Domenica 5 Luglio 2026
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A seguito di sessantanove giorni di negoziati, il periodo più lungo mai registrato nella storia della Danimarca per la formazione di un governo, la socialdemocratica Mette Frederiksen, 48 anni, sarà per la terza volta consecutiva guida del Paese.
Tutto ha avuto inizio alla fine del mese di marzo, quando Frederiksen ha indetto elezioni anticipate per capitalizzare il consenso guadagnato in occasione della crisi diplomatica legata alla Groenlandia. Questa mossa ha prodotto un effetto positivo, consentendo ai socialdemocratici di confermarsi primo partito. Tuttavia, l’esito ottenuto dalla formazione della prima ministra ha deluso le aspettative, configurandosi come il peggiore della sua carriera: 21,9%, circa otto punti percentuali in meno rispetto alle elezioni del 2022. Successivamente, hanno avuto luogo patteggiamenti particolarmente complessi, protrattisi per un periodo di oltre due mesi prima di giungere alla formazione del nuovo governo.
Dopo il voto, il primo tentativo di Frederiksen di costruire una maggioranza è fallito, così come è naufragato il progetto del centrodestra di dar vita a un governo alternativo. Venute meno ambo le opzioni, si è arrivati alla conclusione che l’unico modo per non tornare alle urne fosse il mantenimento della Frederiksen al centro dei negoziati, avviandosi così a diventare la prima ministra danese più a lungo in carica nella Danimarca del dopoguerra.
Il 1° giugno 2026 Frederiksen ha informato il re di aver raggiunto un’intesa per la formazione di un governo di minoranza, il firkløverregering, il governo del quadrifoglio. La coalizione è composta da Socialdemocratici, Moderati, Sinistra Ecologista e Partito Social-Liberale. Poiché il Parlamento danese dispone di 179 seggi e il nuovo governo ne controlla solamente 82, sarà necessario un appoggio esterno, che secondo i media giungerà principalmente dall’Alleanza Rosso-Verde. Il 2 giugno, invece, sono state rese note le linee programmatiche del nuovo esecutivo, mentre il 3 giugno sono stati annunciati i nominativi dei ministri. Per la prima volta il numero delle donne supera quello degli uomini, undici ministre contro dieci ministri.
Al Ministero degli Esteri è stato confermato Lars Løkke Rasmussen; Peter Hummelgaard assumerà la guida del Ministero delle Finanze e Pia Olsen Dyhr quella del Ministero dell’Economia.
Il Programma di governo
Il programma del nuovo governo danese si presenta particolarmente ambizioso, con una forte attenzione al welfare e ai servizi pubblici. Tra i punti principali vi sono: dentista gratuito per tutti entro il 2035, pensionamento anticipato per le persone più vulnerabili (dal 2025 l’età di pensionamento è fissa a 70 anni), riduzione dell’IVA fino al 50% sui generi alimentari, trasporto pubblico gratuito per i minori di 22 anni e il piano per l’edilizia popolare più audace degli ultimi decenni.
Si tratta di un’agenda significativamente riformista non solo per la Danimarca, ma per tutti i paesi scandinavi, tanto che la gratuità delle cure odontoiatriche è discussa da diversi anni dalle forze della sinistra nordica e viene considerata un completamento del modello di welfare scandinavo.
Ampio spazio viene riservato anche al tema dell’ambiente, con un focus sul settore dell’allevamento suino. Gli interventi previsti mirano a ridurre l’inquinamento prodotto dal trattamento e dallo smaltimento di liquami e a migliorare le condizioni degli animali.
Per quanto concerne la tassazione, il nuovo governo è orientato verso politiche economiche di stampo più centrista e liberale, annunciando di voler eliminare o ridurre la tassa che grava sui redditi medi, alleggerire l’imposizione sui redditi più elevati e ridurre l’imposta sulle società. Si tratta di una scelta difficile da accettare per la sinistra più radicale, ma che viene, invece, rivendicata dai Moderati di Løkke Rasmussen.
Il governo intende inoltre aumentare la spesa militare e proseguire il lavoro iniziato nel mandato precedente, mantenendo una delle politiche migratorie più severe d’Europa. L’obiettivo è incrementare i rimpatri di immigrati irregolari o colpevoli di crimini. Nonostante nella pratica politica queste iniziative siano centrali, il tema dell'immigrazione viene riportato in modo poco visibile nel programma ufficiale.
La fermezza di Frederiksen contro le mire trumpiane sulla Groenlandia non ha rappresentato solo uno degli elementi che hanno rafforzato il suo consenso, ma costituisce anche un punto di continuità con il suo nuovo programma. L’esecutivo rimane irremovibile riguardo all’integrità territoriale e al diritto di autodeterminazione delle tre entità del Regno: Danimarca, Groenlandia e Isole Faroe. Viene inoltre confermato il sostegno all’Ucraina.
Frederiksen, dunque, nonostante le difficoltà elettorali degli ultimi mesi, è riuscita a mantenere il suo ruolo centrale nella politica danese, conciliando misure di stampo progressista con politiche più conservatrici in materia di tasse, difesa e immigrazione, ponendosi come obiettivo ultimo quello di servire il proprio Paese ad ogni costo nei prossimi quattro anni.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio italiana in Danimarca)