Mercoledì 24 Giugno 2026
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Il Nordest del Brasile, per decenni associato a fragilità economiche, siccità cicliche e flussi migratori verso il Sud industrializzato del Paese, sta vivendo una trasformazione che potrebbe ridefinire non soltanto il proprio destino, ma anche il ruolo del Brasile nella nuova geopolitica energetica globale. Al centro di questa rivoluzione c’è il Ceará e, più precisamente, il porto di Pecém, destinato a diventare uno dei più importanti hub mondiali per la produzione e l’esportazione di idrogeno verde.
In un momento storico in cui Europa, Asia e Stati Uniti cercano alternative concrete ai combustibili fossili e accelerano la decarbonizzazione delle proprie industrie, il Nordest brasiliano si presenta con un vantaggio competitivo quasi irripetibile: oltre 3.000 ore di sole all’anno, una delle più elevate irradiazioni solari del pianeta, vaste aree disponibili per impianti fotovoltaici ed eolici e una posizione geografica strategica che riduce i tempi di navigazione verso l’Europa e il Nord America.
La combinazione di energia solare ed eolica consente infatti di produrre elettricità rinnovabile a costi tra i più bassi al mondo, elemento decisivo per abbattere il prezzo dell’idrogeno verde, ancora oggi considerato il principale ostacolo alla sua diffusione su larga scala. È proprio su questo fronte che il Brasile intravede l’opportunità di assumere un ruolo di leadership internazionale. Il progetto sviluppato nell’area industriale e portuale di Pecém prevede investimenti miliardari e una capacità produttiva che potrebbe raggiungere i 5 GW, trasformando il Ceará in una piattaforma energetica globale.
Non si tratta soltanto di una questione energetica. La posta in gioco riguarda l’intera struttura industriale del futuro. L’idrogeno verde viene considerato essenziale per decarbonizzare settori difficili da elettrificare, come siderurgia, chimica pesante, fertilizzanti, trasporto marittimo e aviazione. In Europa, la crescente pressione normativa sul carbon footprint sta accelerando la domanda di combustibili puliti e di materie prime prodotte con energia rinnovabile. In questo scenario, il Brasile potrebbe non limitarsi a esportare commodity tradizionali, ma diventare fornitore strategico di energia verde e derivati come ammoniaca verde e acciaio a basse emissioni.
L’aspetto più interessante è forse il cambio di paradigma economico che questa transizione può generare. Per decenni il Nordest è stato visto come periferia produttiva del Brasile. Oggi, invece, è proprio questa regione ad avere le condizioni naturali più favorevoli per guidare la nuova economia energetica. La disponibilità di sole e vento non è più soltanto una caratteristica climatica: diventa un asset industriale, geopolitico e finanziario. La transizione energetica globale sta ridefinendo il valore dei territori e, in questo nuovo scenario, il Ceará si ritrova improvvisamente al centro delle rotte strategiche del XXI secolo.
Il porto di Pecém rappresenta il simbolo concreto di questa ambizione. Nato come polo logistico e industriale, oggi evolve verso una dimensione molto più sofisticata, integrando infrastrutture energetiche, capacità di esportazione e progetti di industrializzazione verde. La vicinanza ai terminali marittimi riduce i costi logistici dell’export di idrogeno e derivati, aumentando la competitività internazionale del progetto brasiliano.
Naturalmente restano sfide significative. La filiera dell’idrogeno verde richiede investimenti elevati, stabilità regolatoria, capacità tecnologica e infrastrutture di trasporto ancora in fase di consolidamento. Inoltre, la competizione internazionale è sempre più intensa: Arabia Saudita, Australia, Marocco e Cile stanno investendo aggressivamente nello stesso mercato. Tuttavia, pochi Paesi possono combinare la disponibilità di risorse rinnovabili, abbondanza territoriale, accesso all’acqua e posizione geografica come il Brasile.
È proprio questa convergenza di fattori che sta attirando multinazionali, fondi infrastrutturali e governi stranieri verso il Nordest brasiliano. In una fase in cui il mondo cerca sicurezza energetica, diversificazione delle fonti e riduzione delle emissioni, il Ceará non appare più come una promessa futura, ma come uno dei laboratori più avanzati della transizione energetica globale.
Per il Brasile, la grande opportunità sarà evitare di ripetere modelli storici basati esclusivamente sull’esportazione di materie prime. Se il Paese riuscirà a costruire una filiera industriale integrata attorno all’idrogeno verde — dalla produzione energetica alla trasformazione industriale — il Nordest potrebbe vivere una delle più profonde rivoluzioni economiche della sua storia contemporanea.
Fonti: Click Petroleo e Gas
C’è un’immagine che negli ultimi anni è tornata a definire Rio de Janeiro agli occhi del mondo: quella delle grandi navi da crociera che entrano lentamente nella Baia di Guanabara, attraversando uno degli scenari urbani più iconici del pianeta. Non si tratta soltanto di cartoline turistiche. Dietro quella coreografia di arrivi e partenze si muove un’economia sempre più strategica per la città e per l’intero Stato di Rio de Janeiro.
La stagione crocieristica 2025/2026 si è chiusa con numeri che confermano il peso crescente del turismo marittimo nell’economia fluminense. Secondo i dati diffusi dal Pier Mauá, il terminal ha ricevuto 28 navi e registrato 84 attracchi nell’arco della stagione, generando un impatto economico stimato attorno ai 200 milioni di reais. Circa 240 mila persone, tra passeggeri ed equipaggi, hanno transitato dal porto carioca in pochi mesi, consolidando Rio come una delle principali porte d’ingresso del turismo internazionale in Brasile.
Il dato assume un significato ancora più rilevante se inserito nel contesto della nuova trasformazione economica della città. Rio de Janeiro, storicamente associata al petrolio, all’industria e ai grandi eventi, sta rafforzando progressivamente il proprio posizionamento come hub globale del turismo esperienziale e dei servizi ad alto valore aggiunto. In questo scenario, il traffico crocieristico rappresenta molto più di una semplice attività stagionale: è un acceleratore di consumi, occupazione e visibilità internazionale.
L’effetto economico delle crociere si distribuisce infatti ben oltre il perimetro portuale. Alberghi, ristoranti, trasporti, commercio, musei, servizi turistici e attività culturali beneficiano direttamente della presenza dei visitatori. Ogni attracco genera una catena di consumo immediata che si irradia dai quartieri storici del centro fino alla Zona Sul, alimentando una rete di piccole e medie imprese che trova nel turismo internazionale una leva essenziale di crescita.
Anche se i numeri della stagione appena conclusa risultano leggermente inferiori rispetto al ciclo precedente — quando erano previste 37 navi, 108 attracchi e oltre 327 mila turisti — il settore mantiene una traiettoria di consolidamento. La diminuzione quantitativa non ha infatti compromesso la capacità del porto di Rio di rimanere centrale nelle rotte marittime dell’Atlantico meridionale.
A rafforzare questa dinamica contribuisce anche la crescita generale del turismo internazionale nello Stato di Rio de Janeiro. Nel primo trimestre del 2026 il territorio fluminense ha ricevuto oltre 884 mila visitatori stranieri, registrando il miglior risultato del Paese e un incremento vicino al 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Quasi un turista internazionale su quattro arrivato in Brasile nei primi mesi dell’anno ha avuto Rio come destinazione o porta d’accesso.
Per le autorità locali e gli operatori del settore, il messaggio è chiaro: il turismo non è più soltanto un elemento identitario della città, ma una componente strutturale della sua economia contemporanea. In un contesto globale in cui le metropoli competono per attrarre investimenti, eventi e flussi internazionali, Rio punta sempre più sulla combinazione tra bellezza naturale, infrastrutture turistiche e capacità di generare esperienze urbane ad alto impatto emotivo.
Non è un caso che il Pier Mauá stia diventando progressivamente una piattaforma multifunzionale capace di integrare turismo, cultura, gastronomia e intrattenimento. Le crociere rappresentano oggi una forma sofisticata di diplomazia economica: ogni nave che attracca trasporta non soltanto passeggeri, ma opportunità di business, relazioni commerciali e promozione internazionale del territorio.
Rio de Janeiro sembra aver compreso che il proprio futuro economico passa anche dal mare. E mentre le grandi navi lasciano lentamente il porto al termine della stagione, resta l’impressione che la città abbia appena iniziato a riscoprire una delle sue vocazioni più antiche e, allo stesso tempo, più moderne.
Fonte: Diário do Rio
(Contenuto editoriale a cura della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria di Rio de Janeiro)
L’Accordo con la Repubblica di Moldova è in vigore dal 1° settembre 2025 e si applica alle persone, a prescindere dalla cittadinanza, che sono o sono state soggette alla legislazione di uno o di entrambi gli Stati contraenti, nonché ai loro familiari e superstiti. L’Accordo tra l'Italia e la Repubblica di Moldova (pdf 664KB) in materia di sicurezza sociale, firmato a Roma il 31 ottobre 2024, ratificato con la legge 23 giugno 2025, n. 98, è entrato in vigore il 1° settembre 2025, contemporaneamente alla relativa intesa amministrativa, firmata a Roma il 21 luglio 2025.
Campo di applicazione e requisiti per la totalizzazione
Per quanto riguarda l’Italia, l’Accordo si applica ai regimi di sicurezza sociale dell’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO) per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti (FPLD, Gestioni speciali dei lavoratori autonomi e Gestione Separata) nonché ai regimi sostitutivi (Fondi speciali) ed esclusivi dell’Assicurazione Generale Obbligatoria: si applica, pertanto, anche agli iscritti alla Gestione pubblica. Inoltre, l’Accordo si applica alle rendite e alle prestazioni in denaro dovute per infortunio sul lavoro o malattia professionali, di competenza dell’Istituto Nazionale contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali (INAIL). In base al nuovo accordo bilaterale i lavoratori assunti presso imprese di uno dei due paesi potrà continuare a versare i propri contributi nel paese di origine per almeno 24 mesi (due anni), un periodo molto più lungo rispetto allo standard dei 3 mesi consentiti pre accordo. Per maggiori info scrivere a servizi@ccimd.md.
Per informazioni sulle prestazioni pensionistiche erogate dalla Repubblica di Moldova in regime di convenzione bilaterale, si consiglia la consultazione del sito della CNAS, Istituzione di Sicurezza Sociale della Repubblica di Moldova. Ai fini della pensione sia italiana che moldava, per la totalizzazione internazionale si richiedono almeno 52 settimane di contribuzione. I periodi assicurativi inferiori alle 52 settimane, maturati in uno dei due Stati (che non danno luogo, quindi, ad alcuna prestazione pensionistica), sono comunque presi in considerazione dall'altro Stato, sia ai fini dell'accertamento del diritto che per la determinazione dell'importo della prestazione richiesta. Ciascuno Stato contraente procede alla totalizzazione internazionale dei periodi assicurativi solo nel caso in cui il diritto alla prestazione non sia perfezionato con i periodi maturati esclusivamente in base alla propria legislazione. Non è prevista la totalizzazione multipla, cioè la possibilità di sommare ai periodi assicurativi italiani e moldavi anche i periodi assicurativi maturati in Stati terzi che risultino legati, a loro volta, agli Stati contraenti da Accordi o Convenzioni di sicurezza sociale.
La domanda
L’interessato deve presentare domanda all’Istituzione competente dello Stato in cui risiede. Qualora il richiedente risieda in uno Stato terzo, la domanda di pensione può essere presentata all’Istituzione competente dell’uno o dell’altro degli Stati contraenti. I residenti in Italia devono presentare la domanda in regime di convenzione italo-moldavo e in regime nazionale/autonomo moldavo unicamente attraverso il canale telematico dedicato, presente sul sito INPS.
In alternativa, la domanda può essere presentata tramite:
La domanda è gestita dalla Struttura territoriale dell’INPS competente in base al criterio della residenza del richiedente o, per gli iscritti alla Gestione pubblica, dalla Struttura territoriale cui fa capo l’ultimo ente datore di lavoro. Per maggiori informazioni o eventuali altre necessità, gli interessati possono rivolgersi agli enti di patronato, riconosciuti dalla legge e abilitati ad assistere gratuitamente i lavoratori nello svolgimento delle pratiche previdenziali e assistenziali.
I residenti nella Repubblica di Moldova devono presentare la domanda di pensione in regime di convenzione italo-moldavo e in regime nazionale/autonomo italiano per il tramite dell’Istituzione competente moldava CNAS, che provvederà a trasmetterla, con i formulari previsti dall'Accordo, al seguente Polo specializzato:
Direzione provinciale INPS Bari Lungomare Nazario Sauro 41, 70121 Bari (BA) Tel: 0755037318
PEC: direzione.provinciale.bari@postacert.inps.gov.it
I residenti nella Repubblica di Moldova possono avvalersi, inoltre, dell'assistenza gratuita degli uffici consolari e/o degli enti di patronato locali.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana in Moldova)
Hong Kong consolida il proprio ruolo di snodo strategico per il sistema universitario italiano in Asia, grazie a relazioni accademiche mature e a una vocazione all'innovazione che la rendono interlocutore ideale per la cooperazione internazionale. Dodici università italiane hanno preso parte all'edizione 2026 di APAIE, una delle principali conferenze ed esposizioni internazionali dedicate all'istruzione superiore nell'area Asia-Pacifico che riunisce oltre 3000 professionisti del settore da più di settanta paesi per promuovere la collaborazione globale, svoltasi a Hong Kong dal 23 al 26 febbraio.
Nel contesto della fiera, le università presenti hanno inoltre partecipato a un evento di presentazione e orientamento rivolto a studenti e famiglie di Hong Kong, che ha raccolto più di trecento iscrizioni. In questa occasione, il Console Generale Carmelo Ficarra e la Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura Alice Fratarcangeli hanno ribadito quanto sia strategica una collaborazione coordinata per promuovere e rafforzare la presenza dell’Italia in un ambiente accademico internazionale di grande prestigio.
Poche settimane dopo, nel mese di aprile, la collaborazione italo-hongkonghese ha fatto un ulteriore passo avanti sul terreno della ricerca applicata. In occasione della Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo, si è tenuto il seminario “Smart Solutions for Sustainable Cities and Societies”, promosso nell’ambito della collaborazione accademica tra Università degli Studi di Bari Aldo Moro e Hong Kong Polytechnic University. L’iniziativa, realizzata con il coinvolgimento della University of Hong Kong e del Technological and Higher Education Institute of Hong Kong, si è svolta con il patrocinio del Consolato Generale d’Italia a Hong Kong.
Nel corso del seminario, gli esperti hanno approfondito temi legati alla sostenibilità cittadina e ai sistemi integrati per la gestione del verde urbano e delle risorse idriche, all’impiego di Intelligenza Artificiale e tecnologie “Internet of Things” (rete di oggetti fisici dotati di sensori, software e connettività che interagiscono senza l'intervento umano), e alle sfide connesse alla sicurezza alimentare.
La scelta del tema deriva dal fatto che Hong Kong è una delle aree urbane più densamente popolate e tecnologicamente avanzate al mondo, e il dialogo con una realtà già impegnata in processi di trasformazione "smart" rende il confronto particolarmente significativo per i ricercatori italiani. Ad aggiungere ulteriore valore al programma di visita della delegazione barese vi e’ stata anche la partecipazione a InnoEx, evento di punta della “Business of Innovation and Technology Week” promosso dal Governo HKSAR e dalla HKTDC, con particolare attenzione dedicata all’impiego dell'Intelligenza Artificiale in ambito sanitario, infrastrutturale e della mobilità.
Il filo che unisce APAIE e il seminario di aprile racconta una storia coerente, quella di un sistema universitario italiano sempre più proiettato verso l'Asia, capace di proporsi non solo come attore nella mobilità formativa internazionale, ma come partner di ricerca su temi di rilevanza globale. L'iniziativa ha rafforzato i contatti tra gli atenei italiani e le eccellenze di Hong Kong, aprendo una prospettiva che punta ad avvicinare ricerca accademica, settore privato e istituzioni in un percorso con promettenti prospettive di sviluppo.
Bibliografia:
HONG KONG, SMART SOLUTION FOR SUSTAINABLE CITIES AND SOCIETIES AL CENTRO DELLA COLLABORAZIONE UNIVERSITARIA BILATERALE
Hong Kong: l’Università di Bari collabora ad un seminario su città sostenibili e intelligenza artificiale
Hong Kong: il Sistema Universitario Italiano alla fiera APAIE 2026
L’Italia ad APAIE 2026: scopri l’eccellenza dell’istruzione superiore italiana a Hong Kong
https://uni-italia.it/eventi/apaie-2026/
HONG KONG: IL SISTEMA UNIVERSITARIO ITALIANO ALLA FIERA APAIE 2026
https://www.ilgiornale.ch/index.php/cultura/23323-hong-kong-il-sistema-u...
https://www.hktdc.com/event/innoex/en
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Hong Kong and Macao)
Per molto tempo, considerata semplicemente il paese della pasta e delle festività, l'Italia sta andando bene in termini di esportazioni. Il surplus commerciale dell'Italia raggiungerà i 56 miliardi di euro nel 2024 e nel 2025 il Paese è salito al 6° posto tra gli esportatori mondiali, davanti in particolare alla Francia.
Quali sono i segreti di questo "miracolo"?
Per cominciare, l'Italia ha una forte cultura aziendale: "Il cliente è il re". Con questa mentalità, i produttori innovano costantemente per soddisfare meglio le esigenze dei clienti.
E poi c'è un posizionamento strategico intelligente. L'Italia si è concentrata sulla produzione di prodotti di nicchia di alta qualità, in particolare macchine utensili, di cui è il quinto esportatore mondiale e rappresenta il 19% delle sue esportazioni. Un settore meno soggetto alla concorrenza da parte delle grandi potenze manifatturiere come Cina, Stati Uniti o Germania.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Lione)
L'industria aerospaziale svizzera comprende oltre 500 aziende, genera circa 160.000 posti di lavoro e contribuisce per circa il 6% al PIL nazionale — numeri straordinari considerando le dimensioni del Paese. I principali player del settore (Pilatus Aircraft, RUAG Space, AMAC Aerospace, SR Technics) operano su standard qualitativi e tecnologici elevatissimi e cercano partner di fornitura capaci di rispondere con la stessa esigenza. Per la maggior parte degli interlocutori svizzeri, la qualità e i criteri tecnici hanno più peso del prezzo, anche negli appalti pubblici. Una caratteristica che premia esattamente il modello produttivo italiano: specializzato, flessibile, ad alto contenuto di know-how.
Le importazioni aerospaziali svizzere sono proiettate a raggiungere i 4 miliardi di dollari entro il 2028, partendo da circa 3,6 miliardi nel 2023, con una crescita media annua dell'1,6%. Un mercato stabile e profondo, che cerca fornitori affidabili in grado di integrarsi nelle sue catene di fornitura altamente specializzate. L'Italia è oggi tra i candidati naturali a rispondere a questa domanda. Con un fatturato annuo superiore a 16 miliardi di euro e una quota export che supera il 70% della produzione complessiva, l'Italia si posiziona stabilmente tra i primi dieci Paesi al mondo nel comparto aerospaziale e al quarto posto in Europa. A trainare le performance internazionali del settore è soprattutto la componentistica per aeromobili ed elicotteri — sistemi di propulsione, strutture in materiali compositi, parti meccaniche di precisione in leghe di titanio — ovvero esattamente i segmenti in cui la domanda svizzera è più intensa.
È in questo spazio di opportunità che la CCIS interviene con un ruolo preciso e strutturato. Attraverso la sua Unit dedicata ai Beni Industriali, la Camera di Commercio Italiana per la Svizzera non si limita a fornire informazioni generali sul mercato elvetico: conosce il fabbisogno reale delle imprese svizzere attive nel settore aerospaziale, ha mappato i principali player locali, ne comprende le dinamiche di acquisto, i requisiti tecnici e le catene di fornitura. Questo patrimonio di conoscenza qualificata consente alla CCIS di fare matching autentico tra la domanda elvetica e la risposta produttiva italiana, non un incontro generico tra imprese, ma una connessione mirata tra chi cerca e chi sa rispondere.
Per questo la CCIS mette a disposizione di regioni e associazioni di categoria italiane uno sportello specializzato sull'aerospazio, pensato per accompagnare le imprese italiane del settore in ogni fase dell'approccio al mercato svizzero: dall'analisi della domanda locale all'identificazione dei potenziali partner elvetici, dal supporto alla partecipazione a eventi di settore fino alla costruzione di relazioni commerciali strutturate. Uno strumento concreto, costruito su una conoscenza diretta del mercato che nessuna fonte secondaria può sostituire.
La collaborazione Veneto-Lombardia sull'aerospazio dimostra che l'industria italiana ha la massa critica e la visione per competere a livello internazionale. La Svizzera offre un mercato di alto profilo, esigente e in crescita.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera)
l Canton Zurigo si afferma come uno degli hub di robotica e AI più avanzati al mondo, al punto da essere conosciuta come la “Silicon Valley della Robotica”. Non è un’etichetta di marketing: in alcune aree del cantone, la densità di aziende robotiche, centri di ricerca e grandi player tecnologici supera quella della California.
Qui operano pionieri della robotica globale come ABB Robotics, Amazon Rivr, ANYbotics, Baidu Apollo, Disney Research, Google DeepMind, NVIDIA e NEURA. La regione combina la ricerca d’eccellenza sviluppata dall’ETH di Zurigo con un ecosistema straordinariamente denso fatto di industrie, startup e talenti nel campo dell’intelligenza artificiale. In quest’area le tecnologie di frontiera compiono un percorso rapido e fluido dal laboratorio alla messa in opera nel mondo reale, sostenute da una forte protezione della proprietà intellettuale, stabilità politica e accesso diretto ai mercati europei.
Questo scenario rappresenta un’opportunità concreta per le imprese italiane del settore hi-tech: in ambito europeo, la Svizzera si conferma un partner strategico per la crescita dell’export italiano hi tech, con un aumento del 41,7% su base annua registrato nel 2025. Un dato che sottolinea alcuni valori aggiunti come, ad esempio, la vicinanza geografica dei due Paesi (tema da non sottovalutare quando si affrontano problemi legati al trasporto, ai costi energetici e ai dazi), così come il ruolo della Confederazione Elvetica come hub commerciale strategico e mercato di sbocco per prodotti ad alto valore aggiunto. Per le aziende italiane attive in robotica, automazione e deep tech, la Svizzera e, in particolare, l’area del Canton Zurigo, possono rappresentare non solo un mercato ma un vero e proprio ecosistema con cui costruire partnership sviluppando le opportunità di network create ad hoc dalla Camera di Commercio Italiana per la Svizzera.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera)
In Europa la protezione solare è una crema estiva, qualcosa da infilare nello zaino per il mare. In Giappone è parte integrante della routine quotidiana, dodici mesi l'anno, indipendentemente da stagione, meteo o temperatura. Comprendere questa differenza culturale è il primo passo per capire uno dei mercati cosmetici più sofisticati e promettenti al mondo e per capire perché maggio, con l'inizio della stagione UV, sia il momento giusto per guardarci dentro.
Il mercato giapponese della cosmesi solare è atteso a oltre un miliardo di dollari entro il 2030, con un tasso di crescita annuo composto del 9,8% nel periodo 2025-2030. Un dinamismo coerente con il peso dell'intera area: l'Asia-Pacifico concentra già il 38,7% del mercato globale della cosmesi solare.
Alla base di questa domanda non c'è solo un'abitudine di skincare, ma una precisa scala di valori estetici. Uno studio comparativo su campioni rappresentativi di Giappone, Europa e Nord America ha rilevato che solo il 44,3% dei giapponesi trova attraente la pelle abbronzata, contro l'81,1% degli europei e il 77,6% dei nordamericani.
L'ideale estetico giapponese è la pelle chiara, uniforme, protetta e la crema solare è un passaggio fisso della routine mattutina come il siero o il detergente. Già nel 2017, più di un quarto dei consumatori giapponesi dichiara di prestare attenzione agli UV durante tutto l'anno.
In questo contesto, il mercato si sta evolvendo verso prodotti multifunzionali (protezione solare abbinata a idratazione, effetto anti-age, uniformità del tono) e verso formulazioni ultraleggere, in gel o acqua, prive di residui bianchi e compatibili con il trucco.
È qui che si apre uno spazio interessante per la cosmesi naturale europea, in particolare per chi lavora con ingredienti botanici e di chiara origine geografica. Il segmento natural e organic nel mercato cosmetico giapponese è proiettato da 1,33 miliardi di dollari nel 2023 a 2,26 miliardi entro il 2032, con un tasso di crescita annuo del 6,1%. Il punto critico è che il Giappone non dispone ancora di una definizione regolamentata di "naturale" o "organico" per i cosmetici, a differenza dei mercati UE: chi è già certificato secondo gli standard europei porta con sé una credibilità regolamentare difficile da replicare, abbinata a una narrativa di origine (olio d'oliva, botanica alpina, estratti agrumari) che sul mercato giapponese ha un forte potere di attrazione.
Sul fronte dei flussi commerciali, la cosmetica italiana ha chiuso il 2024 con dati record. Il fatturato del settore ha superato i 16,5 miliardi di euro, con un export di quasi 8 miliardi di euro cresciuto del 12% rispetto al 2023, risultato che posiziona l'Italia al quarto posto mondiale per valore delle esportazioni cosmetiche, dopo Francia, Stati Uniti e Corea del Sud.
Le principali destinazioni restano USA, Francia e Germania, ma il Giappone è un mercato che vale la pena presidiare con più attenzione: nel 2024 le importazioni giapponesi di cosmetici e skincare sono cresciute del 13,5%, segnale di un mercato che continua ad aprirsi ai brand stranieri.
I canali prioritari per chi vuole approcciare questo segmento sono i drugstore e le farmacie, che nel 2025 detenevano circa il 46% della distribuzione cosmetica giapponese, i beauty select shop come @cosme e Loft, e l'e-commerce cross-border, in forte espansione tra i consumatori più giovani. Sul fronte fieristico, Cosme Tokyo, che si tiene ogni anno a luglio, è il principale punto d'incontro tra buyer giapponesi e brand stranieri.
Ma le trattative per gli ordini estivi si aprono adesso: maggio e giugno sono i mesi in cui i distributori pianificano gli assortimenti della stagione UV per eccellenza. Chi non c'è in questa finestra rischia di aspettare un anno.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana in Giappone)
La produzione edilizia in Slovacchia è cresciuta del 13,1% nel primo trimestre del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025, con un picco del +29,9% in marzo. Lo ha reso noto l'Ufficio di statistica slovacco (ŠÚ), evidenziando che sia le costruzioni residenziali sia le opere di ingegneria civile hanno contribuito positivamente.
Il risultato supera le attese e conferma che la domanda di abitazioni sta recuperando terreno dopo il rallentamento del 2023-2024, quando i tassi di interesse elevati avevano raffreddato il mercato immobiliare. Il calo dell'Euribor, il tasso a tre mesi si è attestato al 2,25% a maggio 2026, rispetto ai picchi superiori al 3,5% del 2023, ha allentato la pressione sui mutui a tasso variabile e reso più accessibili i nuovi finanziamenti.
Un secondo fattore è l'accelerazione nell'utilizzo dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Le risorse europee stanno finanziando sia la ristrutturazione di edifici pubblici sia la realizzazione di infrastrutture, entrambe voci che si riflettono direttamente nella statistica delle costruzioni. Gli analisti invitano però a non leggere il dato del primo trimestre come un trend consolidato. Il ritmo del 13% difficilmente sarà sostenuto nei trimestri successivi: una parte della crescita è stata anticipata dall'aspettativa di variazioni normative sul fronte delle concessioni edilizie, e alcune grandi commesse pubbliche potrebbero esaurirsi.
Le previsioni di consenso indicano per il 2026 una crescita del settore intorno al 6-7%, comunque superiore alla media degli anni precedenti. Sul fronte demografico, i dati dell'IFP segnalano che negli ultimi dieci anni i distretti intorno a Bratislava e Košice hanno registrato la crescita demografica più alta del paese. Il distretto di Senec ha visto aumentare la propria popolazione del 25%, mentre Dunajská Streda, Malacky, Pezinok e Košice-okolie hanno guadagnato tra il 6% e il 7%. La pressione abitativa nelle cinture suburbane delle due città principali resta quindi una delle componenti strutturali della domanda che sostiene il settore.
Nel primo trimestre 2026, i prezzi delle abitazioni in Slovacchia sono cresciuti dell'11,3% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, secondo i dati della Banca nazionale slovacca (NBS) elaborati dalle inserzioni. La media nazionale si avvicina ai 2.900 euro al metro quadro. Il dato è però asimmetrico: la crescita è stata trainata esclusivamente dagli appartamenti, mentre i prezzi delle case unifamiliari sono calati e l'offerta complessiva è diminuita. Il mercato residenziale slovacco si presenta quindi come un mercato di venditori per gli appartamenti, specie in contesti urbani.
A Bratislava, l'area più costosa del paese con prezzi che nei quartieri centrali superano 5.000 euro al metro quadro, la domanda rimane sostenuta nonostante le difficoltà di accessibilità. Uno studio Deloitte ha collocato tre più grandi città slovacche tra le sette meno accessibili d'Europa in rapporto ai redditi locali. Le prospettive per il futuro sono incerte. Le aspettative sui prezzi futuri sono contrastanti, e il mercato sconta un'incertezza di fondo. Il calo netto dei nuovi mutui all'inizio dell'anno suggerisce che molte famiglie restano prudenti. La scarsità di offerta, tuttavia, continuerà a sostenere i prezzi nella parte alta del mercato.
I dati sulle vendite di appartamenti nel 2025 confermano la concentrazione del mercato residenziale slovacco nelle mani di pochi grandi sviluppatori. Cresco RE guida la classifica con 376 unità vendute e un portafoglio pianificato di 3.637 appartamenti. Lucron segue con 287 vendite e 2.853 in pipeline. Penta RE ha collocato 241 appartamenti e ha 2.965 unità in programmazione, mentre YIT ha venduto 248 appartamenti con un portafoglio pianificato di 457 unità. J&T Real Estate ha registrato 132 vendite e 334 unità pianificate.
Nel settore si segnala anche una nuova operazione di sviluppo: ITB ha ottenuto il permesso di zonizzazione per il progetto Nová Devínska nel quartiere di Devínska Nová Ves, a Bratislava. L'investimento previsto è di 55 milioni di euro per la realizzazione di 457 appartamenti. Il mercato immobiliare residenziale a Bratislava ha attraversato una fase di frenata negli ultimi anni, dopo i picchi registrati durante la pandemia e nell'immediato post-pandemia. I tassi di interesse più elevati sulla zona euro hanno ridotto la capacità d'acquisto, e il numero di transazioni si è contratto rispetto ai livelli storici.
Tuttavia, i grandi sviluppatori continuano a mantenere ampi portafogli di progettazione, scommettendo su una ripresa della domanda in un orizzonte di medio periodo. La concentrazione del mercato su pochi operatori riflette le difficoltà di accesso per i costruttori più piccoli, penalizzati dai costi di acquisizione delle aree edificabili nel capoluogo e dai tempi ancora lunghi per ottenere permessi, nonostante la revisione del Building Act entrata in vigore ad aprile 2025. I comuni lamentano che la nuova normativa ha complicato le autorizzazioni per le costruzioni minori e che le autorità edilizie hanno faticato ad adeguarsi alle nuove regole nel primo anno di applicazione.
La produzione industriale slovacca ha registrato a marzo un calo annuo dello 0,9 per cento, un miglioramento netto rispetto al -2,9 per cento di febbraio. È il secondo mese consecutivo in territorio negativo, ma il rallentamento della contrazione apre spiragli per una possibile inversione di tendenza nei prossimi mesi. Il dato è stato pubblicato dall'Ufficio statistico (ŠÚ).
Il principale fattore di freno resta il settore automobilistico, che a marzo ha segnato una flessione del 5,6 per cento su base annua. La performance negativa va però letta tenendo conto dell'effetto base: nello stesso mese dell'anno scorso i costruttori avevano accelerato la produzione in vista dell'introduzione dei dazi americani, gonfiando i volumi e creando un termine di paragone difficile da battere. Gli analisti si attendono per i prossimi trimestri una stabilizzazione, seguita da una ripresa graduale. Pesano anche le difficoltà degli altri comparti energy-intensive. La produzione di coke e prodotti petroliferi ha registrato un crollo del 45,7 per cento rispetto allo stesso mese del 2025, riflesso delle modifiche nei flussi di approvvigionamento legate alla fine del transito del petrolio russo attraverso l'oleodotto Družba. Anche la metallurgia e la chimica restano sotto pressione, schiacciate dai costi energetici tra i più alti dell'Unione europea per le imprese.
In controtendenza il settore farmaceutico, che ha messo a segno un balzo del 44,6 per cento. La produzione di medicinali è uno dei comparti su cui la Slovacchia sta puntando per diversificare la base industriale, riducendo la dipendenza dall'automotive. Gli investimenti degli ultimi anni cominciano a dare risultati, anche se i volumi assoluti restano modesti rispetto al peso storico dell'auto. Su base mensile la produzione è cresciuta dello 0,7 per cento, dato corretto per gli effetti stagionali, segno che la dinamica congiunturale si è leggermente rafforzata. Per il complesso dell'industria, però, il primo trimestre del 2026 si chiude comunque in territorio negativo. Il quadro descritto dall'Ufficio statistico riflette le difficoltà strutturali di un'economia ancora troppo dipendente da poche filiere produttive e dal mercato tedesco. La domanda esterna fatica a ripartire, la transizione verso i veicoli elettrici procede a rilento e le tensioni commerciali con gli Stati Uniti pesano sulle prospettive. Gli istituti di previsione attendono per l'intero 2026 una crescita del Pil tra l'1 e l'1,5 per cento, sotto la media dei Paesi con rating equivalente.
Nel primo trimestre del 2026 la Slovacchia ha registrato un surplus della bilancia commerciale di 758 milioni di euro, in aumento del 71% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. I dati dell'Ufficio Statistico mostrano un calo sia delle esportazioni, scese dell'1% a 27,9 miliardi di euro, sia delle importazioni, ridottesi del 2% a 27,2 miliardi di euro. Il surplus è dunque il frutto di una contrazione delle importazioni più rapida di quella delle esportazioni. Il risultato è solido, ma gli analisti invitano alla cautela. L'aumento dei prezzi delle energie importate atteso per il resto dell'anno rischia di erodere il vantaggio commerciale: le previsioni indicano che il surplus si ridurrà a circa l'1% del PIL nel 2026, rispetto al 2,2% attuale. L'energia è una voce critica per la Slovacchia, che importa la maggior parte del gas e del petrolio di cui ha bisogno.
Sul versante delle esportazioni c'è un fattore inedito che sta sostenendo i numeri: il segmento della produzione di munizioni. La Slovacchia ha aumentato la propria capacità produttiva nel comparto della difesa per rispondere alla domanda europea, accelerata dalle necessità dell'Ucraina. Le esportazioni di munizioni e materiale bellico stanno diventando una componente non trascurabile del mix export. L'industria automobilistica, storicamente il principale driver delle esportazioni slovacche, continua ad attraversare una fase di aggiustamento legata alla transizione verso i veicoli elettrici. Volkswagen, Stellantis e Kia, i tre grandi produttori con stabilimenti nel paese, stanno ricalibrano i volumi di produzione. In questo contesto, la diversificazione verso il comparto difesa è vista dal governo come una parziale compensazione strutturale.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Slovacca)
L’industria manifatturiera tedesca, pilastro dell'economia europea, sta attraversando una fase di trasformazione strutturale che va ben oltre il semplice assestamento post-crisi. Secondo le analisi più recenti dell'Ufficio Federale di Statistica (Destatis), il settore mostra segnali di una polarizzazione strategica: mentre la produzione domestica risente ancora della volatilità dei costi energetici, gli ordini internazionali per i beni strumentali registrano una resilienza significativa, trainando indirettamente l'intera catena di approvvigionamento europea. In questo contesto, l'indice PMI Manifatturiero, monitorato da Trading Economics, funge da barometro per la fiducia dei responsabili acquisti, segnalando una progressiva stabilizzazione che favorisce la pianificazione a lungo termine per i subfornitori.
L'efficienza della fabbrica tedesca non si misura più solo sulla qualità del prodotto finito, ma sulla capacità di integrare intelligenza artificiale e dati lungo tutta la filiera. Come evidenziato dalle direttrici della Bundesbank, l'introduzione della Data Science e dell'Intelligenza Artificiale nei processi produttivi sta ridefinendo i requisiti richiesti ai partner internazionali. Per le PMI italiane, non si tratta più solo di fornire componenti meccanici di precisione, ma di garantire l'interoperabilità digitale dei propri apparati con i sistemi di gestione del cliente (Industria 4.0), rendendo la trasparenza dei dati di produzione un asset competitivo fondamentale.
La transizione verso la neutralità climatica, fissata dalla Germania per il 2045, agisce come un catalizzatore per l'innovazione nei materiali. Fonti specializzate sottolineano una domanda senza precedenti per leghe leggere e componenti a bassa impronta di carbonio, essenziali per la decarbonizzazione dei settori automotive e aerospaziale. Le imprese italiane, leader nell'elettronica di potenza e nella meccanica d'avanguardia, sono chiamate a fornire non solo prodotti, ma certificazioni ambientali di prodotto (EPD) e conformità agli standard DGNB, sempre più richiesti per l'accesso ai finanziamenti verdi e ai grandi capitolati d'appalto tedeschi.
La capacità di operare con successo nel mercato tedesco nel 2026 è strettamente legata al superamento di barriere tecniche e burocratiche sempre più sofisticate. L'entrata in vigore a pieno regime della legge sulla "Due Diligence" nella catena di fornitura (LkSG) impone ai fornitori italiani standard rigorosi in termini di diritti umani e sostenibilità ambientale. Parallelamente, l'ottenimento di certificazioni tecniche specifiche, come l'Einheitenzertifikat (certificato di unità) e la conformità alle norme DIN/VDE (es. VDE-AR-N 4105), è diventato il passaporto indispensabile per garantire la bancabilità di qualsiasi fornitura tecnologica o energetica.
Le relazioni economiche tra i due Paesi si stanno evolvendo verso un modello di partenariato strategico. L'eccellenza italiana nella meccanica di precisione e la flessibilità tipica delle nostre PMI, permettono di mitigare la carenza di manodopera qualificata stimata nel settore industriale tedesco. Operando come estensione del Mittelstand tedesco, i fornitori italiani che investono in certificazioni d'avanguardia e in soluzioni prefabbricate "chiavi in mano" possono anticipare le richieste dei committenti già nelle fasi di pianificazione preliminare, consolidando una presenza che è asse portante della stabilità industriale mitteleuropea.
FONTI:
Alu-news.de (2026). Trendbericht: Leichtbau und Nachhaltigkeit in der deutschen Aluminiumindustrie (Rapporto sui trend: costruzione leggera e sostenibilità nell'industria tedesca dell'alluminio). Düsseldorf, Germania.
Bundesbank (2025-2026). Data Science und KI in der industriellen Transformation (Data Science e IA nella trasformazione industriale). Francoforte sul Meno, Germania.
Destatis - Statistisches Bundesamt (2026). Indizes degli ordini e della produzione nel settore manifatturiero (Verarbeitendes Gewerbe). Wiesbaden, Germania.
Fertigung.de (2026). Branchen-News & Trends: Digitalisierung der Fertigungskette (News di settore e trend: digitalizzazione della catena di produzione). Landsberg, Germania.
Germany Trade & Invest - GTAI (2026). Business Location Germany: Manufacturing and Subcontracting Opportunities (Germania come piazza economica: opportunità nella manifattura e subfornitura).
IFO Institute (2026). Geschäftsklimaindex für die deutsche Industrie (Indice del clima di fiducia per l'industria tedesca). Monaco di Baviera, Germania.
Trading Economics (2026). Germany Manufacturing PMI - Historical Data and Forecasts (PMI manifatturiero Germania - Dati storici e previsioni).
VDE / DKE (2025-2026). Standard tecnici e normativi per l'integrazione digitale e la sicurezza industriale (DIN/VDE). Francoforte sul Meno, Germania.
Una svolta storica per il settore dell’ospitalità svedese entrerà in vigore il prossimo 1° giugno. Il Parlamento svedese ha approvato l’abolizione dell’obbligo di servire cibo per ottenere e mantenere la licenza di somministrazione di alcolici. La riforma rappresenta uno dei cambiamenti normativi più significativi degli ultimi anni per ristoranti, hotel, cocktail bar, wine bar ed enoteche, e viene accolta con entusiasmo dagli operatori del settore, che la considerano una misura destinata a trasformare profondamente il panorama gastronomico e turistico del Paese.
La nuova normativa costituisce una “semplificazione straordinaria” e aprirà “nuove opportunità commerciali” per migliaia di imprenditori.
Fino ad oggi, per ottenere una licenza di somministrazione era necessario disporre di una cucina attrezzata e offrire un menù completo con antipasti, piatti principali e dessert. Con la nuova disciplina, tali requisiti verranno eliminati, sarà sufficiente rispettare le norme relative alla sicurezza, all’accessibilità e alla gestione degli spazi. La riforma, perciò, avrà un impatto particolarmente rilevante sul settore del vino. In futuro sarà infatti possibile aprire wine bar ed enoteche senza sostenere gli elevati costi legati alla costruzione e gestione di una cucina professionale.
Tra gli esempi più citati vi è quello di Jordmånen, importatore di vini naturali attivo a Stockholm, i cui prodotti sono presenti in locali iconici della città come Riche, Gyldene Freden e Spritmuseum. È ad esempio emerso come il progetto per aprire un piccolo wine bar a Södermalm sia stato rallentato per anni proprio dagli obblighi burocratici legati alla cucina. Con la nuova normativa, investimenti di questo tipo diventeranno molto più semplici e sostenibili.
La riforma, dunque, non riguarda soltanto i nuovi operatori. Anche hotel, cocktail bar e ristoranti già attivi beneficeranno di una significativa riduzione dei costi operativi. Molti imprenditori del settore lamentavano, infatti, l’obbligo di mantenere cucine aperte anche in fasce orarie in cui la domanda di cibo era praticamente inesistente, con conseguenti problemi di redditività.
Secondo diversi rappresentanti dell’hospitality svedese, il nuovo sistema consentirà una gestione più flessibile ed efficiente delle attività, migliorando la competitività internazionale della Svezia anche dal punto di vista turistico.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svezia)