
Nonostante campagne di sensibilizzazione, leggi e iniziative europee per la parità di genere, il divario salariale tra uomini e donne continua a rappresentare un nodo irrisolto, sia in Germania che in Italia. I dati più recenti mostrano che, pur con alcune differenze, in entrambi i Paesi le donne guadagnano significativamente meno dei colleghi uomini, sia in termini orari sia su base annua.
In Germania, secondo l’Ufficio federale di statistica (Destatis), nel 2024 le donne hanno percepito in media il 16% in meno rispetto agli uomini per ogni ora di lavoro. Il divario è più ampio nella Germania occidentale e a Berlino (17%) e si riduce all’Est (5%). Se si considera l’intero reddito annuale, il cosiddetto gender overall earnings gap raggiunge il 39%, segnalando come le donne lavorino mediamente meno ore e con carriere più discontinue. Le differenze sono accentuate nei settori finanziario e assicurativo (26%), tecnico-scientifico (25%) e manifatturiero (19%), mentre risultano più contenute nei comparti dell’istruzione e dei servizi alla persona. Il settore pubblico tedesco mostra un divario inferiore (7%) rispetto al privato (18%).
In Italia, secondo un’analisi de Il Sole 24 Ore (aprile 2025), il divario salariale complessivo oscilla tra il 10% e il 15%, senza progressi significativi negli ultimi anni. Inoltre, il divario cresce con il livello di istruzione e la posizione professionale: tra i laureati raggiunge il 16%, e tra i dirigenti arriva al 30,8%. Le differenze sono marcate nel settore privato (15,9%), mentre nel pubblico il gap si riduce al 5,2%, grazie anche a una maggiore presenza femminile e a retribuzioni più uniformi.
Alla base delle disuguaglianze in entrambi i Paesi vi sono cause comuni: la maggiore diffusione del lavoro part-time tra le donne, le interruzioni di carriera legate alla maternità e alla cura familiare, e la persistente segregazione professionale, che concentra le lavoratrici in settori a minore remunerazione.
A livello europeo, secondo Eurostat 2025, il divario medio di genere nelle retribuzioni orarie è del 12%, con picchi superiori al 20% in alcuni Stati membri. L’Unione Europea, consapevole dell’impatto economico e sociale di questa disparità, ha introdotto la Direttiva 2023/970/UE sulla trasparenza salariale, che dal 2026 obbligherà le imprese a rendere pubblici i livelli retributivi e le differenze di genere.
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio Italo Tedesca - ITALCAM [2])
Collegamenti
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[2] https://www.assocamerestero.it/ccie/camera-commercio-italo-tedesca