Notizie mercati esteri

Venerdì 20 Febbraio 2026

Polonia 2026: hub ideale per l'imprenditore italiano

Nel 2026 la Polonia è uno dei principali beneficiari del nearshoring europeo. Dopo anni di dipendenza dalle forniture asiatiche, molte imprese stanno riportando produzione, logistica e funzioni di supporto più vicino ai mercati finali. In questo nuovo scenario la Polonia si distingue non solo per la dimensione dell'economia, ma anche per il ritmo di crescita: le previsioni della Commissione Europea indicano per il 2026 un aumento del PIL intorno al 3,5%, superiore alla media dell'area euro.Newsletter-nr1-Febbraio-2026.docx​

Parallelamente, il paese si afferma come piattaforma logistica regionale. Grazie agli investimenti cofinanziati dall'UE – quasi 76 miliardi di euro di fondi di coesione nel periodo 2021-2027 – la rete di autostrade, ferrovie e porti è diventata uno dei principali asset competitivi del paese. Studi recenti mostrano che dal 1990 la Polonia ha registrato la crescita del PIL più rapida tra i paesi del vecchio continente, con un aumento della domanda interna di circa il 46% nell'ultimo decennio. A questo si aggiungono le nuove regole europee su clima, energia e trasporti, che spingono le aziende a ripensare le proprie catene di fornitura e i propri hub produttivi.

Per un imprenditore italiano la domanda non è più se guardare alla Polonia, ma in che modo inserirla nella propria strategia: come semplice mercato di vendita, o come vero hub operativo e logistico per l'Europa centro-orientale e oltre.

Trend e opportunità in Polonia nel 2026 dal punto di vista di un imprenditore italiano

La prima dimensione da considerare è la dimensione del mercato interno. Con oltre 37 milioni di abitanti, un reddito medio in crescita e consumi in espansione, la Polonia rappresenta il più grande mercato dell'Europa centro-orientale. Dal 1990 il paese ha attratto circa il 40% di tutti gli investimenti diretti esteri affluiti nella regione e continua a essere indicato nei rapporti internazionali come uno dei destinatari principali di nuovi progetti greenfield, nonostante il rallentamento congiunturale del 2024.

La seconda dimensione è infrastrutturale. La Polonia è attraversata da due corridoi TEN-T fondamentali: il Baltico-Adriatico, che collega i porti di Danzica e Gdynia con Vienna e il Nord Italia, e il Mar del Nord-Baltico, che collega la Polonia con Germania e Belgio. Negli ultimi anni la rete di autostrade e superstrade è stata drasticamente ampliata, con l'obiettivo di raggiungere circa 8.000 km complessivi. Il porto di Danzica ha movimentato quasi 80 milioni di tonnellate di merci nel 2023, consolidando il proprio ruolo di hub nel Mar Baltico. È in corso inoltre l'ampliamento dell'Euroterminal di Sławków, destinato a diventare il più grande hub logistico europeo per le merci che arrivano dall'Asia e dall'Ucraina su rotaia a scartamento largo.

La terza dimensione riguarda il quadro regolamentare ed europeo. La Polonia opera pienamente all'interno del mercato unico dell'UE, con le stesse libertà fondamentali e una cornice normativa molto simile a quella italiana in termini di protezione degli investimenti, concorrenza e diritti dei consumatori. Allo stesso tempo, il paese dispone di un ampio pacchetto di fondi e incentivi per supportare investimenti privati in infrastrutture, industria, energia e digitale: solo la politica di coesione 2021-2027 mette a disposizione quasi 76 miliardi di euro, di cui circa il 40-45% già impegnati in progetti nazionali e regionali.

Per un'azienda italiana questo significa poter costruire in Polonia non solo un canale commerciale, ma una vera base operativa per l'intera area CEE, beneficiando di costi ancora competitivi rispetto all'Europa occidentale e della piena integrazione nel quadro normativo e finanziario europeo.

Perché la Polonia offre un contesto normativo, logistico e organizzativo favorevole

Dal punto di vista normativo, il principale vantaggio è la prevedibilità. Essendo membro dell'UE, la Polonia adotta gran parte delle direttive e dei regolamenti europei che già influenzano quotidianamente la vita delle imprese in Italia. Questo riduce notevolmente il rischio legato a sistemi giuridici "esotici" e consente di trasferire molte esperienze maturate sul mercato domestico.

Il grado di formalità iniziale è generalmente più elevato che in Italia, soprattutto con grandi aziende e istituzioni. Tuttavia, una volta superata la fase iniziale e portati a termine i primi progetti con successo, la relazione può diventare estremamente solida e informale, con un alto livello di lealtà reciproca.

Un ultimo punto riguarda la lingua. Se a livello manageriale l'inglese è spesso sufficiente, nelle interazioni operative – produzione, logistica, amministrazione – il polacco è spesso determinante. Investire presto in una figura locale che sappia gestire questi livelli di comunicazione è spesso la differenza tra un progetto che "funziona sulla carta" e uno che funziona nella pratica.

Case study – trasformare la Polonia in hub regionale: l’esempio di un imprenditore italiano

Immaginiamo un imprenditore italiano alla guida di un gruppo di medie dimensioni, con clienti sparsi tra Germania, Belgio e paesi dell'Europa centrale. Fino al 2022 la logistica era gestita da un unico magazzino in Italia, con spedizioni dirette verso tutti i mercati. L'aumento dei costi di trasporto, i ritardi nelle consegne e la crescente pressione dei clienti per tempi più brevi hanno reso evidente che questo modello stava esaurendo la propria efficacia.

Dopo un'analisi comparativa di diverse localizzazioni, la scelta è caduta sulla Polonia. I motivi erano semplici: posizione centrale rispetto ai mercati serviti, buona disponibilità di spazi logistici moderni, accesso a fondi e incentivi per l'investimento e un contesto regolamentare familiare in quanto paese UE. Nel 2023 il gruppo ha quindi deciso di aprire un centro logistico in prossimità di uno dei principali nodi autostradali polacchi e di costituire una società locale con un piccolo team operativo.

Nei primi dodici mesi il nuovo assetto ha permesso di ridurre i tempi medi di consegna verso i mercati dell'Europa centrale e settentrionale di diversi giorni, migliorando contemporaneamente la prevedibilità del flusso merci. Alcuni clienti tedeschi e scandinavi, inizialmente serviti dall'Italia, sono stati progressivamente migrati sull'hub polacco, con beneficio sul servizio e sui costi. Nel frattempo, la presenza locale ha reso più semplice partecipare a progetti cofinanziati da fondi UE e dialogare con istituzioni e partner locali.

Dopo tre anni, la società polacca non solo gestisce la logistica per quasi tutta l'Europa centro-orientale, ma ospita anche un piccolo team di supporto clienti e un nucleo di specialisti IT che sviluppano strumenti digitali per l'intero gruppo. Ciò che era nato come semplice scelta logistica si è trasformato in un vero centro di competenza, riconosciuto internamente come secondo pilastro operativo dopo l'Italia.

Conclusioni

La Polonia del 2026 non è più semplicemente un mercato di vendita, ma una piattaforma strategica per l'imprenditore italiano. Grazie alla combinazione unica di posizione logistica centrale, fondi europei da 76 miliardi di euro e quadro normativo UE prevedibile, può diventare il vero hub operativo per l'intera Europa centro-orientale e oltre. La stabilità regolatoria dell'Unione Europea unita ai costi operativi ancora competitivi crea un equilibrio raro tra basso rischio e alto potenziale di scala.

Il vero vantaggio competitivo risiede nella capacità di costruire una presenza strutturata – con team locali, visione chiara del ruolo della Polonia nel gruppo e approccio consapevole alle peculiarità culturali. Le imprese che trattano la Polonia come "progetto futuro" perdono tempo prezioso; quelle che iniziano a costruire il proprio hub adesso avranno entro 3-5 anni una struttura pronta per cavalcare la prossima ondata di nearshoring europeo.

 

FONTI: European Commission - Partnership Agreement with Poland / European Commission Economic Forecast (aggiornamento novembre 2025) , Polish Ministry of Trade, Port Monitor Report 2023

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italiana in Polonia)

Ultima modifica: Venerdì 20 Febbraio 2026
Venerdì 20 Febbraio 2026

Dispositivi medici AI, la Corea del Sud lancia il “fast track” per attrarre investimenti e innovazione

La Corea del Sud ha implementato un nuovo sistema per ridurre drasticamente i tempi di ingresso sul mercato dei dispositivi medici basati sull'intelligenza artificiale (AI). Il governo ha introdotto la procedura "Market Immediate Entry Medical Technology", che consente ai dispositivi innovativi di raggiungere il mercato in soli 80 giorni.

Questa riforma elimina la precedente valutazione delle nuove tecnologie mediche, che poteva richiedere fino a 250 giorni, accelerando significativamente il processo di commercializzazione. Il sistema mira a superare i colli di bottiglia amministrativi e a favorire l'innovazione in settori con cicli di sviluppo tecnologico rapidi, come i dispositivi medici digitali basati su AI e i robot medici. Lo riporta il quotidiano (Aju Business Daily).

Questa iniziativa, che include 199 categorie di prodotti, è destinata a stimolare gli investimenti, espandere il mercato e rafforzare la competitività globale dell'industria coreana dei dispositivi medici basati sull'AI, offrendo ai pazienti più opzioni diagnostiche e terapeutiche. Il Ministero della Salute e del Welfare  e il Ministero della Sicurezza Alimentare e Farmaceutica  sono le entità governative responsabili dell'implementazione di questa nuova politica, mentre il Servizio di Revisione e Valutazione dell'Assicurazione Sanitaria è coinvolto nella verifica delle tecnologie esistenti.

(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Korea)

Ultima modifica: Venerdì 20 Febbraio 2026
Venerdì 20 Febbraio 2026

Italia e Repubblica Moldova: relazioni commerciali 2025

Le relazioni commerciali tra Italia e Repubblica Moldova mostrano un trend di collaborazione solido e in crescita, grazie anche alla progressiva integrazione economica della Moldova nei mercati europei.

Dati di commercio bilaterale nel 2024–2025

Nel 2024, il valore totale degli scambi commerciali tra Italia e Moldova ha superato i 716 milioni di dollari, posizionando l’Italia come terzo partner commerciale più importante della Moldova tra i paesi dell’Unione Europea.

  • Esportazioni moldave verso l’Italia (2024): circa 238,7 milioni USD; principali beni esportati includono tessili, abbigliamento, olio di girasole, grano e cavi.
  • Importazioni dalla Italia (2024): circa 477,5 milioni USD, con prodotti come medicinali, caffè, elettrodomestici, pelle lavorata e macchinari.
  • Investimenti italiani in Moldova: sono attive oltre 1.141 imprese italiane, con investimenti in capitale sociale che si attestano attorno a 1,8 miliardi di lei moldavi.

Questi numeri mostrano una bilancia commerciale in deficit per la Moldova, ma con dinamiche di scambio diversificate e una forte presenza dell’Italia nei settori dell’industria leggera, tessile e dei beni di consumo.

Contesto UE: libero scambio e opportunità

La Moldova è strettamente integrata con il mercato europeo grazie alla Zona di Libero Scambio Globale e Approfondito (DCFTA), parte dell’Accordo di Associazione con l’UE, attivo dal 2016. Questo accordo ha eliminato in larga misura i dazi sull’import/export tra UE e Moldova e ha aperto il mercato dei servizi, consentendo anche alle imprese italiane un accesso facilitato al mercato moldavo.

Nel 2025, questo quadro di libero scambio continua a favorire le esportazioni moldave verso i paesi UE, con l’Unione che rappresenta oltre la metà del commercio totale di beni moldavi.

Trend delle esportazioni nel 2025

Nei primi nove mesi del 2025, le esportazioni della Moldova hanno registrato un incremento significativo, con un valore di circa 345,4 milioni USD a settembre, e una crescita del 23,1% rispetto allo stesso periodo del 2024. La quota delle esportazioni verso l’UE è risultata pari a circa 68% del totale, confermando l’importanza del mercato europeo, con Italia tra i principali partner.

Prospettive future e potenziale di crescita

Integrazione nel mercato UE: l’eliminazione dei dazi e l’armonizzazione delle normative commerciali continueranno a sostenere la crescita delle esportazioni moldave verso l’Italia e altri Paesi UE, soprattutto nei settori agroalimentare, tessile e manifatturiero.

Investimenti e PMI: il rafforzamento delle relazioni economiche apre opportunità per le piccole e medie imprese italiane interessate all’internazionalizzazione, soprattutto nei settori industriali tradizionali, agroalimentari e dei servizi.

Valore aggiunto nel libero scambio: grazie alla DCFTA e alle recenti misure europee per facilitare commercio e servizi, le imprese italiane possono beneficiare di costi di transazione ridotti e di regole doganali più prevedibili per i mercati dell’Est Europa.

In prospettiva, il framework di libero scambio UE–Moldova continuerà ad agevolare le imprese italiane, incoraggiando nuovi investimenti e ampliando la gamma di prodotti esportati e importati tra i due Paesi.

Settore Agroalimentare: potenzialità e sfide

Situazione attuale

La Moldova esporta verso l’Italia e la UE una gamma di prodotti agroalimentari, tra cui grano, meslin, ulei di girasole e altri prodotti agricoli. Anche se nel totale delle esportazioni verso l’Italia i prodotti agroalimentari rappresentano una quota più contenuta rispetto ai tessili, il valore di questi beni è destinato a crescere grazie alle misure di liberalizzazione commerciale UE-Moldova.

Prospettive di crescita

Grazie all’accordo DCFTA e alle recenti revisione di accesso commerciale modernizzato tra UE e Moldova, molte categorie di prodotti agricoli vedranno incrementata la quota di esportazione con tariffe ridotte o nulle (ad esempio frutta fresca come prugne, uva da tavola, mele).

La Moldova sta inoltre promuovendo studi e iniziative (con il supporto di UE e UNIDO) per potenziare la qualità e le infrastrutture del settore alimentare, in vista dell’allineamento agli standard europei. Questo può tradursi in maggiore accesso ai mercati europei e alla domanda italiana di prodotti agricoli di qualità, soprattutto se si migliora la certificazione e la logistica per l’esportazione. Nonostante le opportunità, il settore agroalimentare locale potrebbe incontrare difficoltà a competere su alcuni segmenti con prodotti UE già consolidati (ad esempio carne e latticini industriali).

Settore Tessile e Moda: una punta di diamante del commercio

Importanza del tessile

Il settore tessile, abbigliamento e calzature (TAFL) è uno dei principali motori dell’export moldavo verso l’Italia. Nel 2024, gran parte delle esportazioni verso l’Italia era rappresentata da prodotti tessili e di moda (cappotti, maglieria, giacche ecc.), con performance positive in termini di volumi e varietà di prodotti.

Secondo i dati del 2023, oltre il 65% delle esportazioni moldave verso l’Italia era costituito da prodotti di moda e abbigliamento, sottolineando l’importanza di questo settore per i rapporti commerciali bilaterali.

Prospettive future

L’integrazione nei mercati UE e l’armonizzazione normativa continueranno ad agevolare le esportazioni tessili verso l’Italia, paese con una storica domanda di prodotti di moda “made in” qualità europea. L’accesso tariffario facilitato grazie al DCFTA permette alle imprese tessili moldave di competere meglio. Il settore tessile moldavo già collabora con brand europei prestigiosi, segno di competenze tecniche e potenziale di crescita nelle catene di fornitura internazionali.  Il tessile rappresenta anche un’opportunità per joint ventures e investimenti italiani, supportando modernizzazione produttiva e penetrazione in nuovi segmenti di mercato.

Scenari di lungo periodo (2026–2030)

Benefici del libero scambio UE

Il libero scambio attraverso accordi come il DCFTA e la revisione delle relazioni commerciali UE-Moldova continuerà a ridurre barriere tariffarie e non tariffarie, favorendo:

  • Aumento delle esportazioni agricole e agroindustriali;
  • Maggiore accesso ai mercati UE per prodotti tessili e di moda;
  • Allineamento a standard qualitativi e di sicurezza alimentare europei.

Opportunità settoriali

Agroalimentare

  • Frutta fresca (mele, prugne, uva) con nuove quote tariffarie maggiori;
  • Prodotti trasformati di qualità destinati all’Italia e al mercato UE;
  • Certificazione e qualità come driver competitivo.

Tessile e Moda

  • Crescente domanda europea e potenziale di relazioni con brand italiani;
  • Rafforzamento delle capacità produttive e accesso a mercati di fascia alta.
Ultima modifica: Venerdì 20 Febbraio 2026
Venerdì 20 Febbraio 2026

Presentato a Madrid il "Barometro del clima economico in Spagna dal punto di vista degli investitori stranieri"

Le aziende internazionali con sede in Spagna guardano al 2026 con una visione positiva del Paese e della sua capacità di attrarre nuovi progetti. È quanto emerge dalla 18ª edizione del Barometro del clima imprenditoriale in Spagna dal punto di vista degli investitori stranieri, elaborato da ICEX–Invest in Spain, Multinacionales con España e dall'International Center for Competitiveness dell'IESE.

Lo studio, basato sulle risposte di oltre 750 aziende straniere, attribuisce al clima imprenditoriale una valutazione media di 2,85 su 5, lo stesso punteggio dell'anno precedente. Questa stabilità conferma che la Spagna continua ad essere una destinazione affidabile per gli investimenti stranieri e un ambiente competitivo per lo sviluppo dell'attività imprenditoriale.

Punti di forza che stimolano gli investimenti

Le aziende intervistate sottolineano tre fattori chiave che spiegano la loro presenza in Spagna:

  • La sua posizione geografica strategica
  • Le dimensioni e il potenziale del mercato interno
  • La facilità di operare verso paesi terzi.

A ciò si aggiungono la qualità delle infrastrutture e la disponibilità di talenti qualificati, elementi che rafforzano la percezione della Spagna come piattaforma ideale per progetti con vocazione globale.

Sfide ancora da affrontare

Il rapporto identifica anche i principali ostacoli segnalati dagli investitori: gli oneri amministrativi, il costo dei contributi sociali e la lentezza dei tribunali mercantili. Le aziende ritengono che questi ambiti dovrebbero essere prioritari nelle future riforme per rafforzare la competitività del Paese.

Previsioni ottimistiche per il 2026

La fiducia delle imprese si traduce in aspettative di crescita. L'86% delle aziende ha aumentato o mantenuto i propri investimenti nel 2025 e l'85% prevede di continuare su questa tendenza nel 2026. Nel campo del lavoro, il 90% prevede di mantenere o aumentare il proprio organico e l'89% si aspetta un miglioramento del proprio fatturato.

La Spagna consolida anche il suo ruolo di base esportatrice: il 74% delle aziende vende all'estero dal Paese e solo il 6% prevede un calo delle esportazioni nel prossimo anno.

La Spagna tra i leader nei progetti greenfield

Il dinamismo degli investimenti si riflette nei dati relativi ai progetti greenfield. Tra gennaio e novembre 2024, la Spagna si è posizionata al quinto posto nella classifica mondiale dei paesi che hanno ricevuto più iniziative di questo tipo, con 628 progetti che hanno mobilitato circa 30 miliardi di euro e generato oltre 50.000 posti di lavoro, secondo FDI Markets.

Sostenibilità e resilienza internazionale

Il Barometro rivela che il 42% delle aziende dispone già di piani di sostenibilità in linea con gli OSS. Inoltre, gli investitori ritengono che la Spagna offra un ambiente favorevole per il raggiungimento di questi obiettivi.

Per la prima volta, il rapporto analizza l'impatto della politica tariffaria degli Stati Uniti. Più della metà delle aziende percepisce un effetto basso o molto basso, e quelle che hanno adottato misure lo hanno fatto puntando sulla diversificazione dei mercati e dei fornitori.

Cicca qui per il report completo.

Ultima modifica: Venerdì 20 Febbraio 2026
Venerdì 20 Febbraio 2026

Notizie dai mercarti esteri - Venezuela

Esportazioni petrolifere del Venezuela in rialzo a 800.000 barili a gennaio

Le esportazioni di petrolio del Venezuela sono aumentate a circa 800.000 barili al giorno (bpd) nel mese di gennaio, rispetto ai 498.000 bpd di dicembre, a seguito degli eventi del 3 gennaio e della revoca del blocco petroliero che gravava sul Paese. Questo cambiamento ha permesso ai commercianti internazionali di riprendere la maggior parte delle spedizioni, secondo i dati di monitoraggio marittimo citati da Reuters.

A dicembre, Washington aveva imposto un embargo petroliero e confiscato sette petroliere, causando l'accumulo di oltre 40 milioni di barili di greggio e carburanti in serbatoi e navi che non potevano lasciare il Paese. La compagnia statale Pdvsa era stata costretta a ridurre la produzione all'inizio di gennaio a causa della mancanza di capacità di stoccaggio.

La situazione ha iniziato a invertirsi quando il Dipartimento del Tesoro ha concesso, a gennaio, le prime licenze alle società di trading Trafigura e Vitol per esportare gli inventari bloccati. Da allora, la produzione, la lavorazione e le spedizioni hanno accelerato il ritmo. Il volume esportato a gennaio si è avvicinato alla media di 847.000 bpd registrata l'anno scorso, sebbene Pdvsa e i suoi partner dovranno mantenere l'incremento per smaltire i milioni di barili ancora stoccati e revocare completamente i tagli alla produzione.

Il Venezuela ha esportato in Europa 5 container con 112 tonnellate di polpo a gennaio

Il direttore generale delle aziende Invermati e La Guaira Global, facenti parte della Zona Economica Speciale (ZEE) di La Guaira, Laureano Sánchez, ha riferito che nel mese di gennaio il Paese ha esportato 112 tonnellate di polpo verso diversi paesi europei.

Sánchez ha sottolineato che le nazioni europee di destinazione sono Spagna, Portogallo e Francia, mercati che hanno mostrato una grande ricettività verso il prodotto venezuelano.

«Abbiamo iniziato le operazioni lunedì 12 gennaio; è stata una sfida dopo tutto ciò che è stato vissuto in questo primo mese del 2026. Nel corso di gennaio, siamo riusciti a esportare dal Venezuela al continente europeo 5 container, per un totale di 112 tonnellate di peso lordo», ha spiegato.

Il dirigente ha dichiarato che l'esportazione di polpo è raddoppiata in meno di un mese e l'obiettivo per il primo semestre di quest'anno è raggiungere un milione di chili esportati tra polpo, aragosta e dentice (pargo).

Ha inoltre precisato che le esportazioni non provengono solo da La Guaira: «Arrivano anche dagli stati di Nueva Esparta e Sucre, dove lavoriamo già da anni». Sánchez ha ricordato che le prime spedizioni «avvenivano per via aerea verso l'Europa, ma siamo cresciuti gradualmente e ora utilizziamo entrambe le rotte, sia aerea che marittima».

«Abbiamo alleanze e impegni consolidati da anni con il mercato europeo, ma non escludiamo l'apertura verso altri mercati», ha aggiunto l'imprenditore ai microfoni di Radio Miraflores.

Infine, ha indicato che le aziende generano 300 posti di lavoro diretti: «Tra i lavoratori di Nueva Esparta, Sucre e La Guaira — inclusi pescatori, personale tecnico, amministrativo e alleati logistici — parliamo di quasi trecento impieghi diretti ogni mese».

(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Venezolano-Italiana)

Ultima modifica: Venerdì 20 Febbraio 2026
Venerdì 20 Febbraio 2026

Argentina e Stati Uniti firmano un Accordo sul Commercio e sugli Investimenti Reciproci

Il 5 febbraio 2026, Argentina e gli Stati Uniti hanno formalizzato a Washington la firma dell’Accordo sul Commercio e sugli Investimenti Reciproci. L’intesa è stata sottoscritta dal cancelliere argentino Pablo Quirno e dal Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti (USTR), Jamieson Greer, con l’obiettivo di promuovere una crescita di lungo periodo e ampliare le opportunità commerciali per entrambi i Paesi.

L’accordo rappresenta un passaggio di rilievo nelle relazioni bilaterali e mira a rafforzare il partenariato economico tra le due nazioni, favorendo un quadro più solido ed equilibrato, fondato su principi di trasparenza e su regole chiare in materia di commercio e investimenti.

L’intesa copre numerosi ambiti di rilevanza giuridica e commerciale, tra cui tariffe doganali, eliminazione delle barriere non tariffarie, tutela della proprietà intellettuale, cooperazione nel settore dei minerali critici, accesso ai mercati agricoli e regolamentazione dei beni tecnologici. In base al contenuto dell’accordo e alle informazioni attualmente disponibili, l’Argentina concederà un accesso preferenziale a una vasta gamma di prodotti statunitensi, tra cui farmaci, prodotti chimici, macchinari, tecnologie dell’informazione, dispositivi medici, veicoli a motore e prodotti agricoli.

Da parte sua, gli Stati Uniti si impegnano a eliminare i dazi reciproci su determinate risorse naturali e su articoli non coperti da brevetto destinati ad applicazioni farmaceutiche. Inoltre, entrambi i Paesi hanno concordato di rafforzare la cooperazione per facilitare gli investimenti e gli scambi nel settore dei minerali critici, considerato di elevato interesse strategico.

(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana nella Repubblica Argentina)

Ultima modifica: Venerdì 20 Febbraio 2026
Venerdì 20 Febbraio 2026

Notizie dai mercati esteri - Venezuela

Cifar prevede una crescita del 20% nella produzione di medicinali per il 2026

Il presidente della Camera dell'Industria Farmaceutica (Cifar), Tito López, ha stimato che per il 2026 la produzione di medicinali nel Paese registrerà un incremento del 20% rispetto al 2025.

López, che ricopre anche la carica di presidente della Confederazione Venezuelana degli Industriali (Conindustria), prevede che il settore concluderà l'anno in corso con una produzione di 400 milioni di unità di farmaci.

Ha inoltre sottolineato che negli ultimi cinque anni il settore ha intrapreso un processo di ripresa e che il dato di produzione si è chiuso nel 2025 con circa 355 milioni di unità prodotte nel Paese.

«Chiuderemo l'anno con circa 400 milioni di unità; ciò rappresenta quasi un 20% di recupero rispetto al 40% registrato nel 2024», ha dichiarato in un'intervista per  il canale televisivo VTV.

Commissione Economia dell'AN darà priorità alle leggi per diversificare la produzione

La Commissione Permanente per l'Economia, le Finanze e lo Sviluppo Nazionale ha concordato di dare priorità, nell'agenda legislativa 2026, alle leggi volte a sostenere la protezione del popolo e la diversificazione della produzione.

Lo ha riferito il presidente della commissione, il deputato Jesús Faría (PSUV/Nazionale), durante l'insediamento dell'organo. Ha dichiarato che, attraverso la riforma integrale del quadro giuridico della Repubblica, si cercherà di rafforzare l'apparato produttivo, garantire la stabilità finanziaria e proteggere il reddito delle famiglie venezuelane di fronte alle aggressioni esterne.

Faría ha sottolineato che la commissione assume le proprie funzioni in una congiuntura storica di grandi sfide, a seguito dei recenti attacchi militari alla sovranità nazionale. Ha inoltre enfatizzato che la risposta legislativa si baserà sul Piano delle Sette Trasformazioni (7T), con l'obiettivo di consolidare un'economia post-petrolifera che sia sostenibile, diversificata e duratura.

Importazioni di carburanti e additivi esenti da tasse

Nella Gazzetta Ufficiale n. 43.292, del 9 gennaio 2026, è stato pubblicato il Decreto n. 5.207, attraverso il quale si esonera dal pagamento dell'Imposta sul Valore Aggiunto (IVA), dell'Imposta sulle Importazioni e della Tassa per la Determinazione del Regime Doganale, le importazioni definitive e le vendite effettuate sul territorio nazionale di carburanti derivati da idrocarburi. L'esonero si applica anche agli input e agli additivi destinati al miglioramento della qualità della benzina.

Tali operazioni possono essere effettuate direttamente dallo Stato, da aziende di sua esclusiva proprietà, da società miste (con partecipazione di capitale statale e privato in qualsiasi proporzione) o da aziende private, in conformità con quanto disposto dall'articolo 58 della Legge Organica sugli Idrocarburi.

In tal senso, la normativa indica che, ai fini del godimento dell'esonero fiscale, i beneficiari dovranno presentare presso il rispettivo Ufficio Doganale, al momento della dichiarazione, i seguenti documenti:

  1. Relazione descrittiva dei beni mobili materiali da importare.
  2. Fattura commerciale emessa a nome dell'organo o ente incaricato dell'acquisto dei beni.
  3. Documento di esonero dall'Imposta sulle Importazioni e dalla Tassa di Regime Doganale emesso dal SENIAT (Servizio Nazionale Integrato di Amministrazione Doganale e Tributaria).

Allo stesso modo, le importazioni definitive dei beni «devono essere effettuate presso lo stesso ufficio doganale scelto dal beneficiario dell'esonero». Qualora il beneficiario avesse la necessità di effettuare importazioni attraverso una dogana diversa da quella selezionata, «dovrà comunicarlo all'ufficio doganale d'ingresso».

È importante sottolineare che il decreto esonera inoltre dall'obbligo tributario previsto dalla Legge di Riforma dell'Imposta sulle Grandi Transazioni Finanziarie (IGTF), secondo i termini e le condizioni stabiliti nel testo medesimo.

Il Venezuela ha esportato 7,8 milioni di barili negli Stati Uniti, ma mantiene ancora alti livelli di stoccaggio petrolifero

Le esportazioni di petrolio dal Venezuela, effettuate attraverso l'accordo di fornitura da 2 miliardi di dollari con gli Stati Uniti, hanno raggiunto circa 7,8 milioni di barili questo mercoledì, secondo i dati di monitoraggio navale e i documenti di Petróleos de Venezuela S.A. (Pdvsa). Le spedizioni hanno subito un'accelerazione dopo che l'amministrazione statunitense ha allentato il blocco, ma non in misura sufficiente a consentire all'azienda di invertire completamente i tagli alla produzione.

In seguito alla cattura del presidente Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti all'inizio di gennaio, Caracas e Washington hanno concordato la vendita di un massimo di 50 milioni di barili di greggio venezuelano stoccati in serbatoi e navi. Le società commerciali Vitol e Trafigura hanno ottenuto le prime licenze statunitensi per caricare ed esportare carichi dal Paese membro dell'OPEC.

Tuttavia, queste esportazioni non riescono ancora ad alleviare in modo significativo gli ingenti inventari di Pdvsa, cresciuti durante il blocco imposto dagli Stati Uniti durato quasi un mese, che ha lasciato il Venezuela con decine di milioni di barili di petrolio stoccati a terra e su petroliere cariche rimaste bloccate nelle acque venezuelane.

Difficoltà nella ripresa e nel mercato

La compagnia energetica statale venezuelana, che all'inizio di gennaio aveva ridotto la produzione per mancanza di spazio di stoccaggio, non ha ancora ripristinato i livelli precedenti in attesa che le scorte diminuiscano, secondo documenti e fonti interne.

Le vendite sono state lente poiché le raffinerie si sono rifiutate di pagare i prezzi richiesti dai commercianti, secondo fonti vicine alle trattative. Anche le difficoltà nel trasferire e stoccare il petrolio trattenuto altrove hanno rallentato il flusso.

Le offerte di greggio pesante Merey alle raffinerie statunitensi sono iniziate la scorsa settimana con uno sconto compreso tra 6 e 7,50 dollari al barile rispetto al prezzo del Brent. Tale cifra ha superato i prezzi del greggio canadese (di qualità simile e facilmente accessibile), non incentivando le raffinerie a passare al petrolio venezuelano.

Vitol e Trafigura hanno presentato offerte anche a raffinerie indiane con sconti tra 8 e 8,50 dollari, riscuotendo scarso interesse. Gli operatori hanno recentemente ampliato gli sconti a circa 9 dollari al barile, ma senza riscontrare ancora una forte domanda. Inoltre, il continuo sequestro di petroliere legate al Venezuela nei Caraibi da parte degli Stati Uniti ha reso gli armatori riluttanti a partecipare a queste operazioni.

Destinazione dei fondi e volumi di esportazione

Funzionari statunitensi hanno annunciato che circa 500 milioni di dollari provenienti dalle prime vendite saranno depositati in un fondo controllato dal governo degli Stati Uniti. Il governo venezuelano ha dichiarato che circa 300 milioni di dollari delle entrate iniziali saranno utilizzati per finanziare importazioni e spese governative.

Dati sulle spedizioni:

  • Dall'12 gennaio, sette petroliere sono partite verso terminal nei Caraibi (Bahamas, Santa Lucia e Bullen Bay a Curaçao).
  • Chevron ha accelerato le spedizioni, passando dai 100.000 barili al giorno (bpd) di dicembre a una media di 221.000 bpd a gennaio.
  • Il volume totale delle esportazioni ha raggiunto circa 1 milione di bpd.

Nonostante la ripresa di alcuni giacimenti negli ultimi giorni, la produzione rimane al di sotto della capacità massima. A inizio gennaio, la produzione era scesa a 880.000 bpd rispetto agli 1,16 milioni di fine novembre, con tagli concentrati principalmente nella Fascia dell'Orinoco, secondo quanto riportato dall'agenzia Reuters.

Imprenditori venezuelani interessati a investire e portare marchi internazionali nel Paese

Il presidente della Camera Venezuelana del Franchising (Profranquicias), Raúl Angulo, ha sottolineato che il 2025 è stato «un anno molto difficile per il settore imprenditoriale», aggiungendo che il comparto del franchising non è rimasto immune da tale realtà.

Inoltre, ha evidenziato come la questione del cambio, la pressione fiscale e la diminuzione del potere d'acquisto della popolazione abbiano colpito direttamente i consumi.

Angulo ha spiegato che il settore del franchising è trasversale, comprendendo commercio al dettaglio (retail), gastronomia e servizi: «Si tratta di attività commerciali che risentono fortemente del calo del potere d'acquisto dei cittadini».

Il presidente di Profranquicias ha precisato che il 2025 ha registrato risultati contrastanti, ma ha sottolineato che nelle ultime settimane «abbiamo visto molti imprenditori interessati a investire nel franchising e a portare marchi internazionali nel Paese».

In tal senso, ha chiarito:

«Non si tratta esattamente di investimenti stranieri, perché generalmente — anche se non nel 100% dei casi — è un venezuelano residente qui che decide di investire per importare un marchio estero».

Allo stesso modo, durante un intervento su Televen, ha sostenuto che, nonostante la presenza in Venezuela di marchi provenienti da Sud America, Europa e Asia, in questo primo scorcio di gennaio si è registrato un maggiore interesse da parte di firme americane, specialmente nei settori della gastronomia e dei supermercati.

AVEX registra un rialzo delle esportazioni venezuelane nel terzo trimestre del 2025

Il Venezuela ha chiuso il terzo trimestre del 2025 con un incremento prossimo al 6% delle sue esportazioni rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, secondo il bilancio presentato dal presidente dell'Associazione Venezuelana degli Esportatori (AVEX), Gustavo González Velutini. La ripresa è stata accompagnata da cambiamenti rilevanti nelle destinazioni e nei settori che sostengono l'attività esportatrice del Paese.

González Velutini ha spiegato che il 2024 è stato segnato da una strategia di friend-shoring, orientata verso mercati alleati come Cina, India e Brasile. Tuttavia, ha avvertito che il Paese deve avanzare verso un approccio più equilibrato.

«Ora dobbiamo puntare realmente sul near-shoring, ovvero sfruttare i mercati a noi vicini», ha affermato in un'intervista a Unión Radio. «Dobbiamo trovare un equilibrio tra friend-shoring e near-shoring se vogliamo garantire la sopravvivenza delle nostre esportazioni a lungo termine».

La Cina domina, l'Italia sorprende e l'Europa arretra

Tra gennaio e settembre, la Cina si è confermata come principale destinazione delle esportazioni, con circa 520 milioni di dollari. Seguono gli Stati Uniti con quasi 250 milioni, il Brasile con 220 milioni e i Paesi Bassi — trainati dalle spedizioni di gamberetti — con circa 190 milioni.

L'Italia, tuttavia, è stata protagonista del movimento più inaspettato dell'anno: è arrivata ad assorbire circa 180 milioni di dollari, a seguito di un notevole aumento dell'acquisto di materiali ferrosi, alluminio e argille refrattarie. «Improvvisamente il mercato italiano si è sbloccato, acquistando una grande quantità di beni», ha sottolineato González Velutini. Questo balzo ha reso l'Italia la quinta destinazione delle esportazioni venezuelane.

L'andamento in Europa non è stato però uniforme. Il Venezuela è passato dall'esportare verso 24 dei 27 paesi dell'Unione Europea nel 2024 a soli 20 nel 2025. «Ci sono stati quattro paesi che hanno ridotto gli acquisti», ha indicato. D'altra parte la Colombia, nonostante la vicinanza geografica, non ha raggiunto i 100 milioni di dollari di importazioni dal Venezuela, mentre la Turchia ha mostrato un dinamismo inaspettato con circa 60 milioni di dollari.

(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Venezolano-Italiana)

Ultima modifica: Venerdì 20 Febbraio 2026
Mercoledì 18 Febbraio 2026

Moldova: nuovi fondi pubblici

La Repubblica Moldova sta potenziando gli strumenti di sostegno per le imprese con una serie di finanziamenti pubblici non rimborsabili destinati alla modernizzazione industriale, all’efficienza energetica, alla digitalizzazione e alla crescita delle piccole e medie imprese (PMI). Questi fondi, erogati dal governo moldavo in collaborazione con l’Unione Europea e partner internazionali, rappresentano un’opportunità concreta per imprese locali e investitori esteri interessati allo sviluppo industriale nel paese.

Le imprese interessate a ottenere fondi pubblici non rimborsabili devono seguire alcuni passaggi fondamentali. Prima di tutto identificare il programma adatto: ogni grant o aiuto pubblico ha criteri specifici (es. efficienza energetica, digitalizzazione, investimento industriale). Preparare poi la documentazione richiesta che include tipicamente business plan dettagliato con obiettivi e budget, piano di investimento o progetto, documentazione societaria (registrazione aziendale, bilanci). È necessario infine presentare la domanda all’ente gestore: per la maggior parte dei grant gestiti tramite ODA, le domande vanno presentate direttamente tramite la Organizzazione per lo Sviluppo dell’Imprenditorialità sotto il Ministero dello Sviluppo Economico e Digitalizzazione della Moldova.

Alcuni programmi, in particolare quelli legati a investimenti industriali, richiedono l’invio della candidatura al Ministero dello Sviluppo Economico e Digitalizzazione secondo le procedure ufficiali pubblicate sul sito istituzionale.

Grant diretti per le imprese

Negli ultimi mesi il Governo della Moldova, insieme all’Organizzazione per lo Sviluppo dell’Imprenditorialità (ODA) e con il supporto dell’Unione Europea, ha attivato e ampliato diverse misure di sostegno:

  • Fondi aggiuntivi per il Budget +PLUS – Il governo ha destinato ulteriori 100 milioni di lei per programmi di supporto alle imprese gestiti da ODA, con l’obiettivo di modernizzare attività produttive, digitalizzare processi e creare nuovi posti di lavoro, soprattutto nelle zone rurali.
  • Contributi a fondo perduto distribuiti nel 2025 – Nell’ambito di programmi diversificati, 75 imprese hanno ricevuto complessivi 26,3 milioni di lei in contributi a fondo perduto per investimenti in tecnologie digitali, efficienza energetica e sviluppo aziendale.
  • Supporto continuativo alle PMI – Nel corso dell’anno, grazie all’attività congiunta tra governo e UE, oltre 136 imprese hanno ottenuto più di 69,3 milioni di lei in grant, generando investimenti superiori ai 140 milioni di lei nell’economia nazionale.

Efficienza energetica e tecnologie verdi

Un decreto governativo del 29 dicembre 2025 ha approvato un programma con contributi fino a 1,5 milioni di lei (circa 77.000 di euro) per PMI che investono in tecnologie di efficienza energetica ed energie rinnovabili, coprendo fino al 50% dei costi ammissibili dell’investimento.

Supporto industriale strategico e piani di crescita

Oltre ai grant diretti, la Moldova ha introdotto un meccanismo statale di aiuti per investimenti industriali nell’ambito del suo Piano Nazionale di Industrializzazione 2024–2028. Questo schema prevede: contributi fino al 75% del totale dell’investimento per piccole imprese (60% per medie e grandi aziende); forma di aiuto combinata: sovvenzione diretta (fino al 25% dell’aiuto totale) ed esenzione fiscale sull’imposta sui redditi (75%) per progetti industriali qualificati. Settori ammissibili: elettronica, chimica e farmaceutica, componenti automotive, tessile, materiali da costruzione e industria alimentare. Valore totale stimato dell’aiuto: circa 2 miliardi di lei (circa 100 milioni di euro).

Sostegno UE all'imprenditoria e alle Pmi 

L’Unione Europea ha stanziato una sovvenzione diretta di 8 milioni di euro per co-finanziare sette programmi statali di supporto all’imprenditorialità tramite ODA, destinati a 300 imprese entro il 2026. I programmi coprono iniziative come: digitalizzazione delle PMI; energie rinnovabili; programmi per giovani imprenditori e donne; turismo rurale. Queste risorse incrementano l’impatto degli strumenti statali esistenti e promuovono l’integrazione delle imprese nel mercato europeo.

Ultima modifica: Venerdì 20 Marzo 2026
Mercoledì 18 Febbraio 2026

Thailandia più competitiva

Il governo thailandese ha annunciato un’importante iniziativa per rilanciare l’economia attraverso un maggiore coinvolgimento delle imprese straniere, con l’obiettivo di attrarre capitali esteri e rendere il Paese più competitivo a livello regionale. Il Ministero del Commercio thailandese intende proporre al Consiglio dei Ministri la rimozione di 10 settori economici dalla “lista ristretta” prevista dalla Foreign Business Act (FBA).

Attualmente, queste categorie richiedono alle società straniere di ottenere specifiche licenze statali per poter operare in Thailandia. Con la modifica, queste licenze non sarebbero più necessarie per le imprese straniere, consentendo un accesso molto più semplice al mercato. Tra i settori interessati ci sono: Telecomunicazioni, Sviluppo software, Gestione finanziaria, Esplorazione petrolifera, Commercio di derivati agricoli. Queste categorie rappresentano aree dinamiche dell’economia e confermano la volontà della Thailandia di modernizzare il proprio tessuto produttivo attraverso l’ingresso di competenze e capitali esteri.

Burocrazia più snella

Un altro elemento chiave della riforma è l’accelerazione dei tempi di approvazione per i permessi alle imprese straniere. Attualmente il processo può richiedere fino a 60 giorni; l’intenzione del governo è ridurre questo periodo a solamente 30 giorni, con l’obiettivo di ridurre la burocrazia e competere meglio con i Paesi vicini nel Sud-Est asiatico.

La mossa arriva in un contesto in cui la Thailandia sta cercando di sostenere la crescita economica, che negli ultimi anni è stata penalizzata da fattori globali come i dazi commerciali e l’apprezzamento della valuta. Le autorità vogliono incoraggiare investimenti esteri diretti (FDI), specialmente nei settori ad alto valore aggiunto quali tecnologia, servizi digitali e infrastrutture innovative. Se approvata, questa riforma potrebbe: Potenziare la competitività internazionale della Thailandia attirando nuovi investitori; Favorire la creazione di posti di lavoro qualificati; Stimolare la crescita nei settori tecnologici e dei servizi avanzati; Rafforzare il ruolo della Thailandia come hub regionale per imprese globali.

Negli ultimi anni, il Paese ha già mostrato segni di forte attrattività per gli investimenti stranieri nei settori digitali e produttivi, con record di capitali attratti e un crescente interesse da parte di aziende estere, soprattutto nel settore tecnologico e manifatturiero.

Ultima modifica: Giovedì 19 Febbraio 2026
Lunedì 16 Febbraio 2026

Flessibilità e sicurezza: il modello danese della flexicurity come riferimento europeo

Nel dibattito europeo sul futuro del lavoro, pochi concetti stanno avendo un impatto così rilevante come quello di flexicurity. Nato e sviluppato in Danimarca, questo modello di organizzazione del mercato del lavoro combina due elementi che spesso vengono percepiti come contrapposti: un’elevata flessibilità per le imprese e un forte livello di sicurezza economica e sociale per i lavoratori. Il risultato è un sistema capace di adattarsi rapidamente ai cambiamenti economici, senza sacrificare la tutela dei cittadini.

Il sistema occupazionale danese si fonda su quello che viene comunemente definito il “triangolo d’oro” della flexicurity. I suoi tre lati sono un mercato del lavoro flessibile, un solido sistema di sicurezza del reddito e una politica attiva del lavoro particolarmente sviluppata. L’interazione tra questi tre elementi consente una notevole mobilità professionale, riducendo al contempo i rischi sociali legati alla disoccupazione.

Dal punto di vista della flessibilità, la Danimarca presenta un livello relativamente basso di protezione legislativa dell’occupazione (Employment Protection Legislation, EPL). Le imprese possono assumere e licenziare con facilità, adattando rapidamente la forza lavoro alle esigenze del mercato. Pur esistendo accordi collettivi e tutele giuridiche di base, il contenzioso legato ai licenziamenti è poco frequente e i costi di uscita sono contenuti. Questa flessibilità si traduce in un’elevata mobilità: i flussi in entrata e in uscita dall’occupazione sono consistenti e il passaggio da un lavoro all’altro è un fenomeno ordinario. Ogni anno, circa il 25% dei lavoratori del settore privato cambia impiego.

A bilanciare questa libertà per le imprese interviene un sistema di sicurezza del reddito tra i più generosi in Europa. I lavoratori che aderiscono a una A-kasse, ovvero un fondo assicurativo contro la disoccupazione, hanno diritto a percepire l’indennità di disoccupazione (dagpenge) fino a due anni in caso di perdita del lavoro. Per i redditi più bassi, il tasso di compensazione può arrivare fino al 90% del salario precedente. Chi non è iscritto a un fondo assicurativo può comunque accedere a un sussidio assistenziale (kontanthjælp), erogato su base reddituale e destinato a chi perde il proprio sostentamento a causa di disoccupazione, malattia o eventi familiari, purché non rientri in altri schemi di welfare.

Il terzo pilastro della flexicurity danese è rappresentato dalle politiche attive del lavoro. L’obiettivo è garantire un mercato del lavoro efficiente, sostenendo sia i disoccupati sia gli occupati che desiderano riqualificarsi. La Danimarca investe risorse significative in programmi di formazione, riqualificazione professionale, orientamento e servizi di accompagnamento al lavoro. Nel 2019, la spesa complessiva per le misure attive del lavoro – comprendente attivazione, schemi occupazionali, costi di gestione dei job centre municipali e fondi speciali – ha raggiunto i 12,7 miliardi di corone danesi, a prezzi e salari del 2021. Questo impegno finanziario riflette la convinzione che la disoccupazione debba essere una fase di transizione breve e assistita, non una condizione permanente.

Un elemento centrale del modello danese è la lunga tradizione di cooperazione tra parti sociali. La flexicurity non è il risultato di una riforma improvvisa, ma di oltre un secolo di dialogo tra associazioni datoriali e sindacati. Salari e condizioni di lavoro sono definiti principalmente attraverso la contrattazione collettiva, con un intervento limitato dello Stato. Non esiste, ad esempio, un salario minimo legale: i livelli retributivi, generalmente elevati, sono stabiliti nei contratti negoziati tra le parti. Circa il 67% dei lavoratori danesi è iscritto a un sindacato, un dato che favorisce la stabilità delle relazioni industriali e rende gli scioperi relativamente rari.

Questa combinazione di flessibilità e protezione ha reso i lavoratori danesi più aperti alla globalizzazione. La percezione diffusa è che, se un posto di lavoro scompare, se ne creerà un altro in tempi ragionevoli, grazie a un mercato dinamico e a un solido sistema di supporto. Allo stesso tempo, la facilità di assunzione e licenziamento incentiva le imprese a dare opportunità anche a persone che, in contesti più rigidi, rischierebbero di restare escluse dal mercato del lavoro.

Il successo del modello non è passato inosservato a livello europeo. La Commissione europea ha integrato il concetto di flexicurity nelle proprie strategie per l’occupazione, indicandolo come una possibile risposta alle sfide poste dalla trasformazione economica e tecnologica. Diversi Paesi, tra cui la Francia, guardano alla Danimarca come a un punto di riferimento. Non a caso, il presidente Emmanuel Macron ha definito l’approccio danese una fonte di ispirazione per le riforme del mercato del lavoro.

In un contesto segnato da incertezza economica e cambiamenti rapidi, il mercato del lavoro danese dimostra come flessibilità e sicurezza non siano necessariamente alternative, ma possano rafforzarsi a vicenda. La flexicurity resta così uno dei modelli più studiati e ammirati in Europa, capace di coniugare competitività economica e coesione sociale.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio italiana in Danimarca)

Ultima modifica: Lunedì 16 Febbraio 2026