Notizie mercati esteri

Giovedì 17 Settembre 2026

NFYA: opportunità per le imprese italiane nei grandi investimenti argentini

La crescita dei grandi progetti di investimento in Argentina, sostenuti dal RIGI (Regime di Incentivo per Grandi Investimenti), sta creando nuove opportunità per le imprese locali specializzate in infrastrutture, energia e tecnologie industriali. Tra queste si distingue INFYA, azienda argentina specializzata in ingegneria elettrica, automazione industriale e produzione di E-Houses, strutture elettriche modulari utilizzate in impianti industriali complessi. L’azienda sta beneficiando dello sviluppo di importanti progetti nei settori del litio, rame, Vaca Muerta, oil & gas e infrastrutture energetiche.

Un punto di forza di INFYA è il suo ruolo di contractor EPC (Engineering, Procurement & Construction), che le permette di gestire diverse fasi dei progetti: dalla progettazione alla produzione, dalla fornitura delle apparecchiature all’automazione, fino all’installazione e alla messa in servizio. La capacità di integrare diverse competenze e di collaborare con partner tecnologici specializzati consente all’azienda di offrire soluzioni complete per progetti industriali di elevata complessità.

La crescita degli investimenti legati al RIGI rappresenta anche un’opportunità per la filiera tecnologica internazionale. Il regime favorisce infatti il ricorso a fornitori locali competitivi, creando le condizioni per lo sviluppo di partnership industriali e catene di fornitura. In questo contesto, aziende come INFYA possono rappresentare un punto di ingresso per le tecnologie italiane nel mercato argentino, attraverso accordi di fornitura, subfornitura e collaborazione industriale.

Le opportunità riguardano in particolare le imprese italiane attive nell’automazione industriale, componentistica elettrica, meccatronica, energia e rinnovabili, mining, oil & gas, sistemi di controllo e strumentazione e ingegneria industriale. Per queste aziende, collaborare con contractor e integratori argentini già coinvolti nei grandi progetti può permettere di entrare nel mercato senza assumere necessariamente il ruolo di contractor principale. L’Italia può infatti partecipare come technology provider, subfornitore o partner industriale, portando nei progetti argentini il proprio know-how e la propria capacità tecnologica.

(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Italiana de Rosario)

Ultima modifica: Giovedì 17 Settembre 2026
Giovedì 17 Settembre 2026

“Ciò che era eccezionale è diventato la norma”: vendemmie precoci… e molto incerte sui volumi

Le vendemmie 2026 in Francia hanno un carattere eccezionale: la raccolta è iniziata con un anticipo inedito, da 3 a 6 settimane rispetto a quindici anni fa, a causa di un inverno molto mite e di una primavera e un’estate particolarmente calde e secche. In alcune zone, come Champagne e Beaujolais, la vendemmia è iniziata già a metà agosto e in alcuni casi era quasi terminata alla fine del mese. A Bordeaux, la raccolta dei vini bianchi secchi è già conclusa e quella dei rossi è iniziata.

Per quanto riguarda la qualità, le prospettive sono positive. Secondo Jean-Marie Fabre, presidente dei Vignerons indépendants de France, non dovrebbe esserci un'annata qualitativamente negativa. Lo stato sanitario delle uve è buono, grazie alla scarsa presenza di malattie, funghi e parassiti, e il 2026 potrebbe presentare una « Il 2026 potrebbe essere caratterizzato da una qualità piuttosto generalizzata». La principale incognita riguarda invece i volumi di produzione. Le prime informazioni indicano una vendemmia da media a bassa, con forti differenze tra regioni, vigneti, terreni ed età delle viti. La siccità è particolarmente preoccupante: in alcuni vigneti non è caduta una sola goccia d’acqua dall’inizio di giugno, causando acini più piccoli e meno ricchi d’acqua e possibili perdite, soprattutto nelle viti giovani. Al 28 agosto, il Ministero dell’Agricoltura indicava 57 dipartimenti in cui la viticoltura era tra le produzioni più colpite dalla siccità. Non è ancora possibile stabilire una stima nazionale affidabile: secondo Fabre, « È totale incertezza ».La produzione potrebbe inoltre essere ulteriormente ridotta dagli eventi meteorologici estremi, come temporali, grandine e trombe d’aria, tra cui quella verificatasi recentemente nell’Aude. Nel Var, gli incendi hanno creato anche il rischio di “sentori di fumo”: le uve esposte al fumo possono sviluppare aromi indesiderati dopo la vinificazione, rendendo il vino non commercializzabile. Alcune superfici non saranno quindi raccolte, anche se probabilmente meno rispetto all’Aude nel 2025. Il settore deve inoltre affrontare una persistente carenza di manodopera. Nonostante l’anticipo della vendemmia, molti posti sono rimasti vacanti, rendendo la raccolta più lunga e rischiando di impedire la vendemmia nel momento ottimale. Le condizioni di lavoro sono ulteriormente aggravate dalle forti temperature e dalla fatica dei viticoltori. Infine, il problema principale per il futuro è la ripetizione degli eventi climatici estremi. Jean-Marie Fabre afferma che «ciò che era eccezionale è diventato la norma» e chiede una vera e propria «modalità commando per il clima». Cioè misure concrete di adattamento al cambiamento climatico, e non soltanto aiuti economici per riparare i danni dopo che si sono verificati. La richiesta arriva mentre il governo francese deve annunciare, prossimamente le nuove misure di sostegno all’agricoltura.

Come riferimento, nel 2025 la produzione viticola francese era stata stimata in 36 milioni di ettolitri, cioè -16% rispetto alla media dei cinque anni precedenti.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Marsiglia)

Ultima modifica: Giovedì 17 Settembre 2026
Giovedì 17 Settembre 2026

«Almeno il 25% delle imprese del settore è in perdita»: i ristoratori lanciano l’allarme

L’Unione dei mestieri e delle industrie dell’ospitalità (Union des métiers et des industries de l’hôtellerie) e l’Ordine dei dottori commercialisti (Ordre des experts-comptables) hanno lanciato un Osservatorio economico della ristorazione (Observatoire économique de la restauration), presentato nell’ambito degli Incontri degli imprenditori di Francia (Rencontres des Entrepreneurs de France - REF). Secondo Franck Chaumès, presidente nazionale del settore della ristorazione dell’Umih, si tratta di un barometro inedito che permette di misurare con precisione la situazione del settore.

Lo studio si basa sull’analisi dei bilanci del 2025 e delle dichiarazioni IVA del 2026 di quasi 40.000 imprese, appartenenti sia alla ristorazione tradizionale sia alla ristorazione rapida. Nel 2025, la redditività si è deteriorata più rapidamente dell’attività. Nella ristorazione tradizionale, l’avanzo lordo di gestione (excédent brut d’exploitation – EBE) è diminuito del 4,2%, mentre il risultato medio delle imprese è calato dell’11,8% rispetto al 2024. Nella ristorazione rapida, l’EBE è diminuito del 2,6% e il risultato medio del 7,1%. Soprattutto, almeno il 25% delle imprese di entrambi i settori è in perdita.

Questa situazione è dovuta principalmente all’aumento dei costi dell’energia, delle materie prime e, soprattutto, del lavoro. Per affrontare questi aumenti, i ristoratori hanno tre possibilità: ridurre la qualità, diminuire le quantità oppure aumentare i prezzi, con il rischio di perdere clienti. Di conseguenza, molti sono costretti a ridurre i propri margini di profitto.

Thierry Marx, presidente confederale dell’Umih, fornisce un esempio concreto: su un piatto venduto a 22 euro, nel migliore dei casi il ristoratore realizza soltanto 40 centesimi di profitto. Questa somma permette di pagare le spese e rimborsare i debiti, ma non è sufficiente per finanziare investimenti, per esempio nell’aria condizionata o nella riduzione dei consumi energetici.

La situazione è ulteriormente peggiorata nel 2026. Nel secondo trimestre del 2026, il fatturato medio della ristorazione tradizionale è diminuito del 6,5% rispetto al secondo trimestre del 2025. Inoltre, il risultato della ristorazione tradizionale nel 2025 era inferiore del 9,1% rispetto a quello del 2023, anche se l’attività complessiva dei ristoranti nel 2025 rimaneva superiore ai livelli del 2023.

Di fronte a questa situazione, Thierry Marx denuncia il rischio di una «degastronomizzazione della Francia» (dégastronomisation de la France), cioè di una progressiva perdita della qualità e dell’identità gastronomica francese. Esprime inoltre preoccupazione per la crescente industrializzazione della ristorazione, che potrebbe avvenire a scapito della qualità degli alimenti. Per questo motivo, difende l’importanza del «fatto in casa» (fait maison).

Infine, Thierry Marx critica il costo del lavoro in Francia, in particolare l’eccessiva differenza tra salario lordo e salario netto dei dipendenti della ristorazione e i costi a carico delle imprese, che considera più elevati rispetto a Spagna e Italia. Secondo lui, questa situazione potrebbe ridurre l’attrattività turistica della Francia. In vista delle elezioni, invita quindi i futuri dirigenti del Paese a prendere in considerazione questi problemi.

 

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Marsiglia)

Ultima modifica: Giovedì 17 Settembre 2026
Giovedì 17 Settembre 2026

Il settore dello storage e delle batterie in Germania: crescita record del mercato e prospettive per l'indotto italiano

Il primo trimestre 2026 ha segnato un punto di svolta strutturale per il mercato tedesco dell'accumulo energetico. Secondo l'agenzia federale Germany Trade & Invest (GTAI), nei primi tre mesi dell'anno la capacità installata è cresciuta di oltre 2,2 gigawattora, portando il parco complessivo tedesco a 27,8 GWh distribuiti su circa 2,5 milioni di sistemi. Su base annua la capacità totale è aumentata del 38%, ma il dato più significativo riguarda la composizione della crescita: i grandi accumuli di scala industriale (Großbatteriespeicher) sono cresciuti del 119%, quelli commerciali del 58%, mentre il segmento residenziale — storicamente dominante — si è sostanzialmente stabilizzato. Il Bundesverband Solarwirtschaft (BSW-Solar), elaborando i dati del Marktstammdatenregister della Bundesnetzagentur, conferma la tendenza con una lettura ancora più marcata: nel segmento oltre 1 MWh il nuovo installato è cresciuto di circa il 270-290% rispetto al primo trimestre 2025, mentre gli accumuli commerciali (20 kWh–1 MWh) sono aumentati del 42%. Il mercato tedesco sta quindi migrando rapidamente dal behind-the-meter domestico verso l'infrastruttura di sistema, con implicazioni dirette sulla tipologia di componentistica richiesta.

Un comparto da 15,2 miliardi di euro

Sul piano economico, il Bundesverband Energiespeicher Systeme (BVES) quantifica il fatturato complessivo del comparto accumulo (elettrico e termico) in circa 15,2 miliardi di euro nel 2025, in netta ripresa rispetto agli 11,6 miliardi del 2024, con una previsione di 17,1 miliardi per il 2026 e un potenziale stimato fino a 19 miliardi. Il motore della crescita è il segmento infrastruttura di sistema (+72%, a 5,5 miliardi), seguito da Haushalt & Gebäude (+15%, a 7,5 miliardi) e Industria & Commercio (+20%, a 1,2 miliardi). Particolarmente interessante per i fornitori è il segmento degli accumuli termici ad alta temperatura per calore di processo, uscito dalla fase pilota: da 80 milioni di euro nel 2025 il BVES stima un potenziale 2026 compreso tra 180 e 230 milioni. Sul fronte industriale, il ZVEI (Zentralverband Elektrotechnik- und Elektronikindustrie) rileva che il mercato tedesco delle batterie ha raggiunto nel 2025 un volume di 22,4 miliardi di euro (+9%), con una produzione nazionale record di 8,1 miliardi (+11%) e un balzo del 28% nelle sole batterie agli ioni di litio (4,6 miliardi).

Batterie: cresce la domanda di una filiera europea

È proprio nella struttura di questo mercato che si apre lo spazio per l'indotto italiano. Il ZVEI segnala con preoccupazione che le importazioni tedesche di batterie hanno raggiunto i 22 miliardi di euro, di cui circa 11 miliardi dalla sola Cina (+25%), mentre l'export tedesco si è fermato a 7,8 miliardi. Il presidente del Fachverband Batterien, Christian Rosenkranz, ha esplicitamente indicato come a rischio non l'approvvigionamento in sé, ma la competitività e la resilienza dell'ecosistema batterie europeo. La risposta politica — sostenuta dall'obiettivo UE di coprire almeno il 40% del fabbisogno annuo di celle con produzione interna entro il 2030 — genera una domanda strutturale di fornitori europei affidabili, esattamente il posizionamento naturale della meccanica di precisione e dell'elettronica di potenza italiane. Il Fraunhofer ISI stima che la Germania possa concentrare da sola circa 400 GWh di capacità produttiva di celle, oltre un quarto del totale europeo, pur segnalando che circa due terzi dei progetti annunciati sono ancora in fase di pianificazione e soggetti a un tasso di realizzazione storicamente compreso tra il 60 e il 70%.

Dove si aprono le opportunità per le PMI italiane

Le opportunità concrete per le PMI italiane si concentrano su tre direttrici. La prima è la componentistica di sistema: un impianto BESS commerciale da 1 MWh costa oggi tra 300 e 450 EUR/kWh chiavi in mano, di cui solo 150-250 EUR/kWh sono riconducibili alle celle; il resto è elettronica di potenza, trasformatori, integrazione, quadristica e opere accessorie, segmenti dove il valore aggiunto italiano è competitivo e dove la commoditizzazione asiatica non è ancora dominante. La seconda è la meccanica di produzione: la costruzione delle gigafactory tedesche richiede impianti di rivestimento elettrodi, sistemi di assemblaggio, automazione di linea, controllo qualità ed end-of-line testing, ambiti in cui la filiera piemontese ed emiliana è già strutturata sull'automotive. La terza, meno presidiata, riguarda gli accumuli termici industriali e i sistemi di buffering per l'infrastruttura di ricarica pesante, segnalati dal BVES come mercati in accelerazione.

Il fattore critico per l'accesso resta il quadro regolatorio, che è al tempo stesso il principale acceleratore e il principale rischio del mercato. L'esenzione ventennale dagli oneri di rete prevista dal § 118 comma 6 EnWG per gli impianti allacciati entro agosto 2029 sta generando una forte pressione a investire nel breve periodo, ma la Bundesnetzagentur ha avviato da gennaio 2026 il procedimento AgNes per la riforma complessiva della tariffazione di rete, con possibile anticipazione del termine. Parallelamente, la disponibilità di capacità di allaccio è diventata il vero collo di bottiglia: a fine 2024 i gestori della rete di trasmissione avevano già ricevuto circa 650 richieste di connessione per grandi accumuli, per complessivi 226 GW di potenza, a fronte di appena 2,4 GW effettivamente in esercizio. La conseguenza è un passaggio diffuso dal principio cronologico a procedure di ripartizione e di first ready, first served: l'azienda italiana che fornisce componenti deve quindi essere pronta a documentare tempi di consegna certi e conformità tecnica già in fase di autorizzazione del progetto.

Conformità e tracciabilità: requisiti per entrare nella filiera

Come già osservato nei comparti edilizia e idrotermosanitario, la conformità normativa è il vero passaporto commerciale. Per il settore storage ciò significa certificazione secondo VDE-AR-N 4105 e VDE-AR-N 4110 per l'allacciamento, Einheitenzertifikat e Anlagenzertifikat, conformità al Regolamento UE 2023/1542 sulle batterie e — con scadenza febbraio 2027 — predisposizione al Battery Passport, che imporrà la tracciabilità digitale della catena del valore. Le imprese italiane che sapranno anticipare questi requisiti, presentandosi al Mittelstand tedesco non come fornitori di prodotto ma come partner di sistema con documentazione digitale completa, troveranno in Germania un mercato che nei prossimi quattro anni dovrà moltiplicare più volte la propria capacità di accumulo e che, per ragioni di sicurezza industriale prima ancora che commerciali, ha un interesse strategico esplicito a diversificare i propri fornitori all'interno dell'Unione Europea.

 

FONTI

Germany Trade & Invest — GTAI (2026). Germany Books Record Increase in Energy Storage Batteries, 11.05.2026, Berlin. https://www.gtai.de/en/invest/industries/mobility/automotive-industry/ge...

Bundesnetzagentur für Elektrizität, Gas, Telekommunikation, Post und Eisenbahnen (2026). Stromspeicher — Häufig gestellte Fragen zu Netzanschluss, Betrieb und Netzentgelten; Auswertung des Marktstammdatenregisters (MaStR); Orientierungspunkte zu Speichernetzentgelten (Festlegungsverfahren AgNes), Bonn. https://www.bundesnetzagentur.de/DE/Fachthemen/ElektrizitaetundGas/Speic...

BVES — Bundesverband Energiespeicher Systeme e.V. (2026). BVES-Branchenanalyse 2026: Energiespeicherbranche in Deutschland, Marktstudie durchgeführt von 3EnergyConsulting (3EC), Berlin. https://www.bves.de/

BSW — Bundesverband Solarwirtschaft e.V. (2026). Rekordzubau bei Batteriespeichern, Auswertung von Daten der Bundesnetzagentur, 03.05.2026; Batteriespeicherkapazität binnen 4 Jahren verfünffacht, 12.01.2026, Berlin. https://www.solarwirtschaft.de/

ZVEI e.V. — Verband der Elektro- und Digitalindustrie, Fachverband Batterien (2026). Batterieproduktion erreicht Rekord — Branche warnt vor wachsender Abhängigkeit, Pressemitteilung, Juni 2026, Frankfurt am Main. https://www.zvei.org/presse-medien/pressebereich/batterieproduktion-erre...

Fraunhofer-Institut für System- und Innovationsforschung ISI (2026). Batterie-Update; Prognose für den Hochlauf der Batteriezellproduktion in Europa: Ein Risikobewertungsmodell, Karlsruhe. https://www.isi.fraunhofer.de/

Fraunhofer-Institut für Solare Energiesysteme ISE (2026). Jahresauswertung 2025 zur Stromerzeugung in Deutschland, Presseinformation, Freiburg im Breisgau. https://www.ise.fraunhofer.de/

BMWE — Bundesministerium für Wirtschaft und Energie (2025–2026). Energiewende direkt — Newsletter; Entwurf zum Strom-Versorgungssicherheits- und Kapazitätengesetz, Berlin. https://energiewende.bundeswirtschaftsministerium.de/

(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio Italo Tedesca - ITALCAM)

Ultima modifica: Giovedì 1 Ottobre 2026
Giovedì 17 Settembre 2026

Progetto di ammodernamento della linea ferroviaria Belgrado–Niš

Sono state recentemente pubblicate nuove opportunità di gara nell’ambito del Progetto di ammodernamento della linea ferroviaria Belgrado–Niš.

Il progetto rappresenta un importante investimento nella rete ferroviaria serba e rientra nel programma di ammodernamento del Corridoio Paneuropeo X, in conformità agli standard europei.

I seguenti bandi di gara sono stati pubblicati sulla TED:

  • Contratto per la supervisione dei lavori – TED 513244-2026
  • Bando di gara per i lavori – Sezione 3: Paraćin – Trupale – Medjurovo (Progettazione e Costruzione) – TED 538901-2026

Per maggiori dettagli, si invita a consultare la documentazione allegata.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Serba)

Ultima modifica: Giovedì 17 Settembre 2026
Martedì 15 Settembre 2026

Brasile e Italia, un nuovo ciclo dell’energia: tecnologia e cooperazione per trasformare le opportunità in investimenti

Il settore energetico sta attraversando una trasformazione che impone di conciliare esigenze solo apparentemente contraddittorie: rispondere a una domanda crescente, garantire sicurezza energetica, ridurre le emissioni, incorporare nuove tecnologie e preservare competitività e capacità di investimento. In questo scenario, il Brasile dispone di condizioni particolarmente favorevoli per assumere un ruolo di primo piano, mentre il rapporto con l’Italia offre complementarità industriali ancora in larga parte da sviluppare.

La dimensione del mercato brasiliano è significativa. Secondo l’Agenzia Nazionale del Petrolio, Gas Naturale e Biocombustibili (ANP), gli investimenti previsti nell’esplorazione e produzione di petrolio e gas raggiungono circa 120 miliardi di dollari nella fase produttiva tra il 2026 e il 2030. Nel maggio 2026 il Paese ha prodotto 4,301 milioni di barili di petrolio al giorno e 206,06 milioni di metri cubi giornalieri di gas naturale. Numeri che mobilitano una filiera molto più ampia dell’upstream: ingegneria, infrastrutture, cantieristica offshore, logistica, automazione, digitalizzazione, servizi specializzati e ricerca.

Allo stesso tempo, il Brasile possiede una delle matrici energetiche più rinnovabili tra le grandi economie mondiali. Nel 2025 le fonti rinnovabili hanno rappresentato quasi il 50% della matrice energetica e l’86,8% di quella elettrica. Petrolio, gas e transizione energetica non costituiscono quindi necessariamente percorsi contrapposti. Competenze, infrastrutture e capacità tecnologiche sviluppate dall’industria tradizionale possono diventare parte della costruzione del nuovo sistema energetico.

È qui che l’Italia può trovare uno spazio particolarmente interessante. La forza del sistema industriale italiano risiede nella capacità di trasformare conoscenza tecnica e specializzazione in soluzioni ad alto valore aggiunto: macchinari, automazione, componentistica, meccanica di precisione, sistemi di controllo, efficienza energetica e tecnologie ambientali. A questa competenza contribuisce una rete di piccole e medie imprese altamente specializzate, capaci di operare in nicchie industriali complesse.

Nel settore energetico, infatti, la competitività non può essere misurata soltanto sul prezzo iniziale. Affidabilità, durata, efficienza, manutenzione, disponibilità dei ricambi, assistenza tecnica, personalizzazione e tempi di fermo incidono sul costo complessivo di un investimento. È proprio in questa prospettiva di lungo periodo che qualità costruttiva, ingegneria e specializzazione possono diventare un vantaggio competitivo per la tecnologia italiana.

Dall’altra parte c’è un Brasile che combina scala continentale, risorse naturali, una sofisticata industria offshore, capacità scientifica e tecnologica e una forte domanda di infrastrutture e innovazione. La complementarità è evidente. La vera sfida consiste nel trasformarla in progetti.

Per farlo, occorre superare la tradizionale relazione tra esportatore e importatore. Entrare nel mercato brasiliano significa comprenderne la struttura industriale, i processi di acquisto, la regolamentazione, la fiscalità, la logistica e soprattutto individuare partner locali. Il potenziale maggiore risiede quindi in rapporti economici di lungo periodo: investimenti, integrazione delle catene di fornitura, trasferimento e sviluppo tecnologico, presenza produttiva e innovazione congiunta.

Esiste già una base importante: oltre 1.100 imprese italiane sono attive in Brasile e il Programma Esecutivo di Cooperazione Scientifica e Tecnologica Italia-Brasile 2026-2028 comprende settori come energie rinnovabili e materiali avanzati. In questo contesto, le istituzioni bilaterali possono svolgere un ruolo economico concreto, riducendo le asimmetrie informative e accompagnando le imprese dall’individuazione delle opportunità fino alla costruzione delle partnership.

Per il settore energetico, Rio de Janeiro rappresenta un punto privilegiato di questa connessione. Lo Stato concentra una parte fondamentale della produzione brasiliana di petrolio e gas e ospita operatori, fornitori, centri di ricerca, associazioni e decisori della filiera. È quindi un punto naturale d’incontro tra imprese italiane interessate al mercato brasiliano e aziende locali alla ricerca di tecnologia e partner internazionali.

Questa strategia sarà al centro anche della presenza della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria di Rio de Janeiro alla ROG.e 2026, dal 21 al 24 settembre al Riocentro. Lo spazio della Camera ospiterà due associate che rappresentano aspetti diversi della stessa filiera: HOMY, impresa italiana specializzata in strutture temporanee, sistemi di ponteggio e costruzioni modulari, ed Enterprise Logistics, società brasiliana a partecipazione italo-brasiliana attiva nella logistica internazionale per Offshore, Oil & Gas, Energia e Industria Pesante.

Ma l’orizzonte è già più ampio del petrolio. Biocombustibili, eolico, solare, efficienza energetica, idrogeno a basse emissioni, cattura e stoccaggio del carbonio, elettrificazione, digitalizzazione e nuove tecnologie offshore stanno creando ulteriori spazi di cooperazione. La transizione energetica è, prima di tutto, una trasformazione industriale: richiede infrastrutture, macchinari, ingegneria, ricerca, capitale e capacità di esecuzione.

Il Brasile offre scala, risorse, mercato e una delle frontiere offshore più sofisticate al mondo. L’Italia porta tecnologia, ingegneria, specializzazione produttiva e una consolidata cultura industriale. Trasformare questi elementi complementari in sviluppo richiede però presenza, conoscenza dei mercati e continuità.

Il futuro del rapporto economico tra i due Paesi si misurerà sempre meno nelle dichiarazioni d’intenti e sempre più nei progetti realizzati: una tecnologia che trova applicazione, un’impresa che incontra il partner giusto, un fornitore che entra in una nuova filiera, un investimento che si concretizza. In un settore in cui le decisioni di oggi definiranno infrastrutture e competitività per decenni, Brasile e Italia hanno un’opportunità concreta: costruire insieme una parte dell’energia del futuro.

(Contributo editoriale a cura della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria di Rio de Janeiro)

Ultima modifica: Venerdì 25 Settembre 2026
Giovedì 10 Settembre 2026

La Spagna segna un nuovo record turistico: 11,5 milioni di viaggiatori a luglio, il miglior dato di sempre

La Spagna ha registrato a luglio il miglior risultato turistico di sempre in un singolo mese, con 11,5 milioni di turisti internazionali, il 4,6% in più rispetto a luglio 2025. Il record riguarda anche la spesa: i visitatori stranieri hanno lasciato nel Paese 18,2 miliardi di euro, con una crescita del 10,9% su base annua. 

Il dato conferma il forte dinamismo del settore e rafforza le prospettive per il 2026, che potrebbe diventare il primo anno nella storia a superare la soglia dei 100 milioni di turisti internazionali. Nei primi sette mesi dell'anno sono già arrivati in Spagna 58,1 milioni di visitatori (+4,6%), generando una spesa complessiva di 82,1 miliardi di euro (+7,8%).  Particolarmente significativo è il fatto che la spesa stia crescendo più rapidamente degli arrivi. A luglio, la spesa media per turista ha raggiunto 1.579 euro (+5,9%), mentre quella giornaliera si è attestata a 218 euro (+3,7%). La durata media del soggiorno è stata di 7,23 giorni, in aumento del 2,2%.  

Il Regno Unito si conferma il principale mercato di provenienza, con 2,2 milioni di visitatori a luglio, seguito da Francia (1,58 milioni) e Germania (1,2 milioni).

La Catalogna si distingue come la principale destinazione spagnola per numero di turisti internazionali nei primi sette mesi del 2026, con 11,94 milioni di visitatori, il 2,9% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Seguono le Isole Baleari, con 9,16 milioni, e le Canarie, con 9,02 milioni. Anche a luglio la Catalogna si è confermata tra le destinazioni più attrattive: ha accolto 2,37 milioni di turisti stranieri, pari al 20,6% del totale nazionale, registrando una crescita dello 0,8% rispetto a luglio 2025

Ancora più rilevante è il dato relativo alla spesa turistica. A luglio i visitatori internazionali hanno speso in Catalogna 3,71 miliardi di euro, il 13% in più rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. La regione ha così concentrato il 20,4% della spesa turistica internazionale complessiva della Spagna. Nei primi sette mesi dell'anno, inoltre, la Catalogna ha rappresentato il 18,9% della spesa turistica internazionale totale, la quota più elevata tra tutte le comunità autonome.

Nel complesso, i dati mostrano come la Spagna non stia semplicemente attirando un numero crescente di visitatori, ma stia aumentando anche il valore economico generato dal turismo. Per le imprese straniere questo rappresenta un elemento particolarmente interessante, con opportunità che spaziano dall'hospitality e dalla ristorazione fino a trasporti, retail, eventi, cultura, servizi turistici, tecnologia ed esperienze ad alto valore aggiunto.

Per consultare i dati ufficiali: https://www.ine.es/dyngs/Prensa/EGATUR0726.htm?utm_source

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana - Barcellona)

Ultima modifica: Giovedì 15 Ottobre 2026
Giovedì 10 Settembre 2026

La crescita dell’economia francese rallenta a causa delle ondate di caldo

Il 28 agosto 2026, l’Insee ha rivisto al ribasso i dati sulla crescita francese. Il PIL è rimasto stagnante nel secondo trimestre 2026, correggendo la precedente stima di +0,2%. Anche il primo trimestre è stato rivisto al ribasso: il PIL è diminuito dello 0,2%, invece del precedente -0,1%.

La debolezza dell’economia è dovuta soprattutto alla riduzione della produzione agricola, causata dalle numerose ondate di calore dell’estate 2026, e all’aumento più forte del previsto dei prezzi dei servizi, in particolare nei trasporti. Secondo il ministro dell’Economia Roland Lescure, questi dati rappresentano il primo effetto concreto della difficile estate vissuta dalla Francia. Le conseguenze sulle raccolte agricole potrebbero essere molto pesanti in diverse regioni e potrebbero continuare a farsi sentire anche nel terzo trimestre.

A fine giugno, la crescita acquisita per il 2026 era soltanto dello 0,3%. L’obiettivo del governo di raggiungere una crescita dello 0,7% nel 2026 appare quindi ormai molto difficile da raggiungere. Secondo Hadrien Camatte, economista di Natixis CIB, l’obiettivo sembra «fuori portata»: per conseguirlo sarebbe necessaria una crescita dello 0,5% sia nel terzo sia nel quarto trimestre. Camatte sottolinea inoltre che la Francia ha evitato per poco una recessione tecnica nel primo semestre.

Anche la situazione delle famiglie è peggiorata. Nel secondo trimestre, il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito dello 0,6%, dopo il -0,2% del trimestre precedente. Il tasso di risparmio è sceso dal 17,9% al 17,2% del reddito disponibile lordo, segno che le famiglie hanno utilizzato una parte consistente dei propri risparmi per compensare la perdita di potere d’acquisto.

Un altro problema è l’inflazione. Nell’agosto 2026, i prezzi al consumo sono aumentati del 2,4% su base annua, dopo il 2,1% di luglio e l’1,8% di giugno. Secondo l’Insee, l’accelerazione è dovuta soprattutto all’aumento dei prezzi dell’energia, in particolare dei prodotti petroliferi. Nonostante questo, i consumi delle famiglie in beni sono rimasti relativamente solidi: a luglio sono aumentati dello 0,5% in volume, dopo il +0,6% di giugno.

Questi risultati complicano anche il raggiungimento dell’obiettivo di deficit pubblico del 5% del PIL nel 2026. La crescita più debole riduce le entrate pubbliche, mentre l’aumento dei tassi d’interesse, le spese militari e gli interventi di sostegno alle famiglie legati al conflitto in Medio Oriente pesano ulteriormente sui conti pubblici. Roland Lescure ha dichiarato di sperare di avvicinarsi il più possibile al 5%, ma ha ammesso che «non è affatto garantito».

Il primo ministro Sébastien Lecornu ha inoltre evidenziato le difficoltà legate alla situazione internazionale. La crisi di Ormuz non è ancora risolta e sta contribuendo a una crisi energetica destinata a durare, con conseguenze sulla crescita e sui mercati finanziari. Lecornu ha indicato anche una seconda fonte di incertezza: il disordine politico interno, in vista delle elezioni presidenziali francesi del 2027.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Marsiglia)

Ultima modifica: Giovedì 10 Settembre 2026
Giovedì 10 Settembre 2026

Lo shopping su internet sta diventando sempre più popolare in Serbia - 34,2 milioni di acquisti in tre mesi

Gli acquisti su internet in Serbia sono cresciuti nel secondo trimestre del 2026, con un significativo aumento del numero di pagamenti con carta ed elettroniche, ha annunciato la Banca Nazionale di Serbia. Nel secondo trimestre del 2026 sono stati effettuati 34,2 milioni di acquisti online, pari al 28,5% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Di questo numero, 24,45 milioni sono stati effettuati pagamenti in dinari, confermando la continua crescita degli acquisti online sia nella valuta nazionale che sul mercato interno, mentre 9,75 milioni di transazioni sono state effettuate su siti esteri.

I pagamenti in dinari, euro e dollari USA hanno rappresentato il 98,1% di tutti gli acquisti online nel secondo trimestre del 2026. Gli acquisti effettuati in dinari sono aumentati del 30,8%, cioè da 18,7 milioni a 24,5 milioni, mentre il loro valore totale è aumentato del 34,9%, da 56,5 miliardi a 76,3 miliardi di dinari.

Per quanto riguarda gli acquisti su siti esteri, rispetto al secondo trimestre del 2025, il numero di pagamenti in euro è aumentato del 34,7%, da 5,7 milioni a 7,7 milioni, con un valore che è aumentato del 23,8%, da 261,8 milioni di euro a 324,2 milioni di euro. D'altra parte, il numero di acquisti online in dollari USA è diminuito del 16,0%, da 1,7 milioni a 1,4 milioni, mentre il loro valore totale è aumentato dell'11,2%, da 60,9 milioni a 67,7 milioni di dollari rispetto al secondo trimestre del 2025.

Di tutti gli acquisti online effettuati nel secondo trimestre del 2026, più di due terzi (71,5%) sono stati realizzati nella valuta nazionale. Tali tendenze sono accompagnate dalla crescita del numero di negozi online nazionali, il cui numero a fine giugno di quest'anno ha raggiunto 6.278, il 21,4% in più rispetto alla fine del secondo trimestre del 2025, quando erano 5.171.

Questi dati non includono gli acquisti in contanti alla consegna, dato che la Banca Nazionale di Serbia non dispone di tali dati.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Serba)

Ultima modifica: Giovedì 10 Settembre 2026
Giovedì 10 Settembre 2026

L'Italia attacca l'incentivo fiscale serbo: si tratta di un regime privilegiato

L'Agenzia delle Entrate italiana ha valutato che l'esenzione decennale dall'imposta sugli utili, approvata dalla Serbia per alcuni grandi progetti di investimento, costituisca un regime fiscale privilegiato secondo le norme italiane sull'esenzione delle plusvalenze derivanti dalla vendita di azioni. Tale trattamento potrebbe avere conseguenze per gli investitori italiani in Serbia che decidono di cedere la propria partecipazione in una società nazionale.
L'Agenzia delle Entrate ha emesso la Circolare n. 135/2026 e KPMG, una delle più grandi società di revisione e consulenza al mondo, ha pubblicato un'analisi di tale decisione. Secondo l'analisi, l'esenzione decennale serba per i progetti di investimento qualificati rientra nelle norme italiane sui regimi fiscali privilegiati, rilevanti per l'applicazione dell'esenzione sulle partecipazioni, ovvero il regime PEX.

Come funziona l'incentivo fiscale serbo
La Serbia ha reso possibile per i grandi investitori l'esenzione dall'imposta sul reddito per un periodo massimo di dieci anni, a determinate condizioni. L'incentivo previsto dall'articolo 50a della legge sull'imposta sugli utili delle società è legato a investimenti superiori a un miliardo di dinari in immobilizzazioni e all'assunzione di almeno 100 nuovi dipendenti a tempo indeterminato.
Si tratta di uno degli incentivi fiscali più noti utilizzati dalla Serbia per attrarre grandi progetti di investimento.
Cosa significa la decisione dell'Italia?
Il sistema italiano di esenzione per partecipazioni, o PEX, consente, a determinate condizioni, di esentare dalla tassazione il 95% delle plusvalenze realizzate dalla vendita di partecipazioni qualificate.

Tuttavia, una delle condizioni per l'applicazione di questo regime riguarda lo status fiscale della società in cui è detenuta la partecipazione.
L'Agenzia delle Entrate ha concluso che l'esenzione decennale serba rappresenta un regime fiscale privilegiato, per cui l'esenzione PEX non può essere applicata alle plusvalenze realizzate dalla vendita di azioni. Anche KPMG afferma che alcune disposizioni transitorie introdotte dalla legge di bilancio italiana del 2018 non si applicano a tali plusvalenze.

La Serbia si sta già preparando ad abolire l'esenzione decennale.
Questo caso si inserisce in un momento in cui la Serbia sta già preparando modifiche al sistema di incentivi fiscali.
La proposta di modifica della legge sull'imposta sul reddito delle società prevede l'abrogazione dell'articolo 50a, ovvero l'abolizione della possibilità di usufruire dell'esenzione fiscale decennale per i nuovi investimenti, con l'entrata in vigore delle modifiche a partire dal 1° gennaio 2027.
La proposta contiene al contempo norme transitorie per i contribuenti che acquisiscono il diritto agli incentivi alle condizioni previste dalla legge, consentendo la continuazione dell'utilizzo dei diritti già acquisiti in conformità a tali norme.
Queste modifiche si inseriscono nel più ampio contesto dell'armonizzazione del sistema serbo con le norme internazionali in materia di tassazione minima e trattamento degli incentivi fiscali.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Serba)

Ultima modifica: Giovedì 10 Settembre 2026