Notizie dai mercati esteri - Venezuela

Mercoledì 27 Maggio 2026

Notizie dai mercati esteri - Venezuela

Eni e Repsol pianificano di esportare gas naturale dal Venezuela entro la fine del 2031

Le società energetiche europee Eni (Italia) e Repsol (Spagna) prevedono di iniziare l'esportazione di gas naturale dal Venezuela entro la fine del 2031. Questo piano fa seguito a un accordo con le autorità venezuelane per riattivare ed espandere la produzione in un importante giacimento offshore.

Secondo quanto riportato da Bloomberg, l'accordo raggiunto con la presidenza incaricata consentirà alle due compagnie di raddoppiare la produzione nel giacimento situato nel Golfo del Venezuela. Il gas naturale liquefatto (GNL) verrebbe esportato attraverso un terminale galleggiante.

Risarcimento e riserve

Un punto cruciale dell'accordo riguarda le garanzie ricevute da Eni e Repsol sulla compensazione di miliardi di dollari per il gas estratto negli anni passati a beneficio del mercato interno venezuelano, ma per il quale le aziende non avevano mai ricevuto pagamenti.

  • Il giacimento Perla: scoperto nel 2009 vicino al confine marittimo con la Colombia, contiene riserve stimate in 17 trilioni di piedi cubi di gas, rendendolo una delle più grandi scoperte di gas in America Latina.
  • Produzione attuale: Attualmente, il giacimento (parte del progetto Cardón IV) produce circa 585 milioni di piedi cubi al giorno, rifornendo centrali elettriche, impianti petrolchimici e abitazioni nel Venezuela occidentale.

Colloqui in corso

Un portavoce di Eni ha confermato che l'azienda è in trattative costanti con Repsol e PDVSA per definire le condizioni potenziali e il quadro operativo necessario per l'esportazione. Sebbene le discussioni siano avanzate, si attende la finalizzazione dei dettagli tecnici e commerciali per concretizzare il passaggio del Venezuela da produttore interno a esportatore globale di gas.

Questa iniziativa segna un passo storico per il settore energetico del Paese, puntando a sfruttare il suo vasto potenziale gasifero per il mercato internazionale.

Il PNUD prevede per il Venezuela una crescita economica del 7,4% nel 2026

Il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (PNUD) ha stimato che l'economia del Venezuela registrerà una crescita del 7,4% del Prodotto Interno Lordo (PIL) entro la fine del 2026. Secondo il rapporto, questa espansione è determinata dai cambiamenti strutturali nel contesto economico, istituzionale e regolatorio avvenuti a partire dal 3 gennaio scorso.

Settori chiave e proiezioni

Il rapporto dettagliato dell'agenzia ONU evidenzia diversi punti focali per l'anno in corso:

  • PIL petrolifero: si prevede una crescita dell'11,5%, sostenuta da una riorganizzazione profonda del settore e dall'ingresso di nuovi attori internazionali.
  • PIL non petrolifero: si stima un incremento del 6,9%, trainato principalmente dal recupero della manifattura privata e del settore commerciale.
  • Produzione di greggio: le proiezioni indicano che la produzione potrebbe raggiungere 1,21 milioni di barili al giorno.

Sfide strutturali: inflazione

Nonostante la crescita positiva, il PNUD avverte che l'inflazione rimane uno dei principali ostacoli strutturali per l'economia venezuelana. Si stima che l'indice dei prezzi chiuderà l'anno intorno al 271,6%, il che limita la capacità di tradurre la crescita macroeconomica in un miglioramento immediato e sostenuto dei consumi e del reddito per la popolazione.

Il documento conclude che la stabilità del nuovo scenario dipenderà dalla capacità di mantenere le riforme istituzionali e di favorire un ambiente favorevole agli investimenti nei settori dell'energia e della produzione nazionale.

Il BID è pronto a riprendere le operazioni con il Venezuela

Dopo il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, anche il Banco Interamericano di Sviluppo (BID) si è dichiarato pronto a riprendere le proprie attività in Venezuela. Secondo quanto riportato da LatinFinance, questo rappresenta un passo fondamentale per ripristinare l'accesso del Paese al finanziamento multilaterale e sostenere la ripresa della sua economia.

Un portavoce del BID, con sede a Washington, ha confermato che l'istituzione dispone di un protocollo specifico per il riavvio delle attività e agirà non appena tale processo sarà concluso. «Riteniamo che questo sia un passo importante per reinserire il Paese nella comunità internazionale», ha dichiarato il portavoce.

Piani e settori strategici

Già lo scorso mese, il presidente del BID, Ilan Goldfajn, aveva anticipato che il gruppo ha elaborato studi e piani dettagliati su come distribuire le risorse nel Paese. Tali piani includono:

  • L'identificazione dei settori chiave per lo sviluppo.
  • La definizione degli importi necessari per i progetti.
  • Strategie mirate per coinvolgere il settore privato.

Secondo Goldfajn, l'istituzione attendeva solo il momento opportuno affinché i flussi finanziari potessero ricominciare a scorrere.

Normalizzazione internazionale

Il vicepresidente del settore Economia e Finanze del Venezuela, Calixto Ortega, ha sottolineato sabato scorso che la ripresa delle relazioni con il FMI e altri organismi risponde a una normalizzazione della rappresentanza del Paese dinanzi agli enti multilaterali. Si prevede che questo processo di riapertura prosegua gradualmente con altre istituzioni finanziarie globali.

Questo annuncio consolida la tendenza del Venezuela verso la riabilitazione nel sistema creditizio globale, aprendo nuove opportunità per il finanziamento di infrastrutture e progetti di sviluppo sociale e produttivo.

Il Venezuela ha già esportato negli USA la metà del petrolio inviato in tutto il 2025

Le esportazioni venezuelane verso gli Stati Uniti (USA) hanno raggiunto, al 17 aprile, la metà dell'intero volume commercializzato lo scorso anno. Secondo i dati preliminari dell'Energy Information Administration (EIA), le spedizioni accumulate ammontano a 26,3 milioni di barili, il che rappresenta il 52% dei 50,9 milioni di barili esportati in tutto il 2025.

Questo balzo nelle vendite di greggio è il risultato della flessibilizzazione delle sanzioni, delle modifiche legali e degli accordi commerciali supervisionati da Washington a partire dall'inizio dell'anno.

Dati e posizionamento

  • Volume settimanale: Nella settimana terminata il 17 aprile, sono stati esportati 499.000 barili al giorno (bpd), con un incremento del 21% rispetto alla settimana precedente.
  • Fornitore strategico: Grazie a queste cifre, il Venezuela si è posizionato come il terzo fornitore di greggio per gli Stati Uniti, superato solo dal Canada e dall'Arabia Saudita (che ha riconquistato il secondo posto con 515.000 bpd).
  • Tendenza in crescita: La media mobile di quattro settimane si è attestata a 357.000 bpd, un valore superiore dell'85% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Sebbene i dati dell'EIA siano settimanali e preliminari (i dati consolidati vengono pubblicati con due mesi di ritardo), essi costituiscono l'unica fonte pubblica per tracciare i flussi di greggio venezuelano verso il mercato statunitense.

Questo incremento non solo riflette una ripresa operativa, ma consolida il Venezuela come un attore chiave per la sicurezza energetica degli Stati Uniti in un contesto di cambiamenti geopolitici e riforme interne.

(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Venezolano-Italiana)

Ultima modifica: Mercoledì 27 Maggio 2026