Notizie mercati esteri

Mercoledì 10 Giugno 2026

Accordo Italia Moldova per lavoratori e contribuzione

L’Accordo con la Repubblica di Moldova è in vigore dal 1° settembre 2025 e si applica alle persone, a prescindere dalla cittadinanza, che sono o sono state soggette alla legislazione di uno o di entrambi gli Stati contraenti, nonché ai loro familiari e superstiti. L’Accordo tra l'Italia e la Repubblica di Moldova (pdf 664KB) in materia di sicurezza sociale, firmato a Roma il 31 ottobre 2024, ratificato con la legge 23 giugno 2025, n. 98, è entrato in vigore il 1° settembre 2025, contemporaneamente alla relativa intesa amministrativa, firmata a Roma il 21 luglio 2025.

Campo di applicazione e requisiti per la totalizzazione

Per quanto riguarda l’Italia, l’Accordo si applica ai regimi di sicurezza sociale dell’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO) per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti (FPLD, Gestioni speciali dei lavoratori autonomi e Gestione Separata) nonché ai regimi sostitutivi (Fondi speciali) ed esclusivi dell’Assicurazione Generale Obbligatoria: si applica, pertanto, anche agli iscritti alla Gestione pubblica. Inoltre, l’Accordo si applica alle rendite e alle prestazioni in denaro dovute per infortunio sul lavoro o malattia professionali, di competenza dell’Istituto Nazionale contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali (INAIL). In base al nuovo accordo bilaterale i lavoratori assunti presso imprese di uno dei due paesi potrà continuare a versare i propri contributi nel paese di origine per almeno 24 mesi (due anni), un periodo molto più lungo rispetto allo standard dei 3 mesi consentiti pre accordo. Per maggiori info scrivere a servizi@ccimd.md

Per informazioni sulle prestazioni pensionistiche erogate dalla Repubblica di Moldova in regime di convenzione bilaterale, si consiglia la consultazione del sito della CNAS, Istituzione di Sicurezza Sociale della Repubblica di Moldova. Ai fini della pensione sia italiana che moldava, per la totalizzazione internazionale si richiedono almeno 52 settimane di contribuzione. I periodi assicurativi inferiori alle 52 settimane, maturati in uno dei due Stati (che non danno luogo, quindi, ad alcuna prestazione pensionistica), sono comunque presi in considerazione dall'altro Stato, sia ai fini dell'accertamento del diritto che per la determinazione dell'importo della prestazione richiesta. Ciascuno Stato contraente procede alla totalizzazione internazionale dei periodi assicurativi solo nel caso in cui il diritto alla prestazione non sia perfezionato con i periodi maturati esclusivamente in base alla propria legislazione. Non è prevista la totalizzazione multipla, cioè la possibilità di sommare ai periodi assicurativi italiani e moldavi anche i periodi assicurativi maturati in Stati terzi che risultino legati, a loro volta, agli Stati contraenti da Accordi o Convenzioni di sicurezza sociale. 

La domanda

L’interessato deve presentare domanda all’Istituzione competente dello Stato in cui risiede. Qualora il richiedente risieda in uno Stato terzo, la domanda di pensione può essere presentata all’Istituzione competente dell’uno o dell’altro degli Stati contraenti. I residenti in Italia devono presentare la domanda in regime di convenzione italo-moldavo e in regime nazionale/autonomo moldavo unicamente attraverso il canale telematico dedicato, presente sul sito INPS.

In alternativa, la domanda può essere presentata tramite:

  • Contact center al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164 164 da rete mobile;
  • enti di patronato e altri intermediari dell'Istituto autorizzati, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

La domanda è gestita dalla Struttura territoriale dell’INPS competente in base al criterio della residenza del richiedente o, per gli iscritti alla Gestione pubblica, dalla Struttura territoriale cui fa capo l’ultimo ente datore di lavoro. Per maggiori informazioni o eventuali altre necessità, gli interessati possono rivolgersi agli enti di patronato, riconosciuti dalla legge e abilitati ad assistere gratuitamente i lavoratori nello svolgimento delle pratiche previdenziali e assistenziali.

I residenti nella Repubblica di Moldova devono presentare la domanda di pensione in regime di convenzione italo-moldavo e in regime nazionale/autonomo italiano per il tramite dell’Istituzione competente moldava CNAS, che provvederà a trasmetterla, con i formulari previsti dall'Accordo, al seguente Polo specializzato:

Direzione provinciale INPS Bari   Lungomare Nazario Sauro 41, 70121 Bari (BA) Tel: 0755037318
PEC: direzione.provinciale.bari@postacert.inps.gov.it

I residenti nella Repubblica di Moldova possono avvalersi, inoltre, dell'assistenza gratuita degli uffici consolari e/o degli enti di patronato locali.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana in Moldova)

Ultima modifica: Mercoledì 10 Giugno 2026
Mercoledì 10 Giugno 2026

Relazioni e opportunità per le Università Italiane a Hong Kong: dalla Fiera APAIE al Seminario sulle città sostenibili

Hong Kong consolida il proprio ruolo di snodo strategico per il sistema universitario italiano in Asia, grazie a relazioni accademiche mature e a una vocazione all'innovazione che la rendono interlocutore ideale per la cooperazione internazionale. Dodici università italiane hanno preso parte all'edizione 2026 di APAIE, una delle principali conferenze ed esposizioni internazionali dedicate all'istruzione superiore nell'area Asia-Pacifico che riunisce oltre 3000 professionisti del settore da più di settanta paesi per promuovere la collaborazione globale, svoltasi a Hong Kong dal 23 al 26 febbraio.

Nel contesto della fiera, le università presenti hanno inoltre partecipato a un evento di presentazione e orientamento rivolto a studenti e famiglie di Hong Kong, che ha raccolto più di trecento iscrizioni. In questa occasione, il Console Generale Carmelo Ficarra e la Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura Alice Fratarcangeli hanno ribadito quanto sia strategica una collaborazione coordinata per promuovere e rafforzare la presenza dell’Italia in un ambiente accademico internazionale di grande prestigio.

Poche settimane dopo, nel mese di aprile, la collaborazione italo-hongkonghese ha fatto un ulteriore passo avanti sul terreno della ricerca applicata. In occasione della Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo, si è tenuto il seminario “Smart Solutions for Sustainable Cities and Societies”, promosso nell’ambito della collaborazione accademica tra Università degli Studi di Bari Aldo Moro e Hong Kong Polytechnic University. L’iniziativa, realizzata con il coinvolgimento della University of Hong Kong e del Technological and Higher Education Institute of Hong Kong, si è svolta con il patrocinio del Consolato Generale d’Italia a Hong Kong.

Nel corso del seminario, gli esperti hanno approfondito temi legati alla sostenibilità cittadina e ai sistemi integrati per la gestione del verde urbano e delle risorse idriche, all’impiego di Intelligenza Artificiale e tecnologie “Internet of Things” (rete di oggetti fisici dotati di sensori, software e connettività che interagiscono senza l'intervento umano), e alle sfide connesse alla sicurezza alimentare.

La scelta del tema deriva dal fatto che Hong Kong è una delle aree urbane più densamente popolate e tecnologicamente avanzate al mondo, e il dialogo con una realtà già impegnata in processi di trasformazione "smart" rende il confronto particolarmente significativo per i ricercatori italiani. Ad aggiungere ulteriore valore al programma di visita della delegazione barese vi e’ stata anche la partecipazione a InnoEx, evento di punta della “Business of Innovation and Technology Week” promosso dal Governo HKSAR e dalla HKTDC, con particolare attenzione dedicata all’impiego dell'Intelligenza Artificiale in ambito sanitario, infrastrutturale e della mobilità.

Il filo che unisce APAIE e il seminario di aprile racconta una storia coerente, quella di un sistema universitario italiano sempre più proiettato verso l'Asia, capace di proporsi non solo come attore nella mobilità formativa internazionale, ma come partner di ricerca su temi di rilevanza globale. L'iniziativa ha rafforzato i contatti tra gli atenei italiani e le eccellenze di Hong Kong, aprendo una prospettiva che punta ad avvicinare ricerca accademica, settore privato e istituzioni in un percorso con promettenti prospettive di sviluppo.

Bibliografia:

HONG KONG, SMART SOLUTION FOR SUSTAINABLE CITIES AND SOCIETIES AL CENTRO DELLA COLLABORAZIONE UNIVERSITARIA BILATERALE

https://conshongkong.esteri.it/it/news/dal_consolato/2026/04/hong-kong-smart-solution-for-sustainable-cities-and-societies-al-centro-della-collaborazione-universitaria-bilaterale/

Hong Kong: l’Università di Bari collabora ad un seminario su città sostenibili e intelligenza artificiale

https://www.agenzianova.com/news/hong-kong-luniversita-di-bari-collabora-ad-un-seminario-su-citta-sostenibili-e-intelligenza-artificiale/

Hong Kong: il Sistema Universitario Italiano alla fiera APAIE 2026

https://conshongkong.esteri.it/it/news/dal_consolato/2026/03/hong-kong-il-sistema-universitario-italiano-alla-fiera-apaie-2026/

L’Italia ad APAIE 2026: scopri l’eccellenza dell’istruzione superiore italiana a Hong Kong

https://uni-italia.it/eventi/apaie-2026/

HONG KONG: IL SISTEMA UNIVERSITARIO ITALIANO ALLA FIERA APAIE 2026

https://www.ilgiornale.ch/index.php/cultura/23323-hong-kong-il-sistema-u...

https://www.hktdc.com/event/innoex/en

(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Hong Kong and Macao)

Ultima modifica: Mercoledì 10 Giugno 2026
Mercoledì 10 Giugno 2026

Francia-Italia: il successo audace delle esportazioni italiane

Per molto tempo, considerata semplicemente il paese della pasta e delle festività, l'Italia sta andando bene in termini di esportazioni. Il surplus commerciale dell'Italia raggiungerà i 56 miliardi di euro nel 2024 e nel 2025 il Paese è salito al 6° posto tra gli esportatori mondiali, davanti in particolare alla Francia.

Quali sono i segreti di questo "miracolo"?

Per cominciare, l'Italia ha una forte cultura aziendale: "Il cliente è il re". Con questa mentalità, i produttori innovano costantemente per soddisfare meglio le esigenze dei clienti. 

E poi c'è un posizionamento strategico intelligente. L'Italia si è concentrata sulla produzione di prodotti di nicchia di alta qualità, in particolare macchine utensili, di cui è il quinto esportatore mondiale e rappresenta il 19% delle sue esportazioni. Un settore meno soggetto alla concorrenza da parte delle grandi potenze manifatturiere come Cina, Stati Uniti o Germania.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Lione)

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Mercoledì 10 Giugno 2026

Fabbisogno svizzero nell'aerospazio

L'industria aerospaziale svizzera comprende oltre 500 aziende, genera circa 160.000 posti di lavoro e contribuisce per circa il 6% al PIL nazionale — numeri straordinari considerando le dimensioni del Paese. I principali player del settore (Pilatus Aircraft, RUAG Space, AMAC Aerospace, SR Technics) operano su standard qualitativi e tecnologici elevatissimi e cercano partner di fornitura capaci di rispondere con la stessa esigenza. Per la maggior parte degli interlocutori svizzeri, la qualità e i criteri tecnici hanno più peso del prezzo, anche negli appalti pubblici. Una caratteristica che premia esattamente il modello produttivo italiano: specializzato, flessibile, ad alto contenuto di know-how.

Le importazioni aerospaziali svizzere sono proiettate a raggiungere i 4 miliardi di dollari entro il 2028, partendo da circa 3,6 miliardi nel 2023, con una crescita media annua dell'1,6%. Un mercato stabile e profondo, che cerca fornitori affidabili in grado di integrarsi nelle sue catene di fornitura altamente specializzate. L'Italia è oggi tra i candidati naturali a rispondere a questa domanda. Con un fatturato annuo superiore a 16 miliardi di euro e una quota export che supera il 70% della produzione complessiva, l'Italia si posiziona stabilmente tra i primi dieci Paesi al mondo nel comparto aerospaziale e al quarto posto in Europa. A trainare le performance internazionali del settore è soprattutto la componentistica per aeromobili ed elicotteri — sistemi di propulsione, strutture in materiali compositi, parti meccaniche di precisione in leghe di titanio — ovvero esattamente i segmenti in cui la domanda svizzera è più intensa.

È in questo spazio di opportunità che la CCIS interviene con un ruolo preciso e strutturato. Attraverso la sua Unit dedicata ai Beni Industriali, la Camera di Commercio Italiana per la Svizzera non si limita a fornire informazioni generali sul mercato elvetico: conosce il fabbisogno reale delle imprese svizzere attive nel settore aerospaziale, ha mappato i principali player locali, ne comprende le dinamiche di acquisto, i requisiti tecnici e le catene di fornitura. Questo patrimonio di conoscenza qualificata consente alla CCIS di fare matching autentico tra la domanda elvetica e la risposta produttiva italiana, non un incontro generico tra imprese, ma una connessione mirata tra chi cerca e chi sa rispondere.

Per questo la CCIS mette a disposizione di regioni e associazioni di categoria italiane uno sportello specializzato sull'aerospazio, pensato per accompagnare le imprese italiane del settore in ogni fase dell'approccio al mercato svizzero: dall'analisi della domanda locale all'identificazione dei potenziali partner elvetici, dal supporto alla partecipazione a eventi di settore fino alla costruzione di relazioni commerciali strutturate. Uno strumento concreto, costruito su una conoscenza diretta del mercato che nessuna fonte secondaria può sostituire.

La collaborazione Veneto-Lombardia sull'aerospazio dimostra che l'industria italiana ha la massa critica e la visione per competere a livello internazionale. La Svizzera offre un mercato di alto profilo, esigente e in crescita. 

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera)

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Mercoledì 10 Giugno 2026

Robotica e AI: Zurigo nella top 3 delle eccellenze

l Canton Zurigo si afferma come uno degli hub di robotica e AI più avanzati al mondo, al punto da essere conosciuta come la “Silicon Valley della Robotica”. Non è un’etichetta di marketing: in alcune aree del cantone, la densità di aziende robotiche, centri di ricerca e grandi player tecnologici supera quella della California. 

Qui operano pionieri della robotica globale come ABB Robotics, Amazon Rivr, ANYbotics, Baidu Apollo, Disney Research, Google DeepMind, NVIDIA e NEURA. La regione combina la ricerca d’eccellenza sviluppata dall’ETH di Zurigo con un ecosistema straordinariamente denso fatto di industrie, startup e talenti nel campo dell’intelligenza artificiale. In quest’area le tecnologie di frontiera compiono un percorso rapido e fluido dal laboratorio alla messa in opera nel mondo reale, sostenute da una forte protezione della proprietà intellettuale, stabilità politica e accesso diretto ai mercati europei.

Questo scenario rappresenta un’opportunità concreta per le imprese italiane del settore hi-tech: in ambito europeo, la Svizzera si conferma un partner strategico per la crescita dell’export italiano hi tech, con un aumento del 41,7% su base annua registrato nel 2025. Un dato che sottolinea alcuni valori aggiunti come, ad esempio, la vicinanza geografica dei due Paesi (tema da non sottovalutare quando si affrontano problemi legati al trasporto, ai costi energetici e ai dazi), così come il ruolo della Confederazione Elvetica come hub commerciale strategico e mercato di sbocco per prodotti ad alto valore aggiunto. Per le aziende italiane attive in robotica, automazione e deep tech, la Svizzera e, in particolare, l’area del Canton Zurigo, possono rappresentare non solo un mercato ma un vero e proprio ecosistema con cui costruire partnership sviluppando le opportunità di network create ad hoc dalla Camera di Commercio Italiana per la Svizzera.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera)

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Mercoledì 10 Giugno 2026

SPF tutto l'anno: dentro il mercato della cosmesi solare giapponese

In Europa la protezione solare è una crema estiva, qualcosa da infilare nello zaino per il mare. In Giappone è parte integrante della routine quotidiana, dodici mesi l'anno, indipendentemente da stagione, meteo o temperatura. Comprendere questa differenza culturale è il primo passo per capire uno dei mercati cosmetici più sofisticati e promettenti al mondo e per capire perché maggio, con l'inizio della stagione UV, sia il momento giusto per guardarci dentro.

Il mercato giapponese della cosmesi solare è atteso a oltre un miliardo di dollari entro il 2030, con un tasso di crescita annuo composto del 9,8% nel periodo 2025-2030. Un dinamismo coerente con il peso dell'intera area: l'Asia-Pacifico concentra già il 38,7% del mercato globale della cosmesi solare.

Alla base di questa domanda non c'è solo un'abitudine di skincare, ma una precisa scala di valori estetici. Uno studio comparativo su campioni rappresentativi di Giappone, Europa e Nord America ha rilevato che solo il 44,3% dei giapponesi trova attraente la pelle abbronzata, contro l'81,1% degli europei e il 77,6% dei nordamericani.
L'ideale estetico giapponese è la pelle chiara, uniforme, protetta e la crema solare è un passaggio fisso della routine mattutina come il siero o il detergente. Già nel 2017,  più di un quarto dei consumatori giapponesi dichiara di prestare attenzione agli UV durante tutto l'anno. 

In questo contesto, il mercato si sta evolvendo verso prodotti multifunzionali (protezione solare abbinata a idratazione, effetto anti-age, uniformità del tono) e verso formulazioni ultraleggere, in gel o acqua, prive di residui bianchi e compatibili con il trucco.
È qui che si apre uno spazio interessante per la cosmesi naturale europea, in particolare per chi lavora con ingredienti botanici e di chiara origine geografica. Il segmento natural e organic nel mercato cosmetico giapponese è proiettato da 1,33 miliardi di dollari nel 2023 a 2,26 miliardi entro il 2032, con un tasso di crescita annuo del 6,1%. Il punto critico è che il Giappone non dispone ancora di una definizione regolamentata di "naturale" o "organico" per i cosmetici, a differenza dei mercati UE: chi è già certificato secondo gli standard europei porta con sé una credibilità regolamentare difficile da replicare, abbinata a una narrativa di origine (olio d'oliva, botanica alpina, estratti agrumari) che sul mercato giapponese ha un forte potere di attrazione. 

Sul fronte dei flussi commerciali, la cosmetica italiana ha chiuso il 2024 con dati record. Il fatturato del settore ha superato i 16,5 miliardi di euro, con un export di quasi 8 miliardi di euro cresciuto del 12% rispetto al 2023, risultato che posiziona l'Italia al quarto posto mondiale per valore delle esportazioni cosmetiche, dopo Francia, Stati Uniti e Corea del Sud.
Le principali destinazioni restano USA, Francia e Germania, ma il Giappone è un mercato che vale la pena presidiare con più attenzione: nel 2024 le importazioni giapponesi di cosmetici e skincare sono cresciute del 13,5%, segnale di un mercato che continua ad aprirsi ai brand stranieri. 

I canali prioritari per chi vuole approcciare questo segmento sono i drugstore e le farmacie, che nel 2025 detenevano circa il 46% della distribuzione cosmetica giapponese, i beauty select shop come @cosme e Loft, e l'e-commerce cross-border, in forte espansione tra i consumatori più giovani. Sul fronte fieristico, Cosme Tokyo, che si tiene ogni anno a luglio, è il principale punto d'incontro tra buyer giapponesi e brand stranieri.
Ma le trattative per gli ordini estivi si aprono adesso: maggio e giugno sono i mesi in cui i distributori pianificano gli assortimenti della stagione UV per eccellenza. Chi non c'è in questa finestra rischia di aspettare un anno. 

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana in Giappone)

Ultima modifica: Mercoledì 10 Giugno 2026
Mercoledì 10 Giugno 2026

Notizie dai mercati esteri - Slovacchia

Slovacchia: costruzioni edilizie a +13% nel primo trimestre 2026

La produzione edilizia in Slovacchia è cresciuta del 13,1% nel primo trimestre del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025, con un picco del +29,9% in marzo. Lo ha reso noto l'Ufficio di statistica slovacco (ŠÚ), evidenziando che sia le costruzioni residenziali sia le opere di ingegneria civile hanno contribuito positivamente.

Il risultato supera le attese e conferma che la domanda di abitazioni sta recuperando terreno dopo il rallentamento del 2023-2024, quando i tassi di interesse elevati avevano raffreddato il mercato immobiliare. Il calo dell'Euribor, il tasso a tre mesi si è attestato al 2,25% a maggio 2026, rispetto ai picchi superiori al 3,5% del 2023, ha allentato la pressione sui mutui a tasso variabile e reso più accessibili i nuovi finanziamenti.

Un secondo fattore è l'accelerazione nell'utilizzo dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Le risorse europee stanno finanziando sia la ristrutturazione di edifici pubblici sia la realizzazione di infrastrutture, entrambe voci che si riflettono direttamente nella statistica delle costruzioni. Gli analisti invitano però a non leggere il dato del primo trimestre come un trend consolidato. Il ritmo del 13% difficilmente sarà sostenuto nei trimestri successivi: una parte della crescita è stata anticipata dall'aspettativa di variazioni normative sul fronte delle concessioni edilizie, e alcune grandi commesse pubbliche potrebbero esaurirsi.

Le previsioni di consenso indicano per il 2026 una crescita del settore intorno al 6-7%, comunque superiore alla media degli anni precedenti. Sul fronte demografico, i dati dell'IFP segnalano che negli ultimi dieci anni i distretti intorno a Bratislava e Košice hanno registrato la crescita demografica più alta del paese. Il distretto di Senec ha visto aumentare la propria popolazione del 25%, mentre Dunajská Streda, Malacky, Pezinok e Košice-okolie hanno guadagnato tra il 6% e il 7%. La pressione abitativa nelle cinture suburbane delle due città principali resta quindi una delle componenti strutturali della domanda che sostiene il settore.

Prezzi delle case su del 11% in Slovacchia: trainano gli appartamenti, case in calo

Nel primo trimestre 2026, i prezzi delle abitazioni in Slovacchia sono cresciuti dell'11,3% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, secondo i dati della Banca nazionale slovacca (NBS) elaborati dalle inserzioni. La media nazionale si avvicina ai 2.900 euro al metro quadro. Il dato è però asimmetrico: la crescita è stata trainata esclusivamente dagli appartamenti, mentre i prezzi delle case unifamiliari sono calati e l'offerta complessiva è diminuita. Il mercato residenziale slovacco si presenta quindi come un mercato di venditori per gli appartamenti, specie in contesti urbani. 

A Bratislava, l'area più costosa del paese con prezzi che nei quartieri centrali superano 5.000 euro al metro quadro, la domanda rimane sostenuta nonostante le difficoltà di accessibilità. Uno studio Deloitte ha collocato tre più grandi città slovacche tra le sette meno accessibili d'Europa in rapporto ai redditi locali. Le prospettive per il futuro sono incerte. Le aspettative sui prezzi futuri sono contrastanti, e il mercato sconta un'incertezza di fondo. Il calo netto dei nuovi mutui all'inizio dell'anno suggerisce che molte famiglie restano prudenti. La scarsità di offerta, tuttavia, continuerà a sostenere i prezzi nella parte alta del mercato. 

I dati sulle vendite di appartamenti nel 2025 confermano la concentrazione del mercato residenziale slovacco nelle mani di pochi grandi sviluppatori. Cresco RE guida la classifica con 376 unità vendute e un portafoglio pianificato di 3.637 appartamenti. Lucron segue con 287 vendite e 2.853 in pipeline. Penta RE ha collocato 241 appartamenti e ha 2.965 unità in programmazione, mentre YIT ha venduto 248 appartamenti con un portafoglio pianificato di 457 unità. J&T Real Estate ha registrato 132 vendite e 334 unità pianificate.

Nel settore si segnala anche una nuova operazione di sviluppo: ITB ha ottenuto il permesso di zonizzazione per il progetto Nová Devínska nel quartiere di Devínska Nová Ves, a Bratislava. L'investimento previsto è di 55 milioni di euro per la realizzazione di 457 appartamenti. Il mercato immobiliare residenziale a Bratislava ha attraversato una fase di frenata negli ultimi anni, dopo i picchi registrati durante la pandemia e nell'immediato post-pandemia. I tassi di interesse più elevati sulla zona euro hanno ridotto la capacità d'acquisto, e il numero di transazioni si è contratto rispetto ai livelli storici.

Tuttavia, i grandi sviluppatori continuano a mantenere ampi portafogli di progettazione, scommettendo su una ripresa della domanda in un orizzonte di medio periodo. La concentrazione del mercato su pochi operatori riflette le difficoltà di accesso per i costruttori più piccoli, penalizzati dai costi di acquisizione delle aree edificabili nel capoluogo e dai tempi ancora lunghi per ottenere permessi, nonostante la revisione del Building Act entrata in vigore ad aprile 2025. I comuni lamentano che la nuova normativa ha complicato le autorizzazioni per le costruzioni minori e che le autorità edilizie hanno faticato ad adeguarsi alle nuove regole nel primo anno di applicazione.

Slovacchia: Produzione industriale, a marzo il calo rallenta allo 0,9%

La produzione industriale slovacca ha registrato a marzo un calo annuo dello 0,9 per cento, un miglioramento netto rispetto al -2,9 per cento di febbraio. È il secondo mese consecutivo in territorio negativo, ma il rallentamento della contrazione apre spiragli per una possibile inversione di tendenza nei prossimi mesi. Il dato è stato pubblicato dall'Ufficio statistico (ŠÚ).

Il principale fattore di freno resta il settore automobilistico, che a marzo ha segnato una flessione del 5,6 per cento su base annua. La performance negativa va però letta tenendo conto dell'effetto base: nello stesso mese dell'anno scorso i costruttori avevano accelerato la produzione in vista dell'introduzione dei dazi americani, gonfiando i volumi e creando un termine di paragone difficile da battere. Gli analisti si attendono per i prossimi trimestri una stabilizzazione, seguita da una ripresa graduale. Pesano anche le difficoltà degli altri comparti energy-intensive. La produzione di coke e prodotti petroliferi ha registrato un crollo del 45,7 per cento rispetto allo stesso mese del 2025, riflesso delle modifiche nei flussi di approvvigionamento legate alla fine del transito del petrolio russo attraverso l'oleodotto Družba. Anche la metallurgia e la chimica restano sotto pressione, schiacciate dai costi energetici tra i più alti dell'Unione europea per le imprese.

In controtendenza il settore farmaceutico, che ha messo a segno un balzo del 44,6 per cento. La produzione di medicinali è uno dei comparti su cui la Slovacchia sta puntando per diversificare la base industriale, riducendo la dipendenza dall'automotive. Gli investimenti degli ultimi anni cominciano a dare risultati, anche se i volumi assoluti restano modesti rispetto al peso storico dell'auto. Su base mensile la produzione è cresciuta dello 0,7 per cento, dato corretto per gli effetti stagionali, segno che la dinamica congiunturale si è leggermente rafforzata. Per il complesso dell'industria, però, il primo trimestre del 2026 si chiude comunque in territorio negativo. Il quadro descritto dall'Ufficio statistico riflette le difficoltà strutturali di un'economia ancora troppo dipendente da poche filiere produttive e dal mercato tedesco. La domanda esterna fatica a ripartire, la transizione verso i veicoli elettrici procede a rilento e le tensioni commerciali con gli Stati Uniti pesano sulle prospettive. Gli istituti di previsione attendono per l'intero 2026 una crescita del Pil tra l'1 e l'1,5 per cento, sotto la media dei Paesi con rating equivalente. 

Nel primo trimestre del 2026 la Slovacchia ha registrato un surplus della bilancia commerciale di 758 milioni di euro, in aumento del 71% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. I dati dell'Ufficio Statistico mostrano un calo sia delle esportazioni, scese dell'1% a 27,9 miliardi di euro, sia delle importazioni, ridottesi del 2% a 27,2 miliardi di euro. Il surplus è dunque il frutto di una contrazione delle importazioni più rapida di quella delle esportazioni. Il risultato è solido, ma gli analisti invitano alla cautela. L'aumento dei prezzi delle energie importate atteso per il resto dell'anno rischia di erodere il vantaggio commerciale: le previsioni indicano che il surplus si ridurrà a circa l'1% del PIL nel 2026, rispetto al 2,2% attuale. L'energia è una voce critica per la Slovacchia, che importa la maggior parte del gas e del petrolio di cui ha bisogno. 

Sul versante delle esportazioni c'è un fattore inedito che sta sostenendo i numeri: il segmento della produzione di munizioni. La Slovacchia ha aumentato la propria capacità produttiva nel comparto della difesa per rispondere alla domanda europea, accelerata dalle necessità dell'Ucraina. Le esportazioni di munizioni e materiale bellico stanno diventando una componente non trascurabile del mix export. L'industria automobilistica, storicamente il principale driver delle esportazioni slovacche, continua ad attraversare una fase di aggiustamento legata alla transizione verso i veicoli elettrici. Volkswagen, Stellantis e Kia, i tre grandi produttori con stabilimenti nel paese, stanno ricalibrano i volumi di produzione. In questo contesto, la diversificazione verso il comparto difesa è vista dal governo come una parziale compensazione strutturale.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Slovacca)

Ultima modifica: Mercoledì 10 Giugno 2026
Mercoledì 10 Giugno 2026

La riconfigurazione della manifattura tedesca: analisi strategica dei trend 2024-2026 e driver di integrazione per il Made in Italy

L’industria manifatturiera tedesca, pilastro dell'economia europea, sta attraversando una fase di trasformazione strutturale che va ben oltre il semplice assestamento post-crisi. Secondo le analisi più recenti dell'Ufficio Federale di Statistica (Destatis), il settore mostra segnali di una polarizzazione strategica: mentre la produzione domestica risente ancora della volatilità dei costi energetici, gli ordini internazionali per i beni strumentali registrano una resilienza significativa, trainando indirettamente l'intera catena di approvvigionamento europea. In questo contesto, l'indice PMI Manifatturiero, monitorato da Trading Economics, funge da barometro per la fiducia dei responsabili acquisti, segnalando una progressiva stabilizzazione che favorisce la pianificazione a lungo termine per i subfornitori. 

L'efficienza della fabbrica tedesca non si misura più solo sulla qualità del prodotto finito, ma sulla capacità di integrare intelligenza artificiale e dati lungo tutta la filiera. Come evidenziato dalle direttrici della Bundesbank, l'introduzione della Data Science e dell'Intelligenza Artificiale nei processi produttivi sta ridefinendo i requisiti richiesti ai partner internazionali. Per le PMI italiane, non si tratta più solo di fornire componenti meccanici di precisione, ma di garantire l'interoperabilità digitale dei propri apparati con i sistemi di gestione del cliente (Industria 4.0), rendendo la trasparenza dei dati di produzione un asset competitivo fondamentale.  

La transizione verso la neutralità climatica, fissata dalla Germania per il 2045, agisce come un catalizzatore per l'innovazione nei materiali. Fonti specializzate sottolineano una domanda senza precedenti per leghe leggere e componenti a bassa impronta di carbonio, essenziali per la decarbonizzazione dei settori automotive e aerospaziale. Le imprese italiane, leader nell'elettronica di potenza e nella meccanica d'avanguardia, sono chiamate a fornire non solo prodotti, ma certificazioni ambientali di prodotto (EPD) e conformità agli standard DGNB, sempre più richiesti per l'accesso ai finanziamenti verdi e ai grandi capitolati d'appalto tedeschi. 

La capacità di operare con successo nel mercato tedesco nel 2026 è strettamente legata al superamento di barriere tecniche e burocratiche sempre più sofisticate. L'entrata in vigore a pieno regime della legge sulla "Due Diligence" nella catena di fornitura (LkSG) impone ai fornitori italiani standard rigorosi in termini di diritti umani e sostenibilità ambientale. Parallelamente, l'ottenimento di certificazioni tecniche specifiche, come l'Einheitenzertifikat (certificato di unità) e la conformità alle norme DIN/VDE (es. VDE-AR-N 4105), è diventato il passaporto indispensabile per garantire la bancabilità di qualsiasi fornitura tecnologica o energetica. 

Le relazioni economiche tra i due Paesi si stanno evolvendo verso un modello di partenariato strategico. L'eccellenza italiana nella meccanica di precisione e la flessibilità tipica delle nostre PMI, permettono di mitigare la carenza di manodopera qualificata stimata nel settore industriale tedesco. Operando come estensione del Mittelstand tedesco, i fornitori italiani che investono in certificazioni d'avanguardia e in soluzioni prefabbricate "chiavi in mano" possono anticipare le richieste dei committenti già nelle fasi di pianificazione preliminare, consolidando una presenza che è asse portante della stabilità industriale mitteleuropea. 

 

FONTI:

Alu-news.de (2026). Trendbericht: Leichtbau und Nachhaltigkeit in der deutschen Aluminiumindustrie (Rapporto sui trend: costruzione leggera e sostenibilità nell'industria tedesca dell'alluminio). Düsseldorf, Germania.

Bundesbank (2025-2026). Data Science und KI in der industriellen Transformation (Data Science e IA nella trasformazione industriale). Francoforte sul Meno, Germania.

Destatis - Statistisches Bundesamt (2026). Indizes degli ordini e della produzione nel settore manifatturiero (Verarbeitendes Gewerbe). Wiesbaden, Germania. 

Fertigung.de (2026). Branchen-News & Trends: Digitalisierung der Fertigungskette (News di settore e trend: digitalizzazione della catena di produzione). Landsberg, Germania.

Germany Trade & Invest - GTAI (2026). Business Location Germany: Manufacturing and Subcontracting Opportunities (Germania come piazza economica: opportunità nella manifattura e subfornitura). 

IFO Institute (2026). Geschäftsklimaindex für die deutsche Industrie (Indice del clima di fiducia per l'industria tedesca). Monaco di Baviera, Germania. 

Trading Economics (2026). Germany Manufacturing PMI - Historical Data and Forecasts (PMI manifatturiero Germania - Dati storici e previsioni).

VDE / DKE (2025-2026). Standard tecnici e normativi per l'integrazione digitale e la sicurezza industriale (DIN/VDE). Francoforte sul Meno, Germania.

Ultima modifica: Mercoledì 10 Giugno 2026
Mercoledì 10 Giugno 2026

La Svezia rivoluziona le regole per wine bar ed enoteche

Una svolta storica per il settore dell’ospitalità svedese entrerà in vigore il prossimo 1° giugno. Il Parlamento svedese ha approvato l’abolizione dell’obbligo di servire cibo per ottenere e mantenere la licenza di somministrazione di alcolici. La riforma rappresenta uno dei cambiamenti normativi più significativi degli ultimi anni per ristoranti, hotel, cocktail bar, wine bar ed enoteche, e viene accolta con entusiasmo dagli operatori del settore, che la considerano una misura destinata a trasformare profondamente il panorama gastronomico e turistico del Paese.

La nuova normativa costituisce una “semplificazione straordinaria” e aprirà “nuove opportunità commerciali” per migliaia di imprenditori.

Fino ad oggi, per ottenere una licenza di somministrazione era necessario disporre di una cucina attrezzata e offrire un menù completo con antipasti, piatti principali e dessert. Con la nuova disciplina, tali requisiti verranno eliminati, sarà sufficiente rispettare le norme relative alla sicurezza, all’accessibilità e alla gestione degli spazi. La riforma, perciò, avrà un impatto particolarmente rilevante sul settore del vino. In futuro sarà infatti possibile aprire wine bar ed enoteche senza sostenere gli elevati costi legati alla costruzione e gestione di una cucina professionale.

Tra gli esempi più citati vi è quello di Jordmånen, importatore di vini naturali attivo a Stockholm, i cui prodotti sono presenti in locali iconici della città come Riche, Gyldene Freden e Spritmuseum. È ad esempio emerso come il progetto per aprire un piccolo wine bar a Södermalm sia stato rallentato per anni proprio dagli obblighi burocratici legati alla cucina. Con la nuova normativa, investimenti di questo tipo diventeranno molto più semplici e sostenibili.

La riforma, dunque, non riguarda soltanto i nuovi operatori. Anche hotel, cocktail bar e ristoranti già attivi beneficeranno di una significativa riduzione dei costi operativi. Molti imprenditori del settore lamentavano, infatti, l’obbligo di mantenere cucine aperte anche in fasce orarie in cui la domanda di cibo era praticamente inesistente, con conseguenti problemi di redditività.

Secondo diversi rappresentanti dell’hospitality svedese, il nuovo sistema consentirà una gestione più flessibile ed efficiente delle attività, migliorando la competitività internazionale della Svezia anche dal punto di vista turistico.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svezia)

 

Ultima modifica: Mercoledì 10 Giugno 2026
Mercoledì 10 Giugno 2026

Notizie dai mercati esteri - Venezuela

Il Venezuela annuncia il processo di ristrutturazione del debito pubblico estero e di PDVSA

Il Governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela ha emesso un comunicato ufficiale in cui informa la comunità internazionale e i detentori di titoli obbligazionari dell'inizio di un processo di rinegoziazione e ristrutturazione del debito pubblico estero e della compagnia statale Petróleos de Venezuela S.A. (PDVSA).

Attraverso questo meccanismo, l'Esecutivo Nazionale cerca di stabilire un dialogo diretto con i creditori per definire nuovi termini che consentano di onorare gli impegni finanziari del Paese in modo sostenibile, in conformità con la normativa nazionale e internazionale.

Punti chiave del comunicato:

  1. Invito ai Creditori: Il governo invita tutti i detentori di titoli emessi dalla Repubblica e da PDVSA a partecipare a sessioni di negoziazione per concordare le basi del rifinanziamento del debito.
  2. Designazione dei Negociatori: È stata nominata una commissione speciale, guidata dalla Vicepresidenza della Repubblica, con l'incarico di guidare il processo di ristrutturazione e di fungere da interlocutore con i comitati degli investitori.
  3. Riconoscimento del Debito: Il Venezuela riafferma la propria volontà e responsabilità di rispettare i propri obblighi finanziari, sottolineando che il Paese ha sempre mostrato un'attitudine al pagamento nonostante le restrizioni imposte dalle sanzioni internazionali.
  4. Impatto delle Sanzioni: Il documento segnala che le misure coercitive unilaterali imposte dagli Stati Uniti hanno ostacolato il normale flusso dei pagamenti verso i creditori, rendendo necessario questo processo di ristrutturazione per superare gli ostacoli operativi e finanziari.
  5. Obiettivo di Sostenibilità: La finalità dell'iniziativa è quella di raggiungere un accordo che garantisca la stabilità economica del Paese e protegga gli interessi dei risparmiatori e delle istituzioni che detengono titoli venezuelani.

Analisi del contesto

Questo annuncio avviene in un momento in cui il mercato ha mostrato un rinnovato interesse per le obbligazioni venezuelane, spinte dalle recenti licenze dell'OFAC che permettono maggiori operazioni nel mercato secondario. Gli esperti finanziari ritengono che, sebbene il processo possa essere lungo e complesso a causa delle implicazioni legali negli Stati Uniti, l'avvio formale della rinegoziazione sia un passo necessario per il reinserimento del Venezuela nei mercati finanziari globali.

Conindustria: il 68% delle industrie pianifica di effettuare investimenti quest'anno per aumentare la produzione

Secondo i risultati dell'Indagine sulla Congiuntura Industriale corrispondente al primo trimestre del 2024, presentata dalla Confederazione Venezolana degli Industriali (Conindustria), il 68% degli imprenditori del settore pianifica di realizzare investimenti nel corso di quest'anno.

L'obiettivo principale di questi capitali sarà l'incremento dei livelli di produzione e il miglioramento dell'efficienza operativa delle fabbriche nel Paese.

Destinazione degli investimenti

Il rapporto dettagliato indica che l'interesse degli industriali si concentra su diverse aree critiche:

  • Inventari: Molte aziende intendono aumentare le proprie scorte di materie prime per garantire la continuità operativa.
  • Macchinari e attrezzature: Una parte significativa dell'investimento sarà destinata all'aggiornamento tecnologico e alla riparazione di macchinari esistenti.
  • Sistemi operativi: Il miglioramento dei processi digitali e amministrativi rimane una priorità per guadagnare competitività.

Crescita della produzione e capacità utilizzata

Luigi Pisella, presidente di Conindustria, ha evidenziato che durante il primo trimestre del 2024 la produzione del settore privato è cresciuta del 16,9% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Inoltre, l'utilizzo della capacità installata è passato dal 31,2% nel primo trimestre del 2023 al 37,6% nello stesso periodo del 2024. Sebbene rappresenti un miglioramento, il settore sottolinea che c'è ancora un ampio margine di crescita per raggiungere i livelli ottimali.

Sfide che persistono

Nonostante le prospettive positive di investimento, gli industriali hanno identificato i principali fattori che continuano a limitare la crescita del settore in Venezuela:

  1. Bassa domanda nazionale: Il limitato potere d'acquisto dei consumatori continua a essere il principale freno.
  2. Concorrenza di prodotti importati: L'ingresso di merci estere, spesso senza pagare tasse o con vantaggi doganali, danneggia la produzione nazionale.
  3. Carenza di finanziamenti bancari: Sebbene il credito sia aumentato leggermente, rimane insufficiente per le esigenze della grande industria.
  4. Carenze nei servizi pubblici: Le interruzioni nelle forniture elettriche e di combustibile complicano i cicli produttivi.

Infine, il settore industriale stima che, se questa tendenza continuerà, la produzione potrebbe chiudere l'anno 2024 con una crescita vicina al 10%, sostenuta dagli sforzi di investimento privato e da una moderata ripresa dei consumi.

3,293 miliardi di dollari: il commercio tra Venezuela e Stati Uniti è aumentato del 227% nel primo trimestre

Il commercio bilaterale tra il Venezuela e gli Stati Uniti ha raggiunto la cifra di 3,293 miliardi di dollari durante il primo trimestre del 2024 (gennaio-marzo), rappresentando una crescita del 227,33% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, quando l'interscambio si era attestato a 1,006 miliardi di dollari.

Secondo i dati pubblicati dalla Camera Venezolano-Americana di Commercio e Industria (VenAmCham), questo incremento è trainato principalmente dalla ripresa delle esportazioni petrolifere verso il mercato statunitense.

Esportazioni venezuelane in forte ascesa

Le esportazioni totali del Venezuela verso gli Stati Uniti sono ammontate a 2,674 miliardi di dollari, il che rappresenta un balzo del 424,42% rispetto al primo trimestre del 2023.

Di questa cifra, il 92,1% corrisponde a esportazioni petrolifere, che hanno totalizzato 2,462 miliardi di dollari. Questo aumento è una conseguenza diretta delle licenze concesse dall'Ufficio di Controllo dei Beni Stranieri (OFAC), in particolare la Licenza Generale 41 rilasciata a Chevron e la successiva Licenza Generale 44, che hanno permesso la ripresa del flusso energetico tra i due Paesi.

Le esportazioni non petrolifere, pur pesando meno sul totale, hanno raggiunto i 211 milioni di dollari, con una crescita del 5,52% rispetto all'anno precedente. Tra i prodotti principali figurano metalli preziosi, prodotti chimici organici e prodotti ittici (crostacei).

Importazioni dagli Stati Uniti

Per quanto riguarda le importazioni provenienti dagli Stati Uniti, queste sono ammontate a 619 milioni di dollari nel primo trimestre del 2024, con un incremento del 24,85% rispetto ai 495 milioni di dollari registrati nello stesso periodo del 2023.

I prodotti maggiormente importati dal Venezuela sono stati macchinari elettrici, prodotti agricoli (come cereali e carni), veicoli e componenti, e strumenti medici.

Bilancia commerciale favorevole

Grazie alla spinta del settore petrolifero, il Venezuela ha registrato un surplus commerciale di 2,055 miliardi di dollari nel suo scambio con gli Stati Uniti durante questo primo trimestre, invertendo la tendenza di anni precedenti in cui la bilancia era stata più equilibrata o deficitaria a causa delle restrizioni commerciali.

Questi dati confermano che, nonostante le tensioni politiche, gli Stati Uniti rimangono uno dei principali partner commerciali del Venezuela, consolidando una tendenza al recupero dell'interscambio che si era indebolito drasticamente dal 2019.

La Banca Centrale del Venezuela rientra nel Centro di Studi Monetari Latinoamericani (CEMLA)

La Banca Centrale del Venezuela (BCV) è stata ufficialmente riammessa come membro associato del Centro di Studi Monetari Latinoamericani (CEMLA), l'istituzione regionale dedicata alla cooperazione e alla ricerca tecnica tra le banche centrali dell'America Latina e dei Caraibi.

Questo rientro rappresenta un passo significativo per l'autorità monetaria venezuelana nel suo sforzo di normalizzare le relazioni con le istituzioni finanziarie internazionali e regionali, dopo un periodo di allontanamento e restrizioni dovuto al complesso contesto politico ed economico del Paese.

Che cos'è il CEMLA?

Il CEMLA è l'organismo principale dell'area per lo scambio di conoscenze sulle politiche monetarie, le statistiche finanziarie e la stabilità dei sistemi di pagamento. Essere membro di questo centro consente alla BCV di:

Formazione Tecnica: Accedere a programmi di aggiornamento per i propri funzionari in aree critiche come l'analisi macroeconomica.

Scambio di Dati: Partecipare a reti regionali di informazione statistica e comparativa.

Cooperazione Multilaterale: Partecipare a forum tecnici dove si discutono le sfide comuni per le banche centrali della regione, come l'inflazione e la digitalizzazione dei pagamenti.

Un segnale di apertura

La riammissione è interpretata dagli analisti come un segnale di riavvicinamento tecnico e istituzionale del Venezuela al sistema finanziario internazionale. Questo movimento avviene in un contesto in cui il Paese sta cercando di stabilizzare la propria economia e di reinserirsi in diversi meccanismi di cooperazione globale.

Il ritorno al CEMLA si allinea con altri sforzi recenti per riprendere il dialogo con organismi multilaterali, cercando di restituire alla Banca Centrale un ruolo più attivo nella discussione tecnica regionale, fondamentale per il coordinamento delle politiche che possano favorire il recupero economico del Venezuela.

Il Venezuela cerca capitali europei per investimenti tecnologici nel quadro di riforme in settori chiave

Il Venezuela sta attivamente cercando di attrarre capitali europei per stimolare lo sviluppo tecnologico e l'innovazione in vari settori strategici dell'economia, mentre il Paese avanza in un processo di riforme volto a migliorare la competitività e l'efficienza produttiva.

Secondo fonti vicine al settore economico, il governo venezuelano ha avviato contatti con rappresentanti commerciali e aziende europee interessate a esplorare opportunità d'investimento. L'obiettivo principale è modernizzare le infrastrutture critiche attraverso l'acquisizione di nuove tecnologie e il trasferimento di conoscenze (know-how).

Focus su settori strategici

Il piano di attrazione dei capitali si concentra su diverse aree chiave, tra cui:

Energia e Idrocarburi: Implementazione di tecnologie avanzate per ottimizzare l'estrazione di petrolio e gas, riducendo al contempo l'impatto ambientale.

Telecomunicazioni: Miglioramento della connettività e dell'infrastruttura digitale del Paese, fondamentale per la digitalizzazione dell'economia.

Settore Bancario e Finanziario: Sviluppo di piattaforme fintech e sistemi di pagamento digitale per modernizzare il sistema finanziario nazionale.

Agroindustria: Incorporazione di tecnologie agricole per aumentare la produzione alimentare e migliorare la catena di approvvigionamento.

Un contesto di riforme

Questa ricerca di investimenti avviene in un momento in cui il Paese sta attuando una serie di riforme legali ed economiche destinate a generare maggiore fiducia negli investitori stranieri. Tra queste iniziative spicca l'adeguamento dei quadri normativi per proteggere la proprietà privata e garantire la sicurezza giuridica dei capitali internazionali.

L'interesse verso l'Europa è strategico, data la vasta esperienza delle aziende del Vecchio Continente nell'innovazione tecnologica e nella sostenibilità. Il Venezuela spera che, con l'allentamento delle tensioni geopolitiche e delle sanzioni, gli investitori europei possano tornare a giocare un ruolo fondamentale nel panorama economico nazionale.

Sfide e prospettive

Nonostante l'interesse, gli esperti sottolineano che per attrarre flussi significativi di capitale europeo sarà necessario consolidare la stabilità macroeconomica e mostrare progressi tangibili nella trasparenza istituzionale. Tuttavia, la riapertura di canali di dialogo economico rappresenta un segnale positivo per il recupero dell'apparato produttivo venezuelano nel medio termine.

Morgan Stanley: I bond del Venezuela possono salire fino al 16% grazie alla ripresa petrolifera

Secondo un’analisi di Morgan Stanley, i titoli obbligazionari del Venezuela potrebbero registrare un incremento di valore fino al 16%, spinti dalle prospettive di ripresa della produzione petrolifera e dai recenti cambiamenti nel panorama normativo e delle sanzioni.

La banca d’affari statunitense ha sottolineato che l'attuale contesto offre un potenziale di crescita per il debito venezuelano, in particolare per i titoli emessi da Petróleos de Venezuela S.A. (PDVSA).

Preferenza per i titoli PDVSA

L'istituto mantiene una preferenza relativa per le obbligazioni di PDVSA rispetto ai titoli sovrani venezuelani. Questa strategia si basa sull'ipotesi che, nel quadro di una futura ed eventuale ristrutturazione del debito, entrambi gli strumenti riceverebbero probabilmente un trattamento simile, ma i titoli della compagnia petrolifera partono da una valutazione che offre margini di rendimento potenzialmente più elevati.

Fattori di spinta

Il rapporto, citato da Bloomberg, evidenzia come il miglioramento della capacità estrattiva e la possibilità per il Paese di ricollocare il proprio greggio su mercati più redditizi stiano agendo da catalizzatori per il prezzo dei bond. Inoltre, l’allentamento delle restrizioni al commercio secondario di questi titoli ha permesso a una base più ampia di investitori di tornare a guardare agli asset venezuelani.

Implicazioni legali e ristrutturazione

L'analisi si inserisce in un contesto in cui il mercato segue con attenzione le implicazioni legali di licenze specifiche (come la Licenza Generale N. 58) e i segnali che il governo di Caracas sta inviando riguardo alla volontà di rinegoziare i termini con i creditori internazionali.

Sebbene il percorso verso una normalizzazione finanziaria completa resti complesso, Morgan Stanley suggerisce che la combinazione tra fondamentali petroliferi in miglioramento e aperture politiche stia creando una finestra di opportunità per gli investitori in debito "distressed" (titoli in sofferenza).

Il rischio paese del Venezuela è sceso del 56,39% nel primo quadrimestre del 2026, attestandosi a 5.557 punti

L'indicatore del rischio paese del Venezuela ha registrato un calo significativo durante i primi quattro mesi del 2026, diminuendo del 56,39% e posizionandosi a 5.557 punti alla chiusura di aprile, secondo i dati dell'indice EMBI elaborato da JP Morgan.

Questa riduzione equivale a un calo di 7.184 punti rispetto alla chiusura del 2025, quando l'indicatore si trovava a livelli superiori ai 12.700 punti. Tale comportamento conferma una tendenza al ribasso costante che si è consolidata dall'inizio dell'anno.

Miglioramento guidato da cambiamenti economici e politici

Il calo del rischio paese è associato a un mutamento del contesto politico ed economico venezuelano, in particolare dopo gli eventi del gennaio 2026. Tra i fattori chiave figurano l'allentamento delle sanzioni da parte degli Stati Uniti, l'emissione di nuove licenze per la commercializzazione del petrolio e l'aspettativa di maggiori investimenti stranieri.

Inoltre, il Paese ha iniziato a riattivare i legami con organismi multilaterali come il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e sta procedendo verso un processo di ristrutturazione del proprio debito estero, stimato in oltre 160 miliardi di dollari. Questi cambiamenti hanno migliorato la percezione degli investitori internazionali, traducendosi in una riduzione del differenziale dei tassi richiesto per finanziare il Paese.

Titoli in default, ma con interesse speculativo

Nonostante il miglioramento, il Venezuela rimane in stato di default dal 2017 e continua ad avere alcuni dei titoli obbligazionari più rischiosi al mondo. Tuttavia, questi strumenti hanno generato guadagni importanti nel 2026, spinti dal cambio delle aspettative economiche. Il mercato considera questi asset come altamente speculativi, ma con un potenziale di rendimento in un contesto di eventuale normalizzazione finanziaria.

Il più rischioso dell'America Latina

Nonostante il forte calo, il Venezuela continua a guidare la classifica del rischio paese in America Latina con un ampio distacco. In confronto, al 30 aprile 2026, altri paesi della regione presentavano i seguenti livelli:

  • Argentina: 556 punti
  • Ecuador: 411 punti
  • Uruguay: 62 punti (il più basso della regione)
  • Cile: 83 punti

Il rischio paese esprime la percezione degli investitori sulla capacità di pagamento di un'economia e sulla sua stabilità macroeconomica. In termini pratici, più alto è l'indicatore, maggiore è il rischio percepito e più costoso risulta il finanziamento per quel Paese.

Bloomberg: I titoli venezuelani volano di fronte a una possibile ristrutturazione del debito

I titoli di Stato del Venezuela hanno registrato un forte rialzo nelle ultime sessioni di mercato, spinti dalle crescenti speculazioni tra gli investitori riguardo a una possibile ristrutturazione del debito estero del Paese, secondo quanto riportato da Bloomberg.

Le obbligazioni della nazione sudamericana, che si trovano in stato di default dal 2017, hanno visto i loro prezzi salire ai livelli più alti degli ultimi anni. Questo ottimismo è alimentato dai recenti segnali di un possibile riavvicinamento tra il governo di Nicolás Maduro e i creditori internazionali, oltre al mutato scenario geopolitico che ha portato a un parziale allentamento delle sanzioni statunitensi.

Aspettative del mercato

Secondo gli analisti consultati da Bloomberg, gli investitori stanno scommettendo sul fatto che il Venezuela possa finalmente iniziare un processo di rinegoziazione per circa 60 miliardi di dollari di debito in sospeso. L'interesse si è concentrato in particolare sui titoli emessi dalla Repubblica e da Petróleos de Venezuela S.A. (PDVSA).

Il mercato ha reagito positivamente alla notizia che il governo venezuelano ha assunto consulenti finanziari per valutare le opzioni di ristrutturazione. Sebbene il processo rimanga complesso a causa delle restrizioni legali negli Stati Uniti, la percezione del rischio è diminuita, attirando fondi specializzati in debito emergente e "distressed assets" (attività deteriorate).

Fattori chiave

Tra i fattori che hanno scatenato questa ondata di acquisti figurano:

Riammissione negli indici: La recente decisione di JPMorgan Chase & Co. di riponderare i titoli venezuelani nei suoi influenti indici obbligazionari dei mercati emergenti.

Licenze dell'OFAC: La speranza che le licenze concesse dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti continuino a facilitare le transazioni sul mercato secondario.

Potenziale energetico: L'importanza strategica del petrolio venezuelano nel contesto dei conflitti globali, che spinge verso una normalizzazione delle relazioni finanziarie.

Nonostante il rally, gli esperti avvertono che il cammino verso una ristrutturazione completa sarà lungo e dipenderà in gran parte dai risultati politici e dalla stabilità delle licenze concesse da Washington. Tuttavia, per il momento, i titoli venezuelani sono diventati tra i più performanti nel settore dei mercati emergenti.

Eni ha ripreso l'estrazione di petrolio venezuelano ad aprile come forma di pagamento per il gas

Secondo un rapporto annuale, alla fine del 2025 la società energetica italiana vantava un credito residuo nei confronti di PDVSA di circa 3,3 miliardi di dollari.

La compagnia petrolifera italiana Eni ha ripreso l'estrazione di greggio venezuelano nel mese di aprile come forma di pagamento in natura per il gas prodotto nel Paese. Lo ha riferito lunedì il gruppo energetico italiano, aggiungendo che questa misura gli consentirà di recuperare i crediti in sospeso con Caracas.

I pagamenti derivano da un accordo firmato a marzo tra Petróleos de Venezuela S.A. (PDVSA) e Cardón IV, una joint venture che produce gas dal giacimento Perla, nella quale Eni e la spagnola Repsol detengono partecipazioni paritarie.

In base a questo accordo, i pagamenti per la vendita di gas vengono effettuati in natura; il primo carico di greggio di origine venezuelana è stato caricato ad aprile, come riferito da Eni in risposte scritte a domande poste in vista dell'assemblea generale annuale degli azionisti della società, che si terrà il 6 maggio.

Eni ha indicato che la ripresa del carico di petrolio avviene in seguito al graduale allentamento delle sanzioni statunitensi contro il Venezuela a partire da gennaio, attraverso una serie di licenze generali rilasciate dall'Office of Foreign Assets Control (OFAC) del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti.

Il nuovo quadro normativo consente a Eni di continuare a operare in Venezuela e, a medio termine, di valutare un possibile rafforzamento delle proprie attività nel Paese, ha aggiunto la compagnia.

Secondo il suo rapporto annuale, alla fine dello scorso anno Eni aveva un saldo residuo da riscuotere da PDVSA di circa 3,3 miliardi di dollari, inclusi circa 1 miliardo di dollari di interessi maturati.

Nel suo bilancio, la società energetica italiana ha riportato un valore recuperabile per i crediti legati alle sue attività in Venezuela di 880 milioni di euro alla fine del 2025, come dettagliato in una nota dell'agenzia Reuters.

Il commercio tra Venezuela e Stati Uniti è cresciuto del 23% nel primo trimestre, raggiungendo il miglior livello dal 2018

Secondo i dati diffusi dalla Camera Venezuelano-Americana di Commercio e Industria (VenAmCham), lo scambio commerciale tra il Venezuela e gli Stati Uniti ha raggiunto un totale di 2.164 milioni di dollari durante il primo trimestre del 2024, il che rappresenta una crescita del 23,17% (407 milioni di dollari) rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Si tratta della cifra trimestrale più alta registrata dal 2018, consolidando la tendenza alla ripresa dell'attività commerciale bilaterale nonostante il complesso panorama delle sanzioni.

Esportazioni verso gli Stati Uniti

Le esportazioni totali dal Venezuela verso gli Stati Uniti nel periodo gennaio-marzo 2024 sono state pari a 1.096 milioni di dollari, con un incremento del 19,25% rispetto al primo trimestre del 2023.

Di questo totale, le esportazioni petrolifere hanno rappresentato l'87%, con un valore di 954 milioni di dollari (una crescita del 23% su base annua). Questo dinamismo è attribuito principalmente alle licenze emesse dall'Ufficio di Controllo dei Beni Stranieri (OFAC), che hanno permesso a società come la Chevron di riprendere e aumentare le proprie operazioni ed esportazioni dal territorio venezuelano verso il mercato statunitense.

D'altra parte, le esportazioni non petrolifere sono state pari a 141 milioni di dollari, registrando una leggera flessione del 1,51% rispetto ai primi tre mesi del 2023.

Importazioni dagli Stati Uniti

Per quanto riguarda le importazioni provenienti dagli Stati Uniti, queste hanno raggiunto i 1.068 milioni di dollari nel primo trimestre del 2024, segnando un aumento del 27,47% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso (838 milioni di dollari).

Tra i settori con la maggiore domanda si segnalano i prodotti agricoli, i macchinari elettronici e i pezzi di ricambio, settori che hanno beneficiato di una maggiore flessibilità logistica e finanziaria in questo periodo.

Bilancia Commerciale

Per la prima volta in diversi anni, il Venezuela ha registrato un surplus commerciale di 28 milioni di dollari con gli Stati Uniti durante il primo trimestre, invertendo la tendenza del deficit registrata in alcuni trimestri precedenti.

Il rapporto di VenAmCham evidenzia che questi numeri riflettono un graduale riavvicinamento economico stimolato dalla flessibilizzazione delle sanzioni nel settore energetico, sebbene il futuro del commercio bilaterale rimanga legato all'evoluzione del contesto politico e alla validità delle licenze emesse dal governo degli Stati Uniti.

Il Governo prepara un piano di protezione militare e di polizia per l'attività mineraria a Guayana in vista di nuovi investimenti

Il governo venezuelano sta preparando un piano di protezione militare e di polizia per le zone minerarie nello stato di Bolívar (sud, al confine con il Brasile), con l'obiettivo di garantire la sicurezza dei nuovi investimenti che si prevede arriveranno nel settore. Lo ha annunciato lunedì il presidente Nicolás Maduro.

"Stiamo preparando un piano speciale di protezione militare e di polizia per tutte le aree minerarie di Guayana, affinché gli investimenti che stiamo attirando e che inizieranno a concretizzarsi nel settore dell'oro abbiano la necessaria protezione", ha dichiarato il capo di Stato durante il suo programma settimanale trasmesso dal canale statale VTV.

Maduro ha sottolineato che questa iniziativa mira a "ripulire" le zone minerarie da "gruppi criminali" che operano nella regione e che, secondo le autorità, sono stati responsabili di violenze ed estorsioni contro i minatori e le popolazioni locali.

"Dobbiamo andare verso una gestione dell'attività mineraria che sia ecologica, che rispetti la natura, ma che al contempo sia produttiva e porti benessere al popolo di Bolívar e a tutto il Venezuela", ha aggiunto il mandatario.

Negli ultimi anni, il governo venezuelano ha promosso l'Arco Minerario dell'Orinoco — un'area ricca di risorse minerali che si estende per oltre 111.000 chilometri quadrati — come una delle principali alternative per generare entrate in valuta estera di fronte alla crisi dell'industria petrolifera e alle sanzioni internazionali.

Tuttavia, l'attività mineraria in questa regione è stata oggetto di aspre critiche da parte di organizzazioni per i diritti umani e gruppi ambientalisti, che denunciano la distruzione degli ecosistemi, la contaminazione dei fiumi con il mercurio e la presenza di gruppi armati irregolari che controllano parte dell'estrazione dell'oro.

Il presidente non ha fornito dettagli specifici sulla data di inizio del piano né sul numero di effettivi che vi parteciperanno, ma ha ribadito che lo Stato "non permetterà che mafie criminali continuino a danneggiare lo sviluppo economico e la pace sociale del sud del Paese".

(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Venezolano-Italiana)

 

 

Ultima modifica: Mercoledì 10 Giugno 2026