Notizie mercati esteri

Lunedì 30 Marzo 2026

Notizie dai mercati esteri - Repubblica Ceca

Il 2024 conferma il sorpasso dell’Italia sulla Croazia nei viaggi dei cechi

Il 2024 ha confermato il sorpasso dell’Italia sulla Croazia nei viaggi dei turisti cechi all’estero. Lo indicano i dati diffusi recentemente dall’Ufficio di Statistica Ceco.

Secondo l’Ufficio di Statistica, il Paese estero più visitato dai cechi è stata la Slovacchia, con l’Italia al secondo posto. L’Italia detiene tuttavia il primato per i viaggi con almeno quattro pernottamenti. I cechi hanno effettuato nel 2024 in Italia circa sei milioni di pernottamenti, con un aumento di circa un terzo rispetto al 2023.

In Repubblica Ceca l’inflazione è calata anche a febbraio

Lo indicano i dati dell’Ufficio di Statistica Ceco.

Già in gennaio il tasso era diminuito in maniera rilevante all’1,6% per effetto dei cambiamenti del pagamento del contributo alle fonti rinnovabili. In febbraio il tasso annuo è sceso ulteriormente all’1,4% sorprendendo gli analisti, che attendevano una stabilità ai livelli di gennaio. Praticamente fermi sono i prezzi nel comparto e un vistoso calo è registrato per le energie.

I salari in Repubblica Ceca sono cresciuti di oltre il sette percento

Lo indicano i dati dell’Ufficio di Statistica Ceco

Lo scorso anno il salario medio lordo è aumentato a 49.215 corone ceche al mese. L’incremento al netto dell’inflazione è stato del 4,6%. Nell’industria manifatturiera l’incremento annuo è stato del 6,6% a 48.002 corone ceche al mese. La dinamica di crescita è stata più forte nell’edilizia e nelle professioni scientifiche con incrementi di oltre il dieci percento. Aumenti più contenuti intorno al cinque percento sono stati invece registrati nella sanità o nel settore finanziario.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)

Ultima modifica: Lunedì 30 Marzo 2026
Lunedì 30 Marzo 2026

Food & Beverage italiano in Polonia: numeri, prodotti e nuove opportunità per le imprese

Negli ultimi anni la Polonia è passata da mercato “emergente” a economia matura dell’Europa centro‑orientale, con un deciso aumento del PIL pro capite, dei salari reali e del potere d’acquisto delle famiglie. Questo si riflette direttamente nei consumi alimentari: i polacchi escono più spesso a mangiare fuori, ordinano più delivery e sono molto più disposti rispetto al passato a pagare un sovrapprezzo per la qualità, l’esperienza e l’autenticità del prodotto. La cucina italiana è stabilmente ai vertici delle preferenze, seconda solo a quella tradizionale polacca, ed è percepita come sinonimo di gusto, convivialità e di qualità.

Per le imprese italiane del Food & Beverage, la Polonia non è più un mercato di nicchia ma un vero e proprio “secondo mercato interno” potenziale, dove l’Italia è già forte in molte categorie e può crescere ancora sia sugli scaffali della distribuzione, nella ristorazione e nel fuori casa.

Un mercato in crescita, con consumatori più esigenti e consapevoli

I principali report sul mercato HoReCa polacco evidenziano che il valore del settore è cresciuto di circa il 9% nominale nel 2024, con crescita anche in termini reali grazie al rallentamento dell’inflazione e alla ripresa dei redditi disponibili. Il numero di punti gastronomici ha superato i 100.000 nel 2025, con una forte dinamica di apertura di nuovi locali, soprattutto ristoranti tradizionali, format fast casual e food truck.

Il consumo fuori casa è ormai un’abitudine consolidata: oltre il 70–75% dei polacchi dichiara di aver mangiato o bevuto fuori casa in ristoranti, bar o altri locali nell’ultimo anno, con una quota crescente che ordina anche piatti a domicilio. La maggioranza spende tra 50 e 100 PLN per persona a visita (circa 11–23 euro a seconda del cambio), e la scelta del locale è guidata anzitutto dalla qualità percepita dei piatti, dal tipo di cucina e dall’atmosfera, con il prezzo che resta importante ma un po’ meno dominante rispetto agli anni di inflazione più alta.

In questo contesto, i report di settore segnalano un’evoluzione chiara: meno “ristorazione di necessità”, più ricerca di esperienze gastronomiche complete, carte stagionali, ingredienti migliori, storie da raccontare in sala. I clienti sono più informati, più consapevoli, più esigenti, ma anche più curiosi, soprattutto nelle grandi città come Varsavia, Cracovia, Breslavia o la “Trójmiasto” (Danzica–Sopot–Gdynia).

Dove l’Italia è già leader nelle importazioni polacche

L’analisi dettagliata delle importazioni polacche mostra che l’Italia è già tra i primi cinque fornitori in oltre cinquanta categorie dell’agroalimentare, e spesso occupa il primo posto. Questo è un segnale molto forte: il mercato “conosce” già l’offerta italiana e ha dimostrato di volerla acquistare.

Fra le categorie più importanti per valore e quota di mercato, emergono:

  • Caffè: l’Italia è il secondo fornitore della Polonia, con esportazioni pari a circa 276 milioni di euro e una quota superiore al 20% del totale import polacco di caffè, subito dietro la Germania.
  • Vino di uva: l’Italia è il primo fornitore con circa 131 milioni di euro di export e una quota prossima al 31% delle importazioni di vino in Polonia.
  • Pasta: l’Italia è prima anche in questa categoria, con oltre 66 milioni di euro e una quota di circa il 27% delle importazioni polacche di pasta.
  • Pomodori preparati o conservati: l’Italia guida il mercato con quasi 58 milioni di euro e una quota vicina al 30%, posizionandosi come riferimento per conserve e sughi a base pomodoro.
  • Olio di oliva: l'Italia è stabilmente il secondo fornitore della Polonia con oltre 38 milioni di euro esportati, coprendo il 33,2% delle importazioni totali, posizionandosi subito dietro alla Spagna.
  • Uva fresca o secca: l’Italia è il primo fornitore, con più di 83 milioni di euro di export e circa il 27% del totale importato in questa categoria.
  • Prodotti da forno e pasticceria (pane, biscotti, dolci): l’Italia è il secondo fornitore, con circa 139 milioni di euro e oltre il 14% del mercato dell’import polacco, dietro la sola Germania.
  • Formaggi: l’Italia è di nuovo al secondo posto, con circa 121 milioni di euro e una quota superiore al 16% delle importazioni polacche di formaggi.
  • Cioccolato e preparazioni a base di cacao: l’Italia è il secondo fornitore, con quasi 139 milioni di euro e una quota di circa il 9,5% in un segmento dominato dalla Germania.
  • Salse e condimenti: l’Italia è seconda, con oltre 45 milioni di euro di export e una quota intorno al 14%.
  • Succhi di frutta e verdura: l’Italia figura al terzo posto, con oltre 51 milioni di euro e una quota superiore all’11%.

Accanto a questi “big player” ci sono altre categorie in cui l’Italia eccelle, ad esempio nel comparto ortofrutta: oltre all’uva, le sottocategorie relative a verdure fresche e “insalaterie” (ad esempio lattughe e cicorie, carote e radici, altre verdure fresche) vedono la presenza italiana nei primi posti, intercettando la domanda di prodotti freschi di qualità per il retail e per il segmento HoReCa. Anche per quanto riguarda le preparazioni alimentari non altrove specificate, che include snack, piatti pronti e prodotti funzionali, l'Italia detiene una solida posizione al terzo posto con oltre 94 milioni di euro e il 9% di quota di mercato.

Nel paniere dei cereali, il riso è un’altra categoria in cui l’import polacco guarda con crescente attenzione a fornitori specializzati, e il prodotto italiano - soprattutto per segmenti come gastronomia e ristorazione – trova una collocazione naturale in termini di posizionamento premium.

In sintesi, i dati indicano con chiarezza che la Polonia è già uno sbocco importante per molti prodotti chiave del Made in Italy alimentare e che, in diversi casi, l’Italia è il primo fornitore estero o comunque stabilmente tra i primi tre.

Cosa significa concretamente per un’impresa italiana

Per un azienda italiana interessata al mercato polacco, questi elementi si traducono in alcune indicazioni operative.

In primo luogo, il livello di reddito e la disponibilità a spendere per prodotti di qualità sono oggi significativamente più elevati rispetto a dieci o quindici anni fa; molti consumatori considerano i prodotti italiani come benchmark di qualità e sono abituati a vederli sugli scaffali e nei menu. Questo rende più facile il lavoro di educazione del mercato, ma aumenta l’esigenza di distinguersi in termini di autenticità, storytelling, denominazioni protette e coerenza di prezzo rispetto al valore percepito.

In secondo luogo, la struttura del mercato HoReCa offre diversi canali di ingresso: ristoranti italiani indipendenti, catene casual dining, catene di pizza al taglio o napoletana contemporanea, wine bar ed enoteche con cucina, concept store misti retail/degustazione, oltre ai grandi operatori di distribuzione che riforniscono hotel, ristorazione aziendale, catering e food service organizzato. I rapporti di settore sottolineano come i ristoranti italiani – quando autentici, coerenti e ben posizionati – siano percepiti sia come luoghi di esperienza sia come “vetrina” permanente dei prodotti italiani, in grado di influenzare anche le scelte di acquisto nel retail.

In terzo luogo, la digitalizzazione del consumo (prenotazioni online, app di delivery, sistemi di pagamento cashless, programmi fedeltà digitali) permette di misurare molto meglio domanda, feedback e marginalità; molte catene e ristoranti avanzati usano già sistemi di cassa e gestione dati per ottimizzare menu, porzioni, rotazione tavoli e mix di prodotti. Per un produttore italiano, questo significa che un distributore o un partner ben strutturato può offrire numeri concreti su performance per categoria, prezzo e formato, facilitando decisioni su assortimento, packaging e strategie promozionali.

Infine, la crescente attenzione all’ambiente, allo spreco alimentare e all’origine delle materie prime sta spingendo una parte del settore verso fornitori in grado di garantire tracciabilità, certificazioni, pratiche sostenibili e comunicazione trasparente. Le filiere italiane – in particolare quelle DOP/IGP, biologiche o a forte identità territoriale – hanno qui un margine competitivo naturale, purché l’argomento venga raccontato in modo semplice, chiaro e coerente con il linguaggio del consumatore polacco.​

Spunti strategici per posizionare il proprio prodotto in Polonia

Per le aziende del vino, la Polonia è già un mercato dove l’Italia è leader e dove cresce la domanda di denominazioni e regioni diverse (non solo Prosecco e Toscana, ma anche spumanti metodo classico, bianchi del Sud, etichette di nicchia etc.), spinte dalla ristorazione urbana e dall’enoturismo “a distanza” che molti polacchi praticano in Italia. Diventa quindi strategico lavorare su segmentazione dell’offerta (fasce prezzo, occasioni di consumo, packaging), formazione della sala e del trade, storytelling sul territorio.​

Per la pasta, le conserve di pomodoro, i prodotti da forno e i piatti pronti di ispirazione italiana, i dati di import mostrano già volumi importanti e quote a doppia cifra; qui la sfida è spesso quella di uscire dalla fascia “mainstream” spinta solo dalla leva promozionale e costruire assortimenti premium legati a grano duro di qualità, ricette regionali, filiere corte, packaging distintivo e collaborazione con chef e ristoratori italiani presenti in Polonia.

Per formaggi, salumi, oli e specialità regionali, la crescita del segmento “foodies” polacco, ben documentata dai rapporti su trend e ristorazione, crea spazio per format di vendita ibridi (enoteche con mescita e taglieri, botteghe miste retail/degustazione, e-commerce specializzati) in collaborazione con importatori e partner locali che già presidiano questi canali.

Sul fronte bevande analcoliche e a basso tenore alcolico, i report segnalano una crescita del segmento “no/low alcohol” e delle bevande premium (mocktail, soft drink craft, prodotti fermentati), che può aprire opportunità interessanti per bibite italiane di qualità, acque minerali premium, succhi e nettari ad alto contenuto di frutta, prodotti per miscelazione.

Attenzione all’Italian sounding e trasparenza verso il cliente

Nel mercato polacco, come in molti altri mercati esteri, il successo del modello alimentare italiano ha favorito la diffusione del cosiddetto fenomeno dell’ “Italian sounding”: prodotti non italiani che utilizzano nomi, immagini, colori (tricolore), riferimenti geografici o marchi che evocano l’Italia, inducendo il consumatore a credere – anche solo implicitamente – che si tratti di autentico Made in Italy. Si tratta di una concorrenza spesso formalmente legale ma sostanzialmente ingannevole, che sfrutta la reputazione costruita dai produttori italiani e genera un danno economico stimato in decine di miliardi di euro l’anno a livello mondiale.

Esempi tipici, ben documentati sono marchi che imitano foneticamente denominazioni note (“Parmesan”, “Zottarella”, “Prosek” al posto di Prosecco), oppure linee private label con nomi pseudo‑italiani, packaging tricolore e claim generici come “ricetta italiana”, ma senza alcun legame reale con filiere o imprese italiane. Per il consumatore polacco medio – che non sempre conosce la normativa DOP/IGP o le differenze tra regioni e denominazioni – distinguere a scaffale un prodotto autentico da uno che semplicemente “suona” italiano non è affatto immediato.

L’Unione Europea sta progressivamente rafforzando il quadro regolatorio su indicazioni geografiche, evocazioni ingannevoli e obblighi di etichettatura d’origine, in particolare per le DOP e IGP: sono previsti maggiori vincoli sull’uso di nomi “evocativi” che richiamano prodotti protetti e l’obbligo di indicare chiaramente Paese e identità del produttore per evitare confusioni sull’origine reale. Parallelamente, proprio la Camera di Commercio Italiana in Polonia lavora da anni per aumentare la capacità dei consumatori di distinguere i prodotti autentici da quelli Italian sounding attraverso progetti, masterclass, degustazioni guidate ed eventi educativi.

Per le imprese italiane questo tema non è solo difensivo, ma strategico: in un mercato come quello polacco, dove la disponibilità a pagare per la qualità cresce e l’Italia è già leader in molte categorie, la credibilità sul tema dell’origine diventa un asset competitivo decisivo. Ciò implica coerenza assoluta tra branding, etichetta, comunicazione e realtà produttiva. Se il prodotto è ottenuto in Italia, l’uso di diciture chiare (“prodotto in Italia”, riferimenti a DOP/IGP, indicazione della zona di produzione) rafforza il posizionamento e riduce il rischio di essere confusi con imitazioni generiche.

La stessa logica vale per la ristorazione italiana in Polonia: insegne, menu e narrazione dovrebbero riflettere con chiarezza il grado di autenticità, l’uso di ingredienti importati dall’Italia e l’eventuale presenza di cuochi o know‑how italiani, evitando di presentare come “ristorante italiano” format che non hanno alcun legame reale con il nostro Paese. Questa trasparenza, oltre ad allinearsi alle aspettative dei consumatori più maturi e alle linee guida UE, rafforza nel medio periodo il valore del marchio Italia e rende più credibili le iniziative promosse dalle istituzioni italiane contro l’Italian sounding, a beneficio di tutte le imprese che investono in qualità e origine certificata

Conclusione

La combinazione di redditi in crescita, consumatori più maturi e curiosi, forte presenza già consolidata di prodotti italiani chiave nelle importazioni polacche e dinamismo del canale HoReCa rende la Polonia uno dei mercati più promettenti per l’agroalimentare italiano nei prossimi anni. La differenza, per le imprese, la farà la capacità di comprendere questi dati in chiave strategica, scegliere il canale giusto, costruire partnership affidabili e investire in qualità, servizio e comunicazione.

Fonti: UN Comtrade Database (Import/Export), Rynek Gastronomiczny w Polsce - Raport 2025 (Il Mercato Gastronomico in Polonia) di Horecanet.pl , Dun & Bradstreet Database, Rynek HoReCa w Polsce 2025. Analiza rynku i prognozy rozwoju na lata 2025-2030 (Il mercato HoReCa in Polonia 2025. Analisi di mercato e previsioni di sviluppo 2025-2030) di PMR Market Experts, Raport rynkowy 2025/2026: Wkład informacyjny dla przyszłości polskiej gastronomii (Rapporto di mercato: Contributo informativo per il futuro della gastronomia polacca) di MADE FOR RESTAURANT, CCIIP

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italiana in Polonia)

Ultima modifica: Lunedì 30 Marzo 2026
Lunedì 30 Marzo 2026

Bilancio di Hong Kong 2026-2027: Innovazione e rilancio

La legge di bilancio 2026-2027 di Hong Kong, introdotta il 25 febbraio dal Segretario Finanziario Paul Chan, rappresenta un momento di grande ottimismo per la città. Dopo anni difficili, Hong Kong ha finalmente registrato un “surplus” con un saldo positivo di 2,9 miliardi di HKD, superando notevolmente le previsioni negative dell’anno precedente. Con il tema "Guidare una crescita di qualità attraverso innovazione e finanza", il governo si propone di migliorare la vita dei cittadini e consolidare la stabilità economica; questo anche attraverso il potenziamento del regime normativo per le societa’ estere che desiderano quotarsi alla Borsa di Hong Kong, in linea con l’invito anticipato alle aziende italiane durante l’evento promozionale “Think Business, Think Hong Kong”, ospitato dall’Hong Kong Trade Development Council a novembre 2025.

Crescita economica e stabilità
L'economia di Hong Kong ha dimostrato una grande forza, crescendo del 3,5% nel 2025 grazie alla ripresa dei consumi e dei mercati finanziari. Per il 2026, si prevede una crescita costante tra il 2,5% e il 3,5%, con un'inflazione molto bassa intorno all'1,8%. Questo significa che la città sta crescendo in modo sano, attirando di nuovo investitori e capitali internazionali.

Il Settore chiave: Innovazione e Intelligenza Artificiale
Nel bilancio di Hong Kong il settore che ha ricevuto la maggiore attenzione è quello tecnologico, con un focus specifico sull’Intelligenza Artificiale (IA), considerata dal governo non semplicemente come uno strumento informatico avanzato ma come una leva strategica capace di trasformare trasversalmente ogni industria, dalla sanità alla logistica. Tra le principali misure previste vi è la creazione di un Comitato Strategico per l’IA, composto da esperti e guidato direttamente dal Segretario Paul Chan, con l’obiettivo di definire modalità concrete di applicazione dell’IA per rafforzare la competitività delle imprese locali. E’ stato inoltre attivato un fondo da 10 miliardi di HKD destinato a sostenere investimenti nei settori della robotica e delle biotecnologie; mentre il progetto infrastrutturale Northern Metropolis, situato nella parte settentrionale della città, è destinato a diventare un polo tecnologico strategico con l’obiettivo di favorire la collaborazione con le imprese della Cina continentale.

Un nuovo volto per il turismo
Il turismo è stato identificato tra i settori chiave, ricevendo un investimento record. Il budget destinato al Hong Kong Tourism Board (HKTB), ente governativo responsabile della promozione della citta’ come destinazione turistica di livello mondiale, è aumentato del 35% a 1,66 miliardi di HKD rispetto all'anno precedente, con l’obiettivo principale di aumentare il contributo del turismo all'economia locale, attirando i visitatori e migliorando la loro esperienza.

Lo storico spettacolo di luci e suoni “A Symphony of Lights” è al centro dell’attenzione: per vent’anni ha illuminato lo skyline della città, coinvolgendo 45 edifici tra Hong Kong Island e Kowloon, in una delle coreografie luminose più iconiche del panorama urbano internazionale, e nel 2026 sarà oggetto di importanti modifiche. Il nuovo format prevede una programmazione dinamica: le proiezioni immersive e in 3D si modificano nel corso dell’anno per riflettere le principali festività stagionali.
L’iniziativa invita i turisti a visitare non solo la nota e gia’ frequentata area portuale, ma vari quartieri della citta’. Inoltre, Hong Kong intende rafforzare la propria strategia turistica orientando in maniera mirata le politiche di attrazione verso i visitatori provenienti dal Medio Oriente e dal Sud-Est asiatico. Questi mercati sono considerati di primaria importanza, poiché i turisti di tali aree mostrano una maggiore propensione alla spesa, soprattutto per servizi di alta qualità, esperienze esclusive e ospitalità di fascia premium.

Supporto ai cittadini e alle imprese
Il governo di Hong Kong ha confermato un pacchetto di misure a sostegno di cittadini e imprese. Per le famiglie, sono previsti diversi interventi fiscali volti ad alleggerire le spese quotidiane: un taglio del 100% dell’imposta sul reddito fino a un massimo di 3.000 HKD, l’aumento delle soglie di esenzione per chi ha figli e per i genitori a carico, oltre a maggiori detrazioni per le spese di assistenza agli anziani.
Parallelamente, anche le piccole e medie imprese potranno beneficiare di ulteriori misure di supporto, continuando ad accedere a prestiti garantiti dallo Stato per favorire la crescita e accelerare i processi di modernizzazione digitale.

In conclusione, il bilancio 2026 mostra una Hong Kong pronta a riprendersi il suo ruolo di leader globale, puntando tutto sulla tecnologia del futuro e su un turismo più moderno e coinvolgente.

 

Bibliografia

Alvarez & Marsal. (2026, February 26). Hong Kong Budget 2026-27: Tax highlights. Alvarez & Marsal. https://www.alvarezandmarsal.com/thought-leadership/hong-kong-budget-2026-27-tax-highlights

Government of the Hong Kong Special Administrative Region. (2026). Budget 2026–27 leaflet (PDF). https://www.budget.gov.hk/2026/eng/pdf/Budget26-27_Eng_Leaflet.pdf

Hong Kong’s budget back in surplus – Wealth managers’ verdicts. (2026, February 27). https://www.wealthbriefingasia.com/article.php/Hong-Kong%27s-Budget-Back-In-Surplus-%E2%80%93-Wealth-Managers%27-Verdicts?id=207045

Montonati, F. (2026, February 27). Hong Kong Budget 2026-27: what it means for businesses and investors. Hawksford. https://www.hawksford.com/insights-and-guides/hk-budget-2026-27-summary-businesses

Online, S. (2026, February 28). Hong Kong 2026-27 budget: ‘Symphony of Lights’ to go dark under tourism revamp. The Star. https://www.thestar.com.my/aseanplus/aseanplus-news/2026/02/28/hong-kong-2026-27-budget-symphony-of-lights-to-go-dark-under-tourism-revamp

Vietnam Investment Review. (2026, February 27). Hong Kong budget outlines innovation and technology development strategies. Vietnam Investment Review - VIR. https://vir.com.vn/hong-kong-budget-outlines-innovation-and-technology-development-strategies-147399.html

https://www.budget.gov.hk/2026/eng/pdf/e_budget_speech_2026-27.pdf

 

(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Hong Kong and Macao)

Ultima modifica: Lunedì 30 Marzo 2026
Giovedì 12 Marzo 2026

Filiera agroalimentare italiana in Cina: criticità regolatorie e leve per una crescita premium.

Il mercato cinese rappresenta oggi uno degli scenari più complessi e, al tempo stesso, più promettenti per la filiera agroalimentare italiana. Tra evoluzione normativa, crescente competitività locale e trasformazione dei modelli di consumo, le imprese sono chiamate a un approccio sempre più strutturato, consapevole e orientato al lungo periodo.

In questo contesto, accanto a criticità legate all’accesso al mercato, alla compliance regolatoria e alla frammentazione dell’offerta italiana, emergono importanti leve di sviluppo nei segmenti premium, nei prodotti ad alta identità territoriale e nei nuovi canali digitali. La capacità di investire in educazione del consumatore, presidio del brand e continuità distributiva diventa quindi un fattore determinante per rafforzare il posizionamento del Made in Italy e cogliere appieno le opportunità offerte da un mercato in costante evoluzione.

Opportunità strategiche per la filiera italiana

Nonostante l’elevato livello di complessità regolatoria e competitiva, il mercato cinese continua a presentare spazi di sviluppo per l’agroalimentare italiano, in particolare nei segmenti premium, nei prodotti a forte identità territoriale e nelle categorie con chiaro valore d’uso e beneficio percepito.

La crescente attenzione verso qualità, sicurezza alimentare, tracciabilità e lifestyle internazionale crea un contesto favorevole per operatori capaci di investire in educazione del mercato, continuità distributiva e presidio del brand.

1) Accesso al mercato

Principali criticità (normative, autorizzazioni, barriere tecniche/sanitarie/doganali):

  • Registrazioni GACC e oneri documentali: per il canale general trade la registrazione degli stabilimenti esteri è un passaggio centrale. Dal 1 giugno 2026 entrerà in vigore la nuova regolamentazione GACC Decree/Order n. 280, che aggiorna e sostituisce l’impianto precedente (Decree 248), introducendo un’impostazione più risk-based e strumenti di verifica documentale, video e on-site.
  • Standard nazionali (GB) e aggiornamenti rapidi: l’adeguamento agli standard GB resta una delle principali fonti di rallentamento. Ad esempio, l’entrata in vigore del nuovo GB 2760-2024 sugli additivi (8 febbraio 2025) ha impatti su ricette, ingredientistica e dossier tecnici.
  • Rischio “stop & go” doganale: anche quando la compliance è corretta, possono verificarsi blocchi per verifiche aggiuntive, richieste di integrazione, controlli a campione o differenze interpretative tra uffici.

Etichettatura, certificazioni, registrazioni prodotto/marchio:

  • Etichetta cinese: criticità su traduzioni, claim, allergeni, formati obbligatori, country of origin, responsabilità dell’importatore e coerenza tra label e documenti.
  • Registrazioni e tutela marchio: molte aziende arrivano tardi sul deposito marchio in Cina e si scontrano con “pre-registrazioni” o conflitti; la gestione proattiva (classi corrette + cinese del marchio) è determinante.

Tempi: spesso le PMI sottostimano lead time e iter; servono pre-audit documentali per ridurre il rischio di fermo.

Opportunità:

  • Il cross-border e-commerce permette di testare rapidamente il mercato, raccogliere dati sui consumatori e ottimizzare assortimento e prezzi prima di investire in general trade.
  • Strumenti digitali e checklist aggiornate aiutano le PMI a gestire la compliance in modo snello ed efficiente.

2) Posizionamento e competitività

Segmenti di maggiore interesse:

  • Restano trainanti: vino/spumanti, olio EVO, pasta e derivati, formaggi e salumi, dolci/pasticceria premium e prodotti gift-oriented.
  • Cresce interesse per prodotti funzionali: benessere, ingredienti semplici, qualità certificata e storia chiara.

Punti di forza competitivi del Made in Italy:

  • Reputazione consolidata: sinonimo di qualità, gusto e autenticità.
  • Artigianalità e tradizione: valore distintivo rispetto a competitor industrializzati.
  • Sicurezza alimentare percepita: elemento chiave per consumatori urbani medio-alti.
  • Lifestyle e cultura gastronomica: facilita l’introduzione di nuovi prodotti.
  • Certificazioni di origine (DOP/IGP): leva di differenziazione, se comunicate con semplicità.

Criticità:

  • Frammentazione del mercato (molti marchi piccoli senza massa critica).
  • Investimenti marketing inferiori a competitor (Francia, Spagna, Australia).
  • Difficoltà nel costruire reti distributive stabili fuori dalle top-tier cities.
  • Education gap: il consumatore riconosce “Italia”, ma non sempre comprende differenze regionali/DOP/IGP o motivi del premium price.

Concorrenza locale:

  • Qualità in crescita, posizionamento “premium accessibile” (snack, bakery, bevande, lattiero-caseario locale e condimenti).

Prezzo, canali, percezione:

  • Sensibilità al prezzo aumentata sul consumo quotidiano; il premium regge se sostenuto da autenticità + tasting + storytelling + presenza sul canale giusto.
  • Approccio “good-better-best” consigliato per non posizionare un solo SKU troppo alto senza scala.
  • Segmento high-income urbano mantiene domanda resiliente.
  • Occasioni regalo e consumo esperienziale (wine pairing, cucina italiana a casa) restano driver chiave.

Opportunità:

  • Storytelling regionale e filiere locali possono aumentare il valore percepito.
  • Aggregazioni o consorzi di PMI permettono massa critica e migliori condizioni commerciali.
  • Espansione nelle città di fascia 2–3 con domanda emergente.

3) Modelli di consumo e trend

Evoluzione gusti e preferenze:

  • Ingredienti più puliti, minor zuccheri/additivi, prodotti leggeri e formati pratici (monoporzioni/gift pack).
  • Grande influenza dei contenuti: recensioni, KOL/KOC, short video e live streaming.

Categorie con maggiore potenziale:

  • Gift box premium, dolci festivi, snack di qualità, condimenti/olio EVO, wine discovery guidata.
  • Prodotti ready-to-cook e “functional foods” con educazione all’uso.
  • L’Italia è ben posizionata grazie a ricette semplici e percepite come genuine.
  • Premium / DOP-IGP / bio / sostenibilità / innovazione
  • DOP/IGP e origine certificata sono leve forti, da tradurre in vantaggi concreti.
  • Biologico in crescita: attenzione a certificazioni e coerenza documentale.

Opportunità:

  • packaging eco-friendly, comunicazione chiara su tracciabilità e sostenibilità.

4) Canali di ingresso e sviluppo

Canali più efficaci:

  • Importatori/distributori: essenziali per copertura, logistica e accesso a HoReCa/retail.
  • HoReCa: costruisce reputazione e prova prodotto, richiede continuità e training.
  • E-commerce e piattaforme: ottimi per awareness e test, funzionano con contenuto e community.

Online e cross-border:

  • CBEC utile come test rapido di mercato; non sostituisce general trade.
  • Crescono richieste di tracciabilità e compliance anche per agro-prodotti importati.

Opportunità:

  • Analisi dei dati e test CBEC consentono strategie mirate e ingresso graduale.
  • Partnership con piattaforme digitali possono ottimizzare visibilità e conversione.

5) Attività di promozione e supporto istituzionale

Iniziative più efficaci:

  • Tasting ed educational ripetuti, collegati a retailer premium e HoReCa.
  • Fiere con follow-up strutturato (pipeline commerciale).
  • Campagne digitali “product + education”; WeChat e Xiaohongshu centrali.

Priorità istituzionali:

  • Tavoli tecnici e linee guida su GACC, etichettatura e standard GB.
  • Formazione per importatori, buyer, chef, sommelier, retail staff.
  • Coordinamento su anti-Italian sounding e tutela origine.

Raccomandazioni per l’azione istituzionale:

  • Chiarezza regolatoria (registrazioni GACC, standard GB, etichettatura) riduce barriere d’ingresso per nuove PMI e rafforza presenza strutturata.
  • Programmi coordinati di education e promozione consolidano la percezione dell’Italia come “sistema agroalimentare”, superando frammentazione e rafforzando il posizionamento competitivo.

6) Presenze italiane consolidate in Cina

  • Ferrero: Opera con Ferrero Trading (Shanghai) Co. Ltd. e uno stabilimento produttivo a Hangzhou (Zhejiang), avviato nel 2015 con investimento di oltre 2 miliardi di yuan; produce Kinder Joy e altri dolci, con focus su localizzazione e fusioni culinarie (es. creme Nutella in dessert cinesi).
  • Inalca Food & Beverage (Gruppo Cremonini): Presidiata da una holding su Hong Kong (Casina Ltd., controllata al 70%) e piattaforme distributive a Shanghai (Qingpu District, Xuxiang Road 158), Pechino, Zhongshan Dongguan, Chengdu, Shenzhen e Guangzhou; gestisce oltre 10.000 referenze made in Italy per HoReCa e foodservice.
  • Salov (Sagra e Filippo Berio): Controllata da Bright Food (Shanghai), con operazioni integrate nella rete del gruppo statale cinese; produzione resta in Italia ma vendite e distribuzione sono potenziate dal presidio locale, con crescita del +30% in Asia post-acquisizione 2014.
  • Riso Scotti: Presente tramite distributori accreditati a Shanghai (Guanyi) e registrazione doganale per import di Arborio; primo container sdoganato nel 2022 dopo protocollo bilaterale, con espansione progressiva nel riso premium.
  • Good Italy Group (Goodeataly F&B): Sedi a Shanghai e Shenzhen per import/distribuzione di vino, latticini, salumi, pasta, olio e carni; supporta posizionamento strategico di brand italiani con rete capillare nel Sud e Est Cina.

Acque minerali italiane:

  • Sanpellegrino (Nestlé Waters): Cresciuta del +18% nel 2018 con performance record di S.Pellegrino (+6%) e Acqua Panna (+10%); Sant’Anna: Accordi con Metro e City Super per 20 milioni di bottiglie vendute; Levissima: Ingresso a Pechino e Shanghai dal 2018; San Benedetto: Presente nel segmento premium in competizione con i top brand italiani.

7) Esigenze future, opportunità di sviluppo e proposte operative

  • Esigenze emergenti (medio periodo):
  • Checklist aggiornate, modelli documentali e pre-valutazioni compliance per PMI.
  • Supporto su brand building: packaging, storytelling, gestione distributiva, piani contenuti, presidio canali.

Opportunità di medio periodo:

  • Consolidamento canale premium specializzato (retail gourmet, wine shops, boutique food).
  • Crescente attenzione a sostenibilità e tracciabilità, ambiti dove le filiere italiane certificate possono differenziarsi.
  • Partnership industriali o co-branding locale per categorie non deperibili, mantenendo controllo qualità e brand positioning.

Proposte strategiche:

  • Sportello tecnico permanente su registrazioni GACC, GB, etichettatura, con FAQ e clinic.
  • Programma annuale di education “Made in Italy agroalimentare” per buyer, retailer, HoReCa e KOL selezionati, con tastings certificati e materiali standardizzati.
  • Piattaforme di market test per PMI (CBEC, pop-up/retail corner) per misurare domanda e ottimizzare assortimento prima dell’ingresso in general trade.
  • Progetti di filiera (consorzi/aggregazioni) per superare frammentazione, negoziare meglio canali e logistica, presentarsi con massa critica.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana in Cina)

Ultima modifica: Giovedì 19 Marzo 2026
Giovedì 12 Marzo 2026

Notizie dai mercati esteri - Serbia

L’UE concede alla Serbia un prestito per migliorare le infrastrutture stradali

Il governo serbo ha approvato i progetti di legge per la ratifica di due accordi finanziari con istituzioni finanziarie internazionali.
L’obiettivo è il miglioramento delle infrastrutture stradali tramite la riabilitazione di strade statali e locali.
In totale è previsto un indebitamento di 350 milioni di euro, e gli accordi entreranno in vigore dopo la ratifica da parte dell’Assemblea Nazionale.

Prestito della Banca Europea per gli Investimenti

Con la Banca Europea per gli Investimenti è stato concordato un prestito di 150 milioni di euro per il progetto “Sviluppo sostenibile della rete stradale”.
Il progetto prevede la riabilitazione di circa 540 chilometri di strade statali e locali, con particolare attenzione a resilienza climatica e sicurezza del traffico.
Il periodo di rimborso è di 15 anni, con cinque anni di periodo di grazia.
I fondi saranno prelevati in più tranche, senza il pagamento di commissioni di accesso o provvigioni sui fondi non prelevati.

Prestito della Banca di Sviluppo del Consiglio d’Europa

Il secondo accordo è stato siglato con la Banca di Sviluppo del Consiglio d’Europa e prevede un prestito di 200 milioni di euro per la riabilitazione di strade locali nelle municipalità meno sviluppate.
Il valore totale del progetto è stimato in 286 milioni di euro, mentre il resto dei fondi sarà coperto dal bilancio della Serbia.
Il prestito potrà essere rimborsato entro 20 anni, con un periodo di grazia fino a cinque anni.

Lavori previsti e tempistiche del progetto

I lavori comprenderanno il risanamento e sostituzione dei manti stradali deteriorati, ampliamento delle carreggiate, il miglioramento dei sistemi di drenaggio, nonché la costruzione e il rinnovo di marciapiedi, piste ciclabili e elementi di accessibilità.

Autostrade in Serbia: TAG obbligatorio per i camion dal 1° aprile 2026

Nuove regole per il pagamento del pedaggio
Dal 1° aprile 2026 tutti i camion con massa superiore a 3,5 tonnellate dovranno utilizzare il dispositivo TAG per il pagamento elettronico del pedaggio sulle autostrade serbe.
 Il pagamento in contanti o con carta ai caselli non sarà più possibile per i veicoli pesanti.
Il sistema permette il passaggio senza fermarsi: il pedaggio viene calcolato e addebitato automaticamente, riducendo attese e rallentamenti.

Obiettivi: traffico più fluido e maggiore sicurezza
L’introduzione dell’obbligo mira a velocizzare il flusso del traffico, soprattutto nei tratti più congestionati, e a migliorare la sicurezza stradale, evitando le soste e le ripartenze dei camion ai caselli.
La misura fa parte della transizione verso il modello “free flow”, un sistema senza barriere che utilizza portali con sensori e telecamere per rilevare il TAG o la targa del veicolo.
La prima applicazione è prevista sulla tangenziale di Belgrado, con successiva estensione ad altre autostrade.

Impatto sui trasportatori e digitalizzazione
Le aziende di trasporto dovranno registrare i mezzi nel sistema elettronico e installare il dispositivo richiesto.
Sebbene sia previsto un periodo di transizione, la riforma punta a garantire maggiore efficienza operativa, tempi di percorrenza più brevi e una gestione più moderna della rete.
L’obbligo del TAG rappresenta quindi un passo concreto verso la digitalizzazione dell’infrastruttura stradale in Serbia.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Serba)

Ultima modifica: Giovedì 12 Marzo 2026
Giovedì 12 Marzo 2026

Bilancio della Serbia 2025

Deficit di bilancio della Serbia nel 2025 al 2,6% del PIL

Risultato migliore delle previsioni
Nel 2025 il deficit di bilancio della Serbia ha raggiunto 271,4 miliardi di dinari, pari al 2,6% del PIL, un dato migliore rispetto alle stime iniziali.
Il piano prevedeva infatti un deficit di 314 miliardi di dinari (3% del PIL), con uno scostamento positivo di 42,6 miliardi di dinari (0,4% del PIL).
Le entrate totali sono state pari a 2.278,4 miliardi di dinari, mentre le spese hanno raggiunto 2.549,8 miliardi di dinari.

Andamento di dicembre e struttura delle entrate
Nel solo mese dicembre 2025 il deficit è stato di 191,8 miliardi di dinari, con entrate pari a 221,7 miliardi, di cui 192,9 miliardi provenienti da entrate fiscali.
La quota principale è derivata da IVA (101,5 miliardi) e accise (41,8 miliardi).
Le entrate non fiscali hanno totalizzato 27,1 miliardi, mentre le donazioni hanno raggiunto 1,6 miliardi.
Le spese di dicembre sono state pari a 413,5 miliardi di dinari, con un peso rilevante degli investimenti in conto capitale (179,3 miliardi), seguiti da spese per il personale, sussidi, beni e servizi, trasferimenti previdenziali, interessi sul debito e protezione sociale.

Dati del settore statale e saldo primario
A livello del settore statale, il deficit nel 2025 è stato di 252,8 miliardi di dinari (2,4% del PIL), risultato migliore dello 0,6% rispetto alle previsioni.
Il deficit fiscale primario, che esclude il pagamento degli interessi, si è attestato a 78,8 miliardi di dinari, pari allo 0,8% del PIL, indicando una gestione dei conti pubblici più solida rispetto alle attese.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Serba)

Ultima modifica: Giovedì 12 Marzo 2026
Giovedì 12 Marzo 2026

Turismo: la Francia batte un nuovo record di affluenza e resta il Paese più visitato al mondo

La Francia conferma il suo ruolo di prima destinazione turistica mondiale, accogliendo 102 milioni di visitatori internazionali nel 2025, superando i 100 milioni dell’anno precedente e stabilendo un nuovo record. Le entrate turistiche internazionali hanno raggiunto un picco storico di 77,5 miliardi di euro (+9% rispetto all’anno precedente e +37% dal 2019), mentre i ricavi totali sono saliti da 211 a 222 miliardi di euro. Il ministro Serge Papin ha sottolineato l’orgoglio per questo successo, incoraggiando a mantenere la leadership turistica del Paese. L’ottimo risultato segue un 2024 altrettanto favorevole, segnato da grandi eventi come i Giochi Olimpici e Paralimpici di Parigi e la riapertura di Notre-Dame.

Le spese turistiche sono in aumento. Nel 2025 sono stati registrati 743 milioni di pernottamenti in strutture ricettive a pagamento e gratuite (+2% rispetto al 2024), di cui il 76% legati a turisti europei. Negli alloggi a pagamento, i pernottamenti sono cresciuti del 7,5%, raggiungendo 261,2 milioni. Anche la spesa media per turista internazionale è aumentata del 7%, arrivando a 760 euro per soggiorno.

La domanda turistica dagli Stati Uniti è cresciuta molto (+17% di pernottamenti), mentre quella dei viaggiatori asiatici resta ancora al di sotto dei livelli pre-Covid, nonostante si sia verificato un maggiore afflusso di turisti giapponesi. La domanda interna rimane solida, con 835 milioni di pernottamenti in Francia (tra strutture a pagamento e gratuite, seconde case e soggiorni da familiari/amici), rispetto ai 248 milioni di pernottamenti dei francesi all’estero. La Francia conferma così il suo ruolo di destinazione privilegiata per i turisti francesi.

La Francia punta a raggiungere 100 miliardi di euro di entrate turistiche internazionali entro il 2030, per ridurre il divario con la Spagna. Nel 2025, secondo Atout France, la Francia ha registrato 105 miliardi di euro di ricavi internazionali, mentre la Spagna ne dichiara 135. Pur accogliendo più visitatori, la Francia fatica a farli soggiornare più a lungo, a differenza della Spagna che ha investito molto negli ultimi anni modernizzando e ampliando il suo parco alberghiero.

Atout France e il ministero del Turismo hanno individuato diverse leve di sviluppo, tra cui il turismo sostenibile. Secondo Serge Papin, il turismo sostenibile rappresenta più un’opportunità strategica che un vincolo. La frequentazione turistica della Francia è però molto variegata: alcune destinazioni “trainanti” come Parigi, la Costa Azzurra, le Alpi e le coste occidentali registrano buoni flussi, mentre alcune città dell’entroterra non costiere mostrano un’attività ricettiva più debole.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Marsiglia)

Ultima modifica: Giovedì 12 Marzo 2026
Giovedì 12 Marzo 2026

Notizie dai mercati esteri - Thailandia

WHA Group scommette 16,5 miliardi di baht sulla nuova economia thailandese in risposta alle fratture nel commercio globale

Il conglomerato industriale thailandese WHA Group ha annunciato un piano di investimenti da 16,5 miliardi di baht per il 2026, con l’obiettivo di rafforzare la propria posizione nel contesto di un commercio internazionale sempre più frammentato e di una transizione globale verso tecnologie pulite e digitalizzazione. La strategia annunciata dalla società è stata definita “WHA: Shape the Future for Thailand” e ruota attorno a quattro pilastri principali: l’espansione delle aree industriali, l’adozione di tecnologie digitali e intelligenza artificiale, il rafforzamento delle energie pulite e lo sviluppo di infrastrutture logistiche integrate.

Secondo il CEO Jareeporn Jarukornsakul, questa manovra non è solo una risposta alle tensioni geopolitiche globali e alla necessità dei produttori di diversificare le catene di approvvigionamento lontano dalla Cina, ma rappresenta anche un’opportunità per fare della Thailandia un polo competitivo per investimenti esteri e industria avanzata. Una parte significativa delle risorse — circa 9 miliardi di baht — sarà destinata all’espansione della leadership di WHA nel settore delle aree industriali in Thailandia e in Vietnam, con l’obiettivo di attrarre aziende internazionali che stanno ridefinendo le loro catene di produzione. Oltre alle aree industriali, il piano prevede investimenti in logistica, utilities, energia verde e mobilità, con una quota destinata anche alla crescita di servizi digitali e infrastrutture legate all’intelligenza artificiale.

WHA punta entro il 2026 a superare 20 miliardi di baht di ricavi, beneficiando anche dell’espansione di data center e tecnologie digitali ad alta intensità energetica. Secondo l’azienda, queste iniziative possono offrire un valore competitivo e attrarre flussi di investimenti diretti esteri, in un contesto di crescenti incertezze commerciali globali. Il conglomerato ha inoltre confermato di voler mantenere una struttura finanziaria robusta, contenendo il rapporto tra debito netto e patrimonio netto entro livelli gestibili, nonostante l’elevato impegno di capitale previsto. Con questa mossa strategica, WHA si propone di giocare un ruolo centrale nell’evoluzione dell’economia thailandese, facilitando l’integrazione di tecnologie pulite e avanzate e sostenendo la competitività del paese nella più ampia regione del Sud-Est asiatico.

Giganti dell’e-commerce uniscono le forze in Thailandia per creare un nuovo gruppo di settore

Le principali piattaforme digitali che operano nel mercato thailandese dell’e-commerce e dei servizi digitali hanno annunciato la formazione della “Thai Digital Platform Trade Association” (TDPA), un’associazione commerciale pensata per promuovere la crescita sostenibile dell’economia digitale nel Paese e favorire un dialogo più equilibrato tra piattaforme, governo e altri stakeholder. L’iniziativa coinvolge alcuni dei maggiori operatori del settore, tra cui LazadaShopeeLINE MAN Wongnai e Grab, che riconoscono l’importanza di un quadro regolatorio chiaro e di standard internazionali armonizzati per lo sviluppo del mercato digitale thailandese. 

Secondo i promotori, l’e-commerce rappresenta una parte sempre più significativa dell’economia nazionale e richiede ora una struttura istituzionale che possa fungere da ponte tra il settore privato e il governo, supportando l’elaborazione di politiche trasparenti e favorendo la competitività locale. La TDPA punterà anche a sostenere le piccole e medie imprese (PMI), facilitando l’accesso alle piattaforme digitali, aumentando la fiducia dei consumatori e promuovendo pratiche commerciali più eque tra tutti gli attori del mercato.

Questa mossa arriva in un momento di forte crescita del commercio elettronico in Thailandia: recenti analisi indicano che il mercato potrebbe raggiungere un valore di 1,8 trilioni di baht entro il 2030, trainato dall’adozione di tecnologie digitali e dalla crescente fiducia dei consumatori nei canali online. Con l’espansione dell’e-commerce che continua a ritagliarsi un ruolo sempre più rilevante nell’economia thailandese, la creazione della TDPA rappresenta un passo importante verso una crescita più strutturata e sostenibile del settore digitale nel Paese.

(Contributo editoriale a cura della Thai-Italian Chamber of Commerce)

Ultima modifica: Giovedì 12 Marzo 2026
Giovedì 12 Marzo 2026

Le esportazioni di riso thailandese da 4 miliardi di dollari sotto pressione per il rally del baht

Le esportazioni di riso della Thailandia — un settore tradizionalmente strategico per l’economia e fonte di reddito per gran parte delle comunità rurali — stanno affrontando forti venti contrari nel 2026, con previsioni che vedono il volume delle spedizioni scendere al livello più basso degli ultimi cinque anni. Secondo la Thai Rice Exporters Association, la domanda internazionale per il riso thailandese è messa sotto pressione principalmente dall’apprezzamento del baht, che rende il prodotto locale più costoso rispetto alla concorrenza internazionale. Nel 2026 le esportazioni di riso potrebbero attestarsi intorno a 7 milioni di tonnellate, con un valore annuale stimato di circa 4 miliardi di dollari, rispetto a volumi più alti registrati negli anni precedenti.

L’aumento del valore della valuta thailandese ha fatto salire i prezzi del riso esportato, riducendo la competitività di Bangkok rispetto a grandi esportatori come India e Vietnam, dove i prezzi restano più bassi. Questo fenomeno si verifica in un momento in cui molti paesi produttori stanno ampliando la propria offerta globale, intensificando la concorrenza sui mercati internazionali. Il forte baht è solo uno dei fattori che guidano il calo delle esportazioni: anche dinamiche di mercato globali, come un’offerta abbondante e una domanda più cauta, contribuiscono a comprimere i margini della Thailandia, un tempo al vertice della classifica mondiale degli esportatori di riso.

Questa tendenza ha implicazioni non solo per gli agricoltori e le comunità rurali, ma anche per l’economia nazionale, dove il settore agricolo resta un elemento importante dell’occupazione e delle esportazioni complessive. La combinazione di valute forti, concorrenza internazionale e dinamiche di mercato in evoluzione rappresenta una sfida chiave per la politica commerciale thailandese nel 2026.

(Contributo editoriale a cura della Thai-Italian Chamber of Commerce)

Ultima modifica: Giovedì 12 Marzo 2026
Giovedì 12 Marzo 2026

Notizie dai mercati esteri - Venezuela

La Licenza 30B potrebbe ridurre i costi di nolo verso il Venezuela tra il 15% e il 25%

La nuova Licenza 30B, emessa dall'Ufficio per il Controllo dei Beni Stranieri degli Stati Uniti (OFAC), potrebbe generare una significativa riduzione dei costi di trasporto (nolo) verso il Venezuela, stimata tra il 15% e il 25%, secondo quanto spiegato dalla specialista in gestione doganale e commercio estero Marisol Mujica.

Il provvedimento, che sostituisce la precedente Licenza 30A, allenta le restrizioni sulle operazioni legate all'uso di porti e aeroporti venezuelani, diminuendo così il rischio percepito da compagnie di navigazione, compagnie aeree e trasportatori internazionali.

«Questo elimina il timore di operare in Venezuela», ha affermato Mujica, sottolineando come molte aziende evitassero di quotare servizi o richiedessero intermediari per non esporsi al rischio di sanzioni.

Meno intermediari

Fino ad ora, gran parte delle operazioni logistiche richiedeva l'esternalizzazione dei pagamenti o il ricorso a società intermediarie per evitare legami diretti con il Venezuela. Questo processo aumentava i costi finanziari e rendeva più care sia le importazioni che le esportazioni.

Con la Licenza 30B, le compagnie di navigazione possono quotare e operare direttamente, eliminando i vari livelli di intermediazione e aprendo la strada a una maggiore concorrenza. «Alcune compagnie non osavano nemmeno fare un preventivo. Ora la situazione cambia», ha dichiarato Mujica a Unión Radio.

L'esperta stima che questa flessibilizzazione permetterà di abbassare i costi di nolo tra il 15% e il 25%, un impatto che favorirebbe sia le piccole spedizioni sia i carichi containerizzati.

Rialzo delle previsioni: il PIL del Venezuela potrebbe crescere del 13% quest'anno e i consumi del 16%

L'economista e presidente di Datanálisis, Luis Vicente León, ha indicato di aver rivisto al rialzo le proiezioni di crescita per l'economia venezuelana nel 2026, stimando un aumento del Prodotto Interno Lordo (PIL) del 13% e una crescita dei consumi vicina al 16%.

Tuttavia, ha chiarito attraverso i suoi canali social che «non sarà una crescita uniforme», bensì una «crescita a forma di K»: alcuni settori decolleranno con forza, mentre altri entreranno in una zona di rischio.

L'energia come motore principale

León ha sostenuto che il "grande motore" sarà l'energia, con il petrolio e il gas a guidare l'espansione, mentre il settore elettrico (con una potenziale privatizzazione) rappresenterà la condizione indispensabile per sostenerla.

L'economista ha affermato che senza stabilità energetica «non c'è crescita possibile»:

«A partire da lì, l'effetto a cascata è chiaro: servizi, commercio, tecnologia, agroindustria, alimentazione, banche, finanza, edilizia e settore immobiliare riceveranno stimoli diretti dal maggiore afflusso di valuta estera e dall'aumento dell'attività economica».

Sfide e competitività

«Non tutti reagiranno alla stessa velocità, ma tutti sentiranno la spinta», ha aggiunto, precisando però che la pressione sarà reale per i settori industriali che non avranno effettuato adeguamenti di competitività.

Allo stesso modo, ha osservato che un'economia petrolifera in espansione «tende a portare a un apprezzamento del cambio e a un maggiore volume di importazioni, e con esse a una maggiore concorrenza».

Inoltre, dovranno affrontare tensioni i settori ad alta intensità di manodopera, in un contesto in cui i costi del lavoro tenderanno a salire significativamente.

Il Venezuela sale al quinto posto tra i fornitori di greggio degli Stati Uniti

L'industria petrolifera venezuelana ha compiuto un passo significativo nel suo processo di rientro nel mercato energetico statunitense. Durante la prima settimana di febbraio 2026, il Paese si è posizionato come il quinto maggiore fornitore di greggio per le raffinerie degli Stati Uniti, raggiungendo la sua migliore posizione da dicembre e segnando un salto notevole rispetto all'ottavo posto registrato la settimana precedente.

Secondo i dati dell'Amministrazione per l'Informazione sull'Energia (EIA), il Venezuela ha esportato una media di 153.000 barili al giorno durante tale periodo. Sebbene questo volume rappresenti un calo del 13% rispetto alla settimana precedente, è stato sufficiente per scalare posizioni nella classifica dei partner energetici di Washington. L'avanzamento riflette la crescente presenza del greggio pesante venezuelano nelle raffinerie statunitensi.

A marzo entrerà in vigore il nuovo Protocollo Unificato per le Esportazioni non Petrolifere

La ministra del Commercio Estero, Coromoto Godoy, ha annunciato che nel mese di marzo diventerà operativo il nuovo Protocollo Unificato per le Esportazioni non Petrolifere, con l'obiettivo di semplificare e standardizzare la commercializzazione dei prodotti venezuelani sui mercati internazionali.

Godoy ha affermato, durante una riunione di lavoro con oltre 70 imprenditori dello stato Táchira e il governatore dell'entità, Freddy Bernal, che quest'anno l'Esecutivo nazionale darà «un impulso senza precedenti alle esportazioni non petrolifere».

Nel corso dell'incontro sono stati esaminati anche i progressi nell'implementazione dello Sportello Unico per il Commercio Estero (Vuce), un progetto sviluppato in collaborazione con la Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD).

A questo proposito, la ministra ha spiegato che attraverso questo progetto:

«In modo unico e centralizzato verranno portate avanti tutte le pratiche legate ai processi di esportazione; tutti gli organismi e gli enti coinvolti avranno il proprio settore, la propria identificazione e le procedure chiaramente specificate, con il relativo costo, dematerializzando così i processi».

Allo stesso modo, il governatore del Táchira ha consegnato formalmente alla ministra Godoy la diagnosi dell'offerta esportabile dello stato, un documento progettato per facilitare l'intelligence commerciale e ottimizzare la ricerca di destinazioni internazionali per i prodotti di alta qualità realizzati nella regione.

Il rischio paese del Venezuela accumula un calo di quasi 5.000 punti in due mesi

I recenti movimenti del rischio paese in America Latina sono stati segnati da episodi politici che hanno ridefinito le aspettative degli investitori. Il Venezuela è diventato il caso più estremo di questo "trade politico", con una correzione accelerata dalla fine del 2025.

Alla chiusura del 2025, l'Emerging Markets Bond Index (EMBI) venezuelano, elaborato da JPMorgan, si attestava a 12.592 punti, uno dei differenziali più alti al mondo. Tuttavia, due giorni dopo l'insediamento di un governo ad interim guidato da Delcy Rodríguez, i titoli di stato (bond sovrani) hanno registrato un rialzo significativo e lo spread è sceso a 7.951 punti al 19 febbraio 2026, segnando una riduzione di 4.591 unità in meno di due mesi.

(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Venezolano-Italiana)

Ultima modifica: Giovedì 12 Marzo 2026