Svezia: il dibattito sulle politiche climatiche guarda a competitività, innovazione e strumenti di mercato

Lunedì 13 Luglio 2026

Svezia: il dibattito sulle politiche climatiche guarda a competitività, innovazione e strumenti di mercato

Con il raggiungimento degli obiettivi climatici europei del 2030 ormai alle porte, in Svezia si intensifica il confronto sulle strategie da adottare nel prossimo mandato di governo. Tra i contributi più recenti al dibattito figura il rapporto Miljöhandbok för högern – 120 reformer för nästa mandatperiod ("Manuale ambientale per la destra – 120 riforme per il prossimo mandato"), pubblicato dal Timbro Environmental Institute, think tank svedese di orientamento liberale, che propone una revisione dell'attuale approccio alle politiche climatiche e ambientali attraverso un maggiore ricorso a strumenti economici e meccanismi di mercato.

Secondo gli autori, la Svezia dispone già di solide basi per perseguire gli obiettivi di decarbonizzazione, grazie a una lunga tradizione di politiche ambientali. Il Paese è stato infatti tra i primi al mondo a introdurre, nel 1991, una tassa sulle emissioni di anidride carbonica, misura che ha contribuito a una riduzione delle emissioni nazionali di oltre il 30% rispetto ai livelli degli anni Novanta, mentre la quasi totalità degli inquinanti atmosferici monitorati ha registrato un costante calo. A questo si è aggiunta, nel 2005, l'adesione al sistema europeo di scambio delle quote di emissione (EU ETS), che ha ulteriormente rafforzato gli strumenti di mercato a disposizione della politica climatica.

Il rapporto sostiene tuttavia che, negli ultimi anni, il dibattito si sia progressivamente spostato verso un maggiore utilizzo di sussidi pubblici e regolamentazioni, a discapito di strumenti considerati più efficienti nel favorire la riduzione delle emissioni e l'innovazione. Tra le criticità evidenziate figurano procedure autorizzative particolarmente lunghe, ostacoli burocratici agli investimenti, norme che limiterebbero l'introduzione di nuove tecnologie, una pianificazione energetica ritenuta poco prevedibile e la permanenza di alcuni sussidi ai combustibili fossili.

Per affrontare queste sfide, il documento raccoglie 120 proposte di riforma che spaziano dalla semplificazione delle autorizzazioni per gli investimenti nella transizione energetica allo sviluppo delle infrastrutture per la cattura e lo stoccaggio della CO₂ (Carbon Capture and Storage - CCS), dall'introduzione di crediti negoziabili per la tutela della biodiversità alla revisione della fiscalità ambientale, con nuovi sistemi di tariffazione per attività a elevato impatto ambientale. Tra le misure figurano inoltre la liberalizzazione delle norme sugli organismi geneticamente modificati (OGM), la riforma del mercato elettrico attraverso l'introduzione della tariffazione nodale, la semplificazione del commercio dei rifiuti e una revisione di alcune restrizioni territoriali considerate non più efficaci, oltre alla progressiva eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili ancora esistenti.

Gli autori riconoscono inoltre alcune iniziative adottate dall'attuale governo, tra cui la riorganizzazione amministrativa che ha portato all'unificazione delle competenze in materia di clima e imprese all'interno dello stesso ministero e la revisione di alcune misure giudicate poco efficaci. Secondo il rapporto, tuttavia, queste azioni dovrebbero essere accompagnate da una più ampia introduzione di strumenti di mercato capaci di sostituire gli interventi pubblici meno efficienti e di accelerare il percorso verso gli obiettivi climatici.

Il dibattito assume particolare rilievo in vista del prossimo mandato parlamentare, che rappresenterà l'ultimo prima della scadenza fissata dall'Unione europea per il raggiungimento degli obiettivi climatici del 2030. Pur trattandosi della posizione di un think tank e non di un documento governativo, il rapporto offre un'interessante fotografia delle proposte che stanno alimentando il confronto sulle future politiche economiche e ambientali della Svezia. Per le imprese italiane presenti sul mercato svedese, così come per quelle interessate a sviluppare nuove opportunità nel Paese, l'evoluzione di questo dibattito merita particolare attenzione, poiché potrebbe tradursi nei prossimi anni in un quadro normativo più orientato alla semplificazione amministrativa, all'innovazione tecnologica e all'utilizzo di strumenti di mercato per favorire la competitività e la transizione ecologica.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svezia)

Ultima modifica: Lunedì 13 Luglio 2026