Giovedì 21 Maggio 2026
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Il governatore della provincia di Santa Fe, Maximiliano Pullaro, ha incontrato a Buenos Aires l’ambasciatore dell’Unione Europea in Argentina, Erik Høeg, in una riunione dedicata al rafforzamento dei rapporti economici, commerciali e istituzionali tra la provincia di Santa Fe e il mercato europeo. Nel corso del confronto è stato sottolineato come l’Unione Europea rappresenti uno dei partner più importanti per la provincia di Santa Fe.
Uno dei principali temi affrontati è stato il nuovo accordo commerciale tra Mercosur e l’Unione Europea, che potrebbe aprire nuove opportunità per settori strategici come agroindustria, energia, industria manifatturiera e biocombustibili.
Durante la riunione si è parlato anche delle opportunità di cooperazione con i programmi europei in materia di innovazione, sostenibilità, energia e sviluppo territoriale. La provincia di Santa Fe punta infatti a rafforzare la propria presenza nei programmi di cooperazione internazionale e a sviluppare nuovi progetti con partner europei.
In questo contesto, il rafforzamento dei legami con l’Unione Europea rappresenta per la provincia di Santa Fe un passaggio strategico per attrarre investimenti, aumentare l’import/export e consolidare il proprio ruolo come uno dei principali motori economici dell’Argentina.
(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Italiana de Rosario)
Nel periodo gennaio–novembre 2025, la produzione industriale nel settore manifatturiero ha registrato un incremento dell’1,9% rispetto allo stesso periodo del 2024. Tuttavia, nel solo mese di novembre 2025 si evidenzia una contrazione del 3,8% rispetto allo stesso mese dell’enno precedente.
Analizzando i principali comparti, nel periodo gennaio–novembre 2025 la produzione tessile ha segnato una flessione dell’1,6% rispetto all’anno precedente, mentre la produzione di pelle e articoli in pelle è diminuita del 10,7%. Ancora più marcato il calo nel comparto dell’abbigliamento, che registra una riduzione del 19,9%.
Il confronto tendenziale relativo al mese di novembre mostra dinamiche differenziate: da un lato, la produzione tessile evidenzia un lieve incremento dello 0,4%; dall’altro, si rilevano contrazioni significative sia nella produzione di capi di abbigliamento (-35,1%) sia in quella di pelle e articoli in pelle (-17,2%).
Riserve
A novembre 2025, le riserve di prodotti finiti nel settore manifatturiero sono aumentate dell'11,4%. Al contrario, le scorte nel settore della pelle sono diminuite del 22,6%, quelle dell'abbigliamento del 2,7% e quelle del tessile dell'1,9% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente.
Prezzi
Nel periodo gennaio–dicembre 2025, i prezzi alla produzione sono aumentati nel settore tessile (+2,3%) e nella pelletteria (+2,9%). La produzione di abbigliamento ha invece registrato una diminuzione dei prezzi del 2,1% rispetto alla media del 2024.
Occupazione
Nel terzo trimestre del 2025, il settore contava 49.300 occupati, rappresentando il 2,1% dell'occupazione totale registrata in Serbia. Rispetto allo stesso periodo del 2024, il numero di dipendenti è diminuito drasticamente nell'abbigliamento (-13,8%) e nella pelle (-13,6%), mentre è cresciuto nel tessile (+5,7%).
Retribuzione
Le retribuzioni medie nel settore rimangono inferiori alla media nazionale. Tra gennaio e ottobre 2025, lo stipendio netto nell'abbigliamento è risultato inferiore del 36,2% rispetto alla media della Repubblica, quello nella pelle del 30,8% e quello nel tessile del 20,3%.
Scambio commerciale estero
Tra gennaio e novembre 2025, le esportazioni totali del settore sono ammontate a circa 1,4 miliardi di euro rappresentando il 4,6% delle esportazioni totali della Repubblica di Serbia. Rispetto allo stesso periodo del 2024, si registra una diminuzione del 5,0%. Nello stesso arco temporale, le importazioni hanno toccato 1,8 miliardi di euro, segnando un incremento del 4,0% su base annua e rappresentando il 4,7% delle importazioni complessive del Paese. Ciò ha generato un disavanzo commerciale di 414,7 milioni di euro. I principali mercati di esportazione sono Italia, Germania e Bosnia-Erzegovina, mentre le importazioni provengono principalmente da Cina, Italia e Turchia.
Investimenti diretti esteri
Nel terzo trimestre del 2025, il flusso netto di investimenti diretti esteri (IDE) nella produzione di tessili e abbigliamento è stato di 12,1 milioni di euro. Complessivamente, nei primi tre trimestri del 2025, gli investimenti nel settore hanno raggiunto i 32 milioni di euro.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Serba)
Nel periodo gennaio-novembre 2025, la produzione nell'industria manifatturiera ha registrato una crescita dell'1,9% rispetto all'anno precedente. Il motore principale è stato il settore degli autoveicoli (+30,5%), seguito dai prodotti in metallo (+5,6%) e dai metalli di base (+5,1%). Tuttavia, a novembre si è osservato un calo della produzione del 3,8%.
Le scorte di prodotti finiti sono aumentate dell'11,4% a novembre 2025, con incrementi record nella produzione di prodotti in metallo (61,4%) e autoveicoli (50,7%). Per quanto riguarda i prezzi alla produzione, si è registrato un lieve aumento dell'1,0% su base annua, trainato soprattutto dal comparto automobilistico (+4,8%).
Occupazione, Salari e Investimenti
Il settore impiega complessivamente 197.509 persone (dati Q3 2025). Nonostante il settore automobilistico sia il principale datore di lavoro con oltre 65.000 addetti, ha subito una contrazione occupazionale del 3,3%. Tale calo è legato a crisi specifiche, come la chiusura di Leoni a Malošište (1.900 esuberi) e l'annuncio della chiusura di Draxlmaier a Zrenjanin entro il 2026. Di segno opposto è l'apertura della fabbrica Ariston a Niš (investimento di 75 milioni di euro) e l'aumento della produzione Stelantis a Kragujevac.
Le retribuzioni più elevate si registrano nella produzione di metalli di base, con una media di 175.002 RSD e una crescita reale del 9,1%. I salari più bassi si trovano nella produzione di prodotti in metallo, inferiori del 12,3% rispetto alla media nazionale. Gli Investimenti Diretti Esteri (IDE) nel settore hanno raggiunto i 91,8 milioni di euro nel terzo trimestre del 2025.
Commercio Estero e Mercati di Sbocco
L'export di questo comparto rappresenta una colonna portante dell'economia serba, con 11,8 miliardi di euro esportati (38,9% dell'export totale nazionale) e una crescita del 12,2%. Il settore genera un surplus commerciale di 812,7 milioni di euro. I prodotti più esportati sono gli autoveicoli e i rimorchi (3,6 miliardi di euro). La Germania si conferma il primo partner commerciale, seguita da Italia e Ungheria.
Clima Aziendale e Quadro Macroeconomico
I risultati del sondaggio svolto dalla Camera di Commercio della Serbia (PKS) dimostrano che la maggior parte delle aziende (circa il 58%) valuta il clima economico attuale come stabile, e il 60,3% prevede che rimarrà invariato nel primo trimestre del 2026. Anche le aspettative sull'occupazione rimangono stabili per la maggior parte degli intervistati (71,7%).
A livello nazionale, la Serbia chiude il 2025 con una crescita del PIL del 2,0%, un dato inferiore alle previsioni iniziali del 4,2%. L'inflazione media del periodo è stata del 3,8%, rientrando negli obiettivi della Banca Nazionale. Per il 2026 si prevede un'accelerazione della crescita del PIL al 3,5%, sostenuta proprio dall'industria automobilistica e dai progetti infrastrutturali.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Serba)
Il mercato del lavoro spagnolo ha registrato nel mese di marzo il miglior risultato della serie storica, con la creazione di 211.510 nuovi posti di lavoro e un totale di oltre 21,8 milioni di affiliati alla sicurezza sociale. Il presidente Pedro Sánchez ha anticipato che, nei dati destagionalizzati, si è superata per la prima volta la soglia dei 22 milioni di occupati. Nonostante le tensioni legate alla guerra in Iran, l’occupazione non sembra averne ancora risentito.
La crescita è stata trainata soprattutto dal settore turistico e della ristorazione, grazie anche all’effetto della Settimana Santa, che quest’anno ha favorito assunzioni anticipate. Questo elemento indica però anche una componente stagionale nei dati, che potrebbe non riflettere interamente una crescita strutturale. Buoni risultati anche in costruzioni, servizi amministrativi, sanità e industria. Su base annua, l’occupazione cresce di circa il 2,5%, con incrementi particolarmente forti in agricoltura e costruzioni. Da segnalare anche l’aumento di circa 15.000 lavoratori autonomi, un dato che non si registrava da un anno.
Anche la disoccupazione è diminuita: a marzo si contano circa 2,43 milioni di disoccupati, il livello più basso per questo mese negli ultimi 18 anni, con un calo di oltre 22.000 persone rispetto a febbraio. La riduzione è stata particolarmente marcata nelle regioni più turistiche, come Andalusia, Catalogna e Comunità Valenciana, e guidata soprattutto dal settore dei servizi.
Infine, aumenta anche il numero dei contratti, con una crescita significativa sia rispetto al mese precedente sia su base annua. Il 44% dei nuovi contratti è a tempo indeterminato, ma cresce più rapidamente anche il peso delle forme contrattuali meno stabili, come i contratti fissi discontinui e part-time, sollevando qualche dubbio sulla qualità complessiva dell’occupazione creata. Inoltre, aumenta il numero di persone in cerca di primo impiego, segnale di fiducia nel mercato del lavoro ma anche di possibile pressione futura sulla domanda di lavoro.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana - Barcellona)
La Repubblica Ceca ha migliorato la sua performance economica nel confronto all’interno dell’Unione Europea.
Secondo i calcoli diffusi dall’Eurostat il pil pro capite ceco valutato con la metodologia del potere d’acquisto rappresentava lo scorso anno il 92% della media UE. Rispetto al 2024 il dato è migliorato di un punto percentuale e segnalo la ripresa della convergenza rispetto alle migliori economie dell’UE.
L’Aeroporto di Praga attende nella stagione estiva il transito di 12 milioni di passeggeri con l’Italia tra le principali destinazioni.
Il numero di passeggeri nella stagione estiva iniziata il 29 marzo dovrebbe quindi crescere di oltre il sei percento rispetto al 2025. Ogni previsione ha tuttavia un margine di incertezza dovuto alla crisi in Medio Oriente, la cui durata e ricaduta è difficilmente prevedibile. Il numero delle destinazioni di voli da Praga è aumentato rispetto a un anno fa di 15 a 183. Con 20 destinazioni l’Italia è il paese meglio collegato con Praga nella stagione estiva. Rispetto a un anno fa viene ampliata l’offerta di voli per Milano o Roma.
Lo scorso anno gli investimenti esteri nelle attività economiche nella Repubblica Ceca hanno generato profitti per 602 miliardi di corone, circa 50 miliardi in più rispetto al 2024. “Gli utili dei proprietari esteri delle aziende hanno raggiunto il sette percento del PIL”, ha osservato Vladimir Kermiet dell’Ufficio di Statistica.
L’utile reinvestito nel Paese è aumentato di 70 miliardi di corone, raggiungendo i 262 miliardi. Gli utili distribuiti sono invece diminuiti di circa 20 miliardi, attestandosi a 340 miliardi di corone.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)
Agevolare e sostenere un programma di crescita industriale volto alla realizzazione di un grande progetto di investimento a Novara, finalizzato alla creazione di un sito produttivo per la realizzazione di semiconduttori - il primo nel suo genere nell’Unione europea - con focus nelle fasi di back-end, packaging e testing: questo l’obiettivo alla base dell’Accordo di sviluppo firmato dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso, Invitalia e Silicon Box, società con sede a Singapore specializzata in tecnologie di chiplet integration, advanced packaging e testing.
Il progetto - attualmente in fase di istruttoria - prevede un sostegno italiano pari a 1,3 miliardi di euro, nel rispetto delle norme sugli aiuti di Stato, a fronte di un investimento complessivo di 3,2 miliardi di euro, per la realizzazione nel comune piemontese della prima fabbrica europea di Silicon Box.
“Questo Accordo segna un passaggio strategico per il rafforzamento della nostra sovranità tecnologica e industriale e contribuisce a rendere più solida e resiliente la filiera europea dei semiconduttori”, ha dichiarato il ministro Urso. “Il Governo ha posto chip e microelettronica al centro delle priorità industriali nazionali, consapevole del loro ruolo decisivo per la competitività del sistema produttivo, e sta già lavorando a nuovi programmi di sviluppo industriale che saranno avviati a breve in questo ambito. Oggi l’Italia si afferma come un Paese affidabile, apprezzato e soprattutto altamente attrattivo, in grado di catalizzare l’interesse dei principali player tecnologici globali”, ha concluso.
“L’investimento di Silicon Box a Novara, in Piemonte, segnerà l’inizio di una nuova stagione di rinascita industriale della produzione di semiconduttori in Italia. Con questo importante sviluppo, il nostro team può ora concentrarsi sulla fase successiva, ovvero dare attuazione agli impegni del progetto per realizzare un impianto all’avanguardia, unico nel suo genere, che contribuirà a creare una filiera completa dei semiconduttori in Europa”, ha dichiarato il Dr. Byung Joon Han, co-fondatore e CEO di Silicon Box.
L’investimento di Silicon Box rafforzerà la sicurezza dell’approvvigionamento, la resilienza e l’autonomia tecnologica dell’Europa nel settore dei semiconduttori e si inserisce pienamente nella strategia europea del Chips Act — che punta a raddoppiare la quota di mercato globale dell’UE entro il 2030, dal 10 ad almeno il 20% — nonché nella strategia italiana per la microelettronica, che prevede risorse per 4 miliardi di euro per attrarre grandi investimenti e rafforzare la ricerca industriale avanzata.
L’intesa odierna rappresenta un passo concreto per lo sviluppo della filiera dei semiconduttori in Italia, con ricadute positive su occupazione, innovazione e competitività del sistema produttivo nazionale
A pieno regime infatti l’impianto potrà generare circa 1.600 nuovi posti di lavoro diretti, a cui si aggiungeranno quelli indiretti per la costruzione della fabbrica e per le forniture e la logistica a essa collegate. Lo stabilimento sarà costruito e gestito riducendo al minimo l’impatto sull’ambiente.
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Singapore)
Un recente sviluppo nel contenzioso relativo ai dazi applicati negli Stati Uniti ai sensi dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) sta attirando l’attenzione di esportatori e importatori internazionali. Alcune decisioni giudiziarie e i successivi interventi della U.S. Customs and Border Protection (CBP) potrebbero infatti aprire la strada a procedure di rimborso per determinati dazi riscossi negli ultimi mesi.
Il quadro resta in evoluzione, anche alla luce di possibili appelli e ulteriori chiarimenti amministrativi da parte delle autorità statunitensi. Tuttavia, molte aziende stanno già avviando verifiche interne per valutare l’eventuale esposizione e le opportunità di recupero degli importi versati.
Secondo le indicazioni diffuse negli Stati Uniti, i rimborsi riguarderebbero gli importatori registrati (importers of record) che hanno sostenuto il pagamento di dazi riconducibili all’IEEPA. La U.S. Customs and Border Protection sta predisponendo le procedure operative per la gestione delle richieste attraverso il sistema ACE (Automated Commercial Environment), il portale digitale utilizzato per la gestione delle operazioni doganali statunitensi.
Le operazioni coinvolte sarebbero numerose e comprenderebbero sia pratiche ancora in fase di liquidazione sia importazioni già concluse. In alcuni casi, i rimborsi potrebbero includere anche gli interessi maturati.
Per le imprese italiane esportatrici verso gli Stati Uniti, il tema assume particolare rilevanza sotto il profilo contrattuale e operativo. I rimborsi, infatti, non vengono riconosciuti direttamente all’esportatore italiano, ma all’importatore statunitense registrato. Di conseguenza, diventa essenziale verificare in che modo eventuali costi tariffari siano stati trasferiti lungo la filiera commerciale e documentati nei contratti di vendita, nelle fatture o nei meccanismi di adeguamento dei prezzi.
In questa fase, le aziende italiane potrebbero valutare alcune azioni prioritarie:
Particolare attenzione andrebbe riservata alla documentazione tecnica, inclusi gli Entry Summaries (CBP Form 7501), le classificazioni tariffarie applicate e le prove dei pagamenti effettuati. La corretta conservazione delle informazioni potrebbe risultare determinante per l’accesso agli eventuali rimborsi.
Anche gli importatori statunitensi sono chiamati a verificare la propria operatività attraverso ACE, inclusa la configurazione dei sistemi ACH per la ricezione elettronica dei rimborsi e la gestione delle eventuali procedure di protesta o riliquidazione previste dalla normativa doganale americana.
Il tema interessa numerosi settori del Made in Italy attivi sul mercato statunitense, dall’agroalimentare alla meccanica, dal design alla moda, e conferma quanto la gestione doganale e commerciale sia diventata una componente strategica dei processi di internazionalizzazione.
Alla luce della complessità del quadro normativo e delle possibili evoluzioni del contenzioso negli Stati Uniti, si raccomanda alle imprese di valutare il supporto di professionisti specializzati in commercio internazionale, fiscalità doganale e procedure CBP.
(Contributo editoriale a cura della Italy-America Chamber of Commerce Southeast, Inc.)
I primi dati pubblicati sulle esportazioni italiane verso gli Stati Uniti nel corso del 2025 indicano una situazione fortemente disomogenea tra i vari settori, in parte a causa dell’impatto dei dazi introdotti dal governo federale statunitense sui prodotti esteri.
Secondo un’analisi dell’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), i dati aggregati mostrano un incremento complessivo del 7,2% delle esportazioni italiane verso gli Stati Uniti nel 2025, che si confermano il secondo mercato più importante per l’Italia dopo la Germania. Tuttavia, questo dato positivo nasconde una realtà più complessa. La crescita è stata trainata quasi interamente dal forte aumento delle esportazioni farmaceutiche, cresciute del 54%, fino a raggiungere 15,7 miliardi di euro e a rappresentare il 22,7% dell’export totale italiano verso gli Stati Uniti.
Se si esclude l’effetto del comparto farmaceutico, il quadro cambia in modo significativo. Le esportazioni italiane registrerebbero infatti una diminuzione complessiva dell’1,7%, pari a circa 863 milioni di euro in meno.
Tra i settori maggiormente colpiti figurano diversi pilastri del manifatturiero italiano. Il settore automobilistico ha registrato un calo del 18,5% (–655 milioni di euro), l’agroalimentare è sceso del 4,5% (–348 milioni di euro), il comparto legno-arredo ha perso l’8,2% e la meccanica il 3,4%. Al contrario, il settore moda — comprendente tessile, abbigliamento e pelletteria — ha mostrato una maggiore tenuta, segnando un incremento del 2,4% e raggiungendo 5,7 miliardi di euro.
Nel 2025 si sono registrati anche forti aumenti nelle esportazioni verso gli Stati Uniti di navi (+111%) e di aeromobili e relative componenti (+290%), settori caratterizzati da prodotti ad alto valore aggiunto e da cicli produttivi più lunghi.
I dati aggregati dello United States Census Bureau mostrano tuttavia cifre differenti e un quadro in parte diverso. Nel 2025, le esportazioni statunitensi verso l’Italia sono salite a 43,7 miliardi di dollari (rispetto ai 32,4 miliardi del 2024), mentre le importazioni statunitensi dall’Italia sono diminuite leggermente a 74,4 miliardi di dollari, rispetto ai 76,3 miliardi dell’anno precedente. Di conseguenza, il surplus commerciale a favore dell’Italia, pur rimanendo consistente, si è ridotto da 44,0 miliardi di dollari nel 2024 a 30,8 miliardi di dollari nel 2025. Questi dati si riferiscono esclusivamente al commercio di beni e sono espressi in dollari nominali statunitensi.
(Contributo editoriale a cura della Italy-America Chamber of Commerce Southeast, Inc.)
La Serbia ha ottenuto una nuova estensione dell’accordo per la fornitura di gas naturale dalla Russia, della durata di tre mesi, a seguito di colloqui tra il Presidente Aleksandar Vučić e il Presidente russo Vladimir Putin.
L’intesa mantiene condizioni particolarmente favorevoli per Belgrado: il prezzo del gas resta compreso tra 320 e 330 dollari per 1.000 metri cubi, significativamente inferiore ai livelli di mercato europei, che superano i 600 dollari.
L’accordo prevede inoltre una fornitura giornaliera di circa 6 milioni di metri cubi, con margini di flessibilità per aumentare i volumi in caso di necessità, ad esempio durante picchi di consumo o condizioni climatiche avverse.
Questo accordo evidenzia chiaramente la strategia energetica della Serbia, basata su un equilibrio tra convenienza economica e necessità di diversificazione, sono infatti in corso tentativi di diversificazione delle fonti energetiche (ad esempio attraverso Azerbaigian e infrastrutture LNG).
Grazie a queste condizioni, la Serbia si posiziona tra i Paesi europei con il costo del gas più basso, diventando così uno dei paesi migliori per investire nella produzione indústriale.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Serba)
Dal 23 marzo 2026 è attivo in Serbia un nuovo Programma di sostegno ai principianti nel business, rivolto ai neoimprenditori, alle micro e piccole imprese attive da non più di 36 mesi, o da 48 mesi se la proprietà di maggioranza è femminile, e anche alle persone fisiche che intendono avviare una propria attività.
Il programma combina misure finanziarie e non finanziarie: formazione gratuita, consulenza specialistica, assistenza nella stesura dei piani di investimento e accesso a crediti agevolati fino a 30.000 euro, con un contributo a fondo perduto fino al 20% dell’importo del credito, per un massimo di 3.000 euro, per chi rimborsa regolarmente il finanziamento e prosegue l’attività.
Per la Serbia, questo programma è rilevante non solo come misura di sostegno all’imprenditoria nascente, ma anche come leva di politica economica: facilita l’ingresso sul mercato, riduce il rischio iniziale per i nuovi operatori e favorisce la creazione di posti di lavoro. In un sistema in cui le piccole e medie imprese costituiscono la quasi totalità del tessuto produttivo (99.8% secondo la Camera di Commercio Serba), rafforzare i primi anni di vita di un’impresa significa aiutarla in uno dei suoi momenti più delicati.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Serba)