Mercoledì 1 Aprile 2026
Vai al Contenuto Raggiungi il piè di pagina
I fondi pensione danesi sono un esempio, a livello europeo, di come un sistema fortemente basato sulla capitalizzazione e sulla privatizzazione della gestione dei contributi porti a un monte pensioni più elevato nonostante un carico fiscale inferiore.
Secondo il report pubblicato dalla Banca Nazionale Danese di settembre 2025, la Commissione Europea ha preso come esempio virtuoso il sistema pensionistico danese per aver condotto una transizione efficace verso un sistema misto negli ultimi decenni.
Attualmente circa l’80% delle risorse provengono da investimenti in veicoli finanziari e si ha solo il 20% sostenuto dalla ripartizione dei contributi correnti.
I risultati parlano chiaro: ad oggi il monte pensioni relativo al PIL danese è il più elevato dei paesi OCSE ed ammonta a quasi il 200% del PIL annuo contro il 10-12% di quello italiano. La spesa pubblica annua dedicata alle pensioni in Italia ammonta al 15-16% del PIL, talmente elevata da essere quindi sostenuta in buona parte tramite l’emissione di debito. In Danimarca si attesta intorno al 7%.
Si tratta di un semplice gioco di contabilità nazionale che scarica sulle aziende la maggior parte del costo delle pensioni?
NO! Al contrario: benché la struttura erariale danese sia fondamentalmente diversa da quella italiana (i.e. le imposte sul reddito personale hanno molta più rilevanza rispetto ai contributi pensionistici), secondo il report dell’OCSE del 2025, la percentuale di total tax wedge danese, ovvero la stima di carico fiscale totale effettivo per il datore di lavoro, si attesta intorno al 36.1% per un lavoratore dal salario medio, mentre in Italia si raggiunge il 47.2%.
Tramite un supplemento di pensione chiamato pensionstillæg, la componente dei contributi pensionistici pubblica a ripartizione viene utilizzata per dare un bonus regressivo legato al reddito per sussidiare i lavoratori con redditi più modesti. Alla redistribuzione contribuiscono anche la proporzionalità con il periodo di residenza (40 anni per ottenere la pensione completa) e altri sussidi familiari.
I risultati?
Secondo uno studio OCSE sui sistemi pensionistici di novembre 2025, la Danimarca mantiene il primato per la quota più bassa di anziani tra i 66 ed i 75 anni di età con una ricchezza sotto la mediana ed ottiene valutazioni estremamente positive in tutti gli indicatori che riguardano le risorse economiche dei pensionati.
Lo stesso studio mostra come il sistema sia particolarmente efficace nella redistribuzione della ricchezza: benché il tasso di sostituzione calcolato sulle ultime retribuzioni per redditi elevati e medi sia simile a quello italiano, il tasso di sostituzione per redditi bassi in Danimarca è quasi il doppio rispetto all’Italia: 115% contro il 70%,
Secondo Denmarks Statistik, l’equivalente danese di Istat, al 2050 una persona su 4 avrà 65 anni o più, portando considerevoli cambiamenti alla domanda di servizi e beni rispetto alle condizioni attuali.
Anche il report di Nordic Co-operation sostiene che aumenterà la domanda di tecnologie sanitarie, soluzioni digitali per l’autonomia domestica e servizi personalizzati per una popolazione over-65 sempre più attiva e con buon potere d’acquisto.
Innovazione, città age-friendly e collaborazione pubblico-privata saranno leve strategiche per consolidare la leadership danese in questo settore.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio italiana in Danimarca)
Il Minas Gerais si trova davanti a un nuovo orizzonte nelle relazioni commerciali internazionali. Con la ratifica da parte del Senato Federale, il 4 marzo, del trattato tra il Mercosur e l'Unione Europea — e la conseguente pubblicazione, da parte della Segreteria di Stato per lo Sviluppo Economico (Sede-MG), di un'analisi aggiornata sui suoi impatti —, lo stato si prepara a sfruttare una delle più grandi zone di libero scambio mai create al mondo.
Il blocco risultante dall'accordo riunisce circa 720 milioni di consumatori e rappresenta approssimativamente un quarto del PIL mondiale. Per il Minas, che già esporta miliardi di dollari in prodotti verso i paesi europei, il trattato potrebbe ampliare ulteriormente questo volume riducendo progressivamente le barriere tariffarie che rendono più costose le merci dello stato sui mercati esteri.
Il documento elaborato dalla Sede-MG illustra i settori maggiormente avvantaggiati. Nel settore agroalimentare, prodotti come il caffè assumono un ruolo di primo piano: le aliquote sul caffè torrefatto e solubile saranno eliminate nell'arco di quattro anni, creando un'apertura concreta affinché il Minas avanzi nell'industrializzazione del prodotto — aggiungendo valore prima di esportarlo, anziché vendere soltanto la materia prima. Oltre al caffè, sette varietà di frutta provenienti dal blocco sudamericano potranno accedere al mercato europeo senza dazi né contingenti.
Per il settore industriale, invece, l'accordo prevede che l'UE elimini, entro un decennio, tutti i dazi sui prodotti originari del Mercosur. In pratica, il 91% dei beni importati dal blocco cesserà di pagare imposte doganali alle frontiere europee.
Il trattato va oltre le tariffe e affronta anche temi come gli appalti pubblici, la proprietà intellettuale, i servizi e le norme sanitarie — il che, secondo l'analisi del governo del Minas, tende a garantire una maggiore certezza giuridica per gli esportatori.
I dati del 2025 mostrano che la relazione commerciale del Minas Gerais con l'Europa è già solida. Lo stato ha venduto 7,5 miliardi di dollari in prodotti ai 27 paesi del blocco, generando un saldo positivo di 4,1 miliardi di dollari nella bilancia commerciale. Le principali destinazioni sono state Germania, Paesi Bassi, Italia, Belgio e Francia.
Il caffè guida nettamente la pauta esportativa, rappresentando il 74,1% del totale (5,6 miliardi di dollari). A seguire figurano le ferroleghe (487,5 milioni di dollari), la cellulosa (198,3 milioni di dollari), i minerali di ferro (145,6 milioni di dollari) e i tubi e profili cavi (112,9 milioni di dollari).
Per Daniel Medrado, sottosegretario per l'Attrazione degli Investimenti e le Filiere Produttive, conoscere le esigenze e le opportunità dell'accordo è fondamentale affinché le imprese del Minas possano posizionarsi strategicamente. "Per il Minas, che dispone di una base industriale rilevante e di una crescente proiezione internazionale, la nuova partnership rappresenta una nuova fase promettente nelle relazioni commerciali", ha dichiarato.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana di Minas Gerais)
La legge di bilancio 2026-2027 di Hong Kong, introdotta il 25 febbraio dal Segretario Finanziario Paul Chan, rappresenta un momento di grande ottimismo per la città. Dopo anni difficili, Hong Kong ha finalmente registrato un “surplus” con un saldo positivo di 2,9 miliardi di HKD, superando notevolmente le previsioni negative dell’anno precedente. Con il tema "Guidare una crescita di qualità attraverso innovazione e finanza", il governo si propone di migliorare la vita dei cittadini e consolidare la stabilità economica; questo anche attraverso il potenziamento del regime normativo per le societa’ estere che desiderano quotarsi alla Borsa di Hong Kong, in linea con l’invito anticipato alle aziende italiane durante l’evento promozionale “Think Business, Think Hong Kong”, ospitato dall’Hong Kong Trade Development Council a novembre 2025.
Crescita economica e stabilità
L'economia di Hong Kong ha dimostrato una grande forza, crescendo del 3,5% nel 2025 grazie alla ripresa dei consumi e dei mercati finanziari. Per il 2026, si prevede una crescita costante tra il 2,5% e il 3,5%, con un'inflazione molto bassa intorno all'1,8%. Questo significa che la città sta crescendo in modo sano, attirando di nuovo investitori e capitali internazionali.
Il Settore chiave: Innovazione e Intelligenza Artificiale
Nel bilancio di Hong Kong il settore che ha ricevuto la maggiore attenzione è quello tecnologico, con un focus specifico sull’Intelligenza Artificiale (IA), considerata dal governo non semplicemente come uno strumento informatico avanzato ma come una leva strategica capace di trasformare trasversalmente ogni industria, dalla sanità alla logistica. Tra le principali misure previste vi è la creazione di un Comitato Strategico per l’IA, composto da esperti e guidato direttamente dal Segretario Paul Chan, con l’obiettivo di definire modalità concrete di applicazione dell’IA per rafforzare la competitività delle imprese locali. E’ stato inoltre attivato un fondo da 10 miliardi di HKD destinato a sostenere investimenti nei settori della robotica e delle biotecnologie; mentre il progetto infrastrutturale Northern Metropolis, situato nella parte settentrionale della città, è destinato a diventare un polo tecnologico strategico con l’obiettivo di favorire la collaborazione con le imprese della Cina continentale.
Un nuovo volto per il turismo
Il turismo è stato identificato tra i settori chiave, ricevendo un investimento record. Il budget destinato al Hong Kong Tourism Board (HKTB), ente governativo responsabile della promozione della citta’ come destinazione turistica di livello mondiale, è aumentato del 35% a 1,66 miliardi di HKD rispetto all'anno precedente, con l’obiettivo principale di aumentare il contributo del turismo all'economia locale, attirando i visitatori e migliorando la loro esperienza.
Lo storico spettacolo di luci e suoni “A Symphony of Lights” è al centro dell’attenzione: per vent’anni ha illuminato lo skyline della città, coinvolgendo 45 edifici tra Hong Kong Island e Kowloon, in una delle coreografie luminose più iconiche del panorama urbano internazionale, e nel 2026 sarà oggetto di importanti modifiche. Il nuovo format prevede una programmazione dinamica: le proiezioni immersive e in 3D si modificano nel corso dell’anno per riflettere le principali festività stagionali.
L’iniziativa invita i turisti a visitare non solo la nota e gia’ frequentata area portuale, ma vari quartieri della citta’. Inoltre, Hong Kong intende rafforzare la propria strategia turistica orientando in maniera mirata le politiche di attrazione verso i visitatori provenienti dal Medio Oriente e dal Sud-Est asiatico. Questi mercati sono considerati di primaria importanza, poiché i turisti di tali aree mostrano una maggiore propensione alla spesa, soprattutto per servizi di alta qualità, esperienze esclusive e ospitalità di fascia premium.
Supporto ai cittadini e alle imprese
Il governo di Hong Kong ha confermato un pacchetto di misure a sostegno di cittadini e imprese. Per le famiglie, sono previsti diversi interventi fiscali volti ad alleggerire le spese quotidiane: un taglio del 100% dell’imposta sul reddito fino a un massimo di 3.000 HKD, l’aumento delle soglie di esenzione per chi ha figli e per i genitori a carico, oltre a maggiori detrazioni per le spese di assistenza agli anziani.
Parallelamente, anche le piccole e medie imprese potranno beneficiare di ulteriori misure di supporto, continuando ad accedere a prestiti garantiti dallo Stato per favorire la crescita e accelerare i processi di modernizzazione digitale.
In conclusione, il bilancio 2026 mostra una Hong Kong pronta a riprendersi il suo ruolo di leader globale, puntando tutto sulla tecnologia del futuro e su un turismo più moderno e coinvolgente.
Bibliografia
Alvarez & Marsal. (2026, February 26). Hong Kong Budget 2026-27: Tax highlights. Alvarez & Marsal. https://www.alvarezandmarsal.com/thought-leadership/hong-kong-budget-2026-27-tax-highlights
Government of the Hong Kong Special Administrative Region. (2026). Budget 2026–27 leaflet (PDF). https://www.budget.gov.hk/2026/eng/pdf/Budget26-27_Eng_Leaflet.pdf
Hong Kong’s budget back in surplus – Wealth managers’ verdicts. (2026, February 27). https://www.wealthbriefingasia.com/article.php/Hong-Kong%27s-Budget-Back-In-Surplus-%E2%80%93-Wealth-Managers%27-Verdicts?id=207045
Montonati, F. (2026, February 27). Hong Kong Budget 2026-27: what it means for businesses and investors. Hawksford. https://www.hawksford.com/insights-and-guides/hk-budget-2026-27-summary-businesses
Online, S. (2026, February 28). Hong Kong 2026-27 budget: ‘Symphony of Lights’ to go dark under tourism revamp. The Star. https://www.thestar.com.my/aseanplus/aseanplus-news/2026/02/28/hong-kong-2026-27-budget-symphony-of-lights-to-go-dark-under-tourism-revamp
Vietnam Investment Review. (2026, February 27). Hong Kong budget outlines innovation and technology development strategies. Vietnam Investment Review - VIR. https://vir.com.vn/hong-kong-budget-outlines-innovation-and-technology-development-strategies-147399.html
https://www.budget.gov.hk/2026/eng/pdf/e_budget_speech_2026-27.pdf
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Hong Kong and Macao)
Per la prima volta in oltre tre decenni, i salari in Giappone stanno crescendo in modo significativo. Le negoziazioni salariali di primavera del 2025, lo Shunto, hanno registrato aumenti medi del 5,25%, il risultato più alto degli ultimi 34 anni e il secondo anno consecutivo oltre il 5%. Parallelamente, il salario minimo nazionale è aumentato raggiungendo una media di 1.121 yen all'ora, con Tokyo che ha toccato quota 1.226 yen, segnando l'incremento più consistente nella storia recente del paese. Dopo decenni di stagnazione che hanno caratterizzato l'economia giapponese dal crollo della bolla speculativa degli anni '90, sembra finalmente arrivato il momento della svolta. Ma è davvero così?
La realtà dei numeri racconta una storia più complessa. Mentre i salari nominali sono cresciuti del 2,6% a ottobre 2025, l'inflazione ha viaggiato intorno al 3,4% nello stesso periodo. Il risultato? I salari reali, quelli che misurano effettivamente il potere d'acquisto dei lavoratori giapponesi, sono diminuiti dello 0,7% a ottobre e del 2,8% a novembre. A novembre si è registrato il calo più marcato dall'inizio dell'anno, segnando l'undicesimo mese consecutivo di salari reali negativi. In altre parole, nonostante gli aumenti più generosi in tre decenni, i lavoratori giapponesi possono comprare meno di prima.
Per il 2026, le aspettative rimangono prudentemente ottimiste. La confederazione sindacale Rengo ha annunciato che chiederà aumenti di almeno il 5% per il terzo anno consecutivo nelle negoziazioni di primavera, con un obiettivo di crescita salariale di base del 3% o più. Goldman Sachs prevede invece aumenti salariali "low-3%" per i salari base, riconoscendo che la pressione per gli aumenti continuerà ma probabilmente con un'intensità leggermente ridotta. La Bank of Japan, che ha alzato i tassi di interesse allo 0,75% a dicembre portandoli al livello più alto degli ultimi 30 anni, continuerà a monitorare attentamente le negoziazioni salariali di primavera come indicatore chiave per decidere il ritmo dei futuri rialzi dei tassi.
Il contesto economico globale aggiunge ulteriori complicazioni. I profitti delle aziende manifatturiere giapponesi sono in calo, pressati dalle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina e dall'incertezza sulle tariffe che potrebbero essere imposte dalla nuova amministrazione americana. Le grandi aziende esportatrici, tradizionalmente le locomotive degli aumenti salariali durante lo Shunto, potrebbero trovarsi in una posizione più debole rispetto agli anni precedenti. Questo potrebbe limitare la capacità di estendere gli aumenti a tutti i livelli dell'economia, creando una crescita salariale a due velocità tra grandi corporation e PMI.
La "rivoluzione" salariale giapponese è quindi reale ma incompiuta. Dopo trent'anni di stagnazione, il Giappone ha finalmente rotto il tabù degli aumenti salariali significativi, ma la corsa contro l'inflazione non è ancora vinta. Il 2026 sarà l'anno della verità: riusciranno i salari reali a tornare in territorio positivo, trasformando questi aumenti nominali in un effettivo miglioramento del tenore di vita? O assisteremo a un'ulteriore anno di crescita salariale che non riesce a tenere il passo con il costo della vita? Per chi fa business in Giappone, monitorare questa dinamica sarà fondamentale per comprendere l'evoluzione del mercato e del comportamento dei consumatori giapponesi nei prossimi mesi.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana in Giappone)
In un'intervista rilasciata all'Agenzia di Stampa Italpress, Lorenzo Riccardi, Presidente della Camera di Commercio Italiana in Cina (CCIC), ha analizzato l’attuale scenario economico tra i due Paesi, evidenziando un 2025 da record con un interscambio commerciale che ha raggiunto circa 75 miliardi di euro.
Il quadro delineato da Riccardi mostra un mercato cinese in profonda evoluzione, guidato dal 15° piano quinquennale e focalizzato su innovazione, alta tecnologia e healthcare. Nonostante le complessità geopolitiche globali, il Made in Italy mantiene un posizionamento di alta gamma strategico per l'inserimento nelle filiere del valore locali.
Tra le principali novità per le imprese italiane, l'intervista approfondisce l'entrata in vigore nel 2026 del nuovo accordo fiscale tra Italia e Cina, che introduce agevolazioni sui dividendi e sui trasferimenti tecnologici. Viene inoltre sottolineata l'importanza della compliance e della conoscenza delle regole valutarie, strumenti essenziali per operare con successo in un sistema normativo differente da quello europeo. In vista del prossimo Business Forum Italia-Cina, l'intervento offre una sintesi fondamentale sulle opportunità di investimento diretto e sulle agevolazioni ottenute dalla Camera di Commercio, come la "white list" per l'esenzione dai dazi su componenti industriali.
Guarda l'intervista completa.
Le relazioni commerciali tra Italia e Repubblica Moldova mostrano un trend di collaborazione solido e in crescita, grazie anche alla progressiva integrazione economica della Moldova nei mercati europei.
Dati di commercio bilaterale nel 2024–2025
Nel 2024, il valore totale degli scambi commerciali tra Italia e Moldova ha superato i 716 milioni di dollari, posizionando l’Italia come terzo partner commerciale più importante della Moldova tra i paesi dell’Unione Europea.
Questi numeri mostrano una bilancia commerciale in deficit per la Moldova, ma con dinamiche di scambio diversificate e una forte presenza dell’Italia nei settori dell’industria leggera, tessile e dei beni di consumo.
Contesto UE: libero scambio e opportunità
La Moldova è strettamente integrata con il mercato europeo grazie alla Zona di Libero Scambio Globale e Approfondito (DCFTA), parte dell’Accordo di Associazione con l’UE, attivo dal 2016. Questo accordo ha eliminato in larga misura i dazi sull’import/export tra UE e Moldova e ha aperto il mercato dei servizi, consentendo anche alle imprese italiane un accesso facilitato al mercato moldavo.
Nel 2025, questo quadro di libero scambio continua a favorire le esportazioni moldave verso i paesi UE, con l’Unione che rappresenta oltre la metà del commercio totale di beni moldavi.
Trend delle esportazioni nel 2025
Nei primi nove mesi del 2025, le esportazioni della Moldova hanno registrato un incremento significativo, con un valore di circa 345,4 milioni USD a settembre, e una crescita del 23,1% rispetto allo stesso periodo del 2024. La quota delle esportazioni verso l’UE è risultata pari a circa 68% del totale, confermando l’importanza del mercato europeo, con Italia tra i principali partner.
Prospettive future e potenziale di crescita
Integrazione nel mercato UE: l’eliminazione dei dazi e l’armonizzazione delle normative commerciali continueranno a sostenere la crescita delle esportazioni moldave verso l’Italia e altri Paesi UE, soprattutto nei settori agroalimentare, tessile e manifatturiero.
Investimenti e PMI: il rafforzamento delle relazioni economiche apre opportunità per le piccole e medie imprese italiane interessate all’internazionalizzazione, soprattutto nei settori industriali tradizionali, agroalimentari e dei servizi.
Valore aggiunto nel libero scambio: grazie alla DCFTA e alle recenti misure europee per facilitare commercio e servizi, le imprese italiane possono beneficiare di costi di transazione ridotti e di regole doganali più prevedibili per i mercati dell’Est Europa.
In prospettiva, il framework di libero scambio UE–Moldova continuerà ad agevolare le imprese italiane, incoraggiando nuovi investimenti e ampliando la gamma di prodotti esportati e importati tra i due Paesi.
Settore Agroalimentare: potenzialità e sfide
Situazione attuale
La Moldova esporta verso l’Italia e la UE una gamma di prodotti agroalimentari, tra cui grano, meslin, ulei di girasole e altri prodotti agricoli. Anche se nel totale delle esportazioni verso l’Italia i prodotti agroalimentari rappresentano una quota più contenuta rispetto ai tessili, il valore di questi beni è destinato a crescere grazie alle misure di liberalizzazione commerciale UE-Moldova.
Prospettive di crescita
Grazie all’accordo DCFTA e alle recenti revisione di accesso commerciale modernizzato tra UE e Moldova, molte categorie di prodotti agricoli vedranno incrementata la quota di esportazione con tariffe ridotte o nulle (ad esempio frutta fresca come prugne, uva da tavola, mele).
La Moldova sta inoltre promuovendo studi e iniziative (con il supporto di UE e UNIDO) per potenziare la qualità e le infrastrutture del settore alimentare, in vista dell’allineamento agli standard europei. Questo può tradursi in maggiore accesso ai mercati europei e alla domanda italiana di prodotti agricoli di qualità, soprattutto se si migliora la certificazione e la logistica per l’esportazione. Nonostante le opportunità, il settore agroalimentare locale potrebbe incontrare difficoltà a competere su alcuni segmenti con prodotti UE già consolidati (ad esempio carne e latticini industriali).
Settore Tessile e Moda: una punta di diamante del commercio
Importanza del tessile
Il settore tessile, abbigliamento e calzature (TAFL) è uno dei principali motori dell’export moldavo verso l’Italia. Nel 2024, gran parte delle esportazioni verso l’Italia era rappresentata da prodotti tessili e di moda (cappotti, maglieria, giacche ecc.), con performance positive in termini di volumi e varietà di prodotti.
Secondo i dati del 2023, oltre il 65% delle esportazioni moldave verso l’Italia era costituito da prodotti di moda e abbigliamento, sottolineando l’importanza di questo settore per i rapporti commerciali bilaterali.
Prospettive future
L’integrazione nei mercati UE e l’armonizzazione normativa continueranno ad agevolare le esportazioni tessili verso l’Italia, paese con una storica domanda di prodotti di moda “made in” qualità europea. L’accesso tariffario facilitato grazie al DCFTA permette alle imprese tessili moldave di competere meglio. Il settore tessile moldavo già collabora con brand europei prestigiosi, segno di competenze tecniche e potenziale di crescita nelle catene di fornitura internazionali. Il tessile rappresenta anche un’opportunità per joint ventures e investimenti italiani, supportando modernizzazione produttiva e penetrazione in nuovi segmenti di mercato.
Scenari di lungo periodo (2026–2030)
Benefici del libero scambio UE
Il libero scambio attraverso accordi come il DCFTA e la revisione delle relazioni commerciali UE-Moldova continuerà a ridurre barriere tariffarie e non tariffarie, favorendo:
Opportunità settoriali
Agroalimentare
Tessile e Moda
Le aziende internazionali con sede in Spagna guardano al 2026 con una visione positiva del Paese e della sua capacità di attrarre nuovi progetti. È quanto emerge dalla 18ª edizione del Barometro del clima imprenditoriale in Spagna dal punto di vista degli investitori stranieri, elaborato da ICEX–Invest in Spain, Multinacionales con España e dall'International Center for Competitiveness dell'IESE.
Lo studio, basato sulle risposte di oltre 750 aziende straniere, attribuisce al clima imprenditoriale una valutazione media di 2,85 su 5, lo stesso punteggio dell'anno precedente. Questa stabilità conferma che la Spagna continua ad essere una destinazione affidabile per gli investimenti stranieri e un ambiente competitivo per lo sviluppo dell'attività imprenditoriale.
Punti di forza che stimolano gli investimenti
Le aziende intervistate sottolineano tre fattori chiave che spiegano la loro presenza in Spagna:
A ciò si aggiungono la qualità delle infrastrutture e la disponibilità di talenti qualificati, elementi che rafforzano la percezione della Spagna come piattaforma ideale per progetti con vocazione globale.
Sfide ancora da affrontare
Il rapporto identifica anche i principali ostacoli segnalati dagli investitori: gli oneri amministrativi, il costo dei contributi sociali e la lentezza dei tribunali mercantili. Le aziende ritengono che questi ambiti dovrebbero essere prioritari nelle future riforme per rafforzare la competitività del Paese.
Previsioni ottimistiche per il 2026
La fiducia delle imprese si traduce in aspettative di crescita. L'86% delle aziende ha aumentato o mantenuto i propri investimenti nel 2025 e l'85% prevede di continuare su questa tendenza nel 2026. Nel campo del lavoro, il 90% prevede di mantenere o aumentare il proprio organico e l'89% si aspetta un miglioramento del proprio fatturato.
La Spagna consolida anche il suo ruolo di base esportatrice: il 74% delle aziende vende all'estero dal Paese e solo il 6% prevede un calo delle esportazioni nel prossimo anno.
La Spagna tra i leader nei progetti greenfield
Il dinamismo degli investimenti si riflette nei dati relativi ai progetti greenfield. Tra gennaio e novembre 2024, la Spagna si è posizionata al quinto posto nella classifica mondiale dei paesi che hanno ricevuto più iniziative di questo tipo, con 628 progetti che hanno mobilitato circa 30 miliardi di euro e generato oltre 50.000 posti di lavoro, secondo FDI Markets.
Sostenibilità e resilienza internazionale
Il Barometro rivela che il 42% delle aziende dispone già di piani di sostenibilità in linea con gli OSS. Inoltre, gli investitori ritengono che la Spagna offra un ambiente favorevole per il raggiungimento di questi obiettivi.
Per la prima volta, il rapporto analizza l'impatto della politica tariffaria degli Stati Uniti. Più della metà delle aziende percepisce un effetto basso o molto basso, e quelle che hanno adottato misure lo hanno fatto puntando sulla diversificazione dei mercati e dei fornitori.
Cicca qui per il report completo.
La Repubblica Moldova sta potenziando gli strumenti di sostegno per le imprese con una serie di finanziamenti pubblici non rimborsabili destinati alla modernizzazione industriale, all’efficienza energetica, alla digitalizzazione e alla crescita delle piccole e medie imprese (PMI). Questi fondi, erogati dal governo moldavo in collaborazione con l’Unione Europea e partner internazionali, rappresentano un’opportunità concreta per imprese locali e investitori esteri interessati allo sviluppo industriale nel paese.
Le imprese interessate a ottenere fondi pubblici non rimborsabili devono seguire alcuni passaggi fondamentali. Prima di tutto identificare il programma adatto: ogni grant o aiuto pubblico ha criteri specifici (es. efficienza energetica, digitalizzazione, investimento industriale). Preparare poi la documentazione richiesta che include tipicamente business plan dettagliato con obiettivi e budget, piano di investimento o progetto, documentazione societaria (registrazione aziendale, bilanci). È necessario infine presentare la domanda all’ente gestore: per la maggior parte dei grant gestiti tramite ODA, le domande vanno presentate direttamente tramite la Organizzazione per lo Sviluppo dell’Imprenditorialità sotto il Ministero dello Sviluppo Economico e Digitalizzazione della Moldova.
Alcuni programmi, in particolare quelli legati a investimenti industriali, richiedono l’invio della candidatura al Ministero dello Sviluppo Economico e Digitalizzazione secondo le procedure ufficiali pubblicate sul sito istituzionale.
Negli ultimi mesi il Governo della Moldova, insieme all’Organizzazione per lo Sviluppo dell’Imprenditorialità (ODA) e con il supporto dell’Unione Europea, ha attivato e ampliato diverse misure di sostegno:
Un decreto governativo del 29 dicembre 2025 ha approvato un programma con contributi fino a 1,5 milioni di lei (circa 77.000 di euro) per PMI che investono in tecnologie di efficienza energetica ed energie rinnovabili, coprendo fino al 50% dei costi ammissibili dell’investimento.
Oltre ai grant diretti, la Moldova ha introdotto un meccanismo statale di aiuti per investimenti industriali nell’ambito del suo Piano Nazionale di Industrializzazione 2024–2028. Questo schema prevede: contributi fino al 75% del totale dell’investimento per piccole imprese (60% per medie e grandi aziende); forma di aiuto combinata: sovvenzione diretta (fino al 25% dell’aiuto totale) ed esenzione fiscale sull’imposta sui redditi (75%) per progetti industriali qualificati. Settori ammissibili: elettronica, chimica e farmaceutica, componenti automotive, tessile, materiali da costruzione e industria alimentare. Valore totale stimato dell’aiuto: circa 2 miliardi di lei (circa 100 milioni di euro).
L’Unione Europea ha stanziato una sovvenzione diretta di 8 milioni di euro per co-finanziare sette programmi statali di supporto all’imprenditorialità tramite ODA, destinati a 300 imprese entro il 2026. I programmi coprono iniziative come: digitalizzazione delle PMI; energie rinnovabili; programmi per giovani imprenditori e donne; turismo rurale. Queste risorse incrementano l’impatto degli strumenti statali esistenti e promuovono l’integrazione delle imprese nel mercato europeo.
Il governo thailandese ha annunciato un’importante iniziativa per rilanciare l’economia attraverso un maggiore coinvolgimento delle imprese straniere, con l’obiettivo di attrarre capitali esteri e rendere il Paese più competitivo a livello regionale. Il Ministero del Commercio thailandese intende proporre al Consiglio dei Ministri la rimozione di 10 settori economici dalla “lista ristretta” prevista dalla Foreign Business Act (FBA).
Attualmente, queste categorie richiedono alle società straniere di ottenere specifiche licenze statali per poter operare in Thailandia. Con la modifica, queste licenze non sarebbero più necessarie per le imprese straniere, consentendo un accesso molto più semplice al mercato. Tra i settori interessati ci sono: Telecomunicazioni, Sviluppo software, Gestione finanziaria, Esplorazione petrolifera, Commercio di derivati agricoli. Queste categorie rappresentano aree dinamiche dell’economia e confermano la volontà della Thailandia di modernizzare il proprio tessuto produttivo attraverso l’ingresso di competenze e capitali esteri.
Un altro elemento chiave della riforma è l’accelerazione dei tempi di approvazione per i permessi alle imprese straniere. Attualmente il processo può richiedere fino a 60 giorni; l’intenzione del governo è ridurre questo periodo a solamente 30 giorni, con l’obiettivo di ridurre la burocrazia e competere meglio con i Paesi vicini nel Sud-Est asiatico.
La mossa arriva in un contesto in cui la Thailandia sta cercando di sostenere la crescita economica, che negli ultimi anni è stata penalizzata da fattori globali come i dazi commerciali e l’apprezzamento della valuta. Le autorità vogliono incoraggiare investimenti esteri diretti (FDI), specialmente nei settori ad alto valore aggiunto quali tecnologia, servizi digitali e infrastrutture innovative. Se approvata, questa riforma potrebbe: Potenziare la competitività internazionale della Thailandia attirando nuovi investitori; Favorire la creazione di posti di lavoro qualificati; Stimolare la crescita nei settori tecnologici e dei servizi avanzati; Rafforzare il ruolo della Thailandia come hub regionale per imprese globali.
Negli ultimi anni, il Paese ha già mostrato segni di forte attrattività per gli investimenti stranieri nei settori digitali e produttivi, con record di capitali attratti e un crescente interesse da parte di aziende estere, soprattutto nel settore tecnologico e manifatturiero.