
La Danimarca cresce a un ritmo che, per intensità, l'avvicina più alla Cina che ai suoi vicini europei.
Dopo un aumento del PIL del 3,9% nel 2024 e del 3,5% nel 2025, il Consiglio Economico del Movimento Operaio danese (Arbejderbevægelsens Erhvervsråd, AE) stima per il 2026 un’ulteriore crescita del 4,2%. Un dato che resta, per ora, una previsione e non un risultato acquisito, ma che restituisce comunque la portata dell’attuale momento economico danese. Per confronto, il Fondo Monetario Internazionale prevede per la Cina una crescita del 4,6% nel 2026.
Anche i dati già disponibili per il 2026 confermano un’economia ancora in espansione: Danmarks Statistik registra una crescita reale del PIL dell’1,5% nel primo trimestre rispetto al precedente e dello 0,3% nel secondo.
La questione più interessante, però, non riguarda soltanto quanto cresca il PIL della Danimarca, ma è utile concentrarsi sui protagonisti di questa crescita e sulla quantità di ricchezza prodotta che effettivamente raggiunge le famiglie.
Il mercato del lavoro offre una prima indicazione: nel secondo trimestre del 2026 risultava occupato il 76,7% della popolazione tra i 15 e i 64 anni. In un Paese di circa sei milioni di abitanti, significa che una quota molto ampia della popolazione in età lavorativa partecipa direttamente all’attività economica. Non conta, però, soltanto quante persone lavorano, ma anche quanto valore viene prodotto per ciascuna ora lavorata. Nel 2025 la produttività nei settori di mercato non agricoli è cresciuta del 4,45%. L’economia danese è quindi riuscita a produrre di più a parità di tempo impiegato.
Occupazione e produttività spiegano parte della forza dell’economia, ma un PIL in aumento non implica automaticamente un miglioramento delle condizioni economiche di tutti. Per capire se la crescita abbia avuto effetti più diffusi bisogna guardare anche ai redditi ed al potere d’acquisto.
Nel 2025 il reddito disponibile complessivo delle famiglie è aumentato del 5%, pari a circa 69 miliardi di corone danesi. A sostenere l’incremento sono state soprattutto le remunerazioni dei lavoratori, cresciute di 66,7 miliardi, cioè del 4,5%. Nello stesso anno i prezzi al consumo sono aumentati in media del 2%. Questo non significa che ogni danese sia diventato automaticamente più ricco, ma mostra che, nel complesso, i redditi sono cresciuti più rapidamente dei prezzi. L’inflazione non ha quindi assorbito interamente l’aumento delle risorse economiche a disposizione delle famiglie.
Infine, anche consumi e risparmio aiutano a completare il quadro: nel 2025 il consumo privato reale è aumentato del 2,1%, mentre le famiglie hanno accantonato l’8,8% del proprio reddito disponibile. Nel primo trimestre del 2026 la quota di risparmio è salita ulteriormente al 9,5%.
Risparmiare di più non è, da solo, una prova di maggiore benessere; tuttavia, la crescita contemporanea dei consumi, dei redditi e del risparmio suggerisce che il boom danese non sia rimasto circoscritto alle grandi imprese, ma che almeno una parte di questa crescita abbia raggiunto anche le famiglie.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio italiana in Danimarca [2])
Collegamenti
[1] https://www.assocamerestero.it/notizie/%3Ffield_notizia_categoria_tid%3D1122
[2] https://www.assocamerestero.it/ccie/camera-commercio-italiana-danimarca