Notizie mercati esteri

Giovedì 17 Settembre 2026

Il rafforzamento del colón in Costa Rica: effetti e conseguenze sull’economia e sulle imprese

Negli ultimi quattro anni il Costa Rica ha registrato un significativo rafforzamento della propria valuta, il colón, nei confronti del dollaro statunitense. La variazione del tasso di cambio ha avuto ripercussioni rilevanti sui consumatori, sulle imprese importatrici ed esportatrici, sul settore turistico e sulle decisioni di investimento, modificando in parte gli equilibri di competitività dell’economia costaricana.

Un rafforzamento significativo della valuta

Nel 2022 il tasso di cambio si collocava intorno ai ₡690 per US$1, in un contesto caratterizzato da forti pressioni internazionali sui prezzi dell’energia e delle materie prime e da una generale forza del dollaro sui mercati internazionali.

Successivamente, il colón ha iniziato un processo di apprezzamento particolarmente significativo. Nel 2023 il cambio si è portato nell’area dei ₡530 per US$1, per raggiungere circa ₡510 nel 2024 e stabilizzarsi successivamente intorno ai ₡500 per US$1 nel 2025 e nel 2026.

I valori indicati sono approssimativi e arrotondati e vengono utilizzati per rappresentare la tendenza generale del mercato, non come quotazioni ufficiali riferite a una specifica giornata.

Nel complesso, il passaggio da circa ₡690 a circa ₡500 per dollaro significa che il dollaro ha perso circa il 28% del proprio valore espresso in colones rispetto al 2022. Considerando il rapporto inverso, il colón ha registrato un apprezzamento di circa il 38% nei confronti del dollaro nello stesso periodo.

Si tratta di una variazione significativa per un’economia come quella costaricana, fortemente integrata nei mercati internazionali e nella quale il dollaro svolge un ruolo importante nelle attività commerciali, finanziarie e turistiche.

Gli effetti sugli importatori e sui consumatori

Uno dei principali effetti del rafforzamento del colón riguarda le imprese che importano beni e servizi dall’estero.

Quando il dollaro si indebolisce rispetto alla valuta locale, l’acquisto di un prodotto denominato in dollari richiede un minore esborso in colones. Un importatore che nel 2022 doveva utilizzare circa ₡690 per acquistare US$1 oggi può effettuare la stessa operazione con circa ₡500.

Questo cambiamento può tradursi in una riduzione dei costi di importazione, soprattutto per le aziende che acquistano regolarmente prodotti, materie prime, macchinari o servizi fatturati in dollari.

L’effetto positivo può successivamente trasferirsi, almeno in parte, sui consumatori attraverso prezzi più competitivi. La portata di questo beneficio dipende tuttavia da diversi fattori, tra cui i costi di trasporto, le condizioni internazionali delle materie prime, i margini degli importatori e dei distributori e l’eventuale presenza di contratti stipulati precedentemente a condizioni di cambio differenti.

Il rafforzamento del colón ha quindi contribuito a migliorare il potere d’acquisto della valuta locale nei confronti dei beni importati, rappresentando un elemento favorevole per un Paese che presenta una significativa dipendenza dall’estero per numerose categorie di prodotti.

Le conseguenze per gli esportatori

La situazione è invece più complessa per le imprese costaricane che esportano e incassano i propri ricavi in dollari.

Un esportatore che riceve US$100.000 otteneva nel 2022 un controvalore di circa ₡69 milioni, considerando un cambio indicativo di ₡690 per dollaro. Con un cambio intorno a ₡500, lo stesso importo genera oggi un controvalore di circa ₡50 milioni.

A parità di ricavi in dollari, quindi, l’impresa dispone di una quantità sensibilmente inferiore di colones per sostenere i propri costi locali.

Questo fenomeno può incidere sui margini delle imprese esportatrici, soprattutto nei settori nei quali una parte importante dei costi – salari, affitti, servizi professionali e altri costi operativi – è sostenuta in valuta locale mentre i ricavi sono principalmente denominati in dollari.

L’impatto è tuttavia diverso a seconda del grado di esposizione valutaria dell’impresa. Le aziende che presentano sia ricavi sia costi in dollari sono maggiormente protette dal rischio di cambio, mentre quelle che incassano in dollari ma sostengono la maggior parte dei costi in colones sono maggiormente esposte.

Per questo motivo, la gestione del rischio valutario è diventata un elemento sempre più importante nella pianificazione finanziaria delle imprese costaricane.

Turismo e investimenti esteri

Il settore turistico rappresenta un altro ambito nel quale il rafforzamento del colón produce effetti contrastanti.

Per i turisti provenienti dagli Stati Uniti, che rappresentano una componente fondamentale del mercato turistico costaricano, il rafforzamento del colón può rendere alcune spese locali relativamente più costose se confrontate con il passato. Questo può influenzare il costo percepito di ristoranti, trasporti, servizi e altre attività turistiche.

D'altra parte, la stabilità macroeconomica e valutaria del Costa Rica costituisce un elemento importante per l’attrattività complessiva del Paese e può contribuire alla fiducia degli investitori internazionali.

Anche per gli investimenti esteri diretti il quadro presenta elementi positivi e negativi. Un investitore straniero che sostiene costi in colones può trovarsi di fronte a un aumento dei costi espressi nella propria valuta, mentre un’impresa che importa macchinari o beni di investimento denominati in dollari può beneficiare di condizioni più favorevoli.

L’effetto finale dipende quindi dalla struttura finanziaria dell’investimento, dalla valuta nella quale vengono generati i ricavi e dalla composizione dei costi.

Le opportunità per il Made in Italy

Per le imprese italiane interessate al mercato costaricano, il rafforzamento del colón può rappresentare un’opportunità soprattutto per le esportazioni verso il Costa Rica.

La maggiore capacità di acquisto della valuta locale nei confronti del dollaro può favorire gli operatori costaricani che acquistano prodotti internazionali e, indirettamente, migliorare le condizioni per l’introduzione di prodotti italiani sul mercato.

Le opportunità possono riguardare diversi comparti del Made in Italy, tra cui macchinari e tecnologie, prodotti agroalimentari, vini e bevande, arredamento, design, moda, componentistica e beni di consumo di fascia medio-alta.

Per gli importatori costaricani, inoltre, l’evoluzione del cambio può facilitare la gestione finanziaria degli acquisti internazionali, soprattutto quando le operazioni commerciali sono effettuate in dollari.

Tuttavia, il vantaggio valutario non deve essere considerato automaticamente come una riduzione dei prezzi finali dei prodotti italiani. Nel caso di merci provenienti dall’Italia, infatti, il rapporto euro-colón rimane determinante. Il rafforzamento del colón nei confronti del dollaro non equivale necessariamente a un analogo rafforzamento nei confronti dell’euro.

Per le imprese italiane che operano sul mercato costaricano sarà quindi importante monitorare non soltanto il rapporto colón/dollaro, ma anche l’evoluzione del cambio euro/colón, oltre alle condizioni di finanziamento, ai costi logistici e alla domanda interna.

Un nuovo scenario per le imprese italiane già presenti in Costa Rica

Per le imprese italiane già operative in Costa Rica, il rafforzamento del colón richiede una valutazione attenta della struttura dei costi e dei ricavi.

Un’impresa che realizza ricavi in colones ma deve trasferire utili o sostenere obblighi finanziari in euro può trovarsi in una situazione differente rispetto a un’impresa che realizza ricavi in dollari.

Anche la determinazione dei prezzi deve tenere conto della volatilità valutaria. Contratti di medio e lungo periodo, importazioni, finanziamenti e pagamenti internazionali possono infatti essere influenzati significativamente dalle oscillazioni dei cambi.

In questo contesto, strumenti di copertura del rischio valutario e una maggiore diversificazione delle valute utilizzate nelle operazioni commerciali possono assumere un'importanza crescente.

Il ruolo della politica monetaria

Il rafforzamento del colón è stato determinato da una combinazione di fattori, tra cui l’evoluzione dei flussi di valuta estera, le condizioni finanziarie internazionali, il comportamento degli operatori sul mercato cambiario e la politica monetaria adottata dal Banco Central de Costa Rica (BCCR).

Il contesto macroeconomico del Paese ha inoltre beneficiato negli ultimi anni di una significativa presenza di investimenti esteri, di esportazioni di beni e servizi e di importanti entrate legate al turismo.

Il rafforzamento della valuta, pur contribuendo a ridurre il costo delle importazioni e le pressioni inflazionistiche derivanti dall’estero, presenta quindi anche alcune criticità. Un colón particolarmente forte può infatti ridurre la competitività in termini di prezzo delle imprese esportatrici e aumentare i costi relativi del Costa Rica per alcuni visitatori stranieri.

La sfida per le autorità economiche consiste pertanto nel mantenere condizioni di stabilità macroeconomica evitando che un apprezzamento eccessivo della valuta penalizzi la competitività internazionale del Paese.

Prospettive per il commercio Costa Rica–Italia

Per i rapporti economici tra Costa Rica e Italia, l’attuale scenario valutario rappresenta un elemento da monitorare con attenzione.

Il Costa Rica continua a offrire opportunità interessanti per le imprese italiane grazie alla stabilità istituzionale, alla presenza di un sistema produttivo orientato ai mercati internazionali, agli investimenti esteri e a una domanda crescente di prodotti e servizi ad alto valore aggiunto.

Il rafforzamento del colón può facilitare alcune categorie di importazioni e migliorare la capacità degli operatori locali di acquistare beni e tecnologie dall’estero. Per le imprese italiane, ciò può creare condizioni favorevoli per sviluppare nuove relazioni commerciali, trovare distributori locali o consolidare la propria presenza sul mercato.

Allo stesso tempo, sarà necessario considerare con attenzione il rischio valutario e la differenza tra il rapporto colón/dollaro e quello euro/colón, evitando di valutare la competitività dei prodotti italiani esclusivamente sulla base dell’andamento del dollaro.

Conclusioni

Il rafforzamento del colón rappresenta una delle trasformazioni economiche più rilevanti registrate dal Costa Rica negli ultimi anni. Il passaggio da un livello indicativo di circa ₡690 per US$1 nel 2022 a circa ₡500 nel 2025-2026 evidenzia un cambiamento significativo delle condizioni valutarie del Paese.

Per i consumatori e gli importatori, il fenomeno ha generalmente prodotto effetti favorevoli, aumentando il potere d’acquisto della valuta locale nei confronti dei beni denominati in dollari. Per gli esportatori, invece, il rafforzamento della valuta rappresenta una sfida, poiché riduce il controvalore in colones dei ricavi ottenuti in dollari.

Per le imprese italiane, il nuovo scenario può offrire opportunità interessanti sul fronte delle esportazioni di prodotti e tecnologie verso il Costa Rica, ma richiede al tempo stesso una gestione attenta del rischio di cambio e una valutazione complessiva del rapporto euro/colón.

In prospettiva, l’evoluzione del tasso di cambio continuerà quindi a essere un indicatore importante per valutare la competitività del Costa Rica, le dinamiche dell’interscambio commerciale e le opportunità di investimento e collaborazione economica tra Costa Rica e Italia.

Fonti: Banco Central de Costa Rica (BCCR), serie storiche del tasso di cambio e informazioni macroeconomiche; Promotora del Comercio Exterior de Costa Rica (PROCOMER), dati sul commercio estero; Instituto Costarricense de Turismo (ICT), dati sul turismo; Instituto Nacional de Estadística y Censos (INEC), indicatori economici; Eurostat e ISTAT, dati relativi all’interscambio commerciale tra Italia e Costa Rica. I valori relativi al tasso di cambio riportati nell’articolo sono approssimativi e arrotondati e hanno finalità esclusivamente informative.

(Contributo editoriale a cura della Cámara de Industria y Comercio Ítalo-Costarricense)

Ultima modifica: Giovedì 17 Settembre 2026
Giovedì 17 Settembre 2026

NFYA: opportunità per le imprese italiane nei grandi investimenti argentini

La crescita dei grandi progetti di investimento in Argentina, sostenuti dal RIGI (Regime di Incentivo per Grandi Investimenti), sta creando nuove opportunità per le imprese locali specializzate in infrastrutture, energia e tecnologie industriali. Tra queste si distingue INFYA, azienda argentina specializzata in ingegneria elettrica, automazione industriale e produzione di E-Houses, strutture elettriche modulari utilizzate in impianti industriali complessi. L’azienda sta beneficiando dello sviluppo di importanti progetti nei settori del litio, rame, Vaca Muerta, oil & gas e infrastrutture energetiche.

Un punto di forza di INFYA è il suo ruolo di contractor EPC (Engineering, Procurement & Construction), che le permette di gestire diverse fasi dei progetti: dalla progettazione alla produzione, dalla fornitura delle apparecchiature all’automazione, fino all’installazione e alla messa in servizio. La capacità di integrare diverse competenze e di collaborare con partner tecnologici specializzati consente all’azienda di offrire soluzioni complete per progetti industriali di elevata complessità.

La crescita degli investimenti legati al RIGI rappresenta anche un’opportunità per la filiera tecnologica internazionale. Il regime favorisce infatti il ricorso a fornitori locali competitivi, creando le condizioni per lo sviluppo di partnership industriali e catene di fornitura. In questo contesto, aziende come INFYA possono rappresentare un punto di ingresso per le tecnologie italiane nel mercato argentino, attraverso accordi di fornitura, subfornitura e collaborazione industriale.

Le opportunità riguardano in particolare le imprese italiane attive nell’automazione industriale, componentistica elettrica, meccatronica, energia e rinnovabili, mining, oil & gas, sistemi di controllo e strumentazione e ingegneria industriale. Per queste aziende, collaborare con contractor e integratori argentini già coinvolti nei grandi progetti può permettere di entrare nel mercato senza assumere necessariamente il ruolo di contractor principale. L’Italia può infatti partecipare come technology provider, subfornitore o partner industriale, portando nei progetti argentini il proprio know-how e la propria capacità tecnologica.

(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Italiana de Rosario)

Ultima modifica: Giovedì 17 Settembre 2026
Giovedì 17 Settembre 2026

“Ciò che era eccezionale è diventato la norma”: vendemmie precoci… e molto incerte sui volumi

Le vendemmie 2026 in Francia hanno un carattere eccezionale: la raccolta è iniziata con un anticipo inedito, da 3 a 6 settimane rispetto a quindici anni fa, a causa di un inverno molto mite e di una primavera e un’estate particolarmente calde e secche. In alcune zone, come Champagne e Beaujolais, la vendemmia è iniziata già a metà agosto e in alcuni casi era quasi terminata alla fine del mese. A Bordeaux, la raccolta dei vini bianchi secchi è già conclusa e quella dei rossi è iniziata.

Per quanto riguarda la qualità, le prospettive sono positive. Secondo Jean-Marie Fabre, presidente dei Vignerons indépendants de France, non dovrebbe esserci un'annata qualitativamente negativa. Lo stato sanitario delle uve è buono, grazie alla scarsa presenza di malattie, funghi e parassiti, e il 2026 potrebbe presentare una « Il 2026 potrebbe essere caratterizzato da una qualità piuttosto generalizzata». La principale incognita riguarda invece i volumi di produzione. Le prime informazioni indicano una vendemmia da media a bassa, con forti differenze tra regioni, vigneti, terreni ed età delle viti. La siccità è particolarmente preoccupante: in alcuni vigneti non è caduta una sola goccia d’acqua dall’inizio di giugno, causando acini più piccoli e meno ricchi d’acqua e possibili perdite, soprattutto nelle viti giovani. Al 28 agosto, il Ministero dell’Agricoltura indicava 57 dipartimenti in cui la viticoltura era tra le produzioni più colpite dalla siccità. Non è ancora possibile stabilire una stima nazionale affidabile: secondo Fabre, « È totale incertezza ».La produzione potrebbe inoltre essere ulteriormente ridotta dagli eventi meteorologici estremi, come temporali, grandine e trombe d’aria, tra cui quella verificatasi recentemente nell’Aude. Nel Var, gli incendi hanno creato anche il rischio di “sentori di fumo”: le uve esposte al fumo possono sviluppare aromi indesiderati dopo la vinificazione, rendendo il vino non commercializzabile. Alcune superfici non saranno quindi raccolte, anche se probabilmente meno rispetto all’Aude nel 2025. Il settore deve inoltre affrontare una persistente carenza di manodopera. Nonostante l’anticipo della vendemmia, molti posti sono rimasti vacanti, rendendo la raccolta più lunga e rischiando di impedire la vendemmia nel momento ottimale. Le condizioni di lavoro sono ulteriormente aggravate dalle forti temperature e dalla fatica dei viticoltori. Infine, il problema principale per il futuro è la ripetizione degli eventi climatici estremi. Jean-Marie Fabre afferma che «ciò che era eccezionale è diventato la norma» e chiede una vera e propria «modalità commando per il clima». Cioè misure concrete di adattamento al cambiamento climatico, e non soltanto aiuti economici per riparare i danni dopo che si sono verificati. La richiesta arriva mentre il governo francese deve annunciare, prossimamente le nuove misure di sostegno all’agricoltura.

Come riferimento, nel 2025 la produzione viticola francese era stata stimata in 36 milioni di ettolitri, cioè -16% rispetto alla media dei cinque anni precedenti.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Marsiglia)

Ultima modifica: Giovedì 17 Settembre 2026
Giovedì 17 Settembre 2026

«Almeno il 25% delle imprese del settore è in perdita»: i ristoratori lanciano l’allarme

L’Unione dei mestieri e delle industrie dell’ospitalità (Union des métiers et des industries de l’hôtellerie) e l’Ordine dei dottori commercialisti (Ordre des experts-comptables) hanno lanciato un Osservatorio economico della ristorazione (Observatoire économique de la restauration), presentato nell’ambito degli Incontri degli imprenditori di Francia (Rencontres des Entrepreneurs de France - REF). Secondo Franck Chaumès, presidente nazionale del settore della ristorazione dell’Umih, si tratta di un barometro inedito che permette di misurare con precisione la situazione del settore.

Lo studio si basa sull’analisi dei bilanci del 2025 e delle dichiarazioni IVA del 2026 di quasi 40.000 imprese, appartenenti sia alla ristorazione tradizionale sia alla ristorazione rapida. Nel 2025, la redditività si è deteriorata più rapidamente dell’attività. Nella ristorazione tradizionale, l’avanzo lordo di gestione (excédent brut d’exploitation – EBE) è diminuito del 4,2%, mentre il risultato medio delle imprese è calato dell’11,8% rispetto al 2024. Nella ristorazione rapida, l’EBE è diminuito del 2,6% e il risultato medio del 7,1%. Soprattutto, almeno il 25% delle imprese di entrambi i settori è in perdita.

Questa situazione è dovuta principalmente all’aumento dei costi dell’energia, delle materie prime e, soprattutto, del lavoro. Per affrontare questi aumenti, i ristoratori hanno tre possibilità: ridurre la qualità, diminuire le quantità oppure aumentare i prezzi, con il rischio di perdere clienti. Di conseguenza, molti sono costretti a ridurre i propri margini di profitto.

Thierry Marx, presidente confederale dell’Umih, fornisce un esempio concreto: su un piatto venduto a 22 euro, nel migliore dei casi il ristoratore realizza soltanto 40 centesimi di profitto. Questa somma permette di pagare le spese e rimborsare i debiti, ma non è sufficiente per finanziare investimenti, per esempio nell’aria condizionata o nella riduzione dei consumi energetici.

La situazione è ulteriormente peggiorata nel 2026. Nel secondo trimestre del 2026, il fatturato medio della ristorazione tradizionale è diminuito del 6,5% rispetto al secondo trimestre del 2025. Inoltre, il risultato della ristorazione tradizionale nel 2025 era inferiore del 9,1% rispetto a quello del 2023, anche se l’attività complessiva dei ristoranti nel 2025 rimaneva superiore ai livelli del 2023.

Di fronte a questa situazione, Thierry Marx denuncia il rischio di una «degastronomizzazione della Francia» (dégastronomisation de la France), cioè di una progressiva perdita della qualità e dell’identità gastronomica francese. Esprime inoltre preoccupazione per la crescente industrializzazione della ristorazione, che potrebbe avvenire a scapito della qualità degli alimenti. Per questo motivo, difende l’importanza del «fatto in casa» (fait maison).

Infine, Thierry Marx critica il costo del lavoro in Francia, in particolare l’eccessiva differenza tra salario lordo e salario netto dei dipendenti della ristorazione e i costi a carico delle imprese, che considera più elevati rispetto a Spagna e Italia. Secondo lui, questa situazione potrebbe ridurre l’attrattività turistica della Francia. In vista delle elezioni, invita quindi i futuri dirigenti del Paese a prendere in considerazione questi problemi.

 

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Marsiglia)

Ultima modifica: Giovedì 17 Settembre 2026
Giovedì 17 Settembre 2026

Il settore dello storage e delle batterie in Germania: crescita record del mercato e prospettive per l'indotto italiano

Il primo trimestre 2026 ha segnato un punto di svolta strutturale per il mercato tedesco dell'accumulo energetico. Secondo l'agenzia federale Germany Trade & Invest (GTAI), nei primi tre mesi dell'anno la capacità installata è cresciuta di oltre 2,2 gigawattora, portando il parco complessivo tedesco a 27,8 GWh distribuiti su circa 2,5 milioni di sistemi. Su base annua la capacità totale è aumentata del 38%, ma il dato più significativo riguarda la composizione della crescita: i grandi accumuli di scala industriale (Großbatteriespeicher) sono cresciuti del 119%, quelli commerciali del 58%, mentre il segmento residenziale — storicamente dominante — si è sostanzialmente stabilizzato. Il Bundesverband Solarwirtschaft (BSW-Solar), elaborando i dati del Marktstammdatenregister della Bundesnetzagentur, conferma la tendenza con una lettura ancora più marcata: nel segmento oltre 1 MWh il nuovo installato è cresciuto di circa il 270-290% rispetto al primo trimestre 2025, mentre gli accumuli commerciali (20 kWh–1 MWh) sono aumentati del 42%. Il mercato tedesco sta quindi migrando rapidamente dal behind-the-meter domestico verso l'infrastruttura di sistema, con implicazioni dirette sulla tipologia di componentistica richiesta.

Un comparto da 15,2 miliardi di euro

Sul piano economico, il Bundesverband Energiespeicher Systeme (BVES) quantifica il fatturato complessivo del comparto accumulo (elettrico e termico) in circa 15,2 miliardi di euro nel 2025, in netta ripresa rispetto agli 11,6 miliardi del 2024, con una previsione di 17,1 miliardi per il 2026 e un potenziale stimato fino a 19 miliardi. Il motore della crescita è il segmento infrastruttura di sistema (+72%, a 5,5 miliardi), seguito da Haushalt & Gebäude (+15%, a 7,5 miliardi) e Industria & Commercio (+20%, a 1,2 miliardi). Particolarmente interessante per i fornitori è il segmento degli accumuli termici ad alta temperatura per calore di processo, uscito dalla fase pilota: da 80 milioni di euro nel 2025 il BVES stima un potenziale 2026 compreso tra 180 e 230 milioni. Sul fronte industriale, il ZVEI (Zentralverband Elektrotechnik- und Elektronikindustrie) rileva che il mercato tedesco delle batterie ha raggiunto nel 2025 un volume di 22,4 miliardi di euro (+9%), con una produzione nazionale record di 8,1 miliardi (+11%) e un balzo del 28% nelle sole batterie agli ioni di litio (4,6 miliardi).

Batterie: cresce la domanda di una filiera europea

È proprio nella struttura di questo mercato che si apre lo spazio per l'indotto italiano. Il ZVEI segnala con preoccupazione che le importazioni tedesche di batterie hanno raggiunto i 22 miliardi di euro, di cui circa 11 miliardi dalla sola Cina (+25%), mentre l'export tedesco si è fermato a 7,8 miliardi. Il presidente del Fachverband Batterien, Christian Rosenkranz, ha esplicitamente indicato come a rischio non l'approvvigionamento in sé, ma la competitività e la resilienza dell'ecosistema batterie europeo. La risposta politica — sostenuta dall'obiettivo UE di coprire almeno il 40% del fabbisogno annuo di celle con produzione interna entro il 2030 — genera una domanda strutturale di fornitori europei affidabili, esattamente il posizionamento naturale della meccanica di precisione e dell'elettronica di potenza italiane. Il Fraunhofer ISI stima che la Germania possa concentrare da sola circa 400 GWh di capacità produttiva di celle, oltre un quarto del totale europeo, pur segnalando che circa due terzi dei progetti annunciati sono ancora in fase di pianificazione e soggetti a un tasso di realizzazione storicamente compreso tra il 60 e il 70%.

Dove si aprono le opportunità per le PMI italiane

Le opportunità concrete per le PMI italiane si concentrano su tre direttrici. La prima è la componentistica di sistema: un impianto BESS commerciale da 1 MWh costa oggi tra 300 e 450 EUR/kWh chiavi in mano, di cui solo 150-250 EUR/kWh sono riconducibili alle celle; il resto è elettronica di potenza, trasformatori, integrazione, quadristica e opere accessorie, segmenti dove il valore aggiunto italiano è competitivo e dove la commoditizzazione asiatica non è ancora dominante. La seconda è la meccanica di produzione: la costruzione delle gigafactory tedesche richiede impianti di rivestimento elettrodi, sistemi di assemblaggio, automazione di linea, controllo qualità ed end-of-line testing, ambiti in cui la filiera piemontese ed emiliana è già strutturata sull'automotive. La terza, meno presidiata, riguarda gli accumuli termici industriali e i sistemi di buffering per l'infrastruttura di ricarica pesante, segnalati dal BVES come mercati in accelerazione.

Il fattore critico per l'accesso resta il quadro regolatorio, che è al tempo stesso il principale acceleratore e il principale rischio del mercato. L'esenzione ventennale dagli oneri di rete prevista dal § 118 comma 6 EnWG per gli impianti allacciati entro agosto 2029 sta generando una forte pressione a investire nel breve periodo, ma la Bundesnetzagentur ha avviato da gennaio 2026 il procedimento AgNes per la riforma complessiva della tariffazione di rete, con possibile anticipazione del termine. Parallelamente, la disponibilità di capacità di allaccio è diventata il vero collo di bottiglia: a fine 2024 i gestori della rete di trasmissione avevano già ricevuto circa 650 richieste di connessione per grandi accumuli, per complessivi 226 GW di potenza, a fronte di appena 2,4 GW effettivamente in esercizio. La conseguenza è un passaggio diffuso dal principio cronologico a procedure di ripartizione e di first ready, first served: l'azienda italiana che fornisce componenti deve quindi essere pronta a documentare tempi di consegna certi e conformità tecnica già in fase di autorizzazione del progetto.

Conformità e tracciabilità: requisiti per entrare nella filiera

Come già osservato nei comparti edilizia e idrotermosanitario, la conformità normativa è il vero passaporto commerciale. Per il settore storage ciò significa certificazione secondo VDE-AR-N 4105 e VDE-AR-N 4110 per l'allacciamento, Einheitenzertifikat e Anlagenzertifikat, conformità al Regolamento UE 2023/1542 sulle batterie e — con scadenza febbraio 2027 — predisposizione al Battery Passport, che imporrà la tracciabilità digitale della catena del valore. Le imprese italiane che sapranno anticipare questi requisiti, presentandosi al Mittelstand tedesco non come fornitori di prodotto ma come partner di sistema con documentazione digitale completa, troveranno in Germania un mercato che nei prossimi quattro anni dovrà moltiplicare più volte la propria capacità di accumulo e che, per ragioni di sicurezza industriale prima ancora che commerciali, ha un interesse strategico esplicito a diversificare i propri fornitori all'interno dell'Unione Europea.

 

FONTI

Germany Trade & Invest — GTAI (2026). Germany Books Record Increase in Energy Storage Batteries, 11.05.2026, Berlin. https://www.gtai.de/en/invest/industries/mobility/automotive-industry/ge...

Bundesnetzagentur für Elektrizität, Gas, Telekommunikation, Post und Eisenbahnen (2026). Stromspeicher — Häufig gestellte Fragen zu Netzanschluss, Betrieb und Netzentgelten; Auswertung des Marktstammdatenregisters (MaStR); Orientierungspunkte zu Speichernetzentgelten (Festlegungsverfahren AgNes), Bonn. https://www.bundesnetzagentur.de/DE/Fachthemen/ElektrizitaetundGas/Speic...

BVES — Bundesverband Energiespeicher Systeme e.V. (2026). BVES-Branchenanalyse 2026: Energiespeicherbranche in Deutschland, Marktstudie durchgeführt von 3EnergyConsulting (3EC), Berlin. https://www.bves.de/

BSW — Bundesverband Solarwirtschaft e.V. (2026). Rekordzubau bei Batteriespeichern, Auswertung von Daten der Bundesnetzagentur, 03.05.2026; Batteriespeicherkapazität binnen 4 Jahren verfünffacht, 12.01.2026, Berlin. https://www.solarwirtschaft.de/

ZVEI e.V. — Verband der Elektro- und Digitalindustrie, Fachverband Batterien (2026). Batterieproduktion erreicht Rekord — Branche warnt vor wachsender Abhängigkeit, Pressemitteilung, Juni 2026, Frankfurt am Main. https://www.zvei.org/presse-medien/pressebereich/batterieproduktion-erre...

Fraunhofer-Institut für System- und Innovationsforschung ISI (2026). Batterie-Update; Prognose für den Hochlauf der Batteriezellproduktion in Europa: Ein Risikobewertungsmodell, Karlsruhe. https://www.isi.fraunhofer.de/

Fraunhofer-Institut für Solare Energiesysteme ISE (2026). Jahresauswertung 2025 zur Stromerzeugung in Deutschland, Presseinformation, Freiburg im Breisgau. https://www.ise.fraunhofer.de/

BMWE — Bundesministerium für Wirtschaft und Energie (2025–2026). Energiewende direkt — Newsletter; Entwurf zum Strom-Versorgungssicherheits- und Kapazitätengesetz, Berlin. https://energiewende.bundeswirtschaftsministerium.de/

(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio Italo Tedesca - ITALCAM)

Ultima modifica: Giovedì 1 Ottobre 2026
Giovedì 17 Settembre 2026

Progetto di ammodernamento della linea ferroviaria Belgrado–Niš

Sono state recentemente pubblicate nuove opportunità di gara nell’ambito del Progetto di ammodernamento della linea ferroviaria Belgrado–Niš.

Il progetto rappresenta un importante investimento nella rete ferroviaria serba e rientra nel programma di ammodernamento del Corridoio Paneuropeo X, in conformità agli standard europei.

I seguenti bandi di gara sono stati pubblicati sulla TED:

  • Contratto per la supervisione dei lavori – TED 513244-2026
  • Bando di gara per i lavori – Sezione 3: Paraćin – Trupale – Medjurovo (Progettazione e Costruzione) – TED 538901-2026

Per maggiori dettagli, si invita a consultare la documentazione allegata.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Serba)

Ultima modifica: Giovedì 17 Settembre 2026
Martedì 15 Settembre 2026

Brasile e Italia, un nuovo ciclo dell’energia: tecnologia e cooperazione per trasformare le opportunità in investimenti

Il settore energetico sta attraversando una trasformazione che impone di conciliare esigenze solo apparentemente contraddittorie: rispondere a una domanda crescente, garantire sicurezza energetica, ridurre le emissioni, incorporare nuove tecnologie e preservare competitività e capacità di investimento. In questo scenario, il Brasile dispone di condizioni particolarmente favorevoli per assumere un ruolo di primo piano, mentre il rapporto con l’Italia offre complementarità industriali ancora in larga parte da sviluppare.

La dimensione del mercato brasiliano è significativa. Secondo l’Agenzia Nazionale del Petrolio, Gas Naturale e Biocombustibili (ANP), gli investimenti previsti nell’esplorazione e produzione di petrolio e gas raggiungono circa 120 miliardi di dollari nella fase produttiva tra il 2026 e il 2030. Nel maggio 2026 il Paese ha prodotto 4,301 milioni di barili di petrolio al giorno e 206,06 milioni di metri cubi giornalieri di gas naturale. Numeri che mobilitano una filiera molto più ampia dell’upstream: ingegneria, infrastrutture, cantieristica offshore, logistica, automazione, digitalizzazione, servizi specializzati e ricerca.

Allo stesso tempo, il Brasile possiede una delle matrici energetiche più rinnovabili tra le grandi economie mondiali. Nel 2025 le fonti rinnovabili hanno rappresentato quasi il 50% della matrice energetica e l’86,8% di quella elettrica. Petrolio, gas e transizione energetica non costituiscono quindi necessariamente percorsi contrapposti. Competenze, infrastrutture e capacità tecnologiche sviluppate dall’industria tradizionale possono diventare parte della costruzione del nuovo sistema energetico.

È qui che l’Italia può trovare uno spazio particolarmente interessante. La forza del sistema industriale italiano risiede nella capacità di trasformare conoscenza tecnica e specializzazione in soluzioni ad alto valore aggiunto: macchinari, automazione, componentistica, meccanica di precisione, sistemi di controllo, efficienza energetica e tecnologie ambientali. A questa competenza contribuisce una rete di piccole e medie imprese altamente specializzate, capaci di operare in nicchie industriali complesse.

Nel settore energetico, infatti, la competitività non può essere misurata soltanto sul prezzo iniziale. Affidabilità, durata, efficienza, manutenzione, disponibilità dei ricambi, assistenza tecnica, personalizzazione e tempi di fermo incidono sul costo complessivo di un investimento. È proprio in questa prospettiva di lungo periodo che qualità costruttiva, ingegneria e specializzazione possono diventare un vantaggio competitivo per la tecnologia italiana.

Dall’altra parte c’è un Brasile che combina scala continentale, risorse naturali, una sofisticata industria offshore, capacità scientifica e tecnologica e una forte domanda di infrastrutture e innovazione. La complementarità è evidente. La vera sfida consiste nel trasformarla in progetti.

Per farlo, occorre superare la tradizionale relazione tra esportatore e importatore. Entrare nel mercato brasiliano significa comprenderne la struttura industriale, i processi di acquisto, la regolamentazione, la fiscalità, la logistica e soprattutto individuare partner locali. Il potenziale maggiore risiede quindi in rapporti economici di lungo periodo: investimenti, integrazione delle catene di fornitura, trasferimento e sviluppo tecnologico, presenza produttiva e innovazione congiunta.

Esiste già una base importante: oltre 1.100 imprese italiane sono attive in Brasile e il Programma Esecutivo di Cooperazione Scientifica e Tecnologica Italia-Brasile 2026-2028 comprende settori come energie rinnovabili e materiali avanzati. In questo contesto, le istituzioni bilaterali possono svolgere un ruolo economico concreto, riducendo le asimmetrie informative e accompagnando le imprese dall’individuazione delle opportunità fino alla costruzione delle partnership.

Per il settore energetico, Rio de Janeiro rappresenta un punto privilegiato di questa connessione. Lo Stato concentra una parte fondamentale della produzione brasiliana di petrolio e gas e ospita operatori, fornitori, centri di ricerca, associazioni e decisori della filiera. È quindi un punto naturale d’incontro tra imprese italiane interessate al mercato brasiliano e aziende locali alla ricerca di tecnologia e partner internazionali.

Questa strategia sarà al centro anche della presenza della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria di Rio de Janeiro alla ROG.e 2026, dal 21 al 24 settembre al Riocentro. Lo spazio della Camera ospiterà due associate che rappresentano aspetti diversi della stessa filiera: HOMY, impresa italiana specializzata in strutture temporanee, sistemi di ponteggio e costruzioni modulari, ed Enterprise Logistics, società brasiliana a partecipazione italo-brasiliana attiva nella logistica internazionale per Offshore, Oil & Gas, Energia e Industria Pesante.

Ma l’orizzonte è già più ampio del petrolio. Biocombustibili, eolico, solare, efficienza energetica, idrogeno a basse emissioni, cattura e stoccaggio del carbonio, elettrificazione, digitalizzazione e nuove tecnologie offshore stanno creando ulteriori spazi di cooperazione. La transizione energetica è, prima di tutto, una trasformazione industriale: richiede infrastrutture, macchinari, ingegneria, ricerca, capitale e capacità di esecuzione.

Il Brasile offre scala, risorse, mercato e una delle frontiere offshore più sofisticate al mondo. L’Italia porta tecnologia, ingegneria, specializzazione produttiva e una consolidata cultura industriale. Trasformare questi elementi complementari in sviluppo richiede però presenza, conoscenza dei mercati e continuità.

Il futuro del rapporto economico tra i due Paesi si misurerà sempre meno nelle dichiarazioni d’intenti e sempre più nei progetti realizzati: una tecnologia che trova applicazione, un’impresa che incontra il partner giusto, un fornitore che entra in una nuova filiera, un investimento che si concretizza. In un settore in cui le decisioni di oggi definiranno infrastrutture e competitività per decenni, Brasile e Italia hanno un’opportunità concreta: costruire insieme una parte dell’energia del futuro.

(Contributo editoriale a cura della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria di Rio de Janeiro)

Ultima modifica: Venerdì 25 Settembre 2026
Giovedì 10 Settembre 2026

La Spagna segna un nuovo record turistico: 11,5 milioni di viaggiatori a luglio, il miglior dato di sempre

La Spagna ha registrato a luglio il miglior risultato turistico di sempre in un singolo mese, con 11,5 milioni di turisti internazionali, il 4,6% in più rispetto a luglio 2025. Il record riguarda anche la spesa: i visitatori stranieri hanno lasciato nel Paese 18,2 miliardi di euro, con una crescita del 10,9% su base annua. 

Il dato conferma il forte dinamismo del settore e rafforza le prospettive per il 2026, che potrebbe diventare il primo anno nella storia a superare la soglia dei 100 milioni di turisti internazionali. Nei primi sette mesi dell'anno sono già arrivati in Spagna 58,1 milioni di visitatori (+4,6%), generando una spesa complessiva di 82,1 miliardi di euro (+7,8%).  Particolarmente significativo è il fatto che la spesa stia crescendo più rapidamente degli arrivi. A luglio, la spesa media per turista ha raggiunto 1.579 euro (+5,9%), mentre quella giornaliera si è attestata a 218 euro (+3,7%). La durata media del soggiorno è stata di 7,23 giorni, in aumento del 2,2%.  

Il Regno Unito si conferma il principale mercato di provenienza, con 2,2 milioni di visitatori a luglio, seguito da Francia (1,58 milioni) e Germania (1,2 milioni).

La Catalogna si distingue come la principale destinazione spagnola per numero di turisti internazionali nei primi sette mesi del 2026, con 11,94 milioni di visitatori, il 2,9% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Seguono le Isole Baleari, con 9,16 milioni, e le Canarie, con 9,02 milioni. Anche a luglio la Catalogna si è confermata tra le destinazioni più attrattive: ha accolto 2,37 milioni di turisti stranieri, pari al 20,6% del totale nazionale, registrando una crescita dello 0,8% rispetto a luglio 2025

Ancora più rilevante è il dato relativo alla spesa turistica. A luglio i visitatori internazionali hanno speso in Catalogna 3,71 miliardi di euro, il 13% in più rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. La regione ha così concentrato il 20,4% della spesa turistica internazionale complessiva della Spagna. Nei primi sette mesi dell'anno, inoltre, la Catalogna ha rappresentato il 18,9% della spesa turistica internazionale totale, la quota più elevata tra tutte le comunità autonome.

Nel complesso, i dati mostrano come la Spagna non stia semplicemente attirando un numero crescente di visitatori, ma stia aumentando anche il valore economico generato dal turismo. Per le imprese straniere questo rappresenta un elemento particolarmente interessante, con opportunità che spaziano dall'hospitality e dalla ristorazione fino a trasporti, retail, eventi, cultura, servizi turistici, tecnologia ed esperienze ad alto valore aggiunto.

Per consultare i dati ufficiali: https://www.ine.es/dyngs/Prensa/EGATUR0726.htm?utm_source

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana - Barcellona)

Ultima modifica: Giovedì 15 Ottobre 2026
Giovedì 10 Settembre 2026

La crescita dell’economia francese rallenta a causa delle ondate di caldo

Il 28 agosto 2026, l’Insee ha rivisto al ribasso i dati sulla crescita francese. Il PIL è rimasto stagnante nel secondo trimestre 2026, correggendo la precedente stima di +0,2%. Anche il primo trimestre è stato rivisto al ribasso: il PIL è diminuito dello 0,2%, invece del precedente -0,1%.

La debolezza dell’economia è dovuta soprattutto alla riduzione della produzione agricola, causata dalle numerose ondate di calore dell’estate 2026, e all’aumento più forte del previsto dei prezzi dei servizi, in particolare nei trasporti. Secondo il ministro dell’Economia Roland Lescure, questi dati rappresentano il primo effetto concreto della difficile estate vissuta dalla Francia. Le conseguenze sulle raccolte agricole potrebbero essere molto pesanti in diverse regioni e potrebbero continuare a farsi sentire anche nel terzo trimestre.

A fine giugno, la crescita acquisita per il 2026 era soltanto dello 0,3%. L’obiettivo del governo di raggiungere una crescita dello 0,7% nel 2026 appare quindi ormai molto difficile da raggiungere. Secondo Hadrien Camatte, economista di Natixis CIB, l’obiettivo sembra «fuori portata»: per conseguirlo sarebbe necessaria una crescita dello 0,5% sia nel terzo sia nel quarto trimestre. Camatte sottolinea inoltre che la Francia ha evitato per poco una recessione tecnica nel primo semestre.

Anche la situazione delle famiglie è peggiorata. Nel secondo trimestre, il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito dello 0,6%, dopo il -0,2% del trimestre precedente. Il tasso di risparmio è sceso dal 17,9% al 17,2% del reddito disponibile lordo, segno che le famiglie hanno utilizzato una parte consistente dei propri risparmi per compensare la perdita di potere d’acquisto.

Un altro problema è l’inflazione. Nell’agosto 2026, i prezzi al consumo sono aumentati del 2,4% su base annua, dopo il 2,1% di luglio e l’1,8% di giugno. Secondo l’Insee, l’accelerazione è dovuta soprattutto all’aumento dei prezzi dell’energia, in particolare dei prodotti petroliferi. Nonostante questo, i consumi delle famiglie in beni sono rimasti relativamente solidi: a luglio sono aumentati dello 0,5% in volume, dopo il +0,6% di giugno.

Questi risultati complicano anche il raggiungimento dell’obiettivo di deficit pubblico del 5% del PIL nel 2026. La crescita più debole riduce le entrate pubbliche, mentre l’aumento dei tassi d’interesse, le spese militari e gli interventi di sostegno alle famiglie legati al conflitto in Medio Oriente pesano ulteriormente sui conti pubblici. Roland Lescure ha dichiarato di sperare di avvicinarsi il più possibile al 5%, ma ha ammesso che «non è affatto garantito».

Il primo ministro Sébastien Lecornu ha inoltre evidenziato le difficoltà legate alla situazione internazionale. La crisi di Ormuz non è ancora risolta e sta contribuendo a una crisi energetica destinata a durare, con conseguenze sulla crescita e sui mercati finanziari. Lecornu ha indicato anche una seconda fonte di incertezza: il disordine politico interno, in vista delle elezioni presidenziali francesi del 2027.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Marsiglia)

Ultima modifica: Giovedì 10 Settembre 2026
Giovedì 10 Settembre 2026

Lo shopping su internet sta diventando sempre più popolare in Serbia - 34,2 milioni di acquisti in tre mesi

Gli acquisti su internet in Serbia sono cresciuti nel secondo trimestre del 2026, con un significativo aumento del numero di pagamenti con carta ed elettroniche, ha annunciato la Banca Nazionale di Serbia. Nel secondo trimestre del 2026 sono stati effettuati 34,2 milioni di acquisti online, pari al 28,5% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Di questo numero, 24,45 milioni sono stati effettuati pagamenti in dinari, confermando la continua crescita degli acquisti online sia nella valuta nazionale che sul mercato interno, mentre 9,75 milioni di transazioni sono state effettuate su siti esteri.

I pagamenti in dinari, euro e dollari USA hanno rappresentato il 98,1% di tutti gli acquisti online nel secondo trimestre del 2026. Gli acquisti effettuati in dinari sono aumentati del 30,8%, cioè da 18,7 milioni a 24,5 milioni, mentre il loro valore totale è aumentato del 34,9%, da 56,5 miliardi a 76,3 miliardi di dinari.

Per quanto riguarda gli acquisti su siti esteri, rispetto al secondo trimestre del 2025, il numero di pagamenti in euro è aumentato del 34,7%, da 5,7 milioni a 7,7 milioni, con un valore che è aumentato del 23,8%, da 261,8 milioni di euro a 324,2 milioni di euro. D'altra parte, il numero di acquisti online in dollari USA è diminuito del 16,0%, da 1,7 milioni a 1,4 milioni, mentre il loro valore totale è aumentato dell'11,2%, da 60,9 milioni a 67,7 milioni di dollari rispetto al secondo trimestre del 2025.

Di tutti gli acquisti online effettuati nel secondo trimestre del 2026, più di due terzi (71,5%) sono stati realizzati nella valuta nazionale. Tali tendenze sono accompagnate dalla crescita del numero di negozi online nazionali, il cui numero a fine giugno di quest'anno ha raggiunto 6.278, il 21,4% in più rispetto alla fine del secondo trimestre del 2025, quando erano 5.171.

Questi dati non includono gli acquisti in contanti alla consegna, dato che la Banca Nazionale di Serbia non dispone di tali dati.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Serba)

Ultima modifica: Giovedì 10 Settembre 2026