Riduzione dell’IVA sui prodotti alimentari in Svezia: panoramica della misura e implicazioni per la Danimarca

Giovedì 2 Luglio 2026

Riduzione dell’IVA sui prodotti alimentari in Svezia: panoramica della misura e implicazioni per la Danimarca

L’impegno nel rispondere alle necessità della popolazione ha preso piena attuazione in Svezia, dove il Governo ha adottato misure per ridurre le difficoltà dei consumatori legate al costo del carrello della spesa.

Il 25 febbraio 2026, infatti, il Riksdag, il Parlamento del Regno di Svezia, ha approvato la proposta del Governo di riduzione temporanea dell’aliquota IVA sui generi alimentari dal 12% al 6%.  La riduzione dell’aliquota è stata implementata il 1° aprile 2026 e avrà validità fino al 31 dicembre 2027.

L’iniziativa figura in un ampio piano di misure fiscali, equivalente a 80 miliardi di corone svedesi, attuato in vista delle elezioni di settembre 2026. L’intento è quello di supportare le famiglie in un periodo di rallentamento economico e di prezzi degli alimenti in continua crescita. Il settore risulta infatti indebolito dalla limitata concorrenza e da fattori ambientali, come gli shock legati alla siccità e all’aumento dei costi energetici. Difatti, secondo il Governo svedese, l’abbassamento dell’IVA condurrà a un abbattimento pressoché totale dei prezzi, con effetti diffusi tra i consumatori appartenenti a tutte le fasce di reddito. Il Governo stima che il costo annuale della spesa per un nucleo familiare con due figli beneficerà di un risparmio di 6.500 corone svedesi, ovvero oltre 588 euro.

Per ciò che concerne la Riskbank, la misura favorisce una politica monetaria più accomodante. Il taglio dell’imposta sul valore aggiunto contribuisce all’abbassamento temporaneo dell’inflazione, dal momento che la crescita dei prezzi al consumo rallenta. Parallelamente, un’inflazione più bassa potrebbe attenuare le aspettative inflazionistiche di famiglie e imprese e i lavoratori potrebbero chiedere aumenti salariali più contenuti, rassicurando la Riksbank sul fatto che l’inflazione in atto non stia diventando strutturale.

La variazione alla Legge sull’IVA precisa che:

  • gran parte dei generi alimentari, così come stabiliti dall’articolo 2 del Regolamento alimentare dell’Unione Europea, saranno interessati dall’aliquota IVA del 6%;
  • gli alcolici e l’acqua del rubinetto sono esclusi da questo raggruppamento e mantengono aliquote ordinarie o altre aliquote ridotte;
  • l’acqua in bottiglia sarà soggetta alla medesima aliquota IVA ridotta.

Si stima che questa modifica peserà circa 37,2 miliardi di corone svedesi nel periodo di 21 mesi. Nonostante ciò, le istituzioni ritengono che questo provvedimento temporaneo sia legittimato dal sostegno che esso offre ai cittadini in un momento di crisi economica.

Effetti indiretti per la Danimarca

La riduzione della tassazione sui consumi alimentari ha però generato preoccupazioni nella vicina Danimarca, dove viene imposta un’IVA del 25% su tutti i prodotti. A differenza della Svezia, infatti, nel paese non esiste un’imposta differenziata, per cui determinati beni possono beneficiare di un’aliquota IVA ridotta rispetto ad altri.

Lo shopping transfrontaliero è già un fenomeno comune in Danimarca. I cittadini che risiedono relativamente vicini al confine, infatti, hanno già l’abitudine di recarsi in Germania e Svezia per fare acquisti di beni alimentari e non, con un costo annuo stimato di 1,2 miliardi di euro. Questo abbassamento dell’IVA in Svezia, quindi, potrebbe aumentare, indirettamente, questa tendenza.

Secondo il direttore generale di De Samvirkende Købmænd, principale associazione danese dei supermercati e negozi indipendenti, anche la Danimarca dovrebbe intraprendere iniziative per ridurre l’IVA sulle derrate alimentari. Il costo dei prodotti alimentari in Danimarca è tra i più elevati al mondo, incentivando, dunque, uno spostamento verso il confine svedese per l’acquisto di beni alimentari.

Ciononostante, alcuni esperti del settore sostengono che un taglio dell’IVA sui viveri non sia l’opzione più appropriata per la Danimarca. Infatti, il sistema danese si differenzia da quello svedese in quanto privo di un regime IVA differenziato. La riduzione dell’IVA sui soli generi alimentari richiederebbe un cambiamento anche sul piano gestionale e amministrativo. Inoltre, lo scetticismo deriva dal fatto che un’operazione di questo tipo non solo comporterebbe costi per le aziende, ma non produrrebbe benefici sufficientemente significativi per i consumatori.

Vi sono tre ragioni per cui la riduzione dell’IVA sugli alimenti in Danimarca è considerata poco opportuna:

  1. il desiderio di velocizzare la transizione green può essere perseguito attraverso un sistema di imposte sulle emissioni di gas serra;
  2. il supporto monetario ai cittadini più bisognosi è più efficace se realizzato mediante il sistema fiscale e le misure di sostegno al reddito;
  3. l’IVA differenziata non rappresenta un mezzo efficiente per migliorare la salute collettiva o contenere le emissioni legate ai consumi danesi.

Una soluzione intermedia potrebbe essere la riduzione dell’IVA su frutta e verdura, prima di valutare un’estensione della misura ad altre categorie alimentari.

Nel mentre, nel febbraio 2026, il Parlamento danese ha varato una legge relativa a un voucher alimentare esente da imposte, per aiutare più di due milioni di cittadini ad affrontare l’incremento dei prezzi dei prodotti alimentari che ha caratterizzato il paese negli ultimi anni.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio italiana in Danimarca)

Ultima modifica: Giovedì 2 Luglio 2026