Notizie mercati esteri

Lunedì 18 Maggio 2026

Notizie dai mercati esteri - Stati Uniti

Texas: nuove misure fiscali per attrarre investimenti e sostenere l’innovazione

Il Texas ha appena introdotto una serie di misure in ambito fiscale volte a rafforzare l’attrattività dello Stato per le imprese e sostenere gli investimenti, in particolare nei settori ad alto contenuto tecnologico e innovativo.

Tra gli interventi più rilevanti figurano nuove agevolazioni legate alla proprietà intellettuale e alle attività di ricerca e sviluppo (R&D), con l’obiettivo di incentivare la localizzazione e la crescita di aziende innovative sul territorio. Le misure mirano a favorire non solo l’attrazione di nuovi investimenti, ma anche il consolidamento delle imprese già presenti nello Stato.

Parallelamente, sono state introdotte modifiche al sistema della property tax, uno dei principali elementi di costo per le aziende operanti in Texas. Gli interventi puntano a ridurre il carico fiscale complessivo e a rendere più prevedibile l’impatto delle imposte sugli immobili, contribuendo così a migliorare la pianificazione finanziaria delle imprese.

Il pacchetto normativo include inoltre un rafforzamento dei programmi di incentivi economici destinati alle aziende, con particolare attenzione a progetti di espansione, creazione di posti di lavoro e sviluppo industriale.

Queste misure si inseriscono in una strategia più ampia volta a mantenere il Texas tra le principali destinazioni per gli investimenti negli Stati Uniti, in un contesto di crescente competizione tra Stati per attrarre imprese e capitali.

Texas approva una nuova legge sull’intelligenza artificiale: verso un uso più responsabile e regolamentato

Il Texas ha recentemente introdotto una nuova normativa dedicata all’intelligenza artificiale, segnando un passo importante verso la regolamentazione di tecnologie sempre più centrali nei processi economici e industriali.

La legge, nota come Texas Responsible Artificial Intelligence Governance Act (TRAIGA), mira a promuovere un utilizzo etico e responsabile dei sistemi di AI, con particolare attenzione alla prevenzione di discriminazioni algoritmiche e alla tutela dei diritti dei cittadini. Tra i principali obiettivi vi sono l’aumento della trasparenza nei sistemi automatizzati e la definizione di linee guida per le aziende che sviluppano o utilizzano tecnologie basate su intelligenza artificiale.

Nel dettaglio, la normativa prevede obblighi specifici per i sistemi considerati “ad alto rischio”, come quelli utilizzati in ambiti quali selezione del personale, credito, sanità o istruzione. In questi casi, le aziende saranno tenute a garantire maggiore trasparenza sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale, effettuare valutazioni di impatto sui possibili rischi e adottare misure per prevenire bias o discriminazioni.

La legge introduce inoltre requisiti di governance interna, chiedendo alle organizzazioni di implementare controlli e procedure per monitorare il funzionamento dei sistemi AI, nonché di poter dimostrare la conformità alle nuove regole in caso di verifiche.

Il provvedimento si inserisce in un contesto di forte crescita degli investimenti in ambito tecnologico nello Stato, che negli ultimi anni si è affermato come uno dei principali hub per innovazione e sviluppo negli Stati Uniti. La regolamentazione dell’AI rappresenta quindi un tentativo di bilanciare sviluppo economico e responsabilità sociale, offrendo al contempo maggiore certezza normativa alle imprese.

Con questa iniziativa, il Texas si posiziona tra i primi stati americani ad adottare un approccio strutturato alla governance dell’intelligenza artificiale, anticipando possibili evoluzioni normative a livello federale.

(Contributo editoriale a cura della Italy-America Chamber of Commerce of Texas, Inc.)

Ultima modifica: Lunedì 18 Maggio 2026
Lunedì 18 Maggio 2026

Aumenta il volume delle deduzioni fiscali per ricerca e sviluppo

Il volume delle deduzioni per le attività di ricerca e sviluppo hanno registrato un nuovo record storico. Lo indica l’Ufficio di Statistica Ceco.

Nel 2024 il volume delle deduzioni per le attività di ricerca e sviluppo delle aziende private è cresciuto di oltre tre miliardi di corone e ha raggiunto circa 17,5 miliardi di corone. Il volume ha quindi superato il valore massimo del 2022, quando aveva superato i 16 miliardi di corone. Grazie alla deduzione le aziende hanno risparmiato circa 3,7 miliardi di corone in imposte sul reddito.

Il numero delle aziende che usufruisce di queste deduzioni continua però a calare. Nel 2024 sono state 721, il numero più basso dal 2011. Le deduzioni sono particolarmente utilizzate dalle grandi imprese. Secondo gli esperti molte aziende sono scoraggiate dall’utilizzo di questa possibilità per il carico amministrativo che comporta e alcuni aspetti poco chiari della normativa.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)

Ultima modifica: Lunedì 18 Maggio 2026
Lunedì 18 Maggio 2026

Acindar investe in innovazione, energie rinnovabili e sviluppo industriale in Argentina

Acindar, una delle principali aziende siderurgiche dell’Argentina facente parte del gruppo multinazionale ArcelorMittal, continua a investire con decisione, confermando per il 2026 un piano di investimenti compreso tra 55 e 70 milioni di dollari.

Tra i progetti più rilevanti vi è la modernizzazione del porto aziendale, strategico per rafforzare la capacità di esportazione e migliorare la competitività internazionale dell’azienda. Parallelamente, sono stati completati importanti interventi di rinnovamento dei processi produttivi legati al minerale di ferro.

L’azienda sta inoltre accelerando il proprio processo di innovazione industriale attraverso l’automazione delle linee produttive e l’introduzione di nuove tecnologie. Tra gli investimenti recenti si distingue l’acquisto di una nuova macchina per la produzione di reti metalliche, per un valore di 20 milioni di dollari.

Un altro asse strategico di sviluppo è rappresentato dall’energia rinnovabile. Acindar ha già investito in un parco eolico nella Provincia di San Luis e sta avanzando con un nuovo progetto a Olavarría, all’interno di un piano complessivo di 370 milioni di dollari destinato alle energie rinnovabili.

Questi investimenti consentiranno all’azienda di ridurre i costi energetici, aumentare la sostenibilità dei processi produttivi e rafforzare ulteriormente la propria posizione competitiva sui mercati internazionali.

Infine, il gruppo ha avviato nuove attività esplorative nel settore minerario, aprendo la strada a future opportunità di investimento e diversificazione.

(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Italiana de Rosario)

Ultima modifica: Lunedì 18 Maggio 2026
Mercoledì 13 Maggio 2026

La Germania torna a crescere: ripresa manifatturiera e opportunità per l’export italiano

Nel marzo 2026, il settore manifatturiero tedesco ha raggiunto un punto di svolta atteso da oltre tre anni, sancendo la fine di una fase di contrazione che ha profondamente interessato l’intero ecosistema industriale europeo. Il superamento della soglia di espansione dell’indice PMI (Purchasing Managers’ Index)*, avvenuto dopo quarantadue mesi di flessione ininterrotta, non rappresenta solo un recupero tecnico per la Germania, ma delinea un nuovo scenario di stabilità per le catene del valore del continente. In altre parole, il PMI è salito sopra il valore di 50, segnalando che il settore manifatturiero non solo smette di contrarsi, ma inizia a crescere: si tratta di un vero segnale di ripresa economica reale, e non solo di un miglioramento momentaneo. Il dato di 50,9 elaborato da S&P Global indica un'inversione di tendenza nei fondamentali della domanda: secondo le analisi pubblicate da US News, la ripresa è trainata da un progressivo esaurimento delle scorte e da un timido ma costante ritorno degli ordinativi esteri. La normalizzazione del ciclo tedesco si inserisce peraltro in una dinamica più ampia, con gli indicatori dell’area euro che segnalano un ritorno alla crescita dell'attività manifatturiera, posizionando la Germania tra i Paesi con i progressi più evidenti.

La dinamica in atto suggerisce che il comparto industriale tedesco stia uscendo da una fase di estrema volatilità per entrare in un percorso di crescita più strutturato, sebbene permangano incertezze legate ai costi energetici e alla transizione ecologica. Il Giornale delle piccole medie imprese identifica tre segnali determinanti per questo rilancio: la ripresa degli investimenti in beni strumentali, il miglioramento del clima di fiducia delle imprese e la tenuta dei livelli occupazionali specializzati. Questi fattori trovano riscontro pratico nei settori che mostrano gli incrementi più convincenti, come rilevato dall'EY Industriebarometer: i produttori di beni intermedi e d’investimento, in particolare nei comparti dei metalli, dei macchinari e della componentistica per l’automotive e l’elettronica industriale, stanno registrando una domanda più solida, rendendo il mercato nuovamente dinamico per la fornitura tecnologica.

Per il tessuto produttivo italiano, l'espansione tedesca funge tradizionalmente da moltiplicatore economico. La domanda proveniente dai cluster della Baviera e del Baden-Württemberg si concentra in particolare sulla qualità e sulla flessibilità della subfornitura, requisiti in cui le imprese italiane eccellono per capacità di adattamento e innovazione di prodotto. La sfida attuale risiede nella capacità di gestire una crescita che si presenta meno rapida rispetto al passato, ma più orientata alla resilienza delle forniture e al rispetto di standard tecnici e digitali sempre più elevati. Questo scenario invita a un consolidamento delle partnership con i committenti tedeschi, dove l'integrazione dei processi diventa la chiave per mantenere la competitività.

In definitiva, la ripartenza del motore tedesco delinea un quadro di stabilità che riduce l’incertezza per i piani di sviluppo dell’export, offrendo il contesto ideale per tornare a una programmazione di medio periodo. In questa fase, la semplice gestione dei flussi di fornitura può essere affiancata da una strategia più proattiva: le realtà italiane più esposte verso la Germania potrebbero trovare vantaggio nel rafforzare la propria presenza tecnica o commerciale sul territorio — anche attraverso partner locali o service center dedicati — per intercettare stabilmente il rimbalzo degli ordini. La capacità di rispondere tempestivamente a una domanda che richiede standard produttivi sempre più elevati sarà l’elemento chiave per consolidare i fatturati e confermare il ruolo dei fornitori italiani come partner insostituibili nel principale hub industriale d’Europa.

 

* Purchasing Managers’ Index (PMI): indicatore economico che misura la salute del settore manifatturiero e dei servizi di un Paese. Il valore dell’indice varia tra 0 e 100; un PMI sopra 50 segnala espansione, mentre un valore sotto 50 indica contrazione dell’attività economica.

Fonti

  • AHK ItalienAnalisi congiunturale dell'interscambio italo-tedesco, Marzo 2026.
  • DAPD.DEWachstum oder Rückschlag: Lage der industriellen Produktion in Deutschland im Jahr 2026, 2026.
  • Ernst & YoungEY Industriebarometer: Analyse der deutschen Industrielandschaft, Q4 2025.
  • Giornale delle PMILa Germania riparte davvero: tre segnali che contano, 2026.
  • S&P Global / HCOBGermany Manufacturing PMI Data, via Trading Economics, Marzo 2026.
  • US News & World ReportGerman Manufacturers Showing Signs of Recovery, PMI Indicates, Marzo 2026.

(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio Italo Tedesca - ITALCAM)

Ultima modifica: Mercoledì 13 Maggio 2026
Mercoledì 13 Maggio 2026

Francia e Italia rafforzano la cooperazione sull’innovazione: nel 2026 entra nel vivo il primo bando congiunto per progetti di R&S

Nel 2026 la cooperazione tra Francia e Italia sul fronte dell’innovazione entra in una fase più concreta. Il primo bando congiunto promosso da Bpifrance e Invitalia non resta infatti sul piano delle intenzioni: serve a sostenere progetti comuni di ricerca e sviluppo tra imprese dei due Paesi, con l’obiettivo di arrivare a nuovi prodotti, servizi o processi con un reale potenziale di mercato. Sul lato italiano, l’iniziativa viene collegata anche all’attuazione del Trattato del Quirinale, che punta a rafforzare la cooperazione economica e industriale tra Roma e Parigi.

Le candidature possono essere presentate a partire dal 15 settembre 2025. Questo punto conta, perché nel 2026 il bando non è più una misura annunciata sulla carta, ma uno strumento già aperto. La pagina ufficiale di Bpifrance conferma che il dispositivo riguarda partenariati tra imprese francesi e italiane interessate a sviluppare insieme progetti innovativi. Anche Invitalia ha pubblicato una pagina dedicata alle partnership con imprese francesi nell’ambito di Smart&Start Italia.

Uno degli aspetti più importanti del bando è proprio questo: i progetti devono essere costruiti davvero insieme. Il call prevede almeno un partner in Francia e uno in Italia, indipendenti tra loro, con un contributo reale da entrambe le parti. Non basta quindi avere un contatto o una collaborazione solo formale. Bisogna dimostrare che il progetto nasce da un lavoro comune e che il vantaggio della cooperazione franco-italiana è concreto. Anche la durata è chiara: in linea di principio, il progetto non dovrebbe superare i due anni.

Il meccanismo è bilaterale, ma non unificato. I partner devono presentare un formulario congiunto in inglese, firmato da tutti, e predisporre anche un Consortium Agreement che definisca ruoli, obiettivi, proprietà intellettuale e modalità di cooperazione. Allo stesso tempo, ogni partecipante che chiede il finanziamento deve seguire anche il proprio canale nazionale. In pratica, c’è una base comune, ma restano due procedure distinte: una per la Francia e una per l’Italia. La circolare italiana del 28 luglio 2025 chiarisce inoltre che il sostegno di Smart&Start Italia riguarda solo la parte italiana del progetto.

Bpifrance in Francia, Smart&Start Italia sul lato italiano

Per la parte francese, i beneficiari eleggibili sono le imprese fino a 2.000 dipendenti equivalenti a tempo pieno. Il documento spiega che i costi finanziabili riguardano la ricerca industriale e lo sviluppo sperimentale, mentre industrializzazione e commercializzazione restano escluse. Il sostegno può passare attraverso l’ADI - Aide pour le Développement de l’Innovation, generalmente sotto forma di anticipo rimborsabile o prestito R&S agevolato, fino a 3 milioni di euro, entro il limite dei mezzi propri dell’impresa.

Sul lato italiano, il quadro è più selettivo. Per ogni progetto può essere finanziata una sola startup italiana, e deve trattarsi di una startup innovativa costituita da meno di cinque anni. Il riferimento è Smart&Start Italia, con programmi d’investimento compresi tra 100.000 euro e 1,5 milioni di euro, da realizzare entro 24 mesi dalla firma del contratto. Le spese ammissibili riguardano beni d’investimento, servizi, personale e costi di funzionamento dell’impresa.

Per molte startup italiane, l’interesse del dispositivo sta anche nella struttura del sostegno. Invitalia indica infatti un finanziamento a tasso zero che può coprire l’80 % delle spese ammissibili, percentuale che può salire al 90 % in alcuni casi. A questo si aggiunge una parte a fondo perduto pari al 40 % del finanziamento per le startup con sede nel Mezzogiorno e al 30 % per quelle localizzate nelle altre regioni italiane. È quindi uno strumento che, almeno per la parte italiana, ha un profilo molto concreto anche dal punto di vista finanziario.

Al di là degli aspetti tecnici, questo primo bando congiunto dice qualcosa di più ampio. Mostra che la cooperazione tra Francia e Italia può prendere una forma operativa e non restare solo sul piano politico o istituzionale. Per startup e imprese innovative, significa avere un quadro più chiaro per lavorare insieme su progetti condivisi. Per chi segue i rapporti economici tra i due Paesi, è un segnale semplice ma importante: quando il dialogo bilaterale si traduce in regole, strumenti e incentivi concreti, la cooperazione diventa molto più reale.

(Contributo editoriale a cura della Chambre de Commerce Italienne Nice, Sophia-Antipolis, Cote d'Azur)

Ultima modifica: Mercoledì 13 Maggio 2026
Mercoledì 13 Maggio 2026

Systembolaget rafforza il proprio impegno per la sostenibilità lungo tutta la filiera

Systembolaget, il monopolio statale svedese per la vendita al dettaglio di bevande alcoliche, continua a rafforzare il proprio impegno in materia di sostenibilità, con un’attenzione sempre maggiore all’intera catena del prodotto. In Svezia, l’azienda svolge non solo un ruolo centrale nella distribuzione di vino, liquori e altre bevande alcoliche, ma anche una funzione sociale legata alla promozione di un consumo responsabile.

Secondo Sara Norell Murberger, responsabile dell’assortimento e degli acquisti sostenibili di Systembolaget, quasi l’80 per cento dell’impatto climatico dell’azienda si genera al di fuori della propria attività diretta, in particolare nelle fasi di coltivazione, produzione, confezionamento e trasporto. È proprio per questo che una parte fondamentale del lavoro sulla sostenibilità si concentra oggi sul coinvolgimento di fornitori e produttori.

L’approccio di Systembolaget non si limita infatti agli aspetti climatici, ma abbraccia una visione più ampia della sostenibilità, che comprende anche le condizioni di lavoro nella filiera, i diritti umani, l’uso responsabile delle risorse idriche e la tutela dell’ambiente. A questo si affianca la responsabilità sociale legata al consumo consapevole di alcolici.

Uno dei risultati più significativi ottenuti negli anni riguarda la crescita dei prodotti biologici. In passato, l’azienda aveva fissato l’obiettivo che il 10 per cento delle vendite fosse rappresentato da referenze biologiche, una scelta che ha avuto effetti concreti sull’intero comparto. Oggi questa quota si colloca tra il 14 e il 15 per cento, un dato particolarmente rilevante per un operatore di tali dimensioni.

Nel proprio percorso verso una maggiore sostenibilità, Systembolaget ha individuato quattro aree prioritarie di intervento: clima, salute del suolo e biodiversità, condizioni di lavoro e diritti umani, uso responsabile dell’acqua. Per quanto riguarda il clima, l’obiettivo dichiarato è quello di dimezzare entro il 2030 l’impronta climatica dell’intera catena del valore rispetto ai livelli del 2019, con la prospettiva di raggiungere le emissioni nette zero entro il 2045. Alcuni miglioramenti sono già stati registrati, in particolare nei trasporti e negli imballaggi. Tuttavia, l’aumento dei volumi di vendita tra il 2019 e il 2026 ha inciso sulle emissioni complessive, che non sono ancora diminuite in modo significativo. È comunque diminuito l’impatto per litro venduto, un segnale positivo che conferma l’efficacia delle misure introdotte.

Per rendere il monitoraggio ancora più preciso, Systembolaget ha avviato un nuovo sistema di misurazione basato sui dati reali forniti dai produttori, superando progressivamente i modelli standardizzati utilizzati in passato. Questo consentirà di evidenziare in maniera più chiara i risultati raggiunti e di valorizzare gli sforzi compiuti lungo la filiera.

Un altro strumento ritenuto essenziale è quello delle certificazioni, considerate un mezzo concreto per promuovere standard più elevati in materia ambientale e sociale. In collaborazione con una parte terza, Systembolaget ha valutato diverse certificazioni del settore, selezionando quelle in grado di garantire un impatto realmente positivo rispetto alla produzione convenzionale. 

In questa direzione si inserisce anche la collaborazione con la piattaforma Carbon Cloud, attraverso la quale è stato sviluppato uno strumento per la raccolta di dati climatici a livello di singolo prodotto. Il sistema, denominato Product Carbon Footprint, consente di misurare l’impatto ambientale delle diverse fasi del ciclo produttivo, dalla coltivazione al trasporto.

Dopo una fase pilota, questo strumento si avvia ora verso un utilizzo più esteso. In un primo momento era stato ipotizzato di renderlo obbligatorio per l’inserimento dei prodotti nell’assortimento permanente, ma Systembolaget ha infine scelto di metterlo a disposizione dei produttori su base volontaria, con l’obiettivo di favorire una maggiore consapevolezza e incoraggiare pratiche sempre più sostenibili.

L’ambizione, in prospettiva, è duplice: da un lato offrire ai consumatori strumenti più chiari per orientare le proprie scelte, dall’altro contribuire a guidare il settore verso modelli produttivi più responsabili. In questo modo, Systembolaget conferma la volontà di esercitare un ruolo attivo non solo come distributore, ma anche come promotore di una transizione sostenibile nel mondo delle bevande.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svezia)

Ultima modifica: Mercoledì 13 Maggio 2026
Mercoledì 13 Maggio 2026

La provincia di Santa Fe rafforza il dialogo con l’Unione Europea

Il governatore della provincia di Santa Fe, Maximiliano Pullaro, ha incontrato a Buenos Aires l’ambasciatore dell’Unione Europea in Argentina, Erik Høeg, in una riunione dedicata al rafforzamento dei rapporti economici, commerciali e istituzionali tra la provincia di Santa Fe e il mercato europeo. Nel corso del confronto è stato sottolineato come l’Unione Europea rappresenti uno dei partner più importanti per la provincia di Santa Fe.

Uno dei principali temi affrontati è stato il nuovo accordo commerciale tra Mercosur e l’Unione Europea, che potrebbe aprire nuove opportunità per settori strategici come agroindustria, energia, industria manifatturiera e biocombustibili.
Durante la riunione si è parlato anche delle opportunità di cooperazione con i programmi europei in materia di innovazione, sostenibilità, energia e sviluppo territoriale. La provincia di Santa Fe punta infatti a rafforzare la propria presenza nei programmi di cooperazione internazionale e a sviluppare nuovi progetti con partner europei.

In questo contesto, il rafforzamento dei legami con l’Unione Europea rappresenta per la provincia di Santa Fe un passaggio strategico per attrarre investimenti, aumentare l’import/export e consolidare il proprio ruolo come uno dei principali motori economici dell’Argentina.

(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Italiana de Rosario)

Ultima modifica: Mercoledì 13 Maggio 2026
Mercoledì 13 Maggio 2026

Rapporto di Sintesi: Industria Tessile e della Pelle in Serbia (2025)

Nel periodo gennaio–novembre 2025, la produzione industriale nel settore manifatturiero ha registrato un incremento dell’1,9% rispetto allo stesso periodo del 2024. Tuttavia, nel solo mese di novembre 2025 si evidenzia una contrazione del 3,8% rispetto allo stesso mese dell’enno precedente.

Analizzando i principali comparti, nel periodo gennaio–novembre 2025 la produzione tessile ha segnato una flessione dell’1,6% rispetto all’anno precedente, mentre la produzione di pelle e articoli in pelle è diminuita del 10,7%. Ancora più marcato il calo nel comparto dell’abbigliamento, che registra una riduzione del 19,9%.

Il confronto tendenziale relativo al mese di novembre mostra dinamiche differenziate: da un lato, la produzione tessile evidenzia un lieve incremento dello 0,4%; dall’altro, si rilevano contrazioni significative sia nella produzione di capi di abbigliamento (-35,1%) sia in quella di pelle e articoli in pelle (-17,2%).

Riserve

A novembre 2025, le riserve di prodotti finiti nel settore manifatturiero sono aumentate dell'11,4%. Al contrario, le scorte nel settore della pelle sono diminuite del 22,6%, quelle dell'abbigliamento del 2,7% e quelle del tessile dell'1,9% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente.

Prezzi

Nel periodo gennaio–dicembre 2025, i prezzi alla produzione sono aumentati nel settore tessile (+2,3%) e nella pelletteria (+2,9%). La produzione di abbigliamento ha invece registrato una diminuzione dei prezzi del 2,1% rispetto alla media del 2024.

Occupazione

Nel terzo trimestre del 2025, il settore contava 49.300 occupati, rappresentando il 2,1% dell'occupazione totale registrata in Serbia. Rispetto allo stesso periodo del 2024, il numero di dipendenti è diminuito drasticamente nell'abbigliamento (-13,8%) e nella pelle (-13,6%), mentre è cresciuto nel tessile (+5,7%).

Retribuzione

Le retribuzioni medie nel settore rimangono inferiori alla media nazionale. Tra gennaio e ottobre 2025, lo stipendio netto nell'abbigliamento è risultato inferiore del 36,2% rispetto alla media della Repubblica, quello nella pelle del 30,8% e quello nel tessile del 20,3%.

Scambio commerciale estero

Tra gennaio e novembre 2025, le esportazioni totali del settore sono ammontate a circa 1,4 miliardi di euro rappresentando il 4,6% delle esportazioni totali della Repubblica di Serbia. Rispetto allo stesso periodo del 2024, si registra una diminuzione del 5,0%. Nello stesso arco temporale, le importazioni hanno toccato 1,8 miliardi di euro, segnando un incremento del 4,0% su base annua e rappresentando il 4,7% delle importazioni complessive del Paese. Ciò ha generato un disavanzo commerciale di 414,7 milioni di euro. I principali mercati di esportazione sono Italia, Germania e Bosnia-Erzegovina, mentre le importazioni provengono principalmente da Cina, Italia e Turchia.

Investimenti diretti esteri  

Nel terzo trimestre del 2025, il flusso netto di investimenti diretti esteri (IDE) nella produzione di tessili e abbigliamento è stato di 12,1 milioni di euro. Complessivamente, nei primi tre trimestri del 2025, gli investimenti nel settore hanno raggiunto i 32 milioni di euro.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Serba)

Ultima modifica: Mercoledì 13 Maggio 2026
Mercoledì 13 Maggio 2026

Industria metalmeccanica ed elettrica in Serbia: Trend e dati Q4 2025

Nel periodo gennaio-novembre 2025, la produzione nell'industria manifatturiera ha registrato una crescita dell'1,9% rispetto all'anno precedente. Il motore principale è stato il settore degli autoveicoli (+30,5%), seguito dai prodotti in metallo (+5,6%) e dai metalli di base (+5,1%). Tuttavia, a novembre si è osservato un calo della produzione del 3,8%.

Le scorte di prodotti finiti sono aumentate dell'11,4% a novembre 2025, con incrementi record nella produzione di prodotti in metallo (61,4%) e autoveicoli (50,7%). Per quanto riguarda i prezzi alla produzione, si è registrato un lieve aumento dell'1,0% su base annua, trainato soprattutto dal comparto automobilistico (+4,8%).

Occupazione, Salari e Investimenti

Il settore impiega complessivamente 197.509 persone (dati Q3 2025). Nonostante il settore automobilistico sia il principale datore di lavoro con oltre 65.000 addetti, ha subito una contrazione occupazionale del 3,3%. Tale calo è legato a crisi specifiche, come la chiusura di Leoni a Malošište (1.900 esuberi) e l'annuncio della chiusura di Draxlmaier a Zrenjanin entro il 2026. Di segno opposto è l'apertura della fabbrica Ariston a Niš (investimento di 75 milioni di euro) e l'aumento della produzione Stelantis a Kragujevac.

Le retribuzioni più elevate si registrano nella produzione di metalli di base, con una media di 175.002 RSD e una crescita reale del 9,1%. I salari più bassi si trovano nella produzione di prodotti in metallo, inferiori del 12,3% rispetto alla media nazionale. Gli Investimenti Diretti Esteri (IDE) nel settore hanno raggiunto i 91,8 milioni di euro nel terzo trimestre del 2025.

Commercio Estero e Mercati di Sbocco

L'export di questo comparto rappresenta una colonna portante dell'economia serba, con 11,8 miliardi di euro esportati (38,9% dell'export totale nazionale) e una crescita del 12,2%. Il settore genera un surplus commerciale di 812,7 milioni di euro. I prodotti più esportati sono gli autoveicoli e i rimorchi (3,6 miliardi di euro). La Germania si conferma il primo partner commerciale, seguita da Italia e Ungheria.

Clima Aziendale e Quadro Macroeconomico

I risultati del sondaggio svolto dalla Camera di Commercio della Serbia (PKS) dimostrano che la maggior parte delle aziende (circa il 58%) valuta il clima economico attuale come stabile, e il 60,3% prevede che rimarrà invariato nel primo trimestre del 2026. Anche le aspettative sull'occupazione rimangono stabili per la maggior parte degli intervistati (71,7%).

A livello nazionale, la Serbia chiude il 2025 con una crescita del PIL del 2,0%, un dato inferiore alle previsioni iniziali del 4,2%. L'inflazione media del periodo è stata del 3,8%, rientrando negli obiettivi della Banca Nazionale. Per il 2026 si prevede un'accelerazione della crescita del PIL al 3,5%, sostenuta proprio dall'industria automobilistica e dai progetti infrastrutturali.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Serba)

Ultima modifica: Mercoledì 13 Maggio 2026
Mercoledì 13 Maggio 2026

Mercato del lavoro in Spagna: record di occupazione a marzo, ma pesano fattori stagionali e dubbi sulla qualità del lavoro

Il mercato del lavoro spagnolo ha registrato nel mese di marzo il miglior risultato della serie storica, con la creazione di 211.510 nuovi posti di lavoro e un totale di oltre 21,8 milioni di affiliati alla sicurezza sociale. Il presidente Pedro Sánchez ha anticipato che, nei dati destagionalizzati, si è superata per la prima volta la soglia dei 22 milioni di occupati. Nonostante le tensioni legate alla guerra in Iran, l’occupazione non sembra averne ancora risentito.

La crescita è stata trainata soprattutto dal settore turistico e della ristorazione, grazie anche all’effetto della Settimana Santa, che quest’anno ha favorito assunzioni anticipate. Questo elemento indica però anche una componente stagionale nei dati, che potrebbe non riflettere interamente una crescita strutturale. Buoni risultati anche in costruzioni, servizi amministrativi, sanità e industria. Su base annua, l’occupazione cresce di circa il 2,5%, con incrementi particolarmente forti in agricoltura e costruzioni. Da segnalare anche l’aumento di circa 15.000 lavoratori autonomi, un dato che non si registrava da un anno.

Anche la disoccupazione è diminuita: a marzo si contano circa 2,43 milioni di disoccupati, il livello più basso per questo mese negli ultimi 18 anni, con un calo di oltre 22.000 persone rispetto a febbraio. La riduzione è stata particolarmente marcata nelle regioni più turistiche, come Andalusia, Catalogna e Comunità Valenciana, e guidata soprattutto dal settore dei servizi.

Infine, aumenta anche il numero dei contratti, con una crescita significativa sia rispetto al mese precedente sia su base annua. Il 44% dei nuovi contratti è a tempo indeterminato, ma cresce più rapidamente anche il peso delle forme contrattuali meno stabili, come i contratti fissi discontinui e part-time, sollevando qualche dubbio sulla qualità complessiva dell’occupazione creata. Inoltre, aumenta il numero di persone in cerca di primo impiego, segnale di fiducia nel mercato del lavoro ma anche di possibile pressione futura sulla domanda di lavoro.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana - Barcellona)

Ultima modifica: Mercoledì 13 Maggio 2026