Notizie mercati esteri

Lunedì 19 Ottobre 2026

Nautica: Italia e Germania due leader europei a confronto

La nautica si conferma uno dei settori più dinamici dell'economia marittima europea. Mentre i grandi volumi produttivi restano appannaggio dei cantieri asiatici, l'Europa mantiene una posizione di forza nei segmenti a più alto valore aggiunto: yacht e superyacht, unità specializzate, tecnologia marina e cantieristica avanzata. In questo scenario, Italia e Germania emergono come i due principali protagonisti del settore a livello continentale, con specializzazioni complementari che aprono interessanti spazi di collaborazione.

L'Italia, leader mondiale nella nautica di lusso

Il comparto nautico italiano rappresenta una filiera solida e in crescita: nel 2024 ha generato un fatturato complessivo di 8,6 miliardi di euro e conta oltre 31.480 addetti. Sul fronte del commercio estero, l'Italia si è confermata nel 2025 seconda al mondo per quota di esportazioni di imbarcazioni, con il 21,9% del mercato globale — un risultato che si affianca a un export in continua crescita (4,39 miliardi di euro nel 2025) e a un saldo commerciale ampiamente positivo, segno della forte competitività internazionale del comparto.

Alla base di questo successo c'è un modello industriale unico, che combina grandi gruppi di riferimento — Fincantieri, Azimut Benetti, Ferretti Group, Sanlorenzo — con una fitta rete di PMI specializzate in componentistica, allestimenti e servizi. Un ecosistema che ha permesso all'Italia di conquistare una posizione di leadership mondiale, in particolare nel segmento degli yacht e superyacht di fascia alta.

La Germania, prima al mondo nell'export nautico

Anche la Germania ha vissuto una crescita significativa: nel 2025 ha infatti raggiunto una quota delle esportazioni pari al 29,4% della produzione, superando il 18% registrato l’anno precedente e diventando il primo esportatore mondiale del settore. Un risultato che riflette anche la spinta innovativa della cantieristica tedesca: nel 2025 Lürssen ha varato Cosmos, il primo superyacht al mondo con propulsione a celle a combustibile, mentre Abeking & Rasmussen ha consegnato un motoryacht di 118 metri. Segnali concreti di come il segmento lusso tedesco stia investendo su tecnologia e sostenibilità.

La filiera tedesca conta oltre 130 cantieri navali, concentrati soprattutto nel Nord del Paese, ma con una base industriale più ampia di quanto si pensi: quasi la metà del fatturato della componentistica marittima tedesca viene generato in Baviera e Baden-Württemberg, a conferma di una profondità industriale che va oltre le regioni costiere.

Un settore, due modelli complementari

Il confronto tra i due Paesi restituisce un quadro di complementarità più che di competizione: da un lato l'eccellenza italiana nella nautica da diporto e nel superyachting, dall'altro la leadership tedesca nella cantieristica specializzata e nella tecnologia marina. Due ecosistemi produttivi che, uniti, rappresentano un potenziale ancora in gran parte da esplorare per le imprese di entrambi i Paesi.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Germania (ITKAM))

Ultima modifica: Lunedì 19 Ottobre 2026
Lunedì 19 Ottobre 2026

Il governo vuole rafforzare gli investimenti nelle start-up con misure fiscali

Alle start-up ceche, secondo l’esecutivo, mancano spesso gli investitori nella fase iniziale delle loro attività di sviluppo. “Vogliamo spingere il capitale ceco affinché investa maggiormente sul mercato domestico nelle imprese con un alto potenziale di crescita”, ha detto la ministra delle Finanze Alena Schillerová. La misura faro della nuova legge sulle start-up sarà quindi la possibilità di dedurre dalla base imponibile fino a cinque milioni di corone all’anno di investimenti in start-up. Le start-up dovrebbero poi ottenere regole più flessibili per il riporto delle perdite fiscali.

La nuova legge stabilirà anche i parametri in base ai quali un’azienda sarà considerata una start-up. Tra le condizioni, un’anzianità operativa di massimo otto anni o un giro d’affari non superiore a 250 milioni di corone. Le start-up non dovranno avere collegamenti di capitale con grandi imprese e non potranno essere quotate su mercati regolamentati. “La certificazione verrà garantita dalla nuova agenzia CzechBusiness”, ha indicato il ministro dell’Industria e del Commercio Karel Havlíček.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)

Ultima modifica: Lunedì 19 Ottobre 2026
Lunedì 19 Ottobre 2026

Edilizia slovacca, luglio da record ma crescita ai minimi da 14 anni

La produzione dell'edilizia slovacca ha raggiunto, a luglio 2026, quasi 805 milioni di euro, con una crescita reale del 2,3% su base annua al netto dell'inflazione: si tratta però del secondo ritmo di crescita più lento dell'anno in corso e di uno dei mesi di luglio più deboli degli ultimi 14 anni, secondo i dati dell'Istituto statistico slovacco (ŠÚ SR).

Per la prima volta quest'anno il valore dei lavori edili ha superato la soglia degli 800 milioni di euro, traguardo che nel 2025 era stato raggiunto solo negli ultimi mesi dell'anno. A trainare il risultato è stata soprattutto la nuova edilizia sul territorio nazionale, in crescita del 4,9% su base annua per un volume di quasi 510 milioni di euro. Anche i lavori di manutenzione e riparazione hanno segnato un balzo, con oltre 181 milioni di euro, il valore di luglio più alto degli ultimi 14 anni. In controtendenza la produzione realizzata all'estero dalle imprese slovacche, scesa del 13,5% su base annua. Nei primi sette mesi dell'anno la produzione edilizia complessiva ha comunque superato i 4,8 miliardi di euro, con una crescita reale dell'8,2% rispetto allo stesso periodo del 2025.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Slovacca)

Ultima modifica: Lunedì 19 Ottobre 2026
Lunedì 19 Ottobre 2026

La produzione industriale slovacca sale del 2,4% a luglio, trainata dal settore automotive

La produzione industriale slovacca è cresciuta del 2,4% su base annua a luglio, secondo i dati diffusi dall'Ufficio statistico slovacco (ŠÚ). Il comparto che ha registrato la performance migliore è stato quello automobilistico, con una crescita del 9,2% nello stesso mese, confermando il ruolo centrale che l'industria dell'auto continua a giocare nell'economia slovacca, uno dei Paesi europei con la più alta densità di produzione automobilistica pro capite. Il dato mensile, tuttavia, va letto insieme al quadro più ampio dei primi sette mesi dell'anno, in cui la produzione industriale complessiva risulta ancora inferiore dello 0,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Gli analisti consultati da Teraz.sk non si attendono un recupero significativo nella seconda metà dell'anno, segnalando che il rimbalzo di luglio riflette in parte una base di confronto più debole rispetto all'anno precedente piuttosto che un cambio di tendenza strutturale. L'andamento altalenante della produzione industriale slovacca negli ultimi dodici mesi, con oscillazioni comprese tra il -10% e il +10% su base annua secondo la serie storica pubblicata dall'ente statistico, riflette la sensibilità dell'economia del Paese alle fluttuazioni della domanda nei principali mercati di esportazione, Germania in testa, e alle tensioni sulle catene di fornitura globali dei componenti elettronici e delle materie prime critiche.

Il peso del comparto automotive nell'industria manifatturiera slovacca resta senza equivalenti in Europa: gli stabilimenti di Volkswagen, Kia, Stellantis e Jaguar Land Rover, insieme all'indotto di componentistica che li circonda, rappresentano da soli una quota significativa del PIL nazionale. Per questo ogni segnale di ripresa o rallentamento nel settore auto si riflette quasi immediatamente sui dati industriali aggregati del Paese, più di quanto avvenga in altre economie europee con una base produttiva più diversificata. Il quadro resta dunque di sostanziale stabilità su livelli modesti, con l'industria automobilistica che continua a fare da traino ma senza riuscire, almeno per ora, a trascinare con sé l'intero comparto manifatturiero verso una crescita più solida.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Slovacca)

Ultima modifica: Lunedì 19 Ottobre 2026
Lunedì 19 Ottobre 2026

Tra ondate di calore e sradicamenti, la produzione vitivinicola francese 2026 scende ai minimi storici

La produzione viticola francese nel 2026 è stimata a meno di 34 milioni di ettolitri (mhl), precisamente circa 33,9 mhl al 1° settembre, secondo le stime pubblicate lunedì dal ministero dell'Agricoltura francese. Si tratta di un calo del 6% rispetto ai 35,9 mhl del 2025, già caratterizzato da una raccolta molto scarsa.

Se queste stime saranno confermate, il 2026 potrebbe diventare l'anno con la produzione di vino più bassa in Francia dal 1957, oltre a essere una delle raccolte più scarse degli ultimi 30 anni, come sottolinea Agreste, il servizio statistico del ministero dell'Agricoltura.

Rispetto alla media del periodo 2021-2025, la produzione del 2026 è inferiore del 17%. La diminuzione è dovuta a due fattori principali: da una parte la riduzione delle superfici vitate; dall'altra, il calo delle rese, fortemente penalizzate dalla siccità e dalle ondate di calore dell'estate 2026.

Agreste evidenzia tuttavia forti differenze tra le varie regioni francesi, per cui l'impatto delle condizioni climatiche non è stato uniforme sul territorio.

La situazione conferma una tendenza già emersa nel 2025: secondo l'Organizzazione internazionale della vigna e del vino (OIV), organismo che raccoglie le statistiche mondiali sulla produzione e sul consumo di vino, la Francia aveva registrato proprio nel 2025 la produzione più bassa dal 1957. Nel 2026, quindi, il settore rischia di stabilire un nuovo minimo storico consecutivo.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Marsiglia)

Ultima modifica: Lunedì 19 Ottobre 2026
Lunedì 19 Ottobre 2026

Eccellenza e Territorio: Le Opportunità dell'Olio EVO IGP Italiano in Canada

Il Canada rappresenta un mercato maturo, altamente competitivo e caratterizzato da una domanda costante di olio extravergine d'oliva. In assenza di una produzione interna significativa, il Paese soddisfa il proprio fabbisogno quasi esclusivamente tramite l'importazione, posizionando l'Italia tra i primissimi fornitori commerciali sia in termini di volume sia di valore. Tuttavia, la sfida principale per i produttori italiani non consiste nel far conoscere l'olio EVO in sé, bensì nel saper differenziare i prodotti ad alta gamma rispetto ai marchi già affermati e alla concorrenza di altri Paesi del bacino mediterraneo.

In questo contesto, le certificazioni di origine come l'IGP (Indicazione Geografica Protetta), unitamente alla garanzia di tracciabilità della filiera, rappresentano un fondamentale elemento di distinzione per i consumatori ed esperti attenti all'autenticità e alla qualità degli ingredienti. Il report evidenzia come i canali della ristorazione (HoReCa), i negozi gastronomici specializzati e il segmento gourmet costituiscano la vetrina più adatta per comunicare il valore del territorio e far apprezzare le specifiche qualità organolettiche dell'olio italiano d'eccellenza.

Tra i principali spunti e le direttrici strategiche per le imprese italiane si segnalano:

  • L'Ontario come rampa di lancio: Con l'area della Greater Toronto (GTA), l'Ontario costituisce il bacino d'ingresso ideale per la promozione collettiva, grazie all'elevata concentrazione di importatori, distributori, una radicata comunità italo-canadese e un dinamico settore della ristorazione.
  • Valorizzazione ed educazione al consumo: Per superare la sola competizione sul prezzo tipica della grande distribuzione convenzionale, la strategia vincente richiede un'attività informativa costante, affiancata da degustazioni guidate ed eventi con chef.
  • Sinergie e networking sul territorio: La partecipazione ad appuntamenti di settore come SIAL Canada e RC Show, unita alle iniziative promozionali dell'ICCO Canada come il gala Pentola d'Oro, offre un canale di contatto diretto con i principali operatori e buyer del mercato locale.

Lo studio completo offre una panoramica approfondita sui dati dell'interscambio bilaterale, sulla struttura competitiva e sulle raccomandazioni operative per le imprese italiane intenzionate a consolidare la propria presenza in Nord America.

(Analisi a cura della Camera di Commercio Italiana dell'Ontario Canada (ICCO Canada)

Ultima modifica: Lunedì 19 Ottobre 2026
Mercoledì 14 Ottobre 2026

Nautica da diporto e superyacht: le tendenze del mercato e il ruolo delle imprese italiane

La Costa Azzurra si conferma uno dei principali poli internazionali per la nautica da diporto e il superyachting. Le edizioni di settembre 2026 del Cannes Yachting Festival (8-13 settembre) e del Monaco Yacht Show (23-26 settembre) hanno riunito cantieri, progettisti, produttori di componentistica e fornitori di servizi, evidenziando le principali tendenze del settore e il posizionamento dell'industria italiana.

La presenza delle imprese italiane nei due appuntamenti ha confermato la capacità della filiera nazionale di competere sui mercati internazionali attraverso competenze manifatturiere, design, innovazione tecnologica e soluzioni personalizzate. Accanto ai grandi cantieri, operano infatti aziende specializzate in componentistica, sistemi di propulsione, accessori, materiali, allestimenti e servizi per la nautica.

Efficienza energetica e nuove modalità di utilizzo: le tendenze del settore

Il Cannes Yachting Festival, con circa 700 imbarcazioni e 680 espositori, ha rappresentato un osservatorio sulle trasformazioni della nautica da diporto. Alla crescente domanda di comfort e personalizzazione si affianca una maggiore attenzione all'efficienza energetica e alla sostenibilità, con un impiego sempre più diffuso di propulsioni ibride ed elettriche, pannelli solari, materiali innovativi e tecnologie per l'ottimizzazione dei consumi.

Sta cambiando anche il rapporto con la proprietà dell'imbarcazione. Accanto alle formule tradizionali si stanno sviluppando modalità di utilizzo alternative, tra cui charter, boat club e proprietà condivisa. Una parte della domanda mostra inoltre un interesse crescente per l'esperienza di navigazione, il benessere a bordo e la multifunzionalità degli spazi.

Tra le principali novità presentate a Cannes figurano quelle di Ferretti Group, presente con i propri marchi e diverse anteprime mondiali, di Azimut, con modelli come il Fly 70 e il Grande 44M, e di Sanlorenzo, che ha presentato al pubblico internazionale il modello SHE.

La partecipazione italiana ha coinvolto anche numerose imprese specializzate, attive in segmenti che comprendono componentistica, propulsione, accessori, tender, soluzioni per il comfort e servizi portuali. Si tratta di attività che contribuiscono alla competitività della filiera nazionale e alla sua capacità di rispondere alle esigenze di un mercato internazionale diversificato.

Superyacht: innovazione e nuove esigenze degli armatori

Il Monaco Yacht Show, con circa 120 superyacht e oltre 560 espositori, ha posto al centro il segmento delle grandi imbarcazioni e l'intera catena del valore: progettazione, costruzione, brokerage, refit, gestione e servizi per gli armatori.

Anche in questo comparto, sostenibilità ed efficienza energetica assumono un ruolo crescente. Le propulsioni ibride e diesel-elettriche, i sistemi intelligenti di gestione dell'energia e le tecnologie digitali trovano sempre più spazio nella progettazione delle nuove unità.

Parallelamente, evolve il concetto di lusso nautico. Alla ricerca di esclusività si affiancano una maggiore attenzione alla qualità degli spazi, alla privacy, al benessere e alla funzionalità. Si registra inoltre interesse per gli yacht da esplorazione e per le imbarcazioni progettate per navigazioni di lunga durata e destinazioni meno accessibili.

La cantieristica italiana ha confermato la propria presenza anche in questo segmento. Ferretti Group ha presentato tre nuove unità: il Riva 54Metri, il CRN Amor à Vida e il Custom Line Navetta 35. Il CRN Amor à Vida integra un sistema di propulsione ibrida e un sistema di recupero del calore, a testimonianza dell'integrazione delle soluzioni tecnologiche nei nuovi progetti.

La filiera italiana tra qualità, design e innovazione

La presenza ai saloni di Cannes e Monaco evidenzia il ruolo della nautica tra i comparti del Made in Italy capaci di combinare industria, design e manifattura. La competitività del settore non dipende soltanto dai grandi cantieri, ma da una filiera articolata che comprende progettisti, ingegneri, produttori di componenti, materiali e accessori, aziende specializzate in refit e manutenzione, operatori portuali e fornitori di servizi.

Questa struttura consente alle imprese italiane di sviluppare soluzioni personalizzate e rispondere all'evoluzione della domanda internazionale. La crescente attenzione alla sostenibilità, all'efficienza energetica e alla digitalizzazione individua ambiti di sviluppo nei quali le competenze tecniche e le lavorazioni specialistiche della filiera possono assumere un ruolo rilevante.

Cannes e Monaco rappresentano quindi due osservatori privilegiati sulle dinamiche della nautica internazionale. Per le imprese italiane, la capacità di presidiare questi mercati e di valorizzare le competenze dell'intera filiera costituisce un elemento importante per consolidare il posizionamento nei segmenti a maggiore valore aggiunto.

(Contributo editoriale a cura della Chambre de Commerce Italienne Nice, Sophia-Antipolis, Cote d'Azur)

Ultima modifica: Mercoledì 14 Ottobre 2026
Giovedì 17 Settembre 2026

La trasformazione della difesa polacca apre nuovi spazi per le imprese italiane

La Polonia è oggi uno dei Paesi europei che investono di più nella difesa, sia in termini assoluti sia in rapporto al PIL. Secondo i dati NATO e le analisi più recenti, Varsavia prevede una spesa core per la difesa pari a circa 53 miliardi di euro nel 2026, corrispondente a circa il 4,7% del PIL. Il dato colloca la Polonia tra i principali investitori europei nel settore, in un contesto in cui la sicurezza del fianco orientale della NATO, la guerra in Ucraina, la necessità di ricostituire stock militari e la crescente attenzione verso capacità produttive europee stanno ridefinendo le priorità industriali del continente.

Il mercato polacco non è tuttavia rilevante solo per il volume della spesa. Negli ultimi anni la strategia di Varsavia sta cambiando: accanto all’acquisto di grandi sistemi d’arma dall’estero, cresce l’attenzione verso produzione locale, trasferimento tecnologico, rafforzamento delle filiere nazionali e partnership con fornitori europei. Dal 2022 gli acquisti da imprese polacche e dell’Europa centro-orientale sono aumentati in modo significativo, con una forte accelerazione nei comparti considerati essenziali per la resilienza industriale: munizionamento, droni, sistemi anti-drone, difesa aerea, elettronica, comunicazioni, veicoli, manutenzione, componentistica e supporto logistico.

L’industria nazionale della difesa e dell’aerospazio sta assumendo una centralità crescente nel quadro europeo. Grandi gruppi come Leonardo, Fincantieri, Iveco Defence Vehicles, Elettronica, MBDA Italia, Avio Aero e numerose PMI altamente specializzate rappresentano una filiera articolata, capace di coprire segmenti ad alto valore aggiunto: elicotteri, aerostrutture, elettronica, sensoristica, radar, avionica, sistemi navali, veicoli speciali, comunicazioni sicure, cybersecurity, spazio, simulazione, formazione, componentistica meccanica di precisione e tecnologie dual-use.

In Polonia esiste già una base significativa di collaborazione industriale con l’Italia. Un esempio particolarmente rilevante è rappresentato da PZL-Świdnik, società del gruppo Leonardo, attiva nel comparto elicotteristico e parte integrante dell’ecosistema industriale polacco. Questa presenza costituisce un punto di riferimento concreto per comprendere come il rapporto tra Italia e Polonia nel settore difesa non sia limitato all’esportazione, ma possa includere produzione locale, competenze industriali, manutenzione, sviluppo tecnologico e integrazione nelle supply chain europee.

Il quadro europeo rende questo momento ancora più rilevante. La crescente attenzione dell’Unione Europea verso strumenti comuni di finanziamento della difesa, procurement congiunto, rafforzamento della base industriale europea e maggiore autonomia strategica crea nuove opportunità per imprese in grado di operare su scala transnazionale. La Polonia, per dimensione della spesa e urgenza dei programmi di modernizzazione, è uno dei mercati in cui questi strumenti possono avere l’impatto più significativo.

Per le imprese italiane, il punto centrale è che il mercato polacco della difesa richiede oggi un approccio diverso rispetto al passato. Non è più sufficiente presentarsi come semplici fornitori esteri. La direzione del mercato va verso partnership industriali, presenza locale, collaborazione con aziende polacche, trasferimento di competenze, capacità di manutenzione e supporto sul territorio, adattamento dell’offerta alle esigenze operative delle forze armate polacche e integrazione in programmi europei più ampi.

Le opportunità più concrete per le imprese italiane riguardano diversi livelli della filiera. I grandi gruppi possono competere su sistemi complessi, piattaforme, integrazione tecnologica, programmi aerospaziali, navali, terrestri e cyber. Le PMI possono invece inserirsi come fornitori specializzati in componenti, sottosistemi, lavorazioni meccaniche, elettronica, sensoristica, materiali, software, simulazione, manutenzione, testing, certificazione, sicurezza delle comunicazioni, sistemi anti-drone e soluzioni per l’impiego dual-use.

Un ulteriore spazio di interesse riguarda le tecnologie trasversali. L’evoluzione dei conflitti recenti ha aumentato la domanda di sistemi flessibili, rapidamente scalabili e relativamente meno costosi rispetto alle grandi piattaforme tradizionali. Droni, contromisure anti-drone, sistemi di sorveglianza, sensori, intelligenza artificiale applicata, cyber defence, comunicazioni resilienti, logistica intelligente, manutenzione predittiva e protezione delle infrastrutture critiche stanno diventando aree di investimento prioritarie. In molti di questi ambiti, le aziende italiane possono offrire competenze tecnologiche avanzate e soluzioni adattabili alle esigenze del mercato polacco.

La Polonia è oggi uno dei mercati più interessanti in Europa per difesa, sicurezza, aerospazio e dual-use, ma anche uno dei più competitivi. Le imprese italiane che intendono cogliere le opportunità aperte dalla modernizzazione militare polacca dovranno muoversi con una strategia di medio periodo, valorizzando qualità tecnologica, affidabilità, interoperabilità NATO, capacità di personalizzazione e disponibilità a costruire collaborazioni locali. I comparti potenzialmente più coinvolti sono aerospazio, elicotteristica, elettronica per la difesa, radar, comunicazioni, cybersecurity, componentistica meccanica, veicoli speciali, sistemi unmanned, sensoristica, software, materiali avanzati, logistica, manutenzione e formazione tecnica. In prospettiva, il mercato polacco può diventare non solo un’importante destinazione commerciale per l’industria italiana della difesa, ma anche una piattaforma di collaborazione industriale per l’intera Europa centro-orientale, l’area baltica e i futuri programmi collegati alla sicurezza e alla ricostruzione dell’Ucraina.

(Contributo editoriale a cura della  Camera di Commercio e Industria Italiana in Polonia)

Ultima modifica: Giovedì 17 Settembre 2026
Giovedì 17 Settembre 2026

Ganfeng rafforza la presenza nel litio con un nuovo accordo da 180 milioni di dollari

La società cinese Ganfeng Lithium e Lithium Argentina hanno raggiunto un accordo definitivo per consolidare in una nuova joint venture, impresa congiunta, tre progetti di estrazione di litio nella provincia di Salta, nell’ambito dello sviluppo del bacino Pozuelos-Pastos Grandes. Contestualmente, Ganfeng ha annunciato un investimento strategico di 180 milioni di dollari in Lithium Argentina attraverso un prestito obbligazionario convertibile della durata di sei anni.

La nuova joint venture riunirà i progetti Pozuelos-Pastos Grandes, Pastos Grandes e Sal de la Puna in un unico sviluppo integrato. Ganfeng deterrà il 67% della società e Lithium Argentina il restante 33%, con l’obiettivo di sviluppare progressivamente una capacità produttiva complessiva di circa 150.000 tonnellate annue di carbonato di litio equivalente attraverso tre fasi. Il progetto prevede inoltre l’utilizzo di infrastrutture condivise e un processo comune di sviluppo e finanziamento.

L’operazione conferma il crescente interesse internazionale per le risorse minerarie argentine e, in particolare, per litio, considerato una materia prima strategica per la produzione di batterie e per la transizione energetica. Secondo le società coinvolte, gli investimenti storicamente effettuati da Ganfeng e Lithium Argentina nel settore nel Paese superano complessivamente 1,8 miliardi di dollari.

La provincia di Salta, insieme a Jujuy e Catamarca, si conferma così uno dei principali poli argentini per lo sviluppo della filiera del litio. Il consolidamento dei progetti potrebbe favorire nuovi investimenti in infrastrutture, tecnologie, servizi e logistica, creando opportunità anche per imprese internazionali specializzate nella filiera mineraria, nell’ingegneria, nell’automazione e nelle tecnologie ambientali.

L’avanzamento del progetto rafforza inoltre il ruolo dell’Argentina nel mercato globale dei minerali strategici.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana nella Repubblica Argentina)

Ultima modifica: Giovedì 17 Settembre 2026
Giovedì 17 Settembre 2026

La spesa dei turisti stranieri in Spagna cresce del 10,9% a luglio: l'Italia registra l'incremento più alto tra i principali mercati

La spesa totale dei turisti internazionali in Spagna ha raggiunto i 18.218 milioni di euro nel mese di luglio 2026, con un aumento del 10,9% rispetto allo stesso mese del 2025. Lo comunica l'Istituto Nazionale di Statistica (INE) nell'Encuesta de Gasto Turístico (EGATUR), pubblicata il 1° settembre 2026 (dati provvisori).

La spesa media per turista si è attestata a 1.579 euro (+5,9% su base annua), mentre la spesa media giornaliera è cresciuta del 3,7%, raggiungendo i 218 euro.

Nei primi sette mesi del 2026, la spesa cumulata dei turisti internazionali in Spagna ha toccato gli 82.054 milioni di euro, con un incremento del 7,8% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Il dato dell'Italia

Tra i principali paesi di origine dei turisti, l'Italia si distingue per la dinamica più intensa: la spesa dei turisti italiani in Spagna a luglio ha raggiunto 839 milioni di euro, con una crescita del 24,5% su base annua — il tasso di incremento più elevato tra tutti i mercati emittenti rilevati dall'INE, superando nettamente la media generale (+10,9%). Il dato assoluto posiziona il paese al quarto posto tra i principali paesi di origine in termini di spesa turistica.

La spesa media per turista italiano è stata di 1.170 euro (+6,5% annuo), mentre la spesa media giornaliera si è attestata a 175 euro, sostanzialmente stabile rispetto a luglio 2025 (variazione dello 0,0%). La durata media del soggiorno dei turisti italiani è stata di 6,7 giorni, anch'essa in crescita del 6,5%.

Gli altri principali mercati

Il Regno Unito si conferma il primo mercato per volume di spesa, con il 16,7% del totale (3.038 milioni di euro, +4,8%), seguito da Germania (9,6% del totale, 1.751 milioni di euro, +11,5%) e Francia (9,0% del totale, 1.644 milioni di euro, +12,6%).

Altri dati rilevanti

Per tipologia di spesa, la voce principale a luglio è stata l'alloggio (19,8% del totale, +6,7%), seguita da pacchetto turistico (19,3%, +19,0%) e trasporto internazionale (19,2%, +12,8%). Il 62,5% della spesa totale è stata generata da turisti alloggiati in strutture alberghiere (+7,8%). Per motivo del viaggio, il turismo di piacere ha generato l'89,2% della spesa totale (+8,9%).

Tra le comunità autonome di destinazione, le Isole Baleari restano la prima meta per spesa (22,8% del totale), seguite da Catalogna (20,4%) e Andalusia (14,8%), quest'ultima con la crescita più marcata (+23,4%).

Fonte: Instituto Nacional de Estadística (INE), Encuesta de Gasto Turístico (EGATUR) — Julio 2026, datos provisionales (1 settembre 2026).

(Contributo editorisle a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna)

Ultima modifica: Giovedì 17 Settembre 2026