
I fondi pensione danesi sono un esempio, a livello europeo, di come un sistema fortemente basato sulla capitalizzazione e sulla privatizzazione della gestione dei contributi porti a un monte pensioni più elevato nonostante un carico fiscale inferiore.
Secondo il report pubblicato dalla Banca Nazionale Danese di settembre 2025, la Commissione Europea ha preso come esempio virtuoso il sistema pensionistico danese per aver condotto una transizione efficace verso un sistema misto negli ultimi decenni.
Attualmente circa l’80% delle risorse provengono da investimenti in veicoli finanziari e si ha solo il 20% sostenuto dalla ripartizione dei contributi correnti.
I risultati parlano chiaro: ad oggi il monte pensioni relativo al PIL danese è il più elevato dei paesi OCSE ed ammonta a quasi il 200% del PIL annuo contro il 10-12% di quello italiano. La spesa pubblica annua dedicata alle pensioni in Italia ammonta al 15-16% del PIL, talmente elevata da essere quindi sostenuta in buona parte tramite l’emissione di debito. In Danimarca si attesta intorno al 7%.
Si tratta di un semplice gioco di contabilità nazionale che scarica sulle aziende la maggior parte del costo delle pensioni?
NO! Al contrario: benché la struttura erariale danese sia fondamentalmente diversa da quella italiana (i.e. le imposte sul reddito personale hanno molta più rilevanza rispetto ai contributi pensionistici), secondo il report dell’OCSE del 2025, la percentuale di total tax wedge danese, ovvero la stima di carico fiscale totale effettivo per il datore di lavoro, si attesta intorno al 36.1% per un lavoratore dal salario medio, mentre in Italia si raggiunge il 47.2%.
Tramite un supplemento di pensione chiamato pensionstillæg, la componente dei contributi pensionistici pubblica a ripartizione viene utilizzata per dare un bonus regressivo legato al reddito per sussidiare i lavoratori con redditi più modesti. Alla redistribuzione contribuiscono anche la proporzionalità con il periodo di residenza (40 anni per ottenere la pensione completa) e altri sussidi familiari.
I risultati?
Secondo uno studio OCSE sui sistemi pensionistici di novembre 2025, la Danimarca mantiene il primato per la quota più bassa di anziani tra i 66 ed i 75 anni di età con una ricchezza sotto la mediana ed ottiene valutazioni estremamente positive in tutti gli indicatori che riguardano le risorse economiche dei pensionati.
Lo stesso studio mostra come il sistema sia particolarmente efficace nella redistribuzione della ricchezza: benché il tasso di sostituzione calcolato sulle ultime retribuzioni per redditi elevati e medi sia simile a quello italiano, il tasso di sostituzione per redditi bassi in Danimarca è quasi il doppio rispetto all’Italia: 115% contro il 70%,
Secondo Denmarks Statistik, l’equivalente danese di Istat, al 2050 una persona su 4 avrà 65 anni o più, portando considerevoli cambiamenti alla domanda di servizi e beni rispetto alle condizioni attuali.
Anche il report di Nordic Co-operation sostiene che aumenterà la domanda di tecnologie sanitarie, soluzioni digitali per l’autonomia domestica e servizi personalizzati per una popolazione over-65 sempre più attiva e con buon potere d’acquisto.
Innovazione, città age-friendly e collaborazione pubblico-privata saranno leve strategiche per consolidare la leadership danese in questo settore.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio italiana in Danimarca [2])
Collegamenti
[1] https://www.assocamerestero.it/notizie/%3Ffield_notizia_categoria_tid%3D1122
[2] https://www.assocamerestero.it/ccie/camera-commercio-italiana-danimarca
[3] https://www.assocamerestero.it/ricerca-per-argomenti/%3Ftid%3D1266