
Nel 2026 la cooperazione tra Francia e Italia sul fronte dell’innovazione entra in una fase più concreta. Il primo bando congiunto promosso da Bpifrance e Invitalia non resta infatti sul piano delle intenzioni: serve a sostenere progetti comuni di ricerca e sviluppo tra imprese dei due Paesi, con l’obiettivo di arrivare a nuovi prodotti, servizi o processi con un reale potenziale di mercato. Sul lato italiano, l’iniziativa viene collegata anche all’attuazione del Trattato del Quirinale, che punta a rafforzare la cooperazione economica e industriale tra Roma e Parigi.
Le candidature possono essere presentate a partire dal 15 settembre 2025. Questo punto conta, perché nel 2026 il bando non è più una misura annunciata sulla carta, ma uno strumento già aperto. La pagina ufficiale di Bpifrance conferma che il dispositivo riguarda partenariati tra imprese francesi e italiane interessate a sviluppare insieme progetti innovativi. Anche Invitalia ha pubblicato una pagina dedicata alle partnership con imprese francesi nell’ambito di Smart&Start Italia.
Uno degli aspetti più importanti del bando è proprio questo: i progetti devono essere costruiti davvero insieme. Il call prevede almeno un partner in Francia e uno in Italia, indipendenti tra loro, con un contributo reale da entrambe le parti. Non basta quindi avere un contatto o una collaborazione solo formale. Bisogna dimostrare che il progetto nasce da un lavoro comune e che il vantaggio della cooperazione franco-italiana è concreto. Anche la durata è chiara: in linea di principio, il progetto non dovrebbe superare i due anni.
Il meccanismo è bilaterale, ma non unificato. I partner devono presentare un formulario congiunto in inglese, firmato da tutti, e predisporre anche un Consortium Agreement che definisca ruoli, obiettivi, proprietà intellettuale e modalità di cooperazione. Allo stesso tempo, ogni partecipante che chiede il finanziamento deve seguire anche il proprio canale nazionale. In pratica, c’è una base comune, ma restano due procedure distinte: una per la Francia e una per l’Italia. La circolare italiana del 28 luglio 2025 chiarisce inoltre che il sostegno di Smart&Start Italia riguarda solo la parte italiana del progetto.
Bpifrance in Francia, Smart&Start Italia sul lato italiano
Per la parte francese, i beneficiari eleggibili sono le imprese fino a 2.000 dipendenti equivalenti a tempo pieno. Il documento spiega che i costi finanziabili riguardano la ricerca industriale e lo sviluppo sperimentale, mentre industrializzazione e commercializzazione restano escluse. Il sostegno può passare attraverso l’ADI - Aide pour le Développement de l’Innovation, generalmente sotto forma di anticipo rimborsabile o prestito R&S agevolato, fino a 3 milioni di euro, entro il limite dei mezzi propri dell’impresa.
Sul lato italiano, il quadro è più selettivo. Per ogni progetto può essere finanziata una sola startup italiana, e deve trattarsi di una startup innovativa costituita da meno di cinque anni. Il riferimento è Smart&Start Italia, con programmi d’investimento compresi tra 100.000 euro e 1,5 milioni di euro, da realizzare entro 24 mesi dalla firma del contratto. Le spese ammissibili riguardano beni d’investimento, servizi, personale e costi di funzionamento dell’impresa.
Per molte startup italiane, l’interesse del dispositivo sta anche nella struttura del sostegno. Invitalia indica infatti un finanziamento a tasso zero che può coprire l’80 % delle spese ammissibili, percentuale che può salire al 90 % in alcuni casi. A questo si aggiunge una parte a fondo perduto pari al 40 % del finanziamento per le startup con sede nel Mezzogiorno e al 30 % per quelle localizzate nelle altre regioni italiane. È quindi uno strumento che, almeno per la parte italiana, ha un profilo molto concreto anche dal punto di vista finanziario.
Al di là degli aspetti tecnici, questo primo bando congiunto dice qualcosa di più ampio. Mostra che la cooperazione tra Francia e Italia può prendere una forma operativa e non restare solo sul piano politico o istituzionale. Per startup e imprese innovative, significa avere un quadro più chiaro per lavorare insieme su progetti condivisi. Per chi segue i rapporti economici tra i due Paesi, è un segnale semplice ma importante: quando il dialogo bilaterale si traduce in regole, strumenti e incentivi concreti, la cooperazione diventa molto più reale.
(Contributo editoriale a cura della Chambre de Commerce Italienne Nice, Sophia-Antipolis, Cote d'Azur [2])
Collegamenti
[1] https://www.assocamerestero.it/notizie/%3Ffield_notizia_categoria_tid%3D1122
[2] https://www.assocamerestero.it/ccie/chambre-de-commerce-italienne-nice-sophia-antipolis-cote-dazur