Domenica 24 Maggio 2026
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Lo scorso 10 febbraio, il governo e le organizzazioni sindacali hanno firmato un accordo per promuovere la riforma della legge sulla prevenzione dei rischi sul lavoro, con l'obiettivo di adeguare il quadro normativo alle nuove realtà del mondo del lavoro.
Sebbene la riforma debba ancora seguire il suo iter normativo, l'accordo traccia già le linee principali dell'aggiornamento della normativa in materia di prevenzione, incorporando aspetti che finora non erano sufficientemente sviluppati.
Di seguito i punti forndamentali che riguardano la modifica:
Una prevenzione più adeguata alla realtà delle aziende
Questo accordo mira a modernizzare una legge in vigore da oltre 25 anni, adattandola ai nuovi modelli di lavoro, alla digitalizzazione e alle attuali sfide in materia di benessere sul lavoro. Questi progressi rappresentano un ulteriore passo avanti verso modelli di prevenzione più adeguati alla realtà lavorativa attuale, in cui il benessere, la salute mentale e l'uguaglianza assumono un ruolo sempre più rilevante all'interno delle organizzazioni. Integrare queste dimensioni nella gestione preventiva non solo contribuisce a proteggere i lavoratori, ma ha anche un impatto diretto sulla riduzione dell'assenteismo, sul miglioramento del clima lavorativo e sul rafforzamento della cultura aziendale. L'adeguamento a questi cambiamenti richiederà la revisione delle politiche interne, dei protocolli e delle misure preventive all'interno delle aziende che operano in Spagna per garantire che siano in linea con il nuovo approccio normativo.
(Contributo editorisle a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna)
Dopo oltre venticinque anni di negoziati, l’accordo di associazione tra Mercosur e Unione Europea si avvia verso una fase decisiva, aprendo un mercato integrato che coinvolge centinaia di milioni di consumatori e uno dei più grandi spazi economici del pianeta. Per il Brasile, e in particolare per il Nordest, il trattato rappresenta molto più di una riduzione tariffaria: è la possibilità di ridefinire il proprio ruolo nelle catene globali del valore, valorizzando energia, agroindustria e logistica in una prospettiva di lungo periodo.
Negli ultimi anni la regione nordorientale ha vissuto una trasformazione silenziosa ma profonda. Tradizionalmente associata a indicatori sociali fragili, oggi si presenta come uno dei territori con maggiore potenziale di crescita del Paese, soprattutto grazie alla combinazione di risorse naturali, posizione geografica strategica e nuovi investimenti infrastrutturali. Secondo analisti economici, l’accordo con l’Europa può accelerare questa traiettoria, favorendo l’integrazione del Nordest nelle rotte commerciali transatlantiche e creando condizioni più favorevoli per l’export di prodotti agricoli, energia e biocombustibili.
Uno dei settori che potrebbe beneficiare maggiormente è quello della transizione energetica. Il Nordest concentra gran parte della produzione eolica e solare del Brasile e dispone di condizioni climatiche ideali per lo sviluppo di nuove filiere legate all’idrogeno verde, ai combustibili sostenibili e ai minerali strategici per la decarbonizzazione. In questo contesto, la crescente domanda europea di energia pulita e di materie prime critiche rende la regione un partner naturale, soprattutto se il quadro regolatorio diventa più prevedibile grazie al trattato commerciale.
L’impatto potenziale non riguarda solo l’energia. L’accordo può rafforzare la competitività di settori storici dell’economia nordestina, come zucchero, etanolo e altri biocarburanti, che già oggi trovano nell’Europa uno dei principali mercati di destinazione. La progressiva riduzione delle tariffe e l’armonizzazione delle regole commerciali potrebbero rendere queste esportazioni più stabili e attrattive per gli investitori, stimolando nuovi progetti industriali e logistici lungo la costa atlantica brasiliana.
Anche l’agroindustria vede nel trattato una possibilità di crescita, ma con condizioni più selettive rispetto al passato. L’accesso al mercato europeo, infatti, richiede standard elevati in termini di qualità, sostenibilità e tracciabilità, favorendo le imprese già integrate nelle filiere internazionali e penalizzando quelle meno strutturate. In prospettiva, ciò potrebbe accelerare un processo di modernizzazione produttiva, spingendo il settore verso modelli più efficienti e compatibili con le normative ambientali europee.
Oltre agli effetti diretti sul commercio, il trattato ha un significato geopolitico più ampio. L’Europa cerca forniture sicure di energia, minerali e prodotti agricoli in un contesto globale sempre più competitivo, mentre il Mercosur ha bisogno di capitali, tecnologia e accesso ai mercati. In questo equilibrio, il Nordest brasiliano emerge come uno spazio di convergenza, capace di offrire risorse naturali, infrastrutture portuali e prossimità geografica alle rotte verso il Vecchio Continente.
Naturalmente, i benefici non saranno automatici. L’implementazione dell’accordo richiederà anni, ratifiche parlamentari e adattamenti normativi, e non mancano resistenze politiche sia in Europa sia in Sud America. Tuttavia, la direzione appare chiara: l’apertura commerciale tende a premiare le regioni più dinamiche e meglio integrate nei flussi globali, e il Nordest brasiliano sembra oggi più preparato di quanto lo sia mai stato in passato.
Se le promesse del trattato si tradurranno in investimenti concreti, la regione potrebbe passare da periferia economica a piattaforma strategica dell’Atlantico meridionale. In un mondo in cui energia pulita, sicurezza alimentare e logistica sostenibile diventano fattori decisivi, il Nordest ha tutte le carte per trasformare un accordo commerciale in un vero progetto di sviluppo.
Fonti: ne9.com.br;Movimento Econômico; Governo do Brasil.
(Contenuto editoriale a cura della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria di Rio de Janeiro)
Il 2024 ha confermato il sorpasso dell’Italia sulla Croazia nei viaggi dei turisti cechi all’estero. Lo indicano i dati diffusi recentemente dall’Ufficio di Statistica Ceco.
Secondo l’Ufficio di Statistica, il Paese estero più visitato dai cechi è stata la Slovacchia, con l’Italia al secondo posto. L’Italia detiene tuttavia il primato per i viaggi con almeno quattro pernottamenti. I cechi hanno effettuato nel 2024 in Italia circa sei milioni di pernottamenti, con un aumento di circa un terzo rispetto al 2023.
Lo indicano i dati dell’Ufficio di Statistica Ceco.
Già in gennaio il tasso era diminuito in maniera rilevante all’1,6% per effetto dei cambiamenti del pagamento del contributo alle fonti rinnovabili. In febbraio il tasso annuo è sceso ulteriormente all’1,4% sorprendendo gli analisti, che attendevano una stabilità ai livelli di gennaio. Praticamente fermi sono i prezzi nel comparto e un vistoso calo è registrato per le energie.
Lo indicano i dati dell’Ufficio di Statistica Ceco
Lo scorso anno il salario medio lordo è aumentato a 49.215 corone ceche al mese. L’incremento al netto dell’inflazione è stato del 4,6%. Nell’industria manifatturiera l’incremento annuo è stato del 6,6% a 48.002 corone ceche al mese. La dinamica di crescita è stata più forte nell’edilizia e nelle professioni scientifiche con incrementi di oltre il dieci percento. Aumenti più contenuti intorno al cinque percento sono stati invece registrati nella sanità o nel settore finanziario.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)
Negli ultimi anni la Polonia è passata da mercato “emergente” a economia matura dell’Europa centro‑orientale, con un deciso aumento del PIL pro capite, dei salari reali e del potere d’acquisto delle famiglie. Questo si riflette direttamente nei consumi alimentari: i polacchi escono più spesso a mangiare fuori, ordinano più delivery e sono molto più disposti rispetto al passato a pagare un sovrapprezzo per la qualità, l’esperienza e l’autenticità del prodotto. La cucina italiana è stabilmente ai vertici delle preferenze, seconda solo a quella tradizionale polacca, ed è percepita come sinonimo di gusto, convivialità e di qualità.
Per le imprese italiane del Food & Beverage, la Polonia non è più un mercato di nicchia ma un vero e proprio “secondo mercato interno” potenziale, dove l’Italia è già forte in molte categorie e può crescere ancora sia sugli scaffali della distribuzione, nella ristorazione e nel fuori casa.
I principali report sul mercato HoReCa polacco evidenziano che il valore del settore è cresciuto di circa il 9% nominale nel 2024, con crescita anche in termini reali grazie al rallentamento dell’inflazione e alla ripresa dei redditi disponibili. Il numero di punti gastronomici ha superato i 100.000 nel 2025, con una forte dinamica di apertura di nuovi locali, soprattutto ristoranti tradizionali, format fast casual e food truck.
Il consumo fuori casa è ormai un’abitudine consolidata: oltre il 70–75% dei polacchi dichiara di aver mangiato o bevuto fuori casa in ristoranti, bar o altri locali nell’ultimo anno, con una quota crescente che ordina anche piatti a domicilio. La maggioranza spende tra 50 e 100 PLN per persona a visita (circa 11–23 euro a seconda del cambio), e la scelta del locale è guidata anzitutto dalla qualità percepita dei piatti, dal tipo di cucina e dall’atmosfera, con il prezzo che resta importante ma un po’ meno dominante rispetto agli anni di inflazione più alta.
In questo contesto, i report di settore segnalano un’evoluzione chiara: meno “ristorazione di necessità”, più ricerca di esperienze gastronomiche complete, carte stagionali, ingredienti migliori, storie da raccontare in sala. I clienti sono più informati, più consapevoli, più esigenti, ma anche più curiosi, soprattutto nelle grandi città come Varsavia, Cracovia, Breslavia o la “Trójmiasto” (Danzica–Sopot–Gdynia).
L’analisi dettagliata delle importazioni polacche mostra che l’Italia è già tra i primi cinque fornitori in oltre cinquanta categorie dell’agroalimentare, e spesso occupa il primo posto. Questo è un segnale molto forte: il mercato “conosce” già l’offerta italiana e ha dimostrato di volerla acquistare.
Fra le categorie più importanti per valore e quota di mercato, emergono:
Accanto a questi “big player” ci sono altre categorie in cui l’Italia eccelle, ad esempio nel comparto ortofrutta: oltre all’uva, le sottocategorie relative a verdure fresche e “insalaterie” (ad esempio lattughe e cicorie, carote e radici, altre verdure fresche) vedono la presenza italiana nei primi posti, intercettando la domanda di prodotti freschi di qualità per il retail e per il segmento HoReCa. Anche per quanto riguarda le preparazioni alimentari non altrove specificate, che include snack, piatti pronti e prodotti funzionali, l'Italia detiene una solida posizione al terzo posto con oltre 94 milioni di euro e il 9% di quota di mercato.
Nel paniere dei cereali, il riso è un’altra categoria in cui l’import polacco guarda con crescente attenzione a fornitori specializzati, e il prodotto italiano - soprattutto per segmenti come gastronomia e ristorazione – trova una collocazione naturale in termini di posizionamento premium.
In sintesi, i dati indicano con chiarezza che la Polonia è già uno sbocco importante per molti prodotti chiave del Made in Italy alimentare e che, in diversi casi, l’Italia è il primo fornitore estero o comunque stabilmente tra i primi tre.
Per un azienda italiana interessata al mercato polacco, questi elementi si traducono in alcune indicazioni operative.
In primo luogo, il livello di reddito e la disponibilità a spendere per prodotti di qualità sono oggi significativamente più elevati rispetto a dieci o quindici anni fa; molti consumatori considerano i prodotti italiani come benchmark di qualità e sono abituati a vederli sugli scaffali e nei menu. Questo rende più facile il lavoro di educazione del mercato, ma aumenta l’esigenza di distinguersi in termini di autenticità, storytelling, denominazioni protette e coerenza di prezzo rispetto al valore percepito.
In secondo luogo, la struttura del mercato HoReCa offre diversi canali di ingresso: ristoranti italiani indipendenti, catene casual dining, catene di pizza al taglio o napoletana contemporanea, wine bar ed enoteche con cucina, concept store misti retail/degustazione, oltre ai grandi operatori di distribuzione che riforniscono hotel, ristorazione aziendale, catering e food service organizzato. I rapporti di settore sottolineano come i ristoranti italiani – quando autentici, coerenti e ben posizionati – siano percepiti sia come luoghi di esperienza sia come “vetrina” permanente dei prodotti italiani, in grado di influenzare anche le scelte di acquisto nel retail.
In terzo luogo, la digitalizzazione del consumo (prenotazioni online, app di delivery, sistemi di pagamento cashless, programmi fedeltà digitali) permette di misurare molto meglio domanda, feedback e marginalità; molte catene e ristoranti avanzati usano già sistemi di cassa e gestione dati per ottimizzare menu, porzioni, rotazione tavoli e mix di prodotti. Per un produttore italiano, questo significa che un distributore o un partner ben strutturato può offrire numeri concreti su performance per categoria, prezzo e formato, facilitando decisioni su assortimento, packaging e strategie promozionali.
Infine, la crescente attenzione all’ambiente, allo spreco alimentare e all’origine delle materie prime sta spingendo una parte del settore verso fornitori in grado di garantire tracciabilità, certificazioni, pratiche sostenibili e comunicazione trasparente. Le filiere italiane – in particolare quelle DOP/IGP, biologiche o a forte identità territoriale – hanno qui un margine competitivo naturale, purché l’argomento venga raccontato in modo semplice, chiaro e coerente con il linguaggio del consumatore polacco.
Per le aziende del vino, la Polonia è già un mercato dove l’Italia è leader e dove cresce la domanda di denominazioni e regioni diverse (non solo Prosecco e Toscana, ma anche spumanti metodo classico, bianchi del Sud, etichette di nicchia etc.), spinte dalla ristorazione urbana e dall’enoturismo “a distanza” che molti polacchi praticano in Italia. Diventa quindi strategico lavorare su segmentazione dell’offerta (fasce prezzo, occasioni di consumo, packaging), formazione della sala e del trade, storytelling sul territorio.
Per la pasta, le conserve di pomodoro, i prodotti da forno e i piatti pronti di ispirazione italiana, i dati di import mostrano già volumi importanti e quote a doppia cifra; qui la sfida è spesso quella di uscire dalla fascia “mainstream” spinta solo dalla leva promozionale e costruire assortimenti premium legati a grano duro di qualità, ricette regionali, filiere corte, packaging distintivo e collaborazione con chef e ristoratori italiani presenti in Polonia.
Per formaggi, salumi, oli e specialità regionali, la crescita del segmento “foodies” polacco, ben documentata dai rapporti su trend e ristorazione, crea spazio per format di vendita ibridi (enoteche con mescita e taglieri, botteghe miste retail/degustazione, e-commerce specializzati) in collaborazione con importatori e partner locali che già presidiano questi canali.
Sul fronte bevande analcoliche e a basso tenore alcolico, i report segnalano una crescita del segmento “no/low alcohol” e delle bevande premium (mocktail, soft drink craft, prodotti fermentati), che può aprire opportunità interessanti per bibite italiane di qualità, acque minerali premium, succhi e nettari ad alto contenuto di frutta, prodotti per miscelazione.
Nel mercato polacco, come in molti altri mercati esteri, il successo del modello alimentare italiano ha favorito la diffusione del cosiddetto fenomeno dell’ “Italian sounding”: prodotti non italiani che utilizzano nomi, immagini, colori (tricolore), riferimenti geografici o marchi che evocano l’Italia, inducendo il consumatore a credere – anche solo implicitamente – che si tratti di autentico Made in Italy. Si tratta di una concorrenza spesso formalmente legale ma sostanzialmente ingannevole, che sfrutta la reputazione costruita dai produttori italiani e genera un danno economico stimato in decine di miliardi di euro l’anno a livello mondiale.
Esempi tipici, ben documentati sono marchi che imitano foneticamente denominazioni note (“Parmesan”, “Zottarella”, “Prosek” al posto di Prosecco), oppure linee private label con nomi pseudo‑italiani, packaging tricolore e claim generici come “ricetta italiana”, ma senza alcun legame reale con filiere o imprese italiane. Per il consumatore polacco medio – che non sempre conosce la normativa DOP/IGP o le differenze tra regioni e denominazioni – distinguere a scaffale un prodotto autentico da uno che semplicemente “suona” italiano non è affatto immediato.
L’Unione Europea sta progressivamente rafforzando il quadro regolatorio su indicazioni geografiche, evocazioni ingannevoli e obblighi di etichettatura d’origine, in particolare per le DOP e IGP: sono previsti maggiori vincoli sull’uso di nomi “evocativi” che richiamano prodotti protetti e l’obbligo di indicare chiaramente Paese e identità del produttore per evitare confusioni sull’origine reale. Parallelamente, proprio la Camera di Commercio Italiana in Polonia lavora da anni per aumentare la capacità dei consumatori di distinguere i prodotti autentici da quelli Italian sounding attraverso progetti, masterclass, degustazioni guidate ed eventi educativi.
Per le imprese italiane questo tema non è solo difensivo, ma strategico: in un mercato come quello polacco, dove la disponibilità a pagare per la qualità cresce e l’Italia è già leader in molte categorie, la credibilità sul tema dell’origine diventa un asset competitivo decisivo. Ciò implica coerenza assoluta tra branding, etichetta, comunicazione e realtà produttiva. Se il prodotto è ottenuto in Italia, l’uso di diciture chiare (“prodotto in Italia”, riferimenti a DOP/IGP, indicazione della zona di produzione) rafforza il posizionamento e riduce il rischio di essere confusi con imitazioni generiche.
La stessa logica vale per la ristorazione italiana in Polonia: insegne, menu e narrazione dovrebbero riflettere con chiarezza il grado di autenticità, l’uso di ingredienti importati dall’Italia e l’eventuale presenza di cuochi o know‑how italiani, evitando di presentare come “ristorante italiano” format che non hanno alcun legame reale con il nostro Paese. Questa trasparenza, oltre ad allinearsi alle aspettative dei consumatori più maturi e alle linee guida UE, rafforza nel medio periodo il valore del marchio Italia e rende più credibili le iniziative promosse dalle istituzioni italiane contro l’Italian sounding, a beneficio di tutte le imprese che investono in qualità e origine certificata
La combinazione di redditi in crescita, consumatori più maturi e curiosi, forte presenza già consolidata di prodotti italiani chiave nelle importazioni polacche e dinamismo del canale HoReCa rende la Polonia uno dei mercati più promettenti per l’agroalimentare italiano nei prossimi anni. La differenza, per le imprese, la farà la capacità di comprendere questi dati in chiave strategica, scegliere il canale giusto, costruire partnership affidabili e investire in qualità, servizio e comunicazione.
Fonti: UN Comtrade Database (Import/Export), Rynek Gastronomiczny w Polsce - Raport 2025 (Il Mercato Gastronomico in Polonia) di Horecanet.pl , Dun & Bradstreet Database, Rynek HoReCa w Polsce 2025. Analiza rynku i prognozy rozwoju na lata 2025-2030 (Il mercato HoReCa in Polonia 2025. Analisi di mercato e previsioni di sviluppo 2025-2030) di PMR Market Experts, Raport rynkowy 2025/2026: Wkład informacyjny dla przyszłości polskiej gastronomii (Rapporto di mercato: Contributo informativo per il futuro della gastronomia polacca) di MADE FOR RESTAURANT, CCIIP
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italiana in Polonia)
La legge di bilancio 2026-2027 di Hong Kong, introdotta il 25 febbraio dal Segretario Finanziario Paul Chan, rappresenta un momento di grande ottimismo per la città. Dopo anni difficili, Hong Kong ha finalmente registrato un “surplus” con un saldo positivo di 2,9 miliardi di HKD, superando notevolmente le previsioni negative dell’anno precedente. Con il tema "Guidare una crescita di qualità attraverso innovazione e finanza", il governo si propone di migliorare la vita dei cittadini e consolidare la stabilità economica; questo anche attraverso il potenziamento del regime normativo per le societa’ estere che desiderano quotarsi alla Borsa di Hong Kong, in linea con l’invito anticipato alle aziende italiane durante l’evento promozionale “Think Business, Think Hong Kong”, ospitato dall’Hong Kong Trade Development Council a novembre 2025.
Crescita economica e stabilità
L'economia di Hong Kong ha dimostrato una grande forza, crescendo del 3,5% nel 2025 grazie alla ripresa dei consumi e dei mercati finanziari. Per il 2026, si prevede una crescita costante tra il 2,5% e il 3,5%, con un'inflazione molto bassa intorno all'1,8%. Questo significa che la città sta crescendo in modo sano, attirando di nuovo investitori e capitali internazionali.
Il Settore chiave: Innovazione e Intelligenza Artificiale
Nel bilancio di Hong Kong il settore che ha ricevuto la maggiore attenzione è quello tecnologico, con un focus specifico sull’Intelligenza Artificiale (IA), considerata dal governo non semplicemente come uno strumento informatico avanzato ma come una leva strategica capace di trasformare trasversalmente ogni industria, dalla sanità alla logistica. Tra le principali misure previste vi è la creazione di un Comitato Strategico per l’IA, composto da esperti e guidato direttamente dal Segretario Paul Chan, con l’obiettivo di definire modalità concrete di applicazione dell’IA per rafforzare la competitività delle imprese locali. E’ stato inoltre attivato un fondo da 10 miliardi di HKD destinato a sostenere investimenti nei settori della robotica e delle biotecnologie; mentre il progetto infrastrutturale Northern Metropolis, situato nella parte settentrionale della città, è destinato a diventare un polo tecnologico strategico con l’obiettivo di favorire la collaborazione con le imprese della Cina continentale.
Un nuovo volto per il turismo
Il turismo è stato identificato tra i settori chiave, ricevendo un investimento record. Il budget destinato al Hong Kong Tourism Board (HKTB), ente governativo responsabile della promozione della citta’ come destinazione turistica di livello mondiale, è aumentato del 35% a 1,66 miliardi di HKD rispetto all'anno precedente, con l’obiettivo principale di aumentare il contributo del turismo all'economia locale, attirando i visitatori e migliorando la loro esperienza.
Lo storico spettacolo di luci e suoni “A Symphony of Lights” è al centro dell’attenzione: per vent’anni ha illuminato lo skyline della città, coinvolgendo 45 edifici tra Hong Kong Island e Kowloon, in una delle coreografie luminose più iconiche del panorama urbano internazionale, e nel 2026 sarà oggetto di importanti modifiche. Il nuovo format prevede una programmazione dinamica: le proiezioni immersive e in 3D si modificano nel corso dell’anno per riflettere le principali festività stagionali.
L’iniziativa invita i turisti a visitare non solo la nota e gia’ frequentata area portuale, ma vari quartieri della citta’. Inoltre, Hong Kong intende rafforzare la propria strategia turistica orientando in maniera mirata le politiche di attrazione verso i visitatori provenienti dal Medio Oriente e dal Sud-Est asiatico. Questi mercati sono considerati di primaria importanza, poiché i turisti di tali aree mostrano una maggiore propensione alla spesa, soprattutto per servizi di alta qualità, esperienze esclusive e ospitalità di fascia premium.
Supporto ai cittadini e alle imprese
Il governo di Hong Kong ha confermato un pacchetto di misure a sostegno di cittadini e imprese. Per le famiglie, sono previsti diversi interventi fiscali volti ad alleggerire le spese quotidiane: un taglio del 100% dell’imposta sul reddito fino a un massimo di 3.000 HKD, l’aumento delle soglie di esenzione per chi ha figli e per i genitori a carico, oltre a maggiori detrazioni per le spese di assistenza agli anziani.
Parallelamente, anche le piccole e medie imprese potranno beneficiare di ulteriori misure di supporto, continuando ad accedere a prestiti garantiti dallo Stato per favorire la crescita e accelerare i processi di modernizzazione digitale.
In conclusione, il bilancio 2026 mostra una Hong Kong pronta a riprendersi il suo ruolo di leader globale, puntando tutto sulla tecnologia del futuro e su un turismo più moderno e coinvolgente.
Bibliografia
Alvarez & Marsal. (2026, February 26). Hong Kong Budget 2026-27: Tax highlights. Alvarez & Marsal. https://www.alvarezandmarsal.com/thought-leadership/hong-kong-budget-2026-27-tax-highlights
Government of the Hong Kong Special Administrative Region. (2026). Budget 2026–27 leaflet (PDF). https://www.budget.gov.hk/2026/eng/pdf/Budget26-27_Eng_Leaflet.pdf
Hong Kong’s budget back in surplus – Wealth managers’ verdicts. (2026, February 27). https://www.wealthbriefingasia.com/article.php/Hong-Kong%27s-Budget-Back-In-Surplus-%E2%80%93-Wealth-Managers%27-Verdicts?id=207045
Montonati, F. (2026, February 27). Hong Kong Budget 2026-27: what it means for businesses and investors. Hawksford. https://www.hawksford.com/insights-and-guides/hk-budget-2026-27-summary-businesses
Online, S. (2026, February 28). Hong Kong 2026-27 budget: ‘Symphony of Lights’ to go dark under tourism revamp. The Star. https://www.thestar.com.my/aseanplus/aseanplus-news/2026/02/28/hong-kong-2026-27-budget-symphony-of-lights-to-go-dark-under-tourism-revamp
Vietnam Investment Review. (2026, February 27). Hong Kong budget outlines innovation and technology development strategies. Vietnam Investment Review - VIR. https://vir.com.vn/hong-kong-budget-outlines-innovation-and-technology-development-strategies-147399.html
https://www.budget.gov.hk/2026/eng/pdf/e_budget_speech_2026-27.pdf
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Hong Kong and Macao)
Il mercato cinese rappresenta oggi uno degli scenari più complessi e, al tempo stesso, più promettenti per la filiera agroalimentare italiana. Tra evoluzione normativa, crescente competitività locale e trasformazione dei modelli di consumo, le imprese sono chiamate a un approccio sempre più strutturato, consapevole e orientato al lungo periodo.
In questo contesto, accanto a criticità legate all’accesso al mercato, alla compliance regolatoria e alla frammentazione dell’offerta italiana, emergono importanti leve di sviluppo nei segmenti premium, nei prodotti ad alta identità territoriale e nei nuovi canali digitali. La capacità di investire in educazione del consumatore, presidio del brand e continuità distributiva diventa quindi un fattore determinante per rafforzare il posizionamento del Made in Italy e cogliere appieno le opportunità offerte da un mercato in costante evoluzione.
Opportunità strategiche per la filiera italiana
Nonostante l’elevato livello di complessità regolatoria e competitiva, il mercato cinese continua a presentare spazi di sviluppo per l’agroalimentare italiano, in particolare nei segmenti premium, nei prodotti a forte identità territoriale e nelle categorie con chiaro valore d’uso e beneficio percepito.
La crescente attenzione verso qualità, sicurezza alimentare, tracciabilità e lifestyle internazionale crea un contesto favorevole per operatori capaci di investire in educazione del mercato, continuità distributiva e presidio del brand.
Principali criticità (normative, autorizzazioni, barriere tecniche/sanitarie/doganali):
Etichettatura, certificazioni, registrazioni prodotto/marchio:
Tempi: spesso le PMI sottostimano lead time e iter; servono pre-audit documentali per ridurre il rischio di fermo.
Opportunità:
Segmenti di maggiore interesse:
Punti di forza competitivi del Made in Italy:
Criticità:
Concorrenza locale:
Prezzo, canali, percezione:
Opportunità:
Evoluzione gusti e preferenze:
Categorie con maggiore potenziale:
Opportunità:
Canali più efficaci:
Online e cross-border:
Opportunità:
Iniziative più efficaci:
Priorità istituzionali:
Raccomandazioni per l’azione istituzionale:
Acque minerali italiane:
Opportunità di medio periodo:
Proposte strategiche:
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana in Cina)
Il governo serbo ha approvato i progetti di legge per la ratifica di due accordi finanziari con istituzioni finanziarie internazionali.
L’obiettivo è il miglioramento delle infrastrutture stradali tramite la riabilitazione di strade statali e locali.
In totale è previsto un indebitamento di 350 milioni di euro, e gli accordi entreranno in vigore dopo la ratifica da parte dell’Assemblea Nazionale.
Prestito della Banca Europea per gli Investimenti
Con la Banca Europea per gli Investimenti è stato concordato un prestito di 150 milioni di euro per il progetto “Sviluppo sostenibile della rete stradale”.
Il progetto prevede la riabilitazione di circa 540 chilometri di strade statali e locali, con particolare attenzione a resilienza climatica e sicurezza del traffico.
Il periodo di rimborso è di 15 anni, con cinque anni di periodo di grazia.
I fondi saranno prelevati in più tranche, senza il pagamento di commissioni di accesso o provvigioni sui fondi non prelevati.
Prestito della Banca di Sviluppo del Consiglio d’Europa
Il secondo accordo è stato siglato con la Banca di Sviluppo del Consiglio d’Europa e prevede un prestito di 200 milioni di euro per la riabilitazione di strade locali nelle municipalità meno sviluppate.
Il valore totale del progetto è stimato in 286 milioni di euro, mentre il resto dei fondi sarà coperto dal bilancio della Serbia.
Il prestito potrà essere rimborsato entro 20 anni, con un periodo di grazia fino a cinque anni.
Lavori previsti e tempistiche del progetto
I lavori comprenderanno il risanamento e sostituzione dei manti stradali deteriorati, ampliamento delle carreggiate, il miglioramento dei sistemi di drenaggio, nonché la costruzione e il rinnovo di marciapiedi, piste ciclabili e elementi di accessibilità.
Nuove regole per il pagamento del pedaggio
Dal 1° aprile 2026 tutti i camion con massa superiore a 3,5 tonnellate dovranno utilizzare il dispositivo TAG per il pagamento elettronico del pedaggio sulle autostrade serbe.
Il pagamento in contanti o con carta ai caselli non sarà più possibile per i veicoli pesanti.
Il sistema permette il passaggio senza fermarsi: il pedaggio viene calcolato e addebitato automaticamente, riducendo attese e rallentamenti.
Obiettivi: traffico più fluido e maggiore sicurezza
L’introduzione dell’obbligo mira a velocizzare il flusso del traffico, soprattutto nei tratti più congestionati, e a migliorare la sicurezza stradale, evitando le soste e le ripartenze dei camion ai caselli.
La misura fa parte della transizione verso il modello “free flow”, un sistema senza barriere che utilizza portali con sensori e telecamere per rilevare il TAG o la targa del veicolo.
La prima applicazione è prevista sulla tangenziale di Belgrado, con successiva estensione ad altre autostrade.
Impatto sui trasportatori e digitalizzazione
Le aziende di trasporto dovranno registrare i mezzi nel sistema elettronico e installare il dispositivo richiesto.
Sebbene sia previsto un periodo di transizione, la riforma punta a garantire maggiore efficienza operativa, tempi di percorrenza più brevi e una gestione più moderna della rete.
L’obbligo del TAG rappresenta quindi un passo concreto verso la digitalizzazione dell’infrastruttura stradale in Serbia.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Serba)
Deficit di bilancio della Serbia nel 2025 al 2,6% del PIL
Risultato migliore delle previsioni
Nel 2025 il deficit di bilancio della Serbia ha raggiunto 271,4 miliardi di dinari, pari al 2,6% del PIL, un dato migliore rispetto alle stime iniziali.
Il piano prevedeva infatti un deficit di 314 miliardi di dinari (3% del PIL), con uno scostamento positivo di 42,6 miliardi di dinari (0,4% del PIL).
Le entrate totali sono state pari a 2.278,4 miliardi di dinari, mentre le spese hanno raggiunto 2.549,8 miliardi di dinari.
Andamento di dicembre e struttura delle entrate
Nel solo mese dicembre 2025 il deficit è stato di 191,8 miliardi di dinari, con entrate pari a 221,7 miliardi, di cui 192,9 miliardi provenienti da entrate fiscali.
La quota principale è derivata da IVA (101,5 miliardi) e accise (41,8 miliardi).
Le entrate non fiscali hanno totalizzato 27,1 miliardi, mentre le donazioni hanno raggiunto 1,6 miliardi.
Le spese di dicembre sono state pari a 413,5 miliardi di dinari, con un peso rilevante degli investimenti in conto capitale (179,3 miliardi), seguiti da spese per il personale, sussidi, beni e servizi, trasferimenti previdenziali, interessi sul debito e protezione sociale.
Dati del settore statale e saldo primario
A livello del settore statale, il deficit nel 2025 è stato di 252,8 miliardi di dinari (2,4% del PIL), risultato migliore dello 0,6% rispetto alle previsioni.
Il deficit fiscale primario, che esclude il pagamento degli interessi, si è attestato a 78,8 miliardi di dinari, pari allo 0,8% del PIL, indicando una gestione dei conti pubblici più solida rispetto alle attese.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Serba)
La Francia conferma il suo ruolo di prima destinazione turistica mondiale, accogliendo 102 milioni di visitatori internazionali nel 2025, superando i 100 milioni dell’anno precedente e stabilendo un nuovo record. Le entrate turistiche internazionali hanno raggiunto un picco storico di 77,5 miliardi di euro (+9% rispetto all’anno precedente e +37% dal 2019), mentre i ricavi totali sono saliti da 211 a 222 miliardi di euro. Il ministro Serge Papin ha sottolineato l’orgoglio per questo successo, incoraggiando a mantenere la leadership turistica del Paese. L’ottimo risultato segue un 2024 altrettanto favorevole, segnato da grandi eventi come i Giochi Olimpici e Paralimpici di Parigi e la riapertura di Notre-Dame.
Le spese turistiche sono in aumento. Nel 2025 sono stati registrati 743 milioni di pernottamenti in strutture ricettive a pagamento e gratuite (+2% rispetto al 2024), di cui il 76% legati a turisti europei. Negli alloggi a pagamento, i pernottamenti sono cresciuti del 7,5%, raggiungendo 261,2 milioni. Anche la spesa media per turista internazionale è aumentata del 7%, arrivando a 760 euro per soggiorno.
La domanda turistica dagli Stati Uniti è cresciuta molto (+17% di pernottamenti), mentre quella dei viaggiatori asiatici resta ancora al di sotto dei livelli pre-Covid, nonostante si sia verificato un maggiore afflusso di turisti giapponesi. La domanda interna rimane solida, con 835 milioni di pernottamenti in Francia (tra strutture a pagamento e gratuite, seconde case e soggiorni da familiari/amici), rispetto ai 248 milioni di pernottamenti dei francesi all’estero. La Francia conferma così il suo ruolo di destinazione privilegiata per i turisti francesi.
La Francia punta a raggiungere 100 miliardi di euro di entrate turistiche internazionali entro il 2030, per ridurre il divario con la Spagna. Nel 2025, secondo Atout France, la Francia ha registrato 105 miliardi di euro di ricavi internazionali, mentre la Spagna ne dichiara 135. Pur accogliendo più visitatori, la Francia fatica a farli soggiornare più a lungo, a differenza della Spagna che ha investito molto negli ultimi anni modernizzando e ampliando il suo parco alberghiero.
Atout France e il ministero del Turismo hanno individuato diverse leve di sviluppo, tra cui il turismo sostenibile. Secondo Serge Papin, il turismo sostenibile rappresenta più un’opportunità strategica che un vincolo. La frequentazione turistica della Francia è però molto variegata: alcune destinazioni “trainanti” come Parigi, la Costa Azzurra, le Alpi e le coste occidentali registrano buoni flussi, mentre alcune città dell’entroterra non costiere mostrano un’attività ricettiva più debole.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Marsiglia)
Il conglomerato industriale thailandese WHA Group ha annunciato un piano di investimenti da 16,5 miliardi di baht per il 2026, con l’obiettivo di rafforzare la propria posizione nel contesto di un commercio internazionale sempre più frammentato e di una transizione globale verso tecnologie pulite e digitalizzazione. La strategia annunciata dalla società è stata definita “WHA: Shape the Future for Thailand” e ruota attorno a quattro pilastri principali: l’espansione delle aree industriali, l’adozione di tecnologie digitali e intelligenza artificiale, il rafforzamento delle energie pulite e lo sviluppo di infrastrutture logistiche integrate.
Secondo il CEO Jareeporn Jarukornsakul, questa manovra non è solo una risposta alle tensioni geopolitiche globali e alla necessità dei produttori di diversificare le catene di approvvigionamento lontano dalla Cina, ma rappresenta anche un’opportunità per fare della Thailandia un polo competitivo per investimenti esteri e industria avanzata. Una parte significativa delle risorse — circa 9 miliardi di baht — sarà destinata all’espansione della leadership di WHA nel settore delle aree industriali in Thailandia e in Vietnam, con l’obiettivo di attrarre aziende internazionali che stanno ridefinendo le loro catene di produzione. Oltre alle aree industriali, il piano prevede investimenti in logistica, utilities, energia verde e mobilità, con una quota destinata anche alla crescita di servizi digitali e infrastrutture legate all’intelligenza artificiale.
WHA punta entro il 2026 a superare 20 miliardi di baht di ricavi, beneficiando anche dell’espansione di data center e tecnologie digitali ad alta intensità energetica. Secondo l’azienda, queste iniziative possono offrire un valore competitivo e attrarre flussi di investimenti diretti esteri, in un contesto di crescenti incertezze commerciali globali. Il conglomerato ha inoltre confermato di voler mantenere una struttura finanziaria robusta, contenendo il rapporto tra debito netto e patrimonio netto entro livelli gestibili, nonostante l’elevato impegno di capitale previsto. Con questa mossa strategica, WHA si propone di giocare un ruolo centrale nell’evoluzione dell’economia thailandese, facilitando l’integrazione di tecnologie pulite e avanzate e sostenendo la competitività del paese nella più ampia regione del Sud-Est asiatico.
Le principali piattaforme digitali che operano nel mercato thailandese dell’e-commerce e dei servizi digitali hanno annunciato la formazione della “Thai Digital Platform Trade Association” (TDPA), un’associazione commerciale pensata per promuovere la crescita sostenibile dell’economia digitale nel Paese e favorire un dialogo più equilibrato tra piattaforme, governo e altri stakeholder. L’iniziativa coinvolge alcuni dei maggiori operatori del settore, tra cui Lazada, Shopee, LINE MAN Wongnai e Grab, che riconoscono l’importanza di un quadro regolatorio chiaro e di standard internazionali armonizzati per lo sviluppo del mercato digitale thailandese.
Secondo i promotori, l’e-commerce rappresenta una parte sempre più significativa dell’economia nazionale e richiede ora una struttura istituzionale che possa fungere da ponte tra il settore privato e il governo, supportando l’elaborazione di politiche trasparenti e favorendo la competitività locale. La TDPA punterà anche a sostenere le piccole e medie imprese (PMI), facilitando l’accesso alle piattaforme digitali, aumentando la fiducia dei consumatori e promuovendo pratiche commerciali più eque tra tutti gli attori del mercato.
Questa mossa arriva in un momento di forte crescita del commercio elettronico in Thailandia: recenti analisi indicano che il mercato potrebbe raggiungere un valore di 1,8 trilioni di baht entro il 2030, trainato dall’adozione di tecnologie digitali e dalla crescente fiducia dei consumatori nei canali online. Con l’espansione dell’e-commerce che continua a ritagliarsi un ruolo sempre più rilevante nell’economia thailandese, la creazione della TDPA rappresenta un passo importante verso una crescita più strutturata e sostenibile del settore digitale nel Paese.
(Contributo editoriale a cura della Thai-Italian Chamber of Commerce)