Sabato 15 Agosto 2026
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L'internazionalizzazione continua a rappresentare una leva strategica per la crescita delle imprese italiane. È quanto emerge dall'Osservatorio Assocamerestero 2026, realizzato attraverso la rete delle 86 Camere di Commercio Italiane all'Estero presenti in 64 Paesi, che fotografa aspettative, criticità e prospettive delle aziende impegnate sui mercati internazionali.
L'indagine è stata condotta in un contesto caratterizzato da instabilità geopolitica, politiche protezionistiche, volatilità dei costi energetici e nuove tensioni commerciali. Nonostante questo scenario, il Made in Italy continua a beneficiare di una reputazione solida, sostenuta dalla qualità dei prodotti, dall'affidabilità delle imprese e dalla capacità di adattarsi ai diversi mercati.
Il quadro complessivo restituito dall'Osservatorio è positivo. Il 40% delle Camere descrive il clima nei confronti delle imprese italiane come molto positivo, con domanda in crescita, mentre il 49% lo definisce positivo, pur evidenziando una maggiore selettività rispetto al passato.
Particolarmente favorevole la situazione in America Latina, dove l'80% degli intervistati segnala un contesto molto positivo, anche in relazione alle prospettive di rafforzamento dei rapporti commerciali tra Unione europea e Mercosur. Più prudente, invece, il sentiment registrato nei mercati africani, dove molte imprese preferiscono rinviare decisioni di investimento in attesa di una maggiore stabilità.
Nonostante le incertezze, il 51% delle imprese italiane mantiene una strategia orientata a nuovi investimenti sui mercati internazionali.
L'Osservatorio evidenzia differenze significative tra le diverse aree geografiche. Asia e Stati Uniti continuano a essere percepiti come mercati dinamici e ricchi di opportunità, mentre in Europa prevale un approccio più prudente, orientato soprattutto al consolidamento delle posizioni già acquisite.
Uno degli elementi più rilevanti emersi dall'indagine riguarda i fattori che influenzano la competitività delle imprese italiane.
Per oltre la metà degli intervistati, la capacità di competere sui mercati internazionali dipende sempre meno dal solo valore del prodotto e sempre più dalla costruzione di strategie di medio-lungo periodo. Diventano determinanti la conoscenza delle regole locali, la scelta di partner affidabili e una presenza continuativa sui mercati esteri.
Anche i principali elementi di rischio confermano questo cambiamento. A incidere maggiormente sulle decisioni di investimento sono soprattutto l'aumento dei costi energetici e delle materie prime (57%), mentre le politiche tariffarie e protezionistiche, pur rilevanti, risultano meno determinanti rispetto alla volatilità dei costi e ai rischi finanziari.
Parallelamente cresce la competizione internazionale. La Cina viene indicata dal 77% delle Camere come il principale concorrente del Made in Italy, seguita da Francia (46%) e Germania (43%).
Lo scenario delineato dall'Osservatorio resta complessivamente positivo.
L'82% degli intervistati prevede infatti una crescita del Made in Italy nei rispettivi mercati nel corso del 2027: il 24% si attende una crescita sostenuta, il 56% una crescita moderata e il 18% una fase di stabilità. Nessun intervistato prospetta un rallentamento generalizzato.