Notizie mercati esteri

Giovedì 23 Luglio 2026

Il turismo in Danimarca: Record di presenze, cambiamenti e prospettive per il 2026

Anche nel 2026 la Danimarca continua a migliorare il proprio posizionamento tra le destinazioni turistiche più apprezzate del Nord Europa. Grazie alla combinazione di città moderne, patrimonio storico, paesaggi naturali e forte attenzione alla sostenibilità, la Danimarca continua a rafforzare il proprio ruolo nel turismo europeo.

Secondo Statistics Denmark e VisitDenmark, già il 2024 aveva rappresentato un anno record con 65,2 milioni di pernottamenti, il valore più alto mai registrato. I pernottamenti dei visitatori internazionali hanno raggiunto 34,2 milioni, con una crescita del 5,2% rispetto all'anno precedente, mentre quelli dei residenti danesi sono stati 30,9 milioni. La crescita è stata trainata soprattutto dal turismo internazionale: i visitatori stranieri hanno totalizzato 34,2 milioni di pernottamenti, pari a un incremento del 5,2%. Per la prima volta, i turisti stranieri hanno rappresentato oltre la metà dei pernottamenti complessivi nel Paese.

Il turismo rappresenta oggi uno dei comparti economici più importanti della Danimarca. Le strategie di VisitDenmark puntano su sostenibilità, mobilità verde e destagionalizzazione, con l'obiettivo di distribuire i flussi turistici durante tutto l'anno e ridurre l'impatto ambientale. I risultati sembrano confermare l'efficacia di questo approccio: dopo il record del 2024, anche il 2025 ha fatto registrare un nuovo massimo storico di pernottamenti, creando aspettative positive anche per la stagione estiva 2026.

La Germania rimane il principale mercato turistico estero, seguita da Norvegia, Svezia e Paesi Bassi. Cresce inoltre il numero di visitatori provenienti dagli Stati Uniti e da altri mercati extraeuropei. Copenaghen continua a rappresentare il principale polo turistico grazie a luoghi simbolo come Nyhavn, i Giardini di Tivoli e la Sirenetta, ma aumenta anche l'interesse verso Aarhus, Odense, Aalborg e Bornholm, sempre più apprezzate per il loro patrimonio culturale e naturale.

Le prospettive per l'estate 2026 sono positive. Dopo il record del 2024, anche il 2025 ha fatto registrare un nuovo massimo storico, con quasi 66 milioni di pernottamenti, sostenuti in particolare dalla crescita delle strutture alberghiere. Il settore turistico danese punta ora a mantenere questo trend attraverso investimenti nella sostenibilità, nella digitalizzazione e nella destagionalizzazione dei flussi turistici.

I cittadini danesi sono, allo stesso tempo, tra i viaggiatori più attivi d'Europa. Secondo le più recenti analisi di mercato, nel 2025 hanno effettuato circa 7,8 milioni di viaggi internazionali, con una spesa turistica all'estero superiore a 13 miliardi di dollari. L'elevato reddito disponibile, l'ottimo equilibrio tra vita privata e lavoro e la facilità di accesso ai collegamenti aerei rendono il viaggio una componente consolidata dello stile di vita danese. Le destinazioni preferite dei danesi durante l'estate sono Spagna, Italia, Grecia, Francia e Portogallo, scelte soprattutto per il clima più caldo, le spiagge e il patrimonio culturale. Nei mesi invernali, invece, molti optano per mete a lungo raggio come Thailandia, Emirati Arabi Uniti, Caraibi e Isole Canarie, alla ricerca di temperature più miti.

Tuttavia, nel 2026 le vacanze dei danesi stanno cambiando. Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, l'aumento dei costi energetici e una crescente ricerca di destinazioni considerate sicure stanno modificando le abitudini di viaggio dei cittadini danesi. Se fino a pochi anni fa mete come Egitto, Dubai, Doha o Cipro rappresentavano alcune delle destinazioni più richieste, nell'estate 2026 molti viaggiatori stanno orientando le proprie scelte verso il Mediterraneo occidentale, con l'Italia tra i principali beneficiari di questo cambiamento.

Secondo gli operatori turistici danesi, l'Italia è oggi percepita come una destinazione affidabile, facilmente raggiungibile e capace di offrire un equilibrio tra sicurezza, cultura, mare e gastronomia. Accanto alle mete tradizionali come il Lago di Garda, la Toscana e la Costiera Amalfitana, si registra un forte interesse per destinazioni meno conosciute, tra cui Bologna, Napoli e soprattutto la Calabria. Località come Tropea stanno conquistando un numero crescente di turisti danesi grazie alla loro autenticità, ai prezzi competitivi e a un turismo ancora lontano dai grandi flussi internazionali.

Questo fenomeno riflette una trasformazione più ampia delle preferenze dei viaggiatori. I danesi continuano a cercare esperienze autentiche, ma preferiscono viverle in Paesi che trasmettono stabilità e familiarità. In questo scenario, Italia e Danimarca appaiono complementari. Da un lato, la Danimarca continua ad attirare un numero crescente di visitatori internazionali grazie al suo modello di turismo sostenibile e alla qualità della vita; dall'altro, l'Italia rafforza il proprio ruolo come destinazione privilegiata dei turisti danesi, offrendo un mix unico di cultura, paesaggio, gastronomia e autenticità.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio italiana in Danimarca)

Ultima modifica: Giovedì 23 Luglio 2026
Giovedì 23 Luglio 2026

Notizie dai mercati esteri - Francia

I 5 numeri da record dell'e-commerce

Nel 2025 l’e-commerce francese ha raggiunto un nuovo record, confermando la sua crescita nonostante un contesto politico ed economico incerto, secondo i dati della Fédération de l'e-commerce et de la vente à distance (Fevad).

Il fatturato ha raggiunto 196,4 miliardi di euro, con un aumento del 7% rispetto al 2024. Dal 2019 il giro d’affari continua a crescere e rappresenta ormai il 12% del commercio al dettaglio, segno che gli acquisti online sono diventati una modalità di consumo stabilmente radicata nella vita quotidiana dei francesi.

Il comparto dei servizi rimane il principale motore della crescita, con un fatturato di 120,4 miliardi di euro e un incremento del 9% nel 2025. Le vendite online di prodotti sono invece aumentate del 4%, proseguendo la ripresa iniziata nel 2024 dopo il calo registrato nel 2022.

La crescita del fatturato è dovuta soprattutto all’aumento del numero di acquisti online, che ha raggiunto 3,2 miliardi di transazioni, l’11% in più rispetto al 2024. Allo stesso tempo, il valore medio del carrello è sceso da 68 a 62 euro, principalmente a causa della pressione sui prezzi.

Anche l’occupazione continua ad aumentare: nel settore dell’e-commerce lavorano 234.000 persone, il 9% in più rispetto all’anno precedente. È cresciuto anche il numero dei siti di vendita attivi, arrivati a 158.200, con un incremento del 7%.

L’intelligenza artificiale generativa è ormai ampiamente adottata: il 94% degli e-commerce utilizza almeno una soluzione basata su questa tecnologia, ritenuta particolarmente promettente per il marketing e la gestione delle relazioni con i clienti. Secondo Marc Lolivier, delegato generale della Fevad, l’IA sta già trasformando profondamente il settore, ridefinendo i percorsi di acquisto, le professioni e i modelli economici, motivo per cui è stata al centro della conferenza annuale della federazione svoltasi a Parigi.

Ondata di caldo: il commercio estero francese prende un colpo di freddo

L’ondata di calore sta creando nuovi bisogni e quindi un nuovo mercato: con estati che superano sempre più spesso i 35 °C, le vendite di climatizzatori sono destinate ad aumentare rapidamente. Dopo la precedente ondata di caldo del 2003, il mercato francese è già cresciuto in modo significativo: dalle poco più di 130.000 unità vendute ogni anno si è passati a oltre 500.000 nel 2007, continuando poi a espandersi. Oggi circa un quarto delle famiglie francesi, soprattutto nelle case unifamiliari, dispone di un sistema di climatizzazione, trainato in particolare dalle pompe di calore reversibili, capaci di riscaldare in inverno e raffrescare in estate.

Questo sviluppo, però, porta pochi benefici all’industria francese. Se da un lato gli installatori operano in Francia e sostengono il settore dei servizi, la componente manifatturiera è in gran parte prodotta all’estero. Asia e Stati Uniti hanno sviluppato da tempo un’industria della climatizzazione, disponendo già di capacità produttive che permettono di soddisfare rapidamente l’aumento della domanda francese. Inoltre, la crescita della richiesta è stata poco anticipata e, anche quest’anno, saranno soprattutto gli impianti produttivi esteri a rifornire i distributori francesi.

I piccoli ventilatori e climatizzatori portatili saranno quasi tutti made in China. I climatizzatori più grandi e le pompe di calore, essendo apparecchi ingombranti con costi di trasporto elevati, potrebbero invece essere prodotti più facilmente in Europa o nei Paesi limitrofi. Tuttavia, questo mercato si è dimostrato molto ciclico e fortemente dipendente dagli incentivi pubblici, spesso modificati, creando incertezza per gli investimenti. In un Paese con costi di produzione poco competitivi, è difficile puntare sull’aumento della domanda. Aziende come Atlantic, recentemente acquisita da investitori stranieri, faticano oggi ad ammortizzare gli investimenti produttivi perché la domanda dipende in larga misura dal mercato delle costruzioni, attualmente quasi fermo.

Il forte aumento delle temperature si accompagna così a un raffreddamento dell’economia: un paradosso in cui la crescita della domanda di climatizzazione non si traduce in un reale vantaggio per l’industria francese.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Marsiglia)

Ultima modifica: Giovedì 23 Luglio 2026
Giovedì 23 Luglio 2026

Il settore dei macchinari in Spagna: un 2025 di assestamento, un 2026 di ripresa ancora incerta

Dopo il super-ciclo di investimenti registrato tra il 2022 e il 2024, il settore spagnolo dei macchinari ha chiuso il 2025 con un assestamento delle vendite. Secondo il report "Flash sectorial – Maquinaria 2026" pubblicato da Solunion, il fatturato del comparto è sceso a 2.208 milioni di euro, con un calo di quasi il 5% rispetto al 2024. Il dato, secondo l'analisi, riflette il fatto che il settore non solo non ha rinnovato il proprio portafoglio ordini, ma ha continuato a operare attingendo al portafoglio accumulato negli anni precedenti.

L'esportazione resta il tratto distintivo del comparto, con un peso pari al 78,8% sulla produzione totale, e una sostanziale tenuta delle vendite estere (-0,5%). Tra i mercati di destinazione, secondo il report spiccano Stati Uniti e Germania. Negli USA, la politica di onshoring ha spinto molte aziende ad accelerare o mantenere gli investimenti in vista di un atteso aumento della produzione interna, nonostante i dazi. La Germania conserva il proprio ruolo di mercato tradizionale pur in una fase economica complessa, mentre si segnala l'ingresso dell'India, mercato dal grande potenziale ma molto competitivo. Di segno opposto la dinamica in Cina, dove il peso delle vendite è sceso dal 10% del 2024 al 6% del 2025 per effetto delle politiche di protezionismo interno, e in Messico, dove l'incertezza legata ai dazi e al rinnovo del trattato di libero scambio ha frenato gli investimenti non essenziali (dal 18% al 10%).

Sul piano della redditività, secondo quanto dichiarato da Joseba Esparza, analista crediti di Solunion España nel report, il settore è riuscito a mantenere margini stabili grazie alla stabilità dei prezzi delle materie prime (acciaio e alluminio) e all'allentamento delle tensioni nella catena di fornitura, in particolare per i componenti elettronici. La sfida principale resta invece l'assorbimento del forte incremento del costo del lavoro degli ultimi esercizi, oltre a un costo finanziario ancora elevato nonostante la moderazione dei tassi di interesse.

Una ripresa ancora incipiente nel 2026

Il portafoglio ordini chiuso nel 2025 mostra un lieve recupero rispetto all'anno precedente (+2,29%, contro il -23% del 2024), anche se il livello degli investimenti resta lontano dai valori considerati accettabili, fatta eccezione per ambiti come robotica e automazione. All'interno del settore emergono dinamiche divergenti: il sottosettore della deformazione, fortemente legato all'automotive, continua a soffrire per il rallentamento degli investimenti in questo comparto e per la concorrenza cinese; al contrario, il sottosettore dell'asportazione di truciolo, con applicazioni più diversificate, mostra una ripresa con crescite a doppia cifra, trainata da settori come aerospaziale, ferroviario ed energia.

Per quanto riguarda i mercati, il report segnala una crescita degli ordini in Spagna (+41%) mentre l'export complessivo cala (-1,65%); tuttavia l'Europa cresce del 17,5% e gli Stati Uniti del 4%, diventando il primo mercato per acquisizione di ordini (22%), mentre la Cina prosegue il proprio calo (-1,2%). Questo lieve recupero della domanda lascia prevedere, secondo Solunion, un 2026 di sostanziale stagnazione, con crescite a una sola cifra nelle vendite, anche se sarà necessario monitorare i prossimi trimestri per confermare un'eventuale ripresa più solida, considerando che l'indice PMI manifatturiero mantiene una tendenza negativa a giugno. Il report sottolinea inoltre la persistenza di un'elevata incertezza geopolitica e macroeconomica, aggravata dal conflitto in corso in Medio Oriente, che induce gli investitori ad adottare un atteggiamento attendista.

La Cina, nuovo protagonista del settore

Il report dedica un approfondimento al ruolo della Cina, che secondo i dati citati rappresenta circa il 50% del consumo mondiale di macchina utensile e altrettanto della produzione globale. Il governo cinese ha promosso lo sviluppo di produttori nazionali, riducendo la dipendenza dalla tecnologia occidentale, e una moneta svalutata unito a un'inflazione più contenuta rispetto all'Europa conferisce un vantaggio competitivo ai produttori asiatici, soprattutto nei segmenti definibili come "commodity". Questa dinamica, secondo Solunion, sta spingendo i produttori europei a riposizionarsi verso nicchie ad alto valore aggiunto, con elevata specializzazione, in settori come aerospaziale e difesa.

Insolvenze e morosità in miglioramento

Sul fronte delle insolvenze, il 2025 si è chiuso con 109 concorsi di creditori nel settore, in calo del -37% rispetto al 2024, pur restando lontano dai minimi del 2020. Il miglioramento è attribuito, secondo il report, alla distensione dei tassi di interesse e alla resilienza finanziaria delle imprese del comparto. Per il 2026 Solunion prevede una stabilizzazione delle insolvenze su livelli simili a quelli del 2025. Anche la morosità mostra un andamento migliore rispetto alla media nazionale, pur restando sotto osservazione, con un comportamento differenziato tra la componente manifatturiera, più esposta, e quella di intermediazione (trading), più stabile.

Fonte: "Flash sectorial – Maquinaria 2026", Solunion, giugno 2026. Analisi a cura di Joseba Esparza, Analista di Credito di Solunion España.

(Contributo editorisle a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna)

Ultima modifica: Giovedì 23 Luglio 2026
Giovedì 23 Luglio 2026

Il Settore Aerospaziale in Ontario: Struttura del Mercato e Opportunità di Collaborazione

L’industria aerospaziale canadese si colloca tra i comparti più rilevanti a livello globale, con un contributo diretto e indiretto al PIL nazionale che nel 2025 ha superato i 34,2 miliardi di CAD e una forza lavoro complessiva di oltre 225.000 addetti. In questo contesto, la provincia dell’Ontario si consolida come un nodo cruciale sia per le attività manifatturiere sia per il comparto dei servizi manutentivi, grazie a una fitta rete industriale integrata con la catena di fornitura nordamericana.

Il report realizzato dalla Camera di Commercio Italiana dell'Ontario Canada (ICCO Canada), offre un quadro analitico e documentato sul posizionamento competitivo della regione e sulle dinamiche industriali in atto.

Aree Tematiche Trattate nel Report

  • Indicatori Macroeconomici e Flussi Commerciali: Analisi di un comparto fortemente orientato all'esportazione (oltre 19 miliardi di CAD annui), con l'80% della produzione destinato all'aviazione civile e il 20% all'ambito della difesa. Viene esaminata la progressiva diversificazione dei flussi commerciali verso i mercati europeo e asiatico.
  • La Rilevanza del Segmento MRO: Focus sulla crescita costante dei servizi di manutenzione, riparazione e revisione (MRO), che rappresentano ormai il 31% dell'intera industria aerospaziale e trovano nell'Ontario un polo d'eccellenza operativo e infrastrutturale.
  • Innovazione e Ricerca Applicata: Approfondimento sugli investimenti in R&S, che nel comparto manifatturiero hanno superato gli 1,2 miliardi di CAD nel 2024, con un'intensità di investimento pari a 2,8 volte la media del settore manifatturiero canadese. Presentazione di ecosistemi collaborativi come il distretto di innovazione DAIR (Downsview Aerospace Innovation & Research) di Toronto.
  • Presenza Industriale e Cluster Territoriali: Mappatura dei principali agglomerati industriali di Toronto, Hamilton e Ottawa, caratterizzati dalla presenza di player internazionali (tra cui Boeing, Airbus, Bombardier, Collins Aerospace, L3Harris Technologies e Magellan Aerospace) e da un network strutturato di fornitori Tier 1 e Tier 2.
  • Quadro degli Incentivi e Politiche Energetiche: Rassegna degli strumenti pubblici a supporto degli investimenti industriali, tra cui il programma Strategic Innovation Fund (SIF), il supporto alle PMI tramite NRC-IRAP e il credito d'imposta per la ricerca SR&ED. Viene inoltre illustrato il quadro di stabilità dei costi energetici delineato dall'Integrated Energy Plan provinciale del 2025.

Il documento fornisce dati di supporto decisionale per imprese della filiera aerospaziale (componentistica avanzata, avionica, sistemi di difesa, servizi MRO), istituti di ricerca e investitori interessati a valutare collaborazioni tecnologiche, commerciali o insediamenti industriali nella provincia dell'Ontario.

Scarica l'analisi completa.

Ultima modifica: Giovedì 23 Luglio 2026
Giovedì 16 Luglio 2026

Il settore delle piastrelle spagnolo registra risultati in miglioramento, ma non ancora ai livelli del 2022

Il settore delle piastrelle spagnolo ha chiuso il 2025 con una moderata ripresa dell’attività, trainata da un miglioramento della produzione, dell’occupazione e, in particolare, della redditività aziendale. Tuttavia, le prospettive per il 2026 continuano a essere influenzate dall’aumento dei costi energetici, dalle tensioni geopolitiche e dal previsto incremento dei fallimenti aziendali.

È quanto emerge dal rapporto Flash Settoriale – Giugno 2026 redatto da Solunion, che analizza la recente evoluzione di uno dei settori più internazionalizzati dell’economia spagnola.

Secondo lo studio, il fatturato del settore ha raggiunto i 4.834 milioni di euro nel 2025, il che rappresenta un aumento dell’1% rispetto all’esercizio precedente, sebbene rimanga ancora lontano dagli oltre 5.500 milioni registrati nel 2022. Le esportazioni, principale motore dell’industria ceramica spagnola, sono cresciute appena dello 0,2%, riflettendo la debolezza di alcuni dei suoi mercati tradizionali.

I nuovi mercati compensano il rallentamento negli Stati Uniti e in Europa

Il rapporto evidenzia un cambiamento significativo nella geografia delle esportazioni del settore. Mentre mercati chiave come gli Stati Uniti, la Francia e l’Italia hanno registrato un calo degli acquisti di piastrelle spagnole, altre destinazioni come Israele, il Marocco e il Portogallo hanno registrato crescite rispettivamente del 17,1%, del 13,2% e del 6,4%, contribuendo a sostenere il volume delle esportazioni.

Questa diversificazione dei mercati sta consentendo al settore di compensare parzialmente la minore domanda proveniente da alcuni dei suoi principali clienti internazionali.

Miglioramento della produzione e dell’occupazione

La produzione è aumentata del 2,7% nel 2025, raggiungendo i 427 milioni di metri quadrati, proseguendo la ripresa iniziata nel 2024, sebbene sia ancora lontana dagli oltre 500 milioni di metri quadrati prodotti prima della pandemia.

Anche l’occupazione ha registrato un andamento positivo, con una crescita dell’1,4%, attestandosi a 15.939 lavoratori. Tuttavia, il rapporto mette in guardia sul progressivo invecchiamento della forza lavoro, la cui età media raggiunge ormai i 46 anni, il che potrebbe rendere difficile il ricambio generazionale nei prossimi anni.

La redditività torna a livelli storici

Uno dei dati più positivi dello studio è la ripresa della redditività aziendale. Solunion stima che l’EBITDA medio delle principali aziende del settore supererà nel 2025 la media degli ultimi quattro anni, trainato principalmente dalla riduzione dei costi energetici rispetto ai massimi registrati dopo la crisi del 2022.

Inoltre, il miglioramento dell’efficienza energetica, gli aiuti pubblici alla cogenerazione e i fondi europei destinati alla transizione energetica hanno contribuito a rafforzare la competitività delle aziende produttrici di piastrelle.

Energia, geopolitica e concorrenza indiana: le grandi sfide del 2026

Nonostante il miglioramento di alcuni indicatori, il settore affronta il 2026 con importanti sfide.

Il conflitto in Medio Oriente ha provocato un aumento fino al 70% del prezzo del gas, nonché un incremento superiore all’11% dei costi di trasporto marittimo e difficoltà derivanti dal blocco di determinate rotte commerciali.

A ciò si aggiungono le restrizioni commerciali in alcuni mercati strategici e la crescente concorrenza dell’industria ceramica indiana, i cui costi di produzione e prezzi di vendita continuano a essere significativamente inferiori a quelli europei.

Il settore delle piastrelle dovrà inoltre affrontare ingenti investimenti legati alla progressiva riduzione delle quote gratuite di emissione di CO₂, procedendo verso l’elettrificazione dei forni e il miglioramento dell’efficienza energetica dei processi produttivi.

Aumentano i casi di insolvenza e i rischi di mancato pagamento

Un altro aspetto che preoccupa le aziende è il deterioramento di alcuni indicatori finanziari.

Sebbene il numero di insolvenze sia sceso del 16,2% nel 2025, Solunion rileva un significativo rialzo nei primi mesi del 2026. L’assicuratore stima che le procedure concorsuali potrebbero aumentare tra il 15% e il 20% quest’anno, fino a tornare a livelli simili a quelli registrati nel 2024.

Allo stesso modo, l’indice di sinistralità mostra una nuova tendenza al rialzo dei casi di mancato pagamento nei primi mesi dell’esercizio. Secondo il rapporto, la probabilità che una vendita effettuata da un’azienda del settore si traduca in un mancato pagamento è attualmente superiore del 58% alla media nazionale.

Nonostante questo scenario, Solunion ritiene che il settore delle piastrelle spagnolo stia affrontando una fase di stabilizzazione, sostenuta dalla graduale ripresa di mercati come la Francia e il Regno Unito e dalla crescente diversificazione delle sue destinazioni internazionali.

(Contributo editorisle a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna)

Ultima modifica: Giovedì 16 Luglio 2026
Giovedì 16 Luglio 2026

Frontalieri Svizzera: la sede del datore di lavoro fuori dalla zona di confine non fa perdere le agevolazioni fiscali

Un chiarimento atteso da tempo da numerosi lavoratori transfrontalieri. Con la risposta all'interpello n. 126/E del 22 giugno 2026, l'Agenzia delle Entrate ha stabilito che la sede del datore di lavoro situata fuori dall'area di frontiera italiana non compromette l'accesso al regime fiscale agevolato previsto dall'Accordo italo-svizzero sui frontalieri, a condizione che la prestazione lavorativa venga effettivamente svolta nelle regioni di confine e che il datore sia fiscalmente residente in Italia.

Il caso che ha portato al chiarimento riguarda una lavoratrice fiscalmente residente in un comune di confine del Canton Ticino, impiegata come informatrice farmaceutica per un'azienda con sede legale in Veneto — una regione che non rientra tra quelle definite "di frontiera" dall'Accordo del 2020 — ma che svolge la propria attività interamente in territorio lombardo. Una figura di "frontaliera al contrario", rientrante nel campo di applicazione del nuovo Accordo Italia-Svizzera del 23 dicembre 2020, in vigore dal 2023 e applicabile dal 1° gennaio 2024, che ha esteso la normativa anche ai residenti svizzeri che lavorano in Italia, e non più soltanto ai residenti italiani occupati oltre confine.

Il dubbio nasceva dal fatto che l'area di frontiera italiana, secondo la definizione dell'Accordo, comprende solo Lombardia, Piemonte, Valle d'Aosta e la Provincia Autonoma di Bolzano — il Veneto ne è quindi escluso. L'Agenzia delle Entrate ha però chiarito che la norma richiede il rispetto del vincolo geografico esclusivamente per il luogo in cui viene svolta la prestazione lavorativa, e non per l'ubicazione della sede del datore: per quest'ultimo è infatti sufficiente la residenza fiscale in Italia, indipendentemente da dove si trovi la sua sede operativa.

La distinzione non è di poco conto sul piano economico. Il regime previsto dall'Accordo del 2020 prevede infatti un'imposizione alla fonte con un'aliquota che non può superare l'80% di quella ordinariamente dovuta da un residente italiano a parità di reddito, con eliminazione della doppia imposizione tramite credito d'imposta nel Paese di residenza. Se la sede del datore fosse risultata determinante per l'applicazione del regime, i lavoratori in situazioni analoghe si sarebbero visti negare questo trattamento di favore, con un aggravio fiscale potenzialmente rilevante.

Il principio chiarito dall'Agenzia ha una portata che va oltre il singolo caso esaminato: le imprese italiane con sede fuori dalle regioni di confine possono quindi impiegare lavoratori residenti in Svizzera che operano fisicamente in Lombardia, Piemonte, Valle d'Aosta o nella Provincia di Bolzano, senza che questo faccia perdere ai dipendenti il diritto al regime fiscale frontaliero, a condizione che l'attività lavorativa sia svolta integralmente nell'area di confine prevista dall'Accordo.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera)

Ultima modifica: Giovedì 16 Luglio 2026
Giovedì 16 Luglio 2026

MSD diventa il primo contribuente della Svizzera: 1,8 miliardi di franchi nelle casse federali

Un nome meno noto al grande pubblico rispetto a colossi come Roche o Novartis, ma che nel 2025 è diventato il principale contribuente fiscale del Paese: si tratta di MSD, la filiale svizzera della multinazionale farmaceutica statunitense Merck Sharp & Dohme, con sede a Lucerna. Lo scorso anno l'azienda ha versato 1,8 miliardi di franchi di imposte, una cifra che ha contribuito in modo determinante a migliorare le prospettive finanziarie della Confederazione, al punto che le stime sulle entrate federali sono state recentemente corrette al rialzo di un miliardo rispetto a pochi mesi prima.

Gran parte degli utili di MSD deriva da Keytruda, un anticorpo monoclonale impiegato nel trattamento di diversi tipi di tumore. Sebbene il farmaco sia stato sviluppato nei Paesi Bassi, la struttura internazionale del gruppo e la registrazione dei relativi brevetti in Svizzera fanno confluire nel Paese una parte rilevante dei profitti generati a livello globale. Secondo quanto ricostruito da alcuni media svizzeri, il meccanismo si spiegherebbe anche grazie a dispositivi fiscali introdotti durante la prima amministrazione Trump e a condizioni fiscali di favore concesse dal Canton Lucerna, dettagli che però restano coperti dal segreto fiscale e non hanno conferme ufficiali.

Il presidente del consiglio d'amministrazione di MSD, Franz Eschrich, ha tenuto a precisare che la scelta della Svizzera non si fonda solo su ragioni fiscali, ma anche sulla disponibilità di spazi adeguati, personale qualificato e un dialogo costruttivo con le autorità locali. L'azienda, presente in Svizzera da oltre settant'anni, conta oggi circa mille dipendenti nel Paese, una piccola parte dei 75.000 a livello mondiale.

Le entrate generate da MSD hanno avuto ripercussioni significative anche sui conti del Canton Lucerna, che in pochi anni è passato da una situazione di deficit a una di surplus, riuscendo al contempo ad abbassare l'aliquota fiscale sugli utili societari fino a renderla la più bassa di tutta la Svizzera.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera)

Ultima modifica: Giovedì 16 Luglio 2026
Giovedì 16 Luglio 2026

La Spagna acquista importanza nel turismo internazionale grazie al treno e all’intelligenza artificiale

Barcellona e Madrid figurano tra le cinque destinazioni internazionali con la maggiore crescita della capacità aerea per l’estate del 2026, secondo le conclusioni del rapporto Travel Report 2026 redatto dal Mastercard Economics Institute (MEI). Lo studio colloca entrambe le città tra le principali beneficiarie dell’aumento globale della connettività aerea internazionale, in un contesto in cui l’Europa continua a consolidarsi come uno dei grandi motori del turismo mondiale.

L’analisi, elaborata sulla base di dati aggregati e anonimi relativi alle transazioni e provenienti da diverse fonti del settore, evidenzia che la domanda turistica mantiene un’elevata capacità di adattamento nonostante fattori quali l’incertezza geopolitica, la volatilità delle valute o l’aumento dei costi di trasporto.

Nella classifica delle città con la maggiore crescita su base annua dei posti a sedere programmati per i voli internazionali durante il periodo estivo, Parigi è in testa, seguita da Amsterdam, Bruxelles, Barcellona e Madrid.

Il treno acquista importanza nei viaggi europei

Il rapporto individua inoltre una crescente preferenza per il treno come alternativa sostenibile al trasporto aereo sulle tratte a breve e media distanza. La Spagna è in testa a questa tendenza in Europa.
I viaggiatori spagnoli destinano il 2,7% del loro budget totale di viaggio al treno, la percentuale più alta del continente, davanti a Paesi Bassi, Regno Unito e Belgio.

La tendenza si estende anche al segmento dei treni turistici e di lusso, dove la Spagna figura tra i principali mercati di provenienza dei viaggiatori interessati a questo tipo di esperienze.

L’intelligenza artificiale trasforma la scelta delle destinazioni

Un’altra delle tendenze evidenziate dallo studio è la crescente influenza degli strumenti di intelligenza artificiale nella pianificazione dei viaggi.

Secondo Mastercard, gli utenti che utilizzano assistenti basati sull’IA per cercare destinazioni mostrano una maggiore propensione verso luoghi meno affollati e con un’offerta più autentica. In questo contesto, Conil de la Frontera (Cadice) emerge come la destinazione balneare più raccomandata a livello mondiale da questo tipo di strumenti.

Il rapporto indica inoltre altre destinazioni spagnole che stanno guadagnando visibilità tra questi viaggiatori digitali, come Cadice, i quartieri granadini dell’Albaicín e del Sacromonte, Ciutadella di Minorca, Palamós, Castellón de la Plana o Sant Antoni de Portmany, a Ibiza.

Nuovi poli del turismo d’affari

In ambito aziendale, lo studio rileva una riconfigurazione dei flussi internazionali dei viaggi d’affari.

Abu Dhabi si posiziona come il principale hub mondiale per gli spostamenti aziendali, trainato dalla strategia degli Emirati Arabi Uniti volta a consolidarsi come centro internazionale d’affari. Parallelamente, l’India rafforza il proprio ruolo globale collocando quattro delle sue città tra le prime venti destinazioni aziendali del mondo.

Secondo Natalia Lechmanova, capo economista per l’Europa del Mastercard Economics Institute, la caratteristica principale dell’attuale mercato turistico è la capacità di adattamento sia dei viaggiatori che delle aziende.

«La chiave di quest’anno è l’adattabilità: i viaggiatori utilizzano sempre più la tecnologia per ottimizzare i costi e personalizzare le proprie esperienze, mentre le aziende adeguano le loro strategie di mobilità a un contesto economico più complesso», sottolinea l’esperta.

Le conclusioni del rapporto indicano un settore turistico sempre più influenzato dalla tecnologia, dalla sostenibilità e dalla ricerca di esperienze distintive, fattori che segneranno l’evoluzione dei viaggi internazionali nei prossimi anni.

(Contributo editorisle a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna)

 

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Giovedì 16 Luglio 2026

In Francia, l’Insee segnala un deterioramento continuo e preoccupante del mercato del lavoro

Secondo i dati pubblicati dall’Insee il 23 giugno 2026, il clima economico in Francia rimane debole nel mese di giugno e il mercato del lavoro continua a deteriorarsi, raggiungendo livelli che non si vedevano da oltre un decennio. L’istituto statistico evidenzia come l’economia francese stia subendo gli effetti dell’aumento dei prezzi dell’energia provocato dal conflitto in Medio Oriente. Sebbene i negoziati tra Stati Uniti e Iran abbiano registrato alcuni progressi, l’impatto di questo shock energetico continua a pesare sulle prospettive economiche del Paese.

L’indicatore sintetico del clima degli affari è aumentato di 1 punto, passando a 94, ma questo lieve recupero non modifica il quadro generale. L’indice è infatti in calo quasi continuo dal massimo raggiunto nel febbraio 2022, quando si attestava a 114,2 punti. Inoltre, il miglioramento non è uniforme tra i settori: il commercio al dettaglio e il settore della riparazione automobilistica mostrano segnali positivi, mentre nei servizi il clima resta debole e sia l’industria sia l’edilizia registrano un ulteriore peggioramento.

L’aspetto più critico riguarda però l’occupazione. A giugno 2026, l’indicatore sintetico del clima dell’occupazione è diminuito per il terzo mese consecutivo, scendendo a 89 punti. Secondo l’Insee, si tratta del livello più basso dal giugno 2013, escludendo il periodo eccezionale della pandemia. Il deterioramento del mercato del lavoro si inserisce in un contesto già fragile: il tasso di disoccupazione è tornato sopra l’8% e le intenzioni di assunzione delle imprese risultano deboli, come confermato dall’ultimo barometro trimestrale di Manpower.

Nel dettaglio, il peggioramento dell’indicatore occupazionale è dovuto soprattutto alla forte diminuzione dei saldi relativi agli organici passati e previsti nel settore dei servizi, compreso il lavoro interinale. Anche nel commercio al dettaglio questi indicatori mostrano un marcato deterioramento. Nell’edilizia, invece, la situazione appare sostanzialmente stabile: la riduzione degli occupati registrata in passato è compensata da previsioni di occupazione stabili per i prossimi mesi. L’industria rappresenta l’unica eccezione relativamente positiva, poiché le opinioni degli imprenditori sulle future evoluzioni dell’occupazione mostrano un rimbalzo.

Questi dati rafforzano le preoccupazioni sulle prospettive dell’economia francese. La Banque de France prevede infatti una crescita limitata allo 0,5% nel 2026, ben al di sotto dello 0,9% atteso in primavera prima dell’esplosione del conflitto in Medio Oriente. In sintesi, nonostante il lieve miglioramento dell’indicatore generale del clima degli affari, l’economia francese continua a mostrare segnali di debolezza e il deterioramento del mercato del lavoro rappresenta il principale elemento di preoccupazione.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Marsiglia)

Ultima modifica: Giovedì 16 Luglio 2026
Giovedì 16 Luglio 2026

Il tour operator Selectour punta sull'intelligenza artificiale per reinventare la relazione con il cliente

Nonostante le incertezze economiche e geopolitiche che interessano il settore turistico, Selectour prosegue la propria trasformazione digitale facendo dell’intelligenza artificiale uno strumento per migliorare la relazione con il cliente, senza mettere in discussione il ruolo centrale del consulente umano.

Fondata nel 1971, la cooperativa riunisce oggi circa 1.000 agenzie di viaggio indipendenti, con 4.000 collaboratori distribuiti in oltre 600 città della Francia metropolitana e d’oltremare. La strategia del gruppo si basa sulla convinzione che, anche quando il percorso di acquisto inizia online, il cliente debba poter beneficiare dell’accompagnamento di un consulente specializzato.

Questo approccio riguarda anche l’attività B2B dedicata ai viaggi d’affari, che rappresenta circa il 60% del volume d’affari della cooperativa, pari a 1,6 miliardi di euro nel 2025. Per sostenere questa evoluzione, Selectour investe da diversi anni nella raccolta, strutturazione e valorizzazione dei dati dei clienti attraverso un database unificato, che consente di personalizzare maggiormente le interazioni commerciali e le campagne di marketing.

L’utilizzo dell’intelligenza artificiale è già concreto in diversi ambiti operativi: ottimizzazione delle campagne di e-mail marketing, miglioramento del targeting pubblicitario e automazione di alcune raccomandazioni. Anche le campagne sulle piattaforme digitali sono sempre più gestite dagli algoritmi dei grandi operatori tecnologici, capaci di identificare autonomamente i pubblici di riferimento e di allocare gli investimenti pubblicitari in modo più efficace.

Nel dicembre 2025 il gruppo ha compiuto un ulteriore passo avanti con il lancio di un assistente conversazionale su tutte le sue piattaforme digitali: Selectour.com, Selectour-affaires.com e oltre 300 siti web delle agenzie affiliate. Lo strumento permette agli utenti di preparare e prenotare un viaggio esprimendo esigenze, desideri e vincoli attraverso una conversazione naturale, senza dover necessariamente utilizzare menu o filtri tradizionali.

L’assistente è in grado di rispondere a domande relative al periodo migliore per partire, alle destinazioni più adatte per una vacanza in famiglia o a suggerimenti personalizzati basati sul budget e sulle preferenze del cliente. Le risposte si fondano sia sul catalogo prodotti sia sull’esperienza maturata dalla rete di agenzie. Una volta qualificata la richiesta, il sistema indirizza automaticamente il cliente verso l’agenzia o il consulente più adatto.

Parallelamente, Selectour si prepara allo sviluppo di nuovi utilizzi transazionali degli agenti IA e all’evoluzione dei motori di ricerca conversazionali. In quest’ottica sta lavorando sul GEO (Generative Engine Optimization), ovvero l’ottimizzazione della presenza sui motori basati sull’intelligenza artificiale generativa. L’obiettivo è sfruttare dati e IA per offrire un’esperienza più fluida, personalizzata ed efficiente, mantenendo il controllo sugli utilizzi della tecnologia e garantendo la protezione dei dati, mentre il consulente umano continua a rappresentare il punto di riferimento della relazione con il cliente.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Marsiglia)

Ultima modifica: Giovedì 16 Luglio 2026