Mercoledì 25 Febbraio 2026
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Il Carnevale di Rio de Janeiro non è soltanto un simbolo culturale globale, ma sempre più un caso di studio economico capace di ridefinire il peso strategico dell’industria creativa nelle politiche di sviluppo urbano. Nel 2026, la manifestazione si conferma un potente motore di crescita: secondo le stime ufficiali, l’evento dovrebbe movimentare circa 5,9 miliardi di reais nell’economia carioca, rafforzando la percezione del grande festival come una vera infrastruttura economica oltre che turistica.
Il dato, di per sé significativo, assume un valore ancora maggiore se inserito in un contesto di competizione globale tra città che investono sempre più in grandi eventi per attrarre capitali, visitatori e visibilità internazionale. Il Carnevale genera infatti un effetto moltiplicatore che si estende ben oltre i giorni della festa, coinvolgendo settori come ospitalità, trasporti, commercio e servizi, e attivando una filiera che produce occupazione e reddito in modo diffuso.
Ma il punto più interessante per analisti e decisori pubblici riguarda il ritorno sugli investimenti. Studi citati da economisti indicano che ogni real destinato alla cultura può generare fino a 7,59 reais per la società in termini di lavoro e reddito, un impatto superiore a quello di comparti industriali tradizionali come l’automotive, dove il moltiplicatore si ferma a circa 3,76. In altre parole, la cultura non rappresenta più un capitolo accessorio della spesa pubblica, ma un asset competitivo.
A sottolinearlo è anche l’economista italo-americana Mariana Mazzucato, tra le più influenti studiose dell’economia dell’innovazione, secondo cui l’investimento pubblico in arti e cultura “contribuisce molto più alla economia rispetto a gran parte della manifattura tradizionale”. La sua analisi invita a riconsiderare una convinzione ancora diffusa nelle politiche industriali: che la crescita passi necessariamente dai settori produttivi classici.
Il Carnevale, invece, dimostra come il capitale creativo possa diventare una piattaforma di sviluppo sostenibile. Oltre ai numeri macroeconomici, l’evento produce benefici sociali difficilmente quantificabili ma altrettanto rilevanti: rafforza la coesione comunitaria, alimenta il senso di identità culturale e contribuisce al benessere delle popolazioni coinvolte, incluse molte realtà vulnerabili. È una forma di valore che non si misura soltanto nel PIL, ma nella qualità del tessuto urbano.
Non mancano tuttavia le sfide. La crescente commercializzazione della festa solleva interrogativi sulla distribuzione della ricchezza generata e sul rischio di concentrazione dei profitti, mentre il dibattito sulle politiche pubbliche si orienta verso la necessità di garantire che sponsorizzazioni e investimenti ritornino all’ecosistema creativo che rende possibile uno spettacolo di tale portata.
In prospettiva, il modello brasiliano suggerisce una lezione che molte economie mature stanno iniziando ad assimilare: la dicotomia tra cultura e produttività è ormai superata. Le città che sapranno integrare creatività, turismo ed economia della conoscenza potranno costruire vantaggi competitivi difficilmente replicabili. Rio de Janeiro, con il suo Carnevale, sembra averlo compreso da tempo — trasformando una tradizione popolare in una leva sofisticata di sviluppo economico.
Fonti: Prefeitura do Rio – Secretaria Municipal de Desenvolvimento Econômico; Agência Brasil.
(Contenuto editoriale a cura della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria di Rio de Janeiro)