“Ciò che era eccezionale è diventato la norma”: vendemmie precoci… e molto incerte sui volumi

Giovedì 17 Settembre 2026

“Ciò che era eccezionale è diventato la norma”: vendemmie precoci… e molto incerte sui volumi

Le vendemmie 2026 in Francia hanno un carattere eccezionale: la raccolta è iniziata con un anticipo inedito, da 3 a 6 settimane rispetto a quindici anni fa, a causa di un inverno molto mite e di una primavera e un’estate particolarmente calde e secche. In alcune zone, come Champagne e Beaujolais, la vendemmia è iniziata già a metà agosto e in alcuni casi era quasi terminata alla fine del mese. A Bordeaux, la raccolta dei vini bianchi secchi è già conclusa e quella dei rossi è iniziata.

Per quanto riguarda la qualità, le prospettive sono positive. Secondo Jean-Marie Fabre, presidente dei Vignerons indépendants de France, non dovrebbe esserci un'annata qualitativamente negativa. Lo stato sanitario delle uve è buono, grazie alla scarsa presenza di malattie, funghi e parassiti, e il 2026 potrebbe presentare una « Il 2026 potrebbe essere caratterizzato da una qualità piuttosto generalizzata». La principale incognita riguarda invece i volumi di produzione. Le prime informazioni indicano una vendemmia da media a bassa, con forti differenze tra regioni, vigneti, terreni ed età delle viti. La siccità è particolarmente preoccupante: in alcuni vigneti non è caduta una sola goccia d’acqua dall’inizio di giugno, causando acini più piccoli e meno ricchi d’acqua e possibili perdite, soprattutto nelle viti giovani. Al 28 agosto, il Ministero dell’Agricoltura indicava 57 dipartimenti in cui la viticoltura era tra le produzioni più colpite dalla siccità. Non è ancora possibile stabilire una stima nazionale affidabile: secondo Fabre, « È totale incertezza ».La produzione potrebbe inoltre essere ulteriormente ridotta dagli eventi meteorologici estremi, come temporali, grandine e trombe d’aria, tra cui quella verificatasi recentemente nell’Aude. Nel Var, gli incendi hanno creato anche il rischio di “sentori di fumo”: le uve esposte al fumo possono sviluppare aromi indesiderati dopo la vinificazione, rendendo il vino non commercializzabile. Alcune superfici non saranno quindi raccolte, anche se probabilmente meno rispetto all’Aude nel 2025. Il settore deve inoltre affrontare una persistente carenza di manodopera. Nonostante l’anticipo della vendemmia, molti posti sono rimasti vacanti, rendendo la raccolta più lunga e rischiando di impedire la vendemmia nel momento ottimale. Le condizioni di lavoro sono ulteriormente aggravate dalle forti temperature e dalla fatica dei viticoltori. Infine, il problema principale per il futuro è la ripetizione degli eventi climatici estremi. Jean-Marie Fabre afferma che «ciò che era eccezionale è diventato la norma» e chiede una vera e propria «modalità commando per il clima». Cioè misure concrete di adattamento al cambiamento climatico, e non soltanto aiuti economici per riparare i danni dopo che si sono verificati. La richiesta arriva mentre il governo francese deve annunciare, prossimamente le nuove misure di sostegno all’agricoltura.

Come riferimento, nel 2025 la produzione viticola francese era stata stimata in 36 milioni di ettolitri, cioè -16% rispetto alla media dei cinque anni precedenti.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Marsiglia)

Ultima modifica: Giovedì 17 Settembre 2026