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Giovedì 10 Settembre 2026
Notizie mercati esteri [1]

La crescita dell’economia francese rallenta a causa delle ondate di caldo

Il 28 agosto 2026, l’Insee ha rivisto al ribasso i dati sulla crescita francese. Il PIL è rimasto stagnante nel secondo trimestre 2026, correggendo la precedente stima di +0,2%. Anche il primo trimestre è stato rivisto al ribasso: il PIL è diminuito dello 0,2%, invece del precedente -0,1%.

La debolezza dell’economia è dovuta soprattutto alla riduzione della produzione agricola, causata dalle numerose ondate di calore dell’estate 2026, e all’aumento più forte del previsto dei prezzi dei servizi, in particolare nei trasporti. Secondo il ministro dell’Economia Roland Lescure, questi dati rappresentano il primo effetto concreto della difficile estate vissuta dalla Francia. Le conseguenze sulle raccolte agricole potrebbero essere molto pesanti in diverse regioni e potrebbero continuare a farsi sentire anche nel terzo trimestre.

A fine giugno, la crescita acquisita per il 2026 era soltanto dello 0,3%. L’obiettivo del governo di raggiungere una crescita dello 0,7% nel 2026 appare quindi ormai molto difficile da raggiungere. Secondo Hadrien Camatte, economista di Natixis CIB, l’obiettivo sembra «fuori portata»: per conseguirlo sarebbe necessaria una crescita dello 0,5% sia nel terzo sia nel quarto trimestre. Camatte sottolinea inoltre che la Francia ha evitato per poco una recessione tecnica nel primo semestre.

Anche la situazione delle famiglie è peggiorata. Nel secondo trimestre, il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito dello 0,6%, dopo il -0,2% del trimestre precedente. Il tasso di risparmio è sceso dal 17,9% al 17,2% del reddito disponibile lordo, segno che le famiglie hanno utilizzato una parte consistente dei propri risparmi per compensare la perdita di potere d’acquisto.

Un altro problema è l’inflazione. Nell’agosto 2026, i prezzi al consumo sono aumentati del 2,4% su base annua, dopo il 2,1% di luglio e l’1,8% di giugno. Secondo l’Insee, l’accelerazione è dovuta soprattutto all’aumento dei prezzi dell’energia, in particolare dei prodotti petroliferi. Nonostante questo, i consumi delle famiglie in beni sono rimasti relativamente solidi: a luglio sono aumentati dello 0,5% in volume, dopo il +0,6% di giugno.

Questi risultati complicano anche il raggiungimento dell’obiettivo di deficit pubblico del 5% del PIL nel 2026. La crescita più debole riduce le entrate pubbliche, mentre l’aumento dei tassi d’interesse, le spese militari e gli interventi di sostegno alle famiglie legati al conflitto in Medio Oriente pesano ulteriormente sui conti pubblici. Roland Lescure ha dichiarato di sperare di avvicinarsi il più possibile al 5%, ma ha ammesso che «non è affatto garantito».

Il primo ministro Sébastien Lecornu ha inoltre evidenziato le difficoltà legate alla situazione internazionale. La crisi di Ormuz non è ancora risolta e sta contribuendo a una crisi energetica destinata a durare, con conseguenze sulla crescita e sui mercati finanziari. Lecornu ha indicato anche una seconda fonte di incertezza: il disordine politico interno, in vista delle elezioni presidenziali francesi del 2027.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Marsiglia [2])

Ultima modifica: Giovedì 10 Settembre 2026

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