Venerdì 15 Maggio 2026
Vai al Contenuto Raggiungi il piè di pagina
Il Governo del Canada e quello della Columbia Britannica hanno annunciato un importante accordo bilaterale finalizzato al miglioramento dei programmi alimentari scolastici nella provincia e volto a garantire pasti sani e nutrienti a 90.000 bambini in oltre 1.000 scuole della Columbia Britannica durante l’anno scolastico 2023-2024. L'iniziativa non solo allevierà il carico finanziario sulle famiglie, ma avrà anche un impatto positivo sull’economia locale, creando un sistema alimentare scolastico più inclusivo e sostenibile.
Il programma alimentare scolastico è un'iniziativa che facilita la vita delle famiglie, in particolare quelle lavoratrici, le quali potranno risparmiare centinaia di dollari ogni anno per le spese alimentari grazie a questi programmi. L'iniziativa è stata pensata anche per garantire che i pasti siano preparati con cibo locale, sostenendo i produttori e gli agricoltori del territorio, contribuendo così alla crescita dell’economia provinciale.
Nel dettaglio, il governo canadese investirà 39,4 milioni di dollari nei prossimi tre anni per ampliare i programmi scolastici, migliorando la qualità e la quantità dei pasti serviti. Questo investimento sarà utilizzato per acquistare attrezzature per le cucine scolastiche, offrire opzioni alimentari più inclusive che considerano le restrizioni dietetiche e le preferenze culturali, e servire più bambini, incluse le aree rurali e remote.
L’accordo con la Columbia Britannica si inserisce in un programma nazionale che ha visto la partecipazione anche di altre province canadesi, come Newfoundland e Labrador, Manitoba e Ontario, con l'obiettivo di garantire che ogni bambino in Canada abbia accesso a cibo sano e nutriente.
In conclusione, questo accordo rappresenta un passo significativo per garantire che tutti i bambini della provincia abbiano accesso a pasti sani e nutrienti a scuola e promuove anche la sostenibilità locale e l'inclusività.
(Contenuto editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Canada - West)
L’Industria dell'ospitalità in Canada è un settore fondamentale per l'economia del Paese, il quale comprende alloggio, ristorazione, viaggi, turismo ed eventi. Dopo il colpo subito durante la pandemia di COVID-19, il settore è in rapida crescita, con le entrate turistiche che sono aumentate significativamente tra il 2022 e il 2023. Nel 2024, l'industria ha visto un'impennata nelle vendite di ristorazione, che hanno raggiunto un fatturato record di 120 miliardi di dollari, e una forte domanda di hotel e professionisti nel settore del turismo.
L'industria del turismo canadese si divide in quattro settori principali: alloggio, cibo e bevande, turismo e viaggi, e pianificazione di eventi e intrattenimento. Questi settori sono strettamente interconnessi, creando numerose opportunità di lavoro.
La domanda di manager in questo settore è in forte aumento, dovuta a fattori come la ripresa del turismo, l'apertura di nuovi business, la crescita demografica e l'immigrazione. Il settore ha bisogno di professionisti con competenze in gestione delle risorse umane, problem solving, organizzazione e competenze finanziarie. Ruoli come manager di hotel, resort, eventi e catering sono tra i più richiesti nel 2025.
Per entrare nel settore, è fondamentale acquisire competenze pratiche attraverso programmi formativi che offrano un curriculum pertinente, esperienze pratiche e la possibilità di ottenere certificazioni professionali. La preparazione adeguata è essenziale per rispondere alla crescente domanda di professionisti qualificati, con un futuro promettente per chi intraprende una carriera nell'ospitalità in Canada.
Sono presenti differenze e peculiarità per quanto l’ Hospitality in Canada e in Italia, i quali hanno a che fare con un numero sempre più crescente di turisti che ogni anno scelgono queste mete per trascorrere le loro vacanze. Il turismo viene trattato diversamente in questi due Paesi ma in entrambi non manca mai lo spirito di innovazione, costante efficienza e accoglienza cordiale.
(Contenuto editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Canada - West)
Nel 2025, il mercato della moda di lusso in Canada si presenta in fase di crescita moderata ma costante, con previsioni che indicano un’espansione fino a 6,24 miliardi di dollari entro il 2029. Sebbene l’inflazione e l’instabilità economica globale abbiano rallentato i consumi, il settore del lusso continua a mantenere una posizione solida, sostenuto da consumatori più attenti, consapevoli e selettivi nelle loro scelte.
Una delle evoluzioni più evidenti riguarda il ritorno allo shopping nei negozi fisici, in particolare nei grandi centri urbani, dove gli spazi retail si trasformano in vere e proprie esperienze immersive. Cresce anche il mercato dell’usato di alta gamma, con piattaforme di resale che conquistano sempre più clienti, specialmente tra i giovani. La tecnologia gioca un ruolo centrale, con l’uso dell’intelligenza artificiale per personalizzare l’esperienza d’acquisto e migliorare la relazione tra brand e cliente.
Non mancano però le difficoltà. I costi crescenti, dovuti anche a nuove tariffe doganali, mettono pressione sui prezzi finali. L’apertura massiccia di nuovi flagship store non sempre corrisponde a un aumento della domanda, mentre si registra un calo nella fascia media di consumatori, un tempo centrale per il settore, oggi più attenta alle spese.
Il futuro, tuttavia, offre interessanti opportunità. La generazione over 50 rappresenta un target in crescita e ancora poco sfruttato. La sostenibilità e l’etica diventano requisiti fondamentali per conquistare i consumatori più giovani. Inoltre, cresce l’interesse verso brand canadesi emergenti, legati a produzioni locali e valori autentici.
In sintesi, la moda di lusso in Canada sta cambiando pelle. Meno incentrata sullo status e sull’ostentazione, si muove verso un’idea di lusso più discreta, consapevole e personale. I marchi che sapranno interpretare questi segnali e costruire relazioni autentiche con il proprio pubblico avranno un vantaggio decisivo in un mercato in evoluzione.
(Contenuto editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Canada - West)
Nella giornata del 2 Luglio, la Ministra dell'Ambiente e del Cambiamento Climatico, Julie Dabrusin, ha visitato il Denendeh Manor, edificio di proprietà indigena a Yellowknife, per annunciare oltre 13,3 milioni di dollari a supporto di cinque progetti in Alberta e nei Territori del Nord-Ovest. Questi progetti sono finanziati attraverso il Low Carbon Economy Fund (LCEF), che supporta iniziative per ridurre le emissioni di gas serra, promuovere una crescita pulita, rafforzare le comunità resilienti e creare posti di lavoro, attraverso diversi flussi di finanziamento.
Tre dei progetti riceveranno fondi dal Challenge Fund, il quale sostiene l'adozione di tecnologie a bassa emissione di carbonio, mentre due progetti riceveranno fondi dal Indigenous Leadership Fund, destinato a progetti di energia rinnovabile e efficienza energetica gestiti da comunità indigene. Tra i progetti finanziati, uno riguarda il miglioramento dell'efficienza energetica e del riscaldamento a basse emissioni di carbonio a Denendeh Manor, mentre un altro prevede l'installazione di impianti solari nelle abitazioni indigene.
Le dichiarazioni ufficiali evidenziano come tali investimenti siano cruciali per affrontare i cambiamenti climatici, specialmente nel Nord, dove gli effetti del riscaldamento globale sono particolarmente evidenti, e per contribuire a costruire un'economia a basse emissioni che sia competitiva e sostenibile.
(Contenuto editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Canada - West)
L’Italia è la terza economia dell’Unione Europea e un mercato attrattivo per le imprese canadesi, soprattutto nei settori manifatturiero, farmaceutico, tecnologico e agroalimentare. Grazie all’accordo CETA, le aziende del Canada godono di vantaggi come l’eliminazione di molti dazi doganali, l’accesso a gare pubbliche e la semplificazione della mobilità dei lavoratori.
Tuttavia, fare affari in Italia presenta alcune sfide: barriere linguistiche e culturali, normative europee complesse e ritardi nei pagamenti, soprattutto da parte del settore pubblico. Per avere successo è fondamentale costruire relazioni personali solide, affidarsi a partner locali e adattarsi ai tempi e ai modi decisionali italiani.
EDC consiglia alle imprese canadesi di:
• Sfruttare appieno i vantaggi del CETA;
• Collaborare con agenti/distributori locali;
• Informarsi a fondo sulle normative europee;
• Coprirsi dai rischi di credito con apposite assicurazioni;
• Usare i servizi del Trade Commissioner Service per orientarsi nel mercato italiano.
Con un approccio strategico e ben preparato, l’Italia può offrire importanti opportunità di crescita per gli esportatori canadesi.
(Contenuto editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Canada - West)
Il mercato canadese dell'olio d'oliva ha visto un aumento della domanda, in particolare per l'olio extravergine d'oliva (EVO) proveniente dall'Unione Europea, con l'Italia come principale fornitore. Nel 2024, le importazioni italiane hanno raggiunto i 98,3 milioni di euro (circa 12.142 tonnellate), con una crescita del 29,4% rispetto all'anno precedente.
Il crescente successo dell'olio EVO è legato alla ricerca di ingredienti di alta qualità, alla crescente consapevolezza sulla salute e al boom della cucina gourmet. L'olio EVO italiano è apprezzato per il suo gusto superiore e le proprietà salutistiche, come il supporto alla salute cardiovascolare grazie ai grassi insaturi e agli antiossidanti. Inoltre, l'ascesa della cucina casalinga, influenzata da social media e food blogger, ha spinto molti consumatori a utilizzare l'olio EVO per infinite preparazioni, non solo come condimento, ma anche per cucinare piatti più complessi.
La dieta mediterranea, che enfatizza l'uso dell'olio d'oliva, sta guadagnando popolarità in Canada, dato che viene vista come prototipo ideale di alimentazione sana e bilanciata. Questo ha portato a un'ulteriore crescita della domanda, con i consumatori sempre più interessati a ridurre i grassi saturi e a introdurre alimenti più nutrienti.
(Contenuto editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Canada - West)
Il Canada e l’Italia hanno avviato nel giugno 2025 un dialogo energetico bilaterale focalizzato sull’idrogeno pulito e la cooperazione nelle materie prime critiche. L’intesa punta a favorire scambi tecnologici, progetti comuni e investimenti, in particolare tra le associazioni H2IT (Italia) e Canadian Hydrogen Association.
Il Canada, già leader nella produzione di idrogeno low-carbon, sta investendo oltre 100 miliardi CAD in infrastrutture e progetti, mentre l’Italia mira a installare 5 GW di elettrolizzatori entro il 2030 e sviluppare corridoi energetici come il SoutH2. Entrambi i Paesi condividono l’obiettivo della decarbonizzazione industriale e della mobilità sostenibile. Tuttavia, restano sfide operative, tra cui infrastrutture limitate in Canada e costi elevati in Italia. La cooperazione potrà rafforzare le rispettive filiere energetiche, con l’Italia come hub europeo e il Canada come fornitore strategico di idrogeno verde.
(Contenuto editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Canada - West)
L'energia eolica offshore si riferisce alla produzione di elettricità attraverso turbine posizionate in mare, sfruttando la forza del vento per generare energia pulita e rinnovabile. L'elettricità prodotta viene trasmessa tramite cavi sottomarini a sottostazioni terrestri, dove viene integrata nella rete elettrica nazionale. Questo tipo di energia rappresenta una soluzione efficace per diversificare il mix energetico dell'Australia e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.
L'Australia sta affrontando una transizione energetica significativa, con la progressiva dismissione delle centrali a carbone e la necessità di fonti energetiche affidabili, sostenibili e a basso costo. Grazie alle eccezionali risorse eoliche del paese, le turbine offshore rappresentano una soluzione ideale, generando più energia rispetto a quelle onshore e garantendo una maggiore efficienza grazie a venti più costanti e potenti.
Un singolo progetto eolico offshore può produrre tra 1,5 e 2 gigawatt di energia, contribuendo in modo significativo alla stabilità della rete elettrica nazionale. Per fare un confronto, la più grande centrale a carbone australiana, la Eraring Power Station, che sta per chiudere, ha una capacità di 2,9 GW e fornisce circa il 25% del fabbisogno energetico del New South Wales. L'Australia dispone già di sei aree designate per lo sviluppo dell'eolico offshore nelle acque comuni, situate al largo di Victoria, New South Wales, Australia Occidentale e Tasmania. Queste aree hanno il potenziale per generare un'enorme quantità di energia rinnovabile, contribuendo all'obiettivo del paese di diventare una superpotenza nell’energia pulita
Numerosi sviluppatori internazionali e investitori stanno mostrando interesse per l'Australia grazie a un quadro normativo favorevole e a un contesto di investimento solido. L'industria eolica offshore richiede un'ampia gamma di competenze e tecnologie avanzate, generando opportunità significative per l'innovazione e la crescita industriale locale. Un singolo progetto eolico offshore da 2 GW può richiedere investimenti tra gli 8 e i 10 miliardi di dollari, creando circa 1.200 posti di lavoro durante la fase di costruzione e 600 posti permanenti per la manutenzione e l'operatività. Questo settore favorisce lo sviluppo di nuove competenze professionali e offre opportunità di formazione per ingegneri, tecnici specializzati, manager di progetto e professionisti delle energie rinnovabili.
L'Australia richiede inoltre che i progetti dimostrino il loro impegno nell’utilizzo di materiali e componenti prodotti localmente, incentivando la crescita dell’industria manifatturiera nazionale e garantendo benefici economici alle comunità costiere.
L'espansione dell'energia eolica offshore è cruciale per la lotta al cambiamento climatico e per il raggiungimento dell'obiettivo di zero emissioni nette entro il 2050. Il governo australiano ha implementato un quadro normativo rigoroso per garantire la protezione ambientale e la coesistenza con le altre attività marine, come la pesca e la navigazione commerciale.
Le normative ambientali australiane richiedono una valutazione dettagliata degli impatti ecologici di ogni progetto offshore. Gli sviluppatori devono collaborare con le comunità locali e le popolazioni indigene per garantire che i progetti rispettino le esigenze ambientali e culturali del territorio. Inoltre, esperienze in Europa e nel Regno Unito dimostrano che le turbine offshore possono coesistere con altre industrie marine, creando opportunità di diversificazione economica.
L'Australia sta collaborando con partner internazionali attraverso accordi bilaterali e forum multilaterali per promuovere la crescita dell'energia eolica offshore. Il paese è membro della Global Offshore Wind Alliance, un'iniziativa che mira a rafforzare la cooperazione globale per lo sviluppo di progetti eolici in mare aperto. Inoltre, il governo australiano lavora con stati e territori attraverso il Consiglio Ministeriale per l’Energia e il Cambiamento Climatico per coordinare le politiche a livello nazionale. L'industria eolica offshore rappresenta un'opportunità strategica per gli investitori italiani interessati a entrare in un mercato in forte espansione, contribuendo alla transizione energetica dell'Australia e alla crescita di un settore innovativo e sostenibile. Grazie all'esperienza maturata dalle aziende italiane nel settore delle energie rinnovabili e delle infrastrutture, l'Australia rappresenta un'opportunità concreta per nuove collaborazioni e investimenti tecnologici di lungo termine.
L'industria eolica offshore australiana è destinata a crescere rapidamente nei prossimi anni, offrendo opportunità senza precedenti per imprese, lavoratori e investitori pronti a partecipare alla trasformazione energetica del paese.
Per ulteriori informazioni: https://www.dcceew.gov.au/energy/renewable/offshore-wind/building-offshore-wind-industry
Il Dipartimento australiano dell’Agricoltura, Pesca e Foreste ha notificato un importante aggiornamento che riguarda le importazioni dall’Italia.
Il 23 giugno 2025 è stato segnalato un focolaio di Lumpy Skin Disease (LSD) in Italia. Di conseguenza, l’Italia non è più considerata un Paese ufficialmente indenne da questa malattia.
Questo cambiamento ha immediate ripercussioni sulle importazioni in Australia, in particolare per:
L’Italia è stata rimossa dall’elenco dei Paesi approvati per l’importazione di questi prodotti, e il Dipartimento australiano sta aggiornando le condizioni sanitarie previste per i permessi di importazione.
Chi è già in possesso di un permesso valido per importare prodotti italiani interessati da queste misure riceverà a breve una comunicazione diretta dal Dipartimento con ulteriori istruzioni. Anche le merci attualmente in viaggio saranno valutate caso per caso, e potranno essere sdoganate solo se sarà garantita una gestione adeguata del rischio sanitario.
È importante:
Questo aggiornamento rappresenta un passaggio delicato per l’export italiano in Australia, soprattutto nel settore lattiero-caseario e veterinario. Si consiglia di agire tempestivamente per evitare blocchi o ritardi nelle spedizioni.
Il New South Wales (NSW) è oggi riconosciuto come uno dei principali poli per la salute e le scienze della vita dell’intera regione Asia-Pacifico. Con un ecosistema solido e interconnesso, che unisce centri di ricerca all’avanguardia, grandi ospedali, università di prestigio e startup innovative, il settore rappresenta un’opportunità concreta per collaborazioni internazionali e investimenti.NSW ospita oltre il 55% delle aziende australiane attive nel biotech e medtech, più di 50 aziende farmaceutiche e più di 500 imprese tecnologiche nel settore medico. Il governo statale ha investito significativamente per sviluppare distretti di innovazione sanitaria in grado di attrarre capitali, talento e progetti globali.
Tra questi:
Westmead Health & Innovation District: con 4 ospedali, 5 centri di ricerca e una rete di infrastrutture universitarie e sanitarie, è destinato a diventare uno dei principali centri di eccellenza medica del mondo.
Randwick Health & Innovation Precinct: una collaborazione tra il governo e l’Università del New South Wales (UNSW) focalizzata su neuroscienze, oncologia, robotica clinica e salute mentale.
Cicada Innovations: incubatore di startup deep-tech che sostiene aziende emergenti nei settori della biotecnologia, diagnostica molecolare e radiofarmaceutica.
Il settore si regge anche su una base accademica solida, con università come UNSW e University of Sydney classificate tra le migliori al mondo per ricerca clinica e bioscienze. Queste istituzioni non solo formano la futura generazione di scienziati e medici, ma collaborano attivamente con l’industria per lo sviluppo di nuove tecnologie, terapie e farmaci.
Dall’ingegneria biomedica alla genomica, dalla medicina personalizzata alla salute digitale, il NSW offre un ambiente dinamico e altamente competitivo, ideale per chi vuole fare impresa, ricerca o investimenti nel settore della salute.
Le imprese italiane, in particolare nei settori biomedicale, farmaceutico, dispositivi medici, digital health e ricerca clinica, possono trarre grande vantaggio da questo contesto:
Collaborazioni scientifiche e industriali: Le università di Sydney, UNSW e UTS sono aperte a partnership internazionali in R&S. Le aziende italiane possono collaborare su progetti di ricerca, trial clinici o sviluppo congiunto di tecnologie.
Accesso a bandi e programmi di incentivazione: Il governo del NSW e l’Australia in generale offrono grant competitivi e incentivi fiscali per attività R&D, investimenti in innovazione e progetti di trasferimento tecnologico. Le aziende italiane con filiali o partner locali possono accedervi.
Espansione commerciale: Grazie all’alta concentrazione di ospedali, centri di ricerca e cliniche private, NSW rappresenta un mercato interessante per la commercializzazione di tecnologie sanitarie avanzate, soprattutto per prodotti di nicchia ad alto contenuto tecnologico o personalizzato.
Ingresso facilitato nel mercato Asia-Pacifico: Stabilire una presenza in NSW consente di sfruttare l’Australia come piattaforma per accedere a mercati come Giappone, Singapore, Corea del Sud e Sud-Est asiatico, dove la domanda di soluzioni sanitarie innovative è in forte crescita.
Le aziende interessate possono:Partecipare a missioni commerciali e delegazioni italiane nel settore health & life sciences; Stabilire contatti con gli Innovation Districts o università australiane; Collaborare con enti come Investment NSW o la Camera di Commercio Italiana per mappare opportunità e bandi; Valutare la costituzione di joint ventures o filiali locali, anche attraverso strumenti di internazionalizzazione supportati da SIMEST, SACE o bandi regionali italiani.
Il New South Wales (NSW) si conferma uno degli hub più strategici in Australia per il settore della difesa e dell’aerospazio. Grazie alla presenza della più ampia infrastruttura militare del Paese, con oltre 80 strutture e 21 basi operative, NSW è al centro dello sviluppo industriale legato alla sicurezza nazionale. Il governo statale ha messo in atto politiche mirate a sostenere la crescita del settore, con investimenti in ricerca, formazione, infrastrutture e integrazione delle PMI nella catena di fornitura.
La regione eccelle in particolare nella manifattura avanzata, nella cantieristica navale, nella manutenzione di aeromobili e nella produzione di componenti ad alta tecnologia. Le imprese locali possono contare su una rete consolidata di fornitori, università, centri di ricerca e grandi contractor della difesa.
Per favorire la crescita industriale e l’accesso alle opportunità legate ai grandi programmi militari, il governo ha attivato iniziative come i Regional Defence Networks, pensate per mettere in contatto imprese, enti pubblici e prime contractor. La Hunter Region, ad esempio, è sede di una task force dedicata a sostenere le imprese locali nel diventare “defence-ready” e partecipare a bandi pubblici o partnership con le forze armate e l’industria.
Le aziende italiane possono trarre vantaggio da questo ecosistema dinamico attraverso diverse modalità. In primo luogo, è possibile entrare nella supply chain delle principali aziende australiane della difesa – come Thales Australia, Raytheon, BAE Systems – offrendo componentistica, tecnologie di automazione, elettronica di precisione, cybersecurity e soluzioni dual-use. Sono particolarmente richieste competenze su droni, intelligenza artificiale, sensori avanzati, sistemi autonomi e manutenzione predittiva.
Dal punto di vista finanziario, il governo australiano mette a disposizione strumenti come il Defence Industry Development Grants Program (DIDG), dedicato a PMI che investono in tecnologie sovrane e capacità industriali. Inoltre, tramite Investment NSW e Austrade, le imprese italiane possono accedere a progetti cofinanziati, programmi di export e joint venture tecnologiche. Anche iniziative bilaterali, come il programma Australia-UK Defence Export, possono facilitare l’ingresso delle aziende italiane sul mercato.
Gli eventi fieristici, come Land Forces Expo e Avalon Airshow, rappresentano momenti chiave per entrare in contatto con partner, buyer e decisori strategici. Il governo del NSW supporta la presenza internazionale con spazi espositivi, networking strutturato e promozione delle competenze locali e straniere.
Un’altra via da considerare è l’espansione industriale diretta. Aprire una filiale o una joint venture in NSW consente alle aziende italiane di accedere a incentivi, semplificazioni normative e progetti strategici ad alto valore. Progetti con investimenti superiori a 1 miliardo di dollari AUD ricevono assistenza prioritaria tramite la nuova Investment Delivery Authority.
Infine, il coinvolgimento nei cluster regionali come quelli della Hunter Region o l’area di Orchard Hills consente un’integrazione immediata nelle dinamiche produttive locali, sfruttando infrastrutture esistenti e opportunità di crescita condivisa.
Il New South Wales non è solo Sydney. Le aree regionali del NSW offrono un ambiente fertile per gli investimenti, grazie a politiche di sviluppo attive, incentivi pubblici e settori industriali in crescita. Con oltre 3 milioni di abitanti e un PIL regionale in espansione, le zone regionali rappresentano una parte fondamentale dell’economia statale.
Il governo del NSW, attraverso la piattaforma Invest Regional NSW, promuove opportunità concrete in settori strategici come agritech, energia rinnovabile, manifattura avanzata, turismo, tecnologie alimentari, logistica e salute. Gli investitori possono contare su una rete di infrastrutture ben sviluppata, forza lavoro qualificata, costi operativi competitivi e il supporto diretto delle agenzie locali per facilitare l’insediamento di nuove attività.
Le principali regioni attrattive includono l’Hunter Valley, il Central West, Illawarra-Shoalhaven, la Riverina, il Northern Rivers e il Far West. Ognuna di queste aree presenta specificità settoriali e offre accesso a fondi regionali, terreni industriali, zone a vocazione produttiva e partnership con enti di formazione e ricerca.
Per le aziende italiane, le regioni del NSW rappresentano una valida alternativa a Sydney, soprattutto in ottica di produzione, trasformazione alimentare, energie pulite e tecnologie agricole. I costi inferiori, un accesso privilegiato alla supply chain australiana e una rete di supporto pubblico ben strutturata possono agevolare processi di localizzazione e joint venture.
Il governo del NSW offre inoltre incentivi economici e assistenza personalizzata attraverso Regional Job Creation Fund, Growing Regional Economies Fund, Restart NSW e altri strumenti dedicati a chi investe fuori dai grandi centri urbani. Le aziende interessate possono contare su percorsi guidati, assistenza allo sviluppo del business plan, semplificazione burocratica e connessioni con cluster locali.
In un contesto globale dove supply chain resilienti e diversificazione geografica diventano sempre più importanti, investire nelle regioni del NSW può rappresentare per le imprese italiane una scelta strategica e vantaggiosa. La presenza di settori compatibili con le eccellenze italiane – dal food tech alla meccanica, dall’energia all’agroindustria – rende queste aree un terreno fertile per l’internazionalizzazione.
Per maggiori informazioni e per valutare casi studio, progetti attivi o terreni disponibili, è possibile contattare direttamente Invest Regional NSW o gli uffici dell’Agenzia per lo Sviluppo Regionale del governo statale.
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce and Industry in Australia inc.)
L’aeroporto di Galeão ha avuto la migliore performance
L’aviazione commerciale brasiliana ha battuto i record nella prima metà del 2025. Nei primi sei mesi di quest’anno, 61,8 milioni di passeggeri hanno viaggiato su voli nazionali e internazionali.
Il traffico aeroportuale è cresciuto del 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
Da gennaio a giugno di quest’anno, 13,8 milioni di turisti hanno viaggiato sui voli internazionali, con un incremento del 15,3%. I voli nazionali hanno registrato una crescita dell’8,6%, con oltre 40 milioni di passeggeri in viaggio.
“Stiamo vivendo il periodo migliore nella storia della nostra aviazione civile, e i numeri lo dimostrano. Se manterremo questo ritmo anche nella seconda metà dell’anno, chiuderemo il 2025 con il miglior risultato della storia. Questo rappresenta un guadagno significativo non solo per il nostro settore, ma per tutti. Quando l’aviazione va bene, va bene anche il turismo, così come l’industria alberghiera e, soprattutto, la nostra economia”, ha dichiarato Silvio Costa Filho, Ministro dei Porti e degli Aeroporti, in una nota.
Domanda
Secondo un’indagine del Ministero, basata sul Rapporto Domanda e Offerta dell’Agenzia Nazionale per l’Aviazione Civile (ANAC), tra i 10 aeroporti più trafficati del Paese, la migliore performance è stata osservata all’Aeroporto Internazionale Galeão di Rio de Janeiro, che è passato da 6,5 milioni di passeggeri a 8,2 milioni di viaggiatori nel 2025, con un aumento di oltre il 26%.
Con 6,2 milioni di passeggeri trasportati, anche l’aeroporto internazionale Confins di Belo Horizonte si è distinto nella prima metà dell’anno, con un aumento di quasi il 15%. Il più grande aeroporto del Paese, il Guarulhos di San Paolo, è cresciuto dell’8% nei primi sei mesi dell’anno, con quasi 22 milioni di viaggiatori.
Nonostante abbia perso una posizione nella classifica degli aeroporti più trafficati, l’aeroporto di Brasilia ha registrato un incremento del 7,6% nel periodo considerato, con oltre 7,5 milioni di persone movimentate, il miglior risultato dal 2019.
Secondo il Segretario Nazionale dell’Aviazione Civile, Tomé Franca, le prospettive per i prossimi mesi sono positive, grazie agli investimenti pubblici nelle infrastrutture aeroportuali e al sostegno istituzionale alle compagnie aeree.
Fonte: Agência Brasil
L’economista americano Paul Krugman ha pubblicato il 22 luglio un articolo in cui elogia il sistema di pagamento brasiliano Pix, suggerendo che il Brasile potrebbe aver inventato il futuro del denaro.
Krugman, premio Nobel per l’economia nel 2008 e professore alla City University di New York, critica nel suo articolo l’approvazione negli Stati Uniti del Genius Act, la prima importante legge americana sulle criptovalute approvata dalla nuova amministrazione di Donald Trump, un sostenitore di queste attività.
Nell’articolo intitolato “Il Brasile ha inventato il futuro del denaro?”, l’economista americano afferma che la nuova legge americana “spianerà la strada a future frodi e crisi finanziarie”.
Inoltre, gli Stati Uniti hanno approvato una legge che impedisce alle autorità statunitensi di creare una valuta digitale della Banca Centrale (Central Bank Digital Currency, o CBDC). Queste valute si ispirano alle criptovalute come i bitcoin, ma con una differenza fondamentale: la loro emissione è centralizzata dalla Banca Centrale, a differenza dei bitcoin, la cui emissione è decentralizzata.
L’economista americano afferma che i legislatori repubblicani, forti oppositori delle valute digitali delle banche centrali, stanno adducendo preoccupazioni sulla privacy per bloccare l’iniziativa, ma che la loro vera preoccupazione è che molte persone sceglierebbero di detenere valute digitali delle banche centrali invece di conti bancari privati.
“Ma che dire della possibilità di creare una CBDC parziale? Potremmo mantenere conti bancari privati ma fornire un sistema pubblico efficiente per effettuare pagamenti da quei conti?” chiede Krugman.
“Sì, potremmo. Lo sappiamo perché il Brasile l’ha già fatto.”
La Banca Centrale brasiliana sta studiando la creazione di una moneta digitale che potrebbe fungere da alternativa al Real in forma cartacea e in contanti, coesistendo con esso. Gli analisti affermano che uno dei primi passi verso questa “realtà digitale” sarebbe la registrazione della popolazione su Pix.
“La maggior parte delle persone probabilmente non considera il Brasile un leader nell’innovazione finanziaria. Ma l’economia politica brasiliana è chiaramente molto diversa dalla nostra: per esempio, giudicano effettivamente gli ex presidenti che cercano di ribaltare le elezioni”, scrive Krugman.
“Il Brasile, infatti, prevede di creare una CBDC. Come primo passo, nel 2020, il Paese ha lanciato Pix, un sistema di pagamento digitale gestito dalla Banca Centrale.”
Krugman scrive che “da quanto ho capito, Pix è una sorta di versione pubblica di Zelle, il sistema di pagamento gestito da un consorzio di banche private americane”.
“Ma Pix è molto più facile da usare. E mentre Zelle sia grande, Pix è diventato semplicemente enorme, essendo utilizzato dal 93% degli adulti brasiliani. Sembra stia rapidamente sostituendo contanti e carte”, afferma.
Il premio Nobel per l’economia elogia Pix per i suoi pagamenti pressoché istantanei e i bassi costi di transazione.
E sostiene che il sistema di pagamento brasiliano sta “di fatto realizzando ciò che i sostenitori delle criptovalute hanno falsamente affermato che la blockchain può realizzare: bassi costi di transazione e inclusione finanziaria”.
“Confrontiamo il 93% dei brasiliani che utilizzano Pix con il 2%, esatto, il 2% degli americani che hanno utilizzato le criptovalute per acquistare qualcosa o effettuare un pagamento nel 2024”, afferma l’economista.
“Oh, e usare Pix non crea un incentivo a rapire le persone e torturarle finché non consegnano le loro chiavi di crittografia. Quindi, avremo un sistema simile a Pix negli Stati Uniti? No. O almeno non per molto tempo.”
Krugman sostiene che il settore finanziario americano è troppo potente per consentire la creazione di una valuta digitale della banca centrale nel Paese e che i repubblicani non si fidano di un’iniziativa pubblica più che di una tecnologia privata.
“Altre nazioni possono imparare dal successo del Brasile nello sviluppo di un sistema di pagamento digitale. Ma gli Stati Uniti probabilmente rimarranno intrappolati in una combinazione di interessi personali e fantasie cripto”, conclude.
Krugman ha recentemente criticato duramente gli aumenti tariffari annunciati dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump contro il Brasile. Ha affermato che questi dazi rappresentano un “programma di protezione per i dittatori”.
Secondo l’esperto, negli Stati Uniti l’ultima mossa di Trump “segna una nuova direzione” per le politiche tariffarie, che lui definisce “demoniache e megalomani”.
Krugman capisce che il presidente degli Stati Uniti “non nasconde nemmeno il fatto che la sua decisione ha una giustificazione economica”.
Fonte: BBC News Brasil
La posizione brasiliana ha ottenuto il sostegno di circa 40 paesi
In rappresentanza del governo brasiliano alla riunione del Consiglio Generale dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), il Segretario per gli affari economici e finanziari del Ministero degli Affari Esteri, l'ambasciatore Philip Fox-Drummond Gough, ha criticato l'uso di "misure commerciali unilaterali come strumento di ingerenza negli affari interni di altri paesi".
Nel corso dell'incontro, tenutosi a Ginevra il 22 e 23 luglio, sono stati affrontati, su iniziativa del Brasile, temi legati alla necessità di rispettare il sistema commerciale multilaterale basato su regole.
"Purtroppo, in questo momento stiamo assistendo a un attacco senza precedenti al Sistema Multilaterale di Commercio e alla credibilità dell'OMC. Dazi arbitrari, annunciati e implementati in modo caotico, stanno sconvolgendo le catene del valore globali e rischiano di far precipitare l'economia globale in una spirale di prezzi elevati e stagnazione", ha affermato il diplomatico brasiliano.
Di recente, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato un aumento dei dazi doganali a partire dal 1° agosto sui prodotti brasiliani esportati negli Stati Uniti. Nelle sue manifestazioni, Trump ha collegato la misura a presunti svantaggi commerciali nelle relazioni tra i due Paesi e anche al modo in cui sono state condotte le indagini contro l'ex presidente Jair Bolsonaro da parte della Corte Suprema Federale (STF).
Violazione flagrante
Secondo Philip Fox-Drummond Gough, tali misure unilaterali rappresentano "una flagrante violazione dei principi fondamentali che sostengono l'OMC, essenziali per il funzionamento del commercio internazionale". Ha messo in guardia dai rischi che questo tipo di approccio pone all'economia globale, in quanto mina la coerenza giuridica e la prevedibilità del sistema commerciale multilaterale.
"Oltre alle diffuse violazioni delle norme sul commercio internazionale, e cosa ancora più preoccupante, stiamo assistendo a una deriva estremamente pericolosa, che vede l'uso dei dazi come strumento per cercare di interferire negli affari interni di paesi terzi", ha sostenuto il diplomatico brasiliano.
Riforma strutturale
Considerato questo scenario preoccupante, il Brasile ha nuovamente chiesto ai paesi di raddoppiare gli sforzi per promuovere la riforma strutturale del sistema commerciale multilaterale e il pieno ripristino del ruolo dell'OMC.
"Continueremo a dare priorità alle soluzioni negoziate e a fare affidamento su buone relazioni diplomatiche e commerciali. Se i negoziati falliranno, ricorreremo a tutti i mezzi legali disponibili per difendere la nostra economia e il nostro popolo, incluso il sistema di risoluzione delle controversie dell'OMC", ha aggiunto.
Il diplomatico brasiliano ha poi affermato che l'incapacità di trovare soluzioni favorirà "una spirale negativa di misure e contromisure che ci renderà più poveri e più lontani dagli obiettivi di prosperità e sviluppo sostenibile".
Unione delle economie in via di sviluppo
Infine, ha affermato che il Brasile è pronto a iniziare a lavorare per una riforma strutturale completa dell'OMC e ha sostenuto l'unione delle economie in via di sviluppo per affrontare la situazione.
"Le economie in via di sviluppo, che sono le più vulnerabili ad atti di coercizione commerciale, devono unirsi in difesa del sistema commerciale multilaterale basato su regole. I negoziati basati su giochi di potere sono una pericolosa scorciatoia verso l'instabilità e la guerra."
Sostegno
La posizione del Brasile ha ottenuto il sostegno di circa 40 paesi, tra cui Unione Europea, Canada, India, Russia e Cina.
Fonte: Agência Brasil | di Pedro Peduzzi
Mentre il mondo si avvicina alla COP30 – il vertice globale sul clima delle Nazioni Unite – il Brasile si sta preparando per accogliere delegazioni da quasi 200 Paesi nella città di Belém, capitale dello Stato del Pará, nel cuore dell’Amazzonia. E non si tratta soltanto di garantire l’infrastruttura necessaria per un evento di questa portata, ma di costruire una narrativa che rafforzi l’impegno del Paese nella lotta alla crisi climatica e nella transizione ecologica.
Durante un incontro con rappresentanti di 27 ambasciate e organismi internazionali tenutosi a Brasilia, il ministro Valter Correia, direttore esecutivo della Secretaria Extraordinária da COP30, ha presentato in dettaglio il piano di accoglienza per i circa 30.000 delegati previsti. Correia ha sottolineato che l’obiettivo è offrire condizioni di lavoro, mobilità e alloggio che siano non solo funzionali, ma all’altezza di un evento multilaterale strategico, destinato a segnare un punto di svolta nella diplomazia climatica globale.
Uno degli elementi più innovativi del piano riguarda la sistemazione dei partecipanti. Oltre alla rete alberghiera e residenziale tradizionale, il governo prevede la creazione di due “villaggi climáticos” – spazi strutturati in collaborazione con istituzioni federali, che fungeranno da alloggio temporaneo e sostenibile. Questa soluzione non solo alleggerisce la pressione sul settore alberghiero locale, ma rappresenta anche un modello di urbanismo resiliente e verde, in linea con i principi dell’Agenda 2030.
Correia ha ribadito che tutti i negoziatori delle delegazioni ufficiali, in particolare quelli provenienti dai Paesi meno sviluppati (LDCs), dai piccoli Stati insulari (SIDS) e dal gruppo G77 + Cina, avranno garanzia di alloggio gratuito durante il vertice. Una misura che, oltre a essere logisticamente strategica, esprime l’impegno del Brasile a garantire l’equità e l’inclusività del processo negoziale.
Un altro asse portante della preparazione è il dialogo con le rappresentanze diplomatiche. L’incontro con le ambasciate ha avuto un ruolo chiave per allineare aspettative, rafforzare la cooperazione e ascoltare direttamente i bisogni delle delegazioni. “Abbiamo bisogno del sostegno di tutte le nazioni per fare della COP30 un evento di svolta. Belém non è solo un luogo geografico, è un simbolo del cambiamento che vogliamo vedere nel mondo”, ha affermato Correia.
Non mancano le sfide. Belém è una metropoli con circa 1,5 milioni di abitanti e dovrà accogliere un afflusso straordinario di visitatori in un periodo relativamente breve. Per questo, la logistica è stata pensata nei minimi dettagli, con l’integrazione di trasporti sostenibili, una rete di sicurezza rafforzata, miglioramento delle infrastrutture e un piano comunicativo multilingue orientato alla trasparenza e alla efficienza.
La COP30 non sarà solo una conferenza, ma anche una vetrina dell’impegno brasiliano nella preservazione dell’Amazzonia e nella promozione di una nuova economia verde e inclusiva. In questo senso, l’evento assume anche un valore economico e reputazionale per il Brasile, che mira a posizionarsi come interlocutore chiave nelle nuove geografie del potere climatico.
A poco più di un anno dal vertice, la macchina organizzativa si muove con determinazione. L’attenzione verso i dettagli, la capacità diplomatica e la valorizzazione dei territori locali saranno determinanti per il successo della COP30. Belém è pronta a scrivere una nuova pagina della storia climatica globale — e il mondo guarda con attenzione.
Fonte: Site COP 30
(Contenuto editoriale a cura della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria di Rio de Janeiro)