Mercoledì 1 Luglio 2026
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Il Venezuela sta iniziando una nuova fase economica caratterizzata dal suo reinserimento nel sistema finanziario internazionale. Questo processo è accelerato dal recente allentamento delle sanzioni e dalla ripresa delle relazioni formali con organismi multilaterali come il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la Banca Mondiale.
Secondo l'analisi pubblicata, questo "disgelo" finanziario rappresenta un punto di svolta per l'economia nazionale, che è rimasta isolata dai mercati del credito globali per quasi un decennio. Il ritorno alla banca globale non solo facilita le transazioni commerciali internazionali, ma apre anche la porta a nuovi flussi di investimento straniero diretti a settori strategici.
Punti chiave della nuova tappa economica:
Sfide e prospettive
Sebbene l'ottimismo sia prevalente tra gli investitori, l'articolo sottolinea che il cammino verso la piena ripresa richiede riforme strutturali continue e una gestione trasparente delle risorse. La vicepresidente Delcy Rodríguez ha ribadito che, nonostante il ritorno in questi organismi, il Paese non prevede un programma di indebitamento aggressivo, ma si concentrerà sull'uso di fondi propri e sull'attrazione di capitali produttivi.
Questo ritorno alla "normalità" bancaria è considerato il pilastro fondamentale per sostenere la ripresa economica a medio e lungo termine, permettendo al Venezuela di riconnettersi con le catene di valore globali.
L'azienda energetica spagnola Repsol ha firmato un accordo con il Ministero degli Idrocarburi del Venezuela e con la compagnia statale PDVSA che le consentirà di riprendere il controllo delle operazioni e di incrementare la produzione di petrolio nel progetto Petroquiriquire, garantendo al contempo i meccanismi di pagamento.
Francisco Gea, Direttore Generale di Esplorazione e Produzione di Repsol, ha dichiarato che questo accordo sottolinea l'impegno dell'azienda nel Paese, dove opera ininterrottamente dal 1993. «Abbiamo gli asset e le capacità tecniche, operative e umane sul campo per aumentare la nostra produzione», ha sottolineato.
Obiettivi di produzione
La compagnia spagnola si è detta pronta a:
Attualmente, la produzione di Repsol in Venezuela ammonta a circa 45.000 barili lordi al giorno, concentrati principalmente a Petroquiriquire (una società mista composta per il 60% da PDVSA e per il 40% da Repsol).
Espansione dei campi e gas naturale
L'accordo prevede inoltre l'estensione della durata delle concessioni per il giacimento di Petroquiriquire e l'integrazione dei campi di Tomoporo e La Ceiba. Il progetto sarà sviluppato sotto una leadership condivisa, con Repsol che apporterà la sua esperienza logistica e commerciale.
Inoltre, il mese scorso Repsol e l'italiana Eni hanno firmato un altro accordo strategico con le autorità venezuelane per garantire la sostenibilità della produzione di gas naturale per tutto il 2026 nell'asset Cardón IV, di cui le due compagnie detengono il 50% ciascuna.
Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha previsto che l'economia del Venezuela crescerà del 4% nel 2026 e del 6% nel 2027, segnando un'accelerazione significativa rispetto all'1,5% registrato nel 2025. Questi dati, pubblicati nell'ultimo rapporto sulle Prospettive Economiche Mondiali (WEO), pongono il Paese al di sopra della media regionale.
Secondo l'organismo, l'America Latina e i Caraibi manterranno una crescita moderata, stimata al 2,3% nel 2026 e al 2,7% nel 2027. La performance della regione sarà condizionata da fattori esterni come l'aumento del costo delle materie prime, l'inasprimento delle condizioni finanziarie e la minore domanda globale.
Ripresa delle relazioni formali
Fonti citate da Bloomberg indicano che il FMI sta distribuendo un sondaggio tra i suoi membri in merito alla ripresa delle relazioni con il Venezuela. Questo sondaggio tra i paesi membri è un passaggio fondamentale affinché l'istituzione possa ristabilire legami formali con Caracas per la prima volta dopo decenni. Il documento è stato condiviso la scorsa settimana tra i direttori esecutivi del Fondo per essere trasmesso alle autorità di ciascun paese membro.
Le proiezioni del FMI suggeriscono che, nonostante l'incertezza globale, il Venezuela potrebbe beneficiare della sua posizione come esportatore di materie prime, in un contesto in cui il Fondo sta valutando attivamente il reinserimento del Paese nel sistema finanziario internazionale.
Il settore minerario venezuelano opera a meno del 20% della sua capacità installata, secondo le stime della Camera Mineraria del Venezuela (Camiven). Il presidente dell'associazione, Luis Rojas Machado, ha sottolineato che il settore si trova in una fase di estrema "cautela", con livelli molto bassi rispetto ai massimi storici raggiunti in passato.
Rojas Machado ha indicato due fattori principali come cause della scarsa produzione:
Sfide e competitività
Per rilanciare questa industria è necessaria l'immissione di capitali attraverso l'attrazione di investimenti stranieri, sebbene Rojas Machado abbia avvertito che i risultati sarebbero visibili solo a lungo termine, ovvero in un arco di tempo compreso tra i cinque e i dieci anni.
Per generare fiducia nei potenziali investitori, il presidente di Camiven ritiene che non basti aggiornare le leggi vigenti, ma sia fondamentale offrire garanzie di:
Nelle condizioni attuali, il settore minerario nazionale non risulta competitivo sul mercato internazionale rispetto a paesi della regione con una lunga tradizione, come Cile o Perù, né rispetto a nazioni emergenti come Colombia o Argentina. La riforma strutturale del settore resta dunque una condizione imprescindibile per la sua ripresa.
Il mercato azionario venezuelano ha iniziato il 2026 con una performance insolitamente dinamica. L'Indice Azionario Caracas (IBC) ha registrato un aumento annuo del 303,32% (misurato in dollari) durante il primo trimestre, in un contesto di maggiore attività e di ripresa dell'interesse per gli asset locali.
In termini nominali, l'indicatore è avanzato del 2.647%, attestandosi a 6.118,69 punti, riflettendo sia l'effetto inflazionistico sia il rinnovato movimento all'interno del mercato azionario.
Più operazioni e volumi più elevati
Il rialzo dell'indice è stato accompagnato da un incremento significativo dell'attività. Tra gennaio e marzo, la Borsa Valori di Caracas ha negoziato un totale di 190,8 milioni di dollari, il che rappresenta una crescita del 30,5% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Notevole anche l'espansione del numero di operazioni: si è passati dalle meno di 18.000 transazioni del primo trimestre dello scorso anno alle oltre 110.000 nel 2026.
La spinta della rendita variabile
Il maggior dinamismo si è concentrato nel mercato della rendita variabile (azioni), dove sono stati negoziati 56,5 milioni di dollari, con un salto del 592,82% su base annua. Questo segmento rappresenta già una parte significativa del totale scambiato in azioni durante l'intero anno 2025.
Questo comportamento suggerisce una rinnovata propensione per gli strumenti azionari, in un contesto in cui gli investitori cercano di proteggere il proprio valore a fronte della volatilità macroeconomica.
Nonostante il recupero, il mercato dei capitali venezuelano rimane di dimensioni ridotte rispetto ad altri paesi della regione. Tuttavia, i dati del primo trimestre indicano una riattivazione che, sebbene incipiente, comincia a consolidarsi, recuperando il ruolo della borsa come meccanismo di finanziamento e riserva di valore.
Il nuovo scenario economico del Venezuela, iniziato lo scorso gennaio e sostenuto dall'accordo energetico sottoscritto con gli Stati Uniti per l'estrazione e l'esportazione di petrolio, avrà un impatto su tutti i settori economici del Paese, compresi il commercio e i servizi.
In questo contesto, la Confederazione Nazionale del Commercio e dei Servizi (Consecomercio) prevede che il settore registrerà una crescita superiore al 12%. Tuttavia, il presidente dell'associazione, José Gregorio Rodríguez, ha avvertito che i miglioramenti non saranno immediati, ma diventeranno tangibili a partire dal secondo semestre dell'anno.
L'effetto a catena del petrolio
Rodríguez ha spiegato che il petrolio fungerà da "punta di diamante". L'attivazione di pozzi petroliferi richiede l'uso di impianti di perforazione e l'assunzione di personale che, a sua volta, aumenterà la domanda di beni e servizi:
«Potremmo avere una crescita superiore anche al 15% includendo telecomunicazioni e servizi», ha sottolineato Rodríguez, precisando però che si tratta di un processo graduale e non "magico".
Ostacoli e sfide
Nonostante l'ottimismo, il dirigente ha segnalato alcuni fattori che potrebbero frenare questa espansione:
Infine, Rodríguez ha esortato gli imprenditori a prepararsi attraverso la formazione del personale e il miglioramento dei processi di commercializzazione per essere competitivi di fronte all'arrivo di nuovi attori internazionali.
Secondo i dati sulla bilancia dei pagamenti aggiornati dalla Banca Centrale del Venezuela (BCV), le esportazioni totali hanno chiuso l'anno 2025 a 26,785 miliardi di dollari, il valore più alto dal 2018. Tuttavia, restano ancora lontane dal record storico di oltre 96 miliardi di dollari raggiunto nel 2012.
Record per il settore non petrolifero
Il dato più rilevante riguarda le esportazioni non petrolifere, che si sono attestate a 8,573 miliardi di dollari, registrando un aumento del 28% rispetto al 2024. Si tratta del valore più elevato da quando è iniziata la serie storica aggiornata dal BCV nel 1997, superando anche il picco di 7,261 miliardi di dollari riportato nel 2014.
Il settore petrolifero e le importazioni
Analisi della bilancia commerciale
I dati mostrano una progressiva ma complessa ripresa del commercio estero venezuelano. Nonostante la crescita degli ultimi due anni, le cifre attuali riflettono comunque una riduzione significativa delle dimensioni dell'economia rispetto al decennio scorso, causata da squilibri interni, calo degli investimenti e l'impatto delle sanzioni.
Le aspettative per il 2026 indicano che questi indicatori manterranno una tendenza alla crescita, sebbene permangano incertezze nel medio e lungo periodo.
(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Venezolano-Italiana)
L’incaricata d’affari degli Stati Uniti in Venezuela, Laura Dogu, ha riferito di aver incontrato una delegazione di investitori e aziende statunitensi a Caracas. L'obiettivo dell'incontro è stato quello di conoscere in prima persona le grandi opportunità offerte dalla nazione caraibica e di partecipare alla trasformazione economica del Paese.
Attraverso i suoi canali social, la diplomatica ha sottolineato che il settore privato degli Stati Uniti svolgerà un ruolo fondamentale «nella costruzione di un Venezuela stabile e prospero». Ha inoltre ribadito che le autorità statunitensi sono presenti per sostenere la crescita degli investimenti americani in territorio venezuelano.
La presidente incaricata del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha confermato di aver tenuto una riunione con imprenditori nazionali e stranieri, dichiarando che la presenza di questa delegazione multinazionale riflette la fiducia nel Paese come luogo sicuro per investire e sviluppare alleanze produttive.
Rodríguez ha ribadito la necessità della cessazione delle sanzioni economiche, riaffermando che la nazione offre stabilità e sicurezza giuridica attraverso un quadro legislativo in costante rafforzamento. Questo impegno mira ad accompagnare gli investimenti in aree strategiche come gli idrocarburi e l'attività mineraria.
Secondo fonti ufficiali, oltre 120 aziende energetiche hanno visitato il Venezuela recentemente manifestando interesse a investire nel Paese, un segnale che evidenzia la nuova fase di apertura economica.
Il presidente della Camera Venezuelana del Commercio Elettronico (Cavecom-e), Richard Ujueta, ha riferito che si è registrata una crescita sostenuta dell’economia digitale nel primo bimestre del 2026.
In tal senso, ha precisato che nel mese di gennaio di quest’anno la crescita è stata del 4%, mentre a febbraio si è attestata al 7%, rispetto ai dati degli stessi mesi del 2025.
Ujueta ha sostenuto che questi risultati evidenziano «un mercato che ha superato la fase di adozione precoce ed è entrato sulla via del consolidamento».
Il presidente di Cavecom-e ha aggiunto che, secondo il rapporto dell'Ecosistema Interconnesso del Venezuela, il mercato digitale venezuelano rappresenta un ecosistema chiuso dell'economia di base, caratterizzato da un'elevata liquidità transazionale, con un flusso mensile vicino ai 10 miliardi di dollari.
Richard Ujueta ha sottolineato inoltre che il mercato digitale del Venezuela è un ecosistema ad alta operatività che funge da pilastro per l'economia reale del Paese.
La Banca Centrale del Venezuela (BCV) ha informato che l’economia venezuelana è cresciuta del 7,07% nel quarto trimestre del 2025 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, segnando così diciannove trimestri consecutivi di espansione per il Paese. L’istituto di emissione ha sottolineato che questo risultato è stato raggiunto in un contesto di sanzioni e restrizioni finanziarie intensificatesi verso la fine dell’anno, il che — secondo il rapporto — esalta la portata dei risultati ottenuti.
L’attività petrolifera è stata uno dei motori del trimestre, con una crescita del 13,41%, mentre il settore non petrolifero è avanzato del 5,30%. Nel bilancio annuale, il PIL ha chiuso il 2025 con una variazione positiva dell’8,66%.
All’interno delle attività non petrolifere, il BCV ha segnalato che l’Edilizia ha registrato l’espansione maggiore, con un 19,27%, seguita da vicino dal settore Minerario, cresciuto del 19,25%. Sono emersi anche i progressi nei servizi di Alloggio e ristorazione (+8,17%) e nel Commercio e riparazione di veicoli (+7,21%).
Il settore dei Trasporti e magazzinaggio è cresciuto del 6,95%, mentre il comparto Manifatturiero è avanzato del 6,05%. Le attività finanziarie e assicurative hanno mostrato un incremento del 5,85%, e i servizi di istruzione, sanità, intrattenimento e altri sono saliti del 5,53%. L’Agricoltura, da parte sua, ha registrato una crescita del 5,10%.
Il rapporto sottolinea che, mentre l’attività petrolifera apporta liquidità, settori come l’Edilizia, la Manifattura, l'Attività Mineraria e l'Agricoltura generano interconnessioni interne che rafforzano le catene del valore e conferiscono sostenibilità alla crescita.
Nonostante l’ambiente avverso, il BCV ha attribuito la continuità del dinamismo economico allo sforzo produttivo, alla capacità di adattamento e alla determinazione dei venezuelani nel sostenere la ripresa, avanzando — secondo il documento — con “fermezza, resilienza e fiducia”.
Il presidente della Camera Automobilistica del Venezuela (Cavenez), Eduardo Cáceres, ha evidenziato che nel mese di febbraio le vendite di veicoli nel Paese hanno registrato una crescita del 71% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Secondo i dati forniti, a febbraio 2025 sono state vendute 2.051 automobili, mentre nel secondo mese di quest'anno le vendite si sono attestate su circa 3.520 unità. Cáceres ha spiegato che, sebbene il 2025 sia stato un anno positivo per il settore, i primi due mesi del 2026 hanno raddoppiato il volume delle vendite rispetto al periodo analogo dell'anno scorso.
A gennaio di quest'anno, l'aumento su base annua era stato ancora più marcato, raggiungendo il 158% con 3.453 unità vendute. «La conclusione principale è che la tendenza dei consumi nel settore si mantiene stabile», ha affermato il rappresentante.
L'obiettivo per il 2026 è superare il traguardo delle 38.000 unità vendute lo scorso anno, con una stima di crescita superiore al 50%, puntando a totalizzare oltre 50.000 veicoli immessi sul mercato.
Attualmente, l'associazione riunisce 19 dei 46 marchi presenti nel Paese, con lo scopo di garantire il servizio post-vendita e la disponibilità dei ricambi. «La forza della Camera è obbligare i propri membri a rispettare gli standard di servizio al cliente», ha concluso Cáceres.
(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Venezolano-Italiana)
La maggioranza dei cechi non ha percepito nel 2025 un calo del potere d’acquisto. Lo indica un’indagine dell’agenzia pubblica CVVM.
Oltre la metà dei cechi ritiene che con il loro reddito hanno potuto acquistare nel 2025 circa lo stesso volume di beni e servizi come nel 2024. Un miglioramento del potere d’acquisto è stato poi segnalato dal dieci percento dei cechi, mentre il 37% degli intervistati ha dichiarato di poter acquistare meno beni e servizi. Il dato è in netto miglioramento rispetto al 2024, quando ben il 71% dei cechi aveva segnalato un calo del loro potere d’acquisto.
Il governo ceco ha approvato una nuova cessione di competenze a favore del dicastero guidato dal vicepremier Karel Havlíček. Al Ministero dell’Industria e del Commercio passerà l’agenda delle collaborazioni industriali nel settore militare e degli armamenti, che fino ad ora faceva capo al Ministero della Difesa. “Oggi il settore della difesa è tra quelli, che crescono maggiormente in Repubblica Ceca” ha sottolineato Havlíček. Dopo il trasferimento dovrebbe rimanere uno stretto legame tra le aziende del settore e le forze armate.
In marzo secondo la metodologia comunitaria i prezzi dei beni e servizi al consumo sono aumentati in Repubblica Ceca dell’1,5%. Si è trattato del secondo dato il più basso nell’Unione Europea, dove i prezzi sono aumentati in media del 2,8%.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)
Nel cuore dell’Amazzonia, Belém si è trasformata, con la COP30, in molto più di una capitale temporanea della diplomazia climatica: è diventata un laboratorio vivente di una nuova economia possibile. Una economia che non rinnega la propria vocazione naturale, ma che ambisce a superare il paradigma estrattivo tradizionale per evolvere verso un modello industriale sostenibile, fondato sulla conoscenza, sull’innovazione e sulla valorizzazione delle risorse locali.
Il punto di partenza è chiaro: per decenni, gran parte dell’economia amazzonica si è basata sull’estrazione primaria, spesso con basso valore aggiunto e alta vulnerabilità ambientale. Il lascito più significativo della COP30, tuttavia, non risiede soltanto nelle dichiarazioni politiche o negli accordi multilaterali, ma nella costruzione concreta di un ecosistema capace di trasformare questa logica. L’obiettivo dichiarato dagli attori coinvolti è accelerare la transizione da una bioeconomia estrattiva a una bioeconomia industriale, integrando ricerca, sviluppo e capacità produttiva in loco.
In questo contesto, l’innovazione assume un ruolo centrale. La creazione di hub tecnologici e laboratori-fabbrica rappresenta una delle leve più promettenti: non semplici centri di ricerca, ma infrastrutture operative dove materie prime locali vengono trasformate in prodotti ad alto valore aggiunto. Questo modello consente di trattenere ricchezza sul territorio, generare occupazione qualificata e ridurre la dipendenza da catene globali poco sostenibili.
La COP30 ha inoltre funzionato come catalizzatore di investimenti e collaborazioni tra piccoli produttori, grandi industrie e istituzioni scientifiche. In questa convergenza, la sostenibilità non è più percepita come vincolo, ma come driver competitivo. L’industria, lungi dall’essere antagonista della conservazione, si configura come alleata strategica nella valorizzazione della biodiversità, attraverso processi produttivi più efficienti e meno impattanti.
Il caso di Belém dimostra che la transizione ecologica può diventare anche una transizione industriale. Non si tratta di sostituire un modello con un altro, ma di ripensare l’intera catena del valore: dalla raccolta delle risorse naturali alla loro trasformazione, fino alla distribuzione globale di prodotti sostenibili. In questo senso, la bioeconomia industrializzata rappresenta una nuova frontiera, capace di coniugare crescita economica e tutela ambientale.
Resta, tuttavia, una sfida sistemica. Perché il modello si consolidi, sarà necessario garantire continuità agli investimenti, formazione qualificata e un quadro normativo stabile. Ma soprattutto, sarà fondamentale mantenere il protagonismo delle comunità locali, affinché la trasformazione economica non si traduca in nuove forme di esclusione, ma in un reale sviluppo inclusivo.
Belém, con il suo esperimento in corso, offre una lezione che va oltre i confini brasiliani: nei territori più ricchi di risorse naturali si gioca oggi una partita decisiva per il futuro dell’industria globale. E la vera innovazione, forse, non consiste nel produrre di più, ma nel produrre meglio — trasformando ciò che la natura offre in valore condiviso, senza comprometterne l’equilibrio.
Fonte: Portal da Indústria (CNI)
(Contenuto editoriale a cura della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria di Rio de Janeiro)
Il 26 marzo 2026, il governo ha presentato la sua prima strategia industriale per la difesa. Questo documento fondamentale mira a integrare il bilancio militare con una vera e propria politica industriale, con un obiettivo chiaro: diventare un partner credibile e specializzato nelle filiere della difesa europee.
Il Lussemburgo non costruirà navi o aerei da combattimento. La sua forza risiede in nicchie tecnologiche ad alto valore aggiunto, dove detiene già un vantaggio significativo. In un contesto di stagnazione della produttività, la difesa potrebbe diventare uno dei motori dell'ammodernamento industriale. Spazio, cybersicurezza, materiali compositi, logistica, intelligenza artificiale, tecnologie quantistiche, riciclo di materiali critici: sono tutti settori in cui l'ecosistema nazionale è maturo e in cui il trasferimento alle applicazioni per la difesa è diretto. Le 100-150 aziende già attive nel settore ne sono la prova.
Questa specializzazione si struttura attorno a quattro aree di competenza – terrestre, aerea, spaziale e cibernetica – che corrispondono agli impegni delle Forze Armate lussemburghesi nell'ambito della NATO e dell'UE. Il battaglione binazionale con il Belgio, il futuro programma integrato di difesa aerea e missilistica, le comunicazioni satellitari sicure: ognuno di questi progetti genera esigenze industriali specifiche, che le aziende lussemburghesi possono soddisfare se dispongono degli giusti strumenti di accesso al mercato. La strategia mira proprio a creare queste esigenze.
Al centro dell'iniziativa c'è il settore dell'innovazione per la difesa: il governo si affida a un modello già collaudato in Lussemburgo: il campus settoriale. Il Campus della Difesa, come l'Automotive Campus o lo Space Campus, offrirà un ambiente fisico sicuro in cui startup, ricercatori e clienti del settore militare potranno collaborare, testare e stipulare contratti. Il Ministero della Difesa Nazionale svolgerà esplicitamente il ruolo di committente principale, abbassando le barriere all'ingresso per le giovani imprese innovative.
Questa iniziativa sarà finanziata da un fondo per l'innovazione nel settore della difesa e da bandi congiunti con il Fondo Nazionale per la Ricerca, mirati alle tecnologie strategiche individuate nel documento. Un meccanismo di screening sistematico della proprietà intellettuale derivante dalla ricerca pubblica individuerà le innovazioni trasferibili ad applicazioni militari o a duplice uso: un modo intelligente per monetizzare il patrimonio immateriale di università e centri di ricerca senza costi aggiuntivi di ricerca e sviluppo. Infine, il settore della difesa sarà integrato nell'iniziativa nazionale per l'attrazione dei talenti, un segnale essenziale per competere in un mercato globale delle competenze altamente competitivo.
In questo documento strategico, il governo si impegna concretamente, con grande interesse da parte delle aziende attive nel settore della difesa in Lussemburgo e delle imprese straniere che desiderano investire nel Granducato, a riformare la normativa vigente per aprire esplicitamente la legislazione nazionale alla produzione di attrezzature per la difesa. Lo Stato creerà inoltre uno sportello unico, guichet.lu, centralizzando normative, aiuti e procedure.
La strategia governativa è coerente con la struttura dell'economia lussemburghese e con il trend europeo di fondo, e contribuisce a posizionare il Lussemburgo in posizione avanzata: un Paese che fa dell'innovazione nel settore della difesa un settore a tutti gli effetti, integrato nelle proprie politiche industriali, finanziato con risorse proprie e collegato ai programmi europei e dei Paesi alleati.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Lussemburghese a.s.b.l)
La U.S. Customs and Border Protection (CBP) ha recentemente pubblicato il documento intitolato “International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) Duty Refunds”
https://www.cbp.gov/trade/programs-administration/trade-remedies/ieepa-duty-refunds
nonché il messaggio CSMS #68315804
https://content.govdelivery.com/accounts/USDHSCBP/bulletins/4126a9c
entrambi dedicati a illustrare la nuova procedura di rimborso.
A partire dal 20 aprile 2026, la CBP ha attivato il sistema Consolidated Administration and Processing of Entries (CAPE), attualmente nella sola Phase 1, applicabile esclusivamente alle entries non liquidate e a quelle liquidate da non oltre 80 giorni.
La CBP ha inoltre chiarito i requisiti necessari per presentare una richiesta di rimborso. In particolare:
La CAPE Declaration dovrà essere caricata in ACE in formato .CSV. Il relativo modello sarà reso disponibile direttamente all’interno del sistema. Una volta elaborata e validata dalla CBP, il sistema ACE provvederà alla liquidazione o riliquidazione delle entries, rimuovendo i codici HTS IEEPA.
I rimborsi saranno poi accreditati direttamente sul conto bancario dell’IOR registrato in ACE, oppure a un soggetto designato dall’IOR a riceverli per suo conto tramite apposito modulo CBP. Dopo l’accettazione della CAPE Declaration da parte della CBP, i rimborsi dovrebbero essere emessi entro un periodo compreso tra 60 e 90 giorni.
Cosa dovrebbero fare gli importatori
Gli importatori interessati dovrebbero:
Per le richieste di rimborso relative alla Phase I, sarà inoltre necessario preparare una CAPE Declaration in formato .CSV (comma-separated values), contenente esclusivamente i numeri delle entries che soddisfano entrambe le seguenti condizioni:
La CBP ha iniziato ad accettare le richieste di rimborso a partire dal 20 aprile 2026.
(Contributo editoriale a cura della Italy-America Chamber of Commerce Southeast)
Il settore automotive ceco ha registrato nei primi tre mesi del 2025 un trimestre da record. Lo indica l’associazione del settore AutoSap.
Da gennaio a fine marzo le case automobilistiche con stabilimenti in Repubblica Ceca hanno prodotto quasi 397.000 automobili con un incremento dell’otto percento rispetto al 2025. Cresce anche la quota delle auto elettriche e ibride, che ormai rappresentano circa il 40% della produzione ceca delle automobili. Secondo il presidente di AutoSap Martin Jahn i risultati rappresentano “segnali positivi” per l’intera economia ceca visto il peso dell’automotive sul Pil del paese. A trainare l’incremento sono stati la Škoda Auto e la Toyota di Kolín, mentre lo stabilimento Hyundai registra ancora un calo di produzione.
Positivi anche i numeri del settore autobus con oltre 1440 mezzi prodotti. Decisivo il contributo alla produzione di Iveco Czech Republic.
L’Aeroporto di Praga non sta riscontrando difficoltà con le forniture di carburante per aviogetti. Lo riporta il quotidiano Pravo.
“In questo momento non abbiamo informazioni sulle interruzione nella logistica” ha detto la portavoce dello scalo della capitale boema al quotidiano. L’Aeroporto dispone in magazzino carburante sufficiente a coprire circa dieci giorni di traffico a pieno ritmo. In caso di necessità altre forniture potrebbero arrivare dalle riserve strategiche dello stato.
Due importanti gruppi di sviluppo immobiliare hanno annunciato questa settimana la trasformazione di ex centrali telefoniche a Praga.
Il gruppo Penta ha ottenuto il permesso a costruire per la trasformazione dell’ex centrale telefonica nella via Petrská nella Città Nuova di Praga. L’investitore prevede la demolizione dell’edificio risalente agli anni Settanta e la costruzione di un nuovo complesso con circa 80 appartamenti di fascia alta. L’investimento dovrebbe superare il miliardo di corone con l’inizio dei lavori in estate e il completamento nel 2028.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)
Houston continua a distinguersi a livello nazionale per dinamismo demografico ed economico. Nel corso dell’ultimo anno, l’area metropolitana ha registrato la crescita della popolazione più elevata degli Stati Uniti, con quasi 127.000 nuovi residenti tra luglio 2024 e luglio 2025. Questo significa una media di 347 persone al giorno, ovvero un nuovo residente ogni 4 minuti.
Negli ultimi dieci anni, la popolazione è passata da 6,7 a 7,9 milioni di abitanti, con un incremento complessivo di 1,2 milioni di persone. Oggi Houston conta più residenti di 37 Stati americani e del District of Columbia. Tra le principali aree metropolitane del Paese, Houston si distingue anche per il tasso di crescita più elevato (1,6%), superando altri hub in forte espansione come Dallas, Orlando e Phoenix.
La crescita è sostenuta principalmente dai flussi migratori internazionali, che rappresentano oltre la metà dell’incremento (56,5%), seguiti dalla crescita naturale della popolazione (37,7%) e, in misura minore, dalla migrazione interna (5,7%). A rendere Houston particolarmente attrattiva contribuiscono un mercato del lavoro solido, un costo della vita relativamente contenuto e l’assenza di imposte statali sul reddito.
Sul fronte occupazionale, i dati aggiornati della Texas Workforce Commission indicano che il mercato del lavoro ha superato le stime iniziali, con 2.700 posti di lavoro in più rispetto a quanto precedentemente riportato per il 2025. Il tasso di crescita dell’occupazione si è mantenuto significativamente superiore alla media nazionale, nonostante un generale rallentamento nella creazione di nuovi posti.
Houston si conferma inoltre tra le principali destinazioni per investimenti e sviluppo economico. Secondo Site Selection Magazine, nel 2025 l’area metropolitana ha registrato 590 progetti qualificati, posizionandosi al secondo posto negli Stati Uniti dopo Chicago. Se rapportato alla popolazione, Houston risulta invece al primo posto a livello nazionale, con 74,6 progetti per milione di abitanti.
A conferma della solidità dell’economia locale, i principali indicatori economici mostrano un quadro complessivamente positivo, seppur in fase di normalizzazione. Nel settore delle costruzioni, i nuovi contratti assegnati nei primi mesi del 2026 ammontano a circa 5 miliardi di dollari, in calo rispetto ai livelli eccezionalmente elevati del 2025, ma comunque in linea con una crescita sostenibile. Il rallentamento è legato soprattutto alla riduzione dei grandi progetti infrastrutturali.
Il mercato immobiliare residenziale rimane stabile: nei primi due mesi del 2026 sono state vendute oltre 10.900 abitazioni unifamiliari, con una lieve flessione dell’1,6% rispetto all’anno precedente, ma ancora su livelli superiori al periodo pre-pandemico.
Sul fronte dei prezzi, l’inflazione locale si mantiene contenuta: a febbraio 2026 l’indice dei prezzi al consumo è cresciuto dell’1,3% su base annua, ben al di sotto della media nazionale del 2,4%. Tuttavia, possibili tensioni geopolitiche potrebbero influenzare i prezzi energetici nei mesi successivi.
L’attività economica mostra segnali di rafforzamento, con l’indice PMI salito a 52,4 a febbraio, indicando un’espansione in corso da ben 69 mesi consecutivi, sia nel settore manifatturiero che nei servizi.
Il tasso di disoccupazione ha registrato un aumento a gennaio, raggiungendo il 4,9% nell’area metropolitana di Houston, in linea con un andamento stagionale tipico di inizio anno e non indicativo di un indebolimento strutturale del mercato del lavoro.
Infine, il settore automobilistico evidenzia una domanda ancora sostenuta: nei dodici mesi fino a febbraio 2026 sono stati venduti oltre 385.000 veicoli, con un incremento del 6,8% su base annua. La crescita è trainata in particolare da truck e SUV, che rappresentano ormai oltre l’80% delle vendite, confermando un cambiamento strutturale nelle preferenze dei consumatori.
(Contenuto editoriale a cura della Italy-America Chamber of Commerce of Texas)
L'annata agraria 2025 delinea un quadro di profonda dicotomia produttiva, evidenziando una pericolosa dipendenza dalle colture vernine (autunno-invernali) per compensare la crescente vulnerabilità climatica che affligge i raccolti primaverili.
Il comparto dei cereali ha registrato un raccolto record di grano, attestatosi a 3,68 milioni di tonnellate (+27% rispetto al 2024). Con una resa media di 6,1 t/ha e un fabbisogno interno di appena 1,2 milioni di tonnellate, il potenziale di esportazione supera i 3 milioni di tonnellate. Al contrario, la produzione di mais ha subito un sensibile deterioramento, scendendo a 4,45 milioni di tonnellate (-12,9%). Tale flessione è il risultato combinato di shock termici e di una contrazione dei margini dovuta ai bassi prezzi d'acquisto.
In ottica strategica, il settore sta rispondendo alla volatilità climatica attraverso un massiccio spostamento verso la semina autunnale, vista come un "hedge" naturale contro le siccità estive. La struttura della semina 2025 riflette questa tendenza:
2. Commercio estero e analisi dell'interscambio agroalimentare
Nel periodo gennaio-novembre 2025, l'interscambio agroalimentare ha raggiunto un valore di 8,5 miliardi di euro (+5,4%), rappresentando il 12,4% del commercio totale serbo. Tuttavia, la competitività del settore è sotto pressione: il surplus commerciale (957,1 milioni di euro) si è contratto del 24,5%.
3. Indicatori industriali e volatilità dei costi di produzione
L’attività industriale nel periodo gennaio-novembre mostra segnali di rallentamento, con l'industria alimentare in contrazione del 1,3% e le bevande del 1,2%. Sebbene l'industria del tabacco mostri una stabilità cumulativa (+0,1%), il dato puntuale di novembre 2025 evidenzia un brusco crollo della produzione di tabacco (-12,2%), segnale di una possibile revisione dei cicli produttivi a fine anno.
La redditività delle imprese agricole è ulteriormente minacciata dalla volatilità dei costi dei materiali di riproduzione registrata nel Q3:
Sul fronte dei prezzi alla produzione (novembre 2025), si osserva un surriscaldamento per la frutta (+24,2%) e il mais (+16,8%), mentre il comparto orticolo subisce un crollo dei prezzi del 27,0%, evidenziando forti squilibri tra domanda e offerta stagionale.
4. Mercato del lavoro: polarizzazione salariale strutturale
Il settore impiega 120.285 dipendenti (5,2% del totale nazionale). L'analisi dei dati evidenzia una marcata disparità salariale strutturale, con l'industria del tabacco che si posiziona come comparto a altissimo valore aggiunto e principale contributore fiscale in termini di oneri sul lavoro.
Lo stipendio medio lordo nel settore del tabacco ha raggiunto i 254.786 dinari lordi (RSD), un valore che supera del 71,2% la media nazionale.
Salari netti medi (Gen-Ott 2025):
5. Iniziative strategiche e nuovi framework regolatori
6. Sentiment aziendale
Il sentiment per il primo trimestre del 2026 rimane improntato alla cautela operativa:
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Serba)
Il Q4 2025 ha segnato una svolta decisiva nell'allineamento normativo della Serbia agli standard dell'Unione Europea, fattore critico per mantenere la competitività dell'export verso il mercato unico.
2. Indicatori della produzione industriale e scorte
Nel periodo gennaio-novembre 2025, la produzione manifatturiera complessiva in Serbia è cresciuta dell'1,9%. Tuttavia, l'analisi disaggregata della filiera legno-mobile-carta rivela dinamiche contrastanti:
Analisi delle scorte e segnali di mercato: Il dato più significativo riguarda il drastico calo delle scorte nella lavorazione del legno (-28,3%) registrato a novembre 2025. Al contrario, il comparto della carta mostra un aumento delle scorte (+22,3%).
3. Commercio estero e partner strategici
Il settore del legno e del mobile si conferma un pilastro dell'export serbo, pesando per il 5,8% sulle vendite totali all'estero. Il valore complessivo delle esportazioni del comparto ha raggiunto circa 1,7 miliardi di euro (+4,7% su base annua), generando un surplus commerciale di 325,2 milioni di euro.
Un dato di eccezionale rilievo per gli investitori è la performance del settore mobile, il cui export è cresciuto del 14,6% (793,5 milioni di euro), dimostrando che la Serbia sta scalando la catena del valore, vendendo prodotti finiti a più alto margine nonostante il calo dei volumi produttivi fisici.
4. Occupazione e statistiche salariali
Al Q3 2025, il settore impiega complessivamente 52.256 addetti, rappresentando il 2,3% della forza lavoro nazionale.
Nel periodo gennaio–ottobre 2025, il salario medio nel settore della produzione di carta e prodotti in carta è stato pari al 94,6% della media nazionale. Nel settore della lavorazione del legno e dei prodotti in legno, il salario medio è stato inferiore del 39,1% rispetto alla media nazionale, mentre nel settore della produzione di mobili è stato inferiore del 30,1%. Nel settore della silvicoltura e del taglio del legno, il salario medio è stato inferiore del 21,3% rispetto alla media della Repubblica di Serbia ed è cresciuto in termini reali del 6,7%.
5. Clima aziendale e prospettive per il Q1 2026
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Serba)