Giovedì 30 Luglio 2026
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Secondo i dati pubblicati dall’Insee il 23 giugno 2026, il clima economico in Francia rimane debole nel mese di giugno e il mercato del lavoro continua a deteriorarsi, raggiungendo livelli che non si vedevano da oltre un decennio. L’istituto statistico evidenzia come l’economia francese stia subendo gli effetti dell’aumento dei prezzi dell’energia provocato dal conflitto in Medio Oriente. Sebbene i negoziati tra Stati Uniti e Iran abbiano registrato alcuni progressi, l’impatto di questo shock energetico continua a pesare sulle prospettive economiche del Paese.
L’indicatore sintetico del clima degli affari è aumentato di 1 punto, passando a 94, ma questo lieve recupero non modifica il quadro generale. L’indice è infatti in calo quasi continuo dal massimo raggiunto nel febbraio 2022, quando si attestava a 114,2 punti. Inoltre, il miglioramento non è uniforme tra i settori: il commercio al dettaglio e il settore della riparazione automobilistica mostrano segnali positivi, mentre nei servizi il clima resta debole e sia l’industria sia l’edilizia registrano un ulteriore peggioramento.
L’aspetto più critico riguarda però l’occupazione. A giugno 2026, l’indicatore sintetico del clima dell’occupazione è diminuito per il terzo mese consecutivo, scendendo a 89 punti. Secondo l’Insee, si tratta del livello più basso dal giugno 2013, escludendo il periodo eccezionale della pandemia. Il deterioramento del mercato del lavoro si inserisce in un contesto già fragile: il tasso di disoccupazione è tornato sopra l’8% e le intenzioni di assunzione delle imprese risultano deboli, come confermato dall’ultimo barometro trimestrale di Manpower.
Nel dettaglio, il peggioramento dell’indicatore occupazionale è dovuto soprattutto alla forte diminuzione dei saldi relativi agli organici passati e previsti nel settore dei servizi, compreso il lavoro interinale. Anche nel commercio al dettaglio questi indicatori mostrano un marcato deterioramento. Nell’edilizia, invece, la situazione appare sostanzialmente stabile: la riduzione degli occupati registrata in passato è compensata da previsioni di occupazione stabili per i prossimi mesi. L’industria rappresenta l’unica eccezione relativamente positiva, poiché le opinioni degli imprenditori sulle future evoluzioni dell’occupazione mostrano un rimbalzo.
Questi dati rafforzano le preoccupazioni sulle prospettive dell’economia francese. La Banque de France prevede infatti una crescita limitata allo 0,5% nel 2026, ben al di sotto dello 0,9% atteso in primavera prima dell’esplosione del conflitto in Medio Oriente. In sintesi, nonostante il lieve miglioramento dell’indicatore generale del clima degli affari, l’economia francese continua a mostrare segnali di debolezza e il deterioramento del mercato del lavoro rappresenta il principale elemento di preoccupazione.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Marsiglia)
Nonostante le incertezze economiche e geopolitiche che interessano il settore turistico, Selectour prosegue la propria trasformazione digitale facendo dell’intelligenza artificiale uno strumento per migliorare la relazione con il cliente, senza mettere in discussione il ruolo centrale del consulente umano.
Fondata nel 1971, la cooperativa riunisce oggi circa 1.000 agenzie di viaggio indipendenti, con 4.000 collaboratori distribuiti in oltre 600 città della Francia metropolitana e d’oltremare. La strategia del gruppo si basa sulla convinzione che, anche quando il percorso di acquisto inizia online, il cliente debba poter beneficiare dell’accompagnamento di un consulente specializzato.
Questo approccio riguarda anche l’attività B2B dedicata ai viaggi d’affari, che rappresenta circa il 60% del volume d’affari della cooperativa, pari a 1,6 miliardi di euro nel 2025. Per sostenere questa evoluzione, Selectour investe da diversi anni nella raccolta, strutturazione e valorizzazione dei dati dei clienti attraverso un database unificato, che consente di personalizzare maggiormente le interazioni commerciali e le campagne di marketing.
L’utilizzo dell’intelligenza artificiale è già concreto in diversi ambiti operativi: ottimizzazione delle campagne di e-mail marketing, miglioramento del targeting pubblicitario e automazione di alcune raccomandazioni. Anche le campagne sulle piattaforme digitali sono sempre più gestite dagli algoritmi dei grandi operatori tecnologici, capaci di identificare autonomamente i pubblici di riferimento e di allocare gli investimenti pubblicitari in modo più efficace.
Nel dicembre 2025 il gruppo ha compiuto un ulteriore passo avanti con il lancio di un assistente conversazionale su tutte le sue piattaforme digitali: Selectour.com, Selectour-affaires.com e oltre 300 siti web delle agenzie affiliate. Lo strumento permette agli utenti di preparare e prenotare un viaggio esprimendo esigenze, desideri e vincoli attraverso una conversazione naturale, senza dover necessariamente utilizzare menu o filtri tradizionali.
L’assistente è in grado di rispondere a domande relative al periodo migliore per partire, alle destinazioni più adatte per una vacanza in famiglia o a suggerimenti personalizzati basati sul budget e sulle preferenze del cliente. Le risposte si fondano sia sul catalogo prodotti sia sull’esperienza maturata dalla rete di agenzie. Una volta qualificata la richiesta, il sistema indirizza automaticamente il cliente verso l’agenzia o il consulente più adatto.
Parallelamente, Selectour si prepara allo sviluppo di nuovi utilizzi transazionali degli agenti IA e all’evoluzione dei motori di ricerca conversazionali. In quest’ottica sta lavorando sul GEO (Generative Engine Optimization), ovvero l’ottimizzazione della presenza sui motori basati sull’intelligenza artificiale generativa. L’obiettivo è sfruttare dati e IA per offrire un’esperienza più fluida, personalizzata ed efficiente, mantenendo il controllo sugli utilizzi della tecnologia e garantendo la protezione dei dati, mentre il consulente umano continua a rappresentare il punto di riferimento della relazione con il cliente.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Marsiglia)
L’ondata di caldo eccezionale che colpisce la Francia sta modificando rapidamente le abitudini di consumo. Il 26 giugno 2026, circa 51,1 milioni di persone vivono nei 72 dipartimenti posti in allerta rossa per canicola, pari a oltre tre quarti della popolazione francese. Per affrontare le temperature estreme, i consumatori si stanno orientando verso prodotti alimentari più leggeri, bevande rinfrescanti, sistemi di raffrescamento e soluzioni per proteggere abitazioni e spazi esterni.
Secondo i dati settimanali di Circana, tra la settimana dall’8 al 14 giugno e quella dal 15 al 21 giugno, le vendite di verdure confezionate per insalate sono aumentate del 51%, mentre quelle delle zuppe fresche sono cresciute del 42%. L’idratazione rappresenta una priorità: le vendite di acque aromatizzate sono salite del 41%, quelle di acque gassate del 39%, mentre le bevande miste e le birre analcoliche hanno registrato un incremento del 39%.
Anche il mercato dei gelati sta beneficiando fortemente della situazione. Circana rileva un aumento del 52% delle vendite di sorbetti e gelati e del 59% per le specialità gelate monoporzione. Alexandre Bompard, amministratore delegato di Carrefour, ha dichiarato che nella sola settimana dal 15 al 21 giugno sono stati venduti quasi 2,5 milioni di gelati.
L’interesse per i prodotti legati al fresco ha generato anche fenomeni inattesi. Una borsa termica a forma di banana lanciata da Picard, con capacità di due litri e venduta a 7,50 euro, è andata rapidamente esaurita sul sito dell’azienda. Alcuni esemplari vengono rivenduti su Vinted a prezzi compresi tra 15 e 30 euro.
La canicola ha inoltre provocato una forte crescita della domanda di sistemi di raffrescamento domestico. Le installazioni di climatizzatori presso i privati sono aumentate del 110% rispetto allo stesso periodo del 2025. I prezzi variano da circa 150 euro per i modelli mobili fino a oltre 12.000 euro per quelli di fascia più alta. Parallelamente, la domanda di ventilatori è esplosa: secondo Alexandre Bompard, in una sola giornata Carrefour ha venduto 30.000 ventilatori e climatizzatori, un volume mille volte superiore rispetto a una normale giornata senza canicola.
Tra le soluzioni alternative per ridurre il calore all’interno delle abitazioni, il blanc de Meudon sta registrando un successo inatteso. Questa polvere bianca, venduta tra 5 e 8 euro al chilogrammo e normalmente utilizzata in edilizia, viene applicata sulle finestre per riflettere i raggi solari e può ridurre la temperatura interna da 3 a 7 gradi nelle condizioni più favorevoli. La domanda è aumentata al punto da provocare carenze nei negozi di bricolage di Parigi e tempi di consegna molto lunghi su Amazon, con alcune spedizioni previste soltanto dal 6 agosto. Anche le coperte di emergenza utilizzate all’esterno delle finestre per riflettere il sole stanno guadagnando popolarità, soprattutto in scuole e ospedali non climatizzati.
Le alte temperature stanno influenzando anche gli spazi esterni. Secondo i dati di Bricomarché e Bricorama, le vendite di ombrelloni e pergolati sono aumentate del 22% rispetto allo stesso periodo del 2025. Nonostante il caldo, continuano a crescere anche le attività all’aperto: le vendite di combustibili per barbecue sono salite del 9,5%, mentre quelle delle piscine del 9,8%.
L’esposizione prolungata al sole ha infine determinato un forte incremento della domanda di prodotti per la protezione personale. Le vendite di prodotti solari sono aumentate del 76% tra la settimana dall’8 al 14 giugno e quella dal 15 al 21 giugno. Nello stesso periodo, le vendite di repellenti contro le zanzare sono cresciute del 40%, riflettendo il maggior tempo trascorso all’aperto dalla popolazione.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Marsiglia)
La soia, la carne e la diversificazione dei mercati sono i fattori che hanno permesso al settore di conquistare una quota superiore al 50% delle esportazioni brasiliane
Nel maggio 2026, il settore agroalimentare brasiliano ha esportato prodotti per un valore di 16 miliardi di dollari, un dato record per il mese e superiore dell'8,2% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Questa performance ha rafforzato il ruolo del settore come principale motore del commercio estero del Paese, rappresentando il 50,2% di tutte le esportazioni brasiliane nel periodo in questione.
Nei primi cinque mesi dell'anno, le esportazioni agricole hanno raggiunto i 70,5 miliardi di dollari, con un incremento del 4,6% rispetto allo stesso periodo del 2025 e un record per il periodo.
La crescita è stata sostenuta sia dall'aumento dei volumi spediti sia dall'apprezzamento dei prodotti esportati. A maggio, i volumi venduti all'estero sono cresciuti del 3,6%, mentre i prezzi medi sono aumentati del 4,4%. Con importazioni pari a soli 1,6 miliardi di dollari, il settore ha registrato un surplus commerciale di 14,4 miliardi di dollari, con un incremento del 9,7% rispetto all'anno precedente.
La Cina si è confermata la principale destinazione delle esportazioni agroalimentari brasiliane. Gli acquisti cinesi hanno raggiunto i 6,3 miliardi di dollari a maggio, con un incremento del 12,8% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, rappresentando circa il 40% del totale delle esportazioni del settore. Seguono l'Unione Europea, con importazioni pari a 2,4 miliardi di dollari, e gli Stati Uniti, che hanno acquistato prodotti agricoli brasiliani per un valore di 837 milioni di dollari.
Oltre ai mercati tradizionali, paesi come Bangladesh, Thailandia, Vietnam, Pakistan, Turchia e Giordania hanno aumentato significativamente i loro acquisti, rafforzando la strategia di diversificazione delle destinazioni delle esportazioni brasiliane.
La soia ha continuato a essere protagonista delle esportazioni. Le vendite all'estero di questo cereale hanno raggiunto i 6,3 miliardi di dollari a maggio, con un incremento del 14,6% su base annua e spedizioni pari a 14,8 milioni di tonnellate. Questa performance ha permesso al settore della soia, che comprende crusca e olio, di generare 7,5 miliardi di dollari nel mese, con un aumento del 16,3%.
Un altro dato significativo è stato quello delle proteine animali, che hanno registrato valori e volumi di esportazione record. Le esportazioni di carne bovina fresca hanno raggiunto 1,7 miliardi di dollari, con una crescita del 50,2%, mentre le spedizioni totali sono ammontate a 262.000 tonnellate. La Cina ha rappresentato oltre il 60% degli acquisti di carne bovina brasiliana. Anche la carne di pollo ha registrato una forte crescita, con esportazioni pari a 883 milioni di dollari e un aumento del 40%, mentre la carne di maiale ha raggiunto i 278 milioni di dollari, stabilendo un nuovo record per il mese di maggio.
Nel segmento delle fibre e dei prodotti tessili, le esportazioni hanno totalizzato 483 milioni di dollari, con un incremento del 39,6%, trainato principalmente dal cotone, che ha generato 450 milioni di dollari e ha registrato una crescita del 45,3%.
Tra i prodotti che hanno guadagnato terreno sul mercato internazionale c'è il DDG (granella di distillazione essiccata), un sottoprodotto dell'industria dell'etanolo da mais utilizzato nell'alimentazione animale. Tra gennaio e maggio, le esportazioni del prodotto hanno raggiunto i 130 milioni di dollari, con una crescita del 37,7% e un volume record di 555.000 tonnellate spedite. La crescita del DDG riflette l'espansione dell'industria dei biocarburanti a base di mais e l'apertura di nuovi mercati internazionali. Dal 2023, il Brasile ha ottenuto l'accesso a 21 nuovi mercati per il prodotto. Attualmente, i principali acquirenti sono Cina, Turchia, Vietnam e Nuova Zelanda.
I risultati di maggio evidenziano anche il rafforzamento di un portafoglio di esportazioni sempre più diversificato. Prodotti come semi di sesamo, arachidi, olio di mais, riso, alimenti per animali domestici, pane, biscotti e yerba mate hanno registrato valori o volumi di esportazione record.
Secondo il Ministero dell'Agricoltura e dell'Allevamento, questi dati riflettono la crescente fiducia internazionale nell'agroindustria brasiliana e gli sforzi per aprire i mercati. Dal 2023, il Paese ha registrato 639 aperture di mercato e oltre 250 ampliamenti di accesso per i prodotti agricoli, aumentando la presenza del Brasile nel commercio globale e riducendo la dipendenza da destinazioni specifiche.
Fonte: CNN Brasil (Money)
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana a San Paolo)
Con il raggiungimento degli obiettivi climatici europei del 2030 ormai alle porte, in Svezia si intensifica il confronto sulle strategie da adottare nel prossimo mandato di governo. Tra i contributi più recenti al dibattito figura il rapporto Miljöhandbok för högern – 120 reformer för nästa mandatperiod ("Manuale ambientale per la destra – 120 riforme per il prossimo mandato"), pubblicato dal Timbro Environmental Institute, think tank svedese di orientamento liberale, che propone una revisione dell'attuale approccio alle politiche climatiche e ambientali attraverso un maggiore ricorso a strumenti economici e meccanismi di mercato.
Secondo gli autori, la Svezia dispone già di solide basi per perseguire gli obiettivi di decarbonizzazione, grazie a una lunga tradizione di politiche ambientali. Il Paese è stato infatti tra i primi al mondo a introdurre, nel 1991, una tassa sulle emissioni di anidride carbonica, misura che ha contribuito a una riduzione delle emissioni nazionali di oltre il 30% rispetto ai livelli degli anni Novanta, mentre la quasi totalità degli inquinanti atmosferici monitorati ha registrato un costante calo. A questo si è aggiunta, nel 2005, l'adesione al sistema europeo di scambio delle quote di emissione (EU ETS), che ha ulteriormente rafforzato gli strumenti di mercato a disposizione della politica climatica.
Il rapporto sostiene tuttavia che, negli ultimi anni, il dibattito si sia progressivamente spostato verso un maggiore utilizzo di sussidi pubblici e regolamentazioni, a discapito di strumenti considerati più efficienti nel favorire la riduzione delle emissioni e l'innovazione. Tra le criticità evidenziate figurano procedure autorizzative particolarmente lunghe, ostacoli burocratici agli investimenti, norme che limiterebbero l'introduzione di nuove tecnologie, una pianificazione energetica ritenuta poco prevedibile e la permanenza di alcuni sussidi ai combustibili fossili.
Per affrontare queste sfide, il documento raccoglie 120 proposte di riforma che spaziano dalla semplificazione delle autorizzazioni per gli investimenti nella transizione energetica allo sviluppo delle infrastrutture per la cattura e lo stoccaggio della CO₂ (Carbon Capture and Storage - CCS), dall'introduzione di crediti negoziabili per la tutela della biodiversità alla revisione della fiscalità ambientale, con nuovi sistemi di tariffazione per attività a elevato impatto ambientale. Tra le misure figurano inoltre la liberalizzazione delle norme sugli organismi geneticamente modificati (OGM), la riforma del mercato elettrico attraverso l'introduzione della tariffazione nodale, la semplificazione del commercio dei rifiuti e una revisione di alcune restrizioni territoriali considerate non più efficaci, oltre alla progressiva eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili ancora esistenti.
Gli autori riconoscono inoltre alcune iniziative adottate dall'attuale governo, tra cui la riorganizzazione amministrativa che ha portato all'unificazione delle competenze in materia di clima e imprese all'interno dello stesso ministero e la revisione di alcune misure giudicate poco efficaci. Secondo il rapporto, tuttavia, queste azioni dovrebbero essere accompagnate da una più ampia introduzione di strumenti di mercato capaci di sostituire gli interventi pubblici meno efficienti e di accelerare il percorso verso gli obiettivi climatici.
Il dibattito assume particolare rilievo in vista del prossimo mandato parlamentare, che rappresenterà l'ultimo prima della scadenza fissata dall'Unione europea per il raggiungimento degli obiettivi climatici del 2030. Pur trattandosi della posizione di un think tank e non di un documento governativo, il rapporto offre un'interessante fotografia delle proposte che stanno alimentando il confronto sulle future politiche economiche e ambientali della Svezia. Per le imprese italiane presenti sul mercato svedese, così come per quelle interessate a sviluppare nuove opportunità nel Paese, l'evoluzione di questo dibattito merita particolare attenzione, poiché potrebbe tradursi nei prossimi anni in un quadro normativo più orientato alla semplificazione amministrativa, all'innovazione tecnologica e all'utilizzo di strumenti di mercato per favorire la competitività e la transizione ecologica.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svezia)
L'inflazione potrebbe aumentare alla fine di quest'anno e diminuire entro il 2028
La Banca Centrale del Brasile (BC) ha rivisto al rialzo le sue previsioni di crescita economica per il 2026, portandole dall'1,6% al 2%. Nel suo Rapporto di Politica Monetaria, pubblicato il 25 giugno, l'istituto evidenzia la sorpresa positiva nel risultato del Prodotto Interno Lordo per il primo trimestre e il miglioramento delle prospettive per l'agricoltura e l'industria estrattiva.
Nel primo trimestre del 2026, l'economia del Paese è cresciuta dell'1,1% rispetto all'ultimo trimestre del 2025, con un'espansione in tutti e tre i principali settori economici: agricoltura, industria e servizi. Alla luce di questo risultato, secondo la Banca Centrale, sono state riviste al rialzo le stime per tutti e tre i settori, così come quelle relative alla domanda interna, ai consumi delle famiglie e agli investimenti delle imprese.
"La revisione riflette anche l'aspettativa di un maggiore dinamismo della domanda interna e dei settori più sensibili al ciclo economico, in gran parte associato agli stimoli fiscali e creditizi", afferma la Banca Centrale nel rapporto.
"Al contrario, l'aspettativa di una traiettoria di crescita più elevata dei tassi di interesse tende ad attenuare questo impulso", ha aggiunto.
Il rapporto della Banca Centrale presenta le linee guida per le politiche adottate dal Comitato di Politica Monetaria (Copom) per la definizione del tasso di interesse di riferimento, il Selic, e valuta gli sviluppi recenti e le prospettive per l'economia, in particolare le proiezioni sull'inflazione. Il Selic è il principale strumento della Banca Centrale per tenere sotto controllo l'inflazione.
Da giugno 2025 a marzo di quest'anno, il tasso Selic è rimasto al 15% annuo, il livello più alto degli ultimi quasi 20 anni. Il Copom ha iniziato a tagliare i tassi di interesse a marzo, in uno scenario di inflazione in calo. Tuttavia, la guerra in Medio Oriente, che si è riflessa nell'aumento dei prezzi dei carburanti e dei generi alimentari, ha reso difficile una riduzione più rapida del tasso.
Nell'ultima riunione, tenutasi la scorsa settimana, il consiglio direttivo ha ridotto all'unanimità il tasso Selic di 0,25 punti percentuali, portandolo al 14,25% annuo, per la terza volta consecutiva, nonostante le tensioni legate alla fine della guerra. L'autorità monetaria ritiene che permangano incertezze circa gli effetti dei conflitti sul contesto interno.
"Sebbene i suoi effetti più evidenti sull'economia brasiliana si siano finora concentrati sui prezzi [soprattutto di carburante e alimentari], il conflitto in Medio Oriente aumenta anche l'incertezza relativa alle proiezioni di crescita", ha spiegato.
Nel 2025, l'economia brasiliana è cresciuta del 2,3%, con un'espansione in tutti i settori e un particolare rilievo per l'agricoltura. Questo risultato rappresenta il quinto anno consecutivo di crescita.
Inflazione
A maggio, i prezzi dei prodotti alimentari hanno esercitato pressione sul tasso di inflazione ufficiale, misurato dall'Indice Generale dei Prezzi al Consumo (IPCA), che ha chiuso allo 0,58%. L'IPCA cumulato su 12 mesi ha raggiunto il 4,72%, secondo l'Istituto Brasiliano di Geografia e Statistica (IBGE), già al di sopra del tetto massimo previsto per l'inflazione.
L'obiettivo fissato dal Consiglio Monetario Nazionale (CMN) è del 3%, con un margine di tolleranza di 1,5 punti percentuali al di sopra o al di sotto, ovvero tra l'1,5% e il 4,5%.
Nel suo Rapporto di Politica Monetaria, la Banca Centrale sottolinea che l'inflazione dovrebbe aumentare fino alla fine del 2026, rimanendo al di sopra del limite superiore del margine di tolleranza intorno all'obiettivo di inflazione per più di due trimestri consecutivi, per poi diminuire nuovamente nel 2027.
La probabilità che l'inflazione superi il tetto obiettivo (4,5%) nel 2026 è aumentata dal 30% al 79% rispetto al precedente rapporto di marzo. Nell'orizzonte temporale di politica monetaria di riferimento, attualmente fissato al quarto trimestre del 2027, l'inflazione prevista è del 3,7%. Secondo la Banca Centrale, le proiezioni sull'inflazione fino all'orizzonte temporale di riferimento sono aumentate considerevolmente da marzo, di 0,5 punti percentuali.
"Tra i fattori che hanno contribuito all'aumento delle proiezioni per questo orizzonte temporale, spiccano: la sorpresa positiva derivante dalla realizzazione dell'IPCA; la stima più elevata dell'output gap (capacità produttiva inutilizzata dell'economia); l'aumento dei prezzi del petrolio, dei suoi derivati e delle materie prime in generale; e l'aumento delle aspettative di inflazione", afferma la Banca Centrale.
"D'altro canto, la traiettoria più elevata prevista per il tasso Selic e l'apprezzamento del tasso di cambio hanno contribuito a mitigare tale aumento", ha aggiunto l'istituto.
Credito
La proiezione di crescita del credito in essere offerto sia a privati che a imprese nel 2026 è stata mantenuta al 9%. Si è registrata una revisione al ribasso della crescita prevista del credito gratuito, compensata da una maggiore crescita prevista per il credito agevolato.
Nel mercato del credito libero, le banche godono di autonomia nel prestare denaro raccolto sul mercato e nel fissare i tassi di interesse applicati ai clienti. Il credito vincolato, invece, con regole definite dal governo, è destinato principalmente ai settori immobiliare, rurale, infrastrutturale e del microcredito.
La crescita prevista per il credito con risorse libere è diminuita di 0,3 punti percentuali, attestandosi al 7,8%, con revisioni al ribasso nel segmento delle imprese e al rialzo in quello dei privati.
Per le famiglie, la performance tiene conto dei nuovi programmi governativi che hanno un effetto positivo sul saldo, come Move Brasil, rivolto agli autisti di app e ai tassisti, e di quelli che tendono a ridurre lo stock di debito, come Novo Desenrola Brasil. Per le imprese, la proiezione è diminuita in considerazione della traiettoria prevista per i principali fattori determinanti del credito, come i tassi di interesse e di cambio.
A sua volta, la proiezione per il credito mirato è aumentata di 0,5 punti percentuali, raggiungendo il 10,7%, con l'adeguamento concentrato sul finanziamento delle imprese, in particolare il programma Desenrola per le micro e piccole imprese, che ha reso più flessibili le condizioni contrattuali e ampliato i limiti di indebitamento per le imprese nell'ambito del Programma nazionale di sostegno alle micro e piccole imprese (Pronampe).
Nonostante l'aumento, le proiezioni aggiornate continuano a indicare un rallentamento del credito per il secondo anno consecutivo. Il saldo creditizio del Sistema Finanziario Nazionale (SFN) è cresciuto del 10,3% nel 2025, un dato inferiore alla variazione dell'11,5% registrata nel 2024.
"Il rallentamento previsto è coerente con lo scenario prospettico dell'attività economica interna e con gli effetti, sia attuali che ritardati, della politica monetaria, in un contesto di elevato indebitamento e impegni di reddito", ha spiegato la Banca Centrale.
Conti esterni
Il disavanzo delle partite correnti previsto, che include acquisti e vendite di beni e servizi e trasferimenti di reddito con altri paesi, è stato ridotto rispetto al rapporto precedente, passando da 58 miliardi di R$ a 56 miliardi di dollari USA (2,1% del PIL) nel 2026.
L'aumento della bilancia commerciale, dovuto principalmente all'incremento dei prezzi del petrolio, spiega gran parte di questa revisione.
L'aumento del valore previsto delle esportazioni deriva da una combinazione di maggiori volumi attesi e, soprattutto, dalla prospettiva di prezzi più elevati.
"In termini di quantità, si prevede una crescita maggiore per i prodotti di base, in linea con le aspettative per la produzione agricola. Quanto ai prezzi, gli aumenti si registrano per la soia, la carne bovina e soprattutto per il petrolio, seguendo l'andamento dei prezzi internazionali", afferma la Banca Centrale.
Anche il valore delle importazioni è stato rivisto al rialzo, principalmente a causa dell'aumento dei prezzi, soprattutto dei carburanti.
Questo disavanzo esterno sarà finanziato da capitali a lungo termine, principalmente da investimenti diretti esteri (IDE), che dovrebbero registrare un afflusso netto di 75 miliardi di dollari (2,8% del PIL), rispetto ai 70 miliardi di dollari del rapporto precedente.
"Lo scenario previsto per i conti esteri, tuttavia, rimane soggetto a rischi superiori al livello usuale, a causa delle ripercussioni del conflitto in Medio Oriente", aggiunge il rapporto.
Fonte: Agência do Brasil
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana a San Paolo)
La Repubblica Ceca ha avuto nel 2025 i migliori servizi di amministrazione pubblica per le imprese nell’Unione Europea. Lo indica i dati della rilevazione comunitaria DESI.
Tra il 2024 e il 2025 la Repubblica Ceca ha fatto un balzo nella qualità dei servizi dell’amministrazione pubblica digitale per le aziende passando dal 14simo al primo posto. Nella valutazione il punteggio è passato da 86 punti a 100 punti, la migliore valutazione possibile nella classifica comunitaria. La massima valutazione è stata assegnata anche agli utenti esteri. Hanno ottenuto il massimo punteggio anche altri tre stati UE: Irlanda, Lussemburgo e Malta.
Un miglioramento è stato registrato anche nella qualità dei servizi pubblici digitali per gli utenti, persone fisiche. In questo campo il posizionamento della Repubblica Ceca è passato dal 14simo al nono posto. La Repubblica Ceca ottiene un buon punteggio per gli utenti esteri.
Fonte e fonte fotografia: digital-decade-desi.digital-strategy.ec.europa.eu
La zona industriale Triangle nella regione di Ústí nad Labem accoglierà un nuovo investimento da quasi dieci miliardi di corone.
Il consiglio regionale ha approvato la cessione dei terreni necessari per l’ampliamento della zona industriale alla società Panattoni Czech Republic, che si occuperà della costruzione del nuovo stabilimento. La regione non ha divulgato il nome dell’investitore ma solo alcuni parametri dell’investimento, il cui valore è stimato in 9,46 miliardi di corone. Verranno creati oltre 900 nuovi posti di lavoro.
La zona industriale accoglierà inoltre un ulteriore investimento da quasi un miliardo di corone, che verrà effettuato dalla societa taiwanese TaMiCo. La produzione riguarderà la componentistica per microchip. La regione di Ústí nad Labem potrebbe beneficiare dell’importante investimento del produttore di semiconduttori TSMC nella vicina Sassonia.
Fonte: www.idnes.cz
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)
Nel 2026 gli Stati Uniti si trovano al centro dell'attenzione globale grazie alla FIFA World Cup. Con 48 nazionali partecipanti, oltre 100 partite e milioni di visitatori attesi, il torneo non solo rappresenta l’evento sportivo dell’anno, ma soprattutto una straordinaria opportunità per il settore dell'hospitality e del turismo statunitense. Secondo le stime della FIFA, l'evento potrebbe generare fino a 17,2 miliardi di dollari di contributo al PIL degli Stati Uniti e essere di particolare profitto per il settore turismo.
Tra le città protagoniste, New York si prepara a ospitare otto partite, inclusa la finale del torneo, confermando ancora una volta il proprio ruolo di principale porta d'accesso internazionale agli Stati Uniti. Secondo le stime del New York-New Jersey Host Committee, la manifestazione potrebbe generare circa 3,3 miliardi di dollari di impatto economico per la regione, sostenendo oltre 26.000 posti di lavoro e producendo circa 1,7 miliardi di dollari di spesa diretta da parte dei visitatori. Per l'occasione, New York City Tourism + Conventions ha lanciato una campagna globale dedicata alla World Cup, con eventi, attivazioni culturali e iniziative diffuse nei cinque borough della città.
Hotel, ristoranti, bar, operatori turistici, società di trasporto e organizzatori di eventi stanno già sviluppando programmi dedicati per intercettare i flussi internazionali previsti durante il torneo. A New York, ad esempio, è stato lanciato il programma "Five Borough Winners Special", che coinvolge quasi 900 attività tra ristoranti e operatori food & beverage e prevede menu, bevande e intrattenimento per solo $26.
Anche i principali operatori del settore registrano aspettative particolarmente positive. Airbnb prevede che la World Cup 2026 diventi l'evento con il maggior numero di prenotazioni nella storia della piattaforma, superando persino le Olimpiadi di Parigi 2024. Secondo i dati di Sojern, oltre il 75% dei viaggiatori internazionali intenzionati ad assistere alle partite prevede soggiorni compresi tra sei e dodici notti. Marriott International ha inoltre dichiarato di osservare una forte crescita della domanda sia nelle città ospitanti sia nei mercati limitrofi, stimando un incremento dei ricavi per camera disponibile pari a circa 20% durante il periodo del torneo.
Gli analisti invitano tuttavia a guardare oltre l'entusiasmo iniziale. Secondo Oxford Economics, la World Cup certamente genererà una crescita significativa nei comparti leisure e hospitality delle città ospitanti, ma i benefici economici potrebbero distribuirsi in modo disomogeneo tra territori e operatori. Le ricadute economiche potrebbero concentrarsi principalmente nei principali hub turistici, con benefici più limitati per le destinazioni meno conosciute, come prevedibile.
Nonostante queste considerazioni, la World Cup 2026 rappresenta una vetrina senza precedenti per il settore hospitality americano.
Per le aziende italiane attive nei settori hospitality, food & beverage, turismo, eventi e servizi, il 2026 si presenta quindi come un momento particolarmente favorevole per sviluppare nuove partnership e consolidare la propria presenza sul mercato statunitense.
(Contributo editoriale a cura della Italy-America Chamber of Commerce)
L'industria automobilistica in Ungheria è un pilastro fondamentale dell'economia nazionale, capace di generare circa il 30% della produzione manifatturiera e oltre il 22% delle esportazioni totali.
Nonostante la contrazione produttiva registrata nel 2024 a causa del rallentamento della domanda nei principali mercati europei, il Paese si conferma un hub strategico integrato nelle catene del valore globali. Questa centralità è sostenuta dalla presenza radicata di grandi costruttori come Audi, Mercedes-Benz, Suzuki e Opel, a cui si aggiunge il nuovo stabilimento BMW di Debrecen, inaugurato a fine 2025 e focalizzato interamente sulla mobilità elettrica. Accanto ai grandi marchi opera un fitto ecosistema di fornitori internazionali e PMI locali fortemente orientati all'esportazione. Il settore sta vivendo una profonda trasformazione strutturale legata alla transizione elettrica e all'attrazione di massicci investimenti asiatici, in particolare nei progetti per la produzione di batterie e veicoli elettrici avviati da colossi come CATL e BYD.
Dal punto di vista normativo e finanziario, l'Ungheria fa leva su un quadro fiscale altamente competitivo, caratterizzato da un'imposta sulle società al 9%, sebbene l'introduzione della Global Minimum Tax dal 2024 ne riduca parzialmente l'impatto per le grandi multinazionali. Tra le principali criticità operative si evidenziano l'IVA al 27%, il rischio di cambio legato al fiorino ungherese e una crescente carenza di manodopera qualificata.
In questo contesto, le relazioni economiche con l'Italia sono solide, con un interscambio che supera i 13 miliardi di euro e un forte stock di investimenti italiani concentrati nella manifattura. La riconversione della filiera verso l'elettrico e l'automazione avanzata offre quindi significative opportunità di inserimento e sviluppo per le imprese italiane specializzate nella componentistica e nei servizi industriali.
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(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per l’Ungheria)
Nel calcio brasiliano si dice spesso che la Seleção sia una religione civile. Ma nel 2026, per la città di Rio de Janeiro, il cammino della nazionale ai Mondiali nordamericani potrebbe trasformarsi anche in un rilevante fenomeno economico. Pur non essendo una delle città ospitanti della competizione organizzata tra Stati Uniti, Canada e Messico, Rio si prepara infatti a beneficiare di un'ondata di consumi capace di generare quasi 245 milioni di reais di movimentazione economica nel caso in cui il Brasile raggiunga la finale e conquisti il suo sesto titolo mondiale.
Lo scenario emerge da uno studio realizzato dall'Observatório Econômico do Rio, collegato alla Prefeitura do Rio de Janeiro, in collaborazione con Riotur e con la Segreteria Municipale per lo Sviluppo Economico. L'analisi offre una lettura interessante di come i grandi eventi sportivi globali possano produrre effetti economici significativi anche lontano dagli stadi che ospitano le partite.
Secondo il rapporto, ogni partita disputata dal Brasile durante il torneo potrebbe generare circa 30,6 milioni di reais di attività economica aggiuntiva nella capitale fluminense. I tre incontri della fase a gironi avrebbero già il potenziale di movimentare oltre 91 milioni di reais, mentre l'avanzamento progressivo della squadra nelle fasi a eliminazione diretta farebbe crescere l'impatto fino a raggiungere 244,9 milioni di reais nel caso di una campagna vittoriosa culminata con il titolo mondiale.
La spiegazione è legata al comportamento dei consumatori. Durante i Mondiali il calcio smette di essere soltanto uno spettacolo sportivo e diventa un grande catalizzatore sociale. Bar, ristoranti, locali pubblici, eventi aziendali, feste private e spazi di aggregazione registrano un forte aumento della domanda. A questo si aggiungono gli acquisti di cibo e bevande per il consumo domestico, i costi di trasporto, l'acquisto di merchandising e articoli tematici, oltre alle spese sostenute per assistere alle partite in ambienti collettivi.
L'aspetto più interessante dello studio è che fotografa un'economia dell'esperienza sempre più rilevante nelle grandi metropoli contemporanee. Rio de Janeiro, già riconosciuta a livello internazionale per la sua vocazione turistica e per la capacità di trasformare eventi culturali e sportivi in opportunità economiche, dimostra ancora una volta come il valore generato da una manifestazione globale non si esaurisca nei luoghi ufficiali della competizione. La città ha sviluppato negli ultimi anni una crescente competenza nel misurare l'impatto economico di grandi eventi, dal G20 ai grandi concerti internazionali, fino alle competizioni sportive.
Per il tessuto imprenditoriale carioca la Coppa del Mondo rappresenta quindi una finestra di opportunità che coinvolge settori molto diversi. L'ospitalità, la ristorazione, il commercio al dettaglio, l'intrattenimento, i servizi digitali e la pubblicità possono beneficiare di un aumento significativo della domanda, alimentato da milioni di tifosi pronti a vivere ogni partita della Seleção come un evento collettivo.
Il dato assume un significato ancora più interessante se inserito nel contesto dell'economia dell'attenzione. In un'epoca in cui la capacità di mobilitare emozioni collettive genera valore economico concreto, il calcio continua a confermarsi uno degli asset immateriali più potenti del Brasile. Ogni vittoria della nazionale non produce soltanto entusiasmo e orgoglio nazionale, ma attiva una filiera economica diffusa che coinvolge imprese, lavoratori e consumatori.
In altre parole, il possibile cammino del Brasile verso il tanto atteso esacampeonato non sarà seguito soltanto dagli appassionati di sport. Anche economisti, imprenditori e amministratori pubblici avranno buoni motivi per osservare con attenzione ogni partita. Per Rio de Janeiro, infatti, ogni gol potrebbe tradursi in crescita, consumi e nuove opportunità di business.
Fonte: Observatório Econômico do Rio, Riotur e Prefeitura do Rio de Janeiro
(Contenuto editoriale a cura della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria di Rio de Janeiro)