Venerdì 28 Agosto 2026
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Il Consiglio Nazionale per la Politica Energetica della Thailandia ha approvato mercoledì un pacchetto di misure volto ad aumentare la concorrenza nel mercato dell'energia elettrica da fonti rinnovabili e ad ampliare l'accesso all'energia pulita.
Il Ministro dell'Energia, Akanat Promphan, ha annunciato che gli accordi diretti di acquisto di energia rinnovabile (Direct Renewable Power Purchase Agreements), finora riservati ai data center, saranno estesi a tutte le imprese. Le aziende potranno quindi acquistare energia elettrica da fonti rinnovabili direttamente dai produttori, utilizzando l'accesso di terze parti alla rete elettrica nazionale.
Tra le principali misure approvate figura il lancio di un programma per la realizzazione di impianti solari comunitari con una capacità complessiva di 1.500 MW. Per favorire una maggiore partecipazione degli operatori, ciascun sviluppatore potrà realizzare progetti fino a un massimo di 30 MW.
Il governo procederà inoltre alla revisione dei contratti esistenti con i piccoli produttori di energia rinnovabile, adeguando i prezzi dell'energia ai costi attuali di produzione.
Sul fronte dei consumatori, è prevista una riduzione delle tariffe elettriche per le famiglie, mentre i data center saranno soggetti a un regime tariffario specifico e più rigoroso, con l'obiettivo di evitare che il loro elevato fabbisogno energetico comporti un aumento dei costi sostenuti dalle utenze domestiche.
Parallelamente, il Ministro delle Finanze Ekniti Nitithanprapas ha confermato che il governo sta preparando la prima fase di un programma per la transizione energetica del valore di 200 miliardi di baht (circa 6 miliardi di dollari USA), incentrato su due progetti principali.
Il primo riguarda l'installazione di impianti fotovoltaici sui tetti degli edifici (rooftop solar), mentre il secondo mira a favorire la conversione del trasporto pubblico e dei veicoli commerciali verso fonti energetiche più sostenibili, promuovendo l'adozione di motocicli elettrici, tuk-tuk elettrici, veicoli per le consegne, furgoni e autobus a basse emissioni.
Infine, il governo introdurrà ulteriori incentivi destinati ai proprietari di pick-up, con l'obiettivo di favorire il passaggio a veicoli alimentati a biodiesel, contribuendo così alla riduzione delle emissioni nel settore dei trasporti.
(Contributo editoriale a cura della Thai-Italian Chamber of Commerce)
Il motivo per cui il parquet in legno massello premium italiano "Listone Giordano" sta attirando l'attenzione nel mercato residenziale coreano di alta gamma risiede nella sua "durabilità", adatta al sistema di riscaldamento a pavimento ondol coreano, e in tecnologie distintive come il trattamento antibatterico. Basato su una tradizione tecnica di 156 anni, viene considerato uno dei materiali di finitura chiave in grado di minimizzare le deformazioni termiche ed elevare il prestigio degli spazi abitativi.
In virtù di questi valori, anche il "DH Adelstar" — primo complesso a Gwacheon a portare il marchio high-end di Hyundai E&C — ha scelto Giordano. Hanong Co., Ltd., importatore e distributore di brand di arredo di alta gamma, ha annunciato di aver firmato un contratto per la fornitura del parquet premium in legno massello Listone Giordano per le unità base del complesso residenziale DH Adelstar.
DH Adelstar si trova in un'area di "quasi-Gangnam", adiacente al distretto di Seocho a Seul, che offre sia un'eccellente accessibilità verso Gangnam sia una ricca infrastruttura verde. Nonostante un prezzo di vendita più alto rispetto ai complessi limitrofi, l'adozione di materiali di finitura di fascia alta come Giordano ha rafforzato la competitività del prodotto. Il risultato è stato un rapporto di sottoscrizione medio di 58 a 1 al termine delle vendite.
La qualità del parquet Giordano nasce da un rigoroso controllo delle materie prime. Vengono selezionate rovere di altissima qualità, cresciute naturalmente per oltre 180 anni nella regione di Fontaines, in Borgogna (Francia) — una delle migliori aree di produzione di rovere al mondo — e l'azienda gestisce una segheria dedicata in loco per garantirne l'origine. Il rovere cresciuto in queste condizioni presenta un'elevata densità della struttura legnosa, con ridotte deformazioni, rendendolo adatto al sistema di riscaldamento a pavimento coreano. A ciò si aggiunge "CrystalCare", la tecnologia proprietaria di verniciatura antibatterica dell'azienda, che riduce la carica batterica entro 24 ore dal contatto, garantendo così anche affidabilità igienica.
Grazie a questa qualità, Giordano continua a essere scelto costantemente nel mercato residenziale di lusso coreano. Oltre ai principali complessi dell'area di Gangnam — tra cui Cheongdam Le Beapplication, Raemian One Bailey, Raemian One Pentas, Banpo Maple Zai, DH Daechi Edelrui — l'installazione è stata confermata anche per il "Prestige Xi" di Gwacheon. Il marchio è inoltre presente in altri importanti complessi residenziali di fascia alta del Paese, come Eterno Cheongdam, The Penthouse Cheongdam, Lotte Signiel, Nine One Hannam, Galleria Foret, a testimonianza del valore del brand.
Un rappresentante di Hanong ha dichiarato: "È un momento significativo poter fornire Listone Giordano al DH Adelstar, complesso che sta attirando attenzione come nuovo sviluppo nell'area quasi-Gangnam. Ci impegneremo al massimo per realizzare spazi abitativi di alta gamma, con materiali e qualità di posa all'altezza del prestigio del complesso."
Nel frattempo, Hanong Co., Ltd. — importatore ufficiale in Corea di Listone Giordano — dal 1994, anno della sua fondazione, importa in esclusiva il marchio da 32 anni, guidando il processo di valorizzazione qualitativa del mercato coreano dell'interior design.
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Korea)
Il primo semestre del 2026 chiude in flessione per il venture capital elvetico: secondo lo Swiss Venture Capital Report (SVCR), pubblicato martedì da Startupticker.ch e dall'associazione di investitori Seca, il capitale investito nelle startup svizzere si è fermato a 1,25 miliardi di franchi, con un calo del 15,5% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il dato più significativo, secondo gli analisti, non è tanto la contrazione del volume quanto la tenuta del numero di operazioni concluse: 123, sostanzialmente in linea con l'anno precedente. È un segnale che interrompe una tendenza al ribasso che durava da alcuni anni, e che suggerisce un mercato che si sta assestando più che contraendo strutturalmente. Dopo la ripresa registrata nella prima metà del 2025, gli importi sono tornati sui livelli medi degli anni precedenti.
A livello settoriale il quadro è disomogeneo. L'hardware tecnologico ha vissuto un semestre da record, con oltre 324 milioni di franchi raccolti (+60% su base annua), mentre le biotech non sono riuscite ad attrarre round di rilievo. Anche sul piano geografico emergono differenze marcate: il canton Vaud si conferma tra i poli più dinamici dell'ecosistema, mentre Zurigo registra risultati ai minimi storici.
Nonostante il calo dei volumi, il report segnala un elemento di ottimismo: interpellati sulle prospettive dei prossimi dodici mesi, gli investitori si sono detti più fiduciosi rispetto a un anno fa. Per gli autori dello studio, questa fiducia potrebbe essere il primo indizio di una ripresa del settore nei prossimi mesi.
La notizia che aumenta le opportunità anche per le startup italiane che indendono valutare, attraverso le operazioni della CCIS, l'internazionalizzazione verso la Svizzera e le operazioni di Open Innovation.
Nemmeno l'uscita della nazionale ai quarti dei Mondiali 2026, battuta dall'Argentina, ha scalfito l'umore degli svizzeri: secondo l'ultimo sondaggio realizzato dall'istituto SOTOMO, l'80% degli svizzeri guarda con fiducia ai prossimi dodici mesi, nonostante il clima di incertezza internazionale. L'indagine ha coinvolto quasi 1.900 persone nella Svizzera tedesca e in quella francese.
La fiducia non è un dato astratto: nasce e si consolida dove le persone possono contare su relazioni solide, vicinanza e stabilità economica. Ed è proprio su questo terreno che emergono le differenze più marcate: gli svizzeri di lingua tedesca risultano più ottimisti di quelli romandi, così come gli over 65 (86% di fiducia) rispetto agli under 50 (76%). Il reddito pesa parecchio: tra chi guadagna meno di 4.000 franchi al mese la fiducia scende al 69%, segno che la sicurezza economica resta il fattore decisivo. Tra uomini e donne, invece, non emergono differenze significative.
A sostenere l'ottimismo sono soprattutto le relazioni personali: amicizia, amore, famiglia e salute vengono citate da circa un intervistato su due come principali fonti di fiducia, e l'81% di chi desidera costruire una famiglia ritiene di poterlo fare o l'ha già fatto. Il primo obiettivo di vita resta però invecchiare in buona salute (77%), mentre circa la metà degli intervistati sogna di viaggiare il mondo. Sul fronte delle preoccupazioni, a pesare di più sono proprio la salute nella terza età (45%) e la tenuta del benessere economico (43%).
Il quadro si inserisce in un momento politicamente significativo: a giugno gli elettori svizzeri, soprattutto nella Svizzera romanda e nelle città, hanno respinto un'iniziativa che avrebbe posto un tetto all'immigrazione, confermando un orientamento aperto verso l'esterno. Nell'ultimo Rapporto mondiale sulla felicità la Svizzera occupa comunque solo il decimo posto, alle spalle di Finlandia, Islanda e Danimarca.
Un segnale di stabilità anche per chi guarda alla Svizzera dall'Italia
Per le imprese e le startup italiane che valutano un percorso di internazionalizzazione verso la Svizzera, questi dati raccontano qualcosa di più di un semplice mood collettivo: descrivono un Paese solido, con un tessuto sociale coeso, un orientamento aperto sui temi dell'immigrazione e dei rapporti con l'estero, e una popolazione che continua a fidarsi del futuro anche in un contesto internazionale complesso. Sono le stesse condizioni — stabilità, fiducia, relazioni di lungo periodo — su cui si costruiscono le partnership commerciali più solide: un contesto favorevole per chi cerca in Svizzera non solo un mercato, ma un partner affidabile nel tempo.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera)
Il Governo thailandese ha ribadito il proprio impegno a fare del 2026 l'"Anno degli Investimenti", nonostante la riduzione della quota di spesa in conto capitale prevista nel bilancio fiscale 2027. Le autorità hanno sottolineato che gli investimenti complessivi del Paese non subiranno una contrazione, grazie alla mobilitazione di centinaia di miliardi di baht attraverso strumenti alternativi di finanziamento, quali partenariati pubblico-privati (PPP), investimenti delle imprese statali, finanziamenti fuori bilancio e investimenti diretti esteri (FDI).
Intervenendo in occasione del 29° anniversario del National Press Council of Thailand, il Vice Primo Ministro e Ministro delle Finanze, Ekniti Nitithanprapas, ha spiegato che la riduzione della quota destinata agli investimenti nel bilancio non deve essere interpretata come una diminuzione degli investimenti nazionali. Al contrario, il Governo intende fare maggiore affidamento su strumenti finanziari alternativi per accelerare lo sviluppo infrastrutturale, mantenendo al contempo la sostenibilità dei conti pubblici.
Il Ministro ha inoltre illustrato le tre priorità che guideranno il ricorso all'indebitamento pubblico:
Ekniti ha evidenziato come la forte dipendenza del Paese dalle importazioni di petrolio e gas naturale renda la transizione energetica una priorità strategica.
Parallelamente, il Governo prevede di immettere nell'economia circa 270 miliardi di baht attraverso gli investimenti delle imprese statali e di ampliare il ricorso al Thailand Future Fund e ai progetti di Partenariato Pubblico-Privato (PPP) per sostenere lo sviluppo delle infrastrutture.
Sul fronte dell'attrazione degli investimenti esteri, in qualità di Presidente del Board of Investment (BOI), il Ministro ha fissato un obiettivo compreso tra 900 miliardi e 1.000 miliardi di baht di investimenti diretti esteri effettivamente realizzati. Tale risultato sarà favorito dal programma Thailand FastPass, volto ad accelerare l'implementazione dei progetti approvati dal BOI. Nell'ambito dell'iniziativa, le imprese beneficiarie degli incentivi BOI dovranno impegnarsi a realizzare almeno il 20% dell'investimento approvato entro l'anno in corso.
Il Governo sta inoltre promuovendo il programma Skill Bridge, finalizzato a favorire il trasferimento tecnologico e a sviluppare le competenze della forza lavoro thailandese, preparandola alle esigenze delle industrie emergenti e dei settori ad alto valore aggiunto.
Infine, rispondendo alle preoccupazioni relative alla diminuzione della quota di spesa in conto capitale nel bilancio 2027, il Ministro ha chiarito che tale riduzione è principalmente il risultato di un miglioramento nella trasparenza della contabilità pubblica. Alcune spese ricorrenti, precedentemente incluse tra gli investimenti, sono state riclassificate in categorie di bilancio più appropriate. Pertanto, sebbene la percentuale destinata agli investimenti appaia inferiore, ciò non significa che la Thailandia investirà meno, bensì che adotterà un modello di finanziamento più diversificato e sostenibile.
In conclusione, il Governo ha ribadito che la strategia economica del Paese continuerà a puntare sullo sviluppo infrastrutturale, sulla transizione energetica, sulla formazione del capitale umano e sull'attrazione di investimenti esteri come principali motori della crescita economica di lungo periodo.
Thanut Suvarnananda, direttore della National Intelligence Agency e recentemente nominato capo negoziatore del Governo thailandese, ha criticato domenica il BRN per aver diffuso un comunicato durante i colloqui trilaterali svoltisi il 4 luglio a Kuala Lumpur, ai quali partecipavano Thailandia, BRN e Malesia in qualità di facilitatore.
Secondo Thanut, la pubblicazione del comunicato ha interferito con il regolare svolgimento dei negoziati e ha evidenziato divergenze all'interno della leadership del BRN.
Nel comunicato, il BRN ha elogiato il ruolo della Malesia quale facilitatore del processo di pace, ha chiesto un maggiore coinvolgimento dei Paesi occidentali nei negoziati e ha sollevato anche questioni legate alla tutela dell'ambiente e alla gestione delle risorse naturali. Secondo il capo negoziatore thailandese, la richiesta di un più ampio coinvolgimento internazionale sembrerebbe finalizzata a esercitare pressioni sulla Thailandia affinché accolga un numero maggiore delle richieste avanzate dal gruppo. Thanut ha tuttavia ribadito che il Governo thailandese non intende rispondere pubblicamente a tali dichiarazioni, ritenendo che il processo di pace debba proseguire esclusivamente attraverso i canali ufficiali.
L'articolo cita inoltre il quotidiano malese New Straits Times, secondo cui il BRN ha riaffermato il proprio impegno a favore del processo di pace, attribuendo la recente escalation delle violenze non a un rifiuto del dialogo, bensì ai lenti progressi dei negoziati.
Parallelamente, il Segretariato per il Dialogo di Pace del BRN ha dichiarato che gli episodi di violenza nella provincia di Pattani sono il risultato della mancanza di progressi nel conflitto, che si protrae da decenni. Il gruppo ha affermato che, dal 2004, la propria lotta armata è stata diretta contro le forze di sicurezza thailandesi, i gruppi sostenuti dal Governo e i progetti ritenuti dannosi per la comunità musulmana malese di Patani, sostenendo al contempo di operare nel rispetto del diritto internazionale umanitario.
Infine, il BRN ha invitato la popolazione civile a evitare le aree interessate dal conflitto, ha espresso apprezzamento nei confronti della Malesia per il ruolo svolto nel facilitare il dialogo e ha sottolineato che un più ampio sostegno da parte della società civile sarà fondamentale per favorire il progresso del processo di pace.
A partire dal 1° luglio, è diventato effettivo il passaggio al pieno controllo di Marsh sulla propria attività in Thailandia. Dal 6 luglio, la società opererà ufficialmente con la denominazione Marsh Risk (Thailand) Company Limited, come confermato dal Chief Executive di Marsh Thailand, Derek Heng.
Secondo Heng, si tratta di un traguardo storico che rende Marsh il primo broker assicurativo interamente controllato da capitale estero a ottenere la piena proprietà della propria società nel mercato thailandese.
In precedenza, l'azienda operava con il nome Marsh PB Company, attraverso una joint venture tra Marsh e soci thailandesi. L'acquisizione segna la conclusione di una collaborazione avviata 48 anni fa dal fondatore Piya Jittalan, al quale Heng ha riconosciuto un ruolo fondamentale nello sviluppo dell'azienda e nel supporto al management nell'affrontare le peculiarità del mercato locale.
Il CEO ha inoltre sottolineato come questa operazione rappresenti una conferma dell'impegno strategico e di lungo periodo del Gruppo Marsh nei confronti della Thailandia.
L'operazione si inserisce in un più ampio contesto di riforme normative volte a favorire gli investimenti esteri. Lo scorso maggio, infatti, il Consiglio dei Ministri thailandese ha approvato in via preliminare una serie di misure che prevedono l'esenzione di nove categorie di attività economiche dall'obbligo di autorizzazione previsto dal Foreign Business Act. L'iniziativa rientra nella strategia del Governo per ridurre gli oneri burocratici e rendere il Paese più attrattivo per gli investitori internazionali.
L'acquisizione del pieno controllo da parte di Marsh rappresenta quindi uno dei primi esempi concreti degli effetti della progressiva liberalizzazione del quadro normativo thailandese, destinata a favorire una maggiore presenza di imprese a capitale estero nel Paese.
Il Board of Investment (BOI) della Thailandia ha approvato un investimento di 23 miliardi di baht da parte di Nestlé per la realizzazione di un nuovo stabilimento produttivo e centro di distribuzione intelligente nella provincia di Samut Prakan, a sud-est di Bangkok.
Il progetto rientra in un più ampio pacchetto di nove investimenti, per un valore complessivo di 66,3 miliardi di baht (circa 2 miliardi di dollari), con cui il Governo thailandese punta ad attrarre produzioni a maggiore valore aggiunto e a rafforzare le filiere manifatturiere ad alto contenuto tecnologico.
L'impianto, la cui entrata in funzione è prevista per il quarto trimestre del 2028, avrà una capacità produttiva annua di 170.000 tonnellate di caffè solubile Nescafé, miscele di caffè e bevande pronte al consumo.
Uno degli elementi distintivi dell'investimento è la forte integrazione con la filiera agricola locale. Nestlé prevede infatti di acquistare ogni anno materie prime e prodotti agricoli thailandesi per un valore di circa 4,3 miliardi di baht, tra cui caffè, zucchero e latte fresco. Parallelamente, l'azienda investirà nello sviluppo del comparto agricolo attraverso programmi di ricerca su varietà di caffè più resistenti ai cambiamenti climatici, la distribuzione di piantine di alta qualità e attività di formazione rivolte agli agricoltori sulle pratiche di coltivazione sostenibile.
Secondo il Segretario Generale del Board of Investment, Narit Therdsteerasukdi, il progetto contribuirà a rafforzare l'intera catena del valore del settore caffeicolo, dalla produzione agricola alla trasformazione industriale, fino alla logistica e all'export.
Il nuovo stabilimento farà inoltre ampio ricorso a tecnologie avanzate e soluzioni basate sull'Intelligenza Artificiale (AI), con l'obiettivo di trasformare la Thailandia nel principale hub regionale di Nestlé per il caffè destinato ai mercati del Sud-Est asiatico.
L'investimento conferma la fiducia di Nestlé nel mercato thailandese, dove il Gruppo è presente da oltre 130 anni, e rappresenta un ulteriore segnale della crescente attrattività della Thailandia quale destinazione per investimenti industriali ad alto contenuto tecnologico e orientati all'innovazione.
(Contributo editoriale a cura della Thai-Italian Chamber of Commerce)
La crisi climatica rende sempre più urgente la diffusione di modelli economici sostenibili. In questo contesto si inserisce il concetto di economia circolare, un sistema basato sulla rigenerazione delle risorse e sulla riduzione degli sprechi, con l'obiettivo di limitare l'inquinamento e il consumo di materie prime. Tra i principi cardine dell'economia circolare figurano l'impiego di fonti rinnovabili, la progettazione modulare dei prodotti per facilitarne la riparazione, la condivisione di beni e servizi, l'estensione del ciclo di vita dei prodotti e il riciclo dei materiali.
Nell'ambito del Green Deal europeo e dell'obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, l'Unione europea ha adottato un Piano d'Azione per l'economia circolare. Il piano punta a trasformare il modello produttivo europeo, promuovendo prodotti più durevoli, riparabili, riutilizzabili e riciclabili, così da ridurre la produzione di rifiuti e il consumo di risorse naturali. Prevede inoltre interventi specifici nei settori a maggiore impatto ambientale, tra cui plastica, tessile, elettronica, imballaggi ed edilizia.
All'interno di questa strategia rientrano anche gli obiettivi di riciclo fissati dall'UE: il target prevedeva il raggiungimento del 55% di riciclo dei rifiuti urbani e del 65% degli imballaggi entro il 2025, con un progressivo aumento al 60% e al 70% rispettivamente entro il 2030 e, per i rifiuti urbani, al 65% entro il 2035. In questo scenario, come si posizionano Italia e Germania?
Secondo i dati pubblicati da Eurostat, l'Italia è tra i Paesi europei più virtuosi nell'economia circolare. Nel 2024 il tasso di utilizzo circolare delle risorse ha raggiunto il 21,6%, oltre 9 punti percentuali sopra la media dell'Unione europea, pari al 12,2%. La Germania si colloca invece al nono posto con un tasso del 14,8%, anch'esso superiore alla media europea, come mostrato nel grafico.
Uno degli aspetti in cui l'Italia continua a mostrare criticità è la forte dipendenza dall'importazione di materie prime, accompagnata da una riduzione ancora limitata del consumo complessivo di risorse.
L'Italia si conferma il leader europeo nel riciclo dei rifiuti. Secondo il Rapporto 2026 del Circular Economy Network, l'85,6% dei rifiuti trattati nel Paese (pari a 137 milioni di tonnellate) viene avviato a riciclo, un dato nettamente superiore alla media europea del 41,2%.
Il confronto con la Germania evidenzia un apparente paradosso. Pur riciclando ogni anno circa 163 milioni di tonnellate di rifiuti, il Paese registra un tasso di riciclo del 44,4%, inferiore a quello italiano, a causa dell'enorme quantità complessiva di rifiuti prodotti, circa il doppio rispetto all'Italia.
Se si analizzano le diverse tipologie di rifiuti, emerge però un quadro differente. La Germania è il leader europeo nel riciclo dei rifiuti urbani, con un tasso del 66,9% nel 2024. L'Italia si attesta al 52,3%, in crescita di due punti percentuali rispetto all'anno precedente.
Anche nel riciclo degli imballaggi entrambi i Paesi registrano risultati molto positivi. L'Italia guida la classifica europea con il 75,6% di imballaggi riciclati, mentre la Germania segue con un ottimo 69,4%.
La sfida dei prossimi anni sarà trasformare questi risultati in un uso sempre più efficiente delle risorse, riducendo la dipendenza dalle materie prime e consolidando il percorso verso un'economia sempre piú circolare, in linea con gli obiettivi UE.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Germania (ITKAM))
A cavallo tra giugno e luglio 2026, lo yen giapponese ha raggiunto 162,4 per dollaro, il livello più basso dagli accordi del Plaza del 1985. Il cambio euro-yen si attestava a 185 il 10 luglio, secondo i dati ufficiali della Banca d'Italia. Non è un dato da lasciare agli analisti: per chiunque venda prodotti in Giappone, riceva pagamenti in yen o stia pianificando la propria presenza nel mercato, questo numero cambia la matematica di base.
Il primo effetto è controintuitivo. Uno yen debole rende i prodotti importati più convenienti per i consumatori giapponesi in termini di valuta locale, ma chi esporta riceve meno euro per ogni yen incassato. Il paradosso si vede con precisione nei dati del mercato del vino: nel primo trimestre 2026 il Giappone ha importato 55,8 milioni di litri, il 6,2% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, ma il valore totale delle importazioni è sceso del 4,3% e il prezzo medio per litro è calato del 9,9%, a 5,80 euro. Più bottiglie vendute, meno ricavi. Il vino italiano segue lo stesso andamento: +2,5% in volume, ma -5,3% in valore nel primo trimestre 2026, secondo i dati ISTAT analizzati da Gambero Rosso. Dal 2020 ad oggi lo yen ha perso il 39% del suo valore rispetto all'euro, e questa svalutazione si è scaricata silenziosamente sui prezzi di importazione.
Il meccanismo è semplice. Quando un distributore giapponese acquista prodotti europei, paga in euro o in dollari. Con uno yen così debole, quella stessa spesa gli costa in yen molto di più rispetto a tre o quattro anni fa. Per tenere i prezzi al consumo accessibili, il distributore ha due opzioni: ridurre il proprio margine oppure chiedere al fornitore europeo di abbassare il prezzo in euro. In entrambi i casi, chi vende sente la pressione. I settori più esposti sono quelli dove la concorrenza è alta e il consumatore giapponese è sensibile al prezzo, come food e beverage di fascia media. Nei segmenti premium la logica cambia: un prodotto posizionato come eccellenza mantiene meglio il prezzo anche in contesti di cambio sfavorevole.
Sul versante del turismo la dinamica si ribalta. Uno yen ai minimi storici rende il Giappone straordinariamente conveniente per i viaggiatori europei, e alimenta i flussi record degli ultimi anni. Un'analisi di Ebury stimava a fine giugno che un viaggiatore italiano in Giappone riesca ad acquistare circa il 13% in più rispetto a quanto potrebbe fare spendendo la stessa cifra nell'Eurozona.
Per i consumatori giapponesi, invece, lo scenario è tutt'altro che favorevole. Il Giappone importa la quasi totalità del proprio fabbisogno energetico e una quota significativa delle materie prime alimentari: uno yen debole si traduce in inflazione importata, aumento del costo della vita e compressione del potere d'acquisto delle famiglie. Tokyo ha tentato di difendere la valuta spendendo 11,7 trilioni di yen, equivalenti a circa 63,3 miliardi di euro, tra aprile e maggio 2026, il maggiore sforzo di intervento valutario mai registrato, ma gli effetti si sono esauriti rapidamente. Secondo l'OCSE, lo yen è oggi più sottovalutato rispetto al dollaro di quanto non sia mai stato per qualsiasi valuta del G10 dagli anni Settanta.
A metà giugno la Banca del Giappone ha alzato il tasso di riferimento all'1%, il livello più alto dal 1995, ma il differenziale con i tassi americani, con i Treasury decennali intorno al 4,5% contro circa il 2,6% giapponese, resta ampio e continua ad alimentare la pressione sulla valuta. La prossima decisione della Banca del Giappone è attesa per il 31 luglio: un ulteriore rialzo dei tassi è considerato da molti analisti la mossa più duratura per frenare la caduta dello yen, ma fino ad allora chi opera con il Giappone deve fare i conti con uno scenario in cui vendere di più non garantisce di incassare di più.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana in Giappone)
In occasione della visita di Stato in Italia del Presidente Lee Jae-myung, lo scorso giugno, Ferrari ha partecipato agli incontri con i principali imprenditori coreani, confermando l'importanza strategica del mercato sudcoreano per lo sviluppo delle proprie attività.
Nel corso della Korea-Italy Business Roundtable del 12 giugno, l'Amministratore Delegato di Ferrari, Benedetto Vigna, ha definito la Corea un mercato di continua ispirazione, proponendo una collaborazione nei settori dell'elettrificazione e della digitalizzazione e indicando il Paese come partner tecnologico e industriale.
Negli ultimi mesi Ferrari ha inoltre rafforzato la propria presenza sul mercato coreano attraverso iniziative dedicate. A gennaio ha presentato a Seoul la 12Cilindri Tailor Made, una versione personalizzata della vettura ispirata a elementi della cultura coreana. A giugno, lo spazio pop-up Casa Ferrari, allestito nel quartiere di Seongsu-dong, ha registrato oltre 2.000 richieste di prenotazione in un'ora. Secondo Ferrari, il 40% dei nuovi clienti nel Paese ha meno di 40 anni, confermando la rilevanza della Corea nella strategia di ampliamento della base clienti del marchio.
Sul fronte industriale, Ferrari collabora con Samsung nello sviluppo di tecnologie per i futuri modelli del marchio. Samsung Display ha infatti sottoscritto nel 2023 un memorandum d'intesa per lo sviluppo di soluzioni display destinate alle future vetture Ferrari, mentre Samsung fornisce i display OLED per la nuova Ferrari Luce.
Anche la partnership con il gruppo Hyosung continua a rafforzarsi. Hyosung è il partner di riferimento di Ferrari in Corea attraverso FMK, concessionaria ufficiale del marchio dal 2015, che ha investito nello sviluppo della rete commerciale e dell'esperienza cliente. Tra il 2014 e il 2025 il fatturato di FMK è cresciuto da circa 22 miliardi a circa 216 miliardi di won, mentre nel 2019 la società è stata nominata miglior concessionaria della rete distributiva globale Ferrari.
Nel 2025 Ferrari e Hyosung hanno inoltre costituito la joint venture Ferrari Korea, consolidando ulteriormente la collaborazione sul mercato sudcoreano.
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Korea)
L'industria tessile serba sta attraversando una fase di profonda trasformazione, caratterizzata da una forte vocazione all'export, dalla necessità di innovare i processi produttivi e dall'adeguamento ai nuovi standard ambientali europei.
Dopo il ridimensionamento registrato negli ultimi decenni a seguito della transizione economica, dei processi di privatizzazione, della chiusura dei grandi complessi industriali e della crescente concorrenza asiatica, il settore conta oggi circa 1.540 imprese, prevalentemente piccole e medie, con oltre 49.800 addetti.
La produzione è fortemente orientata ai mercati esteri, in particolare all'Unione Europea, attraverso la realizzazione di capi di abbigliamento e prodotti tessili destinati ai principali marchi internazionali. I poli produttivi più dinamici si concentrano oggi nelle aree di Novi Pazar e Vranje, mentre tra i maggiori investitori figurano aziende a capitale italiano, tedesco e turco.
A partire dal 2002 il comparto ha beneficiato degli accordi commerciali con l'Unione Europea, degli incentivi pubblici e degli investimenti diretti esteri. Tra il 2019 e il 2023 gli investimenti esteri netti nei settori tessile, pelle e calzature hanno raggiunto 179,4 milioni di euro, con un picco di 61,5 milioni di euro nel 2021.
Permangono tuttavia alcune criticità strutturali. Gran parte della produzione è infatti basata sul modello "lohn" (Outward Processing Trade), che vede le imprese serbe operare come fornitori per committenti esteri, con una conseguente dipendenza dalla domanda internazionale e margini di redditività contenuti.
Tra le principali sfide del settore figurano inoltre la carenza di manodopera qualificata, l'aumento dei costi dell'energia e del lavoro e la crescente pressione competitiva dei produttori asiatici.
Un ulteriore elemento di trasformazione è rappresentato dall'evoluzione della normativa europea in materia di sostenibilità. Poiché l'Unione Europea costituisce il principale mercato di destinazione delle esportazioni serbe, le imprese saranno chiamate ad adeguarsi ai nuovi requisiti previsti dal Regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (ESPR) e al Passaporto Digitale del Prodotto (Digital Product Passport - DPP), che diventerà obbligatorio per i prodotti tessili dalla fine del 2027.
Secondo le analisi riportate, il rafforzamento della competitività del comparto passerà attraverso investimenti nella digitalizzazione dei processi produttivi, nella formazione del personale, nello sviluppo di modelli produttivi sostenibili e nella valorizzazione di marchi a maggiore valore aggiunto, sostenuti da politiche pubbliche di incentivo agli investimenti e alle esportazioni.
La Serbia prosegue il percorso di sviluppo del proprio programma per l'energia nucleare, con l'obiettivo di completare entro la metà del prossimo anno la prima fase delle attività previste. Lo ha annunciato la ministra delle Miniere e dell'Energia, Dubravka Đedović Handanović, intervenendo all'apertura di un workshop dedicato al ruolo e alle responsabilità dell'Organismo nazionale per l'attuazione del Programma per l'energia nucleare (NEPIO), svoltosi il 13 luglio a Belgrado.
Secondo il cronoprogramma illustrato dalla ministra, entro il 2032 il Paese punta a disporre delle condizioni istituzionali, normative e tecniche necessarie per individuare la tecnologia più adatta, mentre l'avvio della costruzione del primo impianto nucleare è previsto entro il 2035.
Il programma viene sviluppato in modo graduale e in conformità agli standard dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA). A questo scopo, il Governo ha già definito gli incarichi progettuali per la realizzazione degli studi previsti dalla metodologia dell'AIEA e dall'approccio "Milestones" per lo sviluppo delle infrastrutture nucleari.
Sono attualmente in corso gli studi relativi al quadro normativo, alla tutela dell'ambiente, alla formazione del personale specializzato e alle catene di approvvigionamento, con il supporto dell'AIEA e della società francese EDF.
Lo sviluppo dell'energia nucleare rientra inoltre nel programma "Serbia 2035", che prevede investimenti per circa 3 miliardi di euro.
Nel corso dell'incontro, la ministra ha infine ribadito che la formazione di competenze nazionali e lo sviluppo delle infrastrutture dedicate rappresentano elementi essenziali per sostenere il programma nucleare e rafforzare la sicurezza energetica del Paese.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Serba)
La presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha firmato mercoledì 8 luglio 2026 il regolamento della Legge sugli Idrocarburi, con lo scopo di ottimizzare le operazioni, aggiornare il quadro normativo e dinamizzare gli investimenti nel settore petrolifero e del gas del Paese.
Ha inoltre dettagliato che, per la stesura finale di questo testo, sono state valutate analiticamente 1.389 risoluzioni emanate nell'arco di oltre otto decenni, ottenendo un aggiornamento completo che si adatta alle esigenze giuridiche e alle realtà attuali per dare slancio al progresso della nazione.
Ha poi sottolineato che la vivacità dell'industria fornirà le risorse necessarie per il piano di ripresa e ricostruzione nazionale a seguito del doppio evento sismico dello scorso 24 giugno.
La firma di questa normativa rappresenta un punto importante per l'industria petrolifera del Paese, poiché offre regole chiare, una maggiore sicurezza giuridica e un contesto favorevole alla cooperazione tra lo Stato e i capitali nazionali e internazionali.
Tra i punti chiave di questa nuova fase per il settore petrolifero nazionale vi sono la sicurezza giuridica, l'efficienza operativa, la sostenibilità e lo sviluppo.
Con questo regolamento si punta ad aprire una fase di crescita tecnica e operativa per l'industria cardine del Paese, garantendo lo sfruttamento delle risorse in modo che si traduca «in sovranità e benessere per l'intera nazione».
Si prevede che i dettagli del regolamento recentemente firmato dalla mandataria ad interim del Venezuela siano pubblicati a breve sulla Gazzetta Ufficiale (Gaceta Oficial).
Copertura dell'intera catena del valore
Da parte sua, la ministra degli Idrocarburi, Paula Henao, ha evidenziato il meticoloso lavoro di consultazione e progettazione di questo strumento, che ha permesso di coordinare gli sforzi direttamente con tutti i settori produttivi legati all'attività energetica.
La ministra ha espresso che il nuovo testo legale offrirà un quadro di ordine, sicurezza giuridica e controllo ottimizzato che ne garantirà un'applicazione corretta e trasparente.
«Stiamo coprendo l'intera catena del valore degli idrocarburi, dall'upstream fino alla commercializzazione, oltre ad aprire e gettare le basi per la massimizzazione del recupero di tutte le riserve che abbiamo sul territorio», ha precisato.
ING Groep, uno dei principali finanziatori del commercio di materie prime, sta ricevendo «molte» chiamate da parte di clienti che cercano supporto per accordi legati alle risorse naturali venezuelane, mentre il Paese riattiva le proprie esportazioni dopo anni di sanzioni statunitensi, secondo quanto dichiarato dal suo nuovo direttore del finanziamento delle materie prime per le Americhe.
«Stiamo ricevendo molte richieste da parte degli operatori, quindi le stiamo studiando», ha dichiarato Remko Van de Water in un'intervista. Tuttavia, ING non finanzia ancora operazioni con materie prime nel Paese. «Lo stiamo valutando, ma al momento non rientra nel nostro mandato».
Van de Water ha affermato che ING si posiziona probabilmente tra le prime tre banche del Nord America nel finanziamento del commercio internazionale e che ha piani di crescita, in particolare sostenendo i clienti focalizzati nei settori dei metalli e dell'agricoltura.
A Vitol Group e Trafigura Group si sono unite alcune aziende più piccole per esportare il petrolio venezuelano. Nel frattempo, Mercuria Energy Group ha recentemente siglato accordi per l'acquisto di metalli e materie prime sfuse.
I commercianti dipendono dai finanziamenti per acquistare, vendere, stoccare e spedire merci in tutto il mondo. Tuttavia, le banche si sono mostrate caute nel sostenere i flussi provenienti dal Venezuela, il che significa che le imprese devono utilizzare le proprie risorse finanziarie per il trasporto del carico.
Prima di assumere il suo nuovo incarico, Van de Water ha guidato l'attività metalli e miniere di ING nella regione per oltre 15 anni. Il suo predecessore, Cauê Todeschini, è diventato il direttore globale del finanziamento delle materie prime della banca a marzo.
Quest'anno, diversi fattori, dalla guerra con l'Iran al fenomeno meteorologico di El Niño, hanno provocato volatilità nei prezzi del petrolio, del gas, dei metalli e delle materie prime agricole. Questi sono solitamente i mercati in cui gli operatori prosperano, e tutto indica che i guadagni di alcune delle maggiori aziende si stiano avvicinando a livelli record.
Van de Water ha affermato che il 2026 è stato «senza dubbio uno dei migliori anni» per le società commerciali, ma che è ancora troppo presto per sapere se il settore registrerà profitti record pari a quelli del biennio 2022-2023.
Le case commerciali si sono affrettate a ottenere linee di credito aggiuntive dalle banche quando è scoppiata la guerra tra gli Stati Uniti e l'Iran a febbraio. Alcune di queste linee di credito a breve termine scadranno presto.
Van de Water ha riconosciuto che, dato che i prezzi delle materie prime sono ora generalmente più bassi, alcune aziende non vorranno pagare per un eccesso di capacità di cui non hanno bisogno, indica una nota di Bloomberg.
Il presidente della Camera Veneziana del Commercio Elettronico (Cavecom-e), Richard Ujueta, ha riferito che l'associazione ha avviato un piano per fornire strumenti digitali alle attività commerciali colpite dai terremoti del 24 giugno, con l'obiettivo di accelerare il riavvio delle loro operazioni, in particolare negli stati di La Guaira e Aragua.
Durante un'intervista a Venezolana de Televisión (VTV), Ujueta ha spiegato che la camera si è coordinata fin dai primi giorni dell'emergenza con fornitori tecnologici e aziende di telecomunicazioni per mantenere attiva la connettività dei negozi danneggiati. Inoltre, ha annunciato che questo lunedì prenderà il via un'alleanza con l'Ordine degli Psicologi del Distretto Capitale per offrire supporto psicologico a distanza tramite un call center, oltre a giornate di assistenza in presenza nelle zone colpite.
Il leader sindacale ha indicato che Cavecom-e ha anche sviluppato una piattaforma tecnologica per la gestione dei rifugi e il monitoraggio dello stato delle infrastrutture, uno strumento attualmente utilizzato ad Aragua per monitorare in tempo reale le condizioni degli edifici e supportare il processo decisionale durante l'emergenza.
Ha inoltre riferito che, insieme a Fundacite, si sta lavorando alla creazione di un centro tecnologico a La Guaira per assistere le attività commerciali che hanno perso le proprie strutture. Attraverso il programma Kit Digital Venezuela, gli imprenditori potranno accedere a soluzioni di connettività, piattaforme di e-commerce, sistemi di fatturazione, logistica e punti vendita, con sussidi superiori al 40% e agevolazioni di finanziamento per ridurre i costi di ripresa.
Ujueta ha anticipato che questa settimana inizierà un censimento per determinare il numero di attività colpite. Secondo le stime preliminari dell'associazione, oltre il 70% del commercio di base nella zona costiera di La Guaira è scomparso a causa dei sismi. La raccolta delle informazioni consentirà di installare apparecchiature, fornire consulenza tecnica e coordinare le azioni con le banche, le compagnie assicurative e gli organismi pubblici per sostenere il rilancio economico.
(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Venezolano-Italiana)