Giovedì 5 Novembre 2026
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Il Brasile sta ridefinendo i confini del proprio sviluppo economico attraverso la valorizzazione strategica del suo immenso patrimonio marittimo. Con l'emanazione del Decreto n. 12.481 del 2 giugno 2025, è stata istituita la Politica Marittima Nazionale (PMN), consacrando ufficialmente la gigantesca area costiera e oceanica del Paese sotto il nome di "Amazzonia Blu" (Amazônia Azul).
Questa enorme risorsa non rappresenta soltanto un pilastro per la sovranità nazionale e la tutela ambientale brasiliana, ma si configura come un ecosistema di straordinario interesse strategico globale, in particolare nei settori della logistica portuale, dell'energia rinnovabile, della cantieristica navale, del turismo nautico e dell'acquacoltura tecnologica.
L'Amazzonia Blu si estende lungo circa 10.000 chilometri di costa (dallo stato di Amapá al Rio Grande do Sul), proiettandosi per 200 miglia nell'Oceano Atlantico fino al limite esterno della piattaforma continentale brasiliana. Parliamo di una superficie di 5,7 milioni di chilometri quadrati che comprende il mare, il fondale e il relativo sottosuolo: un'area equivalente a circa due terzi dell'intero territorio terrestre del Paese e persino più estesa della stessa foresta amazzonica terrestre.
La costa brasiliana si articola in quattro grandi macro-aree, ciascuna caratterizzata da potenzialità uniche:
Questo immenso spazio racchiude una ricchezza ancora in gran parte inesplorata che il governo brasiliano intende sviluppare attraverso i principi dell'"economia blu", coniugando lo sfruttamento responsabile delle risorse oceaniche con la conservazione della biodiversità marina e l'equa distribuzione dei benefici alle comunità costiere.
L'economia marina brasiliana coinvolge oltre 25 rami di attività sostenibili. Tra questi, spiccano comparti ad alta intensità tecnologica che offrono ampie prospettive di modernizzazione e attrazione di investimenti esteri e cooperazione industriale:
Il trasporto marittimo è la spina dorsale dell'interscambio commerciale brasiliano, gestendo circa il 95% del commercio estero del Paese. Sotto la regolamentazione dell'Antaq (l'agenzia nazionale per i trasporti acquatici), il sistema portuale ha raggiunto una movimentazione record di 1,4 miliardi di tonnellate entro il 2025. La necessità di ammodernare i terminal portuali, digitalizzare le operazioni doganali e implementare soluzioni ecologiche apre importanti opportunità per l'adozione di soluzioni tecnologiche avanzate e investimenti infrastrutturali nel settore logistico.
L'industria cantieristica è fondamentale per la costruzione di piattaforme offshore, navi di supporto, petroliere, navi da carico e pescherecci. Attualmente il settore si trova ad affrontare sfide significative legate alla capacità produttiva inutilizzata e alla forte dipendenza dalle politiche pubbliche. La forte domanda di investimenti in nuove tecnologie, di efficientamento energetico e di ammodernamento delle normative di sicurezza e ambientali costituisce una sfida industriale complessa ma ricca di opportunità di cooperazione e innovazione tecnologica.
Nonostante lo straordinario potenziale paesaggistico, il turismo nautico, le crociere e gli sport acquatici rappresentano oggi meno dello 0,20% del PIL brasiliano. Il paese necessita di cospicui investimenti per la costruzione di marine e porti turistici adatti alla navigazione da diporto. Questo enorme potenziale inespresso costituisce una promettente area di sviluppo commerciale e turistico per il prossimo futuro.
Mentre l'Oil & Gas tradizionale rimane l'attività più redditizia (responsabile dell'11% del PIL nazionale, con l'autosufficienza estrattiva raggiunta nel 2006 grazie alle grandi riserve del bacino di Campos), il Brasile punta con decisione sulla transizione ecologica. I parchi eolici offshore e l'energia mareomotrice rappresentano la nuova frontiera dell'energia pulita del Paese, sotto la regolamentazione dell'Aneel (l'agenzia di regolamentazione dell'energia elettrica). Lo sviluppo di queste tecnologie marine si profila come uno dei canali di crescita più dinamici a livello energetico.
Sebbene il Brasile sia il quarto produttore mondiale di tilapia, il settore della pesca (artigianale e industriale) rappresenta solo lo 0,5% del PIL ed è caratterizzato da frammentazione, informalità e bassa efficienza. Esiste un forte bisogno di investimenti in tecnologie per l'acquacoltura sostenibile, sistemi di refrigerazione e catene di lavorazione industriale per incrementare la sostenibilità, la tracciabilità e la competitività del comparto.
Per sostenere questa imponente transizione oceanica, il Brasile ha messo a disposizione degli investitori internazionali solidi strumenti di finanziamento e tutele normative:
Il passaggio del Brasile verso una gestione integrata, sostenibile e tecnologicamente avanzata della sua "Amazzonia Blu" segna una svolta storica per il Paese. Il consolidamento di una solida governance istituzionale e la pianificazione dello spazio marittimo indicano la ferma intenzione di posizionare l'economia oceanica nazionale come un pilastro strategico e un patrimonio collettivo per le future generazioni.
Fonte: Consultor Jurídico
https://conjur.com.br/2026-jul-14/um-mergulho-na-amazonia-azul-2/
Il Governo spagnolo ha approvato un investimento di 719 milioni di euro per sostenere la candidatura del Paese a ospitare una delle future gigafactory europee per l'intelligenza artificiale, infrastrutture strategiche previste dall'Unione Europea nell'ambito dell'iniziativa InvestAI.
Il progetto punta a rafforzare l'autonomia tecnologica europea, riducendo la dipendenza da Stati Uniti e Cina nello sviluppo dei modelli di IA più avanzati. La futura struttura sarà dedicata al calcolo ad alte prestazioni e ospiterà centinaia di migliaia di GPU, indispensabili per l'addestramento di modelli linguistici e altre applicazioni di intelligenza artificiale.
L'investimento complessivo previsto sfiora i 4 miliardi di euro, con la possibilità di raggiungere i 5 miliardi nelle fasi successive. Il progetto sarà sviluppato attraverso una partnership pubblico-privata che coinvolge il Governo spagnolo e importanti aziende come Banco Santander, ACS, Telefónica e Multiverse Computing.
La società avrà sede operativa a Madrid e domicilio a Móra la Nova (Catalogna), destinata a diventare uno dei principali poli tecnologici dell'Europa meridionale. Se la candidatura sarà approvata dalla Commissione europea, l'avvio della gigafactory è previsto tra il 2027 e il 2028.
L' iniziativa apre nuove opportunità di collaborazione e investimento in uno dei principali ecosistemi europei dell'intelligenza artificiale e dell'innovazione tecnologica.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana - Barcellona)
La città continua a rafforzare la propria competitività grazie alla crescita economica, agli investimenti in innovazione e allo sviluppo di settori strategici come tecnologia, biomedicina e industria avanzata. Un contesto sempre più favorevole per le imprese italiane interessate a investire o sviluppare il proprio business in Catalogna. Attraverso il programma Barcelona Impulsa, il Comune mira a creare occupazione qualificata e a consolidare un'economia resiliente, competitiva e orientata al futuro.
Nel 2025 il PIL della città ha raggiunto i 112,2 miliardi di euro, segnando il terzo anno consecutivo di crescita. Quasi la metà del valore aggiunto è oggi generata da settori ad alta intensità di conoscenza, a conferma della trasformazione del modello economico.
Anche il mercato del lavoro registra risultati positivi: oltre 1,26 milioni di persone risultano occupate, un record storico, sostenuto anche da 520 milioni di euro di investimenti pubblici in economia e innovazione. Cresce inoltre l'occupazione femminile, sebbene il divario retributivo di genere rimanga una sfida aperta.
Barcellona si conferma tra le prime cinque città dell'Unione Europea per attrazione di investimenti esteri e il quinto hub tecnologico europeo. Nel 2025 la Barcelona Investment Office ha gestito 147 progetti di investimento internazionale, contribuendo all'insediamento di nuove imprese e alla creazione di occupazione.
La città prosegue inoltre la diversificazione del proprio sistema economico, riducendo il peso del turismo (oggi pari al 12,8% del PIL) e rafforzando settori strategici come scienza, tecnologia, industria avanzata, biomedicina, economia blu, circolare e creativa.
Tra i principali progetti figurano la Ciutadella del Coneixement, il centro di ricerca Fraunhofer Spain e l'hub di AstraZeneca, mentre la BioRegione catalana si colloca al quarto posto in Europa per sperimentazioni cliniche.
Infine, Barcellona conferma la propria leadership nel settore congressuale, classificandosi tra le prime tre città al mondo per l'organizzazione di congressi internazionali. Nel 2025 ha ospitato circa 2.000 eventi professionali, con un impatto economico stimato di 1,24 miliardi di euro.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana - Barcellona)
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente della Confederazione svizzera Guy Parmelin hanno firmato un ampio pacchetto di accordi per rafforzare e modernizzare le relazioni tra Unione Europea e Svizzera. L'intesa punta a facilitare l'accesso della Svizzera al mercato europeo di circa 460 milioni di consumatori, garantendo maggiore certezza giuridica, semplificando gli scambi commerciali e favorendo la cooperazione transfrontaliera per cittadini e imprese.
Il pacchetto aggiorna quattro accordi già esistenti — su trasporto aereo, trasporti terrestri, libera circolazione delle persone e riconoscimento reciproco delle norme — e ne introduce di nuovi nei settori della sicurezza alimentare, dell'energia elettrica, della salute, dello spazio e del contributo finanziario svizzero alla coesione europea. È prevista inoltre la partecipazione della Svizzera a programmi UE come Orizzonte Europa, Erasmus+, Europa digitale ed EU4Health, insieme a un rafforzamento dei meccanismi di risoluzione delle controversie. «Questo pacchetto storico riflette l'importanza strategica del partenariato tra l'Unione europea e la Svizzera», ha dichiarato von der Leyen, sottolineando come l'intesa rafforzi la certezza del diritto e crei nuove opportunità per cittadini e imprese di entrambe le parti.
Sul fronte bilaterale con l'Italia, a rafforzarsi è invece la cooperazione infrastrutturale. Un incontro al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti tra il Viceministro Edoardo Rixi e l'Ambasciatore svizzero Roberto Balzaretti ha confermato la solidità della collaborazione tra i due Paesi in materia di trasporti e logistica, con un focus particolare sul Terzo Valico dei Giovi: il collegamento strategico tra il sistema portuale ligure e il cuore dell'Europa, considerato cruciale per ottimizzare i tempi di trasporto, ridurre i costi operativi e aumentare la competitività del sistema logistico continentale.
Durante l'incontro il Viceministro Rixi ha confermato che il progetto sta procedendo secondo i piani, con un sopralluogo dell'Ambasciatore svizzero previsto direttamente ai cantieri di Genova nei prossimi giorni. «Investire in infrastrutture significa creare sviluppo, lavoro e nuove opportunità», ha dichiarato Rixi, ribadendo l'impegno comune a rafforzare il ruolo dell'Italia nei corridoi europei e la sua centralità nella logistica internazionale.
Le opportunità per gli imprenditori che guardano all'export verso la Svizzera
Per le imprese italiane che guardano al mercato svizzero, questi due fronti aperti in parallelo raccontano la stessa direzione: relazioni più stabili e infrastrutture più efficienti. Il nuovo pacchetto UE-Svizzera, con l'aggiornamento delle norme su trasporti, sicurezza alimentare e riconoscimento reciproco degli standard, riduce l'incertezza normativa per chi esporta verso la Confederazione; il completamento del Terzo Valico dei Giovi promette invece di accorciare sensibilmente i collegamenti tra il sistema portuale ligure, la Svizzera e i mercati del Nord Europa. Una combinazione che interessa in particolare i settori della logistica, della meccanica, dell'agroalimentare e dei beni industriali, per cui affidabilità normativa e rapidità dei collegamenti restano fattori decisivi di competitività sul mercato elvetico.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera)
Firmato a Giacarta un Memorandum of Understanding tra Berna e Jakarta per l'estrazione e la lavorazione sostenibili di metalli e terre rare: un passo che rilancia il ruolo della Svizzera nelle catene del valore globali delle materie prime critiche.
La Svizzera e l'Indonesia rafforzano la propria cooperazione sulle materie prime critiche. Il 16 luglio 2026 è entrato in vigore il Memorandum of Understanding (MoU) firmato a Giacarta dal ministro indonesiano per gli Investimenti e il Downstreaming Rosan Roeslani, un accordo che punta ad approfondire la collaborazione tra i due Paesi nel settore dell'estrazione e della lavorazione di metalli e terre rare.
Nell'ambito dell'intesa, la Svizzera sosterrà l'Indonesia nello sviluppo di un'estrazione e di una lavorazione sostenibili di queste risorse, con l'obiettivo dichiarato di favorire gli investimenti privati svizzeri nel Paese. I due governi hanno inoltre concordato di avviare un dialogo strutturato sulla sicurezza dell'approvvigionamento globale di materie prime e sul libero commercio dei metalli, temi sempre più centrali nelle agende economiche internazionali.
Il MoU si inserisce in una relazione economica di lunga data: l'Indonesia è da tempo un Paese partner della Svizzera nella cooperazione allo sviluppo, e dal 2022 i due Stati sono legati anche dall'accordo di libero scambio dell'EFTA. Berna sostiene inoltre Giacarta nell'estrazione sostenibile di altre materie prime strategiche e nel percorso di adesione all'OCSE a cui l'Indonesia aspira.
La firma dell'accordo ha avuto un iter in due fasi: una prima intesa simbolica risale al 23 giugno, siglata dall'ambasciatrice SECO Andrea Rauber Saxer, responsabile delle relazioni economiche bilaterali e delegata del Consiglio federale agli accordi commerciali, insieme all'ambasciatore indonesiano Ngurah Swajaya. La firma formale da parte svizzera è stata poi apposta dal presidente della Confederazione Guy Parmelin, con procedura per circolazione a Berna, rendendo il MoU pienamente valido sul piano giuridico.
Le opportunità per gli imprenditori italiani che guardano all'export verso la Svizzera
L'accordo tra Berna e Giacarta conferma quanto la sicurezza dell'approvvigionamento di metalli e terre rare sia diventata una priorità strategica per l'economia svizzera, storicamente forte nella lavorazione dei metalli preziosi e nell'industria di precisione. Per le imprese italiane della metallurgia, della meccanica di precisione, dell'affinazione e del riciclo dei metalli, questo significa un mercato svizzero sempre più attento a fornitori affidabili di tecnologie e servizi lungo l'intera filiera: dall'estrazione sostenibile alla lavorazione, fino ai macchinari per il recupero e l'economia circolare dei materiali. Un terreno che si affianca a un dato già solido: l'export italiano verso la Svizzera cresce a doppia cifra, trainato proprio dai metalli preziosi. In questo contesto, la Camera di Commercio Italiana per la Svizzera continua a supportare le imprese italiane del comparto nel costruire relazioni dirette con partner, buyer e investitori elvetici, per intercettare le opportunità generate da una filiera dei metalli sempre più centrale nelle strategie economiche della Confederazione.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera)
Il Consiglio Nazionale per la Politica Energetica della Thailandia ha approvato mercoledì un pacchetto di misure volto ad aumentare la concorrenza nel mercato dell'energia elettrica da fonti rinnovabili e ad ampliare l'accesso all'energia pulita.
Il Ministro dell'Energia, Akanat Promphan, ha annunciato che gli accordi diretti di acquisto di energia rinnovabile (Direct Renewable Power Purchase Agreements), finora riservati ai data center, saranno estesi a tutte le imprese. Le aziende potranno quindi acquistare energia elettrica da fonti rinnovabili direttamente dai produttori, utilizzando l'accesso di terze parti alla rete elettrica nazionale.
Tra le principali misure approvate figura il lancio di un programma per la realizzazione di impianti solari comunitari con una capacità complessiva di 1.500 MW. Per favorire una maggiore partecipazione degli operatori, ciascun sviluppatore potrà realizzare progetti fino a un massimo di 30 MW.
Il governo procederà inoltre alla revisione dei contratti esistenti con i piccoli produttori di energia rinnovabile, adeguando i prezzi dell'energia ai costi attuali di produzione.
Sul fronte dei consumatori, è prevista una riduzione delle tariffe elettriche per le famiglie, mentre i data center saranno soggetti a un regime tariffario specifico e più rigoroso, con l'obiettivo di evitare che il loro elevato fabbisogno energetico comporti un aumento dei costi sostenuti dalle utenze domestiche.
Parallelamente, il Ministro delle Finanze Ekniti Nitithanprapas ha confermato che il governo sta preparando la prima fase di un programma per la transizione energetica del valore di 200 miliardi di baht (circa 6 miliardi di dollari USA), incentrato su due progetti principali.
Il primo riguarda l'installazione di impianti fotovoltaici sui tetti degli edifici (rooftop solar), mentre il secondo mira a favorire la conversione del trasporto pubblico e dei veicoli commerciali verso fonti energetiche più sostenibili, promuovendo l'adozione di motocicli elettrici, tuk-tuk elettrici, veicoli per le consegne, furgoni e autobus a basse emissioni.
Infine, il governo introdurrà ulteriori incentivi destinati ai proprietari di pick-up, con l'obiettivo di favorire il passaggio a veicoli alimentati a biodiesel, contribuendo così alla riduzione delle emissioni nel settore dei trasporti.
(Contributo editoriale a cura della Thai-Italian Chamber of Commerce)
Il motivo per cui il parquet in legno massello premium italiano "Listone Giordano" sta attirando l'attenzione nel mercato residenziale coreano di alta gamma risiede nella sua "durabilità", adatta al sistema di riscaldamento a pavimento ondol coreano, e in tecnologie distintive come il trattamento antibatterico. Basato su una tradizione tecnica di 156 anni, viene considerato uno dei materiali di finitura chiave in grado di minimizzare le deformazioni termiche ed elevare il prestigio degli spazi abitativi.
In virtù di questi valori, anche il "DH Adelstar" — primo complesso a Gwacheon a portare il marchio high-end di Hyundai E&C — ha scelto Giordano. Hanong Co., Ltd., importatore e distributore di brand di arredo di alta gamma, ha annunciato di aver firmato un contratto per la fornitura del parquet premium in legno massello Listone Giordano per le unità base del complesso residenziale DH Adelstar.
DH Adelstar si trova in un'area di "quasi-Gangnam", adiacente al distretto di Seocho a Seul, che offre sia un'eccellente accessibilità verso Gangnam sia una ricca infrastruttura verde. Nonostante un prezzo di vendita più alto rispetto ai complessi limitrofi, l'adozione di materiali di finitura di fascia alta come Giordano ha rafforzato la competitività del prodotto. Il risultato è stato un rapporto di sottoscrizione medio di 58 a 1 al termine delle vendite.
La qualità del parquet Giordano nasce da un rigoroso controllo delle materie prime. Vengono selezionate rovere di altissima qualità, cresciute naturalmente per oltre 180 anni nella regione di Fontaines, in Borgogna (Francia) — una delle migliori aree di produzione di rovere al mondo — e l'azienda gestisce una segheria dedicata in loco per garantirne l'origine. Il rovere cresciuto in queste condizioni presenta un'elevata densità della struttura legnosa, con ridotte deformazioni, rendendolo adatto al sistema di riscaldamento a pavimento coreano. A ciò si aggiunge "CrystalCare", la tecnologia proprietaria di verniciatura antibatterica dell'azienda, che riduce la carica batterica entro 24 ore dal contatto, garantendo così anche affidabilità igienica.
Grazie a questa qualità, Giordano continua a essere scelto costantemente nel mercato residenziale di lusso coreano. Oltre ai principali complessi dell'area di Gangnam — tra cui Cheongdam Le Beapplication, Raemian One Bailey, Raemian One Pentas, Banpo Maple Zai, DH Daechi Edelrui — l'installazione è stata confermata anche per il "Prestige Xi" di Gwacheon. Il marchio è inoltre presente in altri importanti complessi residenziali di fascia alta del Paese, come Eterno Cheongdam, The Penthouse Cheongdam, Lotte Signiel, Nine One Hannam, Galleria Foret, a testimonianza del valore del brand.
Un rappresentante di Hanong ha dichiarato: "È un momento significativo poter fornire Listone Giordano al DH Adelstar, complesso che sta attirando attenzione come nuovo sviluppo nell'area quasi-Gangnam. Ci impegneremo al massimo per realizzare spazi abitativi di alta gamma, con materiali e qualità di posa all'altezza del prestigio del complesso."
Nel frattempo, Hanong Co., Ltd. — importatore ufficiale in Corea di Listone Giordano — dal 1994, anno della sua fondazione, importa in esclusiva il marchio da 32 anni, guidando il processo di valorizzazione qualitativa del mercato coreano dell'interior design.
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Korea)
Il primo semestre del 2026 chiude in flessione per il venture capital elvetico: secondo lo Swiss Venture Capital Report (SVCR), pubblicato martedì da Startupticker.ch e dall'associazione di investitori Seca, il capitale investito nelle startup svizzere si è fermato a 1,25 miliardi di franchi, con un calo del 15,5% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il dato più significativo, secondo gli analisti, non è tanto la contrazione del volume quanto la tenuta del numero di operazioni concluse: 123, sostanzialmente in linea con l'anno precedente. È un segnale che interrompe una tendenza al ribasso che durava da alcuni anni, e che suggerisce un mercato che si sta assestando più che contraendo strutturalmente. Dopo la ripresa registrata nella prima metà del 2025, gli importi sono tornati sui livelli medi degli anni precedenti.
A livello settoriale il quadro è disomogeneo. L'hardware tecnologico ha vissuto un semestre da record, con oltre 324 milioni di franchi raccolti (+60% su base annua), mentre le biotech non sono riuscite ad attrarre round di rilievo. Anche sul piano geografico emergono differenze marcate: il canton Vaud si conferma tra i poli più dinamici dell'ecosistema, mentre Zurigo registra risultati ai minimi storici.
Nonostante il calo dei volumi, il report segnala un elemento di ottimismo: interpellati sulle prospettive dei prossimi dodici mesi, gli investitori si sono detti più fiduciosi rispetto a un anno fa. Per gli autori dello studio, questa fiducia potrebbe essere il primo indizio di una ripresa del settore nei prossimi mesi.
La notizia che aumenta le opportunità anche per le startup italiane che indendono valutare, attraverso le operazioni della CCIS, l'internazionalizzazione verso la Svizzera e le operazioni di Open Innovation.
Nemmeno l'uscita della nazionale ai quarti dei Mondiali 2026, battuta dall'Argentina, ha scalfito l'umore degli svizzeri: secondo l'ultimo sondaggio realizzato dall'istituto SOTOMO, l'80% degli svizzeri guarda con fiducia ai prossimi dodici mesi, nonostante il clima di incertezza internazionale. L'indagine ha coinvolto quasi 1.900 persone nella Svizzera tedesca e in quella francese.
La fiducia non è un dato astratto: nasce e si consolida dove le persone possono contare su relazioni solide, vicinanza e stabilità economica. Ed è proprio su questo terreno che emergono le differenze più marcate: gli svizzeri di lingua tedesca risultano più ottimisti di quelli romandi, così come gli over 65 (86% di fiducia) rispetto agli under 50 (76%). Il reddito pesa parecchio: tra chi guadagna meno di 4.000 franchi al mese la fiducia scende al 69%, segno che la sicurezza economica resta il fattore decisivo. Tra uomini e donne, invece, non emergono differenze significative.
A sostenere l'ottimismo sono soprattutto le relazioni personali: amicizia, amore, famiglia e salute vengono citate da circa un intervistato su due come principali fonti di fiducia, e l'81% di chi desidera costruire una famiglia ritiene di poterlo fare o l'ha già fatto. Il primo obiettivo di vita resta però invecchiare in buona salute (77%), mentre circa la metà degli intervistati sogna di viaggiare il mondo. Sul fronte delle preoccupazioni, a pesare di più sono proprio la salute nella terza età (45%) e la tenuta del benessere economico (43%).
Il quadro si inserisce in un momento politicamente significativo: a giugno gli elettori svizzeri, soprattutto nella Svizzera romanda e nelle città, hanno respinto un'iniziativa che avrebbe posto un tetto all'immigrazione, confermando un orientamento aperto verso l'esterno. Nell'ultimo Rapporto mondiale sulla felicità la Svizzera occupa comunque solo il decimo posto, alle spalle di Finlandia, Islanda e Danimarca.
Un segnale di stabilità anche per chi guarda alla Svizzera dall'Italia
Per le imprese e le startup italiane che valutano un percorso di internazionalizzazione verso la Svizzera, questi dati raccontano qualcosa di più di un semplice mood collettivo: descrivono un Paese solido, con un tessuto sociale coeso, un orientamento aperto sui temi dell'immigrazione e dei rapporti con l'estero, e una popolazione che continua a fidarsi del futuro anche in un contesto internazionale complesso. Sono le stesse condizioni — stabilità, fiducia, relazioni di lungo periodo — su cui si costruiscono le partnership commerciali più solide: un contesto favorevole per chi cerca in Svizzera non solo un mercato, ma un partner affidabile nel tempo.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera)
Il Governo thailandese ha ribadito il proprio impegno a fare del 2026 l'"Anno degli Investimenti", nonostante la riduzione della quota di spesa in conto capitale prevista nel bilancio fiscale 2027. Le autorità hanno sottolineato che gli investimenti complessivi del Paese non subiranno una contrazione, grazie alla mobilitazione di centinaia di miliardi di baht attraverso strumenti alternativi di finanziamento, quali partenariati pubblico-privati (PPP), investimenti delle imprese statali, finanziamenti fuori bilancio e investimenti diretti esteri (FDI).
Intervenendo in occasione del 29° anniversario del National Press Council of Thailand, il Vice Primo Ministro e Ministro delle Finanze, Ekniti Nitithanprapas, ha spiegato che la riduzione della quota destinata agli investimenti nel bilancio non deve essere interpretata come una diminuzione degli investimenti nazionali. Al contrario, il Governo intende fare maggiore affidamento su strumenti finanziari alternativi per accelerare lo sviluppo infrastrutturale, mantenendo al contempo la sostenibilità dei conti pubblici.
Il Ministro ha inoltre illustrato le tre priorità che guideranno il ricorso all'indebitamento pubblico:
Ekniti ha evidenziato come la forte dipendenza del Paese dalle importazioni di petrolio e gas naturale renda la transizione energetica una priorità strategica.
Parallelamente, il Governo prevede di immettere nell'economia circa 270 miliardi di baht attraverso gli investimenti delle imprese statali e di ampliare il ricorso al Thailand Future Fund e ai progetti di Partenariato Pubblico-Privato (PPP) per sostenere lo sviluppo delle infrastrutture.
Sul fronte dell'attrazione degli investimenti esteri, in qualità di Presidente del Board of Investment (BOI), il Ministro ha fissato un obiettivo compreso tra 900 miliardi e 1.000 miliardi di baht di investimenti diretti esteri effettivamente realizzati. Tale risultato sarà favorito dal programma Thailand FastPass, volto ad accelerare l'implementazione dei progetti approvati dal BOI. Nell'ambito dell'iniziativa, le imprese beneficiarie degli incentivi BOI dovranno impegnarsi a realizzare almeno il 20% dell'investimento approvato entro l'anno in corso.
Il Governo sta inoltre promuovendo il programma Skill Bridge, finalizzato a favorire il trasferimento tecnologico e a sviluppare le competenze della forza lavoro thailandese, preparandola alle esigenze delle industrie emergenti e dei settori ad alto valore aggiunto.
Infine, rispondendo alle preoccupazioni relative alla diminuzione della quota di spesa in conto capitale nel bilancio 2027, il Ministro ha chiarito che tale riduzione è principalmente il risultato di un miglioramento nella trasparenza della contabilità pubblica. Alcune spese ricorrenti, precedentemente incluse tra gli investimenti, sono state riclassificate in categorie di bilancio più appropriate. Pertanto, sebbene la percentuale destinata agli investimenti appaia inferiore, ciò non significa che la Thailandia investirà meno, bensì che adotterà un modello di finanziamento più diversificato e sostenibile.
In conclusione, il Governo ha ribadito che la strategia economica del Paese continuerà a puntare sullo sviluppo infrastrutturale, sulla transizione energetica, sulla formazione del capitale umano e sull'attrazione di investimenti esteri come principali motori della crescita economica di lungo periodo.
Thanut Suvarnananda, direttore della National Intelligence Agency e recentemente nominato capo negoziatore del Governo thailandese, ha criticato domenica il BRN per aver diffuso un comunicato durante i colloqui trilaterali svoltisi il 4 luglio a Kuala Lumpur, ai quali partecipavano Thailandia, BRN e Malesia in qualità di facilitatore.
Secondo Thanut, la pubblicazione del comunicato ha interferito con il regolare svolgimento dei negoziati e ha evidenziato divergenze all'interno della leadership del BRN.
Nel comunicato, il BRN ha elogiato il ruolo della Malesia quale facilitatore del processo di pace, ha chiesto un maggiore coinvolgimento dei Paesi occidentali nei negoziati e ha sollevato anche questioni legate alla tutela dell'ambiente e alla gestione delle risorse naturali. Secondo il capo negoziatore thailandese, la richiesta di un più ampio coinvolgimento internazionale sembrerebbe finalizzata a esercitare pressioni sulla Thailandia affinché accolga un numero maggiore delle richieste avanzate dal gruppo. Thanut ha tuttavia ribadito che il Governo thailandese non intende rispondere pubblicamente a tali dichiarazioni, ritenendo che il processo di pace debba proseguire esclusivamente attraverso i canali ufficiali.
L'articolo cita inoltre il quotidiano malese New Straits Times, secondo cui il BRN ha riaffermato il proprio impegno a favore del processo di pace, attribuendo la recente escalation delle violenze non a un rifiuto del dialogo, bensì ai lenti progressi dei negoziati.
Parallelamente, il Segretariato per il Dialogo di Pace del BRN ha dichiarato che gli episodi di violenza nella provincia di Pattani sono il risultato della mancanza di progressi nel conflitto, che si protrae da decenni. Il gruppo ha affermato che, dal 2004, la propria lotta armata è stata diretta contro le forze di sicurezza thailandesi, i gruppi sostenuti dal Governo e i progetti ritenuti dannosi per la comunità musulmana malese di Patani, sostenendo al contempo di operare nel rispetto del diritto internazionale umanitario.
Infine, il BRN ha invitato la popolazione civile a evitare le aree interessate dal conflitto, ha espresso apprezzamento nei confronti della Malesia per il ruolo svolto nel facilitare il dialogo e ha sottolineato che un più ampio sostegno da parte della società civile sarà fondamentale per favorire il progresso del processo di pace.
A partire dal 1° luglio, è diventato effettivo il passaggio al pieno controllo di Marsh sulla propria attività in Thailandia. Dal 6 luglio, la società opererà ufficialmente con la denominazione Marsh Risk (Thailand) Company Limited, come confermato dal Chief Executive di Marsh Thailand, Derek Heng.
Secondo Heng, si tratta di un traguardo storico che rende Marsh il primo broker assicurativo interamente controllato da capitale estero a ottenere la piena proprietà della propria società nel mercato thailandese.
In precedenza, l'azienda operava con il nome Marsh PB Company, attraverso una joint venture tra Marsh e soci thailandesi. L'acquisizione segna la conclusione di una collaborazione avviata 48 anni fa dal fondatore Piya Jittalan, al quale Heng ha riconosciuto un ruolo fondamentale nello sviluppo dell'azienda e nel supporto al management nell'affrontare le peculiarità del mercato locale.
Il CEO ha inoltre sottolineato come questa operazione rappresenti una conferma dell'impegno strategico e di lungo periodo del Gruppo Marsh nei confronti della Thailandia.
L'operazione si inserisce in un più ampio contesto di riforme normative volte a favorire gli investimenti esteri. Lo scorso maggio, infatti, il Consiglio dei Ministri thailandese ha approvato in via preliminare una serie di misure che prevedono l'esenzione di nove categorie di attività economiche dall'obbligo di autorizzazione previsto dal Foreign Business Act. L'iniziativa rientra nella strategia del Governo per ridurre gli oneri burocratici e rendere il Paese più attrattivo per gli investitori internazionali.
L'acquisizione del pieno controllo da parte di Marsh rappresenta quindi uno dei primi esempi concreti degli effetti della progressiva liberalizzazione del quadro normativo thailandese, destinata a favorire una maggiore presenza di imprese a capitale estero nel Paese.
Il Board of Investment (BOI) della Thailandia ha approvato un investimento di 23 miliardi di baht da parte di Nestlé per la realizzazione di un nuovo stabilimento produttivo e centro di distribuzione intelligente nella provincia di Samut Prakan, a sud-est di Bangkok.
Il progetto rientra in un più ampio pacchetto di nove investimenti, per un valore complessivo di 66,3 miliardi di baht (circa 2 miliardi di dollari), con cui il Governo thailandese punta ad attrarre produzioni a maggiore valore aggiunto e a rafforzare le filiere manifatturiere ad alto contenuto tecnologico.
L'impianto, la cui entrata in funzione è prevista per il quarto trimestre del 2028, avrà una capacità produttiva annua di 170.000 tonnellate di caffè solubile Nescafé, miscele di caffè e bevande pronte al consumo.
Uno degli elementi distintivi dell'investimento è la forte integrazione con la filiera agricola locale. Nestlé prevede infatti di acquistare ogni anno materie prime e prodotti agricoli thailandesi per un valore di circa 4,3 miliardi di baht, tra cui caffè, zucchero e latte fresco. Parallelamente, l'azienda investirà nello sviluppo del comparto agricolo attraverso programmi di ricerca su varietà di caffè più resistenti ai cambiamenti climatici, la distribuzione di piantine di alta qualità e attività di formazione rivolte agli agricoltori sulle pratiche di coltivazione sostenibile.
Secondo il Segretario Generale del Board of Investment, Narit Therdsteerasukdi, il progetto contribuirà a rafforzare l'intera catena del valore del settore caffeicolo, dalla produzione agricola alla trasformazione industriale, fino alla logistica e all'export.
Il nuovo stabilimento farà inoltre ampio ricorso a tecnologie avanzate e soluzioni basate sull'Intelligenza Artificiale (AI), con l'obiettivo di trasformare la Thailandia nel principale hub regionale di Nestlé per il caffè destinato ai mercati del Sud-Est asiatico.
L'investimento conferma la fiducia di Nestlé nel mercato thailandese, dove il Gruppo è presente da oltre 130 anni, e rappresenta un ulteriore segnale della crescente attrattività della Thailandia quale destinazione per investimenti industriali ad alto contenuto tecnologico e orientati all'innovazione.
(Contributo editoriale a cura della Thai-Italian Chamber of Commerce)
La crisi climatica rende sempre più urgente la diffusione di modelli economici sostenibili. In questo contesto si inserisce il concetto di economia circolare, un sistema basato sulla rigenerazione delle risorse e sulla riduzione degli sprechi, con l'obiettivo di limitare l'inquinamento e il consumo di materie prime. Tra i principi cardine dell'economia circolare figurano l'impiego di fonti rinnovabili, la progettazione modulare dei prodotti per facilitarne la riparazione, la condivisione di beni e servizi, l'estensione del ciclo di vita dei prodotti e il riciclo dei materiali.
Nell'ambito del Green Deal europeo e dell'obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, l'Unione europea ha adottato un Piano d'Azione per l'economia circolare. Il piano punta a trasformare il modello produttivo europeo, promuovendo prodotti più durevoli, riparabili, riutilizzabili e riciclabili, così da ridurre la produzione di rifiuti e il consumo di risorse naturali. Prevede inoltre interventi specifici nei settori a maggiore impatto ambientale, tra cui plastica, tessile, elettronica, imballaggi ed edilizia.
All'interno di questa strategia rientrano anche gli obiettivi di riciclo fissati dall'UE: il target prevedeva il raggiungimento del 55% di riciclo dei rifiuti urbani e del 65% degli imballaggi entro il 2025, con un progressivo aumento al 60% e al 70% rispettivamente entro il 2030 e, per i rifiuti urbani, al 65% entro il 2035. In questo scenario, come si posizionano Italia e Germania?
Secondo i dati pubblicati da Eurostat, l'Italia è tra i Paesi europei più virtuosi nell'economia circolare. Nel 2024 il tasso di utilizzo circolare delle risorse ha raggiunto il 21,6%, oltre 9 punti percentuali sopra la media dell'Unione europea, pari al 12,2%. La Germania si colloca invece al nono posto con un tasso del 14,8%, anch'esso superiore alla media europea, come mostrato nel grafico.
Uno degli aspetti in cui l'Italia continua a mostrare criticità è la forte dipendenza dall'importazione di materie prime, accompagnata da una riduzione ancora limitata del consumo complessivo di risorse.
L'Italia si conferma il leader europeo nel riciclo dei rifiuti. Secondo il Rapporto 2026 del Circular Economy Network, l'85,6% dei rifiuti trattati nel Paese (pari a 137 milioni di tonnellate) viene avviato a riciclo, un dato nettamente superiore alla media europea del 41,2%.
Il confronto con la Germania evidenzia un apparente paradosso. Pur riciclando ogni anno circa 163 milioni di tonnellate di rifiuti, il Paese registra un tasso di riciclo del 44,4%, inferiore a quello italiano, a causa dell'enorme quantità complessiva di rifiuti prodotti, circa il doppio rispetto all'Italia.
Se si analizzano le diverse tipologie di rifiuti, emerge però un quadro differente. La Germania è il leader europeo nel riciclo dei rifiuti urbani, con un tasso del 66,9% nel 2024. L'Italia si attesta al 52,3%, in crescita di due punti percentuali rispetto all'anno precedente.
Anche nel riciclo degli imballaggi entrambi i Paesi registrano risultati molto positivi. L'Italia guida la classifica europea con il 75,6% di imballaggi riciclati, mentre la Germania segue con un ottimo 69,4%.
La sfida dei prossimi anni sarà trasformare questi risultati in un uso sempre più efficiente delle risorse, riducendo la dipendenza dalle materie prime e consolidando il percorso verso un'economia sempre piú circolare, in linea con gli obiettivi UE.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Germania (ITKAM))