Sostenibilità

Lunedì 29 Maggio 2023

I cechi sostengono il sistema di vuoto a rendere per tutti gli imballaggi

La stragrande maggioranza dei cechi sostiene il sistema di vuoto a rendere per tutti i tipi di imballaggi utilizzati per le bevande. Lo indica un’indagine dell’agenzia STEM per la società Ball.

Ben l’84% dei cechi sostiene l’introduzione del sistema per tutti i tipi di imballaggi. Tuttavia, circa un quarto dei consumatori dichiara che sceglierebbe la bevanda nel contenitore più economico, quindi quello probabilmente non gravato dall’acconto tipico per il vuoto a rendere. L’utilizzo quanto più ampio del sistema, quindi, eviterebbe la concorrenza tra i diversi tipi di imballaggi.

Attualmente il vuoto a rendere funziona in Repubblica Ceca per alcuni tipi di bottiglie in vetro. Dopo anni di richieste dei maggiori gruppi del settore beverage il Ministero dell’Ambiente sta preparando una legge che estenderebbe il sistema anche alle bottiglie in plastica e alle lattine.

Fonte: https://tinyurl.com/bdnkam82

 

(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)

 

Ultima modifica: Lunedì 29 Maggio 2023
Giovedì 11 Maggio 2023

La Green Economy in Danimarca e la Mobilità Elettrica

Quando nel 1973 iniziò la crisi petrolifera, la Danimarca era uno dei paesi OECD maggiormente dipendenti da questo tipo di forniture energetiche. Con più del 90% delle forniture energetiche nazionali basate sull’importazione di petrolio, l’elevato prezzo di queste energie ha spinto il paese e la politica interna verso un riorientamento del settore delle energie interne, volgendo lo sguardo verso le energie rinnovabili.

Gli investimenti in energie rinnovabili hanno rappresentato per il Paese una sfida vinta, che ha dimostrato al mondo intero come sia possibile creare crescita senza consumare più energia.  Oggi, il PIL nazionale è più che raddoppiato dal 1980, mentre il consumo di energia è cresciuto del solo 6%. Oggi, più di 75.000 persone detengono “lavori verdi” su una forza lavoro nazionale di 2,75 milioni di persone, con un prefissato programma climatico futuro che potrebbe anche alla creazione di ulteriori 300.000 lavori verdi.

La Cultura Danese delle Biciclette

Che il popolo danese ami le biciclette non è un mistero, basta infatti mettere piede in una qualsiasi città della Danimarca per sentirsi immediatamente spettatori di una competizione ciclistica come il “Tour de France”; ma invece no, è la normale routine del popolo scandinavo, nelle cui città sfrecciano centinaia di biciclette da ogni angolo di strada.

In Danimarca le persone vanno in giro con qualsiasi condizione atmosferica e a ogni ora del giorno, le biciclette sono utilizzate per piacere, per lavoro, come mezzi di trasporto merci o dagli stessi pendolari: «La bicicletta è la migliore amica di un danese» e ad attestarlo ci pensano i numeri; nella sola città di Copenaghen si contano 675.000 biciclette contro sole 120.000 auto.

Non deve stupire, dunque, come nuove forme di mobilità eco sostenibile abbiano presto trovato un terreno fertile nel paese scandinavo. Oggi, infatti, a sfrecciare accanto alle tradizionali o più evolute biciclette, si affiancano quelle elettriche, di privati cittadini che montano motori elettrici o quelle a noleggio offerte da aziende di bike sharing. Proprio il mercato del bike sharing rappresenta, oggi, un segmento di mercato del valore di $ 1.75m con diverse compagnie che operano su tutto il territorio nazionale e che offrono proposte differenti

Il Mercato delle Auto-Elettriche in Danimarca

I nuovi dati mostrano come le vendite di auto elettriche stiano aumentando sia sul mercato privato che su quello aziendale. Oggi il 36% delle auto di nuova immatricolazione sono elettriche e lo stock totale di auto elettriche è aumentato del 65,4 per cento in un anno, tanto che a fine marzo lo stock ammontava a 127.000 auto su un totale di 2,8 milioni di autovetture distribuite tra famiglie e imprese. Ciò corrisponde al 4,5% di tutte le autovetture in Danimarca

Per il primo ministro danese Lars Løkke Rasmussen «Le auto a diesel e benzina sono il passato». La decisione del governo di vietare la vendita di nuovi veicoli diesel dal 2030 e di quelli ibridi dal 2035. L’impegno è arrivato durante l’incontro formale del governo danese per varare la prossima roadmap climatica al 2050. L’obiettivo è quello di diventare un paese a zero emissioni di CO2 entro metà secolo, grazie soprattutto alla crescita delle rinnovabili, eolico in testa. “Certo si tratta di un obiettivo ambizioso, ma è esattamente quello che dobbiamo provare a fare”, ha detto Rasmussen al Parlamento.

La Danimarca si qualifica quindi come uno dei paesi sempre più proiettati alla transizione ecologica, dove industri della green economy possono trovare terreno fertile per nuovi progetti volti al rispetto dell’ambiente.

 

Fonte: https://bit.ly/3BeRu8m

 

 

(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio italiana in Danimarca)

Ultima modifica: Giovedì 11 Maggio 2023
Giovedì 11 Maggio 2023

Rifiuti da imballaggi: nuove norme in Germania e Austria

Tra le misure volte a rendere l’economia dell’UE efficiente e sostenibile e a ridurre l’inquinamento, il Green Deal Europeo prevede delle norme specifiche sugli imballaggi. I rifiuti di imballaggio hanno un grande impatto sull’ambiente e crescono spesso a un ritmo più rapido del PIL. Negli ultimi 10 anni sono aumentati di oltre il 20% nell'UE e, in assenza di interventi, si prevede un ulteriore aumento del 19% entro il 2030. Tutti i Paesi sono

L’attuazione delle direttive in Italia si è concentrata in particolar modo sul riciclaggio. I dati diffusi dal CONAI - Consorzio Nazionale Imballaggi riportano che nel 2021 l’Italia ha avviato a riciclo il 73,3% degli imballaggi immessi sul mercato: 10 milioni e 550mila tonnellate. Una percentuale in leggera crescita rispetto al record del 2020, in cui si era toccato un livello di avvio a riciclo che sfiorava il 73% e che ha ha già superato il 65% di riciclo totale chiesto dall’Europa ai suoi Stati membri entro il 2025. Germania e Austria hanno invece aggiornato recentemente le loro norme.

In Germania, la più recente legge sugli imballaggi (VerpackG) è entrata in vigore nel 2019, sostituendo la precedente ordinanza (VerpackV). La legge ha attuato nel 2021-2022 le disposizioni della direttiva sulla riduzione della plastica monouso, e sul riutilizzo dei materiali. Gli aggiornamenti della VerpackG hanno previsto un aumento della percentuale di riciclaggio e riutilizzo di tutti gli imballaggi: la percentuale di vetro, metallo e alluminio riciclati è passata dall’80% al 90% dal 2019 al 2022; carta, cartoncino e cartone dall’85% al 90%; gli imballaggi composti dal 55% al 70%. Tra i nuovi obblighi anche la registrazione degli imballaggi nel registro LUCID da parte di tutte le aziende che commercializzano in Germania.

In Austria è invece entrata in vigore una nuova legge a gennaio 2023. Questa prevede, in aggiunta all’obbligo di partecipazione al sistema, che i venditori esteri nominino per lo smaltimento un delegato domiciliato in Austria. Inoltre, i produttori stranieri che forniscono in Austria consumatori finali diversi da quelli privati, e che desiderano farsi carico dello smaltimento degli imballaggi dei propri rivenditori austriaci, hanno l’obbligo di nominare un delegato o mandatario accreditato da un notaio.

Altri cambiamenti importanti introdotti da gennaio 2023 riguardano:

  • La segnalazione e la partecipazione ai costi di bonifica del territorio da parte delle aziende che commercializzano in Austria prodotti e imballaggi in plastica mono uso
  • La rendicontazione del contenuto riciclato delle bottiglie in PET (che dovrà raggiungere il 30% entro il 2030)
  • La classificazione sotto la categoria “plastica” anche delle “bioplastiche”
  • La rendicontazione dell'uso di imballaggi riutilizzabili e della loro circolazione

Per quanto riguarda quest’ultima, il legislatore ha inoltre introdotto delle nuove categorie di rendicontazione, che dovranno essere correttamente compilate per i diversi tipi di imballaggio: le aziende sono tenute a segnalare gli imballaggi riutilizzabili immessi sul mercato per la prima volta, quelli che hanno lasciato il magazzino nell’anno precedente e quelli smaltiti in loco, suddividendoli per categoria tariffaria e per tipologia di materiale.

Al fine di garantire l’applicazione della legge del Green Deal, il legislatore ha stabilito una sanzione per le violazioni. Le sanzioni interessano qualsiasi azienda che dispone di un audit per il periodo di riferimento dal 2022 in poi. Se più del 5% per materiale di imballaggio viene dichiarato troppo poco, secondo il legislatore deve essere applicata una sanzione del 20% del deficit.

 

(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Germania)

Ultima modifica: Giovedì 11 Maggio 2023
Giovedì 27 Aprile 2023

Sostenibilità: il Brasile nel mondo

Il Brasile ha un'enorme area verde e la capacità di svolgere un ruolo importante per evitare il cambiamento climatico

Il mondo è sempre più desideroso di azioni per combattere il cambiamento climatico. C'è una crescente pressione per ridurre il consumo di combustibili fossili. Il tempo passa e molto deve ancora essere definito, perfezionato e implementato a questo scopo.

Diversi fattori hanno ritardato l'adozione delle misure promesse dai Paesi. La guerra in Ucraina ha ridotto la fornitura di gas naturale russo e ha indotto i Paesi europei a riprendere l'uso del carbone minerale.

Il 2023 porta nuove direzioni e la possibilità per il Brasile di assumere un ruolo di leadership nella conservazione ambientale e sostenibilità. Ci sono più di 500 milioni di ettari nell'Amazzonia Legale, che possono beneficiare di nuove risorse promesse dai Paesi sviluppati per il fondo Amazzonia, mirando alla sua conservazione e allo sviluppo sociale.

Questa immensità verde rappresenta anche un'opportunità di investimento per il settore privato di originare crediti di carbonio e titoli di conservazione, come il Certificato di Prodotto Rurale Verde. La domanda di questi crediti e titoli è cresciuta sostanzialmente come un modo per le aziende di raggiungere i loro obiettivi di decarbonizzazione e soddisfare mercati e normative più severi.

La partecipazione dei ministri dell'economia e dell'ambiente a Davos conferma la prospettiva che questo governo enfatizzerà le questioni ambientali e sociali, aprendo diverse prospettive per gli investimenti esteri che coniugano la ricerca del profitto con la protezione dell'ambiente.

Fonte: Rassegna Legale - Rivista AFFARI numero 176 | pagina 70: https://bit.ly/43Xb4Dc

 

 

(Contenuto editoriale a cura della Câmara de Comércio Italiana de São Paulo - ITALCAM)

Ultima modifica: Giovedì 27 Aprile 2023
Giovedì 27 Aprile 2023

Per un mercato del carbonio in Brasile

Il paradigma europeo e i principali dibattiti brasiliani per la strutturazione iniziale di un sistema di commercio di emissioni

Allineati ai compromessi internazionalmente assunti, molti paesi hanno sviluppato meccanismi di commercio di emissioni come strategia di mitigazione del riscaldamento globale. La letteratura giuridico-economica difende che l'adozione di questo strumento tende a riorientare la decisione dei privati in virtù degli incentivi economici garantiti in cambio della riduzione delle emissioni.

Il già consolidato EU ETS, certamente è un paradigma globale su come strutturare la governance di un mercato del carbonio regolamentato, così come affrontare le relative sfide regolatorie - in particolare in relazione alle forme di allocazione e al meccanismo di stabilizzazione del prezzo delle autorizzazioni di emissione. Negli ultimi anni, il dibattito sulla costituzione di un mercato regolamentato di emissioni in Brasile è stato in evidenza nel Congresso Nazionale, in modo che alcuni temi abbiano occupato il centro del dibattito pubblico in ragione della loro importanza per la sua efficacia. Essi sono: i settori che saranno soggetti al meccanismo di cap-and-trade; la metodologia per la definizione dei limiti di emissione e dei relativi obiettivi di riduzione; oltre alla possibilità e all’eventuale quantitativo di sfruttamento di offsets del mercato volontario del carbonio per il rispetto degli obiettivi di riduzione nel mercato regolamentato.

L'aspettativa è che l'agenda avanzerà con una certa rapidità nell'attuale gestione del Governo Federale, soprattutto sotto la pressione internazionale per misure strutturate rivolte all'agenda climatica.

Fonte: Rassegna Legale - Rivista AFFARI numero 176 | pagina 66: https://bit.ly/3NhnvE2

 

 

(Contenuto editoriale a cura della Câmara de Comércio Italiana de São Paulo - ITALCAM)

Ultima modifica: Giovedì 27 Aprile 2023
Mercoledì 19 Aprile 2023

Costa Rica e Italia: sostenibilità e sviluppo ambientale

Biodiversità e impegno ambientale in Costa Rica

Il Costa Rica è un punto caldo globale della biodiversità e, a differenza di altri paesi del Sud e dell'America centrale, è riuscito a invertire la tendenza con una serie di politiche sostenibili e ambientali lungimiranti.

Sebbene il territorio costaricano rappresenti solo lo 0,03% della superficie mondiale, contiene una delle più alte concentrazioni di biodiversità del pianeta, almeno il 5% della diversità biologica della terra, che ha promosso una politica basata sulla convivenza armoniosa con la natura e l'ambiente.

Questo compromesso si riflette nel fatto che il 25,6% della superficie del paese è sotto protezione statale e l'8% sotto protezione privata. Inoltre, ha un forte impegno per la protezione della biodiversità e la sostenibilità ambientale.

Attualmente, il Costa Rica ha la più grande superficie protetta al mondo, è un paese pioniere nell'introduzione di schemi innovativi di sviluppo sostenibile e ha partecipato in modo significativo alla stesura del Protocollo di Kyoto.

Il Costa Rica è diventato uno dei paesi più verdi della Terra e la sua leadership nella politica ambientale è stata a lungo celebrata. Già nel 2007, il Costa Rica ha annunciato la sua intenzione di diventare il primo paese a emissioni zero.

Questo paese divenne un esempio ecologico per il resto del mondo molto prima, nel 1949, quando il governo si impegnò a generare elettricità dalle risorse naturali. Da allora, un investimento di deforestazione e la creazione di parchi nazionali hanno giocato un ruolo.

All'inizio degli anni '90, il tasso di deforestazione in Costa Rica era tra i peggiori in America Latina, e anche se è diminuito notevolmente nell'ultimo periodo, le aree protette sono ancora tristemente soggette a pratiche di raccolta illegale di legname.

Nel 2015, il Costa Rica si è impegnato a diventare a emissioni zero. Dal 2014, l'energia del paese è alimentata da fonti rinnovabili e dal 2017 è iniziato il processo senza plastica per ridurre l'impatto ambientale.

Il Costa Rica ha presentato un programma ambizioso per la carbonizzazione del paese entro il 2050:

mantenere la crescita economica, ridurre le emissioni di CO2 e investire in infrastrutture sostenibili sono alcuni dei punti inclusi nel piano.

Circa il 40% delle emissioni di gas serra in Costa Rica provengono dal settore dei trasporti: da qui la decisione di investire fortemente nel settore per modernizzarlo.

Il piano prevede la riduzione della metà delle automobili che circolano nelle aree urbane entro il 2040; l'uso di almeno il 70% di autobus elettrici e almeno il 25% di automobili entro il 2035; il 100% dei trasporti pubblici (taxi, autobus e treni) alimentato da elettricità entro il 2050.

Attualmente, circa il 99,5% dell'elettricità prodotta in Costa Rica proviene da fonti rinnovabili: grazie alla sua conformità geografica, al clima piovoso e all'elevato numero di fiumi che attraversano il paese, le centrali idroelettriche costituiscono una risorsa essenziale per la produzione di energia, cui si aggiungono gli impianti geotermici, eolici e solari.

Per questo motivo, il Programma ambientale delle Nazioni Unite ha proclamato la Costa Rica leader mondiale nella sostenibilità, riconoscendone il ruolo esemplare nella riduzione dell'anidride carbonica nell'atmosfera. Inoltre, il paese si è distinto soprattutto per la sua leadership politica e il suo costante impegno per il cambiamento climatico.

 

Agenda 2030 e sviluppo sostenibile in Italia

L'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile è un programma d'azione per le persone, il pianeta e la prosperità. Firmata il 25 settembre 2015 dai governi dei 193 paesi membri delle Nazioni Unite e approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, l'Agenda comprende 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, da raggiungere nel settore ambientale, economica, sociale e istituzionale entro il 2030.

Gli obiettivi fissati per lo sviluppo sostenibile hanno una validità globale e riguardano tutti i paesi e le componenti della società, dalle imprese private al settore pubblico, dalla società civile agli operatori dell'informazione e della cultura.

Tutti i paesi devono impegnarsi a definire la propria strategia di sviluppo sostenibile che consenta di raggiungere gli obiettivi fissati, comunicando i risultati ottenuti in un processo coordinato dall'ONU.

Quando l'Italia ha aderito all'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, era consapevole di dover affrontare una sfida molto ambiziosa, la transizione verso un modello economico basato sulla sostenibilità.

Il paese, infatti, si trova al culmine dell'agricoltura biologica europea, con quasi il 20% dei terreni agricoli non più coltivati in modo tradizionale, ed è uno dei paesi più virtuosi d'Europa dal punto di vista della produzione elettrica.

Inoltre, il parco termoelettrico italiano è tra quelli con il minor contenuto di carbonio, con una delle maggiori quote di gas naturale in Europa. Inoltre: tra il 2010 e il 2017, le emissioni di gas serra nel nostro paese sono diminuite del 15 per cento, mentre il tasso di riciclaggio dei rifiuti è aumentato dal 36,7 al 49,4 per cento.

Un altro tema di interesse è la mobilità elettrica, che sta assumendo sempre più un ruolo centrale nelle società, per rendere più sostenibile il settore dei trasporti e consentire il raggiungimento degli obiettivi di neutralità climatica.

L'Italia ha un ruolo centrale in questa dinamica di portata globale, dalla progettazione alla produzione di veicoli, dai componenti alle batterie e alle infrastrutture di ricarica.

Secondo le stime attuali, nel mondo circolano circa 20 milioni di veicoli elettrici per passeggeri, 1,3 milioni di veicoli elettrici commerciali e oltre 280 milioni tra ciclomotori e motocicli elettrici. Entro il 2030, la quota di mercato delle auto elettrificate potrebbe superare il 50%.

Se nel 2019 la produzione nazionale di auto elettriche e ibride rappresentava solo lo 0,1% del totale delle auto, nel 2021 è scesa al 40%.

Fonti: https://bit.ly/3UM42wQ; https://bit.ly/43JjxtC; https://bit.ly/3KNAOJx; https://bit.ly/40pobtQ; https://bit.ly/40pGSh4 

 

(Contenuto editoriale a cura della Cámara de Industria y Comercio Ítalo-Costarricense)

Ultima modifica: Mercoledì 19 Aprile 2023
Data evento

Ven, 26 Giugno, 2026 - 06:48

Iscrizioni non ancora aperte.

Prossimi eventi:

Mer 01 Lug, 2026

(Suntec Singapore Convention & Exhibition Centre)

Gio 09 Lug, 2026

(Ludwig Maximilian University (LMU), Monaco di Baviera)
Antigua, Guatemala
26 Giugno 2026 -

Si terrà ad Antigua, Guatemala, dal 18 al 20 aprile prossimi, la Riunione d’Area delle Camere di Commercio Italiane all'estero dell'America Latina.

E’ la prima volta che tutte le Camere del continente latino-americano si riuniscono, dopo la riorganizzazione voluta e realizzata da Assocamerestero; non solo per fare il punto sulle attività in corso ma per confrontarsi su un tema quanto mai attuale e strategico a cui desideriamo dare ampia visibilità e un ruolo rilevante: La Sostenibilità sostenibile” dichiara il Dr. Gabriele Musto Segretario Generale della Camera di Commercio e Industria Italia-Guatemala, che ne sta curando l’organizzazione insieme con il Presidente Giovanni Musella. “Un tema delicato soprattutto quando investe i tanti Paesi dell’America Latina, molti dei quali stanno affrontando importanti sfide socio-economiche”.

Questo tema sarà condiviso anche con l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo per il Centro America, rappresentata dal Direttore di Area Dr. Mauro Ghirotti e con la Sezione Innovazione e Sostenibilità della Piattaforma “Made in Italy”, inaugurata dall'Ambasciata d'Italia in Guatemala nel 2021e coordinata dal Prof. Mario L. Rainone dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara.

Un’alleanza strategica”, tra i tanti portatori di interesse che operano qui in America Latina” la definisce il Prof. Rainone. “La “Sostenibilità”, nel senso più ampio del termine e in linea con l’Agenda ONU 2030, è un argomento complesso e che coinvolge tutti, le aziende manifatturiere, gli operatori commerciali, economici e finanziari, con ricadute culturali, ambientali, sociali che non possono più essere trascurate. Ma perché si possa concretamente attuare è necessario che sia “sostenibile”, innanzitutto economicamente e sia ben consapevole dei contesti socioeconomici dei Paesi interessati”.

La Riunione d’Area sarà dunque un’occasione di confronto e di scambio tra gli imprenditori italiani e dell’America Latina, i settori della Ricerca e della Formazione e la Cooperazione italiana che, recentemente, ha rinnovato la propria visione individuando, nei suoi Progetti, un valore aggiunto alle partnership con il settore privato, sempre con la finalità di una concreta sostenibilità e dedicando grande attenzione all’importanza di un adeguato trasferimento di know-how e tecnologia tra Aziende, Enti preposti alla Formazione, sistema universitario, superando quelle barriere che spesso inficiano tali relazioni.

Assocamerestero presenterà, nell’occasione, con riferimento all’Agenda 2030, le linee programmatiche dei 13 macro obiettivi da perseguire e che saranno illustrati alla Convention delle Camere di Commercio e Industria italiane che si terrà ad Ascoli Piceno, nella Marche, dal 15 al 20 giugno dove la Camera di Commercio e Industria Italia-Guatemala con un suo board multidisciplinare avrà modo di approfondire il percorso dell'associazione per dare il proprio contributo alla "Sostenibilità sostenibile".

 

(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio e Industria Italia-Guatemala)

 

Giovedì 30 Marzo 2023

Il Regno Unito e l'UE rafforzano la cooperazione sulla nuova Carbon Border Tax

La Gran Bretagna e l'Unione Europea stanno rafforzando la collaborazione per affrontare gli effetti del cambiamento climatico, rinsaldando così le relazioni tra le due parti. Il primo ministro britannico Rishi Sunak ha affermato che Gran Bretagna e UE potrebbero coordinare le strategie su una nuova tassa sul carbonio che dovrebbe imporre nuove commissioni sulle merci ad alto impatto ambientale.

Uno dei temi che sarà affrontato durante il prossimo meeting consultativo del governo britannico, è il rischio di una futura rilocalizzazione delle emissioni di gas serra in paesi con normative sul clima meno restrittive. Tuttavia, come sottolineato dal primo ministro britannico e da alcuni funzionari statali, il governo sta facendo grossi progressi sul CBAM (Meccanismo di aggiustamento del carbonio alla frontiera) e l’obiettivo del paese resta lavorare con controparti che la pensano allo stesso modo, come l’Unione Europea. Le due parti stanno quindi prendendo in seria considerazione l’idea di collaborare su una tassa sul carbonio.

Nel frattempo, Kemi Badenoch, segretario al commercio del Regno Unito, mercoledì ha tenuto colloqui con Valdis Dombrovskis, commissario al commercio dell'UE, per discutere una risposta coordinata all’Inflation Reduction Act degli Stati Uniti. Il programma di sussidi da 369 miliardi di dollari approvato dal governo Biden ha portato alla luce sfide simili per UE e Regno Unito, insieme agli altri paesi alleati come Australia e Giappone.

Le discussioni tra Londra e Bruxelles sulle questioni legate al clima sono tuttavia l'ultimo segnale del miglioramento del legame UE-Regno Unito dopo la risoluzione della questione sulle relazioni commerciali post-Brexit in Irlanda del Nord.

Il CBAM dell'UE, che è vicino all'approvazione ed entrerà in funzione nel 2026, si è tuttavia già rivelato controverso. La Cina ha chiesto spiegazioni all'Organizzazione Mondiale del Commercio, sottolineando come questo potrebbe essere discriminatorio per il paese.

Vista la simile struttura dei due sistemi CBAM in Regno Unito ed UE, c’è la seria possibilità di una cooperazione tra le due parti. Sarah Williams della Green Alliance, un'organizzazione ambientalista, ha affermato che collegare "i sistemi di tariffazione del carbonio di Regno Unito ed UE avrebbe molto senso" e che l'accordo con l'Irlanda del Nord ha aperto "nuove relazioni cooperative con l'Unione Europea”.

Fonte: https://on.ft.com/3no2sEQ

 

(Contenuto editoriale a cura di The Italian Chamber of Commerce and Industry for the United Kingdom)

Ultima modifica: Giovedì 30 Marzo 2023
Giovedì 30 Marzo 2023

Il nuovo piano net zero del Regno Unito mira a ridurre emissioni e costi

Il governo ha presentato un nuovo piano per ridurre la produzione di gas serra e abbassare i costi energetici investendo in energie rinnovabili e nel nucleare, con l’obiettivo di diventare uno dei paesi con il costo dell’energia più basso in Europa entro il 2035. Il piano Net Zero prevede numerose misure per ridurre le emissioni, tra cui l'annuncio dei primi siti di “cattura del carbonio”.

La strategia - chiamata Powering Up Britain - è in gran parte focalizzata sull'aumento dell'energia green in UK - eolica, solare e nucleare - che si spera ridurrà emissioni e costi energetici. Il primo ministro Rishi Sunak ha dichiarato: "Stiamo lavorando duramente per garantire la nostra sicurezza energetica a lungo termine, in modo da poter abbassare i prezzi dell'energia".

Il piano, che arriva a circa 1.000 pagine, include numerose proposte tra cui:

  • Isolare circa 300.000 abitazioni grazie allo schema ECO+ (Great British Insulation Scheme);
  • Conferma del finanziamento da 240 milioni di sterline per progetti sull’idrogeno green;
  • Lancio del piano Great British Nuclear per sostenere la crescita dell'industria nucleare in UK;
  • Maggiore flessibilità e pianificazione per uno sviluppo eolico e solare offshore;

Il governo ha inoltre annunciato la creazione di alcuni siti per lo stoccaggio di carbonio. I tre siti a Teesside rimuoveranno la CO2 prodotta durante la combustione di combustibili fossili, immagazzinandola direttamente sotto il Mare del Nord.

Il dott. Paul Balcombe, docente senior di ingegneria chimica ed energie rinnovabili presso la London Queen Mary University, ha dichiarato: "Investire in nuove infrastrutture energetiche a basse emissioni di carbonio è un ottimo punto, ma il modo più sostenibile per ridurre le emissioni di carbonio e aumentare la sicurezza energetica è ridurre la nostra domanda di energia elettrica. L'intenzione dichiarata di isolare 300.000 su più 20 milioni di case è chiaramente insufficiente, in quanto la maggior parte delle case in UK  non sono termicamente isolate".

Le società energetiche hanno affermato che tuttavia questa strategia è stata un'occasione persa per affrontare alcune questioni sul collegamento delle nuove energie rinnovabili alla rete elettrica. Lucy Yu, CEO del Center for Net Zero, un think tank di proprietà di Octopus Energy, ha dichiarato che: "L'accelerazione del processo di pianificazione per i nuovi sviluppi di energie rinnovabili è sicuramente benvenuta, ma deve essere accompagnata da riforme che rendano più facile, più veloce ed economico per ottenere una connessione alla rete."

Le misure dovrebbero includere un'estensione di tre anni (fino al 2028) del programma che offre alle famiglie britanniche £ 5.000 per sostituire le loro caldaie a gas con pompe di calore. Mantenere basse le bollette energetiche dei consumatori è un obiettivo chiave di questa strategia. Il governo ha affermato di riconoscere che uno dei modi principali per ridurre le bollette è aumentare l'energia rinnovabile ma anche separare elettricità dai prezzi del gas. Al momento il Regno Unito ha ancora bisogno di gas naturale per soddisfare la sua domanda energetica, influenzando così il costo finale dell'elettricità. Giovedì sono comunque attesi ulteriori annunci, tra cui nuovi investimenti nell'energia eolica offshore.

Fonte: https://bbc.in/3KkcShR

 

(Contenuto editoriale a cura di The Italian Chamber of Commerce and Industry for the United Kingdom)

Ultima modifica: Giovedì 30 Marzo 2023
Giovedì 30 Marzo 2023

Prima iniezione di idrogeno verde nella rete del gas naturale in Portogallo

Il 7 marzo, in occasione di una cerimonia presieduta dal Primo Ministro del Portogallo, António Costa, l'idrogeno verde è stato iniettato per la prima volta nella rete portoghese del gas naturale.

Il Primo Ministro ha ribadito la necessità e l'intenzione del Paese di continuare a scommettere sullo sviluppo dell'idrogeno verde, per far sì che il Paese ottenga l’indipendenza energetica e diventi esportatore di gas rinnovabili.  La scommessa sulle energie rinnovabili comporterà infatti un futuro più sostenibile dal punto di vista ambientale, più prospero dal punto di vista economico e più libero dal punto di vista politico.

Fonte: https://bit.ly/40suWfr

 

(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per il Portogallo)

Ultima modifica: Giovedì 30 Marzo 2023