Giappone 2026: la rivoluzione dei salari dopo 30 anni di stagnazione

Martedì 24 Febbraio 2026

Giappone 2026: la rivoluzione dei salari dopo 30 anni di stagnazione

Per la prima volta in oltre tre decenni, i salari in Giappone stanno crescendo in modo significativo. Le negoziazioni salariali di primavera del 2025, lo Shunto, hanno registrato aumenti medi del 5,25%, il risultato più alto degli ultimi 34 anni e il secondo anno consecutivo oltre il 5%. Parallelamente, il salario minimo nazionale è aumentato raggiungendo una media di 1.121 yen all'ora, con Tokyo che ha toccato quota 1.226 yen, segnando l'incremento più consistente nella storia recente del paese. Dopo decenni di stagnazione che hanno caratterizzato l'economia giapponese dal crollo della bolla speculativa degli anni '90, sembra finalmente arrivato il momento della svolta. Ma è davvero così?

La realtà dei numeri racconta una storia più complessa. Mentre i salari nominali sono cresciuti del 2,6% a ottobre 2025, l'inflazione ha viaggiato intorno al 3,4% nello stesso periodo. Il risultato? I salari reali, quelli che misurano effettivamente il potere d'acquisto dei lavoratori giapponesi, sono diminuiti dello 0,7% a ottobre e del 2,8% a novembre. A novembre si è registrato il calo più marcato dall'inizio dell'anno, segnando l'undicesimo mese consecutivo di salari reali negativi. In altre parole, nonostante gli aumenti più generosi in tre decenni, i lavoratori giapponesi possono comprare meno di prima.

Per il 2026, le aspettative rimangono prudentemente ottimiste. La confederazione sindacale Rengo ha annunciato che chiederà aumenti di almeno il 5% per il terzo anno consecutivo nelle negoziazioni di primavera, con un obiettivo di crescita salariale di base del 3% o più. Goldman Sachs prevede invece aumenti salariali "low-3%" per i salari base, riconoscendo che la pressione per gli aumenti continuerà ma probabilmente con un'intensità leggermente ridotta. La Bank of Japan, che ha alzato i tassi di interesse allo 0,75% a dicembre portandoli al livello più alto degli ultimi 30 anni, continuerà a monitorare attentamente le negoziazioni salariali di primavera come indicatore chiave per decidere il ritmo dei futuri rialzi dei tassi.

Il contesto economico globale aggiunge ulteriori complicazioni. I profitti delle aziende manifatturiere giapponesi sono in calo, pressati dalle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina e dall'incertezza sulle tariffe che potrebbero essere imposte dalla nuova amministrazione americana. Le grandi aziende esportatrici, tradizionalmente le locomotive degli aumenti salariali durante lo Shunto, potrebbero trovarsi in una posizione più debole rispetto agli anni precedenti. Questo potrebbe limitare la capacità di estendere gli aumenti a tutti i livelli dell'economia, creando una crescita salariale a due velocità tra grandi corporation e PMI.

La "rivoluzione" salariale giapponese è quindi reale ma incompiuta. Dopo trent'anni di stagnazione, il Giappone ha finalmente rotto il tabù degli aumenti salariali significativi, ma la corsa contro l'inflazione non è ancora vinta. Il 2026 sarà l'anno della verità: riusciranno i salari reali a tornare in territorio positivo, trasformando questi aumenti nominali in un effettivo miglioramento del tenore di vita? O assisteremo a un'ulteriore anno di crescita salariale che non riesce a tenere il passo con il costo della vita? Per chi fa business in Giappone, monitorare questa dinamica sarà fondamentale per comprendere l'evoluzione del mercato e del comportamento dei consumatori giapponesi nei prossimi mesi.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana in Giappone)

Ultima modifica: Martedì 24 Febbraio 2026