Sabato 31 Gennaio 2026
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La Thailandia ha approvato proposte per costruire nuovi data center e servizi di hosting dati per un valore di 96,9 miliardi di baht (circa 3,1 miliardi di dollari), segnando un passo significativo verso il rafforzamento del paese come hub tecnologico regionale in Asia sud-orientale.
La decisione è stata presa dal Board of Investment (BOI) thailandese e include sette progetti principali, tra cui tre centri dati di True Internet Data Center e due strutture di GSA Data Center, oltre a progetti di Stellar DC e Freyr Technology.
Questi investimenti fanno parte di un impegno più ampio per accelerare la trasformazione digitale del paese, creare posti di lavoro qualificati nel settore tecnologico e supportare la crescita di industrie emergenti come e-commerce, fintech e intelligenza artificiale.
Con l’approvazione di questi progetti, la Thailandia punta a consolidare la sua posizione come hub digitale chiave per l’innovazione e l’infrastruttura tecnologica nella regione ASEAN.
Il primo ministro Anutin Charnvirakul ha sottolineato il forte potenziale della Thailandia nei settori alimentare e farmaceutico, affermando che il paese è pronto a posizionarsi come centro globale per la sicurezza alimentare e farmaceutica.
Durante il GPO Pharmaceutical Summit 2026, evento che celebra il 60º anniversario dell’Organizzazione Farmaceutica Governativa (GPO), Anutin ha evidenziato l’importanza della sicurezza del farmaco e dell’accesso alle medicine di qualità per la salute pubblica e la resilienza nazionale, citando l’esperienza della pandemia di COVID-19 come esempio della necessità di una forte capacità interna di produzione e distribuzione di medicinali.
Secondo il primo ministro, la Thailandia ha le condizioni per sviluppare le sue industrie alimentari e farmaceutiche, valorizzando sia la produzione locale sia l’innovazione per competere nei mercati internazionali.
Questa visione mira non solo a rafforzare l’economia nazionale ma anche a rispondere alle future sfide globali nella salute e nella nutrizione, promuovendo prodotti thailandesi di alta qualità nel mondo.
La Thailandia sta accelerando i suoi piani per sviluppare un’industria dei semiconduttori più avanzata, ma gli esperti avvertono che serve urgentemente una forza lavoro qualificata, in particolare ingegneri specializzati, per raggiungere questi ambiziosi obiettivi.
Sotto una roadmap di 25 anni per costruire una filiera nazionale dei chip e attrarre investimenti per oltre 2,5 trilioni di baht, il governo mira a formare più di 200.000 professionisti altamente qualificati, con un’enfasi particolare su ingegneri in discipline tecniche e tecnologia dei semiconduttori.
Secondo gli analisti, sebbene la Thailandia abbia già punti di forza nella produzione di circuiti stampati (PCB) e nell’assemblaggio di componenti elettronici, la mancanza di personale esperto nelle fasi più complesse della produzione dei chip — come la progettazione, la fabbricazione avanzata e la ricerca — rappresenta un ostacolo critico alla competitività regionale.
Per colmare il gap, sono in corso iniziative di collaborazione tra governo, università e imprese per ampliare programmi di formazione e attirare talenti esteri. L’obiettivo è costruire un ecosistema sostenibile di specialisti che possa sostenere la crescita del settore e la transizione della Thailandia da base di assemblaggio a hub di tecnologia dei semiconduttori ad alto valore aggiunto.
Il governo thailandese sta valutando l’idea di portare un parco a tema Disneyland nel paese, come possibile nuova attrazione per rilanciare il turismo e attrarre investimenti esteri. La proposta fa parte di una visione più ampia per potenziare l’Eastern Economic Corridor (EEC), una zona strategica per lo sviluppo economico, collegata anche a progetti infrastrutturali come la linea ferroviaria ad alta velocità che collegherà i principali aeroporti della Thailandia (Don Mueang, Suvarnabhumi e U-Tapao). Un parco Disneyland potrebbe diventare una forte calamita turistica, contribuendo ad aumentare il traffico di visitatori e a sostenere l’economia locale. Tuttavia, la proposta è ancora in fase di studio e non è stata presa una decisione definitiva.
(Contributo editoriale a cura della Thai-Italian Chamber of Commerce)
L’accordo tra il Mercosul e l’Unione Europea, lungamente atteso dopo oltre due decenni di negoziati, sembra finalmente entrare in una fase decisiva per il commercio internazionale e per le economie regionali brasiliane, in particolare lo stato del Espírito Santo. In un momento di crescente protezionismo globale e di riorientamento delle catene di fornitura, la creazione di una vasta area di libero scambio che collega due dei principali blocchi economici al mondo apre scenari inediti per esportatori e imprese locali, ma porta con sé anche sfide complesse per l’industria nazionale e per le dinamiche competitive interne.
Benefici principali attesi includono l’abbattimento progressivo di tariffe doganali, l’eliminazione di barriere non tariffarie e una maggiore prevedibilità normativa per gli scambi bilaterali. Questi elementi, secondo gli esperti, possono stimolare l’accesso dei prodotti brasiliani al mercato europeo, tradizionalmente uno dei più sofisticati e competitivi al mondo, specialmente nei comparti dell’agroalimentare e delle produzioni manifatturiere con valore aggiunto.
Per l’Espírito Santo, territorio con una forte vocazione export-oriented e infrastrutture portuali significative, l’intesa commerciale può costituire un’opportunità per consolidare e diversificare le proprie rotte di esportazione. Prodotti come il caffè, il mamão, la pimenta e le rochas ornamentais hanno già trovato mercato in Europa, e la riduzione di barriere commerciali può rafforzare questa presenza, riducendo la dipendenza dalle esportazioni verso paesi che stanno adottando politiche protezionistiche aggressive, come gli Stati Uniti.
Nel breve periodo, la prospettiva di un accesso preferenziale al mercato europeo potrebbe anche tradursi in vantaggi per i consumatori locali, grazie alla possibile riduzione dei prezzi di prodotti importati – dai vini ai macchinari – grazie alla progressiva eliminazione delle tasse di importazione. Ciò non solo aumenterebbe la competitività dei settori produttivi locali incorporando tecnologie avanzate, ma potrebbe anche ampliare la gamma di beni disponibili sul mercato.
Tuttavia, non mancano le complessità e le sfide. L’incremento della concorrenza da parte di prodotti europei altamente tecnologici e ad alto valore aggiunto impone alle imprese capixabas di investire in innovazione, efficienza e modernizzazione per competere efficacemente. Inoltre, disposizioni normative europee rigorose in materia di standard sanitari e ambientali richiederanno un allineamento produttivo e gestionale adeguato per garantire il rispetto dei requisiti di mercato più stringenti.
Dal punto di vista macroeconomico, l’accordo rappresenta anche un elemento di diversificazione strategica per il Brasile e per l’intero Mercosul, che storicamente ha concentrato la propria esportazione verso alcuni partner tradizionali come la Cina. La nuova intesa bilaterale con l’Unione Europea può riequilibrare i flussi commerciali, offrendo alternative di esportazione e attrazione di investimenti esteri diretti, soprattutto in settori legati a infrastrutture logistiche, tecnologia e industria manifatturiera.
In definitiva, l’entrata in vigore di questo trattato commerciale segna una tappa cruciale nel percorso di internazionalizzazione dell’economia brasiliana e della regione del Espírito Santo. Pur richiedendo un’attenta gestione delle sfide competitive e normative, l’accordo apre una finestra di opportunità per rafforzare la presenza delle imprese locali sui mercati globali e per stimolare investimenti che possono contribuire alla crescita sostenibile nel lungo periodo.
Fonti:
ES Brasil (13/01/2026)
Folha Vitória (10/01/2026)
Tribuna Online (12/01/2026)
(Contenuto editoriale a cura della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria di Rio de Janeiro)
Dal 26 gennaio 2026, i trasportatori in Serbia hanno avviato uno sciopero che blocca il passaggio delle merci attraverso tutti i valichi di frontiera. A sud l’azione coinvolge i trasportatori turchi, a ovest quelli bosniaci, mentre sulle altre direttrici sono interessati i trasportatori serbi.
La protesta è legata all’entrata in vigore di una nuova normativa prevista per aprile 2026. La situazione sta provocando dimissioni in massa tra i driver, creando ulteriori criticità anche per il periodo successivo alla fine dello sciopero, con mezzi fermi per carenza di autisti.
Il blocco dei trasporti rischia di avere gravi ripercussioni sulle aziende manifatturiere italiane ed europee, in particolare per quelle che operano con sistemi just-in-time. La situazione è stata portata all’attenzione delle Ambasciate UE in Serbia attraverso il CEBAC (Associazione delle Camere bilaterali UE in Serbia). Al momento non esistono soluzioni immediate, lasciando aperto il rischio di un impatto economico significativo.
La Slovacchia si prepara a lanciare una nuova schema di prestiti agevolati destinata a sostenere la decarbonizzazione delle imprese e gli investimenti nelle fonti rinnovabili. La misura, basata sull’utilizzo di strumenti finanziari alimentati dai fondi europei, consentirà alle aziende di ottenere finanziamenti a condizioni vantaggiose con la possibilità di vedersi condonare fino a un quinto dell’importo iniziale, a fronte di risultati concreti in termini di riduzione delle emissioni o miglioramento dell’efficienza energetica. In termini pratici, un’impresa che accede a un finanziamento da 100 mila euro potrebbe essere chiamata a restituirne solo 80 mila, qualora dimostri, tramite audit energetico, di aver ridotto i consumi o le emissioni legate alla propria attività. La percentuale di condono arriva fino al 20% dell’importo del prestito, mentre nella regione di Bratislava il beneficio massimo è fissato al 15%.
La dotazione complessiva messa a disposizione per le imprese raggiunge i 240 milioni di euro, grazie all’effetto leva tipico degli strumenti finanziari europei. Le banche commerciali dovrebbero iniziare a offrire questi prestiti agevolati indicativamente a metà del 2026. Le imprese non dovranno presentare domande a ministeri o agenzie pubbliche, ma potranno rivolgersi direttamente al proprio istituto bancario, seguendo una procedura simile a quella di un finanziamento ordinario. Gli investimenti ammissibili includono, ad esempio, l’installazione di impianti fotovoltaici, la sostituzione di sistemi di illuminazione obsoleti o l’adozione di pompe di calore.
Oltre al possibile condono di parte del capitale, il modello è pensato affinché le imprese possano sostenere il rimborso della quota restante anche grazie ai risparmi generati sulle bollette energetiche. La gestione della misura è affidata a Slovak Investment Holding, che sottolinea come questo tipo di strumenti permetta di moltiplicare l’impatto dei fondi europei rispetto ai contributi a fondo perduto. Le risorse rimborsate dalle imprese rientrano infatti nel sistema e possono essere riutilizzate per sostenere nuovi progetti. Una novità rilevante riguarda l’estensione della schema anche alle comunità energetiche.
Accanto alle imprese, potranno accedere ai prestiti agevolati anche gruppi di cittadini o soggetti locali che decidano di associarsi per produrre e condividere energia da fonti rinnovabili. Esempi concreti includono l’installazione congiunta di pannelli fotovoltaici o l’utilizzo condiviso di una pompa di calore per ridurre i costi energetici.
Secondo i dati disponibili, solo una minoranza della popolazione slovacca è oggi consapevole della possibilità di creare comunità energetiche, mentre in Paesi come l’Austria questo modello è già ampiamente diffuso e contribuisce a contenere le spese per l’energia. La disponibilità di finanziamenti dedicati potrebbe quindi rappresentare un ulteriore incentivo alla diffusione di queste forme di cooperazione anche in Slovacchia. Lo strumento dovrebbe diventare operativo intorno alla metà del 2026. Per informazioni più dettagliate su condizioni e tempistiche, le imprese interessate sono invitate a confrontarsi direttamente con i propri referenti bancari.
Il Gruppo COMET compie un passo decisivo nella sua strategia di internazionalizzazione. Attraverso la filiale COMET SVK, il gruppo ha ufficializzato l’acquisizione di un importante impianto di cataforesi già operativo a Trnava. L’operazione ha dato vita a una nuova realtà societaria, la KTL SLOVAKIA s.r.o., che si pone l’obiettivo di diventare un punto di riferimento per il trattamento superficiale dei metalli. La casa madre italiana, COMET SUD, vanta una lunga esperienza nella gestione di impianti analoghi presso il proprio headquarter. Questo know-how consolidato garantisce una transizione fluida e l'applicazione immediata degli standard qualitativi più rigorosi, tipici del settore automotive. L’impianto è progettato per gestire sia lamiere singole che componenti assemblati, rispondendo alle diverse esigenze della filiera produttiva. Le dimensioni massime di trattamento per i manufatti sono lunghezza: 1600 mm, altezza: 1300 mm e larghezza: 400 mm.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Slovacca)
L’edizione 2026 di South by Southwest (SXSW) si terrà come di consueto ad Austin, Texas, nel mese di marzo, confermandosi uno degli appuntamenti internazionali più rilevanti per l’innovazione, la tecnologia, i media e le industrie creative. Nato come festival musicale, SXSW è oggi una piattaforma globale che integra conferenze, esposizioni ed eventi di networking, attirando ogni anno migliaia di aziende, startup, investitori e decision maker da tutto il mondo.
Per le imprese italiane, SXSW rappresenta un contesto particolarmente interessante per presentare soluzioni innovative nei settori tech, intelligenza artificiale, digital health, sostenibilità, smart cities, media e design, oltre che per entrare in contatto con partner industriali e potenziali investitori statunitensi e internazionali.
Al momento non è ancora stato pubblicato il calendario dettagliato di SXSW 2026, ma la manifestazione seguirà con ogni probabilità la struttura ormai consolidata delle edizioni precedenti, concentrata nel mese di marzo ad Austin. Indicativamente, il programma si articola su più giornate consecutive e comprende:
Questa articolazione rende SXSW una piattaforma particolarmente flessibile, nella quale le imprese possono scegliere modalità di partecipazione diverse in funzione dei propri obiettivi di posizionamento, visibilità e sviluppo di relazioni sul mercato statunitense.
(Contributo editoriale a cura della Italy-America Chamber of Commerce of Texas, Inc.)
La Spagna chiuderà il 2025 con un aumento del PIL del 2,9%, molto sopra la media dell’eurozona (1,3%), confermandosi come locomotiva economica europea. Il dinamismo è stato trainato da consumi e investimenti: il potere d’acquisto delle famiglie cresce (+5,3% rispetto al 2019) e il risparmio resta alto (13% del reddito disponibile). La disoccupazione scenderà al 10,4%, ai minimi da prima della crisi del 2008.
Gli investimenti, in aumento del 7,6% su base annua, si concentrano su software e R&S, spingendo verso un’economia più digitale e produttiva. Il deficit pubblico si riduce al 2,5% del PIL, mentre il debito scende al 103%, con la miglior valutazione del rischio sovrano in 15 anni. Il 2026 prevede una crescita più moderata (circa 2,2-2,3%), sostenuta dai fondi europei, dal consumo e dagli investimenti, ma con rischi legati alle esportazioni, all’inflazione e all’invecchiamento della popolazione.
La forte crescita della Spagna, superiore alla media europea, unita alla stabilità dei consumi e agli investimenti in digitale e R&S, rende il Paese un mercato attrattivo per export, partnership e nuovi investimenti. La riduzione di deficit e debito pubblico e la bassa disoccupazione creano un contesto economico più sicuro, mentre il sostegno dei fondi europei favorisce opportunità in settori innovativi e strategici. In sintesi, la Spagna nel 2025 rappresenta un mercato dinamico e resiliente, ideale per le imprese italiane che vogliono espandere la loro presenza internazionale.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana - Barcellona)
La Direttiva NIS2 trasforma la sicurezza informatica in vantaggio competitivo. Scopri come accedere ai finanziamenti UE di 6,2 miliardi di euro e posizionarti strategicamente nel mercato IT e Cybersecurity polacco in espansione.
Contesto Normativo e Opportunità di Mercato in Polonia
La Direttiva NIS2 (Network and Information Systems Directive 2022/2555) rappresenta un punto di svolta nella governance della cybersicurezza europea. Entrata in vigore il 16 gennaio 2023, la direttiva mira a elevare i standard di sicurezza informatica per le infrastrutture critiche e i servizi essenziali in tutto il territorio UE. La Polonia, come membro dell'UE, è tenuta alla trasposizione delle disposizioni di NIS2, sebbene il processo di implementazione sia ancora in corso.
La Commissione Europea ha positivamente valutato il 29 ottobre 2025 il terzo pagamento da 6,2 miliardi di euro della Facility per la Ripresa e la Resilienza (RRF) alla Polonia, che è stato erogato il 30 novembre 2025, portando i fondi erogati finora a 26,9 miliardi di euro. Di questi fondi KPO, il 21,3% è destinato alla transizione digitale, che include investimenti in cybersicurezza, protezione infrastrutturale e implementazione di ISMS. Ciò rappresenta un'opportunità strategica straordinaria per le aziende italiane che operano nel settore della sicurezza informatica. I finanziamenti KPO costituiscono un meccanismo diretto per sostenere investimenti in conformità normativa e protezione infrastrutturale, creando una domanda strutturale di soluzioni di sicurezza avanzate. Per le imprese italiane, l'accesso a questi fondi attraverso partnership con operatori polacchi e strutture pubbliche locali rappresenta un canale di crescita tangibile e prevedibile nel breve-medio termine.
Cybersicurezza come Priorità Strategica della Polonia nel 2026
La Polonia occupa una posizione geopolitica critica nel panorama europeo. A seguito del conflitto ucraino e della crescente pressione russa, il governo polacco ha identificato la cybersicurezza come una priorità nazionale non negoziabile. Nel settembre 2025, la Polonia ha annunciato l'allocazione di 1 miliardo di euro per la cybersicurezza nel 2025, rappresentando un aumento del 67% rispetto ai 600 milioni di euro del 2024.
Il paese è attualmente sotto attacco sistemico da parte di entità sponsorizzate da stati ostili e cyber criminali. Secondo fonti governative, la Polonia subisce molteplici tentativi di attacco al giorno contro infrastrutture critiche. Le infrastrutture colpite includono ospedali, sistemi idrici municipali, reti energetiche e sistemi di trasporto. Sebbene la Polonia abbia respinto la stragrande maggioranza di questi attacchi, alcune operazioni hanno avuto successo, causando interruzioni di servizio e compromissioni di dati sensibili.
Questa situazione crea un vuoto competitivo critico all'interno della Polonia stessa. Le competenze locali di cybersicurezza, sebbene in espansione, rimangono insufficienti rispetto alla velocità di modernizzazione richiesta. Le aziende italiane, con una tradizione consolidata di expertise in conformità normativa, soluzioni integrate e certificazioni internazionali riconosciute, sono posizionate idealmente per colmare questo gap. Le imprese italiane possono offrire non solo tecnologie avanzate, ma anche gestione del rischio enterprise-grade e supporto alla compliance normativa—competenze che la Polonia necessita urgentemente.
Il Mercato Polacco della Cybersicurezza: Dimensioni e Traiettorie di Crescita
Il mercato della cybersicurezza in Polonia sta vivendo una fase esplosiva di crescita. Secondo le ricerche di mercato più recenti, il mercato è stato valutato a 1,8-2,29 miliardi di USD (1,54-1,96 miliardi di EUR) nel 2024 e si proietta di raggiungere 4,13-5 miliardi di USD (3,54-4,28 miliardi di EUR) entro il 2032, con un CAGR (Compound Annual Growth Rate) di 8,80-12% nel periodo 2025-2032.
I driver di questa crescita sono molteplici e strutturali:
I settori prioritari per gli investimenti in cybersicurezza in Polonia includono: Energia (incluso il settore nucleare in espansione), Settore Finanziario e Bancario, Sanità e Strutture Ospedaliere, Trasporti e Logistica, e Produzione. Ogni settore è classificato come "essenziale" o "importante" secondo le disposizioni di NIS2, con obblighi di conformità differenziati.
La concentrazione di investimenti è maggiore nelle aree urbane centrali (Varsavia, Cracovia, Łódź), dove si trovano la maggior parte delle istituzioni finanziarie, degli ospedali di rilievo e dei nodi di trasporto strategici.
Come le Aziende Italiane Possono Posizionarsi
Le aziende italiane operanti nel settore della cybersicurezza posseggono vantaggi competitivi distintivi che le rendono particolarmente attraenti per il mercato polacco.
In primo luogo, l'expertise italiana in conformità normativa è consolidata e riconosciuta a livello internazionale. Le aziende italiane hanno accumulato decenni di esperienza nell'implementazione del GDPR, della Direttiva NIS originaria, e ora della NIS2. Questa expertise consente di offrire soluzioni end-to-end di risk management e compliance, non limitandosi a meri strumenti tecnologici, ma fornendo anche governance strutturale e supporto amministrativo.
In secondo luogo, le aziende italiane detengono certificazioni internazionali di alto valore, tra cui ISO/IEC 27001:2022 per la gestione della sicurezza informatica, ISO 27032 per la cybersecurity governance, e sempre più spesso il marchio QC1 dell’ACN, che può fungere da leva di credibilità, anche se il suo riconoscimento formale in Polonia è ancora in fase di sviluppo. Queste certificazioni forniscono garanzie di qualità e conformità normativa che riducono il rischio percepito dai clienti polacchi e facilitano l'accesso ai finanziamenti pubblici.
Terzo, le aziende italiane possono sviluppare modelli di accesso al mercato polacco altamente flessibili:
I settori prioritari di ingresso rimangono l'Energia (con il sottosettore nucleare in crescita), il Settore Finanziario (banche e istituti di pagamento), la Sanità (ospedali e strutture di tele-medicina), e il Trasporto (porto di Danzica, ferrovia, aviazione). Per ciascun settore, il governo polacco ha identificato competenti authorities specifiche (es., il Ministero dell'Energia per il settore energetico, il Ministero della Salute per la sanità, la Banca Centrale Polacca per il settore finanziario), facilitando l'identificazione di interlocutori istituzionali per negoziazioni commerciali.
Strumenti di Finanziamento per le Aziende Italiane in Polonia
La disponibilità di strumenti finanziari è uno dei principali catalizzatori di opportunità per le aziende italiane che desiderano investire o operare in Polonia. I meccanismi di finanziamento si articolano su più livelli:
1. Fondi KPO Dedicati alla Cybersicurezza. Il 21,3% del totale KPO della Polonia (pari a circa 12,8 miliardi di euro dall'allocazione complessiva di 59,8 miliardi) è destinato alla transizione digitale, che include esplicitamente investimenti in cybersicurezza, protezione infrastrutturale e implementazione di ISMS. Le aziende italiane possono accedere a questi fondi attraverso:
2. Programmi di Incentivi Fiscali e di Credito Locale. Il governo polacco offre esenzioni fiscali dal 15% al 50% per investimenti in aziende che operano in settori strategici, inclusa la cybersicurezza, attraverso il Polish Investment Zone (PSI). Inoltre, sono disponibili prestiti bancari agevolati erogati dalla Banca Nazionale di Sviluppo Polacca (BGK) per progetti di modernizzazione infrastrutturale e sicurezza informatica. Le super-deduzioni fiscali fino al 200% per attività di ricerca e sviluppo (programma STEP—Strategic Technologies for Europe Platform) rappresentano un ulteriore incentivo per investimenti in innovazione tecnologica.
3. Bandi Europei di Ricerca e Innovazione. Attraverso il programma Horizon Europe, le aziende italiane e polacche possono accedere congiuntamente a finanziamenti per project-based R&D in cybersecurity. Il SECURE Project (Strengthening EU SMEs Cyber Resilience), con budget totale di €22 milioni e coordinato dall'ACN, fornisce €16,5 milioni in finanziamenti a cascata direttamente agli SME europei per l'implementazione della Cyber Resilience Act nel periodo 2025-2027, offre formazione, supporto tecnico e co-finanziamento per PMI europee che implementano misure di sicurezza informatica e conformità alla Cyber Resilience Act.
4. Co-finanziamento Pubblico-Privato. Molte municipalità e istituzioni polacche hanno lanciato bandi per partnership pubblico-privata (PPP) nel settore della sicurezza informatica. Questi progetti offrono opportunità di revenue sharing e contratti di lungo termine, garantendo stabilità commerciale per le aziende italiane partner.
Scenario Realistico di Opportunità
Per illustrare concretamente il potenziale di mercato, consideriamo il caso di una società energetica polacca di medie dimensioni che opera nella distribuzione di energia elettrica in una regione centrale (ad esempio, la regione di Łódź). Questa società è classificata come "essential entity" secondo NIS2, il che significa che deve implementare un information security management system (ISMS) conforme ai standard ISO/IEC 27001:2022 entro sei mesi dalla promulgazione della legge di transposizione polacca (attualmente prevista per la prima metà del 2026).
L'azienda energetica ha riconosciuto che la sua infrastruttura IT attuale, prevalentemente basata su sistemi legacy, non è sufficientemente resiliente agli attacchi cyber. Necessita di:
Una società italiana specializzata in managed security services (MSSP) con expertise nel settore energetico potrebbe proporre una soluzione integrata che combini:
L'azienda energetica polacca potrebbe finanziare questo progetto ricorrendo a: fondi KPO allocati direttamente alla modernizzazione della cybersicurezza infrastrutturale; crediti bancari agevolati della BGK; contributi del governo locale per la protezione infrastrutturale; risorse interne. Per la società italiana, questo rappresenterebbe un contratto ancorabile con potenziale di estensione o replicazione in altri settori e geografie polacche.
Conclusioni: Opportunità Concrete e Prossimi Passi
La convergenza tra esigenze normative urgenti, finanziamenti pubblici cospicui, minacce cyber strutturali, e expertise italiana consolidata crea un ambiente di mercato straordinariamente favorevole per le aziende italiane del settore della cybersicurezza. La Polonia non rappresenta solamente un mercato di sbocco, ma un partner strategico per sviluppare sinergie operativo-commerciali, ampliare la propria base di clienti europei, e rafforzare la propria competitività a livello continentale.
Fonti: Commissione Europea; Ministero degli Affari Digitali Polacco; ENISA (EU Agency for Cybersecurity); Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale Italiana; Polish Investment and Trade Agency (PAIH)
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italiana in Polonia)
Hong Kong entra ufficialmente tra le destinazioni più imperdibili del 2026, distinguendosi come la città asiatica da non perdere secondo Conde Nast Traveller. La prestigiosa rivista internazionale, specializzata nel settore dei viaggi, la descrive come una metropoli “grande e scintillante”, capace di bilanciare con naturalezza il proprio patrimonio antico con un’anima fortemente contemporanea. In questo equilibrio tra tradizione e modernità, Hong Kong rappresenta in modo emblematico la varietà dell’Asia, dove a fianco dei grattacieli si affacciano vicoli storici e quartieri ricchi di carattere.
Sebbene altre città asiatiche come Tokyo e Singapore abbiano conquistato posizioni più elevate nella classifica World’s Best Cities 2026 di Resonance Consulting, Hong Kong ha comunque ottenuto un significativo 19° posto a livello globale, confermandosi una città “forever forward-facing”, sempre proiettata verso il futuro. E proprio il 2026 si prospetta come un anno particolarmente dinamico, ricco di nuovi sviluppi turistici, culturali e infrastrutturali.
Uno dei principali motori di questa rinnovata vitalità è la scena culturale, in piena trasformazione. Nel West Kowloon Cultural District, progettato dallo studio Foster + Partners, aprirà il WestK Performing Arts Centre, che offrirà tre palcoscenici di livello internazionale dedicati alla danza e al teatro, per una capienza complessiva di circa 2.300 spettatori. Parallelamente, la città sta investendo con decisione nei suoi spazi verdi: le infrastrutture dei sentieri escursionistici saranno potenziate con nuova segnaletica e punti informativi lungo alcuni dei percorsi più iconici, tra cui The Peak, Lantau Peak, Tai Mo Shan e Sai Kung Hoi. Per gli amanti dell’aria aperta, sarà quindi ancora più facile scoprire il volto naturale di Hong Kong, spesso inaspettato rispetto all’immagine di metropoli ipermoderna.
Nel frattempo, anche l’Aeroporto Internazionale di Hong Kong (HKIA) prosegue nel suo imponente piano di espansione da 18 miliardi di dollari, legato allo sviluppo della terza pista. Tra le principali novità attese per l’estate 2026 figurano l’aggiornamento del Terminal 2, una nuova coach hall e strutture per il self check-in, mentre l’obiettivo complessivo è raggiungere la capacità di gestire fino a 120 milioni di passeggeri entro il 2027.
Il 2026 sarà inoltre un anno chiave per il settore degli eventi. Dall’11 al 14 giugno si terrà l’International Travel Expo (ITE), uno dei principali appuntamenti fieristici dedicati al turismo in Asia, ospitato presso l’Hong Kong Convention & Exhibition Centre. L’ITE fungerà da ponte privilegiato verso il vasto mercato della Greater Bay Area (GBA), che comprende Hong Kong, Shenzhen e Guangzhou. Si tratta di uno dei cluster urbani più potenti al mondo, con un PIL combinato di 2.077 miliardi di dollari nel 2024, che lo colloca come la dodicesima economia globale. L’esposizione attira inoltre numerosi viaggiatori indipendenti di fascia alta (i FITs), particolarmente attivi sul circuito internazionale.
Pertanto, che si tratti di assistere a produzioni artistiche di livello mondiale, scoprire nuove eccellenze gastronomiche o esplorare paesaggi naturali rinnovati da recenti interventi, il 2026 si profila come l’anno ideale per vivere, o riscoprire, Hong Kong in tutte le sue molteplici sfaccettature, scintillanti e contrastanti al tempo stesso. Una città che continua a evolversi con energia e visione, consolidando la sua posizione come una delle mete più stimolanti e complete dell’intero panorama asiatico.
Fonti:
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Hong Kong and Macao)
Si stima che l’attività economica complessiva nella Repubblica di Serbia nel 2025, misurata dall’andamento reale del Prodotto Interno Lordo (PIL), abbia registrato una crescita del 2,0% rispetto al 2024.
Gli investimenti lordi in beni strumentali nel 2025, misurati in termini di crescita reale, hanno segnato un aumento dello 0,9% rispetto all’anno precedente.
La produzione agricola nel 2025 ha registrato una diminuzione del volume fisico dello 0,3%. Nello stesso periodo, la produzione industriale ha evidenziato una crescita dell’1,0%, mentre l’industria manifatturiera ha registrato un aumento dell’1,2%.
Il valore dei lavori eseguiti nel settore delle costruzioni nel 2025 mostra una flessione reale dell’8,4% rispetto all’anno precedente. Il commercio al dettaglio ha conseguito una crescita reale del 4,2%, mentre il commercio all’ingrosso ha registrato una diminuzione nominale dell’1,1%.
Lo scambio commerciale estero di merci, espresso in euro, nel 2025 rispetto al 2024 evidenzia un aumento delle esportazioni dell’8,0% e delle importazioni del 7,3%.
Nel settore dei servizi di alloggio e ristorazione, nel 2025 è stata stimata una crescita reale della ristorazione dell’1,5%, mentre il numero di pernottamenti turistici è diminuito del 3,3%.
Nel 2025, rispetto al 2024, è stato registrato un aumento del volume fisico del traffico del 4,7% e una diminuzione del volume fisico delle telecomunicazioni del 5,3%.
Secondo i risultati dell’Indagine sulle forze di lavoro, nel terzo trimestre del 2025 il tasso di occupazione si è attestato al 51,3%, mentre il tasso di disoccupazione è risultato pari all’8,2%.
Le retribuzioni medie nette nel 2025, rispetto all’anno precedente, sono aumentate in termini nominali dell’11,2% e in termini reali del 7,1%.
Il tasso annuo di inflazione stimato ammonta al 2,8%.
Il Comitato Esecutivo della Banca Nazionale di Serbia ha deciso, nella seduta che si è tenuta il 12 gennaio 2026, di mantenere il tasso di interesse di riferimento al livello del 5,75%, nonché di lasciare invariati i tassi di interesse sulle facilitazioni di deposito (4,5%) e di credito (7%), come comunicato dalla Banca Nazionale di Serbia (NBS).
Come precisato nel comunicato, nel prendere tale decisione il Comitato Esecutivo ha tenuto principalmente conto dell’inflazione realizzata e attesa, nonché dei fattori provenienti dal contesto nazionale e internazionale che ne influenzano l’andamento. Negli ultimi mesi del 2025 l’inflazione si è stabilizzata su un livello leggermente inferiore al valore centrale dell’obiettivo della Banca Nazionale di Serbia (3 ± 1,5%).
Il Comitato Esecutivo prevede che l’inflazione continuerà a muoversi intorno al valore centrale dell’obiettivo fino a marzo dell’anno in corso, ossia durante il periodo di validità del Decreto sulle condizioni speciali per lo svolgimento dell’attività commerciale per determinate categorie di beni, con il quale sono stati limitati i margini commerciali nella vendita all’ingrosso e al dettaglio, e che resterà entro i limiti dell’obiettivo del 3 ± 1,5% anche successivamente, fino alla fine del 2026 e nel medio termine.
A ciò dovrebbero contribuire, come sottolineato, l’annunciata adozione di leggi sistemiche volte a prevenire pratiche commerciali sleali, l’allentamento delle pressioni sui costi provenienti dal contesto internazionale e l’avvio di una nuova stagione agricola, a condizione che risulti migliore rispetto a quella dell’anno precedente. In senso opposto agiranno l’aumento del reddito disponibile per i consumi e la bassa base di confronto di settembre dell’anno precedente.
Tuttavia, anche per effetto dell’aumento del reddito disponibile per i consumi, non si prevedono significative pressioni inflazionistiche, poiché la crescita dei salari sarà accompagnata da un aumento della produttività, mentre le misure della Banca Nazionale di Serbia volte a incentivare l’attività creditizia nei confronti dei cittadini a reddito più basso sono calibrate in modo da non provocare un’eccessiva espansione del credito, che potrebbe incidere negativamente sulla stabilità dei prezzi e del sistema finanziario. Inoltre, la Banca Nazionale di Serbia sostiene la stabilità macroeconomica e la crescita economica anche attraverso il mantenimento di una relativa stabilità del tasso di cambio.
Nella motivazione della propria decisione, il Comitato Esecutivo sottolinea che permane la necessità di una maggiore prudenza nella conduzione della politica monetaria, alla luce della persistente instabilità del contesto internazionale.
Le tensioni geopolitiche, unite all’inasprimento delle politiche doganali, al rafforzamento del protezionismo e all’elevata sensibilità dei mercati finanziari alla sostenibilità del debito pubblico in alcuni Paesi sviluppati, riducono la fiducia degli investitori e dei consumatori a livello globale, con un impatto negativo sulle prospettive di crescita dell’economia mondiale. Allo stesso tempo, le tensioni geopolitiche e l’aumento del protezionismo possono influire in modo significativo sulla produzione e sulle esportazioni dell’industria manifatturiera nazionale, in particolare nei segmenti della raffinazione del petrolio e della produzione dei metalli di base.
Per quanto riguarda le decisioni di politica monetaria delle principali banche centrali, le proiezioni del Sistema della Federal Reserve (FED), pubblicate dopo la riunione di dicembre, indicano che anche nel corso di quest’anno potrebbe proseguire la riduzione dell’intervallo del tasso di riferimento, mentre la Banca Centrale Europea manterrà probabilmente i propri tassi di interesse di base invariati fino alla fine del 2026, poiché si ritiene che l’obiettivo di inflazione sia stato raggiunto.
La prossima seduta del Comitato Esecutivo, nella quale saranno esaminati gli andamenti economici e verrà presa una decisione sul tasso di interesse di riferimento, si terrà il 12 febbraio.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Serba)
Hong Kong si conferma un mercato prioritario e un partner commerciale strategico per molte imprese italiane che guardano con rinnovato interesse all’Asia. È quanto emerge dal nuovo rapporto Italian Companies' Asian Expansion Priorities: Innovation, Healthcare and Retail Sectors, realizzato dall’Hong Kong Trade Development Council (HKTDC) in collaborazione con la Italy China Council Foundation (ICCF) di Milano. Lo studio, condotto nel terzo trimestre del 2025 su un campione di 172 figure di vertice del mondo imprenditoriale italiano, rivela un forte dinamismo e un potenziale ancora ampiamente inesplorato nei rapporti economici tra Italia e Hong Kong.
Dai risultati del sondaggio si osserva come il 77% delle aziende italiane intenda espandersi in Asia, individuando nella Cina continentale e in Hong Kong i mercati prioritari. In particolare, il ruolo di Hong Kong come piattaforma di facilitazione è ritenuto determinante, poiché il 93% degli intervistati ritiene che la città sarà in grado di sostenere efficacemente i futuri piani di espansione nel triennio a venire. Tale convinzione si fonda sulla posizione unica che Hong Kong ricopre quale gateway verso l’Asia e sulle sue affermate competenze come hub internazionale per la logistica e la gestione delle catene di approvvigionamento. Come ha sottolineato il Segretario Finanziario Paul Chan, la città agisce infatti da “super connettore” e da “super value-adder”, collegando capitali, talenti, idee e opportunità all’interno del quadro di “un Paese, due sistemi”.
L’interesse all’espansione risulta particolarmente intenso in tre settori chiave dell’economia italiana, quali innovazione e tecnologia, healthtech e scienze della vita, nonché retail e commercio all’ingrosso, i quali mostrano un allineamento naturale con le nuove priorità industriali di Hong Kong. La quasi totalità delle imprese attive nell’innovazione e nella tecnologia manifesta l’intenzione di rafforzare la propria presenza asiatica; seguono con percentuali elevate le aziende del comparto sanitario e, subito dopo, quelle del settore retail e wholesale. Questo dinamismo settoriale contribuisce a rafforzare un quadro di relazioni economiche già consolidato.
Nel 2024, infatti, gli scambi commerciali tra Italia e Hong Kong hanno raggiunto gli 8,3 miliardi di dollari USA, confermando l’Italia come quarto partner commerciale e mercato export dell’Unione Europea per Hong Kong e, al contempo, come terzo mercato di importazione più rilevante dell’UE. Parallelamente, alla fine del 2023 Hong Kong risultava la terza destinazione asiatica per gli investimenti italiani e, in modo speculare, il terzo maggiore investitore asiatico in Italia. Non sorprende, quindi, che nel 2024 fossero presenti sul territorio di Hong Kong circa 200 aziende italiane, a testimonianza di un legame economico ormai strutturato.
I risultati completi dell’indagine sono stati presentati a Milano lo scorso 27 novembre in occasione della nuova edizione della campagna Think Business, Think Hong Kong (TBTHK) organizzata da HKTDC. L’evento, ha riunito oltre 700 leader aziendali, rappresentanti istituzionali e investitori di Hong Kong e dell’Italia, offrendo un ampio spazio di confronto sulle opportunità di collaborazione e sviluppo nell’area asiatica.
Fonti:
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Hong Kong and Macao)