055 miliardi).

Infine, il settore alberghiero continua a rappresentare il principale beneficiario del turismo internazionale, assorbendo il 66% della spesa totale dei visitatori (8,94 miliardi di euro), mentre il turismo leisure ha generato l'82,9% della spesa complessiva, confermando il ruolo centrale del turismo ricreativo nell'economia spagnola. 

Questi risultati confermano il dinamismo del mercato catalano e rafforzano il ruolo della regione come uno dei principali motori economici e turistici della Spagna, offrendo un contesto favorevole allo sviluppo di nuove opportunità commerciali, partnership e investimenti in numerosi settori.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana - Barcellona)

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Giovedì 23 Luglio 2026

Notizie dai mercati esteri - Repubblica Ceca

Anche le imprese ceche possono chiedere il rimborso dei dazi USA

Anche le imprese ceche possono chiedere il rimborso dei dazi americani cancellati in febbraio dalla Corte Suprema. Lo indica la televisione pubblica.

La richiesta può essere inviata tramite il portale dell’amministrazione delle dogane americana. Secondo le stime di CzechTrade le aziende ceche hanno versato in dazi poi cancellati dalla corte americana circa 650 milioni di dollari. Alcune aziende hanno già fatto domanda secondo i media.

Complessivamente i dazi introdotti dal presidente Donald Trump e cancellati alcuni mesi dopo dalla Corte Suprema hanno registrato un gettito di 170 miliardi di dollari. Il Tesoro americano ha registrato un forte aumento dei rimborsi dei dazi proprio in seguito alla decisione del tribunale.

Fonte: ct24.ceskatelevize.cz

Gli investimenti negli immobili commerciali hanno registrato una ripresa

Gli investimenti negli immobili commerciali hanno registrato nel secondo trimestre dell’anno una ripresa. Lo indica l’agenzia Cushman & Wakefield.

Nel solo secondo trimestre sono stati annunciati investimenti in immobili commerciali per 807 milioni di euro con un incremento del valore rispetto a inizio dell’anno dell’84%. Nella prima metà dell’anno gli investimenti hanno raggiunto 1,25 miliardi di euro. Gli acquirenti registrano una forte preferenza per gli spazi amministrativi, che hanno rappresentato la metà delle transazioni.

Quasi due terzi del mercato è formato dagli investitori domestici con una buona presenza anche delle aziende e fondi europei. “Le attività di investimento locali sono determinate dai prodotti disponibili, che sono limitati” ha notato Michal Soták di Cushman & Wakefield. Gli investitori si contendono fortemente le non troppo numerose opportunità di investimento presenti a Praga e in Repubblica Ceca.

Fonte: www.cushmanwakefield.com

Lo stipendio minimo continuerà a crescere, potrebbe superare i 1000 euro

Lo stipendio medio continuerà a crescere in Repubblica Ceca anche nel 2027 e nel 2028. Lo prevede una proposta del Ministero del Lavoro e degli Affari Sociali.

Il ministero ha proposto che lo stipendio medio raggiunga nel 2027 il 44,6% dello stipendio medio con un ulteriore aumento al 45,8% nel 2028. Secondo le precedenti normative la quota dovrebbe raggiungere il 47% dello stipendio medio nel 2029. Attualmente lo stipendio medio ammonta a 22.400 corone ceche al mese rappresentando il 43,4% dello stipendio medio previsto per il 2026.

Secondo i documenti dello stesso ministero lo stipendio minimo potrebbe quindi salire nel 2027 di 2500 corone a 24.900 corone ceche lorde. Pertanto la remunerazione minima dei dipendenti in Repubblica Ceca potrebbe superare per la prima volta 1000 euro al mese.

Fonte: www.ceskenoviny.cz

Le Alpi italiane saranno raggiungibili in inverno con un altro volo

Le Alpi italiane saranno raggiungibili in inverno con un altro volo da Praga. Lo ha annunciato l’Aeroporto di Praga.

Per gli amanti della montagna, da inizio dicembre a fine marzo sarà disponibile un volo diretto per Bolzano. Il collegamento verrà operato due volte alla settimana, il mercoledì e la domenica, dalla compagnia SkyAlps. Il Trentino e l’Alto Adige sono tra le regioni preferite dagli amanti degli sport invernali in Repubblica Ceca.

Nelle scorse settimane l’Aeroporto di Praga aveva già annunciato un nuovo collegamento con Torino pensato per il turismo della neve. Le destinazioni alpine sono inoltre raggiungibili anche con altri collegamenti già operativi da Praga, tra cui Milano, Bergamo e Treviso.

Fonte: x.com

La Repubblica Ceca riceverà oltre mezzo miliardo di euro dal Fondo per la Modernizzazione

La Repubblica Ceca riceverà oltre mezzo miliardo di euro dal Fondo per la Modernizzazione. Lo ha annunciato la Commissione Europea.

Con fondi per 517 milioni di euro la Repubblica Ceca sarà la maggiore beneficiaria della nuova tranche di finanziamenti da 2,5 miliardi di euro. Le risorse andranno a finanziare ad esempio la modernizzazione e la riduzione dell’impatto sull’ambiente della produzione del calore nel paese.

Il Fondo di Modernizzazione finanzia misure di sostenibilità ambientale in 13 paesi dell’Unione Europea considerati a basso reddito. Il fondo viene finanziato tramite i ricavi dalle vendite dei permessi a emettere i gas serra ETS, un sistema fortemente criticato negli ultimi mesi dal governo di Praga.

Fonte: ec.europa.eu

Il settore automotive ceco ha generato ricavi da oltre 1600 miliardi di corone

Il settore automotive ceco ha generato lo scorso anno ricavi da oltre 1600 miliardi di corone. Lo ha indicato l’associazione di settore Autosap.

La produzione delle automobili è rimasta lo scorso anno stabile a 1,45 milioni di automobili. I ricavi delle case automobilistiche sono invece cresciuti di quasi il tre percento, arrivando a 978 miliardi di corone. A migliorare le performance anche l’aumento della produzione di auto elettriche, mediamente più care rispetto alle motorizzazioni a benzina o gasolio. Più complicata la situazione nella componentistica, che ha visto una riduzione dei ricavi dello 0,6% attestandosi a circa 600 miliardi di corone.

Gli impiegati nel settore automotive sono diminuiti lo scorso anno dell’1,5%, mentre il salario medio nel settore è cresciuto del sei percento a circa 63.000 corone ceche lorde. I salari nel settore automotive erano quindi di circa un quarto superiori alla media nazionale.

Fonte: autosap.cz

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)

Ultima modifica: Giovedì 23 Luglio 2026
Giovedì 23 Luglio 2026

Il turismo in Danimarca: Record di presenze, cambiamenti e prospettive per il 2026

Anche nel 2026 la Danimarca continua a migliorare il proprio posizionamento tra le destinazioni turistiche più apprezzate del Nord Europa. Grazie alla combinazione di città moderne, patrimonio storico, paesaggi naturali e forte attenzione alla sostenibilità, la Danimarca continua a rafforzare il proprio ruolo nel turismo europeo.

Secondo Statistics Denmark e VisitDenmark, già il 2024 aveva rappresentato un anno record con 65,2 milioni di pernottamenti, il valore più alto mai registrato. I pernottamenti dei visitatori internazionali hanno raggiunto 34,2 milioni, con una crescita del 5,2% rispetto all'anno precedente, mentre quelli dei residenti danesi sono stati 30,9 milioni. La crescita è stata trainata soprattutto dal turismo internazionale: i visitatori stranieri hanno totalizzato 34,2 milioni di pernottamenti, pari a un incremento del 5,2%. Per la prima volta, i turisti stranieri hanno rappresentato oltre la metà dei pernottamenti complessivi nel Paese.

Il turismo rappresenta oggi uno dei comparti economici più importanti della Danimarca. Le strategie di VisitDenmark puntano su sostenibilità, mobilità verde e destagionalizzazione, con l'obiettivo di distribuire i flussi turistici durante tutto l'anno e ridurre l'impatto ambientale. I risultati sembrano confermare l'efficacia di questo approccio: dopo il record del 2024, anche il 2025 ha fatto registrare un nuovo massimo storico di pernottamenti, creando aspettative positive anche per la stagione estiva 2026.

La Germania rimane il principale mercato turistico estero, seguita da Norvegia, Svezia e Paesi Bassi. Cresce inoltre il numero di visitatori provenienti dagli Stati Uniti e da altri mercati extraeuropei. Copenaghen continua a rappresentare il principale polo turistico grazie a luoghi simbolo come Nyhavn, i Giardini di Tivoli e la Sirenetta, ma aumenta anche l'interesse verso Aarhus, Odense, Aalborg e Bornholm, sempre più apprezzate per il loro patrimonio culturale e naturale.

Le prospettive per l'estate 2026 sono positive. Dopo il record del 2024, anche il 2025 ha fatto registrare un nuovo massimo storico, con quasi 66 milioni di pernottamenti, sostenuti in particolare dalla crescita delle strutture alberghiere. Il settore turistico danese punta ora a mantenere questo trend attraverso investimenti nella sostenibilità, nella digitalizzazione e nella destagionalizzazione dei flussi turistici.

I cittadini danesi sono, allo stesso tempo, tra i viaggiatori più attivi d'Europa. Secondo le più recenti analisi di mercato, nel 2025 hanno effettuato circa 7,8 milioni di viaggi internazionali, con una spesa turistica all'estero superiore a 13 miliardi di dollari. L'elevato reddito disponibile, l'ottimo equilibrio tra vita privata e lavoro e la facilità di accesso ai collegamenti aerei rendono il viaggio una componente consolidata dello stile di vita danese. Le destinazioni preferite dei danesi durante l'estate sono Spagna, Italia, Grecia, Francia e Portogallo, scelte soprattutto per il clima più caldo, le spiagge e il patrimonio culturale. Nei mesi invernali, invece, molti optano per mete a lungo raggio come Thailandia, Emirati Arabi Uniti, Caraibi e Isole Canarie, alla ricerca di temperature più miti.

Tuttavia, nel 2026 le vacanze dei danesi stanno cambiando. Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, l'aumento dei costi energetici e una crescente ricerca di destinazioni considerate sicure stanno modificando le abitudini di viaggio dei cittadini danesi. Se fino a pochi anni fa mete come Egitto, Dubai, Doha o Cipro rappresentavano alcune delle destinazioni più richieste, nell'estate 2026 molti viaggiatori stanno orientando le proprie scelte verso il Mediterraneo occidentale, con l'Italia tra i principali beneficiari di questo cambiamento.

Secondo gli operatori turistici danesi, l'Italia è oggi percepita come una destinazione affidabile, facilmente raggiungibile e capace di offrire un equilibrio tra sicurezza, cultura, mare e gastronomia. Accanto alle mete tradizionali come il Lago di Garda, la Toscana e la Costiera Amalfitana, si registra un forte interesse per destinazioni meno conosciute, tra cui Bologna, Napoli e soprattutto la Calabria. Località come Tropea stanno conquistando un numero crescente di turisti danesi grazie alla loro autenticità, ai prezzi competitivi e a un turismo ancora lontano dai grandi flussi internazionali.

Questo fenomeno riflette una trasformazione più ampia delle preferenze dei viaggiatori. I danesi continuano a cercare esperienze autentiche, ma preferiscono viverle in Paesi che trasmettono stabilità e familiarità. In questo scenario, Italia e Danimarca appaiono complementari. Da un lato, la Danimarca continua ad attirare un numero crescente di visitatori internazionali grazie al suo modello di turismo sostenibile e alla qualità della vita; dall'altro, l'Italia rafforza il proprio ruolo come destinazione privilegiata dei turisti danesi, offrendo un mix unico di cultura, paesaggio, gastronomia e autenticità.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio italiana in Danimarca)

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Giovedì 23 Luglio 2026

Notizie dai mercati esteri - Francia

I 5 numeri da record dell'e-commerce

Nel 2025 l’e-commerce francese ha raggiunto un nuovo record, confermando la sua crescita nonostante un contesto politico ed economico incerto, secondo i dati della Fédération de l'e-commerce et de la vente à distance (Fevad).

Il fatturato ha raggiunto 196,4 miliardi di euro, con un aumento del 7% rispetto al 2024. Dal 2019 il giro d’affari continua a crescere e rappresenta ormai il 12% del commercio al dettaglio, segno che gli acquisti online sono diventati una modalità di consumo stabilmente radicata nella vita quotidiana dei francesi.

Il comparto dei servizi rimane il principale motore della crescita, con un fatturato di 120,4 miliardi di euro e un incremento del 9% nel 2025. Le vendite online di prodotti sono invece aumentate del 4%, proseguendo la ripresa iniziata nel 2024 dopo il calo registrato nel 2022.

La crescita del fatturato è dovuta soprattutto all’aumento del numero di acquisti online, che ha raggiunto 3,2 miliardi di transazioni, l’11% in più rispetto al 2024. Allo stesso tempo, il valore medio del carrello è sceso da 68 a 62 euro, principalmente a causa della pressione sui prezzi.

Anche l’occupazione continua ad aumentare: nel settore dell’e-commerce lavorano 234.000 persone, il 9% in più rispetto all’anno precedente. È cresciuto anche il numero dei siti di vendita attivi, arrivati a 158.200, con un incremento del 7%.

L’intelligenza artificiale generativa è ormai ampiamente adottata: il 94% degli e-commerce utilizza almeno una soluzione basata su questa tecnologia, ritenuta particolarmente promettente per il marketing e la gestione delle relazioni con i clienti. Secondo Marc Lolivier, delegato generale della Fevad, l’IA sta già trasformando profondamente il settore, ridefinendo i percorsi di acquisto, le professioni e i modelli economici, motivo per cui è stata al centro della conferenza annuale della federazione svoltasi a Parigi.

Ondata di caldo: il commercio estero francese prende un colpo di freddo

L’ondata di calore sta creando nuovi bisogni e quindi un nuovo mercato: con estati che superano sempre più spesso i 35 °C, le vendite di climatizzatori sono destinate ad aumentare rapidamente. Dopo la precedente ondata di caldo del 2003, il mercato francese è già cresciuto in modo significativo: dalle poco più di 130.000 unità vendute ogni anno si è passati a oltre 500.000 nel 2007, continuando poi a espandersi. Oggi circa un quarto delle famiglie francesi, soprattutto nelle case unifamiliari, dispone di un sistema di climatizzazione, trainato in particolare dalle pompe di calore reversibili, capaci di riscaldare in inverno e raffrescare in estate.

Questo sviluppo, però, porta pochi benefici all’industria francese. Se da un lato gli installatori operano in Francia e sostengono il settore dei servizi, la componente manifatturiera è in gran parte prodotta all’estero. Asia e Stati Uniti hanno sviluppato da tempo un’industria della climatizzazione, disponendo già di capacità produttive che permettono di soddisfare rapidamente l’aumento della domanda francese. Inoltre, la crescita della richiesta è stata poco anticipata e, anche quest’anno, saranno soprattutto gli impianti produttivi esteri a rifornire i distributori francesi.

I piccoli ventilatori e climatizzatori portatili saranno quasi tutti made in China. I climatizzatori più grandi e le pompe di calore, essendo apparecchi ingombranti con costi di trasporto elevati, potrebbero invece essere prodotti più facilmente in Europa o nei Paesi limitrofi. Tuttavia, questo mercato si è dimostrato molto ciclico e fortemente dipendente dagli incentivi pubblici, spesso modificati, creando incertezza per gli investimenti. In un Paese con costi di produzione poco competitivi, è difficile puntare sull’aumento della domanda. Aziende come Atlantic, recentemente acquisita da investitori stranieri, faticano oggi ad ammortizzare gli investimenti produttivi perché la domanda dipende in larga misura dal mercato delle costruzioni, attualmente quasi fermo.

Il forte aumento delle temperature si accompagna così a un raffreddamento dell’economia: un paradosso in cui la crescita della domanda di climatizzazione non si traduce in un reale vantaggio per l’industria francese.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Marsiglia)

Ultima modifica: Giovedì 23 Luglio 2026
Giovedì 23 Luglio 2026

Il settore dei macchinari in Spagna: un 2025 di assestamento, un 2026 di ripresa ancora incerta

Dopo il super-ciclo di investimenti registrato tra il 2022 e il 2024, il settore spagnolo dei macchinari ha chiuso il 2025 con un assestamento delle vendite. Secondo il report "Flash sectorial – Maquinaria 2026" pubblicato da Solunion, il fatturato del comparto è sceso a 2.208 milioni di euro, con un calo di quasi il 5% rispetto al 2024. Il dato, secondo l'analisi, riflette il fatto che il settore non solo non ha rinnovato il proprio portafoglio ordini, ma ha continuato a operare attingendo al portafoglio accumulato negli anni precedenti.

L'esportazione resta il tratto distintivo del comparto, con un peso pari al 78,8% sulla produzione totale, e una sostanziale tenuta delle vendite estere (-0,5%). Tra i mercati di destinazione, secondo il report spiccano Stati Uniti e Germania. Negli USA, la politica di onshoring ha spinto molte aziende ad accelerare o mantenere gli investimenti in vista di un atteso aumento della produzione interna, nonostante i dazi. La Germania conserva il proprio ruolo di mercato tradizionale pur in una fase economica complessa, mentre si segnala l'ingresso dell'India, mercato dal grande potenziale ma molto competitivo. Di segno opposto la dinamica in Cina, dove il peso delle vendite è sceso dal 10% del 2024 al 6% del 2025 per effetto delle politiche di protezionismo interno, e in Messico, dove l'incertezza legata ai dazi e al rinnovo del trattato di libero scambio ha frenato gli investimenti non essenziali (dal 18% al 10%).

Sul piano della redditività, secondo quanto dichiarato da Joseba Esparza, analista crediti di Solunion España nel report, il settore è riuscito a mantenere margini stabili grazie alla stabilità dei prezzi delle materie prime (acciaio e alluminio) e all'allentamento delle tensioni nella catena di fornitura, in particolare per i componenti elettronici. La sfida principale resta invece l'assorbimento del forte incremento del costo del lavoro degli ultimi esercizi, oltre a un costo finanziario ancora elevato nonostante la moderazione dei tassi di interesse.

Una ripresa ancora incipiente nel 2026

Il portafoglio ordini chiuso nel 2025 mostra un lieve recupero rispetto all'anno precedente (+2,29%, contro il -23% del 2024), anche se il livello degli investimenti resta lontano dai valori considerati accettabili, fatta eccezione per ambiti come robotica e automazione. All'interno del settore emergono dinamiche divergenti: il sottosettore della deformazione, fortemente legato all'automotive, continua a soffrire per il rallentamento degli investimenti in questo comparto e per la concorrenza cinese; al contrario, il sottosettore dell'asportazione di truciolo, con applicazioni più diversificate, mostra una ripresa con crescite a doppia cifra, trainata da settori come aerospaziale, ferroviario ed energia.

Per quanto riguarda i mercati, il report segnala una crescita degli ordini in Spagna (+41%) mentre l'export complessivo cala (-1,65%); tuttavia l'Europa cresce del 17,5% e gli Stati Uniti del 4%, diventando il primo mercato per acquisizione di ordini (22%), mentre la Cina prosegue il proprio calo (-1,2%). Questo lieve recupero della domanda lascia prevedere, secondo Solunion, un 2026 di sostanziale stagnazione, con crescite a una sola cifra nelle vendite, anche se sarà necessario monitorare i prossimi trimestri per confermare un'eventuale ripresa più solida, considerando che l'indice PMI manifatturiero mantiene una tendenza negativa a giugno. Il report sottolinea inoltre la persistenza di un'elevata incertezza geopolitica e macroeconomica, aggravata dal conflitto in corso in Medio Oriente, che induce gli investitori ad adottare un atteggiamento attendista.

La Cina, nuovo protagonista del settore

Il report dedica un approfondimento al ruolo della Cina, che secondo i dati citati rappresenta circa il 50% del consumo mondiale di macchina utensile e altrettanto della produzione globale. Il governo cinese ha promosso lo sviluppo di produttori nazionali, riducendo la dipendenza dalla tecnologia occidentale, e una moneta svalutata unito a un'inflazione più contenuta rispetto all'Europa conferisce un vantaggio competitivo ai produttori asiatici, soprattutto nei segmenti definibili come "commodity". Questa dinamica, secondo Solunion, sta spingendo i produttori europei a riposizionarsi verso nicchie ad alto valore aggiunto, con elevata specializzazione, in settori come aerospaziale e difesa.

Insolvenze e morosità in miglioramento

Sul fronte delle insolvenze, il 2025 si è chiuso con 109 concorsi di creditori nel settore, in calo del -37% rispetto al 2024, pur restando lontano dai minimi del 2020. Il miglioramento è attribuito, secondo il report, alla distensione dei tassi di interesse e alla resilienza finanziaria delle imprese del comparto. Per il 2026 Solunion prevede una stabilizzazione delle insolvenze su livelli simili a quelli del 2025. Anche la morosità mostra un andamento migliore rispetto alla media nazionale, pur restando sotto osservazione, con un comportamento differenziato tra la componente manifatturiera, più esposta, e quella di intermediazione (trading), più stabile.

Fonte: "Flash sectorial – Maquinaria 2026", Solunion, giugno 2026. Analisi a cura di Joseba Esparza, Analista di Credito di Solunion España.

(Contributo editorisle a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna)

Ultima modifica: Giovedì 23 Luglio 2026
Giovedì 23 Luglio 2026

Il Settore Aerospaziale in Ontario: Struttura del Mercato e Opportunità di Collaborazione

L’industria aerospaziale canadese si colloca tra i comparti più rilevanti a livello globale, con un contributo diretto e indiretto al PIL nazionale che nel 2025 ha superato i 34,2 miliardi di CAD e una forza lavoro complessiva di oltre 225.000 addetti. In questo contesto, la provincia dell’Ontario si consolida come un nodo cruciale sia per le attività manifatturiere sia per il comparto dei servizi manutentivi, grazie a una fitta rete industriale integrata con la catena di fornitura nordamericana.

Il report realizzato dalla Camera di Commercio Italiana dell'Ontario Canada (ICCO Canada), offre un quadro analitico e documentato sul posizionamento competitivo della regione e sulle dinamiche industriali in atto.

Aree Tematiche Trattate nel Report

  • Indicatori Macroeconomici e Flussi Commerciali: Analisi di un comparto fortemente orientato all'esportazione (oltre 19 miliardi di CAD annui), con l'80% della produzione destinato all'aviazione civile e il 20% all'ambito della difesa. Viene esaminata la progressiva diversificazione dei flussi commerciali verso i mercati europeo e asiatico.
  • La Rilevanza del Segmento MRO: Focus sulla crescita costante dei servizi di manutenzione, riparazione e revisione (MRO), che rappresentano ormai il 31% dell'intera industria aerospaziale e trovano nell'Ontario un polo d'eccellenza operativo e infrastrutturale.
  • Innovazione e Ricerca Applicata: Approfondimento sugli investimenti in R&S, che nel comparto manifatturiero hanno superato gli 1,2 miliardi di CAD nel 2024, con un'intensità di investimento pari a 2,8 volte la media del settore manifatturiero canadese. Presentazione di ecosistemi collaborativi come il distretto di innovazione DAIR (Downsview Aerospace Innovation & Research) di Toronto.
  • Presenza Industriale e Cluster Territoriali: Mappatura dei principali agglomerati industriali di Toronto, Hamilton e Ottawa, caratterizzati dalla presenza di player internazionali (tra cui Boeing, Airbus, Bombardier, Collins Aerospace, L3Harris Technologies e Magellan Aerospace) e da un network strutturato di fornitori Tier 1 e Tier 2.
  • Quadro degli Incentivi e Politiche Energetiche: Rassegna degli strumenti pubblici a supporto degli investimenti industriali, tra cui il programma Strategic Innovation Fund (SIF), il supporto alle PMI tramite NRC-IRAP e il credito d'imposta per la ricerca SR&ED. Viene inoltre illustrato il quadro di stabilità dei costi energetici delineato dall'Integrated Energy Plan provinciale del 2025.

Il documento fornisce dati di supporto decisionale per imprese della filiera aerospaziale (componentistica avanzata, avionica, sistemi di difesa, servizi MRO), istituti di ricerca e investitori interessati a valutare collaborazioni tecnologiche, commerciali o insediamenti industriali nella provincia dell'Ontario.

Scarica l'analisi completa.

Ultima modifica: Giovedì 23 Luglio 2026
Giovedì 16 Luglio 2026

Il settore delle piastrelle spagnolo registra risultati in miglioramento, ma non ancora ai livelli del 2022

Il settore delle piastrelle spagnolo ha chiuso il 2025 con una moderata ripresa dell’attività, trainata da un miglioramento della produzione, dell’occupazione e, in particolare, della redditività aziendale. Tuttavia, le prospettive per il 2026 continuano a essere influenzate dall’aumento dei costi energetici, dalle tensioni geopolitiche e dal previsto incremento dei fallimenti aziendali.

È quanto emerge dal rapporto Flash Settoriale – Giugno 2026 redatto da Solunion, che analizza la recente evoluzione di uno dei settori più internazionalizzati dell’economia spagnola.

Secondo lo studio, il fatturato del settore ha raggiunto i 4.834 milioni di euro nel 2025, il che rappresenta un aumento dell’1% rispetto all’esercizio precedente, sebbene rimanga ancora lontano dagli oltre 5.500 milioni registrati nel 2022. Le esportazioni, principale motore dell’industria ceramica spagnola, sono cresciute appena dello 0,2%, riflettendo la debolezza di alcuni dei suoi mercati tradizionali.

I nuovi mercati compensano il rallentamento negli Stati Uniti e in Europa

Il rapporto evidenzia un cambiamento significativo nella geografia delle esportazioni del settore. Mentre mercati chiave come gli Stati Uniti, la Francia e l’Italia hanno registrato un calo degli acquisti di piastrelle spagnole, altre destinazioni come Israele, il Marocco e il Portogallo hanno registrato crescite rispettivamente del 17,1%, del 13,2% e del 6,4%, contribuendo a sostenere il volume delle esportazioni.

Questa diversificazione dei mercati sta consentendo al settore di compensare parzialmente la minore domanda proveniente da alcuni dei suoi principali clienti internazionali.

Miglioramento della produzione e dell’occupazione

La produzione è aumentata del 2,7% nel 2025, raggiungendo i 427 milioni di metri quadrati, proseguendo la ripresa iniziata nel 2024, sebbene sia ancora lontana dagli oltre 500 milioni di metri quadrati prodotti prima della pandemia.

Anche l’occupazione ha registrato un andamento positivo, con una crescita dell’1,4%, attestandosi a 15.939 lavoratori. Tuttavia, il rapporto mette in guardia sul progressivo invecchiamento della forza lavoro, la cui età media raggiunge ormai i 46 anni, il che potrebbe rendere difficile il ricambio generazionale nei prossimi anni.

La redditività torna a livelli storici

Uno dei dati più positivi dello studio è la ripresa della redditività aziendale. Solunion stima che l’EBITDA medio delle principali aziende del settore supererà nel 2025 la media degli ultimi quattro anni, trainato principalmente dalla riduzione dei costi energetici rispetto ai massimi registrati dopo la crisi del 2022.

Inoltre, il miglioramento dell’efficienza energetica, gli aiuti pubblici alla cogenerazione e i fondi europei destinati alla transizione energetica hanno contribuito a rafforzare la competitività delle aziende produttrici di piastrelle.

Energia, geopolitica e concorrenza indiana: le grandi sfide del 2026

Nonostante il miglioramento di alcuni indicatori, il settore affronta il 2026 con importanti sfide.

Il conflitto in Medio Oriente ha provocato un aumento fino al 70% del prezzo del gas, nonché un incremento superiore all’11% dei costi di trasporto marittimo e difficoltà derivanti dal blocco di determinate rotte commerciali.

A ciò si aggiungono le restrizioni commerciali in alcuni mercati strategici e la crescente concorrenza dell’industria ceramica indiana, i cui costi di produzione e prezzi di vendita continuano a essere significativamente inferiori a quelli europei.

Il settore delle piastrelle dovrà inoltre affrontare ingenti investimenti legati alla progressiva riduzione delle quote gratuite di emissione di CO₂, procedendo verso l’elettrificazione dei forni e il miglioramento dell’efficienza energetica dei processi produttivi.

Aumentano i casi di insolvenza e i rischi di mancato pagamento

Un altro aspetto che preoccupa le aziende è il deterioramento di alcuni indicatori finanziari.

Sebbene il numero di insolvenze sia sceso del 16,2% nel 2025, Solunion rileva un significativo rialzo nei primi mesi del 2026. L’assicuratore stima che le procedure concorsuali potrebbero aumentare tra il 15% e il 20% quest’anno, fino a tornare a livelli simili a quelli registrati nel 2024.

Allo stesso modo, l’indice di sinistralità mostra una nuova tendenza al rialzo dei casi di mancato pagamento nei primi mesi dell’esercizio. Secondo il rapporto, la probabilità che una vendita effettuata da un’azienda del settore si traduca in un mancato pagamento è attualmente superiore del 58% alla media nazionale.

Nonostante questo scenario, Solunion ritiene che il settore delle piastrelle spagnolo stia affrontando una fase di stabilizzazione, sostenuta dalla graduale ripresa di mercati come la Francia e il Regno Unito e dalla crescente diversificazione delle sue destinazioni internazionali.

(Contributo editorisle a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna)

Ultima modifica: Giovedì 16 Luglio 2026
Giovedì 16 Luglio 2026

Frontalieri Svizzera: la sede del datore di lavoro fuori dalla zona di confine non fa perdere le agevolazioni fiscali

Un chiarimento atteso da tempo da numerosi lavoratori transfrontalieri. Con la risposta all'interpello n. 126/E del 22 giugno 2026, l'Agenzia delle Entrate ha stabilito che la sede del datore di lavoro situata fuori dall'area di frontiera italiana non compromette l'accesso al regime fiscale agevolato previsto dall'Accordo italo-svizzero sui frontalieri, a condizione che la prestazione lavorativa venga effettivamente svolta nelle regioni di confine e che il datore sia fiscalmente residente in Italia.

Il caso che ha portato al chiarimento riguarda una lavoratrice fiscalmente residente in un comune di confine del Canton Ticino, impiegata come informatrice farmaceutica per un'azienda con sede legale in Veneto — una regione che non rientra tra quelle definite "di frontiera" dall'Accordo del 2020 — ma che svolge la propria attività interamente in territorio lombardo. Una figura di "frontaliera al contrario", rientrante nel campo di applicazione del nuovo Accordo Italia-Svizzera del 23 dicembre 2020, in vigore dal 2023 e applicabile dal 1° gennaio 2024, che ha esteso la normativa anche ai residenti svizzeri che lavorano in Italia, e non più soltanto ai residenti italiani occupati oltre confine.

Il dubbio nasceva dal fatto che l'area di frontiera italiana, secondo la definizione dell'Accordo, comprende solo Lombardia, Piemonte, Valle d'Aosta e la Provincia Autonoma di Bolzano — il Veneto ne è quindi escluso. L'Agenzia delle Entrate ha però chiarito che la norma richiede il rispetto del vincolo geografico esclusivamente per il luogo in cui viene svolta la prestazione lavorativa, e non per l'ubicazione della sede del datore: per quest'ultimo è infatti sufficiente la residenza fiscale in Italia, indipendentemente da dove si trovi la sua sede operativa.

La distinzione non è di poco conto sul piano economico. Il regime previsto dall'Accordo del 2020 prevede infatti un'imposizione alla fonte con un'aliquota che non può superare l'80% di quella ordinariamente dovuta da un residente italiano a parità di reddito, con eliminazione della doppia imposizione tramite credito d'imposta nel Paese di residenza. Se la sede del datore fosse risultata determinante per l'applicazione del regime, i lavoratori in situazioni analoghe si sarebbero visti negare questo trattamento di favore, con un aggravio fiscale potenzialmente rilevante.

Il principio chiarito dall'Agenzia ha una portata che va oltre il singolo caso esaminato: le imprese italiane con sede fuori dalle regioni di confine possono quindi impiegare lavoratori residenti in Svizzera che operano fisicamente in Lombardia, Piemonte, Valle d'Aosta o nella Provincia di Bolzano, senza che questo faccia perdere ai dipendenti il diritto al regime fiscale frontaliero, a condizione che l'attività lavorativa sia svolta integralmente nell'area di confine prevista dall'Accordo.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera)

Ultima modifica: Giovedì 16 Luglio 2026