Domenica 17 Maggio 2026
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Si sa che la Danimarca è uno dei paesi più focalizzato sulla transizione ecologica al mondo, con un piano per tagliare le emissioni di CO2 del 70% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, e per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050; obiettivi questi, che sono tra i più ambiziosi al mondo.
In questo contesto, le aziende danesi rappresentano un elemento fondamentale nella lotta alle emissioni di C02, e ricoprono un ruolo decisivo nel raggiungimento degli obiettivi fissati. Per questo motivo, molte misure e supporti specifici per le aziende sono stati ideati dal paese scandinavo. Tra questi, fondamentale è il business pool di 3.5 miliardi di corone, operante fino al 2029, che offre sovvenzioni economiche a qualsiasi tipo di azienda privata, da piccole e medie dimensioni a grosse imprese, per qualsiasi tipo di progetto che possa contribuire all'efficienza energetica e alla riconversione ecologica.
Le aziende possono chiedere il sussidio per la realizzazione di più progetti; quindi, inviare più di una sola domanda, e possono ricevere fino ad un massimo di 112 milioni di corone; soldi destinati a coprire il 50% dei costi del progetto.
Queste sovvenzioni sono state create appositamente per supportare le aziende danesi nel loro percorso verso un business più verde e più efficiente dal punto di vista energetico. Le sovvenzioni, quindi, mirano a rendere più attraente, per le aziende, l’investimento in progetti green, che possono risultare molto redditizi, e allo stesso tempo aumentare la reputazione e la competitività dell’azienda nel mercato.
Il 1° novembre 2022 l’Agenzia Danese dell’Energia ha apportato alcuni cambiamenti al Business pool, con l’intento di rendere le sovvenzioni ancora più allettanti e vantaggiose. Dall’entrata in vigore delle modifiche, le aziende possono richiedere i sussidi tutto l'anno, in modo che l’elaborazione delle domande possa essere continua, avvenire durante tutto il corso dell’anno, e, di conseguenza, essere più rapida. Allo stesso tempo, le domande non devono più competere sulla base della richiesta di supporto per kWh risparmiato: viene invece fornita una tariffa fissa e le domande vengono elaborate in base all'ordine di arrivo.
Inoltre, le aliquote di sussidio sono state aumentate, ed il supporto viene ampliato anche per la conversione a energia “più verde”, per esempio, dal gas all’elettricità, che consente anche di risparmiare CO2 anche se non necessariamente risparmi energia. Tutti i progetti, poi, potranno avere inizio non appena il richiedente avrà ricevuto una ricevuta dall'Agenzia danese per l'energia, cosa che avverrà immediatamente dopo la domanda.
Un'altra novità positiva è il fatto che, dal primo novembre, vengono elaborate soluzioni standard molto semplici per tipi di progetto concreti: un elenco positivo, in modo che il richiedente abbia maggiore certezza sull'entità della sovvenzione e debba fornire solo alcune informazioni in relazione alla domanda. Infine, viene data la priorità alle conversioni dal gas naturale all'energia verde, in modo che queste ricevano il 25% in più di sussidi.
In questo modo il business pool per la riconversione ecologica diventa ancora più efficiente e attraente per le aziende, che otterranno benefici importanti nel loro percorso di transizione ecologica.
Fonte: https://bit.ly/3Emc7lt
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio italiana in Danimarca)
L’interscambio tra l’Italia e la Repubblica Ceca è salito nei primi tre trimestri dell’anno di oltre un quinto a 13,3 miliardi di euro. Lo indicano i dati dell’Ufficio di Statistica Ceco.
Le esportazioni italiane in Repubblica Ceca hanno registrato un aumento nel confronto anno su anno del 15% a 6,4 miliardi di euro. Le esportazioni ceche in Italia sono cresciute del 27% a 6,9 miliardi di euro. Nel terzo trimestre l’interscambio ha aumentato il suo ritmo di crescita. Gli scambi si mantengono per lo più di natura industriale.
I dati sono in linea con l’andamento generale in Repubblica Ceca. Le esportazioni ceche espresse in corone sono cresciute nei primi nove mesi dell’anno del 13,4%, mentre le importazioni sono aumentate quasi di un quinto per effetto dei beni energetici. La bilancia è quindi in passivo di circa 146 miliardi di corone.
Fonte: https://bit.ly/3A7Y3cB
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)
Dopo l’annuncio del marzo scorso, con un investimento di 100 milioni di dollari, è finalmente operativa la sede della logistica di Amazon a Tuzla, la nuova base dotata delle ultime tecnologie potrà finalmente sostenere le numerose richieste da parte delle PMI turche che effettuano acquisti dal 2018 attraverso il dominio “Amazon.com.tr” e che ora possono usufruire anche di un supporto logistico nel Paese.
Il Country Manager di Amazon Logistics Turchia, Richard Marriott, ha dichiarato che nei prossimi mesi la sede di Istanbul di Amazon offrirà inizialmente impiego ad oltre mille persone per soddisfare le esigenze dei clienti dal nuovo hub logistico considerando che le vendite sono raddoppiate in questi ultimi 12 mesi.
Secondo i dati forniti dal dell'azienda, le PMI partner di Amazon in Turchia sono oltre 25 mila con esportazioni che lo scorso anno hanno superato i 300 milioni di euro. Marriott ha tenuto a porre l’accento anche sull’impatto occupazionale segnalando che la ricerca di personale spazia dagli Ingegneri ai marketing Manager passando per Informatici e Responsabili delle risorse con importanti opportunità di crescita professionale. Ahmet Burak Dağlıoğlu, Direttore dell'Ufficio Investimenti della Presidenza della Repubblica di Turchia, ha evidenziato come la Turchia sia ormai considerata un hub privilegiato da un numero crescente di investitori internazionali non solo per la sua posizione geopolitica strategica ma anche per le competenze raggiunte nella logistica e nelle infrastrutture.
La decisione di Amazon di investire in Turchia con un proprio centro logistico favorisce un settore, quello dell'e-commerce, in continua crescita.
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana in Turchia)
In concomitanza con il 99° anniversario della nascita ella Repubblica di Turchia, si è svolto lo scorso 29 ottobre nella provincia nord-occidentale di Bursa, la cerimonia di presentazione del primo SUV completamente elettrico di Togg. La nuova vettura è prodotta da un consorzio di cinque società turche sotto l’egida dell’Automobile Initiative Group of Türkiye (TOGG) in collaborazione con l'Unione of Chambery and Commodity Exchanges of Türkiye (TOBB) e la collaborazione strategica di Pininfarina. il primo prototipo è stato progettato nel 2020. Si tratta del primo concept intelligente per la mobilità sostenibile.
L'impianto dove verrà prodotto il nuovo SUV ricco di contenuti tecnologici, occupa un'area di 1,2 milioni di metri quadrati nel distretto di Gemlik di Bursa. Il lancio sul mercato locale è previsto nel primo trimestre del 2023 e si tratterà del primo SUV elettrico prodotto in Europa.
La Togg (100% turca) produrrà cinque diversi modelli elettrici, SUV ma anche Sedan ampliando la gamma. Il prototipo presentato appartiene al segmento C, quello della Jeep Compass e della Volvo C40. L’obiettivo dichiarato è di produrre 1 milione di veicoli entro il 2030.
Per la componentistica Togg ha optato per la società Farasis per la produzione di batterie agli ioni di litio con una stima di ricarica in meno di 30 minuti e un’autonomia compresa tra 300 chilometri e 500 chilometri. I test in pista hanno mostrato che la vettura impiegherà circa 7,6 secondi per accelerare da zero a 100 km/h grazie ad una potenza di 200 cavalli e meno di 4,8 secondi con il modello superiore da 400 cavalli. Bursa ospita altre case automobilistiche straniere tra cui la joint venture turco-francese Oyak Renault e Tofaş, una joint venture tra la Koç Holding di Türkiye e la casa automobilistica italo-americana Fiat Chrysler.
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana in Turchia)
La Russia ha aggiornato la lista delle aziende soggette a sanzioni. Il regolamento è stato firmato dal Primo Ministro russo Mikhail Mishustin.
Prima c'erano 30 aziende nella lista, ora ce ne sono 74 tra aziende e istituzioni. Il numero maggiore, 21, è costituito da entità legali tedesche. La Bulgaria si è piazzata al secondo posto con 15 aziende, seguita dalla Polonia con 12.
Secondo Arkadiusz Mularczyk, viceministro degli Affari Esteri, la decisione non avrà alcun impatto reale sulla situazione geopolitica. "È un'espressione della disperazione della politica estera russa. Dopotutto, le sanzioni applicate dall'UE eliminano già di fatto la possibilità di qualsiasi cooperazione con le aziende russe a causa della guerra in Ucraina", ha dichiarato. "Lo percepisco in termini di gesto simbolico senza un significato reale", ha aggiunto.
Fonte: POLONIA OGGI
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italiana in Polonia)
Secondo i dati elaborati dalla TIM (Assemblea Esportatori Turchi) con la collaborazione dell'Istituto statistico turco (TÜİK) e del Ministero del Commercio, nel mese di settembre scorso le esportazioni della Turchia sono ammontate a 22,6 miliardi di dollari con un incremento del 9,2%.
Un risultato commentato dal ministro del Commercio Mehmet Muş e dal presidente della TİM Mustafa Gültepe, eccezionale, considerando l’attuale clima recessivo di molti partner commerciali della Turchia. Gültepe ha poi evidenziato l’aumento significativo delle vendite turche in nuovi mercati quali quello dell’Arabia Saudita (+221%), del Libano (+71%) e della Svizzera. Un ampliamento dei nuovi mercati di sbocco importante ha poi proseguito il Presidente di TIM malgrado la il rapporto Euro/Dollaro, che da inizio 2022 era a quota 1,15, è oggi a 0,96, con un riflesso negativo per le vendite turche: la perdita delle esportazioni legata alla parità ha raggiunto infatti i 2 miliardi di dollari solo a settembre scorso e ha superato i 10 miliardi di dollari dall'inizio del 2022.
Nel frattempo, le importazioni, sempre nel mese di settembre 2022, sono aumentate del 44,5% rispetto all’analogo mese del 2021, a causa dell’impennata dei prezzi dell’energia e di altre materi prime, attestandosi a 33 miliardi di dollari in un mese. Nel dettaglio le importazioni di energia sono cresciute del 115% attestandosi a 9,56 miliardi di dollari a settembre scorso.
Tornando ai numeri, nei primi nove mesi del 2022 le esportazioni sono state pari a 188,2 miliardi di dollari (+17%) mentre l’import si è attestato a 271,3 miliardi (+40,4%) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Nel complesso l’interscambio totale ha registrato un aumento del 29,8% passando da 354 a 459,4 miliardi di dollari mentre il deficit della bilancia commerciale della Turchia è salito a 83 miliardi di dollari; in aumento le importazioni di oro (+543%).
Il rapporto di copertura delle esportazioni e delle importazioni è sceso dall’82,6% al 69,9% (primi 8 mesi del 2022 rispetto all’analogo periodo del 2021).
Nel periodo gennaio-settembre 2022, la Federazione russa ha nuovamente conquistato il primo posto come principale mercato dell’import turco con acquisti pari a 44,6 miliardi di dollari. La Russia è seguita dalla Cina (31,7 miliardi di dollari), dalla Germania (17,3 miliardi di dollari), dagli Stati Uniti (11,8 miliardi di dollari) e dall'Italia che si piazza al 5° posto con 10,3 miliardi di dollari.
Le importazioni dai primi cinque Paesi hanno rappresentato il 41,7% degli acquisti totali della Turchia. Interessante segnalare che l’importo pagato dalla Turchia per le importazioni di energia a settembre scorso: oltre 70 miliardi di dollari e +8,8 miliardi di dollari nel solo mese in considerazione rispetto al mese di agosto 2022. Se consideriamo il periodo gennaio-settembre del 2022, le importazioni di combustibili (1/3 dell’import totale) hanno subito una variazione del 132,2% rispetto ai primi nove mesi dello scorso anno passando da 31,4 a 73,1 miliardi di dollari. Significativo l’aumento dell’export del chimico (quasi 3 miliardi di dollari) seguito dall’automotive (2,7 miliardi). In crescita anche la domanda estera del siderurgico, cemento, ceramica, vetro e fertilizzanti.
Passando ai principali mercati di sbocco delle esportazioni turche al primo posto si colloca la Germania (15,7 miliardi di dollari), seguita da Stai Uniti (12,7 miliardi), Iraq (9,8 miliardi) che scavalca il Regno Unito (9,7 miliardi), e l’Italia (9,2 miliardi).
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana in Turchia)
L'Ufficio europeo dei brevetti (EPO) ha pubblicato martedì uno studio che analizza la presenza delle donne nell'innovazione e conclude che solo il 13,2% di tutti gli inventori nell'Unione europea sono donne. Lo studio si è basato sulla percentuale di inventori donna citati in tutte le domande di brevetto ricevute dall'EPO dal 1978 al 2019.
L'analisi mostra un miglioramento significativo nella presenza delle donne all'avanguardia dell'innovazione nel periodo analizzato, passando da un misero 2% alla fine degli anni '70 al 13,2% nel 2019. Considerando solo il volume delle donne e non il loro livello di protagonismo, l'Europa è molto indietro rispetto ai leader mondiali. Il Paese con il maggior numero di inventori donne è la Corea del Sud, con il 28,3%, seguita dalla Cina con il 26,8% e dagli Stati Uniti con il 15%. La Spagna spicca nella classifica come il quarto Paese con il più alto tasso di donne inventrici in Europa, con il 23,6%. Questo rapporto getta nuova luce sul contributo delle donne all'innovazione tecnologica e sulle lacune che devono essere colmate per realizzare il pieno potenziale delle donne inventrici in Europa.
Fonte: https://bit.ly/3UsQVQ9
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana – Barcellona)
La Banca Centrale Ceca (ČNB) ha leggermente ridotto le previsioni dell’inflazione per quest’anno. Nel 2022 tuttavia ci sarà per le famiglie ceche in media una perdita del potere d’acquisto.
Nella stima d’estate la ČNB prevedeva un’inflazione oltre il 17%, mentre la nuova stima pubblicata a inizio novembre prevede un aumento medio dei prezzi del 15,8%. Sono diminuite alcune forti spinte inflattive, ad esempio nel settore delle abitazioni o dei carburanti.
La Banca Centrale prevede un calo dell’inflazione nel 2023 al 9% con il rientro verso il 2% nella prima metà del 2024. Quest’anno, e probabilmente anche quello prossimo, ci sarà una riduzione del potere d’acquisto con una ripercussione sul PIL.
Fonte: https://bit.ly/3ttlJo1
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)
La Turchia è il primo partner commerciale dell’Italia nell’area del Mediterraneo con un flusso stabile e bilanciato a testimonianza dell’elevato livello di interconnessione esistente tra le due economie. Confermato il trend positivo dello scorso anno quando l’interscambio fu pari a 23 miliardi di dollari, un risultato superiore al 2019 in periodo pre-pandemico. La tendenza dell’import/export è molto incoraggiante in questi primi 9 mesi del 2022 e, se mantenuta fino alla fine dell’anno, potrebbe toccare la soglia record di 25 miliardi di dollari, rendendo realistico il raggiungimento in prospettiva dell’ambizioso obiettivo di 30 miliardi di dollari, già da tempo individuato dal Presidente Erdoğan.
Dopo un brillante 2021, l’interscambio totale è stato pari a 23 miliardi di dollari (+33,3% rispetto all’analogo periodo dell’anno recedente), con oltre 11 miliardi e mezzo di esportazioni (un risultato in linea con un anno straordinario del Made in Italy con oltre 500 miliardi di euro di merci vendute in tutto il mondo), nel primi nove mesi del 2022, secondo i dati resi pubblici dall’Ice-Agenzia di Istanbul, l’Italia si posiziona quale 5° partner commerciale della Turchia con 19,6 miliardi di interscambio (+4,2 miliardi di dollari in più rispetto al mese precedente di agosto) e +19,1% rispetto all’analogo periodo dello scorso anno. Dopo un primo semestre che aveva visto distribuire equamente vendite e acquisti tra i due Paesi con un saldo pressoché equilibrato, il mese in osservazione ha registrato un saldo negativo per la Turchia superiore al miliardo di dollari, raddoppiato in un solo mese.
Anche nei primi nove mesi di questo anno l’Italia si conferma il 5° fornitore della Turchia (con 10,3 milioni di dollari e +23,5% rispetto all’analogo periodo dello scorso anno) dopo Federazione Russa, Cina Germania e USA mentre passa dal 3° al 5° posto in due mesi tra i più importanti clienti preceduta da Germania e Stati Uniti scavalcata da Iraq e Regno Unito, con 9,2 miliardi di dollari di merci e servizi acquistati e +14,5% rispetto ai primi nove mesi del 2021.
La dinamica dell’export italiano nei nove mesi dell’anno è stata trainata, come nei precedenti mesi, soprattutto dall’aumento delle vendite di combustibili e oli minerali (+266,5% rispetto all’analogo perdio dello scorso anno) e da quelle della voce merceologica “metalli e pietre preziose” (+173,7%) e, in misura meno marcata, dalle nostre esportazioni di ferro e acciaio (+54,6%). Le principali voci del nostro export nel periodo in osservazione restano quelle tradizionali dei “macchinari e apparecchiature meccaniche” (superata la soglia dei 2 miliardi di euro).
Nel confronto con i principali partner commerciali europei, nel primi nove mesi del 2022 l’aumento delle esportazioni dell’Italia (+23,5%) è nettamente superiore ai lievi incrementi registrati dalla Germania (+4,5%), e dal Regno Unito (+1,3%), mentre la Francia ha fatto registrare un +15,1% rispetto ai primi nove mesi del 2121; si registrano invece, sempre periodo in osservazione, incrementi delle quote di export della Turchia verso la Germania (+10,4%), il Regno Unito (+0,8%) e verso la Francia (+6,3%); in ambito Ue l’Italia si posizione invece al secondo posto con oltre 19 miliardi di interscambio totale nei primi nove mesi dell’anno, dopo la sola Germania (33,1 miliardi di dollari) e prima di Francia (14 miliardi di dollari) e Spagna (12,6 miliardi di dollari), guadagnando quote nei confronti dei nostri tre principali concorrenti.
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana in Turchia)
Il board della Banca Centrale Ceca (ČNB) ha deciso di non modificare i tassi d’interesse nonostante la forte inflazione negli ultimi mesi.
Secondo il governatore Aleš Michl la maggioranza del board ha deciso di inviare un segnale di stabilità. “Secondo il modello macroeconomico dovremmo ora rialzare in maniera significativa i tassi d’interesse per poi ridurli fra qualche trimestre” ha notato Michl. I tassi restano quindi ai livelli più alti dagli anni Novanta.
“La Banca Centrale Ceca continuerà a difendere il cambio della corona da oscillazioni abnormi” ha indicato Michl. Da qualche mese l’istituto attua interventi per impedire un indebolimento eccessivo della corona. Secondo le nuove previsioni il cambio non dovrebbe superare la soglia di 25 corone per euro neppure il prossimo anno.
Fonte: https://bit.ly/3E1tLJH
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)