Giovedì 4 Giugno 2026
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Nel 2026 la cooperazione tra Francia e Italia sul fronte dell’innovazione entra in una fase più concreta. Il primo bando congiunto promosso da Bpifrance e Invitalia non resta infatti sul piano delle intenzioni: serve a sostenere progetti comuni di ricerca e sviluppo tra imprese dei due Paesi, con l’obiettivo di arrivare a nuovi prodotti, servizi o processi con un reale potenziale di mercato. Sul lato italiano, l’iniziativa viene collegata anche all’attuazione del Trattato del Quirinale, che punta a rafforzare la cooperazione economica e industriale tra Roma e Parigi.
Le candidature possono essere presentate a partire dal 15 settembre 2025. Questo punto conta, perché nel 2026 il bando non è più una misura annunciata sulla carta, ma uno strumento già aperto. La pagina ufficiale di Bpifrance conferma che il dispositivo riguarda partenariati tra imprese francesi e italiane interessate a sviluppare insieme progetti innovativi. Anche Invitalia ha pubblicato una pagina dedicata alle partnership con imprese francesi nell’ambito di Smart&Start Italia.
Uno degli aspetti più importanti del bando è proprio questo: i progetti devono essere costruiti davvero insieme. Il call prevede almeno un partner in Francia e uno in Italia, indipendenti tra loro, con un contributo reale da entrambe le parti. Non basta quindi avere un contatto o una collaborazione solo formale. Bisogna dimostrare che il progetto nasce da un lavoro comune e che il vantaggio della cooperazione franco-italiana è concreto. Anche la durata è chiara: in linea di principio, il progetto non dovrebbe superare i due anni.
Il meccanismo è bilaterale, ma non unificato. I partner devono presentare un formulario congiunto in inglese, firmato da tutti, e predisporre anche un Consortium Agreement che definisca ruoli, obiettivi, proprietà intellettuale e modalità di cooperazione. Allo stesso tempo, ogni partecipante che chiede il finanziamento deve seguire anche il proprio canale nazionale. In pratica, c’è una base comune, ma restano due procedure distinte: una per la Francia e una per l’Italia. La circolare italiana del 28 luglio 2025 chiarisce inoltre che il sostegno di Smart&Start Italia riguarda solo la parte italiana del progetto.
Bpifrance in Francia, Smart&Start Italia sul lato italiano
Per la parte francese, i beneficiari eleggibili sono le imprese fino a 2.000 dipendenti equivalenti a tempo pieno. Il documento spiega che i costi finanziabili riguardano la ricerca industriale e lo sviluppo sperimentale, mentre industrializzazione e commercializzazione restano escluse. Il sostegno può passare attraverso l’ADI - Aide pour le Développement de l’Innovation, generalmente sotto forma di anticipo rimborsabile o prestito R&S agevolato, fino a 3 milioni di euro, entro il limite dei mezzi propri dell’impresa.
Sul lato italiano, il quadro è più selettivo. Per ogni progetto può essere finanziata una sola startup italiana, e deve trattarsi di una startup innovativa costituita da meno di cinque anni. Il riferimento è Smart&Start Italia, con programmi d’investimento compresi tra 100.000 euro e 1,5 milioni di euro, da realizzare entro 24 mesi dalla firma del contratto. Le spese ammissibili riguardano beni d’investimento, servizi, personale e costi di funzionamento dell’impresa.
Per molte startup italiane, l’interesse del dispositivo sta anche nella struttura del sostegno. Invitalia indica infatti un finanziamento a tasso zero che può coprire l’80 % delle spese ammissibili, percentuale che può salire al 90 % in alcuni casi. A questo si aggiunge una parte a fondo perduto pari al 40 % del finanziamento per le startup con sede nel Mezzogiorno e al 30 % per quelle localizzate nelle altre regioni italiane. È quindi uno strumento che, almeno per la parte italiana, ha un profilo molto concreto anche dal punto di vista finanziario.
Al di là degli aspetti tecnici, questo primo bando congiunto dice qualcosa di più ampio. Mostra che la cooperazione tra Francia e Italia può prendere una forma operativa e non restare solo sul piano politico o istituzionale. Per startup e imprese innovative, significa avere un quadro più chiaro per lavorare insieme su progetti condivisi. Per chi segue i rapporti economici tra i due Paesi, è un segnale semplice ma importante: quando il dialogo bilaterale si traduce in regole, strumenti e incentivi concreti, la cooperazione diventa molto più reale.
(Contributo editoriale a cura della Chambre de Commerce Italienne Nice, Sophia-Antipolis, Cote d'Azur)
Systembolaget, il monopolio statale svedese per la vendita al dettaglio di bevande alcoliche, continua a rafforzare il proprio impegno in materia di sostenibilità, con un’attenzione sempre maggiore all’intera catena del prodotto. In Svezia, l’azienda svolge non solo un ruolo centrale nella distribuzione di vino, liquori e altre bevande alcoliche, ma anche una funzione sociale legata alla promozione di un consumo responsabile.
Secondo Sara Norell Murberger, responsabile dell’assortimento e degli acquisti sostenibili di Systembolaget, quasi l’80 per cento dell’impatto climatico dell’azienda si genera al di fuori della propria attività diretta, in particolare nelle fasi di coltivazione, produzione, confezionamento e trasporto. È proprio per questo che una parte fondamentale del lavoro sulla sostenibilità si concentra oggi sul coinvolgimento di fornitori e produttori.
L’approccio di Systembolaget non si limita infatti agli aspetti climatici, ma abbraccia una visione più ampia della sostenibilità, che comprende anche le condizioni di lavoro nella filiera, i diritti umani, l’uso responsabile delle risorse idriche e la tutela dell’ambiente. A questo si affianca la responsabilità sociale legata al consumo consapevole di alcolici.
Uno dei risultati più significativi ottenuti negli anni riguarda la crescita dei prodotti biologici. In passato, l’azienda aveva fissato l’obiettivo che il 10 per cento delle vendite fosse rappresentato da referenze biologiche, una scelta che ha avuto effetti concreti sull’intero comparto. Oggi questa quota si colloca tra il 14 e il 15 per cento, un dato particolarmente rilevante per un operatore di tali dimensioni.
Nel proprio percorso verso una maggiore sostenibilità, Systembolaget ha individuato quattro aree prioritarie di intervento: clima, salute del suolo e biodiversità, condizioni di lavoro e diritti umani, uso responsabile dell’acqua. Per quanto riguarda il clima, l’obiettivo dichiarato è quello di dimezzare entro il 2030 l’impronta climatica dell’intera catena del valore rispetto ai livelli del 2019, con la prospettiva di raggiungere le emissioni nette zero entro il 2045. Alcuni miglioramenti sono già stati registrati, in particolare nei trasporti e negli imballaggi. Tuttavia, l’aumento dei volumi di vendita tra il 2019 e il 2026 ha inciso sulle emissioni complessive, che non sono ancora diminuite in modo significativo. È comunque diminuito l’impatto per litro venduto, un segnale positivo che conferma l’efficacia delle misure introdotte.
Per rendere il monitoraggio ancora più preciso, Systembolaget ha avviato un nuovo sistema di misurazione basato sui dati reali forniti dai produttori, superando progressivamente i modelli standardizzati utilizzati in passato. Questo consentirà di evidenziare in maniera più chiara i risultati raggiunti e di valorizzare gli sforzi compiuti lungo la filiera.
Un altro strumento ritenuto essenziale è quello delle certificazioni, considerate un mezzo concreto per promuovere standard più elevati in materia ambientale e sociale. In collaborazione con una parte terza, Systembolaget ha valutato diverse certificazioni del settore, selezionando quelle in grado di garantire un impatto realmente positivo rispetto alla produzione convenzionale.
In questa direzione si inserisce anche la collaborazione con la piattaforma Carbon Cloud, attraverso la quale è stato sviluppato uno strumento per la raccolta di dati climatici a livello di singolo prodotto. Il sistema, denominato Product Carbon Footprint, consente di misurare l’impatto ambientale delle diverse fasi del ciclo produttivo, dalla coltivazione al trasporto.
Dopo una fase pilota, questo strumento si avvia ora verso un utilizzo più esteso. In un primo momento era stato ipotizzato di renderlo obbligatorio per l’inserimento dei prodotti nell’assortimento permanente, ma Systembolaget ha infine scelto di metterlo a disposizione dei produttori su base volontaria, con l’obiettivo di favorire una maggiore consapevolezza e incoraggiare pratiche sempre più sostenibili.
L’ambizione, in prospettiva, è duplice: da un lato offrire ai consumatori strumenti più chiari per orientare le proprie scelte, dall’altro contribuire a guidare il settore verso modelli produttivi più responsabili. In questo modo, Systembolaget conferma la volontà di esercitare un ruolo attivo non solo come distributore, ma anche come promotore di una transizione sostenibile nel mondo delle bevande.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svezia)
Il governatore della provincia di Santa Fe, Maximiliano Pullaro, ha incontrato a Buenos Aires l’ambasciatore dell’Unione Europea in Argentina, Erik Høeg, in una riunione dedicata al rafforzamento dei rapporti economici, commerciali e istituzionali tra la provincia di Santa Fe e il mercato europeo. Nel corso del confronto è stato sottolineato come l’Unione Europea rappresenti uno dei partner più importanti per la provincia di Santa Fe.
Uno dei principali temi affrontati è stato il nuovo accordo commerciale tra Mercosur e l’Unione Europea, che potrebbe aprire nuove opportunità per settori strategici come agroindustria, energia, industria manifatturiera e biocombustibili.
Durante la riunione si è parlato anche delle opportunità di cooperazione con i programmi europei in materia di innovazione, sostenibilità, energia e sviluppo territoriale. La provincia di Santa Fe punta infatti a rafforzare la propria presenza nei programmi di cooperazione internazionale e a sviluppare nuovi progetti con partner europei.
In questo contesto, il rafforzamento dei legami con l’Unione Europea rappresenta per la provincia di Santa Fe un passaggio strategico per attrarre investimenti, aumentare l’import/export e consolidare il proprio ruolo come uno dei principali motori economici dell’Argentina.
(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Italiana de Rosario)
Nel periodo gennaio–novembre 2025, la produzione industriale nel settore manifatturiero ha registrato un incremento dell’1,9% rispetto allo stesso periodo del 2024. Tuttavia, nel solo mese di novembre 2025 si evidenzia una contrazione del 3,8% rispetto allo stesso mese dell’enno precedente.
Analizzando i principali comparti, nel periodo gennaio–novembre 2025 la produzione tessile ha segnato una flessione dell’1,6% rispetto all’anno precedente, mentre la produzione di pelle e articoli in pelle è diminuita del 10,7%. Ancora più marcato il calo nel comparto dell’abbigliamento, che registra una riduzione del 19,9%.
Il confronto tendenziale relativo al mese di novembre mostra dinamiche differenziate: da un lato, la produzione tessile evidenzia un lieve incremento dello 0,4%; dall’altro, si rilevano contrazioni significative sia nella produzione di capi di abbigliamento (-35,1%) sia in quella di pelle e articoli in pelle (-17,2%).
Riserve
A novembre 2025, le riserve di prodotti finiti nel settore manifatturiero sono aumentate dell'11,4%. Al contrario, le scorte nel settore della pelle sono diminuite del 22,6%, quelle dell'abbigliamento del 2,7% e quelle del tessile dell'1,9% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente.
Prezzi
Nel periodo gennaio–dicembre 2025, i prezzi alla produzione sono aumentati nel settore tessile (+2,3%) e nella pelletteria (+2,9%). La produzione di abbigliamento ha invece registrato una diminuzione dei prezzi del 2,1% rispetto alla media del 2024.
Occupazione
Nel terzo trimestre del 2025, il settore contava 49.300 occupati, rappresentando il 2,1% dell'occupazione totale registrata in Serbia. Rispetto allo stesso periodo del 2024, il numero di dipendenti è diminuito drasticamente nell'abbigliamento (-13,8%) e nella pelle (-13,6%), mentre è cresciuto nel tessile (+5,7%).
Retribuzione
Le retribuzioni medie nel settore rimangono inferiori alla media nazionale. Tra gennaio e ottobre 2025, lo stipendio netto nell'abbigliamento è risultato inferiore del 36,2% rispetto alla media della Repubblica, quello nella pelle del 30,8% e quello nel tessile del 20,3%.
Scambio commerciale estero
Tra gennaio e novembre 2025, le esportazioni totali del settore sono ammontate a circa 1,4 miliardi di euro rappresentando il 4,6% delle esportazioni totali della Repubblica di Serbia. Rispetto allo stesso periodo del 2024, si registra una diminuzione del 5,0%. Nello stesso arco temporale, le importazioni hanno toccato 1,8 miliardi di euro, segnando un incremento del 4,0% su base annua e rappresentando il 4,7% delle importazioni complessive del Paese. Ciò ha generato un disavanzo commerciale di 414,7 milioni di euro. I principali mercati di esportazione sono Italia, Germania e Bosnia-Erzegovina, mentre le importazioni provengono principalmente da Cina, Italia e Turchia.
Investimenti diretti esteri
Nel terzo trimestre del 2025, il flusso netto di investimenti diretti esteri (IDE) nella produzione di tessili e abbigliamento è stato di 12,1 milioni di euro. Complessivamente, nei primi tre trimestri del 2025, gli investimenti nel settore hanno raggiunto i 32 milioni di euro.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Serba)
Nel periodo gennaio-novembre 2025, la produzione nell'industria manifatturiera ha registrato una crescita dell'1,9% rispetto all'anno precedente. Il motore principale è stato il settore degli autoveicoli (+30,5%), seguito dai prodotti in metallo (+5,6%) e dai metalli di base (+5,1%). Tuttavia, a novembre si è osservato un calo della produzione del 3,8%.
Le scorte di prodotti finiti sono aumentate dell'11,4% a novembre 2025, con incrementi record nella produzione di prodotti in metallo (61,4%) e autoveicoli (50,7%). Per quanto riguarda i prezzi alla produzione, si è registrato un lieve aumento dell'1,0% su base annua, trainato soprattutto dal comparto automobilistico (+4,8%).
Occupazione, Salari e Investimenti
Il settore impiega complessivamente 197.509 persone (dati Q3 2025). Nonostante il settore automobilistico sia il principale datore di lavoro con oltre 65.000 addetti, ha subito una contrazione occupazionale del 3,3%. Tale calo è legato a crisi specifiche, come la chiusura di Leoni a Malošište (1.900 esuberi) e l'annuncio della chiusura di Draxlmaier a Zrenjanin entro il 2026. Di segno opposto è l'apertura della fabbrica Ariston a Niš (investimento di 75 milioni di euro) e l'aumento della produzione Stelantis a Kragujevac.
Le retribuzioni più elevate si registrano nella produzione di metalli di base, con una media di 175.002 RSD e una crescita reale del 9,1%. I salari più bassi si trovano nella produzione di prodotti in metallo, inferiori del 12,3% rispetto alla media nazionale. Gli Investimenti Diretti Esteri (IDE) nel settore hanno raggiunto i 91,8 milioni di euro nel terzo trimestre del 2025.
Commercio Estero e Mercati di Sbocco
L'export di questo comparto rappresenta una colonna portante dell'economia serba, con 11,8 miliardi di euro esportati (38,9% dell'export totale nazionale) e una crescita del 12,2%. Il settore genera un surplus commerciale di 812,7 milioni di euro. I prodotti più esportati sono gli autoveicoli e i rimorchi (3,6 miliardi di euro). La Germania si conferma il primo partner commerciale, seguita da Italia e Ungheria.
Clima Aziendale e Quadro Macroeconomico
I risultati del sondaggio svolto dalla Camera di Commercio della Serbia (PKS) dimostrano che la maggior parte delle aziende (circa il 58%) valuta il clima economico attuale come stabile, e il 60,3% prevede che rimarrà invariato nel primo trimestre del 2026. Anche le aspettative sull'occupazione rimangono stabili per la maggior parte degli intervistati (71,7%).
A livello nazionale, la Serbia chiude il 2025 con una crescita del PIL del 2,0%, un dato inferiore alle previsioni iniziali del 4,2%. L'inflazione media del periodo è stata del 3,8%, rientrando negli obiettivi della Banca Nazionale. Per il 2026 si prevede un'accelerazione della crescita del PIL al 3,5%, sostenuta proprio dall'industria automobilistica e dai progetti infrastrutturali.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Serba)
Il mercato del lavoro spagnolo ha registrato nel mese di marzo il miglior risultato della serie storica, con la creazione di 211.510 nuovi posti di lavoro e un totale di oltre 21,8 milioni di affiliati alla sicurezza sociale. Il presidente Pedro Sánchez ha anticipato che, nei dati destagionalizzati, si è superata per la prima volta la soglia dei 22 milioni di occupati. Nonostante le tensioni legate alla guerra in Iran, l’occupazione non sembra averne ancora risentito.
La crescita è stata trainata soprattutto dal settore turistico e della ristorazione, grazie anche all’effetto della Settimana Santa, che quest’anno ha favorito assunzioni anticipate. Questo elemento indica però anche una componente stagionale nei dati, che potrebbe non riflettere interamente una crescita strutturale. Buoni risultati anche in costruzioni, servizi amministrativi, sanità e industria. Su base annua, l’occupazione cresce di circa il 2,5%, con incrementi particolarmente forti in agricoltura e costruzioni. Da segnalare anche l’aumento di circa 15.000 lavoratori autonomi, un dato che non si registrava da un anno.
Anche la disoccupazione è diminuita: a marzo si contano circa 2,43 milioni di disoccupati, il livello più basso per questo mese negli ultimi 18 anni, con un calo di oltre 22.000 persone rispetto a febbraio. La riduzione è stata particolarmente marcata nelle regioni più turistiche, come Andalusia, Catalogna e Comunità Valenciana, e guidata soprattutto dal settore dei servizi.
Infine, aumenta anche il numero dei contratti, con una crescita significativa sia rispetto al mese precedente sia su base annua. Il 44% dei nuovi contratti è a tempo indeterminato, ma cresce più rapidamente anche il peso delle forme contrattuali meno stabili, come i contratti fissi discontinui e part-time, sollevando qualche dubbio sulla qualità complessiva dell’occupazione creata. Inoltre, aumenta il numero di persone in cerca di primo impiego, segnale di fiducia nel mercato del lavoro ma anche di possibile pressione futura sulla domanda di lavoro.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana - Barcellona)
La Repubblica Ceca ha migliorato la sua performance economica nel confronto all’interno dell’Unione Europea.
Secondo i calcoli diffusi dall’Eurostat il pil pro capite ceco valutato con la metodologia del potere d’acquisto rappresentava lo scorso anno il 92% della media UE. Rispetto al 2024 il dato è migliorato di un punto percentuale e segnalo la ripresa della convergenza rispetto alle migliori economie dell’UE.
L’Aeroporto di Praga attende nella stagione estiva il transito di 12 milioni di passeggeri con l’Italia tra le principali destinazioni.
Il numero di passeggeri nella stagione estiva iniziata il 29 marzo dovrebbe quindi crescere di oltre il sei percento rispetto al 2025. Ogni previsione ha tuttavia un margine di incertezza dovuto alla crisi in Medio Oriente, la cui durata e ricaduta è difficilmente prevedibile. Il numero delle destinazioni di voli da Praga è aumentato rispetto a un anno fa di 15 a 183. Con 20 destinazioni l’Italia è il paese meglio collegato con Praga nella stagione estiva. Rispetto a un anno fa viene ampliata l’offerta di voli per Milano o Roma.
Lo scorso anno gli investimenti esteri nelle attività economiche nella Repubblica Ceca hanno generato profitti per 602 miliardi di corone, circa 50 miliardi in più rispetto al 2024. “Gli utili dei proprietari esteri delle aziende hanno raggiunto il sette percento del PIL”, ha osservato Vladimir Kermiet dell’Ufficio di Statistica.
L’utile reinvestito nel Paese è aumentato di 70 miliardi di corone, raggiungendo i 262 miliardi. Gli utili distribuiti sono invece diminuiti di circa 20 miliardi, attestandosi a 340 miliardi di corone.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)
Agevolare e sostenere un programma di crescita industriale volto alla realizzazione di un grande progetto di investimento a Novara, finalizzato alla creazione di un sito produttivo per la realizzazione di semiconduttori - il primo nel suo genere nell’Unione europea - con focus nelle fasi di back-end, packaging e testing: questo l’obiettivo alla base dell’Accordo di sviluppo firmato dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso, Invitalia e Silicon Box, società con sede a Singapore specializzata in tecnologie di chiplet integration, advanced packaging e testing.
Il progetto - attualmente in fase di istruttoria - prevede un sostegno italiano pari a 1,3 miliardi di euro, nel rispetto delle norme sugli aiuti di Stato, a fronte di un investimento complessivo di 3,2 miliardi di euro, per la realizzazione nel comune piemontese della prima fabbrica europea di Silicon Box.
“Questo Accordo segna un passaggio strategico per il rafforzamento della nostra sovranità tecnologica e industriale e contribuisce a rendere più solida e resiliente la filiera europea dei semiconduttori”, ha dichiarato il ministro Urso. “Il Governo ha posto chip e microelettronica al centro delle priorità industriali nazionali, consapevole del loro ruolo decisivo per la competitività del sistema produttivo, e sta già lavorando a nuovi programmi di sviluppo industriale che saranno avviati a breve in questo ambito. Oggi l’Italia si afferma come un Paese affidabile, apprezzato e soprattutto altamente attrattivo, in grado di catalizzare l’interesse dei principali player tecnologici globali”, ha concluso.
“L’investimento di Silicon Box a Novara, in Piemonte, segnerà l’inizio di una nuova stagione di rinascita industriale della produzione di semiconduttori in Italia. Con questo importante sviluppo, il nostro team può ora concentrarsi sulla fase successiva, ovvero dare attuazione agli impegni del progetto per realizzare un impianto all’avanguardia, unico nel suo genere, che contribuirà a creare una filiera completa dei semiconduttori in Europa”, ha dichiarato il Dr. Byung Joon Han, co-fondatore e CEO di Silicon Box.
L’investimento di Silicon Box rafforzerà la sicurezza dell’approvvigionamento, la resilienza e l’autonomia tecnologica dell’Europa nel settore dei semiconduttori e si inserisce pienamente nella strategia europea del Chips Act — che punta a raddoppiare la quota di mercato globale dell’UE entro il 2030, dal 10 ad almeno il 20% — nonché nella strategia italiana per la microelettronica, che prevede risorse per 4 miliardi di euro per attrarre grandi investimenti e rafforzare la ricerca industriale avanzata.
L’intesa odierna rappresenta un passo concreto per lo sviluppo della filiera dei semiconduttori in Italia, con ricadute positive su occupazione, innovazione e competitività del sistema produttivo nazionale
A pieno regime infatti l’impianto potrà generare circa 1.600 nuovi posti di lavoro diretti, a cui si aggiungeranno quelli indiretti per la costruzione della fabbrica e per le forniture e la logistica a essa collegate. Lo stabilimento sarà costruito e gestito riducendo al minimo l’impatto sull’ambiente.
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Singapore)
Un recente sviluppo nel contenzioso relativo ai dazi applicati negli Stati Uniti ai sensi dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) sta attirando l’attenzione di esportatori e importatori internazionali. Alcune decisioni giudiziarie e i successivi interventi della U.S. Customs and Border Protection (CBP) potrebbero infatti aprire la strada a procedure di rimborso per determinati dazi riscossi negli ultimi mesi.
Il quadro resta in evoluzione, anche alla luce di possibili appelli e ulteriori chiarimenti amministrativi da parte delle autorità statunitensi. Tuttavia, molte aziende stanno già avviando verifiche interne per valutare l’eventuale esposizione e le opportunità di recupero degli importi versati.
Secondo le indicazioni diffuse negli Stati Uniti, i rimborsi riguarderebbero gli importatori registrati (importers of record) che hanno sostenuto il pagamento di dazi riconducibili all’IEEPA. La U.S. Customs and Border Protection sta predisponendo le procedure operative per la gestione delle richieste attraverso il sistema ACE (Automated Commercial Environment), il portale digitale utilizzato per la gestione delle operazioni doganali statunitensi.
Le operazioni coinvolte sarebbero numerose e comprenderebbero sia pratiche ancora in fase di liquidazione sia importazioni già concluse. In alcuni casi, i rimborsi potrebbero includere anche gli interessi maturati.
Per le imprese italiane esportatrici verso gli Stati Uniti, il tema assume particolare rilevanza sotto il profilo contrattuale e operativo. I rimborsi, infatti, non vengono riconosciuti direttamente all’esportatore italiano, ma all’importatore statunitense registrato. Di conseguenza, diventa essenziale verificare in che modo eventuali costi tariffari siano stati trasferiti lungo la filiera commerciale e documentati nei contratti di vendita, nelle fatture o nei meccanismi di adeguamento dei prezzi.
In questa fase, le aziende italiane potrebbero valutare alcune azioni prioritarie:
Particolare attenzione andrebbe riservata alla documentazione tecnica, inclusi gli Entry Summaries (CBP Form 7501), le classificazioni tariffarie applicate e le prove dei pagamenti effettuati. La corretta conservazione delle informazioni potrebbe risultare determinante per l’accesso agli eventuali rimborsi.
Anche gli importatori statunitensi sono chiamati a verificare la propria operatività attraverso ACE, inclusa la configurazione dei sistemi ACH per la ricezione elettronica dei rimborsi e la gestione delle eventuali procedure di protesta o riliquidazione previste dalla normativa doganale americana.
Il tema interessa numerosi settori del Made in Italy attivi sul mercato statunitense, dall’agroalimentare alla meccanica, dal design alla moda, e conferma quanto la gestione doganale e commerciale sia diventata una componente strategica dei processi di internazionalizzazione.
Alla luce della complessità del quadro normativo e delle possibili evoluzioni del contenzioso negli Stati Uniti, si raccomanda alle imprese di valutare il supporto di professionisti specializzati in commercio internazionale, fiscalità doganale e procedure CBP.
(Contributo editoriale a cura della Italy-America Chamber of Commerce Southeast, Inc.)
I primi dati pubblicati sulle esportazioni italiane verso gli Stati Uniti nel corso del 2025 indicano una situazione fortemente disomogenea tra i vari settori, in parte a causa dell’impatto dei dazi introdotti dal governo federale statunitense sui prodotti esteri.
Secondo un’analisi dell’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), i dati aggregati mostrano un incremento complessivo del 7,2% delle esportazioni italiane verso gli Stati Uniti nel 2025, che si confermano il secondo mercato più importante per l’Italia dopo la Germania. Tuttavia, questo dato positivo nasconde una realtà più complessa. La crescita è stata trainata quasi interamente dal forte aumento delle esportazioni farmaceutiche, cresciute del 54%, fino a raggiungere 15,7 miliardi di euro e a rappresentare il 22,7% dell’export totale italiano verso gli Stati Uniti.
Se si esclude l’effetto del comparto farmaceutico, il quadro cambia in modo significativo. Le esportazioni italiane registrerebbero infatti una diminuzione complessiva dell’1,7%, pari a circa 863 milioni di euro in meno.
Tra i settori maggiormente colpiti figurano diversi pilastri del manifatturiero italiano. Il settore automobilistico ha registrato un calo del 18,5% (–655 milioni di euro), l’agroalimentare è sceso del 4,5% (–348 milioni di euro), il comparto legno-arredo ha perso l’8,2% e la meccanica il 3,4%. Al contrario, il settore moda — comprendente tessile, abbigliamento e pelletteria — ha mostrato una maggiore tenuta, segnando un incremento del 2,4% e raggiungendo 5,7 miliardi di euro.
Nel 2025 si sono registrati anche forti aumenti nelle esportazioni verso gli Stati Uniti di navi (+111%) e di aeromobili e relative componenti (+290%), settori caratterizzati da prodotti ad alto valore aggiunto e da cicli produttivi più lunghi.
I dati aggregati dello United States Census Bureau mostrano tuttavia cifre differenti e un quadro in parte diverso. Nel 2025, le esportazioni statunitensi verso l’Italia sono salite a 43,7 miliardi di dollari (rispetto ai 32,4 miliardi del 2024), mentre le importazioni statunitensi dall’Italia sono diminuite leggermente a 74,4 miliardi di dollari, rispetto ai 76,3 miliardi dell’anno precedente. Di conseguenza, il surplus commerciale a favore dell’Italia, pur rimanendo consistente, si è ridotto da 44,0 miliardi di dollari nel 2024 a 30,8 miliardi di dollari nel 2025. Questi dati si riferiscono esclusivamente al commercio di beni e sono espressi in dollari nominali statunitensi.
(Contributo editoriale a cura della Italy-America Chamber of Commerce Southeast, Inc.)