Mercoledì 20 Maggio 2026
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Il Veneto guida la classifica nazionale del turismo DOP. Un'opportunità strategica per valorizzare anche in Svizzera i prodotti agroalimentari Made in Italy spingendo poi a conoscerli nei loro territori di origine.
prodotti agroalimentari e vino italiani non sono solo un'eccellenza da esportare ma sempre più una calamita che attira visitatori da tutto il mondo, e la Svizzera occupa in questo spostamento un posto di rilievo, tanto dal lato dell'import quanto da quello del turismo.
Il Veneto svetta in Italia per il turismo DOP
Il 2^ Rapporto sul Turismo DOP 2026, elaborato da Fondazione Qualivita in collaborazione con Ismea, fotografa un settore in costante crescita. Il Veneto si conferma la regione leader in Italia per il turismo legato alle produzioni DOP e IGP, con un valore che raggiunge i 4,936 miliardi di euro e un indice pari a 68,1, primo posto nella classifica nazionale.
Nel dettaglio, il Veneto conta 121 attività di turismo DOP legate a 72 prodotti a indicazione geografica, con il coinvolgimento di 36 Consorzi di tutela su 46 riconosciuti, 74 eventi tra sagre, degustazioni e festival, e oltre 73 milioni di presenze turistiche, di cui 51,7 milioni straniere.
Un terzo del campione di persone intervistate (45% uomini e 55% di donne) ha meno di 35 anni (34%), oltre la metà rientra invece nella fascia 36-65 anni (56%). Solo l’11% è over 65. Il 37% dei visitatori proviene da regionidiverse dal Veneto e, in generale, la tendenza agli sposatmenti per partecipare a Festival, sagre e fiere legate alla filiera è altissima. La principale motivazione che spinge i visitatori a partecipare è proprio la degustazione, indicata dal 63% degli intervistati, a conferma della centralità dell’incontro diretto con il prodotto.
Accanto a questa emergono altre dimensioni dell’esperienza ricercata che va oltre il mero consumo:
Economia e valorizzazione delle tipicità (quindi della cultura locale) sono le leve che spingono anche molti turisti stranieri a cercare l'unicità agroalimentare in versione autoctona.
Gli svizzeri? Scelgono l'Italia anche per cibo e vino
I dati sulla domanda internazionale confermano un interesse crescente e strutturale da parte del pubblico elvetico. Secondo il Rapporto 2025 sul Turismo Enogastronomico Italiano curato da Roberta Garibaldi (AITE), l'Italia viene associata principalmente a cibo e vino dal 55% dei tedeschi e degli svizzeri/austriaci. Un dato che non ha eguali in Europa, superato solo dall'eccezionale affezione dei turisti francesi verso il patrimonio monumentale.
L'intenzione di viaggio verso l'Italia nei prossimi tre anni è altissima: la quota di turisti svizzeri e austriaci che si dichiara "molto probabile o probabile" di venire in Italia per motivi enogastronomici raggiunge l'81%, la percentuale più alta tra tutti i mercati analizzati.
Tedeschi e svizzeri/austriaci scelgono l'Italia soprattutto per immergersi nei paesaggi rurali, mentre le regioni più attrattive risultano Toscana e Veneto, con destinazioni enoturistiche come Montepulciano, Bolgheri e le Cinque Terre particolarmente apprezzate dal pubblico elvetico. La stessa Regione Calabria sta ricevendo sempre più interesse, anche a seguito dell'apertura di voli diretti ZUrigo-Lamezia Terme, che facilitano lo spostamento.
La Svizzera: mercato di sbocco strategico per l'agroalimentare italiano
Il flusso non è solo turistico: la Svizzera è uno dei principali mercati di destinazione per i prodotti agroalimentari italiani. Nel 2025 l'export Made in Italy della filiera ha superato i 72 miliardi di euro, con la Svizzera che ha registrato una crescita del +16,3%, tra le performance più brillanti al di fuori dell'Unione Europea.
Nel primo quadrimestre del 2025, l'export italiano verso la Svizzera è cresciuto del +13,1% rispetto allo stesso periodo del 2024, confermando il ruolo della Confederazione Elvetica non solo come mercato di sbocco privilegiato, ma anche come piattaforma logistica e commerciale di riferimento nel centro Europa.
Tra i prodotti più esportati spiccano i vini — con un valore complessivo di oltre 8 miliardi di euro a livello globale — seguiti dai prodotti da forno e dolciari (circa 5 miliardi) e dai formaggi e latticini (oltre 4 miliardi).
In questo scenario, la Camera di Commercio Italiana per la Svizzera agisce come punto di raccordo tra i due sistemi. Con sedi a Zurigo, Ginevra e Lugano, la CCIS offre servizi di consulenza fiscale e legale, organizza eventi B2B e attività di networking legati alla filiera agroalimentare ed enogastronomica Made in Italy, e supporta le aziende nella definizione di strategie di ingresso e posizionamento sul mercato elvetico, con focus specifici nei settori dell'agroalimentare.
Promuovere l'eccellenza enogastronomica italiana in Svizzera, anche attraverso l'unione di due asset come il turismo e il food, è una delle missioni più concrete e strategiche che la CCIS svolge a beneficio del Sistema Italia anche atreverso i numerosi eventi che, in Svizzera, consentono alle persone e ai rpofessionisti di conoscere novità di nicchia e prodotti autentici, riversando poi il loro interesse non solo nellìacquisto ma anche nella comprensione del luogo dal quale provengono. Intrecciare opportunità è quindi una delle principali prerogative della Camera.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera)
Il governo ha annunciato alcune misure per far fronte all’aumento dei prezzi del carburante, causato anche dal conflitto in Medio Oriente. Tuttavia, gli aiuti sono destinati solo ai settori della pesca e dei trasporti, mentre i privati non riceveranno alcun sostegno, suscitando malcontento tra gli automobilisti.
Le misure previste consistono principalmente in facilitiazioni finanziarie per le imprese, come la rateizzazione dei contributi sociali e fiscali e prestiti garantiti dallo Stato. Non è stata invece introdotta alcuna riduzione diretta del prezzo del carburante, anche se il governo ha avviato discussioni in merito.
Le organizzazioni dei pescatori hanno criticato queste misure, ritenendole insufficienti rispetto alla gravità della situazione, e hanno chiesto interventi più concreti, come aiuti diretti sul carburante. Senza provvedimenti adeguati,infatti, c’é il rischio che parte della flotta si arresti.
Anche il settore dei trasporti ha avanzato richieste specifiche. In particolare, la Federazione nazionale dei trasporti ha chiesto un aggiornamento più frequente (ogni due settimane anziché mensile) del prezzo di riferimento del gasolio, per poter adeguare più rapidamente le tariffe. Il governo ha accettato temporaneamente questa proposta e ha invitato i clienti delle imprese di trasporto a ridurre i tempi di pagamento per sostenere il settore.
Nel complesso, le misure adottate sono percepite come parziali e insufficienti rispetto alla gravità della situazione, lasciando insoddisfatti molti operatori economici e completamente scoperti i consumatori privati.
Un recente studio dell’ INSEE evidenzia un fenomeno preoccupante: per la prima volta dal 2002, l’occupazione nel settore della programmazione informatica in Francia è in calo, nonostante l’attività economica continui a crescere. Questo settore, che rappresenta circa il 3% dell’occupazione privata, è anche quello in cui l’intelligenza artificiale si è sviluppata più rapidamente.
Il dato più significativo è che la diminuizione dell’occupazione riguarda soprattutto i giovani all’inizio della carriera. Infatti, mentre il fatturato delle aziende informatiche continua ad aumentare, il numero di dipendenti diminuisce, segno di un aumento della produttività. Questo fenomeno, osservato anche negli Stati Uniti, coincide con la diffusione dell’ intelligenza artificiale, anche se non è possibile stabilire un rapporto di causa diretta.
Il mercato del lavoro è generalmente debole e, storicamente, ogni innovazione tecnologica distrugge posti di lavoro ma ne crea anche di nuovi. Infatti, al momento non si osservano trasformazioni radicali del mercato del lavoro.
Tuttavia, alcuni economisti ritengono che fino al 16% dei posti di lavoro in Francia potrebbe essere a rischio nel lungo periodo, in particolare quelli che richiedono una forte componente cognitiva.
L’impatto dell’ intelligenza artificiale sembra concentrarsi soprattutto sulle assunzioni, piuttosto che sull’occupazione totale. In particolare, si registra un rallentamento delle assunzioni per le posizioni entry-level, mentre i lavoratori più esperti mantengono una maggiore stabilità. I ruoli più esposti sono quelli di supporto, amministrativi, consulenziali e alcune attività di sviluppo e analisi.
In Francia, tra la fine del 2023 e il 2025, l’occupazione nel settore informazione-comunicazione è diminuita del 3%, un calo attribuile interamente ai giovani. Lo stesso andamento si osserva in altri settori simili, come l’editoria e la consulenza.
In conclusione, lo studio suggerisce che l’intelligenza artificiale sta influenzando il mercato del lavoro soprattutto riducendo le opportunità per i giovani e rallentando le nuove assunzioni, più che causando una perdita massiccia di posti di lavoro nel breve periodo.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Marsiglia)
Il salario netto medio in Serbia a gennaio di quest’anno è stato di 118.429 RSD (circa € 1.000,00) , mentre il salario lordo ha raggiunto i 163.385 RSD (€ 1.400,00), ha reso noto ieri l’Istituto Nazionale della Statistica.
Il salario netto mediano è risultato di 92.671 RSD (€ 790,00), il che significa che il 50% dei lavoratori ha percepito un salario fino a tale importo.
Rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, il salario lordo medio è aumentato nominalmente del 10,1% e in termini reali del 7,5%, mentre il salario netto medio è cresciuto nominalmente del 10,2% e del 7,6% in termini reali.
Rispetto a dicembre 2025, il salario lordo medio per gennaio 2026 è diminuito nominalmente del 3,8% e in termini reali del 4,1%, mentre il salario netto medio è diminuito nominalmente del 4,6% e del 4,9% in termini reali.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Serba)
A seguito del Vertice di Gäichel del 23 marzo, i due primi ministri del Belgio e del Lussemburgo, Bart De Wever e Luc Frieden, hanno sottoscritto due dichiarazioni d'intenti, una sulla cooperazione in materia di sicurezza e difesa e l'altra sulla cooperazione relativa al satellite GovSat-2. Sul fronte diplomatico, la 13ª edizione del Vertice di Gäichel è stata un'occasione per riaffermare l'amicizia tra i due Paesi e la volontà di intensificare ulteriormente la cooperazione: De Wever e Frieden hanno espresso la loro volontà di fare dell'Unione Belgio-Lussemburgo, e più in generale della regione del Benelux, un "laboratorio di idee per l'integrazione europea", al fine di accelerare la transizione verso un vero e proprio mercato unico.
In tal senso, e seguendo quanto disciplinato dall'articolo 350 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, che consente ai paesi del Benelux di integrare le proprie economie più rapidamente rispetto al resto dell'Unione, i due leader europei intendono istituire una task force che avrà il compito di individuare ed eliminare gli ostacoli persistenti alla libera circolazione di persone, merci e servizi.
Tra le questioni che la task force dovrà affrontare vi è il miglioramento delle condizioni dei lavoratori transfrontalieri. Un'impresa di vasta portata che comprende la risoluzione dei problemi fiscali e amministrativi legati al telelavoro, il riconoscimento dei titoli di studio tra i paesi membri e la creazione di un passaporto digitale del Benelux per i fornitori di servizi. La mobilità è un elemento chiave nella vita dei pendolari transfrontalieri e il progetto per un collegamento ferroviario "veloce" tra le due capitali rimane una priorità strategica per rafforzare i legami bilaterali. I due Paesi intendono, inoltre, posizionare il Benelux come laboratorio di innovazione, in particolare nei settori dell’automated driving, della cyber security, dell’intelligenza artificiale e del quantum technologies. "Inoltre, i progetti attuali e futuri nell'ambito di EuroQCI, Benelux-QCI, così come le potenziali collaborazioni future attorno al computer quantistico MeluXina-Q, dimostrano l'emergere di un asse belga-lussemburghese in grado di contribuire direttamente all'autonomia strategica e tecnologica dell'Unione europea", affermano i due leader di governo.
Anche in termini di collaborazione scientifica, Lussemburgo e Belgio, insieme ai Paesi Bassi e alla Renania Settentrionale-Vestfalia, ribadiscono il loro sostegno alla candidatura dell'Euregio Mosa-Reno per ospitare il Telescopio Einstein.
In materia di difesa, i due Paesi hanno firmato una dichiarazione d'intenti sulla cooperazione economica, industriale e tecnologica in materia di sicurezza e difesa. Tale dichiarazione sottolinea l'importanza che entrambi i Paesi attribuiscono alle ricadute economiche e sociali delle attività legate alla difesa. Una seconda dichiarazione d'intenti riguarda la cooperazione sul futuro satellite GovSat-2. Il Belgio potrà quindi sfruttare le capacità del nuovo satellite GovSat-2, ampliando così la cooperazione militare tra i due Paesi nel settore spaziale.
Questi impegni comuni prevedono anche un rafforzamento della cooperazione nella lotta contro le frodi sociali e il dumping sociale, con la firma del trattato il 9 marzo 2026 scorso. I due leader invitano la Commissione europea a presentare, entro la fine del 2026, iniziative volte a rimuovere gli ostacoli rimanenti al mercato interno dei servizi, a semplificare e consolidare le norme esistenti e ad accelerare la digitalizzazione delle procedure amministrative. In tale contesto, i due paesi ricordano la richiesta dei partner dell'Unione Benelux di risolvere il problema delle restrizioni territoriali ingiustificate all'offerta (RST) attraverso una regolamentazione europea mirata.
Nel campo della sicurezza interna, verrà intensificata la cooperazione nella lotta alla criminalità organizzata e nella protezione civile. Tale cooperazione si estenderà anche all'assistenza consolare. Questa solidarietà è stata recentemente dimostrata con il rimpatrio di cittadini di entrambi i Paesi bloccati in Medio Oriente. "Considerate le molteplici minacce e crisi, questa cooperazione è destinata a svilupparsi ulteriormente".
In materia di energia, Lussemburgo e Bruxelles intendono intensificare la cooperazione. "La nostra cooperazione si basa su punti di forza complementari: da un lato, l'esperienza del Belgio nella sicurezza dell'approvvigionamento di gas naturale e nelle energie rinnovabili offshore, dall'altro, l'esperienza del Lussemburgo nelle soluzioni di finanziamento innovative. I due Paesi collaborano anche su tecnologie emergenti come l'idrogeno e la cattura del carbonio. Nei prossimi mesi, la cooperazione all'interno del Benelux continuerà a svolgere un ruolo importante nella generazione di soluzioni sui prezzi dell'energia e sulla sicurezza dell'approvvigionamento a livello europeo", ha concluso il leader belga, Bart De Wever.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Lussemburghese a.s.b.l)
L’Export in numeri
Secondo l’Observatory of Economic Complexity, la Danimarca è, in valori assoluti, il più grande esportatore di maiali al mondo, scambiando più di un terzo dei maiali esportati globalmente.
Una produzione di quasi 2 milioni di tonnellate di carne di maiale all’anno.
I principali importatori sono Polonia e Germania, con rispettivamente 755 e 708 milioni di dollari di acquisti e in terzo posto si colloca l’Italia con 62.9 milioni di dollari di importazioni.
Le esportazioni ammontano a circa il 90-95% della destinazione della produzione di maiali vivi e carne di maiali, con una considerevole percentuale di maialini appena svezzati e scrofe incinte.
Basandosi sui dati di Danmarks Statistik e sulle stime di mortalità, nonché sulle percentuali di export di maiali esportati sotto l’anno di vita, la popolazione suina annuale è di circa 40 milioni di capi. Tuttavia, compiere un’analisi accurata è difficile: i porcellini nati ogni anno dovrebbero essere oltre ai 27 milioni, di cui più del 50% di quelli che sopravvivono fino allo svezzamento viene esportato nei paesi indicati.
Le critiche al mercato
La presenza di nitrati e pesticidi nelle falde acquifere e nei siti di raccolta di acqua potabile è diventata una importante tematica di dibattito per i danesi, preoccupati dalle esternalità negative della coltivazione dei mangimi destinati all’allevamento industriale di suini.
Sono inoltre l’alta concentrazione negli allevamenti, l’elevata mortalità e pratiche come il tail-docking, che consiste nel taglio della coda dei porcellini nati da meno di 7 giorni, quasi sempre condotto senza anestesia, a preoccupare l’opinione pubblica.
Tanto che, citando Politiken, una delle principali testate giornalistiche danesi: “I partiti politici stanno superandosi a vicenda nella corsa a promettere le migliori condizioni per milioni di suini danesi”.
È in particolare il tail-docking a causare scandalo: circa il 95% dei maiali viene sottoposto alla procedura, nonostante essa sia considerata tecnicamente illegale ed in contrasto con gli standard di salute minimi che dovrebbero essere concessi agli animali da allevamento.
Le criticità in numeri
La Società Danese per la Conservazione della Natura ha precedentemente documentato che nel 2019 residui di pesticidi sono stati trovati in circa il 25% dei pozzi degli acquedotti.
Inoltre, si stima che la mortalità dei porcellini prima dello svezzamento sia circa al 24%, ben al di sopra della media globale di 15-20% soprattutto a causa delle condizioni di stress e sovraffollamento imposte negli allevamenti.
Escludendo le morti delle scrofe, stimate sul 15% in media, ma con picchi fino al 50% per le giornate più calde, alcune testate giornalistiche riportano 25.000 maialini morti al giorno.
Scenari futuri
Il sostegno popolare sulla tematica viene confermato da una petizione che ha raccolto più di 80.000 fime dopo la messa in onda di un documentario sulla qualità di vita dei maiali negli allevamenti.
Gli osservatori e analisti sono tuttavia scettici sulle probabilità effettive che le cose cambino: il partito Social Democratico che, fino al 24 marzo 2026, seppur con coalizioni diverse, ha governato il paese ininterrottamente dal 2019, di fatto non ha mai preso provvedimenti concreti per modificare lo status quo, nonostante più volte in passato si fosse dichiarato interessato a risolvere la questione.
A ritardare l’azione governativa vi è forse il timore di danneggiare uno dei mercati più importanti dell’economia danese o, come sostengono altri partiti, per evitare che “si inizi a importare carne di maiale polacca trasportata su camion a diesel”, dice Inger Støjberg, leader dei Democratici Danesi.
Ciononostante, sono state portate diverse proposte volte a limitare i ricavi dalle esportazioni di maialini appena svezzati: un esempio è la riduzione delle ore di trasporto consentite da 24 a 8.
Invece, per risolvere il problema dell’inquinamento delle acque, sono attualmente in fase di valutazione alcuni provvedimenti, soprattutto per garantire l’effettiva implementazione delle zone protette (dove per ora i limiti vengono rispettati solo sul 1.5% delle zone dichiarate protette nel 1998).
Secondo la National Pig Association, uno degli scenari più probabili è che l’Unione Europea introduca requisiti legali per uniformare il settore tra gli Stati membri, imponendo l’uso di celle più spaziose, sul modello della Germania. Anche se questa direttiva non risolverebbe il problema alla radice, obbligherebbe molti produttori danesi ad aumentare la superficie delle celle, passando da 5,76 a 6,5 metri quadrati per unità.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio italiana in Danimarca)
Il settore estero spagnolo ha mantenuto un andamento solido nel corso del 2025, con esportazioni di merci che hanno raggiunto i 387.092 milioni di euro, registrando il secondo miglior risultato della serie storica. Tuttavia, questo dinamismo è andato di pari passo con un notevole deterioramento della bilancia commerciale, il cui deficit è aumentato del 41,6%, raggiungendo i 57.054 milioni di euro, in un contesto caratterizzato da squilibri con alcuni dei principali partner commerciali, in particolare Cina e Stati Uniti.
Composizione settoriale delle esportazioni
La crescita delle esportazioni spagnole si è basata fondamentalmente su tre grandi settori: beni strumentali, alimentari, bevande e tabacco, e prodotti chimici, che nel loro insieme hanno superato il 55% del totale esportato.
I beni strumentali hanno rappresentato il 19,4% del totale, con un ruolo di primo piano svolto dai macchinari industriali e dalle apparecchiature elettriche. Da parte sua, il settore degli alimenti, delle bevande e del tabacco ha raggiunto il 19,3%, trainato da prodotti agroalimentari quali frutta, ortaggi e carni. I prodotti chimici, con circa il 17%, hanno completato i principali motori del settore estero.
In termini di saldo commerciale, si sono distinti i surplus registrati nei settori alimentari, delle bevande e del tabacco, nonché in altre merci, nei semilavorati non chimici, nel settore automobilistico e nelle materie prime.
Diversificazione geografica e destinazioni
La diversificazione dei mercati ha continuato a essere un asse strategico per le imprese spagnole. Le esportazioni sono cresciute verso l’Africa (+6%), l’Asia (+3%) e le destinazioni extracomunitarie (+5%), mentre le spedizioni verso gli Stati Uniti hanno registrato un calo dell’8%, in un contesto di nuove barriere tariffarie.
L’Unione Europea è rimasta la principale destinazione delle esportazioni, concentrando il 62% del totale. In questo ambito, i surplus maggiori sono stati registrati con Portogallo, Francia e Regno Unito. Si è osservata inoltre un’evoluzione positiva nei paesi con accordi commerciali con l’UE, come Canada, Turchia, Cile, Corea del Sud o Vietnam.
Andamento delle importazioni e saldo commerciale
L’aumento della domanda interna e l’aumento dei prezzi di determinati prodotti hanno stimolato le importazioni, che sono cresciute del 4,6% fino a raggiungere i 444.146 milioni di euro, a fronte di una crescita più moderata delle esportazioni (+0,7%).
Sebbene il deficit energetico si sia leggermente ridotto, il deficit non energetico ha registrato un forte aumento, triplicandosi rispetto all’anno precedente. Tra i prodotti che hanno maggiormente contribuito a questo aumento spiccano i macchinari industriali, le apparecchiature per le telecomunicazioni, i mezzi di trasporto, i prodotti alimentari e farmaceutici.
Dal punto di vista geografico, i maggiori squilibri commerciali si sono concentrati in Cina, Stati Uniti e Germania, riflettendo sia fattori strutturali che cambiamenti nei flussi commerciali internazionali.
Scambi commerciali tra Spagna e Italia
Nel 2025, l’Italia si è consolidata come uno dei principali partner commerciali della Spagna all’interno dell’Unione Europea, mantenendosi come terza destinazione delle esportazioni spagnole e quarto paese di origine delle importazioni. Il volume totale degli scambi bilaterali è rimasto elevato, superando i 70 miliardi di euro all’anno e stabilendo un nuovo record.
Sebbene le esportazioni spagnole verso l’Italia (32,9 miliardi di euro) abbiano registrato un andamento annuale negativo (-4,2% rispetto al 2024), le esportazioni italiane verso la Spagna (39,9 miliardi di euro) hanno registrato una crescita più marcata, pari al 10,6%, riflettendo il dinamismo delle relazioni commerciali.
Dal punto di vista settoriale, gli scambi sono caratterizzati da un’elevata diversificazione. La Spagna esporta principalmente in Italia beni strumentali, automobili e componenti, prodotti chimici e agroalimentari, mentre le importazioni provenienti dall’Italia si concentrano su prodotti chimici, macchinari, mezzi di trasporto, prodotti industriali manifatturieri e beni di consumo. Questo andamento riflette la forte integrazione tra le due economie.
Base esportatrice e prospettive
Il numero di imprese esportatrici regolari ha continuato a crescere, raggiungendo le 46.230 nel 2025, a testimonianza del consolidamento del tessuto imprenditoriale sui mercati internazionali. Questo dinamismo è accompagnato da una crescente diversificazione delle destinazioni, con particolare attenzione alle economie emergenti come l’India, dove la riduzione delle barriere commerciali sta generando nuove opportunità.
Fonti:
Ministerio de Industria, Comercio y Turismo – Informes de comercio exterior; ICEX España Exportación e Inversiones; monedaunica.net
(Contributo editorisle a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna)
Il settore ospedaliero thailandese continua a mostrare una resilienza strutturale significativa, confermando un trend di crescita che appare destinato a proseguire anche in presenza di tensioni geopolitiche e incertezze macroeconomiche. Secondo quanto riportato dal Bangkok Post, il comparto sanitario privato del Paese beneficia di fondamentali solidi che ne sostengono l’espansione, in particolare grazie a dinamiche demografiche e alla crescente domanda internazionale di servizi medicali.
Uno dei principali driver di crescita è rappresentato dall’invecchiamento della popolazione. Le proiezioni indicano che entro il 2030 circa il 21% dei cittadini thailandesi sarà anziano, un dato che sta già orientando investimenti verso strutture di long-term care, residenze assistite e soluzioni di “smart living” per la terza età. Questo cambiamento demografico implica una domanda crescente e strutturalmente stabile di servizi sanitari, con un conseguente aumento della spesa sanitaria sia privata sia pubblica.
Parallelamente, la Thailandia continua a rafforzare il proprio posizionamento come hub regionale per il turismo medico. La qualità delle strutture ospedaliere, unite a costi competitivi rispetto ai Paesi occidentali, consente agli operatori locali di attrarre un flusso costante di pazienti internazionali, mitigando eventuali flessioni della domanda domestica. In questo senso, il settore beneficia di una diversificazione geografica della clientela che ne aumenta la resilienza complessiva.
Il contesto geopolitico, inclusi i conflitti in Medio Oriente, non sembra aver inciso in modo significativo sulle prospettive del comparto. Al contrario, alcuni operatori segnalano che l’instabilità internazionale può persino rafforzare la posizione della Thailandia come destinazione sanitaria sicura e affidabile all’interno della regione asiatica. Tuttavia, permangono alcune criticità legate ai costi operativi e all’inflazione medica, che continua a crescere a ritmi sostenuti e che potrebbe comprimere i margini nel medio termine.
Dal punto di vista degli investimenti, il settore rimane attrattivo, soprattutto per operatori con forte esposizione ai pazienti internazionali o con strategie di integrazione verticale nei servizi sanitari e di wellness. La crescente domanda di servizi ad alto valore aggiunto – come check-up avanzati, trattamenti specialistici e programmi di prevenzione – sta infatti spingendo gli ospedali a evolvere verso modelli più integrati, in linea con le tendenze globali della sanità.
In prospettiva, il boom ospedaliero thailandese appare dunque sostenuto da fattori strutturali difficilmente reversibili: demografia, turismo medico e sviluppo economico. Nonostante un contesto internazionale complesso, il settore sanitario si configura come uno dei pilastri più solidi dell’economia del Paese, con margini di crescita ancora significativi e un ruolo sempre più centrale nella strategia di posizionamento della Thailandia come hub regionale dei servizi ad alto valore.
La domanda di business jet in Asia sta registrando un’accelerazione significativa, sostenuta da una combinazione di fattori congiunturali e strutturali che stanno ridefinendo le dinamiche del trasporto aereo premium nella regione. Secondo quanto riportato dal Bangkok Post, l’utilizzo di jet privati è in forte crescita in Thailandia e nel Sud-Est asiatico, anche a seguito delle recenti interruzioni dei voli commerciali legate alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
Il contesto internazionale ha infatti evidenziato i limiti della connettività aerea tradizionale, spingendo una clientela ad alto valore – composta da dirigenti, imprenditori e individui ad alto patrimonio – verso soluzioni più flessibili e affidabili. In questo scenario, l’aviazione d’affari si configura non più come un lusso marginale, bensì come uno strumento strategico per garantire continuità operativa e rapidità decisionale, soprattutto in un’area geografica caratterizzata da infrastrutture ancora disomogenee.
Dal punto di vista economico, la crescita è sostenuta anche dall’emergere di nuova ricchezza nella regione Asia-Pacifico. Paesi come Thailandia, Vietnam e Indonesia stanno beneficiando di flussi di investimento estero e di una progressiva industrializzazione, elementi che generano una domanda crescente di mobilità ad alta efficienza per il management internazionale. In parallelo, la ridistribuzione geografica della ricchezza asiatica – con un rallentamento relativo della Cina e una maggiore dinamicità nel Sud-Est asiatico e in India – sta contribuendo a spostare il baricentro della domanda di business aviation.
Un ulteriore elemento chiave è rappresentato dalla difficoltà delle compagnie aeree tradizionali nel coprire in modo capillare tutte le rotte richieste dal traffico business, in particolare verso destinazioni secondarie o meno servite. In questo contesto, il jet privato offre un vantaggio competitivo in termini di accessibilità e personalizzazione del servizio, riducendo tempi di transito e aumentando la produttività dei viaggiatori. Dal lato dell’offerta, operatori e costruttori stanno rafforzando la loro presenza nella regione per intercettare questa domanda crescente. La Thailandia, in particolare, si sta affermando come hub emergente per l’aviazione privata nel Sud-Est asiatico, grazie alla sua posizione geografica strategica e allo sviluppo di servizi dedicati, tra cui charter, gestione flotte e infrastrutture aeroportuali specializzate.
Nel medio-lungo periodo, le prospettive del settore appaiono positive. L’Asia-Pacifico rappresenta ancora una quota relativamente limitata della flotta globale di business jet, ma mostra tassi di crescita superiori alla media mondiale. Questo gap suggerisce un ampio potenziale di espansione, sostenuto da trend strutturali quali l’aumento dei patrimoni privati, l’integrazione delle catene globali del valore e la crescente esigenza di mobilità premium.
(Contributo editoriale a cura della Thai-Italian Chamber of Commerce)
Dal 1° al 3 febbraio 2026, il Palais des Expositions di Nizza ha ospitato la 32ª edizione di AGECOTEL, il salone biennale dedicato ai professionisti dei CHR e dei mestieri della ristorazione e dell’alimentazione. Da tempo questo appuntamento occupa un posto riconoscibile nel calendario professionale cittadino e richiama operatori dell’hôtellerie, della ristorazione, della panificazione, della pasticceria, della macelleria, della salumeria e del catering.
Un salone pensato per esigenze concrete
Uno dei motivi per cui AGECOTEL continua a mantenere il suo spazio è abbastanza semplice: resta un salone utile. I professionisti ci vanno per vedere attrezzature, prodotti, servizi, soluzioni pratiche e novità che possono servire davvero nel lavoro di tutti i giorni. Il sito ufficiale insiste proprio su questo aspetto, presentando il salone come un luogo dove trovare strumenti concreti per l’attività quotidiana, in un formato a misura d’uomo.
Un’edizione 2026 con una presenza italiana chiara
L’edizione 2026 ha avuto anche un elemento che merita di essere sottolineato. Tra i concorsi ufficiali figurava infatti il 2° concorso “Talents Made in Italy”, in programma lunedì 2 febbraio dalle 15.00 alle 18.00, sotto l’egida dell’Associazione Cuochi Italiani e coordinato da Agostino Coppola, presidente di ACI France. Il tema scelto era un piatto a base di carré d’agnello accompagnato da verdure di stagione. È un elemento concreto, che mostra chiaramente come, all’interno di un salone professionale radicato a Nizza, il saper fare italiano in cucina trovi uno spazio vero e ben identificato.
Concorsi, dimostrazioni e trasmissione del mestiere
AGECOTEL non si è fermato alla sola parte espositiva. La programmazione 2026 comprendeva anche altri concorsi come il Challenge Jeunes Talents, il Trophée Masse – Sélection Grand Sud, il Trophée Wine Up e il Trophée Cacao Criollo. Questo dà al salone un profilo più completo, perché accanto ai prodotti e alle attrezzature mette al centro anche la formazione, il passaggio di competenze e la valorizzazione del mestiere. È proprio questo equilibrio tra parte commerciale e dimensione professionale a renderlo più interessante di una semplice fiera di settore.
Una vetrina anche per il territorio della Costa Azzurra
Un altro punto importante dell’edizione 2026 è stata la presenza di Côte d’Azur France Tourisme, in partenariato con la CCI Nice Côte d’Azur. L’obiettivo dichiarato era promuovere la collezione di prodotti Côte d’Azur France, valorizzare le produzioni locali e sostenere i professionisti del territorio. Anche questo dà al salone una dimensione più ampia: AGECOTEL non è soltanto un luogo d’incontro tra espositori e operatori, ma anche uno spazio in cui la Costa Azzurra mette in valore la propria identità gastronomica e professionale.
Nizza, punto d’incontro tra savoir-faire locali e cultura gastronomica italiana
Forse è proprio qui che AGECOTEL 2026 trova il suo interesse maggiore. A Nizza, un appuntamento del genere si inserisce naturalmente in un territorio dove turismo, ospitalità, prodotti e cucina hanno un peso reale. La presenza del concorso Talents Made in Italy non cambia la natura del salone, ma rende più visibile un aspetto già presente nella realtà locale: il fatto che, sulla Costa Azzurra, la gastronomia resti uno dei terreni più immediati di contatto tra il tessuto locale e la presenza italiana.
(Contributo editoriale a cura della Chambre de Commerce Italienne Nice, Sophia-Antipolis, Cote d'Azur)
La società Škoda Group ha consegnato alla città di Bergamo il primo dei dieci tram che verranno utilizzati dalla società comunale TEB.
I dieci convogli verranno utilizzati sulla nuova linea T2. L’azienda ceca fornirà a Bergamo una versione modificata e modernizzata del suo modello ForCity Classic. “Škoda Group sa fornire ai partner italiani soluzioni moderne, sicure e affidabili per il trasporto cittadino” ha dichiarato il presidente del CdA dell’azienda ceca Zdeněk Sváta. Secondo il presidente della TEB Filippo Simonetti il progetto “unisce la tradizione industriale di Bergamo con una delle più importanti aziende del settore ferroviario”.
Il mercato italiano ha una grande importanza per Škoda Group con commesse per un valore da 250 milioni di euro. L’azienda ceca collabora alla fornitura di nuovi treni notte per Trenitalia e alla costruzione di filobus per la città di Genova.
I cechi sono sempre più interessati all’origine dell’energia, che consumano. Lo nota la società statale OTE.
Lo scorso anno è più che raddoppiato il numero degli attestati d’origine di energia emessi dall’OTE. La certificazione riguarda soprattutto l’energia elettrica con quasi 13 milioni di certificati emessi per un volume di oltre otto milioni di megawattora di energia. Ha quindi un’origine certificata poco meno di un quinto di energia consumata in Repubblica Ceca.
Lo Stato ceco ha sostenuto lo scorso anno l’installazione di nuove fonti fotovoltaiche con una cifra pari a circa 24 miliardi di corone. Lo ha detto il ministro dell’ambiente Petr Hladík.
Lo scorso anno, i sussidi pubblici hanno sostenuto l’installazione di circa 71.000 nuove centrali fotovoltaiche per una potenza complessiva di 2,27 gigawatt. I sussidi statali per le fonti fotovoltaiche sono in evidente aumento. Nel 2022, lo Stato ha erogato circa 14 miliardi di corone per 50.000 nuovi fonti fotovoltaiche.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)
Enabel Fusion, una startup coreana nel campo della fusione nucleare, ha ottenuto un contratto da 26 milioni di euro (circa 45 miliardi di KRW) per la fornitura di un vessel a vuoto per il progetto italiano Divertor Tokamak Test (DTT).
Il vessel a vuoto è un componente critico che deve resistere a condizioni estreme di vuoto, temperature criogeniche e alti livelli di radiazione. Costituendo un consorzio con i produttori nazionali Samhong Machinery e Haneul Engineering, e collaborando con il Korea Institute of Fusion Energy, l’azienda è riuscita a valorizzare la propria esperienza maturata nei progetti KSTAR e ITER per aggiudicarsi questo accordo di fornitura della durata di tre anni.
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Korea)