Brasile e Italia, un nuovo ciclo dell’energia: tecnologia e cooperazione per trasformare le opportunità in investimenti

Martedì 15 Settembre 2026

Brasile e Italia, un nuovo ciclo dell’energia: tecnologia e cooperazione per trasformare le opportunità in investimenti

Il settore energetico sta attraversando una trasformazione che impone di conciliare esigenze solo apparentemente contraddittorie: rispondere a una domanda crescente, garantire sicurezza energetica, ridurre le emissioni, incorporare nuove tecnologie e preservare competitività e capacità di investimento. In questo scenario, il Brasile dispone di condizioni particolarmente favorevoli per assumere un ruolo di primo piano, mentre il rapporto con l’Italia offre complementarità industriali ancora in larga parte da sviluppare.

La dimensione del mercato brasiliano è significativa. Secondo l’Agenzia Nazionale del Petrolio, Gas Naturale e Biocombustibili (ANP), gli investimenti previsti nell’esplorazione e produzione di petrolio e gas raggiungono circa 120 miliardi di dollari nella fase produttiva tra il 2026 e il 2030. Nel maggio 2026 il Paese ha prodotto 4,301 milioni di barili di petrolio al giorno e 206,06 milioni di metri cubi giornalieri di gas naturale. Numeri che mobilitano una filiera molto più ampia dell’upstream: ingegneria, infrastrutture, cantieristica offshore, logistica, automazione, digitalizzazione, servizi specializzati e ricerca.

Allo stesso tempo, il Brasile possiede una delle matrici energetiche più rinnovabili tra le grandi economie mondiali. Nel 2025 le fonti rinnovabili hanno rappresentato quasi il 50% della matrice energetica e l’86,8% di quella elettrica. Petrolio, gas e transizione energetica non costituiscono quindi necessariamente percorsi contrapposti. Competenze, infrastrutture e capacità tecnologiche sviluppate dall’industria tradizionale possono diventare parte della costruzione del nuovo sistema energetico.

È qui che l’Italia può trovare uno spazio particolarmente interessante. La forza del sistema industriale italiano risiede nella capacità di trasformare conoscenza tecnica e specializzazione in soluzioni ad alto valore aggiunto: macchinari, automazione, componentistica, meccanica di precisione, sistemi di controllo, efficienza energetica e tecnologie ambientali. A questa competenza contribuisce una rete di piccole e medie imprese altamente specializzate, capaci di operare in nicchie industriali complesse.

Nel settore energetico, infatti, la competitività non può essere misurata soltanto sul prezzo iniziale. Affidabilità, durata, efficienza, manutenzione, disponibilità dei ricambi, assistenza tecnica, personalizzazione e tempi di fermo incidono sul costo complessivo di un investimento. È proprio in questa prospettiva di lungo periodo che qualità costruttiva, ingegneria e specializzazione possono diventare un vantaggio competitivo per la tecnologia italiana.

Dall’altra parte c’è un Brasile che combina scala continentale, risorse naturali, una sofisticata industria offshore, capacità scientifica e tecnologica e una forte domanda di infrastrutture e innovazione. La complementarità è evidente. La vera sfida consiste nel trasformarla in progetti.

Per farlo, occorre superare la tradizionale relazione tra esportatore e importatore. Entrare nel mercato brasiliano significa comprenderne la struttura industriale, i processi di acquisto, la regolamentazione, la fiscalità, la logistica e soprattutto individuare partner locali. Il potenziale maggiore risiede quindi in rapporti economici di lungo periodo: investimenti, integrazione delle catene di fornitura, trasferimento e sviluppo tecnologico, presenza produttiva e innovazione congiunta.

Esiste già una base importante: oltre 1.100 imprese italiane sono attive in Brasile e il Programma Esecutivo di Cooperazione Scientifica e Tecnologica Italia-Brasile 2026-2028 comprende settori come energie rinnovabili e materiali avanzati. In questo contesto, le istituzioni bilaterali possono svolgere un ruolo economico concreto, riducendo le asimmetrie informative e accompagnando le imprese dall’individuazione delle opportunità fino alla costruzione delle partnership.

Per il settore energetico, Rio de Janeiro rappresenta un punto privilegiato di questa connessione. Lo Stato concentra una parte fondamentale della produzione brasiliana di petrolio e gas e ospita operatori, fornitori, centri di ricerca, associazioni e decisori della filiera. È quindi un punto naturale d’incontro tra imprese italiane interessate al mercato brasiliano e aziende locali alla ricerca di tecnologia e partner internazionali.

Questa strategia sarà al centro anche della presenza della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria di Rio de Janeiro alla ROG.e 2026, dal 21 al 24 settembre al Riocentro. Lo spazio della Camera ospiterà due associate che rappresentano aspetti diversi della stessa filiera: HOMY, impresa italiana specializzata in strutture temporanee, sistemi di ponteggio e costruzioni modulari, ed Enterprise Logistics, società brasiliana a partecipazione italo-brasiliana attiva nella logistica internazionale per Offshore, Oil & Gas, Energia e Industria Pesante.

Ma l’orizzonte è già più ampio del petrolio. Biocombustibili, eolico, solare, efficienza energetica, idrogeno a basse emissioni, cattura e stoccaggio del carbonio, elettrificazione, digitalizzazione e nuove tecnologie offshore stanno creando ulteriori spazi di cooperazione. La transizione energetica è, prima di tutto, una trasformazione industriale: richiede infrastrutture, macchinari, ingegneria, ricerca, capitale e capacità di esecuzione.

Il Brasile offre scala, risorse, mercato e una delle frontiere offshore più sofisticate al mondo. L’Italia porta tecnologia, ingegneria, specializzazione produttiva e una consolidata cultura industriale. Trasformare questi elementi complementari in sviluppo richiede però presenza, conoscenza dei mercati e continuità.

Il futuro del rapporto economico tra i due Paesi si misurerà sempre meno nelle dichiarazioni d’intenti e sempre più nei progetti realizzati: una tecnologia che trova applicazione, un’impresa che incontra il partner giusto, un fornitore che entra in una nuova filiera, un investimento che si concretizza. In un settore in cui le decisioni di oggi definiranno infrastrutture e competitività per decenni, Brasile e Italia hanno un’opportunità concreta: costruire insieme una parte dell’energia del futuro.

(Contributo editoriale a cura della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria di Rio de Janeiro)

Ultima modifica: Martedì 15 Settembre 2026