Notizie mercati esteri

Venerdì 20 Gennaio 2023

Brasile - Aliança Energia prevede investimenti per 300 milioni di reais

Operanti nel mercato della generazione e commercializzazione di elettricità, Aliança Energia prevede di investire 300 milioni di R$ quest'anno, secondo il direttore e responsabile dell'installazione di Aliança Energia, Carlos Henrique Afonso. La sfida per il 2023 è la conclusione del terzo progetto eolico, il Complesso Acauã (109,20 MW), nel Rio Grande do Norte.

 "Il complesso eolico entrerà in esercizio commerciale per progetto, ovvero un parco eolico, con piena operatività prevista per novembre 2023", afferma Afonso. Gli investimenti nel Rio Grande do Norte, che sono con risorse proprie, si aggirano intorno ai 730 milioni di R$.

Il progetto avrà la capacità di fornire energia per 840.000 persone (o 270.000 case). Sono stati generati 1.000 posti di lavoro, sia diretti che indiretti. “Siamo poco oltre il picco di occupati, oggi ci sono 450 persone dirette”, dice il direttore.

Il BNDES ha inoltre approvato un finanziamento per un importo di R$ 3,5 miliardi per la realizzazione di due complessi eolici e un complesso solare e le rispettive linee di trasmissione, a Bahia e Minas Gerais. La capacità installata sarà di 1,5 GW con investimenti totali che raggiungeranno i 10,6 miliardi di R$. La partecipazione della banca avverrà attraverso il programma BNDES Finem.

L'energia generata sarà equivalente a quella necessaria per rifornire circa 2,6 milioni di abitazioni. In questo modo si eviteranno emissioni di oltre 8,6 milioni di tonnellate di CO2. Le imprese contribuiscono all'incremento della capacità installata nelle energie rinnovabili e allo sviluppo del mercato libero dell'energia nel Paese.

 

Fonte: https://bit.ly/3XrxUz8

 

(Contenuto editoriale a cura della Camera Italo-Brasiliana di Commercio, Industria ed Agricoltura di Minas Gerais)

Ultima modifica: Venerdì 20 Gennaio 2023
Lunedì 16 Gennaio 2023

Aggiornamento al 12 dicembre 2022 dei flussi in entrata degli investimenti esteri

I dati i più aggiornati sui flussi di IDE in Turchia, pubblicati lo scorso 12 dicembre dall’Associazione non governativa degli Investitori Internazionali nel Paese (YASED), indicano che nei primi dieci mesi del 2022 gli IDE totali in sono stati pari a 10,3 miliardi di dollari tra ricavi provenienti dalle vendite delle proprietà immobiliari (50,3%), acquisizione di partecipazioni azionarie e crediti e depositi commerciali e sottoscrizioni di titoli obbligazionari, facendo registrare un calo del 3% rispetto all’analogo periodo del 2021. Più in dettaglio, nel mese di ottobre 2022, lo stock di investimenti in entrata si è attestato a poco più di 1 miliardo di dollari divisi tra “equity capital” per 432 milioni di dollari, 389 milioni provenienti dalle vendite di proprietà immobiliari e 208 milioni di titoli di debito.

Secondo i dati del mese di ottobre 2022, sono ancora una volta i Paesi dell’Unione Europea più il Regno Unito i più importanti investitori in Turchia, detenendo la quota di maggioranza pari all’89% degli IDE totali in entrata nel Paese. l’Italia nel mese in esame passa dall’8 alla 9° posizione con 2 miliardi di IDE, dopo le acquisizioni di quote e fusioni di primarie aziende turche nei mesi passati.

La Spagna, se si prendono in esame i primi 10 mesi del 2022, si colloca al primo posto gli investimenti nel settore bancario grazie a quelli operati nei due mesi precedenti (Garanti Bank) con oltre 1,6 miliardi di dollari. Dati tuttavia che risentono molto anche delle “triangolazioni” effettuate da altri Stati attraverso intermediari bancari svizzeri, olandesi e lussemburghesi.

La Turchia si conferma tra i primi cinque Paesi più attraenti per gli afflussi di IDE provenienti da aziende europee. I settori dove le aziende europee investono di più sono il tessile, la chimica di base ed il settore automobilistico. La Turchia si piazzerebbe invece tra i primi dieci mercati per il c.d. fenomeno del “reshoring” tra le prime 30 destinazioni al mondo per attrazione di investimenti esteri.

 

(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana in Turchia)

Ultima modifica: Lunedì 16 Gennaio 2023
Lunedì 16 Gennaio 2023

Le relazioni commerciali tra Italia e Turchia nel nuovo aggiornamento di dicembre 2022

La Turchia è il primo partner commerciale dell’Italia nell’area del Mediterraneo con un flusso stabile e bilanciato a testimonianza dell’elevato livello di interconnessione esistente tra le due economie. La tendenza dell’import/export è incoraggiante e conferma il trend positivo dello scorso anno quando l’interscambio fu pari a 23 miliardi di dollari, un risultato superiore al 2019 in periodo pre-pandemico. Una tendenza mostrata anche nei primi 10 mesi del 2022 che, se mantenuta fino alla fine dell’anno, potrebbe toccare la soglia record di 25 miliardi di dollari, rendendo realistico il raggiungimento in prospettiva dell’ambizioso obiettivo di 30 miliardi di dollari, già da tempo individuato dal Presidente Erdoğan.

Dopo un brillante 2021, (+33,3% rispetto all’analogo periodo dell’anno recedente), (un risultato in linea con un anno straordinario dell’export italiano con oltre 500 miliardi di euro di merci vendute), nel primi dieci mesi del 2022, secondo i dati resi pubblici dall’Ice-Agenzia di Istanbul, l’Italia si posiziona quale 5° partner commerciale della Turchia con 21,7 miliardi di interscambio (+17,2% rispetto all’analogo periodo del 2021 e con una quota del 4,3% del totale importato dalla Turchia). Dopo un primo semestre che aveva visto distribuire equamente vendite e acquisti tra i due Paesi con un saldo pressoché equilibrato, il mese in osservazione ha registrato un saldo negativo per la Turchia di 1.2 miliardi di dollari. Anche nei primi dieci mesi del 2022 l’Italia si conferma il 5° fornitore della Turchia (con 11,5 miliardi di dollari di export (+23,1% sul 2021) dopo Federazione russa, Cina, Germania e USA, mentre è stabile quale 5° cliente (10.2 miliardi di dollari di merci e servizi acquistati e +11,2% sul 2021) preceduta da Germania, Stati Uniti, Iraq e Regno Unito. La dinamica dell’export italiano nei dieci mesi del 2022 è stata trainata, anche se con minore intensità rispetto ai mesi precedenti, dalle vendite di combustibili e oli minerali (+181,55% rispetto all’analogo periodo dello scorso anno) e da quelle della voce merceologica “metalli e pietre preziose” (+198,1%) e, in misura meno marcata, dalle nostre esportazioni di ferro e acciaio (+51,5%). Le principali voci del nostro export nel periodo in osservazione restano quelle tradizionali dei “macchinari e apparecchiature meccaniche” con 2.4 miliardi di euro.

Nel confronto con i principali partner commerciali europei, nei primi 10 mesi del 2022 si rileva ancora una crescita delle esportazioni dell’Italia (+23,1%) nettamente superiore ai lievi incrementi registrati dalla Germania (+6,4%), e dal Regno Unito (solo un +0,5%), mentre la Francia ha fatto registrare un +15,9% rispetto ai primi dieci mesi del 2021. Si registrano invece, sempre nel periodo gennaio-ottobre 2022, incrementi delle quote di export della Turchia verso la Germania (+9%), il Regno Unito (+0,4%) e verso la Francia (+5,3%). In ambito Ue, l’Italia si posiziona invece al secondo posto con, come sopradetto, 21,7 miliardi di interscambio totale nei primi dieci mesi dell’anno, dopo la sola Germania (36,8 miliardi di dollari) e prima di Francia (15,4 miliardi di dollari) e Spagna (13,8 miliardi di dollari), guadagnando quote nei confronti dei nostri tre principali concorrenti.

 

(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana in Turchia)

Ultima modifica: Lunedì 16 Gennaio 2023
Lunedì 16 Gennaio 2023

Turismo in Svizzera: inverno caldo per il settore alberghiero

La segreteria di Stato dell’economia prevede un inverno favorevole sotto il profilo degli ingressi turistici in Svizzera, calcolando in via previsionale un +13% di pernottamenti rispetto alla scorsa stagione invernale. Questo nonostante l’inflazione alta e le sfide internazionali che chiamano le famiglie alla prudenza.

Gli ospiti provenienti dall’Europa si calcola acquisteranno oltre 2 milioni di pernottamenti: una tendenza sostenuta anche dalle incertezze del trasporto aereo che spinge molti a scegliere mete limitrofe al proprio paese di residenza.

Fonte: https://bit.ly/3H9jAFR

 

(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera)

Ultima modifica: Lunedì 16 Gennaio 2023
Lunedì 16 Gennaio 2023

Turchia - Focus sui nuovi investimenti nel fotovoltaico e nell’eolico

Secondo un nuovo studio del think tank turco “Sustainable Economics and Finance Research Association” (SEFIA) pubblicato lo scorso 16 dicembre, l'aumento della capacità di generazione di energia fotovoltaica ed eolica potrebbe ridurre l'inflazione in Turchia del 7%. L'aumento della produzione di elettricità da fonti rinnovabili in Turchia ridurrebbe inoltre i costi del carburante (il Paese è fortemente dipendente dalle importazioni dall’estero per coprire il proprio fabbisogno) che sono stati pari a 3,1 miliardi di dollari nel 2021 e 3,3 miliardi nei soli primi sei mesi del 2022. Inoltre, da un recente rapporto congiunto elaborato dall’UNDP e dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), si stima che la Turchia potrebbe trarre enormi benefici economici spostando i nuovi investimenti dai combustibili fossili alle fonti energetiche rinnovabili aumentando il suo PIL fino a 8 miliardi di dollari all’anno e riducendo contestualmente le emissioni di gas di serra di circa il 10% rispetto ai livelli del 2019.

Secondo le ultime stime dell’IEA (dell'Agenzia Internazionale per l'Energia) si prevede che la Turchia possa crescere ancora di un ulteriore 60% nella sua capacità di generare energia rinnovabile nei prossimi cinque anni, collocando il Paese tra i primi 10 maggiori mercati del mondo, con 90 gigawatt (GW) di nuova potenza installata entro il 2027. Secondo il Direttore Esecutivo della IEA, il turco Fatih Birol, la crescita della capacità di energia rinnovabile deriverà per il 49% dall'energia solare e per un 24% dall'energia eolica. Un risultato che consentirebbe alla Turchia di diventare il 4° più grande mercato delle rinnovabili in Europa e il 10° nel mondo. Tra le rinnovabili oggi in Turchia la capacità idroelettrica, prima fonte, è di circa 31.600 (MW).

L’eolico (17,7%) è la seconda fonte rinnovabile di elettricità con 11.36 MW mentre la potenza assicurata e installata dal fotovoltaico in Turchia ha raggiunto i 9.120 MW a novembre 2022. L’idroelettrico, con oltre 600 centrali che assicurano al Paese quasi 30 mila MW, è molto sviluppato in Turchia; tuttavia, non sono previsti investimenti nei prossimi anni in considerazione del fatto che il potenziale idroelettrico del Paese, anche a causa del riscaldamento globale e della siccità che affligge grandi aree della Turchia nel periodo primaverile ed estivo, è stato in gran parte utilizzato. Investimenti sono invece previsti per l’espansione della capacità produttiva di energia eolica e solare che nel 2021 hanno assicurato quasi 45 terawattora (TWh). Le centrali eoliche (le più potenti sono installate nella regione di Izmir), hanno generato nel 2021 quasi 179 mila megawattora su un totale di quasi 800 mila megawattora di produzione giornaliera di elettricità. Nel Paese l’energia solare, distribuita in modo più omogeno in tutto il Paese rispetto all’eolico, può beneficiare di particolari condizioni vantaggiose, particolarmente nella sud-est dell’Anatolia e lungo la costa Egea del Mediterraneo e si stima che possano essere aggiunti 10 GW di energia solare entro il 2023 e 30 GW entro il 2030, di cui quasi 4 GW derivanti da istallazione fotovoltaiche per le utenze domestiche. Per quanto attiene l’energia eolica, oggi in Turchia la capacità è di 11.36 GW, +50% rispetto a due anni fa, ma si stima una crescita che potrebbe portare l’eolico a 13 GW entro il 2024.

Il 2022 si chiuderà, nelle recenti parole del Direttore della Turkish Wind Energy Association (TÜREB), Ibrahim Erden, con un risultato eccellente per quanto attiene la generazione di elettricità da fonte eolica anche in termini di export soprattutto verso i Paesi dell’Unione Europea. Secondo un recente rapporto dal titolo "Fossil Fuel Prices and Inflation in Turchia " la crisi energetica globale innescata dalla guerra della Russia in Ucraina, con il combinato deprezzamento della moneta turca, ha causato un aumento dei prezzi dell’energia in Turchia del 102% negli ultimi 12 mesi dell’anno. il costo del gas nel periodo in osservazione è salito del 145%, quello dei carburanti per autoveicoli del 182%. Il rapporto prevede anche per il 2023 un aumento di tali costi ma che, tuttavia, grazie ai cospicui investimenti previsti nel fotovoltaico e nell’eolico, si stima che in Turchia il prossimo anno il costo per megawatt ora generato dal fotovoltaico sarà circa di 64 dollari e quello dell'energia eolica a 44 dollari, meno della metà del costo per megawattora per produrre energia da gas naturale, il cui prezzo si aggirerà sui 128 dollari nel 2023.

Dati più recenti del Piano Energetico Nazionale, indicano una capacità complessiva di energia solare che potrebbe raggiungere, secondo stime preliminari diffuse ad inizio 2023 da una proiezione del Ministero dell’Energia e delle Risorse Naturali, i 52,9 giga watt entro il 2035 con un risparmio sul consumo di petrolio nel Paese. Quella eolica, nell’analoga data, dovrebbe invece aumentare a 29,6 gigawatt di cui 5 offshore.
Sempre entro il 2035 si stima che la potenza elettrica della Turchia potrebbe raggiungere i 189,7 gigawatt (+96,5 GW); la quota di energia elettrica prodotta dalle energie pulite passerebbe al 64,7% (+43,5%). Infine, secondo il Global Wind Report 2022" del “Global Wind Energy Council” (GWEC) la Turchia si colloca tra i quattro Paesi al mondo con il più alto “potenziale” di energia eolica offshore accanto a Azerbaijan, Australia e Sri Lanka.

 

(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana in Turchia)

Ultima modifica: Venerdì 27 Gennaio 2023
Lunedì 16 Gennaio 2023

Cresce il PIL Svizzero: il 2022 chiude a +0,2%

Il 2022 si chiude con un segno positivo davanti al valore del prodotto interno lordo della Confederazione Elvetica. Dopo il trascurabile decremento dello 0,1% registrato nel 2^ trimestre dell’anno appena concluso, il PIL elvetico ha fatto chiudere il 2022 con un +0,2% incentivato dall’economia interna. Nonostante i tassi d’inflazione relativamente elevati, nel 3° trimestre la crescita dei consumi privati è stata nuovamente superiore alla media (+0,7 %).

A crescere sono stati anche il valore aggiunto del commercio al dettaglio e il commercio (+2,3 %), tornato a registrare un aumento sostanziale dopo quattro trimestri in negativo.

L’industria alberghiera e della ristorazione ha continuato la sua ripresa (+2,8 %) dopo il crollo dovuto alla pandemia, sostenuta anche da un incremento del turismo straniero. L’allentamento dei problemi di fornitura a livello internazionale ha favorito notevoli investimenti in veicoli; contemporaneamente sono saliti anche gli investimenti in informatica.

Sulla scia della ripresa della domanda interna, sono aumentate considerevolmente anche le importazioni (+4,9%).

Fonte: https://bit.ly/3H8qMC0

 

(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera)

Ultima modifica: Lunedì 16 Gennaio 2023
Lunedì 16 Gennaio 2023

Danimarca – 2022 senza rapine in banca

Quest’anno, le statistiche presentate da Finans Danmark hanno portato alla luce un dato molto positivo per l’intero paese. In tutto il 2022 non si è mai verificata neppure una singola rapina in banca.

Per comprendere il peso di questa notizia, è importante fare un confronto con alcuni dati del passato. Nel 2000 si erano verificate 221 rapine, che sono gradualmente diminuite fino a non raggiungere neppure quota 10 a fine 2017. Nel 2021, il Paese ha contato una sola rapina e l’anno scorso, 2022, infine è stato raggiunto il traguardo di quota zero.

È una notizia positiva per molti aspetti. Innanzitutto, è un sollievo importante per i dipendenti delle banche, i quali, ovviamente, vengono sottoposti ad un fortissimo stress durante le rapine, ed ai quali, molte volte “rimangono cicatrici psicologiche per lungo tempo”, ha precisato Steen Lund Olsen, vicepresidente del sindacato dei lavoratori del settore finanziario, Finansforbundet.

Secondo il sindacato, le rapine in banca non sono più un trend per ladri e rapinatori grazie al fatto che ormai la Danimarca è una società cashless.

La banca centrale danese, infatti, ha riferito che l’uso dei contanti è diminuito drasticamente nell’ultimo decennio, dimezzandosi nel giro di un anno e, quindi, passando dal 23% di pagamenti in contanti nel 2017 al 12% nel 2021.

Nel paese, i pagamenti digitali ormai vengono utilizzati da tutti in maniera constante e sistematica. Per esempio, negli ultimi sei anni, l’uso del contante è diminuito di circa ¾ ogni anno ed oggi l’86% dei pagamenti in negozio è digitale. La pandemia di Covid-19, è stato poi, l’elemento decisivo per mettere fine all’uso del contante.

La sparizione dei pagamenti con i contanti è stata il motore di una serie di cambiamenti nel mondo del denaro in Danimarca. Gli istituti di credito hanno ridotto i servizi di cassa, hanno abolito la presenza di casseforti in loco, mentre hanno anche rafforzato la sorveglianza sia con telecamere che con comunicazioni più dirette e serrate con le forze dell’ordine.

Questa società cashless ha portato molti vantaggi alla Danimarca, che non solo ora può tracciare la maggior parte del denaro e diminuire il rischio di azioni malavitose con il denaro, ma non soffre più di rapite in banca.

Fonte: https://bit.ly/3kmxNGz

 

 

(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio italiana in Danimarca)

 

Ultima modifica: Lunedì 16 Gennaio 2023
Lunedì 16 Gennaio 2023

La “Mauri Bus System” di Desio amplia la presenza in Italia con nuovi autobus destinati al trasporto urbano passeggeri in Italia al fianco del marchio turco “Otokar” del colosso Koç

Il produttore turco di veicoli commerciali, Otokar, con sede dal 1963 nel distretto a sud-ovest di Istanbul, lo scorso 20 dicembre ha dichiarato di aver ricevuto un primo ordine per una dozzina di autobus destinati al trasporto passeggeri in diverse regioni italiane da parte dell’azienda brianzola “Mauri Bus System” (distributore nazionale Otokar per l’Italia).

La commessa nel suo complesso comprenderebbe 148 autobus “Doruk” e “Kent” per un valore stimato in circa 34 milioni di euro con consegne che, secondo Otokar, dovrebbero iniziare nella seconda metà del 2023 ed essere completate entro il 2024. Gli autobus della Otokar saranno destinati alla flotta di “Autolinee Toscane”, (58 autobus) l’operatore che effettua servizi di trasporto nella regione costiera del Mar Tirreno, e alla Regione Puglia (circa 90 autobus). Filiale del principale conglomerato turco “Koç Holding” - che collabora anche con la “Turk Traktor”, leader con le sue macchie agricole a marchio “New Holland” dell’ex Fiat Industrial CNH - Otokar è il marchio di autobus più venduto in Turchia e oggi è presente con i suoi veicoli in più di 50 paesi in tutto il mondo con una larga presenza in Europa.

Le lunghezze degli autobus urbani Otokar vanno da 6 a 21 metri e hanno una capacità di trasporto passeggeri da 46 a 164 unità. Otokar commercializza anche autobus elettrici di 12 metri per il trasporto pubblico (“e-Kent”) con un'autonomia di oltre 300 chilometri già presenti nel territorio nazionale.

 

(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana in Turchia e della Camera di Commercio Italiana di Izmir)

Ultima modifica: Lunedì 16 Gennaio 2023
Lunedì 16 Gennaio 2023

Rapporto 2022 sull'economia estera: Svizzera resiliente

Nonostante le congiunture mondiali e le difficoltà sul piano politico economico provocate anche dalla guerra in Ucraina, la Confederazione Elvetica ha dimostrato, anche nel 2022, di aver dato prova di notevole resilienza. È quanto emerge dal rapporto annuale sull’andamento economico interno che il Consiglio Federale ha adottato l’11 gennaio.

Un documento che dimostra come la linea strategica legata alla politica economica esterna messa in campo dalla Svizzera, ha creato condizioni quadro per quanto possibile ottimali, capaci di favorire la diversificazione delle catene di produzione e approvvigionamento. Nei negoziati di libero scambio con vari Paesi partner, ad esempio, l'Esecutivo propugna l'apertura dei mercati e la sostenibilità. In questo modo risulta più facile diversificare maggiormente la produzione e le catene di approvvigionamento e aumentare la resilienza della propria economia.

Tuttavia, in caso di eventi eccezionali e imprevedibili come una guerra, una pandemia o una catastrofe naturale, la fornitura di beni di prima necessità può subire interruzioni temporanee. Se si verificasse una grave penuria, la Confederazione interverrebbe in modo mirato per il tramite dell'Approvvigionamento economico del Paese.

Fonte: https://bit.ly/3CUhbwm

 

(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera)

Ultima modifica: Venerdì 27 Gennaio 2023
Lunedì 16 Gennaio 2023

Nuova scoperta di gas naturale nel Mar Nero

Il Presidente Erdogan ha annunciato la scoperta una nuova riserva di gas nel Mar Nero in Turchia che dalle prime stime potrebbe avere un valore di circa 1 trilione di dollari. Il giacimento è stato localizzato nei pressi di Çaycuma-1 (58 miliardi di bcm) e consentirebbe alla Turchia di aumentare fino a 710 miliardi di metri cubi (bcm) di gas offshore considerando anche la rivalutazione delle riserve di gas naturale del giacimento di Sakarya passate a 652 dai precedenti 540 bcm.

Con la nuova scoperta del giacimento di Çaycuma-1, la riserva di gas nel Mar Nero è aumentata di 170 miliardi di metri cubi e potrebbe accelerare il processo di affrancamento del Paese dagli approvvigionamenti esteri da cui è quasi completamente dipendente per le importazioni di combustibili fossili al fine di coprire il proprio fabbisogno energetico. I principali fornitori di gas naturale sono la Federazione russa, l'Azerbaigian e l'Iran. La Turchia, inoltre, si rifornisce da Qatar, USA, Nigeria e Algeria per il GNL. Sakarya e Çaycuma-1 (i due pozzi offshore saranno collegati fra loro nel medio periodo e successivamente collegati alla rete nazionale), si vanno dunque ad aggiungere ai giacimenti scoperti nel Mar Nero gli scorsi anni: il primo, nel 2020, nel pozzo “Tuna-1” (circa 405 bcm) e il secondo nel 2021 (pozzo Amasra-1) le cui riserve inizialmente venivano stimate in circa 135 bcm di gas. Secondo le previsioni del Ministero dell’Energia, entrambi i giacimenti potrebbero iniziare a fornire energia al Paese dal prossimo mese di marzo.

Il consumo annuo di gas della Turchia è aumentato da 48 miliardi bcm nel 2020 a un record di 60 miliardi nel 2021 e per la fine del 2022 si stima un consumo di circa 53,5 miliardi di bcm rispetto alle precedenti proiezioni di oltre 63 miliardi di metri cubi grazie, all'energia generata nel 2022 dalle fonti rinnovabili.

Ad ottobre 2022 le importazioni di gas naturale (3,23 miliardi di bcm) sono infatti scese del 30,5% rispetto all’analogo mese del 2021 quando si attestarono a quasi 5 miliardi di bcm secondo quanto recentemente reso noto dalla EPDK (Turkey Energy Market Regulatory). Sempre secondo la EPDK, nel mese di ottobre 2022 la Turchia ha infatti importato circa 2,38 miliardi di metri cubi di gas naturale tramite gasdotti, mentre 857 milioni di metri cubi (mc) sono stati acquistati come gas naturale liquefatto (GNL). Anche le importazioni di greggio nel mese di ottobre 2022, seppur lievemente, sono diminuite nel mese di ottobre 2022 attestandosi a 4,20 milioni di tonnellate. La Turchia importa la maggior parte del suo fabbisogno di petrolio dalla Russia (2,17 milioni di tonnellate nel mese in osservazione), dall’Iraq e Kazakistan rispettivamente con 860 mila e 226 mila tonnellate. Un risparmio che in futuro potrebbe essere ancora più consistente grazie ai lavori di esplorazione dei giacimenti di idrocarburi nel Mediterraneo (la Turchia vanta una flotta di quattro navi da perforazione alcune delle quali acquistate a metà del 2022).

Da rilevare, infine, il volume di stoccaggio di gas naturale che nel mese di ottobre 2022 è aumentato del 39,2% (circa 3,81 miliardi di metri cubi), rispetto ai 2,74 miliardi di metri cubi dell’analogo mese del 2021 grazie in particolare alle forniture che provengono dal TurkStream. In particolare, l'impianto di stoccaggio del gas naturale di Silivri ha aumentato la sua capacità di 4,6 miliardi di metri cubi (bcm) rispetto ad una precedente stima di 3,2 miliardi. La capacità di prelievo giornaliera dal sito è stata inoltre stimata in 75 milioni di metri cubi rispetto ai 28 milioni (mc) iniziali consentendo all’impianto di Silivri di diventare il più grande impianto di stoccaggio sotterraneo di gas in Europa in grado di soddisfare da solo in prospettiva ¼ del fabbisogno della Turchia. Ampliamenti sono previsto anche per l’aumento della capacità della seconda unità di stoccaggio della Turchia: Tüz Gölü (Lago Tuz), situato nella provincia centrale di Aksaray, che ha oggi una capacità di immagazzinare gas naturale fino a 1,2 bcm all’anno ma sono in corso piani per espandere la capacità a 5,4 bcm entro il 2023. Recentemente il Presidente Erdoğan ha affermato che il Paese intende ridurre il grado di dipendenza dall’estero di gas naturale entro il 2053 dal 71% al 13%.

 

(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana in Turchia)

Ultima modifica: Lunedì 16 Gennaio 2023