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Lunedì 2 Novembre 2026
Notizie mercati esteri [1]

Notizie dai mercati esteri - Venezuela

Il Venezuela esporta 147.000 tonnellate di alghe marine verso il Cile e l'Asia

Il Venezuela ha completato l'esportazione di oltre 147.000 tonnellate di alghe marine destinate ai mercati internazionali dell'Asia e del Sud America, tra cui spiccano Cile, Corea del Sud e Cina.

L'operazione commerciale si è svolta dal Porto Internazionale El Guamache, situato nello stato di Nueva Esparta (Isola di Margarita).

Secondo le informazioni divulgate dal Ministero del Potere Popolare per i Trasporti, l'operazione si è svolta nel rispetto dei più alti standard di sicurezza, efficienza e qualità, rappresentando un passo avanti significativo per la proiezione commerciale del Venezuela nella regione.

Il Venezuela dimezza il rischio paese nel 2026: il calo si è accentuato dopo la firma degli accordi petroliferi

Il rischio paese del Venezuela si è ridotto quasi della metà nel corso del 2026, in un movimento che ha registrato il suo salto principale immediatamente dopo la cattura di Nicolás Maduro a gennaio e che è tornato ad accelerare tra la fine di agosto e l'inizio di settembre, a seguito dei nuovi accordi petroliferi promossi dagli Stati Uniti, riporta Bloomberg Línea.

L'EMBI (Emerging Markets Bond Index), elaborato da JPMorgan e utilizzato come riferimento per misurare il premio richiesto dagli investitori sul debito dei mercati emergenti rispetto ai titoli del Tesoro statunitense, è passato da 12.671 punti base il 2 gennaio a 6.037 il 3 settembre, un calo pari a circa il 52%.

Secondo l'agenzia di stampa, una flessione di questa portata viene solitamente associata a una minore percezione del rischio sul debito di un paese. Tuttavia, nel caso del Venezuela questa lettura richiede un punto di precisione: il paese rimane in default dal 2017, non ha completato la ristrutturazione del proprio debito estero e continua a non avere un normale accesso al mercato internazionale dei finanziamenti.

Jonathan Fortun, economista dell'Institute of International Finance (IIF), avverte che, proprio a causa di questa situazione, l'EMBI venezuelano non rappresenta attualmente il costo al quale il paese potrebbe finanziarsi.

Lo spread deriva dai prezzi dei titoli esistenti e dalle loro scadenze contrattuali; pertanto, la sua evoluzione riflette principalmente quanto il mercato valuti tali obbligazioni e quale valore di recupero si aspetti per i creditori, aggiunge l'agenzia di stampa.

Il calo del 2026, inoltre, ha iniziato a delinearsi già nel corso dell'anno precedente. L'EMBI venezuelano è passato da 24.963 punti base a gennaio 2025 a 12.739 a dicembre, dimezzandosi quasi. Ma il cambiamento politico all'inizio del 2026 ha innescato un movimento molto più brusco.

Il 2 gennaio, l'indicatore si attestava a 12.671 punti base. Il giorno successivo, le forze statunitensi hanno catturato Nicolás Maduro e Delcy Rodríguez ha assunto la carica di presidente ad interim. Nella prima sessione successiva all'operazione, l'EMBI è crollato a 8.898 punti base, con un calo di quasi 3.800 punti in un'unica giornata.

Per Fortun, il mercato non stava reagendo a una trasformazione immediata dell'economia, del settore petrolifero o dei conti fiscali. Ciò che era cambiato era la possibilità che esistesse una controparte in grado di negoziare e di impegnare lo Stato venezuelano in un'eventuale ristrutturazione delle sue obbligazioni.

«Ciò che è stato riprezzato non è stata l'economia, né il petrolio, né i conti fiscali; è stata l'esistenza di una controparte capace di stipulare accordi», spiega in un colloquio con Bloomberg Línea.

Da allora, la discesa dell'EMBI non è stata lineare. Le prospettive sul petrolio e sulla futura capacità del Venezuela di generare entrate hanno convissuto con i progressi ancora incompleti della ristrutturazione del debito e del quadro istituzionale.

La ristrutturazione del debito tra le variabili

A maggio, il Venezuela ha annunciato formalmente l'avvio di un processo di ristrutturazione del proprio debito estero e ha nominato consulenti finanziari e legali. Ad aprile aveva inoltre ripristinato i rapporti con il Fondo Monetario Internazionale, sebbene non vi sia ancora un programma di finanziamento né una ristrutturazione definitiva delle obbligazioni.

L'andamento del petrolio ha introdotto un'altra variabile. La ripresa della produzione può aumentare il flusso di valuta estera disponibile per il Venezuela e, di conseguenza, migliorare il valore potenziale dei suoi asset.

Tuttavia, una maggiore produzione non significa automaticamente che tali entrate saranno disponibili per pagare i creditori: dipenderà dai termini dei nuovi contratti, dalla quota dello Stato nella rendita petrolifera e da come verrà infine distribuito il recupero tra i diversi gruppi di creditori.

Reazione dei titoli ed effetto degli accordi petroliferi

Tra il 27 agosto e il 3 settembre, l'EMBI venezuelano è sceso da 6.593 a 6.037 punti base, una riduzione di 556 punti, pari a circa l'8%. Il movimento è stato molto inferiore a quello registrato a gennaio, ma ha mostrato una componente specificamente venezuelana: mentre altri mercati emergenti latinoamericani evidenziavano variazioni molto più moderate, i titoli del paese hanno reagito agli annunci di nuovi accordi petroliferi.

Chevron ha annunciato investimenti superiori a 7,0 miliardi di dollari nell'arco di cinque anni, con l'obiettivo di più che raddoppiare la produzione delle sue operazioni fino a circa 600.000 barili al giorno. Altri accordi hanno ampliato le aspettative sulla ripresa del settore petrolifero venezuelano e sulla capacità del paese di attrarre capitali.

La reazione dei titoli riflette precisamente tale aspettativa. Gli analisti ritengono che il Venezuela stia cessando di essere unicamente una scommessa su un esito politico incerto per diventare anche una scommessa su un asset che Washington considera strategico e che è disposta a finanziare su una scala rilevante.

Per la grande maggioranza degli investitori, le obbligazioni rappresentano l'unico strumento facilmente disponibile per esprimere una visione ottimistica sul Venezuela. Fortun introduce tuttavia un'importante distinzione: «Gli accordi petroliferi migliorano principalmente il valore di recupero che si può attribuire oggi a un debito che rimane insoluto; non dimostrano ancora un miglioramento equivalente nella capacità di pagamento corrente dello Stato».

La differenza è rilevante — evidenzia Bloomberg Línea — poiché l'entità delle obbligazioni venezuelane rimane enorme. Le stime sul totale delle rivendicazioni variano, ma possono raggiungere circa 240,0 miliardi di dollari quando si includono debito, interessi, arbitrati e altri crediti. I titoli di Stato rappresentano solo una parte di questo universo, insieme alle richieste di risarcimento delle imprese, ai lodi arbitrali e agli obblighi bilaterali.

Per questo motivo, il petrolio non è l'unica variabile che determinerà quanto i detentori di obbligazioni riusciranno infine a recuperare. Sarà decisivo anche il modo in cui verranno ordinate le diverse rivendicazioni, il trattamento riservato a ciascun creditore e le condizioni alle quali verrà eseguita la ristrutturazione finale.

(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Venezolano-Italiana [2])

Ultima modifica: Lunedì 2 Novembre 2026

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