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Martedì 27 Ottobre 2026
Notizie mercati esteri [1]

Svizzera, due no netti alle urne: la neutralità non si irrigidisce e l'autosufficienza alimentare resta un obiettivo lontano

Gli elettori svizzeri sono stati chiamati a decidere su due iniziative popolari e hanno risposto no a entrambe. Sul tema della neutralità il 70,2% ha bocciato la proposta, contro un 29,8% di favorevoli, con un'affluenza del 47,1%. Il testo è stato respinto in tutti i 26 cantoni, senza raggiungere né la maggioranza del popolo né quella dei cantoni necessarie per cambiare la Costituzione. Anche dove il consenso è stato più alto, come in Ticino, i contrari hanno prevalso, seppur di misura, con il 51,7%.

L'iniziativa, promossa dall'Unione democratica di centro e da Pro Schweiz, voleva scrivere in Costituzione una neutralità "perpetua e armata". Avrebbe vietato a Berna di imporre sanzioni non decise dal Consiglio di sicurezza dell'Onu e di cooperare con alleanze militari, se non in caso di attacco o attacco imminente contro il Paese, lasciando invece possibili le esercitazioni congiunte e le missioni di pace. Il bersaglio politico era chiaro: la scelta del governo di allinearsi alle sanzioni europee contro la Russia dopo l'invasione dell'Ucraina del 2022, che i promotori consideravano una violazione della neutralità, tesi condivisa anche da Mosca, che aveva invitato gli svizzeri a votare sì. L'ex leader dell'Udc Christoph Blocher, miliardario, ha sostenuto la campagna con due milioni di franchi. Sui manifesti campeggiavano colombe bianche e lo slogan "No alla guerra, sì alla neutralità".

Dall'altra parte si sono schierati governo, Parlamento e tutti i principali partiti tranne l'Udc. Gli ultimi sondaggi prima del voto davano i contrari attorno al 63%, quindi il risultato è in linea con le attese. Il ministro degli Esteri Ignazio Cassis ha subito precisato che il verdetto non è un voto contro la neutralità: la Svizzera era neutrale ieri, lo è oggi e lo resterà. A suo giudizio il no consente di decidere sulle sanzioni economiche caso per caso e di collaborare con i partner quando ciò rafforza la sicurezza nazionale, che dipende anche da quella dei vicini e del continente europeo. Cassis aveva ricordato anche che la neutralità è sempre stata applicata con un certo grado di flessibilità, e citato come esempio negativo il rifiuto di sanzionare il Sudafrica dell'apartheid. Il politologo Fabio Wasserfallen, dell'Università di Berna, riassume così l'umore del Paese: gli svizzeri amano la neutralità, ma approvano il modo in cui il governo la sta attuando e in genere sono favorevoli alle sanzioni alla Russia. Non è però detto che la partita sia chiusa: un esponente del fronte promotore ha avvertito che il movimento tornerà attivo se governo o avversari si spingeranno oltre, per esempio con sanzioni più dure.

Nella stessa giornata è stata bocciata anche l'iniziativa "Per un'alimentazione sicura". Con il 72,5% di no, gli svizzeri hanno respinto la richiesta di portare il grado di autoapprovvigionamento netto ad almeno il 70% e di favorire un'alimentazione più basata su prodotti vegetali. Oggi quel grado si aggira attorno al 45%, e il governo prevede di portarlo ad almeno il 50% solo entro il 2050: per questo l'obiettivo del 70% in dieci anni è stato giudicato decisamente eccessivo. Il rifiuto è stato generalizzato: tutti i cantoni hanno votato contro, con punte superiori all'80% in Uri, Svitto, Appenzello Interno e Obvaldo, mentre i più tiepidi sono stati Ginevra, Basilea Città e Neuchâtel. In Ticino il no si è fermato al 68,7%, e solo i comuni di Verzasca e Campo Vallemaggia hanno detto sì.

Il testo ha pagato anche l'isolamento politico. Greenpeace Svizzera e i Verdi hanno lasciato libertà di voto e tutti gli altri partiti hanno raccomandato il no, mentre la promotrice Franziska Herren, già protagonista dell'iniziativa "Acqua pulita per tutti" respinta nel 2021, ha espresso rammarico per la mancanza di sostegno della classe politica. Secondo il politologo Lukas Golder, l'iniziativa toccava temi interessanti ma pretendeva un'attuazione troppo rapida e radicale, e il piccolo comitato ha dovuto condurre la campagna in gran parte da solo. Il mondo agricolo ha letto il risultato a modo suo: la vicepresidente dell'Unione svizzera dei contadini, Anne Challandes, lo interpreta come la volontà della popolazione di conservare la libertà di scegliere cosa mangiare. I Verdi liberali hanno parlato di un "no della ragione" e non di un no all'agricoltura sostenibile. Il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha riconosciuto che il tema resta aperto: la discussione sul futuro dell'agricoltura e dell'alimentazione continuerà, con il governo impegnato a cercare soluzioni equilibrate.

Chiusa questa tornata, la democrazia diretta elvetica non si ferma. Il 29 novembre 2026 il popolo sarà richiamato alle urne su quattro oggetti: il finanziamento aggiuntivo dell'AVS tramite un aumento dell'IVA, una restrizione sui fuochi d'artificio, l'imposizione equa delle coppie sposate e una modifica alla legge sul materiale bellico.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera [2])

Ultima modifica: Martedì 27 Ottobre 2026

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