Notizie mercati esteri

Mercoledì 10 Giugno 2026

Notizie dai mercati esteri - Venezuela

Il Venezuela annuncia il processo di ristrutturazione del debito pubblico estero e di PDVSA

Il Governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela ha emesso un comunicato ufficiale in cui informa la comunità internazionale e i detentori di titoli obbligazionari dell'inizio di un processo di rinegoziazione e ristrutturazione del debito pubblico estero e della compagnia statale Petróleos de Venezuela S.A. (PDVSA).

Attraverso questo meccanismo, l'Esecutivo Nazionale cerca di stabilire un dialogo diretto con i creditori per definire nuovi termini che consentano di onorare gli impegni finanziari del Paese in modo sostenibile, in conformità con la normativa nazionale e internazionale.

Punti chiave del comunicato:

  1. Invito ai Creditori: Il governo invita tutti i detentori di titoli emessi dalla Repubblica e da PDVSA a partecipare a sessioni di negoziazione per concordare le basi del rifinanziamento del debito.
  2. Designazione dei Negociatori: È stata nominata una commissione speciale, guidata dalla Vicepresidenza della Repubblica, con l'incarico di guidare il processo di ristrutturazione e di fungere da interlocutore con i comitati degli investitori.
  3. Riconoscimento del Debito: Il Venezuela riafferma la propria volontà e responsabilità di rispettare i propri obblighi finanziari, sottolineando che il Paese ha sempre mostrato un'attitudine al pagamento nonostante le restrizioni imposte dalle sanzioni internazionali.
  4. Impatto delle Sanzioni: Il documento segnala che le misure coercitive unilaterali imposte dagli Stati Uniti hanno ostacolato il normale flusso dei pagamenti verso i creditori, rendendo necessario questo processo di ristrutturazione per superare gli ostacoli operativi e finanziari.
  5. Obiettivo di Sostenibilità: La finalità dell'iniziativa è quella di raggiungere un accordo che garantisca la stabilità economica del Paese e protegga gli interessi dei risparmiatori e delle istituzioni che detengono titoli venezuelani.

Analisi del contesto

Questo annuncio avviene in un momento in cui il mercato ha mostrato un rinnovato interesse per le obbligazioni venezuelane, spinte dalle recenti licenze dell'OFAC che permettono maggiori operazioni nel mercato secondario. Gli esperti finanziari ritengono che, sebbene il processo possa essere lungo e complesso a causa delle implicazioni legali negli Stati Uniti, l'avvio formale della rinegoziazione sia un passo necessario per il reinserimento del Venezuela nei mercati finanziari globali.

Conindustria: il 68% delle industrie pianifica di effettuare investimenti quest'anno per aumentare la produzione

Secondo i risultati dell'Indagine sulla Congiuntura Industriale corrispondente al primo trimestre del 2024, presentata dalla Confederazione Venezolana degli Industriali (Conindustria), il 68% degli imprenditori del settore pianifica di realizzare investimenti nel corso di quest'anno.

L'obiettivo principale di questi capitali sarà l'incremento dei livelli di produzione e il miglioramento dell'efficienza operativa delle fabbriche nel Paese.

Destinazione degli investimenti

Il rapporto dettagliato indica che l'interesse degli industriali si concentra su diverse aree critiche:

  • Inventari: Molte aziende intendono aumentare le proprie scorte di materie prime per garantire la continuità operativa.
  • Macchinari e attrezzature: Una parte significativa dell'investimento sarà destinata all'aggiornamento tecnologico e alla riparazione di macchinari esistenti.
  • Sistemi operativi: Il miglioramento dei processi digitali e amministrativi rimane una priorità per guadagnare competitività.

Crescita della produzione e capacità utilizzata

Luigi Pisella, presidente di Conindustria, ha evidenziato che durante il primo trimestre del 2024 la produzione del settore privato è cresciuta del 16,9% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Inoltre, l'utilizzo della capacità installata è passato dal 31,2% nel primo trimestre del 2023 al 37,6% nello stesso periodo del 2024. Sebbene rappresenti un miglioramento, il settore sottolinea che c'è ancora un ampio margine di crescita per raggiungere i livelli ottimali.

Sfide che persistono

Nonostante le prospettive positive di investimento, gli industriali hanno identificato i principali fattori che continuano a limitare la crescita del settore in Venezuela:

  1. Bassa domanda nazionale: Il limitato potere d'acquisto dei consumatori continua a essere il principale freno.
  2. Concorrenza di prodotti importati: L'ingresso di merci estere, spesso senza pagare tasse o con vantaggi doganali, danneggia la produzione nazionale.
  3. Carenza di finanziamenti bancari: Sebbene il credito sia aumentato leggermente, rimane insufficiente per le esigenze della grande industria.
  4. Carenze nei servizi pubblici: Le interruzioni nelle forniture elettriche e di combustibile complicano i cicli produttivi.

Infine, il settore industriale stima che, se questa tendenza continuerà, la produzione potrebbe chiudere l'anno 2024 con una crescita vicina al 10%, sostenuta dagli sforzi di investimento privato e da una moderata ripresa dei consumi.

3,293 miliardi di dollari: il commercio tra Venezuela e Stati Uniti è aumentato del 227% nel primo trimestre

Il commercio bilaterale tra il Venezuela e gli Stati Uniti ha raggiunto la cifra di 3,293 miliardi di dollari durante il primo trimestre del 2024 (gennaio-marzo), rappresentando una crescita del 227,33% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, quando l'interscambio si era attestato a 1,006 miliardi di dollari.

Secondo i dati pubblicati dalla Camera Venezolano-Americana di Commercio e Industria (VenAmCham), questo incremento è trainato principalmente dalla ripresa delle esportazioni petrolifere verso il mercato statunitense.

Esportazioni venezuelane in forte ascesa

Le esportazioni totali del Venezuela verso gli Stati Uniti sono ammontate a 2,674 miliardi di dollari, il che rappresenta un balzo del 424,42% rispetto al primo trimestre del 2023.

Di questa cifra, il 92,1% corrisponde a esportazioni petrolifere, che hanno totalizzato 2,462 miliardi di dollari. Questo aumento è una conseguenza diretta delle licenze concesse dall'Ufficio di Controllo dei Beni Stranieri (OFAC), in particolare la Licenza Generale 41 rilasciata a Chevron e la successiva Licenza Generale 44, che hanno permesso la ripresa del flusso energetico tra i due Paesi.

Le esportazioni non petrolifere, pur pesando meno sul totale, hanno raggiunto i 211 milioni di dollari, con una crescita del 5,52% rispetto all'anno precedente. Tra i prodotti principali figurano metalli preziosi, prodotti chimici organici e prodotti ittici (crostacei).

Importazioni dagli Stati Uniti

Per quanto riguarda le importazioni provenienti dagli Stati Uniti, queste sono ammontate a 619 milioni di dollari nel primo trimestre del 2024, con un incremento del 24,85% rispetto ai 495 milioni di dollari registrati nello stesso periodo del 2023.

I prodotti maggiormente importati dal Venezuela sono stati macchinari elettrici, prodotti agricoli (come cereali e carni), veicoli e componenti, e strumenti medici.

Bilancia commerciale favorevole

Grazie alla spinta del settore petrolifero, il Venezuela ha registrato un surplus commerciale di 2,055 miliardi di dollari nel suo scambio con gli Stati Uniti durante questo primo trimestre, invertendo la tendenza di anni precedenti in cui la bilancia era stata più equilibrata o deficitaria a causa delle restrizioni commerciali.

Questi dati confermano che, nonostante le tensioni politiche, gli Stati Uniti rimangono uno dei principali partner commerciali del Venezuela, consolidando una tendenza al recupero dell'interscambio che si era indebolito drasticamente dal 2019.

La Banca Centrale del Venezuela rientra nel Centro di Studi Monetari Latinoamericani (CEMLA)

La Banca Centrale del Venezuela (BCV) è stata ufficialmente riammessa come membro associato del Centro di Studi Monetari Latinoamericani (CEMLA), l'istituzione regionale dedicata alla cooperazione e alla ricerca tecnica tra le banche centrali dell'America Latina e dei Caraibi.

Questo rientro rappresenta un passo significativo per l'autorità monetaria venezuelana nel suo sforzo di normalizzare le relazioni con le istituzioni finanziarie internazionali e regionali, dopo un periodo di allontanamento e restrizioni dovuto al complesso contesto politico ed economico del Paese.

Che cos'è il CEMLA?

Il CEMLA è l'organismo principale dell'area per lo scambio di conoscenze sulle politiche monetarie, le statistiche finanziarie e la stabilità dei sistemi di pagamento. Essere membro di questo centro consente alla BCV di:

Formazione Tecnica: Accedere a programmi di aggiornamento per i propri funzionari in aree critiche come l'analisi macroeconomica.

Scambio di Dati: Partecipare a reti regionali di informazione statistica e comparativa.

Cooperazione Multilaterale: Partecipare a forum tecnici dove si discutono le sfide comuni per le banche centrali della regione, come l'inflazione e la digitalizzazione dei pagamenti.

Un segnale di apertura

La riammissione è interpretata dagli analisti come un segnale di riavvicinamento tecnico e istituzionale del Venezuela al sistema finanziario internazionale. Questo movimento avviene in un contesto in cui il Paese sta cercando di stabilizzare la propria economia e di reinserirsi in diversi meccanismi di cooperazione globale.

Il ritorno al CEMLA si allinea con altri sforzi recenti per riprendere il dialogo con organismi multilaterali, cercando di restituire alla Banca Centrale un ruolo più attivo nella discussione tecnica regionale, fondamentale per il coordinamento delle politiche che possano favorire il recupero economico del Venezuela.

Il Venezuela cerca capitali europei per investimenti tecnologici nel quadro di riforme in settori chiave

Il Venezuela sta attivamente cercando di attrarre capitali europei per stimolare lo sviluppo tecnologico e l'innovazione in vari settori strategici dell'economia, mentre il Paese avanza in un processo di riforme volto a migliorare la competitività e l'efficienza produttiva.

Secondo fonti vicine al settore economico, il governo venezuelano ha avviato contatti con rappresentanti commerciali e aziende europee interessate a esplorare opportunità d'investimento. L'obiettivo principale è modernizzare le infrastrutture critiche attraverso l'acquisizione di nuove tecnologie e il trasferimento di conoscenze (know-how).

Focus su settori strategici

Il piano di attrazione dei capitali si concentra su diverse aree chiave, tra cui:

Energia e Idrocarburi: Implementazione di tecnologie avanzate per ottimizzare l'estrazione di petrolio e gas, riducendo al contempo l'impatto ambientale.

Telecomunicazioni: Miglioramento della connettività e dell'infrastruttura digitale del Paese, fondamentale per la digitalizzazione dell'economia.

Settore Bancario e Finanziario: Sviluppo di piattaforme fintech e sistemi di pagamento digitale per modernizzare il sistema finanziario nazionale.

Agroindustria: Incorporazione di tecnologie agricole per aumentare la produzione alimentare e migliorare la catena di approvvigionamento.

Un contesto di riforme

Questa ricerca di investimenti avviene in un momento in cui il Paese sta attuando una serie di riforme legali ed economiche destinate a generare maggiore fiducia negli investitori stranieri. Tra queste iniziative spicca l'adeguamento dei quadri normativi per proteggere la proprietà privata e garantire la sicurezza giuridica dei capitali internazionali.

L'interesse verso l'Europa è strategico, data la vasta esperienza delle aziende del Vecchio Continente nell'innovazione tecnologica e nella sostenibilità. Il Venezuela spera che, con l'allentamento delle tensioni geopolitiche e delle sanzioni, gli investitori europei possano tornare a giocare un ruolo fondamentale nel panorama economico nazionale.

Sfide e prospettive

Nonostante l'interesse, gli esperti sottolineano che per attrarre flussi significativi di capitale europeo sarà necessario consolidare la stabilità macroeconomica e mostrare progressi tangibili nella trasparenza istituzionale. Tuttavia, la riapertura di canali di dialogo economico rappresenta un segnale positivo per il recupero dell'apparato produttivo venezuelano nel medio termine.

Morgan Stanley: I bond del Venezuela possono salire fino al 16% grazie alla ripresa petrolifera

Secondo un’analisi di Morgan Stanley, i titoli obbligazionari del Venezuela potrebbero registrare un incremento di valore fino al 16%, spinti dalle prospettive di ripresa della produzione petrolifera e dai recenti cambiamenti nel panorama normativo e delle sanzioni.

La banca d’affari statunitense ha sottolineato che l'attuale contesto offre un potenziale di crescita per il debito venezuelano, in particolare per i titoli emessi da Petróleos de Venezuela S.A. (PDVSA).

Preferenza per i titoli PDVSA

L'istituto mantiene una preferenza relativa per le obbligazioni di PDVSA rispetto ai titoli sovrani venezuelani. Questa strategia si basa sull'ipotesi che, nel quadro di una futura ed eventuale ristrutturazione del debito, entrambi gli strumenti riceverebbero probabilmente un trattamento simile, ma i titoli della compagnia petrolifera partono da una valutazione che offre margini di rendimento potenzialmente più elevati.

Fattori di spinta

Il rapporto, citato da Bloomberg, evidenzia come il miglioramento della capacità estrattiva e la possibilità per il Paese di ricollocare il proprio greggio su mercati più redditizi stiano agendo da catalizzatori per il prezzo dei bond. Inoltre, l’allentamento delle restrizioni al commercio secondario di questi titoli ha permesso a una base più ampia di investitori di tornare a guardare agli asset venezuelani.

Implicazioni legali e ristrutturazione

L'analisi si inserisce in un contesto in cui il mercato segue con attenzione le implicazioni legali di licenze specifiche (come la Licenza Generale N. 58) e i segnali che il governo di Caracas sta inviando riguardo alla volontà di rinegoziare i termini con i creditori internazionali.

Sebbene il percorso verso una normalizzazione finanziaria completa resti complesso, Morgan Stanley suggerisce che la combinazione tra fondamentali petroliferi in miglioramento e aperture politiche stia creando una finestra di opportunità per gli investitori in debito "distressed" (titoli in sofferenza).

Il rischio paese del Venezuela è sceso del 56,39% nel primo quadrimestre del 2026, attestandosi a 5.557 punti

L'indicatore del rischio paese del Venezuela ha registrato un calo significativo durante i primi quattro mesi del 2026, diminuendo del 56,39% e posizionandosi a 5.557 punti alla chiusura di aprile, secondo i dati dell'indice EMBI elaborato da JP Morgan.

Questa riduzione equivale a un calo di 7.184 punti rispetto alla chiusura del 2025, quando l'indicatore si trovava a livelli superiori ai 12.700 punti. Tale comportamento conferma una tendenza al ribasso costante che si è consolidata dall'inizio dell'anno.

Miglioramento guidato da cambiamenti economici e politici

Il calo del rischio paese è associato a un mutamento del contesto politico ed economico venezuelano, in particolare dopo gli eventi del gennaio 2026. Tra i fattori chiave figurano l'allentamento delle sanzioni da parte degli Stati Uniti, l'emissione di nuove licenze per la commercializzazione del petrolio e l'aspettativa di maggiori investimenti stranieri.

Inoltre, il Paese ha iniziato a riattivare i legami con organismi multilaterali come il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e sta procedendo verso un processo di ristrutturazione del proprio debito estero, stimato in oltre 160 miliardi di dollari. Questi cambiamenti hanno migliorato la percezione degli investitori internazionali, traducendosi in una riduzione del differenziale dei tassi richiesto per finanziare il Paese.

Titoli in default, ma con interesse speculativo

Nonostante il miglioramento, il Venezuela rimane in stato di default dal 2017 e continua ad avere alcuni dei titoli obbligazionari più rischiosi al mondo. Tuttavia, questi strumenti hanno generato guadagni importanti nel 2026, spinti dal cambio delle aspettative economiche. Il mercato considera questi asset come altamente speculativi, ma con un potenziale di rendimento in un contesto di eventuale normalizzazione finanziaria.

Il più rischioso dell'America Latina

Nonostante il forte calo, il Venezuela continua a guidare la classifica del rischio paese in America Latina con un ampio distacco. In confronto, al 30 aprile 2026, altri paesi della regione presentavano i seguenti livelli:

  • Argentina: 556 punti
  • Ecuador: 411 punti
  • Uruguay: 62 punti (il più basso della regione)
  • Cile: 83 punti

Il rischio paese esprime la percezione degli investitori sulla capacità di pagamento di un'economia e sulla sua stabilità macroeconomica. In termini pratici, più alto è l'indicatore, maggiore è il rischio percepito e più costoso risulta il finanziamento per quel Paese.

Bloomberg: I titoli venezuelani volano di fronte a una possibile ristrutturazione del debito

I titoli di Stato del Venezuela hanno registrato un forte rialzo nelle ultime sessioni di mercato, spinti dalle crescenti speculazioni tra gli investitori riguardo a una possibile ristrutturazione del debito estero del Paese, secondo quanto riportato da Bloomberg.

Le obbligazioni della nazione sudamericana, che si trovano in stato di default dal 2017, hanno visto i loro prezzi salire ai livelli più alti degli ultimi anni. Questo ottimismo è alimentato dai recenti segnali di un possibile riavvicinamento tra il governo di Nicolás Maduro e i creditori internazionali, oltre al mutato scenario geopolitico che ha portato a un parziale allentamento delle sanzioni statunitensi.

Aspettative del mercato

Secondo gli analisti consultati da Bloomberg, gli investitori stanno scommettendo sul fatto che il Venezuela possa finalmente iniziare un processo di rinegoziazione per circa 60 miliardi di dollari di debito in sospeso. L'interesse si è concentrato in particolare sui titoli emessi dalla Repubblica e da Petróleos de Venezuela S.A. (PDVSA).

Il mercato ha reagito positivamente alla notizia che il governo venezuelano ha assunto consulenti finanziari per valutare le opzioni di ristrutturazione. Sebbene il processo rimanga complesso a causa delle restrizioni legali negli Stati Uniti, la percezione del rischio è diminuita, attirando fondi specializzati in debito emergente e "distressed assets" (attività deteriorate).

Fattori chiave

Tra i fattori che hanno scatenato questa ondata di acquisti figurano:

Riammissione negli indici: La recente decisione di JPMorgan Chase & Co. di riponderare i titoli venezuelani nei suoi influenti indici obbligazionari dei mercati emergenti.

Licenze dell'OFAC: La speranza che le licenze concesse dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti continuino a facilitare le transazioni sul mercato secondario.

Potenziale energetico: L'importanza strategica del petrolio venezuelano nel contesto dei conflitti globali, che spinge verso una normalizzazione delle relazioni finanziarie.

Nonostante il rally, gli esperti avvertono che il cammino verso una ristrutturazione completa sarà lungo e dipenderà in gran parte dai risultati politici e dalla stabilità delle licenze concesse da Washington. Tuttavia, per il momento, i titoli venezuelani sono diventati tra i più performanti nel settore dei mercati emergenti.

Eni ha ripreso l'estrazione di petrolio venezuelano ad aprile come forma di pagamento per il gas

Secondo un rapporto annuale, alla fine del 2025 la società energetica italiana vantava un credito residuo nei confronti di PDVSA di circa 3,3 miliardi di dollari.

La compagnia petrolifera italiana Eni ha ripreso l'estrazione di greggio venezuelano nel mese di aprile come forma di pagamento in natura per il gas prodotto nel Paese. Lo ha riferito lunedì il gruppo energetico italiano, aggiungendo che questa misura gli consentirà di recuperare i crediti in sospeso con Caracas.

I pagamenti derivano da un accordo firmato a marzo tra Petróleos de Venezuela S.A. (PDVSA) e Cardón IV, una joint venture che produce gas dal giacimento Perla, nella quale Eni e la spagnola Repsol detengono partecipazioni paritarie.

In base a questo accordo, i pagamenti per la vendita di gas vengono effettuati in natura; il primo carico di greggio di origine venezuelana è stato caricato ad aprile, come riferito da Eni in risposte scritte a domande poste in vista dell'assemblea generale annuale degli azionisti della società, che si terrà il 6 maggio.

Eni ha indicato che la ripresa del carico di petrolio avviene in seguito al graduale allentamento delle sanzioni statunitensi contro il Venezuela a partire da gennaio, attraverso una serie di licenze generali rilasciate dall'Office of Foreign Assets Control (OFAC) del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti.

Il nuovo quadro normativo consente a Eni di continuare a operare in Venezuela e, a medio termine, di valutare un possibile rafforzamento delle proprie attività nel Paese, ha aggiunto la compagnia.

Secondo il suo rapporto annuale, alla fine dello scorso anno Eni aveva un saldo residuo da riscuotere da PDVSA di circa 3,3 miliardi di dollari, inclusi circa 1 miliardo di dollari di interessi maturati.

Nel suo bilancio, la società energetica italiana ha riportato un valore recuperabile per i crediti legati alle sue attività in Venezuela di 880 milioni di euro alla fine del 2025, come dettagliato in una nota dell'agenzia Reuters.

Il commercio tra Venezuela e Stati Uniti è cresciuto del 23% nel primo trimestre, raggiungendo il miglior livello dal 2018

Secondo i dati diffusi dalla Camera Venezuelano-Americana di Commercio e Industria (VenAmCham), lo scambio commerciale tra il Venezuela e gli Stati Uniti ha raggiunto un totale di 2.164 milioni di dollari durante il primo trimestre del 2024, il che rappresenta una crescita del 23,17% (407 milioni di dollari) rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Si tratta della cifra trimestrale più alta registrata dal 2018, consolidando la tendenza alla ripresa dell'attività commerciale bilaterale nonostante il complesso panorama delle sanzioni.

Esportazioni verso gli Stati Uniti

Le esportazioni totali dal Venezuela verso gli Stati Uniti nel periodo gennaio-marzo 2024 sono state pari a 1.096 milioni di dollari, con un incremento del 19,25% rispetto al primo trimestre del 2023.

Di questo totale, le esportazioni petrolifere hanno rappresentato l'87%, con un valore di 954 milioni di dollari (una crescita del 23% su base annua). Questo dinamismo è attribuito principalmente alle licenze emesse dall'Ufficio di Controllo dei Beni Stranieri (OFAC), che hanno permesso a società come la Chevron di riprendere e aumentare le proprie operazioni ed esportazioni dal territorio venezuelano verso il mercato statunitense.

D'altra parte, le esportazioni non petrolifere sono state pari a 141 milioni di dollari, registrando una leggera flessione del 1,51% rispetto ai primi tre mesi del 2023.

Importazioni dagli Stati Uniti

Per quanto riguarda le importazioni provenienti dagli Stati Uniti, queste hanno raggiunto i 1.068 milioni di dollari nel primo trimestre del 2024, segnando un aumento del 27,47% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso (838 milioni di dollari).

Tra i settori con la maggiore domanda si segnalano i prodotti agricoli, i macchinari elettronici e i pezzi di ricambio, settori che hanno beneficiato di una maggiore flessibilità logistica e finanziaria in questo periodo.

Bilancia Commerciale

Per la prima volta in diversi anni, il Venezuela ha registrato un surplus commerciale di 28 milioni di dollari con gli Stati Uniti durante il primo trimestre, invertendo la tendenza del deficit registrata in alcuni trimestri precedenti.

Il rapporto di VenAmCham evidenzia che questi numeri riflettono un graduale riavvicinamento economico stimolato dalla flessibilizzazione delle sanzioni nel settore energetico, sebbene il futuro del commercio bilaterale rimanga legato all'evoluzione del contesto politico e alla validità delle licenze emesse dal governo degli Stati Uniti.

Il Governo prepara un piano di protezione militare e di polizia per l'attività mineraria a Guayana in vista di nuovi investimenti

Il governo venezuelano sta preparando un piano di protezione militare e di polizia per le zone minerarie nello stato di Bolívar (sud, al confine con il Brasile), con l'obiettivo di garantire la sicurezza dei nuovi investimenti che si prevede arriveranno nel settore. Lo ha annunciato lunedì il presidente Nicolás Maduro.

"Stiamo preparando un piano speciale di protezione militare e di polizia per tutte le aree minerarie di Guayana, affinché gli investimenti che stiamo attirando e che inizieranno a concretizzarsi nel settore dell'oro abbiano la necessaria protezione", ha dichiarato il capo di Stato durante il suo programma settimanale trasmesso dal canale statale VTV.

Maduro ha sottolineato che questa iniziativa mira a "ripulire" le zone minerarie da "gruppi criminali" che operano nella regione e che, secondo le autorità, sono stati responsabili di violenze ed estorsioni contro i minatori e le popolazioni locali.

"Dobbiamo andare verso una gestione dell'attività mineraria che sia ecologica, che rispetti la natura, ma che al contempo sia produttiva e porti benessere al popolo di Bolívar e a tutto il Venezuela", ha aggiunto il mandatario.

Negli ultimi anni, il governo venezuelano ha promosso l'Arco Minerario dell'Orinoco — un'area ricca di risorse minerali che si estende per oltre 111.000 chilometri quadrati — come una delle principali alternative per generare entrate in valuta estera di fronte alla crisi dell'industria petrolifera e alle sanzioni internazionali.

Tuttavia, l'attività mineraria in questa regione è stata oggetto di aspre critiche da parte di organizzazioni per i diritti umani e gruppi ambientalisti, che denunciano la distruzione degli ecosistemi, la contaminazione dei fiumi con il mercurio e la presenza di gruppi armati irregolari che controllano parte dell'estrazione dell'oro.

Il presidente non ha fornito dettagli specifici sulla data di inizio del piano né sul numero di effettivi che vi parteciperanno, ma ha ribadito che lo Stato "non permetterà che mafie criminali continuino a danneggiare lo sviluppo economico e la pace sociale del sud del Paese".

(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Venezolano-Italiana)

 

 

Ultima modifica: Mercoledì 10 Giugno 2026
Mercoledì 10 Giugno 2026

UE-Mercosur: l’Argentina definisce le quote export e accelera l’attuazione dell’accordo commerciale

Il Governo argentino ha pubblicato le prime disposizioni tecniche per l’assegnazione dei contingenti tariffari previsti dal trattato, definendo criteri operativi, modalità di accesso e distribuzione delle quote di esportazione verso il mercato europeo.

La misura rappresenta uno dei primi strumenti concreti di implementazione dell’accordo commerciale e consentirà alle imprese argentine di operare all’interno del nuovo regime preferenziale con maggiore prevedibilità normativa e commerciale.

Tra i principali settori coinvolti figurano carne bovina, pollame, zucchero, miele, mais, riso, latticini ed etanolo, prodotti nei quali Argentina e Mercosur vantano una forte competitività internazionale. In particolare, il nuovo quadro commerciale prevede quote preferenziali per migliaia di tonnellate di carne bovina e avicola destinate al mercato europeo, con riduzioni tariffarie progressive rispetto al sistema precedente.

Per l’Argentina, l’intesa rappresenta una concreta opportunità di crescita delle esportazioni, attrazione di investimenti e consolidamento del proprio ruolo come partner agroindustriale strategico dell’Europa.

Anche per l’Italia e per l’Unione Europea l’accordo apre prospettive particolarmente rilevanti. Il progressivo abbattimento delle barriere commerciali favorirà infatti una maggiore presenza europea nel Mercosur, creando nuove opportunità per le imprese italiane nei settori del Made in Italy, della meccanica, delle tecnologie industriali, dell’agroalimentare e dei prodotti a denominazione di origine. L’intesa potrà inoltre rafforzare collaborazioni produttive, investimenti e partnership commerciali tra aziende italiane e argentine, consolidando ulteriormente i rapporti economici tra i due Paesi.

In un contesto internazionale sempre più competitivo e instabile, il trattato UE-Mercosur si consolida così come una piattaforma strategica di integrazione economica tra Europa e Sud America, coinvolgendo un mercato complessivo di oltre 700 milioni di persone.

(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Italiana de Rosario)

Ultima modifica: Mercoledì 10 Giugno 2026
Mercoledì 10 Giugno 2026

La Catalogna raggiunge il record di 3,9 milioni di iscritti alla sicurezza sociale dopo un buon mese di aprile

Ad aprile la Catalogna ha registrato una performance molto positiva sul fronte dell’occupazione, confermando la sua posizione tra le regioni più dinamiche della Spagna.

Secondo i dati della Seguridad Social, la regione ha guadagnato 38.360 nuovi lavoratori affiliati nel solo mese di aprile, contribuendo a portare il totale a 3,92 milioni di occupati medi, il livello più alto mai registrato. Questo risultato colloca la Catalogna al secondo posto in Spagna per creazione di occupazione nel mese, subito dopo l’Andalusia, e davanti a regioni come la Comunità Valenciana e Madrid. Proprio rispetto a Madrid, la Catalogna ha rafforzato il proprio primato: oggi conta circa 26.000 lavoratori in più, invertendo alcune recenti oscillazioni che avevano ridotto il divario tra le due economie.

A livello nazionale, la Spagna ha creato oltre 223.000 nuovi posti di lavoro, portando il totale degli occupati oltre i 22,1 milioni, e la Catalogna rappresenta circa il 17,7% dell’intera occupazione nazionale, leggermente sopra Madrid (17,6%). Questo dato evidenzia il peso economico crescente della regione nel contesto spagnolo.

La crescita occupazionale è diffusa sul territorio catalano, con la provincia di Barcellona che guida l’aumento (+15.250 nuovi occupati), seguita da Tarragona (+11.926, con il ritmo di crescita più alto in termini percentuali), Girona (+11.712). Solo Lleida registra un lieve calo.

Sul fronte della disoccupazione, la Catalogna mostra un miglioramento significativo: i disoccupati scendono di 8.949 unità, arrivando a 314.527 persone. Anche in questo caso la regione è tra le migliori in Spagna, seconda solo all’Andalusia per riduzione della disoccupazione. Il calo è particolarmente rilevante a Barcellona, dove si concentra la maggior parte dei disoccupati, ma anche Tarragona mostra un miglioramento percentuale più marcato.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana - Barcellona)

Ultima modifica: Mercoledì 10 Giugno 2026
Mercoledì 10 Giugno 2026

Germania: rafforzamento degli obblighi sugli imballaggi nel 2026 tra normativa nazionale e regolamento UE PPWR

Nel 2026 la disciplina degli imballaggi applicabile al mercato tedesco registra un significativo rafforzamento del quadro normativo, sia a livello nazionale sia europeo. L’evoluzione è determinata da due fattori principali: l’adozione del nuovo Packaging Law Implementation Act (Verpackungsrecht-Durchführungsgesetz, “VerpackDG”) e l’avvio dell’applicazione progressiva del Regolamento (UE) 2025/40 (PPWR) sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio.

Il Governo federale tedesco ha adottato l’11 febbraio 2026 il disegno di legge del VerpackDG, che sostituirà il vigente Verpackungsgesetz (VerpackG) e ne adeguerà l’impianto ai requisiti europei. Il PPWR, in vigore dal 2025 e applicabile in larga parte dal 12 agosto 2026, è direttamente applicabile negli Stati membri e definisce obblighi armonizzati in materia di progettazione, riciclabilità, contenuto riciclato ed etichettatura. Il VerpackDG non recepisce il regolamento, ma ne disciplina l’attuazione a livello nazionale e le competenze amministrative.

Resta confermato l’impianto centrale del sistema tedesco, basato sulla responsabilità estesa del produttore. I sistemi duali di raccolta e recupero degli imballaggi continuano a operare come organizzazioni private autorizzate, ora inquadrate come “producer responsibility organisations” ai sensi della normativa europea. Permane inoltre la distinzione tra imballaggi soggetti a obbligo di licenza e imballaggi non soggetti, con obbligo di adesione preventiva a un sistema per gli imballaggi destinati ai consumatori finali.

Il ruolo della Stiftung Zentrale Stelle Verpackungsregister (ZSVR) viene confermato e rafforzato. L’ente continua a gestire il registro LUCID Packaging Register e le attività di controllo sulla conformità degli operatori, assumendo anche nuove competenze autorizzative per i soggetti che operano nel sistema di responsabilità estesa del produttore.

Tra gli elementi di continuità rientrano anche la dichiarazione di completezza per i grandi operatori e il quadro normativo relativo agli imballaggi per bevande, che mantiene invariati il sistema di cauzione, gli obblighi di etichettatura, gli obiettivi di riuso e i requisiti di contenuto riciclato per le bottiglie in plastica.

Elemento di maggiore novità è invece l’introduzione di un sistema autorizzativo esteso. I produttori di imballaggi non soggetti a licenza che intendano organizzare autonomamente il ritiro e il recupero dovranno ottenere una autorizzazione preventiva, salvo il trasferimento della responsabilità a un’organizzazione autorizzata. Anche le organizzazioni collettive che assumono tali funzioni saranno soggette a specifica autorizzazione, con termini transitori differenziati fino al 2028.

Il VerpackDG prevede inoltre un rafforzamento dei target di riciclo, in particolare per la plastica, con l’introduzione di obiettivi di riciclo effettivo fino al 70% e al 75% dal 2030, escludendo il recupero energetico dal calcolo.

Sul piano europeo, il PPWR introduce nuovi obblighi di conformità per i produttori, tra cui dichiarazione di conformità, requisiti su sostanze, riciclabilità, contenuto riciclato e etichettatura, rafforzando il sistema di vigilanza e controllo lungo la filiera.

Il regime sanzionatorio tedesco viene confermato e in parte ampliato, con sanzioni amministrative che possono arrivare fino a 200.000 euro in caso di violazioni, incluse mancata registrazione, assenza di autorizzazione o inosservanza degli obblighi di licenza.

Nel complesso, il nuovo quadro normativo rafforza la struttura esistente, aumentando tuttavia il livello di controllo e integrazione con la disciplina europea. Per le imprese esportatrici ciò comporta un incremento degli obblighi di compliance lungo tutta la filiera del packaging, con particolare attenzione alla registrazione nel sistema LUCID, alla gestione dei sistemi duali e all’adeguamento progressivo ai requisiti del PPWR.

L’avvio simultaneo delle principali disposizioni europee e del nuovo impianto tedesco dal 12 agosto 2026 segna un passaggio rilevante per gli operatori, che saranno chiamati a un adeguamento tempestivo per garantire la continuità di accesso al mercato tedesco.

 

Fonti e link di riferimento:

https://environment.ec.europa.eu/topics/waste-and-recycling/packaging-waste_en

https://www.bundesumweltministerium.de/pressemitteilung/neues-verpackungsgesetz-verbessert-abfallvermeidung-und-recycling

https://www.bundesumweltministerium.de/pressemitteilung/neues-verpackungsgesetz-soll-abfallvermeidung-und-recycling-verbessern

https://www.verpackungsregister.org/en/information-orientation/instructions-further-information/systems-overview

https://www.verpackungsregister.org/en/information-orientation/instructions-further-information/explanatory-films/registration-in-lucid

https://www.gleisslutz.com/en/know-how/new-german-act-set-implement-eu-packaging-regulation

https://recycling.de/en/your-responsibility/ppwr/

https://fkur.com/en/knowledgebase/ppwr-eu-packaging-waste-regulation/

(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio Italo Tedesca - ITALCAM)

Ultima modifica: Mercoledì 10 Giugno 2026
Mercoledì 10 Giugno 2026

Notizie dai mercati esteri - Germania

Innovazione in Germania: il mondo delle start up

’innovazione come motore dell’economia

L’innovazione rappresenta oggi uno dei principali motori di competitività economica, un fattore determinante per comprendere l’evoluzione dei sistemi produttivi e la loro capacità di crescere in un contesto globale in rapido cambiamento. Nel 2025 il contesto innovativo tedesco evidenzia un panorama molto dinamico, con entrambi i Paesi protagonisti in Europa per investimenti, attività con alte tecnologie e fondazione di startup. Secondo l’European Patent Office (EPO) Patent Index 2024, la Germania ha registrato circa 300 domande di brevetto per milione di abitanti, confermandosi un leader europeo nell’output tecnologico. L’Italia, nello stesso periodo, ha presentato circa 82 brevetti per milione di abitanti, con un trend di crescita costante negli ultimi anni, soprattutto in settori strategici come digitale, aerospazio e biotech. Un altro importante fattore da considerare quando si parla di capacità innovativa dell’economia è la vivacità dell’ecosistema delle start-up.

Panorama tedesco

Il 2025 si è chiuso in positivo per il mondo delle start up. Secondo l’organizzazione Deutscher Startup Verband, in Germania sono state fondate circa 3.568 nuove start-up, dato che evidenzia un aumento del 29% rispetto al 2024. Complessivamente, i dati sono rassicuranti e testimoniano uno spirito innovativo e imprenditoriale che caratterizza il paese.

Geografia dell’innovazione

In Germania, la distribuzione geografica delle start up è la seguente: Berlino al primo posto (18,8%), seguita dalla Renania-Settentrionale-Westfalia (18,7%) e dalla Baviera (15%). In particolare, Monaco di Baviera si aggiudica il primo posto per nuove fondazioni pro capite: una start-up su cinque viene fondata proprio in questa città.

Non solo digitalizzazione: i settori interessati

Sebbene il settore Deep Tech continui ad avere grande attrattiva per gli startupper tedeschi, grande interesse è rivolto anche al settore medicale (10,6%) e ai modelli B2C, soprattutto nel settore agroalimentare (6,6%)

Interscambio Italia-Germania 2025

Nel 2025 si conferma la centralità del rapporto commerciale tra Italia e Germania nel contesto europeo, nonché il ruolo strategico che le due economie rivestono reciprocamente. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, nel 2025 l’interscambio commerciale tra Italia e Germania ha raggiunto un valore complessivo di quasi 158 miliardi di euro, in aumento dell’1,2% rispetto al 2024. Si tratta del terzo valore più alto mai registrato nella storia delle relazioni commerciali tra i due Paesi.

Secondo i dati diffusi da Infomercatiesteri, l’Italia ha registrato una crescita delle esportazioni verso la Germania del +2,3% rispetto al 2024, per un totale di 72,2 miliardi di euro. Anche il valore delle importazioni è aumentato, raggiungendo quota 85,6 miliardi di euro (+2,8% rispetto al 2024). Nella classifica dei partner commerciali della Germania calcolati per fatturato dell’interscambio, l’Italia si mantiene stabilmente tra le prime 10 posizioni, rispettivamente al quinto posto tra i mercati di destinazione delle esportazioni tedesche e al settimo posto tra i fornitori della Germania. Parallelamente, la Germania si conferma il principale mercato di sbocco per l’export italiano e il primo partner per le importazioni italiane, sottolineando la forte integrazione tra le economie dei due paesi.

Focus settoriale

L’interscambio commerciale tra Italia e Germania è sostenuto in particolare dal comparto dei mezzi di trasporto, dalla metalmeccanica, dalla chimica e dall’agroalimentare. In particolare, l’interscambio nel settore dei mezzi di trasporto ha superato i 24 miliardi di euro, quello dei metalli di base e prodotti in metallo i 19 miliardi di euro, cosí come quello dei macchinari. Anche il settore chimico continua ad avere un impatto rilevante nello scambio commerciale tra i due paesi, con oltre 18 miliardi di euro di fatturato. Il settore agroalimentare si conferma uno dei principali punti di forza dell’export italiano verso la Germania e nel 2025 registra un’ulteriore crescita, con una variazione complessiva dell’8,6%. Se si considera l’interscambio tra i due paesi, il fatturato ha raggiunto quasi i 17 miliardi di euro.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Germania (ITKAM))

Ultima modifica: Mercoledì 10 Giugno 2026
Mercoledì 10 Giugno 2026

Aggiornamento sui rimborsi IEEPA

La U.S. Customs and Border Protection (CBP) ha recentemente pubblicato un documento intitolato “International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) Duty Refunds”, oltre al CSMS n. 68315804, che riassume il processo di rimborso in arrivo.

CBP ha lanciato il sistema Consolidated Administration and Processing of Entries (CAPE) il 20 aprile 2026, come Fase 1, applicabile esclusivamente alle dichiarazioni non ancora liquidate e a quelle liquidate entro 80 giorni dalla liquidazione.

CBP ha inoltre specificato le azioni necessarie per richiedere i rimborsi:

  • L’Importer of Record (IOR) e il suo broker doganale devono disporre di un account ACE.
  • Il sistema ACH deve essere attivato in ACE.
  • L’IOR o il suo broker doganale devono presentare la richiesta di rimborso (CAPE Declaration) tramite CAPE nel sistema ACE.

La CAPE Declaration deve essere presentata come file .CSV all’interno di ACE.
Il modello della CAPE Declaration sarà disponibile nel sistema ACE.
Una volta che la CAPE Declaration sarà elaborata e validata da CBP, ACE provvederà a liquidare o riliquidare le dichiarazioni rimuovendo i codici HTS relativi all’IEEPA.

I rimborsi saranno effettuati direttamente sul conto bancario dell’IOR registrato in ACE oppure a un soggetto designato dall’IOR tramite apposito modulo CBP.

Infine, una volta che la CAPE Declaration sarà accettata da CBP, i rimborsi verranno erogati entro 60–90 giorni.

Cosa dovrebbero fare gli importatori:

  • Se non è già stato fatto, creare immediatamente un account ACE
  • Se si dispone già di un account ACE ma non si effettua l’accesso da oltre 45 giorni, contattare immediatamente il supporto ACE per riattivarlo
  • Registrarsi per ricevere i rimborsi tramite ACH utilizzando un conto bancario statunitense
  • Preparare un report ACE che includa tutte le dichiarazioni con dazi IEEPA (inclusi i dati di liquidazione)

Per le richieste di rimborso della Fase 1, preparare una CAPE Declaration composta da un file .CSV (valori separati da virgola) contenente esclusivamente i numeri delle dichiarazioni:

  1. per le quali sono stati pagati dazi IEEPA, e
  2. che risultano non liquidate oppure liquidate da meno di 80 giorni rispetto alla data di presentazione della Declaration.

CBP ha iniziato ad accettare le richieste di rimborso a partire dal 20 aprile.

Ultima modifica: Mercoledì 10 Giugno 2026
Mercoledì 10 Giugno 2026

Luxinnovation: attore chiave di supporto all'economia del Lussemburgo attraverso l'innovazione

Il 2025 ha segnato la fine di un importante periodo di transizione strategica per l'agenzia nazionale per l'innovazione, Luxinnovation.

Luxinnovation, partner locale essenziale per garantire la sostenibilità e la modernizzazione dell'intero ecosistema imprenditoriale del Paese essendo il  braccio operativo per l'innovazione del Ministero lussemburghese, si posiziona come sportello unico per l’accesso all’innovazione, offrendo alle imprese un processo strutturato in quattro fasi: ispirazione – sensibilizzazione e generazione di idee innovative; accelerazione – valutazione e sviluppo del potenziale di crescita; connessione – networking con i partner rilevanti dell’ecosistema; e finanziamento – aiuti governativi e programmi europei. Un nuovo focus prioritario è stato integrato nella missione di Luxinnovation: lo sviluppo dei talenti.

Nel 2025 sono stati stabiliti oltre 2.200 contatti con le imprese. Che  hanno dato  supporto a 1.000 imprese – l'85% delle quali sono piccole e microimprese (PMI), a dimostrazione che l'agenzia sta raggiungendo con successo il cuore dell'economia locale. L'agenzia ha arricchito il suo Knowledge Hub con oltre 25 nuove risorse e 15 report sulle tendenze. Nel 2025 sono state supportate 61 candidature per i programmi di performance "Fit4". Il settore delle startup rimane dinamico, con il decimo anniversario di Fit4Start, che ha ricevuto un numero record di 495 candidature, e il lancio del nuovo programma Fit4Scale, che ha supportato cinque startup. In termini di connettività, il Luxembourg Digital Innovation Hub (L-DIH) ha visto aumentare del 30% il suo supporto alle imprese industriali. A livello internazionale, 42 aziende straniere hanno effettuato un "soft landing” nel Granducato. Infine, in termini di finanziamenti, Luxinnovation ha aiutato 307 aziende ad accedere a fondi pubblici.

Uno dei momenti salienti del 2025 è il lancio della Luxembourg AI Factory, con Luxinnovation come punto di contatto unico. L'AI Factory è concepita come uno sportello unico per supportare tutti gli attori economici nell'adozione dell'intelligenza artificiale (IA) in modo sovrano e sicuro. L'AI Factory offre già una gamma di 66 servizi, dalle valutazioni di maturità all'implementazione di soluzioni sul supercomputer MeluXina-AI (previsto per la fine del 2026). Dal suo lancio, la Luxembourg AI Factory ha già supportato oltre 150 aziende, principalmente PMI. "Si propone apertamente come punto di riferimento unico per qualsiasi organizzazione che desideri adottare l'IA, fornendo chiarezza e indicazioni concrete su tecnologia, formati e supporto legale", ha spiegato il Ministro Lex Delles.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Lussemburghese a.s.b.l)

Ultima modifica: Mercoledì 10 Giugno 2026
Mercoledì 10 Giugno 2026

Notizie dai mercati esteri - Repubblica Ceca

La crescita dell’economia ceca supererà la media UE

La crescita dell’economia ceca supererà nel 2026 e nel 2027 la media dell’Unione Europea. Lo indica la Commissione Europea nella sua previsione di primavera.

La Commissione prevede che quest’anno la crescita del PIL del paese arriverà all’1,8% per crescere nel 2027 a 2,4%. La media UE si dovrebbe invece fermare all’1,1% nel 2026 e all’1,4% nel 2027. “La crescita verrà trainata dai consumi domestici alla luce dell’aumento dei redditi reali delle famiglie e della riduzione dei tassi di risparmio” nota la Commissione Europea riguardo all’andamento del Pil ceco.

Sulla nuova previsione pesa l’incertezza internazionale e la crisi in Medio Oriente, che ha portato alla riduzione delle aspettative di crescita in praticamente tutti i paesi del blocco europeo. In ripresa invece l’inflazione che in Repubblica Ceca dovrebbe attestarsi al 2,7% quest’anno e al 2,8% nel prossimo anno.

Fonte: economy-finance.ec.europa.eu

Superati gli 11 milioni di pernottamenti nel primo trimestre

Nel primo trimestre di quest’anno sono stati superati gli 11 milioni di pernottamenti nelle strutture di accoglienza. Lo indica l’Ufficio di Statistica Ceco.

I pernottamenti hanno registrato un aumento sia per quanto riguarda gli arrivi dei turisti cechi, che crescono del quattro percento a 5,7 milioni di pernottamenti, che per i visitatori esteri con un incremento di oltre il sette percento. Tra le tipologie delle strutture continuano a prevalere gli hotel con otto milioni di pernottamenti complessivi.

La destinazione maggiormente preferita dai turisti esteri rimane Praga, che totalizza oltre il 60% dei due milioni di arrivi esteri. In leggero aumento i flussi dall’Italia, che è il quinto paese di provenienza più importante.

Fonte:csu.gov.cz

L’industria manifatturiera ceca registra una leggera crescita

L’industria manifatturiera ceca ha registrato nel primo trimestre di quest’anno una leggera crescita. Lo indicano i dati dell’Ufficio di Statistica Ceco.

Nel periodo da gennaio a marzo la produzione industriale ha avuto una crescita rispetto all’anno precedente del 2,1%. Il risultato è stato ottenuto dall’andamento positivo del settore automotive, che ha registrato un aumento della produzione di quasi il quattro percento. La produzione delle automobili è il comparto più importante del settore manifatturiero ceco. Ha avuto un buon andamento anche la produzione di altri tipi di mezzi di trasporto con un incremento del 24%. In marzo la crescita è tuttavia rallentata all’1,7%.

I produttori si trovano sotto la spinta dei prezzi e il fatturato del comparto ha registrato un lieve calo. In aumento di oltre il quattro percento invece il valore dei nuovi ordini.

Fonte: csu.gov.cz

Il commercio estero tra Italia e Repubblica Ceca sfiora nel primo trimestre 5 miliardi euro

Il commercio estero tra l’Italia e la Repubblica Ceca ha sfiorato nel primo trimestre del 2026 il valore di cinque miliardi di euro. Lo indica l’Ufficio di Statistica Ceco.

Tra gennaio e marzo il volume è aumentato a 4,94 miliardi di euro con un incremento rispetto a un anno fa del 7,5%. L’andamento è in parte dovuto agli effetti del cambio, l’interscambio espresso in corone ha però avuto un solido aumento di oltre il quattro percento. Le esportazioni italiane verso la Repubblica Ceca sono cresciute dell’1,4%, mentre le vendite ceche in Italia di ben il 13%.

Le esportazioni ceche sono state trainate dalle vendite delle automobili in aumento del 33%. Le auto rappresentano circa un quarto delle vendite ceche in Italia. Per l’Italia buoni i risultati nel settore dei macchinari per l’industria o il vino.

Fonte : csu.gov.cz 

La Repubblica Ceca aveva il tasso di disoccupazione più basso nell’UE

La Repubblica Ceca aveva a fine del primo trimestre di quest’anno il tasso di disoccupazione più basso nell’intera Unione Europea. Lo comunica l’Eurostat.

In marzo il tasso di disoccupazione in Repubblica Ceca è sceso leggermente a 3,1%. Il dato ceco era circa la metà della media UE, che ha raggiunto a fine trimestre il sei percento. In una posizione simile alle Repubblica Ceca con una disoccupazione inferiore al quattro percento ci sono altri quattro paesi comunitari – Bulgaria, Malta, Polonia e Slovenia.

Il tasso di disoccupazione è comunque aumentato a confronto con marzo 2025, quando in Repubblica Ceca era al 2,7%. La quota di disoccupati è rimasta invece stabile rispetto a un anno fa nell’intera UE.

Fonte: ec.europa.eu

La crescita dell’economia ceca si mantiene sopra il due percento

La crescita dell’economia ceca si è mantenuta a inizio dell’anno sopra il due percentoLo indica l’Ufficio di Statistica Ceco.

Nel primo trimestre di quest’anno il prodotto interno lordo ha registrato un aumento rispetto al 2025  del 2,1%. Il dato è quindi perfino migliore rispetto a quello registrato un anno fa, quando nel primo trimestre del 2025 l’aumento è stato del due percento. Rispetto all’ultimo trimestre del 2025 la crescita è stata dello 0,2%.

“La crescita del Pil del 2,1% è stato trainata esclusivamente dalla domanda interna, soprattutto dalla spesa per il consumo delle famiglie e dalla creazione del capitale fisso” ha indicato Vladimír Kermiet dell’ufficio di statistica. Contributo negativo invece per il commercio estero.

Il clima di fiducia stabile tra gli imprenditori cechi nonostante la crisi internazionale

Il clima di fiducia è rimasto stabile tra gli imprenditori cechi in aprile nonostante il secondo mese di incertezza dovuta alla crisi in Medio Oriente. Lo rileva l’Ufficio di Statistica Ceco.

Nel settore imprenditoriale l’indica di fiducia ha registrato in aprile lo stesso valore che in marzo. L’indice ha registrato rialzi nel settore dei servizi e nell’edilizia, che probabilmente ha risentito del riavvio stagionale dei lavoro. Negativo invece l’andamento nei settori del commercio e dell’industria manifatturiera. Nell’industria si registra soprattutto un peggioramento delle attese di produzione nei prossimi tre mesi.

Tra i consumatori l’indice ha subito un calo. Sebbene non si siano modificate di molto le valutazioni sulla propria condizione economica, è cresciuta in maniera evidente la quota dei consumatori che attende nei prossimo dodici mesi il peggioramento della situazione economica del paese. In forte aumento anche le preoccupazioni dovute all’aumento dei prezzi, stabili quelle legate alla disoccupazione.

Palermo avrà un collegamento aereo con Praga

Palermo avrà un collegamento aereo con Praga a partire da settembre Lo annuncia l’Aeroporto Di Praga.

A partire dal sei settembre il vettore WizzAir avvierà un collegamento aereo diretto tra il capoluogo siciliano e la capitale boema. Secondo le informazioni del sistema di prenotazione il volo verrà effettuato quattro volte alla settimana, il lunedì, mercoledì, venerdì e domenica. Il collegamento è previsto anche nei mesi invernali.

La Sicilia è già oggi raggiungibile da Praga con collegamenti con Catania, che vengono effettuati da tre compagnie – Ryanair, Smartwings e WizzAir. Si tratta di voli pianificati per la stagione estiva, che si conclude in ottobre.

 

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)

 

 

Ultima modifica: Mercoledì 10 Giugno 2026
Mercoledì 10 Giugno 2026

Le aziende coreane di dispositivi medici accelerano la diversificazione dei mercati, puntando sull'Italia come nuovo hub per l'Europa meridionale

Le aziende coreane produttrici di dispositivi medici stanno andando oltre la tradizionale strategia di esportazione incentrata sulla Germania, individuando nell'Italia un nuovo punto di riferimento per l'Europa del Sud e accelerando la diversificazione dei mercati. Per penetrare concretamente nel mercato italiano — considerato tra i più avanzati d'Europa in campo sanitario — la Cooperativa Coreana delle Industrie di Dispositivi Medici ha allestito per la prima volta nella sua storia un padiglione nazionale in una grande fiera locale, avviando così l'espansione del proprio territorio di esportazione.

La Cooperativa ha annunciato la propria partecipazione con un padiglione Korea alla 24ª edizione di EXPOSANITÀ 2026, svoltasi a Bologna dal 22 al 24 aprile scorsi. Exposanità è la principale fiera italiana del settore, a cadenza biennale, tenutasi quest'anno presso il Bologna Fiere. Secondo il sito ufficiale, l'edizione 2026 si è svolta sul tema "Nuove tecnologie e sanità sostenibile", con focus su salute digitale, riabilitazione e settore della cura. La manifestazione è riconosciuta come la seconda fiera generalista del settore medicale in Europa per dimensioni.

Secondo la Cooperativa, quest'anno hanno partecipato 343 aziende da 17 paesi, con oltre 20.000 visitatori professionali. La Corea è stato l'unico paese a gestire un padiglione nazionale, attirando particolare attenzione da parte degli operatori locali.

Al padiglione coreano hanno preso parte 8 produttori: DRtech/DRTECH (apparecchiature a raggi X), Filtec Bio (siringhe per insulina), Young Chemical (medicazioni per ferite), Zenos (stent coronarici), Osтеоnic (impianti ortopedici), Daejong Meditech (biomateriali per la rigenerazione tissutale), BSL (dispositivi per la separazione del grasso), Darim Yanghaeng (trocar). Includendo le 3 aziende partecipanti in modo autonomo, si contano in totale 11 imprese coreane impegnate nell'apertura del mercato italiano.

Le aziende partecipanti si aspettano risultati concreti, sottolineando che — a differenza delle grandi fiere come Medica di Düsseldorf, rivolte all'intera Europa — Exposanità consente incontri diretti con buyer locali altamente specializzati nel mercato italiano. Un rappresentante aziendale presente alla fiera ha dichiarato: "Abbiamo potuto condurre trattative intensive con buyer locali con un reale potenziale di business, piuttosto che con un pubblico europeo generico. Questo si è rivelato estremamente utile per individuare nuovi canali distributivi e potenziali partner."

L'Italia vanta uno dei mercati di dispositivi medici più grandi d'Europa, ma è considerato difficile da penetrare a causa di procedure autorizzative complesse e di una struttura distributiva locale chiusa. In particolare, il rafforzamento del Regolamento Europeo sui Dispositivi Medici (MDR) rappresenta un ostacolo significativo per i produttori di piccole e medie dimensioni.

Per questo motivo, la Cooperativa intende ampliare i propri servizi di supporto all'export, andando oltre la semplice partecipazione fieristica per includere assistenza sulla conformità MDR, sulle procedure di certificazione locali e sull'acquisizione di reti distributive. L'obiettivo è abbassare la soglia di ingresso nel mercato europeo e supportare le aziende coreane in un insediamento stabile all'estero.

Lee Young-gyu, Presidente della Cooperativa Coreana delle Industrie di Dispositivi Medici, ha dichiarato: "Le maggiori difficoltà che le aziende coreane incontrano nell'internazionalizzazione riguardano le autorizzazioni e l'accesso ai mercati. Rafforzeremo ulteriormente il nostro sistema di supporto affinché le imprese dotate di solida competitività tecnologica possano costruire basi di export stabili."

(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Korea)

Ultima modifica: Mercoledì 10 Giugno 2026
Giovedì 4 Giugno 2026

Eni-Repsol accelerano il piano per il gas a Cardón IV

La joint venture tra Repsol ed Eni punta ad aumentare la produzione del giacimento di gas Cardón IV fino a 645 milioni di piedi cubi al giorno, come riferito dal responsabile del progetto, Gonzalo Antonio Carrillo, durante la conferenza "Venezuela Energética" a Caracas. Attualmente, il giacimento produce circa 580 milioni di piedi cubi al giorno.

Carrillo ha sottolineato che l'incremento sarà graduale. Il primo passo sarà raggiungere il nuovo obiettivo di 645 milioni di piedi cubi al giorno, per poi procedere con nuove perforazioni e miglioramenti delle infrastrutture nel campo. Non è stato specificato il termine temporale per il raggiungimento di tale traguardo.

Nel suo intervento, la viceministra del Gas, Cindy Rondón, ha affermato che il Paese deve accelerare il recupero delle infrastrutture per il gas ed eseguire progetti che ottimizzino la gestione del gas associato. Ha inoltre indicato che le soluzioni devono essere implementate nel breve e medio termine.

Pdvsa prevede un aumento delle esportazioni di greggio

Il vicepresidente esecutivo di Pdvsa, Jovanny Martínez, ha annunciato che il Venezuela aumenterà le proprie esportazioni di greggio a 1,06 milioni di barili al giorno, mentre le spedizioni di carburante raggiungeranno i 134.000 barili al giorno entro la fine dell'anno. L'azienda statale mira, nel tempo, a raggiungere i 3 milioni di barili al giorno.

Martínez ha ricordato che a marzo le esportazioni mensili hanno superato il milione di barili al giorno per la prima volta da settembre, spinte dalle vendite alle raffinerie in India e dalle spedizioni ai centri di stoccaggio nei Caraibi, secondo quanto riportato precedentemente da Reuters.

Il funzionario ha aggiunto che i regolamenti relativi alla nuova legge di riforma petrolifera sono ancora in fase di elaborazione.

(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Venezolano-Italiana)

Ultima modifica: Giovedì 4 Giugno 2026