
La cooperazione tra Italia e Polonia nel settore della difesa entra in una fase potenzialmente nuova. Il 15 settembre 2026, a Varsavia, il Ministro italiano della Difesa Guido Crosetto ha incontrato il Vice Primo Ministro e Ministro della Difesa Nazionale polacco Władysław Kosiniak-Kamysz per discutere sicurezza europea, cooperazione militare e, soprattutto, le prospettive di una maggiore collaborazione tra le industrie della difesa dei due Paesi.
Tra i temi centrali dell'incontro figura SAFE – Security Action for Europe, lo strumento finanziario dell'Unione Europea destinato a sostenere investimenti urgenti nella difesa e ad accelerare gli appalti comuni tra Stati membri.
Il confronto assume particolare rilevanza economica perché Italia e Polonia sono contemporaneamente tra i principali beneficiari dello strumento.
SAFE: 150 miliardi di euro per rafforzare la base industriale europea della difesa
SAFE dispone complessivamente di 150 miliardi di euro di prestiti a lungo termine, finanziati attraverso emissioni dell'Unione Europea sui mercati dei capitali.
Lo strumento è entrato in vigore il 29 maggio 2025 e costituisce uno dei pilastri del programma europeo ReArm Europe/Readiness 2030.
L'obiettivo non è semplicemente aumentare la capacità di spesa militare dei singoli Stati, ma favorire un cambiamento strutturale del mercato europeo della difesa attraverso:
Il meccanismo prevede generalmente che i programmi finanziati coinvolgano almeno due Paesi partecipanti, anche se durante una fase transitoria sono possibili alcuni acquisti nazionali.
L'aspetto industrialmente più significativo riguarda però l'origine delle forniture. Almeno il 65% del costo dei componenti dei prodotti finanziati attraverso SAFE deve provenire dall'Unione Europea, dall'Ucraina o dagli altri Paesi europei ammissibili secondo le regole del programma.
La quota di componenti provenienti da Paesi esterni a questo perimetro non può quindi superare, generalmente, il 35%.
La struttura di SAFE crea così un incentivo molto concreto alla costruzione di consorzi, partnership industriali e supply chain europee.
Polonia primo beneficiario SAFE: 43,7 miliardi di euro
La posizione della Polonia all'interno del programma è particolarmente rilevante.
Varsavia può accedere a un finanziamento massimo di 43,734 miliardi di euro, il valore più elevato tra tutti gli Stati membri beneficiari di SAFE.
Il 29 maggio 2026 la Polonia ha inoltre ricevuto dalla Commissione europea un primo prefinanziamento di circa 6,56 miliardi di euro, corrispondente al 15% della propria allocazione complessiva.
Si tratta di dimensioni finanziarie eccezionali per il mercato europeo della difesa e coerenti con il percorso di forte modernizzazione delle Forze Armate polacche.
La Polonia sta contemporaneamente aumentando la propria capacità produttiva interna. Secondo dati dell'Armaments Agency riportati nel 2026, gli acquisti della difesa polacca presso imprese nazionali e dell'Europa centro-orientale sono quasi quadruplicati dal 2022, raggiungendo circa 30,4 miliardi di PLN.
Varsavia sta quindi cercando di passare progressivamente da una strategia basata prevalentemente sull'acquisto di sistemi dall'estero a un modello che combini procurement internazionale, produzione nazionale, trasferimento tecnologico e sviluppo di una propria capacità industriale.
È proprio in questo contesto che SAFE può diventare particolarmente importante.
Anche l'Italia dispone di 14,9 miliardi di euro
L'Italia può accedere a un finanziamento massimo SAFE pari a 14,9 miliardi di euro.
Italia e Polonia dispongono quindi, complessivamente, di un potenziale di finanziamento superiore a 58,6 miliardi di euro nell'ambito dello stesso strumento europeo.
Questo dato non significa naturalmente che tali risorse saranno automaticamente destinate a progetti bilaterali Italia-Polonia. Rappresenta però una base finanziaria estremamente rilevante per costruire programmi comuni qualora le esigenze operative e industriali dei due Paesi coincidano.
Ed è proprio questa possibilità che è stata esplicitamente discussa durante il vertice di Varsavia.
Secondo il Ministero della Difesa polacco, Italia e Polonia si trovano nella “seconda fase” del meccanismo SAFE e stanno discutendo possibilità di joint procurement, cioè acquisti realizzati congiuntamente.
L'obiettivo potenziale è combinare domanda militare, capacità tecnologiche e produzione industriale all'interno di programmi europei condivisi.
Elicotteri: uno dei primi dossier concreti
Uno dei dossier più avanzati riguarda il settore elicotteristico.
Durante l'incontro con Crosetto, Kosiniak-Kamysz ha confermato che Varsavia sta valutando l'acquisto di nuovi elicotteri destinati alle esigenze delle Forze Armate polacche e che il programma è stato incluso tra quelli collegati a SAFE.
Il Ministro polacco ha inoltre dichiarato che i colloqui stanno entrando nella fase finale e ha indicato chiaramente una delle condizioni considerate strategiche da Varsavia: la produzione dovrà essere localizzata in Polonia.
Per l'Italia questo requisito assume un'importanza particolare perché Leonardo dispone già nel Paese di una delle più significative presenze industriali italiane nella difesa europea: PZL-Świdnik.
Lo stabilimento di Świdnik rappresenta uno dei principali poli elicotteristici polacchi e fa parte del gruppo Leonardo. Già nel 2024 l'azienda indicava circa 3.240 dipendenti, dei quali circa il 20% ingegneri.
Lo stabilimento produce aerostrutture e svolge attività industriali su diversi programmi Leonardo ed è già coinvolto nella produzione dell'AW149 per le Forze Armate polacche.
La presenza industriale esistente rende quindi possibile immaginare modelli di collaborazione che vadano ben oltre la semplice vendita di prodotti italiani alla Polonia.
Il 16 settembre, pochi giorni dopo il vertice ministeriale, PZL-Świdnik ha inoltre presentato a Varsavia la propria proposta basata sull'AW139 per il futuro requisito polacco relativo a elicotteri multiruolo medi.
Secondo quanto comunicato dall'azienda, l'offerta prevede una significativa “polonizzazione” della piattaforma: produzione in Polonia, integrazione di sistemi e armamenti polacchi e progressivo trasferimento di capacità progettuali.
PZL-Świdnik ha indicato la possibilità di arrivare a una capacità produttiva di circa 8-10 elicotteri all'anno entro 24 mesi dalla firma di un eventuale contratto, con un investimento stimato in circa 500 milioni di PLN per avviare la produzione.
Il quadro dimostra concretamente quale potrebbe essere la logica industriale dei programmi SAFE: tecnologia e piattaforme europee combinate con produzione locale, componentistica nazionale e integrazione delle rispettive filiere.
La Polonia ha già iniziato a utilizzare SAFE per programmi multinazionali
Il modello dell'appalto congiunto non è soltanto teorico.
La Polonia ha già avviato programmi SAFE insieme ad altri Paesi europei. Un esempio è la cooperazione con la Spagna per l'acquisto congiunto di velivoli Airbus A330 MRTT, destinati al rifornimento in volo e al trasporto strategico.
Varsavia prevede di acquisire quattro aeromobili attraverso un programma coordinato con Madrid, con consegne previste entro il 2030.
Un altro esempio riguarda i sistemi antiaerei portatili Piorun, prodotti dall'industria polacca. Nell'agosto 2026 Polonia, Norvegia, Lituania e Lettonia hanno definito un framework comune per l'acquisto dei sistemi, in un programma con un valore superiore agli 8 miliardi di PLN.
Questi casi mostrano la direzione che SAFE intende imprimere alla difesa europea: meno programmi esclusivamente nazionali e maggiore aggregazione della domanda tra Paesi.
Per Italia e Polonia, questo significa poter identificare capacità militari comuni e costruire intorno ad esse programmi industriali condivisi.
Non solo elicotteri: le aree individuate da Italia e Polonia
L'incontro di Varsavia ha evidenziato un perimetro di cooperazione molto più ampio.
Il Ministero della Difesa italiano ha indicato tra le aree sulle quali i due Paesi intendono lavorare:
difesa aerea integrata; spazio; intelligenza artificiale; sistemi unmanned e robotici; contrasto alle minacce ibride; mobilità militare; cooperazione industriale; elicotteri; F-35; infrastrutture strategiche NATO.
Si tratta di settori che coincidono in larga misura con le categorie finanziabili attraverso SAFE.
Lo strumento europeo comprende infatti, tra gli altri:
Il potenziale di collaborazione riguarda quindi un ecosistema industriale estremamente ampio.
Mobilità militare e infrastrutture: un'altra area di collaborazione
Un ulteriore tema emerso dal vertice riguarda la mobilità militare.
Italia e Polonia sostengono la necessità di semplificare il movimento di mezzi e personale militare attraverso i confini europei in caso di necessità.
Varsavia sta inoltre promuovendo l'estensione verso la Polonia della rete NATO di oleodotti militari proveniente dall'Europa occidentale e vorrebbe ospitare il quartier generale del relativo programma.
Durante l'incontro del 15 settembre, il Ministro polacco ha dichiarato di aver ricevuto dall'Italia sostegno a questa candidatura.
Anche questo dossier ha un'importante dimensione industriale. Mobilità militare e resilienza infrastrutturale possono infatti generare investimenti in:
infrastrutture ferroviarie e stradali, logistica, depositi, sistemi energetici, pipeline, cybersecurity, sensoristica, telecomunicazioni, sistemi di controllo e protezione delle infrastrutture critiche.
La filiera potenzialmente coinvolta va quindi ben oltre i tradizionali produttori di armamenti.
SAFE può cambiare il modello di collaborazione industriale europeo
La caratteristica più interessante del programma SAFE è probabilmente proprio questa.
La disponibilità di finanziamenti europei è importante, ma il vero obiettivo dello strumento è modificare la struttura industriale della difesa europea.
Il settore rimane infatti caratterizzato da una notevole frammentazione tra programmi nazionali, standard differenti e supply chain parallele.
Attraverso il finanziamento degli appalti comuni, l'UE cerca di aggregare la domanda e creare produzioni più ampie, aumentando le economie di scala e rendendo più integrate le industrie della difesa europee.
Per Italia e Polonia, questa evoluzione crea una complementarità interessante.
L'Italia dispone di una filiera aerospaziale e della difesa consolidata, con grandi gruppi industriali e numerose PMI altamente specializzate.
La Polonia dispone invece di una delle più grandi pipeline europee di nuovi investimenti militari, un mercato interno in forte crescita e una chiara strategia per aumentare il contenuto industriale nazionale.
La combinazione tra queste caratteristiche può trasformare la collaborazione bilaterale da un tradizionale rapporto cliente-fornitore a una relazione industriale molto più integrata.
Le implicazioni per l'Italia e per le imprese italiane della filiera
Per l'Italia, la cooperazione con la Polonia attraverso SAFE può rappresentare un'opportunità industriale di notevole portata.
Il primo elemento riguarda i grandi gruppi. Aziende come Leonardo, Fincantieri, Elettronica, MBDA Italia, Avio Aero, Iveco Defence Vehicles e altri operatori nazionali dispongono di tecnologie che rientrano direttamente nelle categorie prioritarie individuate dal programma europeo: aerospazio, elicotteristica, sensoristica, elettronica, sistemi navali, propulsione, missilistica, veicoli, cybersecurity e sistemi unmanned.
Ma le opportunità non riguardano soltanto i prime contractor.
La struttura stessa dei programmi di difesa coinvolge catene di fornitura molto profonde. Un contratto relativo a un elicottero, un sistema antiaereo o una piattaforma terrestre genera domanda per centinaia di fornitori specializzati.
Le imprese italiane possono quindi trovare spazi in meccanica di precisione, lavorazioni CNC, aerostrutture, materiali compositi, elettronica, ottica, sensoristica, radar, sistemi di comunicazione, software, intelligenza artificiale, cybersecurity, sistemi di controllo, batterie, cablaggi, connettori, attuatori, hydraulic systems, testing, simulazione, manutenzione e formazione.
Il requisito polacco di aumentare la produzione nazionale rende però necessario un approccio diverso rispetto alla semplice esportazione.
Per molte aziende italiane, il modello più efficace potrebbe essere quello della partnership con aziende polacche, attraverso accordi di fornitura, joint venture, trasferimento tecnologico, produzione locale o integrazione all'interno di programmi guidati da prime contractor già presenti nel Paese.
Da questo punto di vista, PZL-Świdnik rappresenta un esempio particolarmente significativo: una società appartenente a un gruppo italiano, ma profondamente inserita nel sistema industriale polacco, capace di diventare un ponte tra le due filiere nazionali.
SAFE introduce inoltre un ulteriore vantaggio competitivo per le aziende europee. Il requisito che almeno il 65% del valore dei componenti provenga dall'area europea ammissibile limita la possibilità di costruire programmi finanziati prevalentemente attraverso componentistica extraeuropea. Le aziende italiane già integrate nella base industriale europea possono quindi beneficiare di una domanda crescente di fornitori qualificati all'interno dell'UE.
Le opportunità possono estendersi anche alle imprese che tradizionalmente non si definiscono “defence companies”. Protezione delle infrastrutture critiche, mobilità militare, AI, cybersecurity, sistemi energetici, logistica, telecomunicazioni e dual-use coinvolgono infatti aziende provenienti da settori civili ad alta tecnologia.
Per il sistema industriale italiano, il punto strategico è dunque quello di osservare SAFE non soltanto come un programma pubblico di finanziamento alla difesa, ma come un possibile acceleratore della formazione di nuove supply chain europee.
Con oltre 43,7 miliardi di euro assegnati alla Polonia e 14,9 miliardi all'Italia, i due Paesi dispongono di una base finanziaria potenziale superiore a 58 miliardi di euro. Non tutte queste risorse confluiranno naturalmente in programmi comuni, ma il confronto politico avviato a Varsavia dimostra che la possibilità di utilizzare SAFE come piattaforma per nuovi progetti Italia-Polonia è ormai entrata concretamente nell'agenda bilaterale.
Per le imprese italiane della difesa, dell'aerospazio e delle tecnologie dual-use, la conseguenza è chiara: la Polonia non rappresenta più soltanto uno dei maggiori mercati europei di procurement militare, ma può diventare un partner industriale, una piattaforma produttiva e un punto di accesso alle nuove catene del valore europee della difesa.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana in Polonia [2])
Collegamenti
[1] https://www.assocamerestero.it/notizie/%3Ffield_notizia_categoria_tid%3D1122
[2] https://www.assocamerestero.it/ccie/camera-commercio-dellindustria-italiana-polonia
[3] https://www.assocamerestero.it/ricerca-per-argomenti/%3Ftid%3D1317