Notizie mercati esteri

Martedì 16 Dicembre 2025

Stegra: la sfida dell’acciaio verde in Svezia

Stegra è una delle iniziative industriali più ambiziose della Svezia contemporanea: una grande fabbrica di acciaio verde in costruzione a Boden, nel nord del Paese, basata su idrogeno rinnovabile e tecnologie di riduzione diretta del ferro. Guidata dall’ex CEO di Scania, Henrik Henriksson, l’azienda vuole diventare un punto di riferimento europeo nella siderurgia a basse emissioni. Tuttavia, negli ultimi mesi il progetto si è confrontato con sfide finanziarie che stanno attirando l’attenzione del mondo industriale.

Costi in aumento e necessità di nuovi capitali

In primavera, Henriksson aveva dichiarato che la prima fase dello stabilimento fosse interamente finanziata. Una revisione interna realizzata durante l’estate ha però mostrato un quadro diverso: i costi del progetto sono aumentati di circa il 15%, rendendo necessaria una nuova raccolta di fondi per circa 10 miliardi di corone svedesi.

Il processo è stato più difficile del previsto. Gli investitori globali guardano oggi con maggiore prudenza ai progetti legati alla transizione ecologica, e il clima dei mercati si è raffreddato nei confronti delle cosiddette impact companies.

L’effetto Northvolt e la cautela dei finanziatori

Un elemento che ha pesato molto è ciò che in Svezia viene ormai chiamato “l’effetto Northvolt”.
Northvolt, un tempo considerata il fiore all’occhiello della green industry svedese, era un grande progetto per la produzione di batterie al litio. Dopo anni di difficoltà operative e ritardi, l’azienda è fallita, lasciando un segno profondo nella fiducia degli investitori verso i progetti industriali ad alta intensità di capitale.

Di conseguenza, banche e fondi oggi richiedono maggiore trasparenza, solide garanzie e una comunicazione più prudente. Per Stegra, che cerca di evitare paragoni con Northvolt, questo significa dover dimostrare con chiarezza la solidità dei propri conti e delle proprie tecnologie.

Il nodo del rischio Paese e la svolta del sostegno pubblico

Alla difficoltà del mercato si è aggiunta una percezione crescente di rischio Paese. Alcuni finanziatori stranieri hanno interpretato come segnale negativo la decisione del governo svedese di bloccare un finanziamento europeo precedentemente approvato per il progetto. Una mossa che, vista dall’estero, ha sollevato dubbi sulla stabilità del sostegno politico.

La situazione si è in parte chiarita nelle ultime settimane, quando l’Agenzia svedese per l’Energia ha annunciato un contributo di 390 milioni di corone nell’ambito del programma Industriklivet.
Si tratta di una somma modesta per un progetto di questa scala, ma il suo valore simbolico è notevole: indica che lo Stato svedese sostiene il progetto, riducendo il timore degli investitori.

Anche la partecipazione di un ministro a incontri con le banche ha contribuito a rafforzare questa percezione di impegno politico.

Una sfida che va oltre il finanziamento

Nonostante i passi avanti, Stegra deve ancora dimostrare di poter avviare una produzione stabile di acciaio verde, trovare clienti disposti a pagare un green premium e operare in sintonia con le politiche europee su emissioni e mercato ETS.

Il successo del progetto avrebbe un impatto significativo non solo su Boden, che ha investito molto nella sua realizzazione, ma anche sulla reputazione dell’industria verde svedese dopo un periodo di turbolenze.

Perché questa vicenda interessa le aziende italiane

Per le imprese italiane, il caso Stegra rappresenta molto più di una storia nazionale svedese. È un indicatore chiave di come si sta evolvendo l’industria verde europea. La domanda di acciaio a basse emissioni crescerà rapidamente nei settori dove l’Italia è particolarmente forte: automotive, meccanica, edilizia, tecnologie industriali.

Inoltre, la realizzazione di un impianto di questa dimensione genera un enorme indotto: forniture tecniche, componentistica, ingegneria, logistica, sistemi digitali, consulenza energetica. Le aziende italiane, già molto apprezzate in Svezia per competenze e qualità manifatturiera, possono trovare spazio in vari segmenti della catena del valore.

Stegra non è solo un progetto industriale: è un laboratorio della nuova economia europea, dove tecnologia, sostenibilità e capitale devono trovare un equilibrio. Comprendere questa dinamica può aiutare le imprese italiane a identificare opportunità, rischi e possibili aree di collaborazione in uno dei mercati più avanzati e innovativi del continente.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svezia)

Ultima modifica: Martedì 16 Dicembre 2025
Martedì 16 Dicembre 2025

Nuove opportunità per gli investitori internazionali in Argentina

L’Argentina sta attraversando una fase di rinnovato dinamismo economico, sostenuta da misure che migliorano la stabilità e l’attrattività del Paese per gli investitori stranieri. Tra le iniziative più rilevanti si distingue il Regime di Incentivi per Grandi Investimenti (RIGI), che garantisce fino a 30 anni di stabilità fiscale, giuridica e cambiaria per progetti nei settori energia, infrastrutture, industria manifatturiera, tecnologia e mining.

Parallelamente, nuove disposizioni del Banco Central favoriscono una maggiore flessibilità per la rimessa dei capitali e semplificano l’operatività degli investitori non residenti, contribuendo a un clima di maggiore fiducia e prevedibilità.

Il Paese registra inoltre un crescente interesse internazionale nei comparti agroindustriale, energie rinnovabili, biotecnologie e meccanica di precisione, confermandosi come piattaforma strategica per sviluppare progetti produttivi e partnership a medio-lungo termine.

In questo contesto, l’Argentina si posiziona oggi come uno dei mercati più promettenti dell’America Latina per imprese e investitori in cerca di nuove opportunità di espansione.

(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Italiana de Rosario)

Ultima modifica: Martedì 16 Dicembre 2025
Martedì 16 Dicembre 2025

Volo diretto Roma Houston di Ita ayrways

ITA Airways inaugurerà il primo collegamento diretto nella storia tra Roma e Houston il 1° maggio 2026, segnando un passo decisivo nel rafforzamento dei rapporti tra Italia e Stati Uniti. I voli, già in vendita, partiranno con tre frequenze settimanali nel mese di maggio per poi aumentare a cinque dal 1° giugno. La rotta sarà operata con Airbus A330-900.

La programmazione prevede partenze da Roma alle 10:20 con arrivo a Houston alle 15:40; il rientro decollerà dal George Bush Intercontinental Airport alle 18:10 con arrivo a Fiumicino il giorno successivo alle 11:50.

Per ITA Airways si tratta di un tassello strategico nell’espansione nel mercato nordamericano, che con Houston raggiunge nove destinazioni servite, sostenute anche dagli accordi di codeshare con United Airlines e Air Canada.

Il nuovo volo è stato accolto positivamente dalle istituzioni statunitensi, che ne sottolineano l’impatto economico e diplomatico. Fondamentale è stato inoltre il contributo delle istituzioni italiane presenti a Houston: il Consolato Generale d’Italia, la Camera di Commercio Italiana e gli altri attori del sistema Italia hanno lavorato a lungo per rendere possibile questo storico traguardo, primo collegamento diretto fra Houston e il nostro Paese.

(Contributo editoriale a cura della Italy-America Chamber of Commerce of Texas, Inc.)

Ultima modifica: Martedì 16 Dicembre 2025
Martedì 16 Dicembre 2025

Notizie dai mercati esteri - Repubblica Ceca

Lo stipendio medio ceco è arrivato sulla soglia di 2000 euro al mese

Lo stipendio medio ceco è arrivato nel terzo trimestre sulla soglia di 2000 euro al mese. Lo indica l'Ufficio di Statistica Ceco.

Tra luglio e fine settembre lo stipendio medio in Repubblica Ceca ammontava a 48.295 corone ceche al mese, circa 2000 euro con il cambio di inizio dicembre. Gli stipendi sono quindi cresciuti in un anno di oltre il sette percento con un incremento del 4,5% al netto dell'inflazione. Dall'inizio dell'anno le remunerazioni sono aumentate di oltre il sette percento a poco più di 48.000 corone. Il dato riguarda lo stipendio mensile lordo senza tuttavia i contributi pensionistici e sanitari.

Nell'industria manifatturiera lo stipendio medio è cresciuto di circa il sei percento a poco più di 47.000 corone dall'inizio dell'anno. I settori meglio pagati con una media oltre 80.000 corone rimangono le finanze e l'ICT, mentre lo stipendio medio in settori come ristorazione, accoglienza o servizi amministrativi non ha ancora raggiunto le 40.000 corone.

Fonte: csu.gov.cz

La nuova legge sulla contabilità approda in parlamento

La nuova legge sulla contabilità approvata a fine novembre dal governo approda in parlamento.

La stesura della legge da parte del Ministero delle Finanze è durata praticamente l'intera scorsa legislatura. Il principale obiettivo è modernizzare la legislazione contabile ceca, che risale al 1991, e armonizzarla con l'estero tramite un maggiore utilizzo degli standard internazionali IFRS. La contabilità modificata dalla nuova legislazione dovrebbe restituire un'immagine più veritiera e chiara sulla condizione economica delle unità contabili.

La legge e le norme collegate poi intervengono anche sulla questione degli ammortamenti e riducono la platea dei contributi, che avranno obbligo di tenere la contabilità. Con la norma l'obbligo verrà a meno per le persone fisiche e le associazioni cittadine, che non sono pagatori dell'IVA. I soggetti potranno tuttavia tenere la contabilità in maniera facoltativa. La legge ora verrà discussa dalla Camera dei Deputati, dove dopo le elezioni legislative di ottobre è cambiata la maggioranza.

Fonte: mfcr.cz

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)

Ultima modifica: Martedì 16 Dicembre 2025
Martedì 16 Dicembre 2025

Notizie dai mercati esteri - Spagna

Il FMI stima una crescita del 2,9% per l’economia spagnola nel 2025

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l Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha rivisto al rialzo le sue previsioni per l’economia spagnola, stimando una crescita del 2,9% nel 2025 e del 2,0% nel 2026, il che colloca la Spagna come l’economia avanzata con la maggiore crescita prevista per il secondo anno consecutivo. Queste cifre superano persino le proiezioni del Governo spagnolo, che prevedeva un aumento del 2,7%.

Secondo il FMI, la Spagna mantiene un’espansione solida grazie al dinamismo dell’occupazione, alla forza del turismo e allo stimolo dei fondi europei Next Generation EU, che continuano a finanziare progetti di modernizzazione nelle infrastrutture, nella digitalizzazione e nella transizione energetica.

Fattori che alimentano la crescita

Mercato del lavoro resiliente. L’occupazione continua a crescere con forza, trainata dalle assunzioni nei servizi, nel turismo e nell’industria, oltre che dall’integrazione di nuovi lavoratori immigrati.

Turismo da record. Il settore turistico vive una nuova fase di espansione, superando i livelli pre-pandemia e offrendo un impulso decisivo al PIL.

Fondi europei e transizione verde. Gli investimenti legati al Piano di Ripresa hanno sostenuto la domanda interna e favorito i progressi nelle energie rinnovabili e nella digitalizzazione delle imprese.

Maggiore proiezione internazionale. Il miglioramento della connettività aerea, delle esportazioni e degli investimenti esteri consolida la Spagna come uno dei poli più dinamici d’Europa.

L’inflazione, la principale sfida

Nonostante la buona performance macroeconomica, persistono sfide significative. L’INE ha rivisto al rialzo, nel mese di ottobre, il tasso d’inflazione di settembre, portandolo al 3%, un decimo in più rispetto a quanto previsto, principalmente a causa dell’aumento dei prezzi dell’elettricità e dei carburanti.

Il FMI, da parte sua, prevede che l’inflazione media si moderi al 2,4% nel 2025 e al 2,0% nel 2026, anche se avverte dei rischi nel caso in cui i prezzi energetici restino elevati.

Allo stesso modo, l’organismo stima un tasso di disoccupazione del 10,8% nel 2025, ancora tra i più alti dell’Unione Europea, e sottolinea che non tutte le famiglie percepiscono la crescita nello stesso modo, riflettendo differenze tra settori e regioni.

Fonte: monedaunica.net

Italia e Spagna insieme per un turismo sostenibile, innovativo e inclusivo

Si è svolto lo scorso 11 novembre, presso l’Hotel InterContinental di Madrid, l’incontro “Il settore turistico in Italia e Spagna: un turismo più sostenibile, un patrimonio più innovativo e uno sport più inclusivo e solidale”, organizzato dalla Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna (CCIS) e da ENIT – Agenzia Nazionale del Turismo, in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia in Spagna e con la Presidenza Onoraria di Sua Maestà il Re di Spagna Felipe VI.

L’iniziativa, che ha riunito rappresentanti di istituzioni, imprese e associazioni dei due Paesi, ha offerto un’importante occasione di confronto sulle strategie comuni per promuovere un modello di turismo capace di coniugare innovazione, sostenibilità e inclusione.

Alla sessione inaugurale sono intervenuti Marco Pizzi, presidente della CCIS, Ángel Asensio, vicepresidente della Camera di Commercio di Spagna e presidente della Camera di Commercio di Madrid, Ana Muñoz Llabrés, direttrice generale delle Politiche Turistiche della Spagna, e Alessandra Priante, presidente di ENIT Italia.

I lavori si sono articolati in quattro tavole rotonde tematiche dedicate a:

  • Turismo e connettività, con la partecipazione di rappresentanti di Iberia, ITA Airways, Iryo, Costa Crociere e Alsa, che hanno evidenziato il ruolo delle sinergie tra i due Paesi per ampliare le rotte e valorizzare nuove destinazioni;
  • Turismo e patrimonio, con interventi del Patrimonio Nacional, Paradores de España, Museo del Prado e Casa Abruzzo, incentrati sul dialogo tra tradizione e innovazione per attrarre un pubblico sempre più diversificato;
  • Turismo dello shopping e MICE, dove esperti di moda, gastronomia e ospitalità – tra cui IFEMA Madrid, Negrini SL e Círculo Fortuny – hanno discusso il potenziale delle grandi città come poli di esperienze turistiche integrate;
  • Turismo e sport, con contributi del Consejo Superior de Deporte, del Comitato Paralimpico Spagnolo, di Generali Spagna ed Endesa, che hanno sottolineato l’impatto degli eventi sportivi come leve per un turismo accessibile e inclusivo.

Nel suo intervento conclusivo, l’Ambasciatore d’Italia in Spagna, S.E. Giuseppe Buccino Grimaldi, ha ricordato i dati più recenti sull’andamento del settore, evidenziando il contributo crescente del turismo culturale, sportivo e delle radici. L’Ambasciatore ha inoltre richiamato l’urgenza di affrontare le sfide legate all’overtourism e alla distribuzione equilibrata dei flussi turistici, promuovendo modelli che portino benefici sostenibili alle comunità locali.

L’evento ha confermato la volontà condivisa tra Italia e Spagna di sviluppare politiche e iniziative comuni orientate alla sostenibilità, all’innovazione e all’inclusione.

L’attrattiva di Spagna e Italia Spagna per gli investimenti esteri, secondo un’analisi condotta da TEHA in collaborazione con Amazon

Lo scorso 9 ottobre, presso la sede della IE Tower di Madrid, è stata presentata la relazione “Investire nel Mediterraneo”, uno studio promosso da The European House – Ambrosetti (TEHA) in collaborazione con Amazon e con la partecipazione della IE University. Il progetto, presieduto da Enrico Letta, Dean della IE School of Politics, Economics and Global Affairs e Presidente dell’Istituto Jacques Delors, analizza le opportunità di investimento nei paesi mediterranei, con particolare attenzione a Spagna e Italia, due economie chiave della regione.

Il rapporto, redatto da un comitato di esperti composto da Carlo Altomonte (SDA Bocconi), Patricia Gabaldón (IE University) e Jordi Sevilla (economista ed ex ministro delle Pubbliche Amministrazioni), offre una radiografia comparata dell’attrattiva economica e della competitività di entrambi i paesi. La ricerca prende come riferimento l’Indice di Attrattività Globale sviluppato da TEHA, che misura il potenziale di un paese in termini di sostenibilità e capacità di attrarre investimenti diretti esteri (IDE).

La Spagna e i suoi progressi in termini di competitività

I risultati dello studio mostrano un’evoluzione positiva della Spagna in termini di competitività e attrattività degli investimenti. Dal 2020, il Paese ha migliorato di 5,7 punti la sua attrattiva per gli investimenti esteri, contro un aumento di 4,6 punti registrato dall’Italia. Questo progresso si basa su fattori strutturali quali la digitalizzazione, il miglioramento del mercato del lavoro e la crescita del PIL, che tra il 2010 e il 2024 è aumentato del 18,8% (contro il 6,2% in Italia).

La Spagna è inoltre leader in indicatori chiave in materia di trasformazione digitale, distinguendosi per la copertura di reti ad alta capacità e per lo sviluppo di servizi pubblici digitali, dove supera ampiamente la media europea e l’Italia.

Fattori determinanti e sfide comuni

L’analisi identifica nove aree fondamentali per l’attrattività degli investimenti: il quadro macroeconomico, le infrastrutture fisiche e digitali, la fiscalità, l’efficienza amministrativa, il sistema giudiziario, il mercato del lavoro, l’istruzione, le politiche di attrazione dei talenti e la qualità della vita.

Sebbene la Spagna abbia registrato una dinamica di crescita più forte negli ultimi anni, lo studio evidenzia anche la maggiore omogeneità amministrativa del sistema italiano, che favorisce la stabilità normativa e una minore frammentazione territoriale.

Un dialogo strategico per il futuro del Mediterraneo

Durante la presentazione, gli esperti hanno sottolineato l’importanza di promuovere politiche coordinate che rafforzino la regione mediterranea come destinazione strategica per gli investimenti internazionali. Secondo Valerio De Molli, socio amministratore e CEO di TEHA Group, “attrarre investimenti stranieri deve essere una priorità strategica per i paesi mediterranei”, essendo grandi aziende internazionali un motore di occupazione e crescita.

Da parte sua, Ruth Díaz, direttrice generale di Amazon in Spagna, ha sottolineato il ruolo della digitalizzazione come motore chiave dello sviluppo economico e la necessità di avanzare verso un quadro normativo più stabile e armonizzato in Europa. Dal suo arrivo in Spagna nel 2010, Amazon ha investito oltre 20 miliardi di euro e ha generato un impatto di 17 miliardi di euro sul PIL nazionale.

Fonte: IE Uiversity

(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna)

Ultima modifica: Martedì 16 Dicembre 2025
Martedì 16 Dicembre 2025

Transizione Energetica in Brasile: Novità e Business

Durante la Conferenza delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico, la COP 30, tenutasi nel novembre 2025 a Belém (BRA), il Brasile è stato riconosciuto come una delle principali leadership globali nella transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio.

Il riconoscimento è stato rafforzato dalla pubblicazione Revisão da Política Energética do Brasil 2025, del Ministero delle Miniere e dell’Energia brasiliano, che evidenzia il ruolo del paese come riferimento nella definizione di politiche pubbliche di lungo periodo orientate all’energia pulitaall’inclusione sociale e alla sicurezza energetica.

La pubblicazione ha indicato tre raccomandazioni fondamentali per il progresso della transizione energetica in Brasile: garantire una maggiore flessibilità del sistema elettrico, soprattutto con l’espansione dell’energia solare ed eolica; promuovere una transizione inclusiva, con una distribuzione equilibrata di costi e benefici; e consolidare ulteriormente la leadership dei combustibili a basse emissioni di carbonio.

Lo studio sottolinea inoltre il protagonismo del Brasile nel settore dei biocarburanti e l’espansione dell’uso di biodiesel, biometano, diesel verde e SAF (carburante sostenibile per l’aviazione).

L’impatto economico previsto per la transizione energetica è significativo. Oltre ad attrarre nuovi investimenti e rafforzare la sostenibilità ambientale, favorisce anche la creazione di posti di lavoro. 

Lo studio Shaping Brazil’s Workforce for a De-fossilized Economy, realizzato da Schneider Electric in collaborazione con la società di consulenza Systemiq, stima che il Paese potrà creare fino a 760 mila nuovi posti di lavoro nel settore della bioenergia entro il 2030.

Questo scenario apre prospettive concrete per nuove partnership strategiche tra Brasile e Italia, sia nello sviluppo di tecnologie, che nell’acquisizione di attrezzature di ultima generazione; negli investimenti industriali, tramite partnership e joint venture; in progetti di ricerca e formazione; oltre a iniziative volte a rafforzare l’economia verde e la sostenibilità a lungo termine.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana di Santa Catarina)

Ultima modifica: Martedì 16 Dicembre 2025
Martedì 16 Dicembre 2025

Notizie dai mercati esteri - Giappone

Continuità tra EXPO Milano e EXPO Osaka

Sono passati esattamente dieci anni dall’Esposizione Universale Milano 2015.
Il primo maggio di quell’anno, il capoluogo lombardo ha aperto le porte di Fiera Milano a 22,2 milioni di visitatori provenienti da tutto il mondo.

Il tema per l’edizione del 2015 è stato “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Nonostante sia stato declinato in diversi modi, al centro della maggior parte dei progetti vi era il diritto inalienabile a un’alimentazione sana e sicura, ancora privilegio di pochi.
Ad esso strettamente connessa, vi era anche la riflessione sullo sfruttamento delle risorse naturali.

Queste tematiche sono state riprese nell’attuale edizione di Osaka.
Infatti, con il tema “Delineare la società del futuro per le nostre vite”, la riflessione sull’alimentazione e sulle risorse naturali sono inglobate nel più generale ambito delle “sfide per la società del futuro”. 
L’area di Yumeshima è diventata un laboratorio dove collaborare e scambiarsi tecnologie per “risolvere i problemi globali che l'umanità si trova ad affrontare”.
L’obiettivo di questa edizione è presentare nuovi e vecchi strumenti per perseguire e realizzare la crescita circolare e sostenibile. 

Nell’edizione del 2015, il Padiglione del Giappone è stato il progetto più popolare. Il Post lo descriveva come “uno dei [progetti] più ragionati, a partire dal tema che affronta: ‘Diversità Armoniosa’”.
La tradizione, rappresentata dalle stampe ukiyo-e, si univa all’estensivo utilizzo della tecnologia, impiegata per ricreare una cascata blu. Il tutto era racchiuso in una struttura di legno di larice che celebrava le tecniche tradizionali nipponiche d’intaglio.

In questa edizione è invece il Padiglione Italia – attesissimo e visitatissimo – a riproporre il binomio tradizione-innovazione in quella che è la più grande struttura di legno di Yumeshima.

Per entrambi i padiglioni è stato utilizzato legno giapponese, nel caso del 2015 per elogiare la carpenteria tradizionale, nel 2025 in nome del rispetto della sostenibilità. I legni utilizzati (abete rosso e cedro giapponese Sugi) rispettano standard rigorosi, inclusa la certificazione PEFC del legno laminato impiegato.
Altro punto comune fra il progetto giapponese del 2015 e quello italiano del 2025 è la presenza di un ristorante. A EXPO Milano, il ristorante era più che altro un elemento scenografico; serviva, infatti, da sfondo per uno spettacolo finale che presentava come i giapponesi vivono ed esperiscono il cibo. A EXPO Osaka, invece, l’Italia porta la propria tradizione culinaria grazie a Eataly.

Speriamo che questa comune sensibilità si traduca in un’ulteriore espansione delle relazioni commerciali, culturali e diplomatiche fra i due Paesi.
Dopotutto, l’Italia e il Giappone vantano tradizioni millenarie, incantevoli paesaggi e rinomati artisti, prosatori e poeti, ma si scontrano con problemi contemporanei come la denatalità, l’invecchiamento della popolazione e la stagnazione economica. 

Ritorno alla terra: il Giappone riscopre i suoi borghi

In un'epoca dominata dalla densità urbana e dalla mobilità frenetica, il Giappone assiste a un fenomeno che sorprende per la sua discrezione: la riscoperta dei villaggi rurali. Non si tratta solo di turismo: è una trasformazione culturale ed esistenziale che riallinea l'attenzione su territori da decenni segnati dallo spopolamento. Borghi remoti stanno diventando simboli di una nuova vita, soprattutto lungo la penisola del Noto, il Tōhoku, lo Shikoku o le Alpi giapponesi.

A trainare questa tendenza è il turismo esperienziale: soggiorni in nōka minpaku (fattorie-locanda), raccolta di tè o riso stagionali, trekking su vie storiche come la Nakasendō, laboratori artigianali locali. Gli operatori collaborano con le comunità locali per trasformare stazioni ferroviarie sprovviste di personale in centri d'accoglienza o soggiorni rurali, portando nuova linfa all'economia locale.

Il turismo rurale straniero è letteralmente esploso: nel 2024 si registra una crescita del 51,4% nei pernottamenti di stranieri nelle aree rurali, superando il 35% di crescita delle regioni metropolitane. Prefetture come Ishikawa hanno visto un aumento del 31,7% nei pernottamenti totali, con i soggiorni stranieri più che raddoppiati, mentre Ehime ha registrato un'impennata del turismo internazionale nonostante un calo generale dei visitatori.

Il governo riconosce la necessità di attirare più visitatori nelle aree rurali per ridurre la pressione su Tokyo, Osaka e Nagoya, dove attualmente soggiorna il 70% dei turisti stranieri. Il Giappone ha registrato un record di 36,87 milioni di visitatori nel 2024, con un aumento del 47% rispetto all'anno precedente. Per sostenere la diversificazione verso le aree rurali, il governo ha allocato risorse significative: nel 2021 è stato stanziato un budget totale di 5,7 trilioni di yen per le politiche di rivitalizzazione regionale, mentre continuano vari programmi di incentivi governativi per promuovere lo sviluppo delle aree rurali.

In alcune località emergono progetti pilota innovativi. Nella penisola del Noto (prefettura di Ishikawa), ad esempio, si sviluppa una rete di oltre quaranta farm-inn tradizionali che offrono esperienze rurali autentiche, dalla cucina contadina alla raccolta del riso. In Hokkaidō, città come Biei sviluppano festival agricoli e piani turistici per coniugare sostenibilità e accoglienza.

I borghi rurali non sono solo mete turistiche: molti giovani urbani, attratti da stili di vita più sostenibili, accessibili e ricchi di significato, si trasferiscono per avviare nuove attività agricole, ricettive o culturali. Il Programma dei Cooperatori per la Vitalizzazione Locale, lanciato 13 anni fa per iniettare nuova vita nelle comunità regionali, sponsorizza il trasferimento dalle grandi città e si sta rivelando sempre più popolare, soprattutto tra i giovani. Il Programma offre ai partecipanti incentivi finanziari di 4.8 milioni di yen per persona come compensi per il trasferimento.
Nel 2023 hanno partecipato al programma un record di 7.200 persone, mentre il Corpo di Rivitalizzazione Regionale conta circa 200 residenti stranieri che lavorano in diversi settori in tutto il paese.

Un aspetto particolarmente significativo è come questo movimento stia creando un nuovo modello di sviluppo sostenibile. Le aree rurali stanno attirando non solo turisti in cerca di autenticità, ma anche imprenditori e professionisti che vedono in questi territori opportunità di business innovative, dalla produzione artigianale alla tecnologia applicata all'agricoltura. I visitatori stranieri hanno speso complessivamente 2,1 trilioni di yen (13,5 miliardi di dollari) solo nel secondo trimestre del 2024, con un aumento del 73,5% rispetto allo stesso periodo del 2023.

Durante l'estate, festival rurali come i matsuri locali, lontani dai circuiti turistici più affollati, offrono danze tradizionali, lanterne nei campi, danze locali semplici e un ritmo scandito dal canto delle cicale. Sono momenti autentici in cui emerge la potenza discreta di una cultura che cambia ma resta ancorata alle sue radici.

In un'Italia che riflette su come rivitalizzare i propri territori interni, l'esperienza giapponese non va replicata pedissequamente, ma può diventare un esempio di come la modernità e il patrimonio culturale possano integrarsi per generare futuro.

Cent'anni di Yamanote, sessant'anni di Shinkansen: il Giappone celebra le sue icone ferroviarie

Il Giappone sta vivendo un momento di particolare orgoglio ferroviario. Mentre il primo novembre 2025 la leggendaria Yamanote Line compie cent'anni di servizio circolare nella capitale nipponica, l'eco dei festeggiamenti per i sessant'anni dello Shinkansen, celebrati appena un anno fa, continua a risuonare. Due anniversari che raccontano non solo la storia dei trasporti giapponesi, ma anche l'evoluzione di un'intera nazione.

La Yamanote Line è molto più di una semplice linea ferroviaria: è l'arteria principale che da un secolo tiene in vita Tokyo. Con i suoi 34,5 chilometri di tracciato circolare che collegano 30 stazioni, questo anello verde attraversa alcuni dei quartieri più iconici della capitale, da Shibuya a Shinjuku, da Ikebukuro a Ueno, passando per la stazione centrale di Tokyo. Ogni giorno, milioni di passeggeri salgono e scendono dai suoi convogli, che completano un giro completo in circa un'ora. Per celebrare questo traguardo storico, JR East ha messo in circolazione dal 4 ottobre due treni commemorativi che ripropongono i design delle serie 103 (in servizio dal 1963 al 1988) e 205 (operativa dal 1985 al 2005), riportando alla mente di molti tokyoiti ricordi di un'epoca passata.

Se la Yamanote rappresenta il cuore pulsante della mobilità urbana, lo Shinkansen, che ha festeggiato l'anno scorso 60 anni di servizio, incarna invece il sogno della velocità e della connessione interregionale. Inaugurato il primo ottobre 1964, in occasione delle Olimpiadi di Tokyo, il "treno proiettile" ha rivoluzionato il concetto stesso di viaggio in treno, riducendo drasticamente i tempi di percorrenza tra le principali città giapponesi. Quello che nel 1964 era un viaggio di quasi quattro ore tra Tokyo e Osaka, oggi richiede meno di due ore e mezza. Ma ciò che rende davvero straordinario lo Shinkansen non è solo la velocità, fino a 320 km/h, bensì il suo record di sicurezza impareggiabile: in sessant'anni di servizio, con miliardi di passeggeri trasportati, non si è mai verificato un singolo incidente mortale, mentre il tempo medio di ritardo è inferiore al minuto, persino in un paese soggetto a terremoti, tifoni e nevicate estreme.

Yamanote e Shinkansen rappresentano due facce della stessa medaglia: l'impegno giapponese per l'efficienza, la puntualità e l'attenzione meticolosa ai dettagli. Entrambi sono diventati simboli culturali che vanno ben oltre la loro funzione di trasporto. La Yamanote, con il suo caratteristico colore verde e il suono inconfondibile della melodia d'arrivo in ogni stazione, è presente in innumerevoli anime, manga e film ambientati a Tokyo. Lo Shinkansen, con il suo muso aerodinamico che ricorda il becco di un martin pescatore, ha ispirato progetti di alta velocità in tutto il mondo ed è entrato nell'immaginario collettivo globale, al punto da diventare protagonista del film hollywoodiano "Bullet Train" con Brad Pitt.

Guardando al futuro, il Giappone non si ferma e guarda già all'evoluzione dei trasporti su rotaia. Il progetto più ambizioso è senza dubbio il Maglev, il treno a levitazione magnetica che promette di raggiungere velocità fino a 500 km/h, quasi il doppio dell'attuale Shinkansen. Proprio di recente sono state presentate nuove informazioni sul progetto: la tratta Tokyo-Nagoya, che oggi richiede circa 100 minuti, sarà percorsa in soli 40 minuti. L'apertura, inizialmente prevista per il 2027, è stata posticipata al 2034 a causa di complesse sfide ingegneristiche legate alla costruzione di tunnel attraverso le Alpi giapponesi. Nel frattempo, JR East ha annunciato che entro il 2030 introdurrà treni Shinkansen completamente autonomi, senza conducente, consolidando ulteriormente la posizione del Giappone come leader mondiale nell'innovazione ferroviaria.

Sopravvivere all'estate giapponese: tra tradizione, tecnologia e adattamento climatico

L'estate giapponese è da sempre sinonimo di afa, umidità opprimente e giornate che sembrano sospese nella luce lattiginosa di agosto. Ma negli ultimi anni il caldo è diventato qualcosa di più: un'emergenza sempre più evidente, che trasforma abitudini, infrastrutture e perfino la lingua quotidiana.
Quest'estate il Giappone ha registrato temperature record già a giugno, con la media nazionale superiore di 2.34 °C rispetto alla norma e oltre 200 stazioni meteo che hanno registrato più di 35 °C. Ma il record assoluto è arrivato a fine luglio 2025: la temperatura più alta mai registrata in Giappone ha raggiunto i 41.2 °C a Tamba, nella prefettura di Hyōgo, il 30 luglio. 

Da un lato, resistono le abitudini più semplici ed efficaci: sorseggiare tè d'orzo freddo (mugi‑cha), indossare abiti leggeri in lino o cotone, oscurare finestre con tende di bambù (sudare) e portare con sé ventagli pieghevoli (sensu) o quelli economici di plastica distribuiti gratuitamente durante i matsuri. Molti residenti adottano sciarpe refrigeranti imbevute d'acqua e ombrelli per bloccare calore e luce, pratiche diffuse finanche tra anziani che mostrano la loro strategia rinfrescante ai media. 

Dall'altro lato, la tecnologia giapponese interviene su due fronti. In ambienti lavorativi esterni, nuove normative obbligano i datori a fornire abbigliamento traspirante, areazione o zone d'ombra in cantiere: alcuni operai indossano giacche refrigeranti alimentate a termoelettricità.
Nelle metropoli, marciapiedi trattati e sistemi di nebulizzazione urbana cercano di mitigare il calore, mentre iniziative come il programma governativo "Cool Biz" invitano a vestirsi in modo informale per ridurre l'uso di aria condizionata.

Anche l'organizzazione degli eventi si sta adattando: i matsuri estivi spesso riducono durata o spostano gli orari al tramonto per limitare l'esposizione al sole. Le scuole rivedono orari e luoghi delle attività sportive: partite e tornei vengono spostati in mattinate, pomeriggi più freschi o regioni settentrionali come Hokkaidō. Anche il turismo interno risente della spinta verso mete più fresche: cresce l'interesse per le Alpi giapponesi o l'Hokkaidō, mentre nelle città aumenta l'affluenza nei musei e in altri spazi ben climatizzati.

Il 2024 è stato ufficialmente l'anno più caldo nella storia del Giappone, con una temperatura media annua di 1.48 gradi superiore alla media trentennale, confermando una tendenza inarrestabile che sta ridisegnando il panorama climatico del Paese. Di fronte a questo scenario, l'innovazione tecnologica si sta spingendo oltre i tradizionali sistemi di raffrescamento. Tecnologie avanzate come il SPACECOOL, un materiale a raffreddamento radiativo, sono ora applicate a oltre 5.000 dispositivi esterni e hanno dimostrato di ridurre del 20% il consumo energetico dell'aria condizionata negli edifici. Parallelamente, nuovi materiali innovativi stanno emergendo per contrastare le ondate di calore, inclusi vestiti che rilasciano calore e ombrelli che bloccano efficacemente le radiazioni solari.

La crisi climatica sta però mettendo in discussione elementi culturali profondi del Giappone. Gli esperti avvertono che il Paese rischia di perdere le sue amate quattro stagioni, trasformandosi potenzialmente in una nazione con solo due stagioni se il cambiamento climatico continua incontrollato. Questo scenario ha spinto il governo e la società civile a intensificare gli sforzi di adattamento: dalle campagne per un uso più consapevole dell'aria condizionata domestica (considerando che il 90% dei decessi per colpo di calore avviene in casa senza l'uso del condizionatore) alle strategie agricole innovative che utilizzano materiali ombreggianti per proteggere le colture dall'eccessiva esposizione solare. Dal 2018, con l'entrata in vigore della Legge sull'Adattamento ai Cambiamenti Climatici, sono state implementate varie misure con co-benefici per la salute, tra cui sistemi di raffreddamento locale, spazi verdi urbani e campagne di sensibilizzazione. 

Dietro queste trasformazioni si intravede una lezione più ampia: la resilienza del Paese non si limita alle soluzioni immediate, ma riflette una cultura della prevenzione ben radicata. In questo senso, l'estate nipponica può offrire modelli efficaci anche altrove: non solo in tecnologie intelligenti, ma soprattutto nel modo in cui la società intera reagisce prontamente, con coesione e spirito di adattamento.

L'inarrestabile crescita dell'Olio EVO in Giappone

Il mercato dell'olio extra-vergine d'oliva in Giappone è destinato ad una crescita significativa nei prossimi anni. Il paese asiatico si è affermato come il quarto maggiore importatore mondiale di olio d'oliva, rappresentando il 6% del commercio globale di olio EVO. Secondo le analisi di Grand View Research, il mercato giapponese nel 2023 valeva 405,7 milioni di dollari ed è proiettato a raggiungere 654 milioni di dollari entro il 2030, con un tasso di crescita annuale del 7,1%.

I dati di importazione mostrano che nel 2023 il Giappone ha importato 38.000 tonnellate di olio d'oliva per un valore di 266 milioni di dollari, consolidando la sua posizione di leadership nel continente asiatico. Il consumo totale ha raggiunto circa 60.000 tonnellate metriche, con un consumo pro capite di 0,57 kg, che rappresenta una crescita straordinaria del 1.387% rispetto ai 0,039 litri del 1992. Questi numeri posizionano il Giappone come il maggiore consumatore pro capite in Asia e il 14° mercato mondiale.

L'Italia mantiene una posizione di prestigio nel mercato giapponese con 13.000 tonnellate importate (34,2% della quota di mercato) per un valore di 97,7 milioni di dollari nel 2023. I prodotti italiani comandano un prezzo premium di 7.545 dollari per tonnellata - il 13% superiore ai livelli spagnoli - beneficiando di un branding superiore e di associazioni qualitative percepite, particolarmente tra i consumatori familiari con la cultura culinaria italiana. Il "Made in Italy" continua a rappresentare un posizionamento premium nonostante il dominio volumetrico della Spagna.

La trasformazione in corso nel mercato giapponese dell'olio EVO è il risultato di un processo evolutivo guidato da tre fattori principali. Prima di tutto, l'accessibilità: l'offerta di oli EVO di qualità sul mercato giapponese è diventata più ampia e facilmente reperibile. In secondo luogo, trasparenza e informazione: i distributori giapponesi stanno investendo sempre più nell'informazione fornendo ai consumatori dettagli sulla tracciabilità dei prodotti, sui valori nutrizionali e sui corretti metodi di consumo, creando un rapporto più affidabile. Infine, una maggiore consapevolezza dei consumatori: i giapponesi stanno sviluppando una conoscenza più approfondita dei benefici dell'olio extra-vergine d'oliva per la salute e, più in generale, dei vantaggi della dieta mediterranea.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana in Giappone)

Ultima modifica: Martedì 16 Dicembre 2025
Martedì 16 Dicembre 2025

Notizie dai mercati esteri - Giappone

Giappone e immigrazione: nuove riforme e nuove opportunità

Il Giappone sta affrontando una significativa crisi demografica, caratterizzata da un rapido invecchiamento della popolazione e da una diminuzione della forza lavoro. Per contrastare queste sfide, il governo ha introdotto una serie di riforme volte a facilitare l'ingresso e la permanenza di lavoratori stranieri qualificati nel Paese. Queste misure rappresentano un'opportunità significativa per le aziende italiane e i professionisti interessati a operare nel mercato giapponese.

Una delle principali innovazioni è l'ampliamento del programma per lavoratori qualificati, noto come "Skilled Visa". Questa iniziativa mira ad attrarre talenti stranieri in settori chiave dell'economia giapponese, come la tecnologia, l'ingegneria e l'assistenza sanitaria. L'obiettivo è mitigare la carenza di manodopera e stimolare l'innovazione attraverso l'integrazione di competenze internazionali.

Un esempio concreto di questa apertura è rappresentato dall'estensione del visto per lavoratori qualificati al settore dei trasporti su strada. A partire da questo mese, un autista di autobus indonesiano sarà il primo a beneficiare di questa modifica, segnando un passo significativo verso l'inclusione di professionisti stranieri in ambiti precedentemente meno accessibili.

Parallelamente, il governo giapponese dall'inizio dell'anno sta implementando un sistema di pre-clearance per i viaggiatori stranieri. Questo sistema ha l'obiettivo di semplificare le procedure di immigrazione all'arrivo, rendendo più efficiente l'ingresso nel Paese per motivi di lavoro o turismo.

Tuttavia, è importante notare che, accanto a queste aperture, il Giappone ha introdotto anche misure più restrittive in materia di immigrazione. Ad esempio, sono state approvate leggi che facilitano l'espulsione dei richiedenti asilo la cui domanda è stata respinta più volte, suscitando preoccupazioni tra le organizzazioni umanitarie.
Queste riforme rappresentano una grande opportunità anche per le aziende italiane, che ora possono accedere a un mercato giapponese più aperto ai talenti stranieri, favorendo così l'espansione e la collaborazione a livello internazionale.

Di certo, queste recenti riforme dell'immigrazione in Giappone segnano un cambiamento significativo nella politica del Paese, offrendo nuove prospettive ai lavoratori stranieri e alle aziende internazionali. Tuttavia, per coloro che considerano l'opportunità di lavorare o investire in Giappone, è essenziale rimanere aggiornati sulle evoluzioni legislative e prepararsi adeguatamente per sfruttare al meglio le opportunità offerte.

Il Giappone che invecchia… e innova

Con oltre il 29% della popolazione sopra i 65 anni, il Giappone è oggi uno dei Paesi più anziani del mondo. Le implicazioni sono profonde: aumento dei costi sanitari, carenza di forza lavoro e trasformazioni nella struttura della società. Tuttavia, il Giappone sta rispondendo con creatività e pragmatismo, trasformando il problema in una piattaforma di sperimentazione tecnologica e sociale.

Il settore dell’assistenza agli anziani è il più coinvolto in questa trasformazione. La carenza di operatori sanitari ha spinto molte aziende a sviluppare robot caregiver in grado di sollevare pazienti, assistere nelle attività quotidiane e monitorare parametri vitali. Prototipi come quelli sviluppati dalla Waseda University stanno già mostrando un potenziale concreto, con modelli destinati alla produzione su scala commerciale entro il 2030. Alcuni di questi robot saranno in grado di apprendere routine personalizzate, adattandosi ai bisogni specifici degli utenti.

A fianco della robotica, emergono soluzioni più leggere ma altrettanto efficaci: sensori installati sotto i materassi per monitorare la qualità del sonno, dispositivi indossabili che segnalano movimenti anomali o aiutano nella gestione dell’incontinenza, assistenti vocali semplificati per l’uso quotidiano. Al Care Show Japan 2025 sono stati presentati anche alimenti specificamente progettati per la terza età, come carni in mousse e bevande strutturate per evitare rischi di soffocamento.

Questa "silver economy" non riguarda solo il comparto medico. Anche l’urbanistica si sta adattando: molte città stanno ripensando spazi pubblici, semafori, trasporti e segnaletica per garantire maggiore accessibilità. I centri di quartiere diventano poli multiservizio che integrano sanità, cultura, sport e socialità per mantenere attivi e autonomi gli anziani. Le abitazioni sono sempre più dotate di domotica e assistenza vocale, creando ambienti sicuri e interattivi.

Anche il mondo del lavoro sta cambiando. Molte aziende hanno introdotto programmi di "re-hiring" per pensionati attivi, con orari flessibili e formazione dedicata. Questa pratica, oltre a compensare la carenza di giovani, valorizza il know-how degli anziani e favorisce un modello di invecchiamento attivo.

Il declino demografico giapponese, pur rappresentando una delle sfide più complesse del XXI secolo, sta favorendo un ecosistema innovativo che combina tecnologia, etica e sensibilità sociale. Il Giappone, consapevole della propria traiettoria, sta sviluppando modelli che potrebbero essere adottati anche da altri Paesi con trend simili. In questo senso, l’invecchiamento non è solo un problema, ma anche un potente motore di trasformazione positiva.

La capacità di progettare con intelligenza – dalla scala dell’oggetto a quella del territorio – consente oggi al Giappone di affrontare il cambiamento demografico con strumenti concreti e culturalmente coerenti. Un esempio di come il futuro, anche quando si fa più lento e fragile, possa essere abitato con dignità, bellezza e innovazione.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana in Giappone)

 

Ultima modifica: Martedì 16 Dicembre 2025
Martedì 16 Dicembre 2025

Notizie dai mercati esteri - Giappone

Il Fascino Unico del Design Pubblicitario Giapponese

La pubblicità giapponese ha sviluppato un'identità visiva distintiva che affascina il mondo intero, rappresentando un perfetto equilibrio tra tradizione estetica e innovazione tecnologica. Dai cartelloni tradizionali alle sofisticate campagne digitali, il design pubblicitario nipponico si distingue per un approccio radicalmente diverso da quello occidentale.

L'elemento fondamentale è il minimalismo: mentre la pubblicità occidentale spesso ricorre a messaggi densi e colori vivaci, quella giapponese privilegia layout essenziali e un uso calibrato di immagini e testo. Questa filosofia trova massima espressione nel lavoro di Kenya Hara, direttore creativo di Muji dal 2001 e autore dei fondamentali "Designing Design" e "White". Secondo Hara, il minimalismo giapponese non è solo semplice, ma anche "vuoto", come un bicchiere che non si compra per mantenerlo vuoto, ma per riempirlo di significato.

La palette cromatica giapponese predilige tonalità tenui e pastello, riflettendo una sensibilità culturale verso sobrietà ed eleganza discreta. Lo stile Japandi, fusione tra design giapponese e minimalismo scandinavo, dimostra come questa estetica stia influenzando le tendenze globali del design.

Particolarmente affascinante è l'utilizzo di simboli e narrazioni evocative. Invece di comunicare direttamente, molti annunci creano storie coinvolgenti attraverso metafore e allegorie. Le campagne Shiseido sono emblematiche: sembrano piccoli cortometraggi cinematografici. La campagna "High School Girl?" ha ottenuto riconoscimenti internazionali e milioni di visualizzazioni, vincendo il Gold Pencil al "THE ONE SHOW" e il Clio's Gold Award. Il film immerge lo spettatore in una classe di scuola superiore giapponese per poi ribaltare completamente le aspettative con un colpo di scena inaspettato.

L'evoluzione tecnologica ha aperto nuove frontiere creative. I quartieri di Shibuya e Shinjuku sono dominati da enormi display digitali che incorporano effetti tridimensionali e animazioni sofisticate. Il celebre gatto 3D gigante di Shinjuku è diventato virale grazie alla sua resa iperrealista. Con una popolazione altamente connessa, il Giappone sperimenta con influencer virtuali come Imma, che ha collaborato con brand globali come Dior e IKEA, sfidando i confini tra realtà e mondo virtuale.

Iconici sono le mascotte pubblicitarie (yuru-kyara), personaggi buffi e adorabili usati per promuovere qualsiasi prodotto. Kumamon, l'orso nero della prefettura di Kumamoto, ha generato miliardi di yen attraverso merchandising e turismo, dimostrando il potere economico di questa strategia culturalmente radicata.

La pubblicità giapponese rappresenta un ecosistema creativo unico che combina estetica raffinata, simbolismo culturale e innovazione tecnologica. Che si tratti di un cartellone monumentale a Tokyo o di un post sui social media, mantiene sempre una forte identità culturale e un approccio distintivo. L'influenza di questa filosofia si estende globalmente, ispirando creativi e brand a ripensare il rapporto tra comunicazione, estetica e coinvolgimento emotivo del pubblico.

Don Quijote: lo shopping più folle del Giappone (e non solo)

Se c’è un luogo in Giappone dove lo shopping diventa un’avventura, quello è Don Quijote. Conosciuto affettuosamente come Donki, questo colosso del retail non è solo un discount store, ma una vera e propria istituzione culturale, dove si incontrano cultura pop, prezzi stracciati e un’irresistibile dose di caos organizzato. Tra scaffali stracolmi, corridoi strettissimi e la mascotte Donpen che osserva curioso con il suo berretto rosso, entrare in un Donki significa perdersi in un mondo imprevedibile, fatto di sorprese dietro ogni angolo.

Nato a Tokyo nel 1989 da un’idea di Takao Yasuda, Don Quijote ha rivoluzionato il concetto di negozio: non più un luogo dove soddisfare un bisogno, ma uno spazio dove lasciarsi sorprendere. Oggi conta più di 600 punti vendita in Giappone e molti all’estero, ma ha conservato intatta la sua anima anticonvenzionale.

Il segreto del suo fascino sta nella varietà smisurata dei prodotti, spesso accatastati senza un apparente ordine: dagli snack giapponesi ai cosmetici coreani, dai gadget tecnologici ai costumi cosplay, fino a oggetti improbabili come la lingerie riscaldata. Non esiste un percorso lineare: lo shopping si trasforma in esplorazione, spinto anche dalla musica in loop che accompagna i clienti lungo le corsie. E se i prezzi risultano così competitivi, è merito di una strategia d’acquisto basata su stock in eccesso e lotti fine serie, che permette di offrire vere occasioni. A completare il quadro, molti negozi sono aperti 24 ore su 24 e offrono servizi pensati per i turisti, come personale multilingue, pagamento con carte internazionali e tax-free.

Don Quijote non investe pesantemente in pubblicità tradizionale, ma punta tutto sull'esperienza in negozio e sul passaparola. Un esempio recente? La collaborazione con Bruno Mars, che ha composto un nuovo jingle per il brand e ha partecipato a una serie di spot con la mascotte Donpen, creando una campagna pubblicitaria che ha fatto il giro del mondo.

Negli ultimi anni Don Quijote ha esportato la sua formula anche fuori dal Giappone, con il nome Don Don Donki. Negozi a Singapore, Hong Kong, Taiwan, Thailandia e persino alle Hawaii reinterpretano il caos colorato giapponese adattandolo ai gusti locali. Ogni sede gode di ampia autonomia: i manager possono scegliere cosa vendere e come disporlo, rendendo ogni punto vendita unico.

Il caso Donpen: la mascotte salvata dai fan

Nel 2022, Don Quijote ha rischiato di perdere la sua amatissima mascotte, Donpen. La catena aveva annunciato la sostituzione del pinguino blu con un nuovo simbolo più “moderno”, scatenando una rivolta sui social. Nel giro di poche ore, la direzione ha dovuto fare marcia indietro, e Donpen è tornato al suo posto tra gli scaffali, a dimostrazione di quanto questo brand sappia creare un legame affettivo con il suo pubblico. 

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana in Giappone)

Ultima modifica: Martedì 16 Dicembre 2025
Martedì 16 Dicembre 2025

Notizie dai mercati esteri - Giappone

Tokyo introduce la settimana lavorativa di 4 giorni: una rivoluzione per il Giappone?

A partire da aprile 2025, i dipendenti del governo metropolitano di Tokyo potranno scegliere di lavorare solo 4 giorni alla settimana. Questa iniziativa, annunciata dalla governatrice Yuriko Koike, mira a migliorare l'equilibrio tra vita privata e lavoro e a sostenere chi affronta eventi di vita come la nascita di un figlio o l'assistenza familiare.

Si tratta di un cambiamento significativo per il Giappone, un Paese in cui la cultura del lavoro è storicamente legata a lunghe ore in ufficio e a un forte senso di dedizione aziendale. Ma questa mossa potrebbe anche avere un impatto più ampio, contribuendo a contrastare il calo delle nascite e influenzando il mercato del lavoro e degli immobili.

Come funzionerà la settimana lavorativa di 4 giorni?

Il nuovo sistema di lavoro si baserà su un modello flessibile. Attualmente, i dipendenti pubblici di Tokyo hanno diritto a un giorno libero ogni quattro settimane, ma con la riforma potranno prendere un giorno libero ogni settimana. Per compensare, potranno optare per giornate lavorative più lunghe, arrivando fino a 10 ore al giorno.

L'iniziativa fa parte del progetto "Women in Action", pensato per incentivare la partecipazione femminile al mondo del lavoro. È previsto anche un sistema di ferie parziali per i genitori con figli nei primi tre anni di scuola elementare, che consentirà di ridurre l'orario di lavoro fino a due ore al giorno. 

Un cambiamento necessario per il Giappone

Il Giappone sta affrontando una grave crisi demografica. Nel 2023, il numero di nascite è sceso a 727.277, con un tasso di fertilità di appena 1,2 figli per donna, ben al di sotto del livello necessario per mantenere stabile la popolazione. Secondo alcuni esperti, le lunghe ore di lavoro e il difficile equilibrio tra carriera e vita familiare sono tra i motivi principali per cui molte coppie rinunciano ad avere figli. 

Per cercare di invertire la tendenza, negli ultimi anni il governo giapponese ha promosso diverse iniziative, come il congedo di paternità obbligatorio per gli uomini. La settimana lavorativa di 4 giorni potrebbe essere un ulteriore passo in questa direzione, rendendo più facile per le famiglie gestire lavoro e figli. 

Se il progetto avrà successo nel settore pubblico, potrebbe ispirare anche le aziende private a introdurre modelli simili. Tuttavia, in Giappone la mentalità aziendale è ancora fortemente legata all'idea che più ore in ufficio equivalgono a maggiore dedizione. Secondo un report del 2021, solo l'8% delle aziende giapponesi aveva adottato una politica di tre giorni di riposo a settimana. 

Alcune grandi aziende, come Fast Retailing (Uniqlo), Panasonic e Hitachi, hanno già sperimentato la settimana corta, ma la resistenza culturale rimane forte. Inoltre, molti lavoratori temono che una riduzione dei giorni di lavoro possa tradursi in un aumento della pressione per completare le stesse attività in meno tempo.

La possibilità di lavorare un giorno in meno potrebbe influenzare anche il mercato immobiliare e cambiare la geografia demografica di Tokyo. Se sempre più persone potranno lavorare da casa o evitare di recarsi in ufficio tutti i giorni, potremmo assistere a una maggiore domanda di case più spaziose nelle aree periferiche di Tokyo, a scapito del centro della città. Allo stesso tempo, le aziende potrebbero ridurre gli spazi degli uffici o spostarsi verso modelli più flessibili, come il co-working. 

A conti fatti, l'iniziativa del governo metropolitano di Tokyo è un passo importante verso un nuovo equilibrio tra lavoro e vita privata in Giappone. Se funzionerà, potrebbe non solo migliorare il benessere dei lavoratori, ma anche contribuire a risolvere problemi demografici e ridefinire il mercato del lavoro. Tuttavia, il vero cambiamento avverrà solo se il settore privato seguirà l'esempio. 

Dall'after-work obbligatorio alla vita personale: come cambia il lavoratore giapponese

Per decenni, l'immagine del salaryman giapponese è stata iconica: cravatta allentata, maniche della camicia arrotolate, birra in mano in un izakaya affollato dopo l'ennesima giornata lavorativa di dieci ore. Il nomikai (letteralmente "incontro per bere") non era semplicemente un aperitivo con i colleghi, ma un'estensione non detta dell'ufficio, dove si costruivano relazioni, si chiudevano accordi informali e si dimostrava lealtà all'azienda. Rifiutare un invito dal proprio superiore? Praticamente impensabile.

Ma oggi, questo Giappone sta cambiando. E lo sta facendo più velocemente di quanto molti immaginino.

I numeri parlano chiaro: solo il 21% dei giovani giapponesi desidera oggi rimanere nella stessa azienda fino al pensionamento. Nel 2014, appena dieci anni fa, questa percentuale era del 35%. Un crollo significativo che racconta di un cambiamento generazionale profondo. Le nuove generazioni non cercano più la sicurezza a vita in cambio di dedizione totale. Cercano invece un equilibrio, significato nel proprio lavoro, e, cosa un tempo impensabile, la possibilità di cambiare azienda per crescere professionalmente.

Questo cambiamento si riflette anche nelle ore effettivamente lavorate. Nel 2000, il lavoratore medio giapponese lavorava 1.821 ore all'anno. Nel 2022, questa cifra è scesa a 1.626 ore: una riduzione dell'11,6%. I giovani uomini ventenni, che nel 2000 lavoravano in media 46,4 ore settimanali, oggi ne lavorano 38,1. Un cambiamento epocale per un paese che ha coniato il termine karoshi, "morte per eccesso di lavoro".

Ma cosa ne è del nomikai, quel rituale post-lavoro che per generazioni ha definito la cultura aziendale giapponese? Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non sono i giovani a odiare questi raduni. Un sondaggio del 2024 ha rivelato che il 68,8% degli impiegati ventenni vorrebbe partecipare alle feste di fine anno aziendali, contro solo il 40,3% dei cinquantenni. La sorpresa? Sono proprio i manager di mezza età, spesso al vertice delle gerarchie aziendali, a essere più stanchi di queste tradizioni.

Tuttavia, il dato più interessante emerge quando si guarda oltre l'entusiasmo superficiale: tra il 60% e il 70% dei lavoratori giapponesi di tutte le età considera oggi la nominication (il termine che fonde "bere" e "comunicazione") non necessaria per il successo professionale. Le ragioni sono chiare: difficoltà a rilassarsi con i colleghi, la sensazione che sia "straordinario mascherato", il costo (spesso 4.000-5.000 yen a persona), e semplicemente il desiderio di avere tempo per sé. E c'è di più: il consumo di alcol pro capite in Giappone è calato del 25% negli ultimi trent'anni. Alcuni bar stanno persino aprendo con menu di bevande analcoliche per i nomikai, rispondendo a una domanda crescente di socializzazione senza alcol.

Questi cambiamenti non rimangono solo nella sfera dei numeri e delle statistiche, ma si traducono in azioni concrete all'interno delle aziende. Un'executive di Mitsubishi UFJ, Saiko Nanri, ha abolito i nomikai per il suo team, sostenendo che la socializzazione dopo l'orario lavorativo sia improduttiva e penalizzi soprattutto i genitori con figli piccoli, in particolare le donne lavoratrici. Un gesto che sarebbe stato impensabile solo pochi anni fa.

A spingere queste trasformazioni c'è anche un fattore economico fondamentale: la carenza di manodopera. Con un rapporto di 1,24 offerte di lavoro per ogni candidato, le aziende giapponesi stanno facendo a gara per attrarre talenti. E questo significa dover offrire ciò che i lavoratori vogliono: flessibilità, lavoro da remoto (il 75% dei lavoratori ora preferisce modalità flessibili), e rispetto della vita privata.

Per chi guarda al Giappone come partner commerciale o mercato di sbocco, questi cambiamenti sono fondamentali da comprendere. Il Giappone non è più il paese dei lavoratori instancabili disposti a sacrificare tutto per l'azienda. È un paese dove i giovani professionisti privilegiano il work-life balance (il 38% dei Gen Z lo considera più importante dello stipendio), dove il cambio di lavoro non è più un tabù, e dove le aziende devono competere per attrarre e trattenere talenti.

Questo significa che le vecchie regole stanno cambiando. Non ci si può più aspettare che i partner giapponesi siano disponibili per cene di lavoro fino a tarda notte. Non bisogna stupirsi se i giovani manager cercano di concludere gli incontri in orario d'ufficio. E, soprattutto, occorre riconoscere che dietro questi cambiamenti c'è una società che sta finalmente mettendo in discussione il prezzo umano del successo economico.

Il Giappone del futuro sarà probabilmente più simile all'Europa di quanto molti immaginino: un equilibrio tra produttività e qualità della vita, tra successo professionale e felicità personale. Questa convergenza di valori potrebbe aprire nuove opportunità di collaborazione, basate su una comprensione condivisa di cosa significhi davvero lavorare bene.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana in Giappone)

Ultima modifica: Martedì 16 Dicembre 2025