Notizie mercati esteri

Martedì 19 Maggio 2026

AI e mercato danese

Secondo uno studio del Fondo Monetario Internazionale di agosto 2025, la Danimarca è il paese europeo che ha adottato con maggiore diffusione tecnologie basate sull'AI nelle proprie aziende.

L’elevato tasso di digitalizzazione della popolazione è alla base del grande successo applicativo sia nel B2B che nei rapporti con il cliente.

Secondo gli indici appositamente creati dall’IMF per quantificare la preparazione alle innovazioni e le opportunità portate dall’AI nei vari paesi del mondo, la Danimarca, assieme agli altri paesi nordici, viene identificata come il luogo più favorevole per l’applicazione di tali tecnologie.

Di fatto, già oggi quasi il 30% delle aziende si avvale di tecnologie LLM per le mansioni più disparate: nel 35 % dei casi si tratta di analisi o produzione di testo, ma quasi nel 30% dei casi viene adoperata per analisi di dati o automatizzazione di workflows.

Vi è tuttavia una forte disparità di uso tra piccole e grandi aziende: le grandi imprese, quelle al di sopra dei 250 dipendenti, adoperano l’intelligenza artificiale circa nel 60% dei casi, mentre, ciò che è sorprendente, è l’uso che viene effettuato da piccole e medie imprese: benché sia limitato a circa il 20% e 40% rispettivamente, tali percentuali rappresentano quasi al doppio della media europea dell’utilizzo che viene effettuato dalle aziende delle stesse dimensioni, andando ad evidenziare come il mercato danese sia pronto per un’applicazione a livello estensivo di tali tecnologie.

Flexicurity e mercato del lavoro

Altro punto a vantaggio dell’applicazione su vasta scala di tecnologie AI è l’impatto ridotto che l’economia danese dovrebbe sostenere in confronto alle altre nazioni: il modello di flexicurity garantisce alta flessibilità alle aziende per la gestione dei dipendenti, garantendo contemporaneamente cospicui sussidi di disoccupazione che sono però rigorosamente limitati nel tempo (fino a due anni). Per i redditi più bassi la compensazione può arrivare fino al 90% del salario precedente.

Tramite questo sistema ogni anno circa il 25% dei lavoratori del settore privato cambia impiego, anche grazie al cosiddetto “terzo pilastro” (oltre flessibilità e sussidi) che riguarda il coinvolgimento attivo ed efficace delle istituzioni pubbliche nella formazione e collocamento di forza lavoro.

Investimenti AI e primi successi

Tramite un robusto mix di investimenti governativi e privati, la Danimarca conferisce ogni anno molte risorse ai mercati ad alta innovazione tecnologica. Per esempio, nel 2023 secondo l’osservatorio AI dell’OCSE, gli investimenti totali sono stati quasi 7 miliardi e mezzo di euro.

Tra le più importanti realtà di successo è doveroso citare il caso di Novo Nordisk, il gigante farmaceutico danese di Ozempic e leader nella produzione di insulina, che investe pesantemente nell’AI e nel machine learning in tutta la propria filiera e in particolare nella ricerca di nuovi farmaci tramite l’analisi di dati.

Il mercato è tuttavia aperto anche a nuovi player: per esempio la start up Corti, fondata nel 2016 a Copenhagen, è specializzata in AI generative per assistenza vocale e ha raccolto il corrispettivo di 87 milioni di dollari in investimenti, portando l’azienda ad una valutazione di 260 milioni di dollari.

Insomma, la Danimarca offre un ecosistema propizio all’innovazione ed allo sviluppo di nuove tecnologie o di nuovi metodi di applicazione dell’intelligenza artificiale, offrendo regole chiare e semplici, una popolazione aperta all’utilizzo delle tecnologie e grandi investimenti per le aziende che hanno potenziale, anche dall’estero.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio italiana in Danimarca)

Ultima modifica: Martedì 19 Maggio 2026
Martedì 19 Maggio 2026

Il boom dell’e-commerce in Polonia: mercato maturo, nuove abitudini e strategie di ingresso

La Polonia si è ormai consolidata come la più grande economia dell’Europa centro-orientale e l'ottava dell'Unione Europea. Per le imprese italiane, non si tratta più di guardare a un "mercato emergente", ma a un terreno estremamente fertile, profondamente integrato nelle catene del valore europee e dotato di infrastrutture digitali all'avanguardia.

Secondo i dati aggiornati presi dal Report E-commerce in Polonia 2025 (realizzato da Gemius, IAB Polska e PBI su dati GUS, principale ente per la statistica polacco), l'adozione degli acquisti online ha raggiunto una penetrazione capillare: il 78% degli internauti polacchi acquista online, e ben il 77% lo fa regolarmente su piattaforme locali.

Oggi, tuttavia, il mercato è entrato in una fase di maturità che gli esperti definiscono la "Nuova Normalità". La crescita esplosiva non deriva più dall'acquisizione di nuovi utenti (il bacino è quasi saturo), ma dall'aumento della frequenza d'acquisto, dalla crescita del valore medio del carrello e, soprattutto, dalla retention (fidelizzazione). Il consumatore polacco online vanta una notevole capacità di spesa: il 65% di chi ha redditi medio-alti acquista abitualmente sul web. Per un brand italiano, questo scenario richiede un approccio strategico: vince chi sa unire l'eccellenza del prodotto a una Customer Experience impeccabile e senza frizioni.

Le categorie trainanti: il premio del Made in Italy e l'opportunità B2B

L'e-commerce polacco continua a crescere a un ritmo superiore al 5% annuo. Analizzando i dati di consumo B2C, il Raport 2025 evidenzia quattro macro-categorie dominanti, scelte da oltre il 50% dei compratori online nell'ultimo anno:

  1. Abbigliamento, accessori e calzature;
  2. Cosmetica e profumeria;
  3. Libri, media e prodotti farmaceutici;
  4. Arredamento, design d'interni ed elettronica di consumo.

In tutti questi segmenti, l'origine "Made in Italy" costituisce un potentissimo driver di conversione. La classe media polacca è alla ricerca di "premiumness" e riconosce nel brand italiano una garanzia di artigianalità, lusso accessibile e design superiore.

A questo si affianca un bacino di enorme valore spesso trascurato: l'E-commerce B2B. La Polonia è la vera "fabbrica d'Europa", e i responsabili acquisti (procurement) delle aziende polacche stanno massicciamente spostando i loro ordini sui canali digitali. Per i produttori italiani di componentistica meccanica, macchinari industriali, imballaggi e forniture aziendali, le piattaforme B2B polacche rappresentano oggi un canale di vendita diretto, tracciabile e ad altissima marginalità.

I Macro-Trend del 2026

Per operare con successo, un imprenditore deve sapersi muovere in anticipo sui trend di mercato. Ecco tre dinamiche verificate che stanno ridisegnando l'e-commerce in Polonia in questi mesi:

  • L'Effetto "Hub-UK" e il Reshoring Logistico: Come evidenziato dalla stampa economica polacca, la Polonia sta assumendo il ruolo di hub logistico europeo per l'e-commerce britannico e internazionale. Post-Brexit, i grandi brand del Regno Unito, così come quelli americani e asiatici, hanno bisogno di una base fisica all'interno dell'Unione Europea per evitare dazi e blocchi doganali verso i clienti di Germania, Francia o Italia. Scelgono la Polonia per i costi operativi altamente competitivi e le infrastrutture di ultima generazione. Le PMI italiane possono sfruttare questa stessa infrastruttura logistica per scalare i mercati del Nord e dell'Est Europa con la medesima efficienza dei giganti globali.
  • L'esplosione dell'E-Grocery e del Quick Commerce: Il mercato alimentare online è in piena rivoluzione. Nelle grandi città polacche, la consegna della spesa avviene ormai in 15-30 minuti (Q-Commerce) tramite reti capillari di negozi. Questa abitudine alla consegna ultrarapida apre praterie immense per le aziende italiane dell'Agroalimentare (Food & Wine), che possono posizionare i loro prodotti sulle piattaforme di spesa on-demand destinate a un target urbano altospendente.
  • La rivoluzione del "Re-commerce": La vendita di prodotti di seconda mano non è più una nicchia. Ben il 58% degli intervistati (e il 72% della Generazione Z) dichiara di aver acquistato articoli second-hand online. Questo apre scenari innovativi per i brand italiani della moda e del design che desiderano implementare programmi "second-life" o di economia circolare, aumentando la lealtà del cliente e intercettando le generazioni più giovani.

L'identikit del consumatore: Mobile-First, Omnicanalità e Wallet Digitali

Per penetrare il mercato polacco, è essenziale comprendere le leve comportamentali che guidano le conversioni al momento del checkout:

  • La dittatura del Mobile-First e il fenomeno ROPO: Lo smartphone è l'indiscusso centro di comando degli acquisti, utilizzato dall'82% dei compratori. Ma c'è un dato ancora più impressionante: il 65% degli acquirenti compara i prezzi online tramite smartphone mentre si trova fisicamente all'interno di un negozio (fenomeno ROPO - Research Online, Purchase Offline). Avere una strategia omnicanale e prezzi coerenti è ormai un obbligo.
  • L'ecosistema dei pagamenti locali e digitali: In Polonia, proporre solo la carta di credito è un errore strategico fatale. Il mercato è dominato da BLIK (un sistema di pagamento mobile tramite codice a 6 cifre), utilizzato dal 72% degli acquirenti. Cresce inoltre vertiginosamente l'uso dei portafogli digitali (Apple Pay e Google Pay) e dei bonifici rapidi (come PayU o Przelewy24). Non offrire queste opzioni significa perdere sistematicamente vendite al checkout.
  • L'apertura al Cross-Border e il ruolo dell'AI: Il 41% degli internauti polacchi compra regolarmente da siti esteri. È un pubblico aperto ai brand internazionali, che si aspetta però reattività H24: il 53% dichiara di interagire positivamente con strumenti di Intelligenza Artificiale (chatbot e assistenti virtuali) per ricevere consigli sulle taglie o assistenza post-vendita.

La logistica OOH (Out-Of-Home): l'impero dei Parcel Locker e dei Punti Ritiro

Se c'è un elemento che distingue radicalmente il mercato polacco dal resto dell'Europa, questo è la logistica di prossimità (OOH - Out-Of-Home). Oggi, ben l'83% dei consumatori indica la consegna fuori casa come la forma preferita in assoluto. Il consumatore polacco non ama aspettare il corriere a domicilio, ma esige flessibilità totale. Questo ecosistema si regge su tre pilastri:

  • La capillarità dei Parcel Locker: InPost è stato il pioniere e domina il mercato con i suoi Paczkomaty (valutati come il metodo di consegna più motivante dal 95% degli utenti). Tuttavia, le strade polacche sono oggi popolate da reti concorrenti in fortissima espansione: ORLEN Paczka (rete del colosso energetico di stato), DPDDHL, e i locker ecologici della rete Allegro One Box. Questa densità permette a un utente urbano di avere un locker a meno di 5 minuti a piedi.
  • La rete PUDO (Pick-Up Drop-Off) nei negozi di prossimità: Accanto ai locker, la Polonia ha sviluppato una sterminata rete di punti fisici. Le principali catene di supermercati e convenience store (Żabka, Biedronka, Lewiatan, Carrefour), le edicole e i distributori di benzina fungono da hub logistici per il ritiro dei pacchi e la consegna dei resi.
  • Il Premium Service: "Same Day Delivery" e consegne nel weekend: Nelle grandi aglomerazioni urbane, la consegna in giornata (Same Day Delivery) per gli ordini mattutini è ormai realtà. Inoltre, le consegne nel fine settimana (sabato e domenica) sono diventate un nuovo standard competitivo.

L'integrazione con queste reti OOH (tramite un partner logistico locale) è la chiave assoluta per garantire alti tassi di conversione e offrire resi facili ed economici, vero motore della fiducia nell'acquisto cross-border.

Focus Strategico: Vantaggi esclusivi per l'imprenditore italiano

L'apertura di un canale e-commerce in Polonia offre all'imprenditore italiano vantaggi strutturali di altissimo valore strategico:

  • A. Il trampolino perfetto per i mercati CEE e DACH: La Polonia è il naturale hub logistico del Centro-Est Europa. Aprire un presidio e-commerce a Varsavia o in Slesia significa avere a portata di camion – spesso con consegne Next-Day – mercati ricchi e complessi come la Germania (area DACH), la Repubblica Ceca, la Slovacchia, i Paesi Baltici e la Romania.
  • B. Efficienza operativa e marginalità protetta: Operare logisticamente dalla Polonia permette di beneficiare di costi di stoccaggio, gestione del magazzino e customer care strutturalmente inferiori rispetto all'Europa Occidentale. Vendere a prezzi di mercato europeo, ma con costi operativi polacchi, si traduce in una difesa e in un incremento netto della marginalità.
  • C. Scudo doganale e accesso ai fondi europei (PSI e PNRR): La Riforma Doganale UE 2026 eliminerà l'esenzione doganale per i pacchi extra-UE sotto i 150 euro, introducendo un dazio forfettario. Spedire da un magazzino situato in Polonia (territorio UE) metterà l'impresa italiana al riparo da questi rincari. Inoltre, investire in infrastrutture logistiche e digitali in Polonia permette di accedere alle agevolazioni della "Polska Strefa Inwestycji" (PSI) (esenzioni decennali sull'imposta societaria) e ai fondi del PNRR europeo (KPO).
  • D. Un bacino di talenti digitali e affinità culturale: La Polonia vanta uno dei settori IT e digital marketing più avanzati d'Europa. Un imprenditore italiano può costruire agilmente un team locale multilingue altamente qualificato. A questo si aggiunge la profonda affinità culturale: il consumatore polacco subisce il fascino dell'Italian Lifestyle, rendendo l'origine del brand un potente alleato commerciale.

I Modelli di ingresso: 5 strategie per strutturare la presenza

Non esiste una via unica per entrare nel mercato polacco. A seconda del prodotto e degli obiettivi, un'azienda italiana può scegliere tra 5 modelli scalabili:

  1. Il Test sui Marketplace Locali: Vendere dall'Italia appoggiandosi ai marketplace. In Polonia, Allegro è il gigante assoluto (notorietà spontanea dell'86%). Aprire uno store ufficiale permette di testare i volumi sfruttando un traffico enorme. Tuttavia, per avere successo è cruciale qualificarsi per il programma Allegro Smart! (l'equivalente locale di Amazon Prime, che conta oltre 7 milioni di abbonati), fondamentale per offrire spedizioni gratuite e mantenere alti i tassi di conversione.
  2. D2C (Direct-to-Consumer) Localizzato: Aprire il proprio e-commerce proprietario (con dominio .pl), mantenendo il controllo totale su margini e brand identity. Scelta obbligata per i marchi premium del fashion o del design che non vogliono svalutarsi sui marketplace. Richiede un'ottima localizzazione: traduzione nativa, conformità alla Direttiva Omnibus (sugli sconti) e integrazione nativa di BLIK e parcel locker.
  3. Social Commerce & Influencer Marketing: Il Report 2025 evidenzia che quasi il 20% degli utenti fa acquisti direttamente tramite i social media. Sfruttare TikTok, Instagram o collaborazioni con influencer polacchi (che vantano tassi di engagement altissimi) permette ai brand italiani di generare vendite d'impulso dirette, scavalcando i motori di ricerca tradizionali.
  4. Partnership con operatori 3PL / Fulfillment: Il vero salto di qualità. Il brand italiano spedisce uno stock all'ingrosso in Polonia a un operatore logistico (Fulfillment / 3PL). Il partner locale garantisce le consegne "Next-Day" ai clienti finali e, soprattutto, fornisce un indirizzo locale per la gestione fluida dei resi, abbattendo la barriera psicologica più grande dell'acquisto cross-border.
  5. Presenza Strutturata e "Unified Commerce": Per i brand pronti a fare della Polonia il proprio quartier generale dell'Est, l'apertura di una filiale commerciale locale è l'obiettivo finale. Un presidio fisico permette di sviluppare strategie omnicanale ("Unified Commerce"), dove l'e-commerce funge da vetrina d'eccellenza che genera a sua volta nuove richieste commerciali, attirando distributori fisici e partner B2B sul territorio.

Conclusione

Sviluppare un e-commerce di successo in Polonia richiede una "localizzazione strategica": non basta tradurre un sito web, occorre adattare l'intera catena del valore alle peculiarità locali, nel pieno rispetto delle stringenti normative europee.

La Camera di Commercio e dell’Industria Italiana in Polonia è a disposizione degli imprenditori per supportarli operativamente offrendo servizi concreti come ricerca e selezione di partner affidabili. Il potenziale digitale polacco è pronto per accogliere l'eccellenza del Made in Italy.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italiana in Polonia)  

 

Ultima modifica: Martedì 19 Maggio 2026
Martedì 19 Maggio 2026

Costa Rica: commercio estero e trend di mercato

Il Costa Rica si conferma una delle economie più aperte e dinamiche dell’America Centrale, con un modello di crescita fortemente orientato all’export e all’integrazione nelle catene globali del valore. La stabilità istituzionale, l’ampia rete di accordi commerciali e il consolidato sistema di zone franche hanno favorito negli ultimi anni lo sviluppo di settori ad alto valore aggiunto e l’attrazione di investimenti internazionali.

Secondo i dati di Banco Central de Costa Rica e PROCOMER, il commercio estero rappresenta uno dei principali motori dell’economia nazionale, con un grado di apertura commerciale superiore al 65% del PIL.

Tra gli indicatori principali:

  • esportazioni di beni: circa 18–20 miliardi di dollari;
  • esportazioni di servizi: circa 15–16 miliardi di dollari;
  • importazioni complessive: circa 25–27 miliardi di dollari.

Le esportazioni di beni sono trainate soprattutto dal comparto dei dispositivi medici e delle life sciences, che rappresentano circa il 40% dell’export manifatturiero del Paese. Il Costa Rica è oggi uno dei principali hub mondiali per la produzione ed esportazione di medical devices, grazie alla presenza di multinazionali internazionali e a una forza lavoro altamente qualificata.

Accanto al settore medicale, mantengono un ruolo rilevante:

  • industria agroalimentare e agricola;
  • elettronica e componentistica;
  • chimica e farmaceutica.

Tra i principali prodotti esportati figurano dispositivi medici e apparecchiature sanitarie, banane, ananas, caffè, cacao, circuiti elettronici e componenti industriali.

Parallelamente, cresce il peso dell’export di servizi, che rappresenta ormai circa il 45% delle esportazioni complessive. In particolare, il Paese si sta consolidando come polo regionale per:

  • Business Process Outsourcing (BPO);
  • Shared Services Centers (SSC);
  • ICT e sviluppo software;
  • turismo internazionale.

Il Costa Rica è infatti considerato uno dei principali esportatori latinoamericani di servizi basati sulla conoscenza.

Gli Stati Uniti restano il primo mercato di destinazione dell’export costaricano, con circa il 40% delle esportazioni complessive, seguiti dall’Unione Europea (20%), dall’America Centrale (15%) e dall’Asia (10%). All’interno del mercato europeo, i principali partner commerciali sono Paesi Bassi, Germania, Belgio, Spagna e Italia.

Sul fronte delle importazioni, il Paese registra una domanda sostenuta di:

  • macchinari e apparecchiature industriali;
  • prodotti chimici e farmaceutici;
  • combustibili e prodotti energetici;
  • veicoli e mezzi di trasporto.

Le importazioni sono strettamente connesse alle esigenze produttive dell’industria manifatturiera e delle zone franche.

Uno dei principali fattori competitivi del Costa Rica è rappresentato dalla rete di accordi commerciali internazionali, che garantisce accesso preferenziale a oltre due terzi del PIL mondiale. Tra i principali accordi figurano:

  • Accordo di Associazione UE–America Centrale;
  • CAFTA-DR con gli Stati Uniti;
  • accordi commerciali con Messico, Canada, Cile e Cina.

Tra le dinamiche più rilevanti che stanno caratterizzando il mercato emergono:

  • processi di nearshoring e friendshoring, con il rafforzamento delle catene regionali di fornitura;
  • ulteriore crescita del comparto medical devices;
  • espansione dei servizi digitali e ICT;
  • crescente centralità della sostenibilità come leva competitiva.

La domanda internazionale di prodotti certificati e soluzioni green rappresenta infatti un elemento di forte attrattività per il sistema produttivo costaricano.

Per le imprese europee e italiane si delineano opportunità in diversi comparti strategici, tra cui:

  • fornitura di macchinari e tecnologie industriali;
  • integrazione nelle supply chain dei dispositivi medici;
  • servizi professionali e ingegneristici;
  • tecnologie e soluzioni sostenibili.

Nel medio periodo, le prospettive del commercio estero del Costa Rica restano positive, con attese di crescita superiori alla media regionale soprattutto nei settori ad alto valore aggiunto. La combinazione di apertura commerciale, sostenibilità e stabilità economica continua a rafforzare il ruolo del Paese come hub strategico per l’America Centrale.

Fonti: Banco Central de Costa Rica (BCCR), PROCOMER, OCSE, World Bank, CEPAL.

(Contributo editoriale a cura della Cámara de Industria y Comercio Ítalo-Costarricense)

Ultima modifica: Martedì 19 Maggio 2026
Lunedì 18 Maggio 2026

Il Grande Reset di aprile: quando salari, anno fiscale e Golden Week si incontrano

In Giappone, aprile non è semplicemente il quarto mese dell'anno. È il momento in cui il Paese si reinventa. Le aziende chiudono i libri contabili e ne aprono di nuovi. I neolaureati, i cosiddetti shinsotsu, varcano per la prima volta la soglia di un ufficio, in abito scuro e con l'entusiasmo di chi comincia tutto. I sindacati annunciano i risultati delle trattative salariali primaverili, lo shuntō. E quasi in chiusura del mese, il Paese si ferma per la Golden Week, che nel 2026 si estende dal 29 aprile al 6 maggio: otto giorni consecutivi tra i più attesi dell'anno. È un reset collettivo, culturale ed economico, che arriva in un momento particolarmente favorevole per chi fa business con il Giappone.

Il primo aprile segna l'inizio del nuovo anno fiscale: per le grandi aziende significa sblocco di budget, nuovi contratti, nuove forniture. Per i lavoratori, spesso anche l'arrivo degli aumenti salariali concordati durante lo shuntō. Quest'anno il principale sindacato nipponico Rengo ha presentato richieste di aumento medio intorno al 5,94%, in linea con il 6,09% dell'anno precedente. Le previsioni degli analisti, da Nomura a Goldman Sachs, indicano un risultato finale tra il 3% e il 5%, il terzo anno consecutivo di crescita salariale significativa dopo decenni di stagnazione. A questo si aggiunge il piano di stimolo fiscale del governo Takaichi, che vale circa 21 trilioni di yen, e un budget statale record da 122,3 trilioni di yen per l'anno fiscale 2026, secondo massimo storico consecutivo, secondo quanto riportato da Nikkei Asia.

Il risultato è un consumatore giapponese che si trova, per la prima volta da anni, con più potere d'acquisto reale e più fiducia nel futuro. Secondo l'analisi di KizunaX sull'andamento del mercato consumer in Giappone, l'indice di fiducia ha raggiunto a inizio 2026 il livello più alto da aprile 2024. Non è euforia: è una cautela che si allenta, una disponibilità a spendere che si fa concreta, e che proprio a fine aprile incontra la Golden Week.

Per le imprese italiane già presenti in Giappone o in fase di ingresso, questa convergenza ha implicazioni operative precise. Nel settore food & beverage, aprile è il periodo dei regali aziendali di inizio anno e dei pranzi celebrativi per l'ingresso dei neoassunti: vino, olio extravergine, formaggi e salumi di qualità trovano spazio nei menù dei ristoranti e nelle ceste regalo istituzionali. I distributori giapponesi tendono a rinnovare listini e contratti di fornitura proprio in questo periodo: essere presenti e aggiornati è essenziale. Nel settore moda e lifestyle, la Golden Week è tradizionalmente uno dei picchi dello shopping al dettaglio: con i salari in crescita e il cambio yen-euro più favorevole rispetto agli anni scorsi, i brand italiani di fascia media-alta si trovano in una posizione competitiva interessante. Sul fronte B2B, l'inizio del nuovo anno fiscale è il momento in cui i responsabili acquisti hanno budget freschi da allocare e una predisposizione naturale a valutare nuovi fornitori.

Vale infine segnalare una trasformazione strutturale nel settore turistico che tocca indirettamente molte imprese italiane. Secondo Travel Weekly Asia, il Giappone sta introducendo misure progressive contro il sovraffollamento: la tassa di partenza sarà triplicata a 3.000 yen da luglio 2026, e da novembre entrerà in vigore una riforma dello shopping tax-free che obbligherà i turisti stranieri a pagare l'IVA in anticipo, sul modello europeo. Queste misure puntano a selezionare un turismo di qualità superiore, con una spesa media per visitatore più elevata: una buona notizia per le imprese italiane presenti nel retail o nell'ospitalità.

Aprile 2026 non è un mese come gli altri. È il punto di intersezione tra tre dinamiche, salariale, fiscale e culturale, che si rafforzano a vicenda e producono un effetto moltiplicatore sui consumi. Per chi esporta in Giappone o vuole farlo, questa finestra offre una combinazione rara: un mercato più ricco, più fiducioso e più aperto. Ignorarla sarebbe un'occasione mancata.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana in Giappone)

Ultima modifica: Lunedì 18 Maggio 2026
Lunedì 18 Maggio 2026

Notizie dai mercati esteri - Stati Uniti

Texas: nuove misure fiscali per attrarre investimenti e sostenere l’innovazione

Il Texas ha appena introdotto una serie di misure in ambito fiscale volte a rafforzare l’attrattività dello Stato per le imprese e sostenere gli investimenti, in particolare nei settori ad alto contenuto tecnologico e innovativo.

Tra gli interventi più rilevanti figurano nuove agevolazioni legate alla proprietà intellettuale e alle attività di ricerca e sviluppo (R&D), con l’obiettivo di incentivare la localizzazione e la crescita di aziende innovative sul territorio. Le misure mirano a favorire non solo l’attrazione di nuovi investimenti, ma anche il consolidamento delle imprese già presenti nello Stato.

Parallelamente, sono state introdotte modifiche al sistema della property tax, uno dei principali elementi di costo per le aziende operanti in Texas. Gli interventi puntano a ridurre il carico fiscale complessivo e a rendere più prevedibile l’impatto delle imposte sugli immobili, contribuendo così a migliorare la pianificazione finanziaria delle imprese.

Il pacchetto normativo include inoltre un rafforzamento dei programmi di incentivi economici destinati alle aziende, con particolare attenzione a progetti di espansione, creazione di posti di lavoro e sviluppo industriale.

Queste misure si inseriscono in una strategia più ampia volta a mantenere il Texas tra le principali destinazioni per gli investimenti negli Stati Uniti, in un contesto di crescente competizione tra Stati per attrarre imprese e capitali.

Texas approva una nuova legge sull’intelligenza artificiale: verso un uso più responsabile e regolamentato

Il Texas ha recentemente introdotto una nuova normativa dedicata all’intelligenza artificiale, segnando un passo importante verso la regolamentazione di tecnologie sempre più centrali nei processi economici e industriali.

La legge, nota come Texas Responsible Artificial Intelligence Governance Act (TRAIGA), mira a promuovere un utilizzo etico e responsabile dei sistemi di AI, con particolare attenzione alla prevenzione di discriminazioni algoritmiche e alla tutela dei diritti dei cittadini. Tra i principali obiettivi vi sono l’aumento della trasparenza nei sistemi automatizzati e la definizione di linee guida per le aziende che sviluppano o utilizzano tecnologie basate su intelligenza artificiale.

Nel dettaglio, la normativa prevede obblighi specifici per i sistemi considerati “ad alto rischio”, come quelli utilizzati in ambiti quali selezione del personale, credito, sanità o istruzione. In questi casi, le aziende saranno tenute a garantire maggiore trasparenza sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale, effettuare valutazioni di impatto sui possibili rischi e adottare misure per prevenire bias o discriminazioni.

La legge introduce inoltre requisiti di governance interna, chiedendo alle organizzazioni di implementare controlli e procedure per monitorare il funzionamento dei sistemi AI, nonché di poter dimostrare la conformità alle nuove regole in caso di verifiche.

Il provvedimento si inserisce in un contesto di forte crescita degli investimenti in ambito tecnologico nello Stato, che negli ultimi anni si è affermato come uno dei principali hub per innovazione e sviluppo negli Stati Uniti. La regolamentazione dell’AI rappresenta quindi un tentativo di bilanciare sviluppo economico e responsabilità sociale, offrendo al contempo maggiore certezza normativa alle imprese.

Con questa iniziativa, il Texas si posiziona tra i primi stati americani ad adottare un approccio strutturato alla governance dell’intelligenza artificiale, anticipando possibili evoluzioni normative a livello federale.

(Contributo editoriale a cura della Italy-America Chamber of Commerce of Texas, Inc.)

Ultima modifica: Lunedì 18 Maggio 2026
Lunedì 18 Maggio 2026

Aumenta il volume delle deduzioni fiscali per ricerca e sviluppo

Il volume delle deduzioni per le attività di ricerca e sviluppo hanno registrato un nuovo record storico. Lo indica l’Ufficio di Statistica Ceco.

Nel 2024 il volume delle deduzioni per le attività di ricerca e sviluppo delle aziende private è cresciuto di oltre tre miliardi di corone e ha raggiunto circa 17,5 miliardi di corone. Il volume ha quindi superato il valore massimo del 2022, quando aveva superato i 16 miliardi di corone. Grazie alla deduzione le aziende hanno risparmiato circa 3,7 miliardi di corone in imposte sul reddito.

Il numero delle aziende che usufruisce di queste deduzioni continua però a calare. Nel 2024 sono state 721, il numero più basso dal 2011. Le deduzioni sono particolarmente utilizzate dalle grandi imprese. Secondo gli esperti molte aziende sono scoraggiate dall’utilizzo di questa possibilità per il carico amministrativo che comporta e alcuni aspetti poco chiari della normativa.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)

Ultima modifica: Lunedì 18 Maggio 2026
Lunedì 18 Maggio 2026

Acindar investe in innovazione, energie rinnovabili e sviluppo industriale in Argentina

Acindar, una delle principali aziende siderurgiche dell’Argentina facente parte del gruppo multinazionale ArcelorMittal, continua a investire con decisione, confermando per il 2026 un piano di investimenti compreso tra 55 e 70 milioni di dollari.

Tra i progetti più rilevanti vi è la modernizzazione del porto aziendale, strategico per rafforzare la capacità di esportazione e migliorare la competitività internazionale dell’azienda. Parallelamente, sono stati completati importanti interventi di rinnovamento dei processi produttivi legati al minerale di ferro.

L’azienda sta inoltre accelerando il proprio processo di innovazione industriale attraverso l’automazione delle linee produttive e l’introduzione di nuove tecnologie. Tra gli investimenti recenti si distingue l’acquisto di una nuova macchina per la produzione di reti metalliche, per un valore di 20 milioni di dollari.

Un altro asse strategico di sviluppo è rappresentato dall’energia rinnovabile. Acindar ha già investito in un parco eolico nella Provincia di San Luis e sta avanzando con un nuovo progetto a Olavarría, all’interno di un piano complessivo di 370 milioni di dollari destinato alle energie rinnovabili.

Questi investimenti consentiranno all’azienda di ridurre i costi energetici, aumentare la sostenibilità dei processi produttivi e rafforzare ulteriormente la propria posizione competitiva sui mercati internazionali.

Infine, il gruppo ha avviato nuove attività esplorative nel settore minerario, aprendo la strada a future opportunità di investimento e diversificazione.

(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Italiana de Rosario)

Ultima modifica: Lunedì 18 Maggio 2026
Mercoledì 13 Maggio 2026

La Germania torna a crescere: ripresa manifatturiera e opportunità per l’export italiano

Nel marzo 2026, il settore manifatturiero tedesco ha raggiunto un punto di svolta atteso da oltre tre anni, sancendo la fine di una fase di contrazione che ha profondamente interessato l’intero ecosistema industriale europeo. Il superamento della soglia di espansione dell’indice PMI (Purchasing Managers’ Index)*, avvenuto dopo quarantadue mesi di flessione ininterrotta, non rappresenta solo un recupero tecnico per la Germania, ma delinea un nuovo scenario di stabilità per le catene del valore del continente. In altre parole, il PMI è salito sopra il valore di 50, segnalando che il settore manifatturiero non solo smette di contrarsi, ma inizia a crescere: si tratta di un vero segnale di ripresa economica reale, e non solo di un miglioramento momentaneo. Il dato di 50,9 elaborato da S&P Global indica un'inversione di tendenza nei fondamentali della domanda: secondo le analisi pubblicate da US News, la ripresa è trainata da un progressivo esaurimento delle scorte e da un timido ma costante ritorno degli ordinativi esteri. La normalizzazione del ciclo tedesco si inserisce peraltro in una dinamica più ampia, con gli indicatori dell’area euro che segnalano un ritorno alla crescita dell'attività manifatturiera, posizionando la Germania tra i Paesi con i progressi più evidenti.

La dinamica in atto suggerisce che il comparto industriale tedesco stia uscendo da una fase di estrema volatilità per entrare in un percorso di crescita più strutturato, sebbene permangano incertezze legate ai costi energetici e alla transizione ecologica. Il Giornale delle piccole medie imprese identifica tre segnali determinanti per questo rilancio: la ripresa degli investimenti in beni strumentali, il miglioramento del clima di fiducia delle imprese e la tenuta dei livelli occupazionali specializzati. Questi fattori trovano riscontro pratico nei settori che mostrano gli incrementi più convincenti, come rilevato dall'EY Industriebarometer: i produttori di beni intermedi e d’investimento, in particolare nei comparti dei metalli, dei macchinari e della componentistica per l’automotive e l’elettronica industriale, stanno registrando una domanda più solida, rendendo il mercato nuovamente dinamico per la fornitura tecnologica.

Per il tessuto produttivo italiano, l'espansione tedesca funge tradizionalmente da moltiplicatore economico. La domanda proveniente dai cluster della Baviera e del Baden-Württemberg si concentra in particolare sulla qualità e sulla flessibilità della subfornitura, requisiti in cui le imprese italiane eccellono per capacità di adattamento e innovazione di prodotto. La sfida attuale risiede nella capacità di gestire una crescita che si presenta meno rapida rispetto al passato, ma più orientata alla resilienza delle forniture e al rispetto di standard tecnici e digitali sempre più elevati. Questo scenario invita a un consolidamento delle partnership con i committenti tedeschi, dove l'integrazione dei processi diventa la chiave per mantenere la competitività.

In definitiva, la ripartenza del motore tedesco delinea un quadro di stabilità che riduce l’incertezza per i piani di sviluppo dell’export, offrendo il contesto ideale per tornare a una programmazione di medio periodo. In questa fase, la semplice gestione dei flussi di fornitura può essere affiancata da una strategia più proattiva: le realtà italiane più esposte verso la Germania potrebbero trovare vantaggio nel rafforzare la propria presenza tecnica o commerciale sul territorio — anche attraverso partner locali o service center dedicati — per intercettare stabilmente il rimbalzo degli ordini. La capacità di rispondere tempestivamente a una domanda che richiede standard produttivi sempre più elevati sarà l’elemento chiave per consolidare i fatturati e confermare il ruolo dei fornitori italiani come partner insostituibili nel principale hub industriale d’Europa.

 

* Purchasing Managers’ Index (PMI): indicatore economico che misura la salute del settore manifatturiero e dei servizi di un Paese. Il valore dell’indice varia tra 0 e 100; un PMI sopra 50 segnala espansione, mentre un valore sotto 50 indica contrazione dell’attività economica.

Fonti

  • AHK ItalienAnalisi congiunturale dell'interscambio italo-tedesco, Marzo 2026.
  • DAPD.DEWachstum oder Rückschlag: Lage der industriellen Produktion in Deutschland im Jahr 2026, 2026.
  • Ernst & YoungEY Industriebarometer: Analyse der deutschen Industrielandschaft, Q4 2025.
  • Giornale delle PMILa Germania riparte davvero: tre segnali che contano, 2026.
  • S&P Global / HCOBGermany Manufacturing PMI Data, via Trading Economics, Marzo 2026.
  • US News & World ReportGerman Manufacturers Showing Signs of Recovery, PMI Indicates, Marzo 2026.

(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio Italo Tedesca - ITALCAM)

Ultima modifica: Mercoledì 13 Maggio 2026
Mercoledì 13 Maggio 2026

Francia e Italia rafforzano la cooperazione sull’innovazione: nel 2026 entra nel vivo il primo bando congiunto per progetti di R&S

Nel 2026 la cooperazione tra Francia e Italia sul fronte dell’innovazione entra in una fase più concreta. Il primo bando congiunto promosso da Bpifrance e Invitalia non resta infatti sul piano delle intenzioni: serve a sostenere progetti comuni di ricerca e sviluppo tra imprese dei due Paesi, con l’obiettivo di arrivare a nuovi prodotti, servizi o processi con un reale potenziale di mercato. Sul lato italiano, l’iniziativa viene collegata anche all’attuazione del Trattato del Quirinale, che punta a rafforzare la cooperazione economica e industriale tra Roma e Parigi.

Le candidature possono essere presentate a partire dal 15 settembre 2025. Questo punto conta, perché nel 2026 il bando non è più una misura annunciata sulla carta, ma uno strumento già aperto. La pagina ufficiale di Bpifrance conferma che il dispositivo riguarda partenariati tra imprese francesi e italiane interessate a sviluppare insieme progetti innovativi. Anche Invitalia ha pubblicato una pagina dedicata alle partnership con imprese francesi nell’ambito di Smart&Start Italia.

Uno degli aspetti più importanti del bando è proprio questo: i progetti devono essere costruiti davvero insieme. Il call prevede almeno un partner in Francia e uno in Italia, indipendenti tra loro, con un contributo reale da entrambe le parti. Non basta quindi avere un contatto o una collaborazione solo formale. Bisogna dimostrare che il progetto nasce da un lavoro comune e che il vantaggio della cooperazione franco-italiana è concreto. Anche la durata è chiara: in linea di principio, il progetto non dovrebbe superare i due anni.

Il meccanismo è bilaterale, ma non unificato. I partner devono presentare un formulario congiunto in inglese, firmato da tutti, e predisporre anche un Consortium Agreement che definisca ruoli, obiettivi, proprietà intellettuale e modalità di cooperazione. Allo stesso tempo, ogni partecipante che chiede il finanziamento deve seguire anche il proprio canale nazionale. In pratica, c’è una base comune, ma restano due procedure distinte: una per la Francia e una per l’Italia. La circolare italiana del 28 luglio 2025 chiarisce inoltre che il sostegno di Smart&Start Italia riguarda solo la parte italiana del progetto.

Bpifrance in Francia, Smart&Start Italia sul lato italiano

Per la parte francese, i beneficiari eleggibili sono le imprese fino a 2.000 dipendenti equivalenti a tempo pieno. Il documento spiega che i costi finanziabili riguardano la ricerca industriale e lo sviluppo sperimentale, mentre industrializzazione e commercializzazione restano escluse. Il sostegno può passare attraverso l’ADI - Aide pour le Développement de l’Innovation, generalmente sotto forma di anticipo rimborsabile o prestito R&S agevolato, fino a 3 milioni di euro, entro il limite dei mezzi propri dell’impresa.

Sul lato italiano, il quadro è più selettivo. Per ogni progetto può essere finanziata una sola startup italiana, e deve trattarsi di una startup innovativa costituita da meno di cinque anni. Il riferimento è Smart&Start Italia, con programmi d’investimento compresi tra 100.000 euro e 1,5 milioni di euro, da realizzare entro 24 mesi dalla firma del contratto. Le spese ammissibili riguardano beni d’investimento, servizi, personale e costi di funzionamento dell’impresa.

Per molte startup italiane, l’interesse del dispositivo sta anche nella struttura del sostegno. Invitalia indica infatti un finanziamento a tasso zero che può coprire l’80 % delle spese ammissibili, percentuale che può salire al 90 % in alcuni casi. A questo si aggiunge una parte a fondo perduto pari al 40 % del finanziamento per le startup con sede nel Mezzogiorno e al 30 % per quelle localizzate nelle altre regioni italiane. È quindi uno strumento che, almeno per la parte italiana, ha un profilo molto concreto anche dal punto di vista finanziario.

Al di là degli aspetti tecnici, questo primo bando congiunto dice qualcosa di più ampio. Mostra che la cooperazione tra Francia e Italia può prendere una forma operativa e non restare solo sul piano politico o istituzionale. Per startup e imprese innovative, significa avere un quadro più chiaro per lavorare insieme su progetti condivisi. Per chi segue i rapporti economici tra i due Paesi, è un segnale semplice ma importante: quando il dialogo bilaterale si traduce in regole, strumenti e incentivi concreti, la cooperazione diventa molto più reale.

(Contributo editoriale a cura della Chambre de Commerce Italienne Nice, Sophia-Antipolis, Cote d'Azur)

Ultima modifica: Mercoledì 13 Maggio 2026
Mercoledì 13 Maggio 2026

Systembolaget rafforza il proprio impegno per la sostenibilità lungo tutta la filiera

Systembolaget, il monopolio statale svedese per la vendita al dettaglio di bevande alcoliche, continua a rafforzare il proprio impegno in materia di sostenibilità, con un’attenzione sempre maggiore all’intera catena del prodotto. In Svezia, l’azienda svolge non solo un ruolo centrale nella distribuzione di vino, liquori e altre bevande alcoliche, ma anche una funzione sociale legata alla promozione di un consumo responsabile.

Secondo Sara Norell Murberger, responsabile dell’assortimento e degli acquisti sostenibili di Systembolaget, quasi l’80 per cento dell’impatto climatico dell’azienda si genera al di fuori della propria attività diretta, in particolare nelle fasi di coltivazione, produzione, confezionamento e trasporto. È proprio per questo che una parte fondamentale del lavoro sulla sostenibilità si concentra oggi sul coinvolgimento di fornitori e produttori.

L’approccio di Systembolaget non si limita infatti agli aspetti climatici, ma abbraccia una visione più ampia della sostenibilità, che comprende anche le condizioni di lavoro nella filiera, i diritti umani, l’uso responsabile delle risorse idriche e la tutela dell’ambiente. A questo si affianca la responsabilità sociale legata al consumo consapevole di alcolici.

Uno dei risultati più significativi ottenuti negli anni riguarda la crescita dei prodotti biologici. In passato, l’azienda aveva fissato l’obiettivo che il 10 per cento delle vendite fosse rappresentato da referenze biologiche, una scelta che ha avuto effetti concreti sull’intero comparto. Oggi questa quota si colloca tra il 14 e il 15 per cento, un dato particolarmente rilevante per un operatore di tali dimensioni.

Nel proprio percorso verso una maggiore sostenibilità, Systembolaget ha individuato quattro aree prioritarie di intervento: clima, salute del suolo e biodiversità, condizioni di lavoro e diritti umani, uso responsabile dell’acqua. Per quanto riguarda il clima, l’obiettivo dichiarato è quello di dimezzare entro il 2030 l’impronta climatica dell’intera catena del valore rispetto ai livelli del 2019, con la prospettiva di raggiungere le emissioni nette zero entro il 2045. Alcuni miglioramenti sono già stati registrati, in particolare nei trasporti e negli imballaggi. Tuttavia, l’aumento dei volumi di vendita tra il 2019 e il 2026 ha inciso sulle emissioni complessive, che non sono ancora diminuite in modo significativo. È comunque diminuito l’impatto per litro venduto, un segnale positivo che conferma l’efficacia delle misure introdotte.

Per rendere il monitoraggio ancora più preciso, Systembolaget ha avviato un nuovo sistema di misurazione basato sui dati reali forniti dai produttori, superando progressivamente i modelli standardizzati utilizzati in passato. Questo consentirà di evidenziare in maniera più chiara i risultati raggiunti e di valorizzare gli sforzi compiuti lungo la filiera.

Un altro strumento ritenuto essenziale è quello delle certificazioni, considerate un mezzo concreto per promuovere standard più elevati in materia ambientale e sociale. In collaborazione con una parte terza, Systembolaget ha valutato diverse certificazioni del settore, selezionando quelle in grado di garantire un impatto realmente positivo rispetto alla produzione convenzionale. 

In questa direzione si inserisce anche la collaborazione con la piattaforma Carbon Cloud, attraverso la quale è stato sviluppato uno strumento per la raccolta di dati climatici a livello di singolo prodotto. Il sistema, denominato Product Carbon Footprint, consente di misurare l’impatto ambientale delle diverse fasi del ciclo produttivo, dalla coltivazione al trasporto.

Dopo una fase pilota, questo strumento si avvia ora verso un utilizzo più esteso. In un primo momento era stato ipotizzato di renderlo obbligatorio per l’inserimento dei prodotti nell’assortimento permanente, ma Systembolaget ha infine scelto di metterlo a disposizione dei produttori su base volontaria, con l’obiettivo di favorire una maggiore consapevolezza e incoraggiare pratiche sempre più sostenibili.

L’ambizione, in prospettiva, è duplice: da un lato offrire ai consumatori strumenti più chiari per orientare le proprie scelte, dall’altro contribuire a guidare il settore verso modelli produttivi più responsabili. In questo modo, Systembolaget conferma la volontà di esercitare un ruolo attivo non solo come distributore, ma anche come promotore di una transizione sostenibile nel mondo delle bevande.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svezia)

Ultima modifica: Mercoledì 13 Maggio 2026