Sostenibilità

Lunedì 21 Novembre 2022

Danimarca – Nuovo anno, nuovo regolamento edilizio

Già a partire dal 2021, la Danimarca ha adottato la “Strategia Nazionale per Costruzioni Sostenibili”, un progetto che prevede un graduale ma continuo irrigidimento delle norme riguardanti le emissioni dei gas serra nel settore edilizio in funzione del generale obiettivo volto alla riduzione delle emissioni totali del Paese del 70% entro il 2030.

Le nuove norme, che prendono il nome di BR23 e che entreranno in vigore il 1° gennaio 2023, sono parte di questa strategia. Il nuovo regolamento edilizio, infatti, richiede una maggiore e più dettagliata documentazione degli aspetti riguardanti la sostenibilità in edilizia.

Il nuovo regolamento indirizzerà il settore edilizio verso una maggiore attenzione agli aspetti della sostenibilità e costringerà ad adottare ulteriori misure per diminuire le emissioni di CO2 nella costruzione dei nuovi edifici.

Il BR23 avrà un impatto importante su tutte le imprese che operano nel settore dell'edilizia e che forniscono componenti e materiali per la costruzione di edifici, in particolare sulle aziende che operano nell’ambito dell’installazione e dell’industria metalmeccanica.

Uno dei punti principali presenti nel nuovo regolamento riguarda l’”analisi del ciclo di vita”, abbreviato LCA. Come suggerisce il nome, si tratta della richiesta di fornire un calcolo dell'impronta climatica totale dell'edificio per tutta la sua durata, dalla progettazione alla demolizione.

Un altro punto fondamentale si trova sotto la dicitura EPD, che sta per “dichiarazione ambientale di prodotto” e richiede la documentazione dell'impatto climatico e ambientale del materiale usato per la costruzione.

Ovviamente, l'obiettivo generale del nuovo regolamento è ridurre l'impronta climatica del settore edilizio, che oggi rappresentano il 35% delle emissioni totali di gas serra in Danimarca.

A livello pratico, per chi lavora nell'ambito delle installazioni, il BR23 comporta la stesura di una dichiarazione ambientale di prodotto per i materiali utilizzati da contratto. Non è invece richiesta la stesura dell’analisi del ciclo di vita, poiché è il cliente, il consulente o l'appaltatore principale ad essere responsabile di tale parte.

Per le aziende metalmeccaniche, invece, le nuove regole deliberano che, in funzione di produttore o fornitore di materiali da costruzione, l’azienda fornisca le dichiarazioni ambientali di prodotto dei materiali.

Ciò non è ancora obbligatorio per legge, ma prepararsi anticipatamente e fornire queste documentazioni può essere una buona idea per acquisire un vantaggio competitivo in relazione ai competitors.

Fonte: https://bit.ly/3UTnPJX

 

(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio italiana in Danimarca)

Ultima modifica: Lunedì 21 Novembre 2022
Venerdì 7 Ottobre 2022

Il mercato delle auto elettriche in Brasile

Nel mondo dell'energia pulita poche aree sono dinamiche come il mercato delle auto elettriche. La crescita globale delle vendite di auto elettriche negli ultimi 3 anni è triplicata, anche se la pandemia ha ridotto il mercato delle auto convenzionali e i produttori hanno dovuto affrontare colli di bottiglia nella catena di approvvigionamento.

Rispetto al 2019, la percentuale di auto elettriche nel mondo è triplicata nel 2021. Nel 2019, 2,2 milioni di auto elettriche sono state vendute in tutto il mondo, rappresentando solo il 2,49% delle vendite globali di auto. Nel 2020, il mercato complessivo delle auto si è contratto, ma le vendite di auto elettriche sono in controtendenza salendo a 3 milioni e rappresentando il 4,1% delle vendite totali di auto.

Le auto elettriche contribuiscono ad evitare il consumo di petrolio e le emissioni di CO2.

La Cina è il leader mondiale nella vendita di auto elettriche. Per anni, il Paese asiatico ha utilizzato come strategia quella di trasferire generosi sussidi per aumentare l'acquisto di veicoli elettrici nel Paese.

La China Passenger Car Association (CPCA) prevede che nel 2022 potrebbero essere vendute circa 5,5 milioni di auto elettriche e ibride plug-in. Questo numero è molto più alto dei 3,4 milioni di auto elettriche vendute nel 2021, che supera del 47% quella del continente europeo.

Fuori dai grandi mercati, le auto elettriche stanno crescendo lentamente. È il caso del Brasile, dell'India e dell'Indonesia, paesi in cui la ““market share” è inferiore all'1%.

Il Brasile si sta muovendo lentamente per elettrificare la sua flotta. Tra i motivi principali ci sono: mancanza di incentivi pubblici e prezzo elevato. Secondo un'indagine di ABVE (Associazione Brasiliana Veicoli Elettrici), la flotta elettrificata del Paese nel 2021 era di 77.259 mila. Nell'aprile 2022, il numero di auto elettrificate è balzato a 90.109. Tuttavia, tra le auto elettriche vendute, la maggior parte sono ancora ibride, con solo l'8% puramente elettriche, chiamate BEV (Battery Electric Vehicle).

In Brasile, i pochi incentivi esistenti provengono dai comuni, come il municipio di San Paolo e la sua legge sul clima. E gli incentivi previsti si riferiscono all'esenzione dall'IPVA, mentre non vi è ancora alcuna esenzione dall'IPI, ad esempio.

Attualmente l'IPI di un'auto elettrica "pura" è il doppio di quello di un'auto flessibile popolare, secondo ABVE.

Il Programma Rota 2030 prevede la concessione di tre benefici, tra i quali l'applicazione differenziata dell’imposta per la produzione industriale (IPI) per le imprese.

È inoltre allo studio al Parlamento un altro provvedimento, che esenta i veicoli elettrici e ibridi dalla tassa di importazione fino al 31 dicembre 2025.L'aspettativa con la proposta è di ridurre fino al 20% il prezzo finale dell'elettrificato in Brasile. Ma il provvedimento deve ancora essere approvato.

Fonte: https://bit.ly/3Mm2YvG

 

(Contenuto editoriale a cura della Camera Italiana Commercio e Industria SC - Brasile)

 

Ultima modifica: Venerdì 7 Ottobre 2022
Data evento

Mer, 30 Novembre, 2022 - 06:25

Iscrizioni non ancora aperte.

Prossimi eventi:

Ginevra - Piattaforma online
30 Novembre 2022

Si svolgerà a Ginevra, dal 27 al 30 settembre, il Forum Mondiale della World Trade Organization (WTO) dal titolo “Towards a sustainable and inclusive recovery: ambition to action”.

Il 28 settembre alle ore 14:00, il Segretario Generale della Camera di Commercio Italiana nella Repubblica Argentina, Claudio Farabola, interverrà come oratore all’interno del Panel #2: Working Session | The agricultural-livestock production system and trade as part of the solution to climate change.

Durante la sessione si affronterà il tema del ruolo centrale e dei benefici del sistema di produzione e commercio agricolo-zootecnico, nel contesto dell'Obiettivo 2 di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite – Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare e migliorare la nutrizione e promuovere l'agricoltura sostenibile, con focus sull’esperienza progettuale della Camera di Commercio Italiana nella Repubblica Argentina: "Private sector best practice in Argentina about food safety, climate change and sustainable production: "@-forestry 2045", "Argentina Antibiotic free program" and "Energy and Water security in Gran Chaco".

Il panel è coordinato dalla rete mondiale ICC (International Chambers of Commerce) – di cui la Camera di Commercio Italiana nella Repubblica Argentina è parte del capitolo argentino – ed in particolare dal ICC Agribusiness Hub, coordinato dal ICC Italia ed in Sudamerica da quello Argentino.

La Camera di Commercio Italiana nella Repubblica Argentina, oltre alla sua specifica esperienza progettuale, partecipa alle reti mondiali della Global Agenda for Sustainable Livestock di Fao, Global RoundTable for Sustainable Beef e dall'essere stati tra i fondatori della Mesa Argentina de Carnes Sustentables.

Per maggiori informazioni: https://www.wto.org/english/forums_e/public_forum22_e/public_forum22_e.htm

 

(Contenuto editoriale a cura della della Camera di Commercio Italiana nella Repubblica Argentina)

Giovedì 1 Settembre 2022

Green Transition in Danimarca

Dopo l'invasione russa dell’Ucraina, l'Unione Europea si trova ad affrontare un nuovo scenario geopolitico che rimarca la necessità di ricorrere a energie rinnovabili e soluzioni sostenibili. A fine giugno, il governo danese ha concluso un accordo con il parlamento per accelerare la transizione verde. L’accordo raggiunto prevede l’istituzione di un nuovo fondo di investimento, denominato “fondo verde”, un ambizioso piano sulle energie rinnovabili e l’adozione di una nuova tassa sulla produzione di anidride carbonica.

Il nuovo fondo verde. Il fondo sarà pari a 7.2 miliardi di euro. Dal 2024 al 2040 sosterrà la transizione ecologica della Danimarca e la graduale eliminazione dei combustibili fossili.

Il piano sulle energie rinnovabili. Governo e parlamento hanno concordato un incremento storico dell’utilizzo delle energie rinnovabili. Il piano mira ad offrire 4 gigawatt di energia offshore supplementare entro il 2030. Oltre ai 2 gigawatt già concordati, la Danimarca potrà ora quintuplicare la produzione di energia eolica sul mare nei prossimi otto anni. L'accordo mira anche a quadruplicare la produzione totale di elettricità da energia solare ed eolica sulla terraferma fino al 2030. L'obiettivo è che tutto il gas in Danimarca sia verde entro il 2030 e che il riscaldamento a gas nelle case danesi venga completamente eliminato a partire dal 2035.

Tassa sulla CO2. La riforma fiscale è il più grande passo verso gli obiettivi climatici del Paese. Il World Economic Forum ha definito questa riforma come la tassa sulle emissioni di CO2 più ambiziosa al mondo. Con la riforma, le emissioni di CO2 della Danimarca saranno ridotte di 4,3 milioni di tonnellate fino al 2030, pari ad una riduzione del 70% rispetto al 1990. Dall’altra parte le aziende non verranno lasciate sole, infatti questa riforma crea condizioni prevedibili consentendo al settore privato di adattarsi. Allo stesso tempo, si è adottato un accordo su un aiuto mirato per la conversione ecologica delle aziende più colpite dalla tassa sulla CO2. La riforma riduce così al minimo il rischio che emissioni e posti di lavoro vengano delocalizzati.

"La Danimarca ha uno degli obiettivi climatici più ambiziosi al mondo e con l'accordo sulla riforma fiscale abbiamo fatto un grande passo avanti verso il nostro obiettivo di riduzione del 70% delle emissioni di CO2 entro il 2030. La tassa sulla CO2 è uno strumento importante nella transizione dall'energia nera a quella verde, e un segnale forte del fatto che è vantaggioso diventare ecologici, mentre diventa sempre più costoso rimanere fedeli ai combustibili fossili", ha dichiarato il Ministro del Clima, dell'Energia e dei Servizi di pubblica utilità Dan Jørgensen. La Danimarca diventerà un polo energetico verde per l'Europa, con un'enorme espansione nel settore delle energie rinnovabili. 

 

(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio italiana in Danimarca)

Ultima modifica: Venerdì 9 Settembre 2022
Venerdì 22 Luglio 2022

Enel X e Santander insieme per la transizione verde dell’Argentina

Con l’obiettivo di aiutare le piccole e medie imprese in Argentina nel cammino verso la transizione ecologica, l’italiana Enel X e Banco Santander Argentina hanno stretto un accordo per finanziare l’acquisto da parte delle PMI argentine di soluzioni energetiche innovative, rinnovabili o ad elevata efficienza.

Da una parte l’azienda italiana proporrà soluzioni energetiche su misura per il mercato argentino, mentre dall’altro Santander metterà a disposizione dei finanziamenti della durata di quattro o cinque anni che permettano alle imprese di investire nelle rinnovabili e in seguito recuperare la spesa attraverso il risparmio in bolletta.

In Argentina tutto il comparto della green economy è ancora in una fase embrionale e di conseguenza queste forme di investimento costituiscono una novità ma soprattutto un’opportunità di crescita sia per le aziende argentine che per gli investitori stranieri.

 

(Contenuto editoriale a cura della Cámara de Comercio Italiana de Rosario)

 

 

Ultima modifica: Venerdì 22 Luglio 2022
Venerdì 22 Luglio 2022

Mondo Asean – Thailandia: le opportunità per l’energia verde made in Italy

La Thailandia ha fame di energia verde. Bangkok deve rivedere le proprie politiche energetiche per adempiere agli impegni presi durante gli Accordi di Parigi. Inoltre, urge correre ai ripari per alleviare la crisi climatica già in atto e salvaguardare gli ecosistemi Thailandesi. Un passaggio necessario, quello che porterà dalla dipendenza da petrolio, gas e carbone verso le energie rinnovabili. La seconda economia dell’ASEAN punta in primis su eolico e fotovoltaico. L’obbiettivo è chiaro, arrivare al 2030 con un mix energetico che comprenda per il 30% energie rinnovabili e al 2065 alla neutralità carbonica.

Le opportunità non mancano per l’Italia. Come ribadito dall’ Ambasciatore italiano in Thailandia, Lorenzo Galanti, c’è una chiara intenzione tra le parti di mantenere vivo il dialogo e lo scambio di conoscenze nel settore energetico.

Fondamentali saranno gli incontri Italia-ASEAN. Roma si impegna a sviluppare una cooperazione proficua e scambio di know-how in materia energetica. Bisogna ricordare come lo scambio commerciale tra Italia e Thailandia stia crescendo dopo lo scossone della pandemia. Numeri che fanno ben sperare a più ampie collaborazioni.

 
Fonte: https://bit.ly/3IXRhcM

 

(Contenuto editoriale a cura della Thai-Italian Chamber of Commerce)

Ultima modifica: Venerdì 22 Luglio 2022
Lunedì 18 Luglio 2022

Veicoli Elettrici in Thailandia

Che il futuro sia elettrico non è solo una supposizione ma una concreta realtà. Lo dimostrano i numeri e le proiezioni. Le vendite mondiali di EV divamperanno a 30 milioni di unità dal 2030. Numeri di alta portata se considerati a quelli del 2020, non appena 2,5 milioni di veicoli elettrici venduti.

Le maggiori case automobilistiche, come Ford, Honda, Renault e Volkswagen, stanno investendo sempre di più nella produzione di veicoli elettrici. Gli analisti prevedono un superamento delle vendite da parte degli EV nei confronti delle auto a combustione entro il 2040.

Sono stati individuati tre modi per far progredire l’industria della mobilità sostenibile in un solo anno:

  • Produzione intelligente, attraverso l’utilizzo delle funzionalità avanzate di digitalizzazione e automazione.
  • Creare una cultura intorno all’elettrico. Educare la società.
  • Spingere le vendite tramite incentivi.

Un futuro elettrico non come utopia ma intelligente, consapevole e conveniente.

Fonte: https://bit.ly/3OgUepG

 

(Contenuto editoriale a cura della Thai-Italian Chamber of Commerce)

 

Ultima modifica: Lunedì 18 Luglio 2022
Lunedì 18 Luglio 2022

Thailandia – prevista la costruzione di 200.000 strutture per la ricarica di veicoli elettrici

L’azienda thailandese Sharge Management Co vede come una finestra di opportunità l’obbiettivo del Governo di ridurre le emissioni di co2 del 30% dal 2030. Per arrivare a questo traguardo il numero di EV in circolazione deve aumentare significativamente: più di un milione tra auto, moto e autobus.

Tale aumento necessita di adeguate strutture per ricaricare i mezzi e per godere al meglio dei benefici dell’elettrico, almeno 200.000.

La compagnia thailandese prevede di costruire stazioni di ricarica in vari punti della città. Una ramificazione destinata a raggiungere centri commerciali e hotel. Al momento i veicoli elettrici in circolazione sono 40.000.

 

(Contenuto editoriale a cura della Thai-Italian Chamber of Commerce)

Ultima modifica: Lunedì 18 Luglio 2022
Venerdì 17 Giugno 2022

Turchia: obiettivi nazionali “net-zero” entro il 2053

Il Governo di Ankara sta lavorando ad una strategia a lungo termine sul cambiamento climatico ed ha annunciato un piano d'azione che porterà la Turchia a centrare gli obiettivi in linea con l'Accordo di Parigi. Con la ratifica dell'accordo, avvenuta lo scorso novembre, gli sforzi della Turchia per combattere il cambiamento climatico hanno guadagnato ulteriore slancio. Ankara lavora infatti per definire, entro il 2022, una dichiarazione nazionale per illustrare gli obiettivi ed i nuovi impegni alla luce della partecipazione della Turchia alla 26ª Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP26) a Glasgow, in Scozia, in qualità di Paese ora aderente del Patto.

La Turchia sta cercando quindi di tracciare una nuova tabella di marcia sulla riduzione delle emissioni e ha avviato un processo di pianificazione strategica per sostenere lo sviluppo sostenibile, un'economia verde con un più massiccio dell’uso delle tecnologie verdi per la mobilità.

A tale fine ha recentemente rinominato il Dicastero dell’Ambiente, ora Ministero dell’Ambiente, dell’Urbanizzazione e del Clima (ottobre 2021) e successivamente ha istituito il Dipartimento del cambiamento climatico per volontà del Ministro Murat Kurum che ha peraltro spinto per siglare un MoU che coinvolge la Banca Mondiale, Francia e Germania su una nuova strategia di sviluppo a basso contenuto di carbonio in alcune aree prioritarie, elencate nel memorandum d'intesa, con lo scopo di sostenere gli investimenti rispettosi del clima in vari settori come l'industria, l'agricoltura, i trasporti, l'energia, i rifiuti, l'edilizia, l'energia pulita e la mobilità elettrica attraverso fondi superiori ai 3 miliardi di dollari.

La Banca Mondiale aveva già approvato lo scorso aprile un prestito di 341 milioni di dollari nell'ambito di un progetto per sostenere il settore agricolo turco (settore che rappresenta oltre il 13% delle emissioni di gas serra della Turchia), e incoraggiare l'uso di "tecnologie intelligenti per il clima". Il progetto mira a migliorare la raccolta e l'uso delle informazioni su 14 milioni di ettari di suolo e terra, migliorare la sorveglianza delle malattie negli animali e aiutare a ridurre le emissioni di carbonio.

Auguste Kouame, DG della Banca Mondiale per la Turchia, è fiducioso per il futuro della Turchia nel settore ambientale, un Paese, tra quelli OCSE, in rapida crescita per quanto attiene alle emissioni di gas serra ed è ottimista sulla riduzione di emissioni annunciata da Ankara (-21% entro il 2030): “siamo solo all’inizio in Turchia nella lotta al riscaldamento globale, ne sono un triste esempio i numerosi e tragici incendi che hanno colpito la Turchia la scorsa estate, ma i recenti impegni del Governo, ratifica a parte, nelle parole degli addetti ai lavori, procedono nella direzione giusta: le priorità del Paese restano gli incentivi agli investimenti nelle rinnovabili dove il Paese occupa una posizione di assoluto primario in Europa nell’eolico e solare”.

 

(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana in Turchia)

 

Ultima modifica: Venerdì 17 Giugno 2022
Lunedì 13 Giugno 2022

Danimarca – Fehmarnbelt Tunnel: al via i lavori per realizzare il più grande progetto infrastrutturale del Paese

Il Fehmarnbelt Tunnel sarà il più grande progetto infrastrutturale mai realizzato in Danimarca e, grazie alla realizzazione di 18 km di tunnel sotto il livello del mare, permetterà di collegare fisicamente il territorio danese con quello tedesco.

Il tunnel non rappresenterà un problema per l’equilibrio della fauna e della flora marina, bensì uno strumento a sostegno del loro sviluppo. Designer, ingegneri e progettisti del tunnel lo definiscono una scorciatoia verde per il futuro.

I vantaggi

Treni, camion e tutti i tipi di trasporto logistico internazionale che normalmente attraversano la Danimarca, beneficeranno di una diminuzione della tratta, risparmiando più di 160 km. Le stime prevedono infatti una significativa riduzione delle spese di trasporto, riscontrabile nel breve periodo, e una conseguente diminuzione delle emissioni di CO2.

Inoltre, il Fehmarnbelt Tunnel contribuirà in modo determinante alla futura rete di trasporto sostenibile che l’Unione Europea sta costituendo, rendendo sempre più conveniente e vantaggioso il passaggio del trasporto merci dalla strada alla ferrovia.

Progettazione sostenibile

Il legame tra sostenibilità e il tunnel è sottolineato dal metodo di costruzione dello stesso. Il Fehmarnbelt Tunnel permetterà la creazione di un nuovo e vasto paesaggio naturale, che aumenterà la biodiversità marina. Con la costruzione del tunnel, infatti, si ricostruirà la scogliera di pietre che stanno scomparendo a causa dei lavori: alle due estremità del tunnel saranno installate delle protezioni in pietra che con il tempo svolgeranno la stessa funzione delle scogliere naturali e creeranno un nuovo habitat per molte specie animali e vegetali del Fehmarnbelt.

A Rødbyhavn verranno creati nuovi corridoi verdi in sintonia con la natura. Questi costituiranno la base per robuste popolazioni d'insetti e per flora e fauna protette, come anfibi e orchidee.

Il Fehmarnbelt Tunnel non rappresenta solo uno dei più grandi progetti infrastrutturali danesi mai realizzati prima, ma anche, così come definisce Michael Løvendal Kruse, responsabile per il Fehmarnbelt nella Danish Society for Nature Conservation, il “progetto più importante dal punto di vista climatico”.

 

(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio italiana in Danimarca)

Ultima modifica: Lunedì 13 Giugno 2022