Venerdì 13 Febbraio 2026
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La Svezia si avvia verso una nuova fase di investimenti infrastrutturali di portata storica. Dopo anni di manutenzione rinviata e progetti rallentati, il Paese è oggi costretto a fare i conti con un arretrato che non può più essere ignorato. Strade usurate, ferrovie sovraccariche e sistemi idrici e fognari ormai obsoleti stanno spingendo lo Stato e gli enti locali a intervenire con decisione, dando avvio a un’ondata di investimenti senza precedenti.
Secondo il centro di analisi Prognoscentret, il settore svedese delle infrastrutture e delle costruzioni è in fase di crescita costante, che interessa contemporaneamente tutti i principali segmenti. Dopo un lungo periodo caratterizzato da incertezza sui finanziamenti e da ritardi strutturali, oggi quasi tutti gli indicatori puntano verso l’alto: si investe molto nelle infrastrutture in Svezia e lo si fa in modo ampio e trasversale.
Alla base di questa accelerazione vi è soprattutto il fatto che gran parte delle infrastrutture esistenti ha raggiunto, o si avvicina rapidamente, alla fine della propria vita tecnica, per cui le manutenzioni ed aggiornamenti sono una vera e propria necessità. A questo si aggiunge la costruzione di nuove infrastrutture, necessarie per sostenere la crescita economica, l’industrializzazione e la transizione energetica. In questo contesto, la manutenzione stradale emerge come uno dei segmenti più dinamici, con una crescita del 18% nel solo periodo tra 2024 e 2025 (con una crescita prevista fino al 30% entro il 2028).
Anche il settore ferroviario riceve un forte impulso grazie alla nuova pianificazione nazionale, che prevede investimenti consistenti sia in nuove linee sia nel rinnovo della rete esistente. Progetti come Ostlänken, la futura linea ad alta velocità tra Järna e Linköping, Norrbotniabanan, che collegherà Umeå e Luleå lungo la costa settentrionale, e Malmbanan, asse fondamentale per il trasporto del minerale di ferro dalle miniere del Nord, rappresentano pilastri strategici di questa fase. Tuttavia, le ambizioni si scontrano con limiti concreti, quali il numero ridotto di imprese attive nel settore ferroviario.
La crescita degli investimenti è sostenuta anche da solide condizioni finanziarie. La Svezia dispone di conti pubblici robusti e di un basso livello di debito statale, che offre margini per aumentare la spesa. Il governo punta a un obiettivo di bilancio in equilibrio entro il 2027 e ha aperto alla possibilità di finanziare alcune grandi opere anche tramite maggiore indebitamento mirato. Inoltre, l’aumento delle tariffe nei settori dell’acqua e dell’energia rafforza la capacità di investimenti delle aziende stesse e dei comuni, garantendo entrate stabili per finanziare l’ammodernamento delle reti. Questo margine finanziario si riflette nella nuova pianificazione nazionale delle infrastrutture, che prevede investimenti del 27% superiori rispetto al piano precedente.
A rafforzare ulteriormente questo scenario contribuiscono fattori geopolitici e di sicurezza. Negli ultimi anni la costruzione e l’ampliamento di infrastrutture militari è quasi raddoppiata e l’ingresso della Svezia nella NATO nel 2024 dovrebbe portare, soprattutto nel medio periodo, a un potenziamento dei corridoi di trasporto est-ovest. Parallelamente, la transizione climatica e la green industrialisation nel Nord del Paese spingono nuovi investimenti, in particolare nelle reti elettriche, oggi vero motore del segmento energetico.
Il quadro resta nel complesso positivo, pur in presenza di rischi legati a carenze di competenze, lunghi processi autorizzativi e crescente concorrenza europea. In questo contesto, una maggiore apertura al capitale privato nelle infrastrutture potrebbe rappresentare un ulteriore fattore di accelerazione, rendendo le prospettive di crescita ancora più favorevoli.
Fonte:
Dagens Industri, 20 Gennaio 2026, "Miljarder i rullning när Sverige ska byggas ikapp".
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svezia)
Secondo i dati diffusi dall’Agenzia ICE di Istanbul, nei mesi di gennaio-novembre 2025 l’interscambio tra Italia e Turchia è stato pari a 26,323 miliardi di dollari, con un decremento del 10,2% rispetto allo stesso intervallo del 2024. In particolare, le esportazioni italiane verso la Turchia si sono contratte del 19,6% (14,118 miliardi di dollari), mentre le importazioni sono aumentate del 3,9% attestandosi a 12,204 miliardi. La bilancia commerciale mostra un saldo positivo per l’Italia di 1,914 miliardi. Le esportazioni italiane costituiscono il 4,3% delle importazioni totali turche, mentre le esportazioni turche destinate all’Italia rappresentano il 4,9% delle esportazioni complessive della Turchia.
Nel periodo di riferimento, l’Italia si conferma al quinto posto tra i partner commerciali della Turchia, risultandone il sesto fornitore (dopo Cina, Russia, Germania, Stati Uniti e Svizzera) e il quarto cliente (dopo Germania, Regno Unito e Stati Uniti).
All’interno dell’Unione Europea, l’Italia si posiziona al secondo posto per volume di interscambio con la Turchia, preceduta solo dalla Germania (47,495 miliardi di dollari) e seguita da Francia (21,299 miliardi) e Spagna (18,648 miliardi). Nell’area mediterranea, invece, l’Italia si conferma il primo partner commerciale di Ankara.
Tra gennaio e novembre 2025, le esportazioni italiane sono state trainate dalle vendite di “prodotti farmaceutici” (in crescita del 43,7% rispetto allo stesso periodo del 2024, per un volume complessivo pari a 417 milioni di dollari e di “combustibili minerali e oli” (+6,3%, per un volume pari a 352,6 milioni). In calo, invece, l’export di “pietre preziose e semipreziose, metalli preziosi, perle e bigiotteria” (-58,5% per un volume pari a 2,279 miliardi) superato dalle nostre vendite di “macchinari e apparecchiature meccaniche” (2,738 miliardi), tradizionale prima voce merceologica del nostro export. Gli “autoveicoli, trattori e parti di ricambio”, terza voce delle nostre vendite, hanno registrato un calo del 4,4% (1,063 miliardi). Si rileva inoltre una contrazione del 30,7% negli acquisti turchi di “ferro e acciaio” e del 21,6% di “articoli in ferro e acciaio”.
La dinamica dell’export turco mostra invece un aumento nelle voci “rame e articoli in rame” (+49,5%), “pietre preziose e semipreziose, metalli preziosi, perle e bigiotteria” (+45,6%), e “macchinari e apparecchiature meccaniche” (+12,7%). In calo gli acquisti italiani di “frutta”, che si sono contratti del 15,6%. Gli “autoveicoli, trattori e parti di ricambio” si confermano la principale voce tra le importazioni italiane dalla Turchia, per un valore di 2,765 miliardi di dollari, con volumi diminuiti del 3%.
Secondo i dati diffusi lo scorso 31 dicembre da Turkstat, in collaborazione con il Ministero del Commercio, nel mese di novembre 2025 le esportazioni turche sono ammontate a 22,5 miliardi di dollari, con un incremento dell’1,3% rispetto allo stesso mese del 2024. Le importazioni hanno invece raggiunto 30,5 miliardi, con una crescita del 2,6% su base annua.
Nei primi undici mesi del 2025, le esportazioni hanno totalizzato 247,2 miliardi di dollari, segnando un aumento del 3,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le importazioni, nello stesso intervallo, si sono attestate a 329,7 miliardi, in crescita del 5,7%. Il deficit commerciale è salito a 82,67 miliardi di dollari (+12,6% rispetto ai mesi gennaio-novembre 2024).
PRINCIPALI PAESI FORNITORI (novembre 2025)
Nel medesimo periodo, i principali mercati di destinazione dell’export turco sono stati: Germania (20,4 miliardi di dollari), Regno Unito (15,1 miliardi), Stati Uniti (14,2 miliardi), Italia (12,2 miliardi) e Iraq (11,4 miliardi), che insieme hanno rappresentato il 29,8% del totale delle esportazioni turche.
Per quanto riguarda le importazioni, i principali Paesi fornitori sono stati: Cina (44,9 miliardi di dollari), Federazione Russa (38,6 miliardi), Germania (27,8 miliardi), Stati Uniti (16,5 miliardi) e Svizzera (14,3 miliardi).
Secondo i primi dati parziali relativi all’intero 2025, l’export turco verso i Paesi confinanti (Azerbaigian, Bulgaria, Georgia, Iraq, Iran, Siria e Grecia) è salito invece a 28,4 miliardi di dollari, con un aumento del 4,6% rispetto all’anno precedente. L’Iraq si è confermato il principale partner commerciale della Turchia tra i Paesi vicini (10,3 miliardi), seguito dalla Bulgaria (4,7 miliardi), Grecia (3,5 miliardi) e Siria (2,6 miliardi).
I dati settoriali indicano che le esportazioni della Turchia verso i Paesi confinanti sono state guidate dal comparto “chimica e prodotti chimici”, con un valore di 4,34 miliardi di dollari, seguono i “cereali, legumi, semi oleosi e prodotti correlati” (3,16 miliardi) e “mobili, carta e prodotti forestali” (2,44 miliardi).
Stando ai dati preliminari pubblicati dal Ministero della Cultura e del Turismo lo scorso 22 dicembre, nei mesi di gennaio-novembre 2025 la Turchia ha accolto circa 50.057.225 visitatori stranieri.
Istanbul, principale polo turistico e città più popolosa della Turchia, ha concentrato da sola il 34,92% degli arrivi stranieri, pari a 17,4 milioni di visitatori nei primi undici mesi del 2025. Seguono la località mediterranea di Antalya (31,46%) e la città nordoccidentale di Edirne (8,31%), situata al confine con la Bulgaria e la Grecia.
Nei primi undici mesi del 2025, Russia (6,7 milioni di visitatori, con il 13,34% delle presenze) e Germania (6,5 milioni) si sono confermate i due principali mercati di provenienza, mentre il Regno Unito si è posizionato al terzo posto.
Gli italiani che si sono recati per turismo in Turchia nei mesi di gennaio-novembre 2025 sono stati 750.344 (1,50% del totale), con un incremento del 12,40% rispetto ai primi undici mesi del 2024.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana in Turchia)
Corea del Sud e Italia hanno concordato lunedì di rafforzare la cooperazione nei settori ad alta tecnologia, tra cui intelligenza artificiale, semiconduttori e aerospazio, ampliando al contempo i rapporti nell’industria della difesa e nelle catene di approvvigionamento dei minerali critici.
Le due parti hanno inoltre ribadito l’impegno condiviso per la completa denuclearizzazione della Penisola coreana e per la promozione della pace e della stabilità nella regione dell’Indo-Pacifico.
L’accordo è stato raggiunto in occasione dell’incontro tra il Presidente Lee Jae Myung e il Presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni — la prima visita di un Primo Ministro italiano in Corea del Sud dopo 19 anni — tenutosi presso Cheong Wa Dae, a Seul.
«Nel corso dell’incontro odierno, il Primo Ministro Meloni e io abbiamo concordato di sviluppare ulteriormente le relazioni bilaterali verso un livello orientato al futuro, in linea con la designazione di partenariato strategico», ha dichiarato Lee durante la conferenza stampa successiva al vertice.
Meloni ha definito la visita “da tempo attesa”, affermando che mira a «colmare un vuoto durato troppo a lungo», che a suo avviso non riflette più la «rilevanza strategica della Corea del Sud per l’Italia».
«Italia e Corea sono Paesi amici e alleati — democrazie mature e tecnologicamente avanzate», ha dichiarato Meloni, definendo tale affinità «un valore aggiunto straordinario» in un mondo in cui l’incertezza è diventata la norma, in un contesto di rapidi cambiamenti geopolitici, industriali ed economici.
I due leader hanno delineato quattro pilastri principali per il rafforzamento delle relazioni tra Corea e Italia: l’espansione della cooperazione economica e commerciale; una collaborazione più profonda nei settori scientifici e delle tecnologie avanzate; il rafforzamento degli scambi culturali e delle relazioni tra i popoli; e un coordinamento stretto a sostegno della pace e della stabilità globali.
Lee ha sottolineato che la cooperazione bilaterale nel campo del commercio «sarà ulteriormente ampliata fino a un livello commisurato alla dimensione economica e alla forza del brand dei due Paesi».
Ha inoltre spiegato che la cooperazione scientifica — «da cui dipende il futuro della nazione» — sarà estesa ai settori industriali avanzati come l’intelligenza artificiale e l’aerospazio, aggiungendo che i due Paesi perseguiranno anche una «cooperazione complementare» nel settore della difesa, facendo leva sui rispettivi punti di forza.
Al termine del vertice è stata diffusa una dichiarazione congiunta alla stampa, che si apre con l’impegno dei due leader a rafforzare ulteriormente la cooperazione a livello bilaterale e multilaterale «per contribuire in modo proattivo al mantenimento della pace e della sicurezza internazionali e per affrontare le sfide globali».
Sul piano economico, le parti hanno ribadito la volontà di approfondire il partenariato nei settori della manifattura avanzata e delle tecnologie d’avanguardia, riconoscendo sia le sfide che l’economia globale deve affrontare sia la crescente importanza strategica di tali comparti.
Lee e Meloni hanno inoltre sottolineato la necessità di intensificare la cooperazione industriale in settori chiave quali l’intelligenza artificiale, l’aerospazio, i semiconduttori e le materie prime critiche.
A margine del vertice, i due Paesi hanno firmato un Memorandum of Understanding sulla cooperazione nel settore dei semiconduttori tra la Korea Semiconductor Industry Association e l’Associazione Nazionale Industrie Elettrotecniche ed Elettroniche (ANIE).
Il memorandum mira a promuovere la cooperazione tra le imprese e lo scambio di informazioni nel settore dei semiconduttori — inclusi ambiti avanzati come l’intelligenza artificiale — nonché a rafforzare le catene di approvvigionamento dei semiconduttori.
Nella dichiarazione, i leader hanno infine «concordato sull’intensificazione degli sforzi congiunti per sviluppare catene di approvvigionamento delle materie prime critiche resilienti e affidabili», sia nel quadro del memorandum sia attraverso iniziative multilaterali come la Minerals Security Partnership, attualmente presieduta dalla Corea del Sud.
Per quanto riguarda il rafforzamento delle relazioni complessive, Lee e Meloni hanno dichiarato di «condividere la volontà di rafforzare ulteriormente il dialogo strategico quale piattaforma principale per lo scambio di vedute e l’individuazione di sinergie sui principali sviluppi regionali e globali».
A tal fine, i due leader hanno concordato di convocare il prossimo ciclo di dialogo «nel più breve tempo possibile» e di elaborare un nuovo piano d’azione bilaterale per il periodo 2026–2030, volto a individuare gli obiettivi prioritari della cooperazione tra Corea e Italia.
Il Presidente del Consiglio Meloni ha inoltre ribadito più volte l’auspicio che il Presidente Lee accetti l’invito del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a effettuare una visita di Stato in Italia nel corso dell’anno.
Pur esprimendo profonda gratitudine per l’invito, Lee ha dichiarato durante la conferenza stampa: «Attendo con interesse una visita in Italia nel prossimo futuro per proseguire le costruttive discussioni odierne e tradurle in risultati concreti».
Nello stesso intervento, Lee ha affermato che lui e Meloni hanno concordato di «proseguire una stretta cooperazione per contribuire alla pace e alla stabilità globali».
«Corea e Italia sono Paesi amici che condividono valori sulla scena internazionale e rispondono congiuntamente alle sfide globali. Oltre ad allentare le tensioni nella Penisola coreana, lavoreremo insieme per difendere il valore della pace a livello mondiale», ha dichiarato ai giornalisti.
Da parte sua, Meloni ha sottolineato i crescenti «legami tra la sicurezza europea e quella dell’Indo-Pacifico».
La dichiarazione congiunta ha infine ribadito l’«impegno per un Indo-Pacifico pacifico e prospero» e la volontà condivisa di collaborare strettamente per promuovere la stabilità regionale, nonché l’«impegno per la completa denuclearizzazione e una pace e stabilità durature nella Penisola coreana».
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Korea)
Bolton, tramite la sua business unit food, ha presentato ieri, 14 gennaio, il nuovissimo “Bolton food research & innovation center” di Singapore.
La struttura, concepita per generare un cambiamento positivo nello sviluppo sostenibile dell’ittico, è stata realizzata con il supporto della società governativa Enterprise Singapore (Esg).
Bolton food è parte dell’omonimo gruppo italiano: controllata e fondata dalla famiglia Nissim, la multinazionale milanese genera più di 3,5 miliardi di euro, grazie a ben 60 marchi e oltre.
Tonno al centro
Bolton food è specializzata soprattutto nella gestione della filiera del tonno. Qui opera attraverso l’americana Tri Marine, la maggiore fornitrice globale, acquisita a luglio del 2019.
Il colosso italiano sviluppa brand come Rio Mare, Saupiquet, Isabel, Cuca e Wild Planet, dedicando al settore alimentare 9mila persone, 9 stabilimenti produttivi e 11 navi da pesca.
Costituito come ente non profit e permanente, Bolton Food Research & Innovation Center è dedicato a promuovere un’innovazione fondata sulla scienza, a beneficio dell’intera industria ittica.
Il laboratorio collaborerà attivamente con università e istituti di ricerca di Singapore, con l’ambizione di generare un impatto duraturo su sfide mondiali, come la malnutrizione e la sicurezza dei cibi, l’ottimizzazione delle risorse e la conservazione degli ecosistemi marini.
Le attività di ricerca
Inizialmente, le attività si concentreranno su tre aree fondamentali: valorizzazione dell’ittico e massimizzazione dell’utilizzo delle risorse attraverso attività di ricerca avanzata, dirette a migliorare l’efficienza delle rese e a trasformare sottoprodotti e scarti della lavorazione in derivati ad alto valore aggiunto; relazione tra il consumo di pesce e la salute umana; riduzione della plastica, con lo sviluppo di soluzioni volte a ridurre l’impiego dei polimeri e a contribuire alla lotta contro l’inquinamento marino.
Singapore: una capitale dell'innovazione
Perché a Singapore? Il centro, spiega Luca Alemanno, Ceo di Bolton Food, è localizzato nella città-stato orientale grazie alla sua grande disponibilità di infrastrutture avanzate per la ricerca e sviluppo, al forte supporto istituzionale e all’accesso a un bacino di professionisti altamente qualificati.
«Il centro – continua Alemanno - è un luogo in cui scienza, conoscenza e visione convergono, sostenute da solide partnership scientifiche e istituzionali, per sviluppare soluzioni concrete e promuovere un cambiamento significativo nel settore.
«Potenziando la nostra capacità di comprendere, ottimizzare e fare progredire continuamente le modalità di produzione e consumo dell’ittico, puntiamo a migliorare ulteriormente l’intera catena del valore, tutelando la salute delle persone, gli ecosistemi marini e contribuendo a sistemi alimentari più forti».
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Singapore)
Le biomasse di risorse organiche naturali derivanti dalle industrie di produzione stanno diventando sempre più importanti. Un esempio è l’azienda bretone Extr’Apple, che trasforma i rifiuti derivanti dalla produzione di sidro in prodotti industriali, valorizzando gli scarti della propria produzione.
Fondata nel 2018 a Pleudihen-sur-Rance (Côtes d’Armor), la PMI Extr’Apple ambisce a reinventare l’utilizzo della mela, non più solo destinata alla produzione di sidro, ma anche a prodotti per la cosmetica, l’alimentazione e la nutraceutica.
La Bretagna sostiene lo sviluppo della biomassa con l’obiettivo di promuovere un’economia circolare che possa diventare modello non solo in Francia, ma in tutta l’Unione Europea.
Il presidente francese, Emmanuel Macron, insieme alla ministra dell’Agricoltura, Annie Genevard, si mostra favorevole alla revisione e al possibile ritiro della tassa europea sui fertilizzanti azotati, che, se confermata, avrà effetto retroattivo al 1° gennaio 2026. La tassa riguarda i fertilizzanti importati nell’Unione Europea e tassati dal 1° gennaio nell’ambito del Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (MACF).
La tassazione sui fertilizzanti azotati genera preoccupazione tra gli agricoltori europei, specie quelli francesi, come segnala il sindacato agricolo FNSEA. Secondo Laurent Lemarchand, direttore generale della cooperativa agricola normanna NatUp (1.800 dipendenti), la tassa comporterebbe un aumento del 5% del costo di produzione dei cereali, riducendo la competitività rispetto al grano proveniente da Russia, Argentina o Australia.
Gli agricoltori temono effetti negativi sulla produzione, già provata dalla congiuntura dei prezzi e dai costi di produzione elevati. La tassa sui fertilizzanti rischia infatti di far diminuire la produzione agricola in Francia e in Europa, aumentando nel contempo le importazioni di materie prime agricole.
La Francia, in seguito al rigetto della legge di bilancio, per garantire il finanziamento dei servizi pubblici, ha ritenuto necessario introdurre un prestito pari a 310 miliardi di euro, come riportato dall’Agence France Trésor (AFT), l’agenzia che gestisce il debito dello Stato.
Il prestito corrisponde alle emissioni nette di obbligazioni a medio e lungo termine, ossia con durata pari o superiore a un anno, al netto dei riacquisti anticipati di debito. La Francia aveva già richiesto un prestito di 285 miliardi di euro nel 2024, aumentato a 300 miliardi nel 2025, raggiungendo così il massimo storico di 310 miliardi nel 2026. Questo incremento è dovuto, oltre all’assenza di legge di bilancio, anche all’instabilità politica.
Con un debito pubblico che supera il 110 % del PIL, la Francia è nuovamente sotto osservazione della Commissione europea. Alla fine di giugno, Bruxelles ha avviato una procedura per deficit eccessivo nei confronti di otto Stati membri, inclusa la Francia, fissando come obiettivo il ritorno sotto la soglia del 3 % di deficit entro il 2027, percorso considerato ambizioso vista la situazione politica interna e l’andamento attuale dei tassi d’interesse.
Il tasso francese a 5 anni ha raggiunto il 2,84 %, un livello storico che lo colloca al di sopra di quello dell’Italia (2,79 %), segnalando la crescente preoccupazione degli investitori sulla sostenibilità del debito francese.
Il debito pubblico francese ha toccato un livello record di 3.345,8 miliardi di euro nel primo trimestre del 2025, pari al 114 % del PIL, in aumento rispetto al 110,6 % del trimestre precedente. Nel 2024, la spesa pubblica ha continuato a superare le entrate, attestandosi al 57 % del PIL, tra le più elevate della media europea e mai registrata al di fuori di periodi di crisi o turbolenze finanziarie.
In controtendenza rispetto alle principali economie, la Spagna riesce a ridurre significativamente il proprio indebitamento: il debito pubblico spagnolo è sceso al 101,8 % del PIL alla fine del 2024 e dovrebbe raggiungere il 100,6 % a fine 2025, grazie a una forte crescita economica che ha superato il 3 % nel 2024, ossia 4,5 volte la media dell’area euro.
Nell’ultimo anno l’inflazione francese ha subito un rallentamento. Dalla stima fatta dall’ Insee nello scorso dicembre, i prezzi di consumo risultano essere pari a 0,8%, in calo rispetto al 2024 (+1,3%), 2023 (3,7 %) e il 2022 (+ 5,9%). Tale abbassamento si registra grazie alla decrescita sia del prezzo di energia pari a -6,8 % che dei prodotti manufatturieri pari a -0,4%. Tuttavia, i prezzi dell’alimentazione sono in crescita del +1,7%, cosi come quelli dei servizi (+2,2%) e del tabacco (+4,4%).
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Marsiglia)
Secondo il presidente dell’Unione delle Industrie Tessili (UIT), Olivier Ducatillion, la decisione della Francia di vietare l’utilizzo e la vendita di tessuti contenenti sostanze inquinanti permanenti (PFAS) appare un vero “autosabotaggio”.
Il divieto dei “polluants éternels” in vestiti, scarpe, cosmetici e cere per sci è entrato in vigore il 1° gennaio 2026, secondo un decreto che prevede eccezioni e un periodo di smaltimento delle scorte esistenti di 12 mesi.
Il divieto segue la proposta dell’Unione Europea di limitare l’uso dei PFAS nei prodotti di consumo, con eccezioni per i beni essenziali. Mentre l’UE fatica a definire la legge a causa delle resistenze industriali, la Francia prevede che il divieto sarà esteso a tutti i tessili entro il 2030.
Nel frattempo, il Ministero della Transizione Ecologica ha fissato un limite massimo di concentrazione di PFAS oltre il quale si applicano le sanzioni, secondo il decreto pubblicato il 30 dicembre 2025 nel Journal officiel. Tra le sostanze inquinanti permanenti figurano, tra le altre, il TFA (acido trifluoroacetico), considerato dannoso per l’uomo e l’ambiente, il cui uso sarà monitorato nelle acque potabili a partire da gennaio 2026.
La Francia, insieme alla Germania, ha inoltre stabilito un valore sanitario indicativo di 60 microgrammi per litro per il TFA, oltre il quale si applica il divieto previsto dal decreto. Questa misura riflette la necessità di intervenire rapidamente a causa della diffusione di questi inquinanti nei nuovi prodotti chimici utilizzati nei sistemi di riscaldamento e climatizzazione, come sottolinea il professore norvegese Hans Peter Arp.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Marsiglia)
La domanda di servizi sanitari nel Sud Est asiatico sta attraversando una trasformazione profonda. L’aumento della ricchezza, i cambiamenti demografici e il rapido progresso tecnologico stanno ridefinendo il modo in cui l’assistenza sanitaria viene erogata, finanziata e fruita in tutta la regione ASEAN. Con l’allungamento dell’aspettativa di vita e l’ingresso di fasce sempre più ampie della popolazione nella classe media, cresce rapidamente la necessità di soluzioni sanitarie più accessibili, di maggiore qualità e sempre più specializzate.
Sebbene questi cambiamenti offrano importanti opportunità per le imprese, il ritmo e la natura dell’evoluzione variano sensibilmente da mercato a mercato, tra Paesi come Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore, Thailandia e Vietnam. In questo contesto in rapido sviluppo, una solida conoscenza dei mercati locali e una presenza diretta sul territorio stanno diventando fattori chiave per una crescita sostenibile del business.
Vite più lunghe e pressione strutturale sui sistemi sanitari
Uno dei principali fattori che stanno plasmando la domanda di assistenza sanitaria in ASEAN è il cambiamento demografico. La popolazione della regione, che supera i 685 milioni di persone, sta invecchiando rapidamente. La quota di individui di età pari o superiore a 60 anni è destinata a crescere dall’11,2 per cento nel 2020 al 22,2 per cento entro il 2050. Parallelamente, il rapporto di dipendenza degli anziani è previsto in forte calo, esercitando una pressione crescente sui sistemi sanitari e sui caregiver.
Questo cambiamento demografico sta alimentando la domanda non solo di infrastrutture sanitarie di base, ma anche di servizi per la gestione delle malattie croniche, assistenza agli anziani, salute mentale, soluzioni per la mobilità e trattamenti per patologie legate all’età, come la demenza. Mentre Paesi come Singapore e Malesia presentano una buona dotazione di medici, gran parte dell’ASEAN, inclusi Indonesia, Filippine, Thailandia e Vietnam, continua a soffrire di una significativa carenza di personale sanitario. Questa situazione sta accelerando l’adozione di modelli di erogazione alternativi e di soluzioni di sanità digitale.
I progressi in ambito tecnologico, nell’automazione e nell’intelligenza artificiale, tra cui il machine learning per la diagnostica, l’elaborazione del linguaggio naturale nella telemedicina e la robotica medica, stanno diventando parte integrante della risposta. Tuttavia, la tecnologia da sola non è sufficiente a colmare il divario di copertura sanitaria. Saranno fondamentali flussi di capitale sostenuti, supporto normativo e una maggiore partecipazione del settore privato, creando un contesto favorevole agli investimenti e all’espansione del business.
Aumento della ricchezza e cambiamento delle priorità sanitarie
Il secondo grande motore di crescita è l’aumento della ricchezza nel Sud Est asiatico. Il PIL pro capite a parità di potere d’acquisto è cresciuto in modo significativo negli ultimi anni e si prevede che continui ad aumentare, alimentando una maggiore spesa sanitaria sia pubblica che privata. I governi della regione stanno destinando quote sempre più rilevanti dei bilanci nazionali alla sanità, mentre i consumi sanitari privati sono in espansione grazie al maggiore potere d’acquisto delle famiglie.
La spesa sanitaria complessiva nell’ASEAN è cresciuta rapidamente, riflettendo non solo livelli di spesa più elevati, ma anche un’evoluzione dei bisogni di salute. Le malattie non trasmissibili e legate allo stile di vita, come diabete, malattie cardiovascolari, obesità e cancro, sono in aumento. Questo fenomeno sta spingendo la domanda di diagnostica avanzata, trattamenti di lungo periodo, cure specialistiche e soluzioni di prevenzione.
Principali opportunità per la crescita del business
Infrastrutture e servizi sanitari
I Paesi ASEAN stanno accelerando gli investimenti in ospedali, cliniche, strutture per la terza età e formazione del personale medico, oltre ad ampliare la produzione di dispositivi medici e i servizi sanitari. Il turismo medico rappresenta un ulteriore importante motore di crescita, con destinazioni come Malesia, Thailandia e Singapore che attraggono una domanda crescente da tutta l’Asia, inclusa la Cina. Il mercato del turismo medico è destinato a crescere in modo significativo nei prossimi anni.
Tecnologia sanità digitale e intelligenza artificiale
La pandemia di COVID 19 ha accelerato l’adozione della telemedicina e delle soluzioni di sanità digitale, soprattutto nelle aree caratterizzate da carenza di medici e barriere geografiche. Le applicazioni di telehealth sono in forte espansione nel Sud Est asiatico, migliorando l’accesso alle cure nelle aree rurali e meno servite. Il mercato della sanità digitale nell’ASEAN è previsto in forte crescita, sostenuto da una crescente accettazione da parte dei consumatori e dal supporto governativo.
L’intelligenza artificiale e i big data stanno trasformando l’erogazione dei servizi sanitari e l’innovazione. L’intelligenza artificiale sta migliorando la sorveglianza delle malattie, la diagnostica e la diagnosi precoce attraverso l’analisi dei dati provenienti da dispositivi indossabili e strumenti di imaging. Le aziende biopharma e medtech stanno inoltre sfruttando la medicina di precisione per sviluppare trattamenti sempre più personalizzati, in particolare in oncologia e nelle malattie rare.
L’intelligenza artificiale generativa è già applicata lungo tutta la filiera sanitaria, dai fornitori di servizi alle aziende farmaceutiche, dai payer alle imprese medtech. Le prime applicazioni includono l’automazione della documentazione clinica, la scoperta di nuovi farmaci e la pianificazione personalizzata dei trattamenti. Nonostante permangano dubbi legati alla complessità normativa, alla scalabilità e al ritorno sull’investimento, le evidenze di benefici concreti sono in aumento. In ambito di scoperta dei farmaci, la ricerca e sviluppo guidata dall’intelligenza artificiale ha dimostrato di poter ridurre tempi e costi dal 25 al 50 per cento, accelerando processi che tradizionalmente richiedevano anni e investimenti molto elevati. Anche la diagnostica basata su intelligenza artificiale sta migliorando l’individuazione precoce delle patologie e il processo decisionale clinico, consentendo interventi tempestivi e risultati migliori.
Con la maturazione e la diffusione di queste tecnologie, organizzazioni sanitarie e investitori stanno riconoscendo sempre più chiaramente che il ritorno sull’investimento diventa evidente e misurabile.
Investimenti finanziari e nuovi modelli di business
Nonostante la rapida crescita, la spesa sanitaria in percentuale del PIL e la penetrazione assicurativa nel Sud Est asiatico restano inferiori rispetto ad altre regioni del mondo. Questo divario offre ampie opportunità per il private equity, il venture capital, le assicurazioni sanitarie e lo sviluppo di soluzioni innovative di finanziamento e pagamento. Il settore privato è ben posizionato per svolgere un ruolo determinante nella definizione del futuro ecosistema sanitario regionale.
Benessere e prevenzione
I consumatori del Sud Est asiatico stanno adottando un approccio sempre più proattivo alla salute e al benessere. La domanda di vitamine, integratori alimentari e prodotti per la prevenzione è in forte crescita, creando opportunità sia per i brand globali interessati all’espansione internazionale sia per i produttori locali che sviluppano offerte mirate.
Una regione pronta alla trasformazione
L’Asia sta consolidando il proprio ruolo di motore globale della crescita nel settore sanitario. Pur ospitando circa il 60 per cento della popolazione mondiale, la regione rappresenta poco più di un quinto della spesa sanitaria globale, evidenziando un enorme potenziale ancora inespresso. Il Sud Est asiatico, in particolare, si colloca all’intersezione tra pressione demografica, aumento della ricchezza, rapido progresso tecnologico e crescita degli investimenti.
Con un’assistenza sanitaria sempre più integrata, digitale e personalizzata, emergeranno nuovi percorsi di sviluppo nei servizi sanitari, nel farmaceutico, nel biotech, nel medtech e nella sanità digitale. Questi percorsi varieranno da Paese a Paese, in base alle esigenze locali e alle lacune strutturali, ma convergono tutti verso una conclusione chiara. La sanità ASEAN è pronta per il futuro e le opportunità di crescita del business non sono mai state così ampie.
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Singapore)
La Serbia a dicembre dell’anno scorso ha ufficialmente aderito al programma EU4Health, il più grande programma dell’UE in ambito sanitario in seguito alla firma dell'accordo tra la Repubblica di Serbia e l'Unione Europea. L’accordo è entrato in vigore il 1° gennaio 2026, rendendo la Serbia, in quanto paese candidato all’adesione, un partecipante a pieno titolo del programma con il diritto di partecipare alle stesse condizioni degli Stati membri dell'UE e degli altri partner associati.
Con l’adesione al programma EU4Health, la Serbia avrà accesso ai fondi europei destinati al rafforzamento dei sistemi sanitari, al miglioramento della qualità dell’assistenza sanitaria e a una migliore preparazione per le future crisi sanitarie. Le istituzioni sanitarie serbe pubbliche e private adesso possono candidarsi per ottenere finanziamenti tramite bandi aperti, sovvenzioni dirette e progetti europei congiunti.
Il programma EU4Health comprende una vasta gamma di priorità, tra cui il miglioramento della diagnostica, della terapia e cura dei pazienti affetti da malattie cardiovascolari e patologie oncologiche, il rafforzamento della salute mentale, in particolare dei giovani, lo sviluppo dello Spazio europeo dei dati sanitari, la garanzia della disponibilità di medicinali essenziali e la costituzione di riserve strategiche, nonché il potenziamento della risposta alle minacce sanitarie esterne.
A partire dal 1° gennaio 2026, hanno diritto di partecipare al programma le istituzioni pubbliche, come il Ministero della Salute, gli istituti e gli enti di sanità pubblica, i centri clinici, gli ospedali, i centri sanitari e il Fondo Nazionale di Assicurazione Sanitaria, ma anche le università, le facoltà di medicina, gli istituti di ricerca scientifica, le organizzazioni sanitarie non governative e le associazioni dei pazienti. In base al bando, possono partecipare anche le strutture sanitarie private, nonché le aziende IT e biotecnologiche, in particolare nel campo della sanità digitale.
Gli esempi dei progetti che vengono finanziati tramite EU4Health includono la modernizzazione degli ospedali e delle attrezzature mediche, lo sviluppo delle cartelle cliniche elettroniche e dei servizi sanitari digitali, i programmi di prevenzione e di sanità pubblica, il miglioramento della preparazione alle pandemie e alle situazioni di emergenza, nonché progetti mirati alla disponibilità di farmaci innovativi e dispositivi medici.
L'adesione al programma EU4Health rappresenta un grande passo per la Serbia nel rafforzamento del sistema sanitario e nell'ulteriore integrazione nello spazio europeo sanitario e di ricerca.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Serba)
Nel 2025 la corona ceca ha registrato un significativo rafforzamento nei confronti dell’euro e del dollaro.
La variazione più marcata ha riguardato il dollaro statunitense, rispetto al quale la corona ceca si è rafforzata di circa il 14%. Alla fine del 2024 il tasso di cambio era pari a 24,24 corone per dollaro, mentre al 31 dicembre 2025 era sceso a 20,63 corone per dollaro. Un rafforzamento di circa il 4% è stato registrato anche nei confronti dell’euro: il cambio è passato da 25,19 corone per euro al 31 dicembre 2024 a 24,25 corone per euro al 31 dicembre 2025.
Fonte: www.cnb.cz
Nel 2025 il nucleare ha superato il carbone nella produzione di energia elettrica. Lo indica un report del portale Oenergetice.cz.
La produzione di energia elettrica ha registrato nel 2025 un lieve aumento, raggiungendo i 71,6 terawattora (TWh). La principale fonte di produzione sono state le centrali nucleari, con oltre 30 TWh, mentre la produzione delle centrali a carbone è rimasta stabile a circa 24 TWh. Dal 2022, la produzione da carbone ha registrato un calo complessivo di circa un terzo.
La terza fonte di produzione è stata l’energia fotovoltaica, con quasi 5 TWh. Nel complesso, le fonti rinnovabili hanno rappresentato il 17% della produzione totale di energia elettrica.
Dopo due anni, sono tornati a crescere anche i consumi di energia elettrica, che hanno superato i 59 TWh. La Repubblica Ceca rimane quindi un Paese esportatore di energia elettrica. Questa situazione potrebbe tuttavia cambiare nei prossimi anni con la progressiva dismissione delle centrali a carbone.
Fonte: oenergetice.cz
Il Comitato Olimpico Ceco aprirà una Casa Ceca a Milano in occasione dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026.
La Casa Ceca aprirà al pubblico il 6 febbraio, giorno di inizio dei Giochi, e chiuderà il 22 febbraio, con la loro conclusione. La struttura offrirà in particolare la trasmissione in diretta delle competizioni sportive, oltre a un servizio di ristorazione ispirato alla cucina italiana e ceca. La sede sarà a Milano, in via Serio 14.
Fonte: www.olympijskytym.cz
L’industria della Repubblica Ceca ha registrato verso la fine dell’anno un significativo aumento della produzione. Lo indicano i dati dell’ Ufficio di Statistica Ceco.
A trainare l’industria è stato il settore dei trasporti, in particolare l’automotive, comparto strategico per l’economia ceca, che ha registrato una crescita di quasi il 9%. Grazie a questo risultato positivo, il settore automobilistico ha quasi recuperato le perdite accumulate nei mesi precedenti.
Fonte: csu.gov.cz
Lo scorso anno sul mercato ceco sono entrati complessivamente 40 marchi esteri. L’Italia si è classificata al secondo posto per numero di nuovi brand.
La maggior parte dei marchi proveniva dalla Germania, che si è confermata al primo posto. L’Italia ha preceduto altri Paesi europei, confermando il suo ruolo di attore rilevante nell’espansione internazionale sul mercato ceco.
Fonte: cushmanwakefield.com
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)
Le imprese ceche di tipo non finanziario continuano a registrare un tasso di redditività lorda tra i più alti dell’Unione Europea. Lo indicano i dati di Eurostat. Lo scorso anno il tasso di redditività lorda delle imprese ceche non attive nel settore finanziario ha raggiunto il 44,4%. Il dato è stato tra i più alti nell’UE e di ben quattro punti percentuali superiore alla media dell’Unione. Rispetto al 2023, tuttavia, ha registrato un calo di due punti percentuali. Un livello di redditività lorda intorno al 44% è stato registrato anche in molti anni precedenti.
Il dato riflette la composizione dell’economia. La redditività lorda è più elevata nei settori che richiedono un alto investimento in capitale fisico, come ad esempio l’industria manifatturiera.
Fonte e fonte fotografia: ec.europa.eu
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)