Dalla crescita delle imprese ai mercati dei capitali: cosa può imparare l'Italia dal modello svedese

Giovedì 18 Giugno 2026

Dalla crescita delle imprese ai mercati dei capitali: cosa può imparare l'Italia dal modello svedese

Mentre l'Europa cerca di recuperare terreno rispetto a Stati Uniti e Cina, dalla Svezia arriva un messaggio chiaro

La competitività del continente non dipende soltanto dalla capacità di creare nuove imprese, ma soprattutto dalla possibilità di farle crescere, innovare e competere su scala globale. È questo il tema emerso recentemente nel dibattito promosso dai principali rappresentanti del mondo economico svedese Jacob Wallenberg, Cristina Stenbeck, Niklas Zennström e Per Franzén, che hanno lanciato un appello per rafforzare gli strumenti a sostegno della crescita imprenditoriale e dell'attrattività economica europea.

Il confronto appare particolarmente significativo anche per l'Italia. Pur appartenendo a contesti economici differenti, entrambi i Paesi si confrontano oggi con una sfida comune: trasformare il risparmio, l'innovazione e il capitale umano in crescita economica sostenibile.

Secondo i leader industriali svedesi, il problema principale dell'Europa non è la mancanza di startup. Al contrario, il continente continua a generare nuove imprese innovative e imprenditori di talento. La vera difficoltà consiste nel trasformare queste realtà in grandi aziende capaci di competere a livello internazionale. Per Franzén, amministratore delegato di EQT, ha sintetizzato il problema osservando che negli ultimi cinquant'anni negli Stati Uniti circa 250 aziende hanno raggiunto una capitalizzazione superiore ai 10 miliardi di dollari, mentre in Europa il numero si ferma a poche decine. Il divario evidenzia una differenza strutturale nella capacità di accompagnare le imprese lungo il percorso di crescita. Anche l'Italia si confronta con una dinamica simile. Negli ultimi anni il numero delle startup innovative è aumentato, ma molte imprese faticano a superare la fase iniziale e a trasformarsi in realtà di dimensioni internazionali. La limitata disponibilità di capitali di rischio, la frammentazione dei mercati e una minore propensione all'investimento azionario rappresentano ancora ostacoli significativi.

Proprio su questo punto emerge uno degli aspetti più interessanti del modello svedese. La crescita delle imprese svedesi non è sostenuta esclusivamente dal credito bancario, ma da un ecosistema finanziario che favorisce l'incontro tra risparmio privato, investitori istituzionali e imprese innovative. In questo contesto assume particolare rilevanza il sistema ISK (Investeringssparkonto), il conto di risparmio per investimenti introdotto per semplificare l'accesso ai mercati finanziari da parte dei cittadini. Grazie a una tassazione semplificata basata sul patrimonio investito e non sui singoli guadagni realizzati, l'ISK ha contribuito ad ampliare la partecipazione dei risparmiatori ai mercati dei capitali, favorendo una cultura dell'investimento di lungo periodo. Oggi una quota significativa della popolazione svedese utilizza questo strumento per investire in azioni e fondi. Il risultato è un mercato finanziario particolarmente sviluppato rispetto alle dimensioni del Paese. La Svezia presenta uno dei più alti numeri di società quotate in Europa e un ecosistema capace di sostenere sia le startup sia le aziende in fase di espansione. Il tema è particolarmente rilevante anche per l'Italia. Il Paese possiede uno dei più elevati livelli di risparmio privato dell'Unione Europea, ma gran parte di queste risorse rimane concentrata in depositi bancari o investimenti a basso rischio. Da tempo le istituzioni europee sottolineano la necessità di mobilitare una quota maggiore del risparmio privato verso investimenti produttivi, innovazione e crescita industriale. In questo senso, l'esperienza svedese viene spesso citata come uno dei possibili modelli di riferimento per lo sviluppo dell'Unione dei Mercati dei Capitali promossa dalla Commissione Europea.

Un altro tema centrale emerso nel dibattito svedese riguarda l'accesso ai capitali per le imprese innovative. Niklas Zennström, fondatore di Skype e oggi alla guida del fondo Atomico, ha evidenziato come persino in Svezia esista la necessità di coinvolgere maggiormente i grandi investitori istituzionali nel finanziamento delle aziende tecnologiche in crescita. Secondo molti osservatori, la capacità di trattenere capitale in Europa rappresenta una delle condizioni fondamentali per evitare che le imprese più promettenti si trasferiscano negli Stati Uniti alla ricerca di maggiori opportunità finanziarie. Anche per l'Italia il tema è cruciale. Molte imprese innovative trovano ancora difficoltà nell'accedere a capitali sufficienti per sostenere processi di internazionalizzazione, ricerca e sviluppo o acquisizioni strategiche. Rafforzare il collegamento tra risparmio privato, fondi pensione, investitori professionali e sistema produttivo potrebbe contribuire a ridurre questo divario.

I leader economici svedesi hanno inoltre posto l'attenzione su due ulteriori fattori della competitività: infrastrutture e capitale umano. Jacob Wallenberg ha evidenziato come la crescita economica richieda investimenti infrastrutturali adeguati, citando il progetto del corridoio di sviluppo che collega Oslo, Göteborg, Malmö, Copenaghen e Amburgo. L'obiettivo è creare una delle principali aree economiche integrate del Nord Europa, capace di attrarre imprese, investimenti e competenze. Anche l'Italia è coinvolta in una sfida analoga. Il potenziamento dei collegamenti logistici europei, dei corridoi ferroviari e delle infrastrutture digitali rappresenta una condizione essenziale per rafforzare la competitività del sistema produttivo e migliorare l'integrazione con i principali mercati continentali. Parallelamente, la Svezia punta ad attrarre talenti internazionali attraverso un ambiente favorevole all'innovazione, alla ricerca e all'imprenditorialità. La disponibilità di personale qualificato è considerata un elemento strategico per sostenere la crescita futura delle imprese. Anche in questo caso l'Italia affronta una sfida importante, legata sia alla fuga di giovani professionisti verso l'estero sia alla necessità di rendere il Paese maggiormente attrattivo per lavoratori altamente qualificati provenienti da altri mercati.

La riflessione avviata in Svezia va oltre i confini nazionali. Le preoccupazioni espresse dai principali esponenti del mondo economico svedese riguardano infatti il futuro dell'intera Europa e la sua capacità di mantenere un ruolo competitivo nello scenario globale. L'esperienza svedese mostra come la combinazione tra cultura finanziaria diffusa, mercati dei capitali sviluppati, investimenti infrastrutturali e sostegno all'innovazione possa contribuire a creare un ambiente favorevole alla crescita delle imprese. Allo stesso tempo, evidenzia che nemmeno le economie più avanzate possono considerare acquisita la propria competitività. Per l'Italia, che dispone di un ampio patrimonio di risparmio privato, di un tessuto imprenditoriale dinamico e di eccellenze riconosciute a livello internazionale, il caso svedese offre spunti interessanti su come rafforzare il collegamento tra capitale e sviluppo economico.

In un momento in cui l'Unione Europea è chiamata a rilanciare la propria crescita e a ridurre il divario con le grandi economie mondiali, il dialogo tra esperienze nazionali diverse può rappresentare uno strumento prezioso per individuare nuove strategie di sviluppo. Svezia e Italia, pur partendo da modelli differenti, condividono oggi la stessa sfidatrasformare innovazione, risparmio e competenze in crescita duratura e competitività internazionale.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svezia)

Ultima modifica: Giovedì 18 Giugno 2026