
A seguito della sentenza della Corte Suprema che ha invalidato i dazi basati sull’IEEPA, tutti gli importatori registrati (importers of record) che hanno pagato tali dazi hanno diritto a un rimborso. La U.S. Customs and Border Protection (CBP) sta elaborando i rimborsi, inclusi quelli relativi a operazioni già liquidate, ricalcolando i dazi senza gli addebiti IEEPA. Gli importatori dovrebbero monitorare i propri account nell’Automated Commercial Environment (ACE) per verificare l’emissione dei rimborsi, che includono anche gli interessi. La CBP aveva riscosso circa 166 miliardi di dollari in dazi e depositi associati a questi dazi IEEPA e migliaia di importatori hanno presentato richieste per recuperare gli importi versati.
Dettagli principali sui rimborsi dei dazi IEEPA:
Idoneità: tutti gli importatori registrati che hanno pagato dazi autorizzati ai sensi dell’IEEPA (ad esempio i dazi della Section 301) hanno diritto al rimborso, non solo coloro che hanno avviato un contenzioso.
Procedura: la CBP è stata incaricata di liquidare o riliquidare le operazioni “senza tener conto” dei dazi IEEPA. Il processo prevede la presentazione di dichiarazioni tramite il sistema Automated Commercial Environment (ACE).
Ambito di applicazione: il rimborso riguarda oltre 53 milioni di operazioni doganali, incluse più del 60% di operazioni informali, il che indica un’applicazione molto ampia.
Azioni richieste: sebbene alcuni rimborsi possano essere automatici, gli esperti consigliano agli importatori di rivedere i propri registri doganali, individuare le operazioni per cui sono stati pagati dazi IEEPA e assicurarsi di presentare eventuali proteste entro 180 giorni dalla liquidazione, se il caso non è già coperto. Un sistema di rimborso automatico non è ancora pienamente operativo e il processo potrebbe procedere con alcune complicazioni.
Clienti a valle: le aziende che hanno trasferito questi costi tariffari ai propri clienti potrebbero essere esposte a contenziosi da parte di tali clienti, che potrebbero chiedere di recuperare la loro quota del rimborso.
Considerazioni importanti:
Tempistiche: sebbene la Court of International Trade (CIT) abbia ordinato i rimborsi, il processo potrebbe richiedere ancora del tempo prima di essere completamente eseguito.
Interessi: i rimborsi includeranno gli interessi, che dovranno essere correttamente considerati nelle registrazioni contabili e fiscali.
Documentazione: una documentazione accurata dei dazi IEEPA pagati è essenziale per ottenere l’intero importo del rimborso. È quindi opportuno raccogliere tutta la documentazione rilevante, inclusi gli Entry Summaries (modulo CBP 7501), le prove di pagamento e le classificazioni tariffarie applicate.
Per ottenere le informazioni più aggiornate, si raccomanda di consultare un legale specializzato in commercio internazionale.
Rimborsi dei dazi IEEPA: indicazioni per gli esportatori italiani e gli importatori statunitensi
A seguito della sentenza della Corte Suprema che ha invalidato i dazi basati sull’IEEPA, tutti gli importatori registrati (importers of record) che hanno pagato tali dazi hanno diritto a un rimborso. La U.S. Customs and Border Protection (CBP) sta elaborando i rimborsi, inclusi quelli relativi a operazioni già liquidate, ricalcolando i dazi senza gli addebiti previsti dall’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA). Gli importatori dovrebbero monitorare i propri account nell’Automated Commercial Environment (ACE) per verificare l’accredito dei rimborsi, che includono anche gli interessi.
La CBP ha riscosso circa 166 miliardi di dollari in dazi e depositi associati a questi dazi IEEPA e migliaia di importatori hanno presentato richieste per recuperare gli importi versati.
Dettagli principali sui rimborsi dei dazi IEEPA
Idoneità: tutti gli importatori registrati che hanno pagato dazi autorizzati ai sensi dell’IEEPA (ad esempio i dazi della Section 301) hanno diritto al rimborso, non solo coloro che hanno avviato un contenzioso.
Procedura: la CBP è stata incaricata di liquidare o riliquidare le operazioni “senza tener conto” dei dazi IEEPA. Il processo prevede la presentazione di dichiarazioni tramite il sistema Automated Commercial Environment (ACE). Il 4 marzo la CBP ha ricevuto istruzione di procedere a “rimborsare immediatamente”, ma ha poi depositato una risposta alla sentenza chiarendo che un rimborso “immediato” non era possibile, vista la complessità delle diverse tipologie di operazioni, i volumi coinvolti e il loro stato rispetto alla liquidazione. La CBP ha richiesto 45 giorni per predisporre una procedura e programmare il proprio sistema, e la Court of International Trade (CIT) ha concesso tale termine.
Ambito di applicazione: il rimborso riguarda oltre 53 milioni di operazioni doganali, incluse oltre il 60% di operazioni informali, il che indica un’applicazione molto ampia.
Azioni richieste: sebbene alcuni rimborsi possano essere automatici, gli esperti consigliano agli importatori di rivedere i propri registri doganali, individuare le operazioni per cui sono stati pagati dazi IEEPA e assicurarsi di presentare eventuali proteste entro 180 giorni dalla liquidazione, se il caso non è già coperto. Si noti che un sistema di rimborso automatico non è ancora pienamente operativo e il processo potrebbe procedere con alcune complicazioni.
Clienti a valle: le aziende che hanno ribaltato questi costi tariffari sui propri clienti potrebbero essere esposte a contenziosi da parte di tali clienti, che potrebbero chiedere di recuperare la loro quota del rimborso.
Considerazioni importanti
Tempistiche: sebbene la Court of International Trade (CIT) abbia ordinato i rimborsi, il processo potrebbe richiedere ancora del tempo prima di essere completamente attuato.
Interessi: i rimborsi includeranno gli interessi, che dovranno essere correttamente considerati nelle registrazioni contabili e fiscali.
Documentazione: una documentazione accurata dei dazi IEEPA pagati è essenziale per ottenere l’intero importo del rimborso. È quindi opportuno raccogliere tutta la documentazione rilevante, inclusi gli Entry Summaries(modulo CBP 7501), le prove di pagamento e le classificazioni tariffarie applicate.
Cosa dovrebbero fare le aziende esportatrici italiane
Per le aziende italiane, il rimborso non è mai automatico e passa sempre attraverso l’importatore statunitense registrato (importer of record). Di conseguenza, la strategia deve combinare diversi passaggi:
Fase 1 – Mappare l’esposizione con l’importatore statunitense
Chiedere a ciascun importatore statunitense registrato di effettuare un audit delle operazioni doganali attraverso il sistema ACE per le importazioni effettuate da febbraio 2025 a febbraio 2026, isolando le voci di dazio IEEPA e gli importi pagati per i vostri codici HS.
Richiedere un dettaglio per numero di operazione, codice HTS, stato della liquidazione (non liquidata, liquidata, definitiva) e dazi IEEPA pagati. Questo costituirà la base fattuale per qualsiasi negoziazione relativa alla condivisione dei rimborsi.
Fase 2 – Assicurarsi che l’importatore preservi il diritto al rimborso
Per le operazioni non ancora liquidate o non ancora definitive, sollecitare l’importatore a coordinarsi con il proprio customs broker per presentare eventuali Post Summary Corrections necessarie, salvo che la U.S. Customs and Border Protection (CBP) confermi che il sistema ACE rimuoverà automaticamente i dazi IEEPA al momento della liquidazione.
Verificare che l’importatore sia configurato per ricevere rimborsi elettronici (ACH) dalla CBP; in caso contrario, i pagamenti potrebbero subire ritardi o essere respinti nell’ambito della nuova policy interamente elettronica.
Fase 3 – Lavorare sulla dimensione contrattuale tra Italia e Stati Uniti
Dal punto di vista giuridico, la CBP rimborsa i dazi solo all’importatore registrato, non all’esportatore. Il vostro margine di azione è quindi di natura contrattuale: occorre riesaminare i contratti di vendita, le clausole di trasferimento dei dazi e i meccanismi di adeguamento dei prezzi che riflettono i sovrapprezzi IEEPA.
Laddove i contratti mostrino che i costi IEEPA sono stati esplicitamente ribaltati (ad esempio tramite una voce separata in fattura, formule di adeguamento o sovrapprezzi temporanei), tali importi dovrebbero essere documentati e quantificati. Ciò rafforza qualsiasi richiesta di partecipazione al rimborso fondata sul diritto statunitense.
Fase 4 – Preparare un piano operativo sul lato italiano
Predisporre internamente una matrice che includa: importatore statunitense, volumi, stima dei dazi IEEPA pagati, stato della conservazione dei diritti al rimborso e livello di leva contrattuale (forte/medio/debole).
Dare priorità ai clienti più rilevanti e ricorrenti per i quali vi sia chiara documentazione che dimostri che i costi sono stati ribaltati.
Coordinare le funzioni trade, legale e fiscale: valutare l’impatto di eventuali rimborsi sulla politica dei prezzi, sulle politiche di transfer pricing che includevano i sovrapprezzi IEEPA e sull’eventuale necessità di riaprire le trattative con i clienti principali se questi ricevessero rimborsi significativi.
Cosa dovrebbero fare gli importatori statunitensi di prodotti italiani
1. Creare immediatamente un account ACE
Le aziende devono attivare un account ACE, e ciò è oggi diventato molto importante. L’Automated Commercial Environment (ACE) è il sistema digitale centralizzato degli Stati Uniti per la gestione delle importazioni e delle esportazioni. ACE è anche noto come la “Single Window” statunitense, in quanto fornisce un unico punto di accesso centralizzato che collega la CBP, le Partner Government Agencies e la comunità imprenditoriale. La CBP e le altre agenzie governative partner utilizzano ACE per raccogliere, tracciare ed elaborare le informazioni commerciali richieste.
Un account ACE offre agli importatori piena visibilità sull’attività di importazione, migliori dati per la preparazione di audit, comunicazioni più efficienti con la CBP e altri vantaggi. ACE è inoltre l’unico strumento attraverso cui gli importatori possono accedere alla procedura ACH, che deve essere completata per ricevere i rimborsi dalla CBP.
2. Configurare il proprio conto bancario statunitense in ACE per ricevere i rimborsi ACH
3. Valutare la possibilità di promuovere un’azione presso la CIT
Il Governo degli Stati Uniti potrebbe presentare un appello contestando l’ambito dell’ordinanza emessa dalla CIT. Alcuni studi legali stanno incoraggiando gli importatori a promuovere un’azione presso la CIT. Per tutelare i propri diritti rispetto a eventuali limitazioni o futuri cambiamenti giuridici, molti importatori hanno intrapreso un contenzioso “protettivo”.
Per ottenere le informazioni più aggiornate, si raccomanda di consultare un legale specializzato in commercio internazionale oppure un customs broker.
(Contributo editoriale a cura della Italy-America Chamber of Commerce Southeast, Inc. [2])
Collegamenti
[1] https://www.assocamerestero.it/notizie/%3Ffield_notizia_categoria_tid%3D1122
[2] https://www.assocamerestero.it/ccie/italy-america-chamber-of-commerce-southeast-inc