Notizie mercati esteri

Martedì 30 Dicembre 2025

Notizie dai mercati esteri - Slovacchia

Slovacchia: avviata la costruzione di un nuovo Ospedale a Vajnory

A Bratislava, nel quartiere di Vajnory, è stata ufficialmente avviata la costruzione del nuovo Ospedale universitario nazionale intitolato al generale Milan Rastislav Štefánik. L’inizio dei lavori è stato annunciato nel corso di una conferenza stampa dal ministro della Difesa Robert Kaliňák e dal ministro della Salute Kamil Šaško, che hanno simbolicamente posato la prima pietra del progetto.

Secondo il governo, la struttura potrebbe entrare pienamente in funzione tra il 2029 e il 2030. Il progetto è considerato una delle più importanti infrastrutture sanitarie realizzate in Slovacchia negli ultimi decenni. La nuova struttura sorgerà su un’area di circa 35 ettari e comprenderà, oltre all’ospedale, una futura clinica universitaria, un campus accademico e ulteriori istituzioni dedicate alla formazione. In condizioni operative standard, con la maggior parte di camere singole, l’ospedale disporrà di 1.270 posti letto, che potranno essere aumentati fino a 1.467 in caso di emergenze, riconvertendo le stanze in doppie senza ridurre significativamente il comfort per pazienti e personale.

La struttura sarà dotata di 36 sale operatorie, di cui 21 centrali o multidisciplinari, cinque collocate direttamente nei reparti e dieci nel cosiddetto centro interventistico. È inoltre prevista un’ampia area ambulatoriale con 205 ambulatori di diversa specializzazione, configurando l’ospedale come un polo sanitario altamente integrato in grado di offrire assistenza completa. Secondo i ministri, la realizzazione della struttura grezza dovrebbe concludersi entro il 2027.

L’investimento complessivo è attualmente stimato intorno a un miliardo di euro, anche se il costo finale dipenderà dagli esiti delle gare d’appalto ancora aperte. Il finanziamento sarà garantito principalmente attraverso il piano nazionale di ripresa, le risorse derivanti dal 2% della spesa per la difesa e, in misura minore, dal bilancio pubblico. Il ministero della Salute ha confermato che il piano medico per la nuova struttura è pronto e sarà presentato pubblicamente nelle prossime settimane, mentre l’ottimizzazione della rete ospedaliera di Bratislava verrà illustrata dopo il completamento dell’audit in corso.

Sul fronte del personale sanitario, il governo non prevede criticità rilevanti, anche grazie a una riorganizzazione interna delle strutture esistenti e a una nuova strategia per le risorse umane nel settore sanitario. Il progetto include anche soluzioni per il collegamento dell’ospedale con la rete stradale e il raccordo autostradale D4. L’area di Vajnory è stata scelta dopo che i precedenti piani di realizzazione dell’ospedale, inizialmente previsti a Rázsochy e successivamente a Ružinov, erano stati rivisti.

Moody’s conferma il rating A3 della Slovacchia

L’agenzia di rating Moody’s ha confermato il giudizio A3 sulla Slovacchia, mantenendo un outlook stabile. Con questa decisione, il Paese conserva da circa un anno valutazioni invariate da parte di tutte e tre le principali agenzie di rating internazionali. Nel suo rapporto, Moody’s definisce il livello del debito pubblico slovacco come moderato, ma segnala una traiettoria di crescita nel medio termine. L’agenzia richiama inoltre l’attenzione su un deterioramento degli indicatori legati alla corruzione e al rispetto dello stato di diritto, elementi che rappresentano un fattore di rischio per la stabilità istituzionale ed economica del Paese.

Un ulteriore elemento di vulnerabilità individuato da Moody’s è la forte dipendenza dell’economia slovacca dall’andamento della Germania, principale partner commerciale e riferimento per il settore industriale, in particolare quello automobilistico. Secondo l’agenzia, le recenti misure fiscali adottate dal governo, inclusi gli aumenti delle imposte, non stanno producendo una riduzione significativa del disavanzo delle finanze pubbliche. Questo limita i margini di manovra della politica fiscale e potrebbe incidere negativamente sulle prospettive di sostenibilità dei conti pubblici nel lungo periodo.

Taiwan e Slovacchia inaugurano un laboratorio congiunto per i semiconduttori

Taiwan e Slovacchia hanno ufficialmente avviato un laboratorio congiunto per lo sviluppo di tecnologie nei semiconduttori in Slovacchia, nell’ambito di un piano di cooperazione industriale quinquennale siglato nel 2023. La cerimonia di inaugurazione si è tenuta venerdì alla presenza del vice ministro slovacco dell’Economia, Vladimír Simonák, e dell’inviato di Taiwan a Bratislava, David Lee. Il nuovo laboratorio rappresenta un passo significativo nei rapporti tecnologici tra i due Paesi e punta a creare basi per l’innovazione e lo sviluppo economico, con particolare attenzione alle esigenze della filiera automobilistica slovacca, settore in cui la produzione di semiconduttori è strategica.

Secondo l’inviato taiwanese, nonostante la Slovacchia rappresenti circa il 2 % della popolazione dell’UE, essa contribuisce tra il 5 % e il 10 % della produzione di semiconduttori nell’Europa centrale e orientale, con una particolare reputazione per i dispositivi ad alta potenza utilizzati nei veicoli elettrici. Il progetto ha visto la partecipazione dell’Industrial Technology Research Institute di Taiwan, che ha supportato le fasi preparatorie e la formazione di personale locale, con l’obiettivo di ampliare in futuro la cooperazione anche ad altre aree tecnologiche.

Slovacchia: aumento dei prezzi degli appartamenti nelle città capoluogo al ritmo più veloce dal 2021

I prezzi degli appartamenti nelle città capoluogo di regione in Slovacchia hanno segnato a novembre un aumento annuo del 12,6%, il ritmo più rapido dal 2021, secondo i dati della Realitná únia. La crescita è stata più marcata per gli appartamenti più datati, che sono diventati in media 15% più costosi, rispetto all’11% delle unità di nuova costruzione. La dinamica è trainata da mutui più economici e da un sentiment positivo tra gli acquirenti, che continuano a sostenere la domanda. L’associazione immobiliare prevede che i prezzi continueranno a salire, in particolare per immobili di piccole dimensioni, nonostante le misure di consolidamento fiscale del governo. Secondo l’Ufficio statistico slovacco, nel terzo trimestre del 2025 i prezzi delle abitazioni residenziali sono aumentati del 13,4% su base annua, con incrementi registrati in tutte le otto regioni del Paese e punte superiori al 20% in aree come Nitriansky e Banskobystrický kraj.

Anche il segmento delle abitazioni esistenti ha registrato una crescita più elevata rispetto a quello delle nuove costruzioni. Fonti analitiche indicano che il forte aumento dei prezzi negli ultimi anni è stato sostenuto da una combinazione di domanda persistente e offerta limitata, con aspettative di un graduale rallentamento della crescita verso il 2026, ma sempre a livelli elevati rispetto alla media europea. Secondo le analisi degli operatori del settore, il mercato immobiliare slovacco sta attraversando una fase di cambiamento che potrebbe favorire la vendita di appartamenti più vecchi. Alla base di questa dinamica vi sono l’attuale rallentamento del catasto, alcuni interventi fiscali recenti e una minore disponibilità di nuove costruzioni, elementi che stanno spingendo una parte degli acquirenti verso immobili già esistenti. Nelle principali città, soprattutto nella fascia di prezzo medio e medio-bassa, la domanda rimane stabile e la capacità di assorbimento del mercato continua a essere relativamente solida. Gli analisti segnalano che chi valuta la vendita di un appartamento datato potrebbe beneficiare del contesto attuale, in particolare se intende reinvestire in una nuova abitazione o ridurre la propria esposizione immobiliare. Le tendenze in corso saranno influenzate nei prossimi mesi dall’evoluzione normativa e dalla capacità del mercato di compensare il rallentamento dei nuovi progetti edilizi. 

A Bratislava servono 14,1 annualità per acquistare un nuovo appartamento da 70 metri quadrati, rendendola una delle città meno accessibili d’Europa secondo il developer ceco Central Group. A Praga il rapporto è di 14,8 annualità, a Vienna 7,7, a Varsavia 9,6 e a Monaco 11,2. La scarsa accessibilità dipende in larga parte dai lunghi tempi di approvazione dei progetti e da una domanda costantemente elevata, riporta idnes.cz. Nel terzo trimestre il calo dell’edilizia residenziale ha rallentato, secondo i dati dell’Ufficio di Statistica. Gli appartamenti completati sono stati 4.188, in diminuzione del 2% su base annua e inferiori del 6% alla media 2015–2024. Nei tre trimestri precedenti il calo era stato a doppia cifra. Le autorità hanno rilasciato permessi per 4.270 unità, un terzo in più rispetto all’anno precedente ma ancora il 17% al di sotto della media degli ultimi dieci anni, riporta finsider.sk. Gli analisti prevedono che l’offerta rimarrà debole anche nei prossimi trimestri, esercitando ulteriore pressione al rialzo sui prezzi degli appartamenti.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Slovacca)

Ultima modifica: Martedì 30 Dicembre 2025
Martedì 30 Dicembre 2025

La Fed taglia ancora i tassi, ma resta divisa sulle prossime mosse

La Federal Reserve ha deciso di ridurre i tassi di interesse di 25 punti base, portandoli in un intervallo compreso tra 3,5% e 3,75%. Si tratta del terzo taglio consecutivo nel 2025, adottato però in un clima di forte divisione all’interno del comitato di politica monetaria.

Il presidente della Fed, Jerome Powell, ha sottolineato che non è stata presa alcuna decisione sui prossimi interventi, spiegando che i tassi si trovano ora in una fascia considerata “neutrale”. La banca centrale intende quindi attendere l’evoluzione dell’economia, con particolare attenzione al mercato del lavoro.

Secondo le proiezioni, la disoccupazione potrebbe raggiungere un picco del 4,5% nel 2025, mentre l’inflazione resta sopra l’obiettivo del 2%, anche a causa dell’impatto dei dazi. Parallelamente, la Fed ha annunciato l’acquisto di 40 miliardi di dollari al mese di Treasury bill per garantire adeguata liquidità al sistema finanziario.

(Contributo editoriale a cura della Italy-America Chamber of Commerce of Texas, Inc.)

Ultima modifica: Martedì 30 Dicembre 2025
Martedì 30 Dicembre 2025

Rio Fashion Week riporta Rio al centro della moda globale e rafforza il dialogo con l’Italia

Quando la moda e il posizionamento strategico diventano strumenti di rinascita metropolitana, nasce un progetto capace di agganciare economia locale, creatività e visibilità internazionale. È quanto propone il Rio Fashion Week (RIOFW), lanciato ufficialmente il 16 dicembre 2025 dalla Prefeitura da Cidade do Rio de Janeiro come nuovo evento di moda destinato a riportare la capitale carioca sotto i riflettori del fashion system globale. Per la prima volta dopo oltre un decennio, la città ospiterà una settimana dedicata ai grandi defilè e alle tendenze dal 15 al 18 aprile 2026, con il suggestivo Pier Mauá come palcoscenico principale di circa trenta sfilate, posizionando nuovamente Rio de Janeiro nel calendario ufficiale della moda brasiliana e collegandola alla rete consolidata del settore. 

La presentazione del Rio Fashion Week al Palácio da Cidade ha radunato importanti personalità dell’industria, marchi storici e giovani talenti, sottolineando l’intento di creare non solo una vetrina estetica ma un ecosistema di sviluppo economico e culturale. Sotto la guida creativa della IMM, la medesima organizzazione che gestisce il São Paulo Fashion Week, l’iniziativa si propone di esportare l’immagine della moda carioca nel mondo, sfruttando l’iconica cornice urbana del porto e la sua capacità di evocare lifestyle e innovazione. 

Ma il RIOFW non è semplicemente un evento di moda: è un dispositivo strategico di crescita. L’aspettativa è che il ritorno di una settimana della moda rafforzi la catena produttiva, generi un impatto economico significativo e sostenga l’industria creativa locale attraverso la creazione di posti di lavoro e una spinta al turismo. Si stima che il solo evento possa movimentare centinaia di milioni di real nell’economia cittadina e dare vita a migliaia di posti di lavoro diretti e indiretti, evidenziando la moda come volano di sviluppo territoriale oltre che estetico. 

Un elemento cruciale della visione alla base del RIOFW riguarda la sua natura multidimensionale: non si limita alle passerelle, ma include programmi culturali, gastronomici e formativi, con iniziative dedicate alla formazione di giovani professionisti della moda, dalla modellistica alla produzione. Questo approccio punta a lasciare un’eredità duratura, non solo effimera come spesso accade nei grandi eventi, ma capace di alimentare competenze e reti professionali. 

Per le aziende italiane che operano nel settore della moda e del lifestyle, l’edizione inaugurale del Rio Fashion Week rappresenta una piattaforma strategica di dialogo e collaborazione. Il legame tra design, cultura e mercato brasiliano offre opportunità di scambio di esperienze e di conoscenza, in un contesto dove i marchi italiani possono confrontarsi con un pubblico dinamico e aperto all’innovazione. In un’epoca in cui la globalizzazione dei mercati esige visioni internazionali, la presenza italiana in eventi come il RIOFW può consolidare relazioni commerciali, stringere alleanze e contribuire a una narrazione condivisa della moda come linguaggio globale.

In definitiva, il Rio Fashion Week non è soltanto il ritorno di un appuntamento mancante nel calendario brasiliano: è una dichiarazione di intenti sul ruolo della moda nelle economie urbane contemporanee e un’opportunità per rafforzare i ponti tra culture e mercati. Per le imprese italiane, sarà un’occasione preziosa per confrontarsi, ispirarsi e collaborare in un territorio che guarda con sempre maggiore interesse al contributo internazionale.

Fonte: Prefeitura da Cidade do Rio de Janeiro

(Contenuto editoriale a cura della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria di Rio de Janeiro)

Ultima modifica: Martedì 30 Dicembre 2025
Martedì 30 Dicembre 2025

Notizie dai mercati esteri - Belgio

FS Logistix rafforza i collegamenti ferroviari tra Belgio e Italia

L’ingresso di FS Logistix nel porto di Anversa segna un passo strategico nel rafforzamento della logistica europea e dei collegamenti tra Italia e Belgio. Come riportato da Economy Magazine, il polo logistico del Gruppo Ferroviario dello Stato Italiano ha acquisito una partecipazione iniziale del 30% in Modalink, una nuova joint venture avviata insieme a Lineas, principale operatore ferroviario per le merci, privato, in Europa, con un’opzione per aumentare tale partecipazione al 49% del capitale.

L’operazione si inserisce nel piano industriale 2025-2029 di FS Logistix e mira a potenziare il trasporto ferroviario di merci e servizi intermodali, con particolare attenzione alle connessioni Nord-Sud, Belgio e Italia in testa, e alla direttrice Est-Ovest che collega Francia, Polonia e Romania. L'obiettivo è quello di migliorare l'efficienza della catena logistica europea, favorendo soluzioni su rotaie e l’integrazione de “l’ultimo miglio”.

Al centro della joint venture vi è il terminal ferroviario Antwerp Mainhub, uno dei nodi strategici del porto di Anversa. L’infrastruttura ferroviaria movimenta circa 1,5 milioni di tonnellate di merci e gestisce 2.500 treni operati da Lineas. Il terminal si estende su una superficie di 200.000 metri quadrati ed è dotato di otto binari lunghi 700 metri ciascuno, tre grandi gru per la movimentazione dei container e sei portali stradali per i carrier. Un tale asset consente la gestione efficiente dei flussi intermodali e un collegamento diretto con i principali corridoi europei.

Dal punto di vista operativo, le linee commerciali operate da Lineas e attualmente attive tra Belgio e Italia vengono integrate da Mercitalia Intermodal, con la trazione ferroviaria fornita da Lineas, creando sinergie tra i due gruppi e rafforzando la presenza italiana nei principali hub logistici del Nord Europa. Attualmente sono operativi cinque collegamenti settimanali  andata e ritorno tra Anversa (terminal Mainhub) e Milano-Segrate, con connessioni verso terminal italiani strategici come Pomezia, Marcianise e Catania. Secondo le previsioni del piano industriale, il trasporto ferroviario merci è destinato a crescere ad un ritmo medio del 23% annuo tra il 2025 e il 2029, confermando il ruolo centrale del trasporto su rotaie nella transizione verso una logistica più efficiente e green.

Grazie al potenziamento dei collegamenti ferroviari, si stima una riduzione annua di oltre 13.000 camion dalle strade europee e un risparmio superiore a 46.000 tonnellate di CO₂, contribuendo agli obiettivi europei di decarbonizzazione e di trasferimento modale dal trasporto su gomma a quello su rotaia. La joint venture Modalink è stata ufficialmente inaugurata il 5 dicembre 2025 presso il terminal Antwerp Mainhub e, nei primi mesi di attività, FS Logistix ha già registrato un raddoppiamento dei volumi di container trasportati sulla linea direttrice Belgio-Italia.

La struttura societaria con il 30% di FS Logistix e il 70% di Lineas, definisce un impegno stabile allo sviluppo della piattaforma, con benefici diretti per il sistema logistico italiano e per l’integrazione delle reti di trasporto tra Italia e Belgio, rafforzando la competitività delle imprese nostrane sui mercati internazionali.

Fonti: 

https://www.economymagazine.it/fs-logistix-sbarca-ad-anversa-la-joint-venture-che-rafforza-la-logistica-europea/

https://www.trasportoeuropa.it/notizie/ferrovia/modalink-rafforza-il-corridoio-ferroviario-belgio-italia/

https://www.fsitaliane.it/it/media/comunicati-stampa/2025/12/5/modalink-la-joint-venture-tra-lineas-e-fs-logistix.html

Beyond Chocolate: la forza del modello belga

Nel 2025 il Belgio si conferma uno dei principali poli mondiali dell’industria del cioccolato, con un settore solido, fortemente orientato all’export e sempre più attento alla sostenibilità, nonostante un contesto globale caratterizzato da forti oscillazioni dei costi e incertezze geopolitiche.

Elemento sempre più centrale nell'attenzione del consumatore, quindi del produttore, è la sostenibilità del prodotto.

Così è nato il programma “Beyond Chocolate”, ambiziosa partnership belga di 70 imprese che copre il 90% della produzione nazionale di cioccolato, promossa e finanziata con 2 miloni di euro dal Ministero degli Affari Esteri belga e lanciata nel 2018, la quale, con 8 progetti all'attivo, mira a fornire un salario minimo ai coltivatori di cacao entro il 2030, a ridurre la deforestazione nelle zone di coltivazione dello stesso attraverso accordi d'intesa con i governi locali entro il 2025, e a creare un certificato che attesti gli standard della produzione sostenibile. Grazie a questo programma, il Belgio ha quasi raggiunto l’obiettivo di commercializzare esclusivamente cioccolato certificato e sostenibile sul mercato interno, rafforzando ulteriormente la reputazione del prodotto belga presso consumatori e operatori internazionali. Di fatto, quasi il 100% del cioccolato venduto ad oggi dal Belgio è il risultato di una produzione responsabile che segue criteri di sostenibilità ambientale e umana, con particolare attenzione alla tracciabilità della filiera e alle condizioni di lavoro degli operatori nei paesi di origine del cacao.

Per chiarezza terminologica, si specifica che il cacao è la materia prima derivata dai semi della pianta del cacao, albero sempreverde originario d'America e coltivato nelle zone tropicali, mentre il cioccolato è il prodotto trasformato che combina cacao, burro di cacao, zucchero e altri ingredienti, secondo specifici standard di lavorazione. La distinzione è doverosa e rilevante anche dal punto di vista statistico, poiché le classificazioni commerciali internazionali separano spesso il cacao e i suoi derivati dal prodotto finito.

Secondo l’associazione di settore Choprabisco che rappresenta oltre il 90% del comparto belga di cioccolato, praline, biscotti e confetteria, il settore riunisce più di 170 aziende e genera un fatturato complessivo prossimo agli 11 miliardi di euro, pari all’11% dell’intera industria alimentare belga.

Dal punto di vista occupazionale, la filiera impiega direttamente 14.765 addetti, pari  al 14,4% dell’occupazione complessiva del comparto alimentare belga. Guardando alla produzione, le stime di  IBISWorld e IndexBox aggiornate al 2025 indicano il valore della produzione di cioccolato e confetteria pari a 7,1 miliardi di euro, con un tasso medio di crescita annuo del 5,2 % dal 2020. Il numero di imprese attive è di 480 unità, in lieve calo rispetto al 2020, con una contrazione contenuta pari a un CAGR del -1,7% nel periodo 2020–2025.

Accanto ai grandi gruppi internazionali, il comparto è sostenuto da un tessuto solido di imprese fortemente orientate all’export. Realtà come Confiserie Vandenbulcke, Daskalidès Belgium e NewTree Belgium rappresentano esempi di un sistema produttivo capace di combinare tradizione, innovazione e posizionamento premium sui mercati internazionali.

Inoltre, il Belgio detiene il più alto consumo pro capite di cioccolato al mondo, con un consumo medio annuo tra i 5,5 e i 6 kg per abitante, dopo la Svizzera. La Germania invece si conferma il primo importatore mondiale in termini di valore, seguita da Stati Uniti e Regno Unito.

L’export infatti resta il vero pilastro del modello belga. Nel 2024, le esportazioni di cacao e preparazioni a base di cacao hanno raggiunto 4,88 miliardi di dollari, mentre le esportazioni di solo cioccolato sono stimate a 3,5 miliardi di dollari, collocando il Belgio come secondo esportatore mondiale. Oltre l’85% della produzione nazionale è destinata ai mercati esteri con più di 70.000 tonnellate esportate ogni anno verso 150 paesi.

L’Unione Europea costituisce il principale mercato di sbocco, con Paesi Bassi, Germania, Francia e Regno Unito che insieme costituiscono il 42% delle esportazioni belghe.

Si osserva una crescita della domanda anche nei mercati extraeuropei, in particolare in Turchia, con una crescita dei volumi di importazione di cioccolato belga superiore al 12% su base annua, negli Stati Uniti come in Medio Oriente e Asia.

L’aumento del valore unitario dell’export è stato favorito anche dal forte incremento dei prezzi del cacao, che nel 2024 ha spinto il prezzo medio dell’export a circa 7.900 dollari per tonnellata.

Nel complesso, i dati più recenti delineano un settore solido e competitivo, in grado di preservare la propria leadership globale e di adattarsi alle trasformazioni del mercato internazionale, confermando il cioccolato come uno dei simboli più forti dell’eccellenza industriale belga.

Fonti:

https://choprabisco.be/en/index.html#themes

https://freshdi.com/blog/top-9-chocolates-suppliers-in-belgium-in-september-2025/#:~:text=Export%20Dynamics%20and%20Regional%20Shifts%20*%20Turkey's,packaging%E2%80%94something%20Belgian%20suppliers%20are%20adapting%20to%20rapidly.

https://oec.world/en/profile/bilateral-product/chocolate/reporter/bel#bespoke-title-1091

Belgio 2025: qualità della vita tra le migliori in Europa

I più recenti indicatori sulla qualità di vita collocano il Belgio tra i paesi europei con un livello di benessere tra i più elevati. Secondo gli ultimi dati elaborati da Numbeo e Worldometers, il paese si distingue per un equilibrio complessivo tra potere d’acquisto, sanità, servizi e contesto urbano, confermandosi una destinazione attrattiva tanto per lavoratori e famiglie quanto per gli operatori economici internazionali.

L’indice complessivo di qualità di vita opera una stima della qualità generale della vita usando una formula empirica che combina gli indici del potere d’acquisto, dell’inquinamento, del rapporto prezzo delle case/reddito, del costo della vita, della sicurezza, dell'assistenza sanitaria, del tempo trascorso nel tragitto casa-lavoro e del clima. In Belgio questo indice si attesta a quota 173,68 punti posizionandosi nella fascia “molto alta”. Tale valore riflette una percezione positiva del benessere generale, sostenuta in particolare da un elevato potere d’acquisto locale, che registra una capacità di spesa pari a 121,36, ossia del 21% migliore rispetto a New York, città convenzionalmete assunta a modello da Numbeo, indicando un rapporto tra redditi e costo della vita quindi favorevole.

L’Health Care Index (indice del sistema sanitario) si attesta a 76,45, un livello considerato alto, che si traduce in un accesso diffuso e rapido alle cure e buoni risultati in termini di salute generale della popolazione. A questo dato si affianca un’aspettativa di vita alla nascita pari a 82,4 anni, tra le più elevate dell’Unione Europea, con valori ancora più elevati per le donne (84,6 anni) rispetto agli uomini (80,3 anni).

Dal punto di vista ambientale e urbano, il Belgio beneficia di un clima atlantico, sempre umido e con poche variazioni di temperatura sulla costa, più rigido e con precipitazioni uniformi nelle zone interne. Con un Climate Index di 86,50 e tempi di percorrenza relativamente contenuti negli spostamenti quotidiani considerata la sua piccola superficie e il diametro massimo delle sue città, il paese aumenta la sua attrattività.

Il Traffic Commute Time Index (tempi di spostamento) si ferma a 32,46, sintomo di una mobilità urbana complessivamente efficiente, nonostante l’elevata densità abitativa. Anche il mercato immobiliare appare relativamente accessibile: il rapporto tra prezzi delle abitazioni e reddito è pari a 6,24, un valore basso se messo a confronto con altri Paesi dell’Europa occidentale.

Permangono invece margini di miglioramento in altre aree della vita: il costo della vita, con un indice di 68,01, si colloca su livelli moderati: il Belgio non è un Paese a basso costo, ma mantiene un buon equilibrio tra spesa e qualità dei servizi. Anche i livelli di inquinamento e sicurezza potrebbero e dovrebbero migliorare, specialmete nella capitale. Il Pollution Index si attesta a 46,70 punti segnalando criticità soprattutto nelle grandi aree urbane, mentre il Safety Index di 50,50 riflette una percezione della sicurezza media, tipica dei grandi centri urbani europei.

Nella classifica europea, il Belgio si posiziona sesto tra i Paesi dell’Europa occidentale per qualità della vita, superando grandi potenze economiche come Francia e Regno Unito. Sorpassano il Regno del Belgio, paesi con redditi molto elevati quali Lussemburgo, Paesi Bassi, Svizzera, Austria e Germania. L’Italia, appartenente al gruppo dell’Europa meridionale, registra valori mediamente inferiori, in particolare per quanto riguarda potere d’acquisto e servizi sanitari.

Il contesto demografico completa il quadro positivo: con circa 11,88 milioni di abitanti censiti nel 2024 dalla Banca Mondiale, il Belgio conta una crescita annua moderata (+0,17%), rafforzata anche dai flussi migratori; accoglie una società fortemente urbanizzata, con quasi il 99% della popolazione residente in aree urbane e un’età mediana di 41,9 anni, indice di una popolazione matura ma ancora attiva. La bassa mortalità infantile, pari a 2,8 decessi ogni 1.000 nati vivi, conferma l’elevata qualità del sistema sanitario e dei servizi sociali.

Complessivamente, i dati delineano il Belgio come una realtà stabile, avanzata e competitiva, capace di offrire un’elevata qualità della vita in un contesto economico dinamico. Per cittadini e imprese italiane, il Paese rappresenta un ambiente favorevole non solo per investimenti e attività professionali, ma anche per progetti di mobilità e insediamento nel medio e lungo periodo.

Fonti:

https://it.numbeo.com/qualità-della-vita/nazione/Belgio

https://www.worldometers.info/it/demografia/belgio-demografia/

https://it.numbeo.com/qualità-della-vita/graduatoria-per-nazione?region=155&title=2025-mid

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Belgo-Italiana)

Ultima modifica: Martedì 30 Dicembre 2025
Lunedì 29 Dicembre 2025

Dal landfill all’economia circolare: opportunità nel waste management sudafricano

Il Sudafrica si trova oggi di fronte a una sfida cruciale: trasformare il proprio sistema di gestione dei rifiuti da un modello ancora fortemente basato sul conferimento in discarica a un approccio moderno e sostenibile, capace di valorizzare i materiali e ridurre l’impatto ambientale. Con oltre 120 milioni di tonnellate di rifiuti prodotti ogni anno e un tasso di riciclo ancora limitato, il Paese deve affrontare problemi strutturali legati alla carenza di infrastrutture, alla frammentazione istituzionale e alla difficoltà di implementare politiche uniformi su scala nazionale. Tuttavia, negli ultimi anni sono stati introdotti strumenti innovativi come la Responsabilità Estesa del Produttore (EPR), che obbliga imprese e importatori a gestire il fine vita dei prodotti, e sono emerse iniziative di cooperazione internazionale volte a sviluppare soluzioni di economia circolare. In questo contesto, la gestione dei rifiuti non è solo una necessità ambientale, ma anche un’opportunità economica: investimenti in impianti di trattamento, tecnologie di riciclo avanzato e sistemi di tracciabilità digitale possono generare valore, creare occupazione e attrarre partner esteri. Per le aziende italiane, forti di un know‑how consolidato nel settore, il Sudafrica rappresenta dunque un mercato dinamico e in evoluzione, pronto ad accogliere soluzioni innovative e partnership strategiche.

Dati generali

Il Sudafrica produce ogni anno oltre 120 milioni di tonnellate di rifiuti, una cifra che riflette sia la crescita economica sia le criticità strutturali del Paese. La metà di questi rifiuti è classificata come pericolosa, con impatti significativi sulla salute pubblica e sull’ambiente. Nonostante alcuni progressi, il tasso di riciclo rimane basso: circa un terzo dei rifiuti non pericolosi viene effettivamente recuperato, mentre per quelli pericolosi la percentuale scende sotto il 10%. Questo significa che la maggior parte dei materiali finisce ancora in discarica, spesso in siti non adeguatamente gestiti. La pressione sulle infrastrutture municipali è enorme, e la mancanza di capacità di raccolta e trattamento rappresenta una delle principali barriere allo sviluppo di un’economia circolare.

Politiche e regolamentazione

Per affrontare questa sfida, il governo sudafricano ha introdotto la Responsabilità Estesa del Produttore (EPR), un meccanismo che obbliga produttori e importatori a farsi carico del fine vita dei prodotti immessi sul mercato. Questo include apparecchiature elettroniche, batterie, packaging e oli lubrificanti. L’EPR rappresenta un passo importante verso la riduzione dei rifiuti in discarica e la promozione del riciclo. Organizzazioni come eWASA svolgono un ruolo centrale, fungendo da intermediari tra imprese e autorità, e garantendo che i sistemi di raccolta e trattamento siano conformi alle normative. Tuttavia, la regolamentazione incontra ancora ostacoli legati alla frammentazione istituzionale e alla difficoltà di implementazione su scala nazionale.

 Innovazione e progetti

Accanto alle politiche, si stanno sviluppando progetti innovativi che puntano a trasformare i rifiuti in risorse. La pirolisi di plastica e pneumatici, ad esempio, consente di convertire materiali non riciclabili in energia o combustibili alternativi, riducendo l’accumulo e i costi di smaltimento. Sono in corso anche iniziative di cooperazione internazionale: Italia, Cina e Sudafrica collaborano su progetti integrati di rifiuti, acqua ed energia, con l’obiettivo di introdurre tecnologie avanzate e modelli sostenibili. L’economia circolare è vista come un settore strategico, con un potenziale economico stimato in miliardi di rand, capace di creare posti di lavoro e attrarre investimenti esteri.

Opportunità per aziende italiane

Il mercato sudafricano della gestione dei rifiuti offre alle aziende italiane un ventaglio di opportunità molto ampio, che va ben oltre la semplice fornitura di macchinari. In primo luogo, la domanda crescente di impianti di trattamento e riciclo apre spazi per linee complete dedicate all’e‑waste, alla separazione dei metalli e dei PCB, al trattamento sicuro delle batterie e al sorting dei materiali da imballaggio. L’esperienza italiana nel settore del riciclo industriale consente di proporre soluzioni chiavi in mano, capaci di integrare tecnologie avanzate con sistemi di tracciabilità digitale, migliorando l’efficienza e la trasparenza dei flussi di rifiuti. Un altro ambito strategico è quello del waste‑to‑energy, dove tecnologie come la pirolisi e la digestione anaerobica possono contribuire a ridurre la dipendenza sudafricana dal carbone, integrando la transizione verso le rinnovabili. Le aziende italiane, forti di competenze nella progettazione di impianti energetici, possono proporre sistemi modulari e scalabili, adatti sia a contesti municipali sia industriali.

La digitalizzazione della gestione dei rifiuti rappresenta un ulteriore campo di sviluppo: software per la tracciabilità, piattaforme di monitoraggio e sistemi di automazione possono supportare le municipalità sudafricane nel migliorare la raccolta e ridurre i costi operativi. In questo senso, le imprese italiane specializzate in soluzioni digitali possono diventare partner tecnologici di grande valore. Infine, le partnership pubblico‑private costituiscono il canale privilegiato per entrare nel mercato. Collaborare con organizzazioni come eWASA, che coordina i programmi di responsabilità estesa del produttore, o con cluster facilitati da GreenCape, permette alle aziende italiane di inserirsi in progetti pilota, bandi municipali e iniziative di capacity building. Questo approccio non solo garantisce conformità normativa, ma consente di costruire relazioni di lungo periodo con istituzioni e imprese locali.

In sintesi, le opportunità per le aziende italiane nel settore dei rifiuti in Sudafrica si articolano su più livelli: dalla fornitura di impianti e tecnologie avanzate, alla creazione di soluzioni energetiche innovative, fino allo sviluppo di sistemi digitali e alla costruzione di partnership strategiche. È un mercato in evoluzione, che richiede competenze consolidate e capacità di adattamento, ma che può offrire ritorni significativi a chi saprà posizionarsi come attore chiave della transizione verso l’economia circolare.

FONTI

 https://sapvia.co.za - SAPVIA – South African Photovoltaic Industry Association

https://sawea.org.za  - SAWEA – South African Wind Energy Association

https://saesa.org.za   - SAESA – South African Energy Storage Association

https://www.nersa.org.za   - NERSA – National Energy Regulator of South Africa

https://www.eskom.co.za -Eskom – Utility nazionale

https://www.csir.co.za - CSIR Energy Centre (Council for Scientific and Industrial Research)

https://www.dffe.gov.za/national-waste-management-strategy                

https://www.gov.za/news/media-statements/minister-dion-george-waste-and-renewable-energy-reforms-turning-policy-jobs

https://www.ieabioenergy.com/wp-content/uploads/2023/05/Task-36-Waste-to-Energy-Policy-Review_2023final-2.pdf

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Sudafricana)

Ultima modifica: Lunedì 29 Dicembre 2025
Lunedì 29 Dicembre 2025

Transizione energetica in Sudafrica: quadro regolatorio, settori chiave e strategie

Il Sudafrica si trova in una fase decisiva della propria transizione energetica. Dopo oltre un decennio di crisi elettrica legata alla forte dipendenza dal carbone e a gravi problemi di affidabilità della rete, il Paese sta accelerando l’apertura alle energie rinnovabili, al settore privato e agli investimenti internazionali.

La transizione energetica è oggi parte integrante delle strategie di rilancio economico e di stabilità sociale, anche nel quadro della Just Energy Transition Partnership (JETP), sostenuta da partner internazionali. Il Sudafrica dispone di un potenziale naturale significativo: elevata irradiazione solare, risorse eoliche di qualità lungo le coste e un ruolo emergente per storage e servizi di rete.

Accanto alle opportunità, permangono criticità strutturali, in particolare legate alla capacità di trasmissione, alla stabilità regolatoria e alla riconversione delle aree carbonifere.

Negli ultimi anni il governo sudafricano ha introdotto riforme rilevanti per favorire l’ingresso di operatori privati e accelerare gli investimenti nel settore energetico:

  • Liberalizzazione della generazione privata, inclusi progetti commerciali e industriali (C&I) e utility scale;
  • Rafforzamento del ruolo della trasmissione, riconosciuta come principale collo di bottiglia della transizione;
  • Maggiore trasparenza regolatoria, anche attraverso strumenti di monitoraggio pubblico dei progetti energetici autorizzati.

Il regolatore NERSA pubblica dashboard aggiornate sui progetti di generazione privata, segnale di un mercato più aperto e strutturato. In questo contesto, le associazioni di settore svolgono un ruolo fondamentale di interfaccia tra imprese e istituzioni.

I segmenti su cui il Sudafrica sta puntando

  • Solare fotovoltaico

È il pilastro della transizione, sia nel segmento C&I sia nei grandi impianti utility scale. Il solare è considerato la tecnologia a minor costo per ridurre il deficit energetico nel breve periodo. Iniziative di settore mirano a migliorare standard di qualità, sicurezza e competenze locali.

  • Eolico

Le eccellenti condizioni lungo le coste rendono l’eolico uno dei principali driver di nuova capacità installata. Il settore è supportato da programmi di sviluppo della supply chain locale e della forza lavoro, con attenzione crescente a O&M e digitalizzazione.

  • Storage energetico

Lo storage è ormai riconosciuto come elemento chiave per la resilienza del sistema elettrico. Sono in corso programmi di procurement e definizione di modelli di business per batterie sia utility scale sia C&I, oltre a una crescente attenzione a sicurezza e fine vita.

  • Idrogeno verde (in prospettiva)

Il Sudafrica si posiziona come potenziale hub per idrogeno e derivati, soprattutto per l’export. Il settore è ancora in fase di sviluppo, ma rilevante per tecnologie upstream e impiantistica.

  • Acqua e purificazione

Il settore idrico rappresenta un ambito strategico complementare alla transizione energetica. Le perdite di rete, la scarsità idrica e la necessità di soluzioni di riuso spingono investimenti in trattamento e purificazione, efficienza e riduzione delle perdite, digitalizzazione dei sistemi idrici.

 

Le collaborazioni pubblico–private sono un pilastro della transizione energetica sudafricana. In un contesto caratterizzato da riforme in corso e forti esigenze infrastrutturali, il dialogo tra istituzioni, imprese e associazioni di settore è fondamentale per trasformare le politiche in progetti concreti e finanziabili.

Associazioni come SAPVIA (solare), SAWEA (eolico) e SAESA (storage) svolgono un ruolo centrale nel confronto con il governo, contribuendo alla definizione di standard, policy e programmi di procurement. Per le aziende estere, incluse quelle italiane, l’interazione con questi ecosistemi non è obbligatoria, ma rappresenta uno strumento strategico per accedere a informazioni di mercato, comprendere il quadro regolatorio e sviluppare relazioni lungo la filiera locale.

Nel complesso, il modello sudafricano favorisce un approccio collaborativo, in cui la capacità di inserirsi in ecosistemi consolidati e costruire partnership di medio-lungo periodo è un fattore chiave di successo per gli investimenti esteri.

 

FONTI:

https://www.greenplanner.it/2025/04/28/epicentro-transizione-energetica-africa/

https://greencape.co.za/

https://sawea.org.za/

https://saesa.org.za/

https://sapvia.co.za/

https://www.dmr.gov.za -Dipartimento sudafricano delle Risorse Minerarie ed Energia (DMRE)

https://www.eskom.co.za -Eskom (utility nazionale)

https://www.nersa.org.za -NERSA (National Energy Regulator of South Africa)

https://www.csir.co.za -CSIR Energy Centre (Council for Scientific and Industrial Research)

https://www.dffe.gov.za -Department of Forestry, Fisheries and the Environment (DFFE)

https://sawic.environment.gov.za-South African Waste Information Centre (SAWIC)

https://www.dws.gov.za -Department of Water and Sanitation (DWS)

https://www.wrc.org.za-Water Research Commission (WRC)

https://www.irena.org-International Renewable Energy Agency (IRENA)

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Sudafricana)

Ultima modifica: Lunedì 29 Dicembre 2025
Lunedì 29 Dicembre 2025

Il settore delle costruzioni in Sudafrica

In Sudafrica, il settore delle costruzioni rappresenta una componente strategica dell’economia nazionale. Recenti dati post pandemia ci dicono che nel 2022 impiegava il 5,3% della forza lavoro formale e il 7,8% di quella informale. Nonostante ciò, negli ultimi anni ha vissuto un periodo di declino strutturale: dal 2016 al 2021, il valore aggiunto lordo è calato in media del 5% all’anno, risentendo della debolezza economica generale, della domanda interna ridotta e degli investimenti stagnanti.

Nonostante ciò, è importante sottolineare che il mercato sudafricano delle costruzioni mostra segnali di trasformazione in settori specifici come prefabbricati, edilizia sostenibile e digitalizzazione, che possono offrire opportunità strategiche per aziende italiane.

Andamento recente e previsioni

Global Data prevede che, in Sudafrica, l’industria delle costruzioni si contrarrà dello 0,5% in termini reali nel 2025, a causa dell’aumento dei costi di costruzione e del calo degli investimenti privati, uniti al perdurante indebolimento del settore delle costruzioni residenziali. Nonostante ciò, il comparto dovrebbe invece registrare una crescita annua del 3,5% tra il 2026 e il 2029, sostenuta dagli stanziamenti previsti nel Bilancio per l’anno fiscale 2025-26 (aprile 2025 – marzo 2026), in cui il governo prevede di spendere 2,6 trilioni di rand (137,7 miliardi di dollari) nell’anno finanziario in corso. Inoltre, il piano del governo di aumentare la quota delle energie rinnovabili nel mix energetico totale dal 22% del 2024 al 42% entro il 2030 sosterrà la crescita del settore per il resto del periodo di previsione. Nel giugno 2025, il governo (attraverso il Department of Electricity and Energy e il National Treasury) ha annunciato l’intenzione di procedere con il programma Independent Transmission Projects (ITP) per modernizzare ed espandere la rete elettrica nazionale. Il programma mira ad affrontare i vincoli di trasmissione e a sostenere la crescita economica, sviluppando oltre 14.000 km di nuove linee elettriche e 53 GW di capacità di generazione nei prossimi dieci anni . Anche l’Afrimat Construction Index ha segnato segnali positivi, raggiungendo a settembre 2023 il livello più alto dei sette anni precedenti e riflettendo un miglioramento dell’attività. Nonostante ciò, però, conferma che il settore delle costruzioni in Sudafrica ha iniziato a mostrare segni di rallentamento all’inizio del 2025 a causa di fattori climatici, macroeconomici e infrastrutturali.

Segmenti in crescita e opportunità strategiche

  • Prefabbricati e modulari: Il mercato degli edifici prefabbricati in Sudafrica è in espansione, con previsioni di crescita tra il 2025 e il 2030 spinte dalla domanda di soluzioni rapide e a basso costo per edilizia residenziale e commerciale. I materiali più richiesti includono calcestruzzo, metallo e vetro, con applicazioni in edifici modulari, sistemi a pannelli e componenti prefabbricati.
  • Edilizia sostenibile: L’aumento della quota di energie rinnovabili nel mix energetico nazionale e i progetti come l’Independent Transmission Projects (ITP) stanno generando domanda per edifici a basso impatto ambientale, materiali riciclati, tecnologie di efficienza energetica e infrastrutture verdi. Le aziende italiane con competenze in bioedilizia, impianti fotovoltaici e soluzioni smart building possono inserirsi in questo trend.
  • Digitalizzazione e BIM: L’adozione di tecnologie come il Building Information Modeling (BIM), la gestione digitale dei cantieri e la sensoristica per il monitoraggio strutturale è ancora limitata ma in crescita. Le imprese italiane con soluzioni software o know-how tecnico possono offrire consulenza e strumenti per migliorare la produttività e la trasparenza.

Principali criticità strutturali

1.Carenza di competenze tecniche e manodopera qualificata. Il settore soffre una grave mancanza di artigiani qualificati (falegnami, idraulici, muratori), anche frutto della chiusura, dal 2001, di numerosi istituti tecnici e scuole professionali. Molta della forza lavoro attuale è composta da personale senza formazione adeguata, con conseguenze su produttività, qualità e tempi di realizzazione.

2.Corruzione e “mafie delle costruzioni”. Gruppi criminali si infiltrano nei progetti pubblici, sfruttando la norma del 2017 che impone di assumere localmente il 30% della manodopera, imponendosi come intermediari e bloccando numerosi cantieri. Le gare d’appalto sono spesso soggette a ritardi, inefficienze e favoritismi, riducendo trasparenza e competitività.

 3. Investimenti pubblici insufficienti. Il calo degli investimenti in manutenzione e nuove infrastrutture ha contribuito al degrado delle reti logistiche ed energetiche.

 4. Materiali e costi in aumento: Il settore sta affrontando carenze di materiali (acciaio, alluminio, pannelli solari, componenti elettrici) e forti rincari a causa di fattori globali, come le tariffe statunitensi e la riallocazione dei flussi commerciali internazionali. Le fluttuazioni valutarie, inoltre, aggravano il costo delle importazioni, incidendo su budget e tempi di consegna sia per progetti pubblici sia privati.

Impatto complessivo, dinamiche economiche e PIL del settore

Negli ultimi otto anni, il settore delle costruzioni in Sudafrica ha registrato una contrazione significativa, con una riduzione del 33,7% del suo contributo al PIL. Questo declino è stato aggravato dalla crisi del comparto minerario, che ha ridotto la domanda di nuove infrastrutture, e dalla crisi finanziaria che ha colpito alcuni dei principali gruppi storici del settore, portando a ridimensionamenti e, in alcuni casi, a liquidazioni.

Guardando al futuro, la ripresa del settore dipenderà dalla capacità di affrontare alcune sfide strutturali fondamentali:

  • Rilanciare gli investimenti pubblici in infrastrutture strategiche, anche attraverso programmi come l’Independent Transmission Projects (ITP) e il piano triennale da 2,6 trilioni di rand previsto nel bilancio 2025-26;
  • Riformare il sistema di formazione tecnica, per colmare il gap di competenze e ricostruire una forza lavoro qualificata, oggi carente a causa della chiusura di istituti tecnici e professionali;
  • Contrastare la corruzione e le infiltrazioni criminali nei progetti pubblici, che ostacolano la trasparenza e rallentano l’esecuzione dei lavori;
  • Adottare strategie di approvvigionamento flessibili, capaci di mitigare l’impatto della volatilità dei prezzi e della scarsità di materiali, aggravata dalle fluttuazioni valutarie e dalle tensioni commerciali globali.

Nonostante le difficoltà, le previsioni per il periodo 2026–2029 indicano una crescita media annua del 3,5%, sostenuta da investimenti pubblici, transizione energetica e progetti infrastrutturali. Se accompagnata da riforme strutturali efficaci, questa dinamica potrebbe segnare l’inizio di un recupero solido e duraturo per l’intero comparto.

Per quanto riguarda i dati del PIL:

  • Il PIL proveniente dal settore delle costruzioni è sceso a 99.569 milioni di ZAR nel secondo trimestre del 2025, confermando un trend di contrazione rispetto al primo trimestre.
  • Tuttavia, le previsioni indicano un possibile rimbalzo a 104.543 milioni di ZAR entro fine anno, sostenuto da investimenti pubblici e progetti infrastrutturali strategici

Diffusione geografica

 Le attività di costruzione edile e ingegneria civile si concentrano prevalentemente nel Gauteng (26%), nel Western Cape (21%) e nel KwaZulu-Natal (15%). Il Gauteng ospita due terzi delle principali imprese di ingegneria civile e costruzioni del Sudafrica, mentre un ulteriore 13% ha sede nel Western Cape. Sempre il Gauteng detiene il numero più alto di imprese edili registrate nel Paese.
Oltre alle province già citate (Gauteng, Western Cape, KwaZulu-Natal), le città di Johannesburg, Città del Capo e Durban sono i principali hub per l’edilizia prefabbricata e commerciale. Le aziende italiane possono valutare partnership locali o aperture di sedi operative in queste aree per facilitare la logistica e l’accesso ai progetti.

Mercato immobiliare e costruzioni residenziali in Sudafrica

Negli ultimi anni, il mercato immobiliare residenziale sudafricano ha mostrato una crescita molto modesta. Ad aprile 2025, l’indice dei prezzi delle abitazioni ha registrato un aumento annuo del 2,2%, il più alto dall’aprile 2023, ma ancora ben lontano dalla media del 5% registrata tra il 2012 e il 2022.

Il mercato residenziale sudafricano sta mostrando segnali di polarizzazione: mentre il segmento medio-basso è in difficoltà, quello di fascia alta si espande con nuovi modelli di sviluppo e investimenti esteri, aprendo spazi per soluzioni italiane di design, sicurezza e sostenibilità.

Se si considera l’inflazione, i prezzi reali sono addirittura leggermente calati (-0,59%); questo trend negativo prosegue dal maggio 2021. La domanda resta debole: i volumi di compravendita sono ancora circa il 16% sotto i livelli pre-pandemia e i tempi medi di vendita si sono allungati a oltre 12 settimane, rispetto alle meno di 10 del 2022. Questo rallentamento è dovuto a fattori come l’alto tasso di disoccupazione, la fragilità finanziaria delle famiglie e un mercato dei mutui poco sviluppato. Dal 2022 al 2024, i prezzi nominali sono aumentati complessivamente di appena il 5,6%, ma in termini reali sono scesi del 7,4%. Anche l’attività edilizia residenziale resta in difficoltà: nel 2024 il numero di nuovi piani approvati è diminuito dell’11,7% e le abitazioni completate sono crollate del 22,9%. Il calo è proseguito anche nel primo trimestre del 2025, con forti riduzioni soprattutto nel segmento di appartamenti e townhouse. In sostanza, una combinazione di bassa crescita economica, alti tassi di disoccupazione e fragilità finanziaria continua a pesare sul mercato immobiliare e sulle prospettive di ripresa del settore edilizio residenziale . Nel secondo trimestre del 2025, infatti, la fiducia nel settore edilizio sudafricano è peggiorata sensibilmente: l’indice FNB/BER è sceso a 3612, con quasi due terzi degli operatori insoddisfatti delle condizioni di mercato. Il settore residenziale si riconferma il principale responsabile di questa negatività: l’attività e la redditività sono in discesa e, secondo i dati ufficiali, la spesa reale per edifici residenziali è crollata dell’8,4% rispetto all’anno precedente.

Mercato immobiliare residenziale di lusso

Negli ultimi dieci anni, la popolazione di milionari in Sudafrica è calata del 20%, ma il Paese resta il principale polo di attrazione per gli individui ad alto patrimonio netto dell’intero continente, secondo l’Africa Wealth Report di Henley & Partners. Il settore immobiliare residenziale di fascia alta, in particolare quello dei complessi residenziali recintati e di lusso, è il segmento in più rapida crescita. Secondo Lightstone, questi sviluppi ospitano oggi quasi 490.000 abitazioni, un numero quadruplicato rispetto al 2003. La crescita è sostenuta da fattori strutturali: il livello elevato di criminalità (con un impatto stimato dalla Banca Mondiale in 40 miliardi di dollari l’anno, pari al 10% del PIL) e oltre un decennio di interruzioni ricorrenti nella fornitura di elettricità e acqua. Questi contesti spingono sviluppatori e residenti a preferire soluzioni “chiavi in mano” all’interno di comunità sicure, con infrastrutture e servizi completi e sistemi autonomi di approvvigionamento. Progetti come Steyn City (Johannesburg) e Val de Vie (Città del Capo) sono esempi emblematici. Dopo la pandemia e con l’espansione del lavoro da remoto, queste residenze hanno attirato anche acquirenti internazionali di alto profilo: ad esempio, il 40% degli acquisti a Val de Vie proviene dall’estero, due terzi da sudafricani di ritorno e il resto principalmente da europei.

Tendenze emergenti nel mercato residenziale

  • Crescita degli affitti a lungo termine in complessi di lusso: Secondo Mordor Intelligence, il modello di business degli affitti sta guadagnando terreno nei gated estates di fascia alta, con formule flessibili per professionisti espatriati, nomadi digitali e famiglie benestanti. Questo spinge la domanda di unità arredate, impianti domotici e servizi integrati, dove fornitori italiani possono offrire soluzioni chiavi in mano.
  • Espansione delle smart communities: I nuovi sviluppi residenziali di lusso stanno integrando sistemi di sicurezza avanzati, gestione energetica intelligente, reti idriche autonome e spazi condivisi digitalizzati. Le aziende italiane attive in domotica, sensoristica, illuminazione intelligente e arredo urbano possono inserirsi come partner tecnologici.
  • Domanda di materiali sostenibili e certificati: Cresce l’interesse per materiali a basso impatto ambientale, come legno certificato FSC, vernici ecologiche, isolanti naturali e soluzioni per il risparmio energetico. I developer puntano su standard LEED e EDGE per attrarre investitori internazionali e ottenere incentivi fiscali.

Costruzioni non-residenziali

Il settore non-residenziale (uffici e spazi industriali e commerciali) sta mostrando maggiore resilienza e sta crescendo più del residenziale, grazie a una domanda in ripresa dopo anni di stagnazione.

Difatti, settore non-residenziale sudafricano mostra una forte polarizzazione: mentre gli uffici tradizionali faticano, il comparto commerciale e logistico sta trainando la ripresa, con investimenti in spazi multifunzionali, retail e magazzini intelligenti.

Ci sono segnali positivi nella fase iniziale della filiera: la fiducia di architetti e quantity surveyors è in aumento, sostenuta da più progetti non-residenziali in avvio. Sul fronte della distribuzione, i rivenditori di ferramenta hanno manifestato un crollo di fiducia a causa di margini in calo, mentre i produttori sudafricani di materiali hanno visto un leggero aumento della fiducia, nonostante vendite interne ed estere in calo. Si prevede una maggiore occupazione di spazi per uffici e una crescita degli affitti, sostenuta persino dalla riapertura di nuove costruzioni in alcune aree. Un elemento chiave per il settore è la maggiore chiarezza sul cambiamento del mondo del lavoro. Molte aziende hanno ormai consolidato politiche di lavoro ibrido più chiare: questo riduce l’incertezza, consente decisioni immobiliari più sicure e sostiene una domanda di spazi meglio definita. L’azienda prevede inoltre un’evoluzione trasformativa degli uffici: più spazi personalizzabili e un aumento delle dotazioni come palestre, caffetterie e centri conferenze, favorendo lo sviluppo di complessi multifunzionali. Il design salutistico, con elementi naturali e sistemi avanzati di qualità dell’aria sarà sempre più centrale, grazie al sempre maggiore riconoscimento del legame tra benessere dei dipendenti e performance aziendale.

Uffici: polarizzazione e nuove strategie

Città del Capo guida il mercato: Nel 2024 ha registrato il tasso di sfitto più basso degli ultimi 15 anni, con una domanda sostenuta da aziende tech, servizi finanziari e studi professionali. Gli affitti sono aumentati del 6,2% su base annua. Johannesburg e Durban risultano invece essere in difficoltà: gli spazi per uffici in queste città hanno visto un calo del 5,9% nella domanda nel primo semestre 2025, con una riduzione dei canoni medi e una maggiore disponibilità di spazi vuoti.

Per quanto concerne gli spazi flessibili, i coworking risultano in espansione: La domanda di uffici flessibili e coworking è cresciuta del 12% nel 2025, soprattutto da parte di PMI e startup. Questo trend favorisce la costruzione di ambienti modulari e facilmente riconfigurabili, con opportunità per fornitori di arredi e soluzioni tecniche flessibili.

Settore commerciale e retail

I negozi e centri commerciali hanno registrato una crescita dell’8,1% nel 2025, trainata da un ritorno degli investimenti nel retail fisico e da nuove aperture in aree urbane e periurbane.

Inoltre, progetti multifunzionali che combinano spazi commerciali, residenziali e ricreativi stanno guadagnando terreno. Questi richiedono soluzioni integrate per impiantistica, illuminazione, pavimentazioni e gestione energetica.

Logistica e spazi industriali

L’e-commerce e la ristrutturazione delle catene di fornitura stanno spingendo la costruzione di magazzini automatizzati e centri di distribuzione. Le aree più attive sono Gauteng e KwaZulu-Natal. Inoltre, il governo ha stanziato fondi per migliorare le reti di trasporto e facilitare l’accesso ai poli industriali, favorendo la costruzione di nuovi hub logistici.

Interesse internazionale e investimenti esteri

  • Il Sudafrica continua ad attrarre investitori immobiliari da Europa, Medio Oriente e Asia, soprattutto per progetti residenziali di lusso in aree turistiche e urbane. I buyer esteri cercano design europeo, materiali di alta gamma e affidabilità costruttiva, aprendo spazi per esportatori italiani di ceramiche, arredi, serramenti e tecnologie edilizie.
  • Le città più attrattive per investimenti immobiliari residenziali restano Città del Capo, Johannesburg, Durban e Ballito, con progetti in espansione anche a Stellenbosch e George.

FONTI

https://www.in2assets.co.za/blog/2025-commercial-property-predictions-south-africa

https://www.mordorintelligence.it/industry-reports/commercial-real-estate-market-in-south-africa

https://quifinanza.it/mercato-immobiliare/immobili-impresa-negozi-uffici-2025/920669/

https://it.tradingeconomics.com/south-africa/building-permits/news/4

https://eulerpool.com/it/macro/sudafrica/indice-immobiliare

https://www.mordorintelligence.it/industry-reports/residential-real-estate-market-in-south-africa

https://www.mordorintelligence.it/industry-reports/residential-real-estate-market-in-south-africa

https://www.ceramicworldweb.com/it/node/11932

https://www.mordorintelligence.it/industry-reports/south-africa-prefabricated-buildings-industry

https://it.tradingeconomics.com/south-africa/gdp-from-construction

https://www.thedtic.gov.za/wp-content/uploads/Construction-Opinion-Piece.pdf

https://www.globaldata.com/store/report/south-africa-construction-market-analysis/

https://www.up.ac.za/graduate-school-of-technology-management/news/post_3232518-the-construction-industry-in-south-africa-caution-and-optimism

https://www.dailymaverick.co.za/opinionista/2025-08-11-the-crash-of-sas-building-industry-and-the-case-for-technical-colleges/

https://iol.co.za/business/property/2025-06-02-navigating-material-shortages-and-price-hikes-challenges-for-south-africas-construction-industry/

https://intergest.co.za/investment-trends-in-south-africas-construction-market/

https://www.globalpropertyguide.com/africa/south-africa/price-history

https://www.henleyglobal.com/publications/africa-wealth-report-2024

https://www.broll.com/media-centre/latest-news/2025-a-pivotal-year-for-south-africas-office-real-estate-dynamics

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Sudafricana)

Ultima modifica: Lunedì 29 Dicembre 2025
Lunedì 29 Dicembre 2025

Il mercato dei pavimenti in legno e radianti in Sudafrica

Il mercato dei pavimenti in legno in Sudafrica comprende un’ampia gamma di prodotti come legno massello, legno ingegnerizzato, legno laminato e opzioni speciali in quercia, acero, noce, teak, bambù e altri. I pavimenti in legno sono apprezzati per eleganza, durata e contributo alla qualità dell’aria interna, diventando una scelta privilegiata nelle costruzioni di fascia alta. Il mercato serve spazi residenziali, uffici commerciali, strutture alberghiere e edifici istituzionali. Con consumatori sempre più orientati verso soluzioni a bassa manutenzione, durevoli e sostenibili, i pavimenti in legno stanno guadagnando terreno. La crescente preferenza, da parte dei consumatori urbani, per interni naturali, sostenibili e dall’estetica ricercata sta spostando quote di mercato verso i pavimenti in legno ingegnerizzato (engineered wood) e il legno massello di alta gamma. Le normative governative che promuovono le certificazioni di edilizia sostenibile (green building) e l’uso di materiali da costruzione a basse emissioni stanno incoraggiando l’adozione di prodotti in legno certificato in Sudafrica.

Una tendenza emergente nel settore dei pavimenti in legno è la crescente richiesta di personalizzazione estetica. I consumatori, soprattutto nei segmenti medio-alti, cercano finiture uniche, texture spazzolate, effetti “vissuti” o trattamenti termici che conferiscano un aspetto artigianale. Tecnologie come la stampa digitale su legno permettono di imitare specie rare o creare motivi decorativi su superfici ingegnerizzate, offrendo soluzioni su misura senza compromettere la sostenibilità.

Tendenze del mercato

· Crescita del legno ingegnerizzato e laminato: Prodotti ingegnerizzati e laminati guadagnano popolarità grazie a resistenza all’umidità, stabilità dimensionale e convenienza. Offrono l’estetica del legno massello con maggiore adattabilità alle condizioni climatiche e ai tipi di sottofondo locali. I produttori stanno investendo in trattamenti protettivi avanzati, come vernici UV, oli naturali modificati e rivestimenti antibatterici, che migliorano la resistenza all’usura e all’umidità. Questo è particolarmente rilevante in climi variabili come quello sudafricano. Inoltre, si stanno diffondendo tecnologie anti-scratch e anti-macchia, che rendono i pavimenti in legno più adatti a spazi commerciali ad alto traffico o a contesti familiari con bambini e animali.

· Orientamento verso legno sostenibile e certificato: Consumatori e costruttori attenti alla sostenibilità scelgono sempre più pavimenti certificati e legno recuperato, riducendo l’impatto ambientale e facilitando il rispetto di certificazioni green. Inoltre, per quanto riguarda l’economia circolare, Un segmento in crescita è quello dei pavimenti in legno rigenerato o riciclato, provenienti da edifici storici, vecchie traversine ferroviarie o mobili dismessi. Questi prodotti offrono un’estetica autentica e una forte narrazione sostenibile, molto apprezzata da architetti e interior designer. In Sudafrica, dove il patrimonio edilizio coloniale e industriale è significativo, questo potrebbe rappresentare un’opportunità per sviluppare una filiera locale di recupero e valorizzazione del legno.

· Crescita del fai-da-te: Sempre più proprietari e sviluppatori optano per sistemi di posa a incastro clic, che riducono tempi e costi di installazione mantenendo una finitura professionale.

· Espansione delle varietà di legni pregiati ed esotici: La domanda di interni di lusso stimola l’interesse per specie come teak, noce, acacia e mogano, soprattutto nel settore alberghiero e nelle abitazioni di fascia alta. La crescita del turismo e dello sviluppo del settore alberghiero in Sudafrica sta alimentando la domanda di pavimenti in legno esteticamente pregiati e durevoli in resort e hotel di alto livello. I produttori e rivenditori in Sudafrica stanno diversificando la propria offerta per rispondere sia alle esigenze di stile sia a quelle di sostenibilità.

PAVIMENTI RADIANTI

Secondo il report South Africa Underfloor Heating Market Research Report 203025 pubblicato da Actual Market Research, il mercato sudafricano del riscaldamento a pavimento dovrebbe superare i 200 milioni di dollari nel periodo 2025–2030, riflettendo l’evoluzione del Paese verso il comfort moderno e l’efficienza energetica. I sistemi idronici sono piuttosto rari in Sudafrica, e si trovano per lo più nelle nuove costruzioni e nei progetti residenziali di grandi dimensioni. I sistemi elettrici, invece, sono i più comuni, specie in contesti come ristrutturazioni e spazi di dimensioni ridotte. La diffusione del riscaldamento a pavimento è in linea con l’impegno del Paese a ridurre l’impronta di carbonio e promuovere la sostenibilità. La diffusione del riscaldamento a pavimento in Sudafrica è relativamente recente, ma ha registrato un’accelerazione negli ultimi anni (seppur non comparabile ai livelli dell’Italia). Le normative edilizie sudafricane, in particolare quelle legate alle prestazioni energetiche e alla sostenibilità ambientale, giocano un ruolo cruciale nello sviluppo del mercato.

Il mercato sudafricano sta lentamente integrando sistemi di controllo intelligenti per il riscaldamento a pavimento, come termostati connessi via Wi-Fi, sensori ambientali e app mobili per la gestione remota. Questi strumenti permettono una regolazione più precisa della temperatura e una maggiore efficienza energetica, soprattutto in contesti residenziali di fascia alta e nel settore alberghiero. L’integrazione con ecosistemi di smart home è ancora limitata, ma in crescita, spinta dalla domanda urbana per soluzioni di comfort automatizzate.

Oltre alle abitazioni private, il riscaldamento a pavimento sta guadagnando terreno in spa, centri benessere, boutique hotel e resort di lusso, dove il comfort sensoriale è un elemento distintivo. In questi contesti, la combinazione tra pavimenti radianti e materiali naturali come legno ingegnerizzato, pietra o ceramica crea ambienti accoglienti e sofisticati. Il settore turistico sudafricano, in espansione, rappresenta un driver importante per l’adozione di queste soluzioni.

I sistemi elettrici a pavimento sono particolarmente compatibili con laminati, legno ingegnerizzato e vinilici di alta qualità, grazie alla loro bassa inerzia termica e facilità di installazione. I sistemi idronici, invece, richiedono materiali più stabili come piastrelle, pietra naturale o cemento levigato, e sono più adatti a progetti di nuova costruzione con ampie superfici. La scelta del materiale influisce direttamente sull’efficienza del sistema e sulla distribuzione del calore.

Attualmente, gran parte dei componenti per il riscaldamento a pavimento (cavi, tappetini, termostati) sono importati, soprattutto dall’Europa e dalla Cina. Tuttavia, esiste un’opportunità concreta per sviluppare una filiera locale, sia nella produzione di elementi elettrici che nella formazione di installatori qualificati. Questo potrebbe ridurre i costi, aumentare la penetrazione del mercato e favorire l’adozione in progetti di edilizia sociale e sostenibile.

 

Le aziende italiane specializzate in pavimenti in legno possono trovare nel mercato sudafricano un’interessante opportunità di espansione, soprattutto nei segmenti residenziali di fascia alta, nel settore alberghiero e nei progetti di edilizia sostenibile. Il Sudafrica mostra una crescente domanda di materiali di qualità, durevoli e certificati, in linea con le normative ambientali e le tendenze architettoniche moderne. Per esportare, le imprese italiane devono considerare dazi doganali tra il 5% e il 15% a seconda del tipo di prodotto, ma possono beneficiare di accordi preferenziali UE-SADC che riducono le barriere tariffarie. Sul fronte import, il Sudafrica offre legni esotici come teak e acacia, oltre a materiali rigenerati e sostenibili che possono arricchire l’offerta italiana, soprattutto per collezioni di design. La chiave per operare con successo è investire in tracciabilità, adattare le soluzioni tecniche alle condizioni climatiche locali e collaborare con distributori o studi di architettura sudafricani già attivi nel segmento premium.

FONTI

https://www.actualmarketresearch.com/product_pdf/south-africa-flooring-market

https://www.6wresearch.com/industry-report/south-africa-wood-flooring-market-2020-2026

https://www.grandviewresearch.com/horizon/outlook/wood-and-laminate-flooring-market/south-africa

https://www.bonafideresearch.com/product/6206698617/south-africa-flooring-market

https://www.actualmarketresearch.com/product/6206698617/south-africa-underfloor-heating-market-research-report-2030

https://mobilityforesights.com/product/south-africa-underfloor-heating-market

https://www.6wresearch.com/industry-report/south-africa-underfloor-heating-market-2020-2026

https://www.sawpa.co.za/

https://forestry.co.za/

https://www.sars.gov.za/customs-and-excise/tariff/

https://www.sacu.int/

https://www.wto.org/english/tratop_e/tpr_e/tp_rep_e.htm

https://policy.trade.ec.europa.eu/eu-trade-relationships-country-and-region/eu-africa/eu-sadc-economic-partnership-agreement_en

https://mobilityforesights.com/product/south-africa-flooring-market

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Sudafricana)

Ultima modifica: Lunedì 29 Dicembre 2025
Lunedì 29 Dicembre 2025

Dalla scuola alle famiglie: come Nizza forma italofoni

A Nizza l’italiano non è solo una riga sul pagellino. È una lingua di vicinato, di lavoro, di vacanza, che si sente sul tram, al mercato, negli hotel, all’università o durante i festival. Il risultato è che la città produce, anno dopo anno, una generazione di francofoni a proprio agio con l’italiano, con livelli diversi, ma con una base comune di comprensione ben concreta.

Come si costruisce, in pratica, questa italofonia diffusa, dai banchi di scuola fino al salotto delle famiglie nizzarde?

La scuola: l’italiano come lingua di prossimità, non semplice “seconda lingua simpatica”

Il primo livello è quello della scuola. Nell’area di Nizza l’italiano entra presto nei percorsi: opzioni già alle medie, sezioni con orario rinforzato, progetti pedagogici con istituti dall’altra parte del confine.

L’italiano non viene presentato solo come lingua di cultura, ma come lingua di prossimità economica e sociale. Gli insegnanti mettono in piedi scambi con scuole della Liguria o del Piemonte, organizzano soggiorni, progetti comuni, videoconferenze tra classi francesi e italiane. Molto rapidamente lo studente capisce che questa lingua apre le porte a stage, studi universitari e perfino opportunità professionali concrete in uno spazio transfrontaliero raggiungibile in treno, non solo a una gita scolastica a Roma.

I dispositivi rafforzati (sezioni europee, gruppi a orario potenziato, certificazioni) trasformano l’italiano in una competenza distintiva per alcuni profili di liceali: più ore, più contatto con materiali autentici, più situazioni reali di comunicazione.

Cultura e festival: l’italiano come lingua vissuta

Secondo livello: la vita culturale. Con eventi come le Journées du Cinéma Italien all’Espace Magnan o i cicli di proiezioni e incontri proposti dalle associazioni franco-italiane, la lingua esce dal manuale per apparire in versione originale, sul grande schermo, davanti a pubblici misti: studenti, famiglie, cinefili, comunità italiana locale.

Le proiezioni scolastiche in versione originale sottotitolata, gli scambi con i registi, i dibattiti dopo i film immergono i ragazzi in un bagno linguistico reale. L’italiano viene percepito nella sua materia viva: accenti regionali, registri familiari, velocità del parlato, espressioni idiomatiche. 

Le famiglie: quando la lingua entra in casa

Terzo livello: le famiglie. 

Nizza conta un numero significativo di famiglie italiane stabilite sulla Costa Azzurra, coppie miste, ma anche famiglie francesi che hanno adottato l’Italia come orizzonte abituale: seconda casa, legami di parentela, abitudini di vacanza.
In questi contesti, l’italiano diventa la lingua dei nonni rimasti oltre confine, delle videochiamate, delle ricette di cucina, di certe canzoni ascoltate in macchina.

La città come laboratorio linguistico a cielo aperto

A questi tre livelli si aggiunge un fattore decisivo: il territorio stesso. Nizza è, di fatto, un ambiente ad alta densità italofona. Nell’hôtellerie, nella ristorazione, nel commercio, nei servizi turistici, si incontrano quotidianamente professionisti italiani o italofoni. I flussi tra la Riviera francese, Ventimiglia, la Liguria e il Piemonte mantengono un flusso continuo di clienti, lavoratori, studenti e famiglie che praticano l’italiano tutti i giorni.

Sul tram o sulla Promenade des Anglais si colgono conversazioni in italiano. Nei negozi, alcuni addetti passano da una lingua all’altra quasi senza accorgersene. Sui menù, sulle insegne, in certi materiali turistici, i termini italiani compaiono in modo naturale. Questo paesaggio sonoro genera un bilinguismo ricettivo piuttosto diffuso: molti nizzardi capiscono l’italiano molto meglio di quanto osiamo parlare, semplicemente grazie a un’esposizione regolare.

Dalla lingua straniera all’asset strategico

In definitiva, parlare di “italofoni nizzardi” non significa riferirsi solo a pochi profili molto avanzati capaci di scrivere una tesi in italiano. Si tratta di un continuum: dallo studente che segue un film in versione originale senza sottotitoli, all’addetto alla reception che gestisce l’arrivo di clienti italiani, fino al manager che negozia con partner di Genova o Torino.

In un contesto in cui le competenze linguistiche diventano un indicatore di competitività, la città dispone di un vantaggio netto: un bacino di francofoni in grado di muoversi con naturalezza tra francese e italiano. Non solo per ordinare un espresso a Sanremo, ma per lavorare, intraprendere, costruire reti e consolidare, giorno dopo giorno, una vera area linguistica franco-italiana.

(Contributo editoriale a cura della Chambre de Commerce Italienne Nice, Sophia-Antipolis, Cote d'Azur)

Ultima modifica: Lunedì 29 Dicembre 2025
Lunedì 29 Dicembre 2025

Notizie dai mercati esteri - Australia

Sostenibilità e innovazione nella filiera del legno

Il settore del legno e della lavorazione forestale rappresenta una componente strategica dell’economia del Queensland, combinando tradizione e innovazione. Lo stato vanta una solida base di foreste gestite in maniera sostenibile, che forniscono legname per la costruzione, l’ingegneria del legno e prodotti derivati di alta qualità. La crescita del mercato domestico e internazionale, unita a iniziative governative per la sostenibilità e l’innovazione, rende il Queensland un ambiente favorevole per investimenti e collaborazioni nel settore.

Nel 2024–2025, l’industria del legno del Queensland ha registrato un valore stimato di circa 3,8 miliardi di AUD, con un focus crescente su prodotti innovativi come il legno ingegnerizzato, pannelli prefabbricati e sistemi modulari per la costruzione sostenibile. Questi prodotti rispondono alla crescente domanda di soluzioni edilizie a basso impatto ambientale e di alta qualità, sia a livello nazionale sia per l’export verso Asia e Medio Oriente.

Il Queensland ospita diverse aziende leader nel settore, sia di piccole e medie dimensioni sia grandi player industriali, che operano lungo tutta la filiera: dalla silvicoltura alla trasformazione, fino al commercio e alla logistica internazionale. L’adozione di tecnologie avanzate per il taglio, la lavorazione e la finitura del legno consente alle imprese locali di competere con successo nei mercati globali.

Per supportare lo sviluppo sostenibile del settore, il governo del Queensland ha lanciato il Queensland Future Timber Plan (QFTP), con l’obiettivo di garantire un approvvigionamento stabile di legname per la costruzione di oltre un milione di abitazioni entro il 2044. Il piano include la gestione responsabile delle foreste, piani di riforestazione, tutela della biodiversità e sostegno alle tecnologie di lavorazione del legno più efficienti.

Parallelamente, il Queensland Sustainable Timber Industry Framework promuove la sostenibilità e la creazione di posti di lavoro qualificati nel settore. Il programma prevede un pacchetto di 200 milioni di AUD per supportare la gestione forestale responsabile, incentivare l’uso di legno locale certificato e stimolare l’innovazione nei processi produttivi. Tra le iniziative più significative rientrano la protezione di specie minacciate e di ecosistemi di alto valore, come il Greater Glider, e l’implementazione di pratiche di tracciabilità e certificazione del legname.

Le imprese del Queensland stanno investendo in soluzioni tecnologiche avanzate, tra cui:

  • Legno ingegnerizzato e prefabbricato per costruzioni a basso impatto ambientale.
  • Sistemi di monitoraggio e gestione forestale digitalizzati.
  • Tecnologie di lavorazione automatizzata per aumentare efficienza e precisione.

Queste innovazioni favoriscono anche la riduzione degli sprechi, l’ottimizzazione delle risorse e l’adozione di pratiche sostenibili lungo tutta la filiera.

Le imprese italiane possono sfruttare le opportunità offerte dal Queensland per rafforzare la loro presenza nel settore del legno e delle costruzioni sostenibili. È possibile collaborare nello sviluppo di nuovi materiali e legno ingegnerizzato, avviare partnership strategiche con aziende locali per la produzione e l’esportazione di prodotti di alta qualità, introdurre soluzioni tecnologiche avanzate per la lavorazione e la finitura del legno, e accedere a mercati internazionali grazie alla posizione vantaggiosa dello stato e al supporto delle reti commerciali governative.

Fonti:

Queensland Future Timber Plan – Department of Primary Industries: https://www.dpi.qld.gov.au/business-priorities/forestry/qld-future-timber-plan

Forestry industry profile – Business Queensland: https://www.business.qld.gov.au/industries/farms-fishing-forestry/forests-wood/industry-queensland/profile

Queensland Sustainable Timber Industry Framework – Queensland Government: https://statements.qld.gov.au/statements/100686

Materiali eco-innovativi e moda responsabile nel Queensland

Il settore tessile e moda australiano sta vivendo una trasformazione verso l’innovazione sostenibile, con le aziende locali che adottano pratiche circolari, sviluppano materiali ecologici e collaborano con istituzioni accademiche per promuovere un’industria più responsabile e resiliente.

Un esempio significativo di sostenibilità e innovatività è il progetto "Mud to Marle": si tratta di una collaborazione tra scienziati, agricoltori e l'industria della moda che ha portato allo sviluppo di un tessuto innovativo realizzato con una miscela di cotone e lana. Questo approccio mira a valorizzare fibre naturali locali e a ridurre la dipendenza da materiali sintetici importati.

Iniziative di riciclo e economia circolare

Il Queensland sta investendo significativamente nel riciclo tessile. Salvos Stores, con il supporto del governo statale, ha installato la prima soluzione automatizzata di smistamento e decontaminazione dei tessuti in Australia, creando un centro di economia circolare per il settore tessile.

BlockTexx, un'azienda innovativa con sede nel Queensland, utilizza un processo chimico unico per separare e riciclare tessuti misti, contribuendo a ridurre la quantità di rifiuti tessili destinati alle discariche e creando nuove opportunità nel settore del riciclo.

Collaborazioni e ricerca accademica

Il Queensland University of Technology (QUT) ospita il centro di ricerca TextileR, che lavora a stretto contatto con piccole e medie imprese, gruppi industriali e comunitari per affrontare le sfide critiche legate alla sostenibilità nel settore tessile e della moda. Le aree di ricerca includono la lotta alla schiavitù moderna e la promozione dell'economia circolare.

Sostenibilità e politiche governative

Il governo del Queensland ha sviluppato la "Queensland Waste Strategy 2025–2030", un piano a lungo termine per la riduzione dei rifiuti e il riciclo, che include iniziative per supportare l'industria del riciclo tessile e promuovere pratiche sostenibili. Questa strategia mira a ridurre la quantità di rifiuti inviati in discarica e a promuovere l'uso di materiali riciclati in vari settori, inclusa la moda.

Opportunità per le imprese italiane

Per le imprese italiane, il Queensland offre un ambiente fertile per collaborazioni nel settore tessile e moda sostenibile. Le opportunità includono:

  • Collaborazioni in ricerca e sviluppo: partecipare a progetti con istituzioni accademiche locali per sviluppare nuovi materiali e tecnologie sostenibili.
  • Joint venture nel riciclo tessile: collaborare con aziende come BlockTexx per implementare soluzioni di economia circolare.
  • Accesso a mercati sostenibili: esplorare il mercato australiano e asiatico per prodotti tessili eco-compatibili, con un crescente interesse per la moda sostenibile.

Fonti:

abc.net.au

statedevelopment.qld.gov.au

research.qut.edu.au

Settore della Pesca e Acquacoltura nel Queensland

Il Queensland è uno dei principali centri australiani per la pesca e l’acquacoltura, settori strategici per l’economia marittima nazionale. Nel 2024–25 il valore complessivo dell’acquacoltura australiana è stimato a 2,31 miliardi di dollari, pari al 58% del valore totale del comparto ittico nazionale, che sfiora i 4 miliardi di dollari.
La produzione proviene in gran parte da specie ad alto valore commerciale come salmonidi, tonno, ostriche, gamberi e barramundi, ma include anche abalone, pesci d’acqua dolce, mitili e alghe. In totale oltre 40 specie vengono allevate a livello commerciale in Australia.

L’acquacoltura australiana è regolata da un sistema rigoroso che garantisce sostenibilità ambientale e sicurezza alimentare. Il Governo federale coordina programmi nazionali di ricerca, biosecurity e tutela della salute animale, mentre la gestione operativa è affidata ai governi statali e territoriali.
Le imprese che utilizzano acque pubbliche devono rispettare severi standard ambientali e di sicurezza alimentare, sottoposti a controlli periodici. Queste regole assicurano che i prodotti ittici australiani siano riconosciuti a livello internazionale come sicuri, tracciabili e sostenibili.

Il governo statale ha adottato la Queensland Sustainable Fisheries Strategy 2017–2027, che punta a modernizzare il settore riducendo l’impatto ambientale, migliorando la raccolta dati e favorendo la rigenerazione delle risorse marine.
La strategia introduce strumenti di monitoraggio digitale delle flotte, limiti di cattura scientificamente calibrati e incentivi per l’uso di tecniche di pesca selettiva. In parallelo, il Queensland promuove l’espansione dell’acquacoltura sostenibile, in particolare negli allevamenti di barramundi, gamberi e ostriche, sostenuti da centri di ricerca come il Department of Agriculture and Fisheries (DAF) e l’Australian Institute of Marine Science (AIMS).

L’Australia esporta principalmente prodotti ittici di alto valore, come tonno, aragosta e abalone, mentre importa prodotti di fascia più bassa (conserve, filetti congelati) soprattutto da Asia, Nuova Zelanda e Norvegia.
La domanda interna di pesce australiano rimane forte, ma circa il 62% dei consumi è coperto da importazioni, offrendo margini di crescita per la produzione locale e per partnership tecnologiche internazionali.
Le autorità australiane partecipano attivamente a organismi regionali e internazionali per la gestione delle risorse marine, garantendo la sostenibilità e la sicurezza del settore nel lungo periodo.

Il Queensland offre interessanti possibilità di collaborazione per aziende italiane attive in tecnologie per l’acquacoltura, sistemi di filtraggio e aerazione, packaging alimentare, tracciabilità digitale e refrigerazione.
L’esperienza italiana nella trasformazione del pesce, nella gestione sostenibile delle risorse e nella meccanica applicata alla filiera ittica può favorire sinergie con imprese e centri di ricerca locali.
Inoltre, la crescita della domanda di prodotti di qualità e sostenibili rende il Made in Italy un partner naturale per il settore ittico e acquacolturale del Queensland.

Fonti

(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce and Industry in Australia (ICCI, Queensland) Inc.)

Ultima modifica: Lunedì 29 Dicembre 2025