Venerdì 5 Giugno 2026
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L’economia serba nel 2025 ha registrato un sensibile rallentamento rispetto alle stime iniziali, con una crescita del PIL reale attestata al 2,0%, valore dimezzato rispetto alla proiezione di inizio anno (4,2%). Tale flessione è parzialmente riconducibile a variabili climatiche avverse che hanno influenzato i prezzi dei prodotti alimentari e, di riflesso, l'industria di trasformazione energivora. Nonostante ciò, le prospettive a medio termine rimangono positive, con proiezioni di accelerazione al 3,5% nel 2026 e al 5,0% nel 2027, sostenute dagli investimenti per EXPO 2027 e dal programma "Salto nel futuro".
Gli indicatori finanziari riflettono una stabilità strutturale:
2. Analisi della Produzione Industriale e delle Scorte
Il comparto estrattivo si conferma il motore della resilienza industriale serba, superando le performance del settore della fornitura di energia, che ha risentito di una fase di contrazione operativa.
Analisi Analitica di Scorte e Prezzi
L'andamento delle scorte a novembre 2025 evidenzia segnali di mercato critici:
3. Iniziative per la Transizione Verde e Rinnovabili
La Serbia sta consolidando il passaggio verso un’economia circolare, definendo nuovi benchmark per il settore privato e lo sviluppo regionale.
4. Evoluzione del Quadro Normativo e Strategico
Le recenti riforme puntano a rafforzare la sovranità statale nella gestione delle risorse e ad allineare il Paese agli standard UE.
5. Focus Speciale: Nuove Frontiere e Grandi Progetti Estrattivi
6. Commercio Estero e Investimenti Diretti Esteri (IDE)
Il settore energetico-minerario si conferma un pilastro dell'interscambio nazionale, pur mantenendo un deficit strutturale legato agli idrocarburi.
7. Occupazione, Salari e Clima di Fiducia
Dinamiche del Lavoro
Analisi Salariale nel period gennaio-ottobre 2025
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Serba)
Hong Kong riveste oggi un ruolo centrale nella strategia internazionale dell’Italia, non solo come mercato di sbocco, ma come piattaforma di relazione, cultura e sviluppo del Made in Italy. Negli ultimi anni la città ha ridefinito in modo significativo il proprio posizionamento nel sistema internazionale dell’arte e del design, aprendo nuove opportunità di visibilità e di crescita per le imprese italiane. In questo contesto, la presenza italiana a Hong Kong si rafforza come espressione concreta di una diplomazia economica e culturale capace di unire qualità produttiva, innovazione e apertura al dialogo internazionale.
Un passaggio di particolare rilievo è rappresentato dall’esordio del Salone del Mobile.Milano ad Art Basel Hong Kong, all’interno di una partnership triennale con Art Basel. Questa partecipazione, in uno dei principali hub mondiali del collezionismo, segna un ulteriore passo nel processo di internazionalizzazione del design italiano. Hong Kong si conferma così un punto d’incontro tra arte, innovazione e artigianalità, offrendo una vetrina capace di valorizzare l’eccellenza del Made in Italy e della ricerca progettuale che lo distingue.
Hong Kong assume un’importanza strategica anche sotto il profilo economico. La città rappresenta infatti una porta privilegiata verso i mercati asiatici, in particolare Cina, Giappone e Corea del Sud, aree in cui la domanda di design italiano continua a evolversi e a crescere. La sua funzione di piattaforma relazionale e culturale si rafforza progressivamente, consentendo di generare opportunità su scala regionale e di instaurare connessioni con interlocutori di alto profilo. In questa prospettiva, non si tratta solo di entrare in un nuovo mercato, ma di consolidare la propria presenza all’interno di un contesto in cui arte, design e mercato sono sempre più interconnesse.
I dati confermano questa rilevanza. Nel 2025, le esportazioni italiane verso Hong Kong hanno raggiunto risultati significativi: il settore legno-arredo ha raggiunto i 59,8 milioni di euro, mentre il piu’ ampio comparto dell’arredamento si e’ attestato intorno ai 52 milioni. Si tratta di valori che testimoniano l’alta considerazione internazionale di cui gode il design italiano, riconosciuto come espressione di eccellenza manifatturiera. Come ha sottolineato l’ambasciatore italiano in Cina Massimo Ambrosetti, questi risultati confermano il forte apprezzamento per un modello produttivo capace di coniugare tradizione, ricerca e qualità.
In questa cornice si inserisce anche la celebrazione della Giornata del Design Italiano nel Mondo, curata da Annalisa Rosso nel 2026, che assume il valore di strumento di diplomazia culturale. L’iniziativa rafforza il dialogo tra il settore del design italiano e i contesti internazionali, evidenziando come il design possa essere una lingua comune tra mondi diversi. Il nuovo Collectors Lounge, uno spazio prestigioso e curato che offre un ambiente confortevole e di design per mercanti d'arte, presentato nell’ambito di Art Basel Hong Kong, esprime proprio questa visione: un sistema produttivo capace di unire eredità manifatturiera, innovazione e dialogo con il linguaggio contemporaneo dell’arte e dell’architettura.
Anche la dimensione temporale rafforza il significato di questa presenza. Il Salone del Mobile.Milano è infatti atteso a Milano dal 21 al 26 aprile 2026, e il percorso che passa da Hong Kong contribuisce ad anticiparne contenuti, relazioni e visione internazionale. La strategia è chiara: posizionare il design italiano non solo come settore industriale, ma come linguaggio culturale e leva strategica capace di connettere bellezza, business e investimento. In questo senso, Hong Kong non è soltanto un mercato importante per l’Italia: è un partner essenziale per costruire il futuro internazionale del Made in Italy.
Bibliografia
"Salone del Mobile.Milano lands in Hong Kong with Art Basel: Italian design conquers Asia"
https://www.xylon.it/en/2026/03/26/il-salone-del-mobile-milano-sbarca-a-hong-kong-con-art-basel-il-design-italiano-conquista-lasia/
"In Hong Kong, Salone del Mobile.Milano and Art Basel collaborate on art and design"
https://www.ansa.it/english/news/news_from_embassies/2026/03/30/in-hong-kong-salone-del-mobile.milano-and-art-basel-collaborate-on-art_ac1f2d5d-bb9c-44f7-86d6-71d62ecf4f82.html
"Salone reinforces its collaboration with Art Basel and lands in Hong Kong"
https://www.salonemilano.it/en/articoli/salone-mobilemilano-collaboration-art-basel-hong-kong
"La Giornata del Design Italiano nel Mondo"
https://italiandesignday-official.it/
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Hong Kong and Macao)
Secondo uno studio del Fondo Monetario Internazionale di agosto 2025, la Danimarca è il paese europeo che ha adottato con maggiore diffusione tecnologie basate sull'AI nelle proprie aziende.
L’elevato tasso di digitalizzazione della popolazione è alla base del grande successo applicativo sia nel B2B che nei rapporti con il cliente.
Secondo gli indici appositamente creati dall’IMF per quantificare la preparazione alle innovazioni e le opportunità portate dall’AI nei vari paesi del mondo, la Danimarca, assieme agli altri paesi nordici, viene identificata come il luogo più favorevole per l’applicazione di tali tecnologie.
Di fatto, già oggi quasi il 30% delle aziende si avvale di tecnologie LLM per le mansioni più disparate: nel 35 % dei casi si tratta di analisi o produzione di testo, ma quasi nel 30% dei casi viene adoperata per analisi di dati o automatizzazione di workflows.
Vi è tuttavia una forte disparità di uso tra piccole e grandi aziende: le grandi imprese, quelle al di sopra dei 250 dipendenti, adoperano l’intelligenza artificiale circa nel 60% dei casi, mentre, ciò che è sorprendente, è l’uso che viene effettuato da piccole e medie imprese: benché sia limitato a circa il 20% e 40% rispettivamente, tali percentuali rappresentano quasi al doppio della media europea dell’utilizzo che viene effettuato dalle aziende delle stesse dimensioni, andando ad evidenziare come il mercato danese sia pronto per un’applicazione a livello estensivo di tali tecnologie.
Altro punto a vantaggio dell’applicazione su vasta scala di tecnologie AI è l’impatto ridotto che l’economia danese dovrebbe sostenere in confronto alle altre nazioni: il modello di flexicurity garantisce alta flessibilità alle aziende per la gestione dei dipendenti, garantendo contemporaneamente cospicui sussidi di disoccupazione che sono però rigorosamente limitati nel tempo (fino a due anni). Per i redditi più bassi la compensazione può arrivare fino al 90% del salario precedente.
Tramite questo sistema ogni anno circa il 25% dei lavoratori del settore privato cambia impiego, anche grazie al cosiddetto “terzo pilastro” (oltre flessibilità e sussidi) che riguarda il coinvolgimento attivo ed efficace delle istituzioni pubbliche nella formazione e collocamento di forza lavoro.
Tramite un robusto mix di investimenti governativi e privati, la Danimarca conferisce ogni anno molte risorse ai mercati ad alta innovazione tecnologica. Per esempio, nel 2023 secondo l’osservatorio AI dell’OCSE, gli investimenti totali sono stati quasi 7 miliardi e mezzo di euro.
Tra le più importanti realtà di successo è doveroso citare il caso di Novo Nordisk, il gigante farmaceutico danese di Ozempic e leader nella produzione di insulina, che investe pesantemente nell’AI e nel machine learning in tutta la propria filiera e in particolare nella ricerca di nuovi farmaci tramite l’analisi di dati.
Il mercato è tuttavia aperto anche a nuovi player: per esempio la start up Corti, fondata nel 2016 a Copenhagen, è specializzata in AI generative per assistenza vocale e ha raccolto il corrispettivo di 87 milioni di dollari in investimenti, portando l’azienda ad una valutazione di 260 milioni di dollari.
Insomma, la Danimarca offre un ecosistema propizio all’innovazione ed allo sviluppo di nuove tecnologie o di nuovi metodi di applicazione dell’intelligenza artificiale, offrendo regole chiare e semplici, una popolazione aperta all’utilizzo delle tecnologie e grandi investimenti per le aziende che hanno potenziale, anche dall’estero.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio italiana in Danimarca)
La Polonia si è ormai consolidata come la più grande economia dell’Europa centro-orientale e l'ottava dell'Unione Europea. Per le imprese italiane, non si tratta più di guardare a un "mercato emergente", ma a un terreno estremamente fertile, profondamente integrato nelle catene del valore europee e dotato di infrastrutture digitali all'avanguardia.
Secondo i dati aggiornati presi dal Report E-commerce in Polonia 2025 (realizzato da Gemius, IAB Polska e PBI su dati GUS, principale ente per la statistica polacco), l'adozione degli acquisti online ha raggiunto una penetrazione capillare: il 78% degli internauti polacchi acquista online, e ben il 77% lo fa regolarmente su piattaforme locali.
Oggi, tuttavia, il mercato è entrato in una fase di maturità che gli esperti definiscono la "Nuova Normalità". La crescita esplosiva non deriva più dall'acquisizione di nuovi utenti (il bacino è quasi saturo), ma dall'aumento della frequenza d'acquisto, dalla crescita del valore medio del carrello e, soprattutto, dalla retention (fidelizzazione). Il consumatore polacco online vanta una notevole capacità di spesa: il 65% di chi ha redditi medio-alti acquista abitualmente sul web. Per un brand italiano, questo scenario richiede un approccio strategico: vince chi sa unire l'eccellenza del prodotto a una Customer Experience impeccabile e senza frizioni.
L'e-commerce polacco continua a crescere a un ritmo superiore al 5% annuo. Analizzando i dati di consumo B2C, il Raport 2025 evidenzia quattro macro-categorie dominanti, scelte da oltre il 50% dei compratori online nell'ultimo anno:
In tutti questi segmenti, l'origine "Made in Italy" costituisce un potentissimo driver di conversione. La classe media polacca è alla ricerca di "premiumness" e riconosce nel brand italiano una garanzia di artigianalità, lusso accessibile e design superiore.
A questo si affianca un bacino di enorme valore spesso trascurato: l'E-commerce B2B. La Polonia è la vera "fabbrica d'Europa", e i responsabili acquisti (procurement) delle aziende polacche stanno massicciamente spostando i loro ordini sui canali digitali. Per i produttori italiani di componentistica meccanica, macchinari industriali, imballaggi e forniture aziendali, le piattaforme B2B polacche rappresentano oggi un canale di vendita diretto, tracciabile e ad altissima marginalità.
Per operare con successo, un imprenditore deve sapersi muovere in anticipo sui trend di mercato. Ecco tre dinamiche verificate che stanno ridisegnando l'e-commerce in Polonia in questi mesi:
Per penetrare il mercato polacco, è essenziale comprendere le leve comportamentali che guidano le conversioni al momento del checkout:
Se c'è un elemento che distingue radicalmente il mercato polacco dal resto dell'Europa, questo è la logistica di prossimità (OOH - Out-Of-Home). Oggi, ben l'83% dei consumatori indica la consegna fuori casa come la forma preferita in assoluto. Il consumatore polacco non ama aspettare il corriere a domicilio, ma esige flessibilità totale. Questo ecosistema si regge su tre pilastri:
L'integrazione con queste reti OOH (tramite un partner logistico locale) è la chiave assoluta per garantire alti tassi di conversione e offrire resi facili ed economici, vero motore della fiducia nell'acquisto cross-border.
L'apertura di un canale e-commerce in Polonia offre all'imprenditore italiano vantaggi strutturali di altissimo valore strategico:
Non esiste una via unica per entrare nel mercato polacco. A seconda del prodotto e degli obiettivi, un'azienda italiana può scegliere tra 5 modelli scalabili:
Sviluppare un e-commerce di successo in Polonia richiede una "localizzazione strategica": non basta tradurre un sito web, occorre adattare l'intera catena del valore alle peculiarità locali, nel pieno rispetto delle stringenti normative europee.
La Camera di Commercio e dell’Industria Italiana in Polonia è a disposizione degli imprenditori per supportarli operativamente offrendo servizi concreti come ricerca e selezione di partner affidabili. Il potenziale digitale polacco è pronto per accogliere l'eccellenza del Made in Italy.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italiana in Polonia)
Il Costa Rica si conferma una delle economie più aperte e dinamiche dell’America Centrale, con un modello di crescita fortemente orientato all’export e all’integrazione nelle catene globali del valore. La stabilità istituzionale, l’ampia rete di accordi commerciali e il consolidato sistema di zone franche hanno favorito negli ultimi anni lo sviluppo di settori ad alto valore aggiunto e l’attrazione di investimenti internazionali.
Secondo i dati di Banco Central de Costa Rica e PROCOMER, il commercio estero rappresenta uno dei principali motori dell’economia nazionale, con un grado di apertura commerciale superiore al 65% del PIL.
Tra gli indicatori principali:
Le esportazioni di beni sono trainate soprattutto dal comparto dei dispositivi medici e delle life sciences, che rappresentano circa il 40% dell’export manifatturiero del Paese. Il Costa Rica è oggi uno dei principali hub mondiali per la produzione ed esportazione di medical devices, grazie alla presenza di multinazionali internazionali e a una forza lavoro altamente qualificata.
Accanto al settore medicale, mantengono un ruolo rilevante:
Tra i principali prodotti esportati figurano dispositivi medici e apparecchiature sanitarie, banane, ananas, caffè, cacao, circuiti elettronici e componenti industriali.
Parallelamente, cresce il peso dell’export di servizi, che rappresenta ormai circa il 45% delle esportazioni complessive. In particolare, il Paese si sta consolidando come polo regionale per:
Il Costa Rica è infatti considerato uno dei principali esportatori latinoamericani di servizi basati sulla conoscenza.
Gli Stati Uniti restano il primo mercato di destinazione dell’export costaricano, con circa il 40% delle esportazioni complessive, seguiti dall’Unione Europea (20%), dall’America Centrale (15%) e dall’Asia (10%). All’interno del mercato europeo, i principali partner commerciali sono Paesi Bassi, Germania, Belgio, Spagna e Italia.
Sul fronte delle importazioni, il Paese registra una domanda sostenuta di:
Le importazioni sono strettamente connesse alle esigenze produttive dell’industria manifatturiera e delle zone franche.
Uno dei principali fattori competitivi del Costa Rica è rappresentato dalla rete di accordi commerciali internazionali, che garantisce accesso preferenziale a oltre due terzi del PIL mondiale. Tra i principali accordi figurano:
Tra le dinamiche più rilevanti che stanno caratterizzando il mercato emergono:
La domanda internazionale di prodotti certificati e soluzioni green rappresenta infatti un elemento di forte attrattività per il sistema produttivo costaricano.
Per le imprese europee e italiane si delineano opportunità in diversi comparti strategici, tra cui:
Nel medio periodo, le prospettive del commercio estero del Costa Rica restano positive, con attese di crescita superiori alla media regionale soprattutto nei settori ad alto valore aggiunto. La combinazione di apertura commerciale, sostenibilità e stabilità economica continua a rafforzare il ruolo del Paese come hub strategico per l’America Centrale.
Fonti: Banco Central de Costa Rica (BCCR), PROCOMER, OCSE, World Bank, CEPAL.
(Contributo editoriale a cura della Cámara de Industria y Comercio Ítalo-Costarricense)
In Giappone, aprile non è semplicemente il quarto mese dell'anno. È il momento in cui il Paese si reinventa. Le aziende chiudono i libri contabili e ne aprono di nuovi. I neolaureati, i cosiddetti shinsotsu, varcano per la prima volta la soglia di un ufficio, in abito scuro e con l'entusiasmo di chi comincia tutto. I sindacati annunciano i risultati delle trattative salariali primaverili, lo shuntō. E quasi in chiusura del mese, il Paese si ferma per la Golden Week, che nel 2026 si estende dal 29 aprile al 6 maggio: otto giorni consecutivi tra i più attesi dell'anno. È un reset collettivo, culturale ed economico, che arriva in un momento particolarmente favorevole per chi fa business con il Giappone.
Il primo aprile segna l'inizio del nuovo anno fiscale: per le grandi aziende significa sblocco di budget, nuovi contratti, nuove forniture. Per i lavoratori, spesso anche l'arrivo degli aumenti salariali concordati durante lo shuntō. Quest'anno il principale sindacato nipponico Rengo ha presentato richieste di aumento medio intorno al 5,94%, in linea con il 6,09% dell'anno precedente. Le previsioni degli analisti, da Nomura a Goldman Sachs, indicano un risultato finale tra il 3% e il 5%, il terzo anno consecutivo di crescita salariale significativa dopo decenni di stagnazione. A questo si aggiunge il piano di stimolo fiscale del governo Takaichi, che vale circa 21 trilioni di yen, e un budget statale record da 122,3 trilioni di yen per l'anno fiscale 2026, secondo massimo storico consecutivo, secondo quanto riportato da Nikkei Asia.
Il risultato è un consumatore giapponese che si trova, per la prima volta da anni, con più potere d'acquisto reale e più fiducia nel futuro. Secondo l'analisi di KizunaX sull'andamento del mercato consumer in Giappone, l'indice di fiducia ha raggiunto a inizio 2026 il livello più alto da aprile 2024. Non è euforia: è una cautela che si allenta, una disponibilità a spendere che si fa concreta, e che proprio a fine aprile incontra la Golden Week.
Per le imprese italiane già presenti in Giappone o in fase di ingresso, questa convergenza ha implicazioni operative precise. Nel settore food & beverage, aprile è il periodo dei regali aziendali di inizio anno e dei pranzi celebrativi per l'ingresso dei neoassunti: vino, olio extravergine, formaggi e salumi di qualità trovano spazio nei menù dei ristoranti e nelle ceste regalo istituzionali. I distributori giapponesi tendono a rinnovare listini e contratti di fornitura proprio in questo periodo: essere presenti e aggiornati è essenziale. Nel settore moda e lifestyle, la Golden Week è tradizionalmente uno dei picchi dello shopping al dettaglio: con i salari in crescita e il cambio yen-euro più favorevole rispetto agli anni scorsi, i brand italiani di fascia media-alta si trovano in una posizione competitiva interessante. Sul fronte B2B, l'inizio del nuovo anno fiscale è il momento in cui i responsabili acquisti hanno budget freschi da allocare e una predisposizione naturale a valutare nuovi fornitori.
Vale infine segnalare una trasformazione strutturale nel settore turistico che tocca indirettamente molte imprese italiane. Secondo Travel Weekly Asia, il Giappone sta introducendo misure progressive contro il sovraffollamento: la tassa di partenza sarà triplicata a 3.000 yen da luglio 2026, e da novembre entrerà in vigore una riforma dello shopping tax-free che obbligherà i turisti stranieri a pagare l'IVA in anticipo, sul modello europeo. Queste misure puntano a selezionare un turismo di qualità superiore, con una spesa media per visitatore più elevata: una buona notizia per le imprese italiane presenti nel retail o nell'ospitalità.
Aprile 2026 non è un mese come gli altri. È il punto di intersezione tra tre dinamiche, salariale, fiscale e culturale, che si rafforzano a vicenda e producono un effetto moltiplicatore sui consumi. Per chi esporta in Giappone o vuole farlo, questa finestra offre una combinazione rara: un mercato più ricco, più fiducioso e più aperto. Ignorarla sarebbe un'occasione mancata.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana in Giappone)
Il Texas ha appena introdotto una serie di misure in ambito fiscale volte a rafforzare l’attrattività dello Stato per le imprese e sostenere gli investimenti, in particolare nei settori ad alto contenuto tecnologico e innovativo.
Tra gli interventi più rilevanti figurano nuove agevolazioni legate alla proprietà intellettuale e alle attività di ricerca e sviluppo (R&D), con l’obiettivo di incentivare la localizzazione e la crescita di aziende innovative sul territorio. Le misure mirano a favorire non solo l’attrazione di nuovi investimenti, ma anche il consolidamento delle imprese già presenti nello Stato.
Parallelamente, sono state introdotte modifiche al sistema della property tax, uno dei principali elementi di costo per le aziende operanti in Texas. Gli interventi puntano a ridurre il carico fiscale complessivo e a rendere più prevedibile l’impatto delle imposte sugli immobili, contribuendo così a migliorare la pianificazione finanziaria delle imprese.
Il pacchetto normativo include inoltre un rafforzamento dei programmi di incentivi economici destinati alle aziende, con particolare attenzione a progetti di espansione, creazione di posti di lavoro e sviluppo industriale.
Queste misure si inseriscono in una strategia più ampia volta a mantenere il Texas tra le principali destinazioni per gli investimenti negli Stati Uniti, in un contesto di crescente competizione tra Stati per attrarre imprese e capitali.
Il Texas ha recentemente introdotto una nuova normativa dedicata all’intelligenza artificiale, segnando un passo importante verso la regolamentazione di tecnologie sempre più centrali nei processi economici e industriali.
La legge, nota come Texas Responsible Artificial Intelligence Governance Act (TRAIGA), mira a promuovere un utilizzo etico e responsabile dei sistemi di AI, con particolare attenzione alla prevenzione di discriminazioni algoritmiche e alla tutela dei diritti dei cittadini. Tra i principali obiettivi vi sono l’aumento della trasparenza nei sistemi automatizzati e la definizione di linee guida per le aziende che sviluppano o utilizzano tecnologie basate su intelligenza artificiale.
Nel dettaglio, la normativa prevede obblighi specifici per i sistemi considerati “ad alto rischio”, come quelli utilizzati in ambiti quali selezione del personale, credito, sanità o istruzione. In questi casi, le aziende saranno tenute a garantire maggiore trasparenza sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale, effettuare valutazioni di impatto sui possibili rischi e adottare misure per prevenire bias o discriminazioni.
La legge introduce inoltre requisiti di governance interna, chiedendo alle organizzazioni di implementare controlli e procedure per monitorare il funzionamento dei sistemi AI, nonché di poter dimostrare la conformità alle nuove regole in caso di verifiche.
Il provvedimento si inserisce in un contesto di forte crescita degli investimenti in ambito tecnologico nello Stato, che negli ultimi anni si è affermato come uno dei principali hub per innovazione e sviluppo negli Stati Uniti. La regolamentazione dell’AI rappresenta quindi un tentativo di bilanciare sviluppo economico e responsabilità sociale, offrendo al contempo maggiore certezza normativa alle imprese.
Con questa iniziativa, il Texas si posiziona tra i primi stati americani ad adottare un approccio strutturato alla governance dell’intelligenza artificiale, anticipando possibili evoluzioni normative a livello federale.
(Contributo editoriale a cura della Italy-America Chamber of Commerce of Texas, Inc.)
Il volume delle deduzioni per le attività di ricerca e sviluppo hanno registrato un nuovo record storico. Lo indica l’Ufficio di Statistica Ceco.
Nel 2024 il volume delle deduzioni per le attività di ricerca e sviluppo delle aziende private è cresciuto di oltre tre miliardi di corone e ha raggiunto circa 17,5 miliardi di corone. Il volume ha quindi superato il valore massimo del 2022, quando aveva superato i 16 miliardi di corone. Grazie alla deduzione le aziende hanno risparmiato circa 3,7 miliardi di corone in imposte sul reddito.
Il numero delle aziende che usufruisce di queste deduzioni continua però a calare. Nel 2024 sono state 721, il numero più basso dal 2011. Le deduzioni sono particolarmente utilizzate dalle grandi imprese. Secondo gli esperti molte aziende sono scoraggiate dall’utilizzo di questa possibilità per il carico amministrativo che comporta e alcuni aspetti poco chiari della normativa.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)
Acindar, una delle principali aziende siderurgiche dell’Argentina facente parte del gruppo multinazionale ArcelorMittal, continua a investire con decisione, confermando per il 2026 un piano di investimenti compreso tra 55 e 70 milioni di dollari.
Tra i progetti più rilevanti vi è la modernizzazione del porto aziendale, strategico per rafforzare la capacità di esportazione e migliorare la competitività internazionale dell’azienda. Parallelamente, sono stati completati importanti interventi di rinnovamento dei processi produttivi legati al minerale di ferro.
L’azienda sta inoltre accelerando il proprio processo di innovazione industriale attraverso l’automazione delle linee produttive e l’introduzione di nuove tecnologie. Tra gli investimenti recenti si distingue l’acquisto di una nuova macchina per la produzione di reti metalliche, per un valore di 20 milioni di dollari.
Un altro asse strategico di sviluppo è rappresentato dall’energia rinnovabile. Acindar ha già investito in un parco eolico nella Provincia di San Luis e sta avanzando con un nuovo progetto a Olavarría, all’interno di un piano complessivo di 370 milioni di dollari destinato alle energie rinnovabili.
Questi investimenti consentiranno all’azienda di ridurre i costi energetici, aumentare la sostenibilità dei processi produttivi e rafforzare ulteriormente la propria posizione competitiva sui mercati internazionali.
Infine, il gruppo ha avviato nuove attività esplorative nel settore minerario, aprendo la strada a future opportunità di investimento e diversificazione.
(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Italiana de Rosario)
Nel marzo 2026, il settore manifatturiero tedesco ha raggiunto un punto di svolta atteso da oltre tre anni, sancendo la fine di una fase di contrazione che ha profondamente interessato l’intero ecosistema industriale europeo. Il superamento della soglia di espansione dell’indice PMI (Purchasing Managers’ Index)*, avvenuto dopo quarantadue mesi di flessione ininterrotta, non rappresenta solo un recupero tecnico per la Germania, ma delinea un nuovo scenario di stabilità per le catene del valore del continente. In altre parole, il PMI è salito sopra il valore di 50, segnalando che il settore manifatturiero non solo smette di contrarsi, ma inizia a crescere: si tratta di un vero segnale di ripresa economica reale, e non solo di un miglioramento momentaneo. Il dato di 50,9 elaborato da S&P Global indica un'inversione di tendenza nei fondamentali della domanda: secondo le analisi pubblicate da US News, la ripresa è trainata da un progressivo esaurimento delle scorte e da un timido ma costante ritorno degli ordinativi esteri. La normalizzazione del ciclo tedesco si inserisce peraltro in una dinamica più ampia, con gli indicatori dell’area euro che segnalano un ritorno alla crescita dell'attività manifatturiera, posizionando la Germania tra i Paesi con i progressi più evidenti.
La dinamica in atto suggerisce che il comparto industriale tedesco stia uscendo da una fase di estrema volatilità per entrare in un percorso di crescita più strutturato, sebbene permangano incertezze legate ai costi energetici e alla transizione ecologica. Il Giornale delle piccole medie imprese identifica tre segnali determinanti per questo rilancio: la ripresa degli investimenti in beni strumentali, il miglioramento del clima di fiducia delle imprese e la tenuta dei livelli occupazionali specializzati. Questi fattori trovano riscontro pratico nei settori che mostrano gli incrementi più convincenti, come rilevato dall'EY Industriebarometer: i produttori di beni intermedi e d’investimento, in particolare nei comparti dei metalli, dei macchinari e della componentistica per l’automotive e l’elettronica industriale, stanno registrando una domanda più solida, rendendo il mercato nuovamente dinamico per la fornitura tecnologica.
Per il tessuto produttivo italiano, l'espansione tedesca funge tradizionalmente da moltiplicatore economico. La domanda proveniente dai cluster della Baviera e del Baden-Württemberg si concentra in particolare sulla qualità e sulla flessibilità della subfornitura, requisiti in cui le imprese italiane eccellono per capacità di adattamento e innovazione di prodotto. La sfida attuale risiede nella capacità di gestire una crescita che si presenta meno rapida rispetto al passato, ma più orientata alla resilienza delle forniture e al rispetto di standard tecnici e digitali sempre più elevati. Questo scenario invita a un consolidamento delle partnership con i committenti tedeschi, dove l'integrazione dei processi diventa la chiave per mantenere la competitività.
In definitiva, la ripartenza del motore tedesco delinea un quadro di stabilità che riduce l’incertezza per i piani di sviluppo dell’export, offrendo il contesto ideale per tornare a una programmazione di medio periodo. In questa fase, la semplice gestione dei flussi di fornitura può essere affiancata da una strategia più proattiva: le realtà italiane più esposte verso la Germania potrebbero trovare vantaggio nel rafforzare la propria presenza tecnica o commerciale sul territorio — anche attraverso partner locali o service center dedicati — per intercettare stabilmente il rimbalzo degli ordini. La capacità di rispondere tempestivamente a una domanda che richiede standard produttivi sempre più elevati sarà l’elemento chiave per consolidare i fatturati e confermare il ruolo dei fornitori italiani come partner insostituibili nel principale hub industriale d’Europa.
* Purchasing Managers’ Index (PMI): indicatore economico che misura la salute del settore manifatturiero e dei servizi di un Paese. Il valore dell’indice varia tra 0 e 100; un PMI sopra 50 segnala espansione, mentre un valore sotto 50 indica contrazione dell’attività economica.
Fonti
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio Italo Tedesca - ITALCAM)