Notizie mercati esteri

Giovedì 27 Agosto 2026

TotalEnergies riorganizza il portafoglio tra Italia e Polonia e conferma il loro ruolo strategico

La doppia operazione annunciata dal gruppo francese evidenzia una fase di consolidamento del mercato europeo delle energie rinnovabili. Per le imprese italiane, la Polonia si conferma un mercato da monitorare con attenzione per investimenti, forniture industriali, sistemi di accumulo, componentistica e servizi tecnici.

Il mercato europeo delle energie rinnovabili sta entrando in una fase sempre più matura, caratterizzata da operazioni finanziarie di grandi dimensioni, rotazione del capitale, ingresso di investitori infrastrutturali e maggiore selezione dei mercati considerati strategici. In questo scenario si inserisce la recente doppia operazione annunciata da TotalEnergies, che riguarda direttamente anche Italia e Polonia e offre una chiave di lettura interessante per comprendere l’evoluzione della filiera energetica europea.

Il gruppo francese ha infatti firmato due accordi distinti ma complementari. Da un lato, acquisirà l’intero business europeo onshore renewables di Shell, rafforzando la propria presenza in mercati considerati chiave per la strategia integrata sull’elettricità. Dall’altro, venderà a KKR una partecipazione del 50% in un portafoglio già ampiamente sviluppato di asset solari ed eolici onshore in Europa, mantenendo comunque il restante 50% e la gestione operativa degli impianti.

L’acquisizione da Shell riguarda un portafoglio complessivo di circa 4 GW. Al suo interno vi sono circa 500 MW di impianti solari ed eolici già operativi o in costruzione, localizzati principalmente in Italia e nei Paesi Bassi, oltre a una pipeline di circa 3,5 GW di progetti solari, eolici e di sistemi di accumulo in Italia, Regno Unito e Spagna. Il completamento dell’operazione è previsto entro la fine del 2026, subordinatamente alle necessarie approvazioni regolatorie.

Parallelamente, TotalEnergies ha siglato un accordo con un veicolo assicurativo gestito da KKR per la cessione del 50% di un portafoglio europeo di asset rinnovabili onshore da 1,2 GW, distribuito tra Germania, Spagna, Francia e Polonia. Il valore d’impresa dell’operazione è pari a 1,8 miliardi di euro. L’energia prodotta da questi asset è già venduta a terzi oppure sarà commercializzata da TotalEnergies, che resterà operatore industriale del portafoglio anche dopo il closing.

Questa struttura è particolarmente significativa perché mostra un modello ormai sempre più diffuso nel settore delle rinnovabili: i grandi operatori energetici sviluppano, costruiscono o consolidano asset, per poi cederne quote di minoranza o paritetiche a investitori finanziari di lungo periodo. In questo modo liberano capitale da reinvestire in nuovi progetti, mantenendo però controllo operativo, competenze industriali e accesso ai flussi generati dalla vendita di energia.

Per TotalEnergies, l’obiettivo è rafforzare la propria strategia “Integrated Power”, costruendo un portafoglio composto da rinnovabili, generazione flessibile, sistemi di accumulo e capacità commerciale. Il gruppo ha indicato di possedere, a fine giugno 2026, oltre 37 GW di capacità rinnovabile lorda installata a livello globale e punta a superare i 100 TWh di produzione elettrica netta entro il 2030. La combinazione tra acquisizione di pipeline, gestione operativa degli asset e partnership finanziarie consente quindi di accelerare la crescita senza immobilizzare integralmente il capitale su ogni progetto.

Per l’Italia, l’operazione conferma l’interesse dei grandi player internazionali verso il mercato nazionale delle rinnovabili, in particolare per impianti solari, eolici e sistemi di accumulo. Il fatto che una parte rilevante della pipeline acquisita da Shell sia localizzata in Italia evidenzia il potenziale del Paese come piattaforma di sviluppo per nuova capacità rinnovabile, soprattutto in un contesto europeo in cui sicurezza energetica, decarbonizzazione e competitività industriale sono sempre più collegate.

Per la Polonia, invece, il dato più rilevante è l’inclusione nel portafoglio ceduto a KKR. La Polonia compare infatti tra i mercati europei in cui TotalEnergies dispone di asset già sviluppati o in fase avanzata, sufficientemente maturi da attirare capitali infrastrutturali internazionali. Questo elemento rafforza la percezione del mercato polacco come destinazione credibile per investimenti energetici di medio-lungo periodo.

Il contesto polacco rende l’operazione particolarmente interessante. La Polonia è impegnata in una trasformazione strutturale del proprio sistema energetico, storicamente dipendente dal carbone, e sta accelerando gli investimenti in fonti rinnovabili, reti elettriche, accumulo, generazione flessibile e offshore wind. Il progetto Baltic Power, sviluppato da ORLEN e Northland Power, rappresenta uno dei simboli di questa transizione: il parco eolico offshore avrà una capacità fino a 1,2 GW, con 76 turbine da 15 MW, e dovrebbe fornire energia pulita a oltre 1,5 milioni di famiglie polacche. Più in generale, la politica energetica polacca prevede circa 5,9 GW di capacità offshore entro il 2030 e fino a 11 GW entro il 2040.

La combinazione tra rinnovabili onshore, offshore wind e sistemi di accumulo rende il mercato polacco particolarmente rilevante per la filiera industriale italiana. Le opportunità non riguardano solo lo sviluppo diretto di impianti, ma anche l’intera catena del valore: componentistica elettrica, trasformatori, inverter, cavi, quadri elettrici, strutture metalliche, sistemi di controllo, batterie, software di gestione, servizi EPC, ingegneria, manutenzione, monitoraggio e soluzioni per l’integrazione in rete.

Un ulteriore elemento da considerare riguarda la crescente necessità di stabilizzare la rete elettrica. L’aumento della produzione da fonti non programmabili, come fotovoltaico ed eolico, richiede infatti investimenti paralleli in sistemi di accumulo, flessibilità, digitalizzazione delle reti e infrastrutture di trasmissione e distribuzione. Questo apre spazi interessanti per le imprese italiane attive non solo nella generazione rinnovabile, ma anche nelle tecnologie di supporto alla rete e nell’efficienza energetica industriale.

L’ingresso di KKR nel portafoglio di TotalEnergies conferma inoltre l’interesse degli investitori istituzionali verso asset energetici capaci di generare flussi di ricavi relativamente prevedibili. Per le imprese italiane, questo è un segnale importante: la presenza di capitali infrastrutturali internazionali può rendere i progetti più bancabili, accelerare le decisioni di investimento e innalzare gli standard tecnici richiesti ai fornitori. Allo stesso tempo, può favorire l’apertura delle supply chain a operatori europei qualificati, soprattutto in segmenti in cui qualità, affidabilità e certificazioni rappresentano un vantaggio competitivo.

Dal punto di vista delle relazioni economiche tra Italia e Polonia, la notizia va letta come parte di una dinamica più ampia. Italia e Polonia sono due mercati energetici con esigenze diverse ma complementari: l’Italia dispone di una filiera industriale consolidata nelle tecnologie elettriche, nell’ingegneria, nell’automazione, nella componentistica e nei servizi tecnici; la Polonia, invece, presenta una domanda crescente legata alla modernizzazione del sistema energetico, alla riduzione della dipendenza dal carbone e all’integrazione di nuova capacità rinnovabile.

Questa complementarità può tradursi in nuove collaborazioni commerciali e industriali. Le aziende italiane interessate al mercato polacco dovrebbero valutare partnership con sviluppatori locali, utility, EPC contractor, fondi infrastrutturali, società di ingegneria e operatori già attivi nei progetti energetici. In molti casi, l’accesso al mercato può essere più efficace attraverso accordi con partner polacchi in grado di presidiare aspetti autorizzativi, normativi, linguistici e di relazione con gli stakeholder locali.

Non mancano, tuttavia, alcune criticità da considerare. Il mercato polacco delle rinnovabili presenta ancora complessità autorizzative, vincoli legati alla capacità di connessione alla rete, tempi amministrativi lunghi e necessità di adeguamento infrastrutturale. Per questo motivo, le imprese italiane dovrebbero approcciare il mercato con una strategia realistica, evitando una lettura esclusivamente commerciale e tenendo conto anche di permitting, connessione, struttura finanziaria dei progetti e affidabilità dei partner locali.

In conclusione, la doppia operazione di TotalEnergies rappresenta molto più di un semplice riassetto societario. È un segnale della nuova fase del mercato europeo delle rinnovabili: più capital intensive, più selettiva, più integrata e più legata alla capacità di costruire partnership tra operatori industriali, investitori finanziari e fornitori specializzati. Per le imprese italiane, la Polonia si conferma un mercato di particolare interesse, non solo per la dimensione della transizione energetica in corso, ma anche per il potenziale di collaborazione lungo tutta la filiera: dalla produzione di energia alla rete, dall’accumulo alla manutenzione, dall’ingegneria alla componentistica avanzata.

In questa prospettiva, la transizione energetica polacca può diventare una delle aree più promettenti per lo sviluppo di nuove relazioni industriali tra Italia e Polonia nei prossimi anni.

(Contributo editoriale a cura della  Camera di Commercio e Industria Italiana in Polonia)

Ultima modifica: Giovedì 27 Agosto 2026
Giovedì 27 Agosto 2026

Bristol Myers Squibb investe 2,3 miliardi di dollari a Houston per un nuovo polo produttivo

Il colosso farmaceutico americano Bristol Myers Squibb (BMS) ha annunciato la realizzazione di un nuovo campus produttivo all'avanguardia a Houston, Texas, con un investimento di circa 2,3 miliardi di dollari. Il progetto rientra nel piano da 40 miliardi di dollari destinato a rafforzare ricerca, innovazione e capacità manifatturiera negli Stati Uniti.

Il nuovo stabilimento sorgerà all'interno di Generation Park e sarà progettato con una struttura modulare e multimodale, in grado di produrre diverse tipologie di farmaci, dalle piccole molecole ai biologici e agli anticorpi farmaco-coniugati. L'obiettivo è aumentare la flessibilità produttiva e accelerare l'immissione sul mercato di terapie innovative.

Il campus creerà inizialmente circa 500 posti di lavoro altamente qualificati, ai quali si aggiungeranno oltre 2.000 occupati tra costruzione e attività indirette durante la fase di realizzazione prevista tra il 2027 e il 2030.

La scelta di Houston è stata motivata dalla crescita dell'ecosistema locale delle life sciences, dalla disponibilità di personale qualificato, dalle infrastrutture e dal contesto favorevole agli investimenti. Per il Texas, il progetto rappresenta un ulteriore passo nel consolidamento del proprio ruolo come uno dei principali hub statunitensi per il settore biomedicale e farmaceutico.

(Contenuto editoriale a cura della Italy-America Chamber of Commerce of Texas)

Ultima modifica: Giovedì 27 Agosto 2026
Giovedì 27 Agosto 2026

USMCA: gli Stati Uniti non rinnovano l'accordo, ma il libero scambio nordamericano continua

A sei anni dall'entrata in vigore dell'United States-Mexico-Canada Agreement (USMCA), il principale accordo commerciale tra Stati Uniti, Canada e Messico è entrato in una fase di profonda revisione. Il 1° luglio 2026 l'Amministrazione Trump ha deciso di non confermare automaticamente il rinnovo dell'accordo per ulteriori 16 anni, aprendo invece una nuova fase negoziale con i due partner nordamericani.

La decisione ha suscitato numerose interpretazioni, ma è importante chiarire che l'USMCA non è stato cancellato né sospeso. L'accordo continua infatti a rimanere pienamente in vigore e le imprese possono continuare a beneficiare delle agevolazioni tariffarie e delle regole commerciali previste dal trattato. Ciò che cambia è il meccanismo previsto dall'articolo 34.7 dell'accordo, che disciplina la cosiddetta "joint review".

Secondo il testo dell'USMCA, i tre Paesi avrebbero potuto confermare congiuntamente il rinnovo dell'accordo fino al 2042. Gli Stati Uniti hanno invece scelto di non procedere con un rinnovo automatico, ritenendo necessario negoziare modifiche sostanziali. Questa scelta non determina la cessazione dell'accordo, ma comporta l'avvio di revisioni annuali tra i tre governi, che potranno proseguire fino al 2036, termine naturale dell'attuale trattato. Qualora nel frattempo venga raggiunta un'intesa condivisa, l'accordo potrà essere esteso per ulteriori sedici anni.

Le richieste degli Stati Uniti

L'Amministrazione Trump considera l'attuale USMCA uno strumento da rafforzare piuttosto che da abbandonare. Tra i principali temi che Washington intende rinegoziare figurano:

  • rafforzamento delle regole di origine per incrementare il contenuto produttivo nordamericano, in particolare quello statunitense;
  • riduzione della dipendenza da componenti e materie prime provenienti da Paesi terzi, con particolare attenzione alla Cina;
  • maggiore tutela della manifattura americana;
  • revisione di alcune disposizioni relative al settore automobilistico;
  • collegamento delle relazioni commerciali con questioni di sicurezza, immigrazione e contrasto al traffico di fentanyl.

Per quanto riguarda il comparto automotive, tra le ipotesi allo studio figura un ulteriore irrigidimento delle regole di origine, con requisiti più elevati di contenuto regionale e statunitense per beneficiare dell'esenzione dai dazi.

Le preoccupazioni di Canada e Messico

Sia Ottawa sia Città del Messico hanno ribadito la volontà di preservare l'accordo, evidenziando come l'integrazione produttiva nordamericana rappresenti uno dei principali fattori di competitività dell'area.

La principale criticità evidenziata da imprese e analisti riguarda l'incertezza che deriva dall'apertura di revisioni annuali. Pur continuando a operare normalmente, molte aziende potrebbero rinviare investimenti di lungo periodo in attesa di comprendere quale sarà il nuovo assetto dell'accordo.

Secondo numerosi osservatori, è improbabile che l'USMCA venga abbandonato. Più verosimilmente, i prossimi mesi saranno caratterizzati da un'intensa fase negoziale volta a ottenere una versione aggiornata dell'accordo, maggiormente orientata agli obiettivi di politica industriale e di sicurezza economica perseguiti dagli Stati Uniti.

Anche l'Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti (USTR) ha confermato che l'obiettivo non è uscire dall'accordo, bensì correggerne gli aspetti ritenuti meno efficaci, mantenendo nel frattempo pienamente operative le disposizioni vigenti. Alcuni esponenti dell'Amministrazione hanno inoltre indicato che i negoziati potrebbero proseguire anche nel corso del 2027.

Implicazioni per le imprese italiane

Per le imprese italiane presenti o interessate al mercato nordamericano, la situazione richiede attenzione ma non giustifica, allo stato attuale, modifiche immediate alle strategie commerciali. L'USMCA continua infatti a garantire il quadro giuridico di riferimento per gli scambi tra Stati Uniti, Canada e Messico.

Le aziende dovranno tuttavia monitorare con attenzione l'evoluzione dei negoziati, in particolare nei settori automotive, manifatturiero, componentistica, energia e logistica, dove eventuali modifiche alle regole di origine o ai requisiti di contenuto locale potrebbero incidere sulle future catene di fornitura e sulle strategie di investimento.

(Contenuto editoriale a cura della Italy-America Chamber of Commerce of Texas)

Ultima modifica: Giovedì 27 Agosto 2026
Giovedì 27 Agosto 2026

Il consumo alimentare in Spagna 2025 cresce sia in termini di volume che di spesa

Il consumo alimentare in Spagna registra per la prima volta in cinque anni un aumento sia in termini di volume che, soprattutto, di spesa; cresce anche la frequenza degli acquisti, sebbene con volumi inferiori, effettuati prevalentemente nei supermercati, con una preferenza per i marchi della grande distribuzione rispetto a quelli dei produttori.

Queste sono alcune delle principali conclusioni del Rapporto sul consumo alimentare in Spagna 2025, redatto dal Ministero dell’Agricoltura, della Pesca e dell’Alimentazione, secondo cui il consumo di alimenti e bevande da parte degli spagnoli nel 2025 ha registrato una crescita che, sebbene modesta (lo 0,4%), risulta significativa perché inverte la tendenza al ribasso degli ultimi cinque anni.

Analisi approfondita dei consumi alimentari

I dati principali del rapporto annuale sui consumi alimentari sono:

  • Il volume totale di alimenti e bevande consumati sia a casa che fuori casa è stato di 30.798 milioni di chili/litri, ancora un po’ lontano dai 34.767 milioni del 2020, anno in cui la pandemia di Covid-19 ha fatto impennare la domanda.
     
  • In media, ogni spagnolo ha consumato 681,72 chili/litri di alimenti, l’1,4% in più rispetto all’anno precedente.
     
  • La spesa per l’acquisto di questi alimenti è aumentata in misura maggiore, del 3,4%, a causa dell’inflazione — i prezzi dei generi alimentari sono aumentati del 3% nel 2025 — e la spesa totale per i generi alimentari è ammontata a 123.694 milioni di euro, con una media di poco più di 2.872 euro a persona, circa 75 euro in più rispetto al 2024.
     
  • Nonostante la pressione sui prezzi, nelle famiglie si mantiene un’alimentazione basata su prodotti freschi e ricette tradizionali.
     
  • Per quanto riguarda le abitudini, il rapporto conferma la tendenza crescente dei consumatori a preferire i punti vendita di prossimità, in particolare i supermercati e i marchi dei distributori, nonché a effettuare acquisti più frequenti con quantità ridotte alla ricerca di offerte migliori, prezzi più convenienti e prodotti in linea con le proprie preferenze.
     
  • Per quanto riguarda la composizione del carrello della spesa, questa è influenzata dall’attenzione a seguire una dieta sana, orientata all’ottimizzazione del budget e condizionata da nuovi modi di preparazione culinaria che fanno risparmiare tempo e risultano più salutari, secondo il ministro.
     
  • La maggior parte degli alimenti e delle bevande viene consumata a casa, 27.047 milioni di chili/litri, pari all’87,8% del totale. Nel 2025 il consumo domestico è cresciuto più del dato complessivo, dello 0,8% in volume e del 4,8% in termini di spesa (87.831 milioni di euro).
     
  • Al contrario, il consumo effettuato principalmente nei bar e nei ristoranti è diminuito del 2,5% in volume (3.750 milioni di chili) e dello 0,03% in termini di spesa (35.863 milioni di euro). Se si considerano i dati pro capite, ogni spagnolo ha speso fuori casa nel 2025 in media quasi 1.875 euro per l’acquisto di generi alimentari da consumare a casa e 998 euro.
  • Fuori casa prevale il consumo di bevande, che in volume rappresenta il 55,9% del totale, sebbene gli alimenti rappresentino la maggior parte della spesa (69,1%), poiché il prezzo del cibo è solitamente superiore a quello delle bevande.

Aumenta la frequenza degli acquisti

Il rapporto del 2025 evidenzia come i cambiamenti sociodemografici —con l’aumento del numero di nuclei familiari più piccoli, composti da una o due persone— e le nuove abitudini di consumo stiano trasformando il carrello della spesa. Gli spagnoli acquistano con maggiore frequenza, mantengono la spesa media per carrello e adeguano la quantità acquistata.

  • Il supermercato si consolida come il punto vendita preferito per gli acquisti e concentra ormai il 68,2% degli stessi, un punto in più rispetto al 2024. I consumatori apprezzano la vicinanza, la praticità di fare acquisti in questi punti vendita e la varietà dei loro assortimenti. Gli ipermercati e gli acquisti online mantengono stabili le loro quote rispettivamente al 12,5% e al 2%, mentre il commercio tradizionale registra un calo di oltre tre punti, scendendo al 10,6%.
     
  • Nel 2025 gli spagnoli sono andati a fare la spesa 233 volte, otto in più rispetto all’anno precedente, con una media di oltre quattro volte a settimana. In ciascuna di queste occasioni hanno acquistato in media 6,1 chili/litri, 200 grammi in meno rispetto al 2024, e lo scontrino si mantiene stabile a 19,4 euro (un centesimo in più rispetto al 2024 e due in più rispetto al 2023).
     
  • Cresce anche la preferenza per i marchi dei distributori, noti come marcas blancas, che rappresentano ormai il 48,6% dei prodotti acquistati, 1,4 punti in più rispetto al 2024.

Alimenti freschi e ricette tradizionali

Dai dati del rapporto si evince che la salute acquista sempre più importanza nei consumi, con un’alimentazione più equilibrata, in cui predomina la dieta mediterranea.

  • Il 77,1% della popolazione afferma di preferire seguire una dieta sana, mentre aumenta anche il numero di persone che praticano sport più di tre volte alla settimana, che ora rappresenta il 31,6% della popolazione.
     
  • Aumenta il consumo di prodotti freschi, principalmente frutta e carne, con un incremento dell’1,2% in volume e del 6,7% nella spesa sostenuta. Gran parte della popolazione consuma quotidianamente latticini, frutta, ortaggi, farine e grassi di origine vegetale. Da sottolineare l’aumento del consumo di frutta fresca (0,5%) e di legumi (2,5%) e il calo dei carboidrati e delle farine (4,5%) e dei grassi e degli oli (3,9%).
     
  • La preferenza per abitudini salutari si riflette anche nel modo di preparazione dei cibi. Il metodo più utilizzato, con il 32,2%, è la cottura alla piastra, seguito dai prodotti consumati crudi e da quelli bolliti o cotti al vapore, entrambi superiori al 28%. Seguono gli stufati (17,7%) e i fritti (14,6%). I piatti preparati con le friggitrici ad aria raggiungono quasi il 5%.
     
  • Per quanto riguarda il tipo di cucina, quella tradizionale spagnola si consolida come un pilastro dell’alimentazione nelle famiglie. L’88% degli spagnoli consuma piatti tipici della gastronomia spagnola quattro volte alla settimana e, sul totale delle occasioni di consumo, questi rappresentano il 42,5%.
  • Tra questi, i piatti preferiti sono le insalate (33,5% delle occasioni di consumo), le lenticchie (10,2%), la tortilla di patate (8,3%), le uova al tegamino (5,9%), i ceci (4,8%), i fagioli (4%) e la paella (4%).
     
  • Tra i piatti più consumati nei pasti principali, prevalgono quelli a base di carne (stufati, lasagne, ecc.), seguiti da insalate o insalate miste, piatti a base di uova, verdure, pesce, nonché zuppe e piatti da minestra. È degno di nota, ad esempio, il fatto che la domanda di consumo di uova sia cresciuta del 3% nonostante l’aumento del prezzo del 19,4%, poiché si tratta di una fonte proteica fondamentale nel carrello della spesa, di alta qualità e con un prezzo medio inferiore a quello di altri prodotti proteici. Il panino, preparazione tipicamente spagnola, è molto presente nelle abitudini alimentari: il 40% della popolazione ne consuma almeno due volte alla settimana e rappresenta il 9,6% dei piatti consumati nei pasti considerati principali. I più consumati sono quelli con prosciutto crudo e prosciutto cotto con formaggio, che rappresentano oltre il 23% del totale.
     
  • Infine, per quanto riguarda gli orari, nelle famiglie l’alimentazione si concentra sui pasti principali — si riduce l’importanza della merenda e del consumo fuori pasto — e con un numero minore di portate: il 70% delle cene a casa è costituito da un unico piatto e lo stesso vale per il 55% dei pranzi.

Fonte:  Ministerio de Agricultura, Pesca y Alimentación.

https://www.mapa.gob.es/es/dam/jcr:021c103a-f584-4d44-bebf-e1b44344ab11/Informe%20comsumo%202025_en%20línea_.pdf

(Contributo editorisle a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna)

 

Ultima modifica: Giovedì 27 Agosto 2026
Mercoledì 26 Agosto 2026

Gli Investimenti Diretti Esteri in California: dati, settori e opportunità per il Sistema Italia

La California continua a consolidare il proprio posizionamento quale principale polo statunitense di attrazione degli Investimenti Diretti Esteri (Foreign Direct Investment – FDI), confermando il ruolo dello Stato come piattaforma globale per l'innovazione, la manifattura avanzata, i servizi ad alto valore aggiunto e l'economia della conoscenza.

Secondo il Foreign Direct Investment in California 2026 Report della LAEDC, le imprese a controllo estero operano oggi nello Stato attraverso circa 20.000 stabilimenti, sostenendo oltre 847.000 occupati e generando una massa salariale superiore ai 96 miliardi di dollari, a testimonianza dell'elevata integrazione del capitale internazionale all'interno del sistema produttivo californiano.

L'analisi evidenzia come il capitale estero continui a rappresentare una componente strutturale della competitività economica della California, contribuendo in maniera significativa alla produttività, alla creazione di occupazione qualificata, alla capacità innovativa e all'internazionalizzazione dell'economia regionale.

Dove si concentrano gli investimenti esteri

La geografia degli investimenti mostra una presenza consolidata delle principali economie avanzate. Il Giappone si conferma il principale investitore estero per occupazione generata in California, seguito da Regno Unito, Canada, Francia e Germania.

Il report segnala inoltre il rafforzamento del contributo delle economie asiatiche caratterizzate da un'elevata intensità tecnologica, in linea con il ruolo della California nelle catene globali dell'innovazione.

Dal punto di vista settoriale, gli investimenti esteri si concentrano soprattutto in:

  • Information & Digital Technologies;
  • Professional, Scientific & Technical Services;
  • Healthcare;
  • Transportation & Warehousing;
  • Construction;
  • Advanced Manufacturing.

La distribuzione conferma la rilevanza dei comparti ad alta intensità di conoscenza e dei servizi avanzati all'interno dell'economia dello Stato.

Perché la California attrae capitali internazionali

Secondo l'analisi della LAEDC, tra i principali fattori alla base dell'attrattività della California figurano la dimensione del mercato, la disponibilità di capitale umano specializzato, l'ecosistema universitario e della ricerca, la presenza di industrie tecnologiche avanzate, le infrastrutture logistiche e la capacità di attrarre capitale di rischio e investimenti innovativi.

In questo contesto, gli investimenti esteri contribuiscono al trasferimento tecnologico, alla produttività e allo sviluppo di attività ad alto valore aggiunto, rafforzando l'integrazione della California nei circuiti internazionali del capitale e dell'innovazione.

Implicazioni per il Sistema Italia

Per il Sistema Italia, tali dinamiche confermano come la California continui a rappresentare uno dei mercati strategici di riferimento per le imprese interessate a processi di internazionalizzazione, insediamento produttivo e sviluppo commerciale negli Stati Uniti. Pur non figurando tra i principali Paesi investitori per consistenza occupazionale, l'Italia mantiene una presenza qualificata in comparti ad elevata specializzazione, tra cui meccanica, design, arredamento, agroalimentare, tecnologie industriali, moda e beni di lusso. Il rafforzamento dell'ecosistema californiano nei settori dell'innovazione e dei servizi avanzati apre inoltre nuove opportunità di collaborazione nei comparti della transizione digitale, delle scienze della vita, della sostenibilità e dell'intelligenza artificiale.

In tale scenario, la crescente integrazione tra capitale internazionale, ricerca, innovazione e manifattura avanzata rafforza il ruolo della California quale piattaforma privilegiata per l'accesso ai mercati nordamericani e del Pacifico.

Osservazioni della IACCW

Dal punto di osservazione della Italy-America Chamber of Commerce West emerge come le imprese italiane che conseguono i risultati più significativi sul mercato californiano siano quelle capaci di affiancare alla competitività del prodotto una strategia di presenza continuativa sul territorio, investendo nella costruzione di partnership locali, nello sviluppo di relazioni istituzionali e nell'inserimento all'interno dell'ecosistema economico regionale.

(Contributo editoriale a cura della Italy-America Chamber of Commerce West)

Ultima modifica: Lunedì 14 Settembre 2026
Mercoledì 26 Agosto 2026

notizie dai mercati esteri - Venezuela

BCV: L'entrata petrolifera ha sostenuto l'offerta di valuta estera nel primo trimestre dell'anno

Secondo le ultime cifre del Banco Central de Venezuela (BCV), l'entrata petrolifera nei primi tre mesi del 2026 è stata la fonte fondamentale per coprire l'offerta di valuta estera nel mercato del cambio.

Nello specifico, la massima entità finanziaria del Paese ha evidenziato che la disponibilità di valuta estera per soddisfare le richieste dei diversi settori dell'economia è stata sostenuta dagli introiti generati dall'attività idrocarburica, che continua ad essere il motore principale delle entrate in valuta del Paese.

Durante questo periodo, il BCV ha mantenuto la sua politica di interventi sul cambio attraverso la vendita di valuta estera al sistema bancario nazionale, con l'obiettivo di stabilizzare il tasso di cambio e contenere le pressioni inflazionistiche.

L'ente emittente ha sottolineato che questo comportamento del flusso di valuta estera ha permesso di soddisfare la domanda del settore privato per le importazioni di beni essenziali, materie prime e beni di consumo, garantendo così la continuità dell'attività produttiva e l'approvvigionamento del mercato interno.

Camera delle Costruzioni propone un piano urgente di misure per accelerare la produzione di abitazioni

La Camera Veneziana delle Costruzioni (CVC) ha proposto una serie di misure e riforme legali per velocizzare una strategia di edificazione di abitazioni e infrastrutture che consenta di superare, nel minor tempo possibile, i danni causati a migliaia di famiglie colpite dal doppio sisma del 24 giugno scorso.

Il presidente dell'ente di categoria, l'ingegner Gustavo García Carrasquero, ha segnalato che il settore delle costruzioni ha registrato una severa contrazione negli ultimi anni, motivo per cui si rendono necessarie misure di stimolo efficienti per far avanzare la costruzione delle abitazioni necessarie attraverso un modello di alleanza pubblico-privata.

In primo luogo, García Carrasquero ha indicato che il sussidio dell'80% annunciato dal Governo ad interim per il finanziamento delle abitazioni deve essere rivolto direttamente agli acquirenti, mediante un Certificato Digitale di Abitazione, affinché questi possano scegliere i promotori edilizi e trasferire loro direttamente le risorse assegnate.

Il presidente della CVC ha dichiarato che questo modello di finanziamento diretto alla domanda ha avuto successo in Cile, un Paese che ha vissuto numerose crisi derivate da eventi sismici.

Allo stesso modo, l'associazione sostiene attivamente l'annunciata riattivazione del portafoglio ipotecario, ragione per cui ha proposto di coordinare con la Banca Centrale del Venezuela (BCV) e la Sovrintendenza Nazionale delle Istituzioni del Settore Bancario (Sudeban) una riduzione temporanea della riserva obbligatoria (encaje legal) per dotare la banca pubblica e privata delle risorse necessarie a finanziare la costruzione e l'acquisto di abitazioni.

Interpellato sulla possibilità che la Camera disponga di una stima preliminare dell'ammontare del portafoglio ipotecario necessario, il presidente García Carrasquero ha indicato di non disporre di dati precisi sulle esigenze finanziarie, ma che l'associazione concorda con le stime dei danni che si attestano intorno ai 30.000 milioni di dollari nelle zone colpite.

Inoltre, il settore dei costruttori ha proposto l'adozione di tassi d'interesse preferenziali d'emergenza per i crediti ipotecari, al fine di facilitare l'accesso alle unità abitative.

Piano di produzione massiva di abitazioni

L'associazione dei costruttori ha indicato che, per sviluppare un programma di produzione massiva di abitazioni, è indispensabile sbloccare la catena di burocrazia, nell'ottica di velocizzare i permessi di costruzione, l'acquisto di macchinari, attrezzature e forniture, nonché l'accesso ai finanziamenti.

La Camera Veneziana delle Costruzioni ha sostenuto la decisione di esonerare al 100% le imposte di registro e le tariffe notarili per il trasferimento di immobili alle famiglie colpite dalla tragedia.

I dirigenti della CVC non hanno fornito proiezioni sui tempi necessari per questa strategia di produzione massiva di abitazioni, poiché resta da completare un processo di valutazione dei danni strutturali, che deve includere indagini di ingegneria patologica e forense per determinare le cause dei danni e stabilire la via per realizzare costruzioni più resistenti.

Tregua fiscale

In materia fiscale e tributaria, la Camera Veneziana delle Costruzioni propone un'esenzione temporanea dei dazi per l'importazione di prodotti tecnologici la cui necessità sia urgente.

"Sebbene comprendiamo il divieto temporaneo di esportare materiali da costruzione per garantire l'approvvigionamento interno, è importante riconoscere che il Paese non produce la totalità delle forniture edilizie necessarie per riabilitare le zone colpite", ha indicato il presidente della CVC.

"Per questo motivo risulta indispensabile decretare un dazio zero per l'importazione di macchinari pesanti, attrezzature e altri materiali indispensabili per la rimozione delle macerie e la riattivazione dei progetti costruttivi", ha sottolineato.

L'associazione propone anche una "tregua fiscale municipale" a carattere temporaneo, che implica "coordinare con i governi locali dei diversi municipi colpiti un'esenzione temporanea delle imposte sulle attività economiche e delle licenze industriali e commerciali applicabili alle opere civili destinate alla costruzione di abitazioni", ha precisato García Carrasquero.

Riforme legali per sbloccare gli investimenti

La Camera Veneziana delle Costruzioni (CVC) ha insistito su riforme legali che propone da molto tempo, ma che ora, alla luce della tragedia sismica, risultano ancora più pertinenti, poiché non si tratta solo dell'edificazione di progetti, ma di incentivare la capacità del mercato di incrementare sia l'offerta che la domanda.

La prima misura è la deroga urgente della Ley Contra la Estafa Inmobiliaria (Legge Contro la Truffa Immobiliare).

"Si tratta di una legislazione che ha paralizzato il finanziamento tramite prevendita nel settore ed è urgente la sua eliminazione per attivare il mercato della costruzione immobiliare. Proponiamo di sostituirla immediatamente con un quadro moderno che protegga, da un lato, il denaro dell'acquirente senza criminalizzare l'attività dei promotori e dei costruttori", ha avvertito García Carrasquero.

Proprio l'Assemblea Nazionale ha inserito questa riforma nella sua agenda legislativa d'urgenza; tuttavia, i dirigenti dell'associazione dei costruttori hanno indicato di non conoscere il progetto attualmente in discussione.

L'altra grande riforma proposta dalla CVC riguarda la Ley de Arrendamientos Inmobiliarios (Legge sulle Locazioni Immobiliari), "affinché si possano stabilire liberamente i canoni di locazione in valuta estera e sia garantito il meccanismo di restituzione rapida dell'immobile in caso di inadempimento".

Gustavo García Carrasquero aggiunge che "è indispensabile raggiungere un giusto equilibrio nel rapporto tra conduttore e locatore. Queste misure contribuiranno ad attivare investimenti nazionali e internazionali per la costruzione di edifici destinati all'affitto che possano andare a beneficio delle persone e delle famiglie colpite dalla tragedia".

Puntuale, ma non meno rilevante, è la richiesta di abrogare l'Articolo 23 della Ley del Deudor Hipotecario (Legge del Debitore Ipotecario), al fine di consentire che i prezzi degli immobili possano essere fissati e pagati in valuta estera.

L'associazione delle costruzioni propone inoltre di esonerare dall'Imposta sul Valore Aggiunto (IVA), per un periodo fino a 18 mesi, l'acquisto di materiali e forniture prodotti in Venezuela. "Questo include cemento, tondini d'acciaio, blocchi, aggregati, gesso e tubature destinati ai progetti di ricostruzione", ha indicato García Carrasquero.

Il Venezuela accede a 346 milioni di dollari del FMI per la ripresa dopo i terremoti

Il Venezuela ha acceduto a 346 milioni di dollari attinti dalle "proprie risorse" presso il Fondo Monetario Internazionale (FMI) per il processo di ripresa e ricostruzione a seguito dei devastanti terremoti dello scorso 24 giugno, ha annunciato questo venerdì la presidente ad interim, Delcy Rodríguez.

In un comunicato, la mandataria ha spiegato che i fondi consentiranno di "sostenere le famiglie colpite in materia di alloggi, infrastrutture, servizi pubblici essenziali, tra gli altri requisiti".

Rodríguez ha ringraziato la direttrice del FMI, Kristalina Georgieva, per "il suo sostegno e impegno, così come tutte le istituzioni che hanno reso possibile questo passo importante".

"Continueremo a lavorare senza sosta per proteggere il nostro popolo e avanzare nella ripresa del Paese", ha aggiunto.

La capo di Stato aveva riferito lo scorso 8 luglio di una chiamata con Georgieva per lo sblocco di "risorse bloccate del Venezuela" presso il FMI.

La leader chavista aveva allora richiesto ancora una volta la cessazione delle sanzioni contro il Venezuela e del blocco delle risorse di cui, ha affermato, il suo Paese ha bisogno per il processo di ricostruzione.

Lo scorso 9 luglio, la portavoce del Fondo, Julie Kozack, ha spiegato in una conferenza stampa che Georgieva e Rodríguez hanno parlato del "rispetto della tranche di riserva del Venezuela presso il FMI, la quale costituisce un'importante fonte di liquidità di facile accesso che può essere mobilitata rapidamente".

La cosiddetta tranche di riserva è distinta dai Diritti Speciali di Prelievo (DSP) trattenuti dall'organismo, che ammontano a circa 4.500 milioni di dollari, portando la cifra totale dei beni a quasi 5.000 milioni di dollari.

Le attività della tranche di riserva sono a disposizione immediata per "aiutare a rispondere alle urgenti necessità umanitarie derivanti dal disastro" ed "è la risorsa" che il Venezuela "ha indicato di voler utilizzare", ha aggiunto Kozack.

Il FMI e il Venezuela hanno ripreso lo scorso aprile le relazioni, che erano sospese dal 2019.

Da allora, i contatti tra l'organismo e il Governo ad interim di Rodríguez sono stati regolari, nell'ottica di completare le procedure tecniche per consentire al Paese, in futuro, di accedere nuovamente agli strumenti finanziari del FMI.

Il doppio terremoto dello scorso 24 giugno ha provocato oltre 5.000 morti, più di 16.700 feriti e circa 18.000 persone rimaste senza casa, principalmente nella devastata regione di La Guaira (nord, adiacente a Caracas), oltre a ingenti danni materiali.

Le autorità ritengono che il numero di persone sfollate aumenterà a mano a mano che avanzerà il processo di ispezione degli edifici che non sono crollati ma che hanno subito danni, stimando inizialmente in 25.000 le abitazioni che si renderanno necessarie.

Rodríguez ha anche annunciato di recente l'invio di una lettera al re britannico Carlo III chiedendo la restituzione dell'oro venezuelano "trattenuto" presso la Banca d'Inghilterra.

Imprenditori immobiliari nordamericani e venezuelani valuteranno piani abitativi per far fronte all'emergenza sismica

Luis Méndez, vicepresidente della Camera di Commercio del Sud America (Camesura), ha riferito che l'associazione sta organizzando un incontro a cui parteciperanno imprenditori del settore immobiliare nordamericani e venezuelani per valutare piani, programmi e progetti abitativi che sono in fase di completamento in Venezuela, con l'obiettivo di affrontare l'emergenza generata a seguito dei terremoti verificatisi il 24 giugno.

"Abbiamo la possibilità di ridimensionare molti di questi progetti che si trovano in aree e territori determinati per disporre di una maggiore quantità di abitazioni di qualità migliore, persino costruite nel minor tempo e al minor costo possibile senza perdere la qualità dell'immobile", ha spiegato Méndez.

Il rappresentante di Camesura ha indicato che attraverso questi progetti è possibile far fronte all'emergenza e ricollocare le persone che hanno perso le proprie case a causa del doppio evento sismico.

In questo senso, ha riferito che nel Paese c'è tra il 75% e l'80% di strutture quasi pronte che possono rientrare ora — e sono attualmente in fase di valutazione con la Ministra dell'Habitat e dell'Abitazione — nella fase di emergenza per il completamento immediato dei lavori.

Inoltre, Méndez ha reso noto che Camesura sta avanzando in un censimento per la proposta di investimenti internazionali nel settore immobiliare e che questi dati saranno messi a disposizione del Ministero dell'Habitat e dell'Abitazione per facilitare la progettazione di piani di sviluppo o soluzioni immobiliari, secondo quanto riportato in una nota di VTV.

Riattivata la ricezione e la spedizione merci nel Porto di La Guaira

Nel Porto di La Guaira sono riprese le attività legate alla ricezione e alla spedizione merci, secondo quanto riportato dalla Camera dei Commercianti Industriali e Doganali di questo Stato. L'infrastruttura portuale sta attraversando un processo di riparazione dopo aver subito danni causati dal doppio terremoto del 24 giugno scorso.

Il presidente dell'associazione commerciale, Rusvel Gutiérrez, ha informato che le operazioni si stanno ripristinando gradualmente in questa infrastruttura portuale, dopo l'interruzione delle attività avvenuta 28 giorni fa.

Il dirigente associativo ha indicato che, secondo le informazioni provenienti dall'Esecutivo nazionale, le operazioni doganali riprenderanno il 15 agosto, così come le operazioni del terminal e della dogana aerea dell'Aeroporto Internazionale Simón Bolívar di Maiquetía, sia per l'accoglienza dei passeggeri sia per il trasporto merci.

Richiesta di esenzioni fiscali

Rusvel Gutiérrez ha precisato che il 40% dei commerci e delle imprese di La Guaira ha subito danni alle infrastrutture a causa del doppio evento sismico.

In questo contesto, ha chiesto agli enti governativi nazionali, regionali e municipali di applicare esenzioni fiscali per consentire ai proprietari di far fronte alle riparazioni di queste strutture, soprattutto nelle tre parrocchie principali che sono risultate le più colpite: Catia La Mar, Macuto e Caraballeda, ha dichiarato in un'intervista rilasciata a Unión Radio.

ENI prevede uno sviluppo rapido nel Campo Junín 5: stima di portare la produzione a 200.000 bpd

Il Venezuela si percepisce come un'alternativa promettente per le attività di esplorazione e produzione rispetto a un Medio Oriente devastato dalla guerra.

Claudio Descalzi, amministratore delegato di ENI, ha affermato che c'è stato un processo di dialogo soddisfacente con il Ministero degli Idrocarburi e con Petróleos de Venezuela S.A. (PDVSA).

"Chiaramente, anche con i nostri partner statunitensi... abbiamo un grande potenziale, abbiamo uno dei migliori blocchi: Junín 5", ha dichiarato in una conferenza telefonica a margine della presentazione dei risultati finanziari.

La produzione di Junín 5 potrebbe salire fino a un livello massimo di 200.000 barili di petrolio al giorno (bpd), rispetto ai 12.000 attuali, ha indicato ENI in una delle diapositive di presentazione dei risultati del secondo trimestre.

ENI e altri partner della venezuelana PDVSA stanno negoziando l'adeguamento dei precedenti contratti al nuovo quadro legale approvato dall'Assemblea Nazionale del Venezuela.

L'amministratore delegato di ENI ha affermato che investire in Junín 5 porterebbe a risultati rapidi:

"Non si tratta davvero di un progetto convenzionale di esplorazione e produzione in cui bisogna investire per quattro o cinque anni... sarà molto rapido", ha segnalato, aggiungendo che il gruppo punta a firmare un contratto di condivisione della produzione (production sharing contract) invece di mantenere il modello di impresa mista.

Inoltre, ENI mantiene un'alleanza con la spagnola Repsol per il grande progetto di gas offshore Cardón IV, secondo quanto dettagliato in una nota dell'Agenzia Reuters.

(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Venezolano-Italiana)

Ultima modifica: Mercoledì 26 Agosto 2026
Mercoledì 26 Agosto 2026

La Svizzera si conferma il 1° Hub Europeo per l'innovazione nel 2026: opportunità strategiche per le PMI italiane

L'European Innovation Scoreboard (EIS) 2026, recentemente pubblicato dalla Commissione Europea, ha nuovamente confermato il ruolo di leadership assoluta della Svizzera nel panorama dell'innovazione europeo. Con una performance straordinaria pari al 141,3% della media europea, la Confederazione elvetica mantiene il primo posto tra tutti gli Stati membri dell'UE e i Paesi limitrofi per il nono anno consecutivo.Questo storico posizionamento è il risultato di un lavoro costante fatto all'inetrno di un ecosistema altamente performante, sostenuto da pilastri quali: educazione, digitalizzazione, Ricerca & Sviluppo (R&D), formazione duale (industria-università), solide partnership e un'innata capacità di attrarre talenti. Un'analisi più approfondita del report 2026 rivela primati notevoli:

  • Partnership Pubblico-Privato: le co-pubblicazioni scientifiche tra enti pubblici e settore privato raggiungono il 489,3% della media europea, dimostrando un trasferimento tecnologico senza pari.
  • Capitale Umano e Talenti: la Svizzera vanta una percentuale di studenti di dottorato stranieri pari al 271,3% della media UE, a conferma dell'attrattività globale delle sue università.
  • Digitalizzazione in forte crescita: è l'area che ha registrato il progresso più marcato su base annua, posizionandosi al 130,9% rispetto all'Europa.
  • Investimenti Aziendali in R&D: la spesa privata in Ricerca e Sviluppo si attesta al 145,5% della media europea, guidata prevalentemente dai settori farmaceutico e life sciences.

Per le imprese italiane (siano esse PMI, grandi industrie o start-up tecnologiche), innovare è un imperativo strategico. Guardare alla Svizzera significa poter accedere a un ecosistema in cui il "fare impresa" si fonde naturalmente con l'eccellenza della ricerca accademica e scientifica. Le opportunità principali si articolano su tre fronti:

  • Sviluppo Tecnologico Congiunto: la possibilità di insediarsi o collaborare con i numerosi poli tecnologici e cluster (es. Switzerland Innovation e i parchi tecnologici cantonali) offre accesso diretto a infrastrutture di R&D avanzate per l'industria 4.0, il medtech, l'intelligenza artificiale e le clean tech.
  • Reclutamento e Competenze: il celebre sistema di formazione duale svizzero prepara profili tecnici e gestionali di altissimo livello, immediatamente pronti a rispondere alle sfide delle industrie più esigenti.
  • Internazionalizzazione e Accesso ai Capitali: aprire una sede o un centro di ricerca in un Cantone svizzero permette di operare in un quadro normativo stabile e favorevole al business, garantendo inoltre un canale privileged verso investitori internazionali, venture capital ed enti di promozione economica.

L'immagine della Svizzera non è solo quella di un hub geografico al centro dell'Europa, ma di un vero e proprio motore tecnologico accessibile alle aziende qualificate.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera)

Ultima modifica: Mercoledì 26 Agosto 2026
Mercoledì 26 Agosto 2026

Moldova, approvato un nuovo progetto di legge per favorire l'integrazione dei lavoratori e dei cittadini stranieri

Il Governo della Repubblica Moldova ha approvato, nella seduta del 5 agosto 2026, un progetto di legge che modifica il quadro normativo relativo all’integrazione degli stranieri nel Paese.

L’intervento legislativo mira ad adeguare la normativa moldava alle attuali esigenze in materia di immigrazione e mobilità internazionale, rafforzando i meccanismi di integrazione sociale, economica e culturale dei cittadini stranieri che si stabiliscono temporaneamente o permanentemente in Moldova.

Il progetto interviene principalmente sulla Legge n. 274/2011 relativa all’integrazione degli stranieri e prevede inoltre modifiche alla normativa sull’asilo, sull’assistenza giuridica garantita dallo Stato e sulle associazioni di risparmio e credito. La riforma rientra nel Programma nazionale per l’integrazione graduale degli stranieri e delle persone sfollate per il periodo 2025–2027.

Tra gli obiettivi principali figurano una maggiore chiarezza delle competenze delle istituzioni pubbliche, il miglioramento dell’accesso degli stranieri ai servizi di integrazione, ai corsi di lingua, all’orientamento professionale e alle informazioni necessarie per vivere e lavorare nella Repubblica Moldova.

Perché la notizia interessa le imprese italiane

La riforma può facilitare l’inserimento in Moldova di amministratori, dirigenti, tecnici, consulenti e lavoratori stranieri impiegati presso società a capitale italiano.

Un quadro più strutturato per l’integrazione degli stranieri può contribuire a:

  • semplificare l’inserimento sociale e professionale del personale straniero;
  • favorire l’accesso ai servizi pubblici e alle informazioni amministrative;
  • sostenere le aziende che trasferiscono temporaneamente personale specializzato in Moldova;
  • aumentare l’attrattività del Paese per investitori, professionisti e lavoratori provenienti dall’Unione europea;
  • ridurre le difficoltà operative connesse alla carenza di manodopera qualificata in alcuni settori dell’economia moldava.

Il progetto dovrà ora proseguire il proprio iter legislativo in Parlamento. Le disposizioni definitive e le relative modalità applicative saranno conosciute dopo l’approvazione parlamentare e la pubblicazione della legge nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Moldova.

Fonte: Governo della Repubblica Moldova; Ministero degli Affari Interni – progetto n. 418/MAI/2026.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana in Moldova)

Ultima modifica: Mercoledì 26 Agosto 2026
Mercoledì 26 Agosto 2026

Il Lussemburgo intende favorire la produzione di attrezzature, software e tecnologie della difesa

Nell’ambito della Strategia per l'Industria della Difesa presentata il 26 marzo scorso dal Ministro dell'Economia, Lex Delles, e dal Ministro della Difesa, Yuriko Backes, il governo lussemburghese intende creare un sistema di licenze per la produzione di attrezzature, software e tecnologie militari in Lussemburgo.

Il Lussemburgo ha una lunga tradizione nell'acquisto di attrezzature militari e nel controllo delle relative esportazioni. Ora, si concede il diritto di produrle. La bozza di legge, pubblicata venerdì 31 luglio, istituisce per la prima volta un quadro normativo specificamente dedicato alla produzione di prodotti per la difesa, compresi linee di assemblaggio, munizioni e veicoli blindati ma anche satelliti militari, apparecchiature elettroniche, software, tecnologie, integrazione di componenti, collaudo e riparazione.

Questo permetterebbe al Lussemburgo di far si’ che una quota maggiore degli sforzi militari del Paese ritorni all'economia nazionale, sotto forma di investimenti, partnership, posti di lavoro e capacità tecnologiche sviluppando la propria base industriale e tecnologica nel settore della difesa.

Qualsiasi azienda che desideri produrre un prodotto incluso nell'elenco comune europeo delle attrezzature militari (CLI) deve ottenere l'approvazione del Ministro dell'Economia. Questo elenco europeo comprende 22 categorie: include armi e munizioni, ma anche veicoli, navi, aeromobili, veicoli spaziali, apparecchiature elettroniche, sistemi di controllo del tiro, software e tecnologie militari.

L'approvazione identificherà il produttore, il suo amministratore, il sito di produzione e i prodotti che sarà autorizzato a fabbricare. L'autorizzazione, che avrà una durata massima di cinque anni, rinnovabili, non consentirà la produzione indiscriminata di tutti i tipi di attrezzature militari ma potrà essere limitata a una sola attività, a un solo sito e a una sola categoria di prodotti. La due diligence si estenderà al capitale sociale dell'azienda. Il richiedente dovrà rivelare l'identità dei suoi amministratori, dei membri degli organi di governo, degli azionisti o soci e dei titolari effettivi. La normativa non prevede una soglia minima di partecipazione azionaria. Interpretata letteralmente, potrebbe richiedere a un'azienda di identificare tutti i suoi azionisti, compresi i minori. Il governo verificherà anche la loro integrità: potrà consultare i precedenti penali lussemburghesi ed esteri, nonché esaminare i procedimenti penali in corso, i verbali di polizia e i documenti relativi a eventi risalenti fino a dieci anni prima. Una domanda può rimanere sospesa fino al completamento di un'indagine preliminare o di un'inchiesta preparatoria.

Il disegno di legge modificherà anche il regime di intermediazione nel settore militare. Per diventare intermediari di prodotti legati alla difesa, le aziende dovranno essere in possesso della nuova licenza di produttore da più di cinque anni. Il Lussemburgo manterrà quindi il periodo di esperienza già previsto dalla legge del 2018, ma ne sostituirà la base giuridica. Alle aziende che già producono in Lussemburgo verrà concessa un'autorizzazione provvisoria per dodici mesi dopo l'entrata in vigore della legge; dovranno utilizzare questo periodo per registrare i propri amministratori e proprietari, dimostrare la propria buona reputazione e adeguare i propri stabilimenti alle normative vigenti.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Lussemburghese a.s.b.l)

Ultima modifica: Mercoledì 26 Agosto 2026
Mercoledì 26 Agosto 2026

Italia–Argentina: una partnership industriale per Vaca Muerta

La storica impresa argentina Motores Czerweny, fondata oltre ottant’anni fa e con stabilimento produttivo nella provincia di Santa Fe, ha avviato una collaborazione con l’azienda italiana Motive, specializzata nella produzione di motori elettrici. L’accordo prevede l’introduzione sul mercato argentino di motori antideflagranti certificati, progettati per operare in ambienti ad alto rischio e destinati soprattutto ai settori Oil & Gas, minerario, chimico e petrolchimico.

La partnership assume particolare rilevanza per lo sviluppo di Vaca Muerta, uno dei principali bacini mondiali di idrocarburi non convenzionali e uno dei poli di investimento più dinamici dell’Argentina. La crescita delle attività estrattive genera infatti una domanda crescente di macchinari, pompe, motori, sistemi di sicurezza e tecnologie industriali ad alte prestazioni, creando nuove opportunità per le imprese italiane attive nella meccanica, nell’automazione e nella componentistica.

Il caso Czerweny–Motive mette in evidenza la complementarità tra i due sistemi produttivi: l’Italia apporta tecnologia, certificazioni e know-how ingegneristico, mentre l’Argentina offre capacità manifatturiera, conoscenza del mercato e accesso a settori strategici in espansione. Si tratta quindi di un esempio concreto di come le relazioni economiche bilaterali tra Italia e Argentina possano evolvere da semplici scambi commerciali verso collaborazioni industriali, trasferimento tecnologico e integrazione nelle catene regionali del valore.

(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Italiana de Rosario)

Ultima modifica: Mercoledì 26 Agosto 2026