Mercoledì 22 Aprile 2026
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La partenza alla volta di Singapore è per martedì mattina, 24 febbraio. Il viceministro ai Trasporti, Edoardo Rixi, il presidente dei porti di Genova e Savona, Matteo Paroli, e il presidente di Psa Italy, Roberto Ferrari, voleranno nella città-Stato orientale per benedire l’avvio di un investimento da 1 miliardo di dollari del colosso terminalistico Psa nel terminal che controlla a Genova Pra’. Un piano lanciato quasi due anni fa per la semi-automatizzazione e l’efficientamento del terminal container, e rimasto impantanato in un limbo a causa delle vicende legate al lungo commissariamento dell’Autorità portuale genovese. Di fatto, nonostante Psa avesse proposto su Genova uno dei più grossi investimenti privati (oltretutto estero) in Italia, il gruppo di Singapore non aveva ricevuto alcun tipo di risposta, se non un’imbarazzata (e imbarazzante) interlocuzione dilatoria.
La missione di domani dovrebbe ora tradursi in un “Mou” (memorandum of understanding, ossia memorandum d’intesa) che consentirebbe di entrare nel merito della proposta di investimento di Psa, a fronte dell’allungamento dell’attuale concessione a Pra’ di 10 anni. Fondamentale, per Singapore, la presenza come garante dell’impegno dello Stato di un esponente del governo italiano.
Non si parlerà esplicitamente, nè potrebbe essere altrimenti in un Mou, di una eventuale rinuncia di Psa Italia alle richieste risarcitorie nei confronti dell’Autorità portuale (stimate in 60 milioni) ancora legate al danno patito dall’altro terminal operato da Psa a Genova, ossia il Sech di Sampierdarena, per la concorrenza del terminal Gpt del gruppo Spinelli negli anni in cui quest’ultimo non ha ottemperato ai dettami del Piano regolatore portuale sui volumi di traffico container gestito.
A Singapore Rixi, Paroli e Ferrari parteciperanno alla firma del memorandum sugli investimenti a Pra’. Il viceministro italiano avrà un summit con il ministro dei Trasporti, Murali Pillai, visiterà quindi il Porto di Tuas e incontrerà i vertici di Maritime and Port Authority of Singapore (Mpa) e quelli di azienda trasporti Sbs Transit, Keppel Infrastructures, Changi Airport. Infine è previsto un incontro con aziende italiane del comitato shipping della Camera di Commercio italiana a Singapore.
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Singapore)
La Bank of Thailand (BOT) ha introdotto nuove misure normative sul trading online dell’oro pagato in baht thailandese, con l’obiettivo di aumentare la trasparenza nelle transazioni di grande valore e stabilizzare il baht thailandese. Le regole entreranno in vigore dal 1° marzo 2026.
Le nuove norme si concentrano su controlli sui volumi di transazione e sulla conformità degli scambi; in particolare:
La banca centrale ha dichiarato che lo scopo principale è ridurre la volatilità del baht, spesso influenzato da grandi movimenti legati all’oro, e portare il mercato del trading dell’oro più in linea con gli standard internazionali.
Queste regole sono dirette ai clienti individuali; non avranno impatti sulle imprese commerciali dell’oro o sul settore manifatturiero. Le persone che fanno transazioni inferiori ai 50 milioni di baht continueranno a operare senza restrizioni aggiuntive.
La Banca Mondiale ha messo in guardia la Thailandia su potenziali crisi legate al mercato del lavoro, raccomandando investimenti nella formazione sulle competenze digitali e sull’intelligenza artificiale (AI).
Durante il seminario “Thailand Economic Drives 2026” organizzato da Post Today il 24 febbraio 2026, Melinda Good, Direttrice per Thailandia e Myanmar della Banca Mondiale, ha descritto le condizioni economiche globali come una “forte tempesta” che però ha mostrato resilienza con una crescita media dell’economia mondiale del 2,7%, superiore alle previsioni.
Ciononostante, ci sono preoccupazioni significative per il futuro del lavoro in Thailandia, soprattutto per lo squilibrio tra competenze dei lavoratori e necessità del mercato, aggravato da una popolazione che invecchia rapidamente. Le proiezioni indicano che, nel prossimo decennio, 1,2 miliardi di giovani entreranno nel mercato del lavoro globale, ma solo 400 milioni di posti saranno disponibili; nel contempo, in Thailandia il rapporto tra lavoratori e persone in pensione potrebbe arrivare a 1:2.
Per affrontare questa sfida, Good ha sottolineato la necessità di creare un “ponte di competenze” per aiutare la forza lavoro ad acquisire abilità digitali e tecnologiche avanzate, compresa l’AI. Secondo la Banca Mondiale, sviluppare tali competenze potrebbe aumentare il PIL thailandese fino al 20%.
Principali tendenze globali e raccomandazioni
Good ha evidenziato varie tendenze globali e come potrebbero influenzare la Thailandia:
Settori chiave per la crescita economica futura
La Banca Mondiale ha identificato cinque settori cruciali nei quali la Thailandia potrebbe concentrarsi per incrementare la crescita e superare la trappola dell’economia a medio reddito:
CP Axtra, l’unità retail del gruppo thailandese Charoen Pokphand (CP) guidato dalla famiglia Chearavanont, ha annunciato che investirà circa 18 miliardi di baht (circa 578 milioni di dollari) nel 2026 per espandere la propria rete di negozi in tutto il Sud-Est asiatico.
L’obiettivo è sfruttare la crescente domanda dei consumatori nella regione, nonostante il rallentamento dei consumi interni in Thailandia. Secondo la presentazione degli utili, CP Axtra prevede di aprire un totale di 110 nuovi punti vendita tra Thailandia, Malesia e Filippine, dove ha stretto una partnership con Ayala Corporation, uno dei più antichi conglomerati del paese.
In una dichiarazione separata, l’azienda ha affermato che nel 2026 punta a continuare la crescita dei ricavi sia a livello nazionale che internazionale, rafforzando l’attività sotto tutti gli aspetti.
CP Axtra gestisce sia la catena all’ingrosso Makro sia la catena di supermercati Lotus’s. Nel 2025, l’azienda ha aperto 131 nuovi negozi; questo ha contribuito a far crescere i ricavi del 1,7% raggiungendo 520,7 miliardi di baht, mentre l’utile netto però è calato dell’11,5% a 9,4 miliardi di baht a causa della pressione sui margini derivante dalla concorrenza nel settore retail e dall’indebolimento della spesa dei consumatori, oltre all’impatto dei disordini al confine con la Cambogia.
Fondata nel 1988, l’azienda contava 2.678 punti vendita nel 2025, inclusi 80 punti in Sud-Est asiatico e in India. CP Group è uno dei maggiori gruppi produttivi al mondo nell’alimentare, con interessi in vari settori come l’allevamento, l’alimentazione animale, le assicurazioni e le telecomunicazioni.
(Contributo editoriale a cura della Thai-Italian Chamber of Commerce)
L’inizio del 2026 conferma una tendenza ormai evidente: il Brasile sta vivendo una nuova stagione di attrattività internazionale, sostenuta da una combinazione di fattori economici, geopolitici e di posizionamento turistico che stanno ridisegnando il ruolo del Paese nei flussi globali di viaggio. Solo nel mese di gennaio sono entrati nel territorio nazionale 1.401.476 visitatori stranieri, un risultato che rappresenta il terzo miglior dato storico per il periodo e che, pur registrando una lieve flessione rispetto allo stesso mese del 2025, rimane significativamente superiore ai livelli pre-pandemici e del 2024. Si tratta di numeri che confermano la resilienza della domanda internazionale verso il mercato brasiliano e che rafforzano la percezione del turismo come uno dei motori più dinamici dell’economia nazionale.
Uno degli elementi più interessanti dell’analisi riguarda la composizione geografica dei flussi. Se da un lato si osserva una moderata riduzione degli arrivi provenienti dagli Stati Uniti, dall’altro emerge con forza la crescita del mercato europeo, che registra un aumento del 19% rispetto all’anno precedente. Paesi come Portogallo, Spagna, Francia, Germania e Paesi Bassi mostrano incrementi rilevanti, segnale di un rinnovato interesse verso il Brasile come destinazione sia leisure sia culturale. Ancora più sorprendente è l’espansione del mercato cinese, con una crescita percentuale particolarmente elevata, che testimonia il potenziale ancora inesplorato dell’Asia per il turismo brasiliano e suggerisce opportunità strategiche per investimenti futuri nella promozione e nella connettività aerea.
Il dato di gennaio assume un significato ancora più ampio se inserito in una prospettiva temporale più lunga. Il 2025 si era già chiuso con un record storico di circa 9,3 milioni di visitatori internazionali, risultato che aveva consolidato il Brasile tra le destinazioni emergenti più dinamiche a livello globale. Il mantenimento di volumi elevati anche all’inizio del 2026 indica che non si tratta di un fenomeno episodico, ma di una tendenza strutturale sostenuta da politiche pubbliche, strategie di promozione internazionale e dall’espansione delle rotte aeree.
Dal punto di vista economico, il turismo internazionale rappresenta una leva di sviluppo sempre più rilevante. Oltre all’impatto diretto su hotel, ristorazione e servizi, la crescita dei flussi genera effetti moltiplicatori su occupazione, investimenti infrastrutturali e attrazione di capitali esteri. Negli ultimi anni, la spesa dei visitatori stranieri ha raggiunto livelli record, confermando il potenziale del settore come fonte di valuta e come strumento di diversificazione economica, particolarmente importante in un Paese tradizionalmente dipendente dalle esportazioni di materie prime.
In questo scenario, il turismo assume anche una dimensione geopolitica. Il rafforzamento dell’immagine internazionale del Brasile, favorito da grandi eventi culturali, dalla valorizzazione del patrimonio naturale e dalla crescente attenzione globale verso destinazioni sostenibili, contribuisce a posizionare il Paese come hub turistico dell’America Latina. La combinazione tra biodiversità, cultura e dimensione territoriale continua infatti a rappresentare un vantaggio competitivo difficilmente replicabile da altri mercati concorrenti.
Guardando al futuro, la sfida principale sarà trasformare la crescita quantitativa in valore qualitativo, aumentando la permanenza media dei visitatori, la spesa pro capite e la distribuzione territoriale dei benefici economici. Ciò richiederà investimenti in infrastrutture, innovazione digitale, sostenibilità e formazione professionale, elementi essenziali per consolidare il posizionamento del Brasile nel turismo globale ad alto valore aggiunto.
Se i dati di gennaio rappresentano un indicatore anticipatore dell’anno, il 2026 potrebbe confermare il consolidamento di un ciclo virtuoso iniziato nel periodo post-pandemico. In un contesto internazionale caratterizzato da instabilità economica e tensioni geopolitiche, la capacità del Brasile di attrarre oltre un milione e quattrocentomila visitatori in un solo mese non è soltanto un risultato statistico, ma il segnale di una rinnovata centralità del Paese nelle dinamiche globali della mobilità e dei consumi esperienziali.
Fonte: Embratur
(Contenuto editoriale a cura della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria di Rio de Janeiro)
Moldova, maxi-incentivi fino al 75% per attrarre investimenti esteri: opportunità concrete per le imprese italiane. Chisinau punta sull’industria e apre alle aziende europee con contributi a fondo perduto, forti agevolazioni fiscali e accesso facilitato al mercato UE.
La Repubblica di Moldova lancia un piano di incentivi tra i più competitivi dell’Europa orientale per attrarre investimenti industriali esteri, con condizioni particolarmente favorevoli anche per le imprese italiane interessate a espandersi nella regione. Il nuovo schema di aiuti di Stato prevede sostegni fino al 60% dei costi ammissibili per grandi imprese e fino al 75% per piccole e medie aziende, combinando contributi diretti e importanti agevolazioni fiscali. L’investimento minimo richiesto è pari a circa 500.000 euro, soglia che rende la misura accessibile anche a realtà manifatturiere di medie dimensioni.
Settori strategici
Il programma è rivolto in particolare a investimenti nei comparti:
L’obiettivo del governo moldavo è rafforzare la capacità produttiva nazionale e aumentare il valore aggiunto delle esportazioni verso l’Unione Europea, nell’ambito del percorso di progressiva integrazione economica con Bruxelles.
Perché interessa alle imprese italiane
L’Italia è già tra i principali partner commerciali della Moldova, con oltre un migliaio di aziende a capitale italiano attive nel Paese. Il nuovo pacchetto di incentivi offre la possibilità di:
In un contesto europeo segnato da costi energetici elevati e crescente pressione competitiva, la Moldova si propone dunque come hub logistico ed industriale emergente nell’Europa orientale, con un quadro normativo sempre più allineato agli standard comunitari.
Per le imprese italiane alla ricerca di nuovi mercati o soluzioni produttive alternative, si tratta di un’opportunità da valutare attentamente nei prossimi mesi.
La Corea del Sud è sotto pressione per accelerare i propri investimenti negli Stati Uniti, in un contesto in cui Washington minaccia di aumentare i dazi sulle merci coreane, accusando Seoul di lentezza negli impegni. Questa pressione è aumentata dopo che gli Stati Uniti e il Giappone hanno annunciato la prima tranche di progetti beneficiari dell'investimento promesso da Tokyo di 550 miliardi di dollari. Tuttavia, gli accordi di memorandum d'intesa (MOU) tra Corea del Sud e Stati Uniti presentano differenze significative rispetto a quelli tra Giappone e Stati Uniti, in particolare per quanto riguarda le tempistiche di completamento degli investimenti. Mentre il Giappone ha negoziato duramente per garantire la ragionevolezza commerciale dei progetti, la Corea del Sud ha maggiore flessibilità temporale e dovrebbe procedere con cautela, concentrandosi sulla fattibilità commerciale. Lo riporta il sito di notizie hani.co.kr. Il Blue House, l'ufficio presidenziale della Corea del Sud, e l'Assemblea Nazionale, il parlamento sudcoreano, stanno lavorando per accelerare la legislazione relativa agli investimenti negli Stati Uniti, ma il paese dovrebbe evitare di farsi influenzare dalla fretta del Giappone e aderire ai propri principi di valutazione commerciale.
Il mercato del cloud pubblico in Corea del Sud sta vivendo una trasformazione, con l'ingresso di giganti tecnologici globali come Microsoft e Google che stanno siglando contratti di servizio. Questo cambiamento segue la riforma del sistema di certificazione di sicurezza cloud (CSAP), che in precedenza aveva posto elevate barriere all'accesso diretto per le aziende straniere. Microsoft Azure ha ottenuto tre contratti lo scorso anno, tra cui quelli con il National Security Research Institute (un istituto di ricerca sulla tecnologia di sicurezza nazionale) e la Sungkyunkwan University (una prestigiosa università privata della Corea del Sud), mentre Google Cloud ha siglato un accordo con la Taebaek City Facilities Management Corporation (un'azienda pubblica che gestisce le strutture della città di Taebaek). Tali sviluppi segnano un passaggio da un mercato storicamente dominato da fornitori nazionali come Naver Cloud, KT Cloud e NHN Cloud a un ambiente più competitivo. L'ulteriore accelerazione dell'ingresso dei servizi cloud stranieri è attesa con la discussione sull'unificazione del sistema di sicurezza cloud pubblico sotto il National Intelligence Service (la principale agenzia di intelligence della Corea del Sud), intensificando la competizione su prezzo, tecnologia e integrazione dei servizi di intelligenza artificiale.
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Korea)
Il gruppo italiano SDF (Same Deutz-Fahr), tra i principali produttori mondiali di macchine agricole, ha scelto di concentrare in Argentina la propria strategia per l’America Latina, individuando nel Paese il mercato con il maggiore potenziale di crescita per la meccanizzazione agricola. La decisione è stata confermata dalla visita a Buenos Aires dell’amministratore delegato globale Lodovico Bussolati, che ha guidato l’incontro regionale con la rete dei concessionari e sancito il passaggio da una fase di presenza prudente a una strategia di espansione.
Secondo il management del gruppo, l’Argentina sta attraversando una fase di maggiore apertura economica e di ritrovata prevedibilità, elementi che consentono alle imprese internazionali di pianificare investimenti e attività di lungo periodo. In particolare, la riduzione delle restrizioni alle importazioni ha creato condizioni di mercato più equilibrate, rendendo possibile competere sulla base della qualità e delle prestazioni dei prodotti.
Per l’Argentina, la scelta di SDF costituisce un chiaro segnale di fiducia da parte dell’industria italiana e internazionale. Per l’Italia, l’iniziativa rafforza la visibilità e il posizionamento del Made in Italy industriale in un comparto strategico come quello agricolo e consolida il ruolo delle imprese italiane come partner tecnologici di riferimento per lo sviluppo dell’agroindustria argentina e latinoamericana. Nel complesso, la decisione di SDF conferma come stabilità, apertura dei mercati e regole chiare possano trasformare l’Argentina in un polo attrattivo per gli investimenti, generando benefici concreti per entrambe le economie.
La compagnia energetica italiana Eni, l'argentina YPF e XRG, società internazionale di investimenti energetici, hanno firmato un accordo per sviluppare insieme il progetto Argentina LNG, dedicato alla produzione e alla trasformazione del gas naturale in forma liquida per l’esportazione verso i mercati internazionali.
Il progetto prevede la realizzazione di grandi impianti galleggianti che permetteranno di convertire il gas naturale argentino in gas liquefatto, rendendone possibile il trasporto via nave. Questo accordo serve all’Argentina per valorizzare in modo concreto le proprie risorse energetiche, in particolare quelle provenienti dal sito di Vaca Muerta, aumentando le esportazioni, generando entrate in valuta estera, creando occupazione qualificata e rafforzando la propria posizione come fornitore affidabile di energia a livello globale.
Nel complesso, Argentina LNG rappresenta un esempio concreto di cooperazione internazionale nel settore dell’energia, capace di generare benefici reciproci: sviluppo economico e maggiore stabilità per l’Argentina, nuove opportunità industriali e strategiche per l’Italia, e un contributo a un sistema energetico globale più solido e diversificato.
(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Italiana de Rosario)
A sorpresa l’economia thailandese ha iniziato il 2026 con un balzo vivace delle vendite sui mercati esteri: le esportazioni di gennaio sono cresciute del 24,4 % su base annua, molto più di quanto gli economisti avevano previsto nei sondaggi di mercato e segnando un ritmo di espansione superiore a qualsiasi aspettativa a inizio anno. Secondo i dati ufficiali, il valore complessivo delle merci esportate ha superato i 31 miliardi di dollari, sostenuto principalmente dalla forte domanda globale di prodotti elettronici, componenti industriali e beni tecnologici collegati alla digitalizzazione e all’adozione dell’intelligenza artificiale. Questo risultato rappresenta un segnale di resilienza per il settore export thailandese dopo mesi di incertezze legate anche a nuove tensioni tariffarie a livello internazionale — un tema che resta sotto stretta osservazione degli analisti.
Parallelamente all’impennata delle esportazioni, anche le importazioni sono aumentate rapidamente (+29,4 % su base annua), contribuendo a far crescere il deficit commerciale mensile a circa 3,3 miliardi di dollari, più ampio di quanto stimato dagli operatori. L’accelerazione delle importazioni riflette un’intensa attività produttiva interna e l’acquisto di beni intermedi dall’estero, ma al tempo stesso alimenta dubbi sulla sostenibilità di un saldo estero positivo nel breve periodo. Le autorità economiche thailandesi hanno sottolineato l’importanza di monitorare l’evoluzione dei tassi di cambio e le dinamiche della domanda globale per mantenere la competitività delle esportazioni, in un contesto internazionale ancora incerto e segnato da pressioni protezionistiche e oscillazioni nei flussi commerciali.
La recente sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti sull’uso dei poteri presidenziali per imporre tariffe commerciali ha dato alla Thailandia un “lieve sollievo” rispetto alle dure misure tariffarie introdotte negli ultimi mesi, ma gli esperti avvertono che la sfida non è finita e che l’incertezza commerciale rimane alta per il settore export del Paese.
La Corte Suprema americana ha stabilito che il presidente non possiede l’autorità, secondo la legge sulle emergenze economiche (IEEPA), di imporre dazi punitivi su larga scala senza un mandato esplicito del Congresso. Questo ha portato all’annullamento di una parte dei dazi più aggressivi che avrebbero potuto influenzare pesantemente le esportazioni thailandesi verso gli Stati Uniti.
Secondo analisti e autorità economiche, questa decisione offre un sollievo immediato alle imprese thailandesi e riduce parte dell’incertezza normativa che aleggiava sul mercato, permettendo alle esportazioni di pianificare con maggiore chiarezza nel breve periodo.
Nonostante il sollievo iniziale, la situazione commerciale tra Thailandia e Stati Uniti resta complessa. Poco dopo la sentenza, l’amministrazione statunitense ha annunciato l’applicazione di una tariffa globale del 10 % su tutte le importazioni per un periodo di 150 giorni come strumento alternativo per compensare l’eliminazione dei dazi precedenti.
Ciò significa che, pur non potendo più applicare i dazi “reciproci” più pesanti, gli Stati Uniti possono comunque imporre nuove tariffe che aumentano i costi d’ingresso per le merci thailandesi sul mercato americano.
La Federazione dell’Industria Thai (FTI) ha sottolineato che questa tariffa globale del 10 % colpisce diversi settori chiave dell’export thailandese — in particolare elettronica, componenti per veicoli e pneumatici — e può erodere la competitività dei prodotti thailandesi negli USA.
In certe categorie industriali, come pneumatici e parti automobilistiche, questa nuova tariffa si somma ai dazi antidumping già esistenti, rendendo i prodotti ancora più costosi e meno attraenti per i compratori statunitensi.
Il Ministero del Commercio della Thailandia e le principali associazioni commerciali hanno subito fatto sapere che stanno monitorando la situazione da vicino e preparando strategie per fronteggiare la nuova fase delle politiche tariffarie statunitensi. Ciò include lo studio di possibili negoziati commerciali e la valutazione di come evitare un impatto troppo gravoso sulle imprese thai.
In particolare, le autorità thailandesi intendono intensificare le discussioni bilaterali con Washington per cercare soluzioni che tutelino l’accesso dei prodotti thailandesi al mercato USA e riducano le barriere tariffarie, soprattutto per i settori a maggior valore aggiunto.
Gli economisti sottolineano che, sebbene la sentenza della Corte Suprema abbia eliminato alcune misure più aggressive, la guerra commerciale globale non è finita. Gli Stati Uniti dispongono infatti di altri strumenti legali, come dazi legati alla “sicurezza nazionale” o indagini su pratiche commerciali ritenute sleali, che possono tornare ad influenzare l’economia thailandese in futuro.
Inoltre, il possibile rimborso delle somme già riscosse come dazi sotto l’IEEPA potrebbe prolungare le incertezze per anni mentre il sistema giudiziario e amministrativo statunitense stabilisce come gestire tali rimborsi.
(Contributo editoriale a cura della Thai-Italian Chamber of Commerce)
Il ritorno dell’Espirito Santo al centro della geografia energetica brasiliana racconta molto più di un semplice cambio di classifica produttiva: è la dimostrazione di come investimenti mirati, tecnologia offshore e continuità industriale possano ridefinire gli equilibri economici regionali in un Paese che resta una potenza petrolifera globale. Dopo sei anni di assenza dal podio nazionale, lo Stato ha riconquistato nel 2025 la posizione di secondo maggiore produttore di petrolio del Brasile, superando San Paolo e consolidando il proprio ruolo nella catena energetica nazionale grazie soprattutto alla performance del campo di Jubarte, nella Bacia di Campos.
Secondo i dati dell’Agenzia Nazionale del Petrolio, Gas Naturale e Biocarburanti, la produzione capixaba ha raggiunto circa 193 mila barili al giorno nel 2025, pari al 5,1% del totale nazionale, con una crescita del 24,5% rispetto all’anno precedente. Il confronto con gli altri Stati evidenzia tuttavia una forte concentrazione geografica: Rio de Janeiro continua a dominare con quasi l’88% della produzione brasiliana, mentre San Paolo si è fermato a circa 184,5 mila barili al giorno, scendendo così al terzo posto. Nel complesso, il Brasile ha registrato una produzione media di 3,77 milioni di barili al giorno nel 2025, in aumento del 12,3% su base annua, confermando la traiettoria di espansione del settore energetico nazionale.
Il vero motore della crescita dell’Espirito Santo è il campo di Jubarte, che da solo rappresenta oltre il 77% della produzione statale e ha registrato un incremento superiore al 30% tra il 2024 e il 2025. Operato esclusivamente da Petrobras e situato a circa 76 chilometri dalla costa meridionale dello Stato, il giacimento si è affermato come uno dei poli strategici dell’industria petrolifera brasiliana, arrivando a fine 2025 a una produzione media di circa 152 mila barili al giorno, che lo colloca tra i cinque maggiori campi produttivi del Paese.
Determinante è stata l’entrata in funzione della piattaforma galleggiante FPSO Maria Quitéria, avviata nell’ottobre 2024, con capacità di produrre fino a 100 mila barili di petrolio al giorno e di processare 5 milioni di metri cubi di gas naturale. L’infrastruttura rappresenta non solo un salto quantitativo, ma anche qualitativo, perché introduce maggiore efficienza operativa e consolida l’integrazione tra produzione offshore e logistica energetica.
L’impatto economico va oltre i numeri della produzione. Il settore petrolifero e del gas coinvolge nello Stato più di 600 imprese e genera almeno 15 mila posti di lavoro formali con salari medi superiori alla media nazionale, contribuendo in modo significativo alla crescita industriale locale. Non a caso, nel 2025 l’Espirito Santo ha registrato il maggiore incremento della produzione industriale del Brasile, pari all’11,6%, contro una media nazionale dello 0,6%, segnale di un effetto moltiplicatore che si estende alla filiera manifatturiera e dei servizi.
Tuttavia, il ritorno alla vice-leadership non significa necessariamente un ritorno ai livelli storici più elevati. Alcuni osservatori ricordano che la produzione attuale resta inferiore ai picchi registrati in passato, come i 210 mila barili giornalieri del 2021 o i 394 mila del 2016, evidenziando la necessità di nuovi investimenti esplorativi, soprattutto nella Bacia dell’Espirito Santo settentrionale. Il tema della sostenibilità della crescita, dunque, resta centrale, così come quello della diversificazione energetica in un contesto globale sempre più orientato alla transizione verso fonti a basse emissioni.
In prospettiva, le previsioni indicano ulteriori margini di espansione: studi energetici suggeriscono che la produzione statale potrebbe raggiungere un picco superiore ai 320 mila barili al giorno entro il 2026, rafforzando ulteriormente il ruolo dell’Espirito Santo nel panorama energetico brasiliano. Parallelamente, lo Stato punta ad attrarre investimenti anche in tecnologie di decarbonizzazione e transizione energetica, tentando di coniugare crescita industriale e sostenibilità ambientale, una sfida che riflette le tensioni strutturali dell’intero settore petrolifero mondiale.
Il caso dell’Espirito Santo dimostra come la geografia economica dell’energia possa cambiare rapidamente quando convergono investimenti, innovazione tecnologica e politiche industriali. In un Brasile sempre più centrale nel mercato globale degli idrocarburi, il rilancio produttivo dello Stato non rappresenta soltanto una notizia regionale, ma un segnale della capacità del Paese di consolidare la propria posizione strategica nell’economia energetica internazionale.
Fonte: Agência Brasil; Reporter Maceió.
(Contenuto editoriale a cura della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria di Rio de Janeiro)
Quasi l’80% dei giovani cechi ha un lavoro che corrisponde al proprio percorso di studio. Lo indica un’indagine di Eurostat.
Tra i cechi di età compresa tra i 20 e i 34 anni, il 21% svolge un lavoro che non ha alcuna corrispondenza con il proprio percorso di studi. Il dato è leggermente più alto rispetto alla media UE, pari al 19,6%. Una forte corrispondenza tra lavoro e percorso di studio è segnalata dal 56% dei giovani cechi, mentre una corrispondenza più moderata viene indicata dal 23% dei giovani in Repubblica Ceca.
La società Škoda Group ha presentato al pubblico il primo convoglio di tram realizzato per la città di Bergamo.
La società ceca fornirà alla società di trasporto pubblico Tramvie Elettriche Bergamasche dieci convogli di tram bidirezionali. I mezzi dovrebbero essere consegnati durante l’estate. I tram per Bergamo sono una versione modificatoa del modello ForCity Classic. I convogli sono dotati di aria condizionata, di un innovativo sistema anticollisione e hanno una capacità di trasporto di oltre 280 persone.
La situazione finanziaria delle famiglie ceche continua a migliorare. Lo indica un’indagine dell’agenzia STEM per la società KPMG.
L’indice della situazione finanziaria calcolato da STEM è in crescita continua dal 2022 e lo scorso anno ha raggiunto il valore 112 punti. La situazione è ai livelli del 2017. Solo il 15% dei cechi dice di avere difficoltà o grandi difficoltà ad arrivare alla fine del mese con un calo di tre punti percentuale rispetto all’anno precedente.
Praga Capitale si conferma tra le regioni più ricche nell’Unione Europea. Lo indicano i dati dell’Eurostat.
Con un dato superiore del 92% alla media UE Praga è la quinta regione più ricca nell’Unione Europea. La precedono due regioni irlandesi, il Lussemburgo e la città di Amburgo. Il dato dell’Eurostat fa riferimento al 2024 ed è ricalcolato tenendo conto del potere d’acquisto.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)
Il mercato polacco si conferma tra i più dinamici per il turismo verso l’Italia e rappresenta oggi uno dei principali driver di crescita per il settore turistico italiano in Europa. Nel 2024 la Polonia ha raggiunto l’8° posto a livello mondiale per arrivi turistici in Italia, con 2,57 milioni di visitatori (+21,5% rispetto al 2023) e 9,4 milioni di pernottamenti (+20,3%), evidenziando un trend superiore alla media europea e un consolidamento strutturale della domanda.
L’Italia si posiziona stabilmente come prima destinazione estera per i turisti polacchi, con circa il 28,8% delle prenotazioni internazionali, davanti a Spagna e Grecia. Il valore medio delle prenotazioni turistiche outbound ha superato i 9.000,00 PLN per viaggio (ca. 2.140,00 EUR), in crescita costante, segnale di un mercato più maturo e con maggiore capacità di spesa. Inoltre, oltre il 21% dei viaggiatori polacchi dichiara di aumentare il budget dedicato alle vacanze nel 2026, indicando prospettive di crescita sostenuta nel medio periodo.
Il profilo del turista polacco è in evoluzione: cresce la fascia 30–55 anni con reddito medio-alto, aumenta il segmento famiglia e si rafforza la domanda di esperienze premium. Il 77% dei viaggiatori sceglie strutture 4–5 stelle e si registra un aumento della richiesta di servizi personalizzati, esperienze enogastronomiche, turismo slow e soggiorni tematici. Il turista polacco non si limita più alle destinazioni iconiche ma torna in Italia più volte, esplorando nuove regioni e prodotti turistici.
Dal punto di vista territoriale, il Nord Italia continua a registrare i maggiori flussi:
Parallelamente, crescono destinazioni del Centro-Sud come Toscana, Sicilia e Puglia, apprezzate per enogastronomia, autenticità e turismo esperienziale. Si rafforza inoltre la domanda per viaggi tematici: wine tourism, wellness retreat, itinerari culturali, outdoor e luxury travel.
La connettività aerea tra Polonia e Italia continua ad ampliarsi, con nuovi collegamenti diretti e frequenze aumentate da Varsavia, Cracovia, Katowice, Breslavia e Poznań verso le principali destinazioni italiane. Questo rafforza ulteriormente l’accessibilità e favorisce lo sviluppo di pacchetti multi-destinazione e soggiorni più frequenti durante l’anno.
Le opportunità si sviluppano su due direttrici principali.
Allo stesso tempo, la Polonia si sta affermando come mercato di investimento attrattivo: il segmento hospitality 4–5 stelle registra tassi di crescita annuali tra il 12% e il 15%, mentre aumenta la domanda locale per ristorazione italiana di qualità, wine bar ed esperienze gastronomiche autentiche. Le principali città – Varsavia, Cracovia, Breslavia, Danzica e Poznań – stanno consolidando un’offerta sempre più sofisticata, aprendo nuove prospettive per brand e operatori italiani.
In questo scenario, la Camera di Commercio e dell’Industria Italiana in Polonia svolge un ruolo chiave nel facilitare il dialogo tra i due mercati, promuovendo incontri B2B, scambio di know-how e sviluppo di partnership commerciali.
Tra le principali iniziative del 2026, il Roadshow BUY ITALY – April Edition rappresenta un momento strategico di incontro tra operatori italiani e buyer polacchi selezionati, con l’obiettivo di trasformare il crescente interesse turistico in collaborazioni concrete e durature.
Il 2026 si preannuncia quindi come un anno decisivo per il rafforzamento del turismo bilaterale Italia–Polonia: un contesto favorevole, sostenuto da dati solidi e da una domanda in costante evoluzione, che offre opportunità significative per tutti gli operatori della filiera turistica.
Fonte: rapporto redatto dalla Camera di Commercio e Industria Italiana in Polonia (CCIIP)